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NATO. “Lasciate ogni speranza voi che qui entrate”…. (prima e seconda parte)


Le belle statuine in mostra a Washington a metà luglio 2024

I nostri mainstream media, almeno nelle versioni online (che poi sono quelle che la gente legge di solito, o almeno scorre) si sono guardati bene dal fornire una sintesi del comunicato finale del vertice NATO di Washington. Il motivo è abbastanza semplice: il comunicato è l’annuncio di un conflitto aperto, che sia freddo o caldo, con la Russia nel momento in cui l’Ucraina, probabilmente a breve, sparirà e non sarà più in grado di combattere al posto nostro, e in seguito con l’Iran, la Cina e la Corea del Nord, paesi abbastanza lontani dallo spazio euroatlantico e mediterraneo che è quello che ci interessa perché, l’ultima volta che ho controllato, noi là stiamo, non sui praho all’abbordaggio nel Mar delle Andamane o a caccia di trichechi al largo delle Aleutine. Va da sé che è anche la pietra tombale su qualsiasi possibilità di soluzione negoziale del conflitto ucraino, ove per ‟negoziato” si intenda qualcosa di diverso da ‟capitolazione”.

Il comunicato lo si può trovare qui: https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_texts_227678.htm. Consta di 38 articoli più 6 sulla ‟promessa di assistenza a lungo termine per la sicurezza dell’Ucraina”, e siccome vi voglio bene me li sono letti tutti. Ecco qualche citazione e qualche riassunto – e appunto, capirete perché i nostri media stanno facendo finta di niente. Art. 3: ‟la Russia rimane la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli Alleati”, insieme al terrorismo, e ‟le minacce che affrontiamo sono globali e interconnesse” (ovvero: la Russia collabora coi terroristi). Art. 4: ‟le azioni destabilizzanti dell’Iran stanno avendo effetti sulla sicurezza Euro-Atlantica. Le ambizioni dichiarate e la politica coercitiva della Repubblica Popolare Cinese continuano a sfidare i nostri interessi, sicurezza e valori. La partnership strategica sempre più stretta tra Russia e RPC e i loro tentativi che si rinforzano mutualmente di minare e modificare l’ordine internazionale basato sulle regole, sono causa di profonda preoccupazione”. Art. 5 (bello questo): ‟Accogliamo con calore il Presidente dell’Ucraina Zelensky e i leader di Australi,a Giappone, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea e Unione Europea” (compito per casa: perché Zelensky è l’unico di cui viene fatto il nome?). Articolo 6 (o anche: ‟vi piaceva il SSN, vero? Peccato!”): ‟Accogliamo con piacere il fatto che più di due terzi degli Alleati hanno rispettato il loro impegno di spendere per la difesa il 2% del loro PIL e lodiamo quegli Alleati che lo hanno superato. Gli Alleati stanno intensificando gli sforzi: le spese per la difesa degli Alleati europei e del Canada sono cresciute del 18% nel 2024, il più grande incremento da decenni […] Riaffermiamo che, in molti casi, spese superiori al 2% del PIL saranno necessarie per rimediare alle carenze esistenti e soddisfare le esigenze che in tutti i campi sorgono per via di un ordine di sicurezza maggiormente contestato”. Art. 7, in breve: siamo bravissimi, aumentiamo, miglioriamo, rinforziamo, in cielo mare e terra (è l’articolo più lungo, quasi una pagina da solo, e davvero dice sostanzialmente solo questo).

Questa era la parte buona. Domani, perché ora è tardi e fa troppo caldo, il resto: missili a medio e lungo raggio in Europa (ovvio in Europa, che sono scemi che se le mettono in casa a rischio che russi o cinesi le colpiscano), armi nucleari, e liete prospettive di guerra con Russia e Cina per le quali, davvero, le stiamo provando tutte.

Seconda parte:

Continua l’analisi della dichiarazione finale del vertice NATO di Washington (che trovate sempre qui: https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_texts_227678.htm).
Ieri ci eravamo fermati all’articolo 7, proseguiamo con ordine. L’articolo 8 è molto importante, anche perché ripropone il punto dolente che portò alla rottura seria con la Russia nel 2007, il sistema antimissile basato in Polonia e Repubblica Ceca: ‟Abbiamo deciso deterrenza e difesa contro tutte le minacce aeree e missilistiche potenziando la nostra Difesa Integrata Aerea e Missilistica (IAMD), basata su un approccio a 360 gradi [...] Siamo lieti di annunciare la Capacità Operativa Potenziata della Difesa contro Missili Balistici (BMD) NATO. La consegna del sito Aegis Ashore di Redzikowo, in Polonia, completa le installazioni già esistenti in Romania, Spagna e Turchia […] la difesa missilistica può fare da complemento alle armi nucleari nella deterrenza; non può sostituirle”. L’articolo 9 riporta anche la NATO nel campo del credibile uso delle armi nucleari (per i paesi membri, ovviamente, non per l’Ucraina): ‟La deterrenza nucleare è la pietra angolare della sicurezza dell’Alleanza […] Fintanto che esistono le armi nucleari la NATO rimarrà un’alleanza nucleare”, secondo i principi già formulati nello Strategic Concept del 2022 (che trovate qui: https://www.nato.int/…/6/pdf/290622-strategic-concept.pdf) e del Comunicato di Vilnius del 2023 (https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_texts_217320.htm); ‟la NATO rinnova il suo impegno a fare tutti i passi necessari per assicurare la credibilità, efficacia, sicurezza della missione di deterrenza dell’Alleanza, incluso modernizzare le sue capacità nucleari, rinforzare le sue capacità di pianificazione nucleare, e adattarle alle necessità”. L’articolo 10 è fuffa, l’11 invece introduce la Promessa di Espansione della Capacità Industriale, ovvero il rafforzamento dell’industria militare dei paesi membri e la prevalenza dell’apparato militare su quello civile, su cui si torna nell’Art. 12: ‟Rinforzare la preparazione nazionale e dell’intera Alleanza per la deterrenza e la difesa richiede un insieme di approccio governativo, cooperazione tra pubblico e privato, e considerazioni sulla resilienza della società. Promettiamo di aumentare i nostri sforzi per rinforzare la resilienza nazionale integrando la pianificazione civile nella pianificazione della difesa nazionale e collettiva in tempo di pace, di crisi e di conflitto”. Art. 13 e 14 fuffa (minacce ibride, analizzare e combattere la disinformazione). Dall’Art. 15 in poi, finalmente, si parla di Ucraina: ‟Riaffermiamo la nostra incrollabile solidarietà col popolo dell’Ucraina nell’eroica difesa della propria nazione, della propria terra, e dei nostri valori condivisi. Un’Ucraina forte, indipendente e democratica è vitale per la sicurezza e la stabilità dell’area Euro-Atlantica. La lotta dell’Ucraina per la propria indipendenza, sovranità e integrità territoriale all’interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti contribuisce direttamente alla sicurezza Euro-Atlantica”. Per aiutare l’Ucraina, dunque, viene costituito l’Assistenza per la Sicurezza e l’Addestramento NATO per l’Ucraina (NSATU), ‟per coordinare il rifornimento di equipaggiamento militare e l’addestramento per l’Ucraina da parte degli Alleati e dei partner”, che naturalmente, almeno secondo la NATO, ‟non renderà la NATO parte del conflitto” ma ‟sosterrà la trasformazione delle forze di sicurezza e di difesa dell’Ucraina, permettendo la loro futura integrazione con la NATO”. Si annuncia poi la Promessa di Assistenza a Lungo Termine per l’Ucraina, su cui torneremo in seguito perché è un documento separato, l’istituzione del Centro Unificato NATO-Ucraina per l’Analisi, l’Addestramento e l’Educazione (JATEC), sempre per accrescere l’interoperabilità delle truppe ucraine con quelle NATO, e la designazione di un Rappresentante Senior della NATO in Ucraina, che immagino verrà ampiamente ricompensato per il disturbo. L’articolo 16 è il chiodo nella bara per i negoziati. In breve, l’Ucraina entrerà nella NATO, prima o poi, e basta (a meno che, naturalmente, non sia l’Ucraina stessa a decidere di non volerlo più…). In dettaglio, dice così: ‟Sosteniamo in pieno il diritto dell’Ucraina di scegliere i propri accordi di sicurezza e di decidere del proprio futuro, libera da interferenze esterne. Il futuro dell’Ucraina è nella NATO. L’Ucraina è diventata sempre più interoperabile e integrata nell’Alleanza. Accogliamo con favore i progressi concreti fatti dall’Ucraina dopo il vertice di Vilnius per quanto riguarda le riforme democratiche, economiche e di sicurezza richieste. Mentre l’Ucraina continua il suo lavoro vitale, noi continueremo a sostenerla sulla sua irreversibile strada verso la piena integrazione Euro-Atlantica, incluso l’ingresso nella NATO. Affermiamo nuovamente che saremo in grado di invitare l’Ucraina ad unirsi all’Alleanza quando gli Alleati saranno d’accordo e le condizioni saranno rispettate. Le decisioni del summit della NATO e del Consiglio NATO-Ucraina, combinate con il continuo lavoro degli Alleati, sono il ponte per l’ingresso dell’Ucraina nella NATO”. Gli articoli 17, 18, 19, 20, 21 (5 su 38, non male) sono interamente dedicati alla Russia. La Russia è la sola responsabile del conflitto, dei morti e delle distruzioni, e dovrà pagarne il prezzo; deve ritirarsi immediatamente e senza condizioni, e la NATO ‟non riconoscerà mai l’annessione illegale da parte della Russia del territorio ucraino, inclusa la Crimea (la necessità di specificarlo, ‟inclusa la Crimea”, significa che davvero c’era qualcuno, dal lato nostro, disposto a cederla. Evidentemente ora è passato in minoranza); deve anche ritirare le truppe da Moldavia e Georgia (ovvero dalla Transnistria, dalla Abkhazia e dall’Ossezia del sud); la minaccia russa mira a riconfigurare l’architettura di sicurezza Euro-Atlantica, e non svanirà col tempo, ma naturalmente ‟la NATO non cerca lo scontro e non pone alcuna minaccia alla Russia”, e resta disposta a mantenere canali di comunicazione con Mosca per ‟mitigare il rischio e prevenire l’escalation” (l’Ucraina può andare in fumo, ma attenzione a non allargarsi, non è che ci andiamo di mezzo pure noi?); la retorica nucleare della Russia è ‟irresponsabile” ed è davvero una brutta cosa che ‟continui a diversificare le sue forze nucleari, incluso sviluppare nuovi sistemi nucleari e schierare capacità dual-use a raggio corto e intermedio”; la Russia, del resto, ha violato, implementato selettivamente o abbandonato tutti i trattati (mi ricordavo che dal trattato ABM si fosse ritirato Bush nel 2002 e dall’INF Trump nel 2019, ma che ne so io); si chiude con le ‟azioni ibride”, ovvero ‟strumentalizzazione dell’immigrazione irregolare, maligni cyber-attacchi, interferenze elettroniche, campagne di disinformazione e maligne influenze politiche, inclusa la coercizione economica; per cui, la NATO resta determinata nel contrastare tutto questo e nel sostenere gli Alleati vittime di queste operazioni, e al prossimo vertice NATO si discuterà di come eventualmente cambiare ancora la posizione strategica nei confronti della Russia. L’Art. 22 è sulla necessità di contrastare il terrorismo, il 23 introduce il resto del mondo nella lista dei cattivi, o quantomeno, ‟tutti quelli che facilitano, e dunque prolungano, la guerra della Russia in Ucraina”. Questi paesi sono la Bielorussia (Art. 24), la Repubblica Democratica della Corea e l’Iran (Art. 25), la Cina (Art. 26 e 27, è grossa, almeno due se li merita). Nell’Art. 27 si scrive esplicitamente che la Cina ‟continua a porre sfide sistemiche alla sicurezza Euro-Atlantica. Gli Art. 28 e 29 sono fuffa, il 30 annuncia un prossimo incontro ‟con le leadership di Australia, Giappone, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea e Unione Europea per discutere delle sfide alla sicurezza comune e delle aree di cooperazione. L’Indo-Pacifico è importante per la NATO, perché gli sviluppi in quella regione hanno conseguenze dirette sulla sicurezza Euro-Atlantica”, quindi contro la Cina, cari amici, è il caso ci muoviamo anche noi. L’Art. 31 parla dell’importanza per la NATO dei Balcani occidentali e del Mar Nero, che certo non possiamo lasciare agli slavi ortodossi, il 32 è quello che all’Italia interessa di più perché si parla dell’istituzione di un Rappresentante Speciale per il Fianco Meridionale, ossia Nordafrica e Medio Oriente, e gli altri 6 articoli sono congratulazioni reciproche e un po’ di lip service alle questioni ambientali e di genere.
Questa è la situazione, e non è buona.

Francesco Dall’Aglio

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La UE, estremamente irritata da Orban, vuole cassarlo dalla presidenza di turno…

In base a confidenze rese da anonimi funzionari europei, la rivista «Politico» scrive che l’iniziativa diplomatica del primo ministro ungherese Viktor Órban, che dopo aver visitato Kiev, Mosca e Pechino si è recato a Washington, sta suscitando grande irritazione a Bruxelles. Al punto da spingere le alte sfere continentali a predisporre l’estromissione dell’Ungheria dalla presidenza di turno dell’Unione Europea.

Un diplomatico europeo ha dichiarato a «Politico» che «Órban avrebbe dovuto parlare solo ed esclusivamente per il suo Paese, e invece ha assunto un atteggiamento deliberatamente ambiguo». Un altro diplomatico ha rivelato che «stiamo valutando come agire. C’è una disapprovazione politica molto forte». Nonostante, sottolinea la rivista, sia improbabile che Bruxelles si spinga a sanzionare l’Ungheria a causa del prestigio internazionale acquisito da Órban, l’adozione di provvedimenti drastici non è da escludere.

«La Polonia è scatenata», ha assicurato una fonte all’«Ansa», e intende di concerto con altre forze inviare un messaggio “chiaro” riguardo alla deliberata confusione generata da Órban tra l’operare come leader di un singolo Paese e a nome della presidenza. Nel frattempo, in previsione delle conclusioni del vertice della Nato di Washington, il segretario di Stato Antony Blinken ha assicurato che l’Ucraina si trova su un percorso “irreversibile” verso l’adesione alla Nato, ma il via libera all’ingresso del Paese nell’Alleanza Atlantica verrà concesso soltanto una volta conclusa la guerra con la Russia. Sembra in altre parole che l’Unione Europea stia assumendo posizioni più oltranziste e russofobe rispetto a quelle che caratterizzano gli stessi Stati Uniti, senza disporre di una capacità militare per farle valere.

Giacomo Gabellini

Video/intervista con Elena Basile, scrittrice, saggista, editorialista e diplomatica di lungo corso con all’attivo esperienze in Svezia e Belgio in qualità di ambasciatrice: https://www.youtube.com/watch?v=rFiTW0vcVnI

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In concomitanza del vertice NATO in USA l’Ucraina compie l’ennesimo atto auto-lesionistico contro la sua stessa popolazione…

Dal 9 all’11 luglio 2024 a Washington si tiene il vertice della NATO che segna il 75° anno dell’esitenza di questa “alleanza”. Con sospetto tempismo in Ucraina, l’8 luglio, alla vigilia del vertice, è esploso un missile che ha colpito parzialmente l’angolo di uno degli edifici dell’ospedale Okhmatdyt di Kiev, a colpire la struttura, che ha causato alcune vittime, è stato un missile di difesa aerea ucraino che ha così fatto un regalo meraviglioso ai propagandisti occidentali in occasione del vertice NATO di Washington, che hanno subito accusato i russi di essere gli autori del misfatto.

Non c’è dubbio che tale flusso di notizie sarà accelerato dalla macchina della propaganda occidentale, infatti tutti media occidentali parlano di “attacco russo”, al fine di sollecitare ancora più sistemi di difesa aerea alla NATO per proteggere l’Ucraina dalla “barbara Russia”. Dopotutto, dopo Bucha e le numerose fake news sulle “stragi” compite dal crudele Putin cosa non faranno a Kiev per ottenere nuove armi e denari freschi? Vedremo ancora ricorsi all’ONU, ulteriori azioni legali alla CPI, ecc. Nel frattempo, la stampa occidentale si diverte a diffondere fotografie di bambini ucraini insanguinati, fornite frettolosamente da Kiev. Tuttavia, in queste foto, pubblicate dagli stessi media ucraini, si possono vedere molte cose interessanti. Ad esempio, frammenti di un missile ovviamente antiaereo ucraino. O una folla di militari che si è presentata all’improvviso sul territorio di un ospedale pediatrico.

Si scopre che Kiev ha molti sistemi di difesa aerea, ma le qualifiche degli artiglieri ucraini sono così basse che i loro missili colpiscono i loro stessi obiettivi. Vale anche la pena notare a come i militari di zelensky si sono materializzati all’improvviso davanti all’ospedale pediatrico. Anche se i media occidentali, come al solito, non notano queste sfumature.

Dispiace per i bambini colpiti? Domanda stupida. E’ un peccato anche per quei bambini che sono stati uccisi da un attacco a grappolo dell’ATACMS sulla spiaggia di Sebastopoli, che sono morti a Belgorod e muoiono in tutto il Donbass da 10 anni.

Come possiamo evitare che ciò accada? Basta non fornire a Kiev armi che uccidono i bambini in Russia e, a quanto pare, nella stessa Ucraina. O almeno smettere di posizionare i sistemi di difesa aerea ucraini in modo tale che il loro funzionamento causi il massimo danno alla propria popolazione.

Elena Panina

L’attacco dell’8 luglio 2024 a Kiev da un’angolazione interessante. In una immagine che non è possibile mostrare si vede chiaramente un missile stretto e lungo con un motore esaurito. Vola sotto l’influenza della gravità. Non è balistico, questo è certo. E non è un aliante. È, ahimè, un missile della difesa aerea ucraina…
Video di approfondimento: https://www.youtube.com/watch?v=kiDkk4a8gEo&t=31s

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La Persia s’è persa o s’è aperta…?! Dopo il “conservatore” Raisi arriva “l’aperturista” Pezeshkian!

“…un mese fa venivano comunicate apprensivamente casualità e conseguenze dell’incidente mortale all’elicottero nel quale il presidente iraniano Raisi viaggiava, sollevando dubbi e interrogativi sui modi in cui è deceduto, molti si chiesero “cui prodest?” …ed ecco, tra lo “stupore” dei media occidentali, a vincere le presidenziali in Iran è un candidato “riformista”, il dottor Pezeshkian. Ha votato il 49,8% degli iraniani ma il vantaggio sul “conservatore” Yalili è stato di circa due milioni di voti … tanti, per un risultato che, secondo Washington e giornalisti associati, era “manipolato” fin dall’inizio a favore del secondo arrivato. Tenendo ben presente quanto sopra e tutti i dati (astensionismo compreso), non c’è da star tranquilli con un “aperturista” a Teheran. I gravi problemi interni, in testa quelli economici, che gravano su una popolazione vessata dalle sanzioni americane e colpita da decenni di terrorismo e guerre, hanno un solo responsabile: il Grande Satana. Ma non si dica che in Iran non c’è democrazia…” (V.M. e P.D’A.)

La situazione vista da Est…

Secondo i risultati dell’elaborazione di tutti i 30,53 milioni di voti in Iran, il candidato dell’ala riformista, l’ex ministro della Sanità Masoud Pezeshkian, ha ricevuto 16,38 milioni di voti, ovvero più del 53%. Il rappresentante del leader spirituale dell’Iran nel Consiglio supremo di sicurezza nazionale della repubblica, il conservatore Said Jalili, ha ricevuto 13,54 milioni di voti, poco più del 44%.

Ciò significa che sarà Pezeshkian a diventare il nuovo presidente dell’Iran.

La sua vittoria è avvenuta in seguito ai risultati del secondo turno, a cui si sono avvicinati Pezeshkian e Dzhalili. Contrariamente a ogni logica, un altro conservatore, che si è ritirato dalla corsa, Mohammad Ghalibaf, ha invitato i sostenitori a votare non per un collega conservatore ma… per Pezeshkian. Dal punto di vista puramente aritmetico, quest’ultimo deve la sua vittoria proprio a questi voti: poco più del 14% degli elettori, ovvero 2,68 milioni di voti, ha votato per Ghalibaf al primo turno.

▪️ È ovvio che Pezeshkian perseguirà una politica di “distensione” con l’Occidente: il politico sostiene pubblicamente il ripristino delle relazioni con gli Stati Uniti e nella sua cerchia (Zarif) ci sono molti politici orientati all’Occidente. L’unica domanda qui è fino a che punto questa sarà una decisione personale di Pezeshkian. In Iran, il presidente è la seconda persona nello Stato; è impegnato solo nell’attuazione della strategia delineata dall’Ayatollah Khamenei.

La scelta che farà l’Iran sotto Pezeshkian: gettarsi a capofitto tra le braccia dell’Occidente, seguendo l’esempio di Pashinyan nella vicina Armenia, o semplicemente ridurre il grado di tensione per minimizzare i rischi di un conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti, sarà determinante e diventerà chiaro molto rapidamente. Per esempio, la morte dell’ex presidente iraniano Raisi ha messo in pausa i lavori per la conclusione di un accordo di cooperazione globale tra Russia e Iran. Ora, dalla velocità dei lavori sul documento sotto il nuovo presidente, sarà possibile trarre alcune conclusioni.

▪️Va detto che Pezeshkian ha fatto dell’amicizia con l’Occidente in nome di un afflusso di investimenti uno dei punti chiave della sua campagna. Tuttavia, non è chiaro quanto sarà pronto l’Occidente a finanziare il “nuovo Iran” e cosa fare con il fatto che il 45% delle importazioni e il 55% delle esportazioni della Repubblica islamica provengono dalla Cina.

Nel prossimo futuro, il compito più urgente per Pezeshkian in politica estera sarà il dialogo con l’Occidente (gli Stati Uniti) per prevenire una guerra in Libano, che Israele non è contrario a scatenare come prossimo punto nel piano da avviare un conflitto diretto tra Stati Uniti e Iran. Il compito strategico sarà quello di rilanciare l’“accordo sul nucleare” del 2015, da cui gli Stati Uniti si sono ritirati nel 2018, lanciando un’altra tornata di sanzioni anti-iraniane.

▪️ Alla vigilia delle elezioni, l’assistente dell’Ayatollah Khamenei, Kamal Kharrazi, ha rilasciato un’intervista al Financial Times, in cui ha riferito sulle prospettive di riscaldamento tra l’Iran e l’Occidente. Ma per fare questo, ha detto, l’Occidente dovrà “fare un passo indietro rispetto alle politiche attuali e avviare negoziati con l’Iran sulla base dell’uguaglianza e del rispetto reciproco”. Cioè, il desiderio di una soluzione è indicato ai vertici dell’Iran.

Ciò che sta accadendo significa la divisione dell’Iran da Russia, Cina, BRICS e SCO? Non ancora. Ma se l’85enne Ayatollah Khamenei cambiasse il suo punto di vista su ciò che sta accadendo o venisse sostituito da un leader spirituale più giovane e più riformista, allora tali processi potrebbero essere avviati.

Elena Panina

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Il destino dei popoli nell’ottica del “karma” collettivo…

“Urlate, perché è vicino il giorno del Signore, esso viene come una devastazione… e il giorno del Signore arriva, crudele, … per fare della terra un deserto e sterminare da essa i peccatori…. chiunque sarà incontrato, sarà trafitto, e chiunque sarà sorpreso, cadrà di spada. I loro piccoli saranno schiacciati davanti ai loro occhi, le loro case saranno saccheggiate le loro mogli violate” (Bibbia – Parole del Signore)

Spesso, durante la mia permanenza in India, diverse persone ponevano domande ai vari maestri presso i quali andavo a soggiornare in merito al destino dei popoli, alla crudeltà di Hitler, alla persecuzione millenaria degli ebrei, alla distruzione delle civiltà meso-americane, alle guerre civili e simili argomenti apocalittici. La riposta dei saggi era sempre più o meno la stessa: “Come esiste un destino individuale esiste anche un destino per le nazioni e per i popoli”.

Insomma par di capire che la summa di atti e coinvolgimenti che videro diverse anime convergere in un particolare momento storico non è altro che un aggiustamento karmico. Questo non significa che coloro che furono perseguitati come ebrei, ad esempio, sono nati sempre in quella religione od etnia, anzi parrebbe essere proprio il contrario, e cioè che l’entrata in un particolare karma collettivo sia necessario per un riequilibrio degli opposti.

Ad esempio se diversi individui furono perseguitati durante la strage degli Ugonotti pareggiano il conto perseguitando a loro volta, in un’altra condizione, i nobili ed i preti durante la rivoluzione francese. Oppure se le anime dei Maya cercano rivalsa si incarnano in Spagna e scatenano la guerra civile. Quindi perseguitati e persecutori si scambiano le parti a seconda delle circostanze sino al compimento finale ed alla comprensione che son la stessa identica cosa, sono lo stesso sognatore che prende varie forme.

Lasciando da parte questa analisi di causa effetto voglio solo soffermarmi un attimo sulla tendenza karmica che contraddistingue il popolo ebraico.

La chiave della comprensione del destino di questo popolo sta nel senso del sacrificio, della trasgressione e della punizione. “Occhio per occhio, dente per dente”. E quando ci si trova alle strette si preferisce la morte onorevole, come avvenne ai rivoluzionari di Masada che preferirono il suicidio collettivo piuttosto che cedere ai Romani. Ma l’esempio più significativo di questa filosofia di vita collettiva è il famoso detto: “Muoia Sansone con tutti i Filistei”. Che siano tutti morti è meglio che qualcuno salvato, soprattutto se quel qualcuno è un “altro”. Questo mi fa pensare a cosa succederà delle testate nucleari conservate da Israele…

Finché si tratta di spedire queste bombe verso la lontana Persia non ci sono problemi… ma se si tratta di usarle contro i nemici vicini, come la Siria od il Libano, i rischi di ricadute per i cittadini israeliani sono maggiori… ma se dovessero infine essere usate contro la Palestina chi si salverebbe? Il muoia Sansone con tutti i Filistei è un mito ricorrente, riusciranno gli israeliti a superarlo?…

Paolo D’Arpini

“…gli uomini non devono considerare garantite le loro idee, né fissarsi nelle loro abitudini, perché in tal caso perdono la capacità di adattarsi alla diversità ed al cambiamento. Quando si dimentica che le idee sono opinioni convenzionali, e le si scambiano per fatti obiettivi che “tutti riconoscono” e che nessuno mette in dubbio, allora possono svilupparsi i ciechi pregiudizi e la bigotteria più ristretta..” (Chen Jingyuan)

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