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Calcata: come produrre energia da fonti rinnovabili senza distruggere l’habitat? – Cappello introduttivo per il convegno del 13 marzo 2010 su “Energia pulita in chiave sostenibile”

Voglio iniziare questa breve analisi ricordando l’avvio, il 30 luglio 2008  a Torre Valdaliga nord (Civitavecchia), della riconversione della centrale ad olio combustibile sostituito dal cosiddetto “carbone pulito” (scusate l’eufemismo). Da notare che quest’impianto, ora crudamente contestato,  fu voluto dal governo Prodi e votato dalle stesse forze (verdi, comunisti, etc) che ora montano la protesta.

Ma qui debbo dire che capisco perfettamente i cittadini dell’alto Lazio che si vedono inquinare (senza vantaggi di ritorno) per scelte non loro, come capisco le proteste degli abitanti dell’arco alpino che  vivono a ridosso delle centrali nucleari Francesi. Noi compriamo energia elettrica dalla Francia ma le loro centrali sono  ai confini con l’Italia (che al presente è ancora un paese denuclearizzato). Queste incongruenze della povera Italia hanno una storia lunga   dietro….  La storia inizia con il “boom” economico del dopoguerra, con la creazione dell’Eni e con la scomparsa  (uccisione?) di Mattei il suo presidente battagliero che si era messo in testa di rendere il nostro paese “autonomo” dal punto di vista energetico. L’autonomia dello Stivale non è mai piaciuta  alle Grandi Potenze, l’Italia poteva anche sviluppare una sua economia industriale purché restasse succube e ricattabile. Vedi ad esempio, una cosa che può sembrare banale, la sostituzione della canapa (che per legge fu proibita dal trattato di pace con gli USA) per poter introdurre il nylon e le fibre sintetiche.  Ma andiamo per ordine. 

Il nostro Paese sino alla fine degli agli anni ’50 ed in parte ‘60 del secolo scorso ricavava la massima parte di energia elettrica  attraverso centraline idroelettriche poste lungo i fiumi che scorrono nel mezzo di  tutte le città italiane (infatti le città una volta nascevano proprio lungo i fiumi per  ovvia ragione  approvigionativa).

Sino ad un certo punto questa produzione energetica localizzata funzionò,  il problema di ampliarne la quantità  venne solo con l’avvento del modello consumista, per  produrre utensileria perlopiù di plastica, quali: suppellettili, mobili, giocattoli, stoviglie, etc. Da quel momento l’Italia si dovette piegare al sistema della produzione elettrica concentrandola in grossi impianti che  funzionavano (e funzionano) ad olio combustibile.  Sappiamo quali erano gli interessi delle case produttrici del petrolio e così andò a finire che diventammo sempre più schiavi di scelte economico-politiche “atlantiche” che non erano per nulla negli interessi nazionali.   Poi ci provammo con il nucleare, anche questo non per nostro interesse, ma fu abbandonato in seguito ad un referendum nazionale. Ci  abbiamo infine riprovato con il metano ma anche questo (lungi dalla ricerca di fonti nostrane) arriva da paesi  che possono chiuderci i rubinetti -Russia ed Algeria- anche perché le condotte italiane sono “terminali”  ovvero non “transitano” sul nostro territorio nazionale ma finiscono qui…

Ma torniamo a parlare di come si potrebbe risolvere il problema energetico nella penisola. Certo il “carbone pulito” non è la soluzione, come non lo è il nucleare… il petrolio è in fase di esaurimento ed anch’esso  viene importato come il metano e  come lo sarebbe l’uranio (se si vorrà tornare al nucleare). Di cosa è ricca l’Italia? Per antonomasia canora si dice “chisto è ‘o paese do sole..” quindi si potrebbe ricorrere al solare, ma attualmente i pannelli solari anch’essi inquinano, soprattutto nella fase produttiva del silicio necessario al loro funzionamento,  ma si potrebbe (sviluppando la sperimentazione in tal senso) allungarne la capacità di raccolta e la  durata (che oggi arriva a circa vent’anni).

Ciò non sarebbe però sufficiente per soddisfare le esigenze della grande industria del futile. Si potrebbero allora  realizzare impianti ad idrogeno, in effetti i motori ad idrogeno  esistono da anni (basti pensare ai razzi che vanno a questo propellente) e tra l’altro la scissione dell’acqua in idrogeno ed ossigeno sarebbe facilmente ottenuta con pannelli solari, ma l’idrogeno non piace ai potentati economici che campano sul petrolio. Si potrebbe ricorrere  alla geotermia e persino ai famigerati  “termovalorizzatori”  ma anche questi inquinano (la cosa da ridere è  che inviamo la plastica  differenziata delle nostre immondizie in Germania, pagando per lo smaltimento, e poi la Germania con essa ci produce corrente elettrica che rivende all’Italia…. e noi  paghiamo 2 volte….). 

Una soluzione intelligente potrebbe derivare dalla riconversione dei rifiuti organici e dei liquami in biogas, un ciclo concluso come si dice in gergo, ad esempio in certi paesi dell’Asia nei villaggi si produce elettricità dal gas ottenuto con la cacca degli umani e degli animali.   Insomma tutte queste opzioni potrebbero andar bene… l’importante -per ora- sarebbe diversificare al massimo e cercare di rendere la produzione energetica il più possibile “autonoma” e non soggetta a ricatti esterni.  Ma per far questo serve una chiara volontà e coraggio politico e soprattutto un reale decentramento  produttivo. Teoricamente anche forze come la Lega, attualmente al governo,  dovrebbero essere interessate a tale decentramento ma questa scelta non piace alla grande industria ed alle multinazionali e (come abbiamo visto in altri casi)…. i conflitti di interessi  sono troppo forti.

Da non trascurare nel contesto generale di una riorganizzazione nella produzione energetica  l’aspetto del risparmio energetico derivato dalla coibentazione degli edifici.  E poi perché non considerare il riciclaggio totale dei rifiuti solidi urbani? Carta che ritorna carta, metallo che ritorna metallo, vetro che ritorna vetro, etc. Ma soprattutto occorre tornare alla produzione energetica locale.  Ogni comune od al massimo provincia può tranquillamente produrre energia senza ricorrere né al poli-combustibile, né al carbon fossile, né al nucleare. Basta utilizzare in modo intelligente le fonti naturali presenti sul luogo: sole, vento,  geotermia,  biogas, corsi d’acqua,  etc.

E  faccio degli esempi concreti. Se invece di essere concentrata in grossi impianti industriali la produzione energetica fosse diffusa sull’intero territorio nazionale  è vero che a Civitavecchia e Montalto scomparirebbe qualche inutile e dannoso  posto lavoro ma ne sorgerebbero a migliaia in altri contesti. Nella produzione e montaggio di pannelli solari ad esempio nel ripristino di chiuse idriche e ventole, nel recupero di materie organiche di scarto per il biogas, nell’utilizzo di fonti termali…. d’impianti per biomasse, etc.   Ed in tutti quei  modi in cui si può produrre energia elettrica pulita…. E così  si può anche incentivare l’occupazione.  Il sovrappiù energetico che non servisse al comune od alla provincia potrà essere “venduto” all’Enel e ritrasmesso a città come Roma che forse non ce la fanno ad auto-sostenersi. Dico “forse” ma son convinto che con un po’ d’inventiva ed intelligenza persino Roma potrebbe diventare autosufficiente, basterebbe cominciare ad utilizzare in toto l’organico che ora finisce al macero in discarica. Ed inoltre vediamo quanta dell’energia assorbita da Roma è veramente necessaria al suo funzionamento sociale, magari si scopre che tantissima energia va sprecata inutilmente

Il metodo “eolico” merita un capitolo a parte nell’analisi. In effetti l’eolico potrebbe funzionare benissimo, purché non sia una scusa per aggredire territori vergini che, in seguito all’installazione di mega impianti pesantissimi, vedono trasformare la denominazione d’uso da “agricola, boschiva e pastorale” a “industriale”…. Tra l’altro la maggior parte degli impianti così realizzati sono rimasti cadaveri inusati,  poiché non sono nemmeno collegati all’Enel. In effetti il sistema eolico pesante è spinto da poteri mafiosi che aggrediscono le ultime zone verdi d’Italia. C’è poi la concentrazione di emissioni elettromagnetiche ed il rumore che diversi studi scientifici americani dimostrano causa di malattie per gli umani e gli animali che vi sono soggetti. Senza contare la distruzione ambientale e la deturpazione sul  paesaggio, altrimenti usabile anche come risorsa turistica e culturale. Forse gli unici punti in cui si potrebbe prevedere l’installazione di piloni pesanti sono alcune aree già fortemente degradate, come lungo le autostrade o le zone industriali, dove tra l’altro l’energia prodotta potrebbe essere direttamente usata in loco. Diverso il discorso sul mini eolico e sul piccolo solare, per consumo immediato e diretto, che sarebbe indicato soprattutto per portare all’autonomia energetica tutte le abitazioni periferiche.

In verità per rendere  l’Italia libera da ricatti energetici occorrerebbe che il modello consumista venisse rivisto, la produzione industriale oggi è tutta tesa al superfluo (imballi, ciarpami ed  involucri usa e getta) ed andrebbe riordinato tutto il sistema  di produzione e riciclo rispettando la  “sostenibilità ecologica ” e le reali necessità  sociali.

Paolo D’Arpini – Coordinatore della  Rete Bioregionale Italiana,  Bioregione Tuscia. 

Programma del Convegno: Sabato 13 marzo 2010 – Presso Il Granarone – Calcata Vecchia – “Energia pulita in chiave sostenibile” -  Introduzioni di Enrico Bianchi e Paolo D’Arpini – Moderatrice alla   tavola rotonda,  Dott.ssa Giovanna Canzano.

Interventi di: Prof. Benito Castorina, Avv. Vittorio Marinelli, Avv. Giancarlo Castiglia, Dr. Giorgio Vitali, Dott.ssa Simonetta Badini, Dr.  Franco Proietti.  Gli interventi saranno intercalati da poesie e canzoni curate da Patrizia Pellegrini.

Info ed adesioni:

Enrico Bianchi -  Tel. 389.1955880  – bianchistudio@gmail.com

Paolo D’Arpini, Tel. 0761/587200 – circolo.vegetariano@libero.it

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Ubertosa Emilia, Spilamberto e dintorni: Solstizio d’Estate – Incontro conviviale su ecologia spicciola e spiritualità naturale 19 e 20 giugno 2010

“La verità deve essere un paradosso perché deve essere entrambe le polarità, il polo negativo e quello positivo, ed al tempo stesso deve restare trascendente. Deve essere la vita e la morte e qualcosa in più, Con quell’in più indico la trascendenza di entrambi: è entrambi i poli, e nessuno dei due. Questo è il paradosso supremo.”  (Osho Rajneesh)

“Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo.    Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti  ed  inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.”  (Ramana Maharshi)

Premessa

Chiunque voglia partecipare con spirito sincretico all’incontro può intervenire… Questo significa che nessuna visione o ideologia deve avere una prevalenza nel discorso, siccome si parla a cerchio ed ognuno parlerà (durante ogni sessione di condivisione) per una decina di minuti, ogni esperienza spirituale od ecologica sarà benvenuta. 

Sabato 19 giugno 2010 – Ospitaletto di Marano (Modena, nei pressi di Spilamberto). Al mattino alle h. 10.30 circa,  nella casa di Marco e Valeria che metteranno a disposizione la propria casa e il giardino per un pranzo vegetariano con il cibo da ognuno portato, che verrà fraternamente condiviso. Per chi viene da fuori saranno forniti riferimenti per dormire in un vicino agriturismo (da Nicola il pastore).  Quando saremo tutti arrivati  da Marco e Valeria partiremo  per una passeggiata nel bosco dove ci sarà una prima condivisione di esperienze. Segue il pranzo collettivo  e corvè collettiva. Il pomeriggio altra passeggiata e secondo giro di condivisione. La sera chi vuole e se c’è cibo a sufficienza ci si ferma per uno spuntino, la giornata termina con una meditazione  e canti. Chi lo desidera lascia un contributo volontario per l’organizzazione e l’ospitalità. 

Domenica  20 giugno 2010 – La mattina appuntamento  da Nicola il pastore, “Il Luoghetto”  che è a Torre Maina di Maranello (Modena, nei pressi di Spilamberto),  visita ai campi circostanti e giro finale di condivisione, in cui si traggono le conclusioni dell’incontro. Chi lo desidera si ferma a pranzo  da Nicola, a prezzo scontato,  ed il pomeriggio   si può prevedere una gitarella a Spilamberto paese.

Se la sera di domenica c’è ancora qualche amico che gironzola con noi possiamo farci uno spuntino assieme, comprando qualcosa tipo pizza al taglio o simili,  e poi concludiamo con  una sessione di canti e meditazione nella “cave” di Caterina e saluti finali.

Il titolo dell’incontro, che propongo,  è “Incontro conviviale in Emilia, su ecologia spicciola e spiritualità naturale”

Se qualcuno  fra i partecipanti vuole iniziare a scrivere  degli appunti del discorso che intende proporre durante i giri di condivisione possiamo raccogliere tutti gli scritti e poi pubblicarli come traccia degli argomenti che verranno trattati. Attendo inoltre proposte integrative su come rendere più vario l’incontro, ad esempio un consiglio è stato quello di organizzare in contemporanea l’esibizione di canti e balli campestri, chi ha strumenti musicali li porti con sé, ed  una piccola fiera delle proprie produzioni: arte, lavori a maglia ed all’uncinetto, artigianato, libri, poesie, frutti dell’orto e simili. Ognuno può portare la sua merce  da esporre  su un tavolaccio comune per scambiarla liberamente con gli altri.

Aspetto vostre nuove, Paolo D’Arpini

circolo.vegetariano@libero.it  – Tel. 0761/587200

Per informazioni logistiche e contatti in loco

Caterina Regazzi – caterina.regazzi@alice.it  – 333.6023090

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OGM, 2 marzo: “La patata Amflora, geneticamente modificata, è introdotta dalla CEE nelle coltivazioni comunitarie – Di chi è il vantaggio?” – Notizie di cronaca comunitaria ed un commento su Scienza e Coscienza di Michele Trimarchi

Sono solo sei gli stati europei che hanno coltivazioni Ogm, la superficie totale coltivata ad Ogm nel continente è diminuita del 12% in un anno. La Germania a fine 2008 ne ha vietato la coltivazione. L’Europa sembra schierarsi contro queste coltivazioni, nei Paesi in via di sviluppo, in Cina, in Brasile invece gli Ogm aumentano.

I sostenitori degli Ogm affermano che utilizzando semi Ogm aumenti la resa dei campi, il rovescio della medaglia è però che i contadini si ritrovano ad usare dei semi brevettati che devono acquistare di anno in anno, dalle Multinazionali. C’è poi il problema della contaminazione: chi decide di essere Ogm-free rischia di avere comunque un raccolto Ogm se nei campi limitrofi vi sono tali coltivazioni.

La sfida per il futuro non è facile, secondo stime delle Nazioni Unite la popolazione mondiale crescerà del 34% e nel 2050 il pianeta si troverà dover sfamare 9,1 miliardi di persone. Secondo alcuni solo gli Ogm possono soddisfare questo bisogno, secondo altri è necessario puntare sulla qualità e sul benessere alimentare di tutti, solo così il mondo potrà salvarsi.

Il 2 marzo u.s. la Commissione europea ha dato l’autorizzazione alla coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora, e all’importazione di alcune varietà di mais Gm.

In questo dibattito ci proponiamo di approfondire la questione attraverso dichiarazioni e interviste ad esperti, ricercatori, professori universitari e divulgatori scientifici.

Partecipano: Luca Marini, Il ministro Luca Zaia, Mario Tozzi, Gianni Tamino , Marcello Buiatti, Michele Trimarchi, Roberto Burdese, Pietro Perrino, Vandana Shiva, Fondazione diritti genetici

…………

Michele Trimarchi

Psicologo, fondatore della neuropsicofisiologia negli anni ’70-’80, presidente ISN (International society of neuropsychophysyology) di Roma.

Margherita Hack in un’intervista ha dichiarato che si tende a “demonizzare la scienza” e ha citato al riguardo la paura verso gli OGM. Lei crede che i cittadini abbiano “paura” degli organismi geneticamente modificati?

Prof. Trimarchi: ”Margherita Hack sa che non è la scienza che viene demonizzata ma l’uso improprio che si fa della scienza per scopi contrari ai fini della scienza stessa.

Gli organismi non vengono modificati dalla scienza, ma da tecnocrati che pensano di gestire la Natura a proprio uso e consumo con motivazioni che troppo spesso offendono la Logica e l’Evoluzione della Natura.

La Natura sa come modificare i geni; l’uomo, con il suo empirismo, tenta di farlo e aspetta di vedere i risultati; e tali risultati devono sempre e comunque dare profitto a chi investe danaro su tali manipolazioni.

Che c’entra la scienza con il profitto, con il potere dell’uomo sull’uomo, quando la scienza dovrebbe produrre conoscenza per tutti?

Come si fa a non avere paura di organismi geneticamente modificati che vengono resi sterili da tali modificazioni?

Il buonsenso, o il senso comune, ha in sé una “logica” che spesso sfugge all’intelligenza artificiale con la quale si vanno a modificare organismi evolutivamente perfetti.”

Lei ha dichiarato “mi viene da sorridere quando ascolto le affermazioni di grandi specialisti come genetisti, biologi, chimici, biochimici, infarciti di un sapere che nega a priori l’intelligenza della Natura e con tali affermazioni decidere il destino dell’ecosistema e dell’intera umanità”, tuttavia è innegabile che la scienza abbia, spesso, “aiutato” la natura stessa. Esiste un futuro possibile in cui la natura e la scienza collaborano senza danneggiarsi?

Auspico un futuro possibile in cui la scienza possa favorire la Natura senza danneggiarla; e ciò è possibile nel momento in cui gli scienziati scoprono la “sacralità” della memoria genetica di ogni organismo esistente, poiché ogni seme contiene in sé il progetto filogenetico ed ontogenetico della specificità del seme.

La scienza deve produrre conoscenza e, come tale, avere grande rispetto del Dinamismo e della Logica della Natura.

Ciò renderà possibile un “dialogo” con la Natura favorendola nella sua opera di fornire a noi umani tutto quello che ci occorre per vivere serenamente. Gli attuali modelli teorici non tengono conto di quella comunicazione dinamica e integrata della “tecnologia” della Natura. E’ per questo che mi viene da sorridere quando si fanno passare i modelli teorici come verità, quando sono soltanto brandelli di verità e non tutta la verità.

Il discorso è lungo e complesso e non è rispondendo a queste domande che posso esprimere la mia conoscenza di tali processi.

Io sono uno scienziato che non rompe i “giocattoli” per comprendere come sono fatti, ma li osserva nella loro espressione per comprendere le cause che li hanno prodotti.

Per il 2050 dovremmo sfamare più di 9 miliardi di persone. Qual è la soluzione?

Sono tanti anni, ormai che sento fare domande di questo genere. Adesso, addirittura, si ipotizza che nel 2050 dovremmo sfamare più di 9 miliardi di persone. Conosco bene i furbi che pongono questo tipo di domande. Ricordo, tanti anni fa, quando il Club di Roma fece fare una ricerca da cui venne fuori che nel 2000 saremmo stati 6 miliardi di persone e che bisognava ridurre le nascite per evitare la sovrappopolazione della Terra.

Quanta limitatezza c’è in queste affermazioni!

Anche attualmente ci sono milioni di persone che muoiono di fame e ce ne sono tante altre che muoiono per eccesso di cibo.

Invece di porci queste domande, dobbiamo chiederci come mai c’è ancora su questo Pianeta così tanto egoismo da distruggere derrate alimentari piuttosto che distribuirle a chi ne ha bisogno. Forse, perché le leggi di mercato, le organizzazioni nazionali pseudo-democratiche o le multinazionali impediscono il soddisfacimento dei bisogni fondamentali delle popolazioni.

Chi è che non si sente di affermare che sul nostro Pianeta non c’è abbastanza cibo per tutti? Perché anche quando eravamo 4 miliardi di persone c’erano milioni di persone che morivano di fame?

Bisogna rispondere a questo tipo di domande se vogliamo risolvere i problemi. Non si può continuare a inventare nuovi problemi, per giustificare azioni contrarie al rispetto per Dignità Umana, senza rispondere ai vecchi, senza rispondere a quelli già esistenti.

E la soluzione di tutto questo è a portata di mano: educare le coscienze alle Pari Dignità, affinché ognuno impari ad amare il prossimo come se stesso.

Questa non è una frase fatta, ma è qualcosa di molto importante su cui dobbiamo tutti riflettere, senza continuare a cercare soluzioni astratte che vìolano i diritti fondamentali, non solo degli esseri umani, ma anche della Natura e dell’ecosistema.

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Biennale d’Arte Creativa di Viterbo: “Sul significato di Creatività nel pensiero umano e nell’espressione vitale”

Ho ricevuto una lettera di commento alla presentazione “morale e filosofica” della Biennale. Mirna Manni di Tuscania ha scritto: “..ho ricevuto con interesse la comunicazione relativa alla Biennale d’Arte Creativa di Viterbo… Mi entusiasmano le parole di presentazione con le quali viene posto l’evento. Celebrazione di creatività e primavera,  riconoscendo l’Uno in noi tutti e l’opera assunta come esemplificazione della capacità creativa di quell’Uno. Mi riporta il pensiero ad una mia mostra “Nature”, dove io ho tentato di svelare, dare materia e forma ai mondi invisibili, alle fioriture, alle corrispondenze nascoste tra il regno minerale, il regno vegetale e il regno animale. Il fiorire è allegoria della coscienza. Il fiorire non è una metafora ma  il ritmo stesso della natura, il suo modo di rivolgersi alla nostra dimenticanza. Natura. Naturale, ovvero lo stare dalla parte della nascita, nei pressi del suo respiro, dalla parte di ciò che, aprendosi, diviene…”

Quanto detto dalla gentile Mirna mi invoglia ad ulteriormente approfondire la similitudine fra creatività umana, in quanto caratteristica insita nel nostro bagaglio genetico, e la manifestazione creativa frutto dell’immensa creatività divina.

Non possiamo scindere quel che viene infuso dal creatore dalle qualità espresse nella “creatura”… Ma c’è un punto, nel profondo della coscienza, in cui la distinzione cessa di esistere. Infatti Dio è immanente e trascendente, ovvero è presente in ogni aspetto della creazione, avendola prodotta da se stesso,  e non da altra sostanza che altrimenti si prefigurerebbe una sua limitazione,  ed è quindi sia latente che manifesto in ognuno di noi. Ognuno, che abbia realizzato la profonda presenza di Dio nel Sé è Dio stesso. Come  disse Gesù: “Io ed il padre mio siamo Uno” e questa affermazione è universale e non può essere limitata ad una specifica forma altrimenti, come detto sopra, si potrebbe intendere una menomazione nell’espressione divina.

Riconoscere questa presenza, la scintilla creatrice del Divino, all’interno di noi non è solo il compito dei religiosi, dei filosofi, degli spiritualisti, etc. tutti siamo in grado di poterlo fare poiché “quella” è la nostra vera natura. Ma come  giustamente affermava Giordano Bruno, filosofi, poeti ed artisti hanno qualcosa in comune.. un raggio di luce che illumina la loro opera. Da dove sorge l’ispirazione? Non viene dal “profondo” dell’anima?

Ed in verità un vero artista non produce con la mente razionale ma è in grado di osservarsi mentre l’ispirazione si manifesta. La Coscienza stessa –come affermava Nisargadatta- è la più grande artista. L’intero mondo è la sua opera.  E la pittura che appare nell’occhio interno dell’artista è solo il riflesso di quanto proiettato nel duplice specchio della mente e dell’io da quella Coscienza.  Cercare cause e fini personali in questo processo è sminuente per il processo creativo stesso, infatti solo artisti con una forte carica spirituale sono  in grado di esprimere bellezza ed armonia.. mentre coloro che “producono” arte come risultato di una professione… al massimo possono venir definiti “esperti copiatori”.

Ma non si può comunque dividere ciò che viene osservato nel mondo, che serve oltretutto all’artista come  base di riflessione, dalla “presenza”  creatrice dell’Uno. Non si può vedere Dio se non attraverso la Natura, la sua creazione. Oltre la creazione  “vedere” Dio  significa “essere” Dio, cioè aver sciolto in Lui l’identità separata… come avvenne a quella statua di sale che voleva misurare la profondità del mare… finché non si sciolse completamente in esso.

E qual’è la scintilla divina presente nell’uomo? Attraverso la quale poter far ritorno all’Origine? Essa è quel piccolo lumicino “Io sono”, quella consapevolezza che da sola illumina la mente e l’ego di ognuno di noi.  Quell’”Io sono” è  il,ponte fra il manifesto e l’immanifesto, la porta di accesso alla nostra vera natura.  Ma attenzione  l’”Io sono” una volta che viene qualificato non è più adatto a fungere da ponte, dicendo “io sono questo, io sono quello” abbiamo sminuito la scintilla di luce al fine di produrre un filmetto immaginario…

E qui vorrei specificare la differenza sostanziale che c’è fra “esistere” ed “essere”. Esistere s’intende sempre essere un qualcosa un qualcuno. Tutta l’esistenza è particolare. Solo l’Essere è universale. Ogni essere è compatibile con l’Essere  mentre l’esistente si scontra con altro esistente. Esistenza significa, cambiamento, divenire, nascita,  morte…  Nell’Essere c’è solo silenzio e pace.  L’Essere è stabile, senza inizio né fine, sempre nuovo, sempre fresco..  fonte di ogni ispirazione!

Per questo si dice che l’artista  in certi aspetti è simile a Dio, purché sia libero da desideri di ottenimento personale e  paure…. 

Paolo D’Arpini

Per aderire alla Biennale d’Arte Creativa di Viterbo, che si svolge dal 29 maggio al 6 giugno 2010,  ci si può rivolgere  a  Laura Lucibello: info.apai@virgilio.it -  Cell. 333.5994451

Oppure  a Paolo D’Arpini: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0761/587200

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Simone Sutra: “Libri che trasformano” – Testi di Mikhail Bulgakov, Gary Zukav, Francesco Oliviero

BENATTIA – Significato della vita, senso della malattia e processo di autoguarigione

di Francesco Oliviero

Nuova Ipsa editore, 2003

 

     Immenso ma affascinante- nonché sintetico – trattato che affronta, a partire dall’analisi della dinamica della malattia dal punto di vista energetico (l’autore è medico e co-creatore della medicina “omeosinergetica”) una quantità di temi  che, nonostante la loro portata, vengono  discussi in maniera esauriente quanto concisa, perché se ne va dritti al cuore, presentandone l’essenzialità; e il loro significato, espresso con chiarezza e semplicità, campeggia con indiscutibile potenza nelle appena 222 pagine del testo.

     Innovativa è soprattutto la presentazione del concetto di “Matrice Energetica”, indicata come la mente cosmica che trae profitto e accrescimento dalle sue interazioni con le sue “appendici” terrene, le varie configurazioni energetiche dette “anime”, mentre esse stesse accrescono la loro esperienza, il tutto in un contesto altamente evolutivo in cui nessuno perde mai. Merito di Oliviero è aver introdotto in termini del tutto lineari e di una ficcante semplicità una nozione così nuova per la mente, e averla saputa coniugare con le rilevanti conclusioni della fisica quantistica che le fanno da indiscusso e lampante supporto.

     Ma in questo libro c’è anche spazio per la medicina olistica, il senso della vita e del Tao, destino e scelta, leggi universali, pensiero-energia, entropia costruttiva e distruttiva, armonia di coppia, rapporto col lavoro; tutti questi temi e molti altri trovano il loro spazio perfetto in quest’opera unica per l’enorme quantità di terreno che copre, nonché per la sua scorrevolezza  e immediatezza  di linguaggio, che invoglia a sfogliarlo pagina dopo pagina senza mai essere tentati di dire “che complicazione, che barba!” nonostante l’ampiezza e perfino l’apparente complessità degli argomenti trattati.

     Ma Oliviero, sapiente pastore, riconduce nel gregge tutte le pecorelle che vorrebbero starsene per conto proprio o smarrirsi nella loro orgogliosa settorialità, dirigendosi alla spicciolata verso la loro propria nomea, verso la loro unica e distinta trattazione; dando così un esempio efficace di ciò che predica, cioè la fondamentale unità del tutto. Nel farlo sbalordisce il lettore facendolo apparire un semplice gioco da bambino: dimostrandosi, piuttosto, abile e consumato prestigiatore che riesce a ficcare in una valigetta, con fare elegante e proficuo, tonnellate di roba. E nel processo soddisfa la nostra sete non solo di sapere, ma di essere: quell’essere che è il vero protagonista del libro, quell’essere che, dopo questa lettura, sarà un po’ più attrezzato per fare. Ma soprattutto per vivere.

     “Il significato della vita è il seguente: la vita ha lo scopo di permettere a un’anima di produrre informazioni costruttive attraverso le esperienze che può vivere solo attraverso un corpo. L’aspetto che determina l’evoluzione in senso costruttivo dell’Universo è che le informazioni costruttive elaborate dall’anima possono essere trasmesse alla Matrice Energetica e rese quindi disponibili a tutte le strutture presenti nell’Universo che siano dotate della stessa chiave simbolica” 

 

 

UNA SEDIA PER L’ANIMA – Una guida per diventare spiritualmente adulti

di Gary Zukav

Corbaccio, 2007 

 

     “In questo momento e in questa ora dell’evoluzione umana il desiderio di far nascere un vocabolario e un atteggiamento adatti a rivolgersi a ciò che trascende la religiosità e la spiritualità e assume la posizione di autentico potere è molto intenso”

     Così  esordisce, con una certa modestia, un autore che poco ha scritto, ma che con quel poco ha lasciato una traccia indelebile sullo schermo della coscienza, prendendo per mano il lettore e conducendolo per un lungo corridoio in cui si incontrano porte che si spalancano generose, irrorandoci di comprensione, una dopo l’altra, al momento giusto; dopo cioè che è stata gettata sufficiente luce (e quanta, in verità!) sull’informazione presa in esame al momento. Direi però che definirle informazioni è alquanto riduttivo, e pur senza utilizzare il frusto e scontato termine di “illuminazioni”, con  il suo codazzo di  aspettative e bocche inutilmente spalancate in attesa del botto finale che non arriva poi mai, si può nobilitarle forse definendole nozioni di primaria incidenza per una comprensione delle dinamiche che attirano nel coinvolgimento ciclico in questo mondo quella nostra componente energetica generalmente indicata come “anima”. 

     Un libro che ci insegna a prendere possesso di noi stessi  svincolandoci da tutte quelle stampelle e sovrastrutture a cui aderiamo quando abdichiamo alla nostra sovranità interiore delegandone il potere a fonti esterne, siano esse accadimenti di vario genere, filosofie, religioni, credenze o quant’altro.

     Soprattutto esauriente, nel panorama disvelante tratteggiato con finezza da Zukav, è la trattazione riguardante il karma e la reincarnazione, sicuramente ineguagliata quanto a completezza e “razionalità”, per quanto assurdo possa essere sembrare l’impiego di un termine siffatto per indicare un processo che, pur esulando dalla razionalità, non si sottrae al suo impietoso scrutinio, uscendone vincente.  

 

IL MAESTRO E MARGHERITA

di Mikhail Bulgakov

Oscar Mondadori 2009

 

     Geniale e folle parto della mente del più caustico autore russo del periodo postrivoluzione d’Ottobre, il romanzo dipinge scenari inquietanti  -  con tono burlesco ma genuinamente graffiante – sullo sfondo di una Mosca già corrotta e lottizzata dal potere politico nella gestione sovietica degli anni ‘30.

     E’ il Diavolo – nientemeno – uno dei  protagonisti principali di questa vicenda improbabile che però risuona in ogni sua parte di un senso ineccepibile e stringato, affidato all’imprevedibilità della narrazione che fila via sulla lama di un rasoio e dà refrigerio alla mente come una birra ghiacciata d’estate rinfresca la gola. Un Diavolo che porta lo scompiglio nella città, apparentemente a fin di male (ed è certamente così per i burocrati sovietici vittime dei suoi castighi) ma che in realtà opera per il bene del giusto, ma soprattutto di una coppia di innamorati.

     Priva di pause ed esule da languori o sbadigli, intelligente e sfrontata, la frenetica alchimia di questo romanzo  rende difficile sottrarsi al fascino delle sue pagine esondanti azione e dialoghi brillanti, situazioni da pochade e riflessioni di grande profondità, che terranno il lettore inchiodato alla poltrona o a qualunque altro attrezzo su cui faccia appoggio. Il libro è semplicemente un lungo brivido di divertito stupore, un’irresistibile, briosa cavalcata tra ironie delicate e buffonate e sbracature nello stile delle comiche del cinema muto; ma non è assente (oltre all’inevitabile ma originalissima love story) un tocco di magia e di sano soprannaturale, poiché l’altra importante protagonista è un’affascinante borghese trasformata in seducente streghetta alla ricerca del perduto amore.

     Il tutto orchestrato, dall’inizio alla fine, con un equilibrio raramente ottenuto da un qualsiasi autore nel passare dai toni dipinti a tinte forti a quelli della più assoluta frivolezza;  nello scivolare da una nota all’altra, da uno strumento all’altro la sinfonia non fa che acquistare di gradevolezza, ed è diretta con un tale garbo ed un humour così raffinato e penetrante che si depone il libro con la tentazione di riprenderlo in mano e ricominciare a leggerlo da capo.

     E alla fine della lettura ci sentiamo costretti a  chiederci se tutto sia veramente come sembra e se il cosiddetto male e il cosiddetto bene abbiano davvero la valenza normalmente attribuita ad essi : dilemma in cui ci trascina, fin dall’inizio, l’incipit preso dal Faust di Goethe:

     “Chi sei tu, dunque?

     “Io sono parte di quella forza che eternamente vuole il Male ed eternamente opera per il Bene”

 

Simone Sutra – itdavol@tin.it

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