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Estorsioni governative: “Canone RAI nella bolletta elettrica”

In questo Paese fare prevenzione e cercare di anticipare i problemi è impresa impossibile, non c’è rimedio alcuno alle peggiori previsioni, che puntualmente si avverano, e per le persone intelligenti ed oneste lo spazio per vivere dignitosamente, senza subire penalizzazioni e vessazioni si riduce sempre più, fagocitati da parassiti e dementi, posti in tutti i gangli istituzionali e sociali, a partire dal vertice della piramide gerarchica.

L’argomento che vi propongo, emblematico di un paese allo stremo della decadenza e del degrado, è il Canone Rai addebitato nella bolletta energetica, che fin dagli inizi, in tutte le persone intelligenti ha fatto immediatamente suonare un campanello di allarme fregatura.

Come tanti italiani, proprio per cercare vanamente di evitare fregature, ero intervenuto preventivamente inviando il 16 febbraio 2016 due raccomandate AR, una all’Agenzia delle Entrate ed al nostro fornitore di Energia Elettrica GREENNETWORK, seguendo con precisione le indicazioni fornite dalle principali associazioni nazionali di utenti e consumatori, proprio per evitare che mi venissero addebitati due canoni RAI in bolletta, avendo due contatori, uno per piano nella stessa casa e famiglia, uno intestato a me ed uno a mia moglie. Semplice da capire in qualsiasi paese al mondo, ma non nel nostro.

Ovviamente non è servito a nulla, in qualsiasi altro paese del mondo occidentale le comunicazioni le avrebbero recepite ed avrebbero provveduto a cancellare mia moglie tra i destinatari del canone in bolletta, riconoscendo che solo io devo provvedere, come sempre fatto in precedenza, a pagare il canone RAI, ma non da noi, dove oltre all’inefficienza credo contribuisca la mala fede e l’estorsione legalizzata come modus operandi istituzionale. Loro ci provano a fare i finti tonti, tanto a rimetterci è sempre pantalone e sanno di poter contare sull’impunità. Quando mai qualcuno istituzionalmente è ritenuto responsabile e punito? Tutti gli sforzi e le energie profuse dall’utenza sono vane di fronte al menefreghismo più assoluto che caratterizza le nostre istituzioni parassitarie.

Infatti ho ricevuto le bollette con l’addebito del canone in entrambe, come fossero due famiglie e due case diverse, dando corpo ai peggiori timori, di aver cioè a che fare con dei lestofanti il cui scopo è solo incamerare denaro anche illegittimamente.

Il fornitore di energia Greennetwork da me consultato telefonicamente ha rimbalzato la responsabilità alla Rai ed all’Agenzia delle Entrate, la responsabilità in Italia è sempre di qualcun altro e l’utente è costretto a parlare con dei call center dove gli operatori non sanno neppure parlare in italiano e svolgono solo un ruolo di temporeggiamento … invece alla Rai sanno parlare in Italiano ma rinviano al sito web per ogni comunicazione …

Da non credere!

Mi rendo conto che sono situazioni kafkiane (Kafka si rivolterà nella tomba per non averle sapute immaginare neppure lui), cui ormai dovremmo essere abituati, ma per chi li subisce di volta in volta sono ferite vive ai neuroni, un ulteriore colpo all’intelligenza residuale che ancora aleggia negli italiani che insistono a risiedere in questo paese in stato di disgrazia e di sfiga perenne, nell’angosciante e continua attesa di qualche nuova fregatura partorita dalla casta al potere.

Nel frattempo io sono stato costretto a pagare impropriamente un secondo canone RAI (che ipocrisia definirlo in tal modo, trattandosi di una tassa sul possesso di un televisore o altro apparecchio ricettivo), pur avendo un solo televisore in casa ed una sola famiglia. Questo è il metodo applicato dallo stato per sostenere la RAI e per colpire l’evasione, stando alle false intenzioni inizialmente dichiarate dagli apparati governativi.
Se esistesse ancora la vergogna dovrebbero sprofondare sotto terra, ma temo che non basterebbe neppure sputare loro in faccia per far loro intendere quanto siano disprezzabili ed ignobili.
Un paese che non ha alcun rispetto per i cittadini non merita a sua volta alcun rispetto e non ha alcun futuro.

Cav. Dott. Claudio S. Martinotti Doria www.cavalieredimonferrato.it claudio@gc-colibri.com

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Terrorismo: “Stabilizzare destabilizzando” ovvero: se il cecchinaggio fa il gioco dell’occidente

Nuova strage a Monaco di Baviera, un attentatore spara sulla folla di un centro commerciale. Non si può non ricordare che i cecchini armati contro la folla hanno già fatto da molto tempo la loro disgraziata comparsa sul suolo europeo.

Negli anni ‘90 furono attivi in molte città della Federazione Jugoslava, compiendo stragi di civili sui quali sparavano a caso in piazze, mercati ed altri luoghi pubblici (tragicamente famosa quella di Serajevo).
Quella guerra civile fu organizzata con dovizia di particolari dai comandi Nato e dalla politica eurostatunitense, fornendo armi, finanziamenti e “consiglieri militari” (come in Vietnam, la stessa dizione!) ai gruppi paramilitari separatisti, nonché con una politica di appoggio/boicottaggio a seconda della fazione politica che prevalesse elettoralmente. Quando vincevano le nuove destre autonomiste i loro governi ricevevano finanziamenti e condizioni commerciali di favore, mentre in caso contrario scattavano boicottaggi internazionali e sanzioni economiche, una feroce arma di distruzione di massa capace di disintegrare le economie di società non suffiicientemente forti (lo stesso gioco perverso che ora gli yankee cercano di praticare contro la Russia, alla quale però riescono a fare appena il solletico).

Un vecchio libro di Lidia Menapace racconta con dovizia di particolari la successione degli eventi politici internazionali che provocarono la guerra civile e disgregazione jugoslava, ma basti ricordare la famosa dichiarazione di Lamberto Dini: “Io a Rambouillet c’ero, niente fu fatto per la pace, tutto per la guerra” (a Rambouillet si riunirono i capi dei governi Nato, decidendo di intimare alla Federazione Jugoslava l’occupazione straniera del suo suolo, che fu difeso dall’esercito federale fedele al legittimo governo di Slobodan Milosevic, un governo eletto, a differenza delle attuali tirannidi europee).

(vedi: https://www.youtube.com/watch?v=fDSyzDLN6dU)

La politica del bastone e della carota, nella forma dell’alternanza mirata di finanziamenti e boicottaggi, è dello stesso genere di quella che è stata praticata dalla Troika contro la Grecia nel 2015, chiudendo persino il rifornimento di banconote alle banche quando la politica del governo di Syriza discordava da quella dei vertici finanziari internazionali. Assomiglia pure alla tecnica delle minacce ricattatorie della giovane criminale internazionale Maria Elena Boschi, che disse ai torinesi “Se votate e fate vincere Chiara Appendino perderete milioni di finanziamenti governativi”, e successivamente “Se non votate la mia [squallida] riforma [deforma siforma] costituzionale saremo più deboli di fronte al terrorismo”.

Due minacce di stampo mafioso: “Se non votate come vogliono i nostri padroni capibastone costoro rapineranno i vostri soldi e sguinzaglieranno il terrorismo per uccidervi e spaventarvi”.

Maria Elena Boschi deve essere arrestata, posta in condizione di non nuocere sotto sicura custodia, e processata per i suoi infami delitti contro la popolazione.

Ma i cecchini che sparano su folla e poliziotti comparvero nuovamente in Europa in tempi più recenti, durante il sanguinario colpo di stato europeista in Ucraina, finanziato dal magnate George Soros e dal governo americano, con la complicità attiva di intellettuali sobillatori europei, come l’agitatore terrorista Bernard Henry Levi, colpevole anche di destabilizzazione terrorista in Africa.

Anche Levi è un pericoloso terrorista da arrestare e processare per le sue sanguinarie infamie.

D’altro canto, dopo la violenta vittoria dei criminali golpisti, l’Unione Europea finanzia il governo assassino di Kiev olpevole della lunga aggressione terrorista contro le popolazioni del Donbass, con democratico referendum staccatesi dalla nuova Ucraina neonazista.

Sorge spontanea la domanda: “Ma è facile convincere, addestrare e mettere in azione dei cecchini, serial killer disposti a sparare su civili inermi ?”. Anzitutto, esistono appositi corpi militari, per questo. Ma in caso di bisogno si può fare di meglio: da decenni il settore speciale MK Ultra della Cia ha sviluppato tecniche psicologiche supportate da strumenti elettronici e chimici capaci di costruire assassini programmabili e manovrabili a piacere.

Ed è significativo che in tutti gli otto attentati degli ultimi due anni sul suolo euroamericano gli assassini che non sono riusciti a fuggire siano regolarmente morti: il morto non parla, e non può più spiegare perché ha ucciso né su ordine di chi.

E, come è evidente, finché gli attentatori colpiscono ferocemente e a caso i cittadini comuni, invece che i palazzi del potere, non possiamo abbandonare il sospetto che i governi siano in qualche modo collusi con le elites che dirigono questi massacri a scopo di destabilizzazione e reazione autoritaria.

“Gli attentati dinamitardi sono i bombardieri del popolo” scriveva sul suo manuale di guerra il terrorista di estrema destra Mario Tuti, capo di Ordine Nero ai tempi della strategia della tensione in Italia. Sembra una frase riavviata dai manuali di guerra del generale Westmoreland.

“Stabilizzare destabilizzando”, grazie alla paura indotta nella popolazione, fa parte del classico schema di guerra antipopolare “Problema-reazione-soluzione”, esplicitamente evidenziato da David Ike.

Vincenzo Zamboni

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Commento di G. Bonconte Montefeltro: “AVVERTENZA SEQUENTE VISIONE LETTURA SCONSIGLIATA COLORO MAGGIORE SENSIBILITA’ CAUSA PROPRIE NERVATURE SCOPERTE RIGUARDO ARGOMENTO OGGETTO STOP RICORRENTE PERSONAGGIO DEFINITO SQUILIBRATO AUTORE ATTENTATI RAPPRESENTARSI MODALITA’ LINEARE CODICE SEQUENZA ARCANI MAGGIORI COME ARCANO SENZA NOME ID EST IL MATTO ID EST PRIMO SERIE MAGGIORI STOP SOMMA TEOSOFICA DATA 22/7/20l6 ID EST VENTI CORRISPONDENTE ARCANO 20/XX IL GIUDIZIO STOP SUSSITONO MOLTEPLICI INTERPRETAZIONI LOGICO LINEARI POSSIBILI STOP ACCETTASI FAVOREVOLMENTE CONTRIBUTI SCOPO AMPLIAMENTO COMPRENSIONE STOP ACCETTASI FAVOREVOLMENTE EVENTUALI CRITICHE PURCHE’ NON APRIORISTICHE MODALITA’ ESCLUDENTE DENIGRATORIA MA SOLO QUALORA COSTRUTTIVE SCOPO ACCRESCIMENTO RECIPROCO CONOSCENZA EX INTERESSATI CONOSCENTI ANCHE PARZIALMENTE MATERIA STOP”

Commento di Giorgio Vitali: “Tutti i messaggi sono in codice perché devono essere REITERPRETATi dai cosiddetti MEDIA. Attenzione quindi ai sistemi di lettura. Per il momento ci limitiamo ad osservare che LORSIGNORI sono stati costretti a reinterpretare il ruolo dell’assassino di Monaco, beninteso SOLO AVER CELEBRATO IL MAGNIFICAT per gli atleti israeliani uccisi a Monaco dopo sequestro. INFATTI, I TESTERS DELL’OPINIONE PUBBLICA EUROPEA hanno segnalato un pericoloso sbandamento dopo l’ennesima notizia di massacro. Il rischi di ritorsione o di perdita della BUSSOLA precostituita hanno indotto le MENTI PENSANTI del sistema terroristico domiciliare A FAR MARCIA INDIETRO accusando una sola persona e per ragioni del tutto intime.”

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Francia, chi è causa del suo mal pianga se stesso – Nizza e l’attentato “casalingo”

La Francia, dopo la Turchia, è uno dei più accaniti nemici di Assad in Siria; vuole rovesciarlo da anni.
Era pronta a intervenire militarmente se l’avesse ordinato Obama. Nel 2012, il suo primo ministro Laurent Fabius dichiarò: “”Bachar El Assad ne merite pas d’etre sur cette Terre”. Lo stesso Fabius disse anche: “Al Nusra, sul terreno, fa’ un buon lavoro”. Al Nusra, ossia Al Qaeda. Fabius ne ha sempre parlato col giusto orgoglio, perché la Francia ha fornito Al Nusra di almeno 1700 jihadisti.

Alcuni erano ufficiali francesi che sono andati a combattere con terroristi siriani per abbattere Assad; anzi li inquadravano e comandavano. Il governo siriano catturò in varie occasioni alcuni di questi militari.

L’ambasciatore siriano all’Onu, Al Jaafari, accusò la Francia di inquadrare i terroristi con suoi ufficiali, accusa non contestata dall’ambasciatore francese Araud, presente.

Il Telegraph fu uno dei pochi media a dare una notizia il 22 febbraio 2015: “Thirteen French officers ‘captured by Syrian Army‘, 13 ufficiali francesi catturati dall’Armata Siriana – per giunta mentre alla testa dei tagliagole, assaltavano il villaggio cristiano di Sadnnye. Assad li rimandò a casa, quegli ufficiali.
Il ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian , andò ad accoglierli all’aeroporto.
(Tratto da Evolution)

Nizza e l’evoluzione della specie
“L’Isis, Daish, lo Stato Islamico, il Califfo… ha rivendicato l’attentato di Nizza. L’Isis ha dichiarato che l’attentatore è un suo soldato…”.

Apperò.
Allora è vero che si è trattato di terrorismo islamico ! Che altro ci vuole per dare un po’ di pepe allo scontro di civiltà, alla caccia all’islamico, al dissidente, all’oppositore, allo Stato d’emergenza fino al 2017, modello Erdogan? Infatti, domani, se gli gira, la Cia, il Mossad, l’MI6, la francese DGSE, o chi per loro, diranno ad Al Baghdadi, o piuttosto a Rita Katz, sua portavoce, di rivendicare l’assassinio di Yara e di fare di Bossetti, già incastrato di suo per mano della procura di Bergamo, la cellula incaricata di spargere il terrore islamista tra le brume e i camosci della Val Brembana. Ormai l’Isis funziona alla grande anche per sistemare gli indisciplinati interni. Il marocchino del quarto piano ha insozzato con la cenere del suo sigaro i panni stesi al terzo piano? Il macchinista seconda generazione ha fatto arrivare il treno con venti minuti di ritardo? Il bulletto della Quarta Ragioneria, nipote di immigrati, ha molestato il compagno biondo occhi cerulei? Tutti attentati al nostro modo di vivere, ai nostri valori. Nel giro di tre ore arriva la rivendicazione dell’Isis. E Alfano convocherà la stampa mondiale per comunicare che lui l’aveva subito sgamato, il terrorista, e che la sua identificazione e cattura è merito dei da lui istituiti Clandestini Reparti Speciali Antiterrorismo Brembatesi.

Attentati come gruviera, ma bene incartati

Sono dei farfalloni, come sempre. Fanno gli attentati con lo sputo e con lo scotch, come fossero il ciabattino sotto casa che si avventura a fare scarpe alla Ferragamo. Così dall’11 settembre in qua. Chi li salva è la perfetta tempesta mediatica che spazza via ogni interrogativo, fosse anche grande come una torre gemella. A Nizza un ubriacone erotomane, ladro e picchiatore, residente in quartiere “difficile”, fuori di testa e pluricondannato e, dunque, necessariamente nell’occhio del ciclone poliziesco, mai stato in moschea, ma aperto il corano, mai osservato il ramadan, abbuffato di salsicce, pure gay represso, insomma il perfetto soggetto psicolabile, ricattabile, manipolabile, illudibile (tipo quelli di Parigi e Bruxelles), viene detto “radicalizzato” dalla sera al mattino, prima che il gallo abbia cantato tre volte, al punto di ghignare felice nel selfie scattato in vista dell’autoimmolazione per il Profeta. Chi lo dice: la Sureté. Perché lo dice? Perché il malvivente da una settimana non s’è tagliato la barba. Come caratterizzazione di un lucido pianificatore di stragi jihadiste basta e avanza. Poi sono tre giorni che gira sulla Promenade des Anglais con un bestione di frigo-camion che lo notano fin dalla sonda su Marte. Come se sul lungomare pedonalizzato di Forte de’ Marmi gironzolasse senza sosta un Tir con scritto su “Bibite”.

Ma nessuno dice: embè? Tantomeno la Gendarmerie di Nizza quando quel mezzo abbagliante, ormai pendolare, forse ritenuto trasporto di linea, da 19 tonnellate, irrompe sulla Promenade mentre decine di migliaia di persone incantate fanno ooohhh agli ultimi bagliori dei fuochi per il 14 luglio, superfesta nazionale. E, partito a passo d’uomo, tanto quanto sarebbe bastato al primo vigile per chiedergli libretto, patente e assicurazione, poi ingrana la quarta e schizza via a 90 all’ora, a zig zag, per 2 km, travolgendo e trasformando gli ooohhh in urla di terrore e morte. Gli si affianca un ciclista, uno scooterista, poi basta. Mica un gendarme. Alla fine del mattatoio si ferma e, allora, gli sparano una cinquantina di colpi. Chiaramente per prenderlo vivo, come in tutte le altre occasioni, da Charlie Hebdo in poi, in modo da farci rivelare tutto sull’operazione, su mandanti, padrini, covi, organizzazione, l’Isis da capo a coda. All’obiettivo di telecamere e fotografi la cabina del camion risulta semi-disintegrata. Disintegrato Mohammed Bouhlel e disintegrata tutta l’apparecchiatura all’interno della cabina, magari anche quella che serviva, come nel caso degli “aerei” contro le Torri Gemelle e contro il Pentagono, a guidare a distanza il mezzo. Curioso, è dalla madre di tutti gli attentati, l’11 settembre, che tra i cosiddetti attentatori-dirottatori-fucilatori-bombaroli, non se ne trovi uno che si possa definire fanatico, ascetico, convinto, osservante, bigotto, beghino e inflessibile militante dell’Islam. Infedeli più degli infedeli crociati che si dice vogliano eliminare dalla faccia della Terra, come diavolo si inseriscono nella vulgata dei neomori impegnati nello “scontro di civiltà”?

Interessante l’evoluzione della specie terrorista, un po’ come dall’ homo erectus a quello sapiens. Agli albori c’è stato il terrorista rooseveltianus che era quello a forza di provocazioni indotto a farsi terrorista mentre riteneva di reagire a una minaccia incombente. Vedi i giapponesi su Pearl Harbor. Venne poi il johnsonianus, formidabile salto tecnologico nel virtuale, che esisteva solo nei report del Pentagono come ripresi dal New York Times. Si manifestò sugli inesistenti barchini nordvietnamiti che avrebbero attaccato la marina Usa nel Golfo del Tonchino. Seguì il terrorista bushensis, tornato concretissimo e materialissimo, tratto direttamente dai servizi segreti, mimetizzato da dirottatore saudita, bombarolo del metrò o della stazione, spettatore di maratone. Ma sempre a rischio di sputtanamento, con esiti catastrofici, come già apparsi all’orizzonte di un tremendamente malgestito 11 settembre. E quindi perfezionato dai più sofisticati europei in terrorista hollandianus: il patsy, inglese per capro espiatorio, che viene reclutato tra i reietti, disturbati, ricattabili, manipolabili, del sottobosco sociale e spedito a figurare sul proscenio di uno spettacolo diretto da dietro le quinte. E’ il lupo solitario, il terrorista della porta accanto che serve a farti stare intirizzito dalla paura in ogni istante della vita e quindi, disponibile e grato a qualsiasi catena in cui ti avvolgano perchè ti faccia da scudo contro tale onnipresente pericolo.

Cui prodest
Il ciarlatano con gli scarponi chiodati insediato all’Eliseo, ennesimo vanto di una classe dirigente francofona per lingua, ma della lobby per matrice e destino, non ha atteso che si asciugasse la polvere dei 50 tardivi spari su un camion, che ha potuto fare quello che voleva per una trentina di minuti, per rendere omaggio al tributo di Mohammed Bouhlel alla Francia e alla grandeur. Immediato ulteriore impegno bellico nelle carneficine di Siria, Iraq e Africa , dove i patsies si chiamano Isis e Al Qaida nel Maghreb, e rinnovo dello Stato d’emergenza, non per i soliti altri tre mesi, ma, già che ci siamo, fino a tutto il 2017. Stato d’emergenza, cioè arresti preventivi, perquisizioni e irruzioni senza mandato giudiziario, detenzione di sospetti, aumentati poteri di polizia, sorveglianza totale, possibilità di legge marziale e coprifuoco. Tutta roba servita magnificamente a prevenire che un energumeno violento, stranoto, disturbato fino al midollo, dall’instant-radicalizzazione, con camion entrato e imperversante indisturbato contro obiettivo ultrasensibile di migliaia di persone ammassate in occasione che più simbolica non si può (14 luglio!). Ma servita ancora di più a spegnere una rivolta di popolo contro la legge del lavoro schiavizzato e perpetuato fino a 50 ore la settimana e il crollo psicofisico, durata mesi e che stava per buttare all’aria quanto con tanta cura si era costruito da Charlie Hebdo al Bataclan e a Bruxelles.

C’è chi dice, rammentando che i più bravi in queste cose sono pur sempre la Cia e il Mossad, che a Nizza lo scherzetto non l’abbia fatto Hollande, ma glie l’abbiano fatto. Se è vero che a Erdogan gli lasciano combinare di ogni perché è Fratello Musulmano e cioè una garanzia che affonda le radici nei secoli del dominio coloniale e, oltre a tenerti in piedi i mercenari Isis, è nemico mortale di quella lenza di Al Sisi che ha fatto fuori la fratellanza in Egitto, a Hollande potrebbero volere rimproverare, in maniera un tantino brusca, di farsela proprio con quell’ Al Sisi, per via del gas, e di sostenerne addirittura il tentacolo libico, Khalifa Haftar, contro il governo ”di unità nazionale” del fidato Al Serraj, messo in piedi da Nato e Onu.. E’ un’ipotesi. Ma non mi convince. Finchè praticano il terrorismo, sia Erdogan che Hollande, godono di autonomia e solidarietà.

C’è anche chi si chiede come mai queste cosacce succedono contnuamente in Francia e mai da noi. Fosse vera l’ipotesi appena accennata, direi che noi ci siamo messi al riparo, avallando e sostenendo l’operazione Regeni dello spionaggio anglo-americano (Oxford Analytica, MI6, John Negroponte) con cui abbiamo cercato di inchiodare il detestabile non-Fratello Musulmano Al Sisi, mollando gli accordi per lo sfruttamento del suo gas e schierandoci in Libia con Al Serraj e con gli scuoiatori di africani neri delle brigate di Misurata. Ma siccome l’ipotesi non mi convince, penso che da noi nessun camion abbia ancora stritolato le gente sul lungomare di Ostia, che nessuno abbia ancora mitragliato i redattori martiri de Il Foglio, che nessuno abbia fatto strage degli avventori del Billionaire di Briatore, semplicemente perché da noi, a proposito della legge sul lavoro, snodo epocale nel rapporto di forza tra le classi, ci sono la Camusso e Big Mouth Landini, la sinistra di Fassina e Vendola. Che si dinamiterebbe a fare? Magari domani, se i 5 Stelle crescessero ancora, se instistessereo a dire cose sempre più chiare sulle sanzioni a Russia e Siria, sulle guerre Nato, sul TTIP, sull’euro…

11 settembre: inversioni a U e cantonate illustri
C’è qualcuno che al governo Usa, alla classe dirigente Usa ha fatto un favore più grosso di quanto non gliel’abbia mai potuto fare Osama bin Laden, assumendosi – seppure tentennando – la paternità dell’11 settembre, non facendo sapere che era morto di diabete nel 2001 e facendosi ammazzare per finta da un commando di teste di cuoio Usa dieci anni dopo. Sono alcuni, perlopiù non ultimi arrivati, che hanno improvvisamente proclamato quanto avevano sempre negato, che le Torri Gemelle e il Pentagono sono stati abbattuti da dirottatori sauditi.Trattasi di Giulietto Chiesa, che, in sintonia con i più prestigiosi negazionisti Usa, aveva addirittura pubblicato un cofanetto libro-CD “Zero”, dell’analista e controinformatore di vaglia Justin Raimondo, di alcuni altri e perfino di Michele Giorgio, corrispondente del “manifesto” dalla Palestina, peraltro tanto bravo quando tratta di argomenti israelo-palestinesi, quanto incerto quando la sua indole euro-democraticistica si imbatte in Ghaddafi, Putin o Assad.

Mamma li sauditi! E il Bush restaurato.
“Sono stati i sauditi!” è il trionfale grido che prorompe da tali illustre gole. E, di colpo, gli Usa, Bush, i neocon se ne escono dalla vicenda belli rigenerati, magari con una macchietta che allude a qualche complicità, qualche trasandatezza, qualche lasciato fare, ma niente rispetto alla mostruosa responsabilità di chi è andato a schiantarsi contro le torri e il Pentagono, chi ce li ha mandati, chi li ha pagati, con la ricaduta di 3mila innocenti polverizzati, mezza dozzina di paesi devastati e qualche milione di musulmani sterminati dallo “scontro di civiltà” partorito dalle ceneri di Ground Zero.

Altro che demolizione controllata, con esplosioni piano dopo piano, come attestato dai fotogrammi, dai testimoni sopravvissuti, dai vigili del fuoco, poliziotti, addetti ai grattacieli, termite ancora incandescente inusitatamente ritrovata da esperti danesi tra i resti di Ground Zero. Altro che colonne d’acciaio a centinaia che mai più avrebbero potuto essere sciolte dal poco kerosene del serbatoio di un Boeing 474, altro che dirottatori che non avevano superato l’esame di guida di aerei leggeri e che avevano trincato e gozzovigliato fino alla sera precedente, per poi immolarsi nel momento più alto di una bella e privilegiata vita, e poi manovrare un Boeing da 10mila metri fino a quasi rasoterra, cosa che il pilota più esperto del mondo non avrebbe potuto fare. Facendo poi ritrovare passaporti integri e lindi in mezzo a macerie sminuzzate fino a pochi millimetri. Altro che un proprietario delle Torri, Silverstein, tanto previdente da aver assicurato gli edifici per una somma che lo avrebbe ampiamento compensato della perdita, altro che fenomenali e tempestive speculazioni di borsa sulle imprese, non solo aeronautiche, che sarebbero rimaste coinvolte.

Altro che quel gruppo di agenti israeliani catturati mentre filmavano i crolli ed esultavano da un terrazzo vicino e furono poi trovati in possesso di un furgone pieno di attrezzature elettroniche, ma subito rilasciati e zitti zitti rimpatriati. Altro che quel buco di 5 metri nel muro del Pentagono, fatto da un colosso di 39 metri di apertura alare, con motori da decine di tonnellate, tutto svaporato e scomparso. Altro che le migliaia di ingegneri, costruttori, architetti, piloti, esperti di esplosivi che hanno ridicolizzato l’idea che quei due “aerei” fossero aerei e che avessero buttato giù tre torri, di cui una, la 7, neanche colpita, ma tracimante di apparecchiature e documenti Cia. E che da anni chiedono l’apertura di una inchiesa, stavolta davvero indipendente, ma sulle responsabilità del regime Usa, non dei sauditi. Altro che PNAC, il documento dei neocon con il quale auspicavano una “nuova Pearl Harbor” come pretesto per riarmare gli Usa e lanciarli alla conquista del mondo. Cosa puntualmente verificatasi grazie all’11 settembre. Per grazia saudita?

Altro che, altro che, altro che… Sapete benissimo che potrei andare avanti per tante pagine quante sono quelle racchiuse nelle migliaia di pubblicazioni che hanno demolito la versione ufficiale. Ma no, tutti o inetti, o falsari, o folli, comunque complottisti. Le torri sono state abbattute e il Pentagono è stato bucato da aerei dirottati da piloti sauditi che, in tal modo, hanno aperto le porte dell’inferno a un’umanità instradata verso la guerra infinita al terrorismo, il governo mondiale totalitario dell’unica superpotenza, il probabile olocausto del pianeta. Diavoli di sauditi. Cittadini di un paese che non ha nemmeno una fabbrica di orologi, che non è capace di produrre spazzolini da denti, che, a partire dal telefonino e dal monopattino, ha in casa soltanto roba fabbricata fuori. Ma che, perbacco, stanno ai piloti dell’aeronautica mondiale come Beep Beep sta a Willy Coyote. E che, quanto a tecnologia dinamitarda, di demolizione, di violazione dei più avanzati apparati di sicurezza elettronica e aeronautica, di sottrazione alla ricerche, non hanno l’eguale al mondo e danno dei punti perfino a Tel Aviv. Diavoli anche perché miracolosamente resuscitati, se è vero che almeno mezza dozzina dei presunti 19 sono ricomparsi in vita e hanno dato notizia di sé.

Da complottisti contro e complottasti pro
Cosa ha innescato questa formidabile inversione a U di quanti erano stati additati, nelle loro denunce agli apparati Usa, di demenziale dietrologia?. Un documentino di 18 pagine, in parte sbianchettate, titolato “File17”, che faceva parte dell’inchiesta del Congresso sull’11 settembre, ma fu secretato da Bush. Compilato da Lana Lesemann e da Michael Jacobson conterrebbe, secondo Chiesa ben 40 nomi di complici sauditi dei dirottatori. Però ne vengono citati solo due, Fahad Al Thumairy e Omar Alk Bayoumi, personaggi all’orecchio dell’allora ambasciatore saudita Bandar bin Sultan e di sua moglie, presumibili agenti segreti, che avrebbero aiutato, con soldi e alloggi e benefit vari, due dei 19 presunti dirottatori, Nawaf Al Hamzi e Khaled Al Mihdhar. Una storia che vi risparmio nei dettagli, anche perché potete andare a trovarla in rete, ma che è soltanto la rimasticatura di una storia pubblicata da Philip Shenon, sul quotidiano principe dell’ebraismo filo-israeliano e filo-bellico, New York Times, ben sette anni fa. E che non dimostra assolutamente niente sulla dinamica dell’abbattimento tramite presunti dirottatori. La sollecitazione a rilanciarla con timpani e tromboni viene dal gruppo di famigliari delle vittime che vorrebbe portare a giudizio il governo saudita e cui Obama e il Congresso ha ora dato via libera. Via libera mai concessa alle centinaia di congiunti delle vittime delle Torri che, invece, intendevano processare il governo degli Usa.

Qui nessuno intende esonerare i sauditi, allora strettissimi alleati e complici nelle imprese criminali di Washington. Indubbiamente partecipi dell’operazione neocon 11 settembre con la fornitura di fondi e di patsies. Un ministro saudita alla circolazione di questa nuova accusa ha risposto che se parlasse lui, dell’11 settembre, l’intero assetto di potere nordamericano andrebbe a carte e quarantotto. E’ credibile. Incredibile è che Giulietto Chiesa, quasi non fosse il castigamatti dei crimini Usa che validamente è, ma fosse ancora collaboratore di Radio Liberty, emittente di Soros e della Cia, e gli altri, vogliano ad ogni evidenza tentare di resuscitare la grottesca teoria dei dirottatori, sauditi o uraniani, dell’attentato voluto da Riad, delle torri abbattute e del Pentagono traforato da dirottatori sauditi su Boeing. Montando le poche, vecchie e inconsistenti cose del “File17” (soldi e assistenza ai presunti dirottatori) sul presupposto arbitrario, falso, apodittico, dell’esistenza di dirottatori e aerei dirottati.

Considerazione finale. Nell’immediato abbiamo un’Arabia Saudita, per quanto maleodorante nel suo protagonismo wahabita-jihadista e nella sua guerra di sterminio al popolo yemenita e a tutti gli sciti, finita sul banco degli imputati per insufficiente collusione con il grande partner americano: il dialogo con Putin e l’alleanza fattiva, del tutto intollerabile per Erdogan come per Obama, Hillary e tutta la cupola, con il presidente egiziano Al Sisi. Sul piano storico assistiamo allibiti al lavaggio nel Mar Rosso dei panni sporchi della cosca genocida Usa che, probabilmente in collaborazione con Israele, ha allestito la più grave nefandezza terroristica dei tempi moderni, con quanto poi ne è venuto in termini di tragedie e delitti incommensurabili e di una guerra al terrorismo consistente in terrorismi senza limiti e senza fine. Gridare ora “sono stati i sauditi, punto” a me personalmente sbigottisce. Forse qualcuno spiegherà. Forse no. Forse non vorrà/potrà. Era bello fare il complottista contro chi di complotti campa. Meno bello fare il complottista nel complotto.

Fulvio Grimaldi (http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2016/07/francia-fanno-tutto-da-soli-e-sono.html)

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Se il terrorismo è sponsorizzato dai media mainstream… (e dai poteri sionisti e filo-mondialisti)

Bastano e avanzano gli strombazzamenti imbecilli e in mala fede della televisione pubblica, che gioca al gioco del terrore, disattendendo totalmente la funzione di servizio pubblico a cui, in teoria, sarebbe preposta!

Capisco l’esigenza dell’audience. Capisco la tradizione degli strilloni delle notizie, ma stiamo parlando di terrorismo, ca….volo! … e aprire il tiggì di Mentana di massimo ascolto della serata strillando gli arresti di 10 nuovi jadisti in sud america, che non si conoscono tra loro e comunicano tramite watsapp, pronti al nuovo sacrificio nel nome del Profeta, è una cosa seria?!

Davvero non hanno insegnato nulla le ultime vicende di Nizza, che, non io, ma professionisti dell’informazione molto più accreditati di me, hanno ritenuto di mettere sotto analisi con tutta la prudenza e intelligenza professionale che questi casi imporrebbero?

A Nizza un ubriacone erotomane, ladro e picchiatore, residente in quartiere “difficile”, fuori di testa e pluricondannato e, dunque, necessariamente nell’occhio del ciclone poliziesco, mai stato in moschea, ma aperto il corano, mai osservato il ramadan, abbuffato di salsicce, pure gay represso, insomma il perfetto soggetto psicolabile, ricattabile, manipolabile, illudibile (tipo quelli di Parigi e Bruxelles), viene detto “radicalizzato” dalla sera al mattino, prima che il gallo abbia cantato tre volte, al punto di ghignare felice nel selfie scattato in vista dell’autoimmolazione per il Profeta.
http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2016/07/francia-fanno-tutto-da-soli-e-sono.html

Questo jihadista pronto a morire per Allah, era un bisessuale, col cellulare pieno di app per appuntamenti da letto con uomini e donne. Anche questo sta diventando un classico: il jihadista di Orlando in Florida era un omosex che frequentava il locale dove ha fatto strage. Due LGBT che si trasformano in kamikaze per Allah in poche settimane, dalle due parti dell’Atlantico? Vi sembra normale?
http://www.maurizioblondet.it/perche-sodomiti-diventano-kamikaze-sterminano-francia/

La strage di Nizza diventa un mistero
(Carlo Bonini – La Repubblica, 18 luglio 2016)
http://www.repubblica.it/esteri/2016/07/18/news/la_strage_di_nizza_diventa_un_mistero_la_bici_le_finte_armi_e_l_ultimo_sms-144334808/

Davvero non ha insegnato nulla la più tragica farsa terroristica della storia dell’umanità, da cui sono state generate guerre con centinaia di migliaia di morti nel mondo?!

Davvero non hanno insegnato nulla
la demolizione controllata, con esplosioni piano dopo piano, come attestato dai fotogrammi, dai testimoni sopravvissuti, dai vigili del fuoco, poliziotti, addetti ai grattacieli, termite ancora incandescente inusitatamente ritrovata da esperti danesi tra i resti di Ground Zero,
le colonne d’acciaio a centinaia che mai più avrebbero potuto essere sciolte dal poco kerosene del serbatoio di un Boeing 474,
i dirottatori che non avevano superato l’esame di guida di aerei leggeri e che avevano trincato e gozzovigliato fino alla sera precedente, per poi immolarsi nel momento più alto di una bella e privilegiata vita, e poi manovrare un Boeing da 10mila metri fino a quasi rasoterra, cosa che il pilota più esperto del mondo non avrebbe potuto fare,
i passaporti integri e lindi in mezzo a macerie sminuzzate fino a pochi millimetri
un proprietario delle Torri, Silverstein, tanto previdente da aver assicurato gli edifici per una somma che lo avrebbe ampiamento compensato della perdita,
le fenomenali e tempestive speculazioni di borsa sulle imprese, non solo aeronautiche, che sarebbero rimaste coinvolte,
un gruppo di agenti israeliani catturati mentre filmavano i crolli ed esultavano da un terrazzo vicino e furono poi trovati in possesso di un furgone pieno di attrezzature elettroniche, ma subito rilasciati e zitti zitti rimpatriati,
il buco di 5 metri nel muro del Pentagono, fatto da un colosso di 39 metri di apertura alare, con motori da decine di tonnellate, tutto svaporato e scomparso
migliaia di ingegneri, costruttori, architetti, piloti, esperti di esplosivi che hanno ridicolizzato l’idea che quei due “aerei” fossero aerei e che avessero buttato giù tre torri, di cui una, la 7, neanche colpita, ma tracimante di apparecchiature e documenti Cia
il PNAC, il documento dei neocon con il quale auspicavano una “nuova Pearl Harbor” come pretesto per riarmare gli Usa e lanciarli alla conquista del mondo, cosa puntualmente verificatasi grazie all’attentato dell’11 settembre

Tanti giornalisti che hanno in mano uno strumento di formazione e orientamento dell’opinione pubblica potente come la televisione, non si rendono conto della responsabilità e persino dei rischi di complicità involontaria con vicende tanto oscure quanto inquietanti??!!!

Adriano Colafrancesco
www.adriacola.altervista.com

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Nizza, l’attentato studiato – Il tunisino Bouhlel come l’anarchico Valpreda

Come si organizza un attentato falsa bandiera come quello di Nizza? La risposta più plausibile è il ricorso alla tecnica adottata a Piazza Fontana nel dicembre del 1969: ad un primo livello, quello delle pedine inconsapevoli dell’attentato in preparazione, è sovrapposto un secondo livello, quello dei servizi segreti che scelgono l’obiettivo e organizzano l’operazione, nascosti dietro le quinte. Mohamed Lahouaiej Bouhlel, il tunisino “violento”, “instabile”, “donnaiolo”, “bisessuale”, svolge nella strage della Promenade des Anglais lo stesso ruolo dell’anarchico e ballerino d’avanspettacolo, Pietro Valpreda, nell’attentato di Piazza Fontana: un semplice capro espiatorio. Anzi, addirittura migliore di Valpreda perché, qualsiasi sia stata la vera dinamica della carneficina, il tunisino è irrimediabilmente morto.

Il tunisino Bouhlel come l’anarchico Valpreda

Di scarsa utilità è lo studio della storia repubblicana dell’Italia che, uscita sconfitta dall’ultima guerra, fu vittima di una ventennale strategia della tensione (trenta anni, aggiungendo le stragi di mafia degli anni ’90), per frenare l’esuberanza elettorale del PCI e (oppure soprattutto?) per mantenere il Paese in una perpetua condizione di subalternità economica e politica, col ricorso ad attentati destabilizzanti, omicidi eccellenti e rapimenti di spicco.

Tra i pochi vantaggi si annovera l’acquisizione di una certa dimestichezza con una materia oscura come il terrorismo di Stato ed una certa malizia nell’affrontare le dinamiche della strategia della tensione che si ripropongono quasi uguali oggi, modificate qua e là solo per adattarle al mutato contesto politico e sociale: non più “brigatisti” ma “islamisti”, non più stelle rosse ma drappi neri, non più la retorica marxista-leninista ma quella della jihad mussulmana.

Per il resto è sempre il vecchio copione, trito e ritrito, che l’Italia sperimentò nel lontano 12 dicembre del 1969 con la bomba alla sede milanese della Banca Nazionale dell’Agricoltura: 17 morti che sancirono l’inizio di una lunga stagione terroristica, eterodiretta dai servizi angloamericani, israeliani e francesi (con l’aggiunta del BND tedesco, semplice filiazione, però, della CIA e del MI6). La strage di Piazza Fontana è, tutt’ora, un modello insuperato per sviscerare il terrorismo di Stato, comprenderne le logiche ed i meccanismi: è il prototipo dell‘attentato falsa bandiera, di cui la bomba che ha sventrato l’aeroporto Zaventem di Bruxelles o la carneficina di Nizza del 14 luglio sono semplici ripetizioni.

Come funziona quindi un attentato eterodiretto dai servizi? Bé, la triste vicenda di Piazza Fontana insegna che lo stragismo di Stato si compone normalmente di due livelli, due strati applicati l’uno sopra l’altro.

Al primo livello troviamo le pedine, la bassa manovalanza che partecipa all’azione senza essere neppure consapevole della natura dell’attentato in preparazione: come semplici operai avvitano bulloni, ignari che la linea di montaggio cui lavorano produce fucili e non frullatori. Le pedine, cui le autorità ed i media attribuiscono la paternità dell’attentato al termine dell’operazione, sono necessariamente tenute all’oscuro della macchinazione: pochi, infatti, sono gli uomini disposti ad uccidere a sangue freddo decine di persone e, ancora meno, quelli pronti ad immolarsi da kamikaze od a marcire in carcere per tutta la vita.

Al secondo livello troviamo i “pupari”, gli uomini dei servizi segreti che si spacciano come forze dell’ordine sotto copertura o criminali coinvolti in qualche attività illecita ordinaria: chiedono alle pedine di trasportare una borsa nel luogo X all’ora Y o di partecipare, ben remunerati, ad un’esercitazione d’antiterrorismo che degenera presto in una vera e propria carneficina. I “pupari” raramente finiscono sul banco degli imputati e, se incappano accidentalmente in qualche zelante magistrato, trovano provvidenzialmente riparo all’estero.

Nella strage di Piazza Fontana, la funzione della pedina è svolta da Pietro Valpreda (1933-2002): ballerino d’avanspettacolo, anarchico-individualista, dipinto come uomo fragile e manipolabile, finisce sul banco degli imputati per aver collocato la bomba nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura grazie alla controversa testimonianza di un tassista. Nelle settimane successive alla strage è oggetto di una violenta campagna mediatica che lo dipinge come un pazzo sanguinario. Si discute tuttora se Valpreda abbia effettivamente collocato un ordigno a scopo dimostrativo, cui fu affiancata una seconda bomba letale, o se a piazzare l’esplosivo sia stato un sosia: nessuno dei sette processi sulla strage di Piazza Fontana ne proverà mai comunque la colpevolezza e Valpreda uscirà definitivamente dall’iter giudiziario già negli anni ’80.

Al secondo livello, dove non arrivano le condanne, ma solo le inchieste giornalistiche e le indiscrezioni di fonti molto bene informate, troviamo gli esponenti di estrema destra che hanno infiltrato gli ambienti anarchici frequentati da Valpreda (Mario Merlino, Giovanni Ventura, Delfo Zorzi, etc.), in contatto con agenti del servizio segreto italiano (Guido Giannettini), a loro volta coordinati dall’ufficio Affari Riservati del Viminale. È proprio qui, secondo la ricostruzione fornita dal saggista americano ed ex-agente segreto Peter Tompkins che va cercata la regia della “strategy of terror” ed individua nel funzionario del Viminale, Federico Umberto D’Amato, intimo dei servizi americani sin dalla guerra, la mente dell’operazione di Piazza Fontana1.

Studiata la struttura di Piazza Fontana, prototipo della strategia della tensione, abbiamo strumenti idonei per sviscerare qualsiasi altra strage di Stato, compresa la carneficina di Nizza del 14 luglio.

Al primo livello, quello delle pedine, troviamo il 31enne tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel, che nella vicenda ricopre lo stesso ruolo dell’anarchico Pietro Valpreda, con l’ulteriore vantaggio che, essendo morto, gli sarà impossibile imbastire qualsiasi difesa davanti alla stampa ed alla giustizia.

Bouhlel, affetto da problemi psichici tra il 2002 ed il 2004, installatosi in Francia nel 2008 con la moglie originaria di Nizza da cui ha tre figli, in corso di divorzio, impiegato come autotrasportatore da un anno e mezzo dopo un periodo di disoccupazione, è conosciuto alle forze dell’ordine solo per alcune violenze commesse tra il 2010 ed il 20162: la moglie, infatti, si premura di incontrarlo solo in luoghi pubblici, per evitare che Bouhlel alzi le mani.

Descritto come taciturno ed introverso dai vicini di casa, Bouhlel sembrerebbe sfogare il suo esuberante carattere nel tempo libero: pratica arti marziali, frequenta una palestra ed una scuola di salsa (dove è noto come “Momo”), alza il gomito con la bottiglia, abborda donne giovani e mature ad ogni occasione. Fisicamente prestante, Bouhlel arrotonda forse lo stipendio prostituendosi con uomini, tanto che, secondo le ricostruzione dei media3, la sua più assidua frequentazione sarebbe stato un 73enne, ascoltato dalla polizia dopo i fatti del 14 luglio. Come nel caso di Valpreda, il quadro che ne emerge è quindi quello di personalità fragile e manipolabile, che oscilla tra la violenza famigliare e la costante ricerca di nuove donne, tra l’alcool ed i rapporti omosessuali, una figura, insomma, che un po’ di denaro e qualche menzogna si può facilmente circuire.

Bouhlel è “scelto” per l’operazione del 14 luglio per tre principali ragioni: i suoi natali arabi, la patente di autotrasportatore, conseguita circa 18 mesi fa, la sua saltuaria comparsa nei radar della polizia. Del tutto carente è il profilo di Bouhlel sotto l’aspetto del fanatismo religioso: data la sua vita piuttosto dissoluta e la sua estraneità a qualsiasi pratica mussulmana, il ministro degli Interni francese, Bernard Cazeneuve, parlerà, per avvalorare la pista del terrorismo islamico, di un nuovo tipo di terrorista, “radicalisé très rapidement”, ossia convertitosi ai precetti dell’islamismo più radicale in sole due settimane.

La tesi fa chiaramente fa acqua da tutte le parti ed è questo il motivo per cui, lo stesso giorno della conferenza stampa di Cazeneuve, il SITE Intelligent Group “scova” la rivendicazione ufficiale dell’ISIS sino a qual momento mancante (Bouhlel sarebbe un “un soldat de l’Etat islamique qui a répondu aux appels lancés pour prendre pour cible les ressortissants des pays de la coalition qui combattent l’EI”4).

Al secondo livello si collocano invece le menti della strage del 14 luglio 2016, di cui disponiamo al momento, e forse per sempre, di pochissime informazioni. Dato il profilo “laico” di Bouhlel e le caratteristiche delle persone finora fermate (una coppia di albanesi, criminali comuni che avrebbe venduto una pistola automatica al tunisino5) è difficile ipotizzare il coinvolgimento di imam o fanatici sunniti, riconducibili alla solita Fratellanza Mussulmana, che avrebbero orchestrato la strage con il placet dei servizi segreti francesi. Più facile, invece, è che al secondo livelli si trovino direttamente gli agenti dei servizi transalpini ed israeliani, che hanno probabilmente adescato l’autotrasportatore tunisino, personalità manipolabile ed a corto di soldi, promettendogli una bella somma per partecipare ad un’esercitazione antiterroristica, velocemente degenerata nella strage del 14 luglio.

Analizziamo ora la dinamica dei fatti per dimostrare la validità della nostra tesi.

I soldi ai famigliari, il vetro blindato, le armi finte: l’esercitazione diventa strage

L’esercitazione antiterrorismo che si tramuta in attentato è una tattica non nuova: sicuramente in molti ricorderanno come in concomitanza agli attentanti islamisti a Londra del 7 luglio 2005, costati la vita ad una cinquantina di persone, una società di sicurezza privata, la Visor Consulting, stesse conducendo un’esercitazione che “simulava” gli attacchi poi effettivamente perpetrati da “Al Qaida”6. Più di un elemento lascia supporre che la stessa tattica sia stata impiegata anche a Nizza.

Bouhlel, a lungo disoccupato ed obbligato a pagare gli alimenti alla moglie per il mantenimento dei tre figli, inizia improvvisamente ad inviare denaro e qualche bene di lusso alla famiglia, dicendo al fratello di volere presto tornare a vivere in Tunisia, come fanno spesso gli immigrati dopo aver accumulato una piccola fortuna all’estero (“Negli ultimi tempi non faceva che chiedermi dei nostri genitori. Mi aveva detto che sarebbe tornato presto a vivere a Msaken. E aveva anche cominciato a spedire telefoni cellulari e del denaro. Piccole somme. Trecento, quattrocento euro alla volta”7).

Purtroppo non è possibile precisare l’entità di questi “ultimi tempi”, ma, quasi certamente, corrisponde al lasso temporale in cui l’autotrasportare tunisino (che ha la patente per guidare i mezzi pesanti da 18 mesi circa) è impiegato in un lavoretto “extra”: un’occupazione che genera un improvviso benessere, tanto da consentirgli di inviare soldi ai famigliari e di progettare di ristabilirsi in Tunisia, come un rimpatriato di successo. È un’occupazione che non crea nessun turbamento in Bouhlel, perché nessuno nota cambiamenti nel suo umore ed il fratello, poche ore prima della strage, riceve un foto che lo ritrae rilassato e felice (“Ha detto che era a Nizza con i suoi amici europei per celebrare la festa nazionale”8).

Perché Bouhlel è così sereno a distanza di poche ore dall’attentato?

La risposta è semplice: per l’autotrasportatore, il 14 luglio si delineava come un giorno identico ai precedenti, un giorno in cui avrebbe svolto un lavoro ben remunerato per non meglio precisate forze dell’ordine, con cui ha una certa dimestichezza dati i suoi trascorsi giudiziari.

Bouhlel noleggia il camion frigo l’11 luglio ed effettua “sopralluoghi” sulla Promenade des Anglais il 12 e 13 luglio, dove è ripreso dalle telecamere di sicurezza9. Perché Bouhlel che vive da anni in città, si reca per due giorni consecutivi sul luogo dell’imminente strage? Non conosce il lungomare nizzardo? No, Bouhlel bazzica la Promenade des Anglais con l’autocarro perché è quello il lavoro per cui è pagato: testare la sicurezza del centro-città guidando un camion su cui viaggiano granate e fucili d’assalto finti, gli stessi che saranno rinvenuti sull’abitacolo dopo l’attentato (“una pistola automatica finta, due repliche di fucili d’assalto, kalashnikov e M16 finti”10).

Bouhlel, la notte del 14 luglio, era certo che avrebbe partecipato alla stessa operazione antiterrorismo già svolta nei due giorni precedenti.

L’unica differenza, quella sera, sarebbe stata testare l’efficienza (o meglio dire, l’inefficienza) delle forze di sicurezza durante una grande manifestazione come lo spettacolo pirotecnico sul lungomare.

Il camion, su cui sono già a bordo le armi finte, è lasciato parcheggiato in prossimità della Promenade des Anglais, dove non avrebbe dovuto nemmeno sostare data la chiusura della zona ai veicoli per la festa serale: gli agenti fermano Bouhlel già nel pomeriggio del 14 ed il tunisino se la cava con poco, dicendo che deve consegnare gelati. Si noti che qualcuno, tra l’11 luglio ed il giorno della strage, ha sostituito il parabrezza del camion frigo con un vetro blindato (che non andrà in frantumi nonostante la pioggia di proiettili)11, così da proteggere il conducente, complice dei servizi, nell’inevitabile scontro a fuoco.

Manca ora poco all’attentato.

Bouhlel raggiunge il lungomare in bicicletta (il suo abituale mezzo di locomozione che, nel condominio in cui abita, conserva diligentemente nel suo appartamento per evitare furti) e, arrivato al camion, colloca la bici nel carico del camion, sicuro, evidentemente, di spostarsi da quella zona nel corso della serata12. Adesso è a bordo dell’autocarro e siede a fianco, probabilmente, dell’uomo dei servizi che compirà la strage. Bouhlel invia ad uno degli uomini attualmente in custodia l’sms su cui scrive “Amène plus d’armes, amènes en 5 à C.”,13 “Porta più armi, portane 5 a C.”, evidenziando come le armi, tutte finte tranne un pistola calibro 7.65con cui il conducente farà fuoco dall’abitacolo, siano il vero oggetto dell’esercitazione cui il tunisino pensa di partecipare.

Il camion, cinque minuti dopo l’invio dell’sms, si mette in moto, da principio adagio.

A questo punto Bouhlel è, probabilmente, ucciso nell’abitacolo da un secondo uomo, l’agente dei servizi, che ha sinora collaborato con lui “all’operazione antiterrorismo”. L’agente prende il volante, un motociclista si affianca al mezzo e nel tentativo di salire a bordo perde le vita finendo sotto le ruote, due agenti aprono il fuoco, il conducente ora accelera ed inizia la macabra corsa di due chilometri zigzagando tra la folla.

La polizia crivella di colpi la cabina, ma il vetro blindato protegge l’agente a bordo: raggiunto il punto di raccolta concordato preventivamente, il famoso hotel Negresco14, l’autocarro si ferma. Entra in azione il resto della squadra che, in abiti da Police Nationale, “uccide” Bouhlel e mette in salvo l’agente dei servizi, sfruttando il caos generalizzato. Un video manipolato, apparso il 15 luglio sul sito israeliano Ynet e confutato l’indomani da Le Monde nell’articolo “Attentat de Nice : une vidéo manipulée fait croire que le terroriste a été capturé vivant” filma il prelevamento di un uomo da parte della polizia, che lo trascina correndo via dal camion: diffondendo materiale falso, i servizi segreti israeliani hanno voluto probabilmenteinficiare la vera dinamica dei fatti. Il ballerino di salsa Bouhlel, a differenza del ballerino d’avanspettacolo Valpreda, non potrà nemmeno tentare una difesa.

Ciò che più stupisce, ed è sintomo della gravità del contesto economico-sociale percepita dall’establishment euro-atlantico, è la concitazione della strategia della tensione francese rispetto a quella attuata decenni fa in Italia, dove intercorrono cinque anni tra la strage di Piazza Fontana ed il pesantissimo 1974 (l’attentato di Piazza Fontana e la bomba sul treno Italicus).

Nell’Esagono si contano attentanti spettacolari con cadenza quasi semestrale ed attentati minori, anch’essi letali, con cadenza mensile: puntualmente il primo ministro Manuel Valls ripete che la Francia è in guerra (“Nous faisons face à une guerre que le terrorisme nous livre” ha detto il 15 luglio) e preventiva nuovi morti e nuovi attentati che si materializzano puntualmente a distanza di poche settimane.

Si noti, infine, come allo base dello stragismo di Stato dimori sempre il connubio tra massoneria e servizi segreti: logge americane, inglesi e francesi supervisionarono gli anni di piombo italiani, come il Grande Oriente di Francia (cui appartengono François Hollande e Manuel Valls15) riveste oggi un ruolo di primo piano negli attentati che stanno insanguinando la Francia.

Lentamente anche la società francese sembrerebbe prendere coscienza di quanto sta avvenendo (si veda l’accoglienza riservata a Valls in occasione della visita a Nizza, salutato al grido di “bastardo” e “assassino”), ma la triste impressione è che l’Europa di oggi abbia, almeno a livello di classi dirigenti (politici, intellettuali, giornalisti, etc.) ancora meno anticorpi che nell’Italia degli anni ’70.

Sulla strage di Piazza Fontana, costata la vita a 17 persone, sono stati imbastiti sette processi e versati fiumi d’inchiostro in libri, inchieste giornalistiche e libelli. La strage di Nizza, costata la vita a 84 persone, è sostanzialmente già archiviata dopo una settimana: si attende solo il prossimo attentato per parlare d’altro.Pauvre France!

Il video falso che dimostra il prelevamento del terrorista da parte della polizia (minuto 1:50), diffuso dai servizi israeliani il 15 luglio per inficiare la vera dinamica dei fatti.

Federico Dezzani
Twitter: @FedericoDezzani

1Il Segreto di Piazza Fontana, Paolo Cucchiarelli, Ponte delle Grazie, 2009, pagina 441

2http://www.lemonde.fr/societe/article/2016/07/16/attaque-de-nice-les-motivations-troubles-de-mohamed-lahouaiej-bouhlel_4970489_3224.html

3http://www.huffingtonpost.fr/2016/07/18/mohamed-lahouaiej-bouhlel-terroriste-nice-attaque-terrorisme_n_11052290.html

4http://www.liberation.fr/france/2016/07/18/mohamed-lahouaiej-bouhlel-terroriste-d-un-genre-nouveau_1467026

5http://www.sudinfo.be/1625181/article/2016-07-17/attentat-de-nice-sept-personnes-en-garde-a-vue-apres-une-nouvelle-interpellation

6https://www.youtube.com/watch?v=JKvkhe3rqtc

7http://www.repubblica.it/esteri/2016/07/18/news/la_strage_di_nizza_diventa_un_mistero_la_bici_le_finte_armi_e_l_ultimo_sms-144334808/

8https://www.lastampa.it/2016/07/17/esteri/strage-a-nizza-venti-gli-italiani-ancora-da-rintracciare-kioqkNZ8r958RvjlBYlqqI/pagina.html

9http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/strage_nizza_bouhlel_non_sono_io-1861002.html

10http://www.corriere.it/esteri/16_luglio_15/nizza-strage-chi-assalitore-franco-tunisino-7ca69fcc-4a4d-11e6-8c21-6254c90f07ee.shtml

11http://www.debka.com/article/25551/Nice-terror-truck-had-bullet-resistant-windshield

12http://www.repubblica.it/esteri/2016/07/18/news/la_strage_di_nizza_diventa_un_mistero_la_bici_le_finte_armi_e_l_ultimo_sms-144334808/

13http://www.parismatch.com/Actu/Societe/Le-tueur-de-Nice-Mohamed-Lahouaiej-Bouhlel-avait-il-des-complices-et-combien-1020964

14http://www.repubblica.it/esteri/2016/07/14/news/nizza-144100478/

15http://www.lexpress.fr/actualite/politique/un-franc-macon-nomme-valls_1681324.html

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