Maggio 2009, Palù della Pesenata, Lazise, Verona: Giro di condivisione e pareri sull’incontro della Rete Bioregionale Italiana

Cari amici stavolta io personalmente non c’ero, avrei voluto esserci perché Lazise è un paesino che conosco da quando abitavo a Verona, tantissimi anni fa. Nel giro di condivisione di quest’incontro della Rete Bioregionale Italiana avrei voluto inserire il discorso della Spiritualità Laica (vedi url: http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=Lay+spirituality+Spiritualit%C3%A0+laica+ ) ma non è stato possibile sia per via della mia assenza sia perché l’argomento era stato giudicato “troppo intellettuale” dagli organizzatori. Peccato! Peccato anche che il tema dell’ecologia alimentare, inviato a mò di intervento scritto da Stefano Panzarasa, non sia stato recepito, in quanto nella Rete si continua a pensare che l’alimentazione naturale e vegetariana non sia un argomento utile all’ecologia… (Sic!). Malgrado queste carenze ed omissioni, essendo un membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana, non posso far a meno di continuare a sostenere l’esistenza di questo consesso, apprezzando anche alcuni degli argomenti discussi durante il recente incontro annuale. Buona lettura. Paolo D’Arpini – circolo.vegetariano@libero.it

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I Bagolari di Palù della Pesenata – (Resoconto dell’incontro della Rete Bioregionale Italiana – 15/16/17 Maggio 2009)

I bagolari di Palù della Pesenata sono altissimi, secolari e maestosi. Assieme a querce roveri, cedri e cipressi altrettanto secolari, sono una parte importante dell’identità di Palù della Pesenata, un borgo, non lontano dal Lago di Garda, versante veronese, abitato dalla tribù (come ama dire Vincenzo) dei Benciolini e dei cugini Negri. Il borgo e la sua campagna sono un raro esempio di equilibrio fra selvatico e coltivato. Lungimiranti sono stati gli antichi custodi di questo luogo e ammirevole la cura e la sensibilità dei Benciolini nel preservare questo equilibrio, costituito di ampie porzioni a bosco, una zona umida, vigneti, filari di kiwi, campi di grano e prati stabili a conduzione biologica.

Come di consueto la giornata del venerdì è stata dedicata agli arrivi, alle varie sistemazioni e alla definizione dell’organizzazione e del programma per i due giorni successivi. L’incontro si è aperto il sabato mattina con un saluto alla Terra, dopodiché i convenuti si sono presentati attorno al cerchio raccontando di se stessi e della loro pratica. C’erano membri storici della Rete ma anche molti volti nuovi, giovani studenti, impiegati, contadini, insegnati, ecc. Tutta gente interessata alle premesse dell’incontro e vogliosa di capire e soprattutto di fare, per migliorare se stessi, le sorti della società e il comportamento dell’uomo nei confronti della Terra e delle sue componenti. Terminato il giro delle presentazioni è rimasto, prima del pranzo, solo il tempo per gli attivisti di fumane futura, un gruppo della Valpolicella impegnato contro l’istallazione di un inceneritore e l’ampliamento di un cementificio sulle loro terre, di relazionare sui punti della loro lotta (info. comitatofumanefutura@gmail.com).

Nel pomeriggio, prima della ripresa del cerchio, Gianni Benciolini, naturalista e ornitologo, ci ha accompagnati in una escursione nel bosco composto da roveri, roverelle, carpini, frassini, e da un sottobosco di pungitopo e bosso, che circonda il borgo; ci siamo poi incamminati in un prato stabile, dove è in atto un progetto per aumentarne la biovarietà (come lui stesso ha tenuto a precisare), e un altro per la ri-naturalizzazione di una porzione di terreno adiacente allo stagno.

Successivamente, nel cerchio ricomposto, Francesco Benciolini ha illustrato il suo lavoro nell’ambito dell’ARI (Associazione Rurale Italiana), un gruppo, associato a La Via Campesina, impegnato nella difesa del lavoro rurale e della ruralità, sia come valore culturale, sia come salvaguardia della qualità dei prodotti della terra www.assorurale.it  .

Massimo Angelini, del Consorzio della Quarantina, ci ha aggiornati sulla Campagna Popolare per la Piccola Agricoltura Contadina. Il numero dei gruppi promotori (tra questi anche la Rete Bioregionale) è salito da 5 a 8, quello dei sostenitori da 3 a 9. La campagna comprende una raccolta di firme, che a tutt’oggi sono 2382 (tutte firme raccolte, ci tiene a precisare Massimo, senza particolari battage pubblicitari), e che terminerà a novembre, per San Martino. Per firmare andare sul sito: www.agricolturacontadina.org  

Di Campo, il villaggio semi-abbandonato a mezza costa sul Monte Baldo, sopra Brenzone, e da un po’ di tempo nelle mire di piani di sviluppo turistico, ci ha parlato Oscar Simonetti e una folta rappresentanza dell’associazione Fiori di Campo. Un’associazione nata, appunto, per contrastare progetti irrispettosi verso Campo e salvaguardare il delicato equilibrio ambientale che lo circonda, ma anche con idee propositive sia di insediamento da parte di alcuni di loro, che di attività produttive a basso impatto ambientale. Il dibattito che ne è seguito è stato ampio e fruttuoso per tutti. (per contattare Oscar: camposcar@alice.it )

All’incontro erano presenti alcune bancarelle, principalmente con delle pubblicazioni e materiale informativo. Il Consorzio della Quarantina con gli stampati per la raccolta firme e il lunario ligure “Il Bugiardino”, che Massimo e Chiara pubblicano ogni anno. Il nuovo numero del C.I.R. (Corrispondenze e Informazioni Rurali), portato da Mario.

Il Seminasogni di Felice, portato da Etain. Lato Selvatico e le pubblicazioni della Rete. Il nuovo libro di Etain “Acque Profonde”, andato a ruba! Il CD di Stefano con le poesie musicate di Gianni Rodari. I dipinti artistici di Stephen. I gioielli artigianali di Jessieca. Il laboratorio Ambulante di Soccorso Ludico e Oltre, con rompicapi e cose varie di Lorenzo.

Il cerchio di domenica mattina si è aperto in forma poetica. Per l’occasione hanno letto Alberto Rizzi, Cosetta, Mario, con una poesia di un poeta genovese, e Jacqueline, con degli haikù composti il giorno prima.

Riprendendo con i temi in programma, Mario Cecchi ha relazionato sull’incontro di domenica prossima 24/05 a Villa Sorra (MO), nell’ambito della 2° edizione del Festival della Città Olistaca, organizzato dal CONACREIS www.conacreis.it , per una possibile costituzione di una Rete delle Reti, che, è bene ripeterlo, non vuole essere (almeno da parte nostra) un super organismo che annulla l’arcipelago di gruppi, associazioni, reti varie ecc. –ricchezza della diversità dell’arcipelago stesso–, ma una possibilità, in caso di bisogno, di coagulare le forze per un obiettivo comune. L’incontro è aperto a tutti.

È poi seguita da parte di Etain Addey, la presentazione del suo nuovo libro “Acque Profonde, abbracciare la vita” edito da Fiori Gialli – www.fiorigialli.it . Etain, dopo aver posato le calze di lana che stava tessendo, e con il suo inconfondibile modo di fare e di raccontare è andata al sodo leggendoci un paio di passaggi del libro, che ora però non riesco a trovare, ma vi assicuro c’è tutta l’Etain migliore che conosciamo. Velocemente. Sonia Ravioli nell’introduzione dice: (…).   Il luogo delle acque profonde è anche l’utero della terra, la porta comunicante tra due parti della vita intimamente legate (….) Questa porta comunicante è stata chiusa e sprangata dalla civiltà industriale, cancellando i riti, negando la sacralità della vita, la magia della natura. La civiltà del dominio ha rinnegato la Madre: la natura che ci genera, la terra che ci nutre fisicamente e spiritualmente; e, di conseguenza, ha rinnegato i fratelli, isolando l’essere umano, rendendolo fragile, solo, nevrotico. Impaurito e incattivito.

A seguire doveva esserci l’esposizione di un progetto di vita comunitario da parte di un giovane di nome Marco. Purtroppo, notizie urgenti da casa della sua compagna, lo hanno costretto a partire immediatamente.

In prossimità dell’ora di pranzo, è stato brevemente presentato, da parte di un gruppo di Verona, un progetto per la costituzione di un ecovillaggio (presentazione proseguita poi nel pomeriggio, con chi era rimasto).

Che altro dire se non che, a dispetto di questo resoconto quasi da contabile, l’incontro, come peraltro tutti i precedenti della Rete Bioregionale, è stato caratterizzato da una buona dose di spontaneità, elasticità, dal lasciarsi andare alle argomentazioni e alle discussioni così come si sviluppavano. Ma riuscendo poi, quasi sempre, a cogliere l’attimo giusto per andare oltre e proseguire con un altro argomento/problema/progetto/sentiero. Questa, noi non la leggiamo come debolezza ma come fiducia data alle nostre capacità più profonde per ricominciare di nuovo ben sapendo chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare. La Terra e tutti i suoi ‘criceti’ ci stanno guardando … e a noi piace pensare che stiano tifando per noi.

Detto questo, comunque, va riconosciuto a tutti i presenti (58 presenze complessive sia pure non contemporanee), nonostante le diversità, i tempi diversi e i mondi in cui ognuno si trova a dibattere il proprio quotidiano, una grande voglia di partecipare costruttivamente, di esserci sia fisicamente che spiritualmente. C’era tutto questo nel cerchio finale.

Infine, come non dirlo, un grazie veramente grande a Claudia, alle sue amiche, alla sorella e alla cognata di Vincenzo per il cibo squisito che ci hanno preparato e cucinato. A Vincenzo per il grosso lavoro organizzativo, prima e dopo l’incontro. Alla comunità residente che abbiamo in parte incontrata, tutta, gente mite, gentile e solida. E grazie ai bagolari, le cui spesse fronde ombrose ci hanno accompagnato per tutto l’incontro.

Giuseppe Moretti – Giovedì 21 maggio 2009

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Dopo il 16° Incontro della Rete Bioregionale Italiana (15,16,17 maggio 2009) Quindici giorni per la preparazione.

La pulizia dell’ampia casa (grazie Chiara!) che ha ospitato, la notte, buona parte dei convenuti, stile sobrio, pavimento, qualche cartone, materassino, sacco a pelo. Non c’è bisogno di molto per vivere. Si, le cose essenziali: caldo a sufficienza (i giorni precedenti era stato freddo e badavo ad aprire le finestre durante le ore di sole richiudendole, poi, di notte), il cibo, la ricerca e l’acquisto (Claudia è più …. generosa di me, io sarei sempre più misurato, ma, salvo qualche scambio un po’ vivace, ci siamo reciprocamente rispettati abbastanza). Il parcheggio (anche volendo eliminare certi mezzi, e proprio per questo, non rinuncio alla macchina che mi permette, oggi, le relazioni necessarie), Francesco, mio fratello, viene col trattore e il “trincia erba” e, in poco tempo, rende l’area praticabile, area esageratamente grande in previsione che, da Verona, venissero in molti di più. Preparavo, poi, la zona per i cerchi sfalciando a mano. Passa Toni, mio nipote, e mi chiede se voglio che venga lui con la trincia: “Si, grazie”! Verso la fine cominciavo anche ad essere un po’ stanco. La raccolta differenziata dei rifiuti con sacchi neri da sostituire: ma quali rifiuti!?

E via di questo passo. Curiosità, collaborazione, accoglienza, simpatia, parziale partecipazione, soddisfazione da parte della comunità famigliare residente.

Abbiamo azzeccato gli importi per il rimborso delle spese vive degli alimenti, tutti, o quasi, biologici: 5 euro per il pranzo, 5 per la cena e 2 per la colazione. In partenza non sapevamo come calcolarli, poi abbiamo fatto il conteggio per una persona che mangiasse anche un po’ abbondante e ci è andata bene. Facendo l’inventario del rimasto, tutto utilmente collocabile, e i conti finali, abbiamo raccolto 130 euro in più che andranno a coprire qualche altra spesa non calcolata tipo gas della bombola, metano della Panda, acquisto, presso la Comunità di Emmaus di Villafranca, di piatti, bicchieri, posate che…. rimangono per un’altra volta.

A proposito di piatti …….! Io avevo previsto che ciascuno si portasse il suo necessario e se lo lavasse anche per scongiurare qualsiasi tentazione di piatti e posate di plastica ……. .In un primo confronto, il venerdì sera, è stata presente anche la posizione di chi avrebbe preferito che i piatti fossero lavati tutti assieme da volontari. Siamo consapevoli di vari modi (non la plastica però!), la scelta è aperta. Certo che quando il numero dei partecipanti fosse molto alto sarebbero necessari piatti e volontari a sufficienza.

Io vedo utile abituarsi all’autonomia personale che ottiene il risultato di mantenere piccoli i problemi e, quindi, facilmente risolvibili: ci pensate, ammassare i piatti, grandi contenitori per lavarli e sciacquarli, asciugarli, riporli ed esporli nuovamente?

Vorrei sottolineare l’importanza di dichiarare costi e importi per il loro recupero in modo che chi si impegnerà nel futuro abbia un’utile indicazione di base. Ma, ancor più, è importante segnalare la propria presenza con un certo anticipo, almeno una decina di giorni, per procedere agli acquisti del cibo prevedendo sufficientemente le quantità ed evitando così qualsiasi deplorevole spreco.

Andando agli aspetti più essenziali, sono rimasto molto soddisfatto dello stile della presenza, delle presentazioni personali nei cerchi, talune delle quali andavano a toccare lati problematici ed anche molto sofferti: vuol dire che si era creato un clima di fiducia.

Belli anche i confronti durante la trattazione dei vari temi: a mio avviso, i pareri diversi sono stati sviscerati con rispetto reciproco ma anche con esposizione personale evitando, mi sembra, dannosi silenzi.

Per finire, appunto nel cerchio finale di chiusura, sollecitato da una precedente domanda, personalmente ho brevemente argomentato sul concetto di “selvatico”. Ho letto poco la letteratura bioregionalista su questo tema ma ho riportato un’esperienza. Partecipavo ad un incontro nell’ambito della manifestazione annuale “Cibo per la mente” a Sommacampagna (Verona). L’oggetto dell’incontro riguardava l’origine della vita e l’evoluzione delle varie forme di vita compresa quella umana. Teneva l’incontro uno studioso esperto in materia, di cui non ricordo il nome, assai bene valutato dagli organizzatori e dai presenti. Poiché sentivo dei consistenti dubbi sul modo con il quale veniva presentata la natura e la natura selvatica in particolare, feci un intervento rilevando che nella natura selvatica la vita è appannaggio dei forti, il debole non viene preso in considerazione e vince sempre il più forte. Ciò non mi appariva molto entusiasmante specialmente se ciò fosse da prendersi come esempio dagli umani. La risposta fu: “L’animale uomo ha inventato la compassione e l’amore”. Ciò mi è rimasto impresso e mi ha dato il senso della profonda ed impegnativa evoluzione alla quale siamo chiamati. Un tema da sviscerare una prossima volta?

Grazie a tutti e grazie per la lettura, Vincenzo – giovedì 21 maggio 2009

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Alcune riflessioni dopo l’Incontro della Rete Bioregionale Italiana

tenutosi in località Palù della Pesenata, Colà di Lazise (Verona) nei giorni15,16,17 maggio 2009

Le mie percezioni sull’esito dell’Incontro sono globalmente buone. Alcune persone mi hanno chiesto perché non partecipavo allo scambio comunicativo nel cerchio ed in qualche modo ho dato loro risposta.

Ora, però, desidero comunicarlo a tutti: è un periodo in cui mi ritrovo stanca nel mio lavoro di ascoltare persone per cui ho creduto meglio per me dedicarmi ad un lavoro manuale di servizio dove ho potuto tenere libera la mente.

Sono contenta perché ho potuto realizzare quello che era un mio bisogno partecipando anche a scambi relazionali in modo diverso dal cerchio.

Con molto piacere ho rivisto persone e ne ho conosciute di nuove. Ho la percezione che la mia casa e l’ambiente in genere siano stati arricchiti di una buona energia positiva e questo lo sento un dono.

Grazie di cuore a tutti, Claudia

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Ero lì

Ero lì

presso il lago

in un campo

di papaveri

nel profumo

di bosso

con le querce

i cipressi

sotto l’immenso bagolaro.

Ero lì

ascoltavo

l’usignolo

il cuculo

nel respiro del mondo.

Guardavo il bambino

giocare

nel centro

dell’universo.

Ero lì

fra tutti i sogni

possibili

nella danza dell’oblio

di sé

il cerchio degli spiriti

acqua aria terra fuoco

al di là

nella nebulosa.

Ero lì

per difendere tutto questo.

Ero lì

perché dovevo esserci.

Jacqueline Fassero

Vegetarismo ed osservazione della vita vegetale – Con Antonio Doddi da Cerveteri a Calcata il passo è breve….

Si dice “andare da Erode a Pilato” quando qualcuno deve passare da un giudizio all’altro senza possibilità di redenzione…  Ma l’esempio è un’esagerazione voluta.

Oggi un folto gruppo di amici provenienti da Cerveteri ha partecipato ad una passeggiata lungo il Treja alla ricerca di erbe selvatiche commestibili. Molti di questi ceriti hanno confessato, parlando con me lungo il percorso, di essere mangiatori di carne, adducendo le più svariate motivazioni, dall’abitudine al piacere del gusto, sino alla scusante che “uccidere un animale od una pianta è la stessa cosa, poiché anche le piante sono vive..”.

Questo è un discorso ricorrente che viene fatto dai carnivori per giustificarsi nel voler continuare a mangiar carne… E stamattina mentre camminavamo sotto il sole e cercando qua e là diverse erbe commestibili non ho potuto far a meno di insistere sul fatto che non serve “uccidere” la pianta. Infatti se pratichiamo solo la sfogliatura e non il taglio, come d’altronde fanno tutti gli erbivori che brucano, la pianta può continuare il suo ciclo vitale e produrre fiori e frutti e semi. Inoltre ho riproposto l’altra argomentazione, quella ecologica, che dovrebbe riportarci alla alimentazione consona alla nostra natura di animali frugivori (come le scimmie antropomorfe, maiali, orsi, etc.) considerando anche il fatto che l’eccessivo uso di carne, proveniente da allevamenti industriali (e conseguente coltivazione intensiva di foraggio) comporta il maggior tasso di inquinamento per il pianeta, molto di più della produzione industriale ed energetica con sistemi non rinnovabili.

Ciononostante in tanti anni che son vegetariano ho sentito spesso rivolgermi la domanda, quasi un’accusa: “se veramente vuoi rispettare la vita non dovresti mangiare nemmeno i vegetali perché anch’essi sono dotati di vita..”. Debbo dirvi che questo tipo di obiezione mi ha sempre fatto sorridere perché lascia trapelare il malcelato bisogno di autogiustificarsi nella scelta di voler continuare a mangiar carne. Eppure c’è del vero in quanto affermano questi “difensori della vita”. Anche le piante al pari di uomini ed animali sono dotate di un sistema nervoso primitivo. Recenti studi effettuati con appositi macchinari confermano la presenza “emozioni” quali: paura, desiderio e persino amore.

Insomma la coscienza vegetale è a tutti gli effetti simile a quella animale da cui si differenzia solo per l’intensità delle percezioni e reazioni, che nelle piante sono più lente e meno evidenti. Da una ricerca compiuta dallo scienziato indiano Bose risulta che le piante rispondono a stimoli di simpatia od antipatia nei loro confronti e di conseguenza la loro vitalità e fruttificazione ne viene interessata. Un risultato dell’attenzione amorevole rivolta alle piante è la maggiore produzione di getti e polloni utilizzabili dall’uomo o dagli animali come cibo, purché l’assunzione avvenga in forma di sfoltitura, essa stessa un aiuto alla vitalità della pianta, in quanto rinforza la radice e incentiva la produzione di fiori e frutti e semi. La pianta utilizza gli animali e l’uomo per la sua propagazione sessuale, infatti è l’esperienza di ognuno di noi dopo aver mangiato un frutto succoso provare rispetto verso il seme, magari in forma di desiderio di piantarlo nella terra per vederlo rinascere o nel gettarlo verso terra con gesto creativo. In verità è la natura stessa che rende appetitoso ed utile il frutto e ispira chi se ne ciba a gettarlo lontano dal luogo originario, succede tra l’altro con gli uccelli che inghiottono le ciliegie per poi defecarne altrove i noccioli al volo….

Anche l’uso di legumi e cereali non presuppone l’uccisione della pianta in quanto tali semi maturano al termine del ciclo vitale e la loro coltivazione per uso alimentare facilita il mantenimento in vita e propagazione della pianta stessa, sono tutti “devices” di carattere sessuale riproduttivo.. Un modo per aiutare la diffusione delle specie prescelte. Nella dieta naturale è altamente raccomandato l’uso di crudità e traendo le foglie dalla sfoltitura non comporta uccisione quindi la pianta non verrà danneggiata. In effetti oggi abbiamo raccolto parecchie cimette di ortica, questo fa sì che dalla troncatura vengono emessi due nuovi getti, quindi l’ortica ci “guadagna”..

Le erbe commestibili sono la stragrande maggioranza di quelle esistenti, durante la passeggiata odierna, abbiamo riconosciuto un centinaio di specie vegetali e solo due o tre sono state da me indicate come “velenose” (forse meglio definirle tossiche o psicotrope): due tipi di cicuta e l’arbusto del sambuco nano puzzolente. Basti pensare che Plinio menzionava oltre mille vegetali commestibili fra quelli in uso nella cucina romana mentre oggi noi dal fruttivendolo ne troviamo al massimo una trentina e perlopiù originari dalle americhe (patate, pomodori, melanzane, etc.).

Per approfondire il discorso sulle piante commestibili e sui vari momenti di maturazione dei frutti selvatici abbiamo deciso con Antonio Doddi, l’accompagnatore degli esploratori ceriti, di organizzare una serie di uscite stagionali in modo da poter riconoscere ed apprezzare i diversi vegetali stagionali che crescono spontaneamente nella valle del Treja. Il prossimo appuntamento importante è fissato per l’equinozio d’autunno.

Paolo D’Arpini

Ancora sul vegetarismo, sugli animali e sulla dieta naturale dell’uomo… e sul diritto di esprimere le proprie opinioni

Salve a tutti,

sicuramente i problemi della salute, dell’ambiente, della società ecc. non derivano tutti dal consumo di carne, su questo non ci sono dubbi; ma alla radice di questi problemi c’è la “mentalità” del mangiatore di carne medio. Di colui/colei che compra al supermercato un prodotto (non più un essere vivente la cui vita è stata sacrificata per gli umani) come un qualsiasi altro oggetto inanimato. Ci sono bambine e bambini che alla domanda:”da dove viene la carne” rispondono con la loro innocente spensieratezza:”dal supermercato”; ci sono ragazze e ragazzi che forse nella loro vita non vedranno mai una mucca dal vivo (qui in Italia forse è difficile, ma nei paesi più “industrializzati” succede di frequente); che grazie alla pubblicità della Milka davvero pensano che esistano mucche (che poi si chiamano vacche) viola. Il pensiero che c’è dietro un mangiatore di carne medio è quello dettato dalla nostra società consumista, e cioè di consumare tutto e subito, anche se non ne esiste la necessità.

Il fatto di mangiare carne di per sé non è da colpevolizzare (da un punto di vista prettamente ambientalista ed ecologista, _non_ animalista!), ma tutta l’entourage che vi sta dietro sì. L’apatia e l’indifferenza nell’acquistare un prodotto, proveniente da allevamenti intensivi, che pompano gli animali di steroidi, ormoni, antibiotici e medicamenti, provocano delle reazioni a catena che distruggono questo nostro unico mondo. I mangimi degli Animali allevati nell’EU sono fino al 40% OGM (!), provengono da zone del mondo dove prima vi sorgevano foreste ed ecosistemi incontaminati, adesso invece lì sorgono immensi campi di soia o mais geneticamente modificati (della Monsanto o altre multinazionali) che sfruttano sia la terra sia il lavoro degli umani che vivono in quelle zone. Gli stabilimenti di allevamento non solo non rispettano la vita Animale, ma neanche quella umana, infatti pur di risparmiare non si spendono soldi in impianti di purificazione, si distrugge l’ambiente pur di far posto ai pascoli (o a giganteschi capannoni dove verranno stipati gli Animali), con gli antibiotici dati preventivamente e gli altri medicamenti avviene una selezione naturale di virus e batteri altamente pericolosi e difficili da combattere. Tutti questi animali ammassati insieme rendono la propagazione di malattie, a volte pericolose anche per l’uomo, molto più veloce e difficile da contenere, soprattutto se si tratta di malattie con un lungo tempo di incubazione prima che compaiano i sintomi. E la lista continua all’infinito.

La soluzione è la consapevolezza, e chi prende la decisione di seguire una dieta vegetariana, non è per forza obbligato a svilupparla. La scelta di vita vegetariana dovrebbe comprendere anche una serie di riflessioni che portino ad una maggiore presa di coscienza del fatto che come consumatori *noi tutti* siamo in grado di influenzare l’andamento economico, morale, politico e sociale di questo mondo.

Chi non mangia carne, ma prende la macchina per percorrere anche solo qualche chilometro in una bellissima giornata estiva, che gusta in un Fast-Food una bella insalatona gigante, che lascia accesa televisione, stereo e computer per andare a comprarsi sigarette e alcol all’hypermegasupermercato (in macchina, naturalmente), è a mio avviso una persona disgustosa per non dire altro. Ho avuto la possibilità di conoscere persone che pur essendo vegetariane nel senso stretto del termine, continuavano a comprare vestiti in cuoio, che quindi vivevano il loro essere vegetariani solamente come una qualsiasi altra dieta onnivora.

Ci sono persone che mangiano carne una volta a settimana o ogni due (ma veramente non più spesso!), attenti all’ambiente, al risparmio energetico, all’ecologia ecc., che vivono in maniera più sostenibile e più consapevole dei vegetariani appena descritti.

Vorrei aggiungere che a parer mio (come del resto tutto il testo, sono troppo pigro per voler ricercare fonti che sostengano le mie tesi, prendetele come mere opinioni) il numero di vegetariani “inconsapevoli” è uguale o minore degli onnivori “consapevoli”. Anche perché, alla fine, spiluzzicando di qua e di là, chiudendo un occhi alle piccole abitudini (distruttive) quotidiane la consapevolezza degli onnivori va a farsi benedire.

Le vegetariane e i vegetariani dimostrano già di poter compiere grandi sforzi a nome di una causa giusta, e quindi è *più probabile* (ma non scontato) che cambino anche il loro modo di vivere.

Le conclusioni di Caterina “insomma ci sarebbe bisogno di una rivoluzione globale sul nostro stile di vita” sono l’unica soluzione possibile che porti a migliorare il mondo.

Vorrei infine concludere con una frase che penso esista da secoli, e che ognuno spero si faccia propria: “Per cambiare il mondo, bisogna cambiare se stessi”

Cordiali saluti,

0023842@gmail.com  - dalla lista: Ecologia di Peacelink

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Pubblico questa lettera “anonima” sul nostro sito del Circolo vegetariano, come ho pubblicato quella di Caterina Regazzi e quelle di Franco Libero Manco e di tanti altri, per approfondire il dialogo sul vegetarismo ed esaminare il tema dell’alimentazione naturale da varie angolazioni. Ringrazio perciò lo scrivente numerato per il suo contributo… e la lista di Ecologia Peacelink per la divulgazione…

Ma perché, scrivente numerato, non firmare la lettera? Perché nascondersi dietro una sigla e non esporsi apertamente come hanno sin’ora fatto tutti gi altri partecipanti alla discussione?

A questo proposito vorrei riportare all’attenzione dei lettori la storia della monaca Ryonen che potete leggere sul link:

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/04/22/la-funzione-del-guru-nella-spiritualita-laica-3-storie-esemplificative-nityananda-baal-shem-tov-ryonen%e2%80%a6/  

Cari saluti vegetariani a tutti voi che leggete, Paolo D’Arpini