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Resoconto del pellegrinaggio alla Grotta di Santa Sperandia – Treia 24 agosto 2014

Lunario Paolo D'Arpini 24 agosto 2014

Caterina Regazzi verso la Roccaccia di Treia
Caterina Regazzi verso la Roccaccia – Foto di Simonetta Borgiani

La passeggiata a Santa Sperandia è ormai una nostra bella
consuetudine, un rito, in cui associamo un bell’impegno fisico, che stanca ma ci fa sentire di essere ancora vivi e di poter disporre di un meccanismo che se ben oliato ancora ci sorregge e funziona, con un raccoglimento spirituale che, soprattutto se condiviso, ci conforta e consola dalle brutture cui assistiamo nel mondo, lontano e vicino a noi.

Il 22 e il 23 agosto 2014 ci avevano raggiunti Lorella da Gabicce, Maria da Vignola e Panini da Spilamberto e il 24 si è unita a noi Simonetta, treiese doc. Al mattino Paolo si è alzato di buon’ora per preparare i panini e le poche altre cibarie che ci siamo portati per rifocillarci a metà escursione. Intanto Maria completava egregiamente l’opera di sistemazione dell’orto iniziata il pomeriggio del giorno prima ed il risultato è stato uno spettacolo.

Panini intanto esplorava il paese e Lorella aiutava Paolo in cucina. Io non sono stata di particolare aiuto, la notte precedente avevo dormito maluccio e così ho approfittato per fare un sonnellino supplementare.

Dopo l’incontro alla fontanella sotto casa con Simonetta siamo partiti con due auto alla volta di San Lorenzo, andando piano per godere delle vedute che si godono da quella strada, una delle mie preferite nei dintorni, che sale dolcemente ma inesorabilmente con curve che ad ogni svolta lasciano intravedere un paesaggio via via sempre più aspro, con una vegetazione che vira verso la macchia mediterranea e un terreno sempre più roccioso.

Arrivati in cima e lasciate le auto abbiamo diretto i nostri passi verso la Roccaccia, con una prima sosta al grande crocifisso eretto nella spianata, ammirando piante difficili da vedere altrove (almeno per i luoghi che normalmente frequento): elicriso, ginepro, leccino, centaurea minore (Centaury dei Fiori di Bach), corniolo, un tipo di cardo viola e spinoso e tante altre. Simonetta che aggiungerà qualcosa a questo resoconto, ci ha raccontato della possibilità che Carlo Magno fosse passato da queste parti ed inoltre che la Roccaccia fosse un ritiro fatto costruire da Ottone III.

La vista in fondo al percorso, oltre le rovine, è sempre mozzafiato, nonostante il cielo non fosse proprio sereno. Il mare si intravedeva appena sfuocato per la foschia. Ma il tempo incalzava e presto siamo tornati verso il punto da cui si scende per la grotta. I gradini oggi mi sono sembrati più del solito, segno che l’età avanza. Ho rischiato anche di fare un brutto scivolone sulla breccia che ricopriva le traversine di legno.

Giunti in fondo abbiamo letto le varie lapidi che ricordano la vita di Santa Sperandia e le vicende dell’eremo, poi abbiamo curiosato nella grotta e nella cappelletta eretta al suo fianco: molti messaggi sui quaderni sopra all’altarino, oggetti vari lasciati in dono, foto di persone per cui si chiede un aiuto o che forse non ci sono più, poi ci siamo seduti a consumare in silenzio il pasto. Intanto diverse persone arrivavano e partivano. Ci è giunta anche, inattesa ma molto gradita,
la telefonata di Sonia Baldoni. Anche lei avrebbe voluto essere con noi, ma all’ultimo momento ha dovuto rinunciare, ma ci chiamava da Capracotta per condividere il momento e lanciare un messaggio: per cercare di favorire un cambiamento di mentalità e di atteggiamento nei confronti dell’esistenza, ha proposto di cambiare il nostro linguaggio e smettere di utilizzare termini che sottolineano le differenze e le contrapposizioni: bene e male, giusto e sbagliato, buono e cattivo, cercando nuove parole. Grazie del pensiero, Sonia!

Al ritorno seguendo il consiglio di Simonetta abbiamo seguito una strada alternativa a quella a gradini: più lunga forse, ma più dolce ed anche mi pareva, con una diversa vegetazione. C’erano molte più erbe commestibili e di questo si è rallegrato Paolo che ama fantasticare di venire a finire i suoi giorni qui.

Arrivando in cima alla salita ci siamo resi conto che si avvicinava il momento di lasciarci: l’incontro è stato breve ma intenso, penso che tutti siamo tornati a casa con un po’ di serenità nel cuore e gli occhi pieni di belle immagini e le orecchie piene di silenzi.

Caterina Regazzi

…………………….

Integrazione/commento di Simonetta Borgiani:

“Con il collo dolorante per la sudata di oggi, penso a quanto la vita comoda ci abbia reso “polli di allevamento” per la debolezza fisica, e quanto invece saranno stati forti e robusti gli abitanti di questi luoghi quando nel medioevo coltivavano, allevavano, costruivano, vivevano sulle nostre colline.

Mi riferisco in particolare all’area de “la roccaccia” ed il vicino eremo di S. Sperandia visitati oggi con gli amici del Circolo Vegetariano VV.TT., tappa annuale che conserva sempre la sua magia. Ci è mancata la presenza di Maria Sonia, trattenuta da un altro impegno, ma perdonata perché è stata comunque presente molte volte, ma anche per la gentile telefonata che ha fatto a Caterina per saluti e consigli. Ogni erba o quasi è stata un mistero … millenarie tradizioni e conoscenze buttate al vento in una o due generazioni, con l’avvento dell’era industriale.

Per fortuna qualcuno cerca di recuperare queste conoscenze. io morirei probabilmente di fame o di avvelenamenti dopo un giorno, ho riconosciuto giusto qualche pianta di cicoria e di pimpinella. Il luogo ispira molti ragionamenti, dal religioso al naturalistico allo storico, con un ospite in particolare sig. Panini ho lungamente disquisito sulle recenti teorie di alcuni studiosi locali che ritengono sia questo il luogo dove Ottone III costruì il suo castello e morì per malattia, sulle leggende popolari (quella del serpente gigante nella grotta), e ovviamente sullo splendido panorama che arriva fino al mare.

Dalla Roccaccia siamo scesi all’Eremo, dove alloggiò questa Santa ancora venerata dopo oltre 700 anni dalla morte, nota per le abilità curative con le erbe, per le intercessioni politiche e soprattutto perché pare fosse molto brutta. Qui ci siamo rilassati e rinfrescati con una buona merenda, e due chiacchiere con tutti gli altri visitatori incontrati e di passaggio (il luogo in questi giorni è molto frequentato).

Prossima tappa che consiglio è l’eremo di S. Michele Arcangelo, sul monte di fronte a Santa Sperandia, e ne ho appena trovato un altro che non conoscevo: eremo di San Bonfilio in località Monte Nero sempre in territorio di Cingoli… quanti luoghi da riscoprire! (Simonetta Borgiani)”

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Capracotta… e l’uomo che ascoltava le 500 di Francesco Paolo Tanzi

Lunario Paolo D'Arpini 17 agosto 2014

Di gente strana c’è n’è tanta a questo mondo… e di cose incredibili anche.
Come quella che successe a Stefano in viaggio da Roma a Capracotta dove era stato invitato dall’associazione “Vivere con cura” per cantare le poesie e filastrocche ecopoacifiste di Gianni Rodari. Con lui c’era anche Mariagrazia, che doveva invece tenere un seminario sulla cucina vegetariana “vegan”. Cioè non solo niente carne ma neanche derivati da animali, tipo latte, formaggi, etc…, un tipo di dieta radicale legata a una filosofia di vita che lei chiama ecozoica.
Già questo fa capire che si trattava di una situazione per niente normale.
Insomma, partono da Roma con la loro vecchia amata 500 carica di bagagli e attrezzature e invece dell’autostrada – troppo grande e pericolosa – prendono la Casilina in direzione di Cassino prevedendo almeno sei sette ore di viaggio. E’ una bella giornata, e tutto fila liscio fino a quando non cominciano a sentire un rumore sospetto insinuarsi nel battito regolare dei due piccoli pistoni cha da oltre quarant’anni non avevano mai dato problemi. Stefano non è il tipo da allarmarsi più di tanto e si limita a rallentare per capire meglio di che si tratta. Maria Grazia si fida ciecamente di lui e pensa ad altro osservando placidamente il lento panorama che le si presenta intorno, le rustiche colline della Ciociaria, verdi e solitarie, ben lontane dallo stressante caos della vita cittadina dal quale finalmente stanno scappando. E’ un’occasione da non perdere, questa, visto che sono stati invitati da Antonio a tenere dei corsi alternativi in questo paesino di montagna, dal nome del tutto particolare, reso famoso un tempo da un vecchio film di Alberto Sordi. Lì sarebbero stati ospiti in una casa insieme ad altri amici e avrebbero ricevuto anche un piccolo compenso, proporzionato al numero degli iscritti.
- Comunque, in ogni caso, ci faremo una bella vacanza! – Aveva detto soddisfatto e incuriosito Stefano.
Si erano attrezzati di tutto punto, lui con i suoi libri e DVD animati, lei con le sue ricette e gli ingredienti necessari. Ed erano partiti.
- Così andiamo con Ciumachella stracarica dei bagagli, la chitarra, la valigia con le attrezzature per creare una piccola ludoteca nel parco pubblico di Capracotta e anche il nostro gattino – mi raccontava Stefano, dopo averlo appena conosciuto nel bel mezzo di un agosto infuocato a casa di mia cugina Silvana – Qualcosa la riportiamo anche a casa perché proprio non c’entra più…
Dopo un centinaio di chilometri però il rumore aumenta, da cigolio si trasforma in clangore metallico che preannuncia tragicamente la prossima fine. Poi, d’improvviso, come un audio interrotto, il silenzio della morte! Niente più motore. Solo la solitudine ovattata della campagna intorno a Ceccano.
La storia si faceva sempre più interessante, anche perché mi spiegò che la scelta di andare in 500 era dovuta al fatto che pochi giorni prima gli avevano addirittura bruciato il camper.
- Probabilmente – continuò – come atto intimidatorio per le mie attività in favore della protezione della natura nel Parco dei Monti Lucretili dove lavoro come responsabile dell’Ufficio Educazione ambientale, ma chi se ne frega, anzi, mi è sembrato quasi un vero omaggio al mio impegno e poi il povero camper era ormai tanto vecchio… E allora abbiamo deciso di risistemare la vecchia, piccola ‘500 di Mariagrazia, Ciumachella, come la chiama lei.
Noi stavamo lì ad ascoltare, rapiti dal suo eloquio, enumerando mentalmente i già tanti fatti straordinari di quella pazza vicenda: Capracotta? Gianni Rodari? Cucina veganiana? Camper incendiati e 500 imballate? Dove saremmo andati a finire?

Ed è anche peggio, sul bordo della strada solo rifiuti e dall’altra parte camion, TIR e automobili che vanno fragorosamente a tutta velocità… E la macchina che non parte più…
- Ecco una di quelle situazioni che uno si chiede con orrore – a casa – se mai possano capitare, un incubo che ora è tutto per noi. E’ passata l’una e siamo in mezzo alla campagna a 100 km da casa e 150 da Capracotta… Che fare?
Stefano cerca di restare calmo – ma è una sua qualità caratteristica – e si attacca al cellulare e telefona a mezzo mondo – meno male che qualche volta le tecnologia serve a qualcosa! – e dopo un’ora e aver consumato tragicamente tutto il credito residuo, trova finalmente uno straccio di soluzione: il suo amico meccanico di Moricone, secondo cui il guasto potrebbe essere ahimè molto grave, verrebbe a caricarsi la macchina col carro attrezzi e contemporaneamente da Capracotta li verranno a prendere in qualche modo, salvandoli dall’increscioso imbarazzo.
- Evidentemente ci vogliono molto bene – dice Stefano con un sospiro di sollievo – e non vogliono rinunciare a noi…
Il tempo in fondo è bello, qualche leggera nuvoletta passa qua e là per il cielo pulito e tutto sembra rimettersi per il verso giusto. La situazione è veramente surreale. Perfino il gattino se ne sta tutto tranquillo accucciato nel sedile posteriore tra bagagli e buste di verdure biologiche e Mariagrazia si mangia tranquillamente e con grande gusto il suo panino vegano che si era preparata con tanta cura…
- Come ci riusciva in questa situazione non lo so, ma a vederla sembrava proprio che stava in estasi, beata lei, a me era ormai passata la fame!
Anche lui però pian piano si calma. In fondo la situazione è tornata sotto controllo e tutta la vicenda, anche se faticosamente, destinata ormai a buon fine.
Ma la cosa era destinata a non finire lì…
Il gattino dormiva, Mariagrazia mangiava e Stefano se ne stava finalmente pigramente appoggiato al cofano dell’amata a tranquillizzarsi mente e spirito al caldo sole di quella strana estate, quando all’improvviso arriva un pullman che si ferma sferragliante in panne.
– L’autista scende, guarda un po’ le cose sue e fa due o tre telefonate. Poi si accorge
di noi, è gentile e decide che ci vuole aiutare. Io lo ringrazio ma gli dico che ormai non
ce n’è più bisogno perché abbiamo già risolto tutto, ma lui insiste e si china a guardare il
motore.
I motori: strane ed involute forme di metalli diversi assemblati tra loro in assetti misteriosi che in pochi capiscono, tranne i meccanici, gli autisti di pullman e gli appassionati che fanno dell’ars mecanica un punto fermo della loro esistenza. Stefano, nonostante la sua curiosità verso ogni forma di vita, non era tra questi. E si affidò umilmente al nuovo amico incontrato per strada.
Quello guardò e riguardò e gli indicò un’officina poco più lontano, a circa mezzo chilometro indietro a dove si erano fermati, e insistendo gli consigliò di andare. E’ un suo amico, è bravo, perché non provarci?
Lui lo ringraziò, pensando che forse avrebbe anche potuto giocare questa carta, anche se Mariagrazia forse avrebbe preferito aspettare al sole che arrivassero carro-attrezzi e amici di Capracotta, e provò a mettere in moto la macchina. Che incredibilmente in qualche modo riuscì ad accendersi e muovendosi a balzi e singulti riuscì pateticamente ad arrivare all’officina.
- E adesso? In che impiccio andremo a metterci ora che invece avevo tutto risolto? – pensò guardandosi intorno dopo essere sceso e aver sbattuto lo sportello.
Ma il tizio, con aria non troppo ospitale, gli disse che non aveva tempo, era troppo occupato, aveva due tre lavori da consegnare urgentemente, ma…
- A occhio e croce potrebbero in fondo essere solo le puntine… Un chilometro più in là c’è un elettrauto. Forse lui potrebbe risolvere il problema.
- Cazzo, ma chi me l’ha fatto fare – pensò sconsolato e sudato Stefano.
Ma ormai il gioco era quello e tanto valeva provarci ancora per un po’. In fondo se erano solo le puntine…
Ripartirono sbuffando, rimbalzando e tictecchando e diolosacome giunsero all’elettrauto ripassando davanti al pullman fermo senza neanche avere il tempo di dire all’autista che nel frattempo stava in attesa dei tecnici dell’autolinea dov’erano diretti.
Stefano era completamente bagnato di sudore ma l’officina era grande e per fortuna piena di gente, e un ragazzo gentile, dopo aver dato un’occhiata al motore, si girò verso lui con fare misterioso e disse:
– Laggiù c’è mio padre che ascolta le 500. Se c’è una speranza, solo lui potrà fare qualcosa.
Ora, chi non ricorda quel film L’uomo che sussurrava ai cavalli con Robert Redford e tutte le storie sul sesto senso e i sentimenti incrociati di quell’ovattato mondo hollywoodiano?
Ma questa cosa di qualcuno che ascolta le 500 Stefano, con tutta la buona volontà di uno che di vita ne ha vissuta tanta, non se la sarebbe nemmeno mai immaginata.
E invece eccolo arrivare: è uno strano vecchietto e gira su una carrozzina elettrica.
- Mi guarda un po’ sospettoso e non sembra granchè desideroso di darmi una mano – mi racconta quando ormai siamo al dolce, veganiano anch’esso e dunque senza uova, e abbiamo bevuto invece un bel po’ di buon vino rosso – Ma quando gli racconto che lavoro con le persone con disabilità e le porto pure in cime alle montagne con una speciale carriola robustissima con ruota da trekking chiamata Joëlette… cambia all’improvviso atteggiamento e si mette al lavoro.
E infatti si avvicinò alla 500 e sporgendosi fin quasi dentro al cofano motore cominciò a guardare, armeggiare, smontare e rimontare, parlando a bassa voce tra sè e sé come un uomo di medicina dei Sioux Dakota, e infine si fermò e disse: – Adesso provate a fare un giro!
Stefano obbedì senza fiatare e fece un paio di km verso Roma e ritorno, e sembrava proprio che finalmente tutto era tornato a posto, anche se non ancora perfettamente. Passò davanti all’officina a tutta velocità, si fa per dire, fece un altro chilometro e poi tornò nuovamente indietro…
Il vecchietto gli disse che aveva sentito che il motore ancora non andava, e rismontò ancora una volta due o tre parti e infine sentenziò che bisogna cambiare le puntine, altrimenti non sarebbero arrivati mai a Capracotta e allora… Se ne andò, mentre loro sempre più inebetiti stavano ad aspettare, e dopo qualche minuto tornò seduto su un apetto.
- Saluta, come se niente fosse, e riparte. Ma come aveva fatto a passare dalla carrozzina all’apetto?
Passato un quarto d’ora riapparve quasi dal nulla, nuovamente in carrozzina, e si rimise borbottando a rismontare e rimontare tutto, cambiò le puntine, provò e riprovò e poi sentenziò che la macchina era perfetta e potevano andare tranquilli…
- Prima di salutarmi mi chiese che lavoro facevo e io gli risposi che lavoravo con i bambini e le bambine, cantavo Gianni Rodari eco pacifista e in particolar modo la canzone dell’Orecchio Verde, un orecchio bambino capace di ascoltare le voci della natura, i sassi, le nuvole, gli alberi… un po’ come il suo di orecchio che ascoltava le piccole ‘500… E allora facemmo proprio amicizia…
E così, finalmente, ormai verso sera, Stefano, Mariagrazia e il gatto Cirino ripartirono serenamente destinazione Capracotta.

Silvana ed io rimanemmo a dir poco incantati da tutta quella inverosimile vicenda.
E poi, come ce la veniva raccontando Stefano, con quel suo fare scanzonato e allo stesso tempo preciso fin nei minimi particolari, mentre Mariagrazia guardava lui e noi dal suo mondo pacifista e veganiano al di là del tempo e dei nostri affanni quotidiani! Due tipi in gamba, vi assicuro, e certamente fuori dall’ordinario.
Come ben fuori da ogni da ogni pur fervida fantasia è l’immagine – che ancora mi si presenta vivida nella memoria, come se anch’io fossi stato lì a condividere tutta quella matta avventura – dell’anziano meccanico in carrozzella, burbero e sapiente, che aveva il raro dono di ascoltare le 500.

Francesco Paolo Tanzi

………………..

Caro Francesco, 
quello che non sai o che sai in parte è che dopo un mese (quando ci siamo conosciuti e la 500 si era rotta di nuovo ed era ad Agnone), neanche sono riuscito a ripararla! L’abbiamo portata faticosamente a Capracotta ma il giorno della partenza i freni non esistevano più, mi sono dovuto impazzire di nuovo per trovare una soluzione all’ultimo momento, cioè quando di mattina dovevamo partire per forza, e allora di nuovo telefonate a Roma, a Moricone, provato ad affittare una macchia ad Isernia… Tutto impossibile… Alla fine ho fatto una botta da miliardario (gli arabi dicono che gli unici soldi che hai veramente sono quelli che spendi) e allora “semplicemente” a Capracotta ho affittato una macchina con autista… La macchina ci è venuta a prendere dopo pranzo e in tre ore e mezza ci ha portato a Moricone quasi sotto casa e l’autista sull’autostrada ci ha anche offerto il caffé! Che gentile, no? Però ci è costato 240 euro!!! Ma ne è valsa la pena…
E la 500? E’ rimasta in vacanza a Capracotta, beata lei, ed è stato ancora faticoso aspettare che il meccanico del paese riuscisse a ripararla, dopo vari tentativi a vuoto. L’ho potuta riprendere solo alla fine di settembre, ma mi ha accompagnato mio figlio ed è stato un bellissimo viaggio!!
In seguito la piccola non ha fatto che continuare a rompersi, ma io sono testardo e molto affezionato e alla fine dopo aver rifatto anche le valvole (e di nuovo i freni) ora va che è una meraviglia!!!
 
Un caro saluto,
Stefano Panzarasa

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Gli effetti del governo renzi si vedono e come… la recessione è confermata anche dall’Istat

Lunario Paolo D'Arpini 7 agosto 2014

L’Istat informa che nel secondo trimestre del 2014, quello che per l’ennesima volta era annunciato come il trimestre in cui i “sacrifici” fatti e le “riforme” approvate avrebbero dovuto finalmente dare i loro frutti, il PIL italiano ha continuato a calare. La tendenza in atto ormai dal 2008 si conferma e il prodotto interno lordo segna un -0.2 invece del +0.8 previsto dagli ottimisti.

LA PAROLA RECESSIONE IN Sé NON DICE NULLA. BISOGNA VEDERE COME CI SI è ARRIVATI, ED ALLORA SI CAPISCE BENISSIMO, COME ABBIAMO DENUNCIATO GIA’ MOLTE VOLTE, LA COMPLICITA’ DELL’ATTUALE CLASSE DIRIGENTE ITALIANA, SECONDO UN VECCHISSIMO COPIONE, NELLA AZIONE, PROGETTATA DAL LORSIGNORI già MOLTO TEMPO FA, DI DEPAUPERAMENTO DEL NOSTRO PAESE, COME TERRITORIO SOTTOSVILUPPATO ( già lo è mentalmente) AL SERVIZIO DELLE STRATEGIE MEDITERRANEE OCCIDENTALISTE E USURAIE. (Anche perché, per nostra fortuna o sfortuna, è piuttosto difficile condizionare i Palestinesi, come l’ultima guerra ha dimostrato).

LEGGEREMO, IN PROSSIME INTERVISTE, ALCUNI SCRITTI CHE SPAZIANO “DIZIONARIO POLITICO POPOLARE”, AL TESTO DI ECONOMIA POLITICA CORPORATIVA, al testo dei commenti, che a coinvolto TUTTI gli esponenti politici in primo piano nel 1950, e dedicato al PIANO DEL LAVORO redatto dalla CGIL.
SI VEDRA’ CHE TUTTI QUESTI BARONI DELLA POLITICA DEL DOPOGUERRA CONCORDANO PIENAMENTE SUL PIANO CGIL PUR PROVENENDO DA SETTORI DISPARATI DELLA APPENA RIPRISTINATA DEMOCRAZIA.
Tornando a noi, e facendo un rapidissimo excursus, notiamo che la CRISI è stata sostanzialmente politico-finanziaria e NON derivata da altre cause. In Italy la crisi è stata preparata da tutta una serie di operazioni preparatorie culminate nella privatizzazione di BANKITALIA.

Sappiamo perché. Ricordo che all’epoca vissi questi momenti perché giocavo in Borsa, non a fini di lucro, ma per CAPIRE a fondo i meccanismi e le mentalità in gioco.

La concomitante nascita dell’UE no era necessariamente concausa della crisi. Al contrario, con la eliminazione delle frontiere fra paesi concorrenti in Europa, si sarebbe potuto rafforzare il SISTEMA EUROPA contro gli assalti dall’esterno. Ed invece, con mosse molto abili, i Nemici ( che noi chiameremo “Cartaginesi”, come diceva Maurizio Arena), si sono impossessati delle chiavi d’accesso al presunto fortilizio e ne hanno preso il forziere.
Ciò fatto, abbiamo un’UE che nulla fa nell’interesse dei cittadini d’Europa ( abbiamo fatto una specifica denuncia), mentre in Italy un presidente della pseudorepubblica fellone, rieletto IRREGOLARMENTE in questo ruolo, ha nominato A RAFFICA tre presidenti del consiglio anomali dal punto di vista della legittimità elettorale, ed uno più delinquente dell’altro nel fare gli interessi di LORSIGNORI e mai del POPOLO ITALIANO. Quest’ultimo pinocchietto costituisce il CULMINE della illegittimità e dell’IDIOZIA. Leggeremo in seguito le dichiarazioni del noto ex sindaco di Firenze, Giorgio La Pira che ci farà capire cosa bisognava fare secondo logica e secondo ONESTA’ POLITICA e INTELLETTUALE.

PER CONCLUDERE: ECCO COME DOVREBBE ESSERE UN AUTENTICO UOMO POLITICO:
(Secondo il giudizio di Napoleone):
1) Dettare REGOLE di GEOPOLITICA (sempre!)
2) Governare i processi.
3) Avere sempre una visione d’insieme.
4) Immaginare il FUTURO.

Giorgio Vitali

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…..Libia, Siria, Ucraina… Appello ai firmatari di appelli

Lunario Paolo D'Arpini 3 agosto 2014

no war?

La grande ammucchiata fintopacifista

Di fronte al baratro nel quale è sprofondata la Libia (attestato, ora, anche dalla precipitosa chiusura dell’ambasciata USA) ci sarebbe da chiedere ai vari firmatari degli appelli in difesa della “rivoluzione libica” ([*])
se non sentano oggi il dovere di scusarsi con il popolo libico per una guerra che i loro appelli hanno, nei fatti, favorito e per il loro silenzio quando questa assumeva i connotati di un gigantesco massacro, come è stato, ad esempio, a Sirte.

Non avremmo posto questa sgradevole domanda se quei distratti, se non colpevoli, appelli – così come quelli attuali inerenti la Siria o quelli già in cantiere sulla Nigeria – non si fossero basati su inequivocabili falsi che davvero stupisce non siano stati subito riconosciuti come tali. Primo tra tutti il “mitragliamento dagli elicotteri
effettuato dagli scherani di Gheddafi su inermi manifestanti che faceva da /pendant/ con la “notizia dei piloti libici disertori e atterrati a Malta per non voler sparare sui loro connazionali. Ovviamente, neanche una fotografia da un cellulare per attestare simili bufale; solo una anonima “testimonianza” rilasciata alla tv araba “al-Jazeera” subito certificata dalla “Lega libica per i diritti umani”, (fondata da tale Ali Zeidan, poi diventato Presidente della Libia e poi scappato in Germania con un container pieno di lingotti d’oro). Ma tanto bastò per dare la stura agli “appelli”.

Perché queste “notizie non furono subito classificate come menzogne di guerra (al pari, ad esempio di come fu fatto per le “incubatrici rubate nel Kuwait dai soldati di Saddam”) ma diedero vita, anzi, in Italia alle prime manifestazioni contro Gheddafi? Intanto perché Gheddafi aveva il torto di apparire alla “sinistra italiana come “amico di Berlusconi”, il che era un buon motivo per toglierselo davanti a tutti i costi. Ma ci sono altre più importanti motivazioni, sulle quali ci soffermeremo in seguito.

Ma, prima, – per capire *la fogna mediatica nella quale siamo immersi*– ricordiamo le “fosse comuni dove Gheddafi faceva seppellire gli oppositori uccisi”. Oggi tutti sanno che si tratta di una bufala; ma, a dire il vero, le inoppugnabili documentazioni che lo dimostrano circolavano su internet già nel gennaio 2011. Nonostante ciò le foto, “prova dei i crimini di Gheddafi” (in realtà, raffigurano lavori di routine nel cimitero di Ashaat) per due mesi (due mesi!) hanno troneggiato sugli schermi TV e sulle prime pagine dei giornali. Con la complicità di noti e strapagati (per quanto riguarda la RAI, da noi) giornalisti che, certamente, già sapevano la verità. E che, finita la guerra, per rifarsi una verginità politica hanno tenuto conferenze e incontri pubblici, dove – accolti a braccia aperte da non pochi allocchi di “sinistra” – hanno avuto la spudoratezza di dichiarare di essere stati “ingannati”. E forti di questa aureola, sono poi andati in Siria: altre bufale, altri appelli.

Molte altre bufale hanno spianato l’attacco militare alla Libia del 19 marzo 2011 (una per tutte: le “donne stuprate” come arma di guerra, ancora oggi attestata dalla Boldrini e se sono state fatte proprie da gran parte della “sinistra”, ciò non è certo da addebitare alla sua dabbenaggine. Vale la pena di soffermarsi sugli aspetti politici – e, quindi, anche psicologici – della questione, anche perché se oggi le manifestazioni contro i massacri a Gaza o in Ucraina sono ridotti a ben poca cosa, la causa – a nostro avviso – è anche il non aver fatto i conti con il “peccato originale” del sostegno dato, da non pochi compagni e “democratici”, alla guerra alla Libia.

Intanto, come recitano le leggi della propaganda, una menzogna per diffondersi e radicarsi ha assoluto bisogno di un terreno già predisposto ad accoglierla. Fa testo a riguardo l’esaltazione – quasi una mitizzazione – delle “primavere arabe” che ha impedito di vedere come in molti casi queste siano state, in parte, teleguidate dall’Occidente, ad esempio, con l’utilizzo di cecchini che sparano indiscriminatamente su polizia e manifestanti (una tecnica già impiegata in Romania nel 1989; poi nel Venezuela 2002; poi in Ucraina nel 2004; poi in Egitto nel 2010; poi in Libia e Siria nel 2011… infine, nel 2014 a Kiev). Perché molti compagni non hanno voluto tener conto di episodi come questi (che pure venivano segnalati anche da siti internet non certo “rosso bruni)? Perché la stagnazione dei movimenti di lotta e la conseguente demoralizzazione aveva finito per generare l’illusione che, in fondo, non poi era così importante come veniva abbattuto un regime; l’importante era sostenere quella “rivoluzione” che, qui da noi non si era stati in grado di attuare. E anche per questo sono stati ribattezzati “rivoluzionari” personaggi altrimenti impresentabili ad una platea di compagni o – per parlare della Siria – presenziare a manifestazioni e fiaccolate in sostegno di altri “rivoluzionari”, schierati su posizioni
francamente abominevoli, sono ormai diventate le vivandiere dell’imperialismo; soprattutto se, come accade in Italia, sono sempre più dipendenti per le loro attività – quasi a libro paga dal Ministero degli Esteri.

Ovviamente, nelle mobilitazioni internazionaliste le cose non sono mai nettamente bianche o nere ed è certamente sbagliato addebitare ogni rivolta ad un “complotto” e additare, di conseguenza, chi le appoggia. Ma da qui a non voler vedere tutti quegli elementi che lasciavano presagire un diretto intervento militare dell’Occidente in Libia (primi tra tutti l’appoggio dei nostri governanti alle “rivolte” o la valanga di inequivocabili falsi riversati dalle TV) è molto peggio di una “disattenzione”. E, almeno oggi, dopo che è emersa la verità sulla essenza della “rivoluzione” in Libia, e la tragedia di quello che era un paese laico e relativamente florido trasformato in un abisso di miseria, violenze, integralismi, ci saremmo aspettati un generale ripensamento, in tutti, a cominciare dai firmatari degli appelli di cui sopra.

Così, (tranne rarissime eccezioni) non è stato. Anzi, è stato fatto di peggio. In una estrema sinistra che cerca come unica via di uscita al suo minoritarismo l’aggregazione, a tutti i costi, di rottami di questa, tenendosi strette organizzazioni assolutamente “filointerventiste” la parola d’ordine “contro la guerra” è stata, addirittura, bandita in tutte (ripetiamo, tutte) le manifestazioni nazionali che si sono svolte in Italia negli ultimi anni. Peggio ancora per chi, avendo appoggiato a tutti i costi la “rivoluzione libica” non è riuscito più a svincolarsi dal Qatar, che questa “rivoluzione” aveva finanziato. È il caso di Freedom Flottilla che – dopo la sfortunata, ed, ancora oggi, enigmatica, spedizione del 2010, capeggiata da tale Mahdi al-Harati (finito a fare prima il governatore militare di Tripoli e poi il capo di una banda di tagliagole in Siria) continua ad additare al pubblico ludibrio chiunque si permetta di dubitare della genuinità della “rivoluzione” libica o ad organizzare, come se niente fosse – insieme al PD, CGIL, “Un Ponte per” … – sempre più patetiche manifestazioni a sostegno di un’altra “rivoluzione” targata Qatar: quella siriana.

*La Redazione di Sibialiria* – http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=2631

[*] I patetici appelli:

APPELLO 1: Fermiamo il massacro in Libia. Pane, lavoro, democrazia,
accoglienza (febbraio 2011)
http://www.arciroma.it/2011/02/fermiamo-il-massacro-in-libia-pane-lavoro-democrazia-accoglienza/
Firmatari: *Arci, CGIL, Carlo Feltrinelli, Un ponte per, Amnesty International,
Libera, UISP, CNCA, FIOM, ACLI, ANPAS, CIPSI, Legambiente, Flavio Lotti
coordinatore Tavola della Pace, Livio Pepino Intesos, Arciragazzi,
AUSER, Beati i costruttori di Pace, FAIR, Libera Cittadinanza, Rete dei
Girotondi, Lunaria, Chiama l’Africa, Senza Confine, Africa Insieme,
Todo Cambia, Terres des Hommes, Beati i costruttori di pace, Luisa
Morgantini , Fabio Marcelli Giuristi democratici, Associazione per la
pace, Don Nandino Capovilla coordinatore di Pax Christi, Peace Waves, La
Nuova Ecologia, Rete Romana Solidarietà Palestina, WILPF, Sindacato
nazionale scrittori Cgil, Forum Internazionale SEL, Anna Maria
Rivera, Chistopher Hein, Mercedes Fria, Tommaso Fattori, Laura
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Spinelli, Massimo Loche, Comunità Rut Suore Orsoline Caserta, Rete Primo
Marzo, Iniziativa per la libertà di espressione in Iran, parlamentari,
politici, amministratori locali e centinaia di cittadini/e*

APPELLO 2: Libia. *Alex Zanotelli* lancia un appello (febbraio 2011)
http://www.dazebaonews.it/mondo/item/2122-libia-alex-zanotelli-lancia-un-appello

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NATO – Obiettivo finale: guerra atomica, cominciando dall’Europa

Lunario Paolo D'Arpini 30 luglio 2014

Nato, offensiva globale

Niente ferie, ma superlavoro estivo alla Nato. È in preparazione il
Summit dei capi di stato e di governo che, il 4-5 settembre a Newport
nel Galles, fisserà le linee dell’«adattamento strategico» in funzione
anti-Russia. Come già annunciato dal generale Usa Philip Breedlove ,
Comandante supremo alleato in Europa, esso «costerà denaro, tempo e
sforzo». I lavori sono già iniziati.

In Ucraina, mentre la Nato intensifica l’addestramento delle forze
armate di Kiev, finanziate da Washington con 33 milioni di dollari, si
stanno riattivando tre aeroporti militari nella regione meridionale,
utilizzabili dai cacciabombardieri dell’Alleanza. In Polonia si è appena
svolta una esercitazione di parà statunitensi, polacchi ed estoni,
lanciati da C-130J arrivati dalla base tedesca di Ramstein. In Ungheria,
Romania, Bulgaria e Lituania sono in corso varie operazioni militari
Nato, con aerei radar AWACs, caccia F-16e navi da guerra nel Mar Nero.

In Georgia, dove si è recata una delegazione dell’Assemblea parlamentare
Nato per accelerare il suo ingresso nell’Alleanza, le truppe rientrate
dall’Afghanistan vengono riaddestrate da istruttori Usa per operare nel
Caucaso. In Azerbaigian, Tagikistan e Armenia vengono addestrate forze
scelte perché operino sotto comando Nato, nel cui quartier generale sono
già presenti ufficiali di questi paesi. In Afghanistan la Nato sta
riconvertendo la guerra, trasformandola in una serie di «operazioni
coperte».

L’«Organizzazione del Trattato del Nord-Atlantico», dopo essersi estesa
all’Europa orientale (fin dentro il territorio dell’ex Urss) e all’Asia
centrale, punta ora su altre regioni.

In Medio Oriente la Nato, senza apparire ufficialmente, conduce
attraverso forze infiltrate una operazione militare coperta contro la
Siria e si prepara ad altre operazioni, come dimostra lo spostamento a
Izmir (Turchia) del Landcom, il comando di tutte le forze terrestri
dell’Alleanza.

In Africa, dopo aver demolito con la guerra la Libia nel 2011, la Nato
ha stipulato nel maggio scorso ad Addis Abeba un accordo che potenzia
l’assistenza militare fornita all’Unione africana, in particolare per
la formazione e l’addestramendo delle brigate della African Standby
Force, cui fornisce anche «pianificazione e trasporto aeronavale». Ha
così voce determinante sulle decisioni relative a dove e come
impiegarle. Un altro suo strumento è l’operazione «anti-pirateria» Ocean
Shield,nelle acque dell’Oceano Indiano e del Golfo di Aden
strategicamente importanti.

All’operazione, condotta di concerto col Comando Africa degli Stati
uniti, partecipano navi da guerra italiane anche con il compito di
stringere relazioni con le forze armate dei paesi rivieraschi: a tale
scopo il cacciatorpediniere lanciamissili Mimbelli ha fatto scalo a Dar
Es Salaam in Tanzania dal 13 al 17 luglio.

In America Latina, la Nato ha stipulato nel 2013 un «Accordo sulla
sicurezza» con la Colombia che, già impegnata in programmi militari
dell’Alleanza, ne può divenire presto partner. In tale quadro il Comando
meridionale Usa sta tenendo in Colombia una esercitazione di forze
speciali sud e nord-americane, con la partecipazione di 700 commandos.

Nel Pacifico è in corso la Rimpac 2014, la maggiore esercitazione
marittima del mondo, in funzione anti-Cina e anti-Russia: vi
partecipano, sotto comando Usa, 25000 militari di 22 paesi con 55 navi e
200 aerei da guerra. La Nato è presente con le marine di Usa, Canada,
Gran Bretagna, Francia, Olanda e Norvegia, più Italia, Germania e
Danimarca come osservatori. L’«Organizzazione del Trattato del
Nord-Atlantico» si è estesa al Pacifico.

Manlio Dinucci
(il manifesto, 29 luglio 2014)

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