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Il popolo delle partite IVA non è adeguatamente tutelato dalle azioni di governo

“Stando a quanto risulta dai testi in circolazione, il disegno di legge sul lavoro autonomo e il ‘lavoro agile’ rischia di deludere le molte attese che lo avevano accompagnato”. Questo il primo giudizio espresso dalla Cgil nazionale sul provvedimento recante misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 gennaio.

“Si tratta indubbiamente di un avanzamento di tutele rispetto alla situazione attuale dei titolari di Partita Iva, in particolare riguardo ai tempi di pagamento e, in parte, alla deduzione dei costi per la formazione e alle previsioni relative alla tutela della malattia”, spiega la nota della Cgil. “Ma – continua – questi aspetti positivi sono accompagnati da norme confuse sul contrasto agli abusi, ad esempio non viene introdotto l’obbligo di comunicazione al centro per l’impiego dell’inizio dell’attività, né è chiara la disposizione circa la durata della committenza, né l’obbligo della forma scritta del contratto”.

La Cgil sottolinea come “in linea di principio la sfera di applicazione delle norme sembrerebbe riferirsi anche alle collaborazioni, destrutturando così le attuali tutele”. E per quanto riguarda la maternità “va affermato il principio della salvaguardia della salute della lavoratrice e del nascituro attraverso un periodo minimo di astensione obbligatoria antecedente e successivo al parto, rendendo invece flessibile il periodo complessivo di astensione attraverso il ricorso alla contrattazione collettiva, che è lo strumento più adeguato per conciliare la condizione della lavoratrice con il contesto produttivo e organizzativo”.

“In relazione alla malattia, sebbene la previsione di sospensione del pagamento degli oneri previdenziali risponda ad esigenze reali e sia da valutare positivamente, non si comprende la mancata estensione agli oneri fiscali. Nel rimarcare l’insufficienza dell’indennità contemplata, – prosegue la nota – si rivendica l’estensione della tutela prevista in caso di malattia oncologica a tutti gli eventi morbosi che determinano una impossibilità oggettiva e prolungata a svolgere l’attività lavorativa”.

“Le previsioni relative alle invenzioni dei lavoratori, o apporti originali, non modificano nella sostanza quanto già previsto dalla legge sul diritto d’autore e dal codice sulla proprietà industriale, lasciando di fatto irrisolta la questione degli utilizzi secondari o derivati, nel caso in cui l’attività inventiva sia oggetto del contratto”.
Si segnala inoltre “la non reale universalità delle disposizioni in relazione al lavoro autonomo, in quanto il riferimento determinato dalla sfera d’applicazione esclude totalmente gli agenti e i rappresentanti di commercio”.

Per la Cgil “sono poi completamente assenti misure per tutelare la parte più debole del lavoro autonomo: uno strumento di sostegno al reddito per i periodi di crisi, una previsione sui compensi minimi con riferimento ai costi contrattuali previsti dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro dei lavoratori subordinati corrispondenti, i diritti sindacali e alla rappresentanza, le norme antidiscriminatorie, l’accesso al welfare contrattuale”.

Nella nota si passa poi al commento sulle previsioni relative al ‘lavoro agile’: “per quanto cerchino di rispondere ad un fenomeno effettivamente presente ed in crescita, non si comprende perché siano collocate all’interno di disposizioni riguardanti il lavoro autonomo, né perché siano strutturate in modo da negare nella sostanza la funzione della contrattazione collettiva, che, come dimostrano svariati esempi recenti, è lo strumento principe e maggiormente in grado di cogliere le novità e regolamentarle senza destrutturare le tutele complessive ma adeguandole ai nuovi contesti”.

“In generale – prosegue il testo – risalta il limite generale di procedere per regolazioni frazionate per singoli spezzoni del mondo del lavoro (il cosiddetto Jobs Act per il lavoro subordinato privato, i prossimi decreti attuativi della ‘Riforma Madia’ per il lavoro pubblico, le disposizioni in commento sul lavoro autonomo). È invece necessario addivenire ad una definizione universale dei diritti in capo a chiunque svolga una prestazione lavorativa, come la Cgil ha proposto nella Carta universale dei diritti di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici”.

“La Cgil – si annuncia infine nella nota – chiederà di essere audita dalle Commissioni parlamentari e dai gruppi politici in Parlamento”.

Fonte: http://www.cgil.it/News/PrimoPiano.aspx?ID=23628

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Siria. Le notizie fotocopia dei giornalisti occidentali (linguetta) non cambiano la verità sui tagliagole di Aleppo, vicini alla sconfitta

Desta veramente scandalo ed indignazione il cumulo di menzogne spudorate con cui i giornalisti dei principali canali TV e dei maggiori quotidiani descrivono le operazioni militari in Siria che potrebbero segnare una svolta nel corso della guerra che insanguina il paese da quasi 5 anni. L’apice dello scandalo è raggiunto nella descrizione, del tutto capovolta rispetto alla realtà, della battaglia per Aleppo, che potrebbe rivelarsi decisiva per le sorti della guerra.

La grande città industriale, posta nel Nord della Siria, è stata sempre la capitale economica del paese. Nel 2012 la città fu attaccata da bande jihadiste di diversa tendenza, in buona parte costituite da jihadisti e mercenari stranieri, che riuscirono a circondarla quasi completamente, ad occupare alcuni quartieri periferici comprendenti varie industrie e le centrali elettrica ed idrica, e ad infiltrarsi anche in alcuni quartieri centrali.
Gli abitanti non collaborarono minimamente all’attacco, ma ne subirono tutte le conseguenze. Infatti le industrie furono tutte smantellate dai jihadisti, continuamente riforniti dalla vicina Turchia con armi e rinforzi. Le attrezzature industriali furono tutte rivendute nella stessa Turchia, ovviamente con la complicità delle autorità turche.

Poiché però la città continuava a resistere, grazie anche ad un’incerta via di rifornimento posta a Sud-Est del centro e tenuta aperta dall’esercito, i jihadisti, cui nel frattempo si erano aggiunti anche i miliziani dello Stato Islamico (o Daesh) provenienti dall’Est, da Raqqa, tagliarono l’acqua e l’energia elettrica agli assediati, bombardando nel contempo i quartieri centrali con razzi e mortai e tormentando gli assediati con sanguinosi attentati condotti con autobombe ed altri mezzi (il più grave e micidiale fu condotto contro l’Università con la morte di decine di studenti). Su tutto questo vi sono, tra le altre, le continue testimonianze dei vescovi delle comunità cristiane cittadine, che riferiscono anche di aver fatto scavare pozzi nei recinti delle chiese per alleviare le sofferenze della popolazione assetata, testimonianze che i giornalisti non potevano ignorare, anche se non avessero voluto prestare fede alle dettagliate notizie fornite dall’agenzia siriana SANA, o dalle fonti russe (Sputnik-edizione italiana) e libanesi (Al Manar).

La controffensiva dell’esercito siriano, scattata negli ultimi mesi del 2015 con l’appoggio dell’aviazione russa, è diretta innanzitutto a “liberare” la città dall’assedio. L’esercito è quindi avanzato “dal centro della città verso la periferia e le località vicine” per allontanare gli assedianti. Verso Nord-Est è stata “liberata” la grande base militare di Kuweiri, posta a circa 25 kilometri e assediata da oltre tre anni, respingendo i miliziani di Daesh verso l’Eufrate. Verso Nord-Ovest sono state “liberate” due cittadine distanti circa 40 Kilometri, assediate anch’esse dal 2012 dai jihadisti di Al Nusra (ramo siriano di Al Queda) e dai loro alleati di Ahrar Al Sham e dell’Esercito Libero Siriano . L’agenzia SANA ha mostrato le folle festanti che accolgono l’esercito “liberatore”. Anche verso Sud-Ovest l’esercito avanza per riaprire le strade verso le province di Homs ed Hama e permettere un maggior afflusso di rifornimenti essenziali alla popolazione.

Ebbene, le parole usate dai nostri giornalisti di regime dicono vergognosamente l’esatto opposto della realtà. Secondo loro (e secondo le veline che ricevono) sarebbe l’esercito nazionale che “avanza verso Aleppo” per “riconquistarla”, come se la città fosse in mano ai rivoltosi e ai mercenari stranieri, e non invece assediata da oltre tre anni dai jihadisti. Da Aleppo gli abitanti fuggirebbero verso la Turchia, terrorizzati dai bombardamenti russi.

In realtà all’interno del perimetro cittadino non si combatte più. I gruppi jihadisti e mercenari che si erano infiltrati in città sono accerchiati ed hanno solo la prospettiva di arrendersi o raggiungere un accordo con il governo simile a quello raggiunto dai jihadisti che erano accerchiati in un quartiere isolato di Homs e furono accompagnati alla frontiera turca con degli autobus forniti dal governo.

Il fronte si trova ormai molto a Nord della città a soli 20 Kilometri dalla frontiera turca (notizia del 7 febbraio). L’esercito nazionale vuole raggiungere la città frontaliera di Azaz per bloccare i continui rifornimenti di armi e mercenari stranieri che la Turchia fa affluire. Anche in altre zone della Siria, come nell’estremo Sud nella provincia di Deraa, l’esercito respinge i Jihadisti verso la Giordania (che prudentemente sta cambiando il suo atteggiamento ostile verso il governo siriano), mentre anche il tratto di frontiera con la Turchia nel Nord della provincia di Latakia (dove venne proditoriamente abbattuto da un missile turco un aereo russo) è ormai sotto il controllo dell’esercito che blocca le infiltrazioni dei mercenari.

Di fronte a questa svolta nella guerra i nostri giornalisti, che per anni hanno ignorato la fame e la sete dei civili intrappolati ad Aleppo e taciuto sulle loro condizioni drammatiche per cui molti hanno abbandonato la città e sono finiti profughi, ora si stracciano le vesti parlando dei civili che fuggono dalle zone dei combattimenti. Facendo eco alla propaganda ed alle richieste dei due avventurieri criminali, il presidente turco Erdogan ed il suo primo ministro Davutoglu, tra i principali responsabili del massacro siriano insieme ai Sauditi e agli USA, chiedono la fine dei “bombardamenti russi”. Ma questo fervore pseudo-umanitario nasce solo dal fatto che i mercenari al servizio del neo-colonialismo e dell’imperialismo occidentale e delle monarchie oscurantiste del Golfo stanno perdendo la guerra e che la Siria, con l’aiuto della Russia, dell’Iran e degli Hezbollah libanesi, si dimostra un osso più duro del previsto. Quando i popoli resistono è vero che “l’imperialismo è una tigre di carta”.

Vincenzo Brandi – ‘brandienzo@libero.it’

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Basta guerre, basta NATO…

L’Italia, dopo aver occupato, depredato e massacrato la Libia dall’invasione del 1911 allo sterminio del 2011, si appresta, ancora con la NATO, a una nuova guerra contro il paese africano.

Le precedenti incursioni della sedicente “comunità internazionale” hanno ridotto un paese prospero e pacifico in un ammasso di rovine, lacerato da cento fazioni, percorse da bande di predoni, tutti impegnati a depredare i libici delle loro risorse petrolifere e idriche.

Il jhadismo terrorista dell’Isis, prodotto dalle potenze occidentali e dai loro alleati del Golfo, fornisce il pretesto per un ulteriore crimine di guerra e contro l’umanità, come prima l’aveva fornito il “dittatore Gheddafi”.

Un apparato mediatico bugiardo, legato alle centrali del bellicismo imperialista e alle sue industrie delle armi, sostiene l’ennesima guerra d’aggressione in Medioriente e in Africa, nel segno di un nuovo e più letale colonialismo che distrugge Stati, stermina popoli, provoca l’immensa tragedia dei rifugiati, volge in distruzione e morte quanto viene sottratto a ospedali, scuole, welfare.

Abbiamo di fronte un immenso oceano di sangue. Non vogliamo esserne corresponsabili. Le guerre d’aggressione sono crimini contro l’umanità. I popoli hanno diritto all’autodeterminazione. Fermiamo gli assassini.

Fulvio Grimaldi – fulvio.grimaldi@gmail.com

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NWO, fazione “destra”, fazione “sinistra” dei gesuiti, infidi, comunque

Caro Paolo D’Arpini, tu scrivi sul Giornaletto di Saul del 9 febbraio 2016: “Papa Francesco ha detto ieri mattina che l’occidente deve fare autocritica sulle primavere arabe e che c’è una parziale convergenza di opinione tra Santa Sede e Russia. Non so che risalto avrà questo giudizio espresso dal papa, io l’ho ascoltato su Rainews24 ma al Tg non è stato citato. Insomma se viene nascosto troppo dovremmo aiutarlo a uscire…” –

A me risulta che i Gesuiti siano divisi in due fazioni, i falchi e le colombe.
I primi gestiscono l’Occidente e sono per la crisi economica, le missioni di pace, ecc. a cui siamo ormai assuefatti oggi.
I secondi, le colombe, gestiscono l’Oriente, Russia inclusa.
Da quanto detto, sembrerebbe che Bergoglio sia parte di queste ed è perciò che sta avendo molti ostacoli all’interno della Curia e ha sentito il bisogno di far uscire il libro pro-lui di Nuzzi.
Ma alla fine tutte e due le fazioni puntano allo stesso unico obiettivo: dominare il mondo e gestirlo tramite un solo Governo mondiale.
Le missioni di pace, come dice anche l’art. di ieri sui Rothshild (http://www.circolovegetarianocalcata.it/2016/02/07/cosa-nostra-per-eccellenza-non-si-muove-foglia-che-dio-rothschild-non-voglia-limpero-del-male-che-domina-il-mondo-dai-tempi-di-giordano-bruno/) hanno lo scopo di accerchiare la Russia (e la Cina) per poi poter arrivare alla guerra finale che decreterà (se dovesse andare come vogliono loro) un riassesto totale dell’ordinamento politico mondiale, dove pochi comanderanno e tutti gli altri saranno schiavi.

Ma… fanno i conti senza l’oste. Gli animali si stanno ribellando e distruggeranno presto l’economia basata sullo sfruttamento dei più deboli. Al momento opportuno si ribellerà anche la Terra e sconvolgerà completamente i loro piani.

Marco Bracci

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Sion. I palestinesi vittime sacrificali per vivificare la progenie del Golem e di Frankenstein

“Israele continua ad espiantare organi di giovani palestinesi uccisi. La denuncia dell’ambasciatore palestinese alle Nazioni Unite”. Questi fatti non ci meravigliano. Chi ritiene di avere in mano il mondo ritiene anche di avere il diritto di vita e di morte sugli altri popoli. Ma non bastano i bombardamenti indiscriminati sulla popolazione palestinese, esposta ai peggiori massacri, all’uso costante di omicidi individuali by drones, diuturnamente messi in atto da apparecchi di morte. Allo sterminio costante della popolazione indifesa della Palestina si aggiungono gli espianti-trapianti di organi da corpi apparentemente morti (ovvero uccisi al fine dell’espianto poiché se fossero realmente MORTI gli organi non potrebbero essere utilizzati per il trapianto) che continuano, sotto gli occhi di coloro che si credono padroni del mondo, per vivificare i corpi disseccati e mummificati di vecchi rabbini e decrepiti usurai…

Giorgio Vitali

Articolo collegato di Paola di Lullo:

L’ambasciatore palestinese alle Nazioni Unite (ONU), Riyad Mansour, afferma che il regime di Tel Aviv sta espiantando, senza autorizzazione, organi di palestinesi uccisi in scontri con le forze israeliane nei territori occupati.

In una lettera scritta nello scorso ottobre al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, Riyad Mansour ha dichiarato che i corpi dei palestinesi uccisi dalle forze israeliane sono “restituiti con cornee ed altri organi mancanti, ulteriore conferma dei report su espianti di organi da parte del potere occupante.”

E ancora: “Un esame medico condotto su corpi di palestinesi restituiti [nel mese di ottobre ] dopo essere stati uccisi dalla potenza occupante ha evidenziato che mancavano organi”, ha scritto Mansour nella lettera.

Issa Qaraqe, responsabile del Club dei Prigionieri e degli ex Prigionieri, ha dichiarato, nei primi giorni di gennaio, che ci sono segni di tortura e pestaggio selvaggio sui corpi di innumerevoli vittime palestinesi. In sostanza, i soldati dell’esercito più morale del Medio Oriente, picchiano le vittime, dopo averne constatato il decesso.

Qaraqe ha infatti affermato che anche i paesi più fascisti non torturerebbero le loro vittime, dopo averle uccise, né le loro famiglie, ponendo restrizioni alla loro sepoltura o ai loro funerali, ad eccezione di Israele.

Ha detto inoltre che trattenere i corpi dei palestinesi dopo averli uccisi è, da parte d’Israele, un segno vergognoso che sfida tutti i valori umani e religiosi. “Israele ha volontariamente ucciso civili e rifiuta di restituire i loro corpi alle famiglie. I corpi di queste vittime vengono violati come carcasse senza valore, e quando vengono restituiti, il killer [ Israele ] detta le proprie condizioni con un’arroganza senza precedenti che rende doppio il crimine”.

I corpi sono consegnati alle loro famiglie, a condizioni rigorose che includono il tempo, il luogo e il numero di persone nel funerale. Questa mossa serve per impedire di effettuare l’autopsia sulle vittime, da quando Israele è stato accusato di espiantare gli organi e di compiere altre violazioni sui cadaveri conservati in frigorifero.
La questione del furto di organi da parte di Israele è stata portata alla ribalta in un articolo di Donald Boström,”Rubano gli organi dei nostri figli”, pubblicato dal quotidiano svedese Aftonbladet nel 2009.

Anche il quotidiano americano The New York Times ha scritto, in un report dell’agosto 2014, che i mediatori di trapianti di organi in Israele hanno intascato ingenti somme di denaro. Secondo l’analisi del Times sui più importanti casi di vendita di organi a partire dal 2000, gli israeliani hanno avuto un ‘ruolo sproporzionato’ nel traffico di organi.

Sulla questione dell’espianto non autorizzato di organi, da parte d’Israele, ha investigato per 10 anni l’FBI, poiché non solo i palestinesi ne erano vittime. Si stima che, nel solo mese di ottobre, Israele abbia trattenuto i corpi di 28 palestinesi e 268 corpi di combattenti iracheni, giordani e marocchini.

Per quanto concerne i palestinesi, uno dei casi più eclatanti di espianto non autorizzato di organi riguarda Muhammad Shmasanah , 22 anni.

Il ragazzo, il 12 ottobre scorso, cercò di uccidere un soldato israeliano sul bus 185, dopo essersi seduto accanto a lui. Dopo averlo pugnalato con un coltello, avrebbe cercato di strappargli la pistola, ma sarebbe stato messo fuori gioco da un altro poliziotto e da due passeggeri civili.

Il suo corpo è stato restituito alla famiglia il 4 novembre 2015, senza le cornee. Il ministero della Sanità dell’AP ha emesso un comunicato ufficiale in cui si può leggere che la scoperta era stata fatta all’obitorio, dopo la restituzione del corpo.
I corpi delle vittime palestinesi vengono tenuti in custodia israeliana per lunghi periodi di tempo prima di essere restituiti ai parenti. Questa procedura è una tortura per le famiglie delle vittime. È consuetudine nell’Islam seppellire i morti entro 24 ore dal decesso. Il rituale prevede di lavare il corpo ed avvolgerlo in un panno, dire preghiere amorevoli per riscattare la sua anima ed agevolare la transizione da questo mondo. Il rituale della sepoltura è terapeutico, aiuta i parenti ad affrontare la realtà della morte di una persona cara.

In alcuni casi, le autorità israeliane hanno convocato le famiglie dei martiri per identificare i corpi dei loro figli o figlie. Gli ufficiali si sono premurati di dire loro che non li avrebbero rivisti più.

I corpi sono di solito spogliati degli abiti e messi in sacchi di plastica neri.

Ma bisogna tornare indietro al 1992. In quell’anno Ehud Olmert, allora ministro della sanità israeliana, lanciò una campagna con cui si cercava di affrontare la questione dell’insufficienza di organi, inserendo i donatori di organi in un registro apposito. Da allora, cominciarono a scomparire giovani palestinesi dai villaggi della Cisgiordania e di Gaza. I soldati israeliani li riportavano morti dopo cinque giorni, con i corpi squarciati. Giravano voci di un notevole aumento di scomparse di ragazzi giovani, e di conseguenti funerali notturni dei corpi sottoposti ad autopsia.

Bilal Achmed Ghanem, 19 anni, è stato uno dei 133 Palestinesi rimasti uccisi in vario modo quell’anno.

Secondo le statistiche palestinesi le cause dei decessi erano: colpito con arma da fuoco per strada, esplosione, gas lacrimogeno, investito intenzionalmente, impiccato in prigione, colpito con arma da fuoco a scuola, ucciso mentre era a casa, eccetera. Le 133 persone avevano da quattro mesi a 88 anni.

Le famiglie in Cisgiordania e a Gaza erano certe di sapere esattamente quello che stava succedendo: “i nostri figli vengono usati come donatori non volontari di organi”, affermavano i parenti di giovani scomparsi per un certo numero di giorni, e restituiti morti, dopo un’autopsia. Perché tenevano le salme fino a cinque giorni? Che succedeva ai corpi in quel lasso di tempo? Perché facevano autopsie contro la volontà della famiglia, quando la causa del decesso era ovvia? Perché restituivano le salme di notte? E con le scorte militari? Perché l’area veniva isolata durante il funerale? Perché toglievano l’elettricità? I parenti dei Palestinesi morti non nutrivano più alcun dubbio sul motivo delle uccisioni, ma il portavoce dell’esercito israeliano affermò che le accuse di furto di organi erano menzogne. Disse che tutte le vittime palestinesi venivano sottoposte ad autopsia di routine. Quando i corpi venivano finalmente restituiti alle famiglie, spesso la parte superiore del corpo era bendata; quando le bende venivano rimosse, si scopriva che la cassa toracica era stata riempita di garza, e che mancava il cuore, o altri organi.

Per vari anni, dal 2001, erano circolate accuse nei confronti del patologo di Stato israeliano, Yehuda Hiss, sospettato di furto di organi. Hiss era il direttore dell’Istituto Forense Abu Kabir di Tel Aviv. La rivelazione della presenza di organi umani conservati illegalmente all’Istituto Forense Abu Kabir spinse il membro della Knesset Anat Maor, presidente della Commissione Scientifica del Parlamento, a chiedere l’immediata sospensione del direttore, il Prof. Yehuda Hiss. Le autorità erano state messe in guardia sulla condotta illecita di Hiss già nel 1998, anche se per anni non fecero nulla. Nel 2001 un’indagine del Ministero della Sanità israeliano scoprì che Hiss era stato coinvolto per anni nel prelievo di organi come gambe, ovaie e testicoli, eseguito senza il consenso dei familiari, per poi vendere gli organi a scuole di medicina dove venivano usati per la ricerca e il tirocinio.

Era stato nominato capo patologo nel 1988. Hiss non fu mai incriminato, ma nel 2004 fu costretto a dimettersi dalla direzione dell’obitorio nazionale dopo anni di lagnanze. Ma, nonostante ciò, rimase capo patologo e, negli anni, tornò ad essere direttore dell’Istituto Forense, sebbene nel 2009 venne nuovamente accusato di essere stato operatore di espianti di organi da martiri che avevano svolto operazioni militari contro Israele, per venderli o darli agli ospedali israeliani. Il licenziamento definitivo fu voluto dal vice ministro della Salute Yaakov Litzman, il 15 ottobre 2012.

Nel solo mese di ottobre 2015, 28 corpi palestinesi sono stati trattenuti presso l’Istituto Forense Abu Kabir a Tel Aviv.

(Fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=13944&pg=14213)

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