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Spilamberto, 14 luglio 2018 – Riflettendo sulla Presa della Bastiglia, in chiave zen ed ecologica

Eventi Paolo D'Arpini 12 luglio 2018

Il 14 luglio 1789 con la presa della Bastiglia iniziò la Rivoluzione Francese. Sono molto legato a questa data, anche perché sento che i tempi sono maturi per una nuova rivolta. Spero pacifica, senza inutili spargimenti di sangue. Una rivolta ecologica, spirituale, morale e politica. Un avanzamento di coscienza.

Luglio è un mese di fervidi intenti. L’antico calendario arcaico dei Romani lo chiamava Quintilio (il quinto mese) poi su proposta di Marco Antonio fu chiamato Iulius in memoria ed onore di Giulio Cesare. Ma oggi luglio richiama alla mente, di noi europei moderni, quello che fu il momento più entusiasmante e magico della nostra storia, ovvero la Rivoluzione Francese, e -sempre iniziando dalla Francia- venne un’altra rivoluzione contemporanea, quella dell’estate del 1968….. “la merce del consumismo è inutile, la bruceremo”…. Dicevano i sessantottini. Ed in questo momento storico la rivoluzione che ci attende è soprattutto spirituale ed ecologica…

Come diceva Andrè Breton: “La rivolta, solo la rivolta crea la luce… e la luce non può avere che tre vie: la poesia, la libertà e l’amore…”. Cercando questa libertà e questo amore tenteremo di ri-conquistare l’autonomia intellettuale, salvandola dagli oscuri disegni maligni e speculativi in atto. Ma non lo faremo con una assalto bieco e violento, bensì con le armi della riflessione e della contemplazione.

Come ogni anno il 14 luglio, il Circolo vegetariano VV.TT. ricorda la Presa della Bastiglia, in chiave Zen. Per farlo ci incontriamo a Spilamberto, all’ingresso del Sentiero Natura di Via Gibellini, alle ore 19, per una passeggiata verso il fiume Panaro dove sosteremo per osservare l’acqua che scorre e parlare di “libertà” da ogni dipendenza.

Paolo D’Arpini


Info: circolovegetariano@gmail.com

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Treia. Celebrazione del solstizio estivo, il 23 e 24 giugno 2018

Eventi Paolo D'Arpini 19 giugno 2018

Treia. Collettivo bioregionale ecologista e celebrazione del solstizio estivo, dal 23 al 24 giugno 2018.
Una manifestazione in cui si coniugano diversi aspetti sia ambientali che temporali, in cui il momento del solstizio estivo è visto come metro sociale, sessuale e riproduttivo nella società umana e nella natura.

Il 23 giugno è prevista una escursione pomeridiana alla torre di Pitino, con partenza dalla sede Auser Treia alle ore 18.

Il 24 giugno 2018, saremo tutto il giorno nella cooperativa biodinamica La Talea di Treia, per vivere pienamente il senso dell’ecologia e della produzione del nostro cibo quotidiano. Durante la giornata è prevista un laboratorio di cucina bioregionale, una mostra di fotografie a cura del fotocineclub Il Mulino, una esposizione di prodotti agricoli e lavorati caserecci, un giro di condivisione su esperienze e proposte per la rivitalizzazione del’agricoltura contadina e vari momenti di convivialità con musica popolare ed etnica, insomma una vera festa agreste in onore della maturazione delle messi e dell’avvento della buona stagione.

Info: 0733/216293 – bioregionalismo.treia@gmail.com

Paolo D’Arpini


Cooperativa La Talea – Santa Maria in Selva di Treia

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Proposizioni per la settimana della condivisione “Feriae Augusti” che si tiene a Treia dal 5 al 12 agosto 2018

Eventi Paolo D'Arpini 27 aprile 2018

Che dire a coloro che mi scrivono per raccontarmi il valore dell’ospitalità ‘gratuita’? Certo anch’io condivido con loro il senso dell’ospitalità. Ho sempre desiderato ed apprezzato quell’accoglienza ‘gratuita’ durante i miei viaggi giovanili. A quel tempo -come ora- mi piaceva trovare solidarietà, sentire che non v’era ragione od interesse, nell’essere accolto.

Ma non sarà questa una forma ancestrale di ricerca di compagnia? Di persone sulla nostra stessa lunghezza d’onda, eventualmente per condividere ideali e scopi? All’occorrenza da cooptare in una nuova avventura? Eventualmente per cambiare la società, in meglio -certamente- sostituendo ‘il vecchio’ con ‘il nuovo’, vivendo nuovi paradigmi di vita, insomma cambiando un meccanismo e sostituendolo con un altro a noi più consono.

Nel dubbio, non sapendo di appartenere al mondo da scalzare od al ‘nuovo mondo’, mi è venuta un’idea. Un’idea basata sulla mia esperienza di ospitalità. E’ giusto che sia gratuita, ovvero non ripagata solo ‘attraverso il lavoro o la collaborazione alle attività della casa’ (che spesso crea coinvolgimenti, identificazioni, appropriazioni o strumentalizzazioni) ma anche attraverso un minimo contributo per l’acquisto del cibo. Questo mi sembra un modo libero, da entrambi le parti, per un’accoglienza non dipendente. Una responsabilizzazione reciproca non onerosa.

Mi viene in mente -un esempio- che quando vado a trovare un amico e mi fermo da lui qualche giorno, non soltanto mi offro di lavare i piatti od aiutare a tenere in ordine la casa, porto con me anche del vino, del pane, dei prodotti della mia terra oppure se ciò non è possibile collaboro alle spese dei pranzi, cene e colazioni. Certo è un mio modo personale di vivere l’ospitalità ma possiamo forse negare che il mondo è fatto di persone? Forse anche in questo modo si possono tenere le ‘porte aperte’ …

Tutto ciò come premessa al programma della “settimana della condivisione” meglio definita anche come “Feriae Augusti”, un programma in collaborazione tra Circolo Vegetariano VV.TT. e Auser Treia. Quest’anno si svolge dal 5 al 12 agosto 2018 a Treia. Non siamo ancora in grado di specificare i vari eventi infrasettimanali, possiamo solo dire che il 5 agosto si potrà assistere alla finalissima della “Disfida del Bracciale”, con sfilata storica e premiazione della squadra vincitrice, e si conclude il 12 agosto con l’escursione erboristica alla Grotta di Santa Sperandia con l’accompagnamento di Sonia Baldoni.

Paolo D’Arpini e Caterina Regazzi

P.S. Nello spirito della condivisione gli altri eventi possono essere decisi di comune accordo con chi intende partecipare.

Scrivere a: circolovegetariano@gmail.com

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Treia, 28 e 29 aprile 2018 – Bhajan e poesie spirituali alla Festa dei Precursori 2018

Eventi Paolo D'Arpini 19 aprile 2018


Upahar Anand sarà a Treia il 28 aprile 2018 alla Festa dei Precursori

La spiritualità naturale dell’uomo, nel senso di “intelligenza coscienza”, è stata spesso oscurata da dogmi religiosi che poi conducono ad una divisione artificiale fra esseri umani. Se riuscissimo a condividere almeno il senso di umanità, mantenendo una visione più “ampia” della vita, forse potremo dire di esserci avvicinati all’Uomo…

Con in mente questo proposito di sincretismo spirituale per la Festa dei Precursori del 2018 abbiamo predisposto due sessioni di canti che si tengono il 28 ed il 29 aprile 2018.

La prima sessione sarà condotta da Upahar Anand, un anglo-indiano mio fratello spirituale, con il quale trascorsi diversi mesi alla presenza della nostra madre spirituale Anasuya Devi di Jillellamudi, egli per 6 mesi all’anno risiede a Tiruvannamalai, essendo un grande devoto di Ramana Maharshi e collaboratore dell’ashram per i canti devozionali. Upahar mi ha confermata la sua discesa a Treia, per essere con noi il 28 aprile 2018 alla Festa dei Precursori.

Upahar ha trascorso gran parte della sua vita, alla presenza dei maestri nei luoghi sacri Indiani. Attualmente, con la sua compagna Venu, alterna la sua residenza tra l’Europa e l’India del sud, scegliendo di vivere ai piedi della montagna Sacra “Arunachala”

Nonostante non appartenga ad alcun credo religioso, ama molto condividere il suo amore per la musica, i canti sacri, la poesia, la danza…

Upahar, insieme a chi vorrà esserci, vi invita al Circolo Vegetariano di Treia sia ad ascoltare (il suono dei mantra, il flauto Indiano Banduri, alcune poesie mistiche…) che a partecipare a qualche semplice canto di lode, tratto dalla tradizione indiana.. Egli eseguirà le sue performances in particolare in una sessione, che si tiene alle ore 21 del 28 aprile 2018, nella sala di meditazione del Circolo Vegetariano di Treia. Assieme a lui saranno gli amici del gruppo bhajan “Luce di Stelle” che si fermeranno anche l’indomani, 29 aprile 2018, per celebrare assieme il Wesak Acquariano (di cui seguirà programma più dettagliato).

La partecipazione è gratuita, considerando il numero limitato di posti si consiglia di prenotare in tempo utile. Per info e prenotazioni: 0733/216293 – circolovegetariano@gmail.com

Paolo D’Arpini

Programma completo della Festa dei Precursori: http://www.comune.treia.mc.it/eventi-cms/festa-dei-precursori-2018/

Alcuni bhajan di Upahar Anand:

https://www.youtube.com/watch?v=NgsUtJQlDpQ

https://www.youtube.com/watch?v=aSJmnfEnU40

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USA. La rielezione di Vladimir Putin in Russia alimenta la rabbia di guerra americana

Dunque, Putin è stato rieletto trionfalmente per la quarta volta, con qualcosa come il 77% dei voti. Percentuale comunque inferiore al “gradimento” della popolazione, che secondo tutti i sondaggi supererebbe di molto l’80%. Peraltro, 5 su 7 dei suoi concorrenti (dall’estrema destra all’estrema sinistra) sostenevano la stessa linea di politica estera del Presidente. Solo 2 i concorrenti allineati sulle posizioni di USA e Unione Europea: insieme, hanno totalizzato l’1,4% dei suffragi.

Comprensibile il lutto nelle redazioni della grande stampa fiancheggiatrice dei poteri forti occidentali. Ma – di grazia – perché mai i russi non avrebbero dovuto premiare Putin? Ha stroncato l’alleanza tra la finanza internazionale e la corrotta burocrazia post-comunista, alleanza finalizzata a depredare la Russia delle sue immense ricchezze energetiche e a ridurne in miseria gli abitanti (come è accaduto in Italia); ha modernizzato realmente lo Stato (altro che “le riforme che l’Europa ci chiede”); ha battuto la grande mafia oligarchica e la piccola delinquenza gangsteristica; ha sconfitto la crisi economica (con Eltsin i pensionati chiedevano l’elemosina agli angoli delle strade); ha favorito la nascita di un esteso ceto medio e combattuto le sacche di povertà; e, infine, ha dato forza, prestigio e dignità alla Russia, rifiutando di aggiogarsi al carro degli Stati Uniti.

Certo, i servizi americani hanno tentato prima di minare la sua popolarità, e poi di influenzare il voto dei russi, per quel poco che era possibile: hanno inventato improbabili “eroi del web” e li hanno lanciati sulla scena internazionale come “difensori della democrazia”, ma con assai scarsa fortuna a Mosca e dintorni. I russi, notamente, non sono fessi, non sono disposti ad accettare tutte le parole d’ordine ed a credere a tutte le fandonie fabbricate dai servizi d’oltreoceano.

Ma, in Occidente, le ingerenze americane in Russia (e in Ukraina, e in Siria, e in Libia, e in mille altri paesi) non scandalizzano nessuno. A scandalizzare è il “Russiagate”, il tentativo – cioè – della Russia di influenzare le elezioni americane con metodi infinitamente più soft di quelli utilizzati dagli americani per tentare di indebolire un personaggio scomodo come Putin. Metodi che si spingono talora – come per esempio è avvenuto in Ukraina – fino a stanziare milioni di dollari a pro di un golpe per abbattere un Presidente democraticamente eletto.
Ma tralascio le considerazioni di ordine morale, e vengo ai fatti nudi e crudi di questi giorni. Fatti che mi inquietano. Soprattutto due di questi, avvenuti a migliaia di chilometri di distanza tra loro, ma che a me sembrano convergere verso un unico obiettivo: lo scatenamento di una guerra contro la Russia. Vecchio pallino, questo, dello “apparato militar-industriale” di Washington, e da alcuni anni anche obiettivo di una nuovissima scuola di miliardari ebreo-americani che amano definirsi “filantropi”.

Veniamo ai fatti, dunque. Il primo è l’assassinio plateale di una spia russa rifugiata in Inghilterra. Chiaramente si è trattato di una montatura orchestrata da qualche servizievole “servizio”: possono essere stati gli inglesi stessi, o quei democraticoni della CIA, senza contare che anche gli israeliani hanno un certo bernoccolo per cose del genere. Ora, se veramente i russi avessero voluto eliminare quel personaggio (peraltro piuttosto modesto), lo avrebbero fatto durante il suo soggiorno nelle carceri moscovite e non lo avrebbero mandato in Inghilterra con uno scambio di prigionieri. E, se proprio fossero impazziti e avessero deciso di eliminarlo in un secondo momento, certamente non avrebbero “firmato” il delitto utilizzando una sostanza chimica che – del tutto teoricamente – dovrebbero possedere soltanto loro.

Ma c’è anche un secondo fatto, che in pochi hanno attenzionato: l’improvviso licenziamento – in quel di Washington – del Segretario di Stato (cioè il Ministro degli Esteri) Rex Tillerson, e la sua sostituzione con l’ex capo della CIA, Mike Pompeo. Ai più sarà sembrato uno dei tanti avvicendamenti in seno all’amministrazione Trump. Ma così non è. E ciò per un particolare motivo: rispetto al teatro mediorientale, Tillerson ha una posizione molto prudente, in particolare sull’Iran. Al contrario, Pompeo è un “falco”, favorevole a riproporre le sanzioni contro l’Iran e, secondo alcuni, anche alla guerra. Peraltro, il Primo Ministro israeliano Netanyau si era recato a Washington pochi giorni prima del defenestramento: sembra – riferisce il documentatissimo sito di Maurizio Blondet – proprio per perorare una guerra “preventiva” contro Teheran.

Si tratta di due episodi – quello di Londra e quello di Washington – a prima vista slegati l’uno dall’altro. Ma che a me sembrano pericolosamente convergenti verso un unico scenario. La Russia, infatti, non potrà accettare che americani e israeliani radano al suolo l’Iran, suo principale alleato in Medio Oriente. Putin non potrà non reagire. E questo – se dovesse succedere – porterebbe ad un conflitto mediorientale di dimensioni vastissime, con il coinvolgimento diretto di tre potenze nucleari: gli USA, la Russia e – ultimo non ultimo – il bellicoso Israele di Benjamin Netanyau. In una tale eventualità – facile prevedere anche questo – gli americani chiederebbero il sostegno degli alleati NATO e, in primo luogo, dei compagni di merenda inglesi, già sul piede di guerra per il provvidenziale assassinio della spia russa.

Questa, naturalmente, è solamente una ipotesi di studio; ipotesi che spero proprio non abbia a verificarsi. Ma teniamo ben presente che c’è chi lavora perché, al contrario, una tale ipotesi possa prendere corpo. Beninteso, in nome dei soliti alti ideali di democrazia internazionale che, in un recente passato, sono stati la scusa per scatenare due guerre mondiali e un centinaio di altri conflitti minori.

Michele Rallo

Articolo collegato: https://aurorasito.wordpress.com/2018/03/23/gli-usa-alzano-bandiera-bianca-invocando-colloqui-con-la-russia-sulle-nuove-armi-nucleari/

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