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Il M5S di Luigi di Maio perde seguito e consensi perché obbedisce alla UE e alla NATO! La Lega di Matteo Salvini se ne giova finché è all’opposizione…

Lunario Paolo D'Arpini 30 ottobre 2019

Le elezioni in Umbria confermano la crisi del sistema politico della Repubblica Pontificia asservita alla NATO e all’UE!

L’esito delle elezioni in Umbria conferma che crescono il malcontento, il malessere, l’insofferenza e la rivolta delle masse popolari contro il corso catastrofico delle cose che la borghesia imperialista ha imposto anche nel nostro paese da quando circa quaranta anni fa ha ripreso in mano nel mondo intero la direzione del corso delle cose. I partiti che da trenta anni a questa parte hanno composto i governi che hanno attuato nel nostro paese il programma della borghesia imperialista perdono terreno ad ogni elezione. Il PD di Romano Prodi e di Matteo Renzi, erede della combriccola del CAF (Craxi-Andreotti-Forlani) e del PCI di Berlinguer, perde ovunque voti ad ogni elezione. Il Partito di Berlusconi, da circa trenta anni portavoce politico della malavita organizzata e di molti gruppi imperialisti, segue la stessa strada. Si allarga la breccia che con il voto del 4 marzo 2018 le masse popolari hanno aperto nel sistema politico della Repubblica Pontificia asservita alla NATO e al Fondo Monetario Internazionale (FMI) diretti dai gruppi imperialisti USA e all’UE (Commissione e Banca Centrale) dei gruppi imperialisti europei.

I tentativi fatti dal M5S di Luigi Di Maio e dalla Lega di Matteo Salvini di rabberciare la breccia erano destinati al fallimento. Il fallimento è già lampante per il M5S da quando ha accettato di servire la NATO e l’UE, prima in compagnia della Lega e poi in compagnia del PD. Finché aveva dato voce all’insofferenza delle masse popolari per l’ordine imposto dalla comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti, il M5S aveva raccolto attivisti ed elettori. Da quando cerca di conciliare con le imposizioni dell’UE e della NATO le prospettive che ha fatto balenare agli occhi delle larghe masse, non fa che perdere voti e attivisti.

Matteo Salvini ha cercato di salvarsi: prima ha fatto il bastian contrario nel governo Conte di cui faceva parte e poi si è sganciato dal governo. Ma vive di promesse che non è in grado di realizzare. Nel primo governo Conte lo si è visto all’opera. L’emancipazione dall’UE e la creazione di una moneta ausiliaria (i minibot) sono rimasti chiacchiere. Ha invece fatto il campione della persecuzione degli emigranti, della repressione dei lavoratori (misure contro scioperi, picchetti, blocchi stradali e altre forme di lotta) e contro le famiglie che occupano case lasciate vuote e all’abbandono. Si è sganciato dal governo in tempo per raccogliere il malcontento nelle elezioni in Umbria e ne raccoglierà ancora, nelle prossime elezioni. Andare al governo, sarà la sua fine, benché abbia già raccolto i favori della criminalità organizzata (la cricca Fontana e Caianiello è solo un esempio) e di quei gruppi imperialisti che avevano in Berlusconi il loro esponente politico. Ma già ora la sua scesa non è irresistibile: in Umbria alle regionali di ottobre c’erano più elettori che alle europee di maggio (703.000 contro 687.000), ma la lega ha raccolto meno voti (154.000 contro 171.000).

Noi comunisti dobbiamo mobilitare ed elevare la resistenza che le masse popolari oppongono in ogni campo della vita sociale al catastrofico corso delle cose. Dobbiamo fare dei lavoratori organizzati una forza politica capace di prendere in mano il governo del paese e instaurare il socialismo: 1. potere delle masse popolari organizzate attorno al Partito comunista, 2. gestione pubblica pianificata dell’attività economica del paese per soddisfare i bisogni delle masse popolari e stabilire rapporti di solidarietà, collaborazione e scambio con gli altri paesi, 3. partecipazione crescente delle masse popolari alle attività specificamente umane da cui le classi dominanti da sempre le escludono.

Nell’immediato dobbiamo mobilitare i lavoratori avanzati, in particolare in ogni azienda capitalista e in ogni istituzione pubblica (scuole, ospedali, ecc.), perché costituiscano organismi che tutelino diritti e occupazione, prevengano e contrastino i piani dei padroni, si colleghino tra loro e rafforzino la resistenza anche fuori dalle aziende e dalle istituzioni.

In ogni iniziativa della Lega, dovunque sono presenti lavoratori, dobbiamo portare la parola d’ordine della nazionalizzazione e della gestione pubblica di ogni azienda che i padroni vogliono ridurre, smembrare, chiudere o delocalizzare. Se non facciamo valere la sovranità sulle attività produttive del nostro paese, la sovranità nazionale contro l’UE e la NATO resta nel campo delle chiacchiere elettorali.

Il PD è da anni il partito dei gruppi d’affari italiani e stranieri, asservito all’UE e alla NATO, ma ha ancora legami con una parte degli organismi e dei gruppi di lavoratori sorti quando il movimento comunista era forte: con tutti questi dobbiamo stabilire legami per elevare la resistenza al corso delle cose e far fronte senza riserve agli effetti della crisi sociale in corso, in campo economico, culturale ed ambientale.

Agli elettori e agli attivisti del M5S dobbiamo indicare la strada del legame con i lavoratori delle aziende e delle istituzioni che lottano per la difesa dei posti di lavoro: è l’unica via per cambiare il corso delle cose. Il M5S continuerà a perdere voti e consensi finché governerà senza nazionalizzare le aziende che i padroni vogliono ridurre, chiudere, smembrare o delocalizzare, supino agli ordini della UE e della NATO.

Nazionalizzare tutte le aziende che i padroni vogliono ridurre, chiudere, smembrare o delocalizzare, nazionalizzare i loro impianti, la loro rete commerciale, i loro brevetti e marchi, riorganizzare l’apparato produttivo al servizio delle masse popolari: questo deve essere il nucleo dell’attività governativa! Senza instaurare la sovranità sull’apparato produttivo non conquisteremo mai la sovranità nazionale!

A chi obietta la disastrosa gestione dell’apparato produttivo pubblico, dobbiamo far notare che essa è incominciata negli anni ’70. Prima l’apparato produttivo pubblico (IRI, ENI, banche, ecc.) era stato un componente della ripresa postbellica e del “miracolo economico”. Finché la borghesia fu impegnata a contrastare il movimento comunista, cioè fino agli anni ’70, i suoi funzionari fecero funzionare in modo efficiente il settore pubblico dell’economia: industrie, banche e perfino aziende agricole (come facevano funzionare la polizia, i carabinieri, le FFAA, Gladio, la P2, ecc.).

Il settore pubblico dell’economia ha avuto un ruolo positivo fino a quando la borghesia imperialista arrivò alla conclusione che non ne aveva più bisogno perché il movimento comunista, causa i limiti della sua sinistra e la collaborazione dei revisionisti moderni (la destra del movimento comunista), si era suicidato da sé. E d’altra parte la borghesia imperialista, causa la sovrapproduzione assoluta di capitale, aveva bisogno di privatizzare l’apparato produttivo pubblico e anche i servizi pubblici (con risultati di cui il Ponte Morandi di Genova è solo il più clamorosamente noto). Ma ora il settore privato (capitalista) dell’economia funziona così bene, che i capitalisti chiudono e delocalizzano (vedi FIAT, Whirlpool, IVECO, ecc.).

La sovranità sull’apparato produttivo è la base per la sovranità nazionale contro UE e NATO!

Faremo dell’Italia il primo dei nuovi paesi socialisti!

Il primo paese che romperà le catene del sistema imperialista mondiale, sarà di esempio e aprirà la strada anche alle masse popolai degli altri paesi e si gioverà del loro sostegno!

Nessuna azienda deve essere chiusa, smembrata, ridotta di dimensioni, venduta a gruppi stranieri!

Nazionalizzare senza indennizzo le aziende che i capitalisti vogliono vendere, smembrare, ridurre, delocalizzare!

Impedire lo smantellamento dell’apparato produttivo del paese è il punto principale di una vera lotta per la sovranità nazionale!

Non c’è sovranità nazionale né benessere popolare né sicurezza personale senza direzione delle autorità italiane e dei lavoratori sulle attività economiche che si svolgono in Italia!

Costituire un governo deciso e in grado di far valere la sovranità nazionale iscritta nella Costituzione del 1948 contro la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti, le sue istituzioni (UE, BCE, FMI) e il suo braccio armato (la NATO)!

Nuovo Partito Comunista Italiano – nuovo-pci@lists.riseup.net, nuovopci@riseup.net

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PCARC: “Lotta dura senza paura… per un nuovo governo popolare e comunista”

Lunario Paolo D'Arpini 30 agosto 2019

L’avanzare della crisi politica, di cui la caduta del governo M5S-Lega e i contorcimenti in corso per installare un nuovo governo più asservito al sistema di potere dei vertici della Repubblica Pontificia e della Comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti sono a un tempo manifestazione e ingrediente, pone a tutti noi comunisti la necessità

1. di sviluppare in estensione e in profondità il lavoro per moltiplicare, rafforzare e coordinare gli organismi di operai delle aziende capitaliste, di lavoratori delle aziende pubbliche, di disoccupati, studenti, pensionati, casalinghe e altri membri delle masse popolari a livello territoriale e tematico e per orientarli a costituire un loro governo d’emergenza. Il fattore senza cui non è possibile alcun cambiamento favorevole alle masse è infatti la formazione di organismi di lavoratori (di diversi sindacati o anche non iscritti a nessun sindacato) che si occupano di tenere aperte e in funzione le aziende che i capitalisti vogliono chiudere, delocalizzare o smembrare, che escono dalle aziende, si coordinano tra loro e sono orientati a formare un loro governo, che agiscono come nuove autorità pubbliche, cioè come centri di orientamento e direzione del resto delle masse popolari;

2. di mobilitare tutto quello che è mobilitabile a promuovere la formazione di organizzazioni operaie e popolari e la loro azione per prendere in mano la situazione: tra i comunisti, tra i sinceri democratici che vogliono “attuare la Costituzione del 1948” o “rompere le catene dell’UE”, tra i lavoratori che vogliono difendere con prospettive di successo il posto di lavoro e i loro diritti (sia quelli che vedevano di buon occhio il governo M5S-Lega sia gli oppositori del governo M5S-Lega che non vogliono tornare ai governi delle Larghe Intese tra PD, Forza Italia e i loro accoliti);

3. di usare le fessure e gli appigli che la situazione politica del paese e internazionale presenta per sviluppare l’iniziativa delle organizzazioni operaie e popolari, per rafforzare il nostro campo e indebolire quello nemico. E per poterli usare, le fessure e gli appigli bisogna prima di tutto vederli, poi individuare quali iniziative mettere in campo per sfruttarli e infine attuare concretamente queste iniziative.

Tutto questo richiede di elevare nelle nostre file l’assimilazione e l’applicazione della scienza comunista, di elevare cioè la comprensione delle condizioni e delle forme della lotta che conduciamo per costituire un governo di emergenza delle masse organizzate e far avanzare così la lotta per instaurare il socialismo nel nostro paese.

È questa comprensione che rende capaci di orientarsi autonomamente nella lotta di classe e di orientare i proletari e gli altri lavoratori, sottraendosi all’influenza del sistema di disinformazione e diversione dell’opinione pubblica messo in opera dalle classe dominanti e alle “sirene” della sinistra borghese che in questa fase si esprimono

- nel “tifo” per un governo M5S-PD. Un governo così in realtà per le masse popolari sarebbe peggiore del governo M5S-Lega perché il PD è uno dei diretti responsabili dello stato in cui versa il nostro paese, ha attuato nei quarant’anni che abbiamo alle spalle il programma di lacrime e sangue della borghesia imperialista (privatizzazione delle aziende e dei servizi pubblici, lavoro precario, smantellamento dei contratti collettivi, controriforme delle pensioni, della scuola e della sanità, persecuzione degli immigrati, ecc.: il grosso di queste misure sono partite da governi PD e affini… come diceva il non compianto Agnelli, “per fare una politica di destra ci vuole un governo di sinistra”) ed è composto di persone legate alla borghesia imperialista;

- nell’idea che esiste una “grande famiglia della sinistra” che arriverebbe a comprendere anche il PD;

- nella propaganda di regime che fa di Salvini anziché dei vertici della Repubblica Pontificia, della UE, della NATO e delle altre istituzioni della loro Comunità internazionale il “nemico pubblico numero uno”;

- nella linea di “organizzare l’opposizione” che significa lasciare il pallino, la direzione del nostro paese e della nostra vita ai loro distruttori anziché organizzare la costruzione del nuovo mondo del comunismo.

È questo che rafforza la volontà e la determinazione a imparare quello che non sappiamo ancora fare, a non scoraggiarsi e sbandare di fronte agli insuccessi ma affrontarli in modo da correggere i nostri errori e superare i nostri limiti e così avanzare.

È questa comprensione che ci fa mettere sempre e comunque al centro gli interessi del proletariato, la lotta di classe e la causa del socialismo.

È così che combattiamo la sfiducia, il pessimismo, la rassegnazione e lo scetticismo (“non ci sono riusciti nel corso della prima ondata, con l’Unione Sovietica di Lenin e di Stalin in pieno sviluppo, perché dovremmo riuscirci ora noi?”, “siamo sicuri che la concezione comunista del mondo – riassunta da Marx nella lettera 5 marzo 1852 a Weydemeier – riflette giustamente il corso delle cose?”) promossi dalla sinistra borghese che frenano l’elevazione della resistenza spontanea delle masse popolari e la sua confluenza nella rivoluzione socialista.

Qui entrano in gioco gli insegnamenti del fallimento dell’operazione di rafforzamento del Centro clandestino che il (n)PCI ha messo in luce negli Avvisi ai Naviganti n. 91 e 92. La diserzione di Angelo D’arcangeli e di Chiara De Marchis coinvolge anche il P.CARC

- perché gli insegnamenti che il (n)PCI ne trae riguardano tutti i comunisti (e, in una certa misura, anche tutti coloro che lottano per cambiare la situazione in senso favorevole alle masse popolari): sono le difficoltà che i comunisti devono superare per promuovere vittoriosamente la rivoluzione socialista in un paese imperialista come il nostro,

- perché Angelo D’Arcangeli e Chiara De Marchis sono stati fino alla fine del 2018 dirigenti del P.CARC, quindi la loro diserzione, in particolare quella di Angelo che è stato per anni un alto dirigente del nostro Partito, indica che abbiamo ancora seri limiti nella formazione dei quadri,

- perché Angelo d’Arcangeli nei videomessaggi che ha diffuso il 16.08.19 e il 23.08.19 prima ha cercato di contrapporre il “P.CARC buono” al “(n)PCI cattivo”, poi ha sostenuto che in tutta la Carovana del (n)PCI vi è sudditanza nei confronti del Segretario Generale del CC del (n)PCI, che questa sudditanza si è espressa anche nella parte interna del V Congresso del P.CARC dove le divergenze di linea non sarebbero state affrontate proprio a causa di essa, che questa sudditanza sarebbe la “madre di tutti i mali” della Carovana del (n)PCI.

Sulla vicenda nel P.CARC sono in corso discussioni a tutti i livelli. Al centro di queste discussioni mettiamo le caratteristiche della rivoluzione socialista nel nostro paese e negli altri paesi imperialisti, le sue possibilità e le difficoltà da superare per farla avanzare, la relazione e soprattutto la differenza tra (n)PCI e P.CARC, non se hanno ragione Angelo e Chiara che hanno disertato o il Segretario Generale (SG) del (n)PCI che li avrebbe trattati male. Dare questa piega alle discussioni, che è il livello a cui Angelo D’Arcangeli pone la questione (“ho disertato perché il SG maltrattava me e Chiara, non ho accettato di trattare delle mie difficoltà nel Comitato Centrale del (n)PCI, cioè non ho accettato di “affidarmi al collettivo”, perché esso è tutto suddito del SG”), fa perdere di vista la lotta di classe e la causa del proletariato e porterebbe i compagni del P.CARC, i collaboratori e simpatizzanti più stretti

1. a confondere (n)PCI e P.CARC, cosa che non solo fa un brutto servizio al P.CARC (alimenterebbe lo “scimmiottamento del (n)PCI”), ma anche e soprattutto alimenta tra la base rossa quelle concezioni del “partito rivoluzionario nei limiti della legge” proprie dei partiti della Seconda Internazionale che Lenin e i bolscevichi hanno sconfitto ma che, approfittando dell’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale e del connesso arretramento del movimento comunista, sono state riportate in auge dai revisionisti moderni e poi dalla sinistra borghese;

2. a discutere di una questione che non riguarda la condotta e l’attività dei membri del P.CARC, dei suoi collaboratori e simpatizzanti. E separata dalla pratica sulla verità del pensiero (sulla corrispondenza del pensiero con la realtà), la discussione diventerebbe una cosa puramente accademica, cadrebbe in quell’opinionismo e chiacchiericcio alimentati dalla sinistra borghese e dalle classi dominanti attraverso il loro variegato sistema di intossicazione e diversione. Diventerebbe cioè il contrario di quanto già Marx indicava bene (nelle Tesi su Feuerbach): “molte sono le interpretazioni del mondo: il problema è trasformarlo”;

3. a discutere di qualcosa che non conoscono: l’operazione di rafforzamento del Centro clandestino infatti riguarda la vita e l’attività clandestine del (n)PCI, che noi non conosciamo. Il (n)PCI ha posto pubblicamente la questione della diserzione dell’ex dirigente del P.CARC a un altro livello: Angelo D’Arcangeli ha disertato e la diserzione di uno che è stato un alto dirigente del P.CARC (e che nel P.CARC ha fatto molte buone cose) e che ha contribuito ad espandere e migliorare l’attività del Centro clandestino del (n)PCI conferma le difficoltà che i comunisti devono superare per promuovere e dirigere vittoriosamente la rivoluzione socialista in un paese imperialista. Su queste difficoltà il (n)PCI ha dato dei chiarimenti e, come emerge leggendo i suoi Comunicati e Avvisi ai Naviganti e la sua rivista La Voce, li dà a quanti pongono domande e obiezioni. Chi ha domande e obiezioni, è bene che le ponga. Invece come queste difficoltà si sono manifestate nel caso concreto (nei sette mesi in cui Angelo e Chiara sono stati nel Centro clandestino del (n)PCI) è una questione che può essere analizzata e valutata solo dagli organi dirigenti del (n)PCI che hanno gli elementi per analizzarla. Cercare di farlo senza conoscere questi elementi significherebbe fare chiacchiere prive di scopo pratico. Quali siano state le difficoltà e i problemi, è il CC del (n)PCI che ha gli elementi per conoscerli, analizzarli e dare soluzioni. Discuterne all’esterno del (n)PCI che cosa diventerebbe se non fare chiacchiere prive di scopo pratico (astratte, accademiche) senza conoscere le circostanze reali di cui si pretende di discutere?

I comunisti, i lavoratori avanzati e chiunque vuole comprendere il mondo per trasformarlo possono conoscere e valutare l’analisi, la linea e l’azione che il (n)PCI propaganda e attua da decenni. La valutazione di un individuo come di un partito va fatta alla luce dell’apporto che dà alla lotta di classe. È possibile collocare nella giusta luce ogni avvenimento, ogni movimento e l’attività di un partito o di un individuo e comprendere il suo ruolo reale (quindi indipendentemente dai pregi e difetti personali dei protagonisti) solo mettendoli in relazione con l’obiettivo di fare dell’Italia un nuovo paese socialista e di costruire un partito comunista all’altezza dei compiti che la situazione pone.

Nei due videomessaggi che ha diffuso, il succo del ragionamento di Angelo D’Arcangeli è “o me o il SG, chi mi dà ragione bene, chi invece non mi dà ragione è suddito del SG”, chiuso qui.

La sudditanza che indica come il cuore di tutti i limiti della Carovana del (n)PCI e quindi anche del P.CARC, per come l’ha messa Angelo diventa una cosa ridicola: per dieci anni lui, che è stato uno dei dirigenti del P.CARC, non si è mai accorto di questa sudditanza e poi in soli sette mesi l’avrebbe scoperta, compresa in tutta la sua gravità, combattuta strenuamente e concluso che non c’è niente da fare? Una cosa ridicola, appunto: per cercare di giustificare quello che non è giustificabile (la diserzione), Angelo trasforma in culto della personalità (sudditanza) la relazione che esiste tra chi dirige e chi è diretto, tra chi ha scoperto e chi apprende, tra chi insegna e chi impara.

In realtà quella delle divergenze di linea, della loro origine e di come affrontarle è una questione che nel movimento comunista si è posta, si pone e si porrà. Che nella pratica ci siano per alcuni aspetti divergenze di linea è inevitabile perché ogni organismo e ogni membro ha assimilato la linea generale a un certo livello (che, se la militanza procede bene, cresce via via). Per ogni compagno e organismo il livello di assimilazione è legato al grado della sua partecipazione alla lotta di classe e alla comprensione che con la pratica e con lo studio ha raggiunto delle condizioni in cui la lotta di classe si svolge. I limiti nell’affrontare le divergenze di linea sorgono perché e quando i compagni che hanno divergenze non le esprimono o non accettano di andare a fondo sulla natura delle divergenze. Le divergenze di linea provengono

- o da divergenze nella teoria (nell’analisi del corso delle cose, nel bilancio del movimento comunista, nella concezione del mondo): queste le affrontiamo con lo studio e la formazione, con il bilancio dell’esperienza, con la lotta tra due linee;

- o da problemi di adesione alla causa, che affrontiamo con la riforma intellettuale e morale e con i percorsi di critica-autocritica-trasformazione.

Dalla sua condotta e da quanto dice nei due videomessaggi emerge che Angelo ha fatto “carta straccia” di una serie di criteri e principi, alcuni già fissati dai dirigenti del movimento comunista e altri che abbiamo elaborato e precisato (articolato) usando i loro insegnamenti per trovare soluzioni e risposte alle necessità della lotta che conduciamo.

1. Centralismo democratico. “Nel P.CARC ogni compagno è inserito in un processo di Riforma Morale e Intellettuale attraverso cui eleva la sua concezione del mondo e la sua pratica: è formato, stimolato e diretto affinché impari a pensare scientificamente (ad analizzare la situazione, definire linee, tirare insegnamenti dall’esperienza, correggersi), impari ad agire e impari a dirigere. Tutti i compagni sono spinti in avanti e le differenze che esistono tra i membri sono tenute in considerazione nell’assegnazione di compiti e ruoli e trattate applicando il criterio ‘chi è più avanti insegna a chi è più indietro, chi è più indietro si impegna ad apprendere e ad avanzare delegando sempre meno’. Questa è la concezione che guida il funzionamento interno al P.CARC, la democrazia proletaria che vige al suo interno.

Sul piano organizzativo questa concezione si traduce in un unico sistema nazionale di direzione e in un’unica disciplina: l’individuo è subordinato al collettivo, la minoranza è subordinata alla maggioranza, l’istanza inferiore è subordinata all’istanza superiore. Quattro sono i punti in cui si concretizza il centralismo democratico:

1. elettività degli organi dirigenti dal basso in alto;

2. obbligo di ogni organo di Partito di rendere periodicamente conto della sua attività all’organizzazione che lo ha eletto e agli organi superiori;

3. rigorosa e leale disciplina di Partito e subordinazione della minoranza alla maggioranza;

4. le decisioni degli organi superiori sono incondizionatamente obbligatorie per gli organi inferiori” (dalla Risoluzione n. 2 “Il lavoro interno del P.CARCe la Riforma Intellettuale e Morale dei comunisti” approvata dal IV Congresso del P.CARC- giugno 2015, alla cui stesura Angelo ha partecipato in prima persona).

Solo in questo modo anche un partito come il P.CARC, che utilizza finché possibile quanto resta degli spazi di agibilità politica conquistati dalla classe operaia e dal suo vecchio partito comunista con la Resistenza, non è un “colabrodo ma è in grado di svolgere un’azione unitaria. Che fiducia potrebbero avere i lavoratori in un partito in cui ognuno, a partire dai dirigenti, fa quello che gli va, se e quando gli va? Che garanzia darebbe un partito così di guidarli a lottare vittoriosamente contro la borghesia e il clero? Persino per andare in barca occorre che i rematori voghino insieme e in modo coordinato e che qualcuno dia loro il tempo!

Il centralismo democratico

a) implica una concezione del partito per cui l’individuo è in funzione del collettivo, non il partito in funzione dell’individuo. Tra le altre cose significa che, contrariamente a quanto dice Angelo nel suo primo video, se un compagno fa presenti dei problemi, la direzione del P.CARC non sospende tutto per fare subito una riunione con lui, ma gli chiede di mettere per iscritto nel modo più chiaro e completo che gli riesce i problemi, le cause che individua di essi e le proposte di soluzione e fissa un incontro tenendo conto dell’insieme delle attività del partito e delle priorità. Per capirci: non è che se la direzione è impegnata in un’iniziativa nazionale sospende tutto per fare una riunione con quel compagno, ma la fissa una volta portato a termine l’impegno principale;

b) ha come corollario che il singolo compagno si “affidi al collettivo”. Cosa vuol dire che un compagno si affida al collettivo? Vuol dire che

- fa presente chiaramente le difficoltà e i problemi che incontra,

- condivide onestamente le informazioni e la comprensione del percorso in atto,

- fa tutto lo sforzo di cui è capace per studiare, imparare e capire,

- attua con lealtà, iniziativa e creatività la linea che il collettivo traccia, anche se ancora qualcosa non lo convince, anche se non la condivide in tutto o in parte (facendo presente che non la condivide),

- partecipa al bilancio dei risultati con spirito scientifico (e non con spirito di rivalsa personale: “avete visto che avevo ragione io”?).

Senza di questo “affidarsi al collettivo” diventa una parola vuota. Affidarsi al collettivo è il contrario dell’abitudine esistente anche nelle nostre file di dichiarare di affidarsi al collettivo, far perdere tempo a fare bilancio e tracciare linee e poi fare ognuno di testa propria quello che gli sembra meglio. L’individuo si affida al collettivo perché non è nelle migliori condizioni per valutare la situazione e decidere in modo giusto, perché il collettivo ha maggiori possibilità di conoscere e comprendere qual è l’interesse del partito pur tenendo conto anche di tutti gli altri aspetti e fattori, perché il collettivo apporta all’attuazione delle linee decise il contributo delle sue forze e risorse.

2. La lotta tra due linee, che è un principio di funzionamento importante, è uno degli apporti del maoismo alla scienza comunista. Ma in primo luogo la lotta tra due linee la si fa dentro il partito, non dopo aver disertato… tanto più se uno, come afferma Angelo, condivide “bilancio, impostazione, strategia, analisi e linea”, condivide “la natura clandestina del (n)PCI e l’esistenza di due partiti”. E poi non c’è lotta tra due linee senza indicare quali sono le linee che si scontrano. La linea non è la concezione del mondo, è la sua applicazione a una ben precisa situazione particolare. Dire che ci sono due linee senza enunciarle chiaramente tutte e due in relazione alla situazione particolare, ridurre la linea alla concezione del mondo è ostacolare la lotta tra le due linee e ingarbugliare l’attività, è comportarsi da dogmatici o da lazzaroni. Mentre d’altra parte noi in ogni situazione dobbiamo mettere in chiaro la connessione tra ogni linea particolare che viene proposta in una situazione data e la nostra concezione del mondo, le nostre idee fondamentali: dobbiamo cioè essere scientifici, non empiristi.

Nelle nostre file alcuni compagni la sviliscono parlando superficialmente di lotta tra due linee, confondendo la mancanza di unità di indirizzo con lo scontro tra due linee. Di fronte ad avvenimenti nuovi e a nuovi campi di lavoro, individui diversi per personalità e mentalità (cioè individui diversi per nascita e formazione, che hanno alle spalle una storia diversa, che non hanno una lunga abitudine di lavoro rivoluzionario comune) reagiscono in modi diversi. Questo non significa ancora scontro tra linee diverse. La linea è la risposta articolata e ben definita alle domande del che fare, è applicazione della concezione del mondo a una situazione particolare ben definita, appartiene al campo della coscienza. È elaborando la pratica, l’esperienza, la conoscenza sensibile alla luce della concezione comunista del mondo che noi arriviamo a formulare la nostra linea d’azione. Allora si possono avere due linee, perché due e solo due sono le classi fondamentali della società attuale (classe operaia e borghesia) e di fronte a ogni scelta due in definitiva sono le vie: una che porta verso l’instaurazione del socialismo e l’altra che impedisce l’avanzamento della rivoluzione socialista, la fa regredire e favorisce la borghesia.

Che Angelo abbia fatto carta straccia di questi criteri conferma il problema della separazione tra teoria e pratica indicato dal (n)PCI nell’Avviso ai Naviganti 91 come caratteristico del nostro paese. Aggiungiamo noi che una forma di questa separazione consiste nel fatto che un dirigente non fa personalmente quello che indica agli altri di fare, quello che insegna ai compagni che dirige.

Nello stesso tempo ci dice che nel P.CARC abbiamo ancora dei seri limiti nella formazione dei quadri: su quali sono e come affrontarli i due Avvisi ai Naviganti del (n)PCI ci permettono di arricchire quanto già abbiamo capito e illustrato nella Risoluzione n. 2 “Elevare il livello del partito e allargare la nostra rete, diventare un partito di quadri e di massa” approvata dal V Congresso del gennaio di quest’anno.

1. Noi dobbiamo promuovere nei quadri del partito l’assunzione di un “piglio dirigente” verso se stessi, verso gli altri (verso i compagni che dirigono, verso le masse popolari, verso le persone con cui per qualche motivo hanno a che fare: parenti, amici e conoscenti, colleghi di lavoro o di scuola) e la loro vita associata. La carenza di “piglio dirigente” è uno dei principali problemi che il Partito deve affrontare nella formazione e trasformazione dei quadri. Essa deriva (come Angelo stesso riconosceva e insegnava prima di disertare e intraprendere la sua “crociata” contro il Segretario Generale del (n)PCI) dal fatto che il grosso dei membri del P.CARC viene dalla classe operaia (il Segretario Nazionale del P.CARC, Pietro Vangeli, ad esempio, per anni è stato operaio in fonderia) e dalle altre classe proletarie delle masse popolari, quindi classi non abituate a organizzare e dirigere, a comandare. Da qui ne viene che, oltre alle candidature speciali per compagni che provengono dalle classi non proletarie delle masse popolari o dalla borghesia indicate nella Risoluzione sopra citata, dobbiamo mettere a punto dei sistemi di formazione alla scienza comunista di operai e di altri lavoratori decisi a impararla, non solo di quelli che sono membri del P.CARC, ma anche di quelli con cui siamo in contatto. È qualcosa che abbiamo iniziato a fare (esperienze-tipo), ma non ancora in modo sistematico.

2. La diserzione di Angelo mette in luce un meccanismo diffuso tra i quadri di ieri e di oggi e che probabilmente lo sarà anche tra i quadri di domani. Persone attive, ambiziose, d’iniziativa, capaci di attuare bene la linea del partito in questo e quel campo e di costruire, ma 1. che non hanno assimilato la concezione comunista del mondo abbastanza a fondo (studiano poco o in modo superficiale) per orientarsi da sole quando si trovano in situazioni nuove e 2. che quando si trovano in difficoltà non si affidano al collettivo (per presunzione e orgoglio, cioè per non mostrare i loro punti deboli) o che, anche se si rimettono al collettivo, lo fanno con riserve (non danno tutte le informazioni che hanno, non espongono tutta la comprensione che hanno del corso delle cose) e poi comunque non attuano con lealtà, iniziativa e creatività la linea decisa dal collettivo (come invece bisogna fare anche se non la si condivide in tutto o in parte) e non partecipano poi al bilancio dei risultati con spirito scientifico. In sostanza è la concezione della direzione come “mestiere” o, per dirla alla Teng Hsiao-ping, “non importa che un gatto sia rosso o nero, basta che prenda topi”. Questo si combina con il fatto che nell’ultimo anno ci siamo concentrati sugli aspetti della formazione in cui eravamo più indietro, cioè la “riforma morale” e la trasformazione della mentalità e della personalità dei quadri. Adesso dobbiamo dare una sterzata e migliorare metodi e percorsi di formazione

- sulla comprensione delle condizioni, forme e risultati della lotta di classe e la capacità di mobilitare e orientare nella lotta per il Governo di Blocco Popolare e il socialismo, se si tratta della formazione di un quadro,

- sulla fiducia nell’unità e nella lotta contro i padroni, se si tratta della formazione di un militante di base e di un lavoratore avanzato.

3. Nell’ultimo anno e mezzo sono affluiti al P.CARC vari giovani appena usciti dalle Scuole Superiori e dalle Università o che le stanno frequentando, giovani cresciuti “sotto l’azione pervasiva del sistema di controrivoluzione preventiva (Manifesto Programma , capitolo 1.3.3) e delle tre trappole (La Voce 54)”. È un segno positivo e, nello stesso tempo, richiede la messa a punto dei percorsi per temprarli “alle condizioni pratiche e morali dell’oppressione di classe e della dura lotta che dobbiamo condurre”. Anche qui abbiamo delle esperienze sparse in cui ci sono studio e formazione, periodi di lavoro in produzione, scambio di esperienze con partiti comunisti di paesi dove la persecuzione dei comunisti è più aperta e dispiegata che nel nostro ed esperienze di lavoro in contesti “caldi” della lotta di classe nel nostro paese, ma non abbiamo ancora un sistema organico e collaudato.

Riportiamo infine lo stralcio delle considerazioni di un compagno del P.CARC della Lombardia sulla diserzione di Angelo e Chiara, perché utile a quei comunisti che se la prendono con “l’arretratezza delle masse popolari” anziché impegnarsi a correggere gli errori e superare i limiti dei comunisti. “Quando compagni militanti del P.CARC di lungo corso come Angelo e Chiara, dopo aver deciso di intraprendere con coscienza e ponderatezza la difficile scelta di entrare nel Centro clandestino nel (n)PCI, decidendo anche di sposarsi ma di rinunciare a costruire una famiglia “tradizionale”, rinunciando ad avere rapporti alla luce del sole con famiglia, amici e compagni di lotta, abiurano alla loro scelta dopo soli 7 mesi con motivazioni generiche e aleatorie, adducendo come scusante unica e principale l’inadeguatezza del compagno Ulisse a formare altri dirigenti del (n)PCI e di comportarsi da dittatore, allora non ci dobbiamo meravigliare o inalberarci con le masse popolari e con i lavoratori se non trovano la linea e se girano a vuoto da decenni cercando dei riferimenti politici”.

Concludiamo con l’augurio che Angelo trovi la forza per risollevarsi (come ha saputo fare in passato) dalla china disastrosa che ha preso e che lui e Chiara sappiano dare, dalla posizione in cui si sono messi, il loro contributo alla lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Per questo consigliamo a entrambi e a tutti coloro che vogliono comprendere più a fondo le difficoltà della rivoluzione socialista in un paese imperialista di studiare gli articoli “L’autocritica di un dirigente del (nuovo) Partito comunista italiano” pubblicato su La Voce n. 46 – marzo 2014 e “Sei caduto a terra. Hai ora due nemici da combattere dentro di te” pubblicato su La Voce n. 47- luglio 2014 e di leggere il libro La mia vita con Lenin appena pubblicato dalle Edizioni Rapporti Sociali e da RedStarrPress: in quest’ultimo Naredza Krupskaia mostra bene che i comunisti degni di questo nome devono passare dal mettere al centro “quanto io faccio (ho fatto) per il Partito” al mettere al centro “cosa posso fare di più e meglio per la causa della rivoluzione socialista e del comunismo”.

Avanti nella lotta per formare comunisti di tipo nuovo!

Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (CARC)
Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02.26306454
e-mail: carc@riseup.net – sito: www.carc.it
Direzione Nazionale

…………………….

Mio commentino: “Si capisce subito in che direzione stiamo andando, con il bis-Conte, sui giornali di sistema sperticate lodi al governo PD-M5S, con abbassamento dello spread, fiducia dei mercati, lodi dall’Europa e dagli USA, soddisfazione di tutti i vecchi politici di mestiere, finta lotta di piazza dei destri auto-estromessisi, insomma tutto lascia capire che l’Italia, come al solito, si è calata le braghe… Che Dio ci assista…” (P.D’A.)

Commento di Pasquino: “La statura da Statista, diventato or è “bisConte” della Gloria beve al fonte e per noi:… che Dio ci assista!”

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Chiromanzia… e le arti del destino

Lunario Paolo D'Arpini 17 agosto 2019

Un certo Adolphe Desbarrolles vissuto ormai due secoli fa parlava di un fluido astrale che le terminazioni nervose captano dall’ambiente terrestre e non, visto che le mani (ma anche i piedi) sono le parti del corpo dove si trovano più terminazioni nervose, gli sembrò logico pensare che questo fluido astrale, che per millenni è scorso attraverso queste terminazioni nervose andasse a formare quelle linee che conosciamo come della vita, testa, cuore, epatica, del destino ecc. Si dice appunto che il destino è nelle mani dell’uomo, non solo per indicare la facoltà di creare il proprio cammino, ma anche più velatamente per suggerire cosa è scritto nelle nostre mani….

Tra i tanti libri che ho letto su quest’argomento non erano molti quelli che insegnavano a considerare prima la forma delle mani, delle dita, le proporzioni, il dorso della mano, i monti, i piani ed i fiumi, che sono le cosiddette linee, oltre ad una ricchissima simbologia di segni e di posizioni che indicano progressi o penitenze. Quindi questo fluido astrale altro non è che comunicazione col tutto percepita dalle nostre terminazioni nervose e attraverso l’intuizione , elaborate dal nostro cervello e ritrasmesse cioè trasformate in azioni, parole o anche solo pensieri…. e siccome nel fluido astrale sono già presenti i semi di ciò che faremo o che saremo da questo diventa possibile in base alle caratteristiche delle mani, predire ciò che accadrà ed anche ciò che si sente di essere. Sarà mai che i piedi, che contengono anch’essi molte terminazioni nervose, non possano indicare il “cammino ” dell’essere umano…. ? Con essi percorriamo le vie del mondo create da ciò che abbiamo nelle mani quindi deduciamo che i piedi ci parlano più di cose concrete, di ciò che riguarda il corpo… le espressioni tipo cammino in salita o cammino lieto indicano che attraverso i piedi percepiamo sensazioni…. Non si discostano molto dalla realtà proprio perché sono le nostre radici terrene e ci tengono ancorati alla materia.

E per concludere volevo sottolineare il fatto che mani e piedi sono estremità del corpo e allora tutto ciò che sta tra loro non potrà essere interpretato? La testa è come le mani un’estremità ed infatti ha un’arte tutta sua per essere interpretata, quest’arte è chiamata fisiognomica la quale deduce i caratteri psicologici delle persone, nel viso come nelle altre estremità vi sono dei punti direttamente collegati con certi organi e non è raro, che il colorito del viso ci parli della salute, come un’espressione preoccupata si nota dalla fronte corrugata o le mascelle molto sviluppate possano indicare l’attitudine a mangiare molto ed al possesso….

Da tutto quanto detto si capisce che il corpo è una mappa con delle rotte precise che indicano la direzione del conducente, e le arti che servono a dedurla sono mezzi dei quali l’uomo può servirsi per procedere nel suo percorso. Quanto ho esposto è solo un accenno a ciò che queste arti contengono, le chiamo arti e non scienze per non urtare la sensibilità di qualcuno. Spero di aver reso un buon servizio a chi è interessato.

Giuseppe Finamore

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Venezuela. “Arrendetevi o soccombete!” – Guaidò fissa le condizioni di resa all’esercito venezuelano pena l’attacco armato dei “volenterosi” (USA e compari)

Lunario Paolo D'Arpini 22 febbraio 2019

Ultimatum di Guaidó all’esercito di Caracas. Venezuela. L’autoproclamato presidente lancia le manifestazioni di sabato prossimo pubblicando su Twitter volti e nomi dei vertici delle forze armate. Primo assaggio di golpe in Costa Rica: gli uomini di Guaidó prendono il controllo dell’ambasciata

Gli aiuti umanitari restano punta di lancia del tentativo di golpe in atto in queste settimane in Venezuela. Ieri sono arrivati a Caracas gli attesi cargo russi: 300 tonnellate di medicinali e attrezzature mediche spedite da Mosca al Venezuela, pagate – aveva precisato il presidente Maduro – dal governo.

Nelle stesse ore l’autoproclamato presidente Guaidó lanciava le manifestazioni di sabato con un ultimatum alle forze armate: «Avete tre giorni per attenervi all’ordine del presidente (lui, ndr) e permettere l’ingresso degli aiuti». Altrimenti, dice, il 23 febbraio i venezuelani marceranno sulle basi militari e lungo le frontiere.

All’esercito Guaidó si rivolge con sempre più frequenza. Tramite i social: su Twitter sta pubblicando messaggi («Permetti l’ingresso degli aiuti») indirizzati ai vertici delle forze armate, identificati con nome, cognome e foto. Intanto in Costa Rica un primo assaggio di golpe è stato realizzato: uomini di Guaidó hanno assunto il controllo dell’ambasciata venezuelana. Dopo aver cacciato i diplomatici di Maduro, Maria Faria ora fa l’«ambasciatrice».

Red. Esteri Il Manifesto
EDIZIONE DEL 21.02.2019

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Commento integrazione di Jure Ellero:

“Io non lo so se al Manifesto lo fanno apposta. Insomma, Il Manifesto ci informa che l’intento dichiarato di golpe strisciante (regime change) in corso in Venezuela, supportato da tutto il marciume imperialista occidentale (la compagnia dei volenterosi), è causa degli aiuti umanitari medici che i cargo russi si fanno pagare direttamente da Maduro, mentre ferma la roba che viene dagli USA via Colombia (non viene detto, ma così è e andrebbe scritto). Insomma profumino di armi segrete celate da AID pagate a caro prezzo dal dittatore al despota russo coi soldi rubati al popolo venezuelano, mentre rifiuta che la CIA armi gratis gli oppositori troppo pacifici. E mentre Guaidò sta urlando ai generali venezuelani di arrendersi. Agli aiuti umanitari. Una melma surreale da materializzare nelle menti dei dementi.
Ripeto: non dico lo facciano apposta…”

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Inghilterra. Proteste democratiche contro il golpe in Venezuela :

“Protest this Saturday – No War on Venezuela: Stop Trump’s Gold & Oil Grab
13.00-14.30, Saturday Feb.23, Bank of England, Threadneedle Street, London, EC2R 8AH.
Join Tariq Ali plus other special guests at this protest against Trump’s threats of war – come & loudly say #NoBloodForOil!
This as part of an international series of events against war on Venezuela, called by VSC and supported by Stop the War Coalition, CND, London Young Labour, London Labour Left, Labour Friends of Progressive Latin America, Morning Star, NSCAG, Cuba Solidarity, Liberation, Caribbean Labour Solidarity, Indian Workers’ Association (GB), General Federation of Trade Unions and Stand up to Trump.”

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Commento di F.G.: “In tutto il mondo, dalla Germania al Regno Unito, dal Giappone all’Argentina, si fanno manifestazioni contro il golpe in Venezuela, giustamente considerata l’assoluta priorità della fase, e qui tutto ciò che si riesce a mettere in piedi, ancora a distanza di giorni, sono convegni sulle foibe e sulla Jugoslavia. Sacrosante, ma non adesso. Sanno tanto di occhio sull’ombelico e su fuga dalla realtà…”

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Articolo collegato: Messaggio urgente alle forze comuniste e del lavoro del mondo di Partito Comunista di Cuba: http://www.marx21.it/index.php/comunisti-oggi/nel-mondo/29577-messaggio-urgente-alle-forze-comuniste-e-del-lavoro-del-mondo

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Commento di Vincenzo Zamboni: “Russia e Cina hanno forti interessi economici in atto in Venezuela, paese al quale sono legati da forte amicizia, tant’è vero che hanno appena inviato un grande carico di medicinali per aiutarlo a far fronte alla crisi determinata dal blocco commerciale statunitense..
Non so come ragionino i dirigenti di Mosca e Pechino, ma se io fossi al loro posto avrei già inviato una buona quantità di armi e militari, con la scusa di proteggere i miei funzionari dai pericoli determinati dal terrorismo interno antigovernativo.
E con tali contingenti provvederei a presidiare i luoghi nevralgici del paese.
L’esperienza ha già mostrato che dove mettono piede russi e cinesi gli americani sono costretti a rivedere i propri piani, come hanno dovuto fare in Siria, non potendo permettersi il rischio, neanche incidentale, di uno scontro con una potenza nucleare (figuriamoci con due!).
A mali estremi estremi rimedi: se io fossi Maduro chiederei esplicitamente a russi e cinesi di aiutarmi a presidiare il mio paese minacciato dall’aggressività dell’imperialismo yankee….”

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I Ching – La via evolutiva…

Lunario Paolo D'Arpini 9 febbraio 2019

Integrati dal sistema elementale, fondamentalmente due sono
gli indirizzi culturali della Cina, il Confucianesimo ed il Taoismo,
la via della correttezza e la via della spontaneità. Ricettacolo di
questi due aspetti sociali è il Libro dei Mutamenti, cioè l’I-Ching,
uno dei saggi testi più antichi dell’umanità. In esso sono integrati
diversi commenti di Confucio e di Lao Tze, nonché considerazioni più
tardive di matrice Chan (Meditazione Buddista). All’I-Ching sono
riconducibili anche i basilari archetipi psichici dello zodiaco cinese
e i due aspetti dello Yin e dello Yang, il Femminile ed il Maschile,
la Tenebra e la Luce, la Terra ed il Cielo. La spontanea e naturale
interazione degli opposti, in continuo movimento, descritta
nell’I-Ching, è lo stesso del greco “Panta rei os potamòs” (tradotto
come ‘Tutto scorre come un fiume’), il celebre aforisma attribuito ad
Eraclito, vissuto contemporaneamente al saggio Lao Tze. Ma anche nel
‘Libro dei Proverbi’ di Salomone si inneggia allo sposalizio del Cielo
con la Terra, alla congiunzione degli opposti … il serpente che si
morde la coda … come miracolo delle polarità che si integrano, dei
due che sono uno, della dolcezza di un cuore di donna che acquieta
l’aggressività dell’uomo…

E’ questa l’intelligenza che guida la Natura in ciò che oggi chiamiamo
‘evoluzione’, che ha fatto dire a Leone Tolstoi: “Se un uomo vuole
aiutare il mondo, non deve pensare di fuggire dal mondo. Deve imparare
a conoscerlo e a vivere in esso, diventando un’oasi, un rifugio per
chi è alla ricerca della propria anima”. Ed è proprio cercando di
ritrovare la comprensione della nostra vera natura e del corretto
agire nel mondo.

Con l’aiuto dei principi fondamentali del Libro dei Mutamenti -I Ching- è
possibile realizzare nella maniera più completa le facoltà interiori
dell’uomo. Questa possibilità è fondata sul fatto che l’uomo ha in sé
facoltà simili al Cielo e alla Terra, in quanto egli è un micro-cosmo.
Poiché nel Libro dei Mutamenti sono riprodotte le leggi di Cielo e
Terra esso fornisce gli strumenti per coltivate la propria natura
intrinseca, cosicché le più intime qualità buone possano dispiegarsi.
In particolare due cose vengono prese in considerazione: la saggezza
e l’operare, l’intelletto e la volontà. Quando intelletto e volontà
sono centrati nel modo giusto anche la vita emotiva giunge alla giusta
armonia.

Di tutti i segni o esagrammi uno dei più significativi per
rappresentare questa armonia è l’esagramma T’ai – La Pace. Il segno si
riferisce ad una stagione in cui, per così dire, il Cielo è in Terra.
Corrisponde all’inizio della Primavera (stagione della Lepre).
Nel mondo degli uomini questo esagramma simboleggia un tempo di
concordia sociale. I superiori si chinano verso gli inferiori, i quali
sono ben disposti verso i superiori; così che cessa ogni ostilità.
Così il Luminoso esercita un’azione vigorosa e l’Oscuro è remissivo.
In tal modo ambo le parti hanno ciò che a loro compete, infatti,
quando i buoni si trovano in posizione dominante anche i cattivi
subiscono il loro influsso e si emendano.

Quando nell’Uomo regna lo spirito che viene dal Cielo, anche la sua
natura animale ne è regolata e trova il posto che le compete.
Nel commento al nove al secondo posto nell’esagramma è detto: é
importante possedere la grandezza interiore per sopportare anche le
persone imperfette. Un vero Maestro non conosce materiale sterile, da
tutto riesce a ricavare qualcosa. Questa magnanimità non è affatto
trascuratezza o debolezza, occorre però guardarsi dalla costituzione
di fazioni e combriccole, infatti anche se coloro che hanno idee
affini sono uniti nello Spirito, essi non devono formare un partito,
anzi, ognuno deve fare singolarmente il proprio dovere.

A proposito delle giuste regole nella società, nel commento al sei al
quinto posto è detto: il sovrano I T’ang aveva stabilito che le
principesse imperiali, nonostante fossero di rango superiore a quello
dei loro mariti, dovessero seguire il marito come qualsiasi altra
moglie. Qui c’è il richiamo all’unione veramente modesta tra alto e
basso che reca fortuna e prosperità.

La serie consiglia buona condotta e contentezza, allora regna tranquillità.
Pace significa unione e concordia. Il movimento dell’esagramma nel suo
insieme produce una vittoriosa ascesa dei principi del nobile e la
ritirata dei principi degli ignobili. Qui si rappresenta un tempo di
“primavera” nell’anno e nella storia dell’uomo. Il sei al quarto posto
afferma: “Egli scende volteggiando, senza vantarsi della ricchezza
insieme al suo prossimo, schietto e sincero”. Ciò significa che il
nobile ha rinunciato al vantaggio materiale che gli arriderebbe ove si
unisse egoisticamente all’ignobile.

Confucio disse commentando la Verità interiore: “La vita guida l’uomo
ponderato per sentieri tortuosi. Spesso è impedito il saldo incedere,
poi la Via ritorna dritta. Allorché gli uomini sono uniti nell’intimo
del cuore infrangono i vincoli di bronzo e di ferro. E quando due ,
nell’intimo del cuore, si intendono appieno, le loro parole sono soavi
e forti, come profumo di orchidee”.

Nell’esagramma Lin – L’Avvicinamento. Sopra c’è il Trigramma Kun, la
Terra. Sotto il Trigramma Tui, il Sereno, il Lago. Avvicinamento vuol
dire diventare grandi. Sentenza: L’Avvicinamento ha sublime riuscita.
Propizia è perseveranza. Quando vi è l’ottavo mese è sciagura.
Commento alla decisione: l’Avvicinamento. Il solido penetra e cresce.
Sereno e devoto, il solido sta nel mezzo e trova corrispondenza.
“Grande riuscita per conformità” questo è il corso del cielo. “Quando
viene l’ottavo mese vi è sciagura”. La caduta non si fa aspettare a
lungo. Immagine: Al di sopra del lago è la terra: l’immagine
dell’Avvicinamento. Cosi il nobile è inesauribile nella sua intenzione
di insegnare, e senza limiti nel sostenere e proteggere il popolo.

Dopo il Solstizio invernale, la forza luminosa è nuovamente in fase
crescente. Il bene comincia a farsi strada e trova accoglienza in
luogo influente. Questo è un tempo pieno di speranza, la primavera si
avvicina e la gioia è alla portata di chiunque la voglia afferrare.
L’importante è impegnarsi con perseveranza per raggiungere
l’obiettivo. Per sfruttare il favore del tempo, è necessario un lavoro
deciso e perseverante. La primavera non dura in eterno; se si affronta
il male prima che sia del tutto manifesto, lo si potrà combattere e lo
si potrà padroneggiare. Come il lago mostra la sua inesauribile
profondità, così il saggio è inesauribile nella sua propensione ad
insegnare agli uomini. E come la terra è ampia, e sostiene ed alimenta
tutte le creature, cosi il saggio cura e sostiene tutti gli uomini
senza escludere una parte dell’umanità con barriere di qualsiasi
natura. Occorre prestare attenzione e non perdersi nelle correnti del
tempo ed essere nel giusto. Infatti il destino reca con sé anche il
regresso, ma se viene suscitato in tempo un movimento di ascesa, sarà
abbastanza forte per contrastare anche il destino nel momento in cui
le sue conseguenze, senza le dovute precauzioni, comincerebbero a
farsi sentire.

Consiglio dell’esagramma: che abbia inizio un vero e proprio
cambiamento! Muoviti, incontra, apri la strada alle novità e sarai
cosi capace di sormontare qualsiasi ostacolo si frapponga sulla via, e
di essere un modello d’esempio positivo per gli amici e per tutti
coloro che ti seguiranno! Ma, solamente individuando da subito gli
errori, ti sarà possibile correggerli ed evitare il peggio. Basta
sapersi guardare dentro con saggezza per trovare la strada giusta per
affrontare una decisione importante. E così sarai in grado di
esprimere sensazioni profonde su ciò che è giusto e vero. Queste
qualità per analogia mi fa ricordare gli eventi e gli episodi leggendari della vita
del grande maestro Taoista Zhuang Zi, vissuto realmente nel III secolo a. C,
ed autore del “Libro del fiore del sud”.

Un esempio di comportamento nobile che quaglia in modo perfetto con il commento di Richard Wilhelm per la sesta linea superiore dell’esagramma Lin, in cui si descrive l’atteggiamento del saggio, che ha già superato il mondo e che interiormente non ha più alcun legame con l’esistenza mondana, ma che però talora può trovarsi nella situazione di dover rientrare ancora una volta nella società, per avvicinarsi agli altri ed impartire i suoi insegnamenti e fornire il suo aiuto. Ciò è di grande salute per il suo prossimo, ma anche per lui questo magnanimo umiliarsi non è una macchia.

Paolo D’Arpini

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