Archivio della Categoria 'Lettere inviate e ricevute'

Eutanasia. Perantoni Presidente Commissione Giustizia del Senato risponde alla Lettera “Samaritanus bonus”

Di seguito le dichiarazioni del Presidente della Commissione Giustizia, on. Mario Perantoni, a seguito della lettera ‘Samaritanus bonus’ della Congregazione per la Dottrina della Fede del Vaticano:

Fine vita. Perantoni, non si può abbandonare chi soffre, intervenire è un dovere

Roma, 22 set. 2020 – “Non si può abbandonare chi soffre, questo sì che ci renderebbe complici di un grave peccato. Senza una legge dai contorni chiari si andrebbe incontro ad un intollerabile ‘far west del fine vita’, perché le persone che si trovano in condizioni di insopportabili patimenti non smetteranno di chiedere aiuto. Sono certo che gran parte del popolo cattolico abbia una concezione più umana sul diritto di scegliere una morte dignitosa rispetto a quella espressa dalla lettera ‘Samaritanus bonus’ della Congregazione per la Dottrina della Fede del Vaticano. Lettera nella quale non riecheggia l’illuminata riflessione del cardinal Martini il quale, riferendosi a Piergiorgio Welby, pur condannando l’eutanasia affermò di non condannare ‘le persone che compiono un simile gesto su richiesta di una persona ridotta agli estremi e per puro sentimento di altruismo’. L’aiuto nell’ultimo passaggio di chi si trova in condizioni di estrema sofferenza senza avere più speranze è un gesto d’amore di cui non c’è traccia nella ‘Samaritanus bonus’”. Così Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia della Camera e deputato M5S, il quale aggiunge: “insieme alla Commissione Affari sociali riprenderemo l’esame delle proposte di legge su questo tema, iniziando presto le audizioni sulla sentenza della Consulta. La nostra responsabilità ci impone di scrivere una legge di civiltà”.

Articolo collegato: https://bioregionalismo.blogspot.com/2020/09/the-sweet-death-from-standpoint-of-lay.html

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Giallorossi per sempre…? – L’esito referendario e la UE aiutano il governo a restare (a far danni)

La maggioranza governativa giallorossa dopo l’esito elettorale del 20 e 21 giugno 2020 ha ricevuto un’indubbia boccata d’ossigeno. Solo boccata per sopravvivere un po’ di più e non morire subito! Anzi, mi pare che il conteggio dei voti e le differenze di consenso tra i due soci al governo, rende le cose più complicate. Dall’una e dall’altra parte suona l’ora del redde rationem. Secondo il PD che si dichiara vincitore (pur avendo subito una buona limatura dei voti) ed il M5stelle che, praticamente azzerato nei consensi, reclama la vittoria per aver consentito mediante il “voto disgiunto” la vittoria in Toscana e Puglia.

Nessuno, però di loro si rende conto che la maggioranza dei cittadini italiani non è più dalla loro parte e le “vittorie” elettorali solo frutto di astrusi aritmetici conteggi derivanti da compiacenti voti “utili”, certo, non da soggetti convinti ma anche dettati dalla paura del peggio.

D’accordo, la Lega di Salvini non ha sfondato, anzi è risultata inferiore alle attese, ma il successo nel Veneto, accanto a quello di Fratelli d’Italia nelle Marche, consolida la maggioranza “virtuale” del consenso popolare. Inutile, dirlo, inutile ripeterlo. Il governo Conte, nato balneare, resiste, per miracolo del Covid-19 ha potuto svernare, quindi tornare balneare nel 2020, ma nell’autunno ineunte appare appassito e cadente. Come le foglie, perduti gli antociani, cadono a terra secche.

Il Governo Conte vegeta come un paziente in terapia intensiva attaccato alle macchine. Infatti, se non fosse intervenuta l’emergenza sanitaria, il “successo” del Recovery found e la promessa del MES, poi l’ennesimo tentativo promulgare una nuova legge elettorale specialmente dopo la conferma del “taglio dei parlamentari” ed ancora il “timore” di un governo delle “destre”, da mò che Conte sarebbe tornato ad insegnare all’Università ed i suoi ministri a fare qualcos’altro, ammesso che ne siano capaci.

Chi ritiene sia un bene mantenere in sella questo governo non essendo possibile avere un’altra maggioranza e che in periodo di emergenza non sia utile avere vuoti di potere, a parer mio si sbaglia. Tenere in piedi questo Governo, certamente non all’altezza di fronteggiare la situazione post-covid, di proporre urgentemente politiche di rilancio e di rinnovo strutture economiche, fiscali e materiali, è altamente dannoso. Per es. di fronte al disastro economico presente si pensa ad introdurre lo Jus soli, o ritoccare leggi vigenti quando di nuove ne servirebbero a josa.

Era ovvio che un governo nato “contro”, in pratica d’emergenza per evitare elezioni che avrebbe fatto giusta strame delle fallimentari politiche del M5stelle e della ideologizzata peggior “sinistra”, non poteva essere in grado fronteggiare uno “stato di guerra” poi verificatosi nell’inverno primavera passata.

Certamente, se si fosse votato l’anno scorso in autunno, un diverso governo, solido nelle politiche dei partiti della maggioranza, composto da elementi professionalmente adatti a fronteggiare l’emergenza sanitaria, economica e sociale la situazione poteva essere. Andare in guerra con un ministro delle finanze che fa il professore di storia, con un ministro della sanità di cui non si conosce un curriculum per reggere questo fondamentale ministero, ma solo scelto per “conteggio” tra le varie anime che compongono la maggioranza, è ovvio che la guerra si perda.
Infatti, tutto lo jus covidianus che il governo ha partorito è risultato inutile sotto tutti gli aspetti. I DPCM hanno contribuito allo sconquasso economico, non hanno arrestato le infezioni pandemiche.

Si è potuto solo osservare, tante indecisioni, tanti baratti politici e compromessi che hanno reso impossibile il varo di coraggiose politiche fiscali e di sostegno alla produzione ed al commercio. Di certo sono stati buttati oltre 100 miliardi in bonus a pioggia forse solo per evitare sollevazioni popolari, meglio direi, per posporle, come sempre sono stati postposti tutti gli altri problemi, che già presenti ante virus, oggi sono divenute emergenze.

Non si può ritenere un successo del presidente del Consiglio aver ottenuto i “famosi” 209 miliardi (ma poi arriveranno davvero tutti?) di cui due terzi a debito, quando è ovvio che la “dazione” con mano pelosa della Comunità europea è avvenuta solo perché un default dell’Italia travolgerebbe l’intera Europa e cancellerebbe l’euro. Siamo troppo grandi per fallire.

Ecco la ragione dell’aiuto europeo, non i sorrisetti del prof. Conte. Un preciso disegno politico europeo nel segno del sostegno di se stesso. Altro che solidarietà. Solo un default ritardato e messo a carico di chi ci sarà tra qualche lustro.

Andrea Stefano Marini Balestra

Fonte: http://www.lacitta.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=55784:il-governo-resta-ma-pure-tutti-i-problemi&catid=78:politica

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Ricordata al Parlamento Europeo la prima Marcia della Pace di Aldo Capitini del 24 settembre 1961

Il Presidente del Parlamento Europeo, on. David Sassoli, ha voluto ricordare la Marcia di Aldo Capitini del 24 settembre del 1961, con parole giuste, misurate, corrette. Non era tenuto a farlo, segno di una sensibilità e conoscenza particolare.
Ho voluto subito ringraziarlo, inviandogli questo messaggio:

Al Presidente del PE, on. David Sassoli

Come Movimento Nonviolento, fondato da Aldo Capitini all’indomani della Marcia Perugia-Assisi, desideriamo ringraziarLa per le parole che ha voluto dedicare a quel 24 settembre del 1961.
Nell’occasione Le alleghiamo il documento che sancisce la nascita di Rete italiana Pace e Disarmo, che si inserisce nel lungo e difficile cammino di chi – al di là della ritualità e della vana visibilità – vuole costruire dal basso percorsi concreti di pace e disarmo, con il metodo della nonviolenza.
Cordiali saluti e auguri per il Suo lavoro.

Mao Valpiana – Presidente del Movimento Nonviolento

Abbiamo un buon Presidente in Europa. Ecco il testo diffuso da David Sassoli:

“Il 24 di settembre cadeva di domenica, quando Aldo Capitini, con un seguito di coraggiose e coraggiosi cittadini, diede vita sulla strada che conduce da Perugia ad Assisi alla prima Marcia della Pace e per la fratellanza dei popoli nel 1961.
Brillante filosofo che sotto il regime fascista aveva conosciuto l’isolamento, l’ostracismo e la galera, Capitini con l’iniziativa visionaria della Marcia testimoniò che “il pacifismo, la nonviolenza, non sono inerte e passiva accettazione dei mali esistenti, ma sono attivi e in lotta, con un proprio metodo che non lascia un momento di sosta nelle solidarietà così come nelle noncollaborazioni, nelle proteste, nelle denunce aperte”.
Un’intuizione formidabile, così come l’utilizzo, per la prima volta in Italia, della Bandiera della Pace con i colori dell’arcobaleno, oggi conservata presso la Biblioteca San Matteo degli Armeni a Perugia, con i colori un po’ sbiaditi dal tempo.
Dopo il grandissimo successo, molti enti ed associazioni gli chiesero di ripetere l’iniziativa annualmente. Capitini rifiutò sempre, per evitare il rischio che la Marcia, e di conseguenza lo stesso ideale di Pace, divenissero ritualità e stanca ricorrenza.
Oggi la responsabilità dell’eredità di quella visione di Pace la viviamo noi. Sta a noi tentare di esserne all’altezza, con uno sguardo sempre aperto verso il futuro che abbiamo dinanzi; non dimenticando, mai, il passato che l’ha reso possibile.”

……………….

Mio commentino: “Ricordo che Aldo Capitini il 12 settembre del 1952 organizza a Perugia un convegno su La nonviolenza riguardo al mondo animale e vegetale e, insieme a Edmondo Marcucci, fonda la prima organizzazione nazionale basata sulle tematiche del vegetarismo: la Società vegetariana italiana” Paolo D’Arpini – (vedasi articoli collegati: https://www.google.com/search?q=12+settembre+fondazione+AVI+paolo+d%27arpini&source=lmns&bih=657&biw=1366&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwijivLvkoLsAhUJ2qQKHcFBD0sQ_AUoAHoECAEQAA

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politici… vil razza d’annata (nel senso che cambiano casacca ogni anno o quasi)

Se è difficile far funzionare armonicamente un condominio, tanto più lo è far funzionare una comunità eterogenea come una nazione. Ma a guardare la storia gli esseri umani da millenni dibattono sui medesimi problemi e sulle possibili soluzioni da adottare, senza riuscire a mutare in meglio il corso della storia: le stesse ingiustizie, gli stessi crimini, le stesse inquietudini.

Coloro che, attraverso i media, parlano di politica o di economia, generalmente dicono le medesime cose in forma diversa e alla fine le problematiche risultano ancora più complesse e l’ascoltatore spesso non ricorda nulla e soprattutto non comprende quale è la causa del problema e quale deve essere la sua parte. E’ come se in guerra si arringassero le truppe senza far capire loro lo scopo della missione.

Il linguaggio è forbito con frasi e neologismi accessibili solo agli addetti ai lavori o a persone della stessa progenie. In un insopprimibile veglia di primeggiare vi è una’ansimante, affannosa e cardiopatica corsa a parlare il più possibile, magari rubando la parola dell’avversario o sopraffarlo con una fulminante battuta finale. Insomma, tutti dicono le stesse cose in termini diversi che è come rivendicare il diritto di avere la stessa minestra in un piatto diverso, lontani dal pensiero di chi diceva: “Sia il vostro dire si si no no, il di più viene dal maligno” (Mtt, 5,37).

La stragrande maggioranza delle persone non ha buona stima dei politici e ritiene questi una categoria a parte, interessata solo ai propri interessi. Fino quando il soggetto resta solo un candidato politico viene considerato persona rispettabile, onesta, di sani propositi, da sostenere; ma, si ritiene che nel momento in cui viene politicamente eletto diventa automaticamente un corrotto, preoccupato solo dei suoi vantaggi, un nemico da combattere.

Ci si dimentica che i politici sono una fetta del popolo con le stesse virtù ed i medesimi difetti e che coloro che criticano o condannano l’operato dei politici forse al loro posto si comporterebbero allo stesso modo, se non peggio, perché, nella sostanza, sono i meccanismi che sono perversi e che quasi costringono l’individuo eletto a scendere a compromessi. Ma i meccanismi sono fatti dagli uomini e non serve cambiarli se non cambia la coscienza e il modo di pensare di chi li fa e li gestisce. E’ come concentrare le proprie risorse sulla necessità di cambiare l’automobile senza chiedersi se il conducente è in grado di guidare.

Quello che stupisce è che la storia non insegna nulla agli esseri umani; tutto l’impegno politico è improntato ad arginare gli effetti prodotti dall’insano comportamento umano intriso di egoismo e attitudine predatoria. Non ci sarà mai un mondo migliore finché non ci sarà la volontà politica di intervenire sulla persona attraverso un piano globale di educazione delle masse, che parte dalla scuola e dalla famiglia, con lo scopo di favorire lo sviluppo dei valori fondamentali della vita: l’onestà, il senso di giustizia, la fraterna collaborazione, il rispetto ed il valore delle diversità, la non invasione dello spazio fisico, mentale e morale dell’altro. A molti può sembrare semplicistico quanto difficile da attuare, ma è il solo obiettivo trascurato quanto scelleratamente e volutamente ignorato.

Certo ognuno ha la sua visione delle cose, ma molti hanno percezioni limitate, altri sono in buna fede, ma quel che è assurdo e incomprensibile è: come mai la stragrande maggioranza della popolazione non comprende che è il cuore, la coscienza degli uomini a fare la storia, l’intima sensibilità delle persone? Come mai non riesce a svincolarsi dal condizionamento mentale e morale della cultura antropocentrica e sintomatologica intesa ad arginare i sintomi non a debellare le cause dei problemi? Come mai continua a credere che saranno i sistemi economici o politici a risolvere i problemi e non la saggezza del pensiero positivo dell’uomo?

Molti sono i motivi per cui l’essere umano si comporta ingiustamente nei confronti del suo simile, ma non c’è azione delittuosa che non passa attraverso la coscienza degli uomini, il suo intimo sentire. E’ la coscienza infatti a fare la storia che se fosse più giusta e sensibile alla condizione dell’altro fino a condividerne le necessità vitali non potrebbe esprimersi in modo lesivo. Perché dunque l’umanità continua a trascurare questo aspetto risolutore? Perché non si impegna ad intervenire sulle cause dei suoi problemi piuttosto che continuare a leccarsi le ferite dei sintomi?

La violenza in natura si manifesta principalmente perché un animale si sente minacciato o per motivi di sopravvivenza. Tra gli esseri umani si manifesta quando l’individuo viene privato di un suo diritto o si impossessa di ciò che non gli appartiene. La mucca non cede volentieri il suo latte agli umani, né la cavia si presta volentieri ad essere vivisezionata: ma all’essere umano non importa se l’animale, o l’altro, è d’accordo, anzi, non gliene frega nulla di ciò che l’altro pensa o può provare. Questo aspetto è propedeutico alla mentalità predatrice che inevitabilmente si manifesta e si ripercuote anche nei confronti degli uomini.

Naturalmente l’educazione delle masse non sarà un processo né breve né facile, né tantomeno privo di contrasti ideologici. Passeranno generazioni prima che emerga la vera civiltà, prima che sia geneticamente sradicata dalla natura umana la propensione al sopruso, all’ingiustizia, alla violenza, alla sopraffazione. Ma se mai si inizia un’opera mai la si conclude e i problemi resteranno. A molti può sembrare pleonastico, ma non è forse il cardine del pensiero di tutti i grandi illuminati, quello di intervenire sull’uomo, sulla coscienza, sulla sensibilità, sulla bontà umana attraverso la conoscenza e lo sviluppo dei valori morali e spirituali? Già Socrate (come tutti i grandi filosofi), aveva indicato il valore imprescindibile dell’insegnamento delle virtù; anche Cavour prima di morire disse le stesse cose: “Educare l’infanzia e la gioventù”. Ma i politici sono sordi agli insegnamenti dei grandi.

Franco Libero Manco

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Ricerca sulla salute infantile a Gaza

Ante scriptum di Paola Manduca: Cari, vi mando un sommario in italiano del lavoro appena accettato dall’ International Journal of Environment and Public Health. Saluti e buona salute

…………

Ci vuole tempo per dipanare la ecologia di guerra in Palestina: cambiamenti di lungo termine nella quantità di metalli pesanti nelle madri, neonati e bambini e tappe dello sviluppo a 6 mesi e 18 mesi dopo gli attacchi militari del 2014

Nabil al Baraquoni 1, Samir R. Qouta 2, Mervi Vänskä 3, Safwat Y. Diab 3, Raija-Leena Punamäki 3 and Paola Manduca 4,*
1. 1Faculty of Medicine, Islamic University of Gaza, Gaza, Palestine; nbarqouni@gmail.com
2. Doha Institute for Graduate Studies, School of Social Sciences and Humanities, Doha, Qatar; samir.qouta@dohainstitute.edu.qa
3. Department of Psychology, Faculty of Social Sciences, Tampere University, Tampere, Finland; mervi.vanska@tuni.fi (M.V.); safwatdiab@hotmail.com (S.Y.D.); raija-leena.punamaki-gitai@tuni.fi (R.-L.P.)
4. Association for scientific research, Nwrg-onlus, Genova, Italy
* Correspondence: paolamanduca@gmail.com
Received: 28 July 2020; Accepted: 9 September 2020; Published: 25 September

Riassunto: i residui di guerra dei metalli tossici, teratogeni e cancerogeni influiscono negativamente sulla salute umana. Questo studio analizza:
1- la persistenza della contaminazione da metalli pesanti nei capelli dei neonati in quattro coorti analizzate nel tempo a Gaza, in Palestina;
2- il cambiamento nella contaminazione da metalli pesanti di madri e bambini dalla nascita all’infanzia;
3- l’impatto della contaminazione da metalli pesanti sulla crescita e lo sviluppo di neonati e bambini piccoli.
L’analisi dei capelli per dodici metalli pesanti è stata fatta mediante spettrometria di massa (ICP / MS) in coorti di neonati reclutate alla nascita nel 2011, 2015, 2016 e 2018-2019. Nella coorte del 2015, inoltre al momento del parto sono stati prelevati campioni di capelli delle madri e 18 mesi dopo sono stati analizzati anche i capelli dei bambini piccoli e delle madri.
I parametri di crescita dei bimbi a sei mesi e a 18 mesi sono stati valutati secondo gli standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rispettivamente sulla base di quanto riportato dalla madre e di un check-up pediatrico.
Riportiamo qui che
1-il livello di contaminazione da metalli in utero è stato costantemente elevato per 8 anni, 2011, 2015, 2016, 2019, a seguito di tre importanti attacchi militari (2009, 2012, 2014).
2- Nella coorte dei nati nel 2015, che erano stati esposti in utero ad attacchi nel 2014, a sei mesi si trova associazione tra livelli elevati alla nascita nella madre di arsenico e nei neonati di bario con sottopeso, e quelli elevati di bario e molibdeno nei neonati con arresto della crescita.
3-Diciotto mesi dopo la nascita, i bambini avevano un livello di metalli nei capelli più elevato rispetto a quando erano neonati, mentre, nelle loro madri, tali livelli erano simili a quelli al momento del parto, confermando la persistenza nell’ambiente dei resti della guerra e che i bambini diventano più contaminati per la esposizione all’ambiente.
4-Il sottopeso e l’arresto della crescita, sia nei bambini a sei mesi che a 18 mesi, sono più alti rispetto a quelli riportati negli anni precedenti, oltre ad essere progressivi all’interno della coorte. Gravi fattori ambientali, contaminazione da metalli e insicurezza alimentare mettono a rischio la salute dei bambini di Gaza.
Discussione
La prevalenza di bambini con difetti alla nascita è aumentata a Gaza dall’inizio degli attacchi aerei a seguito della rimozione dell’esercito di occupazione israeliano e dei suoi coloni nel 2005; la salute alla nascita ha continuato a diminuire all’indomani delle tre principali aggressioni militari (2008-2009, 2012 e 2014), registrando un aumento delle nascite pretermine e dei difetti alla nascita associati alla contaminazione da metalli pesanti delle donne in gravidanza e contaminazioni specifiche in utero del neonato. Tutto ciò è stato documentato in altre pubblicazioni.
Questi dati e la possibilità che la contaminazione da metalli in utero possa influenzare l’ulteriore sviluppo del bambino – come da rapporti sugli effetti negativi dell’assunzione di metallo sullo sviluppo e sulle funzioni neurocognitive – secondo il concetto della origine dello sviluppo delle malattie, è alla base della progettazione della presente ricerca.
Qui, mostriamo che i neonati di Gaza hanno assunto quantità rilevanti di metalli in utero per tutto il dopoguerra, dal 2011 al 2019.
Il livello di 10 di questi metalli nei capelli di coorti di madri che partoriscono negli anni 2015, 2016, 2018-2019 è stato precedentemente confrontato con quello degli standard per adulti disponibili in aree non in guerra ed è risultato in ogni momento testato in maggiore concentrazione rispetto ai riferimenti fuori dell’area. Ciò mostra la stabilità dei metalli nell’ambiente e illustra la loro ampia diffusione dopo gli attacchi.
La analisi del carico di metalli tossici nei neonati ha mostrato che il tipo di contaminanti dei neonati nel 2011 era in parte diverso da quello prevalente negli anni successivi agli attacchi del 2014, rimanendo simile per natura e quantità negli anni successivi. Queste differenze sono probabilmente dovute alla differenza di armi prevalentemente usate negli attacchi del 2009 e 2014, p.e. fosforo bianco nel 2009, non usato nel 2014.
L’andamento nel tempo del carico dei singoli metalli nei neonati nel complesso corrisponde all’andamento precedentemente riportato nelle loro madri ad eccezione del mercurio e dello stronzio.
A 6 mesi, i bambini della coorte 2015 mostravano per il 20% sottopeso e per il 30% arresto della crescita, senza differenze tra i sessi. I bambini sottopeso nati nell’anno 2012 a Gaza avevano una prevalenza, rispettivamente, del 5% di sottopeso e del 9% di arresto della crescita, suggerendo un aumento significativo nel 2015 e dopo gli attacchi nel 2014. Le principali fonti di metallo ambientale la contaminazione per i bambini a 6 mesi di età era per lo più limitata a latte, acqua e respirazione; in queste circostanze, la contaminazione in utero può essere un fattore rilevante che influenza il loro sviluppo.
È stata trovata una relazione inversa tra un carico maggiore nelle madri o nei neonati di alcuni metalli e altezza/età, il peso/età o entrambi, inferiori allo standard, suggerendo che un carico più elevato di questi metalli ha compromesso il potenziale di crescita dei bambini di 6 mesi. Il ruolo dell’arsenico alto nei capelli della madre e del bario nel neonato nella crescita successiva sono coerenti con altri studi.
Tutti i bambini avevano più di un metallo nei capelli alla nascita ed è possibile che più tipi di contaminazione da metalli, anche a un livello basso, possano essere rilevanti nell’influenzare la crescita successiva; non avevamo un campione sufficientemente ampio per eseguire analisi statistiche per la contaminazione simultanea da più metalli, ma indipendentemente dallo scenario complesso, a 6 mesi di età, lo sviluppo del bambino era limitato dall’esposizione in utero a carichi elevati almeno di arsenico e bario, metalli già implicati nella limitazione della crescita in utero e bario nella nascita pretermine.
Il deterioramento della crescita nella coorte studiata è stato progressivo e la prevalenza di sottopeso e di arresto della crescita è aumentata rispetto a quella a sei mesi quando i bambini hanno raggiunto i 18 mesi di età: il 31% dei bambini era sottopeso rispetto a Il 20% a 6 mesi e l’arresto della crescita è stato del 33,9% a 18 mesi contro il 30% a 6 mesi. Inoltre, a 18 mesi, il 26,4% dei bambini era deperito.
Se confrontato con i dati riportati in studi precedenti, emerge che il raggiungimento delle pietre miliari della crescita è stato progressivamente compromesso negli anni a Gaza dalla seconda intifada (iniziata nel 2000) e dalle gravi restrizioni alle merci imposte dall’occupazione da parte di Israele. Nel 2016, la prevalenza di sottopeso e arresto della crescita era infatti superiore a quanto precedentemente riportato in altri studi.
L’ambiente è rimasto altamente contaminato dai resti della guerra a Gaza, e le stesse donne testate nel 2015 hanno continuato ad assumere livelli non distinguibili di tutti i metalli nel 2016, ad eccezione di titanio e bario, confermando così in una specifica coorte delle stesse persone quanto riportato anche analizzando, come gia fatto prima, coorti diverse negli anni successivi.
Nei capelli dei bambini a 18 mesi i metalli avevano carichi superiori a quelli riscontrati quando gli stessi individui erano bambini appena nati, mostrando l’acquisizione di quantità maggiori di metalli rispetto al livello che avevano assunto durante la vita in utero.
Quando abbiamo pianificato questo lavoro, non eravamo consapevoli della persistenza che ci sarebbe stata dei resti di guerra nell’ambiente di Gaza, delle estreme difficoltà che il paese avrebbe dovuto affrontare per rimuovere i detriti e che per lungo tempo questi sarebbero rimasti all’aria aperta, ma nemmeno della grave crisi alimentare e occupazionale che ha seguito gli attacchi nel 2014 e continua per anni da allora. Questi fattori sono le conseguenze del blocco e della mancanza di mezzi meccanici ed economici per il risanamento ambientale e per la ripresa della produzione locale, imposti dall’aumento delle condizioni più severe del blocco all’indomani degli attacchi. È noto che la scarsità di cibo cronica influisce negativamente sullo sviluppo del bambino e il contesto di persistente contaminazione a Gaza insieme a ciò ha reso difficile raggiungere la piena certezza circa le associazioni tra la crescita dei bambini e la loro esposizione in utero e il ruolo della successiva malnutrizione.
Avevamo infatti già documentato che un basso consumo di proteine ​​animali da parte delle madri era associato a una maggiore prevalenza di bambini di basso peso nati nell’anno 2016, segnalando che lo squilibrio e la scarsità di cibo erano diffusi nello stesso momento in cui i bambini di questa coorte hanno iniziato la dieta solida.
Punti salienti e conclusioni
Segnaliamo la persistente contaminazione fetale da parte dei resti di guerra dei metalli nel corso degli anni che coprono i tre principali attacchi militari a Gaza, dal 2011 al 2019.
Abbiamo scoperto che, nei bambini che erano nel grembo materno durante gli attacchi nel 2014 quando hanno 6 mesi, c’era una correlazione inversa di sottopeso con contaminazione da metalli misurata alla nascita, in particolare con il livello di arsenico nelle madri e di bario nei neonati.
La prevalenza di sottopeso e arresto della crescita del bambino di 6 mesi in questa coorte è risultata più pronunciata di quella riportata da altri autori per gli anni precedenti ed è aumentata in questo gruppo di bambini quando raggiungono 18 mesi di età, ed anche il deperimento diventa molto frequente .
A 18 mesi i contaminanti metallici nei capelli dei bambini hanno anche raggiunto livelli molto più alti di quelli che alcuni di questi individui avevano quando misurati alla nascita, mentre i carichi di metalli delle madri restano ugualmente alti come al momento del parto.
A causa della cronica assunzione di metalli e dei livelli elevati che raggiungono in questi a 18 mesi, una conclusione definitiva circa la rilevanza dell’esposizione in utero sui parametri di crescita misurabili del bambino a questa età non è possibile. Eventuali determinanti multifattoriali sono in gioco per influenzare la crescita dei più piccoli, tra questi l’alimentazione sempre più povera dopo la guerra del 2014 a causa della maggiore coercizione dell’assedio.

Questo studio prospettico longitudinale, ha permesso di documentare in una coorte la cronicità della contaminazione delle donne così come l’assunzione di metalli da parte della loro progenie sin dall’utero e fino all’età dei bambini di 18 mesi. Questo rapporto conferma la coerenza dei risultati dell’analisi nel tempo di gruppi simili.
Infine, all’impatto negativo già documentato della contaminazione da metalli madri e dell’aumento dei difetti alla nascita e delle nascite pretermine, si aggiunge che la contaminazione in utero è associata a parametri di crescita negativi a sei mesi, che la contaminazione infantile è cronica e questi neonati sono più spesso influenzati negativamente nella loro crescita a 6 e 18 mesi di età rispetto agli anni precedenti.
Nel complesso, i nostri risultati indicano la responsabilità dei paesi assedianti, Israele dal 2007 ed Egitto dall’inizio del 2014, nell’aver reso impossibile per anni riparare l’ambiente a Gaza e quindi ridurre i rischi per la salute della popolazione, e in particolare, ma non solo, i più giovani.

La versione completa del lavoro in PDF:
Abstract: https://www.mdpi.com/1660-4601/17/18/6698
PDFVersion: https://www.mdpi.com/1660-4601/17/18/6698/pdf 
dal 25-09-2020.

Materiale inviato da Zambon Verlag – zambon@zambon.net

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