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I “sinistri” piani della NATO

L’ottavo Concetto strategico della NATO, approvato a Madrid nel giugno 2022, sostituisce il settimo (Lisbona 2010), chiaramente superato e incapace di raccogliere le sfide di un’Alleanza Atlantica in permanente ricostituzione. Questo documento riprende le raccomandazioni fondamentali del rapporto degli esperti (NATO 2030. Uniti per una nuova era) approvato al Vertice di Bruxelles del 2021 e una serie di iniziative che sono state prese a ritmo accelerato dopo l’intervento russo in Ucraina. Come è noto, questo documento è stato approvato quattro mesi dopo l’inizio della guerra in Ucraina. È molto interessante.

La NATO è un’organizzazione che ha più di 70 anni e ha un proprio particolare linguaggio. I suoi documenti richiedono un’interpretazione specifica nella consapevolezza – ed è importante sottolinearlo – che si tratta di testi pubblici seguiti da testi più precisi e concreti, specificati. I concetti strategici sono le disposizioni più importanti dell’Alleanza dopo il Trattato istitutivo. Sono oggetto di numerose discussioni in cui si mescolano descrizioni geopolitiche, approcci politico-strategici più o meno elaborati e piani operativi e organizzativi strettamente militari, espressi in un linguaggio diplomatico, in questo caso, eccessivamente espressivo. Il suo scopo ultimo è quello di definire gli elementi peculiari dei rapporti di forza internazionali, le loro conseguenze politiche, economiche e strategiche e i piani operativi alternativi di cui la NATO si dota. Si tratta di un trattato con vocazione alla continuità, militarmente organizzato, che definisce un attore internazionale che non ha più limiti geografici e che – cosa fondamentale – tende a organizzare in un unico piano (strategico, operativo, organizzativo e tecnologico) tutte le forze armate di ciascuno dei Paesi considerati.

La vocazione centralizzatrice è sicuramente uno degli aspetti più rilevanti del Concetto strategico approvato a Madrid. In pratica, la NATO è una potenza sovranazionale che tende a definire la politica estera di difesa e le alleanze internazionali secondo i criteri e gli interessi dell’amministrazione statunitense. Se si guarda con attenzione, si rileva che la NATO interviene, direttamente o indirettamente, in questioni di grande importanza economica, tecnologica, commerciale e scientifica, che vengono seguite in modo disciplinato dall’Unione Europea e dai suoi organi esecutivi. Le sanzioni non sono solo interventi coercitivi contro la Russia o la Cina, ma promuovono determinate politiche economiche che avvantaggiano palesemente gli Stati Uniti e rendono l’UE più subordinata e dipendente. Non si tratta solo di politica energetica o del gas, ma anche di relazioni economiche impedite con alcuni Paesi, di processi produttivi internazionalizzati e distorti e, in sintesi, della tendenza alla disgregazione del mercato mondiale, che ci colloca inevitabilmente in una zona di influenza esclusiva degli Stati Uniti.

La preoccupazione dei vertici politici e militari della NATO circa l’autonomia strategica dell’UE non esiste più. Il Concetto, si ripete costantemente, è inequivocabilmente impegnato nel legame atlantico, cioè nell’alleanza strategica con gli Stati Uniti. Non si fraintenda: la presunta autonomia, incarnata nella cosiddetta Bussola Strategica, è andata di bene in meglio e, alla fine, rimane solo retorica. La ragione di tutto ciò è che questa proposta è nata non perché l’UE intendesse agire come soggetto autonomo e sovrano in un mondo in rapida evoluzione, ma, al contrario, per il timore che gli Stati Uniti si disimpegnassero dalla difesa europea e si concentrassero sul nuovo centro di gravità dell’Asia/Pacifico. Donald Trump ha spaventato molto le élite europee; Biden, per molti versi, è la soluzione: ancora una volta un presidente americano che difende l’ordine da loro creato e che passa all’offensiva contro chi, in un modo o nell’altro, lo mette in discussione. L’attuale amministrazione statunitense – e questa è la grande differenza con quella precedente – sa che, per vincere questa sfida sistemica, ha bisogno di alleati per costruire un blocco di contenimento il più ampio possibile contro i Paesi del continente che stanno emergendo come grandi potenze.

In questa presentazione non intendo fornire un’analisi dettagliata del documento, ma solo di quegli aspetti che mi sembrano più rilevanti. Nella prefazione si legge che “il nostro mondo è conflittuale e imprevedibile”. Poi si scaglia con forza contro la Russia per il suo intervento in Ucraina, che in seguito verrà definito come una minaccia. Il documento passa poi a elencare le principali sfide: il terrorismo, la crescente competizione strategica e l’ascesa dell’autoritarismo. Si afferma con forza che “il nostro nuovo Concetto strategico ribadisce che l’obiettivo primario della NATO è garantire la nostra difesa collettiva basata su un approccio a 360 gradi”. Definisce i tre compiti principali dell’Alleanza: deterrenza e difesa, prevenzione e gestione delle crisi e sicurezza cooperativa. “Sottolineiamo la necessità di rafforzare in modo significativo la nostra deterrenza e la nostra difesa come spina dorsale del nostro impegno a difenderci reciprocamente ai sensi dell’Articolo 5”.

Si è già detto che la NATO ha un gergo specifico che deve essere compreso. Termini come resilienza, approccio a 360 gradi, concorrente strategico o rivale sistemico hanno un contenuto polisemico che spesso nasconde o neutralizza significati più precisi. La resilienza degli Stati denota adattamento e volontà di trasformazione, una resistenza innovativa ai cambiamenti drastici della situazione economica, tecnologica o politico-militare. L’approccio a 360 gradi è un criterio più intuitivo che concettuale. Si tratta di avere una visione globale delle minacce, delle sfide e degli eventi e, fondamentalmente, una risposta altrettanto mondiale, tenendo presente che ai tradizionali elementi strategici di base (terra, mare e aria) si aggiungono lo spazio e il mondo cibernetico.

C’è un punto che mi preme sottolineare. Alla fine della prefazione si legge: “La nostra visione è chiara: vogliamo vivere in un mondo in cui la sovranità, l’integrità territoriale, i diritti umani e il diritto internazionale siano rispettati e in cui ogni Paese possa scegliere la propria strada, libero da aggressioni, coercizioni o sovversioni. Lavoriamo con tutti coloro che condividono questi obiettivi. Stiamo insieme come alleati, per difendere la nostra libertà e contribuire a un mondo più pacifico”. Leggendo attentamente, è molto sorprendente che questo possa essere detto da un’organizzazione come la NATO, non solo per le sue azioni durante la Guerra Fredda nel promuovere colpi di Stato, cambi di regime politico o semplicemente nel divenire il centro delle fogne degli Stati, ma anche per la sua sistematica violazione del diritto internazionale con il bombardamento di un Paese europeo sovrano come la Serbia o la sua partecipazione in Afghanistan, Libia, Iraq. Stiamo parlando solo della NATO, non degli Stati Uniti, il che renderebbe questa parte troppo lunga. Come disse una volta Margaret Albright, con le Nazioni Unite quando è possibile o, in caso contrario, da soli. Robert Kagan lo va ripetendo da anni: gli Stati Uniti hanno l’obbligo e il dovere di intervenire militarmente per difendere i propri interessi, i propri valori e le proprie norme NEL MONDO. Lo ha sempre fatto e continuerà a farlo. Se l’ONU è favorevole, tanto meglio; in caso contrario, l’amministrazione statunitense si assumerà i propri obblighi. Punto.

È chiaro che questa dichiarazione ha molto a che fare con la NATO e il suo futuro. L’offerta permanente di ampliamento (“porte aperte”, paragrafi 41 e 44) all’Est (Ucraina, Georgia, Moldavia) dimostra la coerenza delle politiche volte a mettere sotto pressione e ad assediare ulteriormente la Russia. La NATO difenderà questo diritto all’autogoverno, alla sovranità popolare e all’indipendenza nazionale non solo in Europa ma ovunque? Sarà questo il suo criterio? La cosa più curiosa è che il 4 febbraio 2022 Xi Jinping e Vladimir Putin hanno firmato un documento programmatico unico nel suo genere in cui hanno ribadito la volontà di costruire un mondo multipolare su queste basi, opponendosi a un ordine esistente che sancisce l’egemonia statunitense, che trasforma i suoi interessi economici e commerciali in regole e che interviene militarmente senza rispettare i criteri dei diritti internazionali e della Carta delle Nazioni Unite. In ogni caso, latino-americani, africani e asiatici saranno sorpresi dalla dichiarazione della NATO e si aspetteranno che nei rispettivi continenti gli Stati Uniti rispettino l’autogoverno delle popolazioni e il loro diritto di decidere il tipo di regime politico e sociale, compresi Cuba e Venezuela.

Continuiamo con il gergo. Il corollario di un approccio a 360 gradi è quello di trasformare la NATO in un attore politico militare globale senza confini geografici definiti. Il documento etichetta la Russia come un concorrente strategico e la qualifica, come già detto, come una minaccia. È evidente che il nemico della NATO è la Russia e che le sue politiche mirano, direttamente o indirettamente, a isolarla e assediarla con un muro di contenimento sempre più ampio e sempre più vicino a Mosca. La grande novità è la Cina, definita anche come concorrente strategico speciale o sistemico. La NATO introduce una classificazione basata su tre termini: partner, concorrente strategico e rivale o concorrente sistemico. Non è facile da spiegare. Concorrente è colui che è in grado di sfidare, in un modo o nell’altro, l’egemonia statunitense. È un avversario. Qualificare la Cina come un concorrente sistemico – distinto dalla Russia – è legato al tipo di potenza economica, tecnologica e politico-militare che è in grado non solo di sfidare, ma anche di costruire un’alternativa agli Stati Uniti.

L’amministrazione statunitense si sta preparando per un conflitto a lungo termine volto a sconfiggere la Cina.
Non permetterà a una potenza dell’emisfero orientale di sfidare il suo controllo economico e il suo dominio politico. Andrà fino in fondo e si sta organizzando per farlo. La chiave è costruire una correlazione di forze (economiche, tecnologiche, militari) che la limiti, la sottoponga a pressione e la contenga. Taiwan è l’innesco di un conflitto pianificato dalla logica del potere statunitense. Von Lausen distingueva tra aggressore strategico e aggressore operativo. Gli Stati Uniti vogliono costringere la Cina a diventare un aggressore operativo, assumendosi gli enormi costi che ciò comporta. La condizione per essere un aggressore strategico è avere la forza di farlo e di esercitarla. Taiwan è l’obiettivo tattico attorno al quale gli Stati Uniti fissano e definiscono il conflitto. La Cina è obbligata a rispondere. La logica statunitense è impeccabile e implacabile: riarmare un’isola che è una provincia della Cina, rafforzare i settori più indipendentisti e provocare consapevolmente e sistematicamente la leadership cinese. È una trappola provocatoria a cui è difficile sottrarsi. Il sogno di Biden e della sua amministrazione è una nuova Pearl Harbor. L’Ucraina non è solo un precedente, è uno stile strategico che si è affinato nel tempo, saggiando e plasmando un immaginario collettivo cinematografico. L’“iperpotenza” ferita reagisce in modo drammatico e inizia un “gioco dei giochi” con un presupposto difficile da verificare: Russia e Cina non useranno armi nucleari.

Infine, tre questioni.

In primo luogo, i bilanci militari. L’aumento al 2% del PIL è presunto e diventa un minimo suscettibile di essere aumentato in un secondo momento. La corsa agli armamenti, l’uso sistematico di tecnologie distruttive e l’aumento del personale altamente qualificato avranno un impatto duraturo sui bilanci pubblici in un contesto di crisi economica e sociale, in gran parte causata dalla politica di sanzioni contro la Russia.
In secondo luogo, come già osservato, il Concetto pone fine all’illusione dell’autonomia strategica dell’UE. Lo dice esplicitamente e pone dei limiti alle future politiche militari dell’UE. Il paragrafo 43 afferma che “la NATO e l’UE svolgono ruoli complementari, coerenti e che si rafforzano reciprocamente”; “per lo sviluppo del partenariato strategico tra la NATO e l’UE, è essenziale la piena partecipazione degli alleati non comunitari agli sforzi di difesa dell’UE”. È chiaro che questo si riferisce principalmente agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna. “La NATO riconosce il valore di una difesa europea più forte e più capace, che contribuisca positivamente alla sicurezza transatlantica e globale e che sia complementare e interoperabile con la NATO”. Il paragrafo è completato in modo che non ci siano dubbi su ciò che si sta dicendo: “le iniziative per aumentare la spesa per la difesa e sviluppare capacità coerenti e che si rafforzano reciprocamente, evitando inutili duplicazioni, sono fondamentali per i nostri sforzi congiunti per rendere l’area euro-atlantica più sicura”.

In terzo luogo, il fianco meridionale. I Paesi del Mediterraneo che fanno parte della NATO hanno cercato di dare maggiore rilevanza alla questione. Non è stato possibile. Pedro Sánchez, nel suo desiderio di allinearsi saldamente con gli Stati Uniti, ha fatto un passo avanti verso il Marocco. Il Paese alawita sta diventando (grazie agli Stati Uniti e all’UE) lo Stato gendarme di un’area geografica vitale e di un continente in conflitto geopolitico. La Spagna sta rischiando molto, accetta il ruolo preponderante del Marocco, mette a repentaglio le relazioni economiche ed energetiche con l’Algeria e invia un segnale di subordinazione agli interessi statunitensi in un momento in cui l’Africa subsahariana sta iniziando a ridefinire il proprio futuro al di fuori delle ex potenze coloniali, e talvolta in opposizione ad esse. Al centro c’è l’emigrazione e i suoi enormi problemi.

Manolo Monereo * Dirigente storico del movimento comunista spagnolo.

Fonte: https://www.sinistrainrete.info/politica/23932-manolo-monereo-il-progetto-strategico-della-nato.html

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Integrazione di @russiantourinternational: “L’ex candidato sindaco di Kharkiv, citando la frase della Matvenko “fino al 4 ottobre il mondo può aspettare” sostiene che sono in corso delle trattative tra russi ed americani nel tentativo di mettersi d’accordo entro il 3 ottobre. Qualora raggiungeranno un accordo, questo sarà ratificato dal consiglio di sicurezza dell’ONU e si arriverà ad un cessate il fuoco. E questo è il piano A. Se non si accorderanno scatterà il piano B, all’Ucraina verrà comunicato un ultimatum, che se non accettato porterà alla dichiarazione ufficiale di guerra. In 72 ore verrà distrutta tutta l’infrastruttura ucraina, resteranno senza elettricità ed acqua, dopo di ché saranno buttati giù i ponti, e ci sarà una pioggia di fuoco nelle principali città. Si passerà dall’operazione speciale alla guerra vera e propria. Se i polacchi decideranno di mettersi in mezzo, dalla Bielorussia sono già pronti ad attaccare con nucleari tattiche. Se neanche questo basterà la crisi caraibica a confronto sarà una barzelletta…”

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Gas. La doppia pipeline, il triplo gioco…

Quale futuro per l’Europa, tutta, dalle Azzorre agli Urali?
Con Merkel, Orban e Vucic, oppure con Draghi, Von der Leyen, Borrell, Truss, Blinken, Nuland, Biden?
Collaborazione, dialogo e pace, oppure inverno nucleare?

VICTORIA NULAND: “With regard to Nord Stream 2, we continue to have very strong and clear conversations with our German allies and I want to be clear with you today. If Russia invades Ukraine, one way or another, Nord Stream 2 will not move forward”.

Il North Stream 2 era stato dato per morto e sepolto, e ci dicevano che la Russia riforniva di gas l’Europa attraverso la Germania con il contagocce esclusivamente attraverso il North Stream 1. Eppure, il sabotaggio è stato portato ad entrambe le pipelines, pagate e costruite da Russia e Germania.
Come mai invece il NS2 era pieno di gas sotto pressione? La Russia lo dava a quali porci? Come mai nessun media pone questa domanda imbarazzante? Qualcuno a Berlino “barava” e il Comandante in capo ha provveduto a rimettere le cose al posto giusto, come affermato dal Ministro polacco con il suo “Grazie USA”?
E l’Italia cosa ne dice: sta con Merkel, o con Draghi, Von der Leyen e Biden? Pronto, c’è Meloni?

Torna a parlare Angela Merkel. La Germania cerca di salvarsi dal disastro, il Parlamento tedesco schiaffeggia il nuovo governo Verdi-SPD negando ulteriori armi a Kiev. Mentre gli Usa tagliano alla “Lokomotiva Europea” l’unica possibile fonte di energia per le sue industrie alle porte dell’inverno.
Mettere in ginocchio la Germania e l’Europa dell’Est per le potenze neuroatlantiche potrebbe non essere una buona idea: l’abbiamo già sperimentato novant’anni fa.

Stefano Orsi sintetizza così:
https://youtu.be/Alvww832Jyc?t=2778

Inoltre:
“La Storia cammina e non può essere fermata”
SIT-REP 131 https://youtu.be/2WAULbFMeLQ?t=1585
– La storica unificazione della Russia col Donbass
– Aggiornamenti su Krasni Liman, Cherson e altri fronti

Pepe Escobar dispiega alcune cose in inglese:
(ringrazio Franco Boni per la segnalazione dell’articolo)
Il giorno 29 set 2022, alle ore 23:53, Martino Dolfini ha scritto:
Perché il Nord Stream 2, che non era ancora stato attivato, era pieno di gas?
La risposta di Pepe Escobar

“I colloqui segreti tra Russia e Germania per risolvere la questione dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 devono essere ostacolati ad ogni costo”.

Who profits from Pipeline Terror?
Secret talks between Russia and Germany to resolve their Nord Stream 1 and 2 issues had to be averted at any costs. The War of Economic Corridors has entered incandescent, uncharted territory: Pipeline Terror.

A sophisticated military operation – that required exhaustive planning, possibly involving several actors – blew up four separate sections of the Nord Stream (NS) and Nord Stream 2 (NS2) gas pipelines this week in the shallow waters of the Danish straits, in the Baltic Sea, near the island of Bornholm. Swedish seismologists estimated that the power of the explosions may have reached the equivalent of up to 700 kg of TNT. Both NS and NS2, near the strong currents around Borholm, are placed at the bottom of the sea at a depth of 60 meters.

The pipes are built with steel reinforced concrete, able to withstand impact from aircraft carrier anchors, and are basically indestructible without serious explosive charges. The operation – causing two leaks near Sweden and two near Denmark – would have to be carried out by modified underwater drones.

Every crime implies motive. The Russian government wanted – at least up to the sabotage – to sell oil and natural gas to the EU. The notion that Russian intel would destroy Gazprom pipelines is beyond ludicrous. All they had to do was to turn off the valves. NS2 was not even operational, based on a political decision from Berlin. The gas flow in NS was hampered by western sanctions. Moreover, such an act would imply Moscow losing key strategic leverage over the EU.

Diplomatic sources confirm that Berlin and Moscow were involved in a secret negotiation to solve both the NS and NS2 issues. So they had to be stopped – no holds barred. Geopolitically, the entity that had the motive to halt a deal holds anathema a possible alliance in the horizon between Germany, Russia, and China.
Whodunnit?

The possibility of an “impartial” investigation of such a monumental act of sabotage – coordinated by NATO, no less – is negligible. Fragments of the explosives/underwater drones used for the operation will certainly be found, but the evidence may be tampered with. Atlanticist fingers are already blaming Russia. That leaves us with plausible working hypotheses.

This hypothesis is eminently sound and looks to be based on information from Russian intelligence sources. Of course, Moscow already has a pretty good idea of what happened (satellites and electronic monitoring working 24/7), but they won’t make it public.

The hypothesis focuses on the Polish Navy and Special Forces as the physical perpetrators (quite plausible; the report offers very good internal details), American planning and technical support (extra plausible), and aid by the Danish and Swedish militaries (inevitable, considering this was very close to their territorial waters, even if it took place in international waters).

The hypothesis perfectly ties in with a conversation with a top German intelligence source, who told The Cradle that the Bundesnachrichtendienst (BND or German intelligence) was “furious” because “they were not in the loop.”

Of course not. If the hypothesis is correct, this was a glaringly anti-German operation, carrying the potential of metastasizing into an intra-NATO war.

The much-quoted NATO Article 5 – ‘an attack on one of us is an attack on all of us’ – obviously does not say anything about a NATO-on-NATO attack. After the pipeline punctures, NATO issued a meek statement “believing” what happened was sabotage and will “respond” to any deliberate attack on its critical infrastructure. NS and NS2, incidentally, are not part of NATO’s infrastructure.

The whole operation had to be approved by Americans, and deployed under their Divide and Rule trademark. “Americans” in this case means the Neo-conservatives and Neo-liberals running the government machinery in Washington, behind the senile teleprompter reader.

This is a declaration of war against Germany and against businesses and citizens of the EU – not against the Kafkaesque Eurocrat machine in Brussels. Don’t be mistaken: NATO runs Brussels, not European Commission (EC) head and rabid Russophobe Ursula von der Leyen, who’s just a lowly handmaiden for finance capitalism.

It’s no wonder the Germans are absolutely mum; no one from the German government, so far, has said anything substantial.

The Polish corridor

By now, assorted chattering classes are aware of former Polish Defense Minister and current MEP Radek Sirkorski’s tweet: “Thank you, USA.” But why would puny Poland be on the forefront? There’s atavic Russophobia, a number of very convoluted internal political reasons, but most of all, a concerted plan to attack Germany built on pent up resentment – including new demands for WWII reparations.
Il ministro coglione reo confesso succitato:

The Poles, moreover, are terrified that with Russia’s partial mobilization, and the new phase of the Special Military Operation (SMO) – soon to be transformed into a Counter-Terrorism Operation (CTO) – the Ukrainian battlefield will move westward. Ukrainian electric light and heating will most certainly be smashed. Millions of new refugees in western Ukraine will attempt to cross to Poland.

At the same time there’s a sense of “victory” represented by the partial opening of the Baltic Pipe in northwest Poland – almost simultaneously with the sabotage.

Talk about timing. Baltic Pipe will carry gas from Norway to Poland via Denmark. The maximum capacity is only 10 billion cubic meters, which happens to be ten times less than the volume supplied by NS and NS2. So Baltic Pipe may be enough for Poland, but carries no value for other EU customers.

Meanwhile, the fog of war gets thicker by the minute. It has already been documented that US helicopters were overflying the sabotage nodes only a few days ago; that a UK “research” vessel was loitering in Danish waters since mid-September; that NATO tweeted about the testing of “new unmanned systems at sea” on the same day of the sabotage. Not to mention that Der Spiegel published a startling report headlined “CIA warned German government against attacks on Baltic Sea pipelines,” possibly a clever play for plausible deniability.

The Russian Foreign Ministry was sharp as a razor: “The incident took place in an area controlled by American intelligence.” The White House was forced to “clarify” that President Joe Biden – in a February video that has gone viral – did not promise to destroy NS2; he promised to “not allow” it to work. The US State Department declared that the idea the US was involved is “preposterous.”

L’altro ingenuo l’aveva detto il 7 febbraio, ben prima del 24:

VIDEO BIDEN: https://twitter.com/i/status/1490792461979078662
It was up to Kremlin spokesman Dmitry Peskov to offer a good dose of reality: the damage to the pipelines posed a “big problem” for Russia, essentially losing its gas supply routes to Europe. Both NS2 lines had been pumped full of gas and – crucially – were prepared to deliver it to Europe; this is Peskov cryptically admitting negotiations with Germany were ongoing.

Peskov added, “this gas is very expensive and now it is all going up in the air.” He stressed again that neither Russia nor Europe had anything to gain from the sabotage, especially Germany. This Friday, there will be a special UN Security Council session on the sabotage, called by Russia.

The attack of the Straussians

Now for the Big Picture. Pipeline Terror is part of a Straussian offensive, taking the splitting up of Russia and Germany to the ultimate level (as they see it). Leo Strauss and the Conservative Movement in America: A Critical Appraisal, by Paul E. Gottfried (Cambridge University Press, 2011) is required reading to understand this phenomenon.

Leo Strauss, the German-Jewish philosopher who taught at the University of Chicago, is at the root of what later, in a very twisted way, became the Wolfowitz Doctrine, written in 1992 as the Defense Planning Guidance, which defined “America’s mission in the post-Cold War era.”

The Wolfowitz Doctrine goes straight to the point: any potential competitor to US hegemony, especially “advanced industrial nations” such as Germany and Japan, must be smashed. Europe should never exercise sovereignty: “We must be careful to prevent the emergence of a purely European security system that would undermine NATO, and particularly its integrated military command structure.”

Fast-forward to the Ukraine Democracy Defense Lend-Lease Act, adopted only five months ago. It establishes that Kiev has a free lunch when it comes to all arms control mechanisms. All these expensive weapons are leased by the US to the EU to be sent to Ukraine. The problem is that whatever happens in the battlefield, in the end, it is the EU that will have to pay the bills.

US Secretary of State Blinken and his underling, Victoria “F**k the EU” Nuland, are Straussians, now totally unleashed, having taken advantage of the black void in the White House. As it stands, there are at least three different “silos” of power in a fractured Washington. For all Straussians, a tight bipartisan op, uniting several high-profile usual suspects, destroying Germany is paramount.

One serious working hypothesis places them behind the orders to conduct Pipeline Terror. The Pentagon forcefully denied any involvement in the sabotage. There are secret back channels between Russia’s Security Council Secretary Nikolai Patrushev and US National Security Advisor Jake Sullivan.

And dissident Beltway sources swear that the CIA is also not part of this game; Langley’s agenda would be to force the Straussians to back off on Russia reincorporating Novorossiya and allow Poland and Hungary to gobble up whatever they want in Western Ukraine before the entire US government falls into a black void.

Come see me in the Citadel

On the Grand Chessboard, the Shanghai Cooperation Organization (SCO) summit in Samarkand, Uzbekistan two weeks ago dictated the framework of the multipolar world ahead. Couple it with the independence referendums in DPR, LPR, Kherson and Zaporozhye, which Russian President Vladimir Putin will formally incorporate into Russia, possibly as early as Friday.

With the window of opportunity closing fast for a Kiev breakthrough before the first stirrings of a cold winter, and Russia’s partial mobilization soon to enter the revamped SMO and add to generalized western panic, Pipeline Terror at least would carry the “merit” of solidifying a Straussian tactical victory: Germany and Russia fatally separated.

Yet blowback will be inevitable – in unexpected ways – even as Europe becomes increasingly Ukrainized and even Polandized: an intrinsically neo-fascist, unabashed puppet of the US as predator, not partner. Vey few across the EU are not brainwashed enough to understand how Europe is being set up for the ultimate fall.

The war, by those Straussians ensconced in the Deep State – neocons and neoliberals alike – won’t relent. It is a war against Russia, China, Germany and assorted Eurasian powers. Germany has just been felled. China is currently observing, carefully. And Russia – nuclear and hypersonic – won’t be bullied.

Poetry grandmaster C.P. Cavafy, in Waiting for the Barbarians, wrote “And now what will become of us, without any barbarians? Those people were some kind of a solution.” The barbarians are not at the gates, not anymore. They are inside their golden Citadel.

PEPE ESCOBAR – 27 settembre 2022
https://thecradle.co/Article/Columns/16307

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INOLTRE, sempre grazie a Franco Boni via Franco Continolo trovo l’intervento di Diane Johnston:

Who profits from Pipeline Terror?

“Per commentare il sabotaggio, a Diana Johnstone vengono in mente tre parole: gangster, mafia, omertà. “Il va sans dire” che il gangster è Baiden, la mafia è la NATO, l’omertà è europea”.

Per commentare il sabotaggio, a Diana Johnstone vengono in mente tre parole: gangster, mafia, omertà. “Il va sans dire” che il gangster è Baiden, la mafia è la NATO, l’omertà è europea. Un’omertà, scrive l’autrice, frutto di settant’anni di vassallaggio, e di un’opera di indottrinamento, della quale potremmo dire che Draghi sia il prodotto tipico, anzi un primo della classe, per il quale è naturale anteporre gli interessi degli Stati Uniti a quelli del proprio paese e dell’Europa

DIANA JOHNSTONE: Omerta in the Gangster War
The sabotage of the Nord Stream 2 pipeline has virtually announced that the war in Ukraine can only intensify with no end in sight.

Imperialist wars are waged to conquer lands, peoples, territories. Gangster wars are waged to remove competitors. In gangster wars you issue an obscure warning, then you smash the windows or burn the place down.

Gangster war is what you wage when you already are the boss and won’t let any outsider muscle in on your territory. For the dons in Washington, the territory can be just about everywhere, but its core is occupied Europe.

By an uncanny coincidence, Joe Biden just happens to look like a mafia boss, to talk like a mafia boss, to wear a little lopsided half smile like a mafia boss. Just watch the now famous video:

Pres. Biden: “If Russia invades…then there will be no longer a Nord Stream 2. We will bring an end to it.”

Reporter: “But how will you do that, exactly, since…the project is in Germany’s control?”

Biden: “I promise you, we will be able to do that.”

Able for sure.

It cost billions of dollars to lay the Nord Stream 2 pipeline across the Baltic Sea, from near Saint Petersburg to the port of Greifsfeld in Germany. The idea was to ensure safe natural gas supplies to Germany and other European partners by going around troublesome Ukraine, known for readiness to use its transit rights to siphon off gas for itself or blackmail clients.

Due to Western sanctions against Russia, gas was not being delivered through the destroyed pipelines. However, gas inside the pipelines is leaking dangerously. The pipelines remained ready for use whenever an agreement could be reached. And the first, dramatic significance of the sabotage is that henceforth, no agreement can be reached. Nord Stream 2 would have been the key to some sort of settlement between Russia and the Europeans. The sabotage has virtually announced that the war can only intensify with no end in sight.

In Germany, the Czech Republic and some other countries, movements were beginning to grow calling for an end to the sanctions, specifically to solve the energy crisis by putting Nord Stream 2 into operation for the first time. The sabotage has thus invalidated the leading demand of potential peace movements in Germany and Europe.

This act of sabotage is above all a deliberate sabotage of any prospect of a negotiated peace in Europe. The next move from the West has been for NATO governments to call on all their citizens to leave Russia immediately. In preparation of what?

The Russians Did It

In this catastrophic situation, Western mainstream media are all wondering who could be the guilty party, and suspicion automatically fixes on… Russia. Motive? “To raise the price of gas” or “to destabilize Europe” — things that were happening anyway. Any far-fetched notion will do.

European opinion-makers are showing the result of 70 years of Americanization. Especially in Germany, but also in France and elsewhere, for decades the United States has systematically spotted up-and-coming young people, invited them to become “young leaders,” invited them to the United States, indoctrinated them in “our values” and made them feel like members of the great trans-Atlantic family. They are networked into top positions in politics and media. In recent years, great alarm is raised about alleged Russian efforts to exert “influence” in European countries, while Europeans bathe in perpetual American influence: movies, Netflix, pop culture, influence in universities, media, everywhere.

When disaster strikes Europe, it can’t be blamed on America (except for former President Donald Trump, because the American establishment despised and rejected him, so Europeans must do the same). It has to be the bad guy in the movie, Putin.

The fanatically anti-Russian former Polish Foreign Minister Radek Sikorsky couldn’t restrain himself and joyously greeted the massive natural-gas leaks from the destroyed pipeline with a cheerful tweet, “Thank you, USA.” But Poland was certainly also willing, and perhaps even able. So perhaps were some others in NATO-land. But they all prefer to publicly “suspect” Russia.

Officially, so far, no NATO government knows who dunnit. Or maybe they all know. Maybe this is like the famous Agatha Christie mystery on the Orient Express train, where suspicion falls on all the passengers, and are all guilty. And all united in Omerta.

https://consortiumnews.com/2022/09/28/diana-johnstone-omerta-in-the-gangster-war/

Notizie raccolte a cura di Jure Eler

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USA versus Russia. Ormai è guerra aperta…

Ora che i contendenti non sono più occultabili, e così la posta in gioco – egemonia mondiale nordamericana, sopravvivenza della Russia e suo spazio nel mondo – anche le armi finora tenute a freno potrebbero avere occasione di uscire dal cassetto e far risuonare la loro voce in campo aperto.

Finora era stata una guerra chiusa. Nel senso che, agli angoli del quadrato,
c’erano i contendenti chiusi entro il dibattito delle reciproche ragioni. Diritto
internazionale, stato sovrano e questione interna per l’Ucraina, Accordi di
Kiev, armamenti sul confine e nazismo antirussofono per la Russia.
Tra gli sfidanti, sul tappeto del ring, si sono succeduti diversi arbitri che non
sono riusciti a ridurre lo scontro fino ad un accordo di pace.

In platea, a guardare l’incontro, il resto del mondo: inizialmente
apparentemente estraneo e poi accalcatosi in curve opposte. Chi dava sostegno
all’Ucraina e chi no. Chi si univa intorno all’idea della multipolarità e chi
sbraitava per non perdere l’egemonia mondiale che – credeva – gli spettasse di
diritto divino.

Agli angoli, la squadra americana sosteneva il proprio combattente,
nonostante fosse più volte sembrato sul punto di cedere. Dall’altro lato,
sapevano delle sostanze proibite che venivano somministrare all’uomo giallo-
azzurro.

Il combattimento procedeva, il sangue versato non contava niente. Fuori
dallo stadio, il tifo si diffondeva a macchia d’olio sull’irrefrenabile onda delle
emozioni. Gli altoparlanti rivolti al mondo potevano dire qualunque cosa
tornasse funzionale ai loro interessi, certi che sarebbero stati ascoltati e creduti.
Lo scontro, che era praticamente globale, pareva procedere su un riff nel quale
danzava la speranza che qualcuno o qualcosa potesse trovare come ridurre il
conflitto, accontentare i contendenti e cessare di temere il peggio per loro e
soprattutto per noi.

Alla faccia di quella speranza, neri assi sono usciti dalle maniche e ora sono
sul tavolo.

Le corde che contenevano il ring hanno ceduto. Il campo che era chiuso ora
è aperto. Le regole che valevano – o, per meglio dire, che erano presenti – non
contano più nulla. Vale tutto.

I referendum delle repubbliche russofone – Crimea a parte, in quanto già
consumato – e il sabotaggio dei gasdotti sono colpi sotto la cintola di uno
scontro senza più spazio per alcun arbitro.

La mossa di Putin impone la legalizzazione del referendum per
l’indipendenza del Kosovo del 17 febbraio 2008, finora ritenuto inaccettabile
dalla Serbia, dalla Russia, dalla Cina e da molti altri paesi, europei e non (1).
Permette, in linea teorica e legittima, un eventuale referendum per
l’indipendenza di Taiwan e del Kurdistan, turco e non solo. Praticamente nuovi
macelli potrebbero prendere la scena sul palco della storia.
Non a caso, Erdogan ha preso le distanze dalla scelta di Putin e Xin Pi: in
stile confuciano, si è astenuto dal proferire parole a sostegno del presidente
della Federazione russa.

Chi, a questo punto, volesse riconoscere i nuovi confini stabiliti dai
referendum plebiscitari, contemporaneamente accenderebbe una miccia che

altri popoli potrebbero raccogliere per dar fuoco alle loro polveri di
autodeterminazione.

Dal lato opposto, i sabotaggi dei gasdotti non sono altro che un’azione già
messa in conto dagli americani – chi storce il naso, spieghi bene cosa volessero
dire le esplicite affermazioni del Sottosegretario di stato per gli affari politici
Victoria Nuland e del presidente Biden (2) – per sparigliare la partita.
Questa, come la stampaccia di regime ha sempre negato, lasciando ai
“miserabili del web” (3), antesignani inclusi (4), il dovere di farlo presente fin
da subito, non è tra Ucraina e Russia. Riguarda l’egemonia sul mondo.
Riguarda gli americani che, alla faccia delle critiche morali, hanno saputo
elaborare e attuare una strategia di provocazioni a vario livello che, al
momento, pare ancora valida.

Chi aveva pensato fin da subito che nei loro progetti, oltre all’indebolimento
della Russia, c’era anche quello dell’Europa, forza industriale germanica in
primis?

Un’Europa rivolta a Est non era mai stata così sconveniente per quella
ontologica lotta egemonica a cui, fin dal Destino manifesto (5), gli americani non
potevano rinunciare. Meglio prenderla al lazo.

Rompere i tubi a che altro potrebbe servire?

Lorenzo Merlo

Note
(1) Su 193 paesi facenti parte dell’ONU, 98 hanno formalmente riconosciuto
l’indipendenza del Kosovo. A questi si aggiungono Taiwan, le Isole Cook
e il Niue, non membri dell’ONU. Hanno, invece, esteso e poi ritirato il
loro riconoscimento i seguenti paesi: Suriname, Burundi, Papua Nuova
Guinea, Lesotho, Comore, Dominica, Grenada, Isole Salomone,
Madagascar, Palau, Togo, Repubblica Centrafricana, Ghana, Nauru, Sierra
Leone.
Fra i 27 paesi dell’Unione Europea, 22 hanno riconosciuto
l’indipendenza. Vi si oppongono ancora Spagna, Cipro, Grecia, Romania
e Slovacchia.
(In caso di referendum che non dovessero ottenere l’indipendenza, il
sostegno alla consultazione popolare da parte di stati terzi potrebbe
sparigliare comunque il castello di carta dell’equilibrio geopolitico).
(2) Nuland, 27 gennaio 2022: “Vorrei dire francamente: se la Russia invaderà
l’Ucraina, in ogni caso, il Nord Stream 2 non funzionerà”.
https://piccolenote.ilgiornale.it/mondo/il-sabotaggio-ai-gasdotti-e-la-
profezia-della-nuland
https://www.youtube.com/shorts/igAfB8LdZaE
Biden, 7 febbraio 2022: “Se la Russia invade l'Ucraina, stop al gasdotto
Nord Stream 2”.
https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/usa-biden-incontra-scholz-se-
la-russia-invade-l-ucraina-stop-a-nord-stream-2_45480743-202202k.shtml
https://www.youtube.com/watch?v=b3fUd8hmgy8
https://www.youtube.com/watch?v=-pbMqY8xzfA
(3) https://www.la7.it/otto-e-mezzo/rivedila7/guerra-di-bombe-e-di-
propaganda-otto-e-mezzo-puntata-del-1632022-16-03-2022-429219 min.
5.21.

(4) Giulietto Chiesa: Telegram, https://t.me/nonsiamoinvisibilicanale,
30/09/2022, h. 12.59.
(5) Stephanson Anders, Destino manifesto – L’espansionismo americano e l’Impero
del Bene, Milano, Feltrinelli, 2004.

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La fine dei Verdi…

In quest’ultime elezioni del 25 settembre ancora una volta i Verdi insieme alla Sinistra Italiana sono riusciti per un soffioa superare la barriera del 3%. Ma se i Verdi fossero andati da soli avrebbero superato appena l’uno per cento…
In Europa i movimenti verdi hanno un ruolo determinante nelle scelte e nei programmi dei governi per la sostenibilità e la qualità della vita degli uomini e degli animali. In controtendenza invece i Verdi in Italia che continuano a contare poco più di zero. Il loro numero di elettori è stato sempre esiguo al punto di non essere preso in considerazione nelle programmazioni di tutela ambientale ed energetiche del Paese. Il 10 luglio dello scorso anno (2021) la Federazione dei Verdi, dopo 34 anni di attività, ha cessato d’esistere e quel pocoche ne è restatoè confluito in Europa Verde. Eppure a partire dal 9 dicembre 1990, da quando da movimento ambientalista generico si trasformò in Federazione dei Verdi, le prospettive apparvero subito allettanti; in effetti alle prime elezioni nazionali i Verdi conquistarono 24 tra deputati e senatori. La strada a quel puntosembrò tracciata e sarebbe bastato poco per eguagliare i successi dei cugini verdi europei. Poi, però, una serie di errori strategici e di programmazioni politiche, nonché di “disarmonie” interne, hanno aperto le porte al declino.

Prima di analizzare i motivi di questo fallimento è necessario prima di tutto dare uno sguardo alla realtà dei Verdi in Europa. Prendiamo, come sintesi della continua crescita dei partiti verdi in Europa, le elezioni europee del 26 maggio 2019 che sono riuscite a stravolgere la geografia politica del nostro vecchio continente. Il risultato più clamoroso è stato quello della Germania, dove i Gruner hanno ottenuto il 20,5 per cento dei consensi, superando il partito dei Socialdemocratici che si era fermato al 15,8%. La Francia non è stata di meno in questa ascesa green, infatti i verdi d’oltralpe hanno raggiunto il 13% dei consensi. Il Portogallo ha superato il 10%. Per continuare: il 15,4 % in Belgio, il 13,2 in Danimarca, l’11,4 per cento in Svezia, il 10,9 per cento in Olanda e il 16 per cento in Finlandia. Il Regno Unito ha fatto registrare l’11,1% e solo l’Irlanda il 15% . Così i Verdi sono diventati forza di governo in Austria, Finlandia e Irlanda, nonché in diversi land della Germania. Più tiepidi invece i consensi nell’Europa Orientale dove il miglior risultato si è registrato in Lituania e Lettonia, altrove risultati insignificanti. Alla fine dei conti, comunque, oggi nel Parlamento europeo siedono 69 parlamentari Verdi.

Sull’anomalia storia dei nostri Verdi si interrogano sociologi e politologi “ …come mai, ci dicono, il Paese che ha sempre dimostrato una profonda attenzione all’ambiente e alla qualità della vita non riesce ad avere, come per gli altri Paesi europei, un movimento o un partito verde forte?”

Filippo Mariani

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“Per quel che mi riguarda, da qui si parte”…

1) La prossima legislatura sarà priva di opposizione. Avremo solo l’usuale gioco delle parti tra CDX e CSX. Sembra che il CDX abbia la maggioranza assoluta e quindi la prospettiva di un governissimo non sarà immediata, ma alla prima “emergenza”, nel nome del bene del paese, saranno di nuovo a spartirsi le brioches alla buvette di Montecitorio. Scopriremo dolorosamente – di nuovo – cosa vuol dire non avere voce.

2) Le “forze antisistema” unite sarebbero state presenti in parlamento, separate sono tutte fuori. E’ un peccato, ma anche qui è bene non farsi illusioni: l’impossibilità di unirsi era dovuta innanzitutto ad un’oggettiva mancanza di organizzazione strutturata pregressa e di omogeneizzazione progettuale, cose che non si inventano da un giorno all’altro. Se non ci fosse di mezzo il dettaglio che siamo nel mezzo della più grande crisi dal 1945 senza alcuna voce parlamentare, sarebbe semplicemente giusto e opportuno ammettere che un progetto politico radicale deve strutturarsi e radicarsi nel medio periodo.

Diciamo che il medio termine è la dimensione sana in cui simili progetti possono fiorire, e che l’unico problema era che in un mondo che si sta scapicollando verso l’abisso il medio termine è un lusso.

3) Alla fin fine l’astensionismo ha avuto il suo più spettacolare trionfo nella storia della Repubblica. Ora avremo davanti 5 anni per apprezzare i mirabili frutti che i suoi geniali promotori ci hanno promesso.

4) Relativamente a Italia Sovrana e Popolare, il risultato è al di sotto delle speranze, ma è conforme ad aspettative razionali. Un progetto maturato in forma organizzata due mesi fa e collocato in direzione ostinata e contraria al flusso maggioritario di tutti i poteri che contano poteva facilmente finire semplicemente disintegrato.

Il dato rilevante invece è che ieri non esistevamo (ricordiamo che non siamo mai stati contemplati in nessun sondaggio), oggi esistiamo.

Qualcuno potrebbe pensare che il mancato obiettivo equivalga ad un nulla di fatto. In verità l’aver lavorato fianco a fianco per un obiettivo, l’aver imparato a fidarsi reciprocamente, l’aver costruito lealtà, l’aver maturato capacità nuove di azione collettiva sono in sé un patrimonio prezioso, qualcosa che da solo vale ogni fatica. In un mondo che ha coltivato la disgregazione, la parcellizzazione individualistica, il disinteresse e l’apatia, noi abbiamo remato contro la liquefazione entropica e costruito qualcosa di solido.

Non sarò mai abbastanza grato a tutti i compagni di strada per aver contribuito a tutto questo.

E per quel che mi riguarda, da qui si parte.

Andrea Zhok – Sinistra in Rete

……………………………

Commento di Jure Eler: “Sembra che Zhok la pensi come me, oppure sono io che ho copiato. Come mi scrive Stern, siamo ad un nuovo 8 settembre, nel male ma soprattutto – se ci crediamo – nel bene…”

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