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Tribunale Permanente dei Popoli – Contro la Guerra Imperialista e la NATO

Lunario Paolo D'Arpini 3 agosto 2015

tribunale permanente dei popoli

I mezzi di informazione ci fanno credere che le guerre sono sempre fuori dai nostri confini, che nulla possiamo per fermarle, che non esistono responsabili e se ci sono, rimarranno impuniti.

La realtà è che, in un mondo globalizzato, nessuno è estraneo alle guerre e le persone hanno il dovere morale di farsi testimoni di quanto accade. Come detto B. Russell sulla guerra in Vietnam, “Il nostro scopo è quello di rendere l’umanità testimone di questi crimini terribili e unire le persone dalla parte della giustizia “(Seconda Sessione del Tribunale Penale Internazionale, Novembre 1967).

Oggi, sono in atto almeno 31 conflitti armati e l’ignoranza non giustifica la nostra passività. Dalla Seconda Guerra Mondiale, le guerre hanno prodotto 16 milioni di morti. Il 90% delle vittime di oggi sono civili e, fra queste, il 75% sono donne e bambini. Il 2014 è terminato con 51,3 milioni di sfollati.

I paesi e le coalizioni occidentali sono stati la causa indiscussa di questa guerra globale e rappresentano la maggior minaccia per la pace.

Il Forum contro la Guerra Imperialista e la NATO nasce da un’iniziativa dell’Alleanza degli Intellettuali Antimperialisti con lo scopo di organizzare sessioni di discussione e analisi sulla guerra, che dovranno sensibilizzare e stimolare la mobilitazione sociale contro le manovre militari della NATO, le più imponenti dalla Seconda Guerra Mondiale, che si terranno a Gibilterra nel mese di ottobre di quest’anno.

Dopo un anno di lavoro i partecipanti al Forum: intellettuali, attivisti, organizzazioni politiche e sociali, hanno deciso di convocare la prima riunione costitutiva del Tribunale Permanente Contro la Guerra Imperialista e la NATO.

Siamo convinti che la guerra non sia un incidente, né una fatalità, ma il risultato di un sistema economico predatorio e ingiusto, basato sullo sfruttamento e lo sterminio, e che nessuno possa restare indifferente.

Facciamo appello a tutte le organizzazioni sociali, gruppi e individui che desiderano partecipare alla stesura di una dichiarazione contro la guerra e a favore di una cultura non bellicista da diversi ambiti e punti di vista, per contribuire alla creazione e allo sviluppo del Tribunale Permanente Popoli contro la Guerra Imperialista e la NATO.

Il Tribunale terrà la sua prima seduta costitutiva a Madrid il 16, 17 e 18 ottobre 2015. Il nostro primo atto sarà quello di denunciare le esercitazioni NATO che si terranno a Gibilterra proprio in quel periodo.

Condizioni di partecipazione:

1. Obbiettivi

Il Tribunale Permanente contro la Guerra Imperialista e la NATO vuole essere un osservatorio sulle guerre, comprenderne cause, conseguenze e responsabilità. Al tempo stesso sarà un’occasione per creare un archivio della memoria e della resistenza dei popoli contro la barbarie e la guerra.

La guerra non è solo l’intervento armato, ma anche la sottomissione forzata, che avviene attraverso l’economia e la politica, con la quale si impedisce ai popoli di esercitare la loro sovranità. Pertanto il Tribunale si prefigge di formulare e diffondere una condanna sociale e politica della situazione creata dagli interventi militari.

Gli obbiettivi concreti sono:

Riunire quante più persone di organizzazioni sociali, politiche, sindacali e movimenti nella condanna alla guerra e ai suoi strumenti.
Documentare e contribuire alla promozione di azioni legali da intraprendere per porre fine all’impunità dei responsabili delle guerre.
Contribuire allo sviluppo di una coscienza sociale contro le guerre.
Mostrare come le guerre, così come altri grandi temi che determinano le nostre vite, restano fuori dal dibattito e dalle decisioni delle popolazioni.
Mettere in guardia circa la costante escalation bellica, l’aumento delle guerre e delle loro vittime, della crudeltà e della sofferenza inflitta alle persone più vulnerabili.
Contribuire alla mobilitazione dei popoli contro le guerre imperialiste e le loro conseguenze.

2. Chi convochiamo:

Convochiamo tutte le persone appartenenti a gruppi e organizzazioni sociali che desiderino partecipare alla stesura di una dichiarazione contro la guerra e a favore di una cultura non bellicista da diversi campi e punti di vista.

Tutti coloro che vogliono essere testimoni o testimoniare crimini di guerra.

3. Iscrizioni e modi di partecipazione alla prima sessione del Tribunale Permanente:

Il Tribunale sarà organizzato in gruppi di lavoro tematici ai quali si può partecipare di persona, in videoconferenza o con delle dichiarazioni.

Le organizzazioni o persone interessate dovranno mettersi in contatto con il gruppo organizzativo attraverso l’indirizzo di posta elettronica: tribunalcontralaguerra@gmail.com

Le organizzazioni e le persone interessate possono presentare proposte, indicando una o più aree tematiche alle quali desiderano partecipare; possono altresì suggerire nuove aree tematiche o chiedere un ampliamento dei temi già proposti.

Nella richiesta di partecipazione deve essere specificato in quale forma si desidera partecipare: di persona, in videoconferenza o mediante una comunicazione scritta, audio o video. Così come dovrà essere specificata la disponibilità a far parte di qualche gruppo di lavoro.

Il termine ultimo per le proposte di partecipazione è il 4 settembre e l’11 settembre verrà annunciata la lista definitiva dei gruppi di lavoro.

Abbiamo istituito una segreteria che avrà il compito di informare, ricevere le proposte, creare gruppi di lavoro su aree tematiche, assegnare lavoro e proposte ai diversi gruppi, coordinare e occuparsi della logistica e lo svolgimento dell’incontro.

Le informazioni sulle aree tematiche e la composizione dei gruppi di lavoro verranno pubblicati nel blog del forum contro la Guerra Imperialista e la NATO (https://forocontralaguerra.wordpress.com/) a partire dall’11 settembre.

A partire da quel momento, le organizzazioni e le persone che si sono iscritte dovranno inviare, all’indirizzo mail sopra indicato, da una a tre pagine pagine contenenti la sintesi del proprio intervento (riflessioni, commenti, informazioni, proposte…) e l’indicazione dell’area tematica a cui desiderano iscriversi. Ciò dovrà pervenire alla segreteria del Tribunale entro e non oltre il 25 settembre.

Dieci giorni prima della costituzione del Tribunale, tutti i partecipanti riceveranno tutti i testi che si presenteranno e dibatteranno in ogni Gruppo di Lavoro.

4. Prima proposta di Aree tematiche:

1.- L’economia e gli interventi militari.
2.- La guerra e i mezzi di comunicazione.
3.- La guerra e la violenza.
4.- La guerra e le leggi.
5.- La violenza contro le donne, arma di guerra.
6.- Il ruolo del capitale finanziario nello scatenarsi dei conflitti.
7.- Diversi ambiti e modalità di resistenza.
8.- Il dramma degli sfollati e la sofferenza dei popoli.
9.- L’arte e la cultura nella resistenza alla guerra.

5. Svolgimento delle sessioni del Tribunale il 16, 17 e 18 di ottobre.

La segreteria del Tribunale che organizzerà i diversi Tavoli di lavoro per le Plenarie e le sessioni di ogni Gruppo di Lavoro, fornirà ai partecipanti tutta la documentazione pertinente.
Per ogni Gruppo di Lavoro vi saranno una o due persone responsabili incaricate di diffondere il materiale e stabilire i contatti fra i membri del proprio gruppo. Si nominerà un relatore che riassumerà quanto esposto e dibattuto nella sessione Plenaria.
Il giorno 16 nel pomeriggio si terrà la sessione di inaugurazione e costituzione dei Tavoli per Gruppi di lavoro e Plenaria.
Nel pomeriggio del 16 e nella mattinata del 17, si terranno le sessioni dei vari Gruppi di lavoro o Tavoli tematici. Ogni gruppo di lavoro preparerà una sintesi del proprio operato, ivi comprese le conclusioni in forma di analisi e proposte, che sarà presentata dal relatore alla Plenaria il 17 nel pomeriggio.
La prima sessione Plenaria del pomeriggio del 17 avrà lo scopo di integrare e dare coerenza alle diverse valutazioni e proposte dei gruppi di lavoro. Il risultato della prima seduta Plenaria sarà la base del primo documento della Dichiarazione finale.
La mattina del 18, i relatori dei vari gruppi di lavoro, prepareranno un documento di sintesi delle conclusioni della prima sessione Plenaria e lo sottoporranno ad una seconda sessione Plenaria per l’approvazione finale. Quest’ultimo documento costituirà la dichiarazione finale del Tribunale Permanente dei Popoli contro la Guerra Imperialista e la NATO.

6. Diffusione delle conclusioni del Tribunale Permanente dei Popoli contro la Guerra Imperialista e la NATO

Si solleciterà l’adesione di personalità ed organizzazioni alla dichiarazione finale del Tribunale.

Tutta la documentazione contenente informazioni rilevanti relative alla guerra, così come i documenti prodotti durante lo svolgimento delle riunioni del Tribunale, verranno ospitati in un archivio disponibile all’uso libero nel blog Forum contro la Guerra Imperialista e la NATO (https://forocontralaguerra.wordpress.com/).

Segnalato da Marina Minicuci

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Erdogan, l’amico dell’ISIS, ammazza i kurdi

Lunario Paolo D'Arpini 2 agosto 2015

erdogan l'ammazza kurdi

«Il vero target turco sono i kurdi, non l’Isis»

” … Si tratta di un account miste­rioso che opera da molto tempo, pro­ba­bil­mente un mem­bro dell’Akp. In pas­sato ha annun­ciato in anti­cipo diverse ope­ra­zioni dell’esercito e dei ser­vizi segreti. Pochi giorni dopo le ele­zioni del 7 giu­gno, ha scritto di un pac­chetto di Akp e ser­vizi segreti per tra­sci­nare il paese nel caos attra­verso una serie di atten­tati, così da por­tare il popolo a ele­zioni anti­ci­pate, a novem­bre, con­vin­cen­dolo che solo un governo a par­tito unico potrà salvarlo. … ”

Ankara ha ucciso 260 kurdi
Barzani: «Il Pkk si ritiri»

” … Anche sul ver­sante del Kur­di­stan siriano (Rojava) le Unità di pro­te­zione maschile e fem­mi­nile (Ypg-Ypj) stanno accu­sando Ankara di col­pire obiet­tivi dei com­bat­tenti che hanno respinto lo Stato isla­mico con il soste­gno della coa­li­zione inter­na­zio­nale dalle città di Tel Abyad, Kobane e Sar­rin. … ”

” … Una safe-zone turco-statunitense è stata impo­sta nel Nord della Siria con l’avallo della Nato. Solo ieri l’aviazione turca ha col­pito il vil­lag­gio di Zar­kel, nella pro­vin­cia di Rawan­duz a est di Erbil in Iraq. Due donne sono tra i sei uccisi nel raid che ha distrutto varie abi­ta­zioni. Ankara ha anche attac­cato le città kurde tur­che di Gare, Zap, Xakurke, Metina e Haf­ta­nin. Nella notte tra venerdì e sabato, gli aerei da guerra tur­chi hanno bom­bar­dato il vil­lag­gio di Zer­gele, cau­sando 9 morti e decine di feriti.Tre atti­vi­sti di Hdp, Sezai e Ahmet Yasar, Mir­zet­tin Gok­turk sono stati uccisi dalla poli­zia nella città di Agri. Secondo fonti del par­tito, molti sono i civili feriti bloc­cati nelle loro abi­ta­zioni che non pos­sono essere tra­spor­tati in ospe­dale e muo­iono per le ferite ripor­tate. Il Pkk ha lan­ciato attac­chi con­tro tir dell’esercito turco a Dersim. «Chie­diamo all’opinione pub­blica di opporsi ai bom­bar­da­menti indi­scri­mi­nati del governo turco e di met­tere fine alla sua cam­pa­gna di ter­ro­ri­smo di Stato», si legge in una nota del Con­gresso nazio­nale del Kur­di­stan (Knk). «Il silen­zio inter­na­zio­nale, insieme agli attac­chi mili­tari tur­chi, sta raf­for­zando il ter­ro­ri­smo dell’Isis», con­clude il comunicato. … ”

http://ilmanifesto.info/ankara-ha-ucciso-260-kurdi-barzani-il-pkk-si-ritiri/

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L’Algeria vuole rimanere indipendente da influenze straniere

Lunario Paolo D'Arpini 24 luglio 2015

Algeria libera

Per bocca del suo ministro per gli Affari del Maghreb, dell’Unione
africana e della Lega araba, Abdelkader Messahel, intervenuto alla
vigilia dell’apertura della Conferenza internazionale sulla lotta
contro l’estremismo, l’Algeria ha ribadito il suo rifiuto a qualsiasi
base straniera sul suo suolo.

Per giustificare una tale posizione, Messahel ha usato un linguaggio
diplomatico abbastanza rilevante. Egli ha sostenuto che uno “stato
capace” non ha bisogno di basi straniere per combattere la minaccia
terroristica, sapendo che le potenze straniere che vogliono stabilire
basi militari in Nord Africa in genere utilizzano il pericolo del
terrorismo per giustificare la loro richiesta.

Messahel ha affermato per l’ennensima volta che lo Stato algerino ha tutte
le capacità per affrontare la minaccia del terrorismo ai suoi confini
e nel suo territorio, ma è stato un modo intelligente per ingraziare
alcune potenze straniere interessate a installare le basi militari.

La posizione algerina così come è stata esposta da Messahel aiuta a
respingere le pressioni, che stanno aumentando ultimamente, per
stabilire basi straniere sul territorio nazionale, evitando che il
rifiuto algerino venisse interpretato come un segno di ostilità nei
confronti di questi stessi paesi la cui facoltà di nuocere non deve
essere mai trascurata.

Il richiamo della posizione algerino su questa delicata questione da
parte del Ministro Messahel è quello di mantenere i contatti con
l’ultimo punto di un altro alto funzionario algerino. Infatti, come
parte della sua ultima apparizione mediatica, Ahmed Ouyahia, come
segretario generale della RND (un partito politico algerino) e capo di
Gabinetto della Presidenza della Repubblica ha chiaramente ribadito i
motivi che potrebbero spiegare le sfide Algeria nella attuale
situazione regionale e internazionale.

Ouyahia ha ricordato, in particolare, il fatto che l’Algeria si
rifiuta di inviare il suo esercito in guerra al di fuori dei suoi
confini (in Libia e Medio Oriente) e per il fatto che, oltre alla
Siria (si sa cosa è accaduto) l’Algeria è l’unico paese arabo a
rimanere in piedi a fianco del popolo palestinese contro l’occupazione
israeliana. Ouyahia è giunto al punto di dichiarare che l’Algeria
giuridicamente è ancora in guerra contro Israele.

Gli osservatori diplomatici non esitano a mettersi in relazione queste
posizioni ufficiali dell’Algeria contro l’interventismo delle grandi
potenze nella regione e le pressione ricevute, compresa la forma di
azioni di destabilizzazione per minare la pace civile e l’unità
nazionale, come è accaduto di recente nel wilaya di Ghardaia.

Al Manar
[Trad. dal francese per ALBA informazione di Francesco Guadagni]
http://albainformazione.com/

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Manlio Di Stefano (M5S) al ministro Paolo Gentiloni: “Siria. Basta con l’aiuto ai terroristi”

Lunario Paolo D'Arpini 3 luglio 2015

Manlio Di Stefano

Interrogazione parlamentare a risposta scritta per il Ministro italiano degli Esteri e delle cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni, depositata dal Movimento 5 Stelle, primo firmatario Manlio di Stefano, e co-firmata dai deputati M5S: Del Grosso, Sibilia, Di Battista, Grande, Scagliusi, Spadoni.

Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

Premesso che:

La Siria dal 15 marzo 2011 vive una terribile guerra per procura alimentata da terroristi provenienti da 89 Paesi dove, finora, sono morte più di 220.000 persone tra civili e militari;

vista la situazione di caos, sul territorio siriano si sono sviluppate, grazie anche al supporto logistico, finanziario e di armamenti, le organizzazioni terroristiche di Jhabbat al-Nusra, filiale di al-Qaeda in Siria e il sedicente Stato Islamico (Isis);

è stato documentato da diversi media in Turchia, così come dal dipartimento di Stato americano, il coinvolgimento dei servizi segreti turchi nel passaggio dei terroristi in Siria;

l’Isis continua a ricevere i proventi dalla vendita di petrolio alla Turchia a un prezzo ridotto (come documentato da vari analisti e reporter di guerra) e dai reperti archeologici saccheggiati in Siria e Iraq e poi rivenduti sui mercati europei; da quanto si apprende da fonti giornalistiche, la Giordania favorisce il passaggio di terroristi sul suolo siriano (http://italian.irib.ir);

Israele accoglie i terroristi feriti in Siria e, come documentato dai media israeliani, offre loro supporto logistico per tornare nei campi di battaglia siriani;

dal mese di aprile 2015, l’Isis e il Fronte al-Nusra hanno proseguito la loro avanzata in Iraq e Siria, occupando prima la città di Ramadi in Iraq, e successivamente le città di Idlib e Palmira in Siria;

l’inviato dell’Onu in Siria, Staffan De Mistura, ha ribadito più volte che il presidente siriano Bashar al-Assad è parte della soluzione alla crisi siriana e che sarebbe necessario un maggior coordinamento con le forze armate siriane contro le organizzazioni terroristiche Isis e al-Nusra, avendo acquisito nel tempo importanti informazioni di intelligence;

la cosiddetta coalizione anti-Isis a guida americana non solo si è dimostrata inconcludente, ma, come nel caso dell’occupazione di Palmira, ha mostrato addirittura un chiaro atteggiamento non interventista, quasi benevolo;

la cosiddetta coalizione nazionale siriana è divisa e lacerata da divisioni al suo interno tra continue liti e scandali per sottrazione di fondi; attualmente, ha un riscontro minimo di popolarità sul suolo siriano e la sua formazione militare, il Free Syrian Army, è ormai parte integrante delle organizzazioni terroristiche presenti sul territorio siriano;

la Repubblica araba siriana non è isolata: è riconosciuta all’ONU, dai Paesi cosiddetti B.R.I.C.S., dai Paesi membri dell’Alleanza bolivariana per le Americhe (ALBA), dall’Iran, Algeria, Libano, Kuwait e altri Paesi che stanno rivedendo la loro posizione, e che, nel complesso, rappresentano la maggioranza della popolazione mondiale:

quali iniziative intenda adottare il Governo per il ripristino delle relazioni diplomatiche con la Repubblica araba siriana;

quali iniziative intenda adottare il Governo affinché sia posto fine al sostegno che Paesi come Turchia, Qatar, Arabia Saudita, Israele, Giordania, offrono ai suddetti gruppi terroristici nel territorio siriano. (4-09641)

Fonti: http://www.siriapax.org – AlbaInformazione di Francesco Guadagni

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Le elezioni amministrative del 31 maggio 2015 viste dallo Sputnik

Lunario Paolo D'Arpini 2 giugno 2015

Bartolomeo Pepe

Dalle elezioni amministrative di ieri emergono le prime analisi politiche, che si soffermano particolarmente sulle difficoltà del PD e sull’alto astensionismo. Il senatore Bartolomeo Pepe, uscito dal MoVimento 5 Stelle un anno fa, ed ora al gruppo misto come portavoce dei Verdi a Sputnik Italia spiega così i risultati della tornata elettorale:

— La politica oggi è comunicazione allo stato puro. Il politico per professione è premiato non più per quello che fa, bensì per come lo dice. Questo stato delle cose avvantaggia l’opposizione, che si avvale della politica ‘degli annunci e dei proclami’. E’ il caso della Lega e dei 5Stelle. Il numero degli elettori del MoVimento 5 Stelle oggi è in flessione, anche se mi aspettavo una debacle, che non si è ancora manifestata per l’effetto dell’endorsement mediatico di cui Beppe Grillo ancora gode. Dopo il cambio tattico dell’entourage di Casaleggio, i membri del direttorio sono apparsi spesso nell’arena televisiva italiana, rilasciando dichiarazioni, pur a volte banali e semplicistiche, che sono state ascoltate dagli italiani.

Questi ultimi, e mi riferisco, in particolar modo, al popolo della sinistra che non s’identifica più in nessun partito, non si sono rivolti al PD di Renzi, ma si sono affidati a Beppe Grillo, probabilmente per mancanza di alternative. Il PD ha perso dappertutto, sia per la debolezza dei suoi candidati locali, sia per l’evidente appannamento del prestigio del suo leader nazionale. A molti non è rimasto altro che affidare il voto a Beppe Grillo, confidando nelle nuove leve che si stanno facendo avanti, ma che, a ben guardare, spesso non offrono contenuti di forte spessore politico. Io e altri fuoriusciti dal MoVimento 5 Stelle, come Bechis, Molinari, Baldassarre, abbiamo più volte avuto l’impressione di essere stati portavoce nei territori di un progetto politico che non esiste nei vertici. Ci rammarichiamo molto perché abbiamo creduto nel MoVimento e abbiamo speso le nostre energie con l’intento di cambiare il paese insieme al popolo. Ma questo sembra non essere nei piani di chi dirige il MoVimento.

-Il partito che esce vincitore da queste elezioni amministrative è l’astensione. L’elettorato non si riconosce più nelle idee e nei principi espressi dai partiti tradizionali, mentre le liste che esprimono il disagio popolare e cercano di dare risposte concrete ai problemi della gente non hanno nessuna visibilità. Silvio Berlusconi, ha di recente definito l’Italia un paese che vive in una “democrazia sospesa”: lei è d’accordo con l’opinione espressa dall’ex premier?

— Si e aggiungo che l’Italia sta vivendo una situazione generale d’incertezza che riguarda la sanità, la giustizia, il lavoro, l’istruzione. Le recenti cosiddette riforme hanno aggravato la situazione invece che migliorarla.

Il Premier Renzi, secondo fonti del governo, avrebbe chiesto e ottenuto lo stralcio di questo articolo, considerando la materia “delicata e importante”

Per occultarla, i Presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, stanno stracciando i regolamenti parlamentari in nome della governance dettata dal PD. Io penso che siamo dinanzi a un vero e proprio fallimento della politica in una società priva di etica. Ma prima di fermare tutto e andare alle elezioni, dovremmo costruire un partito trasversale che includa tutte le forze sane ancora rimaste in questo paese. Queste forze ci sono, ma sono disperse e divise, mentre i media fanno quanto è in loro potere per nascondercele. Sono queste forze che possono definire una grande alleanza politica, popolare e democratica, che abbia i mezzi, anche economici, per creare uno strumento comunicativo di massa che parli alla gente, sia con la televisione che attraverso il web. Purtroppo non viviamo in un paese libero e chi è inviso ai potentati economici finanziari viene distrutto sistematicamente, di volta in volta con strumenti diversi, che vanno dall’uso di una magistratura “deviata”, agli scandali mediatici. Oggi, chi sta con Renzi viene premiato, mentre chi può rappresentare un ostacolo viene politicamente prima demolito e poi relegato ai margini del sistema.
-Quali saranno le sorti del neo governatore campano De luca, eletto nelle fila del PD dopo essere stato definito “impresentabile” dalla commissione antimafia?

— De Luca è un po’ il Masaniello della situazione napoletana.

La lista degli “impresentabili” per le elezioni regionali italiane
E’ un uomo molto amato dai campani, tra i quali ha la fama di essere un buon amministratore. E’ una persona che usa la logica e il buon senso. Prima delle elezioni ha preso un impegno con il partito dei Verdi in difesa dei bacini idrici campani e contro le trivellazioni. In questo gli do’ credito. Io credo che De luca potrebbe essere d’intralcio al potere massonico che guida il paese dai corridoi oscuri del potere e, se governerà come ha dimostrato di saper fare, diventerà inviso proprio ai detentori del potere centrale. Insomma, lo considero non manovrabile. D’altro canto, la dichiarazione della commissione antimafia che l’ha definito “impresentabile” è arrivata solamente due giorni prima delle elezioni e questo dato ha dell’incredibile in quanto non ha nessun precedente”.

Margherita Furlan

Fonte: http://it.sputniknews.com/politica/20150601/478034.html#ixzz3bv1eQPRR

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