Archivio della Categoria 'Lettere inviate e ricevute'

Diritti civili ed umani a due facce… Se la donna è giustiziata in Arabia Saudita nessuno ne parla, chissà perché….

Rizana Nafeek decapitata in Arabia Saudita: dove erano gli ultras dei diritti umani?

Riportiamo di seguito una notizia risalente a qualche mese fa, censurata completamente dai media italiani più importanti.

Come si dice anche nell’articolo, cosa sarebbe successo se invece che in Arabia Saudita, paese alleato della NATO, attraverso l’alleanza strategica regionale dello Scudo della Penisola, che riunisce i paesi arabi filoamericani del Medio Oriente, questo fatto, ovvero la decapitazione di un condannato, fosse accaduto in Iran, paese indipendente dall’egemonia nordamericana?

Tutti noi ricordiamo la mobilitazione per Sakineh, qualche anno fa, donna che secondo i media doveva essere lapidata, ma che poi alla fine non subì quella pena. Ci ricordiamo perfettamente come una vicenda di quel genere fu strumentalizzata; oggi invece nessuno si esprime su vicende di questo tipo, quando accadono in paesi “alleati”. Questo ci sembra una forma di dirittumanismo part-time, a seconda delle convenienze, a seconda delle opportunità.

“Malgrado la mobilitazione della Chiesa cattolica ieri alla giovane “tata” cingalese Rizana Nafeek è stata tagliata la testa. Era arrivata in Arabia sulle orme di migliaia di altre ragazze dello Sri Lanka, trafficata da agenzie senza scrupoli che avevano dichiarato che aveva 23 anni e non i suoi effettivi 17.

Aveva trovato lavoro come “tata” presso una ricca famiglia di Ryad che l’aveva messa ad accudire il decimo figlio neonato, ma dopo 10 giorni il bimbo le è morto tra le braccia. Una fatalità secondo la ragazza e secondo le organizzazioni per i diritti umani che spiegano che, condotta alla polizia e torturata la giovane è stata costretta a firmare un foglio scritto in arabo (a lei incomprensibile) dove annetteva le proprie colpe.
Una volta tradotto la ragazza ha sconfessato tutto, ma ormai la sentenza era scritta e a nulla sono vale le proteste del suo paese e quelle di Asian Human Right Watch secondo cui “non c’è dubbio che l’accusa di omicidio contro Rizana è sbagliata. Le leggi in Arabia saudita sono molto al di sotto di ogni norma di legalità e procedura investigativa universalmente accettate. Nel suo processo, non è stata rispettata alcuna garanzia di trasparenza”.

Anche la Chiesa ha espresso orrore per l’uccisione della minorenne e ha ricordato che sono migliaia le donne cingalesi, filippine e indonesiane che vengono assunte nei paesi arabi ma poi finiscono schiave e vittime di violenze. Naturalmente nessuno ne parla per non disturbare gli emiri del petrolio e così nel braccio della morte saudita ci sono 140 persone, di cui oltre 100 lavoratori stranieri spesso arrestati con l’accusa di “propaganda” cristiana.

Vi immaginate le paginate di denunce se succedesse in Iran?”

Fonte IRIB – http://italian.irib.ir/analisi/articoli/item/125987-rizana-nafeek-è-stata-decapitata-in-arabia-saudita-dove-erano-gli-ultras-dei-diritti-umani

Altra fonte: link:http://www.mattinonline.ch/rizana-nafeek-e-stata-decapitata-ieri-in-arabia-saudita/

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Un punto di vista “radicale” – Bepi Lamedica “vede” la formazione del governo letta e compagni (e camerati)

Cari amici e cari compagni,

non ho commentato subito la soluzione della crisi di governo con l’investitura del governo Letta, una soluzione prospettata dal Presidente della Repubblica e sostenuta, obtorto collo, dal PD e dal PdL.

Ho voluto aspettare qualche settimana per vedere come le cose si sarebbero sviluppate. Purtroppo non mi sembra che molti abbiano capito la situazione.

Il governa Letta è stata l’unica soluzione possibile visto il rifiuto da parte dei grillini e di Vendola a collaborare con altre forze politiche per dare all’Italia un governo.

Non occorreva avere una grande capacità politica per capire che quella era una soluzione obbligata, visti i risultati elettorali. Eppure Bersani, vittima della contrapposizione antiberlusconiani/berlusconiani, si è incaponito corteggiando chi aveva ampiamente dichiarato che non voleva avere nulla a che fare con il PD.

In tal modo il PD si è messo nella condizione di offrire ai grillini l’opportunità di colonizzare una gran parte dei propri elettori e, in tal modo, far crescere il consenso nei confronti di Berlusconi. Si doveva scegliere subito la soluzione “governo PD più PdL” in quanto avrebbe evidenziato l’effetto del successo di Beppe Grillo (invece di mandare il PD e il PdL a casa li avrebbe mandati al governo) ed avrebbe limitato il ruolo di Berlusconi (non ci sarebbe stato il tempo per farlo apparire un politico responsabile disponibile a sostenere addirittura l’avversario politico, per il bene del paese).

Cosa dovrebbe accadere se si vuole avere qualche buon risultato, nonostante tutto?

Il governo di coalizione Letta ha almeno tre spine nel fianco. La crisi del PD che potrebbe sfociare in una scissione, la crisi economica e gli infortuni giudiziari di Berlusconi.

Di fronte a questa precarietà la prima cosa da fare è quella di impedire, in caso di una nuova crisi di governo, di affrontare la consultazione elettorale con il “porcellum” per evitare un risultato analogo a quello del febbraio scorso: una contrapposizione tra incapaci professionali e incapaci improvvisati. Mettere mano alla legge elettorale in quella direzione mitigherebbe il giudizio negativo nei confronti degli incapaci professionali. Naturalmente se quella coalizione riuscisse anche a varare una legge elettorale maggioritaria (almeno a doppio turno) ed una riforma istituzionale (almeno il semipresidenzialismo) il giudizio negativo nei confronti di quella classe politica sarebbe sempre più mitigata.

In secondo luogo il ministero Letta dovrebbe fare buon uso della risorsa Emma Bonino. Il governo ha un ministro degli esteri noto per la sua competenza: e’ l’erede di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli. Solo una Europa politica, infatti, sarebbe in grado di affrontare la crisi economica e potrebbe modernizzare il nostro paese unitamente agli altri paesi del continente. Una riduzione delle sovranità nazionali a vantaggio di una maggior democratizzazione dell’Unione Europea potrebbe essere il percorso per passare da una Europa dei banchieri ad una Europa dei cittadini. L’elezione diretta del leader dell’esecutivo europeo renderebbe l’Unione Europea un soggetto politico idoneo ad affrontare anche l’attuale crisi economica e costituirebbe l’esempio di un rimedio all’attuale democrazia acefala della quale anche il nostro paese è vittima.

La terza cosa che dovrebbe affrontare il governo Letta è la cosiddetta questione giustizia. Avere il coraggio di mettere mano allo strumento emergenziale dell’amnistia quale primo passo per rimettere in sesto una delle funzioni fondamentali della convivenza, acquisirebbe il consenso da parte di coloro che hanno la consapevolezza che la paura è lo strumento di potere da parte dei conservatori.

Infine occorre affrontare la questione economica ma occorrono iniziative che rappresentino l’inversione politica rispetto al passato, affinché i cittadini possano dare fiducia alle politiche governative perché riformatrici e non meramente volte a mantenere lo status quo. Di qui gli interventi nei confronti dei costi del regime, superficialmente detti “costi della politica”. Ad esempio l’abrogazione sic et simpliciter del finanziamento pubblico dei partiti anche sotto la forma ipocrita del rimborso alle spese elettorali. Alcuni diranno, ma che c’entra questo con l’affrontare la questione economica? Unire questa misura a quella necessaria della riduzione della pressione fiscale (ad esempio rimodulazione dell’IMU) e a quelle volte a rendere gli istituti bancari strumenti per il rilancio economico significa dichiarare ai cittadini che un nuovo corso politico è possibile. Un nuovo corso che pone al centro i problemi dei cittadini piuttosto che della classe politica.

In tal modo si creerebbero le condizioni ideali per costruire un soggetto politico di liberali e di democratici su di un programma politico riformatore. Le democrazie moderne hanno bisogno di riferimenti a specifiche persone, ossia un partito moderno deve avere un leader, ed oggi di risorse umane alcune ve ne sono, ad esempio, nel campo riformatore, indico Matteo Renzi .

Non so se il governo Letta sarà l’ultimo del regime partitocratico, so che potrebbe traghettare la democrazia partitocratica verso la democrazia liberale. Solo per questo motivo i cittadini riformatori non possono non sostenerlo.

Bepi Lamedica

(Fonte: Condominio Terra)

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Siria – Retroscena e supposizioni sulle vicende guerresche in corso

Vi espongo un paio di “agenzie”, che riferiscono notizie da quello che (teatro mediorientale), può considerarsi di fatto un “fronte di guerra”.

Tutto lascerebbe credere che siamo alla vigilia del gran “botto”, non possiamo fare precise valutazioni perché non conosciamo i traffici diplomatici e soprattutto quelli massonici che regolano i rapporti Russia – Stati Uniti – Emporio criminale israeliano.

A mio parere infatti, Israele ha assoluta necessità di una guerra, essendo consciente che, tra una diecina di anni, i rapporti di forza potrebbero non essere così a lui favorevoli come ora (Russia, Cina, Iran, India).
Ma sopra il nazionalismo di Israele ha anche sempre prevalso la massoneria mondialista, quella dei tempi lunghi e degli steps by steps, che se pur ha la medesima mira, quella di una Repubblica Universale totalmente globalizzata, conscia che, in prospettiva, i Russi, sensibili ai grandi traffici commerciali, inseriti in quasi tutti i consessi internazionli, e comunque inquinati da lobby massoniche, potrebbero rivedere l’attuale posizione filo Iran – Siriana. Ergo non vale la pena rischiare.
La partita è aperta, staremo a vedere.

Ps. Ci sono anche i “bene informati” che consigliano di fare provviste, in evenienza di un conflitto, ma la cosa mi sembra ridicola: anche se dovesse esplodere una breve guerra, ovvio con scambio di testate nucleari, l’Italia con 113 basi nel suo territorio, come volete che si salvi?

Ecco le notizie: la prima sulla presenza della flotta russa nelle aree interessate, chi sà, capisce bene che questo è molto indicativo, e quindi il breve articolo pubblicato da Effedieffe, dove la Sira, posta con le spalle al muro, potrebbe reagire militarmente. In questo caso sarebbe evidente il sostegno della Russia..

Maurizio Barozzi

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Russian Med fleet returns – an unintended consequence

Russian sailors march near their Navy vessel in the bay of the Ukrainian city of Sevastopol, which is the main base of the Russian Black Sea Fleet. Mon May 20, 2013 6:32AM

Assad pronto a reagire a nuovi attacchi israeliani?
Haaretz 20 Maggio 2013

In previsione di nuovi, ed attesi attacchi israeliani, l’esercito siriano starebbe disponendo missili avanzati puntati su Israele

Il Sunday Times riferisce che la Siria si sta preparando a colpire Tel Aviv nel caso Israele lanci un altro attacco sul suo territorio. Nell’articolo si da notizia che l’esercito siriano ha iniziato a dislocare avanzati missili superficie-superficie, con l’ordine di colpire Israele qualora fossero portati altri attacchi contro la Siria.

Il giornale inglese precisa che le informazioni sono state acquisite grazie ai satelliti di riconoscimento che seguono l’esercito siriano. Stando all’articolo, la Siria sta dislocando avanzati missili Tishreen, capaci di portare testate da mezza tonnellata.

La stampa estera riferisce che negli ultimi 5 mesi Israele ha portato 3 attacchi contro obbiettivi siriani sostenendo che gli attacchi aerei avessero come bersaglio spedizioni di armi destinate ad Hezbollah in Libano. Ma Israele si è rifiutata di confermare ufficialmente i recenti attacchi.

Mercoledì, il The New York Times, citando un alto funzionario israeliano, metteva in guardia su futuri attacchi contro la Siria nel caso Bashar Assad optasse per agire contro Israele, aggiungendo che Israele è decisa ad impedire qualsiasi trasferimento di armi avanzate ad Hezbollah.

Hassan Nasrallah, capo di Hezbollah, ha dichiarato che – in reazione ai recenti raid aerei israeliani in zone vicine a Damasco – la Siria vorrebbe dare alla sua organizzazione una fornitura di armamenti che cambierebbero le regole del gioco nell’area.

In un altro, recente articolo si afferma che sia l’Iran ad aver convinto Assad a permettere ad Hezbollah di aprire un fronte contro Israele sulle Alture del Golan e di dare aiuto a qualsiasi gruppo voglia combattere contro Israele.

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Stefano Davidson: “Onda su onda.. e simboli farlocchi di una repubblica in declino”

Sono talmente nauseato dal Governicchio Letta-Alfano che non ho voglia di scrivere nulla in questi giorni.

La palese “melina” in attesa delle elezioni in Germania è davvero grottesca, insensata ma, soprattutto, inumana nei confronti dei cittadini di questo Paese. Il 24 e 25 Febbraio sulla spiaggia putrescente della politica nostrana è arrivata un’onda molto alta che ha spaventato talmente gli abituali frequentatori di quel lido da farli radunare tutti insieme nascosti dietro le cabine. Ora il mare sembra calmo, ma si sa, dopo un onda c’è il momento della risacca, in cui l’acqua torna indietro. Ma tutti sappiamo altrettanto bene che, soprattutto in periodo di burrasca, la risacca non fa altro che da preludio ad un onda ancora più alta e più forte, e così sarà alle prossime elezioni… sempre che ci si arrivi!

Già perché se questo ammasso di incapaci, disonesti, ipocriti e subumani esseri che compongono gran parte del Parlamento da tempo immemore riusciranno a tenere in piedi il fortino fino alle elezioni tedesche, comunque con 99 probabilità su cento verranno spazzati via da uno tsunami di proporzioni bibliche, poiché se vincerà la Merkel e riproporrà ed imporrà la sua omicida politica di austerità la gente questa volta non la si potrà tenere a bada tanto facilmente. Non credo infatti che la rabbia potrà essere di nuovo convogliata tutta nei voti al M5S, salvo che i “sequestratori” della nostra democrazia non si arrendano ed accettino immediate elezioni anticipate per consegnare il Paese al popolo una volta per tutte. Diversamente con buona probabilità ne cominceranno a rispondere una buona volta, e a questo punto non assicuro che questo non comporti anche il termine “fisicamente”.

Se al contrario la Merkel dovesse perdere l’euro farebbe un bel botto e ne immagino già le conseguenze, quantomeno politiche, su chi ha gestito la nostra cosa pubblica fino ad ora.

Se comunque l’onda che noi cittadini, stanchi di tutta questa tragica farsa messa in scena dal solito regista horror Napolitano ben coadiuvato da quegli individui senza scrupoli che mentono alla gente su ogni cosa, nascosti dietro alle bandiere e ai simboli farlocchi di PD e PdL, riusciremo ad alimentare davvero un onda collettiva, coesa e decisa, forse l’Italia avrà una possibilità di sopravvivere poiché potrebbe indurre a più miti consigli i capi bastone che se ne stanno lassù a Bruxelles e forse addirittura la Troika. In questo modo potremmo, forse, ridare ossigeno e dignità alla Nazione Italia, fintanto che riuscirà a rimanere tale.

Se facessimo un buon lavoro, se riuscissimo veramente a recuperare orgoglio e spirito nazionale e, magari soltanto per una volta, unirci tutti nella stessa protesta, ecco che il rombo della nostra onda si potrebbe sentire forse anche in Grecia, in Spagna, in Portogallo, e persino in Francia (la quale meriterebbe comunque di rimanere e sprofondare nella stessa merda dove ha gettato noi facendo culo e camicia con la Germania, e dove ora sta cominciando a sguazzare allegramente anche lei!).

E’ fondamentale che lassù arrivi forte e chiaro il segnale che noi non accettiamo più misure di austerità per salvare i soliti “ignobili” che dominano le nostre economie.

Ricordiamoci infine tutti che comunque: IL COSTO DELLA LIBERTÀ, QUALUNQUE ESSO SIA È SEMPRE PIÙ BASSO DEL PREZZO DELLA REPRESSIONE!

Stefano Davidson

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Siria – Mussalaha: la riconciliazione è la sola speranza – Dichiarazione di padre Dave Smith ed appello della Premio Nobel Mairead Maguire

Siria – Mussalaha: la riconciliazione è la sola speranza – Dichiarazione di padre Dave Smith

Dichiarazione conclusiva della Delegazione Internazionale di Mussalaha in Siria, maggio 2013

La Siria presenta il degrado generale e terribile della umana decenza e rispetto. Ci sono milioni di vittime innocenti e tanti singoli atti di eroismo, ma tra i potenti vediamo un grado spaventoso di violenza, ipocrisia e corruzione. Decine di migliaia sono morti, milioni sono sfollati, e quasi tutta una popolazione di 23 milioni vive nella paura. La comunità internazionale ha affermato e ci conferma che la tragedia siriana è forse la peggiore dalla Seconda Guerra Mondiale.

Stati, organizzazioni politiche e combattenti sono le cause principali della miseria, che essi perseguono per il proprio vantaggio, seminando il terrore e la manipolando le sofferenze per addebitarle negativamente sui loro avversari, mentre troppo spesso rifiutano ogni compromesso o addirittura di parlare tra di loro.

Queste sono le conclusioni della nostra Delegazione, composta da 16 attivisti per i diritti umani provenienti da sette paesi. Nel corso di nove giorni abbiamo visitato i campi profughi, le comunità colpite, leader religiosi, combattenti, rappresentanti di governo e molti altri – autori e vittime – in Siria e Libano.

Eravamo già inorriditi da ciò che sapevamo prima di venire, ma ciò che abbiamo scoperto nella delegazione ha provocato vergogna a quasi tutte le persone coinvolte.

Chiediamo alla comunità internazionale di proteggere l’integrità territoriale della Siria e di rispettare i diritti fondamentali della Siria come Stato sovrano. Deploriamo qualsiasi intenzione di violare l’integrità delle frontiere della Siria o di danneggiare l’unità e la ricca diversità del popolo siriano.

Noi riconosciamo la legittimità delle aspirazioni dei cittadini siriani per il cambiamento, per le riforme, lo sradicamento della corruzione di Stato e l’attuazione di una vita democratica che rispetti e protegga i diritti fondamentali di tutti i cittadini e delle minoranze, ma crediamo che le riforme efficaci e durature debbano essere raggiunte attraverso mezzi non violenti.

Il nostro appello principale è che tutti i Paesi fermino la loro ingerenza negli affari siriani – più specificamente, che arrestino la fornitura di armi e di combattenti stranieri da entrambi i lati del conflitto. Se i Paesi stranieri decidono di eliminare l’afflusso di armi e combattenti, siamo certi che i Siriani possono trovare le proprie soluzioni ai loro problemi e raggiungere la riconciliazione.

Ci opponiamo in modo inequivocabile ad ogni aggressione e all’intervento straniero contro la Siria sotto qualsiasi giustificazione. Allo stesso tempo, facciamo appello a tutte le parti, compreso il governo, a dar prova di moderazione in risposta alle provocazioni che mirano ad aumentare la violenza e allargare il conflitto.

Riteniamo che sia fuori discussione che il popolo siriano ha il diritto di determinare il proprio governo e il proprio futuro. Interferenze straniere attualmente impediscono al popolo siriano di esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione. Siamo preoccupati che tale pernicioso intervento stia lacerando il tessuto del Paese stesso, con conseguenze a lungo termine che si possono soltanto immaginare.

L’esempio ammonitore dell’Iraq serve a ricordarci delle conseguenze disastrose di tale follia internazionale. Questa crisi umanitaria si sta già riversando nei Paesi vicini. Un collasso della società siriana sarà destabilizzante per l’intera regione. Facciamo appello alla comunità internazionale per dimostrare che si può imparare dalla storia e fare nel caso della Siria scelte migliori, che risparmieranno un’ulteriore tragedia per il coraggioso popolo siriano.

In secondo luogo, ci appelliamo ai media internazionali per fermare il flusso di disinformazione per quanto riguarda il conflitto siriano. Noi crediamo che ad ogni siriano, sia all’interno che all’esterno del Paese, dovrebbe essere dato il diritto di essere ascoltato e non vediamo rispecchiato questo diritto nella copertura internazionale di questa crisi.

In terzo luogo, mentre noi sosteniamo totalmente l’embargo sulle armi, chiediamo alla comunità internazionale di rivedere e riconsiderare le sanzioni paralizzanti che stanno avendo un così penalizzante peso sul comune popolo siriano.

In quarto luogo, esortiamo la comunità internazionale a prendere sul serio il vasto numero di rifugiati e delle persone sfollate internamente per questo conflitto.

Auspichiamo la cessazione di ogni violenza, di modo che queste persone potrebbero essere autorizzate a tornare alle loro case. Nel frattempo, però, gli sforzi di aiuto umanitario devono essere ampliati per soddisfare le esigenze di base di tali persone.

Il nostro rapporto precedente, la “Dichiarazione della Delegazione Mussalaha in Siria sulla situazione dei rifugiati in Libano”, delinea l’inadeguatezza dei programmi attuali per i profughi . Apprezziamo il fatto che varie autorità di governo hanno tentato di rispondere alla crisi dei rifugiati. Riconosciamo però che al Comitato internazionale della Croce Rossa e le sue affiliate, così come ad altre agenzie umanitarie, deve essere consentito di istituire centri all’interno della Siria per la cura degli sfollati interni, in modo da evitare che questi profughi debbano fuggire verso l’estero .

Questo lavoro richiede il finanziamento immediato e significativo da parte della comunità internazionale. Anche se questo sarà un’impresa costosa, riteniamo che i costi saranno in realtà solo una frazione dell’importo attualmente speso per distruggere la Siria.

Infine, facciamo appello a tutte le parti coinvolte a porre fine ad ogni forma di violenza e violazione dei diritti umani – le azioni che hanno come obiettivo e terrorizzano i civili innocenti e prigionieri, gli attacchi terroristici indiscriminati contro la popolazione civile, l’ingiustificato sistematico prendere di mira le infrastrutture statali vitali, le installazioni civili, le zone industriali, fabbriche, servizi di comunicazione, riserve agricole, centri sanitari e ospedali, scuole e università, e i punti di riferimento religiosi e culturali – tutto ciò provoca la trasformazione delle aree residenziali in zone di guerra, con la conseguente fuga della popolazione civile.

Ci opponiamo allo stesso modo all’uso di decreti religiosi che incoraggiano, banalizzano e giustificano la barbarie, lo stupro e il terrorismo. Facciamo appello ad ogni comunità religiosa per chiamare i fedeli alla nonviolenza e alla pace, e per respingere ogni forma di violenza e discriminazione.

Esprimiamo la nostra ammirazione e rispetto per i tanti leader religiosi siriani che hanno rifiutato di approvare l’uso della violenza e hanno dedicato la loro vita a lavorare per una soluzione pacifica a questo conflitto, e facciamo appello particolarmente per il rilascio immediato dei due Vescovi Cristiani rapiti , entrambi i quali si sono dedicati al lavoro di pace e di riconciliazione, come facciamo appello per la liberazione di tutti i religiosi cristiani e musulmani e altri cittadini siriani rapiti.

Concludiamo elogiando l’opera di Madre Agnes Mariam e l’iniziativa Mussalaha. Abbiamo assistito al loro lavoro all’interno di diverse comunità in tutta la Siria. Offriamo il nostro sostegno inequivocabile e continuo a queste persone coraggiose, e ci impegniamo a continuare a lavorare al loro fianco fino a quando la Siria sarà veramente in pace.

Ringraziamo il Patriarca Gregorios III Laham, per il suo gentile invito e il suo sostegno continuo per Mussalaha. Allo stesso modo ringraziamo il signor Jadallah Kaddour per la sua generosità che ha reso possibile la nostra visita ed esprimiamo la nostra gratitudine a tutti coloro che hanno facilitato il nostro percorso, in modo particolare il Comitato Organizzatore della visita della delegazione e del Consiglio Popolare per la Riconciliazione Nazionale.
padre Dave Smith

(traduzione di FMG)http://fatherdave.com.au/mussalaha-peace-mission-to-syria/

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Appello della Premio Nobel Mairead Maguire all’Italia: “Non boicottate la pace”
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2013/05/14/siria-mussalaha-con-mairead-maguire-per-la-pace-e-l%E2%80%99autodeterminazione/

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