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Storia alternativa – Terremoti sismici e terremoti politici di Filippo Giannini

Lunario Paolo D'Arpini 14 aprile 2014

Scrivo questo articolo in occasione della ricorrenza del terremoto che alcuni anni fa distrusse L’Aquila e ancora in stato di distruzione. Mi avvalgo di una mail inviatami da Marco (non sono autorizzato ad indicare per intero le generalità, quindi mi avvalgo di indicare solo il nome). La mail è un insieme, forse esagerato, di esaltazioni dei miei lavori, ma assicuro il lettore che non è questo il motivo che presento detta mail, ma questa è un compendio dei miei pensieri sull’operato di Benito Mussolini.

GENTILISSIMO SIG. GIANNINI ,
MI CHIAMO MARCO, HO 40 ANNI E SONO DI FRANCAVILLA FONTANA (BRINDISI).
HO AVUTO IL PIACERE DI LEGGERE ALCUNI DEI SUOI BELLISSIMI LIBRI SU MUSSOLINI , OVVERO SULLA CONTRO-STORIA DI MUSSOLINI .
TROVO DAVVERO INGIUSTO CHE TUTTO CIO’ CHE E’ STATO FATTO DAL DUCE NEL VENTENNIO SIA STATO CELATO PER VOLONTA’ POLITICA PERCHE’ “SCOMODO” E PERCHE’ IL CONFRONTO IMPALLIDIREBBE  .
TROVO CHE LA LUNGIMIRANZA  DI MUSSOLINI NEL PREVEDERE CHE SAREMMO DIVENTATI UNA “COLONIA”  SI E’ AVVERATA: TUTTO IL MONDO  CI HA DEPREDATO DI TUTTE LE RICCHEZZE DI CUI POTEVAMO ESSERE FIERI ( MI RIFERISCO ALLA VENDITA DI  MOLTISSIME AZIENDE INDUSTRIALI , FAMOSI   MARCHI ITALIANI … ) CEDUTI  A  STRANIERI DI TUTTO IL MONDO; E POI  IMMIGRAZIONE NON CONTROLLATA CON CONSEGUENTE DISOCCUPAZIONE , POVERTA’, DELINQUENZA E   DECADIMENTO GENERALE DELLA NOSTRA BELLA NAZIONE UN TEMPO RISPETTATA E CONSIDERATA.
TROVO CHE L’ EGOISMO , IL MENEFREGHISMO  E GLI ARRICCHIMENTI PERSONALI DELLA POLITICA SIANO LA CAUSA DI TUTTO CIO’ .
IL LAVORO, CHE DOVREBBE ESSERE UN DIRITTO SANCITO DALLA COSTITUZIONE, NON E’ AFFATTO CONSIDERATO E LA GENTE ARRIVA ANCHE AL  SUICIDIO  PER LA MANCANZA DI ESSO , MA IN CHE MONDO SIAMO? 
VORREI TANTO VEDERE QUEI TANTI “POLITICANTI” RIMANERE SENZA UN LAVORO E VIVERE DI STENTI TUTTA LA VITA, LE PARE GIUSTO? IL LAVORO E’ ANCHE DIGNITA’.
IO PER FORTUNA SONO UN DIPENDENTE PUBBLICO, LAVORO COME INFERMIERE A TEMPO INDETERMINATO  IN OSPEDALE E COL MIO MODESTO STIPENDIO NON POSSO LAMENTARMI , NON PRETENDO NULLA DI PIU’ .
ODIO QUESTO MODO DI ACCAPARRARSI LA RICCHEZZA A QUALSIASI COSTO E CON TUTTI I MEZZI ED ESCLUDERE LE CATEGORIE DI PERSONE ONESTE ED UMILI CHE PAGANO LE TASSE E NON HANNO NESSUN AIUTO DALLO STATO. PER NON PARLARE POI DELLE ASSOCIAZIONI CRIMINALI COME LA NDRANGHETA E LA MAFIA CHE SE ESISTONO  E’ PER COLPA ESCLUSIVA DELLO STATO CHE HA LASCIATO PROLIFERARE SENZA BLOCCARE L’INNARRESTABILE CONTROLLO DEL TERRITORIO DA PARTE DI QUESTE BANDE  CRIMINALI CHE CON LA CORRUZIONE SOPRATTUTTO HANNO ROVINATO IN MANIERA IRREFRENABILE IL SISTEMA .
PROVO TANTO RANCORE  CHE IL CAPITALISMO, LA CORRUZIONE, IL LIBERISMO  ABBIANO PORTATO A CONSEGUENZE CHE MUSSOLINI AVEVA GIA’ PREVISTO NEGLI ANNI DEL SUO GOVERNO (LA SUA ERA DAVVERO LUNGIMIRANZA).
CI SIAMO ROVINATI ANCHE  PER L’ EURO OVVERO PER LA MANCANZA DI CONTROLLO SULL’ECONOMIA NAZIONALE ( SOVRANITA’ MONETARIA ) , E L’ ITALIA E’ IL PAESE DELLE OPERE INCOMPIUTE QUANDO PENSANDO AL VENTENNIO ERA TUTTO  UN CANTIERE E SI FONDAVANO CITTA’ INTERE NEL GIRO DI DUE ANNI E OPERE PUBBLICHE COLOSSALI IN POCHI MESI IN ITALIA E NELLE COLONIE (VIENE DA CHIEDERSI MA ALLORA C’ERA ENORME DISPONIBILITA’ DI DENARO CHE POTEVA ESSERE IMPIEGATO PER RISANARE LO STATO DELLE CARENZE DI OPERE PUBBLICHE; QUESTO OGGI E’ IMPENSABILE  PERCHE’ LA RICCHEZZA E IL MONOPOLIO  E’ NELLE MANI DI POCHI E LA POLITICA UTILIZZA IL DENARO PER SCOPI EGOISTICI E PRIVATI CON SPRECHI DI DENARO PUBBLICO, QUEL DENARO PUBBLICO CHE MUSSOLINI DEFINI’ “SACRO” , PROVENIENTE DAL SUDORE DELLA FRONTE  E CHE MAI DOVEVA ESSERE SCIUPATO!).
PECCATO CHE NON CI SIA UNA VIA DI USCITA; FINCHE’ ESISTERA’ QUESTA DEMOCRAZIA NON FUNZIONERA’ MAI NIENTE , E UN ALTRO MUSSOLINI NON CI SARA’ PIU’: FARANNO DI TUTTO PER CELARE PER SEMPRE LA VERITA’ STORICA DEL VENTENNIO E I SUOI BUONI PROPOSITI; CI VORREBBE DAVVERO UNA VERA RIVOLUZIONE MA CIO’ NON AVVERRA’ MAI, CI SONO TROPPI INTERESSI PERCHE’ TUTTO RIMANGA COSI’ COM ‘E’ …
DAI  SUOI LIBRI HO APPRESO MOLTE NOTIZIE  SCONOSCIUTE ED INEDITE, CONGRATULAZIONI. LIBRI COME I SUOI NE HO TROVATI POCHI IN GIRO, BISOGNA AMMETTERE LA VERITA’ STORICA COME FA LEI , BISOGNA ESSERE ONESTI E DI COSCIENZA; ANCHE QUESTO VOLEVA MUSSOLINI; “L’ UOMO NUOVO” INTESO COME  L’ UOMO NON CORROTTO, ONESTO, RESPONSABILE, SERIO E PRECISO … PROPRIO COME ERA LUI , LEI COSA NE PENSA?    

Sin qui la mail di Marco (al quale dedico l’articolo che segue), e per rispondere a quanto mi chiede circa il “lei cosa ne pensa?”, riporto quanto mi accadde alcuni anni fa.

Ho lavorato diverso tempo all’estero, ma nel mio pendolare mi trovai in Italia nel 1980, proprio nell’anno del terremoto che devastò l’Irpinia. Nelle ore immediatamente successive al tragico evento, ascoltavo le ultime notizie alla radio e fui colpito da una stranezza: un contadino del luogo che stava rispondendo alle domande di un intervistatore, raccontava di aver avuto la casa completamente distrutta e, cosa ancor più grave, di aver perso la moglie e una figlia. Alle insistenti domande del giornalista, il pover’uomo rispondeva che tutto il paese era stato raso al suolo, ma le uniche case che avevano resistito al sisma erano quelle costruite a seguito del terremoto del 1930. A questo punto il contatto si interruppe, ma in modo così maldestro da convincermi che era cosa voluta.
1930? Un terremoto? Non ne sapevo niente. Incuriosito volli indagare e scoprii cose turche, turchissime.
Prima di addentrarmi ancora nel discorso, chiedo venia perché questo argomento fu da me trattato in altra occasione e per alcuni lettori potrei sembrare ripetitivo.
Ecco dunque i fatti, ricordando che stiamo trattando di un avvenimento accaduto più di ottanta anni fa, quando le attrezzature tecniche non erano così sofisticate come quelle di oggi.
La notte del 23 luglio 1930 uno dei terremoti più devastanti (6,5° Scala Richter) che la nostra storia ricordi (1.500/2.000 morti) colpì vaste aree della Campania, della Lucania e del Subappennino pugliese: all’incirca, cioè, quelle stesse regioni colpite dal sisma del novembre 1980 (6° Scala Richter).
Mussolini, appena conosciuta la notizia, convocò il Ministro dei Lavori Pubblici Araldo Di Crollalanza, certamente uno dei più prestigiosi componenti del Governo di allora e gli affidò l’opera di intervento.
Araldo Di Crollalanza, in base alle disposizioni ricevute e giovandosi del RDL del 9 dicembre 1926 e alle successive norme tecniche del 13 marzo 1927 (ecco come è nata la Protezione Civile), norme che prevedevano la concentrazione di tutte le competenze operative, nei casi di catastrofe, nel Ministero dei Lavori Pubblici, il Ministro fece effettuare, nel giro di pochissime ore, il trasferimento di tutti gli uffici del Genio Civile, del personale tecnico, nella zona sinistrata, così come era previsto dal piano di intervento e dalle tabelle di mobilitazione che venivano periodicamente aggiornate.
Secondo le disposizioni di legge, sopra ricordate, nella stazione di Roma, su un binario morto, era sempre in sosta un treno speciale, completo di materiale di pronto intervento, munito di apparecchiature per demolizioni e quant’altro necessario per provvedere alle prime esigenze di soccorso e di assistenza alle popolazioni sinistrate. Sul treno presero posto il Ministro, i tecnici e tutto il personale necessario. Destinazione: l’epicentro della catastrofe.
Naturalmente, come era uso in quei tempi, per tutto il periodo della ricostruzione, Araldo Di Crollalanza non si allontanò mai dalla zona sinistrata, adattandosi a dormire in una vettura del treno speciale che si spostava, con il relativo ufficio tecnico da una stazione all’altra per seguire direttamente le opere di ricostruzione.
C’è la testimonianza di un giovane di allora, il signor Liberato Iannantuoni di Meda (Mi) che ricorda: .
Ecco, caro lettore, perché quel terremoto oggi non è politicamente corretto. Ma oltre a quello cui ho appena accennato: c’è ben altro.
I lavori iniziarono immediatamente. Dopo aver assicurato gli attendamenti e la prima opera di assistenza, si provvide al tempestivo arrivo sul posto, con treni che avevano la precedenza assoluta di laterizi e di quant’altro necessario per la ricostruzioni. Furono incaricate numerose imprese edili che prontamente conversero sul posto, con tutta l’attrezzatura. Lavorando su schemi di progetti standard si poté dare inizio alla costruzione di casette a pian terreno di due o tre stanze (1) anti-sismiche, particolarmente idonee a rischio. Contemporaneamente fu disposta anche la riparazione di migliaia di abitazioni ristrutturabili, in modo da riconsegnarle ai sinistrati prima dell’arrivo dell’inverno. Si evitava in questo modo che si verificasse quanto accaduto nel periodo pre-fascista e quanto accadrà, scandalosamente, nell’Italia post-fascista: la costruzione di baracche, così dette provvisorie, ma che sono, invece,di una provvisorietà illimitata, vedi, appunto, il sisma de L’Aquila.
Sembra impossibile (data l’Italia di oggi): a soli tre mesi dal catastrofico sisma, e precisamente il 28 ottobre 1930 – come a simboleggiare che con determinati uomini i miracoli sono possibili – le prime case vennero consegnate alle popolazioni della Campania, della Lucania e delle Puglie. Furono costruite 3.746 case e riparate 5.190 abitazioni.
Ma, caro lettore, che vivi in questa Italia di piena libertà, ascolta come Mussolini salutò il suo Ministro dei Lavori Pubblici al termine della sua opera: .
Sì, avete capito bene: fate un raffronto con quanto accadde a seguito del terremoto del 1980.
Ricordo che nel corso di una trasmissione televisiva, ad un certo momento un pover’uomo telefonò alla RAI e disse che dal 1980 viveva in Irpinia dentro un container e ancora aspettava la casetta.
Avete ora capito perché i quaquaraqua considerano il terremoto del 1930 politicamente non corretto?
Dato l’interesse dell’argomento e per rinnovare la memoria di quel che fu, riporto quanto il signor Adolfo Saccà di Roma scrisse al direttore de “Il Giornale d’Italia” il 28 novembre 1988: .
Non so se per questa lettera il signor Saccà sia incorso nelle sanzioni previste dalle leggi Scelba, Reale o Mancino.
A questo punto, e in fase di chiusura, desidero ricordare che si propose, tempo fa, di intitolare la piscina comunale (uno degli edifici edificati negli anni Trenta, quindi rimasto pressoché intatto) ad Adelchi Serena (1895-1970), ex podestà de L’Aquila dal 1926 al 1934. Ma Adelchi Serena aveva un marchio incancellabile, per i quaquaraqua di oggi: era stato vicesegretario del Pnf e Ministro dei Lavori Pubblici di Mussolini. Quindi, di fronte a queste infamie intervenne l’allora diessino Fabio Mussi, il quale si rivolse persino a Silvio Berlusconi affinché si adoperasse in modo che quella piscina non venisse titolata a siffatta persona.
Povera gente, che pochezza…!
Nella situazione dell’attuale cataclisma abruzzese, sapete amici lettori cosa mi preoccupa di più? Quel che ha detto Berlusconi: egli avrebbe giurato sulle bare delle povere vittime che tutto sarebbe stato ricostruito bene e subito, cioè, checché possa dire il Papi nazionale: in tempi e modi fascisti. Questo giuramento mi ricorda quello pronunciato dal suo lacché Gianfranco Fini che giurò sulle bare di Romualdi e di Almirante che sarebbe stato .
Se tanto mi dà tanto…

Filippo Giannini

1) Qualcuno sostiene che le prime strutture anti-sismiche furono messe in opera negli anni ’60. Menzogna. Le casette anti-sismiche costruite nel 1930 furono progettate ingabbiandole in strutture portanti in cemento armato e furono quelle che resistettero al sisma del novembre 1980.

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Riflessioni etiche e scientifiche sulla pratica degli espianti – trapianti di Giuseppe Gorlani

Lunario Paolo D'Arpini 12 aprile 2014

La pratica dei trapianti è una tra le più barbare e irrazionali conseguenze del processo di reificazione della natura, le cui scaturigini sono remote e plurime. Scrive Giovanni Sessa nel suo ottimo studio Per una filosofia del divino e dell’ordine: «Il monoteismo ebraico cristiano facendo dell’essere il totalmente altro dal mondo ha sottoposto l’uomo ai voleri di quest’ultimo e, contemporaneamente ha inteso la natura, ormai desacralizzata, come oggetto per l’uomo.

Questi, attraverso la tecnica, ha reso ogni ente disponibile alla manipolazione, rendendolo mezzo-per. La mentalità attuale, utilitarista, atea, materialista è paradossalmente il risultato di un lungo processo storico che ha, nell’affermazione del monoteismo, la sua lontana anche se non unica origine».1

Il ritenere che la natura sia oggetto a disposizione dell’uomo sembrerebbe già anticipato e sancito nel Genesi: «E Dio li benedì e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela e abbiate potere sui pesci del mare, sui volatili del cielo e su ogni animale che striscia sopra la terra”» (I, 28). Secondo taluni «nel testo ebraico la parola usata vorrebbe dire piuttosto “pasturare” (cioè come un pastore che guida il gregge)».2 Nella Bibbia Concordata, tuttavia, il verbo utilizzato è “soggiogare”. A dissipare ogni dubbio circa lo stato di spaventevole dominazione dell’uomo sulla natura riconosciutogli da Dio, in alcuni versi successivi si legge: «Il terrore e il timore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere» (9, 2).3

In ogni caso, l’uomo dell’Era Oscura (Kali-yuga), credendosi “padrone” di quanto lo circonda, finisce col dimenticare che anch’egli, benché dotato della qualità di filosofare (ovvero di interrogarsi sui Pricìpi), è natura inseparabile dall’Essere. E, invece di assumersi la responsabilità di custodire l’armonia e la bellezza del mondo, la cui realtà ultima sfugge ad ogni indagine mentale, sceglie la via dell’omologazione distruttiva, diventando il peggior nemico della vita e di se stesso.4

La tendenza insita nel monoteismo a separare irrevocabilmente la trascendenza dall’immanenza, il creatore dalla creatura, l’ortodossia dall’eterodossia, l’utile dall’inutile ha contribuito a sospingere viepiù l’uomo nell’alienazione. Non si può dividere l’indivisibile – tranne che con finalità dialettiche, della cui relatività si deve essere consapevoli -, pena l’autoimprigionarsi in gabbie di concetti artificiosi, disperati, schizofrenici e violenti. Lo insegnava già Chuang Tzu 2500 anni fa: «Se non sai apprezzare ciò che è inutile non puoi metterti a parlare di ciò che è utile.

La terra, ad esempio, è ampia e vasta, ma di tutta questa grande area l’uomo usa solo quei pochi centimetri su cui poggia i piedi. Ora immagina di togliere all’improvviso tutta la parte che non gli serve in modo che intorno a lui si spalanchi un abisso ed egli resti sospeso nel vuoto, senza nessuna superficie solida se non il pezzo che ha sotto ciascun piede: per quanto tempo ancora potrà usare ciò che sta usando?».5 La domanda sembra oltremodo attuale.

Pure la dottrina buddhista dell’anatman, secondo la quale l’uomo è privo di ogni “io” e persino del Sé, o gli insegnamenti advaita possono, se divulgati indiscriminatamente e interpretati in modo non appropiato, produrre risultati decisamente deleteri. Nagarjuna stesso, grande logico buddhista e fondatore del Vacuismo o Via di Mezzo (Madhyamaka), avverte: «La vacuità, male intesa, manda in rovina l’uomo di corto vedere, così come il serpente male afferrato o una formula magica male applicata».6

I grandi misteri apofatici imperniati sul silenzio non si profanano impunemente. Accostarsi ad essi con leggerezza o credere di poterli trasmettere senza le dovute qualificazioni espone a gravi rischi: in primis la follia e la perdita dell’orientamento. Il linguaggio comunemente usato (vaikhari) possiede solo un quarto del potere della parola; i rishi vedici sostenevano che esso non può descrivere la traccia lasciata da un uccello nell’aria. Da ciò l’importanza dell’apprendimento diretto ai piedi di un autentico maestro in possesso dei tre gradi sovrasensibili del linguaggio (madhyama, pashyanti e para).7

L’esasperazione del conflitto tra uomo e natura di matrice ebraico-cristiana,8 il nichilismo e il materialismo impliciti in un certo buddhismo e il dualismo camuffato da non-dualismo scaturente dalla cattiva comprensione della dottrina advaita – che ritiene il mondo fenomenico una sorta di apparenza né reale, né irreale (maya) – hanno favorito lo sviluppo di forme perniciose di scientismo riducenti la persona ad un mero meccanismo biologico; questa, privata d’ogni valore intelligibile, diventa necessariamente carne da macello e oggetto di crudeli sperimentazioni. A conferma di quanto testé detto si potrebbero portare numerosi esempi, ma qui ci limiteremo ad esaminare la pratica dei trapianti, oggi molto diffusa e caldeggiata come moralmente encomiabile dall’establishment economico, politico e religioso.

I mass media – i quali, nascondendosi dietro la bautta dell’informazione obiettiva, non si peritano di diffondere menzogna, ottenebramento e ignoranza – sono riusciti a convincere milioni di persone che gli organi vitali utilizzati nei trapianti vengono prelevati ad uomini morti. A tale risultato si è pervenuti impiegando l’escamotage della “morte cerebrale”: il cervello sembra non funzionare, ma il cuore batte e il sangue e l’aria circolano. I cosidetti “donatori” sono pertanto persone del tutto vive, sebbene in gravi condizioni di salute; ai fini dei trapianti la realtà non potrebbe essere diversa, giacché gli organi diventano immediatamente inservibili dopo la morte. La morte “vera”, riconoscibile dai segni inconfondibili del rigor mortis e dell’odore della decomposizione organica, è una sola.

Se ci si pensa un attimo, appare subito evidente quanto sia assurda e tendenziosa la definizione di “morte cerebrale” o “clinica”;9 come se la morte fosse un concetto da definire e non, invece, una realtà alla quale accostarsi riverentemente. Solo in chiave simbolico-iniziatica si può parlare di più morti.

A fronte degli svariati sproloqui dello scientismo,10 la sapienza sia d’Oriente che d’Occidente ha insegnato in ogni tempo la costituzione ternaria dell’uomo, composto da corpo, anima e spirito: dimensioni che si compenetrano le une nelle altre a formare un unicum. Al momento della morte l’anima si ritira gradualmente attraverso i vari involucri (fisico, pranico, mentale inferiore e superiore, causale) per andare incontro al proprio destino-dharma; in funzione di ciò le religioni hanno perfezionato svariati sistemi di accompagnamento del moribondo e del morto.

Morte e nascita sono momenti fondamentali nella vita di un uomo, ed egli li vive ogni giorno, ogni notte o, meglio ancora, ad ogni salire e scendere del respiro, preparandosi al confronto con la Luce nel momento estremo del trapasso. In un mondo normale – e cioè ordinato secondo la Norma – sarebbe superfluo precisare che in tale circostanza egli necessita di essere particolarmente rispettato e lasciato in pace.
Anche nella tradizione cristiana tardomedioevale si parlava opportunamente di ars moriendi e, in tempi successivi, sull’arte di morire bene era andata formandosi una letteratura assai apprezzata. Si provi quindi a immaginare quale “buona morte” esperiremmo se, mentre la coscienza si ritira dagli organi vitali, potenze dell’anima, preparandosi ad uscire dalla guaina fisica il più possibile alleggerita da samskara (semi causali) e vasana (impressioni mentali), mani crudeli ci aprissero il petto per estrarvi il cuore pulsante, centro dell’ente, in cui si incontrano e fondono microcosmo e macrocosmo.

A questo punto non è un’esagerazione dire che l’espianto di organi vitali è, a tutti gli effetti, una tortura ed un’uccisione legalizzate spalancanti le porte degli Inferi. Ne è prova atroce lo scalciare dei presunti “cadaveri” allorché li si sottopone all’espianto.

La Bhagavad-gita, libro tra i più atemporali e sublimi, ritrae con precisione gli ipocriti dediti all’adharma: «Questi uomini di natura demoniaca dicono che non esiste nel mondo né verità, né ordine, né Provvidenza, che il mondo è un composto di fenomeni e che è solo un gioco del caso. Avendo questa opinione, questi sventurati “io”, privi di comprensione e pieni di violenza vengono quaggiù come nemici del mondo» (XVI, 8, 9).11 Nel nostro tempo a tale genia appartengono quelli che impongono all’umanità i peggiori orrori in nome del bene, della democrazia, del progresso, dell’uguaglianza, della volontà divina o che riescono finanche a diffondere il razzismo e il terrorismo pur proclamando di volerli combattere.

Affinché si comprenda l’incidenza nefasta che la pratica dei trapianti ha sia sul piano fisico che sottile, riporto, dall’Introduzione di Bruno Cerchio al volume Ars Moriendi di Anonimo del XV sec., un brano estremamente chiaro ed illuminante: «In base agli insegnamenti tradizionali sulla morte e al rispettoso atteggiamento tenuto dall’uomo tradizionale verso questo momento di “passaggio”, non sarà difficile giungere alla condanna della pratica del trapianto degli organi, vero e proprio sacramento del diavolo, la cui incompatibilità con la vita umana viene già palesata a livello biologico dalle insormontabili crisi di rigetto che sarebbero opposte dall’organismo “ospite” se le sue difese immunitarie non venissero distrutte chimicamente, cosa che si traduce sul piano sottile – in quanto un fatto biologico ha sempre alla sua radice un movimento di energie che agiscono sul piano sottile dell’anima – nella incompatibilità tra le energie psichiche latenti nell’organo espiantato e quelle presenti nell’organismo che lo dovrebbe accogliere.

Se dunque l’organismo che ha subito il trapianto sopravvive questo è possibile solo a patto di una rottura tra il piano fisico, il quale non collasserà solo perché costantemente tenuto al di sotto delle normali condizioni di vita biologica dai farmaci antirigetto – e dunque come un cadavere -, e il piano animico, che avrà comunque subito un distacco parziale dal corpo, e sui cui risvolti sottili non osiamo azzardare ipotesi. Certo al momento di un trapasso avvenuto in simili condizioni è difficile non pensare a uno sprigionarsi di influenze errabonde, le quali, già distaccate dalla loro sede naturale, si sono trovate a lungo compresse in un contenitore in lotta contro la corrosione del tempo. Se questa pratica è da aborrire comunque per la vita “di chi resta”, essa lo sarà non di meno per quella “di chi parte”, in quanto l’espianto degli organi, al fine del loro “riciclaggio”, deve avvenire – come è noto – subito dopo la “morte clinica” del paziente, ciò verosimilmente perché gli organi ancora racchiudono quelle energie animiche che costituiscono la loro fonte vitale, e ciò non fa che scontrarsi con il decorso del tempo di riassorbimento delle potenze sottili della psiche e il distacco di questa dal corpo, processo che secondo la Scienza sacra richiede tre giorni e mezzo, e durante i quali il cadavere deve essere vegliato senza essere rimosso né toccato, prima che si possa passare alle esequie funebri. Ma “dovunque sarà il cadavere si aduneranno gli avvoltoi” (Mt 24,28)».12

Alla luce di quanto sopra esposto, la pretesa che il sacrificio del soggetto donatore valga come salvezza del soggetto ricevente (che di solito muore nel giro di pochi anni, vissuti malamente, di tumore o di leucemia) non ha alcun fondamento razionale e si inscrive in quella retorica buonista di cui oggi molti si riempiono la bocca e le tasche.
Occorre altresì sottolineare come non si possa violare il principium individuationis, «fondamento dell’individualità, per cui essa è quel che è».13 Non c’è una foglia identica ad un’altra foglia nell’intero universo, eppure tutte le foglie sono, in essenza, la “foglia”. Così è dell’uomo. In prospettiva orizzontale tutti gli uomini sono diversi e non sono intercambiabili, in quella verticale tutti sono l’Uomo, il Purusha, epifania divina. L’originalità e, ad un tempo, l’identità assolute di ogni atomo di vita adombra il mistero della non-dualità.

L’indifferenza nei confronti di argomenti di capitale importanza quale quello dei trapianti non è caratteristica soltanto dell’uomo obnubilato dalla droga mediatica, ma, talvolta, anche del sedicente spiritualista, il quale, sedotto dall’idea del distacco dalla vile materia-illusione, afferma, come a me è capitato in ripetute occasioni di udire: «Non c’è nessuna differenza tra il morire per espianto o per incidente o nel proprio letto, dato che in ogni caso bisogna morire. Non sta a noi giudicare. Chi sa di non essere il corpo è indifferente al tipo di morte o di vita che gli spetta. Chi crede in Dio sa che in ogni caso viene fatta la sua volontà.
Chi non ci crede non se ne cura».

Parrebbero parole savie, ma, a mio modesto avviso, simili ragionamenti, oltre ad essere privi di pietas, esemplificano bene lo stato di confusione e di esacerbata separatività – tra materia e spirito, tra umano e divino, tra visibile e invisibile, tra azione e contemplazione – al quale conducono certe dottrine realizzative mal assimilate.14 E quindi, proprio come indicato da Giovanni Sessa nella citazione iniziale, chi concepisce l’Assoluto in quanto totalmente altro dal mondo non solo lo relativizza, limitandone l’onnipervadenza, ma finisce pure col consegnare il manifesto alla barbarie.

Ritengo più convincente, amorevole ed equilibrata la visione dello shaiva Karapatri: «Venerando l’illusione, o la sua manifestazione, si venera la realtà che vi è dietro, l’inconoscibile Immensità sulla quale essa si fonda».15

Siamo immersi nel Mistero. Presumere di penetrarlo con strumenti empirici è ignoranza; aprirsi rispettosamente ad Esso, senza disprezzare la propria natura umana (svadharma) e la natura tutta, è saggezza. «For every thing that lives is Holy!» («Poiché ogni cosa vivente è Sacra!»).16

Giuseppe Gorlani

…………….

Note

L’Officina, Riscoprire il Paganesimo, n. 6, 2006
2 Gloria Gazzeri, Lettera con riflessioni sul Quaderno n. 8/2006, in Quaderno n. 1/2007 dell’A. E. F. di Treviso.
3 In effetti si può constatare che a tutt’oggi, almeno in Occidente, gli animali sono terrorizzati dall’uomo. E ne hanno ben donde, visto il modo in cui vengono trattati: o li si addomestica, o li si tortura e stermina, o li si rinchiude in zoo e parchi. Del resto l’uomo si comporta in egual guisa con se stesso.
4 Secondo gli insegnamenti di Pitagora (etim. “colui che parla in nome dell’Apollo di Pito”), l’armonia e la bellezza cosmiche possono essere trasferite sul piano dell’etica individuale e sociale e quindi anche politica. Il che non significa uguaglianza tra tutti gli uomini – così come un’armonia musicale non significa unità di tono -, bensì rapporti armonici tra i vari ceti, fissati da giuste leggi.
5 Thomas Merton, La via semplice di Chuang Tzu, Ediz. Paoline, Mi, ’93.
6 Nagarjuna, Le stanze del cammino di mezzo (Madhyamaka Karika), Boringhieri, To, ’68, XXIV, 11.
7 Cfr. il cap. I Quattro Livelli del Linguaggio in R. E. Svoboda, Kundalini – Aghora II, Ediz. Vidyananda, Assisi, ’93. Si rimanda altresì alle considerazioni di Charles Malamoud sulle quattro parti della parola ne Il Pensiero Indiano, vol. I, Ist. Della Enciclopedia Italiana, ’96.
8 Don Marco Belleri, nell’interessante articolo Il rapporto uomo-natura nella religione cristiana (fonte: Fare Verde, Associazione di Protezione Ambientale, www.fareverde.it), scrive: «Affrontare questo argomento non è semplice, sia perché la Chiesa è una realtà vasta e complessa, e all’interno di essa, al di là del nucleo essenziale della fede molto brevemente riassunto nel Credo, ci sono sottolineature diverse su vari argomenti; sia perché essa non è una realtà astratta ed è quindi condizionata dal pensiero circostante. Per questo non sempre e non in tutti gli ambiti la riflessione è stata chiara né la risposta pratica coerente. […] La Genesi mostra l’uomo partecipe della dignità del Creatore, che si prolunga attraverso la custodia ed il dominio […] Purtroppo questa verità viene spesso dimenticata o travisata. […] Spesso la natura, specie nella Chiesa occidentale, è stata vista in stretta relazione col peccato. […] Un tentativo di ripensamento è iniziato dopo che la tradizione ebraico-cristiana è stata accusata, a partire dagli anni ’60, di essere una delle cause principali del dissesto ambientale a motivo della sua visione dell’uomo come dominatore della natura». A questo punto l’Autore cita alcune riflessioni di Giovanni Paolo II invitanti l’uomo contemporaneo a non pretendere di sostituirsi a Dio, bensì a collaborare con la sua opera di creazione. Le riflessioni del Pontefice da poco scomparso sarebbero in buona sostanza condivisibili; peccato che egli abbia pure affermato: «La carità fraterna si esprime anche attraverso la scelta di donare i propri organi». Sembra che la Chiesa, timorosa di inimicarsi i potenti, sia capace – sul piano sociale, economico e politico – di dire solo mezze verità.
9 Riguardo alla cosidetta “morte cerebrale” irreversibile, il Dr. David W. Evans, scienziato di chiara fama, in un testo presentato al Comitato ristretto della Commissione Affari Sociali del Parlamento italiano, sostiene: «[...] non esistono prove o serie di prove che possano stabilire con il necessario grado di certezza che il cervello sia veramente morto in un qualsiasi momento prima della cessazione definitiva della circolazione corporea [...]. Il concetto che la morte del cervello si possa stabilire prima dell’arresto cardiaco definitivo non ha validità scientifica».
10 Sia ben chiaro: la scienza va rispettata, non lo scientismo.
11 In E. Bertholet, La reincarnazione nel mondo antico, vol. I, Mediterranee, Roma, ’94.
12 Anonimo del XV secolo, Ars Moriendi, Ananke, To, ’97.
13 G. Ranzoli, Dizionario di Scienze Filosofiche, Ulrico Hoepli, Mi, 1943.
14 Tradizionalmente si ritiene che la non-dualità – intuibile per mezzo della buddhi, l’intelletto super conscio – non interferisca col normale svolgimento della vita umana, ma semplicemente impedisca un’identificazione assoluta nei fenomeni. Si può e si deve così giudicare relativamente, senza giudicare in assoluto. E si può e si deve, come insegna Lao Tzu nel Tao Te Ching, illuminare il paradosso di agire senza agire, governare senza governare, etc.
15 Margaret e James Stutley, Dizionario dell’Induismo, Ubaldini Ed., Roma, ’80, p 275.
16 William Blake, da A Song Of Liberty, in Visioni, a c. di Giuseppe Ungaretti, Mondadori, ’73.

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Rivisitazione del rapimento (e morte) di Aldo Moro alla luce di nuovi fatti

Lunario Paolo D'Arpini 24 marzo 2014

“Caso Moro, ex poliziotto all’Ansa: “I Servizi aiutarono le Br in via Fani” L’ispettore Enrico Rossi, ora in pensione, rivela il contenuto di una lettera scritta da uno dei due presunti passeggeri della Honda che bloccò il traffico il giorno del rapimento, il 16 marzo 1978: “Dipendevo dal colonnello del Sismi Guglielmi. Dovevamo proteggere i terroristi da disturbi di qualsiasi genere”. Nella missiva anche dettagli per risalire all’altro agente alla guida del mezzo, ma l’indagine fu ostacolata…”
(il Fatto Quotidiano)

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Dagli anni di piombo ai ‘rivoluzionari’ del 9/12/2013, anche i servizi segreti … ‘non sono più quelli di una volta’ .
Sequestro Moro: «Le Brigate rosse coperte dai servizi segreti italiani»
…Noi ‘complottisti’, ovvero cercatori di giustizia e verità, e quindi ’scopritori di complotti’, lo sapevamo già (anche che la vera regia fu di CIA e MOSSAD), ma per gli altri milioni di italiani ancora sotto l’ipnosi dei partiti e media del centrodestrasinistra, queste rivelazioni dovrebbero essere una potentissima sveglia…ma il sonno più profondo è quello di chi, per convenienza, finge di dormire…

Ieri 23 marzo su Il Secolo XIX
Roma – Due uomini dei servizi segreti sulla moto Honda, presente in via Fani il 16 marzo 1978 mentre le Brigate Rosse (da sole?) rapivano Aldo Moro emassacravano la sua scorta. Da quella moto partirono colpi di mitraglietta contro un testimone e fu quella moto che bloccò il traffico. La confessione post mortem di qualcuno che sapeva e le rivelazioni di un poliziotto riaprono i dubbi su uno dei passaggi più oscuri della storia italiana. E infatti nel racconto diEnrico Rossi, ispettore di pubblica sicurezza in pensione, si parla anche di prove distrutte dopo una breve indagine della magistratura romana.
Rossi ha parlato con Paolo Cucchiarelli, un giornalista dell’agenzia Ansa. «Tutto è partito – ha spiegato – da una lettera anonima scritta dall’uomo che era sul sellino posteriore della Honda in via Fani. Diede riscontri per arrivare all’altro, quello che guidava la moto».
Rossi, che vive a Torino spiega con puntiglio e gentilezza sabauda che, secondo colui che inviò la lettera anonima – che si qualificava come uno dei due sulla moto – gli agenti avevano il compito di «proteggere le Br da disturbi di qualsiasi genere. Dipendevano dal colonnello del Sismi Camillo Guglielmi (…)
continua su http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2014/03/23/AQfvgyCC-sequestro_italiani_brigate.shtml

Travaglio su Sofri e i servizi.
..(Sofri) …che rapporti aveva col prefetto Federico Umberto D’Amato, allora capo dell’Ufficio affari riservati del Viminale? Sofri lo cita sette volte, quasi di passaggio, per smontare il bellissimo dialogo “letterario” D’Amato-Calabresi immaginato da Giordana nel suo film.
E in una nota se la prende con Cucchiarelli per aver ipotizzato una joint venture Sofri-D’Amato nei delitti Calabresi e Rostagno. Ora, nel maggio 2007 fu proprio Sofri a rivelare sul Foglio che nel 1975-‘76, tre-quattro anni dopo il delitto Calabresi, “uno dei più alti esponenti” dei servizi segreti “venne a propormi un assassinio da eseguire in combutta, noi e i suoi affari riservati”.
Poi, in un successivo articolo, ritoccò la prima versione e svelò che Mister X era proprio D’Amato: “Mi chiese un incontro, tramite un conoscente comune… venne a casa mia… mi disse che si trattava dei Nap, i Nuclei armati proletari. Che tutti sapevano come alcuni fra i loro membri avessero rotto con Lc accusandola di non voler passare alla lotta armata… Che era interesse comune toglierli fisicamente di mezzo (‘Fisicamente?’ ‘Fisicamente!’), ciò che avrebbe potuto avvenire con una mutua collaborazione e la sicurezza dell’impunità… Non mi propose di prender parte a un omicidio, ma a un mazzetto di omicidi… Prima che finisse gli avevo indicato la porta…”.
PIAZZA FONTANA
D’Amato, figura centrale nei depistaggi su Piazza Fontana e non solo (la “pista anarchica” e le false veline su Calabresi addestrato dalla Cia erano farina del suo sacco), è morto nel 1996. Solo Sofri può spiegare perché mai un personaggio così bene informato si rivolse proprio a lui, se l’avesse saputo estraneo alla pratica dell’omicidio politico: forse sapeva di andare a colpo sicuro, senza temere di esser denunciato?
Già: perché Sofri non denunciò subito la cosa, ma attese 11 anni dopo la morte di D’Amato? A Lotta continua non mancava il background per fingere di stare al gioco e registrare colloqui compromettenti per un uomo delle istituzioni: possibile che il capo di un’organizzazione rivoluzionaria si sia lasciato sfuggire l’occasione di dimostrare ciò che Lc ripeteva da anni, dalla “strage di Stato” in giù, e cioè che le istituzioni avevano le mani grondanti di sangue?

Fernando Rossi

(fonte http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-travaglio-intravaglia-sofri-primo-buco-se-le-carte-giudiziarie-non-valgono-quando-servono-37446.htm)

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Commento ricevuto:

Solo uno scemo può non vedere nella storia delle BR i lati oscuri. Ad esempio: certi strani viaggi di Moretti a Parigi ed in Calabria, mai chiaramente spiegati; l’appartamento covo di via Gradoli, affittato da Moretti in un complesso dove spiccavano vari alloggi di società fiduciarie dei “servizi” (e la cosa era nota); alcune armi e cartucce ritrovate alle BR e risultate di sospetta provenienza militare, così come la stamperia brigatista di via Foà a Roma realizzata con macchinari già del Sid, e altro ancora. Senza considerare i ripetuti tentativi del Mossad, riferiti da molti, di aiutare le BR.

Ma sopratutto non si spiega assolutamente l’assurdo e incredibile comportamento delle BR nel rapimento Moro. Non solo le BR uccidono un ostaggio che sottoposto a “processo popolare” ha parlato e detto tutto e di più, e lo uccidono nonostante il parere contrario di vari strati della sinistra extraparlamentare e dell’autonomia, ben sapendo che gli americani lo vogliono morto, gli israeliani lo vedono come il fumo negli occhi e buona parte della stessa DC ha lasciato capire di non gradirne il ritorno sulla scena politica, ma soprattutto occultano e fanno sparire, ancora a sequestro di Moro in corso, tutte le “confessioni”, importantissime e devastanti che Moro aveva fatto ai suoi carcerieri.

Confessioni che sarebbero state oltremodo destabilizzanti, più di mille “azioni di fuoco”, per quello Stato che i brigatisti dicevano di combattere.

Si pensi solo che Moro aveva praticamente dettagliato alle BR delle ingerenze USA e israeliane in Italia, delle faide tra i servizi segreti nostrani, dei traffici tra Sindona e la DC, dello scandalo Lockeheed, della strategia della tensione e delle bombe di Piazza Fontana, dei vari traffici di Andreotti, della fuga procurata di Kappler e, cosa più importante, aveva confidato il delicato segreto di Stato circa la struttura di Gladio!

Ma poco, anzi quasi niente, di tutto questo venne reso pubblico e i verbali con le bobine degli interrogatori vennero fatti sparire, tanto che una parte è rimasta sconosciuta.

Maurizio Barozzi

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Mio commentino: “Per non parlare delle famose 500 lire emesse direttamente a nome della Repubblica Italiana, bypassando il signoraggio bancario (di Bankitalia, banca privata), anzi questa è la cosa più importante, non dimentichiamo che per la stessa ragione anche un presidente degli USA, che si mise di traverso alla FED, fu fatto fuori.. (trattasi di J.F.Kennedy)”

Nota integrativa di Giancarlo Murgia: Nel 1966 fu stampata la banconota da 500 lire. Il fronte rappresenta la testa della ninfa Aretusa attorniata da vari simboli: i delfini e l’aquila con i serpenti. Le cornucopie appaiono invece in filigrana. Le dimensioni sono 110 x 55 mm. Era un biglietto di stato a corso legale, non emesso dalla Banca d’Italia, ma stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e firmato dal tesoriere del ministero del Tesoro. Si trattava, dunque, di un titolo non pagabile dalla Banca d’Italia, ma emesso direttamente dallo Stato. Era in effetti dal punto di vista legale una moneta, ossia un titolo il cui signoraggio spettava allo Stato e non alla banca centrale, come dimostra la dicitura “Repubblica Italiana” al posto di “Banca d’Italia”. In effetti sostituiva, per motivi di costi la moneta argentea da 500 i cui costi di produzione avevano ormai raggiunto il valore effettivo, a causa del crescere della quotazione dell’argento.

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Commento di Vincenzo Zamboni: “Roma, 4 aprile 1978. La polizia aveva predisposto l’intercettazione delle sei linee telefoniche del Messaggero per individuare il telefonista delle BR, e bloccarlo, ma quando giunge la telefonata che preannuncia il nuovo comunicato, il numero quattro (e la lettera di Moro a Zaccagnini in cui il presidente della DC rinnova gli appelli alla trattativa; nella Dc una minoranza favorevole al dialogo con il partito armato, capeggiata da Amintore Fanfani, prenderà contatti con il Psi di Bettino Craxi), tutte le derivazioni sono bloccate, e la polizia non può fare nulla… I rappresentanti tedeschi dei Servizi di Sicurezza di Bonn e gli uomini dell’Antiterrorismo della Germania Occidentale svolgono in queste ore una frenetica attività a Roma” (Mino Pecorelli, Op).
Ancora 36 anni dopo, sarebbe interessante sapere chi fosse in grado di mettere in scacco l’intera polizia italiana e pure quella tedesca.
Anche perché, secondo quanto ricordo, durante il rapimento in via Fani tutte le linee telefoniche della zona risultarono bloccate.
Come fecero le Brigate Rosse, da anni spiate ed infiltrate dai servizi segreti, ad ottenere simili impeccabili risultati?”

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Geopolitica – Mossette, militari ed economiche, dei vari contendenti in Ucraina… (attenti alla Cina…)

Lunario Paolo D'Arpini 4 marzo 2014

Ucraina: la NATO soccorre i golpisti, Beijing sostiene Mosca e minaccia Washington

La Russia ha il completo controllo della Crimea, così come di tutte le strutture militari nel suo territorio, tra cui il terminal per traghetti nella città di Kerch. Oltre alla fregata Hetman Sagajdachnij, anche la corvetta Ternopol e la nave comando Slavutich passano alla Flotta russa del Mar Nero. Tre reggimenti della difesa aerea ucraini si sono schierati con le autorità locali della Crimea: i 50.mo, 55.mo e 147.mo Reggimenti della difesa aerea missilistica schierati nelle città di Evpatorija, Fjodosija e Fjolenta. Oltre 700 tra soldati e ufficiali che gestiscono 20 sistemi missilistici Buk-1M e 30 sistemi missilistici S-300PS. Nelle ultime 24 ore 3200 militari ucraini hanno giurato fedeltà alla Crimea, “oltre 1500 militari delle truppe interne e circa 1700 guardie di frontiera dell’Ucraina presenti sul territorio della penisola hanno giurato fedeltà” al governo di Sebastopoli. Quattro navi militari, 13 elicotteri e otto aerei da trasporto russi sono arrivati in Crimea a protezione della Penisola, assieme a centinaia di autoveicoli e blindati giunti via terra. Il primo ministro golpista ucraino Arsenij Jatsenjuk ha ammesso di non aver “nessuna opzione militare” per contrastare le mosse militari russe, segno del totale abbandono da parte dei militari ucraini delle autorità illegali insediatesi a Kiev.
I ministri degli Esteri europei hanno indetto una riunione di emergenza per rispondere all’azione preventiva dei russi: “Ogni tentativo della Russia di prendere la Crimea non avrà successo. Dateci tempo“, aveva detto il ministro degli esteri inglese William Hague, “il mondo non può semplicemente permettere che ciò accada“. Ma lui e gli altri diplomatici occidentali hanno escluso qualsiasi azione militare. “Il Regno Unito non discute di opzioni militari. Ci concentriamo sulla pressione diplomatica ed economica“. Il governo golpista ucraino, per accreditarsi all’interno cerca di nominare nuovi governatori nelle regioni russofone scegliendoli tra i locali oligarchi. La Russia è “sul lato sbagliato della storia” in Ucraina, ha detto da parte sua il presidente statunitense Barack Obama, aggiungendo che l’azione militare sarà “costosa per la Russia” poiché, continua Obama, gli Stati Uniti valutano sanzioni economiche e diplomatiche contro la Russia, invitando anche il Congresso ad approvate aiuti per l’Ucraina. L’arma a disposizione di UE e USA sono le sanzioni come il congelamento di asset russi e il ritiro di investimenti in Russia. L’Unione europea ha minacciato di congelare i visti e la cooperazione economica, e di boicottare il vertice del G8 a Sochi. Nel frattempo gli Stati Uniti sospendono la cooperazione militare con la Russia, come ha detto il portavoce del dipartimento della Difesa: “abbiamo, alla luce dei recenti avvenimenti in Ucraina, interrotto tutti gli impegni militari tra Stati Uniti e Russia“.
Alle minacce delle sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia, il consigliere del Presidente della Russia Sergej Glazev risponde che Mosca non rimborserà i prestiti dalle banche statunitensi e che venderà tutti i titoli del debito degli Stati Uniti in suo possesso. Inoltre, la Russia adotterà un proprio sistema di pagamento optando per altre divise. Quindi, la Federazione russa opera misure precauzionali in Ucraina. Gli xenofobi ucraini e i loro mandanti occidentali hanno creato un vuoto politico presentando un diktat alla popolazione russofona, perciò il leader della Crimea Sergej Aksjonov ha sottolineato quanto sia essenziale che i russi salvaguardino una regione come la Crimea: “Abbiamo stabilito una cooperazione con la Flotta del Mar Nero per proteggere i siti di importanza vitale. Mi rivolgo al presidente russo Vladimir Putin per assistenza nel preservare la pace e la tranquillità.” Lee Jay Walker di Tokyo Modern Times afferma: “Molti russi si sentono minacciati in Ucraina dalle intimidazioni emesse dalla nuova élite a Kiev. Pertanto, la Federazione russa non può permettersi di sedersi mentre i cittadini russi sono allarmati dagli eventi a Kiev. Una volta che tale preoccupazione è stata sollevata in Crimea, il Presidente Vladimir Putin ha dovuto prenderne atto. Era essenziale per Putin rispondere rapidamente agli eventi pur mostrando moderazione, ma da una posizione di forza. Dopo tutto, se i nazionalisti ucraini si rivoltano contro i cittadini russi, o decidono di prendere il potere in luoghi come la Crimea, le élite politiche nella Federazione Russa sarebbero sottoposte ad una pressione enorme”. Anche il ministro degli Esteri russo Lavrov ha avvertito “coloro che cercano d’interpretare la situazione come una sorta di aggressione e minaccia di sanzioni e boicottaggio, sono gli stessi che hanno incoraggiato le forze politiche, a loro vicine, ad imporre un ultimatum e a rinunciare al dialogo. Gli chiediamo di dimostrare responsabilità, di riporre i loro calcoli geopolitici e mettere gli interessi del popolo ucraino prima di tutto. Il dispiegamento di truppe russe in Ucraina avviene in difesa dei nostri cittadini e connazionali, garantendone i diritti umani, in particolare il diritto alla vita“.
gIMOTyiiQfcSecondo Aleksej Pushkov, presidente del comitato per gli affari internazionali della Duma di Stato, il problema principale in Ucraina sono i rapporti di Kiev con le regioni del sud-est del Paese. Il governo golpista ucraino ha operato per dividere il Paese con l’illegittimo licenziamento di Viktor Janukovich, l’annullamento dello status ufficiale della lingua russa e la messa al bando del corpo speciale dei Berkut. Infine, i golpisti minacciano persecuzioni contro gli oppositori politici e mostrano disponibilità a firmare l’accordo di associazione con l’Unione europea, a cui il Sud-Est si oppone. Inoltre, il governo golpista ha istigato le violenze dei neofascisti arruolandone le bande per imporre il dominio sulle città dell’ovest e del centro del Paese, e per minacciare le regioni orientali. Mosca non poteva restare a guardare. Secondo il portavoce del Consiglio della Federazione, Valentina Matvenko, la Russia ha dovuto “garantire la sicurezza della Flotta del Mar Nero e dei cittadini russi”. “Sul crollo del sistema statale e politico in Ucraina, la Russia dichiara che il nuovo dispositivo statale ucraino dovrebbe essere formato tenendo conto degli interessi e delle opinioni della Russia. In pratica, questo potrebbe tradursi in una federazione o confederazione con maggiori autonomie per i soggetti federati“, afferma a sua volta il direttore del Consiglio per la politica estera e di Difesa della Russia Fjodor Lukjanov. Con il golpe a Kiev, la popolazione delle regioni russofone è stata colta alla sprovvista, ma combatterà per i propri diritti poiché ne teme la repressione. Ora, sostenendo la resistenza della Crimea, Mosca fa comprendere agli abitanti della parte orientale dell’Ucraina di potersi esprimere senza essere minacciata dagli atlantisti ucraini. Di conseguenza a Donetsk, Lugansk e Kharkov sventola la bandiera russa e gli enti locali hanno deciso d’indire un referendum nei Consigli regionali per ottenere una maggiore autonomia. Mosca è disposta ad andare lontano, perché “negare aiuto a questa popolazione, dopo averle promesso di poter decidere realmente in Ucraina, sarebbe un crimine“, secondo il politologo russo Dmitrij Evstafev; inoltre Mosca è consapevole che “se Mosca cedesse allo status quo a Kiev, sarebbe una sconfitta geopolitica colossale per la Russia e Putin. La partecipazione dell’Ucraina ai processi di cooperazione con la Russia sarà chiusa per sempre“, conclude Dmitrij Suslov. Infine, secondo Fjodor Lukjanov, il governo russo potrebbe scegliere di “risolvere definitivamente il problema ucraino. Il Cremlino può decidere che le perdite causate dall’attuazione di questa strategia saranno inferiori a quelle dovute al ripetersi della crisi.”
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una terza sessione di emergenza sull’Ucraina il 3 marzo. L’inviato russo all’ONU Vitalij Churkin ha presentato la lettera del presidente ucraino Janukovich in cui chiede alla Russia d’intervenire militarmente in Ucraina per ristabilire l’ordine e proteggere i diritti umani. Gli esperti di diritto internazionale sono d’accordo, Victor Janukovich è ancora il legittimo presidente dell’Ucraina. “Sotto l’influenza dell’occidente si hanno terrorismo e violenze. La gente viene perseguitata per ragioni linguistiche e politiche. Quindi, in questo senso, vorrei rivolgermi al Presidente della Russia, Vladimir Putin, chiedendo di utilizzare le Forze Armate della Russia per ripristinare legalità, pace, legge e ordine, stabilità e per proteggere la popolazione dell’Ucraina“. La lettera di Janukovich era indirizzata al Presidente Vladimir Putin e al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Churkin ha detto che era essenziale che gli obblighi dell’accordo del 21 febbraio venissero adempiuti con la piena partecipazione e il contributo di tutte le regioni dell’Ucraina, seguite dalla successiva approvazione con un referendum nazionale e con la formazione di un reale governo di unità nazionale. L’ambasciatore cinese all’ONU, Liu Jieyi, dichiarava che la Cina condanna le violenze degli estremisti in Ucraina, “Esortiamo tutte le parti a risolvere le divergenze attraverso il quadro giuridico” e a proteggere i diritti di tutti. In effetti, la Cina minaccia gli Stati Uniti pretendendo il pagamento in oro delle obbligazioni del debito USA che detiene, se Washington continua a mantenere il suo atteggiamento bellicoso contro la Russia. Inoltre, diversi capi di governo cinese hanno avuto colloqui con la Turchia, giungendo a un accordo per non permettere il passaggio delle navi della NATO attraverso il Bosforo.

Beijing ha dichiarato che se gli Stati Uniti non cambiano posizione sull’Ucraina, pretenderà il pagamento in oro del debito degli Stati Uniti, danneggiandone gravemente l’economia, dato che le riserve auree degli Stati membri non possono assolvere il proprio debito. In questo modo la Cina agisce da formidabile alleato della Russia, schierandosi apertamente con Vladimir Putin sulla crisi ucraina. Inoltre, i cinesi utilizzeranno il diritto di “veto” contro ogni decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro la Russia. La Cina raffredda le “ambizioni geopolitiche” statunitensi con queste minacce.

Alessandro Lattanzio – Sito Aurora

Fonti:
LaRepublica
RusiaHoy
Voce della Russia
RussiaToday
Electronic Resistance
Modern Tokyo Times
Voce della Russia
ITAR-TASS
Voice of Russia
Nsnbc
The Republic

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Giudeo/cristianesimo la religione più infima mai apparsa sulla Terra

Lunario Paolo D'Arpini 24 febbraio 2014

Religioni al capolinea…. ma l’Essere sempre permane

Scrive Livio Cech a commento dell’articolo http://altracalcata-altromondo.blogspot.it/2014/02/ultimi-rantoli-satanici-di-un-giudeo.html -: “la chiesa è vissuta per 2.000 anni perché eterno è lo Spirito del Quale dovrebbe essere incarnazione e lo Stesso è quello che muove il nostro corpo naturale. Ma è la mente razionale che cresce, la cultura e l’intelligenza… che richiede, quindi, altri simboli da elaborare. Oggi abbiamo problemi di ordine mondiale e il simbolo dell’Ecclesia è un po’ stretto ed incapace di sostenere una visione del mondo sostenuta da molteplici culture e tradizioni. (Parto in metafora) Si lo so che al ‘calduccio’ di casa vostra state bene quando fuori i venti e a pioggia danzano vorticosamente; ma il problema è che lo spirito religioso DEVE occuparsi anche dell’esterno di casa vostra. E questo poiché Dio è Uno, una la Terra ed unica l’Umanità. E’ vera una cosa ma anche l’altra: la Verità è (vado in metafora ) le onde del mare e la sua immobilità nel fondo; la verità è nel suo manifestarsi e/ma anche nel suo simbolo che ci lega a lei; la verità è che gli uomini la opinano diversa in tempi diversi. E’ quella che definiamo Dio, dalle nostre parti, ed è sempre trascendente le nostre piccole menti. Non resta che deporre le nostre convinzioni e, vestiti col saio della modestia, andare verso un Orizzonte che SAPPIAMO per noi si allontana ‘allo stesso nostro procedere’. Succede però che noi per svariati motivi e avendo bisogno di certezze ci arrestiamo su una immagine del suddetto orizzonte. Ma la Terra imperterrita continua a girare incurante delle nostre fotografie mentali. Se non sono sibillino ed oscuro: ecco le due verità dell’accadimento ed il loro chiarirsi per nostra capacità.”

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Carissimo Paolo, leggo con piacere il pensiero di Livio Cech relativo al commento sui rantoli satanici di un Giudeo che per oltre 5000 anni è rimasto fedele alle sue filosofie monoteiste. Avevano tentato di distrarlo con l’arrivo del Messia, ma lui non si è lasciato convincere pensando che il Monoteismo lanciato dai Giudei fu una scoperta vincente sul Politeismo durato oltre milioni di anni, anche se noi per Politeismo ci riferiamo erroneamente al Paganesimo Greco e Romano.

Le Religioni in genere non rientrano nei meandri del razionale nelle varie epoche, ma si coniugano con il Potere e i grandi affari, penetrando sempre di più nel tentativo di manovrare nel profondo la coscienza umana delle masse.

La logica sulla quale l’Homo Erectus iniziò a credere sulla possibile presenza di Divinità, fu originata dalla mancanza di informazioni e soprattutto dalla convinzione che un solo Spirito Divino non poteva controllare l’intero universo che allora era rappresentato esclusivamente dal nostro pianeta Terra.

Con il progresso del sapere e dell’informazione, non abbiamo scuse per continuare a farci prendere per i fondelli, dove l’unica Divinità accertata è la Natura.

Forse nella mia recensione non mi sono spiegato bene per contenermi negli spazi, oppure il carissimo Livio sopraffatto dalle menzogne filosofiche senza riscontri scientifici, non ha dato peso ai fatti perché molto probabilmente è stato risparmiato dalla sorte.

Che sia bene inteso, non si cerca di mettere in dubbio l’esistenza di Dio, che ognuno porta dentro di se sin dalla nascita con i buoni propositi, Pagano, Ateo, Giudeo, Cristiano o Musulmano, ma è sotto inquisizione il comportamento della Chiesa Cristiana Cattolica in Italia e nel mondo.

Una religione conta non in quanto costruisce dei templi e svolge certi riti; ma in quanto fornisce una regola morale di condotta. Il Paganesimo Greco Romano questa regola l’avevano fornita. Indro Montanelli

Se invece del cristianesimo fosse rimasto il Paganesimo oggi saremmo più evoluti?

Qualcuno aveva posto la medesima domanda qualche anno fa, e navigando in Internet ho trovato la risposta che allego qui di seguito:

La conversione di massa al Cristianesimo nell’Europa dei primi secoli dopo Cristo, ha portato solamente danni, nessun miglioramento, e sono del parere che se fosse rimasto il Paganesimo Romano oggi saremo molto più progrediti eticamente, socialmente, civilmente e scientificamente.

Le religioni monoteiste (Islam e Cristianesimo in primis) hanno contribuito al degrado sociale e all’ignoranza come arma di sviluppo personale di gruppo, per la creazione di un fantomatico Impero Universale per il controllo delle anime.

1- Col Paganesimo ci saremmo più evoluti in quanto questa non era una religione “centralizzata” e dogmatica, difatti durante il suo dominio (soprattutto in Grecia e a Roma) fiorirono le scuole di pensiero, la scienza, la filosofia, il sapere, mentre con l’arrivo del Cristianesimo tutto si è fermato e il progresso è ristagnato per secoli durante il medioevo, riprendendo lentamente solo con il rinascimento.

2- Durante il Paganesimo, quando l’Impero Romano conquistava territori e popolazioni, era concesso di mantenere le proprie usanze religiose e costumi, mentre col Cristianesimo avveniva la conversione violenta e forzata di tutta la popolazione sottomessa al pensiero unico, senza alcuna pietà.

3- Durante il Paganesimo l’omosessualità e la sessualità in genere erano accettati pienamente, in quanto considerati doni divini, mentre con l’arrivo del Cristianesimo la sessualità venne censurata, l’informazione censurata, le terme romane e i teatri chiusi in quanto considerati immorali e gli omosessuali che in verità rappresentano i capricci della natura, furono condannati al rogo.

4 – Nella società romana le donne si sarebbero via via emancipate in quanto la loro sottomissione era una semplice ideologia culturale e non una legge religiosa (vedere le società etrusche in cui donne e uomini avevano pari diritti e dignità) mentre il Cristianesimo ha solamente affermato un idea maschilista e misogina, di cui risentiamo a tutt’oggi gli effetti negativi.

5- La religione romana dopo la morte prevedeva “l’Ade” l’ingresso nel Regno dei Morti, senza particolari punizioni per certi comportamenti, fatto per cui si dava molta importanza alla responsabilità e alla coscienza personale, mentre con il Cristianesimo fu inventato il concetto di libertà di comportamento per meritarci il Paradiso – l’Inferno – Purgatorio e Limbo, con la ricompensa a premio del Paradiso se mai esistesse, riservato all’ignoranza e all’asservimento al Credo dal quale fu creato l’albero maledetto del sapere.

I Cristiani sosterranno che i Romani erano tiranni, facevano gli spettacoli barbari con i Gladiatori, speculavano sui popoli. Non dimenticate che il Cristianesimo fece molto peggio, istituendo l’Inquisizione con stragi di massa, crociate di vari colori per imporre il pensiero unico.

A distanza di tanti anni, possiamo constatare che quelle persone alle quali riponiamo la nostra fiducia, si differenziano socialmente e moralmente dagli insegnamenti di saggezza nati molto prima del Cristianesimo e modificati per ragioni di interesse e di ricchezza, sezionando la terra e impedendo la socializzazione umana unitaria.

L’afflusso di disperati in Piazza San Pietro, comprovano la spettacolarizzazione per il richiamo delle masse che un tempo seguivano l’affluenza negli Stadi e nei Teatri all’aperto.

Anthony Ceresa

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Una considerazione aggiunta:

“Il monotesimo o monismo non è una scoperta originale del popolo ebraico. Questa “pensata religiosa” ha origini ben più lontane.. sia nel tempo che nello spazio… Culture come quella indiana o cinese molto prima dei giudei consideravano l’esistenza di una sola Energia divina onnipervadente ed onnicomprensiva presente in tutto ciò che è. Infatti il monolatrismo giudaico è una devianza di quel pensiero, in quanto pone il dio separato da “ciò che è” (dalla sua creazione e dall’uomo stesso). Quindi il giudaismo è soltanto una furbata, un’”invenzione” per aggiudicarsi la posizione di “popolo eletto” – Cosa che dal punto di vista del sempre Esistente è inconcepibile, poiché non può esserci scala nella divinità UNA e INDIVISIBILE.”
(Paolo D’Arpini)

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