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Il Vescovo di Aleppo: l’intervento armato contro l’ISIS porterà altro caos

Quel che resta di Aleppo
“..il petrolio dell’ISIS lo comprano le grandi compagnie petrolifere, a dieci dollari al barile invece che a cento…”

Intervista a padre Georges Abou Khazen, di Davide Malacaria

Ormai il 60% della popolazione ha abbandonato Aleppo, la città siriana che sta diventando il simbolo di questa guerra che dura tempo e che molti si ostinano a chiamare civile, ma che di civile non ha nulla. Simbolo perché la presenza cristiana è più numerosa che altrove in Siria, anche se ora è ridotta a un piccolo gregge. E perché ormai da anni resta in un tragico stallo che vede metà città occupata dai tagliagole anti-Assad che rendono impossibile la vita nei quartieri non occupati. I cosiddetti ribelli vi imperversano con bombardamenti continui, giorno e notte, e nei mesi scorsi hanno tagliato per ben due volte le tubature che rifornivano di acqua l’intera popolazione civile.

Il vescovo di Aleppo, padre Georges Abou Khazen, racconta di quei giorni, quando flussi continui di gente si affollavano presso le fontane edificate vicino a chiese e moschee per tentare di limitare i danni di quell’atto terroristico che ha prostrato la città. Una penuria di acqua che ancora continua, nonostante il ripristino della rete idrica, aumentando i disagi di una popolazione stremata dai bombardamenti continui.

È a Roma il vescovo … E lo incontriamo alla Delegazione di Terra Santa, sua dimora provvisoria prima di tornare alla sua città che da poco, rivela, sta conoscendo un nuovo orrore: i cannoni dell’inferno, come gli jihadisti chiamano il loro ultimo ritrovato balistico. Si tratta di bombole di gas che i cosiddetti ribelli anti-Assad lanciano a grande distanza e fanno esplodere contro civili inermi, spesso modificati applicando sulla bomba artigianale pezzi si ferro e altro che, nell’esplosione, spandono all’intorno schegge, aumentandone la portata letale. Una sorta di bombe a frammentazione fatte in casa, vietate dalle convenzioni internazionali. Bombole di gas che probabilmente arrivano in Siria sotto forma di aiuti umanitari alla popolazione…

Inoltre, prosegue il presule, i miliziani hanno iniziato a usare i tunnel sotterranei che partono dalla cittadella, l’antica fortezza di Aleppo, per raggiungere le varie zone della città: in particolare per piazzare i loro ordigni esplosivi sotto gli edifici storici; ormai il suk, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, è un cumulo di macerie.

A monsignore chiediamo dell’Isis, che incombe a 20 chilometri da Aleppo. «Ora si parla tanto di Isis – risponde – e americani e altri vogliono intervenire per fermarlo. Ma temo che si stia ripetendo un tragico errore: ogni volta che gli americani sono intervenuti militarmente in una regione hanno solo alimentato il caos e le divisioni. A proposito di questo Isis c’è poi da ricordare che Hillary Clinton di recente ha detto che gli Usa si trovano a combattere ciò che hanno creato loro stessi. Già perché l’Isis fu creato per andare contro Assad… ».

Non che non serva intervenire, specifica monsignore, ma per fermare questo mostro serve ben altro che le bombe: «Anzitutto occorre fermare i finanziamenti e il flusso di armi verso questi miliziani: hanno armi sofisticatissime, chi gliele dà?». Gli diciamo che sui giornali italiani scrivono che questi armamenti sono stati saccheggiati dall’Isis all’esercito iracheno. Sorride ironico: vero in parte, spiega, e in parte no. «Poi bisogna smettere di comprare il petrolio dall’Isis», continua. Anche qui accenniamo a quanto riferiscono i giornali, secondo i quali sarebbe venduto ad Assad e agli iracheni. Sorride di nuovo: «Lo comprano le grandi compagnie petrolifere, a dieci dollari al barile invece che a cento…», afferma con sicurezza, come di cosa che in Siria sanno anche i sassi.

E invece continuano a rullare i tamburi di guerra. «Un intervento militare – prosegue il presule – aumenterà la destabilizzazione e renderà ancora più difficile la convivenza tra islamici e cristiani. E dire che questa è andata avanti per secoli, nonostante episodi critici.

La Siria era esemplare in questo: c’era convivenza, pluralismo, rispetto. Una caratteristica che ancora dura, anche sotto le bombe cristiani e musulmani si sostengono a vicenda, si aiutano come possono. Questo anche perché per secoli il punto di riferimento degli islamici è stata l’Università di Al Azar, al Cairo, che propugnava un islam moderato. Oggi si sta diffondendo un islam più intransigente, quello wahabita dell’Arabia Saudita: i miliziani apportatori di morte e distruzione vengono da queste scuole, sono formati da muftì e imam di questo ramo islamico. Anche in Siria, quando arrivano, cacciano le autorità religiose locali e mettono le loro. E istituiscono i loro tribunali. Sono cose ignote all’islam della regione. E dire che l’Arabia Saudita sembra sia l’asse portante dell’alleanza che si sta formando contro l’Isis… ». Chiosa monsignore. Lo incalziamo, spiegando che in Occidente si pensa che siamo di fronte a una guerra tra islam e cristianesimo. Non è così, ripete: gli jihadisti ammazzano anche gli islamici che non la pensano come loro, buttano giù le loro moschee. Non è così, ripete.

Gli Stati Uniti, oltre a programmare l’intervento militare, hanno deciso di armare i ribelli moderati siriani. Chiediamo a monsignore cosa ne pensa di questa decisione. «Moderati? E quali sono? Ce lo dicano, noi in Siria non ne vediamo. Tutto il mondo ora parla dell’Isis, ma tutti i gruppi armati che stanno insanguinando la Siria fanno barbarie simili a quelle dell’Isis.

Un tempo c’erano anche siriani tra i cosiddetti ribelli, ma oggi l’80% di questi sono stranieri. Non ci sono moderati in Siria. Tra l’altro lo stesso Obama ha detto solo un mese fa che parlare di ribelli moderati in Siria è solo “fantasia”… non ne verrà nulla di buono da questa decisione. Sono armi che vanno in mano a terroristi, ad Al Qaeda». Tra l’altro racconta dei tanti siriani che sono fuoriusciti dalle fila dei ribelli per tornare con Damasco. Un fenomeno carsico che ha interessato centinaia, se non migliaia di persone, del quale l’Occidente ignora l’esistenza.
Resta che Assad è dipinto come un tiranno sanguinario da tutti i media nostrani… «Non sarà la Regina d’Inghilterra, ma ci sono tanti regimi dispotici nel mondo arabo – risponde monsignore -.

Parlano delle violazioni dei diritti dell’uomo da parte di Assad… guardino l’Arabia Saudita, dove alle donne è proibito praticamente tutto. Dove a chi non è wahabita è proibito anche pregare in pubblico… Avevano chiesto che il regime si aprisse: Assad ha aperto al pluralismo e nelle ultime elezioni c’erano diversi partiti. Nonostante la guerra sono state abolite le leggi d’emergenza. Ha dato vita a una nuova Costituzione. Alle elezioni il popolo lo ha votato in massa. Certo, non si tratta di una democrazia occidentale, ma ci sono regimi molto peggiori in Medio Oriente…», conclude. E aggiunge che dei cristiani non c’è più traccia nelle zone cadute in mano ai ribelli: le chiese sono state distrutte e non ci sono più sacerdoti né suore né fedeli. Una situazione particolarmente dolorosa per il vescovo. (…)

(Fonte: http://www.piccolenote.it/)

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Siria – Alcune cosette che debbono essere rivelate

Siria e Assad

Le sapevate queste cose sulla Siria?

1. in Siria, non c’ è nessuna banca centrale Rothschild.

2. la Siria ha vietato gli alimenti geneticamente modificati e la coltivazione e l’importazione degli stessi.

3 la Siria è l’unico paese arabo che non ha debiti con il fondo monetario internazionale, né con la Banca mondiale, né con chiunque altro.

4. la famiglia Assad appartiene all’orientamento alauita di Islam tollerante.

5. le donne siriane hanno gli stessi diritti degli uomini allo studio, sanità e istruzione.

6. le donne siriane non sono obbligate a indossare il burka. La Sharia (legge islamica) è incostituzionale.

7. la Siria è l’unico paese arabo con una Costituzione laica e non tollera movimenti estremisti islamici.

8. circa il 10% della popolazione siriana appartiene a uno dei molti rami cristiani, sempre presenti nella vita politica e sociale.

9. in altri paesi arabi la popolazione cristiana non raggiunge l’ 1% a causa dei maltrattamenti subiti.

10. la Siria è l’ unico paese del Mediterraneo interamente proprietario del suo petrolio (circa 500.000 barr/day) e che non ha privatizzato le sue aziende statali.

11. la Siria ha un’ apertura verso la società e la cultura occidentale come nessun altro paese arabo.

12. la Siria era il solo Paese pacifico in zona, senza guerre o conflitti interni.

13. la Siria è l’ unico paese al mondo che ha ammesso i rifugiati iracheni, senza alcuna discriminazione sociale, politica o religiosa.

14. Bashar Al-Assad ha un’ elevatissima approvazione popolare.

15. la Siria ha discrete riserve di petrolio (circa 2,5 miliardi di barili), che è riservato alle imprese statali.

16. la Siria si oppone al sionismo e all’apartheid israeliano criminale.

Forse ora potete capire perché gli Stati Uniti e loro stati satellite hanno interesse particolare ($$$) sull’asservimento della Siria.

Maurizio Murelli

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Una fortunata occasione per Luigi De Magistris. Saprà approfittarne?

Luigi De Magistris

Una fortunata occasione per De Magistris ed una lezione per Grillo e il M5S!

Facendo il “sindaco di strada” contro lo Stato della criminalità organizzata, del Vaticano e della NATO, Luigi De Magistris ha l’occasione di riscattare quello che non ha fatto nei tre anni e più passati a capo dell’Amministrazione Comunale di Napoli. Eletto nel 2011 sulla base della promessa di mettere l’Amministrazione Comunale al servizio della lotta contro le malefatte e i crimini della Repubblica Pontificia, finora ha tradito i suoi impegni sottomettendosi ai governi di Roma, subordinando alle imposizioni e compatibilità della Repubblica Pontificia e della NATO gli interessi delle masse popolari. Le vicende dell’Amministrazione Comunale di Napoli hanno dato un’ulteriore dimostrazione che la lunga marcia nelle istituzioni della Repubblica Pontificia logora i marciatori che non usano ruoli e risorse per promuovere mobilitazione e organizzazione delle masse popolari contro la Repubblica Pontificia. Ora i vertici della Repubblica Pontificia rigettano De Magistris. Non sono però in grado di annullare quanto resta del suo prestigio presso le masse popolari: questo solo lui può farlo. Sta a lui cogliere invece l’occasione e fare quello che non ha fatto finora.

Il Tribunale di Roma ha condannato De Magistris per le intercettazioni, disposte otto anni fa quando era magistrato a Catanzaro, sui telefoni di Prodi (allora sostituiva Berlusconi al governo), di Rutelli e di altri alti esponenti della RP. La Legge Severino fatta nel 2012 per coprire con un velo di moralismo il carattere criminale e antipopolare dei vertici della Repubblica Pontificia, permette al prefetto di Napoli di sospenderlo dalla carica di sindaco di Napoli (e di sindaco dal 12 ottobre della nascente metropoli napoletana): lo sospenderà se De Magistris non si dimette e se i vertici della RP così decideranno. Pietro Grasso, il capo dell’Antimafia nel periodo in cui la mafia e le altre organizzazioni criminali raggiunsero dimensioni mai prima raggiunte, gli ha consigliato di dimettersi. Napolitano, l’autore dell’accordo Vaticano-Mafia che all’inizio degli anni ’90 portò Berlusconi al governo, non si è ancora pronunciato pubblicamente.
Sarebbe solo una delle tante sordide guerre per bande che agitano i vertici della Repubblica Pontificia se non fosse che De Magistris nel 2011 con il movimento arancione che lo portò ai vertici dell’Amministrazione Comunale di Napoli contribuì alla contestazione della coalizione delle Larghe Intese (PD, FI e partiti satelliti) e della Lega Nord che da vent’anni in qua di quella coalizione è la stampella.
Le amministrazioni comunali nate contestando la coalizione delle Larghe Intese (oltre a Napoli, le altre maggiori sono Milano, Cagliari e con una storia un po’ diversa Parma del M5S) finora sono rimaste soffocate nel legalitarismo. Hanno scelto la sottomissione alle imposizioni del governo di Roma invece di sfidarlo, invece di usare i poteri, il ruolo e i mezzi dell’amministrazione comunale per promuovere la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari a rimediare almeno agli effetti più gravi della crisi sia pure con misure, rimedi e argini provvisori e precari che però rafforzano mobilitazione e organizzazione delle masse popolari, per promuovere iniziative tese ad assicurare un lavoro utile e dignitoso per tutti e l’uso del patrimonio immobiliare e del territorio al servizio delle masse popolari.

Le vicende delle amministrazioni arancione mostrano a Grillo, al M5S e ai riformisti ancora in grado di capire, dove si finisce quando ci si riduce alla lunga marcia attraverso le istituzione della RP anziché servirsi di queste per incoraggiare le masse popolari a mobilitarsi e organizzarsi e per sostenere chi si mobilita e si organizza.

De Magistris finora è stato un maestro negativo: ha mostrato dove si finisce, quali che siano le buone aspirazioni e i buoni propositi, se alla mobilitazione e organizzazione delle masse popolari si antepone l’obbedienza alle autorità e alle leggi della Repubblica Pontificia. Se l’iniziativa dei vertici della RP porterà De Magistris a onorare finalmente gli impegni che fin qui ha disatteso, noi comunisti approfitteremo delle sue attività, le sosterremo e inviteremo tutti gli elementi avanzati a sostenerle.

Contro il governo Renzi-Berlusconi non bastano denunce, rivendicazioni e proteste: occorre costruire l’alternativa, creare le condizioni per costituire il Governo di Blocco Popolare.

I capitalisti nostrani e di altri paesi, i loro portavoce, amministratori e servi si accapigliano tra loro ma non sono in grado di porre fine alla crisi generale del loro sistema. Devono spogliare gli operai, eliminare quello che resta dei diritti strappati durante la prima ondata della Repubblica Pontificia. Più spogliano ed eliminano, maggiori i profitti: in questo sono tutti d’accordo. Ma quanto tirare la corda senza che si spezzi? Per soddisfare il capitale finanziario mondiale (capitale che vuole crescere, una massa che ai prezzi correnti dei titoli dovrebbe essere dell’ordine di 10 milioni di miliardi di dollari, cento volte il PIL mondiale) non basta comunque spremere gli operai. Devono tagliare i redditi dei dipendenti pubblici. Devono eliminare quello che ancora resta delle conquiste di civiltà e di benessere strappate dalle masse popolari durante la prima ondata della rivoluzione proletaria. Devono succhiare i risparmi dovunque le masse popolari ne hanno ancora: che siano soldi, case o altre proprietà. Devono spogliare il ceto medio, spremere i lavoratori formalmente autonomi con imposte, tasse, tariffe, interessi, con affitti e altre rendite, con regolamenti e vincoli, con i prezzi di monopolio. Qui incominciano le divergenze, perché molti capitalisti devono pur vendere e le masse popolari per loro sono clienti: se non hanno soldi, se salari, pensioni, stipendi calano, come comprano? Ma dove i contrasti esplodono più diretti e diffusi è che i campi per fare buoni affari ogni capitalista li trova già occupati da altri capitalisti. Per fare affari li deve soppiantare. “Siamo in guerra”, riassume Marchionne.

Nel nostro paese e in tutto il mondo la crisi generale del capitalismo genera miseria, disoccupazione, abbrutimento e guerra, aggrava e accelera la devastazione dell’ambiente e del territorio. Rende difficile se non impossibile la vita a una parte crescente dell’umanità. Solo le masse popolari organizzate possono porre fine a questo corso delle cose.

Il primo passo per uscire dalla crisi generale del capitalismo è mobilitare gli operai a costituire Organizzazioni Operaie in ogni impresa capitalista, mobilitare i lavoratori delle aziende pubbliche, il lavoratori autonomi, i disoccupati, gli immigrati, le casalinghe, i pensionati e gli studenti a costituire Organizzazioni Popolari in ogni servizio pubblico, in ogni istituzione scolastica e universitaria e in ogni quartiere e paese.

Solo un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate, il Governo di Blocco Popolare, può attuare un programma che rompa con la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti che impone miseria, guerra e devastazione dell’ambiente. Tutti quelli che godono di qualche autorità presso i lavoratori e le masse popolari, le personalità democratiche della società civile, i dirigenti dei sindacati di base e alternativi e della sinistra dei sindacati di regime, gli esponenti della sinistra borghese non accecati dall’anticomunismo devono costituirsi in Comitati di Salvezza Nazionale che incitino le masse popolari a organizzarsi e sostengano quelli che si organizzano.

NPCI – nuovopci@autistici.org

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Articolo collegato: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2014/09/29/loggia-p10-inchiesta-poseidone-il-caso-luigi-de-magistris-la-mafia-la-camorra-e-la-massoneria-in-italia/

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Loggia P10 – Inchiesta Poseidone, il caso Luigi De Magistris, la mafia, la camorra e la massoneria in Italia (Della serie: E’ PIU’ FACILE CAMBIARE PAESE CHE CAMBIARE IL PAESE)

Tiro a segno

Mi sono iscritto alla P10 dopo una lunga meditazione, tentando di uscire da quella trappola che incatena l’essere esclusivamente su parametri di interesse, pensando che il progresso avanza mentre nel Paese di Arlecchino e Pulcinella i problemi si fossilizzano, lasciando dietro a se scelte di vita irrisolte che ci fanno retrocedere intellettualmente ed Economicamente quali: l’essere o l’avere, credere o sperare, rubare o donare, andare o rimanere, parlare o tacere, lavorare o oziare, mangiare o digiunare, accettare o ribellarsi ai tradizionali grandi furti Istituzionalizzati senza colpevoli.

Mamma mia quanti grattacapi condizionano le nostre vite in questo Paese.

Fra questi aggettivi sopra elencati divenuti simbolismi dell’esistenzialismo, sicuramente manca il più importante altrimenti la vita non avrebbe senso, sarebbe monotona, triste, sottomessa al consumo di sigarette, dell’alcolismo, della droga e dei giochi d’azzardo, apparentemente andava meglio al tempo del Politeismo, dove ogni essere in ogni settore era guidato spiritualmente da una Divinità disponibile a risolvere i problemi all’istante.

A differenza dalla P deux hip hop e dalla Massoneria Tradizionale che giustamente mette in dubbio i valori della civiltà Occidentale moderna, con percorsi pseudo religiosi di natura astratta, apparentemente impastati con la crema inacidita dai convenzionali comportamenti umani nel corso dei tempi, la P10 invece è cosa seria e rappresenta una Organizzazione virtuale al di sopra degli interessi di parte e tende a dirigere gli scervellati al senso del dovere e dell’onore, nei due Regni ben distinti dei bipedi e dei quadrupedi.

In questo Paese sino ad oggi, siamo riusciti ad addomesticare gli animali evoluti ma non l’uomo impastato in Politica.

Nel triste moderno pensiero Universale governato dal Soldo, parafrasato monoteismo, mancano i due massimi Santi, per l’appunto “San Giusto e Sant’Onesto”, sostituiti da Santi maggiori che in Italia si festeggiano tutto l’anno, rappresentati da “Santo Ingiustizio”, con la sua combriccola di Santi di pari meriti, quali: Santo Scandalo molto attivo in Italia, Santo Corruzio che istiga alla continua Corruzione e Santo Confusio, che si occupa nel sedare le masse psicologicamente infettate da uno spirito contrastante incarnato, inducendo alla confusione nel regolare processo di sviluppo della società pietosamente naufragata negli scandali dei piani alti.

Giustamente, alludo agli scandali nella Repubblica Italiana e nel Vaticano, prodotti in serie come la pizza automatizzata e per rimanere nel tema dei bruised brains “cervelli ammaccati” molto diffusi a livello Nazionale, che istigano alla confusione mentale dell’uomo comune.
Come esempio descriverò un grande scandalo con lo sconto prendi tre e non paghi nessuno, avvenuti fra il 2004 al 2011, intitolati “Poseidone – Why not e Toghe Lucane” che in questi giorni riappare sulle prime pagine dei giornali, come un ricorrente sistema criminoso ben organizzato che coinvolge le più alte cariche dello Stato, dei quali se ne occupò il Magistrato Luigi De Magistris obbligato a dimettersi e divenuto Sindaco di Napoli.

Luigi De Magistris

Per chiarire i complicati elementi dell’inchiesta, che sprigionano il marciume che sovrasta il Paese, allego uno scritto apparso sul Corriere della Sera dell’epoca.

L’inchiesta Poseidone è un’indagine iniziata presso la procura di Catanzaro nel maggio 2005 avente come oggetto un presunto uso illecito di 200 milioni di euro di denaro pubblico provenienti da aiuti comunitari destinati al finanziamento di opere di depurazione dei mari. Le indagini, condotte dai carabinieri, ruotano attorno alla destinazione e all’utilizzo di tali somme, prendendo spunto dalla relazione elaborata nel 2004 dalla sezione regionale di controllo della Corte dei conti.

La Procura ipotizzava il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa nei confronti del generale della Guardia di finanza Walter Cretella-Lombardo, consigliere di Franco Frattini, all’epoca vicepresidente della Commissione europea e commissario europeo per la giustizia. La Procura calabrese sottopose a perquisizione l’abitazione romana dell’alto ufficiale e il suo ufficio a Ostia, con il sequestro di computer, CD-ROM, e documentazione cartacea.

Le perquisizioni erano state disposte in seguito al ritrovamento di un biglietto da visita dell’ufficiale nell’abitazione di uno degli indagati, Giovambattista Papello, ex subcommissario per l’emergenza ambientale della Regione Calabria: sul biglietto era scritto a mano il numero del telefono cellulare del generale. A Papello erano state trovate, tra l’altro, alcune intercettazioni illegali di colloqui telefonici, risalenti al novembre 2004, che l’ex presidente dell’ANAS, Vincenzo Pozzi, aveva avuto con Piero Fassino, segretario dei Democratici di Sinistra, e con Pietro Folena.
Cretella-Lombarda comanda[ all'epoca dell'indagine, o della scrittura della voce?] la Scuola di polizia tributaria delle Fiamme gialle con sede ad Ostia, e all’epoca comandava il secondo reparto della Guardia di finanza addetto alla collaborazione internazionale e all’interscambio con le polizie di altri paesi.

Tra gli altri, sono indagati il segretario dell’UDC, Lorenzo Cesa, in qualità di socio di una società che avrebbe ricevuto un finanziamento per realizzare nel cosentino uno stabilimento per la produzione di DVD, realizzato soltanto in parte, nel quale non sarebbe mai stata avviata la produzione; l’ex presidente della Giunta regionale della Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, attuale[quando?] vicepresidente dell’istituto Garante per la privacy; l’ex assessore regionale all’Ambiente, Domenico Basile, uno degli uomini di punta di Alleanza Nazionale in Calabria.
L’OLAF, l’agenzia antifrode dell’Unione europea, ha contestato un reato di frode comunitaria a Papello, Cesa e Fabio Schettini, già segretario dell’ex ministro di Forza Italia Franco Frattini, poi commissario europeo, in passato titolare del Dicastero degli Affari Esteri[4]. Nel 2007, l’inchiesta viene sottratta a de Magistris per intervento del procuratore Mariano Lombardi, che motiva la sua decisione con irregolarità procedurali[5].

Contenuti delle inchieste Poseidone e Why Not

Sino ad ora si è parlato tanto della vicenda De Magistris, dello scontro tra Procure, ecc.. ma pochissimo del contenuto delle indagini e degli incriminati oltre quelli già esposti, perché? Probabilmente perché il contenuto di quelle indagini fa paura ed è meglio non parlarne.

Infatti gli elementi raccolti indicano l’esistenza di una metodologia criminosa costante e comune riconducibile, attraverso sofisticati reticoli societari, ad esponenti della politica di rilievo delle aree UDC, Forza Italia e Democrazia delle Sinistre (DS) in sostanza tutta la Politica Italiana.

“E’ la criminalità dei c.d. “colletti bianchi” – afferma De Magistris – …opera in modo assolutamente ramificato e consolidato in questo settore con capacità tecniche criminali di assoluto rilievo. Le condotte di reato hanno ad oggetto, in estrema sintesi, i seguenti passaggi: la deliberazione del finanziamento a livello nazionale e regionale. Questo è il passaggio in cui determinanti divengono le forti collusioni con esponenti della politica e della burocrazia (in particolare alti funzionari)… per ottenere illecitamente immani risorse pubbliche la criminalità organizzata – quella dei c.d. “colletti bianchi” – che agisce con consolidate convergenze parallele con la ‘ndrangheta, che rappresenta, allo stato, l’organizzazione mafiosa più potente, utilizza in particolare, lo strumento apparentemente lecito, delle società, soprattutto miste pubblico-private che sono proliferate in Calabria, ma non solo, in tutti i settori, soprattutto quelli dove è consistente la presenza di erogazioni pubbliche: l’ambiente, la sanità, i lavori pubblici, l’informatica, il settore interinale, il terziario. …altro momento decisivo in cui intervengono le modalità operative dei sodalizi che ho potuto ricostruire nelle mie indagini è quello dell’approvazione dei progetti che debbono ottenere l’erogazione pubblica. Spesso è in tale fase che vengono abilmente nascoste dilazioni illecite quali prezzo di corruzioni che vengono mascherate quali consulenze o attività legate alla predisposizione di progetti vari….Altro momento determinante in cui si realizza il pactum scelleris, e/o stessa vita della organizzazioni criminali, è quello delle assunzioni dei lavoratori nelle società e nelle attività finanziate…. Si sono potute constatare assunzioni di persone strettamente collegate o comunque segnalate da magistrati, prefetti, appartenenti alle forze dell’ordine, personaggi inseriti in istituzioni varie. E’ ovvio che quale contrapposizione vi è in diversi casi la copertura istituzionale che garantisce la sostanziale impunità a queste persone…”

In altri termini, per assicurarsi l’impunità chi gestisce e ruba queste immani risorse di denaro pubblico, compra il silenzio di magistrati, prefetti, forze dell’ordine, politici, finanzieri, regalando posti di lavoro ad amici e parenti di questi.

Grazie a questo collaudato sistema, i finanziamenti della Comunità europea per costruire strutture necessarie al paese finiscono nelle mani dei soliti noti. Ma chi sono i soliti noti?

Agli atti si legge che in questo scandalo “un ruolo centrale assume la c.d. Loggia di San Marino”. Inoltre, una delle società maggiormente coinvolte è ricollegabile ad una persona che non solo era iscritto nella loggia P2, ma era già stato coinvolto nel c.d. processo Enimont. In sostanza, ancora una volta, la massoneria.

Le persone coinvolte, inoltre, sono di primissimo piano e, leggendo le cariche ricoperte, la mente non può che tornare agli anni ’80 a agli elenchi P2:
Presidente del consiglio, Ministri, vertici della guardia di finanza, vescovi, magistrati, forze dell’ordine, servizi segreti, imprenditori, industriali, Donne, Droga, e apparati della Giustizia. Tutti legati da un vincolo di comune appartenenza, probabilmente da un giuramento, che evidentemente, vale ben più di quello fatto alla Repubblica (vedi articolo su questo blog
http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/12/chiarezza-sulla-massoneria.html)

Il Paese vive in una continua situazione che si riproduce da scandalo in scandalo, da imbrogli e ruberie istituzionalizzate senza colpevoli, mentre il Paese è in precipitosa decadenza di civiltà.

In Svizzera sono depositati presso le Banche ventisei mila miliardi di fondi neri dei quali la maggior parte provenienti dall’Italia, in barba a quelli che parlano di angeliche visioni uscendo dall’Euro e dalla Comunità Europea.

Anthony Ceresa

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Articolo collegato:
http://altracalcata-altromondo.blogspot.it/2014/09/una-fortunata-occasione-per-luigi-de.html

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Milano, Cimitero Maggiore – 70 alberi deceduti per la Via dell’Acqua (morta)

Cantone s'ha da fare

Nel giro di un paio di giorni sul viale del Cimitero Maggiore hanno massacrato 70 alberi. Per proseguire nei lavori della VIA D’ACQUA utili solo ai corruttori e ai corrotti che non vogliono restituire la pattuita mercede (non è detto che sia denaro contante, potrebbe essere la promessa di una carica di sindaco).
Cantone non ha colpito o fermato la corruzione.
Il ritornello di corruttori e corrotti è: “SE CANTONE NON INTERVIENE, VUOL DIRE CHE TUTTO VA BENE”.
Cantone dichiara ai giornali:”Ho ricevuto la rassicurazione che non ruberanno”.
Non basterebbe ricevere questo messaggio tramite internet? I giga sono
pochi!
E’ proprio indispensabile il tigivi Napoli-Milano-Napoli?
La Pinotti-candidata al settennato-non potrebbe prestargli un volo d’addestramento militare un giorno alla settimana? Cantone potrebbe atterrare sulla piattaforma EXPO scortato da droni e ladroni.
Avrebbe così più tempo per vedere qualche scempio compiuto o compiendo nel corso di inutili e loschi lavori. Sono tanti e potrei accompagnarlo io.
Se la corruzione è prescritta se iniziata prima della nomina è questa la ragione per cui il ragazzotto-già scomunicato dai vescovi per eccesso di falsa testimonianza (8. comandamento)- l’ha ritardata di tre mesi?
C’era qualche COCOOP da salvare?
“L’ALBERO DELLA VITA SI FARA’”.
Cantone ha detto si ma a una condizione rigorosissima: l’ideatore non può essere il progettista.
Ma lo stesso ideatore aveva già detto-tre mesi fa-di non essere capace di fare il progetto.
Cantone ha approvato la spesa ma come avrà fatto a stabilire che è giusto il costo di un’opera senza avere visto prima il progetto? Cosa ovvia perché non sarà pronto prima di quattro mesi.
E’ quindi un albero venduto tanto al chilo ma con la proibizione di pesarlo.
Ho la sgradevole impressione che di questi appalti Cantone abbia scarse
conoscenze.
E’ capacissimo per contro di dire cosa dovrebbe fare DE MAGISTRIS. Ma li’ basta la circumvesuviana e il deficit pubblico aumenta di poco.
Alla prossima.

Luigi Caroli da Milano

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