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Yemen. La situazione al dicembre 2021

Con queste righe vorrei ricordare qual è la situazione oggi nello Yemen, sottoposto da 6 anni ad una feroce aggressione da parte di Arabia Saudita, Emirati e sostenuta dagli Stati Uniti e dalla loro coalizione, contro la ribellione del popolo yemenita, in una battaglia che gli è stata imposta, per la scelta di difendere la propria indipendenza, di non accettare ingerenze e il dominio straniero sulla propria terra. La guerra contro lo Yemen è iniziata nel marzo 2015 quando l’Arabia Saudita ha iniziato una devastante campagna di bombardamenti per ripristinare il precedente regime che obbediva agli ordini sauditi, in sostanza garantendo lo status dello Yemen come uno stato vassallo ai sauditi.

Il prezzo che stanno pagando è altissimo, subendo una aggressione feroce e crimini di guerra di massa quotidiani, in cui l’Italia è complice e addirittura ne beneficia, attraverso la vendita di armi. Sì, il nostro “bel paese” è complice della morte di centinaia di migliaia di civili inermi e di bambini (oltre 377.000 secondo l’ONU, di cui quasi 4.000 bambini), vendendo armi e facendo affari sporchi e macchiati di sangue innocente, violando palesemente il Diritto internazionale e i diritti dei bambini, come denuncia da anni l’UNICEF in numerosi e inascoltati rapporti, rimasti tutti senza risposte concrete. Tutto ciò avviene tramite la Rwm ITalia S.p.A., una fabbrica di armamenti parte del conglomerato industriale tedesco della Rheinmetall. La sua principale attività è la produzione di sistemi antimine, munizioni e testate di medio e grosso calibro.
La compagnia ha sede legale a Ghedi (Brescia) e lo stabilimento produttivo a Domusnovas, in provincia di Carbonia-Iglesias, in Sardegna. L’utilizzo di ordigni della serie MK da 500 a 2000 libbre di fabbricazione italiana, da parte dell’aviazione saudita è confermato dal Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen, commissionato dall’Onu.

Il Dott. Abdel A. bin Habtoor, Primo ministro e membro del Consiglio Supremo per la Maternità e l’Infanzia yemenita, ha denunciato che i bambini yemeniti sono in questa guerra il gruppo più colpito “dall’aggressione e dall’assedio USA-Arabia Saudita-Emirati”. Durante l’evento organizzato in occasione della Giornata Internazionale dell’Infanzia a Sanaa, con lo slogan “La nostra infanzia tra bombardamenti e assedio”, il dottor bin Habtoor ha spiegato che “…la maggioranza dei bambini sono stati privati dei diritti fondamentali come l’istruzione, la salute, il cibo e altri, a causa dell’aggressione e dell’assedio. Le cifre e le statistiche nazionali e internazionali sulla realtà dell’infanzia in Yemen sono agghiaccianti, soprattutto per quanto riguarda il numero di morti, in particolare neonati prematuri, migliaia dei quali muoiono ogni giorno”. A questo proposito, il dottor bin Habtoor ha denunciato le vergognose posizioni internazionali riguardo ciò a cui è sottoposta l’infanzia in Yemen, causa della brutale aggressione. “Agli Stati Uniti d’America non interessa l’uccisione e la sofferenza di milioni di bambini nello Yemen o in altri paesi del mondo, o la distruzione della pace mondiale derivante dalle loro battaglie in corso…”, ha dichiarato.

I DATI e i FATTI:

8000 bambini colpiti dall’aggressione USA/saudita

Secondo un rapporto pubblicato dall’Organizzazione per i diritti delle donne e dei bambini con sede nello Yemen, dall’inizio dell’invasione della cosiddetta coalizione a guida saudita nello Yemen, il 25 marzo 2015, il numero di bambini che hanno perso la vita è salito a 3.825 e a 4.157 il numero dei feriti. La nota specifica inoltre che più di tre milioni di neonati soffrono di una grave malnutrizione, che porta alla morte di circa 300 bambini al giorno, a causa dell’aggressione dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati regionali e occidentali, contro il Paese più povero del mondo arabo. I dati forniti da questo rapporto, citato dalla agenzia Al-Masirah, rivelano che più di 3.000 bambini soffrono di anomalie congenite, 71.000 hanno tumori, mentre altri 3.000 necessiterebbero di un intervento a cuore aperto. D’altra parte, la chiusura dell’aeroporto internazionale di Sana’a, situato nella capitale dello Yemen, a causa dell’assedio della coalizione saudita, ha impedito a più di 30.000 bambini con diverse malattie croniche di recarsi all’estero per ricevere le cure necessarie. Inoltre, l’agenzia ha rivelato che più di 559 bambini soffrono di varie disabilità causate dalla violenza della guerra. L’obiettivo dell’invasione era restituire il potere all’ex presidente yemenita fuggitivo, Abd Rabu Mansur Hadi, alleato di Riad, e indebolire il movimento popolare Ansarollah. Le organizzazioni per i diritti umani non smettono di avvertire delle conseguenze catastrofiche del conflitto in Yemen; tuttavia, Riad ha finora ignorato le voci che chiedono di porre fine alla guerra e anche di essere ritenuta responsabile dei crimini commessi nello Yemen.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) il 75% dei bambini yemeniti soffre di malnutrizione acuta (quasi 2,3 milioni di bambini sotto i cinque anni), in un post sul suo account Twitter, l’agenzia delle Nazioni Unite responsabile per la salute pubblica internazionale, ha avvertito che tre bambini su quattro in Yemen sono “cronicamente malnutriti”.

Si stima inoltre che 16,2 milioni di yemeniti, più della metà della popolazione del Paese di 30 milioni, sono in condizioni di insicurezza alimentare.

La malnutrizione acuta è responsabile di quasi un terzo di tutti i decessi nei bambini di età inferiore ai cinque anni. Essa danneggia lo sviluppo fisico di un bambino e provoca danni intellettivi o cognitivi tra coloro che sopravvivono. La malnutrizione è in gran parte irreversibile, perpetuando malattie, povertà e disuguaglianza.

Oggi lo Yemen è ritenuto uno dei luoghi più pericolosi al mondo per la crescita dei bambini, con alti tassi di malattie trasmissibili, accesso limitato ai servizi sanitari e sistemi igienico-sanitari inadeguati. Queste atrocità avvengono tra la colpevole complicità dell’intera comunità internazionale.

Unicef: 4 bambini uccisi o feriti ogni giorno

Ne dà notizia l’Unicef in un report del 10 novembre, ricordando che più di 10.000 bambini sono stati uccisi o mutilati dall’escalation del conflitto nel marzo 2015, ossia quattro bambini ogni giorno. Poiché questi sono solo gli episodi che le Nazioni Unite sono state in grado di verificare, il numero reale è probabilmente molto più alto.

Undici bambini sono stati uccisi o mutilati a Marib solo nell’ultimo mese. “Ogni volta che il conflitto in Yemen divampa e la violenza si intensifica, i bambini sono quelli che pagano il prezzo più alto”, ha dichiarato il direttore generale dell’Unicef Henrietta Fore. “Le famiglie vengono lacerate da una violenza orribile. I bambini non possono e non devono continuare ad essere le vittime di questo conflitto. Gli attacchi ai civili, compresi i bambini e ai loro beni, violano il diritto internazionale umanitario. L’Unicef invita tutte le parti in conflitto a proteggere i civili, a dare priorità alla sicurezza e al benessere dei bambini e a fermare gli attacchi alle infrastrutture civili e nelle aree densamente abitate. Quest’ultima ondata di violenza esaspera una situazione già disperata per i bambini e le famiglie. Si stima che 1,7 milioni di bambini siano sfollati interni. Circa 8,5 milioni di bambini non hanno accesso all’acqua potabile o ai servizi igienico-sanitari.

UNICEF: 3 milioni di bambini senza scuola

Primo giorno di scuola nello Yemen…

Sono circa mezzo milione quelli che hanno abbandonato la scuola sin da quando la guerra è esplosa nel marzo 2015. Ne dà notizia l’Unicef, ricordando che l’istruzione di altri 3,7 milioni di alunni è in bilico, poiché gli insegnanti non vengono retribuiti da oltre due anni, causa la guerra.

 

Sono cosciente che sono immagini crude e strazianti, ma è una scelta consapevole metterle. Per molti anni durante la guerra di aggressione contro la Jugoslavia, non mettevo deliberatamente immagini di bambini, per non cadere in un umanitarismo infido o pietoso. Poi nel tempo ho fatto la scelta di documentare anche con le foto dei bambini, la realtà dei popoli del mondo e dei suoi figli, aggrediti, devastati, violentati, nel nome di interessi politici o di profitto economico. Anche per “sollecitare” le coscienze sopite, delle opinioni pubbliche occidentali, ormai chiuse e riparate entro i propri quotidiani problemini, mentre il resto dell’umanità soccombe e MUORE…anche, per permettere il nostro benessere e le nostre basse certezze. Sperando (pur essendo serenamente disincantato su questo…) in un sussulto di umanità e in un assunzione di responsabilità etica, morale, storica e politica in questi nostri …7 paesi, cosiddetti civili e sviluppati, mentre la restante umanità langue spesso in queste drammatiche realtà di vita. (Fonti: Parstoday, Saba)

Non lasciamoli soli.

Naturalmente un ricordo/memoria accomuna questi bambini violati con quelli iracheni, palestinesi, afgani, jugoslavi, grenadini, libici, saharawi, serbi e rom kosovari, siriani, del Donbass e di tutti gli altri popoli e paesi aggrediti o soggiogati dal tallone di ferro imperialista.

A cura di Enrico Vigna/CIVG    

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Violenza sulle donne… legale nei fatti!

Lo stupro in India è stato descritto come uno dei crimini più comuni contro le donne; un rapporto delle Nazioni Unite lo definisce esser un problema nazionale, ricordo che la violenza sessuale sulle donne (spesso seguita da uccisione della vittima) è una pratica repressiva non infrequente da parte delle “forze di sicurezza” che agiscono nelle zone sottoposte ad “emergenza”. Una pratica impunita grazie a una legge, per l’appunto emergenziale, cioè la “Armed Forces Special Powers Act” (o AFSPA).

In India le leggi anti-stupro sono state molto inasprite contemplando in alcuni casi anche la pena di morte. La pena capitale in India viene molto raramente comminata e ancor più raramente eseguita cosa che però è avvenuta l’anno scorso per i quattro stupratori/torturatori autori del gravissimo episodio del 2012 che portò all’atroce morte di una studentessa a Delhi.

In India la violenza di genere avviene a vari livelli, dall’uccisione dei feti femminili, pratica talmente in uso che ha fatto pensare al governo di proibire la determinazione del sesso prima della nascita (non so se la legge è passata), alla discriminazione nella nutrizione e nelle cure mediche, alla violenza sessuale intrafamigliare ed extrafamigliare.

Sulla violenza di genere in India scrissi un articolo per Megachip nel 2014, dalla mia ricerca saltò comunque fuori che in termini percentuali sulla popolazione il triste record mondiale di stupri è appannaggio probabilmente degli USA. Gli ultimi dati dicono che in Europa i primatisti nella violenza sessuale (non nei femminicidi) sono Svezia, UK, Belgio e altri Paesi del Nord. L’Italia in questa classifica, grazie al cielo, è molto indietro. Tuttavia anche da noi è in aumento il numero dei “femminicidi”, cioè degli assassinii di donne legati a motivi di rapporto tra generi (tipicamente quelli eseguiti da partner, ex partner, famigliari). Un aumento ancor più percepibile se messo in relazione alla drastica riduzione degli omicidi in generale nel nostro Paese.

Ma al di là dei dati e delle statistiche, è la possibilità stessa che una donna (anche una sola) possa essere uccisa nell’ambito, come si dice in modo assolutamente improprio, di “relazioni affettive”, che non può essere tollerata.

Piero Pagliani

Articolo collegato:

Il 25 novembre 2021 è stata la giornata dedicata al dramma della violenza di stampo maschilista sulle donne considerate come oggetti da possedere. Ѐ stato sottolineato soprattutto l’impressionante aumento dei cosiddetti “femminicidi” attuati in genere da mariti, fidanzati e molestatori respinti. Se però è facile condannare e punire un omicidio quando il fatto è già stato acclarato ed avvenuto, il sistema mostra tutte le sue falle nei momenti precedenti all’episodio più grave. Innumerevoli sono i casi in cui le violenze premonitrici sono ignorate e non ostacolate. A volte ciò avviene anche per la fragilità psicologica di alcune mogli o fidanzate che esitano a denunciare i maltrattamenti subiti, ma molte volte anche gli abusi denunciati non trovano un’adeguata reazione da parte degli organi dello stato e della magistratura. Cito per tutti un caso molto noto di una donna che aveva per ben dodici volte denunciato le violenze del marito senza ottenere protezione, fino a giungere all’omicidio finale. I familiari della vittima fecero causa allo stato chiedendo un risarcimento, ma i giudici hanno dato loro torto condannandoli anche al pagamento delle spese processuali.

Ancora più frequenti sono i casi in cui donne che hanno avuto il coraggio di denunciare uno stupro, spesso di gruppo, invece di essere sostenute da organi dello stato e magistratura, sono sottoposte ad umilianti interrogatori quasi fossero loro le colpevoli; e spesso le denunce finiscono nel nulla. Senza fare nomi, ricordo un caso abbastanza noto e recente di due ragazze che denunciarono uno stupro collettivo e furono sottoposte da una procuratrice della Repubblica (purtroppo una donna lei stessa!) ad ore di interrogatorio con domande del tipo: “ma mentre ti penetravano eri arrabbiata con loro o con te stessa?” Dove è evidente che le ragazze non sono state credute; ed infatti i presunti stupratori – a carico dei quali esistevano, oltre alla denuncia, anche pesanti indizi – sono stati prosciolti in istruttoria. In un altro noto processo, recentemente ricordato anche in un libro, un giudice chiedeva ad una ragazza stuprata: “ma perché hai allargato le cosce?”. In un altro noto processo un avvocato della difesa chiedeva come mai una donna costretta ad un rapporto orale non avesse morso il pene dello stupratore.

Ma anche in caso di condanna – spesso dopo inchieste macchinose portate per le lunghe per anni – di solito le pene per gli stupratori riconosciuti sono irrisorie. Ricordo, come esempio, il caso di un branco di minorenni che stuprò una coetanea a Napoli. Il giudice li condanno a due o tre mesi di servizi sociali consistenti nel seguire un corso professionale per pizzaioli. Penso che questi giovincelli abbiano pensato di non aver fatto nulla di grave e si siano preparati a reiterare il reato.

Infine si può ricordare il caso di una ragazza a Firenze stuprata da un branco numeroso. Furono tutti prosciolti perché la ragazza era ubriaca ed aveva tenuto un atteggiamento “provocatorio”. Come se profittare di una persona che in quel momento è fuori di sé ed incapace di ragionare con lucidità non sia automaticamente uno stupro. Analogo il caso di una ragazza a Napoli stuprata dal branco, ma che non aveva detto di no in quanto parzialmente psicolabile. Tutti prosciolti.

Di fronte a queste manifestazioni spesso si sente parlare della necessità di campagne di rieducazione culturale. A questo proposito ho spesso ricordato con piacere le aperture culturali di grandi intellettuali, a partire dai grandi drammaturghi del teatro greco classico. Euripide parla della violenza o della subordinazione della donna in drammi come “Le Troiane”, “Ecuba”, “Medea”, “Alcesti”. Anche Eschilo ne parla nelle “Supplici” e nelle “Eumenidi”. Il grande commediografo Aristofane parlava invece di un’immaginaria riscossa femminile in opere immortali come “Lisistrata” e “Le donne a parlamento”. Nell’800 il grande drammaturgo Ibsen illustrò la ribellione di una donna al paternalismo maschilista, prima del padre e poi del marito, nel celebre dramma “Casa di bambola”, giustamente riproposto anche da RAI 5 nella giornata del 25 novembre. Oggi la situazione in molti paesi ricchi dell’Occidente è migliorata – a differenza di molti altri paesi come l’India o i paesi a maggioranza musulmana – ma certamente permangono ampie sacche di discriminazione antifemminista.

Di fronte a questa situazione la rieducazione culturale dal basso non basta se non viene integrata, dall’alto, da leggi e procedure più celeri e severe e da una specifica campagna di rieducazione innanzitutto per giudici e tutori dell’ordine. Ad esempio, perché è previsto il fermo giudiziario solo per presunti assassini, quando il danno già è stato fatto, e non per presunti stupratori che possono reiterare il reato, o nel caso di maltrattamenti gravi e ripetuti? Ѐ necessario superare in questo campo un certo lassismo ed una colpevole tolleranza.

Vincenzo Brandi

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…i non vaccinati sono de facto esclusi dalla società…

“Nessuno dei leader di partito ha sentito il dovere civico e morale di riprendere il premier Mario Draghi, il quale nel corso della conferenza stampa di presentazione del Super green pass ha detto che i non vaccinati sono de facto esclusi dalla società. Si tratta di una frase tanto grave che avrebbe dovuto provocare una mezza rivolta nelle file della maggioranza. Invece, niente. Tutti ipnotizzati, poi, magari, sono gli stessi che parlano di cittadinanza e diritti riempiendosi la bocca di vuote parole sfilando ogni 25 aprile mentre concionano di diritti e fratellanza.

Mi riallaccio alla fine del ragionamento di Eugenio Capozzi nell’editoriale di oggi. «Chi non si vaccina è letteralmente fuori dalla società civile, trasformato nemmeno in un cittadino di serie B, quanto in un “non cittadino”». Ebbene, chi si occupa del non cittadino? Quale speranza ha di poter essere un giorno raccolto?

L’espressione “non cittadino” ha un non so che di tragico. Quale potrà mai essere la colpa, il terribile fio tale da far perdere a un uomo la sua appartenenza a una comunità sociale chiamata patria, nazione, città? Un vaccino sperimentale e dall’efficacia ogni giorno che passa più risicata può essere una buona scusa per dividere gli uomini di una comunità in cittadini e non cittadini?

I diritti di cittadinanza sono dunque subordinati all’utilizzo di una seggiovia in Val di Fassa? Si è cittadini se ci si può sedere per mangiare una pizza al sabato sera? Il cittadino conserva i suoi diritti per poter andare al cinema a vedere l’ultimo Spiderman? Nessuno si rende conto che il primo compito degli scaldapoltrona che stanno a Roma dovrebbe essere principalmente quello di evitare che queste discriminazioni avvengano? E invece loro che fanno? Avvallano in silenzio. Indegno.

Nell’antica Tebe perse il titolo di cittadino il povero Polinice, che si scannò con il fratello Eteocle per una guerra fratricida. Alla loro morte, il re Creonte, zio dei due, decretò per Eteocle i funerali solenni, mentre per il reietto Polinice l’onta di rimanere insepolto fuori dalle mura cittadine.
Stesso sangue, ma destino diverso. L’uno premiato dal potere, l’altro disprezzato e dato in pasto agli avvoltoi. Se non fosse stato per Antigone, la pietosa sorella che preferì affrontare la morte per dare degna sepoltura al fratello. Scoperta, viene condannata a morte dallo zio, che punì l’atto di insubordinazione. Antigone però non è una sconfitta, perché il suo gesto, unito al suo sacrificio, sono arrivati fino a noi come un’idea madre della legge naturale universale, che l’eroina sofoclea chiamava nomima agrapta (leggi non scritte).

C’è una legge non scritta nel cuore dell’uomo e riguarda la sacralità della morte come della vita. L’intangibilità dei diritti di cittadinanza sanciti iure sanguinis al momento della nostra nascita seguono questa legge non scritta. Neppure ai terroristi più efferati è stato negato lo status di cittadino italiano. “Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”, recita l’articolo 22 della Costituzione.

E’ inquietante che nessuno abbia avuto la forza di rimproverare il premier dicendogli che non gli è consentito dire questo. Eppure, sono gli stessi politici che ogni 2 Giugno regalano copie della Carta agli studenti.

Ma è anche vero che all’orizzonte non si vede un Antigone in giro disposta a riportare dentro le mura cittadine le carcasse dei cittadini no vax, ormai bollati senza appello come nemici del popolo e della salute. Nessuno che ricordi ai Creonte di turno: «Nacqui a legami d’amore, non d’odio». Questi sono i risultati.”

Andrea Zambrano

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Una riflessione sul giorno contro la violenza alle donne

Il 25 novembre 2021 è stata la giornata dedicata al dramma della violenza di stampo maschilista sulle donne considerate come oggetti da possedere. Ѐ stato sottolineato soprattutto l’impressionante aumento dei cosiddetti “femminicidi” attuati in genere da mariti, fidanzati e molestatori respinti. Se però è facile condannare e punire un omicidio quando il fatto è già stato acclarato ed avvenuto, il sistema mostra tutte le sue falle nei momenti precedenti all’episodio più grave. Innumerevoli sono i casi in cui le violenze premonitrici sono ignorate e non ostacolate. A volte ciò avviene anche per la fragilità psicologica di alcune mogli o fidanzate che esitano a denunciare i maltrattamenti subiti, ma molte volte anche gli abusi denunciati non trovano un’adeguata reazione da parte degli organi dello stato e della magistratura. Cito per tutti un caso molto noto di una donna che aveva per ben dodici volte denunciato le violenze del marito senza ottenere protezione, fino a giungere all’omicidio finale. I familiari della vittima fecero causa allo stato chiedendo un risarcimento, ma i giudici hanno dato loro torto condannandoli anche al pagamento delle spese processuali.

Ancora più frequenti sono i casi in cui donne che hanno avuto il coraggio di denunciare uno stupro, spesso di gruppo, invece di essere sostenute da organi dello stato e magistratura, sono sottoposte ad umilianti interrogatori quasi fossero loro le colpevoli; e spesso le denunce finiscono nel nulla. Senza fare nomi, ricordo un caso abbastanza noto e recente di due ragazze che denunciarono uno stupro collettivo e furono sottoposte da una procuratrice della Repubblica (purtroppo una donna lei stessa!) ad ore di interrogatorio con domande del tipo: “ma mentre ti penetravano eri arrabbiata con loro o con te stessa?” Dove è evidente che le ragazze non sono state credute; ed infatti i presunti stupratori – a carico dei quali esistevano, oltre alla denuncia, anche pesanti indizi – sono stati prosciolti in istruttoria. In un altro noto processo, recentemente ricordato anche in un libro, un giudice chiedeva ad una ragazza stuprata: “ma perché hai allargato le cosce?”. In un altro noto processo un avvocato della difesa chiedeva come mai una donna costretta ad un rapporto orale non avesse morso il pene dello stupratore.

Ma anche in caso di condanna – spesso dopo inchieste macchinose portate per le lunghe per anni – di solito le pene per gli stupratori riconosciuti sono irrisorie. Ricordo, come esempio, il caso di un branco di minorenni che stuprò una coetanea a Napoli. Il giudice li condanno a due o tre mesi di servizi sociali consistenti nel seguire un corso professionale per pizzaioli. Penso che questi giovincelli abbiano pensato di non aver fatto nulla di grave e si siano preparati a reiterare il reato.

Infine si può ricordare il caso di una ragazza a Firenze stuprata da un branco numeroso. Furono tutti prosciolti perché la ragazza era ubriaca ed aveva tenuto un atteggiamento “provocatorio”. Come se profittare di una persona che in quel momento è fuori di sé ed incapace di ragionare con lucidità non sia automaticamente uno stupro. Analogo il caso di una ragazza a Napoli stuprata dal branco, ma che non aveva detto di no in quanto parzialmente psicolabile. Tutti prosciolti.

Di fronte a queste manifestazioni spesso si sente parlare della necessità di campagne di rieducazione culturale. A questo proposito ho spesso ricordato con piacere le aperture culturali di grandi intellettuali, a partire dai grandi drammaturghi del teatro greco classico. Euripide parla della violenza o della subordinazione della donna in drammi come “Le Troiane”, “Ecuba”, “Medea”, “Alcesti”. Anche Eschilo ne parla nelle “Supplici” e nelle “Eumenidi”. Il grande commediografo Aristofane parlava invece di un’immaginaria riscossa femminile in opere immortali come “Lisistrata” e “Le donne a parlamento”. Nell’800 il grande drammaturgo Ibsen illustrò la ribellione di una donna al paternalismo maschilista, prima del padre e poi del marito, nel celebre dramma “Casa di bambola”, giustamente riproposto anche da RAI 5 nella giornata del 25 novembre. Oggi la situazione in molti paesi ricchi dell’Occidente è migliorata – a differenza di molti altri paesi come l’India o i paesi a maggioranza musulmana – ma certamente permangono ampie sacche di discriminazione antifemminista.

Di fronte a questa situazione la rieducazione culturale dal basso non basta se non viene integrata, dall’alto, da leggi e procedure più celeri e severe e da una specifica campagna di rieducazione innanzitutto per giudici e tutori dell’ordine. Ad esempio, perché è previsto il fermo giudiziario solo per presunti assassini, quando il danno già è stato fatto, e non per presunti stupratori che possono reiterare il reato, o nel caso di maltrattamenti gravi e ripetuti? Ѐ necessario superare in questo campo un certo lassismo ed una colpevole tolleranza.

Vincenzo Brandi

Commento di Anna Maria Campogrande: “Il problema può essere risolto unicamente con l’educazione in famiglia e nella scuola, le leggi non bastano se non c’è una presa di coscienza, anzitutto delle donne, generalizzata e collettiva.
E’ ora di farla finita con l’educare i maschi e le femmine è necessario educare le «persone».
Finché non si arriverà ad agire in questo senso il problema resterà irrisolvibile. E’ necessario smantellare e trasformare tutti i ghetti riservati sulla base del sesso. Le femmine e i maschi devono crescere insieme ciascuno consapevole e responsabile della propria identità. Le leggi servono a poco se non c’è una presa di coscienza della popolazione.” (Anna Maria Campogrande)

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Tamponi, terze e quarte dosi, green pass rinforzato… e l’azzardo delle slot machine vaccinali

Brusaferro e Locatelli

sparan menzogne e si fanno belli(*)

ma dopo trenta dì mutan parere

e scarsa protezion nostro ha sedere.

Da nove mesi non si sono accorti

che gli antigenici agevolan le morti.

Dal 15 gennaio (2021) le tabelle

(del Ministero della Salute)

sono infangate da loro marachelle.

Pérdon con molecolar uno a diciotto

indovinarne tre è un terno al lotto.

In diciassette s’illudon d’esser sani

(e … abbraccian forte amici e parenti)

ma per molti non ci sarà domani.

(*) Il secondo ha raccontato di essere in lizza per il Premio Nobel.

I test antigenici sono rapidi e poco costosi ma … scoprono – come potete controllare dalle due tabelle ministeriali che allego – un diciottesimo dei contagiati rispetto ai molecolari, dimostrando – chiaramente – che il loro responso è – almeno sei volte su dieci – fasullo. Lo si può controllare TUTTI I GIORNI verificando le tabelle. Operazione che faccio dal giugno 2020 (conservando i dati).

Se qualcosa non sarà comprensibile sono – come al solito – disponibile per la spiegazione: ste72mi@yahoo.it

A fine aprile del 2021 i “rapidi” erano all’incirca il 30% dei molecolari. Attualmente superano spesso il 300%. Negli ultimi due mesi c’è stata una forte escalation del rapporto. I motivi?

1) I cosiddetti “governatori” delle regioni preferiscono (facendo di tutto e fornendo spesso dati fasulli) ridurre tutti i possibili indici di contagio. Vogliono a tutti i costi sembrare bianchi ma sono cadaverici.

Rp è il rapporto tra antigenici e molecolari.

2) I test rapidi – per il momento – vengono usati (come i documenti falsi che vengono venduti su internet) per una sporca operazione che – più propriamente – dovrebbe chiamarsi “dirt-pass”. Operazione che non ha nulla di sanitario ché “quei di testa” guidano il “bestiario” spacciandosi per scienziati ma sono solo poticastri che han fatto carriera.

GREEN PASS è solo gran porcata

servir dovea sol per trasvolata.

Ora serve per far tornare alla guida del LOMBARDOVENETO gli austriaci. Bel risultato!

I contagiati veri sono almeno tre volte quelli indicati da tabelle compilate con dati taroccati forniti

dai “presidenti”.

Letizia Moratti il 16 novembre – con i contagi già in forte aumento – ha detto che la situazione è sotto controllo. Il suo? I presidenti stanno prescrivendo al “messia” cosa deve fare e lui obbedirà.

Se le cose peggioreranno ulteriormente (spero di no) sarà la prova incontestabile che il pseudo vaccino serve a poco e per poco tempo. E’ vacuo paragonare i contagi (e i ricoveri) del 6 novembre 2021 con quelli del 6 novembre 2020 (per dire che è tutto merito del vaccino) se l’andamento della curva dei contagi è identico – a partire dal 16 novembre – a quello dell’anno precedente.

Si è solo spostata di 15 giorni la sentenza di morte.

Sono ormai molti i medici e i ricercatori di famose università che evidenziano come quelli di Pfizer e Moderna siano sieri e non vaccini.

FA PEN(a) SIERO SULL’ALI DORATE

PER LE LAUTE MANCETTE INCASSATE.

Vaccino sarebbe stato quello di ASTRAZENECA se i “DUE DI TESTA” – come ha raccontato ieri Report – non avessero dormito per 40 giorni (un famoso scienziato tedesco aveva messo in guardia dalle conseguenze e aveva indicato con precisione come contrastarle) prima di limitarne l’utilizzo solo a persone di una determinata età, mentre l’armigero si pavoneggiava con gli OPEN DAY per raggiungere un’immunità di gregge che in nessun Paese del mondo si riuscirà a conseguire.

Le trombosi mortalmente accertate hanno squalificato – per sempre – Astrazeneca.

Ma … delle possibili conseguenze dell’inoculazione dei pseudo vaccini Pfizer e Moderna è proibito parlare. Gli italiani devono rimanere all’oscuro.

Ma … risultano già registrate 102.000 reazioni avverse di cui 15.000 gravi.

Kit Knightly il primo ottobre 2021 ha scritto sul Guardian:

Errori sui test e sui vaccini

“Gli scienziati non sono salvatori del mondo. Cercano anche loro il successo personale e mentono anche loro spudoratamente come tutti i politici”.

Le miocarditi e le pericarditi non sono pericolose come le trombosi ma bene non fanno.

Se, con i novax ridotti ai minimi termini (e il discorso va esteso a molti altri Paesi) i contagi continuano a crescere, è da PERFETTI IMBECILLI dare loro una colpa attribuibile ai propri errori.

In Giappone hanno preso provvedimenti sanitari appropriati e la loro situazione è sotto controllo. Con vaccinazioni al 76,0%, negli ultimi venti giorni il contagio giornaliero medio è stato 180 e il decesso giornaliero medio 9. I giapponesi sono 125 milioni.

La verità che nessuno (o quasi) vuole riconoscere è che IL CONTAGIO VIENE DIFFUSO DA COLORO CHE – illudendosi di essere immuni – FESTEGGIANO PER LO SCAMPATO PERICOLO. NON DA QUELLI CHE ESCONO DI CASA RARAMENTE, CON LA MASCHERINA E PER PROCURARSI IL PANE E LA FRUTTA.

No-vaccinati non abbraccian parenti

e ai distanziamenti stanno attenti.

Non han bisogno bambini di figliuoli

che loro si proteggon (*) già da soli.

*Lo affermano vari e veri scienziati

Segue un estratto dalle tabelle ministeriali (del 26 ottobre e del 18 novembre).

Spero che tu lo trovi interessante.

C’E’ UN DATO INSPIEGABILE E UN PANETTONE PER CHI LO SCOPRE. CIMENTATI.

18 nov. Testati Casi Scoperti con mol. Scoperti con rap. Molec. Rapidi Rp

Italia 71409 10638 9693 945 162.261 463.513 2,85

Lomb. 12972 1705 1221 482 27.999 107.081 3,82

Veneto 4762 1603 1531 72 20.538 96.585 4,70

26 ott. Testati Casi Scoperti con mol. Scoperti con rap. Molec. Rapidi Rp

Italia 68164 4053 3536 517 113.335 526.410 5,53

Lomb. 12618 498 325 173 21.192 129.054 6,09

Veneto 2949 475 387 88 12.146 113.529 9,34

Indovinello finale (10)

Chi fa milioni con la pulizia

non sa nemmen cos’è la pandemia.

Riservi alle signore il suo sollazzo

a quei che pensan più non rompa il ….

Ciao.

Luigi Caroli – 23 novembre 2021

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