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“La riforma proposta dal governo Renzi è dannosa alla Nazione” – Lettera alle istituzioni

Lunario Paolo D'Arpini 3 dicembre 2016

Al Pres. Serrgio Mattarella – presidenza.repubblica@quirinale.it
al Premier Matteo Renzi – matteo@governo.it
al Pres. Pietro Grasso – pietro.grasso@senato.it
alla Pres. Laura Boldrini – boldrini_l@camera.it

La riforma proposta dal governo è dannosa alla Nazione

1. La soppressione del Senato come organo ordinario della legge è contraria al modello democratico che s’incentra nel Parlamento come organo della legge coi suoi due pilastri di Camera e Senato. A questa soppressione segue un rafforzamento del Governo, che già con Berlusconi e ora con Renzi, da esecutivo del Parlamento tende a diventarne il gestore.
I due rami del Parlamento semmai devono essere rafforzati; la presenza di deputati e senatori dev’essere obbligatoria, le assenze multate.

2. Anche la riforma del titolo quinto della Costituzione rafforza il Governo, togliendo alle Regioni prerogative in fatto di occupazione e sicurezza sul lavoro, professioni, energia, ambiente.

3. Sulla stessa linea è la via preferenziale che il Governo si riserva per l’approvazione delle sue proposte di legge.

4. L’iniziativa popolare viene resa più difficile: per la proposta di referendum si passa da 500.000 a 800.000 firme, davvero eccessive; per le proposte popolari di legge si passa da 50.000 a 150.000.

5. Il CNEL non dev’essere soppresso ma riformato in un gruppo di esperti (tra venti e trenta; ora sono 65, ma occupati nella loro professione) che lavorano a tempo pieno su problemi di economia, finanza, lavoro, povertà. E preparano proposte di legge.

In conclusione questa pretesa riforma tende a trasformare la democrazia in oligarchia, nel potere dei pochi che stanno al governo e dell’unico che ne è a capo, il premier e il suo gruppo, cioè oggi Renzi.
I risparmi di cui si vocifera tanto, si possono ottenere per altra via. Se si vuole.

Per il Movimento il Responsabile
Prof. Arrigo Colombo

Arrigo Colombo, Centro interuniversitario di ricerca sull’Utopia, Università del Salento-Lecce
Via Monte S.Michele 49, 73100 Lecce, tel. 0832-314160
E-mail arribo@libero.it/ Pag web http://digilander.libero.it/ColomboUtopia

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Laicità, nel vero senso della parola…

Lunario Paolo D'Arpini 17 novembre 2016

Controllando sul vocabolario l’origine etimologica della parola “laico” viene fuori una cosa sconcertante… “Laico”, dal latino “laicus” di derivazione dal greco “laikos” significa “del popolo, profano, estraneo al contesto strutturale sociale e religioso”, opposto a “clerikos” (dal greco) “del clero”!

Tutta la storia è stata scritta dal patriarcato, ed anche il significato delle parole, tant’è vero che le antiche simbologie sono state descritte in negativo. Il fatto che la parola laikos in greco esprima un giudizio negativo aiuta la mia teoria….. Avvenne lo stesso per i pariah (o fuori-casta) indiani, così disprezzati dagli ariani (patriarcali). Sia il laico che il fuori-casta erano esclusi dalla società civile, costituita in termini di classe e censo (dal padre). Altrettanto essi erano considerati estranei alla cultura religiosa ufficiale (e quindi opposti al clericos ed al bramano).

Ad esempio nel sud dell’India, meno toccato dalla cultura patriarcale, si mantennero i culti dedicati alla shakti (energia femminile) in cui non vi è uno specifico sacerdozio costituito. Tutto ciò fa supporre che l’emarginazione sociale ed il dis-rispetto subito dai laici in Grecia,- o dai pariah in India-, (ritenuti apolidi, popolino basso ed ignorante) era senz’altro l’effetto della emarginazione finale nei confronti della cultura espressivamente libera e della spiritualità non gerarchizzata del matrismo.

Tra l’altro sia in Grecia, come nell’area dravidiana del subcontinente indiano, resistette (Creta ne è un esempio) un lembo matristico. La lotta di costume e di pensiero fra patriarcato e matrismo era ancora in atto ai tempi in cui fu coniato il termine “laikos” e “pariah” dalla cultura patriarcale che stava avendo il sopravvento sull’altra.

Parlare di “Spiritualità laica” corrisponde al parlare di “Spiritualità naturale”, ovvero una spiritualità non strutturata in alcuna forma di credo ma basata sull’intuizione spontanea dell’uomo, entrambe queste definizioni evocano la stessa identica cosa: la capacità di percepire in se stessi, senza tramiti, la presenza dello Spirito, una sintesi fra coscienza ed intelligenza.

Oggi il termine “laico” è sostanzialmente travisato ma è sicuramente preferibile restituire a questa parola la sua valenza piuttosto che condannare il termine in se stesso perché usato malamente, in questi ultimi anni, dalla “cultura laicista” in contrapposizione a quella “clericale”. Altrimenti facciamo come i tedeschi che oggi condannano la Svastica, per l’utilizzo fattone dal nazismo, dimenticando le migliaia di anni –ancora adesso- di sacralità simbolica (in molte parti del mondo) in cui la Svastica è l’emblema dell’energia creativa e della pace.

Perché darla vinta a chi storpia il significato invece di correggere le devianze (opera di strumentalizzazione)? Occorre restituire valore-verità al simbolo della Svastica, facendo altrettanto con la parola “laico” che è stata storpiata -nel significato profondo- dalle ideologie politiche e religiose, ma che non merita di scomparire dal nostro vocabolario. Spiritualità laica è espressione di autonomia di pensiero, un’espressione priva di connotazioni (…del popolo, estranea al costrutto sociale e religioso..), insomma libera!

Paolo D’Arpini – (Circolo Vegetariano VV.TT.)

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Siria – Gli USA preparano la divisione “de facto” con la scusa della liberazione di Raqqa

Lunario Paolo D'Arpini 7 novembre 2016

Una combattente curda annuncia offensiva Usa Curdi-araba (?) per riprendere Raqqa.

Quella dei curdi amerikkkani è un’operazione vergognosa, colpisce la Siria alle spalle, va denunciata con ogni forza. E poi lo scondalo delle truppe americane e turche che si permettono di invadere la Siria e violarne la sovranità e nessuno dice niente. Dove sono i russi che, disimpegnandosi da Aleppo e concedendo ai terroristi ben 15 giorni di tregua per riorganizzarsi e riarmarsi di missili Grad e 8000 nuovi combattenti, hanno costretto i siriani a indebolire le forze disposte contro Raqqa per contenere l’offensiva terrorista ad Aleppo?

La notizia vera è: una combattente curda annuncia l’offensiva statunitense su Raqqa. Le truppe Usa sono già in loco.

La preannunciata “offensiva” su Raqqa della coalizione sotto comando USA (con la partecipazione di alcune fazioni curde-siriane come ascari al loro servizio) è un’altra pugnalata alle spalle alla Siria ed alla sua sovranità.
Mentre l’esercito siriano non può intervenire perché pesantemente impegnato dai terroristi dell’ex Al Nusra ad Aleppo e nelle aree di Hama e del Golan (in quest’ultimo caso con l’appoggio aperto di Israele), gli USA danno avvio alla spartizione di fatto della Siria impossessandosi di vaste zone nel nord del paese.
Per attirare la simpatia dell’opinione pubblica più ingenua viene presentata come “comandante” una donna-idolo-simbolo-fantoccio (sarà una tifosa di Killary Clinton, di Victoria Nuland e di Samantha Power, le donne-falco di Washington?).
Ma non sempre il diavolo che fa le pentole riesce anche a fare i coperchi.
Cosa dirà l’amico-nemico Erdogan? Hanno fatto un accordo sottobanco anche con lui alle spalle del PKK e dei Curdi della Turchia? O si metterà di traverso?
E i Siriani patriottici, gli Hezbollah libanesi ed iracheni, l’Iran, si faranno infinocchiare senza reagire?
Intanto speriamo che la Russia si renda conto che la stanno incastrando e si dia una smossa rinunciando alle inutili tregue “umanitarie” che aiutano solo i terroristi.

Lista No Nato
A cura di: Marco Palombo, Fulvio Grimaldi e Vincenzo Brandi

Aerricolo collegato: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/raqqa-parte-offensiva-anti-isis-si-decidono-sorti-siria-1327806.html

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Gentiloni risponde alla Camera su armi ad Arabia. Ma l’Italia deve rispettare la legge 185 e non solo le decisioni UE e ONU

Lunario Paolo D'Arpini 27 ottobre 2016

Al link che precede la risposta di Gentiloni (dabbasso) all’interrogazione di Luca Frusone del M5S, del 26 ottobre 2016, Gentiloni dice giustamente che l’esportazione di armi è regolata dalla legge (italiana) n. 185
ma non dice che vendere le armi all’Arabia saudita in guerra non viola la legge n. 185

Dice invece che l’Italia si adeguerà a eventuali restrizioni di UE e ONU.

Ma se UE e ONU non intervengono
e esportare all’Arabia s. fosse in contrasto con la legge 185,
l’ Italia non potrebbe ugualmente esportare in Arabia s.

Di seguito l’articolo della 185 che vieta la vendita a paesi in guerra

6. L’esportazione ((, il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione)) di materiali di armamento sono altresi’ vietati: a) verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei Ministri, da adottare previo parere delle Camere;

Di seguito l’ articolo 51 della Carta ONU citato dalla 185. Riguarda l’ autodifesa. Nel caso dello Yemen andrebbe valutato se la guerra dell’ Arabia saudita rientra nell’ ” autotutela individuale o collettiva di uno stato membro dell’ ONU oggetto di un attacco armato”.

Articolo 51
Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Le misure prese da Membri nell’ esercizio di questo diritto di autotutela sono immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza e non pregiudicano in alcun modo il potere e il compito spettanti, secondo il presente Statuto, al Consiglio di Sicurezza, di intraprendere in qualsiasi momento quell’ azione che esso ritenga necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale.

La legge 185 e’ un vincolo indipendente da Onu e Ue.
E l’ Italia deve applicarla comunque.

Marco

Porteremo all’attenzione della Procura di Brescia anche le affermazioni odierne del Ministro Gentiloni sulle esportazioni italiane di sistemi militari all’Arabia saudita Fonte: Rete Disarmo – 26 ottobre 2016

“Le

affermazioni

gravi

Question Time odierno confermano la necessità di un’indagine della magistratura sulle esportazioni di materiali d’armamento autorizzate dal Governo

all’attenzione del Viceprocuratore di Brescia, dott. Fabio Salamone, che ha aperto un’inchiesta sulle spedizioni dall’Italia di materiali d’armamento destinate alle forze armate della monarchia saudita che, a capo di una coalizione di diversi paesi, dal marzo del 2015 è intervenuta militarmente nel conflitto in Yemen senza alcun mandato da parte delle Nazioni Unite” è questa la posizione di Rete Italiana per il Disarmo a seguito delle dichiarazioni odierne alla Camera del Min. Gentiloni.

Ad un’interrogazione presentata per il Question Time odierno alla Camera dall’on. Luca Frusone, il ministro degli Esteri ha risposto sostenendo sostanzialmente che gli unici divieti che porrebbe la legge n. 185 del 1990, che regolamenta la materia, sarebbero derivanti da decisioni di embargo, sanzione o restrizione internazionale nel settore delle vendite di armi.

Il Ministro dovrebbe invece sapere che la suddetta legge non solo vieta le esportazioni di armamenti a paesi sottoposti a forme di embargo, ma che l’esportazione «di materiale di armamento nonché la cessione delle relative licenze di produzione devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell’Italia» e che «tali operazioni vengono regolamentate dallo Stato secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». La Legge vieta inoltre specificamente l’esportazione di materiali di armamento «verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere», nonché «verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione».

Il ministro degli Esteri ha correttamente affermato che nei confronti dell’Arabia Saudita non esistono sanzioni di embargo sulle armi, ma ha taciuto la Risoluzione del Parlamento europeo, votata ad ampia maggioranza lo scorso 25 febbraio, con la quale l’assemblea di Bruxelles ha chiesto all’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini, di “avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita”, ciò alla luce delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale perpetrate dall’Arabia Saudita nello Yemen. Tale risoluzione, finora, è rimasta inattuata anche per la mancanza di sostegno da parte del Governo italiano.

Il Ministro Gentiloni, confermando quanto già dichiarato dalla ministra della Difesa Roberta Pinotti, ha inoltre esplicitato che all’azienda RWM Italia, ditta italiana che fa parte del gruppo tedesco Rheinmetall, «ha esportato in Arabia Saudita in forza di licenze rilasciate in base alla normativa vigente».

In pratica per il Governo Italiano, ormai è ufficiale ed autorevolmente certificato dalle dichiarazioni di diversi Ministri, non è un problema legale e nemmeno politico vendere armi a Paesi che bombardano civili anche con tecniche terribili come il “double tap” (cioè il bombardamento differito per andare a colpire anche i soccorritori operanti dopo il primo attacco). Significa anche che non è considerato come “conflitto armato” quanto succede in Yemen e cioè una delle più gravi crisi umanitarie di questi anni secondo le Nazioni Unite.

Le forniture italiane in questione riguardano, come ha dimostrato l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) di Brescia in uno specifico studio, bombe aeree MK 82, Mk 83 e MK 84 prodotte dall’azienda RWM Italia, con sede legale a Ghedhi (Brescia) e fabbrica a Domusnovas in Sardegna.

Alcune dei relitti di queste bombe sono stati ritrovati in Yemen e – come ha documentato una recente inchiesta di Dino Giarrusso e Luigi Grimaldi

identificativo” (Nato Stock Number – NSN): un fatto alquanto anomalo considerato che – secondo le rigorose disposizioni della NATO – tale numero dovrebbe essere unico per ogni singolo pezzo (Item of Supply) di materiali d’armamento che viene esportato.

Il ministro Gentiloni ha fatto infine riferimento alla Relazione che il Governo invia annualmente alle Camere sulle esportazioni di materiali d’armamento. Anche a questo riguardo, Rete Italiana per il Disarmo evidenzia che negli ultimi due anni del governo Renzi la voluminosa relazione – pur riportando il valore complessivo delle autorizzazioni all’esportazione rilasciate e le generiche tipologie di armamento (munizioni, veicoli terrestri, navi, aeromobili, ecc.) esportate – non permette di conoscere con precisione gli specifici materiali, per quantità, valore e Paese destinatario che vengono esportati rendendo così impossibile un effettivo controllo da parte del Parlamento e dei centri di ricerca attenti al controllo degli armamenti.

Vedi anche – L’ interrogazione a Gentiloni e risposta al link

https://www.youtube.com/watch?v=tz3gfE3R9kY

https://www.youtube.com/watch?v=tz3gfE3R9kY

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La scia di sangue che segue k.hillary non si ferma: “Morte misteriosa del direttore di Wikileaks”

Lunario Paolo D'Arpini 24 ottobre 2016

La scia di morti di Hillary si allunga di continuo: il direttore di Wikileaks e mentore di Assange, Gavin MacFadyen, trovato morto! Hillary non ha pietà! Con l’ultima vittima della crudele ambizione presidenziale, la scia di morti dei Clinton si allunga. Il direttore di Wikileaks e suo maggiore nemico dopo Trump, viene trovato morto il 24 ottobre 2016!

Secondo RT: Il direttore di Wikileaks e fondatore del Centro del giornalismo investigativo Gavin MacFadyen di 76 anni è stato trovato morto. La causa del decesso è ancora ignota. I suoi “compagni d’armi” sono accorsi online per le condoglianze, tra cui il co-fondatore di WikiLeaks Julian Assange. “Siamo estremamente tristi di annunciare la morte di Gavin MacFadyen, fondatore, direttore e faro del CIJ”, ha scritto il team del Centro per il giornalismo investigativo su Twitter. MacFadyen era un giornalista investigativo e regista d’avanguardia che nel 2003 fondò il Centro per il giornalismo investigativo (CIJ), un’organizzazione che ha contribuito a svelare diversi fatti importanti e a formare numerosi importanti giornalisti.

Era mentore e amico del famoso informatore e co-fondatore di WikiLeaks Julian Assange, così come direttore della pubblicazione. Rendendo omaggio al direttore, Wikileaks ha pubblicato un post su Twitter dicendo che MacFadyen “ora prende a pugni e lotta con Dio“. Il post è firmato “JA”, indicando che la frase è scritta direttamente da Julian Assange, come sostiene WikiLeaks che, nonostante all’informatore sia negata la connessione internet presso l’ambasciata ecuadoriana da una settimana, ha potuto contattarli ed è “ancora al comando completo”. Il team del CIJ ha anche pubblicato un indirizzo della moglie di MacFadyen e membro del Defense Fund di Julian Assange, Susan Benn, che ha descritto il marito come una “persona dalla grande vitalità”, con gratitudine e rispetto. “Era il modello di ciò che un giornalista dovrebbe essere… Ha guidato la creazione in un paesaggio giornalistico che ha irrevocabilmente sbarrato indagini etiche ed incisive. Gavin ha lavorato instancabilmente per costringere il potere a dare conto. In vita ha vissuto completamente in sintonia con i principi che teneva cari come giornalista ed educatore, confortando gli afflitti e affliggendo i conformi“, ha scritto Benn. Raccontando i successi del marito, ha detto di aver prodotto e diretto più di 50 documentari investigativi su Paesi e problemi diversi e molteplici.

Osservava anche che fu bandito dal Sud Africa dell’apartheid e dall’Unione Sovietica per le sue indagini, e fu anche attaccato dai neo-nazisti inglesi. Nella sua carriera MacFadyen illuminò temi come lavoro minorile, inquinamento, tortura dei prigionieri politici, neo-nazisti inglesi, infortuni sul lavoro nel Regno Unito, gli omicidi dei Contras in Nicaragua, CIA, pirateria marittima, frodi elettorali in Sud America, miniere sudafricane, e molto altro. Ha lavorato a programmi televisivi investigativi per Frontline della PBS, World in Action della Granada Television, Fine Cut della BBC, Panorama, The Money Programme e 24 ore, così come per Dispatches di Channel 4. La causa della morte di MacFadyen non è stata ancora resa pubblica. Nel primo post, la moglie Susan aveva scritto che era morto per “una breve malattia”, ma è stato rimosso.
Andrà in prigione per tutti questi omicidi nel mondo! Non permettiamo a questa persona crudele di diventare presidente degli Stati Uniti!…

Wikileaks svela i piani che denunciano il consigliere di Clinton Benenson

Sputnik 24/10/2016
Wikileaks annunciava l’imminente rilascio di materiali sul capo della campagna elettorale presidenziale della candidata democratica Hillary Clinton, Joel Benenson. Il 23 ottobre, il sito avvertiva Benenson tramite Twitter che aveva preparato una “sorpresa” per lui. Su “This Week” dell’ABC, lo stesso giorno, Benenson affermava che molti messaggi di posta elettronica pubblicati su Wikileaks “non erano autentici” e ha ripetuto il ritornello preferito dei sostenitori di Clinton, sui russi responsabili dell’hackeraggio. Non specificava quali e-mail non erano “autentiche”, né dato alcuna prova che la Russia s’”ingerisce nelle elezioni degli Stati Uniti”. L’avvertimento di Wikileaks viene dopo che il sito aveva anche avvisato il candidato vicepresidenziale Tim Kaine e il capo del Comitato Nazionale Democratico Donna Brazile, il 21 ottobre, utilizzando lo stesso linguaggio della “sorpresa”. Il sito ripeteva la minaccia di diffondere informazioni su Tim Kaine in un tweet, diretto anche a “Meet the Press” della NBC.

A “Meet the Press“, Kaine citava una e-mail delle tante di John Podesta violate, che lo riguardava, a quanto pare diceva che a Kaine era stato notificato un vizio per la nomina vicepresidenziale nel 2015. Kaine affermava che l’e-mail era “totalmente sbagliata”. In un’intervista all’Associated Press, Kaine commentava le accuse di Wikileaks dicendo di “essere un uomo normale” che non ha nulla di cui essere “eccessivamente imbarazzato”. Wikileaks è impigliata da pessime notizie, in particolare dalla decisione dall’ambasciata ecuadoriana a Londra di togliere la connessione internet a Julian Assange, così come la morte del mentore di Wikileaks Gavin MacFadyen.

USA Politics Today 24 ottobre 2016 – http://www.usapoliticstoday.com/hillarys-body-count-going-wikileaks-director-assanges-mentor-gavin-macfadyen-found-dead/

Traduzione e fonte secondaria: https://aurorasito.wordpress.com/2016/10/24/trovato-morto-il-direttore-di-wikileaks/

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