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Baba Muktananda Mahasamadhi, nascita di Gandhi, si diventa ciò che si pensa, omogeneizzazione culturale, il mito di Ganesh, Ca’ Lamari: festa della luna, Fiorenzuola: Caffè Letterario, difesa dei sindacati…

Lunario Paolo D'Arpini 2 ottobre 2017

Il Giornaletto di Saul del 2 ottobre 2017 – Baba Muktananda Mahasamadhi, nascita di Gandhi, si diventa ciò che si pensa, omogeneizzazione culturale, il mito di Ganesh, Ca’ Lamari: festa della luna, Fiorenzuola: Caffè Letterario, difesa dei sindacati…

Care, cari, il 2 ottobre 1982 il mio Guru, Baba Muktananda, lasciava il corpo in quel di Ganeshpuri. Ma la sua presenza in me non è mai venuta meno poiché il Guru è la nostra stessa Consapevolezza. Personalmente ho avuto una grande fortuna nella vita. Considero questo mio corpo e questa mia mente estremamente benedetti e santi poiché attraverso di loro ebbi la possibilità di incontrare un grande Maestro che diede alla mia esistenza vero significato. Dimostrandomi come il distacco ed allo stesso tempo l’attenzione siamo importanti per restare focalizzati nel Sé… – Continua: https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2017/10/01/il-guru-e-sempre-presente-in-memoria-di-baba-muktananda/

Commento di Rosasolito: “Quando incontriamo le guide spirituali si è pronti per capire e vivere su livelli di coscienza diversi. Tutto diventa chiaro, si diventa consapevoli di essere una parte dell’energia Divina e la coscienza è la forza motrice che ci spinge verso la consapevolezza…”

Mia considerazione: “Come potrei raccontare l’incontro avuto con me stesso, come potrei descrivere l’io dinnanzi all’Io? Questo riconoscimento del Sé avviene come stabilito dal destino. Per me accadde allorché mi trovai dinnanzi al mio Guru Muktananda. Ma definire un “qualcuno” Guru è un’offesa alla verità, poiché Guru non è mai una persona è semplicemente la Coscienza che anima e manifesta ogni persona…” – Continua: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2008/12/22/eccomi-di-fronte-a-swami-muktananda-il-guru%E2%80%A6/

Treia. La raccolta delle olive di San Francesco procede. Ieri sono venuti all’orto Danizete e Donatello a raccogliere – gratuitamente- un po’ di olive da fare in salamoia. Ce ne sono ancora abbastanza per un’altra tornata e Danizete verrà martedì 3 ottobre, la vigilia della festa di San Francesco, con una sua amica per procedere nella raccolta. Chi volesse approfittare di questa occasione chiami allo 0733/216293”

Il 2 ottobre ricorre l’anniversario della nascita di Gandhi, definito “l’apostolo della nonviolenza”. Il personaggio merita sicuramente la nostra attenzione, poiché egli riuscì -in modo abbastanza pacifico- a smuovere le masse ed a condurle verso l’indipendenza. Prima della colonizzazione inglese l’India era suddivisa in vari staterelli ed in gran parte era oppressa dal dominio musulmano. La partizione voluta dagli inglesi, a cui Gandhi si oppose sino all’ultimo, portò comunque alla creazione di due stati abbastanza grandi ed omogenei, da una parte il Pakistan musulmano e dall’altra l’India perlopiù induista ma alquanto sincretica (comprendendovi cristiani, jain, buddisti, parsi, etc. e persino musulmani “moderati”). In passato mi sono occupato spesso della “filosofia” gandhiana e sul personaggio “Gandhi”, stavolta voglio riportare il pensiero di Osho su questo tema… – Continua: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2017/10/01/mahatma-gandhi-luci-ed-ombre-alti-e-bassi/

Commento di Bernardino del Boca: “Il Mahatma (grande anima) ha dato al mondo un’arma nuova che ha nome: “satyagraha”. Questa parola ha il significato di “forza della verità”, ma consiste nel rifiutare obbedienza alle ingiuste leggi, pur accettando di buon grado le sanzioni previste dalle leggi stesse contro coloro che non le osservano, a costo di qualunque sacrificio o privazione anche a costo della vita. Per questo il satyagraha è l’arma del forte e non del debole; chi l’usa contro le leggi ingiuste deve obbedire alle giuste..”

Si diventa ciò che si pensa – E’ scritto in Ashtavakra Samhita: “In modo conscio o inconscio siamo abilissimi creatori di forme pensiero attraverso le quali plasmiamo continuamente immagini di noi stessi così come dell’intero universo. Per questo chi si pensa continuamente come vittima è il miglior creatore di carnefici e aguzzini. Tuttavia non ci possono essere carnefici senza persone che si pensano vittime, così come non ci possono essere infidi pastori senza esseri umani che si pensino come un fedelissimo e insicuro gregge, ansioso di essere guidato…” – Continua: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2012/12/ashtavakra-samhita-si-diventa-cio-che.html

Bomba su bomba (a spese nostre). Altro che denuclearizzazione – Scrive Manlio Dinucci a commento dell’articolo http://retedellereti.blogspot.it/2017/09/lettera-aperta-al-presidente-della-cei.html -: “Poiché a fornire le bombe nucleari ci pensano gli Usa, i paesi che le ospitano si accollano (per i due terzi o totalmente) le spese per il mantenimento e l’upgrade delle basi. Paghiamo così, anche economicamente, la «sicurezza» che ci forniscono gli Usa schierando in Italia le loro armi nucleari…”

Omogeneizzazione culturale in corso – Scrive Sebastiano Caputo: “Se Simone Weil attraversasse oggi Parigi non vedrebbe donne africane vestite con splendidi abiti tradizionali ma delle fotocopie di Rihanna o Beyoncé. Come non vedrebbe uomini di fede islamica con un Corano in mano, ma dei racailles (ragazzi della banlieu), pura imitazione del gangster bling bling americano. Non esiste il multi-culturalismo perché si è americanizzato. Il passo successivo è il melting-pot di marchio USA: un mondo di plastica nel quale viene forzata la fusione tra la popolazione locale e quella immigrata…” – Continua: http://altracalcata-altromondo.blogspot.it/2017/10/omogeneizzazione-culturale-e.html

Tutto cambierà con le prossime elezioni? – Scrive F.B.: “Presto ci saranno le elezioni e tutto cambierà, afferma speranzoso l’illuso di turno, inconscio schiavo del consumismo. Già, le elezioni. Fasulle e teleguidate, Verificate: l’astensionismo cresce ad ogni tornata. Inoltre l’elettorato cerca ad ogni tornata il “nuovo”, quello che dice di voler buttare tutti gli stracci per aria. Si cominciò con l’Uomo Qualunque di Giannini, passando via via per Lega, Di Pietro, Bonino, Grillo….. (cito solo quelli più conosciuti). Meteore politiche, destinate al facile tramonto, per il semplice fatto che tutti giocano “nel” sistema, non “contro” il sistema…”

Ca’ Lamari. Festa della Luna – Scrive Maria Bignami: “Ca’ Lamari di Montecorone di Zocca ”Festa della luna” 7-8 ottobre 2017. Chi vuole può portare cose o indumenti per fare baratti. La partecipazione a tutti gli eventi è a contributo libero consapevole… – Continua: http://retedellereti.blogspot.it/2017/10/ca-lamari-di-montecorone-di-zocca-festa.html

Milano. Pro animali – Scrive Animal Press: “Sabato 30 settembre 2017 a Milano l’evento di Coldiretti: durante la pacifica protesta del movimento Iene Vegane una esponente di Coldiretti dà in escandescenze ma gli animalisti non raccolgono le provocazioni, controbattono con fermezza e argomentano la realtà di allevamenti intensivi, stalle e mattatoi…”

Roma. Pro animali – Scrive AVA: “Alle ore 17,30 del 5 ottobre 2017, in piazza Asti 5, Roma, Conferenza di Gianluca Felicetti, Presidente LAV: “Le prescrizioni legislative in difesa degli animali” – Info: francolibero.manco@fastwebnet.it”

Ganesh, Il simbolo della pacificazione tra matrismo e patriarcato – Nel mito di Ganesh dovremmo considerare il contesto in cui questa storia e questa immagine di Ganesh è nata. Corrisponde al momento della transizione fra matrismo e patriarcato. Parvati la Dea Madre, sposa di Shiva, si era urtata perché i Gana (servitori) di Shiva entravano nel palazzo di Kailash cercando il suo sposo senza aver preventivamente chiesto il suo permesso. Perciò creò da se stessa, con la sua energia divina, un figlio e gli diede l’incarico di guardare la porta d’accesso del suo appartamento e di non far entrare alcuno senza il suo consenso…” – Continua: http://paolodarpini.blogspot.it/2017/10/ganesh-il-simbolo-della-conciliazione.html

Mio commentino: “…occorre “inquadrare” le culture di genere, sia femminista che maschilista, in un panorama più ampio, osservando anche i passi fatti in tal senso nelle antiche civiltà d’oriente e d’occidente e nella società presente, superando i canoni legati al genere, il femminile ed il maschile. Ho una mia opinione sul cambiamento di pensiero avvenuto durante il neolitico riguardo alla “valenza” del femminile, sfociato poi nel patriarcato. Che il patriarcato maschilista abbia causato danni all’umanità è verissimo e lo vediamo ancora oggi. Ma la soluzione non sta né nel ritorno al matrismo né nella cancellazione delle differenze (in forma unisex). L’uomo, in quanto maschio, ad un certo punto della sua storia ha avuto bisogno di conquistare un suo spazio mentale che gli era precluso durante la predominanza della cultura matristica. Per questo ha sviluppato maggiormente la sua capacità analitica e razionale, un metodo di “accerchiamento della verità” attraverso la comprensione intellettuale. La donna che ha naturalmente una forte intelligenza intuitiva ha in qualche modo consentito questo passaggio, comunque finalizzato all’evoluzione della specie umana nella sua interezza. Una maggiore capacità di comprensione da parte dell’uomo è ora stata raggiunta, pur in forma elucubrativa. Ora si può parlare fra generi paritariamente e superare quindi ogni rivalsa. Certo, questo discorso non è possibile a livello globale, di corpo/massa psichico, ma è stato avviato… quindi prima o poi emergerà nel cosciente. L’evoluzione ha tempi molto lunghi…”

In difesa dei sindacati – Scrive Carlo Migani: “Sono stato 30 anni nel sindacato, sono stato consigliere nazionale, regionale, provinciale e per 5 anni presidente della sede di Urbino. Conosco bene il sindacato, tutto, luci e ombre, pregi e difetti. Posso anche criticare alcuni aspetti e alcuni uomini del sindacato e chi mi conosce sa che non ho mai risparmiato né critiche né fatti, anche molto duri…. Ma non mi sono mai permesso di mettere in dubbio né il ruolo né l’autonomia del sindacato. Non è permesso a un Di Maio qualsiasi di dire quello che ha detto…” – Continua: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2017/10/01/in-difesa-dellautonomia-sindacale-ed-in-critica-dellingerenza-di-di-maio/

Commento di Francesco Granchio Favara: “Una cosa che pochi hanno compreso e che proprio ieri postavo; in cantiere a casa pentastellata c’è il varo di un sindacato a 5 stelle che già esiste a Roma in ATAC. (e questo spiega in parte l’attacco). Ma una cosa non riesco a comprendere..” – Continua in calce al link soprastante

The Italian Bioregional Network – In Italy, the “bioregional movement” has been affirming in the early 1980s, coordinated by a group of activists referring to the AAM Terra Nuova newspaper. After about 10 years, thanks to the dissemination work carried out by two magazine, particularly devoted to the bioregionalism philosophy, “Wild Side” and “Borders”, in 1996, the Italian Bioregional Network was born, “a set of groups, associations, communities and individuals who share the bioregional idea and in person, in their own place…” – Continua: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2017/10/bioregionalism-and-italian-bioregional.html

La grande mistificazione catalana – Scrive Fulvio Grimaldi: “Consiglio a tutti di leggere sul Fatto Quotidiano, di domenica 1/10, l’articolo della solitamente eccellente Daniela Ranieri sul referendum  e sul movimento secessionista catalano. Finalmente un’analisi fuori dai romanticismi chauvinisti che attingono da miti più che dalla storia e, tantomeno, dalle realtà sociali e geopolitiche del presente. Ricordo anche che alla kossovarizzazione della Catalogna, guidata dalle destre e dalla minoranza ricca e neoliberista, ha dato il suo contributo lo specialista delle rivoluzioni colorate, George Soros, con contributi di oltre 50mila euro a organizzazioni legate alla Generalidad. Naturalmente la mistificazione indipendentista, tra l’altro mirata a chiudere la Catalogna nel carcere UE, non poteva non essere sostenuta da sinistri sinistrati, sorosiani e hillariani, inutili idioti…”

Commento di Sebastiano: “L’infamia è proseguita con i notiziari del 1 ottobre: hanno aperto con le immagini dei poveri catalani privati del diritto di secessione e maltrattati dalla polizia spagnola. Subito dopo le immagini dei  manifestanti  contro il G7 di Venaria bastonati dalla polizia nostrana e etichettati come scalmanati e violenti…”

Fiorenzuola. Ottobre al Caffè Letterario – Scrive Paolo Mario Buttiglieri: “Fra i vari incontri è previsto un corso di riconoscimento sugli alberi: ogni Sabato dalle ore 15 alle 17 presso il caffè letterario del bar dell’ospedale di Fiorenzuola (PC). Il corso gratuito dura fino alla fine di novembre 2017. Per conoscere gli alberi della città con visite guidate. Si parlerà di come nasce e cresce l’albero e della sua riproduzione. L’albero è vivo? Respira? Gli alberi comunicano tra di loro? Con gli animali? L’albero ha una intelligenza? I cinque sensi degli alberi. La foresta è una società moderna? L’albero dorme? Soffre? E’ competitivo come l’uomo e gli animali?…” – Continua: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2017/10/appuntamenti-bioregionali-ottobre-al.html

Ciao, Paolo/Saul
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Pensieri poetici del dopo Giornaletto:

“La mente, per gli esseri umani, è la radice del dolore e del piacere. Non vi è altro motivo per cui dovresti sperimentare dolore e piacere: è solo la mente che ti fa sperimentare queste cose. Essa è capace di travolgerti mostrandoti una gioia nel dispiacere oppure una sofferenza dentro alla gioia; ecco perché non dovresti correre dietro alla fantasie della tua mente. Al contrario, dovresti utilizzare la mente per ritrovare il tuo vero Sé…” (Swami Muktananda)

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Unisciti a coloro che cantano, raccontano storie, si godono la vita è hanno la gioia negli occhi. Perché la gioia è contagiosa, e riesce sempre a impedire che gli uomini si lascino paralizzare dalla depressione, dalla solitudine e dalle difficoltà. Unisciti a chi procede a testa alta, anche se ha gli occhi pieni di lacrime. (Paulo Coelho).

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In difesa dell’autonomia sindacale ed in critica dell’ingerenza di Di Maio

Lunario Paolo D'Arpini 1 ottobre 2017

Sono stato 30 anni nel sindacato, sono stato consigliere nazionale, regionale, provinciale e per 5 anni presidente della sede di Urbino. Conosco bene il sindacato, tutto, luci e ombre, pregi e difetti. Posso anche criticare alcuni aspetti e alcuni uomini del sindacato e chi mi conosce sa che non ho mai risparmiato né critiche né fatti, anche molto duri. Ma non mi sono mai permesso di mettere in dubbio né il ruolo né l’autonomia del sindacato.

Non è permesso a un Di Maio qualsiasi di dire quello che ha detto (”O i sindacati si riformano o ci pensiamo noi, quando saremo al governo cambieremo le regole per il sindacato”) e il bello è che lui neanche si rende conto della gravità del fatto, ne sono convinto, Non lo può perché il suo pensiero sbagliato e autoritario è condiviso da una buona fetta del popolo, del suo popolo, del solito popolino da bar, quello che pur non sapendo nulla di ordinamento statale o di Costituzione si permette di sparare sentenze a vanvera, a tocchi, come tagliare la porchetta.

Però Di Maio non è un parolaio da bar e nemmeno uno studentello ignorante. Di Maio è un onorevole della camera dei deputati della Repubblica italiana, è un vice-presidente della camera e, che gli piaccia o meno, uno stipendiato dalla Repubblica. Non gli è permesso di ignorare la Costituzione, l’art. 18 sulla libertà di associazione e l’art. 39 che recita “L’organizzazione sindacale è libera Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.”
Se tanto mi da tanto il baciatore di reliquie potrebbe essere il peggior presidente del consiglio che si sia mai visto.

Carlo Migani

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Commento di Francesco Granchio Favara: “Una cosa che pochi hanno compreso e che proprio ieri postavo; in cantiere a casa pentastellata c’è il varo di un sindacato a 5 stelle che già esiste a Roma in ATAC. (e questo spiega in parte l’attacco).
Ma una cosa non riesco a comprendere. Alcuni compagni (li considero ancora tali) ieri mi dicevano che alla fine non abbia detto cose inappropriate, ricordandomi che anche Prodi e la stessa CGIL negli anni ‘90 chiedevano l’attuazione per i sindacati dell’art.39 della Costituzione. (dimenticando che chiedevano l’attuazione perché alcuni sindacati di base non avevano uno statuto in linea con i principi di democrazia richiesti appunto dall’art. 39)
Ora mi chiedo se non abbiamo il pessimo vizio di tirare in ballo sempre la costituzione ma spesso a sproposito.
L’art. 39 parla di principi di democrazia che nulla c’entrano con le azioni del sindacato stesso, ovvero cosa dovrebbero riformare del sindacato? nessuno fin’ora me lo ha spiegato. Non si vuole l’ingerenza dei partiti? sono d’accordo ma è fin dalla fine degli anni 60 che l’allora movimento di autonomia chiedeva che i partiti non ingerissero nella vita sindacale… adesso se so svegliati?
Poi che facciamo? interveniamo anche nell’autonomia della Magistratura?”

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Italia a forte rischio di tribalizzazione territoriale mafiosa

Lunario Paolo D'Arpini 24 settembre 2017

“Gruppi di migranti nigeriani che in un primo momento collaboravano con le mafie per lo sfruttamento della prostituzione ed il traffico delle droghe, ora stanno organizzando bande paramilitari per controllare il territorio italiano”, a rivelarcelo un articolo del “Times” del 29 giugno 2017, a cui si sono aggiunte pubblicazioni del “The Guardian” dell’agosto scorso. Parlano di gang criminali nigeriane e centrafricane che operano in Italia, già soprannominate dall’intelligence britannica “I Vichinghi”: “I membri sono soliti portare il machete come arma – riferiscono le fonti britanniche – hanno prima controllato il traffico di esseri umani, ed oggi usano il capoluogo siciliano come punto d’approdo e smistamento in Italia per centinaia di migliaia d’immigrati clandestini”.
Secondo la stampa inglese il territorio italiano sarebbe ora a forte rischio di “tribalizzazione territoriale”, ovvero le bande di migranti potrebbero appropriarsi di aree e difenderle come usano fare nelle zone del centro Africa già attraversate da guerre civili e atavici conflitti tribali.

Rodolfo Ruperti, capo della polizia di Palermo, aveva dichiarato al Times che “la gang dei Vichinghi è sorta mentre la polizia sgominava l’organizzazione dell’Ascia Nera (struttura mafiosa nigeriana in Italia): quando elimini una gang, subito altre vengono a colmarne il vuoto”. Secondo le fonti britanniche si sarebbe ormai a cospetto di “organizzazioni molto gerarchiche, con capi presenti in ogni città”.

Il rischio secondo gli inglesi è che, messi alle strette (o progettando una supremazia sugli italiani) potrebbero anche armare i centri d’accoglienza, e coloro che vivono nei palazzi occupati, per fronteggiare le forze dell’ordine in eventuali focolai di guerriglia urbana: l’esempio dello sgombero nei pressi di Roma-Termini avrebbe potuto avere di queste conseguenze.

L’ulteriore restrizione dei flussi migratori verso la Gran Bretagna sarebbe stata operata dal governo di Londra dopo le relazioni dell’intelligence. Di più, il caso italiano sarebbe oggetto di studio e preoccupazione, al punto che Scotland Yard avrebbe consigliato maggiore controllo sui voli in entrata dall’Italia, e perquisizioni accurate sui vettori su rotaia e gomma che attraversano il canale. Dal canto loro i francesi hanno già in due occasioni fronteggiato gruppi paramilitari nelle banlieue parigine, ricorrendo all’esercito in supporto alla Gendarmerie.

Ma la politica italiana sarebbe quella di non allarmare la popolazione circa il rischio d’assalti da parte di gruppi “paramilitari extracomunitari”. Anche se bande sudamericane avrebbero già il controllo d’una decina di edifici a Milano e d’una zona non ben definita a Genova. Va rammentato che lungo l’Adriatico sarebbero già state segnalate bande di africani. Qualche funzionario di polizia ventila che ordini superiori avrebbero minimizzato il fenomeno, etichettandolo come ininfluente sotto il profilo dell’ordine pubblico. Evidentemente necessita attendere che si manifestino con i fatti, e cioè non basta qualche stupro o rapina per gridare al fenomeno diffuso.

Occorre che bande paramilitari di migranti assalgano aziende agricole e piccoli centri rurali, che s’approprino arma alla mano di pezzi del Paese… allora forse lo Stato democraticamente sonnacchioso si desterà, forse proponendo di dialogare con gli eventuali nemici. Il Papa ci dirà di perdonare loro ogni peccato, ma soprattutto qualcuno ci rammenterà che prima di tutto sono rifugiati politici.

Pietro Rossi Valdisole
Da L’Opinione, quotidiano di Roma

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Mio commentino: “Andando avanti così vedo per l’Italia un futuro di staterelli semi autonomi, suddivisi in varie etnie e religioni. Ci saranno alcune città governate da uno pseudo stato centrale, altre città, dove esistono le basi NATO, saranno controllate direttamente dagli USA, poi ci saranno paesi e contrade in mano alle mafie, alle confraternite massoniche ed alle fratellanze etniche nere, gialle, etc. Insomma un ritorno al medioevo profondo. Quelli che saranno messi peggio sono i “laici” che sono invisi a chiunque. Beh, ci sarà da divertirsi…” (Paolo D’Arpini)

Articolo collegato: http://paolodarpini.blogspot.it/2017/09/trapianto-di-cultura-litalia-cambia.html

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In Polonia come in Italia – Revisionismo storico in corso…

Lunario Paolo D'Arpini 16 settembre 2017

Condanniamo i cambiamenti dei nomi delle strade in Polonia voluti dal governo e il numero crescente di devastazioni e abbattimenti di monumenti che celebrano gli eroi della lotta contro il fascismo. Un recente esempio è rappresentato dallo smantellamento del Mausoleo dell’Armata Rossa a Trzcianka. I cambiamenti dei nomi delle strade e gli attacchi ai monumenti dei soldati sovietici e polacchi, dei partigiani comunisti e dei militanti del movimento operaio sono il risultato della politica riguardante la storia imposta dalle autorità statali, avviata dall’Istituto della Memoria Nazionale (IPN) che ha messo in discussione persino che la Polonia sia stata liberata nel 1944-1945.

Ci opponiamo all’ “Atto di Decomunistizzazione” che impone cambiamenti ai nomi delle strade e agli altri oggetti pubblici e la liquidazione di monumenti e memoriali che si ritiene promuovano il comunismo. In molti luoghi, durante manifestazioni pubbliche, gli abitanti si sono espressi in modo praticamente unanime contro il cambiamento dei toponimi delle strade. A causa di questa resistenza molte autorità locali hanno rinunciato ad attuare la “decomunistizzazione”.

L’ “Atto di Decomunistizzazione” e il modo con cui viene tradotto in pratica dimostrano che il parere della società non viene preso in considerazione dalle autorità. Nell’ambito di questo provvedimento, i voivoda – i rappresentanti locali del governo centrale – hanno il potere di imporre i nuovi toponimi qualora le autorità locali non siano riuscite a farlo. E’ un’interferenza illegale nelle competenze delle autorità locali, per cui gli appelli contro tali decisioni devono essere indirizzati ai tribunali amministrativi. Inoltre, i costi e le conseguenze di questi cambiamenti ricadono sui cittadini, anche quelli che vi si erano opposti.

L’obiettivo principale dell’attacco è rappresentato dai nomi di coloro che hanno partecipato alla lotta contro il fascismo: essi costituiscono i 2/3 della lista di nomi da cambiare, compilata dall’IPN. La politica riguardante la storia attuata dalle autorità conduce alla sostituzione di questi nomi con quelli di esponenti anticomunisti.

Mettere sullo stesso piano comunismo e fascismo è elemento costitutivo di tale politica, e ciò indirettamente porta alla minimizzazione delle responsabilità del fascismo. L’obiettivo di questa politica non è solo quello di modificare la visione della storia, ma anche la promozione delle posizioni anticomuniste più aggressive, soprattutto tra i giovani.

In questa situazione, è necessaria la resistenza contro la falsificazione della storia. Il modo più efficace per opporsi all’ “Atto di Decomunistizzazione” è un’ampia resistenza sociale. In molte città, sono state avviate campagne per preservare i nomi delle strade e i monumenti. Il Partito Comunista della Polonia esprime il suo sostegno alle iniziative dei gruppi locali e invita tutti i suoi membri e simpatizzanti a partecipare a questa resistenza.

Comunicato del Partito Comunista della Polonia

(Fonte: solidnet.org – Traduzione di Marx21.it)

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Mio commentino: “ Mentre in Italia procede la cancellazione del passato fascista in Polonia le autorità filo Nato condannano il comunismo. Ma il passato non cambia…!” (P.D’A.)

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UE. La questione linguistica e l’importanza della lingua italiana nella “forma mentis” comunitaria

Lunario Paolo D'Arpini 29 agosto 2017

Per quanto riguarda la questione linguistica è importante chiarire che la comunicazione è solo una delle funzioni della lingua e non la più importante poiché si può comunicare anche in molti altri modi.

Il ruolo più importante della lingua è quello di permettere al pensiero di pensare, di concretizzarsi, di immaginare, di concepire, di creare e perciò scegliere di utilizzare una lingua o un’altra non è una cosa banale. Se l’Italia è il Paese di tanti tra i più grandi artisti mondiali dalla musica all’architettura, alla scultura… e via dicendo, questo è soprattutto merito della lingua, l’italiano, che anima e struttura il pensiero degli Italiani e ne veicola i valori fondanti della nostra civiltà.

Per questa ragione, l’Europa non può e non deve essere pensata e concepita in una sola lingua in quanto la lingua unica non le permetterebbe di conservare la sua identità e la partecipazione delle altre lingue d’Europa e, in particolare, della nostra lingua a questo processo di edificazione dell’Europa Unita è di un’importanza fondamentale. È solo perché abbiamo politici e rappresentanti ad alto livello incolti, disattenti, pragmatici e sprovveduti che l’italiano, in sede europea, è stato declassato tra le lingue minori allorché il suo contributo alla costruzione dell’Europa, nel rispetto della sua specifica identità, risulta imprescindibile.

L’Europa Unita non è una ONG e nemmeno una qualsiasi Organizzazione Internazionale, l’UE è una Organizzazione Sovrannazionale, alla quale gli Stati Membri hanno delegato vasti settori di competenza dello Stato nell’ambito dei quali l’UE legifera intervenendo-interferendo nella vita quotidiana dei cittadini europei e condizionandola profondamente. Questo processo regolamentare e legislativo non può essere concepito ed esercitato in una sola lingua senza trasformare il processo di integrazione dell’Europa in un processo di colonizzazione. Come, peraltro, sta già accadenso. In questo modo l’Europa Unita non si farà né ora né mai, continuerà a deludere i cittadini europei e il progetto di integrazione finirà per essere denunciato, disatteso e abbandonato.

Anna Maria Campogrande

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