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Il Pane e le Rose di Marco Palombo: “Ecco le promesse non mantenute dal M5S…”

Da uno scambio di opinioni con la redazione romana del Pane e le rose è uscita questa intervista dove parlo di molti temi che ritengo importanti. Ci tengo però a sottolineare, un concetto non presente nell’intervista:

“…se il M5S ha avuto credito da alcuni ambienti pacifisti è anche perché la sinistra, quella vecchia e quella nuova, quella moderata e quella radicale, è stata completamente assente negli ultimi anni sul tema guerre, tranne rare eccezioni.”

Marco Palombo

Sbagliamo se diciamo che, nell’ambito del pacifismo italiano, non pochi si aspettavano qualcosa di buono dal cosiddetto governo del cambiamento?
No, purtroppo cogliete nel segno. In realtà, le illusioni si legavano più ai pentastellati che alla Lega perché i primi, negli anni passati, hanno effettivamente interloquito con alcune anime del pacifismo italiano. Si pensi al convegno sulla NATO del principio del 2016, al quale furono invitati importanti movimenti come il No Dal Molin e il No Muos. Però dall’avvio di questo governo, non pochi sono stati i segnali di accettazione, da parte dei grillini, delle peggiori coordinate della politica estera italiana degli ultimi lustri…

Potresti indicarne alcuni?
A mio avviso, un caso significativo è quello relativo alla vendita delle armi all’Arabia Saudita, il regime reazionario e patriarcale impegnato in un sporca guerra d’aggressione allo Yemen. In seguito ad alcune denunce circa l’uso, in quel cruento scenario bellico, di bombe prodotte in Italia – per la precisione, in Sardegna – esponenti di rilievo del Movimento 5 Stelle come il senatore Roberto Cotti s’erano impegnati, se la loro organizzazione fosse andata al governo, ad interrompere questo commercio di strumenti di morte. Ma poi lo stesso Cotti alle ultime politiche non è stato ricandidato, probabilmente perché i suoi capi non intendevano far prendere al Movimento impegni troppo precisi al riguardo. Certo, di recente la Ministra della Difesa Trenta, che è in quota 5stelle, sul tema ha speso parole condivisibili, così come va segnalato che, il 19 settembre, al presidio davanti all’Ambasciata Saudita era presente un’eurodeputata grillina: Giulia Moi. Tuttavia, a poco a poco i pentastellati hanno precisato una posizione ufficiale un po’ pilatesca: loro che, giustamente, accusavano il Governo Gentiloni di avere le mani sporche di sangue, oggi si trincerano dietro il fatto che la legge consente la suddetta, odiosa esportazione. Ossia, adottano la medesima scusa fatta valere dal PD, solo che, per indorare la pillola, affermano che, di conseguenza, va cambiata la legge 185/90, che si occupa, appunto, di Esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento. Istanza giusta, non c’è che dire, ma si tradurrà mai in realtà concreta?

L’esempio è chiaro. Però, in un certo senso, qualche mutamento nella politica estera italiana si è dato. Ad esempio, il legame con gli USA di Trump sembra più forte di prima…
Sì, il rapporto tra Trump e il governo Conte è molto forte, di continuo sottolineato dagli apprezzamenti del magnate, ad esempio in relazione alle politiche italiane sull’immigrazione. Ovviamente, si tratta di un idillio da cui non può uscire nulla di buono. Per dire, l’UE vorrebbe aggirare le sempre più aspre sanzioni USA all’Iran, continuando gli scambi commerciali senza il dollaro. Però, quando in sede europea è stata presentata tale opzione, l’Italia non era presente, come se l’attuale esecutivo non volesse mettere la faccia in un discorso che è motivo di seria frizione con gli USA. Anche questo mi pare un segnale negativo.

Il dossier iraniano è di straordinaria rilevanza. Ma c’è un’altra partita fondamentale, per giudicare l’operato del governo: l’atteggiamento verso le missioni militari…
E questo è forse il punto più delicato di tutti. Nei prossimi giorni, in Consiglio dei Ministri, si discuterà del Decreto Missioni e, secondo fonti ministeriali, saranno tutte confermate, subendo solo qualche piccolo taglio di personale e risorse, concordato con gli alleati. In sostanza per i pentastellati si tratta di una brusca svolta, visto che da forza d’opposizione avevano sempre contestato la missione in Afghanistan, votando anche contro il suo rifinanziamento.

A fronte di queste giravolte a 5 Stelle, ci sono stati ripensamenti da parte di quei pacifisti che li avevano sostenuti?
Diciamo che alcuni si sono sentiti traditi e hanno maturato una certa rabbia. Altri hanno un atteggiamento più sfumato, ma cominciano a manifestare una certa delusione. Non mancano quelli che continuano a rivendicare il proprio sostegno ai grillini. Si tratta di persone che, messe alle strette, difendono le proprie scelte appellandosi all’indubbia complessità dello scenario internazionale, senza mai rispondere con argomenti concreti alle obiezioni concrete.

Secondo te, per far emergere meglio le contraddizioni del Governo, nello stesso tempo rilanciando un serio movimento contro la guerra, quali passi occorre fare?
Le cose da fare sono molte, a cominciare da un impegno che andrebbe assunto da chiunque voglia realmente trasformare l’esistente: non trascurare più i temi di politica internazionale. Poi, nello specifico, la campagna contro la vendita di bombe prodotte in Italia all’Arabia Saudita andrebbe potenziata, perché il loro uso sta contribuendo molto alla quotidiana carneficina che si verifica nello Yemen. Peraltro, il dibattito sull’esportazione di armamenti verso paesi come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti si sta svolgendo in diversi paesi europei, come la Spagna e la Germania. Le forze politiche più guerrafondaie sono in difficoltà, perché di fronte a certi crimini diventa difficile giustificare l’abbraccio con i regimi del Golfo. Su questo fronte, si potrebbe svolgere una campagna coordinata su scala continentale, facendo recuperare al movimento contro la guerra la sua necessaria vocazione internazionale. Su un piano più specificamente italiano, invece, va considerato che, negli ultimi anni, gli episodi più incisivi di contrasto al bellicismo hanno avuto il carattere di resistenze territoriali. Parlo della lotta contro il Muos, in Sicilia, del movimento No Dal Molin, a Vicenza, nonché delle azioni rivolte contro l’allargamento dell’Aeroporto militare di Centocelle, nella capitale, e della mobilitazione contro il potenziamento di Camp Darby, in Toscana, che peraltro comporterebbe l’abbattimento di quasi 1000 alberi in un’area naturale “protetta”. Sarebbe il caso di creare una rete stabile che coordini tutte queste lotte, al fine di valorizzarne i significati più generali, che rimandano a una rottura totale con la politica estera da tempo portata avanti dall’Italia.

Siamo d’accordo con te. Per concludere, gradiremmo la tua opinione su un tema che ci sta a cuore: il nesso tra la battaglia contro la guerra e l’antirazzismo…
Certo, anche per me si tratta di un tema cruciale. Per questo ritengo un’enormità che i comunicati d’indizione della Marcia Perugia-Assisi, che si terrà il 7 ottobre, facciano riferimento al solo antirazzismo senza dire niente di sostanziale sulle guerre e sull’azione devastatrice della NATO. La battaglia contro il razzismo e quella antibellicista sono due facce della stessa medaglia, perché diffondere un clima di ostilità nei confronti degli stranieri, serve anche a creare le basi del consenso a nuove avventure militari nei paesi d’origine degli immigrati, che magari sono già stati sottoposti a saccheggio o a bombardamenti “umanitari” da parte delle potenze occidentali. In quest’ottica, ritengo discutibile pure l’atteggiamento di certi antimperialisti che, se contrastano meritoriamente le bugie di guerra, chiudono un occhio di fronte al sempre più esplicito razzismo delle istituzioni italiane. Gli sfugge l’essenziale: e cioè che le politiche vessatorie nei confronti degli immigrati attuate da personaggi come Salvini sono la prosecuzione, sul suolo italiano o nel Mar Mediterraneo, di quelle politiche di rapina e di aggressione militare, attuate nei paesi dominati, di cui da anni l’Italia è compartecipe o complice.

Il Pane e le rose – Collettivo redazionale di Roma
http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o51887

……………

Commento ricevuto:

“Molte cose dette da Marco nell’intervista a “pane e le Rose” sono condivisibili. In particolare per quanto si riferisce alle mancate promesse del Movimento 5 Stelle sulle armi all’Arabia Saudita, il finanziamento delle missioni militari, cui si può aggiungere il mantenimento delle sanzioni alla Russia e alla Siria un tempo criticate da esponenti del Movimento. Diamogli un altro po’ di tempo per rinsavirsi e mostrare un po’ di coraggio, ma la situazione certo non è bella.
Non mi convince l’ultima parte dell’intervista in cui viene (a mio parere artificiosamente) legata la questione della politica di guerra con quella del razzismo (e delle migrazioni). Questo collegamento (argomento complesso che andrebbe approfondito) ignora la massiccia presenza a livello mondiale di forze clintoniano-sorosiane-fintodemocratiche che soffiano sul fuoco degli interventi armati pseudo-umanitari (in realtà neo-coloniali) che creano povertà ed emigrazioni forzate, ma che contemporaneamente si fregiano strumentalmente di etichette “antirazziste” e si stracciano le vesti sui migranti. Se non si affronta questo argomento con chiarezza di idee e senza pregiudizi retorici si rischia di sbarellare.” (Vincenzo Brandi)

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Il fattore di dimenticanza cosmica

Lunario Paolo D'Arpini 3 settembre 2018

“Come già dicevano gli antichi sapienti indiani: Vishnu lo conserva, Shiva lo distrugge, Brahma lo ricrea, all’infinito e per sempre. Ma, forse proprio per il “fattore di dimenticanza cosmica”, nessun universo “rimbalza” uguale (d)al precedente…” (Joe Fallisi)

La scienza comincia ad avvicinarsi sempre più alla filosofia. In effetti il pensiero metafisico e l’analisi del mondo fisico sono due descrizioni che collidono, entrambe attingono alla realtà percepibile per mezzo della coscienza.

Che gli universi fossero continuamente creati e distrutti uno dopo l’altro in una sequenza infinita è la conclusione del pensiero vedico e upanishadico, come pure di quello taoista. Tutto scorre (panta rei) tutto si trasforma tutto si scioglie tutto riprende forma. In continuo evolversi in continua trasformazione.

Come dire che la sostanza primordiale è la stessa mentre gli aspetti manifesti sono diversi. Per comprendere analogicamente questa verità basterà osservare la metamorfosi della vita su questa terra.

Non ci sono due cristalli di neve uguali, non ci sono due foglie dello stesso albero uguali, in una distesa di sabbia ogni granello è diverso, nell’umanità ogni uomo è unico ed irripetibile, persino attraverso la clonazione è stato riscontrato che esistono differenze fra il modello originale e la copia….

Insomma la vita è totalmente varia…. Questa varietà è la caratteristica dominante.. che allo stesso tempo evoca l’unitarietà di fondo…. Come avviene nell’osservazione delle figure formantesi in un caleidoscopio, gli specchietti e i cristalli sono gli stessi ma le immagini appaiono sempre diverse.

Così eone dopo eone universo dopo universo big bang dopo big bang la vita continua a manifestarsi in una policromia di colori, di forme incommensurabilmente diverse ma attingenti alla stessa matrice: la coscienza. La consapevolezza dell’Uno che si fa molti.

Questa era anche la visione del nostro filosofo e spiritualista laico Giordano Bruno. Egli aveva intuito la vera essenza, la sorgente universale, e la possibilità degli universi continuamente ricreati e paralleli.. Il fuoco d’artificio eternamente manifesto e inestracabilmente congiunto di Spirito e Materia. Che la sua intuizione non fosse stata accolta dai suoi contemporanei, e gli provocò anzi un’atroce morte, dal punto di vista del pensiero astratto e della realtà delle cose ha poca importanza… Ed inoltre, nella percezione dualistica, l’intelligenza ha bisogno della stupidità per risultare evidente.

Ciò che è vero lo è sempre e non abbisogna di conferme… è autoesistente. Come ognuno di noi può riscontrare nella sua stessa identità e senso dell’essere che non abbisogna di venire corroborata da agenti esterni.. anzi sono gli agenti esterni ad essere corroborati nella loro presenza ed esistenza dal “noumeno”, dal soggetto!

La verità non può essere raccontata poiché la descrizione non è la sostanza.

Ed ora ecco un’altra faccia della medaglia, quella della visione scientistica: Martin Bojowald ha lavorato per sei anni intorno alle complicate equazioni che sorreggono la sua teoria. Oggi finalmente è potuto uscire allo scoperto su Physics Nature per dire che l’universo non è nato con il Big Bang. Quando si verificò il “grande botto” al quale si fa tradizionalmente risalire la creazione del mondo che conosciamo, l’universo esisteva già. Anzi, il Big Bang non fu altro che un “ridispiegamento”, un “rimbalzo” della materia preesistente.

Uno dei limiti della teoria del Big Bang, descritta matematicamente da Einstein, è che in un dato momento tutta la materia era concentrata in un punto con volume zero e massa ed energia infinite. Secondo le leggi della fisica, impossibile. Ora gli scienziati dell’università di Pennsylvania State University, coordinati da Bojowald, dicono che prima della nascita del nostro universo ce n’era uno simile che però collassava su se stesso. Unendo la teoria della relatività ad equazioni di fisica quantistica, alla Penn State è nato il primo modello che descrive sistematicamente l’esistenza di un universo preesistente al nostro, e che ne calcola alcune caratteristiche.

Secondo il modello (Loop Quantum Gravity, o Lqg), il vecchio universo stava collassando rapidamente, fino a raggiungere uno stato in cui la gravità e l’energia erano così alte (ma non infinite, come sostenuto dalle teorie precedenti) che la repulsione reciproca ha fatto invertire il processo e ha dato vita all’universo in espansione che conosciamo oggi. Per i fisici americani, anche se molto simili fra loro, gli universi “pre” e “post” rimbalzo non erano uguali: le equazioni che li governano infatti hanno almeno una variabile differente, che Bojowald chiama il “fattore di dimenticanza cosmica”. Cioè l’assenza di almeno un parametro dell’universo “pre” nell’universo “post”. Il che impedisce anche l’infinito replicarsi di universi gemelli.

Paolo D’Arpini

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Laicità, laicismo e libertà di pensiero nello Stato…

Lunario Paolo D'Arpini 1 luglio 2018

Si dice che lo Stato laico sia l’unico ente “super partes” che consenta libertà di pensiero a tutti i cittadini. Nella Costituzione italiana tale libertà è garantita in diversi punti, questo perché la nostra costituzione è nata in un momento particolare della nostra storia patri, subito dopo la caduta del fascismo che aveva fatto del “concordato con la chiesa cattolica” una pietra miliare utile alla sua egemonia politica interna. Dopo la liberazione dal fascismo, per alcuni anni, si sperò che la divisione tra i poteri laici dello stato ed i dettami religiosi della chiesa avessero trovato un equilibrio, garantendo una libertà espressiva. Purtroppo non è stato così, a cominciare dai patti stilati da Bettino Craxi con il vaticano nel 1984 (Vedi: https://it.wikipedia.org/wiki/Accordo_di_Villa_Madama) che andavano a sancire una sorta di rivincita religiosa nei confronti dello stato laico.

Ma a questo punto cerchiamo di capire il significato che viene dato al termine “laico”. Controllando sul vocabolario l’origine etimologica della parola viene fuori: “Laico”, dal latino “laicus” di derivazione dal greco “laikos” significa “del popolo, profano, estraneo al contesto strutturale sociale e religioso”, opposto a “clerikos” (dal greco) “del clero”! Al contrario nella terminologia religiosa cattolica questa parola assume tutt’altro significato, il termine “laico” è sostanzialmente travisato venendo a significare “persona appartenente alla religione ma non ordinata nel vincolo sacerdotale”. Questa differenza di vedute ha portato ad una contrapposizione tra la “cultura laicista” e quella “clericale”. Ma ciò non è benefico dal punto di vista della libertà di pensiero che andrebbe estrinsecata non nella funzione contrappositiva bensì in quella della ricerca spontanea.

Mi spiego meglio. Perché darla vinta a chi storpia il significato invece di correggere le devianze (opera di strumentalizzazione)? Occorre restituire valore-verità alla parola “laico”, simbolo di autonomia da ogni sovrastrutturazione ideologica, compresa quella del “laicismo”. Non prestandosi al gioco delle ideologie politiche e religiose, la laicità si affranca da ogni tendenza alla diatriba, ritornando ad essere un’espressione priva di connotazioni (come specificato nel significato originario…”del popolo, estranea ad ogni costrutto sociale e religioso…”), insomma libera! Che altrimenti la battaglia per il mantenimento della laicità nello stato si presta ad interpretazioni deviate e di parte.

Fino a qualche anno fa la battaglia “laicista” in Italia si combatteva più che altro contro la chiesa, ed essenzialmente contro l’esibizione del crocifisso nei luoghi pubblici. Poi pian piano all’antagonismo contro la prevalenza del cristianesimo si sono aggiunti torme di “fedeli” di altre religioni, compresi i credenti nell’ateismo. Ogni fede concorrente vuole occupare un pezzetto dello stato ed ottenere maggiore influenza. Lo spirito laico deve oggi difendersi non solo dai cristiani ma da una grande ammucchiata oppositiva: ebrei, musulmani, protestanti di varie sette e congregazioni, buddisti, bahai, new age, etc. Ognuna di queste fedi con le proprie richieste ed intromissioni.

Ed ora i veri laici sono costretti a barcamenarsi e a difendersi non solo dalle arroganti pretese del cattolicesimo, che afferma la sua posizione di “religione di stato”, ma debbono osservare sgomenti l’avanzata di nuovi “compromessi storici”, mentre lo Stato deve cedere il passo al nuovo corso dettato dai mullah e dai rabbini, etc.

Per un rispetto delle pari opportunità di tutte le minoranze religiose presenti oggi in Italia e per una politica dell’accoglienza si tende ad accettare sempre più le richiese contrastanti di altre religioni che bussano alle porte dello Stato, favorendo la costruzione di nuovi luoghi di culto e l’approvazione di simboli e regolamenti religiosi contrastanti con le leggi vigenti, vedi ad esempio la macellazione per sgozzamento senza stordimento, halal musulmana e kosher ebraica, o la legge della sharia o i dettami talmudici, etc. Tale avanzata, su più livelli di diverse nuove e vecchie religioni, porta ad un ulteriore indebolimento dello Stato laico.

Natura è spirito. Contro l’abuso delle religioni. Mi scriveva l’amico Nico Valerio: “Contro gli abusi lessicali suggeriti dalla Chiesa (pensiamo p.es. all’inesistente distinzione semantica-politica tra Stato “laico” o scuola “laica”, e “laicista”, nel senso di seguace di quella stessa idea; mentre i preti danno a intendere che il secondo termine sia un rafforzativo o peggiorativo del primo…) con papa Giovanni Paolo II in testa e qualche politologo finto-laicista a fargli da contorno, per cui i “laici” sarebbero loro, cioè preti e clericali nientemeno…”

Ma sostanzialmente la laicità, intesa nel senso originario, non dovrebbe assolutamente essere confusa con una “non religiosità” ma come espressione di una spontanea “spiritualità naturista”, che deriva da Naturismo o filosofia della Natura. Com’è noto agli antropologi e storici le forme antiche di spiritualità sono tutte naturalistiche. Nei dizionari migliori il termine “Naturismo” ha anche questo antico significato.

Tra le differenze d’impostazione che contraddistinguono le filosofie naturalistiche e le religioni di matrice giudaico-cristiana-musulmana, va considerata l’aderenza alla vita e la non differenziazione tra spirito e materia, che prevale nelle forme pensiero libere da dogmi teisti, mentre nelle fedi del “libro” prevale la condanna della naturalità e la separazione tra spirito e materia.

La causa di questo scollamento dal quotidiano nella nostra cultura occidentale è una conseguenza della conversione ai dettami biblici (e sue elaborazioni in termini cristiani e maomettani) che ha provocato la progressiva corruzione e cancellazione della originaria visione naturalistica.

Tra l’altro la parola “religione” sta a significare “riunire ciò che è diviso” mentre nella natura non c’è mai stata alcuna divisione. Il tutto è sempre presente nel tutto: Natura naturans e Natura Naturata. Questa è anche una vera espressione di laicità, una laicità pura, naturale, non macchiata da una rivalsa nei confronti del pensiero religioso o spirituale.

Laicità come emblema di libertà. Il significato stesso di “laicità” impedisce l’assunzione di un modello, di un pensiero definito e specifico. Ciò vale anche per la cosiddetta Spiritualità Naturale o Laica, che è sincretica nell’accettazione delle varie forme di pensiero ma non riveste i panni di alcune d’esse, si tiene in sospensione, in una condizione di trascendenza.

Ovviamente la laicità per essere genuina deve essere distaccata persino dal concetto stesso di “laicità” ovvero non deve considerare questo atteggiamento di distacco come un prerequisito di verità. Ciò è comprensibile se osserviamo i vari aspetti della ricerca di sé nel dominio dell’esperienza diretta e quindi dell’indescrivibilità del suo processo conoscitivo. In un certo senso la “laicità” è una forma di osservazione che denota assoluta libertà, una libertà che non può essere mai racchiusa in una descrizione.

Paolo D’Arpini

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Smettiamola di vivere come schiavi dei capitalisti e dei loro agenti! La rivoluzione non aspetta….

Lunario Paolo D'Arpini 18 giugno 2018

Con le elezioni del 4 marzo 2018 le masse popolari del nostro paese hanno aperto una breccia nel sistema politico delle Larghe Intese capeggiato dal PD di Renzi-Gentiloni e dall’alleanza Forza Italia di Berlusconi, Lega di Salvini, Fratelli d’Italia di Meloni. Il colpo di Stato tentato il 27 maggio da Sergio Mattarella è fallito e il 1° giugno i vertici della Repubblica hanno insediato il governo Di Maio-Salvini (M5S-Lega) con a capo Giuseppe Conte.

Quelli che denigrano il “governo del cambiamento” sbagliano: si tratta non di richiudere ma di allargare la breccia aperta nel sistema politico delle Larghe Intese, con ogni mezzo! La stessa insofferenza che ha portato le masse popolari al risultato del 4 marzo, potenziata dalla mobilitazione e dall’organizzazione che sta a noi creare, andrà oltre il “governo del cambiamento” ancora succube dei vertici della Repubblica Pontificia, porterà al governo di emergenza delle masse popolari organizzate e porterà all’instaurazione del socialismo!

Oggi i vertici della Repubblica Pontificia sono costretti a “fare di necessità virtù”. Un tempo il defunto Gianni Agnelli diceva che in Italia per prendere misure favorevoli ai padroni ci voleva un governo di sinistra (cioè, allora, legato sottobanco al PCI dominato prima dai revisionisti moderni e poi dalla sinistra borghese). Ora i vertici della RP contano di far fare al “governo del cambiamento” M5S-Lega, frutto dell’insofferenza popolare contro le Larghe Intese, più e meglio di quello che facevano i governi delle Larghe Intese.

Anche la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti (NATO, UE, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e tutta l’oligarchia finanziaria mondiale) ha accettato il governo Di Maio-Salvini: sono convinti di averlo sotto controllo, di riuscire a fargli continuare le politiche del governo Gentiloni, anzi di fargli fare di più e meglio, per i loro interessi.

Gli esponenti del sistema politico delle Larghe Intese sono indeboliti dalla posizione ambigua della Lega: questa continua a governare Regioni e Comuni con Forza Italia e Fratelli d’Italia, ma è anche parte decisiva del “governo del cambiamento” Di Maio-Salvini. Tuttavia Renzi, Berlusconi e i loro associati fanno a gara a denunciare il governo Di Maio-Salvini: gli rimproverano di fare la stesse cose che hanno fatto Gentiloni, Renzi, Letta, Monti, Berlusconi, Prodi succedendo l’uno all’altro, di fare con arroganza e con dichiarazioni pubbliche di indipendenza quello che loro facevano osservando anche le forme della sudditanza alla UE e alla NATO. In particolare gareggiano tra loro nel cercare di manipolare le masse popolari: si associano a Papa Bergoglio e rimproverano al governo Di Maio-Salvini di proseguire contro gli immigrati (per ora solo escludendo i privati dalle operazioni di soccorso in mare: ha iniziato nel caso concreto con l’Aquarius, la nave di una ONG, la SOS Méditerranée) la stessa politica che Napolitano ha inaugurato (1997) con ben maggiore ferocia facendo affondare dalla Marina Militare italiana la Kater i Rades carica di immigrati albanesi, la stessa politica proseguita con le leggi Turco-Napolitano, Bossi-Fini fino alla Orlando-Minniti. Proprio i gruppi e gli esponenti delle Larghe Intese sono stati i principali (sebbene ipocriti) promotori della mobilitazione reazionaria delle masse popolari in particolare contro gli immigrati, cioè sono stati e sono i promotori principali della trasformazione del contrasto tra masse popolari e borghesia in contrasti tra parti delle masse popolari. È la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti che costringe milioni di persone a emigrare destabilizzando gli Stati che si oppongono alla libera circolazione dei capitali e devastando i paesi aperti alle scorrerie internazionali dei capitalisti. Sono i capitalisti che nei paesi imperialisti sfruttano gli immigrati costringendoli a salari e a condizioni di vita peggiori di quelli che sono finora riusciti a imporre al grosso dei lavoratori d’origine italiana. I governi delle Larghe Intese hanno costantemente operato al servizio degli interessi dei capitalisti. I gruppi e gli esponenti del sistema politico delle Larghe Intese si ricandidano per dirigere ancora in futuro il governo italiano della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti, ma si illudono quando pensano di risalire la china del loro declino elettorale.

Gran parte degli esponenti della vecchia sinistra borghese (quella erede dei revisionisti moderni) condivide e riecheggia le denunce dei politicanti delle Larghe Intese. Anziché allargare la breccia aperta nel sistema politico delle Larghe Intese, organizzazioni e personaggi della vecchia sinistra borghese cercano di trascinare dalla loro parte le masse popolari e di conquistare il loro favore in vista delle prossime elezioni. Ma anche essi si illudono. Dal punto di vista degli interessi delle masse popolari, in particolare dei proletari, non hanno alcuna buona ragione e quindi non riusciranno a far apprezzare la minestra riscaldata di buoni propositi e di illusioni che propongono. Le loro aspirazioni si scontrano con la realtà. Non osano affrontarla per quello che è: proprio in questi giorni sul “sacco di Roma” stanno facendo un gran chiasso per nascondere un fatto semplice, cioè che la politica urbanistica a Roma è dettata dal Vaticano e dalle congregazioni religiose che sono direttamente o indirettamente proprietarie dei terreni e degli immobili (neanche a pensarci di nazionalizzarli!) e di una parte decisiva dell’economia della Capitale.

Venendo agli interessi delle masse popolari, in particolare degli operai e dei proletari, è un fatto che il governo Di Maio-Salvini non ha la forza di attuare le misure favorevoli ai lavoratori e alle masse popolari contenute nei programmi elettorali del M5S e della Lega, neanche quelle indicate nel Contratto di governo Di Maio-Salvini, né si sta dando i mezzi per farlo. Questo è un fatto, indipendentemente dalle intenzioni, dalle idee e dalle parole dei suoi capi, fautori ed elettori.

Cosa significa darsi i mezzi per farlo?

Finché l’economia del nostro paese è nelle mani dei capitalisti, questi faranno quello che ritengono utile per valorizzare il proprio capitale (i loro propagandisti le chiamano “leggi dell’economia”): riduzione di personale compensato nel migliore dei casi con ammortizzatori sociali, delocalizzazione di aziende, esternalizzazione di lavorazioni con in più appalti e subappalti, precarizzazione dei lavoratori, riduzione di diritti e di salari. I gruppi finanziari italiani ed esteri ricatteranno il governo con il Debito Pubblico e gli interessi (spread, compatibilità finanziaria, pareggio di bilancio, ecc.). I loro propagandisti faranno di tutto per intossicare l’opinione pubblica come i vertici della Repubblica Pontificia (finanzieri, cardinali, speculatori, esponenti della criminalità organizzata e associati) crederanno meglio. Tutte le politiche seguite dall’inizio della crisi negli anni ’70 e accentuate dopo l’ingresso nel 2008 nella fase acuta e terminale della crisi, corrispondono a queste esigenze dei capitalisti, in ogni campo: l’istruzione pubblica, le pensioni, la sicurezza sociale, i servizi pubblici, la manutenzione del territorio, l’inquinamento dell’ambiente, la sicurezza personale, ecc. Non c’è campo che non è stato trasformato per fare gli interessi dei capitalisti, eliminando o riducendo le conquiste di civiltà e di benessere che la borghesia aveva dovuto concedere quando il movimento comunista era forte e la rivoluzione proletaria avanzava nel mondo minacciando il loro potere e i loro privilegi.

L’attuale catastrofico corso delle cose non è casuale, non è dovuto a cattiveria di individui o a errori di valutazione: è quello che i capitalisti devono fare stante la crisi economica del loro sistema e la crisi generale che ne deriva. “Siamo in guerra!”, così Marchionne ha descritto, per una volta esattamente, lo stato delle cose che regna tra i capitalisti. Ogni capitalista deve valorizzare il suo capitale: deve produrre quello che riesce a vendere (non importa che sia veleno o pornografia), lo deve produrre a prezzi minori dei suoi concorrenti (essere competitivi, sottrarre mercato ai suoi concorrenti), lo deve vendere a ogni costo imbrogliando quanto necessario (da qui le grandi spese in pubblicità, imballaggio, promozione). I capitalisti coinvolgono popoli e paesi nella guerra che loro devono condurre l’uno contro l’altro a causa del sistema storicamente sorpassato di cui sono esponenti e feroci fautori come ossessi.

Chi vuole davvero prendere misure favorevoli alle masse popolari e quindi contrastanti con gli interessi dei capitalisti, deve darsi i mezzi per farlo, per far fronte ai loro ricatti e alle loro aggressioni, all’interno e dall’estero.

Un governo per fare gli interessi delle masse popolari deve appellarsi alle masse popolari, ai lavoratori delle aziende produttrici, a quelli delle banche e delle istituzioni finanziarie perché denuncino e prevengano le manovre dei loro padroni: basta con i segreti commerciali, finanziari e fiscali. Deve favorire in ogni modo la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari per far funzionare la società secondo gli interessi delle masse popolari stesse. Deve bloccare il servizio del Debito Pubblico (il pagamento dei titoli in scadenza e degli interessi) e trasformare i titoli proprietà di membri delle masse popolari in depositi bancari disponibili per le loro spese.

Per questo noi comunisti ci appelliamo anche ai fautori, ai sostenitori e agli elettori che hanno votato M5S o Lega contro i governi delle Larghe Intese e contro la sottomissione di questi governi alla NATO e all’UE. Se appartengono alle masse popolari, devono farsi promotori in ogni azienda privata e pubblica e in ogni istituzione dell’organizzazione dei lavoratori per prendere in mano e promuovere da subito nel loro luogo di lavoro e nella zona circostante misure conformi agli interessi delle masse popolari ed esigere che il governo M5S-Lega li sostenga. Se sono esponenti delle organizzazioni o delle strutture della società civile, dell’amministrazione degli enti locali o dei sindacati, devono costituire organismi che promuovono e sostengono la mobilitazione e l’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari e le loro iniziative.

Bisogna opporsi in ogni azienda e in ogni istituzione alla riduzione di personale, alle delocalizzazioni e alle esternalizzazioni. Ogni progresso tecnologico è benvenuto e deve andare a favore della riduzione del tempo di lavoro e della fatica, al miglioramento della produzione e delle condizioni di lavoro e alla riduzione dell’inquinamento. Tutti i miglioramenti tecnologici devono essere generalizzati: basta con il segreto industriale.

Tutti quelli che svolgono attività stabili in un’azienda, devono essere integrati nell’organico dell’azienda: basta con appalti, subappalti, esternalizzazioni e precariato. Le lavorazioni saltuarie devono essere affidate per tutte le aziende di una zona ad agenzie territoriali che le svolgano per tutte le aziende della zona. Le aziende devono produrre tutto e solo quello che le istituzioni sociali a questo deputate stabiliscono e ricevere quello che loro occorre per produrre. Ogni azienda deve essere valutata in base alla quantità e qualità della sua produzione, alle materie prime e all’energia che consuma, alle condizioni di lavoro in cui funziona e all’inquinamento e ai rifiuti che produce. Agenzie territoriali possono svolgere per tutta la popolazione e per aziende e istituzioni tutte le attività oggi svolte da lavoratori precari. Ogni azienda deve diventare un centro di vita sociale e culturale per la zona dove è insediata. Basta con aziende che producono veleni e porcherie pur che si vendano e che consumano quello che vogliono pur che costi poco: basta con aziende che esistono per far fare soldi ai capitalisti loro proprietari.

La cura e la formazione delle nuove generazioni deve essere compito, dovere e opera di tutta la società, senza restrizioni di alcun genere. La regola generale deve essere: elevare il livello culturale e insegnare a pensare, senza limiti alle risorse necessarie. Oggi esistono le risorse per assicurare a ogni persona in ogni campo tutta l’assistenza di cui ha bisogno. In una società in cui ogni individuo svolge un lavoro socialmente utile e riconosciuto, la sicurezza si riduce a reprimere e prevenire i comportamenti asociali di singoli individui, la repressione e la prevenzione possono essere svolte localmente e senza difficoltà dalla popolazione stessa, previa una formazione universale adeguata.

I grandi traffici della criminalità organizzata, del traffico di droghe, esseri e organi umani e armi sono strutturalmente connessi ai traffici industriali e finanziari dei capitalisti. Si combattono efficacemente solo se si pone fine alla libertà d’azione dei capitalisti, se si attua quello che già prescrive (articoli 41 e 42) la Costituzione del 1948, confermata dal referendum del 4 dicembre 2016 contro il governo Renzi: la proprietà privata dei mezzi di produzione vale solo finché serve al benessere generale della società.

Oggi abbiamo i mezzi materiali e le conoscenze necessari per eliminare l’inquinamento e le calamità naturali o prevenirle e proteggerci adeguatamente.

Ogni popolo può stabilire rapporti di solidarietà, collaborazione e scambio con gli altri popoli, solo se è padrone in casa propria: la lotta per la sovranità nazionale contro l’oppressione e l’invadenza dei gruppi e degli Stati del sistema imperialista mondiale, contro la NATO e l’UE è un passaggio indispensabile. Oggi è il capitalismo che mette un paese contro l’altro, una nazione contro l’altra, un individuo contro l’altro.

Questi sono i cambiamenti che occorrono alle masse popolari. Quindi questo è il cambiamento che dobbiamo esigere dal “governo del cambiamento”. Se non è in grado di farlo o non vuole farlo, bisogna fargli fare la fine dei governi delle Larghe Intese e sostituirlo con un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate, con un governo delle organizzazioni operaie e popolari. Dobbiamo fare della costituzione del “governo del cambiamento” l’inizio di un periodo di lotte per porre fine al catastrofico corso delle cose imposto dalla borghesia imperialista, anzitutto nel nostro paese. È possibile. È necessario. Noi dobbiamo farlo in Italia e la nostra azione farà scuola alle masse popolari degli altri paesi imperialisti e dei paesi oppressi. È bastato impedire alla nave di una ONG (nel caso concreto l’Aquarius) di attraccare nei porti italiani per mettere in subbuglio i governi degli altri paesi europei. Facile immaginare cosa succederà con un’azione sistematica e coerente del governo di un paese come l’Italia. Il “governo del cambiamento” deve mobilitare le navi della Marina e della Guardia costiera italiane a soccorrere i migranti nel Mediterraneo. Ma deve anche porre fine all’uso della basi NATO e sioniste stazionate del nostro paese per destabilizzare altri paesi e devastarli. Basta con la partecipazione delle Forze Armate italiane alle missioni militari all’estero, ma invece piena e leale applicazione dell’art. 11 della Costituzione del 1948. L’accordo per la Tregua fatto tra il governo di Kabul e i Talebani per la festa del Aïd el-Fitr (giovedì 14 e venerdì 15 giugno) è l’indizio di quello che succederà nel paesi oppressi man mano che cesserà l’intervento della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti a cui i governi delle Larghe Intese hanno contribuito direttamente, con le basi e le installazioni NATO e sioniste e con la produzione e la vendita di armi. Il “governo del cambiamento” deve mettere effettivamente sotto controllo pubblico l’industria militare, come già prescrivono leggi che non sono osservate, salvaguardando rigorosamente gli interessi dei lavoratori diretti e dell’indotto. Tutto questo è possibile e necessario per porre fine al catastrofico corso delle cose. La base per realizzarlo è la mobilitazione e l’organizzazione dei lavoratori, nelle aziende private e pubbliche, nelle istituzioni e nelle zone di abitazione. Promuovere la mobilitazione e l’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari è compito e dovere immediato di ogni persona di buona volontà. Da iniziare subito e dovunque.

Il nostro principale ostacolo e freno è il disfattismo, è la demoralizzazione, la rassegnazione e la sfiducia che oggi ancora sono largamente diffuse tra le masse popolari.

Bando al disfattismo, a tutti quelli che predicano che “le cose vanno male, ma non c’è niente da fare”, che “il vecchio muore, ma il nuovo non può nascere”, che “il socialismo è roba d’altri tempi”, che gli uomini sono egoisti per natura (non è che la vecchia solfa del peccato originale: in realtà ogni individuo è formato dalle condizioni in cui cresce e vive e dall’educazione che riceve). Denunciare i mali del presente è necessario, ma non basta: più importante ancora è indicare cosa fare e da dove incominciare oggi, da subito.

Nel nostro paese le masse popolari non hanno instaurato il socialismo nel secolo scorso solo perché, nonostante l’eroica dedizione alla causa di migliaia e migliaia di comunisti, il partito comunista decapitato di Gramsci non è stato all’altezza del suo compito. Oggi abbiamo raggiunto una più avanzata comprensione delle condizioni e delle forme della lotta di classe espressa nel Manifesto Programma del Partito e siamo in grado di guidare gli operai e il resto delle masse popolari a instaurarlo. I disfattisti hanno completamente torto. Per colti che siano, sono pieni di pregiudizi borghesi e non usano il materialismo dialettico come metodo di conoscenza: quindi non vedono quello che occorre vedere per cambiare il mondo, come un raccoglitore di frutti che non vede nell’albero quello che invece vede il falegname.

Siamo capaci di cambiare il mondo! Cambiare il corso delle cose è possibile! Instaurare il socialismo è necessario!

NPCI – nuovopci@riseup.net

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Lasciate che i pargoli … dicano la verità – “Senza peccato non c’è redenzione!

Lunario Paolo D'Arpini 16 giugno 2018

«[...] mi sovviene una storiella, forse vera e comunque verosimile, appresa da Osho, ed il fatto sembra accadde realmente in una scuola missionaria d’oltre oceano.

Un missionario cristiano svolgeva la sua opera in uno sperduto villaggio nella foresta amazzonica. L’apostolato si presentava bene, prima aveva preso in cura i malati, poi era passato ad assistere gli anziani ed i poveri infine aveva costruito una chiesa con un oratorio per poter insegnare la religione ai bambini. Un giorno stava spiegando la bibbia e raccontava la storia dell’uomo, del peccato originale, della faticosa via verso il bene e di come il compassionevole Gesù fosse venuto in terra per redimere i peccatori che si erano pentiti ed affidati a lui.

Dopo aver così istruito i bambini, per vedere se avessero capito bene il concetto della religione cristiana, chiese ad alta voce alla classe: “Ecco dopo aver ascoltato quel che ho detto chi sa dirmi in sintesi qual è il messaggio della religione?”. Subito un ragazzino sveglio si alzò e disse: “Io l’ho capito, il messaggio è che bisogna peccare”. “Come sarebbe a dire – interloquì il prete – se ho parlato male del peccato dall’inizio alla fine?”. “Tu hai detto che l’uomo è un peccatore, ma egli deve necessariamente peccare per poi potersi pentire e prendere rifugio in Gesù che lo salva… Senza peccato quindi non c’è redenzione”.»

Paolo D’Arpini

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