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Cicli ricorrenti e inferenze di una remota guerra nucleare…

Lunario Paolo D'Arpini 24 agosto 2016

…delle antiche civiltà scomparse me ne sto occupando da tempo. Da quando cioè andai ad abitare a Calcata, infatti tanti anni fa sotto l’ascendente di sensazioni e messaggi dall’inconscio, percepii quello che realmente Calcata era stata ed il suo ruolo nelle trame primigenie della vita nella società umana. E’ come se gli antichi spiriti della valle del Treja, il genius loci, mi parlassero per confidarmi dei segreti rimasti per troppo tempo nascosti. A dire il vero la verità su Calcata e sull’antichità della civilizzazione falisca ad essa collegata mi era stata svelata già con il libro dell’archeologo Potter che negli anni ’60 fece una grande campagna di scavi su Narce, riscontrando le vetustà del sito. In un’altra occasione ricordo la visita di Marcello Creti, un sensitivo che viveva a Sutri, il quale mi raccontò di una antica civiltà Antalidea che aveva trovato rifugio qui a Calcata, attenzione non si tratta dei rifugiati di Atlantide bensì di un’altra mitica popolazione di “prima che nascessero gli dei”, secondo lui di origine extraterrestre. E con Marcello Creti andammo in giro nella Valle del Treja in cerca di reperti, egli credeva fermamente nell’esistenza di queste popolazioni misteriose, dotate di ampie conoscenze scientifiche, che poi per strani motivi scomparvero dalla faccia del pianeta. Ed in alcune occasioni trovammo grotte in cui sembrava che vi fossero delle tracce degli antichi abitanti pre-umani”
(Paolo D’Arpini)

Da alcune anomalie registrate in due siti archeologici indiani, Harappa e Mohenjo-Daro e dall’ultima scoperta a Jodhpur, nonché dagli scritti di antiche opere letterarie di diverse migliaia di anni fa, come il Mahābhārata, sembrerebbe proprio che NEL LONTANO PASSATO SULLA TERRA CI FU UNA GUERRA NUCLEARE (o qualcosa di simile ndr).

Entrando nel merito, le due antiche città della Valle dell’Indo: Harappa e Mohenjo-Daro (che si fanno risalire a una decina di migliaia di anni fa), scoperte accidentalmente appena lo scorso secolo, mostrarono subito agli archeologi aspetti particolari, differenti da altri siti archeologici indiani. I mattoni in terra cotta e i resti di vasellame mostravano segni di vetrificazione, fatto questo riscontrabile nei materiali esposti a temperature di migliaia di gradi Celsius. Non solo, ma in questi due siti si registra ancora una certa radioattività nel terreno. Per fortuna su queste aree archeologiche non ci sono centri abitati, quindi, il rischio di contaminazione è relativo. Questo invece non accade a 18 Km da Jodhpur, una popolosa città del Rajasthan, una regione vicina al Pakistan. Tutto nasce da un progetto per la costruzione di una vasta lottizzazione edilizia. Quando gli operari hanno iniziato a scavare le fondamenta delle case, a circa un metro di profondità, è apparso un consistente strato di ceneri pesanti; ceneri che hanno cominciato a creare problemi alla salute degli operai. Sono intervenute le autorità sanitarie e per loro grande stupore hanno registrato nella zona un tasso molto elevato di radioattività. Questa scoperta ha messo subito in rilievo l’alta incidenza di malattie, in particolare tumori, della zona. A quel punto il governo indiano ha bloccato gli scavi e isolata tutta l’area.

Gli archeologi nel frattempo hanno individuato i resti di un antichissimo insediamento umano, calcolato intorno a 9.000 anni prima di Cristo; insediamento che come Harappa e Mohenjo-Daro, presentava fenomeni di vetrificazione causati probabilmente da qualche evento che ha prodotto nel lontano passato temperature elevatissime, capaci di fondere anche la pietra. Questi archeologi, in una recente conferenza stampa, non hanno esitato a paragonare l’accaduto di quest’area con quanto avvenuto nel 1945 a Hiroshima e Nagasaki.

Gli studiosi degli antichi testi indù a questa scoperta hanno aggiunto le loro conclusioni e cioè che quanto scritto, soprattutto nel Mahabharata, non è frutto di “fantasie” dell’epoca.

Ma cosa dice questo antico testo indiano? Il Mahabharata, scritto nell’antica lingua sanscrita? Descrive un’esplosione catastrofica che sconvolse il continente. Si legge, infatti, “Un unico proiettile caricato di tutta la potenza dell’Universo … Una colonna incandescente di fumo e fiamme, brillanti come 10.000 soli, s’innalzò in tutto il suo splendore … era un’arma sconosciuta, un fulmine di ferro, un gigantesco messaggero di morte che ridusse in cenere un’intera razza. I cadaveri erano così bruciati da essere irriconoscibili. I capelli e le unghie caddero, il vasellame si ruppe senza alcuna causa apparente, e gli uccelli diventarono bianchi. Dopo poche ore, tutti i cibi erano infettati. Per uscire da quel fuoco, i guerrieri si gettarono nel fiume.”

Lo storico Kisari Mohan Ganguli asserisce che gli antichi scritti sacri indiani sono pieni di eventi catastrofici prodotti da armi sconosciute dotate di una potenza simile a quelle nucleari che noi oggi conosciamo. Nel Drona Parva, un capitolo del Mahabharata, si parla chiaramente di battaglie in cielo condotte da “carri volanti”, i Vimana, che si combattevano con “fulmini e tuoni”. Il capitolo dell’opera sacra si conclude descrivendo l’uso di armi dalla immane forza distruttiva che provocarono alla fine la totale distruzione di interi eserciti.

L’archeologo Francis Taylor aggiunge che le raffigurazioni in bassorilievo, in alcuni templi sempre nel Rajasthan, da lui interpretate, mostrano personaggi intenti a pregare al fine d’essere risparmiati dalla grande luce, che stava per portare rovina sulle loro città. -“E’ abbastanza incredibile”, afferma Taylor, “immaginare che qualche civiltà possedesse la tecnologia nucleare prima di noi. La cenere radioattiva trovata a Jodhpur aggiunge credibilità agli antichi scritti indiani che solo oggi comprendiamo parlano di un’antichissima guerra atomica”.

In conclusione, sulla base di queste scoperte e rivelazioni, dobbiamo cominciare a rivedere con più attenzione quanto descritto in tutti i testi antichi giunti fino a noi, come quelli indiani. Forse anche le due opere di Platone: il “Crizia e il ” Timeo”, che parlano della distruzione di Atlantide, forse non sono solo frutto di fantasie del filosofo greco, ma cronache di fatti realmente accaduti.

Sabatino Moscati, l’archeologo “illuminato”, morto alcuni anni fa, un giorno “oso” dire che la storia dell’umanità andava riscritta e retrodatata di molti migliaia di anni. Questa sua affermazione scandalizzò i grandi “dotti” della scienza e causò il suo allontanamento dalla casta degli archeologi baroni. Qualche anno dopo, però, si scoprì in Turchia Çatal Hüyük , una città già organizzata di 8.000 anni più vecchia di Cristo, più antica di Gerico. Questa scoperta ridisegnò i confini temporali sulla nascita delle prime civiltà dell’uomo, che prima di allora si attribuivano a 5.000 anni fa. Sabatino Moscati aveva avuto ragione. Ma la cosa non finì lì, nuove scoperte mandarono definitivamente in soffitta i vecchi testi di storia tanto cari ai “dotti” della scienza di allora. Il colpo finale ai dogmi di questi saccenti arrivò alcuni anni fa quando si scoprì che la mitica popolazione andina, conosciuta dai popoli incaici come i “guerriere delle nuvole”, presente nel nord del Perù già 2000 anni fa, era di origine europea. Sabatino Moscati aveva vinto la sua battaglia contro i baroni della scienza. Cadute le barriere della scienza conservatrice e grazie alle nuove tecnologie, ogni giorno scopriamo qualcosa di nuovo e più antico anche rispetto alle grandi civiltà Sumera ed Egizia. Ci si avvicina sempre di più verso la scoperta di presenze sul nostro pianeta di civiltà antichissime e tecnologicamente evolute, scomparse per motivi naturali o perché autodistruttesi; civiltà dimenticate che forse riusciranno a gettare una nuova luce sulla storia dell’uomo sulla Terra.

(Fonte notizie: Accademia Kronos)

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Giulietto Chiesa ci scrive: “C’è un sacco di gente che non si è ancora vaccinata contro la truffa del mainstream”

Lunario Paolo D'Arpini 22 agosto 2016

C’è un sacco di gente che, a quanto pare, non si è ancora vaccinata contro la truffa del mainstream. Persone in buona fede, che ancora “ci cascano”. Adesso tutti i media del regime imperiale suonano la stessa musica, all’unisono. Sentite questa: nell’ultimo mese almeno 15 ospedali di Aleppo sarebbero stati bombardanti dall’esercito siriano e dai russi. A quanto pare Aleppo ha più ospedali di Roma. E russi e siriani non fanno altro che prenderli di mira.

Non sembra strano? Non pare strano che un gruppo di “pediatri di Aleppo” scrivano una lettera a Obama, chiedendo protezione (indovina da chi? Ma dai russi, no?). E poi una piccola verifica mostra che 15 nomi sono inventati. Chi diffonde queste “notizie”? L’”Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo”, un’organizzazione diretta dalla CIA con sede a Londra. L’ultima è la fidatissima Amnesty International che tira fuori una indagine da cui risulta che nelle carceri siriane sono morte 18.000 persone. Chi ha fatto il calcolo? Loro. Chi può verificarlo? Nessuno. Ma tutto il coro diffonde solo Amnesty. Le smentite del governo siriano non sono neppure menzionate. Io scelgo un’altra fonte: il patriarca della Chiesa greco-melchita Gregorio III Leham.

Il quale definisce “infondate e non verificabili” le cifre di Amnesty, “manipolate e con un colore politico”, atte a “screditare” il governo siriano e i russi.

Adesso qualcuno dirà che “sono di parte”, io e pandoratv.it. E anche il capo della chiesa greco-melchita.
Forse sono di parte, ma non voglio essere dalla parte dei mentitori pagati dall’Impero.

Giulietto Chiesa

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Articoli in sintonia:

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2016/08/21/siria-quel-che-non-vi-dicono-i-giornalacci-e-le-televisioni-del-sistema/

http://altracalcata-altromondo.blogspot.it/2016/08/siria-bufale-per-boccaloni-e.html

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Commento di Vincenzo Zamboni: “Da quando gli U$A hanno cominciato a perdere la guerra in Siria (sono arrivati i russi) i mass media si sono accorti che in guerra muoiono anche i bambini (naturalmente, sempre ammazzati dagli “altri”, secondo i pennivendoli e sicofanti di regime disinformativo d’occidente). L’ipocrisia è disgustosa. Per 25 anni i giornalisti falsi e bugiardi non si sono mai accorti che U$A ed alleati assassinavano bambini in Irak, Somalia, Jugoslavia, Afghanistan, Libia, Ucraina, Donbass. L’unica arma di cui l’individuo comune dispone è il boicottaggio universale dei massmedia disinformatori di regime. Per sapere qualcosa sulle guerre meglio rivolgersi ad Emergeny e Medici Senza Frontiere: loro, almeno, bambini e adulti in guerra non li ammazzano, li curano. Unici a rispettare ed attuare la Quarta Convenzione di Ginevra sulla assistenza alle popolazioni civili oppresse dalle guerre”

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Integrazione: “A quanto pare Aleppo ha più ospedali di Roma. E russi e siriani non fanno altro che prenderli di mira. Non sembra strano? E qui il video che mostra come è stato costruito il foto-montaggio del bambino Omram: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=896502543787757&id=368748019896548 -”

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La crescita illimitata e la panacea del dr. Knapp…

Lunario Paolo D'Arpini 15 agosto 2016

L’ipotesi di una crescita della occupazione è assolutamente infondata. Il lavoro tende a diminuire, non ad aumentare, a causa della crescita tecnologica e della delocalizzazione. Pertanto se si vuole in qualche modo combattere la disoccupazione bisogna ridurre a parità di salario la settimana lavorativa di almeno il 40 per cento.

Se non si incide sull’orario di lavoro per i disoccupati ci può essere al massimo un sussidio.
Meditatio: a pancia vuota si ragiona male.Ma il mondo sta andando in direzione opposta, ancora verso l’ampliamento della forbice dei redditi, non verso la sua riduzione.

Perché ?

Senza scomodare lo scandalo della BANCA ROMANA (1893!) che in quanto istituto privato autorizzato ad emettere moneta bancaria ricorda molto la BCE, con la lira dal 1946 al 1989 l’Italia è passata dalla miseria alla ricchezza. Da quando l’industria bancaria è andata riprendendosi ogni autonomia, in meno di 20 anni siamo tornati indietro al 1975 e stiamo sicuri che non è ancora finita.”

Nel 1961 Robert Mundell elaborò la teoria delle aree valutarie ottimali che gli valse il Nobel nel 1999. In base a tale studio l’euro-pa non è un’area valutaria ottimale, però l’euro l’hanno fatto lo stesso e ora, sulla nostra pelle, stiamo sperimentando che non funziona.

Correva quindi l’anno 1992 era il 13 giugno.

“Ho tenuto qualche tempo fa una lezione alla Banca d’ Italia dove ho spiegato, dal punto di vista teorico, perché l’ Unione monetaria va contro quasi tutto quello che sappiamo di economia. ….”
(Frank Hahn economista inglese)

D’altro canto, uno stato che chiede a prestito la moneta che gli serve è come una gallina che si lasci portar via le uova per poi andare a chiederne in prestito qualcuna al mercato (eh, “i mercati, i mercati!”….).
Salvo che le uova sono potenzialmente limitate (non si può farne più di x al giorno) mentre il denaro no (do you remeber Knapp?), col risultato che quando lo stato dice di non poter spendere per mancanza di denaro si comporta come un matematico che dichiari di non poter svolgere calcoli per mancanza di numeri.

Vincenzo Zamboni

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Yemen – America d’armi e d’amori, mentre l’arabia saudita bombarda…

Lunario Paolo D'Arpini 14 agosto 2016

È dal marzo 2015 che l’Arabia Saudita bombarda e massacra migliaia di civili in una sanguinosa guerra contro lo Yemen. Ne parlano i media e i loro reggicoda “umanitari” di questa carneficina giornaliera? No, silenzio assoluto. Nessun clamore, nessuna indignazione, nessuno sdegno da parte dei sepolcri imbiancati che ci scassano gli zebedei ogni santo giorno. L’Arabia Saudita, ricordiamolo per gli smemorati, è l’entità statual-feudale che maggiormente ha contribuito alla nascita e al finanziamento dei tagliagole dell’ISIS e compagnia barbuta.

E che incarna la versione più brutale e fanatica dell’islam in circolazione: il wahhabismo, che si sta diffondendo ovunque. Ma i sauditi sono anche tra i più stretti alleati degli Stati Uniti nel Vicino e Medio Oriente. L’accordo sul piano militare e bellico fra Riyadh e Washington è di lunga data e risale al 1945. Solo lo scorso anno gli Stati Uniti hanno venduto equipaggiamento militare e armi alla controparte saudita per un valore complessivo di oltre 20 miliardi di dollari. Fonti della Difesa statunitense sottolineano che la vendita di carri armati permetterà di rafforzare il potenziale delle truppe di terra del Regno e migliorare il coordinamento e l’operatività fra forze americane e saudite. Essa testimonia anche “l’impegno” di Washington “per garantire la sicurezza dell’Arabia Saudita”.

Ora il Dipartimento di Stato sta per approvare la vendita di armi ai sauditi per un ulteriore valore di 1,15 miliardi di dollari. Dall’inizio dell’intervento militare dell’Arabia Saudita in Yemen, Riyadh ha usato anche le cosiddette bombe a grappolo di fabbricazione statunitense, un’arma da guerra terribile e dagli effetti imprevedibili, messa al bando da 119 nazioni al mondo. Inoltre, i petro-monarchi sauditi hanno messo a disposizione solo qualche aereo alla coalizione fantasma impegnata nella lotta contro l’ISIS in Siria e Iraq, mentre hanno dispiegato più di un centinaio di caccia in Yemen contro gli Huthi.

Ma non vi è solo l’America fra le grandi nazioni dell’Occidente a vendere armi a Stati che, a vario titolo, dirigono i gruppi jihadisti e ne sostengono le gesta per conto terzi. Anche paesi come Francia, Gran Bretagna e Italia fanno affari d’oro nella vendita di sistemi d’arma avanzati ad Arabia Saudita e Qatar, rinfocolando in questo modo l’instabilità dell’intera regione mediorientale. È così che l’”Occidente” vuole far credere alle plebi mediatiche di combattere il “terrorismo internazionale”?

Paolo Sensini

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Libia. Petrolio, immense riserve d’acqua, miliardi di fondi sovrani. Il bottino sotto le bombe

Lunario Paolo D'Arpini 3 agosto 2016

«L’Italia valuta positivamente le operazioni aeree avviate oggi dagli Stati uniti su alcuni obiettivi di Daesh a Sirte. Esse avvengono su richiesta del Governo di Unità Nazionale, a sostegno delle forze fedeli al Governo, nel comune obiettivo di contribuire a ristabilire la pace e la sicurezza in Libia»: questo il comunicato diffuso della Farnesina il 1° agosto.

Alla «pace e sicurezza in Libia» ci stanno pensando a Washington, Parigi, Londra e Roma gli stessi che, dopo aver destabilizzato e frantumato con la guerra lo Stato libico, vanno a raccogliere i cocci con la «missione di assistenza internazionale alla Libia». L’idea che hanno traspare attraverso autorevoli voci. Paolo Scaroni, che a capo dell’Eni ha manovrato in Libia tra fazioni e mercenari ed è oggi vicepresidente della Banca Rothschild, ha dichiarato al Corriere della Sera che «occorre finirla con la finzione della Libia», «paese inventato» dal colonialismo italiano. Si deve «favorire la nascita di un governo in Tripolitania, che faccia appello a forze straniere che lo aiutino a stare in piedi», spingendo Cirenaica e Fezzan a creare propri governi regionali, eventualmente con l’obiettivo di federarsi nel lungo periodo. Intanto «ognuno gestirebbe le sue fonti energetiche», presenti in Tripolitania e Cirenaica.

È la vecchia politica del colonialismo ottocentesco, aggiornata in funzione neocoloniale dalla strategia Usa/Nato, che ha demolito interi Stati nazionali (Jugoslavia, Libia) e frazionato altri (Iraq, Siria), per controllare i loro territori e le loro risorse. La Libia possiede quasi il 40% del petrolio africano, prezioso per l’alta qualità e il basso costo di estrazione, e grosse riserve di gas naturale, dal cui sfruttamento le multinazionali statunitensi ed europee possono ricavare oggi profitti di gran lunga superiori a quelli che ottenevano prima dallo Stato libico. Per di più, eliminando lo Stato nazionale e trattando separatamente con gruppi al potere in Tripolitania e Cirenaica, possono ottenere la privatizzazione delle riserve energetiche statali e quindi il loro diretto controllo.

Oltre che dell’oro nero, le multinazionali statunitensi ed europee vogliono impadronirsi dell’oro bianco: l’immensa riserva di acqua fossile della falda nubiana, che si estende sotto Libia, Egitto, Sudan e Ciad. Quali possibilità essa offra lo aveva dimostrato lo Stato libico, costruendo acquedotti che trasportavano acqua potabile e per l’irrigazione, milioni di metri cubi al giorno estratti da 1300 pozzi nel deserto, per 1600 km fino alle città costiere, rendendo fertili terre desertiche.

Agli odierni raid aerei Usa in Libia partecipano sia cacciabombardieri che decollano da portaerei nel Mediterraneo e probabilmente da basi in Giordania, sia droni Predator armati di missili Hellfire che decollano da Sigonella. Recitando la parte di Stato sovrano, il governo Renzi «autorizza caso per caso» la partenza di droni armati Usa da Sigonella, mentre il ministro degli esteri Gentiloni precisa che «l’utilizzo delle basi non richiede una specifica comunicazione al parlamento», assicurando che ciò «non è preludio a un intervento militare» in Libia. Quando in realtà l’intervento è già iniziato: forze speciali statunitensi, britanniche e francesi – confermano il Telegraph e Le Monde – operano da tempo segretamente in Libia per sostenere «il governo di unità nazionale del premier Sarraj».

Sbarcando prima o poi ufficialmente in Libia con la motivazione di liberarla dalla presenza dell’Isis, gli Usa e le maggiori potenze europee possono anche riaprire le loro basi militari, chiuse da Gheddafi nel 1970, in una importante posizione geostrategica all’intersezione tra Mediterraneo, Africa e Medio Oriente. Infine, con la «missione di assistenza alla Libia», gli Usa e le maggiori potenze europee si spartiscono il bottino della più grande rapina del secolo: 150 miliardi di dollari di fondi sovrani libici confiscati nel 2011, che potrebbero quadruplicarsi se l’export energetico libico tornasse ai livelli precedenti.

Parte dei fondi sovrani, all’epoca di Gheddafi, venne investita per creare una moneta e organismi finanziari autonomi dell’Unione Africana. Usa e Francia – provano le mail di Hillary Clinton – decisero di bloccare «il piano di Gheddafi di creare una moneta africana», in alternativa al dollaro e al franco Cfa. Fu Hillary Clinton – documenta il New York Times – a convincere Obama a rompere gli indugi. «Il Presidente firmò un documento segreto, che autorizzava una operazione coperta in Libia e la fornitura di armi ai ribelli», compresi gruppi fino a poco prima classificati come terroristi, mentre il Dipartimento di stato diretto dalla Clinton li riconosceva come «legittimo governo della Libia». Contemporaneamente la Nato sotto comando Usa effettuava l’attacco aeronavale con decine di migliaia di bombe e missili, smantellando lo Stato libico, attaccato allo stesso tempo dall’interno con forze speciali anche del Qatar (grande amico dell’Italia). Il conseguente disastro sociale, che ha fatto più vittime della guerra stessa soprattutto tra i migranti, ha aperto la strada alla riconquista e spartizione della Libia.

Manlio Dinucci

(il manifesto, 3 agosto 2016)

Sullo stesso argomento vedi La notizia su Pandora TV http://www.pandoratv.it/?p=7166

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