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Reddito di Cittadinanza. Illustrazione sintetica della misura

Con la Legge di Bilancio 2019 e con i decreti attuativi del Reddito di Cittadinanza (RdC) il governo M5S-Lega ha lanciato la misura centrale del programma del M5S per il “cambiamento del paese”. Secondo leggi e decreti che il governo ha fatto approvare dal Parlamento, i poveri che presenteranno entro il 6 del mese (a partire da marzo 2019) al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali domanda per usufruire del Reddito di Cittadinanza, se hanno i requisiti richiesti lo percepiranno a partire dall’inizio del mese successivo.

In Italia l’Istituto di Statistica (ISTAT) con la sua indagine a campione condotta ogni anno secondo criteri ben definiti per il 2017 classificava come poveri assoluti 5 milioni di individui, membri di 1.8 milioni di famiglie. Essi costituiscono la parte principale della popolazione possibile beneficiaria del RdC.

Il Reddito di Cittadinanza è riconosciuto a chi possiede certi requisiti di nazionalità, residenza, reddito e patrimonio immobiliare e finanziario. Il Ministero è impegnato a passare entro 10 giorni all’INPS ogni domanda che riceve. L’INPS nel giro dei successivi 5 giorni deve accertare per ogni domanda se sussistono i requisiti richiesti. Se l’INPS riconosce che sussistono, il RdC (la somma massima è di 780€/mese per un individuo solo che vive in casa d’affitto e varia in base alla composizione della famiglia e al suo reddito da lavoro dipendente o autonomo eventualmente in corso), sarà erogato attraverso un’apposita carta di pagamento elettronica (credit card “Carta Reddito di Cittadinanza”) emessa da Poste Italiane. Con essa il beneficiario potrà ritirare una certa cifra in contanti e con il resto fare acquisti e pagamenti. L’erogazione dura 18 mesi (rinnovabili a certe condizioni). Ogni beneficiario sarà convocato entro 30 giorni da un Centro per l’Impiego per stipulare il Patto per il Lavoro o, nei casi in cui la situazione familiare è più complessa, dai servizi del Comune competente per il contrasto alla povertà (ad es. i servizi sociali) per stipulare il Patto per l’inclusione sociale.

Con il Patto per il Lavoro, il beneficiario del Reddito di Cittadinanza si impegna con il Centro per l’Impiego a cercare il lavoro in maniera attiva (cosa che comporta una serie di attività da svolgere), si rende immediatamente disponibile a fare 8 ore settimanali di lavoro gratuito sulla base di progetti e attività messe in piedi dai Comuni e ad accettare almeno una delle tre offerte “congrue” (proposte cioè sulla base di coerenza con le esperienze e le competenze professionali, la distanza dal domicilio e tempi di trasferimento, la durata della disoccupazione).

Quanto all’impresa che assume un beneficiario del RdC (direttamente, o con la mediazione di Agenzie per il Lavoro, o tramite enti accreditati presso le Regioni e riconosciuti dall’ANPAL), essa ottiene uno sgravio contributivo a condizione che lo assuma a tempo indeterminato e non lo licenzi nei primi 24 mesi.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per controllare l’attuazione della misura, i risultati, ecc. si avvale dell’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) che dal 2016 (in base al DL 150 del Jobs Act sul “riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive”) coordina a livello nazionale la Rete dei Servizi per il Lavoro (della quale fanno parte INPS, INAIL, Centri per l’Impiego, Camere di Commercio, Università e scuole di secondo grado, Agenzie Interinali e altri enti) e gestisce l’albo nazionale delle imprese accreditate per le politiche attive (i vari tipi di agenzie di somministrazione di lavoro).

Fermo restando il ruolo di ANPAL e di ANPAL Servizi Spa, la società in house dell’ANPAL (le società in house sono aziende pubbliche costituite in forma societaria, tipicamente società per azioni, il cui capitale è detenuto in toto o in parte, direttamente o indirettamente, da un ente pubblico che affida loro attività strumentali o di produzione), nell’attuazione del Reddito di Cittadinanza, i Centri per l’Impiego (e le Regioni da cui questi dipendono) hanno un ruolo di primo piano. Ad oggi è in corso di aggiornamento il numero complessivo CpI, ma l’ANPAL ne segnala 552, con un totale di circa 8.000 dipendenti. Inchieste recenti stimano che oggi solo il 3% dei disoccupati che si rivolge ai CpI, riesce a trovare un impiego e secondo l’ISTAT vi si rivolgono almeno 2 milioni di persone all’anno, quindi gli assunti tramite CpI sono all’incirca 60 mila all’anno.

La Legge di Bilancio 2019 ha stanziato appositi fondi per il loro potenziamento e la loro riorganizzazione, misure che passano sostanzialmente attraverso due canali:

- una parte dei fondi viene stanziata per le Regioni affinché siano investiti direttamente nei CpI (fino ad un miliardo di euro sia per il 2019 che per il 2020), con l’assunzione di personale da destinare ai CpI fino a 4.000 dipendenti;

- una parte dei fondi (fino a 10 milioni di euro per il 2020) viene stanziata per l’ANPAL Servizi Spa per l’assunzione di 6.000 dipendenti con contratto a tempo determinato (precario) con funzione di formatori (tutor – i famosi navigator ). Gli operatori dell’ANPAL Servizi Spa hanno il compito di formare il personale dipendente dei CpI a svolgere le nuove funzioni previste dal RdC.

Le Regioni sono un “fronte caldo”: in quanto responsabili dei CpI, hanno un ruolo di primo piano sia per l’attuazione del RdC, sia per il boicottaggio della misura. La Conferenza delle Regioni (organismo che si confronta con il governo per le politiche sul lavoro) è in mano ai partiti delle Larghe Intese (7 regioni alla coalizione di centro destra, di cui 4 con presidenti eletti nelle liste della Lega, 13 alle coalizioni di centro sinistra).

Attualmente uno dei nodi di scontro tra la Conferenza delle Regioni e il governo riguarda l’assunzione del personale per potenziare i CpI, poiché sono ancora bloccate le assunzioni di 1.600 persone previste nel 2017 e perché non sono ancora chiare le competenze e le sistemazioni dei 6.000 tutor che saranno assunti dall’ANPAL.

Per quanto riguarda i Comuni, i l RdC ne prevede il coinvolgimento 1. per la realizzazione di progetti e attività socialmente utili (in ambito culturale, sociale, artistico, in cui coinvolgere per un massimo di 8 ore a settimana i componenti maggiorenni delle famiglie beneficiarie del RdC), 2. per il Patto di Inclusione per i nuclei familiari beneficiari di RdC che risultano essere particolarmente disagiati e per cui è necessario anche un inserimento sociale (oltre che lavorativo). Un elemento di contrasto tra gli amministratori locali e il governo sta nel fatto che non sono previsti fondi speciali per permettere ai comuni il finanziamento e l’attivazione di questi progetti.

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Considerazioni in merito:

Valutazione del dispositivo governativo

È importante esaminare questa misura, il Reddito di Cittadinanza, da due punti di vista molto diversi:

- per gli effetti che avrà sulle condizioni d’esistenza dei proletari e dei lavoratori autonomi e i loro diritti, per la crescita dell’attività economica dell’Italia, per il cambiamento complessivo del paese (è il punto di vista al quale si fermano analisti, ammiratori o critici, osservatori e commentatori degli avvenimenti e delle attività altrui);

- per gli appigli che l’istituzione e l’attuazione del Reddito di Cittadinanza offre a noi comunisti in generale per far avanzare la rivoluzione socialista (la guerra popolare rivoluzionaria che si concluderà con l’instaurazione del socialismo) e in particolare per la creazione delle condizioni per costituire il Governo di Blocco Popolare (è il punto di vista dei comunisti che sostituiscono la borghesia come dirigenti delle masse popolari che fanno la storia).

Il primo punto riguarda 1. gli effetti che l’istituzione e l’erogazione del RdC avrà sulla resistenza spontanea delle masse popolari al procedere della crisi del capitalismo (il terreno che noi comunisti lavoriamo), 2. gli obiettivi che si propongono i fautori del governo M5S-Lega, dove il governo M5S-Lega arriverà di fatto e i punti di vista dai quali esaminano la misura oppositori del governo M5S-Lega e critici riformisti del corso delle cose.

Il secondo punto riguarda l’attività di noi comunisti della Carovana del (n)PCI e di tutti quelli che si propongono di promuovere la rivoluzione socialista in corso (cioè di quelli che non aspettano che la rivoluzione socialista scoppi per effetto di circostanze e avvenimenti che non dipendono principalmente dalla loro attività).

La trasformazione nel senso comune delle masse popolari. Un primo importante effetto dell’istituzione del RdC è il rafforzamento nel senso comune (cioè nelle idee correnti tra le masse popolari risultanti dall’esperienza diretta di ogni individuo, dall’influenza della borghesia e del clero, dall’influenza del movimento comunista cosciente e organizzato) della consapevolezza che il reddito individuale (le condizioni materiali di esistenza dei singoli individui) non dipende dal singolo individuo ma dipende principalmente dall’ordinamento della società, è una questione sociale, dipende dal sistema di relazioni sociali. Analogamente ad esempio agli spostamenti dei singoli individui sul territorio: nella società attuale dipendono da funzioni sociali quali la costruzione di reti stradali e di altre vie di comunicazione, la loro manutenzione, la produzione di mezzi di trasporto, l’introduzione di codici di comportamento, ecc. Il contrario delle tesi individualiste sintetizzate in una delle tristemente famose frasi di Margaret Thatcher (1925-2013): “non esiste la società, esistono gli individui!”.

In effetti nelle società del tempo antico le condizioni materiali dell’esistenza degli individui erano determinate, oltre che dalla natura, principalmente dalla famiglia o da piccole aggregazioni di individui definite ognuna da legami o di sangue (famiglia, clan, tribù, ecc.) o di vicinato (villaggio, ecc.): il modo di produzione capitalista ha invece portato gli individui ad essere dipendenti gli uni dagli altri a livello di un intero paese (nazione) e in una certa misura addirittura già anche a livello planetario.

È su questa base che il comunismo (nel senso indicato da Marx ed Engels nel Manifesto del partito comunista del 1848) è diventato il futuro possibile e necessario dell’umanità.

Tutte le misure che fanno diventare senso comune questa realtà, rafforzano la resistenza spontanea delle masse popolari alle relazioni che la borghesia imperialista, pur costretta dalla realtà a creare in continuazione forme antitetiche dell’unità sociale (istituzioni e regolamenti con cui la borghesia imperialista cerca di mediare tra le attività contrastanti dei capitalisti e degli altri membri della società borghese), invece impone alle masse popolari per perpetuare il suo sistema di relazioni sociali basate sulla proprietà e iniziativa economica individuale (e comunque privata, di associazioni di capitalisti in concorrenza tra loro). Migliorano di converso quindi il terreno d’azione di noi comunisti. La nostra propaganda del socialismo diventa più facile da capire per ampie masse. La consapevolezza che il reddito individuale dipende dall’ordinamento sociale rafforza il contrasto tra le masse popolari e la classe dominante e crea quindi condizioni più favorevoli all’opera di noi comunisti.

Quanto all’effetto sulle condizioni materiali dell’esistenza e sull’esclusione sociale dei proletari e dei lavoratori autonomi , il RdC migliorerà le condizioni di vita di alcuni milioni di proletari ora in miseria nella misura in cui il governo lo applicherà effettivamente e a lungo, anche se il governo erogherà effettivamente il Reddito di Cittadinanza solo a quelli che rientrano nelle condizioni che ha fatto approvare dal Parlamento, quindi escludendo gli emarginati estremi (la maggioranza degli immigrati, i senza fissa dimora, ecc.).

Ma la gestione del RdC è concepita in modo tale che i proletari restino esclusi dalle attività specificamente umane e dalla gestione della società e siano indotti ad accettare qualsiasi lavoro, quindi dipendano ancora strettamente dai capitalisti imprenditori: è cioè, al di là delle intenzioni, fatta in modo tale da perpetuare la sottomissione e la rassegnazione dei proletari . La loro dipendenza dai capitalisti e dal loro Stato non sarà intaccata dalla distribuzione del RdC. Quale che sia la denominazione, il RdC è solo un ammortizzatore sociale, del resto già praticato su larga scala in altri paesi, primo tra tutti la Germania dove venne introdotto dal governo del socialdemocratico Gerhard Schröder (1998-2005). L’articolo L’inferno del miracolo tedesco di Olivier Cyran (settembre 2017) dà una sintetica ma veritiera descrizione delle condizioni alle quali la borghesia imperialista in Germania, con l’equivalente del RdC, costringe i proletari in cambio delle sopravvivenza. Essa deve combinare due esigenze contrastanti della borghesia: non portare all’esasperazione gli esclusi da un lavoro regolare (condizione per mantenere l’ordine pubblico) e non rafforzare la forza contrattuale dei proletari che assume regolarmente.

Il Reddito di Cittadinanza non ha nulla a che vedere con la terza delle Sei Misure Generali alle quali si ispirerà l’attività del Governo di Blocco Popolare: “assegnare a ogni adulto un lavoro socialmente utile e dignitoso e garantirgli in cambio le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società”. È piuttosto l’erede delle “Case per i poveri” dell’Inghilterra dell’inizio del secolo XIX, fatte e gestite in modo talmente vessatorio che ogni povero se ne andava appena poteva.

Quanto all’effetto sull’attività economica del paese (che la classe dominante misura con il PIL), l’erogazione del RdC aggiunge in Italia circa 6 miliardi di euro all’anno all’attuale domanda di beni e servizi dei proletari, stimabile (una volta dedotti dai salari lordi le trattenute in busta paga per imposte e contributi) a circa 300 miliardi l’anno. I proletari beneficiari del RdC spenderanno nell’acquisto di beni e servizi tutti i soldi che non saranno costretti a spendere per pagare bollette, imposte, multe, interessi bancari, ticket e altri balzelli: certamente non accumuleranno risparmi. Questo aumenterà certamente le vendite, ma non inciderà più di tanto sul corso delle cose perché la sovrapproduzione assoluta di capitale, l’origine profonda della crisi generale del capitalismo, aumenta sempre più.

Ma sono completamente fuori strada gli economisti accademici che predicono un effetto moltiplicatore del RdC sul PIL secondo la ricetta di J.M. Keynes (1883-1946).

I cultori di uno dei filoni dell’economia accademica, la teoria della domanda (l’iniziativa imprenditoriale dei capitalisti sarebbe determinata dal volume della domanda di beni e servizi da parte di persone che dispongono di soldi per pagarseli) si ostinano a sostenere che l’aumento della domanda solvibile di beni e servizi porrebbe stabilmente fine alla crisi economica che affligge attualmente le società borghesi. Essi si appoggiano sulla tesi che le società borghesi sarebbero uscite dalla prima crisi generale del capitalismo iniziata alla fine dell’Ottocento (con la Grande Depressione) non a seguito di due guerre mondiali e della Rivoluzione d’Ottobre con la conseguente prima ondata della rivoluzione proletaria, ma grazie al fatto che i maggiori Stati hanno aumentato la spesa pubblica (la domanda di beni e servizi) con investimenti e con trasferimenti di soldi alle famiglie. Nell’articolo Tre questioni importanti non eludibili ( Rapporti Sociali n. 5/6) abbiamo ampiamente confutato con dati irrefutabili questo travisamento della storia. Teorico dell’economia della domanda è stato J.M. Keynes. A torto si attribuisce all’applicazione della sua teoria la fine della crisi degli anni ’20 e ’30 e comunque Keynes ha elaborato la sua teoria in condizioni ben diverse dalle attuali. Secondo la teoria di Keynes un aumento della spesa per l’acquisto di beni e servizi (come sarebbe ora la somma spesa dallo Stato per il RdC), induceva i capitalisti produttori di beni e servizi ad aumentarne la produzione e a questo fine ad assumere un adeguato quantitativo di operai per produrli e a comperare i macchinari e le materie prime necessarie (con un corrispondente aumento del numero di operai addetti a produrre macchinari e materie prime). Questa spesa dei capitalisti generava un reddito per gli operai neoassunti. Questi a loro volta spendendo il loro reddito (i salari) generavano un ulteriore aumento della domanda di beni e servizi. Si produceva così un’onda (una sequenza) di aumenti dell’attività economica che si attenuava di passaggio in passaggio a causa dei soldi che ad ogni passaggio restavano nelle mani dei capitalisti a titolo di profitto.

La teoria di Keynes non ha funzionato degli anni ’20 e ’30 e tanto meno funziona oggi (anche a voler prescindere dall’inquinamento: la crisi ambientale è diventata una nuova minaccia per l’umanità). Le condizioni sociali attuali differiscono dalle condizioni considerate da Keynes per l’effetto della combinazione (in forme che dipendono da una serie di circostanze particolari e concrete non prevedibili a priori) di cinque fattori:

1. oggi molte aziende lavorano a regime ridotto rispetto alle loro capacità, quindi i capitalisti possono aumentare la produzione senza assumere nuovi operai;

2. le aziende della grande distribuzione di merci comprano all’estero dove, a causa di molteplici fattori, spuntano prezzi inferiori (esemplare è il caso dei prodotti agricoli, del tessile e di altri beni);

3. i capitalisti fanno produrre le merci nei paesi in cui i costi sono inferiori: le delocalizzazioni di aziende imperversano in Italia come in altri paesi imperialisti dove le masse popolari hanno goduto delle conquiste strappate nel periodo del “capitalismo dal volto umano”. Se i capitalisti resteranno liberi di operare, tutte le aziende che producono beni e servizi nei paesi imperialisti sono condannate a morte più o meno rapida, anche quelle che non ne presentano ancora i sintomi;

4. aumentando la produttività del lavoro (grazie all’azione su ritmi, pause e turni, a nuove organizzazioni del lavoro e a nuovi macchinari), i capitalisti aumentano la produzione di merci senza aumentare il numero di operai direttamente alle loro dipendenze e il numero di operai non assunti è decisamente superiore al numero di operai adibiti alla produzione dei nuovi macchinari (robot, ecc.);

5. l’aumento dei prezzi di merci, di ticket, bollette, interessi bancari, multe, pene pecuniarie, tasse, ecc. (l’inflazione) riduce l’aumento della domanda di beni e servizi prodotti dall’erogazione del RdC.

Questo nella migliore delle ipotesi, cioè che lo Stato i soldi per finanziare il RdC non li prenda dalle tasche di altri proletari aumentando le imposte o riducendo altre spese pubbliche con diminuzione dei redditi di proletari e di lavoratori autonomi. Resta comunque, a monte, il fatto generale che i capitalisti non fanno produrre beni e servizi per venderli, ma per venderli con profitto e con profitto superiore a quello che ricavano da altri investimenti come ad esempio quello nel settore finanziario e speculativo (del quale gli economisti che applicano le teorie keynesiane del moltiplicatore non parlano). La causa della crisi economica (come della crisi ambientale) è il capitalismo.

Inoltre il governo M5S-Lega per concludere le trattative di dicembre 2018 si è impegnato con la Commissione dell’Unione Europea (operante anche a nome delle altre istituzioni dei gruppi imperialisti europei) a bloccare RdC e altre spese a favore delle masse popolari se il PIL non crescerà nella misura ipotizzata per concedere il benestare suo e del sistema finanziario internazionale. Il governo M5S-Lega non ha affatto rotto (né sta dandosi i mezzi per rompere) le catene che lo sottomettono alle istituzioni dei gruppi imperialisti europei e al sistema finanziario internazionale.

In conclusione, quelli che credono che una spesa pubblica aggiuntiva come il RdC farà aumentare l’attività economica in Italia (farà aumentare il PIL), resteranno delusi come già più volte sono rimasti delusi quelli che erano convinti delle ricette delle Larghe Intese (giustificate dalle dottrine di F.A. Hayek (1899-1992), M. Friedman (1912-2006) & Co capifila della teoria dell’offerta): far crescere i profitti dei capitalisti che di conseguenza investirebbero di più nell’economia reale, mentre, seguendo le leggi della loro natura, i capitalisti investono nel sistema finanziario e speculativo che, stante la situazione attuale, rende di più che la produzione di beni e servizi.

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Allargare la breccia – Approfittare del governo M5S-Lega

- Misure favorevoli alle masse popolari che attua. Usarle per un ulteriore sviluppo: per forza di cose ogni misura sarà parziale, lascerà irrisolti alcuni problemi delle masse e della vita sociale e ne creerà altri. Esempio: bene la CIGS, ma bisogna impedire riduzione, smembramento, chiusura, delocalizzazione delle aziende.

- Misure concepite solo come “operazioni dall’alto”. Stravolgerle, farle diventare “operazioni dall’alto e dal basso” e allargare “il basso”. Esempio: bene mobilitarsi contro le organizzazioni criminali che in Campania prosperano sui rifiuti, ma bisogna sviluppare la raccolta differenziata e il riciclo, quindi mobilitare disoccupati e precari per farlo.

- Misure antipopolari . Opporsi, ma in modo da sviluppare l’organizzazione e la mobilitazione popolare e la violazione delle leggi antipopolari. Esempio: contro il censimento e lo sgombero degli immobili occupati, fare il censimento e denunciare gli immobili vuoti abbandonati al degrado, pretenderne l’assegnazione e prenderne possesso.

- Denunciare ogni arretramento del governo M5S-Lega (TAP, TAV, grandi opere, privatizzazioni, pensione e stipendi d’oro, ecc.): sono dovuti solo alla sudditanza di M5S e Lega a un pugno di speculatori, affaristi e ricchi che spadroneggia nel nostro paese e nel mondo e al fatto che non osano far leva sulle masse popolari.

Ognuno dei 30 capitoli del Contratto per il governo del cambiamento offre materia per condurre campagne, battaglie e operazioni di orientamento e di mobilitazione delle OO e OP.

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3. Gli appigli su cui noi comunisti dobbiamo far leva nel contesto creato dall’istituzione del RdC

Abbiamo già indicato che il rafforzamento nel senso comune delle masse popolari della consapevolezza che il reddito individuale è una questione sociale rafforza il contrasto tra le masse popolai e la classe dominante, crea condizioni più favorevoli all’opera di noi comunisti e rende più facilmente comprensibile la nostra propaganda alle masse.

L’analisi fin qui condotta farà certamente vedere, a quelli del nostri lettori che vogliono usare la loro testa, nella realtà particolare e concreta che li circonda molti appigli per la loro attività di mobilitazione e di organizzazione delle masse popolari. L’erogazione del RdC non farà aumentare l’attività economica dei capitalisti, ma certamente la difesa del RdC e la lotta per il suo ampliamento saranno uno degli appigli su cui noi comunisti potremo far leva per spingere in avanti la lotta di classe, per mobilitare e organizzare i lavoratori, portare a un livello superiore la loro lotta e creare condizioni più favorevoli per costituire il GBP e farlo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia.

In particolare appigli per avanzare nella creazione delle condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare (GBP) saranno offerti:

- dalla lotta per abolire le misure che escludono dal RdC una parte dei proletari poveri (immigrati, senza fissa dimora, emarginati, ecc.);

- dalla lotta per far pagare, secondo il salario contrattuale del settore, i lavoratori costretti a fare lavoro gratuito per godere del RdC;

- dalla lotta per moltiplicare i lavori di pubblica utilità anziché limitarli a quelli strettamente necessari per tenere sotto pressione i percettori del RdC (Keynes ai suoi tempi consigliava ai capitalisti di impiegare metà dei disoccupati a scavare buche e l’altra metà a riempirle, pur di scongiurare le rivolte che l’esempio allora luminoso dell’Unione Sovietica stimolava);

- dallo sviluppo delle iniziative delle Organizzazioni Operaie e Popolari (OO-OP) per esercitare il controllo popolare:

1. contro le lentezze e i sabotaggi della burocrazia statale (Ministeri, INPS, Regioni, Amministrazioni Comunali, ecc.) nell’erogazione del RdC e nell’organizzazione dei lavori di pubblica utilità;

2. contro la corruzione, il clientelismo e i ricatti (stravolgimento della misura) che certamente accompagneranno l’erogazione del RdC gestita dall’alto dalla burocrazia della Repubblica Pontificia e da organismi legati ai partiti delle Larghe Intese;

3. perché siano le OO-OP a indicare quali sono i lavori “di pubblica utilità” che occorrono sul territorio e perché organizzino e mobilitino disoccupati e precari ad occuparsene, ad esempio promuovendo scioperi al contrario e altre iniziative simili che dimostrano che per rimettere in piedi il paese (le città, i quartieri) c’è bisogno del lavoro di tutti. Le modalità di erogazione del RdC creano mille occasioni per dispiegare l’attività delle OO e OP e farle diventare nuove autorità pubbliche.

Noi comunisti dobbiamo fare in modo che questi siano ambiti di mobilitazione anche per gli elettori e gli attivisti del M5S contro il sabotaggio della misura e per l’attuazione del RdC.

Allo stesso tempo, dobbiamo intervenire sugli elettori e attivisti della Lega perché sfruttino le possibilità che il RdC offre di condurre la lotta al degrado e per la sicurezza delle persone e dei beni.

In questo modo, sfruttiamo a nostro vantaggio i contrasti tra governo (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), altri enti nazionali (INPS, ANPAL, ecc.), le Regioni (che gestiscono i Centri per l’Impiego) e i Comuni (incaricati di promuovere i lavori di pubblica utilità che devono occupare i percettori del RdC). Questi contrasti si moltiplicheranno e saranno un altro terreno favorevole alla promozione di Amministrazioni Locali di Emergenza.

Noi quindi plaudiamo al proposito del M5S e del governo M5S-Lega di erogare il RdC. Le condizioni da strozzini poste alla sua erogazione, saranno altrettanti appigli su cui chiamare le masse popolari alla lotta e all’organizzazione.

Il RdC darà un po’ di respiro a proletari che non riescono ad arrivare a fine mese: ben venga quindi.

Ma ancora più ben venga, perché né la Commissione UE né altri potranno toglierci l’effetto che produrrà in termini di aumento della mobilitazione, dell’organizzazione e della coscienza dei proletari, se noi comunisti saremo all’altezza del nostro ruolo.

Nuovo Partito Comunista Italiano – nuovopci@riseup.net

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Governo: “Il destino è segnato” – La Lega ha preso il sopravvento sul M5S

Dovrebbe essere evidente a tutti la contraddizione. Salvini e la Lega puntano a rappresentare il malessere di grande parte del nostro paese e in particolare del Mezzogiorno. Il voto dell’Abruzzo ha dato più di una soddisfazione a questo disegno politico.

Contemporaneamente la Lega e Salvini spingono per quella che viene chiamata la secessione dei ricchi, cioè il tentativo di Lombardia e Veneto di ottenere maggiori poteri e risorse in tutte le materie consentite dall’attuale testo dell’articolo 116 della Costituzione, purtroppo modificato nel 2001. Questa linea leghista prevede, e pretende, una secessione parziale avvicinando le regioni a statuto ordinario a quelle a statuto speciale.

Non si può essere partito nazionale come pretende la Lega e insieme partito della secessione dei ricchi, questa truffa a danno degli elettori va denunciata senza ambiguità prima che sia troppo tardi. Se anche il presidente della regione Emilia ha chiesto maggiori poteri, senza rendersi conto di coprire un disegno leghista che ha potenzialità eversive verso la Costituzione è solo la conferma che nel Pd regna tuttora tanta confusione. E’ sperabile che prima o poi qualcuno capisca che questa scelta dell’Emilia Romagna va rivista.

I referendum regionali non possono essere un alibi per le scelte del governo giallo verde. Anzitutto in Lombardia la percentuale dei votanti è stata circa un terzo degli aventi diritto al voto, ma anche in Veneto il quesito non prevedeva conseguenze come quelle di cui si discute oggi perchè la Corte costituzionale era intervenuta a monte riformulando il quesito referendario delle regioni, rendendoli consultivi, quindi senza conseguenze obbligate, sia chiarendo che non potevano esserci conseguenze finanziarie né potevano essere contraddetti i diritti costituzionali dei cittadini previsti dalla prima parte della Carta.

Il resto è tutta farina del sacco leghista al governo che ha lavorato nell’ombra cercando di impedire la divulgazione dei contenuti fino all’ultimo e in sostanza punta a sottrarre risorse vere, si parla di circa 8 miliardi, allo stato e di avere di fatto istruzione, sanità, lavoro, ambiente, opere pubbliche di competenza regionale con la conseguenza che i cittadini italiani avrebbero diritti differenziati a seconda della loro residenza e che i dipendenti pubblici di sanità, istruzione, ecc diventerebbero tutti regionali, rompendo una visione unitaria nazionale. Con buona pace dei Comuni che se la vedrebbero con un nuovo centralismo regionale.

Poteri importanti verrebbero trasferiti dallo stato alle regioni che diventerebbero uniche titolari. Non tutte le regioni, solo quelle che lo chiedono, di qui la definizione di autonomia differenziata. Completa il quadro una discussione diretta tra governo e regioni interessate per arrivare ad un accordo a due, tagliando fuori di fatto tutte le altre regioni da ogni partecipazione. I testi concordati dal governo con le singole regioni diventerebbero qualcosa di religioso, infatti si pensa di usare la procedura parlamentare che si riserva agli accordi tra stato e confessioni religiose in cui si vota solo la legge completa, senza possibilità di emendamenti.

Se questa legge passa non potrà più né essere sottoposta a referendum, né cambiata dal governo e dal parlamento senza l’accordo della regione interessata. Un vero talmud.

Certo questa scelta, se dovesse malauguratamente andare avanti, arriverà inevitabilmente al giudizio della Corte costituzionale, che aveva cercato di circoscrivere la portata dei referendum regionali proprio per non innescare questo percorso, ma che non poteva prevedere l’interpretazione estensiva dei leghisti al governo.

E’ una questione di fondo, riguarda i diritti fondamentali dei cittadini in campi essenziali per la vita. E’ una battaglia che va condotta sino in fondo senza ambiguità e con la massima unità. E’ sperabile che Gentiloni e Bressa che firmarono i preaccordi con queste regioni, proprio quando il governo non avrebbe potuto prendere impegni perchè le elezioni erano ormai alla porte, capiscano che è meglio una loro autocritica oggi che un disastro istituzionale domani.

Nella fase finale della campagna per il referendum del 4 dicembre 2016 mi è capitato di ascoltare da fonti autorevoli del centro destra la versione autentica delle ragioni del regionalismo differenziato: autonomia alle regioni fino a distruggere diritti nazionali riconosciuti e collante presidenzialista per tenere insieme il paese. Per questo insisto a dire che dietro l’angolo c’è il presidenzialismo, me lo hanno spiegato senza giri di parole. Perchè non dovremmo credergli visto che tutto questo era scritto nel programma elettorale del centro destra ed è entrato anche nel contratto con i 5 Stelle ?

Il M5Stelle è l’altro corno del problema. E’ evidente che il movimento soffre la pressione leghista, per di più molti suoi Ministri dovrebbero cedere poteri importanti e nel territorio ci sono forti resistenze. Reggeranno i 5 Stelle l’assalto leghista ?

Temo di no. La linea dell’attuale gruppo dirigente dei 5 Stelle si è dimostrata incapace di reggere l’assalto leghista quando i rapporti di forza erano a loro favore, ora che stanno cambiando sarà ancora peggio perchè questo gruppo dirigente ha un unico terrore: quello di essere sbalzato di sella e vede come un incubo uno scontro con la lega che potrebbe portare alla crisi di governo.

Quando non ci sono principi forti che ci si impegna a difendere ad ogni costo tutto diventa trattabile e possibile e se il collante sulle tante poltrone acquisite dal M5Stelle è tanto forte da cercare di evitare ad ogni costo la crisi per non essere sbalzati di sella, il destino è segnato.

Sia il destino dei 5 Stelle perchè l’originale è sempre più attraente della copia.

Sia il destino del nostro paese che si troverà con italiani di serie a, b, c e con diritti altrettanto gerarchizzati.

Sia quello dell’opposizione a questa maggioranza.

Per questo chi non ci sta deve farsi sentire con tutta la forza disponibile, tanti ancora non hanno capito, informiamoli, organizziamoli, mobilitiamoli. L’appello a formare un coordinamento aperto a tutte le energie che si stanno mobilitando è solo il primo passo, firmatelo e avviate la costruzione di tutte le iniziative possibili.

Alfiero Grandi

Petizione: https://www.change.org/p/presidente-della-repubblica-no-all-autonomia-che-divide?recruiter=56550748&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink&utm_campaign=share_petition

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Ilhan Omar inchioda il criminale Elliott Abrams ai suoi delitti

Un impressionante scambio tra la deputata Ilhan Omar e il rappresentante di Trump per l’attuazione del golpe in Venezuela, Elliott Abrams.
Nell’audizione alla Camera Ilhan Omar interroga il criminale di guerra e contro l’umanità Abrams su suoi trascorsi di gestore dei genocidi in Guatemala, Salvador e Nicaragua, negli anni ‘80.
Per aver mentito al Congresso su queste operazioni, ordinategli da Reagan, Abrams venne condannato, ma poi graziato da Bush Jr. e ora riabilitato per altre imprese latinoamericane da Trump.
Notare come la brava rappresentante somaloamericana rade al suolo il genocida.
Ne prendesse nota il presidente Mattarella, che l’operazione golpista, di cui Abrams è il perno, ha approvato e di cui ha chiesto la condivisione al nostro governo.
Ne prendessero nota i ministri e parlamentari che hanno avallato l’assalto al Venezuela sovrano, democratico e antimperialista, arrivando a mettere sullo stesso piano uno sconosciuto ex-terrorista, autoproclamatosi presidente su ordine di servizio Usa, è un presidente legittimamente eletto, con un voto al tempo giudicato del tutto corretto (come i precedenti 25 in vent’anni), sottoposto dagli Usa a una guerra economica feroce, onde sabotare un processo di emancipazione sociale e politica che è stato, con Chavez e Maduro, un faro di progresso e libertà per l’America Latina e il mondo.

(F.G.)

Articolo collegato:
https://www.gq.com/story/ilhan-omar-elliott-abrams-war-criminal

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Avanspettacolo americano: “Code Pink” – Dopo le code alla vaccinara ecco le “code rosa”, che piacciono ad un “certo” sistema…

Mi spiegate come mai le Code Pink negli Usa possono sempre entrare in luoghi istituzionali per esibirsi?

Queste di Code Pink, come è possibile che le facciano entrare a “protestare”, in qualunque luogo e davanti anche ai presidenti?

E si portano dietro magliette con scritte.

Da noi 1) non ti fanno entrare nemmeno se se sconosciuto, 2) ti sfrucugliano perché tu non abbia nemmeno una maglietta (anche se a volte non sfrucugliano bene).

Mi spiegate qual è il meccanismo?

Marinella

Ecco qua:
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-criminale_di_guerra_eliott_abrams_interrotto_al_congresso_no_al_golpe_in_venezuela_no_a_un_tuo_nuovo_genocidio_dopo_nicaragua_e_el_salvador/5694_27165/

Integrazioni:

“Quando ero al Cairo anni fa per cercare di entrare a Gaza assediata, ricordo che, mentre protestavamo per le strade insieme a centinaia di pacifisti internazionali, le Codepink furono ricevute dalla moglie di Mubarak e raggiunsero un compromesso per far entrare a Gaza una delegazione ridottissima comprendente le dirigenti delle Codepink e due rappresentanti per ogni delegazione. I nomi concordati per la delegazione italiana erano …… Martina Pignatti e …. Germano Monti. La maggioranza dei pacifisti boicottò l’accordo e continuò la protesta. Ho sempre pensato che le Codepink, pur esprimendo spesso posizioni formalmente corrette, godano di speciali entrature e protezioni istituzionali ad alto livello. Forse sarà per controllare ed indirizzare la protesta? Purtroppo non godo di informazioni più precise. Vorrei solo ricordare, come dato di fatto su cui riflettere, che in occasione della progettata marcia su Gaza di migliaia di militanti internazionalisti (se non erro era il 2009, un anno dopo il maggiore criminale bombardamento israeliano) le autorità egiziane ci bloccarono al Cairo. Ci furono intense manifestazioni in strada e contemporaneamente trattative riservate tra le Code Pink, ed un gruppo ristretto di rappresentanti internazionali, con il governo Mubarak (rappresentato dalla moglie del Rais) per far entrare solo una piccola delegazione simbolica a Gaza formata dalle dirigenti Code Pink e alcuni rappresentanti aggiunti dei vari movimenti internazionali. I nomi dei due rappresentanti italiani (Martina Pignatti e Germano Monti) furono concordati, non dall’intera delegazione italiana di quasi 100 persone, ma da singoli personaggi di cui preferisco non fare il nome per evitare polemiche. Di fatto la delegazione italiana, e tutte le altre delegazioni (compresa la folta delegazione statunitense che era particolarmente incazzata) respinsero l’accordo, tanto che la Pignatti e Monti furono costretti a rinunciare. Alcune Code Pink andarono lo stesso, male accolte dai Gazawi. Penso che ognuno abbia elementi sufficienti a dare un giudizio su come procedono queste cose …. ” (Enzo)

“Peccato che a Dublino, alla Conferenza Mondiale della Pace, mi sono dovuto, con altri, scontrare con l’eminente leader delle Code Pink, Medea, in quanto protagonista di una rivolta di tre quarti dell’assemblea contro il tentativo mio, e più tardi di Marinella, di mettere sul piatto le aggressioni alla Siria, alla Libia, all’Iraq, cioè quella ai maledetti “dittatori” di quei paesi, tali anche nella visione delle brave Code Pink. Forse il loro facilitato accesso agli eventi dell’Impero è dovuto anche a questa loro disciplinata osservanza del più grande dei tabù, del più grande alibi per le aggressioni, la “democrazia”, i “diritti umani”. Vedi i pacifisti del “manifesto”. E anche di Patrick Boylan, come ci è capitato di sperimentare entrambi in occasione di qualche evento pubblico. So’ americani.
Pro memoria, a proposito di certo concetto di democrazia. Fu quello del difensore delle Code Pink anti-Assad e anti-Gheddafi e oggi, probabilmente, anti-dittatore Maduro, quando ritenne di rimuovermi dalla lista NO WAR, come uno Zuckerberg qualsiasi, per aver io ritenuto di non condividere la sua gentile definizione di “ribelli” per le bande mercenarie in Siria. A proposito di questa censura, mi dispiace ricordare che non s’è mossa foglia tra amici e compagni.” (Fulvio)

“Avrei un altra risposta alla domanda di Marinella, ossia: come riescono le CodePink a entrare in luoghi super controllati per protestare le aggressioni imperialiste USA nel mondo? Amici statunitensi mi dicono che alcune di loro hanno sì, tramite matrimonio o parentela, collegamenti con funzionari statunitensi ben piazzati, ma funzionari che, rimanendo anonimi per evitare rappresaglie, facilitano l’ingresso delle CodePink nei santuari altolocati perché quei funzionari sono contrari anche loro alle aggressioni imperialiste USA nel mondo. Solo che non vogliono esporsi personalmente e, quindi, invece di protestare per strada o nelle aule, danno il loro contributo da dietro le quinte per facilitare le proteste delle CodePink. Le CodePink non sono, dunque, paragonabili a organizzazioni come Amnesty USA che, sotto la Clintoniana Suzanne Nossel, lanciò una campagna per tenere le truppe USA in Afghanistan “per proteggere e far avanzare le donne afghane.” Le CodePink non hanno affatto abboccato a quella esca “finta femminista”; anzi, l’iniziativa di Amnesty le ha fatto incazzare e così hanno raddoppiato le loro iniziative per richiamare le truppe USA dall’Afghanistan immediatamente. Quindi non dobbiamo infangarle creando sospetti di doppio giochismi…” (Patrick)

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USA. Proiezione di potenza come sistema di dominio mondiale

Due settimane fa Washington ha incoronato presidente del Venezuela Juan Guaidò, pur non avendo questi neppure partecipato alle elezioni presidenziali, e ha dichiarato illegittimo il presidente Maduro, regolarmente eletto, preannunciando la sua deportazione a Guantanamo.

La scorsa settimana ha annunciato la sospensione Usa del Trattato Inf, attribuendone la responsabilità alla Russia, e ha in tal modo aperto una ancora più pericolosa fase della corsa agli armamenti nucleari.

Questa settimana Washington compie un altro passo: domani 6 febbraio, la Nato sotto comando Usa si allarga ulteriormente, con la firma del protocollo di adesione della Macedonia del Nord quale 30° membro.

Non sappiamo quale altro passo farà Washington la settimana prossima, ma sappiamo qual è la direzione: una sempre più rapida successione di atti di forza con cui gli Usa e le altre potenze dell’Occidente cercano di mantenere il predominio unipolare in un mondo che sta divenendo multipolare. Tale strategia – espressione non di forza ma di debolezza, tuttavia non meno pericolosa – calpesta le più elementari norme di diritto internazionale.

Caso emblematico è il varo di nuove sanzioni Usa contro il Venezuela, con il «congelamento» di beni per 7 miliardi di dollari appartenenti alla compagnia petrolifera di Stato, allo scopo dichiarato di impedire al Venezuela, il paese con le maggiori riserve petrolifere del mondo, di esportare petrolio.

Il Venezuela, oltre ad essere uno dei sette paesi del mondo con riserve di coltan, è ricco anche di oro, con riserve stimate in oltre 15 mila tonnellate, usato dallo Stato per procurarsi valuta pregiata e acquistare farmaci, prodotti alimentari e altri generi di prima necessità.

Per questo il Dipartimento del Tesoro Usa, di concerto con i ministri delle Finanze e i governatori delle Banche Centrali di Unione europea e Giappone, ha condotto una operazione segreta di «esproprio internazionale» (documentata da Il Sole 24 Ore). Ha sequestrato 31 tonnellate di lingotti d’oro appartenenti allo Stato venezuelano: 14 tonnellate depositate presso la Banca d’Inghilterra, più altre 17 tonnellate trasferite a questa banca dalla tedesca Deutsche Bank che li aveva avuti in pegno a garanzia di un prestito, totalmente rimborsato dal Venezuela in valuta pregiata.

Una vera e propria rapina, sullo stile di quella che nel 2011 ha portato al «congelamento» di 150 miliardi di dollari di fondi sovrani libici (ormai in gran parte spariti), con la differenza che quella contro l’oro venezuelano è stata condotta segretamente.

Lo scopo è lo stesso: strangolare economicamente lo Stato-bersaglio per accelerarne il collasso, fomentando l’opposizione interna, e, se ciò non basta, attaccarlo militarmente dall’esterno.

Con lo stesso dispregio delle più elementari norme di condotta nei rapporti internazionali, gli Stati uniti e i loro alleati accusano la Russia di violare il Trattato Inf, senza portare alcuna prova, mentre ignorano le foto satellitari diffuse da Mosca le quali provano che gli Stati uniti avevano cominciato a preparare la produzione di missili nucleari proibiti dal Trattato, in un impianto della Raytheon, due anni prima che accusassero la Russia di violare il Trattato.

Riguardo infine all’ulteriore allargamento della Nato, sancito il 10 febbraio 2019, va ricordato che nel 1990, alla vigilia dello scioglimento del Patto di Varsavia, il Segretario di stato Usa James Baker assicurava il Presidente dell’Urss Mikhail Gorbaciov che «la Nato non si estenderà di un solo pollice ad Est». In vent’anni, dopo aver demolito con la guerra la Federazione Jugoslava, la Nato si è estesa da 16 a 30 paesi, espandendosi sempre più ad Est verso la Russia.

Manlio Dinucci

Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO

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