Archivio della Categoria 'Lettere inviate e ricevute'

Beirut. Dopo lo scoppio scoppia l’emergenza… Serve aiuto immediato!

Beirut. La situazione è molto molto grave, dopo la tremenda esplosione del 4 agosto 2020. Ultime notizie dirette confermano anche la gravita delle carenze nel sistema di primo soccorso, dopo la messa in disuso per danno di 3 ospedali. Stanno spostando i degenti e sono sommersi da feriti, 4000 circa di cui mi dicono anche molto gravi e con ferite multiple. E’ stato lanciato quindi anche un appello per sangue. Purtroppo pare che molta parte degli immobili abbiano danni di vario grado ma che li rendono inabitabili. Il governo ha chiesto di allontanarsi dalla città a chi può farlo e pare che 300.000 persone stiano spostandosi. naturalmente chi non può resta e si allestiscono letti in chiese e moschee.

Ora, per l’emergenza, come anche in altri casi vi indirizzo a MAP che ha gente sul campo da una tentina o piu di anni e che offre continuo sostegnao alla comunita Palestinese in Libano, oltre a collaborare con tutte le strutture mediche locali. Non ho ancora notizie di danni ai campi Palestinesi. Come sempre, potete scegliere , ma sono certa che MAP può consegnare ed agire.

Nell’emergenza le immagini e le reazioni delle persone sono cosi tristi, ma purtroppo è peggio ancora perchè il Libano non sarà piu lo stesso paese per l’onda lunga di questo disastro. Una onda di cui alcuni godono e molti piangono, sopratutto i Libanesi e chi conosce un po il paese e la sua gente.

Paola Manduca – nowaroma@googlegroups.com

Here the link to MAP that issued a call for Lebanon, which they can surely honor as always. MAP is in Lebanon since many decades and has personnel and collaborations, so will deliver. It also has care of the local Palestianian community, which surely will be stranded, impoverished further, and in need more than usual. I have no direct news of damages in the camps in Beirut yet. https://www.map.org.uk/donate/donation-details/264

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Articolo collegato: https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2020/08/beirut-il-nitrato-dammonio-e-la-manina.html

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Veneto. Gli anziani non sono cavie per testare i vaccini pro Covid-19

In Veneto il governatore Luca Zaia continua a trattare gli anziani come cavie e questo è inaccettabile. Le sue parole e quelle del Rettore dell’Università di Verona Nocini sull’avvio della sperimentazione del vaccino anti Coronavirus mi hanno fatto venire i brividi. Utilizzare le ‘persone vulnerabili’ per sperimentare un vaccino che già oggi si sa essere inutile e dannoso è da pazzi. Farò tutto ciò che è in mio potere per difendere i nostri nonni e i nostri genitori da questo massacro.
Stiamo parlando di ‘persone di 65-70 anni, con patologie neoplastiche precedenti e superate’ – continua – costoro, secondo Zaia, dovrebbero essere le prime cavie. Persone fragili, anziane, che già hanno dovuto combattere con precedenti malattie. Quello che si paventa all’orizzonte è uno sterminio, peggio di quello perpetuato in Lombardia tra dicembre e gennaio, quando la più massiva campagna di vaccinazione d’Europa, ha procurato i tragici risultati che tutti abbiamo visto e che, per dolo o incompetenza, sono finiti nel grande calderone dell’emergenza Coronavirus. Nessuno ha mai indagato sulla correlazione tra vaccini e decessi per Covid-19 che già a gennaio, uno studio scientifico pubblicato su ScienceDirect aveva evidenziato. Ho presentato varie interrogazioni sulle sperimentazioni in corso – spiega – Oxford, Grad, Moderna e Reithera, quella a cui saranno sottoposti i cittadini veneti. Stiamo parlando di un vaccino Ogm che innesta geni e modifica il Dna. Una pratica che a detta di vari studi si presenta come altamente rischiosa e ad oggi ancora non opportunamente indagata, soprattutto per quanto concerne gli effetti collaterali genotossici. Anziani, ricercatori e dipendenti di azienda, militari e operatori sanitari, categorie non solo deboli ma anche ricattabili per via del rapporto contrattuale di lavoro o di una borsa di studio per la ricerca, sono le vittime prescelte – prosegue Cunial – sacrificate a un progetto criminale che di scientifico ed etico non ha assolutamente nulla. Per questo mi rivolgo a tutti i miei concittadini, e a tutti gli italiani – conclude Cunial – non prestatevi a tutto questo. Salviamo i nostri nonni, i nostri genitori, i nostri bambini. Diciamo no a qualsiasi sperimentazioni sui nostri corpi. Non permettiamo a un manipolo di politici venduti alle lobby di uccidere il nostro presente, il nostro passato e il nostro futuro”.

Sara Cunial, deputata del Gruppo Misto.

Qui le interrogazioni presentate sulla questione:
https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/06462&ramo=CAMERA&leg=18
https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/05058&ramo=camera&leg=18
https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/05215&ramo=camera&leg=18
https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/05574&ramo=camera&leg=18

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Commento di J.E.: “Zaia, presidente Regione Veneto chiede: “sperimentazione in vivo del vaccino anti Coronavirus su classi di ‘persone vulnerabili’”. Bambini e over-65 come cavie. Con un vaccino inventato in due mesi mai sperimentato in laboratorio nè su animali (con evidenza non ce ne è stato il tempo) ma da domani sparato in vena a tutti noi, vecchi e bambini. Succeda quel che succeda. Informatevi, per cortesia: si tratta di Eugenetica empirica totalmente avulsa da basi scientifiche. Si tratta della IV guerra mondiale, quella contro l’umanità. Se vi sta bene, amen. Altrimenti, è tempo di dare una mano…”

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Recovery Fund – Il teatrino continua…

Altro che vittoria… Il Consiglio Europeo della settimana scorsa ci ha cucinati a fuoco lento, spremendoci fino all’osso e ottenendo da noi quello che mai nessun governo italiano avrebbe potuto concedere apertamente; e cioè una formale delega all’Unione Europea perché possa sostituirsi ai governanti italiani nel determinare le linee-guida della nostra politica sociale ed economica: tasse, pensioni, eccetera. Lo stesso meccanismo – sia pur abilmente mascherato – che ha consentito a quei figli di Troika di massacrare la Grecia.
All’Italia hanno permesso di salvare la faccia. O, meglio, lo hanno permesso al Presidente del consiglio Conte. Il quale Conte é tornato in Italia atteggiandosi a “duro”, come colui che aveva sventato la manovra del pirata olandese (tutti olandesi i piú cattivi pirati della storia, da L’Olonese in giú!), resistendo sulla “linea rossa” e riuscendo a “portare a casa” – secondo la sua personale previsione – ben 209 miliardi di euro. «Chi omo», avrebbe detto Leo Gullotta.

I festeggiamenti sono durati due giorni interi, scanditi dagli squilli di tromba dei telegiornali e dalle odi dei giornaloni mainstream. Il Conte Tacchia era in brodo di giuggiole, mentre il fratello di Montalbano distribuiva zeppole a destra e a manca, e mentre anche Giggino O’ Guaglione (oramai capo riconosciuto della fronda interna contro Giuseppi) era costretto a genuflettersi davanti alla “vittoria storica in Europa”.

Poi, a poco a poco, la cruda realtá ha cominciato a venire fuori. Se ne sono accorti dapprima quelli dell’opposizione, che in un primo tempo erano stati piuttosto guardinghi. A seguíre, i piú smaliziati esperti di cose economiche, anche se pochi di loro hanno avuto il coraggio di mettere nero su bianco. Adesso anche molti politici del campo governativo sembrano essersi resi conto che si é trattato solamente di un grande bluff made in Germany.

Vediamo – sia pure per sommi capi – di ricostruire l’intera vicenda. Primo tempo: debitamente mascherati e sgomitanti, arrivano a Bruxelles i capi di governo dei 27 paesi dell’Unione. Sul tavolo, la proposta di compromesso del Recovery Fund suggerita dalla signora Merkel; con lo scodinzolante Macron ad atteggiarsi a comprimario (ma non ci crede neanche lui). Il compromesso prevede 750 miliardi di erogazioni da ripartire fra tutti i paesi dell’Unione (Germania compresa): 500 miliardi come contributi a fondo perduto, e 250 miliardi come prestiti. Súbito, a beneficio dei giornalisti, si accende lo scontro sui 500 miliardi a fondo perduto, giudicati eccessivi dagli spilorci (Olanda, Austria, eccetera) ed irrinunciabili dai paesi maggiormente colpiti dal Covid-19 (Italia, Spagna, eccetera). La questione non é di lana caprina: i prestiti, infatti, faranno lievitare il debito pubblico dei beneficiari, ed andranno comunque restituiti.

Primo tira e molla: Conte, Sanchez e gli allegri compagni della foresta rinunciano senza batter ciglio a 100 miliardi di contributi, con 100 miliardi in piú di prestiti (e di debiti); Rutte, Kurz e i pirati della Tortuga tengono duro.

La Merkel – che gioca a fare il “poliziotto buono” della situazione – lascia trapelare il timore che il mancato accordo possa determinare «la fine dell’Europa». Ma é soltanto una finzione.

Secondo tempo: una ulteriore mediazione sposta 10 miliardi dai contributi ai prestiti, e il gioco é fatto. Rien ne va plus: 390 miliardi a fondo perduto e 360 miliardi da restituire. E, con queste cifre, taccagni e spendaccioni fanno ritorno in patria, atteggiandosi tutti a vincitori.

Ma la realtá delle cose, invero, é assai piú complessa. Il vero braccio-di-ferro della trattativa non ha riguardato tanto gli importi da agitare davanti al naso dei creduloni, quanto piuttosto le condizionalitá con cui tutte le somme saranno o non saranno erogate.

Gli olandesi avevano chiesto che ogni decisione venisse assunta all’unanimitá, in modo da avere un vero e proprio diritto di veto. Ma si trattava della solita battutaccia del poliziotto cattivo, in modo da consentire alla Merkel di scodellare il previsto compromesso del poliziotto buono: per negare gli aiuti a un paese, ci sará bisogno di un voto che rappresenti almeno il 35% dei cittadini europei. Percentuale irraggiungibile per i 4 o 5 paesi “frugali”; ma – nessuno ha mostrato di accorgersene – facilmente ottenibile se al voto dei taccagni dovesse aggiungersi quello della Germania. In parole povere, Berlino sará in condizione di bloccare ogni singolo euro (di contributi o di prestiti) spettante all’Italia e agli altri paesi in difficoltá.

Tutto questo, perché il Consiglio Europeo dell’altro giorno non ha deliberato altro che regole, criteri, verifiche, condizionalitá. Nulla di certo, nulla di deciso, nemmeno la fantasiosa distribuzione immaginata da Giuseppi e che dovrebbe assegnarci gli sperati 209 miliardi di elargizioni assortite.
Di certo c’é solamente un fascicoletto di 67 pagine che destina i fondi a progetti che possano concretamente favorire la ripresa post-Covid, fissando le “regole” che dovranno presiedere alla assegnazione di prestiti e contributi. Il passaggio-chiave é quello di cui al punto 19 del documento: «i piani per la ripresa e la resilienza – cito da “La Stampa” – sono valutati dalla Commissione entro due mesi dalla presentazione delle domande. Nella valutazione, il punteggio più alto é per la coerenza con le raccomandazioni specifiche per Paese.»

In altre parole: per ottenere gli aiuti, l’Italia (o la Spagna, o la Romania, o qualsiasi altro paese) dovrá dimostrare di aver ottemperato alle “raccomandazioni” che ci giungono da Berlino, via Bruxelles. E queste raccomandazioni – ovvero “le riforme che l’Europa ci chiede” – sono quelle che devono impoverire il popolo italiano (e gli altri popoli europei del sud e dell’est).

La Kanzlerin – come piú volte ho riferito su queste stesse pagine – contesta che, a fronte dell’alto debito pubblico del loro Stato, i cittadini italiani siano mediamente piú ricchi dei cittadini tedeschi. In particolare, la fatona dai capelli di stoppia non digerisce che moltissimi italiani siano proprietari della casa che abitano e, in diversi casi, anche di una seconda casa per le vacanze; cosí come non sopporta che gli italiani – almeno quelli che possono permetterselo – risparmino e mettano i soldi sul conto in banca; cosí come, ancóra, non riesce a mandar giú tante altre cose (la nostra robusta riserva aurea, l’etá pensionabile incredibilmente giudicata non abbastanza alta, alcune misure straordinarie di sostegno alle fasce piú deboli, eccetera). Per la Cancelliera del Quarto Reich dovrebbero essere gli italiani a pagare il debito pubblico dello Stato, piú di quanto giá non facciano attraverso una imposizione fiscale che é la piú alta d’Europa. E come spremere ancora di piú gli italiani? Facile immaginarlo: con una patrimoniale di ferro, con la riduzione all’osso delle pensioni, con l’affamamento degli impiegati statali, con la riduzione della spesa sociale. In una parola: come hanno fatto in Grecia.

Il meccanismo attraverso cui arrivare a questo risultato é giá insito nel Recovery Fund, e reso piú pressante dall’aumento dei prestiti e dalla riduzione dei contributi a fondo perduto. Dal 2027, infatti, dovremo cominciare a restituire le somme avute in prestito; e, da súbito, dobbiamo programmare (e certificare all’UE) dove andremo a tagliare per recuperare le somme da restituire. Secondo le voci di corridoio, i tecnici di Gualtieri (il piú merkeliano dei ministri italiani) avrebbero giá individuato i primi capitoli da aggredire: pensioni (con l’abolizione di quota 100) e assistenza (con l’abolizione del reddito di cittadinanza). Gli ottimisti sperano che, offrendo fin da ora a Bruxelles queste due “riforme che l’Europa ci chiede”, l’Italia possa essere giudicata coerente con le ricordate «raccomandazioni specifiche per Paese».

Ma – come dicevo – si tratta solamente di ottimisti. Il disegno é quello di assoggettarci del tutto ai capriccetti della Cancelliera, fino a quando i cittadini italiani non saranno completamente ridotti in miseria.

Una sola differenza rispetto al caso della Grecia. Lí le “riforme” erano scritte direttamente dalla Troika. Qui, invece, le riforme potrebbero scriverle i politici italiani, beninteso sotto dettatura tedesca.

Michele Rallo – ralmiche@gmail.com

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Reale impatto del Covid-19 sulla mortalità totale in Italia, lo studio

A dispetto di dati inoppugnabili e neutrali (vedi di seguito), il coacervo politico-mediatico e sedicente tecnoscientifico nazionale e internazionale, nella sua frenesia di mantenere in piedi la procedura di annientamento della democrazia nel nome di una minaccia alla salute da far risalire esclusivamente a chi la minaccia, insiste nello spudorato impegno di annoverare chiunque muoia nella colonna “morti da Covid-19”. Da tempo è stata abbandonata la meno indecente distinzione, anch’essa comunque falsa e strumentale, di morti da Covid-19 e morti con Covid-19, nella quale ultima categoria venivano inseriti i decessi per qualunque causa, anche la caduta dal tetto, purché un solerte tampone (attendibile al 60% e meno) individuasse nella salma un sospettuccio di Coronavirus (quello che in gran numero tutti ospitiamo sempre).

Del resto, senza queste impeccabili procedure di calcolo, applicabili soprattutto nell’evenienza di “abbassamento della guardia” da parte del popolo bue e incosciente, quando mai si potrebbe immaginare l’accanimento vessatorio e del tutto demenziale sulla militarizzazione e disgregazione dell’apparato dell’istruzione italiana, a partire dagli asili. I ragazzi saranno fieri di trovarsi, imbavagliati, inespressivi e incomunicativi, in trono a monotavoli ben distanziati, che questo governo di superesperti gli avrà pagato 300 euro l’uno al posto dei 30 del prezzo giusto, di un totale di 3 milioni generosamente superiore di mezzo milione ai 2,5 milioni richiesti dai presidi (pardon, manager). E allora? Non dobbiamo utilizzare la “massa enorme di miliardi” (deputato 5Stelle) elargitici dal Recovery Fund per far ripartire l’economia, anche dell’industria dei tavolini, a rotelle o meno? Arriveranno a goccia a partire da metà 2021, forse, ma i falegnami sapranno anticipare…..

Fulvio Grimaldi

UniPa: reale impatto del Covid-19 sulla mortalità totale in Italia, lo studio
Ricerca innovativa del prof. Manfredi Rizzo pubblicata su JAMA Internal Medicine
https://www.siciliareport.it/province/palermo/unipa-reale-impatto-del-covid-19-sulla-mortalita-totale-in-italia-lo-studio/ Ancora più notizie su https://www.siciliareport.it

Come primo risultato, si è notato che la mortalità totale in Italia nel periodo 23 febbraio-4 aprile è raddoppiata nel 2020 rispetto agli ultimi cinque anni (vedi figura). In Lombardia alcuni comuni hanno avuto un drammatico incremento fino a cinque volte della mortalità totale.
Come secondo risultato, si è osservato che il numero di decessi da COVID-19 non giustificavano in maniera completa questo eccesso di mortalità, e che quindi migliaia di italiani sono deceduti per cause ‘indirette’ da COVID-19, quali ad esempio un ritardato o mancato accesso alle strutture sanitarie per il timore di contrarre il coronavirus.”
https://www.siciliareport.it/province/palermo/unipa-reale-impatto-del-covid-19-sulla-mortalita-totale-in-italia-lo-studio/

Sto ascoltando l’ultima intervista di Wodarg.
Passa uno tsunami di dati interessanti, praticamente il funzionamento della Mafia della sanità e le possibilità anche di cambiare le cose
https://www.youtube.com/watch?v=U5EXl6EiOb4&feature=youtu.be&fbclid=IwAR2GDshfkEj5rETu8XsH3D7pap68yJRuQjzQiXdZS-4l1OfMcYYxnIIz3zk

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P.S.

Inoltro queste straordinarie (nel senso che sono fuori dall’”ordine” dell’informazione nostrana) tabelle statistiche sui casi di mortalità da virus e totali in Germania, elaborate dal Dr. Dieter Langer.
La prima tabella registra i casi di morte attribuiti alle epidemie influenzali dal 1.gennaio al 28 giugno negli anni dal 2016 al 2020. La linea del 2020, in nero, è relativa alla cosiddetta pandemia Covid 19.
Il secondo grafico indica la mortalità totale per gli stessi periodi degli stessi anni.
Per quanto riguarda l’Italia, è già stato accertato, quanto meno, che nell’ondata influenzale 2017-2018 c’è stata una mortalità da virus influenzale di circa 20.000 casi superiore a quella attribuita al Coronavirus. Senza che si fossero imposte misure restrittive in violazione di leggi e costituzione e dispositivi detti di protezione individuale o collettiva.
Le conclusioni di questi inoppugnabili dati indicano, secondo il Dr. Langer, che non vi è masi stata una pandemia e che nell’anno 2020 c’è stata al massimo la più o meno consueta influenza. E’ anche annunciata per sabato prossimo una grande manifestazione a Berlino contro le misure e l’informazione del governo e dei suoi media. Sempre che la Merkel non proclami Berlino “nuovo focolaio”.

Hallo zusammen. hier die aktuellen täglichen Sterbefälle in der BRD bis 28.06.2020. Es gibt in der BRD keine Pandemie – hat’s nie gegeben. Wenn man die Daten ausquetscht könnte man auf eine Übersterblichkeit von vielleicht 2.000 Personen kommen. Also war 2020 ein Jahr mit Grippchen. Am kommenden Samstag wird eine Demo in Berlin stattfinden. Merkel passt das nicht, sie hat ihrem RKI möglicherweise schon aufgetragen, die Infektionszahlen in die Höhe zu pfuschen, damit am Samstag Berlin zur Todeszone erklärt werden kann. Es fühlt sich jedenfalls für mich so an. Dieter Langer: https://mail.google.com/mail/u/0/#inbox/FMfcgxwJXCDnMWLXmvPGsPqMFhPgGPtC?projector=1

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Testo in sintonia:

http://retedellereti.blogspot.com/2020/04/cambiare-il-mondo-con-un-virus.html

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La Cina accetta l’Islam ma non il terrorismo jihadista fomentato dagli USA

La causa uigura, cara all’occidente. L’analista politico Bruno Guigue ripercorre la campagna a favore degli uiguri, popolo musulmano cinese che l’occidente ritiene vittima di bullismo di Pechino. Qual è l’agenda geopolitica dietro i rapporti delle ONG occidentali?

Ripetuta dai media occidentali, l’accusa contro la Cina si è diffusa come un incendio: nella provincia strategica dello Xinjiang, si dice che Pechino abbia “incarcerato un milione di uiguri nei campi di internamento e costretto due milioni a seguire corsi di riabilitazione”. Gli uiguri sono una delle 54 minoranze riconosciute dalla Costituzione della Repubblica popolare cinese. Situata all’estremità occidentale della Cina, la regione autonoma uigura dello Xinjiang ha una popolazione composita di 24 milioni di persone, di cui il 46% uiguri e il 39% han. Se le accuse della stampa occidentale fossero corrette, la popolazione uigura, stimata in 10 milioni di persone, avrebbe quindi subito un mostruoso attacco! Per internare un milione di persone, infatti, si dovrebbe catturare la metà della popolazione maschile adulta di questo sfortunato gruppo etnico. Curiosamente, alcuna testimonianza menziona questa enorme scomparsa dalle strade di Urumqi, Kashgar ed altre città della provincia autonoma. Oltre a tale effettiva improbabilità, il processo a Pechino soffre anche di parzialità e unilateralità delle fonti di informazione menzionate. Credere nel discorso ufficiale è del tutto ingenuo, ma cadere nell’eccesso opposto sposando ciecamente il discorso dell’opposizione non è affatto meglio. Tuttavia, la narrativa dei media su tale incarcerazione di massa si basa su un rapporto scritto da un’organizzazione composta da oppositori al governo cinese e finanziata dal governo degli Stati Uniti. Tale organizzazione, affermatasi a Washington, la “rete cinese di difensori dei diritti umani” (CHRD in inglese), è presieduta da un fervente ammiratore del nobile dissidente cinese Liu Xiaobo. Condannato a 11 anni di prigione nel 2009, poi morto di cancro nel 2017 poco dopo la liberazione, quest’ultimo approvò con entusiasmo gli interventi militari nordamericani e chiese la colonizzazione del suo Paese da parte delle potenze occidentali, per “civilizzarlo”.

È tale rete di oppositori in esilio negli Stati Uniti che orchestra la campagna mediatica contro Pechino presentandone la politica nello Xinjiang come schiavitù totalitaria. Per fortuna, una delle principali fonti citate nel “dannato rapporto” deò CHRD non è altro che “Radio Free Asia”, una stazione radio gestita dal “Broadcasting Board of Governors”, agenzia federale supervisionata dal dipartimento. Stato e destinato a sostenere la politica estera degli Stati Uniti. Un’altra fonte importante è il Congresso mondiale uiguro. Organizzazione separatista creata nel 2004, considerata terroristica dalle autorità cinesi che l’accusano di essere causa delle sanguinose rivolte di Urumqi che nel 2009 diedero il segnale alla destabilizzazione della regione. Con sede negli Stati Uniti, il suo presidente ebbe il sostegno ufficiale di George W. Bush nel 2007. Naturalmente, tale organizzazione è finanziata dal “National Endowment of Democracy”, ramo del Congresso degli Stati Uniti che costituisce il perno delle politiche del “cambio di regime” e sospettata di dubbia vicinanza alla CIA.

Come notavano Ben Norton e Ajit Singh in un recente studio, “La dipendenza quasi totale dalle fonti a Washington è caratteristica delle notizie occidentali sui musulmani uiguri in Cina, così come sul Paese in generale, e presentano regolarmente accuse sensazionalistiche”. Di fronte a un fenomeno simile al terrore importato in Siria, le autorità cinesi reagivano costantemente Pubblicando un “Libro bianco sulla lotta a terrorismo ed estremismo e la protezione dei diritti umani nello Xinjiang”, il 18 marzo 2019, il governo cinese rispose a tali accuse. Poco commentato in occidente, e per una buona ragione, il terrorismo jihadista colpì duramente la Cina negli anni 2009-2014 creandovi un vero trauma. Dalla carneficina che uccise 197 persone a Urumqi nel maggio 2009, aumentarono gli attentati commessi dai separatisti: Kashgar nel maggio 2011 (15 morti), Hotan nel luglio 2011 (4 morti), Pechino (in Piazza Tiananmen) in ottobre 2013 (5 morti), Kunming a marzo 2014 (31 morti), Urumqi di nuovo ad aprile (3 morti) e a maggio 2014 (39 morti). Eppure tale enumerazione menziona solo gli attentati più sanguinosi sul suolo cinese. Nel summenzionato “Libro bianco”, Pechino affermava che dal 2014 furono arrestati 2955 terroristi, sequestrati 2052 esplosivi e 30645 persone furono punite per 4858 attività religiose illegali. Il documento indica anche che furono confiscate 345229 copie di testi religiosi illegali. Contrariamente a quanto afferma la stampa occidentale, non si tratta del Corano, ma della letteratura waqfita taqfirista che trasuda odio verso i musulmani che non appartengono a tale obbedienza settaria.

In un Paese in cui il potere politico viene giudicato in base alla capacità di garantire stabilità, è ovvio che qualsiasi tentativo di destabilizzazione, a maggior ragione del terrorismo indiscriminato, venga combattuto senza pietà. Possiamo giudicare questa politica particolarmente repressiva. Lo è, e le autorità cinesi non lo nascondono. Una pietra miliare fu senza dubbio quando il terrore si diffuse dalla provincia dello Xinjiang. La prospettiva di una generale conflagrazione del Paese sollevò lo spettro di uno scenario siriano. Tale paura era tanto più giustificata dato che la principale organizzazione separatista uigura, il Partito islamico del Turkestan, è diffusa in Cina e Siria, dove gli uiguri (che si dice siano 15000, famiglie incluse) sono particolarmente apprezzati nel movimento jihadista. Ma i sostenitori di questa nobile causa di solito dimenticano di menzionare che tale organizzazione, che probabilmente vedono come un’associazione filantropica, è il ramo locale di al-Qaida. Sorprendentemente ciechi, i suoi attacchi causavano centinaia di morti. Di fronte a tale ondata di violenza, cosa dovrebbe fare il governo cinese? A differenza degli Stati occidentali, la Cina non spedisce i suoi estremisti da altri. Combatte davvero il terrorismo, non per finta. La sorveglianza è generalizzata, repressione grave, prevenzione sistematica. La stampa occidentale denuncia i campi di rieducazione cinese, ma osserva un silenzio complice quando la CIA crea campi di addestramento per i terroristi. In Cina, la repressione dell’estremismo ha la schiacciante approvazione pubblica e questa politica portò alla fine delle violenze armate.

Contrariamente alle affermazioni della stampa occidentale, il governo cinese, da parte sua, non ha mai lanciato una campagna contro la religione musulmana. Ma gli irriducibili oppositori del regime cinese sparano di tutto: ora arrivano al punto di incriminare la presunta ostilità nei confronti dell’Islam. Ma tale accusa si basa sul nulla. La stampa occidentale citava utenti di Internet che presumibilmente stigmatizzavano la religione musulmana e denunciato la pratica dell’”halal”. In un Paese in cui 300 milioni di persone hanno un blog e in cui la libertà di parola è maggiore di quanto si pensi, vengono fatti commenti di ogni tipo. Sfortunatamente, ci sono islamofobi in Cina come altrove. Ma contrariamente alle affermazioni della stampa occidentale, il governo cinese, da parte sua, non ha mai lanciato una campagna contro la religione musulmana. Perché l’Islam è una delle cinque religioni riconosciute ufficialmente dalla Repubblica Popolare Cinese accanto a Taoismo, Buddismo, Cattolicesimo e Protestantesimo. Le moschee sono innumerevoli (35000) e talvolta costituiscono gioielli del patrimonio nazionale che attesta la presenza musulmana. Non vi è alcuna discriminazione legale contro i musulmani, liberi di praticare la propria religione in conformità con la legge. Come gli uiguri, anche i musulmani hui hanno una regione autonoma, Ningxia. Le donne hui indossano spesso l’hijab e nulla lo proibisce.

I ristoranti halal si trovano ovunque, comprese le stazioni e gli aeroporti. In Cina, l’Islam fa parte del quadro. Fuori dai confini, la RPC collabora con decine di Paesi musulmani nell’ambito della Nuova Via della Seta. Chi sostiene i separatisti uiguri e accusa Pechino di perseguitarli commette un triplice errore. Diffama un Paese che non ha controversie col mondo musulmano e la cui politica fu salutata dall’Organizzazione della Conferenza islamica. Si schiera cogli estremisti affiliati a un’organizzazione criminale (al-Qaida), la maggior parte delle cui vittime sono di fede musulmana. Infine, crede di difendere i musulmani mentre serve gli interessi di Washington, loro peggior nemico. Il problema nello Xinjiang non è l’Islam e la sua presunta persecuzione da parte delle autorità cinesi. L’origine dei disturbi che agitano questa parte del territorio cinese non è religiosa, ma geopolitica: è la strumentalizzazione della religione da parte di organizzazioni settarie che deve la propria nocività alla complicità straniera. Il problema dello Xinjiang non è quello della nazione uigura, integrata nella Repubblica popolare cinese sin dalla fondazione nel 1949. Lo Xinjiang faceva già parte dell’Impero Qing (1644-1912) e la presenza cinese risale ad alla dinastia Tang di 1300 anni fa. Che ci siano difficoltà nella convivenza non sorprende, essendo un problema a cui alcun Paese sfugge. L’aumento dell’insediamento han ha indubbiamente alimentato la frustrazione tra certi uiguri. Ma questa situazione sembra difficile da cambiare. La mescolanza multi-secolare delle popolazioni e la progressiva definizione dei confini univano una moltitudine di nazionalità nella Repubblica popolare cinese, che ha ereditato la maggior parte del territorio dal predecessore imperiale sino-manciuriano. Gli uiguri ne fanno partei, e questa eredità storica non può essere spazzata via con un colpo di penna.

I detrattori della Cina affermano che gli han (90% della popolazione) sono prepotenti. Ma se avessero voluto dominare le minoranze, Pechino non le avrebbe esentate dalla politica del figlio unico imposta all’etnia han dal 1978 al 2015. Questo trattamento preferenziale stimolò la crescita demografica delle minoranze, e specialmente uiguri. Usare il linguaggio usato per decodificare le pratiche coloniali per spiegare la situazione delle nazionalità in Cina non ha senso. Da Mao, alcuna discriminazione ha colpito le minoranze, al contrario. Nonostante la lontananza e l’aridità, lo Xinjiang si sviluppa a beneficio di una popolazione multietnica. Incoraggiato da oppositori sottomessi all’estero e senza pensare ai diritti umani, il separatismo uiguro è una follia aggravata da un’altra follia: quella del jihadismo planetario sponsorizzato da Washington da quarant’anni. Proprio come il governo degli Stati Uniti accese i fuochi della jihad contro l’Unione Sovietica in Afghanistan, armava i suoi “fantocci” in Medio Oriente contro la Siria, ed ora è fondamentale nella causa uigura per destabilizzare la Cina dal suo fianco occidentale. Non è un caso che il dipartimento di Stato annunciasse nel settembre 2018 che studiava la possibilità di sanzioni contro la Cina per la politica nello Xinjiang. Come sempre, il discorso umanitario delle cancellerie occidentali e delle loro ONG satellite è il volto pubblico dell’azione clandestina volta a organizzare la sovversione col terrore. Con una legge del genere, i Paesi presi di mira sono sempre quelli la cui indipendenza e dinamismo costituiscono una minaccia sistemica all’egemonia occidentale. La propaganda jihadista uigura, ora più che mai, prende di mira la Repubblica popolare cinese. Per i suoi predicatori, la “nazione del Turkestan” (è con tale nome che designano la maggior parte dell’Asia centrale turcofona) subisce un’oppressione insopportabile sul fianco orientale (Cina) come sul quello occidentale (Russia).

Invocando il boicottaggio della Cina, criticano gli abusi storici presumibilmente inflitti dai cinesi agli uiguri, citando assurdità come “lo stupro di donne musulmane” o “l’obbligo di mangiare carne di maiale”. Disincantato dalla svolta degli eventi in Medio Oriente, spinto dai servizi segreti turchi, il movimento jihadista in Turkestan riorienta la sua lotta: ora intende colpire di nuovo il nemico vicino (Cina) piuttosto che il nemico lontano (Siria) . Bisognerebbe essere ingenui nel credere casuale la coincidenza tra tale propaganda jihadista, febbre degli oppositori cinesi e stigmatizzazione della Cina dai media occidentali. Non per niente fanno piagnucolare la gente nei cottage sugli oppressi uiguri. Il tempismo è giusto. Alleata della Russia, la Cina diede un prezioso aiuto alla Siria nella lotta ai mercenari occidentali. Emarginando gli Stati Uniti, partecipa attivamente alla ricostruzione del Paese. In Sud America, sostiene il Venezuela acquistandone il petrolio, sconfiggendo l’embargo occidentale. La guerra commerciale con Pechino è un gioco a somma zero e Washington vede i propri limiti. La realtà è che la Cina è una potenza in aumento, gli Stati Uniti decadente. Quando le due curve s’intersecano, tutto va bene, dal punto di vista dei perdenti, per cercare di fermare la marea.

Bruno Guigue

Fonte: https://francais.rt.com/opinions/60273-cause-ouighoure-coqueluche-occident-par-bruno-guigue

Traduzione di Alessandro Lattanzio – http://aurorasito.altervista.org/?p=13071&fbclid=IwAR0lwjHTjPyjdlIuXOmZBRcOsPgfTZIBkb0cOwdV2WXE68IigujErBIJPkk

Dichiarazione del portavoce dell’ambasciata cinese in Francia sulle bugie recentemente emerse in merito alla regione dello Xinjiang
Ambassade de Chine en France

In tempi recenti, alcuni politici nordamericani, australiani e britannici e alcune cosiddette “organizzazioni per i diritti umani” occidentali hanno lanciato una nuova campagna di calunnie contro lo Xinjiang cinese. Spinti da fini politici, hanno fabbricato un’intera serie di menzogne sensazionali che hanno toccato l’opinione pubblica e persino ingannato alcuni politici in Francia. L’ambasciata cinese in Francia è di nuovo determinata a mettere le cose in chiaro. Alcuni accusano lo Xinjiang di aver istituito “campi di internamento” o “campi di rieducazione”, nei quali “un milione di uiguri sono detenuti”. Questa menzogna è fabbricata e propagata da Chinese Human Rights Defenders, un’organizzazione non governativa finanziata dall’amministrazione statunitense che, con nient’altro che interviste con solo otto uiguri e una vaga stima a sostegno, ha confezionato la conclusione assurda secondo cui “tra i 20 milioni di abitanti dello Xinjiang, il 10% è detenuto nei campi di rieducazione”. La realtà è che i centri di istruzione e formazione professionale istituiti nello Xinjiang secondo la legge, simili ai centri di de-radicalizzazione in Francia e in altri paesi, sono un’utile misura antiterrorismo e di deradicalizzazione. Questi centri osservano rigorosamente i principi fondamentali di rispetto e protezione dei diritti umani sanciti dalla costituzione e dalle legge cinesi. La libertà personale dei tirocinanti è pienamente garantita. I centri sono gestiti come collegi e vengono forniti pasti halal. Coloro che seguono la formazione possono tornare a casa regolarmente e richiedere tempo libero per occuparsi di affari personali. Possono usare lingua e scritto del proprio gruppo etnico. I costumi di tutti i gruppi etnici e la libertà di credo religioso sono pienamente rispettati e protetti. Attraverso l’apprendimento della lingua comune, delle conoscenze giuridiche e delle tecniche professionali del Paese, gli stagisti che sono stati influenzati da idee estremiste e che hanno commesso piccoli reati possono sbarazzarsi di queste idee estremiste, acquisire competenze e reintegrarsi in la società. Questa misura ha dato risultati riconosciuti e ha contribuito a preservare la stabilità sociale nello Xinjiang e a difendere un ambiente sano per lo sviluppo delle religioni.
Alcuni accusano lo Xinjiang di organizzare “lavori forzati di massa”. Questa falsa voce proviene dall’Australian Strategic Policy Institute (ASPI), un’organizzazione finanziata da molti anni dall’amministrazione e dai produttori di armi statunitensi. Il 1° marzo, l’ASPI ha elaborato un presunto rapporto intitolato “Uiguri in vendita” con storie inventate, descrivendo in modo calunnioso, usando espressioni come “lavoro forzato”. l’iniziativa volontaria degli indigenti abitanti dello Xinjiang meridionale che si recano nell’est del Paese per trovare posti di lavoro e redditi più elevati. Il dipartimento di Stato e il del Congresso degli Stati Uniti quindi comunicarono queste bugie e redatto i cosiddetti “rapporti”, con l’obiettivo finale di interferire negli affari interni della Cina, interrompendo la stabilità e lo sviluppo dello Xinjiang e opprimere le aziende cinesi. Sotto la maschera dei diritti umani, cercano di privare i poveri dello Xinjiang del diritto al lavoro e ad una vita migliore. Che infigardaggine. La realtà è che lo Xinjiang è una regione al confine nord-occidentale della Cina, dove lo sviluppo è relativamente in ritardo e molti residenti vivono ancora in condizioni di povertà. Negli ultimi anni, il governo della regione autonoma uigura dello Xinjiang ha attuato una strategia per dare priorità all’occupazione e perseguire una politica occupazionale proattiva per affrontare il problema della povertà. I lavoratori di diverse etnie nello Xinjiang possono scegliere liberamente mestieri, senza alcuna restrizione alla libertà personale. Il governo dello Xinjiang è molto impegnato a proteggere i diritti e gli interessi dei lavoratori. La discriminazione sulla base di etnia, sesso e credo religioso non è tollerata. I lavoratori sottoscrivono contratti di lavoro con aziende ai sensi della legge, beneficiano della sicurezza sociale; vecchiaia, malattia, disoccupazione, infortuni sul lavoro e assicurazione sulla maternità e guadagnano salari non inferiori al salario minimo. Alcuni parlano di “sterilizzazioni forzate” nello Xinjiang. Questa è una totale assurdità. Come ha rivelato il notiziario indipendente statunitense The Grayzone, Adrian Zenz, cosiddetto esperto tedesco sullo Xinjiang e autore di questa menzogna, è in realtà un membro di un’organizzazione di estrema destra supportato dall’amministrazione nordamericana. È anche membro di un gruppo di ricerca sui centri di istruzione e formazione professionale nello Xinjiang, istituito e manipolato dall’intelligence statunitense. Si sa che Adrian Zenz ha l’abitudine di fabbricare disinformazione contro la Cina. I suoi falsi discorsi si sono già scontrati con la realtà dei fatti molto tempo fa.
Il governo cinese protegge con uguale attenzione i diritti e gli interessi legittimi delle persone di tutti i gruppi etnici in Cina. In effetti, per molti anni, la politica della popolazione cinese ha teso a favore delle minoranze etniche. Dal 1978 al 2018, la popolazione uigura dello Xinjiang è cresciuta da 5,55 milioni a 11,68 milioni, rappresentando circa il 46,8 percento della popolazione totale della regione. Quanti paesi nel mondo hanno raddoppiato la propria popolazione in 40 anni? Alcuni accusano la Cina di “aver distrutto moschee nello Xinjiang”. È una favola pura. Nel 2018, la Grande Moschea di Kargilik è stata identificata come un edificio a rischio dopo verifiche tecniche. Nel febbraio 2019, il distretto di Kargilik ha rinnovato questa moschea per proteggerla, ed ha riaperto il mese successivo. Per quanto riguarda la Moschea Id Kah di Keriya, una moschea di 800 anni situata nella prefettura di Hotan, non solo non è mai stata distrutta, al contrario, è stata classificata dal governo centrale cinese nella lista dei patrimoni cittadini protetti. Gli autori di tali notizie false hanno sostenuto le loro menzogne con foto di moschee in cattive condizioni, ma non mostrano mai le foto delle stesse moschee dopo i lavori di ristrutturazione. Oggi, lo Xinjiang ha 24400 moschee, o una moschea per ogni 530 musulmani, più di dieci volte il totale delle moschee negli Stati Uniti. Alcuni sostengono che esiste una “massiccia sorveglianza del popolo dello Xinjiang”. Infatti, come in altre parti della Cina, il governo dello Xinjiang sta installando telecamere a circuito chiuso su strade principali, rotte dei trasporti e altri luoghi pubblici, in conformità con la legge, nel tentativo di innalzare gli standard di governance e per prevenire e combattere il crimine in modo più efficace. Questi dispositivi non si rivolgono a nessun particolare gruppo etnico. Hanno reso i residenti più sicuri ed hanno il sostegno generale della popolazione multietnica locale. Alcuni negli Stati Uniti qualificano l’uso di mezzi ad alta tecnologia nello Xinjiang come “violazione dei diritti umani” e li usano per imporre sanzioni alle società cinesi, mentre è risaputo che i servizi di intelligence statunitensi controllano il mondo intero 24 ore su 24. È la pratica del doppio standard e della logica del bandito.
Va notato che durante i 20 anni precedenti l’applicazione delle misure preventive antiterrorismo e sulla radicalizzazione nello Xinjiang, la regione ha subito migliaia di attentati terroristici, con centinaia di vittime, migliaia di feriti e perdite economiche inestimabili. Mentre lo Xinjiang non ha visto un attentato terroristico negli ultimi 40 mesi, l’economia locale si sta sviluppando bene, la società è stabile e la gente vive in pace. Eppure ci sono persone che non lo vogliono. Brandiscono i diritti umani e la religione e fabbricano costantemente assurde bugie estreme. Il loro vero scopo? Destabilizzare lo Xinjiang e arginare la Cina. Oggi non sono le “prove a dimostrare l’innocenza della Cina” o l’invio di “osservatori indipendenti” in Cina di cui abbiamo più bisogno, ma dobbiamo mostrare che hanno inventato ogni menzogna sullo Xinjiang e mostrare come vengono inventate, al fine di svelare la verità e proteggere i popoli del mondo dall’inganno.

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