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La neurochimica della Leadership… – Ovvero: “L’eccessiva competitività è una pazzia!”

Nei corpi militari danno le medaglie a quelli che si sacrificano per far ottenere un risultato agli altri.

Nelle aziende invece i premi li prendono le persone che sacrificano gli altri per ottenere un vantaggio personale.

Come i nostri antenati di millenni fa, noi cerchiamo sicurezza.

Millenni (o centinaia di anni) fa, il pericolo erano le condizioni atmosferiche, gli animali carnivori, gli attacchi delle tribù nemiche.

Le persone cercavano (e cercano ancora oggi) sicurezza, e il leader era quello che aveva il comando perché PROTEGGEVA gli altri dai pericoli.

Era il primo a mangiare quando c’era cibo (e non ce n’era sempre).
Ma era anche il primo ad andare verso il pericolo quando c’era da salvare la tribù.

Da bambino mia nonna mi raccontava che quando era piccola la sua famiglia era composta da 15 persone che vivevano insieme tra figli, nonni, mariti e mogli dei figli. E in questa ‘tribù’ di primi ‘900 si mangiava spesso la polenta con un tagliere grande al centro sopra il quale scendeva – appesa al soffitto – una sola aringa contro cui tutti sfregavano le fette di polenta cercando di prenderne un po’ del sapore.

Ma alla fine l’aringa la mangiava il capofamiglia. Il maschio di casa, non i bambini.

Noi funzioniamo con gli stessi neurotrasmettitori dei nostri antenati:

- L’endorfina, che copre i segnali di dolore che proviamo.

- La dopamina che si rilascia quando otteniamo qualcosa e che può farci rimanere concentrati su un obiettivo, alla ‘motivazione’. Ma che è anche legata agli stati di dipendenza associati alle droghe, alle scommesse, o a controllare compulsivamente la mail per vedere se ci sono nuovi messaggi.

- La serotonina, che è il neurotrasmettitore della Leadership, associato al riconoscimento pubblico, all’orgoglio.

- L’ossitocina, che è associata alla sensazione di piacere che hai quando sei con qualcuno di cui ti fidi.

Ed è per questo che la Leadership non è motivare gli altri.

E non lo è per ragioni neurochimiche, non per sottili distinzioni filosofiche.

Ricorda:

Motivazione = dopamina e endorfina. Poca connessione con gli altri.

Leadership e performance = serotonina e ossitocina. Enorme capacità di entrare in relazione con gli altri, di avere un impatto positivo e di ispirarli nella nostra direzione.

Due mondi diversi. Che prevedono due modi di lavorare diversi.

Simone Pacchiele

(Fonte: https://www.simonepacchiele.com/7549/la-neurochimica-della-leadership/)

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Articolo collegato:

La forte competitività è un valore? No, è una follia!

Competitività. Termine che oggi va molto di moda e che viene continuamente menzionato. Ci continuano a ripetere che serve maggiore competitività per poter risollevare le sorti economiche del Paese e che solo questa sia la ricetta per uscire dalla crisi. Dobbiamo essere più bravi degli altri altrimenti non ci meritiamo di esistere. La competitività in economia è la capacità di giocare con successo nell’arena della concorrenza interna ed internazionale. Questo comporta che la competitività viene raggiunta sulle pelle di qualcuno che ne subirà gli effetti. La maggior competitività dunque si raggiunge sempre e solo nel confronto con un altro individuo che ovviamente soccombe.

Non solo la competitività ma la forte competitività è addirittura un valore sancito nell’art. 2 del TFUE che in particolare dispone che l’UE si debba basare “su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale (omissis…)”. Dunque l’UE ritiene che solo dalla competizione tra consociati, con la forte competizione, si possa ottenere piena occupazione e progresso. Peraltro nello stesso periodo si evidenzia una contraddizione clamorosa tra politica sociale e forte competitività. La prima ovviamente esclude l’altra.

Tale teoria espressa nel TFUE è delirante e contraria ad ogni principio morale e giuridico universalmente riconosciuto. La competizione non è affatto un valore ma costituisce un vero ed autentico ostacolo alla pace ed alla giustizia. La competizione, come detto, per definizione avviene nei confronti di altri soggetti che per una ragione o per l’altra (anche per loro colpa a volte) risultano più deboli. Quando l’odioso Mario Monti diceva che stavamo guadagnando posizioni di maggiore competitività attraverso la distruzione della domanda interna intendeva dire che abbattendo i prezzi il nostro export sarebbe migliorato. Ma ovviamente tali migliori posizioni si raggiungono sul piano interno, come purtroppo abbiamo visto, con la macelleria sociale dell’aumento della disoccupazione e sul piano internazionale si ottengono alle spalle di altri popoli. Ecco quanto è bella la competitività.

La nostra Costituzione, proprio per questo, ha contemplato un modello completamente opposto a quello della forte competizione tra consociati. L’art. 2 Cost. infatti prevede l’obbligo di adempiere agli inderogabili doveri di solidarietà economica oltre che politica e sociale. Inoltre il modello economico della nostra Carta è un modello sociale dove il libero mercato incontra il limite inderogabile del pubblico interesse.

Ovviamente la solidarietà economica non ha nulla a che vedere con la forte competizione che rappresenta un modello diametralmente opposto. Non si è certamente solidali con chi si cerca di superare e sconfiggere. La povertà dei concorrenti diventa inevitabilmente il proprio personale successo. La forte competizione porta ogni essere umano ad esprimere il peggio di se stesso rafforzando sentimenti di egoismo ed individualismo che sono estranei ad un Paese che possa definirsi anche solo minimamente avanzato.

Stranamente in economia il concetto ha preso piede con un connotato positivo. Pare che la gente si sia dimenticata della comune esperienza del vivere quotidiano ed abbia abboccato alla bufala che vuole nella competizione un sommo valore indispensabile per il nostro benessere. La competizione, tanto per parlarci chiaro, è quella che invece ha ispirato ogni conflitto bellico o sociale della storia. Qualcuno voleva prevaricare qualcun altro.

Riflettiamo insieme. Pensate, ad esempio, ai vostri figli. Li mettereste mai in competizione tra loro per avere il vostro affetto? Ritenete che la loro educazione e le loro qualità migliorerebbero se invece che insegnargli il rispetto e la solidarietà voi li indirizzaste verso una forte competitività per primeggiare? Vorreste davvero insegnargli che ciò che conta nella vita è essere “migliori” del prossimo partendo prima di tutto dal proprio fratello?

E rimanendo ai figli pensate che la loro vita sia il lavoro e che il loro unico scopo debba essere vincere nella professione? Guadagnare il più possibile per comprare cose pressoché inutili? Oppure ritenete che il lavoro debba solo essere il modo con cui tutti noi ci guadagnano da vivere concorrendo al progresso materiale e spirituale della società (art. 4, comma secondo, Cost.) e che le ragioni dell’esistenza debbano trovarsi in ben altri valori come la felicità, l’amore, la famiglia, l’amicizia e la solidarietà?

Tornando alle nazioni è evidente come detto che la competizione tra esse non possa favorire in alcun modo la pace ma sia sic et simpliciter l’anticamera stessa della guerra. Un Trattato che fomenta la forte competitività non è un Trattato che ha come obiettivo la pace e la giustizia tra i popoli con conseguente manifesta violazione anche dell’art. 11 Cost. Solo la cooperazione tra nazioni ed uno sviluppo solidale delle stesse attraverso la condivisione delle proprie eccellenze e delle risorse naturali porta nel lungo periodo alla pace. Solo il sostegno ai più deboli crea giustizia ed armonia.

Vogliamo davvero un mondo dove per competere con i mercati emergenti nei quali vige ancora una sorta di schiavitù lavorativa il nostro modello debba divenire la cancellazione dei diritti dei lavoratori e la svalutazione salariale? È regredendo come civiltà che si ritorna “competitivi”?

La verità è che una volta il capitalismo puro aveva un freno. Il blocco comunista costituiva una minaccia costante e rappresentava una barriera contro le spinte più estreme dei falchi della finanza. Vi era l’esigenza di presentare un modello occidentale ricco e sviluppato e dunque lo stato sociale ed il welfare erano ritenuti il fiore all’occhiello della nostra Europa. Battevamo il comunismo sul sociale. Era la vittoria assoluta di un modello!

Alla caduta del blocco sovietico tali esigenze sono svanite e la vera faccia del sistema competitivo turbo capitalista si è imposta con tutta la sua scellerata forza distruttiva. Il capitalismo senza freni è semplicemente un cancro per l’intero pianeta.

Oggi l’Europa è ad un passo dal baratro, stanno per tornare i tempi oscuri della guerra. Questo perché non siamo capaci di rispettare la natura umana che non è quella di vivere come consumatori sclerotici in costante competizione con tutto e tutti. L’uomo è un’animale sociale che non può trovare la piena felicità e la piena realizzazione in una società fondata su egoismo ed individualismo in cui si vive per lavorare anziché l’esatto contrario.

L’uomo non può vivere per consumare, produrre, consumare, produrre ancora e morire. Con questo attggiamento quotidiano quando ci si gira indietro a riflettere ci si accorge immediatamente di aver semplicemente buttato letteralmente nel cesso un qualcosa di unico e straordinario come la vita. Quando ci fermiamo a guardare quello che facciamo ci rendiamo perfettamente conto che ogni minuto speso a guadagnare una sola moneta in più di quelle che sono necessarie all’esistenza è semplicemente tempo che togliamo ai nostri affetti ed alla vera vita.

La competitività invece vorrebbe che per battere la concorrenza si arrivi ad usare ogni secondo della propria esistenza per produrre il più possibile. Cosa trasmettiamo ormai ai nostri figli? Che è meglio avere un inutile oggetto in più in casa che trascorrere del tempo con loro. Che la vita è solo ciò che materialmente si possiede mentre, al contrario, servirebbe più tempo libero per tornare semplicemente esseri viventi. Servirebbe del tempo che dovrebbe anche essere privo di pensieri, essere sereno, cosa non possibile se si vive per lavorare… Ieri parlavo con un Collega che ha avuto un grave lutto, il giorno dopo era in udienza. Questa non è la società che dobbiamo desiderare, questo è un incubo da cui far uscire l’intera umanità.

Proviamo dunque a ripensarla questa civiltà. Un nuovo modello di vita è possibile, un modello che abbia la felicità come obiettivo unico e comune. Il modo peraltro non può sostenere materialmente un ulteriore incremento dei consumi e della produzione. Serve un modello economico solidale e cooperativo. La speculazione deve essere cancellata.

L’unico modo per arrivare a questo è riscattare le nostre sovranità e cancellare il potere del denaro ed i suoi sacerdoti per sempre…

Qualcuno deve iniziare. Non si può aspettare che il potere si smantelli da solo. Quel potere finirà per distruggere tutti noi.

Marco Mori

Fonte: http://www.studiolegalemarcomori.it/la-forte-competitivita-e-un-valore-no-e-una-follia/

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Roma. Visita di Awwad bin Saleh al-Awwad – Rivelazioni e contraddizioni di un ministro saudita

La tigre saudita dice alla tigre qatariota: «Sei carnivora». Si potrebbe riassumere così l’attuale crisi fra le petromonarchie del Golfo, contornate dai reciproci alleati. Lo si è ben visto a un recente incontro organizzato a Roma dallo Iai (Istituto affari internazionali) con il ministro dell’informazione dell’Arabia saudita Awwad bin Saleh al-Awwad. Affermazioni e risposte surreali, le sue.

Sul piano interno, dopo aver decantato le novità nel regno dei Saud – largo ai giovani e tanti progetti di diversificazione dell’economia con la Vision 2030 – al-Awwad mette in guardia: «Non accettiamo lezioni in materia di democrazia elettorale, visti i risultati dell’esportazione di questo modello in Iraq, con un milione di morti, e in Siria, 600mila. A un certo punto arriveremo a votare, ma il popolo va preparato; non vogliamo i terroristi al potere. Comunque la maggior parte della gente appoggia la famiglia reale». Anche in materia di status delle donne, «i cambiamenti sono in corso ma devono essere accettati dal popolo» (idem per la riduzione del numero di decapitazioni).

Come si sa, Riad ha appoggiato sia gruppi armati fanatici che hanno contribuito a smontare interi paesi, sia la diffusione della religione wahhabita in tre continenti. Ma al-Awwad ha detto: «Siamo impegnati ad aiutare tutti i paesi a essere più stabili, per noi è importante. Siamo totalmente contro ogni interferenza negli affari interni di altri paesi, molto pericolosa; è facile distruggere una nazione a suon di dollari». E poi «non vogliamo che qualche paese usi la religione come strumento per il potere, come fanno Qatar, e l’Iran, il quale si è avvantaggiato degli accordi sul nucleare ma non dà segni di cambiamento e vuole distruggere l’Arabia saudita»; sulla stessa linea le «gang che usano la religione per attaccare altri paesi, Hezbollah, gli Houti in Yemen, Hamas».

La crisi del Golfo con il Qatar è spiegata da al-Awwad in quest’ottica anti-ingerenze, anti-islam politico, anti-terroristica: «Enough is enough. Il Qatar vuole dominare il mondo sunnita e usa i Fratelli musulmani a questo scopo, anche contro l’Arabia saudita, dove ha finanziato movimenti di ribellione. Al Jazeera non critica mai Doha e dà voce alla propaganda terrorista, fa apologia di crimine. E il Qatar ospita terroristi». Invece i Saud, che se comprano tante armi «è per proteggerci da soli» (contro l’Iran che è a due passi), «sostengono governi laici, in Egitto, Tunisia, Libano. E sono impegnati per la pace ovunque». Eppure i sauditi avevano rivendicato, anche su media internazionali, il loro appoggio armato ai «ribelli», fin dalle prime fasi (qui un video: https://www.liveleak.com/view?i=abc_1357562508).

E chi accusa Riad di esportare il wahhabismo con petrodollari sonanti, in Occidente, Africa, Medioriente, Caucaso? Macché: «L’Arabia saudita è il luogo santo per i musulmani ma non siamo responsabili per quelli degli altri paesi. Quand’ero ambasciatore in Germania, su richiesta abbiamo chiuso anche scuole» (veramente dopo le denunce di sostegni finanziari a centri sospetti, e di contatti con jihadisti).

A proposito di pace e buone azioni, cosa dice il ministro della catastrofe yemenita provocata dalle bombe e dall’embargo guidato dai Saud?

Ma si è fatto tardi, e il ministro esce dimenticando di rispondere.

Marinella Correggia

Dati sul Ministro della Cultura e dell’Informazione
Dr. Awwad bin Saleh bin Abdullah Al-Awwad
Data di nascita: 11 aprile 1972
Studi: Diploma di laurea presso la Facoltà di Scienze Amministrative presso l’Università King Saud di Riyad nel 1992 e successivamente Master in Operazioni Bancarie presso l’Università di Boston nel 1996. Dottorato in Mercati Finanziari presso l’Università di Warwick in Gran Bretagna 2000.
Carriera: E’ stato Consulente per gli Affari Economici e Finanziari presso l’ufficio del Principe Ereditario, Vice Governatore dell’Autorità Generale per gli Investimenti e Capo del Centro di Concorrenza Nazionale che mira a sviluppare la procedura di investimenti. Il suo primo incarico governativo e’ stato presso l’Autorità Monetaria Saudita (SAMA), a capo degli studi finanziari e della vigilanza bancaria. Nominato Ministro della Cultura e dell’Informazione il 22 aprile 2017.

(Fonte: http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=3352)

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Post Scriptum – Così si muore nelle case yemenite (grazie anche all’Italia)

Da due anni e mezzo i ricchi emirisceicchiresultani del Golfo (sola eccezione l’Oman) bombardano le capanne di terra degli yemeniti. Nemmeno l’Orco cattivo delle favole arrivava a tanto.

Il 18 luglio 2017, i caccia della coalizione a guida saudita hanno centrato il villaggio di Al Asheerah, vicino alla città di Mawa controllata dagli Houti. Sono morti 18 civili, fra i quali 10 bambini e due donne. Incredibile la loro sfortuna: tre mesi fa, in seguito ad altri attacchi aerei, erano fuggiti da un altro villaggio e si erano accampati in ripari costruiti alla bell’e meglio, proprio ad Al Asheerah. Il campo militare di Al Walid, dove si scontrano gli Houti e le forze pro-saudite, si trova a ben otto chilometri di distanza.

In Yemen queste stragi sono all’ordine del giorno. Come la fame. La sete. Il colera. Eppure l’Italia non ha problemi. Continua a vendere armi ai Saud, che guidano la coalizione di bombardieri. E il ministro degli esteri italiano Alfano incontra senza problemi il ministro degli esteri saudita Jubayr. Avranno parlato dei morti di Al Asheerah, tragedia accaduta solo due giorni prima del loro incontro?

Scommettiamo?

Marinella Correggia

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“Pasteur non aveva ragione”… la vaccinazione è un errore

In una intervista del 20/4/2017 il dr. Domenico Mastrangelo afferma: “Pasteur non aveva ragione. Aveva ragione Béchamp che affermò che non è il germe la causa delle malattie” (vedi: https://www.youtube.com/watch?v=6zwd-PfVRV4 – a 17,50’ dall’inizio)

“Sembra che ci siamo reinventati la microbiologia. La microbiologia è basata sulla teoria dei germi di Pasteur. Pasteur, se si leggono le biografie fatte da autori postumi, non era uno stinco di santo e forse non l’aveva detta tutta giusta. L’organismo umano, e lo dico per questi che dicono che il morbillo è peggio dell’ebola, è letteralmente invaso da microorganismi. Nel corpo per ogni cellula abbiamo dieci germi; sono nell’intestino, nella bocca, negli occhi, sulla cute, sono dappertutto, quindi abbiamo miliardi di germi che ancorchè farci del male ci aiutano a fare delle cose che il nostro organismo non saprebbe fare. Quindi la teoria dei germi di Pasteur a fronte del microbiota ; se si va su Pubmed e si digita microbiota si ottengono ventisettemila articoli scientifici . Il microbiota è la flora di germi commensali che mangiano con noi e e vivono con noi che serve al nostro organismo. Quindi ci vuole un’assoluta revisione della teoria di Pasteur in microbiologia e bisogna che la gente sappia che i germi non sono dei deliquenti, dei criminali, I germi possono diventare questo se il terreno diventa adatto alla loro trasformazione. Questa è quella che era all’epoca la teoria di Béchamp, che era un contemporaneo di Pasteur, il quale non ebbe gran successo perché la sua idea che fosse il terreno e non il germe a determinare l’infezione non era piaciuta a molti. Oggi bisogna cambiare prospettiva se vogliamo una scienza che si proclami tale perché la scienza ci dice che noi abbiamo in corpo dieci volte più germi che cellule. Questo è un dato di fatto scientifico”

Anche teosofi, già a fine ottocento, compresero che erano più veritiere le scoperte di Antoine Béchamp anziché quelle di Louis Pasteur.
http://www.teosofia-bernardino-del-boca.it/categorie/vaccinazioni/ Furono d’accordo anche alcuni igienisti e più recentemente le scoperte del dr. R.G. Hamer hanno ulteriormente confermato ed approfondito l’argomento

In questa intervista – https://formazione5lb.eu/video-5lb/201703-intervista-al-dr-stefan-lanka/ – il microbiologo Stefan Lanka afferma che le sue ricerche sono state aiutate dalle scoperte del dr. Hamer . Il dr. Lanka nel gennaio 2017 ha vinto una causa civile presso la Corte Suprema tedesca perché è riuscito a dimostrare che non esiste alcun documento scientifico che attesti che il morbillo è causato da virus. Nel 1997 era stato assolto, dal Tribunale di Gottingen, dall’accusa di tentato omicidio a seguito delle sue affermazioni circa l’inesistenza del retrovirus HIV perché nessuno si era presentato in tribunale a giurare di averlo isolato

Paola Botta Beltramo

Integrazione dell’autrice: “Prosegue l’onda della paura creata per contagio da virus. In un articolo, apparso su “Caffé Gramellini” del Corriere del 17 luglio u.s., è scritto che un portatore sano, senza saperlo, stava coltivando un herpes sulle labbra che può uccidere se si avvicina ad un neonato! Sembra quasi di ritornare nel periodo dell’hiv-aids quando le persone temevano  la vicinanza anche dei familiari per timore di contagio. Attualmente però il contagio “mortale” non è dovuto al “terribile” hiv (mai isolato) ma ad un banalissimo herpes simplex . Si devono rivedere in fretta le scoperte di Béchamp e & Co. Basta Pasteur…”

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Integrazione del dr. Giorgio Vitali:

“Implicazioni DELLA medicina basata sulle prove di efficacia… ( A.COCHRANE).
PARE UNA ALLUCINAZIONE MA… fino a quando il dr Cochrane, con i suoi interventi ed articoli, non ha posto il problema della verifica, in medicina e soprattutto in campo farmaceutico, bastava la supposizione dell’efficacia di un prodotto. Anche oggi non siamo nella situazione ottimale, perché per molti, specie in Italia e soprattutto grazie all’assenza di un cultura farmaceutica adeguata, IL FARMACO è ANCORA L’EQUIVALENTE DI UN TALISMANO, UN FETICCIO. Ed il medico è Tabib (MEDICO, STREGONE, SACERDOTE, MISSIONARIO).. e se ciò da una parte conferma che la medicina NON è e non può essere una scienza, almeno nel senso che a questo termine danno gli scientisti, contemporaneamente conferma che gli scientisti IGNORANO cosa significa la parola SCIENZA. Almeno nella sua accezione corrente, dato che per loro è vero tutto ciò che qualcuno definisce scientifico.Indipendentemente dalla autorità reale di questo Qualcuno.
Pertanto, ritornando alle implicazioni del Concetto di Medicina basata sulle prove di efficacia elenchiamo ciò si dovrebbe fare e ciò che l’apparato sanitario italiano non fa. Rilevazione continua degli effetti indesiderati di OGNI intervento a carattere sanitario, compreso l’utilizzo di medicine non convenzionali, terapie alimentaristiche, erboristiche e quant’altro, COMPRESA L’INTERAZIONE FRA QUESTE TERAPIE E QUELLE CONVENZIONALI ( mai fatto, come se le medicine NON convenzionali NON fossero in continuo aumento nel nostro paese…), effetti secondari e indesiderati di interventi d’ufficio, come i vaccini ed altro…compreso i vaccini animali. Dagli animali da compagnia a quelli per alimentazione ( verifica della veridicità delle varie forme di etichette esposte nei supermercati), additivi delle farine e quant’altro. Un capitolo a parte, ma è essenziale per l’interazione coi farmaci, va dedicato alle FRODI vere e proprie ( chimica bromatologica).Mentre in tutto il mondo è in funzione la farmacovigilanza, in Italia la SOLA REGIONE VENETO è in condizione di fornire dati CONCRETI sulle risultanze reali della farmacovigilanza. ( Sarà per la vicinanza con paesi notoriamente civili?) Ulteriori implicazioni della M.basata sulle prove sono: interferenza fra i farmaci, la ricerca sulle fonti delle informazioni ( la M.b.p.e. abitualmente va a verificare la storia delle pubblicazioni in merito ad ogni intervento sulla salute, dai vaccini alla chirurgia, e NON si LIMITA ai soli dati degli ultimi 5 anni!)…..Da ciò scaturisce anche una pratica molto utile, che si basa sulla FARMACOECONOMIA. QUESTA IMPORTANTISSIMA BRANCA DELLA MEDICINA SOCIALE valuta la qualità di ogni intervento nel rapporto costo/beneficio ed è logico che le multinazionali aborrono queste fondamentali considerazioni…soprattutto se la farmacoeconomia oltre a costituire una materia di studi per esperti sociofarmaceutici, diventa un OBBLIGO per la valutazione di ogni intervento. Un’ultima considerazione è necessaria. C’è una ragione del perché l’industria privilegia la speculazione economico-finanziaria ( e borsistica!) sui vaccini: ED è PERCHé NON DEVE DIMOSTRARE L’EFFICACIA DELL’INTERVENTO. Perché nessuno potrà mai dimostrare che l’assenza della lebbra, della peste nera, del vaiolo, del tifo petecchiale, la scabbia, la scrofola e il mal caduco.sia dovuta ad uno specifico vaccino. Per questi vale bene la sola PAURA. Come abbiamo dimostrato per le terribili epidemie di lingua verde(gialla e quant’altro, per l’aviaria, per mucca pazza… ma la pazzia della mucca in riferimento quella della cosiddetta MINISTRA è nulla. (GV)”

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Italia, avanti con l’islamizzazione ed il ritorno al medioevo profondo…

La situazione internazionale (e le notizie sull’invasione programmata, che continua senza sosta), non promette bene… In tutta Europa, ma soprattutto in Italia, i musulmani aumentano e ci sono poche speranze che si integrino all’interno della comunità che li sta accogliendo. Non dimentichiamo infatti che la stragrande maggioranza dei “migranti”, anche se provenienti dall’Africa sub-sahariana, sono islamici. “Ma questi non sono profughi”, come disse Giobbe Covatta. Quando vediamo sbarcare questi giovanottoni con ‘sti fisici da lottatori, si capisce che l’Europa non ha capito niente della situazione in Africa, dove ci sono milioni di persone, donne e bambini, che non riuscirebbero ad affrontare una passeggiata di cento metri, tanto sono malridotte, figuriamoci una traversata. Senza contare che col costo di un imbarco, ci vivrebbero in mille per un mese. Stiamo facendo ponti d’oro a gente che non lo merita, spendendo ogni anno cifre astronomiche per accogliere questi finti “profughi”. Nel frattempo i cinesi, che sono più furbi, emigrano in Africa dove ci sono ampi spazi e grandi risorse. Ma capisco che certi discorsi è meglio non farli, son troppo politicamente scorretti, e soprattutto non fanno comodo agli interessi geo-politici ed economici di chi dirige i giochi e ci specula sopra.

Tutto ciò senza contare che la spinta verso la conversione all’islam, anche in Italia, si fa sempre più forte. La gente si converte perché si sente più motivata. Le persone hanno bisogno di sentirsi protette all’interno di una comunità compatta con regole facilmente comprensibili. Lo stato e la religione cattolica sono ormai visti come enti corrotti, alieni e prevaricatori, che operano solo per spremere e burocratizzare sempre più la società. Tutto sommato le regole della sharia sono più semplici ed accettabili.

Andando avanti così vedo per l’Italia un futuro di staterelli semi autonomi, suddivisi in varie etnie e religioni. Ci saranno alcune città governate da uno pseudo stato centrale, altre città, dove esistono le basi NATO, saranno controllate direttamente dagli USA, poi ci saranno paesi e contrade in mano alle mafie, alle confraternite massoniche ed alle fratellanze etniche nere, gialle, etc. Insomma un ritorno al medioevo profondo. Quelli che saranno messi peggio sono i “laici” che sono invisi a chiunque. Beh, ci sarà da divertirsi…

Paolo D’Arpini

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Scrive Vincenzo Zamboni a commento dell’articolo: “L’islam oggi in Italia è un tabù.
Due volte quest’anno ho scritto poche righe contro le violenze efferate istigate dal corano (limitandomi alla Sura 8).
Sono stato sommerso da interventi che a stragrande maggioranza di tutto volevano discutere salvo che di ciò.
Anzi non di rado rimproverando che io proponessi di discuterne.
Allora ho scritto un nuovo breve status contro le efferati violenze e istigazione contenute sia nella bibbia che nel corano.
Quindi è arrivato un piccolo numero di interventi generici contro le violenze nei testi sacri.
Pigliare il corano e criticare il suo feroce contenuto in sé, neanche parlarne, è un tabù, mamma non vuole, babbo nemmeno.
Bene , abbiamo conferma che il dottor Freud aveva ragione; scrisse totem e tabù perché essi esistono.
Ancora oggi, più vivi che mai.”

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Caro Gentiloni si adegui: “No armi a chi agisce in contrasto con la legge 185/90″

No armi chi va contro principi dell’ art.11. E questo non lo giudicano ONU o UE.

Alcuni rapporti di esperti e alcune ONG internazionali hanno denunciato all’ONU violazioni del diritto internazionale umanitario da parte dell’Arabia Saudita nel suo intervento militare in Yemen.
Il Parlamento Europeo ha votato una mozione dove invita l’Unione Europea a vietare la vendita di armi all’Arabia Saudita a causa della sua violazione del diritto internazionale umanitario nella guerra yemenita.

Il sottosegretario del Ministero degli esteri ha dovuto quindi ammettere nel dibattito alla Camera dei Deputati sulla guerra in Yemen:
“Siamo consapevoli del moltiplicarsi delle notizie di vittime tra la popolazione civile e di infrastrutture di base prese di mira dalle azioni militari di tutte le parti coinvolte nel conflitto; notizie che, peraltro, trovano riscontro nei rapporti delle organizzazioni internazionali umanitarie “.

Tuttavia dopo aver ribadito che la vendita di armi italiane all’Arabia Saudita avviene nel rispetto delle leggi vigenti ha aggiunto che:
“Naturalmente, ove in sede di Nazioni Unite o Unione europea fossero accertate eventuali violazioni, l’Italia si adeguerebbe immediatamente a prescrizioni “.

Però, come lo stesso Amendola ha spiegato, la vendita di armi e’ regolata anche dalla legge italiana 185/90, la quale vieta, e questo il sottosegretario non l’ha detto, la vendita di armi a paesi che agiscono in contrasto con i principi dell’articolo 11 della nostra Costituzione.

Infatti nella legge 185/90 troviamo:
Articolo 6) l’ esportazione ed il transito di materiali di armamento sono altresì vietati:
b) verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione;

Ebbene, questa condizione non può essere giudicata ne’ dall’ONU né dall’Unione Europea, può essere valutata solo da istituzioni italiane e viste le “molteplici ” accuse riferite anche all’Arabia Saudita sarebbe il caso che qualcuno esaminasse la questione e si pronunciasse su eventuali azioni di guerra dell’Arabia Saudita in contrasto con i principi dell’ articolo 11 della Costituzione.

E assolutamente vero quindi che,
- l’Italia non deve solo adeguarsi a eventuali decisioni di istituzioni internazionali
- ma dovrebbe autonomamente giudicare se la vendita di armi italiane contrasti con le leggi italiane.

Infine una domanda su un episodio di fine giugno:

In base a quale legge il Ministero della difesa ha chiesto alla Moby Lines il trasporto di un carico di esplosivi per l’Arabia Saudita da Olbia a Piombino?

Il governo italiano dovrebbe infatti piegare in base a quale legge ha chiesto alla Moby Lines ii trasporto di esplosivi destinati all’esercito dell’Arabia Saudita il 29 giugno 2017 dal porto di Olbia a quello di Piombino. La richiesta del Ministero della Difesa e’ stata resa nota da un comunicato della Moby Lines, ripreso anche dall’agenzia di stampa Adnkronos il 1 luglio 2017, con queste parole: trasporto “su precisa richiesta del Ministero della Difesa”.

Marco Palombo – Lista No Nato

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