Archivio della Categoria 'Lettere inviate e ricevute'

“L’annessione” di Dario Marino – Recensione

Questo libro ricostruisce il fenomeno del brigantaggio post-unitario rifuggendo i canoni logori di chi vuole far valere una verità rispetto ad un’altra ma svolgendo un’accurata disamina della letteratura sull’argomento e della documentazione disponibile negli archivi. Non troverete, dunque, tesi aprioristiche ma la descrizione puntuale del contesto in cui si svolge la vicenda, caratterizzato da una molteplicità di conflitti: guerra di classe ma anche lotta legittimista; guerra in difesa delle tradizioni e della Chiesa, in una società intimamente intrisa dalla religiosità, ma anche resistenza contro l’occupazione piemontese.

Fu guerra di conquista e di rapina. Infatti, i Savoia rapinarono il Regno del Sud, come d’abitudine in TUTTE le guerre del mondo. Furono guerre di rapina anche le cosiddette annessioni tramite referendum. Referendum che ci ricordano quelli di OGGI del Brexit. Infatti una minima parte degli elettori aventi diritto fu convocata e votò.

Ma si tratta sempre di guerre di annessione e NON di liberazione. Non lo fu neanche quella di riconquista degli STATI DISSIDENTI ( stati che avevano tutto il diritto di dissentire, essendo Stati sovrani) tramite cosiddetta guerra civile amerikana. Che NON fu guerra civile anche se le etnie erano più o meno le stesse come la lingua parlata e la religione (per lo più Puritani o religioni a questa strettamente connesse). La scusante fu ( e NOn fu la liberazione dei negri dalla schiavitù) lo scontro fra DUE economie confliggenti. quella industriale nascente e quella agricola ( ancora fiorente per la grande richiesta mondiale del cotone). Per quanto riguarda la manodopera negra, poiché era INADATTA alle prestazioni operaistiche in fabbrica, dopo la guerra fu lasciata al suo destino, fino ad oggi. MENO O’BANANA BENINTESO, IL QUALE FUNGE COMUNQUE BENE NELLA RACCOLTA DEL COTONE O DELLA CANNA DA ZUCCHERO, intendendo per questi due frutti della Terra la MASSA do koglioni che danno retta al condizionamento amerikanista. Mazzini NON prese posizione durante il conflitto, pur essendo stato richiesto, ben sapendo che quella della liberazione dello Zio Tom era una scusa, e Garibaldi rifiutò l’offerta da Lincoln del comando di una Brigata italiana.

Tornando alla conquista del Sud, che non era Sud ma mezz’Italia, guardare bene la cartina, non c’entrano massoneria ed altre sciocchezze care a persone che sono state a suo tempo colpite dal romanzo di Alianello ( L’Alfiere) libro che NON hanno nemmeno letto. Per quanto riguarda la Massoneria ricordo che al Sud c’erano più massoni che al Nord, come ben dimostrano le fulminanti carriere mascherate dal volemosebene del dopoguerra. Gli scontri furono fasulli, così come quelli per la conquista di Roma.MENO GLI ECCIDI CONNESSI ALLA GUERRIGLIA, E LE STRAGI NEI SOLITI CAMPI DI CONCENTRAMENTO di batteri e di virus.L’Inghilterra era dietro al regno delle due Sicilie come dietro all’impresa del regnicolo piemontese. Anzi il Regno del Sud fu la longamanus navale dell’Impero inglese per qualche secolo, come dimostra la persistenza dell’asservimento all’Ammiragliatao Britannico (Ente PRIVATO!) degli ammiragli felloni italiani durante l’ultimo conflitto.La Francia fu estromessa dall’operazione esclusivamente per colpa sua.

Giorgio Vitali

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Sistema sanitario. Alimentazione e medicina allopatica. Croce e delizia

Nel 1535 Jacques Cartier salpò dalle coste della Francia diretto verso Terranova con un equipaggio di 110 uomini. In 6 settimane 100 uomini si ammalarono di scorbuto. Un indigeno disse loro di bere succhi dei frutti di un albero che crescevano in quella zona e gli uomini guarirono nel giro di pochi giorni. Da quell’episodio capitani di navi accorti e lungimiranti comandarono al loro equipaggio di consumare succhi di arancia e limone per scongiurare lo scorbuto. Ci volle molto tempo prima che il mondo medico accettasse questa semplice soluzione, ma alla fine nel 1795 dovette soccombere al buon senso e il succo di limone diventò obbligatorio nella dieta dei marinai.

Uno dei motivi per cui le infezioni sono così numerose in ospedale è che alcuni infermieri amano più gli antibiotici che lavarsi le mani. Quando nel 1843 Oliver W. Holmes suggeriva ai medici di cambiare gli indumenti e lavarsi le mani dopo aver visitato i pazienti affetti da febbre puerperale le sue richieste vennero completamente ignorate.

Anche l’avvento dell’anestesia è stata per lungo tempo trascurata se non osteggiata dal mondo medico e venne ufficialmente accettata soltanto quando la regina Vittoria diede alla luce il principe Leopoldo sotto l’effetto del cloroformio. Assurdamente fino al 1980 era prassi comune operare i bambini senza anestesia perché si riteneva che fossero incapaci di provare dolore.

Da dati riportati da vari libri e giornali, pare che oggi i medici causano più malattie e decessi del cancro o delle cardiopatie. Una persona su 6 si trova in ospedale a causa del medico. Le reazioni negative ai farmaci sono la quarta causa di morte negli Usa perché i medici non comprendono i pericoli associati ai farmaci.

Il 40% delle persone che assume farmaci subisce pesanti effetti collaterali, d’altronde nessuno può stabilire in anticipo quali saranno le conseguenze sulla salute di un farmaco lanciato sul mercato. Molte più persone vengono uccise dai farmaci prescritti che dall’uso illegale di droghe. Solo in Australia ogni anno vengono ricoverate quasi mezzo milione di persone perché dei medici le hanno fatte ammalare e 18.000 di queste muoiono ogni anno a causa di errori medici, tossicità dei farmaci, errori chirurgici ecc., mentre negli Usa i casi di mortalità a causa dei medici si aggira intorno alle 200.000 unità. E le cifre in Europa non sono più incoraggianti dove medici e medicine pare che uccidono più persone di tutti i tipi di cancro. In realtà i medici rappresentano una delle principale causa di malattie e morte molto più di tutti gli altri tipi di problemi messi insieme, compreso cancro e malattie cardiache.

D’altronde, come afferma la stessa rivista British Medical Journal, 6 trattamenti su 7 non sono supportati da prove scientifiche. Il problema di fondo è che gran parte della ricerca medica è organizzata, pagata, commissionata e sponsorizzata dall’industria farmaceutica che è fatta per produrre buone recensioni e non certo arrecare danno a se stessa. Pare che molti degli scienziati implicati sono pronti a modificare i risultati dei loro esperimenti se questi non danno i risultati sperati. Si calcola che almeno il 12% delle ricerche scientifiche siano false.

Anche gli esami e le analisi per le diagnosi mediche pare non siano affidabili: non riescono a prevedere l’andamento di una malattia nel 50% dei casi. Dei patologi hanno effettuato diverse centinaia di autopsie scoprendo che più della metà dei defunti era morto per una causa diversa da quella diagnosticata: praticamente aveva ricevuto un trattamento medico sbagliato. E se la vita media si è allungata (ma non certo il benessere della persona) ciò non è dovuto ai medici e alle medicine ma all’igiene, all’acqua corrente, al riscaldamento centralizzato, al poco lavoro, alla riduzione della mortalità infantile, alla carenza di guerre. Ci sono più malati oggi di quante ce ne siano stati in tutta la storia umana. In sostanza si può dedurre che dopo i 65 anni di età il cittadino è un peso per lo Stato e cerca di sostituirlo con chi produce.

Il numero delle persone che muoiono a causa dei medici è 4 volte maggiore di quello delle persone che muoiono per incidenti stradali. Praticamente il medico ha più probabilità di ucciderci della nostra automobile. In realtà i medici oggi sono solo un canale commerciale dell’industria farmaceutica e gran parte dei medicinali che prescrivono non ne conosce gli effetti perché tutti i medicinali, nessuno escluso, sono sperimentati sugli animali. Insomma i medici uccidono più persone di quante non ne curino e causano più malattie e disagi di quanti ne riescano ad alleviare: il motivo è da ricercare nel fatto che la classe medica è in stretta alleanza con l’industria farmaceutica.

Almeno il 70% degli esami e dei test richiesti dal medico non sono necessari. Un sondaggio ha dimostrato che le analisi del sangue e delle urine consentono al medico di formulare una diagnosi esatta solo all’1% dei casi. Uno studio recente ha dimostrato che su 93 bambini cui erano state diagnosticate malattie di cuore solo il 15% erano realmente malati.

Se si dovesse classificare l’industria del cancro in base al suo fatturato sarebbe tra le più importanti del mondo; ma se la si dovesse considerare in base alla sua capacità di sconfiggere la malattia che si prefigge di combattere sarebbe tra le industrie più fallimentari del pianeta.

Nel 1970 una persona su 6 poteva ammalarsi di cancro; nel 1980 il rischio era raddoppiato; nel 1990 si arriva a circa il 40%. Non solo, oggi il tasso di sopravvivenza al cancro è lo stesso del 1950. I tempi della dichiarata guarigione dal cancro rientrano nei 5 anni: se una persona muore dopo 5 anni e un giorno il caso verrà considerato un successo. Sembra che lo scopo dominante sia tenere in vita il paziente per quei 5 anni. Uno studio approfondito ha dimostrato che i pazienti, che avevano rifiutato i trattamenti convenzionali del cancro, sono vissuti in media tre anni di più. In realtà la guerra contro il cancro è stata un fallimento come quella contro la droga. E i medici che osano consigliare terapie alternative, naturali, vengono sistematicamente isolati, scherniti, disprezzati.

I risultati delle ricerche mediche dipendono da chi le finanzia. Ma nessuno sembra interessato a scoprire perché ci si ammala di cancro, o di qualunque altra patologia: questo farebbe diminuire i profitti e il fatturato. Nessuno ha intenzione di far capire alla gente che il nostro organismo è in grado di neutralizzare, senza l’ausilio di medici e medicine, 9 malattie su 10 .

Un gruppo di ricercatori ha esaminato le cartelle cliniche di 100 pazienti: solo il 53% degli infarti era stato diagnosticato. Nel corso di uno studio è stato chiesto a 80 medici di esaminare un modello di seni femminili al silicone: i medici sono riusciti a trovare solo metà dei noduli anomali nascosti. Un altro studio ha dimostrato che su pazienti in punto di morte una diagnosi su 4 era sbagliata e che il 70% dei deceduti sottoposti ad autopsia presentavano patologie gravi mai diagnosticate. In un altro studio avente per oggetto 400 autopsie in più della metà dei casi era stata formulata una diagnosi sbagliata. Anche gli errori della lettura di raggi X si aggira intorno al 30% e anche quando le radiografie vengono visionate una seconda volta solo un terzo degli errori commessi viene individuato.

Nel 1950 un bambino su 14 si ammalava di cancro; nel 1985 la cifra era salita a uno su 4 e nonostante gli ingentissimi finanziamenti le industrie ricercatrici non sembrano provare il minimo imbarazzo per l’abissale fallimento, anzi continuano a chiedere altri e poi altri fondi. In realtà la scienza medica non sa come affrontare il cancro. Se una persona ammalata di cancro si fa visitare da tre medici diversi riceverà sicuramente tre diverse terapie.

Il problema è che la quasi totalità dei medici non accetta che ci sia un legame tra stile di vita e malattia, tra cibo e cancro, anche se la National Academy of Sciences afferma che il 60% dei casi di cancro nelle donne e il 40% negli uomini sono collegati a fattori nutrizionali. Anche la Britisch Medical Association calcola che almeno un terzo dei casi di cancro è attribuibile all’alimentazione, anche se il legame tra grassi-proteine animali e cancro è ormai inconfutabile. Negano l’esistenza tra stress e sistema immunitario, tra tossiemia e malattie congenite. Ma i medici si ostinano a ignorare tale equazione e si rinnova la nemesi karmica che da millenni grava sulla classe medica, a danno della popolazione.

Fin da quando fu introdotta la mammografia al seno mediante raggi X i medici si accorsero che poteva procurare più casi di cancro di quanti non ne rilevasse. Ogni dose media di raggi X equivale ai danni di 6 sigarette.

Alcuni studi negli Usa hanno dimostrato che l’incidenza del cancro in una determinata zona di un determinato paese aumenta con il numero dei medici presenti in quella zona. La propensione per la radiografia da parte dei medici forse spiega tale fenomeno.

Spunti tratti dal libro “Come impedire al vostro medico di nuocervi” di Vernon Coleman

Anche se il meccanismo instaurato in campo medico ha allontanato i medici dal principio ippocratico che recita “Primo non nuocere”, ritengo ingiusto trascurare l’importante contributo della medicina e di molti medici i quali, con vero spirito di sacrificio personale, in molte circostanze risultano determinanti per alleviare sofferenze e salvare molte vite, specialmente nei casi di emergenza. L’operato dei medici dovrebbe essere improntato a combattere le cause delle malattie e considerare simultaneamente l’entità umana in tutte le sue componenti fondamentali ed quindi uscire della logica settoriale e dei sintomi in una visione olistica in cui la medicina naturale rientra come branca insostituibile e complementare per il bene integrale dell’uomo.

Franco Libero Manco

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NPCI: “Aspro scontro tra i vertici del CSM”

Analizzare la “guerra tra bande” in atto e l’azione di una parte della Magistratura liberi dalla visione distorta del legalitarismo, permette di vedere e sfruttare le opportunità che la situazione fornisce ai comunisti e di trarre insegnamenti utili per il futuro.

In questi giorni si sta consumando un aspro scontro ai vertici del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), organo che presiede a divisione e ordinamento dei compiti, assunzione dei magistrati, nomina agli incarichi e carriera e quindi massima espressione del potere giudiziario nel nostro paese, è scosso dalla tempesta.

Dei suoi 24 componenti eletti 16 dai magistrati e 8 dai parlamentari (i tre non eletti sono il presidente della Repubblica che presiede il CSM e il primo presidente e il procuratore generale della Corte suprema di Cassazione), quattro si sono dimessi, uno si è autosospeso e probabilmente altri seguiranno. I dimissionari e l’autosospeso sono accusati (dalla procura di Perugia) di aver manovrato assieme all’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), Luca Palamara e ai deputati del PD Luca Lotti (braccio destro di Matteo Renzi) e Cosimo Ferri, per far designare dal CSM a capo della procura di Roma il procuratore generale di Firenze (Marcello Viola) invece del procuratore di Firenze (Giuseppe Creazzo) in modo da insabbiare l’inchiesta per corruzione a carico di Lotti (caso CONSIP – Centrale Acquisti della Pubblica Amministrazione Italiana, scoppiato nel 2016) di cui la procura di Roma è titolare.

Analizzare lo scontro alla luce del materialismo dialettico e con autonomia ideologica dalla classe dominante è molto utile e istruttivo per comprendere cosa sta accadendo ai vertici della Repubblica Pontificia: la lotta che si acuisce tra i più autorevoli esponenti del campo nemico del proletariato e le possibilità che essa offre per lo sviluppo della nostra attività rivoluzionaria.

In primo luogo dobbiamo non lasciarci confondere dalle grida allo scandalo e dagli starnazzi sulla “indipendenza violata della Magistratura” che emettono gli esponenti del “teatrino delle politica borghese” e i professionisti del sistema di confusione, disinformazione e intossicazione delle menti e dei cuori delle masse popolari. In particolare nelle file delle masse popolari dobbiamo contrastare l’ingenuo legalitarismo di tanti esponenti, attivisti ed elettori del M5S. Le manovre messe alla luce in questi giorni sono cosa che negli ambienti della Repubblica Pontificia che contano già “tutti sapevano”, sono pratiche correnti ai suoi vertici. Di strano e scandaloso in questa vicenda non c’è nulla: non siamo davanti ad un caso di “mele marce”, a una “deviazione dalla retta via”. Ciò che è nuovo è che qualcuno mette alla luce del sole una parte della realtà normalmente tenuta nascosta alle masse popolari.

La Magistratura nel nostro paese non è mai stata un “potere indipendente” (come scritto anche nella Costituzione del 1948). Essa è una delle principali istituzioni della Repubblica Pontificia e, come per le Forze Armate, per le Forze dell’Ordine, per i Servizi Segreti e per il resto della Pubblica Amministrazione, i suoi alti dirigenti erano legati da una fitta rete di relazioni e legami di classe e ambiente di provenienza, di clientele, favori, affari, relazioni di parentela, ricatti e corruzione, ecc. agli altri esponenti del regime DC prima e negli ultimi quarant’anni lo sono stati agli esponenti delle Larghe Intese e, sopra di questi, ai padrini della Repubblica Pontificia: alta borghesia, Vaticano, Organizzazioni Criminali e gruppi imperialisti USA, europei e sionisti. In particolare nessuno ascende alle alte cariche della Magistratura senza i nullaosta dei vertici della RP.

La storia del nostro paese parla chiaro:

- la Magistratura (come il resto della Pubblica Amministrazione e in particolare le Forze Armate, le Forze dell’Ordine e i Servizi Segreti) dopo la Resistenza non è stata epurata dai fascisti, grazie alla sudditanza di Palmiro Togliatti e della destra del PCI alla borghesia imperialista e al Vaticano. Quest’ultimo proprio in quel periodo tramava per dare forma, in alleanza con gli imperialisti USA e con un ruolo ausiliario ma rilevante della Mafia (la strage del 1° maggio 1947 a Portella della Ginestra lo ricorda), alla Repubblica Pontificia e assumeva il ruolo di governo occulto del paese per far fronte alla “minaccia rossa”;

- la Magistratura ha avuto un ruolo attivo nella sterilizzazione delle parti progressiste della Costituzione: fu infatti la Corte di Cassazione a decretare con sentenza del 7 febbraio 1948 la distinzione delle norme della Costituzione in precettive (che entravano subito in vigore) e programmatiche (che sarebbero entrate in vigore solo previe apposite leggi che o non vennero mai fatte o vennero fatte quanto la borghesia e il Vaticano lo ritennero opportuno),

- la Magistratura ha avuto e ha un ruolo attivo negli insabbiamenti dei processi sulle “stragi di Stato”, sulla “trattativa Stato-Mafia”, sulle malefatte del Vaticano e del suo clero (IOR, Sindona, Calvi, pedofilia, Manuela Orlandi, ecc.), sulle attività criminali svolte dalla NATO e dai sionisti nel nostro paese, ecc.;

- la Magistratura ha svolto e svolge un ruolo attivo nella “guerra tra bande” in seno alla borghesia: inchieste e processi “ad orologeria” orchestrati su mandato di una parte della classe dominante per fare le scarpe a concorrenti (è il caso di “Mani pulite” che, facendo leva su reati diffusi nella classe politica e conosciuti “da tutti”, venne montata per far fuori DC e PSI che non erano eliminabili per via elettorale; è il caso dei processi contro Silvio Berlusconi montati per ricattarlo e ridimensionarlo politicamente – nella classe dominante “tutti sanno” che con le “stragi di Mafia” degli anni ’80-’90 e le “trattative Stato-Mafia” (protagonisti tra altri Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella) le Organizzazioni Criminali hanno imposto al Vaticano l’accordo per la nuova direzione politica della Repubblica Pontificia e aperto le porte a Forza Italia);

- la Magistratura ha tutelato e tutela i capitalisti colpevoli di crimini contro le masse popolari, i banchieri truffatori e i boiardi di Stato speculatori e ha perseguitato i Partigiani (esemplare il caso di Francesco Moranino), i militanti delle Brigate Rosse e delle altre Organizzazioni Comuniste Combattenti, reprime i proletari che si organizzano e lottano, contrasta la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato.

Chi nella Magistratura non si allinea a questo orientamento viene fatto fuori: è il caso di Falcone e Borsellino che “si erano spinti troppo avanti” nella lotta contro i referenti politici della Mafia, di Luigi De Magistris silurato a causa dell’inchiesta Why Not?, di magistrati come John Woodcock e di altri meno nominati nelle cronache.

Certamente oggi alcuni magistrati non condividono il corso delle cose promosso dalle Larghe Intese e sostengono il governo M5S-Lega, così come una parte dei vertici militari (il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta viene da quell’ambiente e ne è espressione). Domani alcuni di essi probabilmente collaboreranno con il Governo di Blocco Popolare, tanto gravi e generali sono in ogni settore della vita sociale gli effetti della crisi del capitalismo: la classe dominante non riesce più a governare con i metodi in vigore! Il GBP si avvarrà della loro collaborazione mentre epurerà senza esitazioni quelli che saboteranno le misure prese dalle organizzazioni operaie e popolari. Lo farà attuando la settima misura generale del GBP: “Epurare gli alti dirigenti della Pubblica Amministrazione che sabotano l’azione del GBP, conformare le Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza), le Forze Armate e i Servizi d’Informazione allo spirito democratico della Costituzione del 1948 (in particolare a quanto indicato negli articoli 11 e 52) e ripristinare la partecipazione universale più larga possibile dei cittadini alle attività militari a difesa del paese e a tutela dell’ordine pubblico”.

Solo con il Governo di Blocco Popolare, che godrà del sostegno delle masse popolari e che poggerà sulla loro organizzazione e mobilitazione capillare (che quindi avrà una forza imponente alle spalle), sarà possibile tagliare i profondi legami che esistono tra Magistratura e vertici della Repubblica Pontificia. Pensare di poter fare una “riforma della giustizia”, una “riforma del CSM”, ecc. e quindi di scardinare e trasformare pacificamente un’istituzione della Repubblica Pontificia quale la Magistratura è un’ingenuità legalitaria, frutto di una visione dello Stato come istituzione “al di sopra delle parti”, avulsa dalla divisione della società in classi e della lotta tra di esse: è un’ingenuità come pensare di combattere efficacemente la Mafia e le altre Organizzazioni Criminali senza sconvolgere la Repubblica Pontificia (di cui le Organizzazioni Criminali sono parte integrante), di riformare la Banca Centrale Europea e la Commissione Europea con un referendum, di uscire dalla NATO e liberarci pacificamente dalle basi degli imperialisti USA che occupano il nostro paese!

Nell’analizzare la tempesta che sta sconvolgendo in questi giorni il CSM, l’aspetto centrale su cui bisogna concentrarsi non è il singolo caso di corruzione, ma chi sono in seno alla classe dominante i mandanti di questa inchiesta, di questo “scandalo ad orologeria” e qual è la posta in gioco in questa “guerra tra bande”. Per il momento questo non è ancora chiaro. Quello che però è certo, è che ad essere colpito in pieno da questo “scandalo” è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: è a lui che il CSM fa capo, è lui il garante del CSM, è suo il dovere istituzionale di controllarne l’operato e di garantirne il buon funzionamento “secondo i dettami costituzionali”.

Ovviamente Mattarella non poteva non sapere delle manovre di Lotti e degli altri (sta già “trapelando” tra l’altro perfino il suo coinvolgimento diretto nella vicenda, con la notizia di un incontro con Lotti avvenuto al Quirinale – i legami di Mattarella con Matteo Renzi (quindi Lotti) sono cosa nota: fu Renzi a portare in porto il 31 gennaio 2015 la sua elezione alla presidenza della Repubblica). Quello che Mattarella non aveva messo in conto era la rottura dell’omertà da parte di esponenti della classe dominante.

Gli artefici della macchinazione sfruttano lo “scandalo” da loro sollevato e le dimissioni di quattro membri del CSM che ne sono conseguite, per investire in pieno il presidente della Repubblica, minare il suo ruolo, esporlo a ricatto o, forse, preparare la sua defenestrazione.

Mattarella è molto ricattabile: come tutti coloro che sono ai vertici della Repubblica Pontificia ha molto da nascondere. In merito nel Comunicato CC 5/2015 – 2 febbraio 2015, emesso subito dopo la sua elezione a presidente della Repubblica, abbiamo scritto:

“A chi oggi ha dubbi sull’opera futura del nuovo presidente della Repubblica e sul suo legame di sempre con la criminalità organizzata, sul suo ruolo nell’inserimento vittorioso delle Organizzazioni Criminali nei vertici della Repubblica Pontificia, diamo principalmente un’indicazione di metodo: guardate ai risultati degli ultimi trent’anni, guardate principalmente ai fatti. L’ascesa delle OC è stata irresistibile perché la borghesia imperialista italiana ne aveva bisogno. La connivenza con le OC è per la borghesia italiana una necessità dettata dalla sua lotta contro le masse popolari, come lo è la connivenza con la Corte Pontificia e la gerarchia ecclesiastica. I gruppi e i personaggi che hanno avuto potere nella Repubblica Pontificia si distinguono solo tra quelli che hanno direttamente favorito l’ascesa delle OC e quelli che vi hanno acconsentito. Quanto alla famiglia di Sergio Mattarella, è stato vietato anche solo parlare del suo ruolo nella Mafia e in particolare nella strage di Portella della Ginestra (1947): per averne parlato, Gaspare Pisciotta finì avvelenato in carcere e Danilo Dolci fu condannato per diffamazione. Chi invoca a prova dell’impegno antimafia della famiglia di Sergio Mattarella l’eliminazione (gennaio 1980) del fratello Piersanti Mattarella o l’opposizione (luglio 1990) di Sergio Mattarella all’ascesa della banda Berlusconi, confonde le lotte tra cosche mafiose rivali con la lotta contro la Mafia. A questa stregua anche Salvo Lima (anche lui vittima nel marzo 1992 delle guerre di mafia) andrebbe annoverato tra i protagonisti della lotta contro la mafia e la criminalità organizzata!

A chi invece giura sull’impegno di Sergio Mattarella a difesa della Costituzione del 1948, parimenti indichiamo di guardare principalmente ai risultati, ai fatti, più che alle dichiarazioni. Ai risultati sul lungo periodo, se non basta che come Ministro della Difesa del governo D’Alema coprì la partecipazione dell’Italia alla guerra in Jugoslavia (con l’uso criminale di armi all’uranio impoverito) in plateale violazione della Costituzione (l’art. 11) o l’acquiescenza pluriennale al Porcellum, la legge elettorale truffa messa a punto da Roberto Calderoli (Lega Nord).

L’elezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica conferma quindi in tutto e per tutto il corso antipopolare che il governo delle Larghe Intese persegue nella politica italiana: il programma comune della borghesia imperialista (…) La novità sta nel fatto che, come l’ascesa di Bergoglio al vertice della Corte Pontificia, l’elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica segna un rafforzamento dell’influenza dei gruppi imperialisti americani in contrasto con i gruppi imperialisti franco-tedeschi (…)”.

I fatti hanno confermato il corso delle cose previsto. Non solo. Dopo le elezioni del 4 marzo 2018, Mattarella cercò di ripetere le gesta fatte nel 2013 dal suo predecessore Giorgio Napolitano (anche lui grande protagonista della “trattativa Stato-Mafia”): ribaltare l’esito delle elezioni politiche e installare un governo di “pilota automatico” (Carlo Cottarelli).

La minaccia del M5S di chiamare alla mobilitazione contro il colpo di mano (a differenza di quanto non fece nel 2013) e di avviare un movimento per la destituzione di Mattarella, fece fallire il colpo di mano e insediare un governo di mediazione: Mattarella ottenne delle garanzie da M5S e Lega, impose alcuni ministri in ruoli chiave (Tria all’Economia e Finanze e Moavero agli Esteri) e ottenne la nomina di un capo del governo che godeva di considerazione e relazioni in Vaticano. Mattarella ha ottenuto inoltre che restassero al loro posto gli alti funzionari della Pubblica Amministrazione, i membri del Consiglio Superiore della Magistratura, dello Stato Maggiore delle Forze Armate, i vertici delle Forze dell’Ordine e dei Servizi Segreti: in sintesi coloro che muovono le leve della “macchina statale”.

Ora una parte della classe dominante vuole fare le scarpe al presidente della Repubblica o ricattarlo in un passaggio in cui i contrasti con la UE e tra UE e USA si sono acuiti. Chi ed esattamente per quale motivo, per il momento ancora non lo sappiamo. In definitiva però è secondario. Quello che è certo e che più ci interessa ai fini della nostra lotta per creare le condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare, sono infatti due aspetti:

1. la “guerra tra bande” in seno alla classe dominante (borghesia e clero) si acuisce, il fronte delle Larghe Intese, pur essendo unito nella propaganda contro il governo M5S-Lega, è diviso da profondi contrasti. Il calo elettorale dei maggiori partiti delle Larghe Intese (PD e Berlusconi) alimenta questo scontro, a sua volta influenzato dalla lotta che su scala internazionale si fa sempre più acuta tra i gruppi imperialisti USA (e i loro complici sionisti) e i gruppi imperialisti franco-tedeschi e che spacca in due la classe dominante di tutti i paesi imperialisti (“partito americano” e “partito europeo”);

2. la breccia aperta dalle masse popolari il 4 marzo 2018 nel sistema delle Larghe Intese accelera la crisi della Repubblica Pontificia: sconvolge assetti, alimenta la lotta in seno alla classe dominante, aggrava l’“ingovernabilità dall’alto” del paese. L’interruzione di quarant’anni di governi delle Larghe Intese è come l’interruzione di una dinastia. La breccia aperta è molto profonda e scuote la Repubblica Pontificia. In questo senso, quello che sta avvenendo in questi giorni nel CSM fa il paio con la tanto reclamizzata assenza dei tre generali in pensione (Leonardo Tricarico, Vincenzo Camporini, Mario Arpino) dalla Festa della Repubblica (2 giugno 2019) come protesta contro la linea seguita dal Ministro della Difesa del governo M5S-Lega, Elisabetta Trenta: un indice del livello raggiunto dallo scontro interno anche nei vertici militari e, inoltre, tra una parte di essi e il M5S.

Per avere un quadro d’insieme dell’azione che una parte dalla Magistratura sta svolgendo in questa fase, bisogna tenere conto anche degli attacchi di una parte della Magistratura nei confronti della Lega. Essi si sono moltiplicati da quando il governo M5S-Lega si è insediato.

La Lega ha molti scheletri nell’armadio. La Lega Nord diretta da Umberto Bossi e da Roberto Maroni ha partecipato fino al 2011 al governo nazionale con Berlusconi e, anche dopo che Matteo Salvini ne ha preso la direzione alla fine del 2013, ha partecipato e ancora partecipa al sistema di governo locale (regionale e municipale) con il resto dei partiti delle Larghe Intese. Ha condiviso e condivide l’intricata rete di affari, corruzione, favori e clientele con questo sistema e con le Organizzazioni Criminali che con i partiti delle Larghe Intese si sono radicate in tutto il paese, in particolare nelle banche e nelle aziende delle regioni più ricche (Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna) e profondamente intrecciate con la borghesia locale e internazionale. Quindi i magistrati hanno ampie possibilità di colpire e ricattare.

Gli attacchi giudiziari contro la Lega si sono ulteriormente intensificati durante la campagna elettorale per le europee. In una larga parte del paese i rapporti con le Organizzazioni Criminali, i legami di affari, corruzione, clientele e voti del Partito di Berlusconi sono ora passati alla Lega, così come all’inizio degli anni ’90 erano passati a Berlusconi quelli della Democrazia Cristiana (fino allora Giulio Andreotti era stato il massimo referente politico della Mafia). Così come l’inizio della seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale (1975) ha fatto venir meno la base economica su cui poggiava il regime DC e l’alleanza delle Organizzazioni Criminali con la DC, l’entrata della seconda crisi generale nella sua fase acuta e terminale (2008) ha minato e via via eroso i presupposti su cui si reggeva l’alleanza delle Organizzazioni Criminali con Berlusconi. L’insofferenza crescente delle masse popolari per le Larghe Intese e il loro programma comune di lacrime e sangue, ha decretato la fine del seguito elettorale di Berlusconi (così come del PD) e le Organizzazioni Criminali hanno cambiato il “cavallo su cui puntare”.

In particolare, oltre alle procedure per il risarcimento allo Stato dei contributi trafugati personalmente da Umberto Bossi e altri esponenti del suo gruppo, tre sono stati recentemente gli attacchi giudiziari alla Lega:

1. Armando Siri, sottosegretario della Lega alle Infrastrutture e ai Trasporti, accusato di corruzione per aver ricevuto una tangente dall’ex parlamentare di Forza Italia e ora consulente della Lega per l’energia, Paolo Arata, legato a Vito Nicastri, industriale vicinissimo al super-latitante Matteo Messina Denaro;

2. Attilio Fontana, presidente leghista della Regione Lombardia, accusato di abuso d’ufficio nel quadro della maxi-inchiesta per tangenti, appalti pubblici truccati (AMSA e altre aziende pubbliche partecipate), infiltrazione della ‘Ndrangheta nel traffico dei rifiuti, finanziamento illecito a Fratelli d’Italia, ecc. che ha portato all’arresto di circa quaranta esponenti di Forza Italia;

3. Edoardo Rixi, viceministro della Lega alle Infrastrutture e ai Trasporti, condannato per peculato a tre anni e cinque mesi e all’interdizione a vita dai pubblici uffici, a causa delle “spese pazze” fatte con i soldi pubblici quanto era consigliere regionale in Liguria.

Anche gli attacchi di una parte della Magistratura nei confronti della Lega non sono finalizzati “a fare giustizia”, a “contrastare la corruzione”, ecc.: essi si sono intensificati dopo l’insediamento del governo M5S-Lega per destabilizzare, indebolire, condizionare il governo M5S-Lega e indurlo ad operare con continuità con quanto fatto per quarant’anni dalle Larghe Intese.

Noi comunisti dobbiamo approfittare e portare le masse popolari ad approfittare dei contrasti che dividono, paralizzano e sconvolgono il campo della borghesia e del clero, dobbiamo cogliere le maggiori possibilità di manovra che essi ci offrono per imporre al governo M5S-Lega l’adozione di misure favorevoli alle masse popolari e per contrastare le sue misure reazionarie, per rafforzare e moltiplicare le organizzazioni operaie e popolari che agiscono da nuove autorità pubbliche e avanzare nella lotta per la costituzione del Governo di Blocco Popolare.

Gli “scandali” per corruzione e affini, così come il resto delle malefatte della comunità internazionale dei gruppi imperialisti (guerre, violazione della sovranità nazionale, ecc.), della borghesia (vendita di aziende industriali a gruppi finanziari internazionali o stranieri, delocalizzazione, morte lenta delle aziende, truffe di banche e assicurazioni ai danni dei risparmiatori, avvelenamento e devastazione dei territori, ecc.), del Vaticano e delle Larghe Intese, alimentano nelle masse popolari la sfiducia nella classe dominante, minano l’idea che “siamo in democrazia”, che “la legge è uguale per tutti”, ecc. Incidono quindi sulla coscienza delle masse e rafforzano la resistenza spontanea che esse oppongono agli effetti della crisi generale della società borghese e offrono maggiori elementi (appigli, spunti) che noi comunisti possiamo e dobbiamo imparare ad usare con sempre maggiore spregiudicatezza e “arte” per portare le masse popolari a organizzarsi e a prendere loro in mano le redini del paese, a partire dalle aziende capitaliste e pubbliche e, subito dopo, dai territori.

Anche gli attacchi di una parte della Magistratura alla Lega giocano a nostro favore: ci offrono infatti maggiori possibilità per intervenire su elettori e attivisti della Lega, in particolare sugli operai, per contrastare il credito dello sciacallo Salvini basato su parole d’ordine come “prima gli italiani”, sulla “legalità” intesa come guerra ai più poveri, sul “buon governo del territorio”, per mettere in luce la contraddizione tra le parole dello sciacallo e i fatti e, soprattutto, per mobilitarli e organizzarli per la difesa dei posti di lavoro, per la creazione di nuovi posti di lavoro e per la lotta al degrado.

A questo fine è indispensabile resistere agli esponenti della sinistra borghese che, di fronte alle attività apertamente reazionarie e antipopolari della Lega, patrocinano il ritorno al PD e alle sue attività reazionarie ammantate di buone parole. In particolare dobbiamo contrastare i traditori degli ideali della Resistenza che usano le sceneggiate di quattro scalzacani che scimmiottano il fascismo del secolo scorso per impugnare essi la bandiera dell’antifascismo che è nel cuore e nella mente di ampie parti delle masse popolari. La bandiera dei Partigiani dobbiamo elevarla noi, sia contro gli scimmiottatori del fascismo dei quali il PD ha protetto la nascita sia contro i traditori degli ideali della Resistenza e delle parti progressiste della Costituzione del 1948!

La breccia aperta dalle masse popolari nel sistema politico delle Larghe Intese crea migliori condizioni per avanzare nella lotta per costituire e far ingoiare alla borghesia imperialista il Governo di Blocco Popolare: approfittiamone!

Comitato Centrale del (n)PCI http://www.nuovopci.it

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UE: “L’Italia merita l’eutanasia… (economica)”

Non c’è nulla da fare, l’Unione Europea non riesce a mettersi in discussione. E non vorrebbe nemmeno aprire un tavolo di confronto con le forze politiche che ormai hanno raggiunto rilevanza continentale, quelle che vedono nell’interesse nazionale il principio imprescindibile da cui partire per salvaguardare i propri cittadini e magari anche per ridare corpo a un’Europa che sia davvero fondata sui popoli e non serva delle élite finanziarie. Credevamo che la Brexit avesse insegnato agli euroburocrati a non tirare troppo la corda con la loro ossessiva prova di forza legislativa e propagandistica, mirante alla dissoluzione delle sovranità nazionali. E invece l’autoreferenziale eurocrazia continua imperterrita a lanciare moniti e ricatti travestiti da consigli.

Non stupisce che l’affondo della Commissione europea contro il governo italiano venga definito dal senatore ed economista Alberto Bagnai come l’ennesimo esempio della UE delle minacce, dei trattati approvati alla chetichella dopo negoziati opachi e viziati da ricatti. Bagnai, presidente della Commissione Finanze del Senato, spiega come questo tipo di politica non incontri più il favore dei cittadini, nemmeno nei Paesi che sembrano forti. E l’Italia sicuramente non sta bene: è appesantita da una spesa inefficiente o inutile, da un sistema giudiziario elefantiaco e spesso schizofrenico, è in affanno il suo tessuto produttivo, tartassato da un carico di burocrazia che non ha pari nel resto del mondo, tanto da far fuggire all’estero il meglio della propria imprenditoria, non stanno bene le famiglie, messe in ginocchio da un rincaro del costo della vita che ha spazzato via gran parte del ceto medio e ridotto in sottoproletariato alcune fasce di popolazione. Questa terrificante situazione è la figlia maledetta dello scellerato cambio Lira-Euro, che ha barattato l’iscrizione al club europeo con l’accettazione di condizioni capestro che hanno ipotecato il nostro futuro, mentre questo ingresso non era alla nostra portata e non c’era nulla di cui vergognarsi (anche perché non tutti i Paesi più ricchi o virtuosi hanno aderito all’Euro).

In un contesto del genere suona come una novità ciò che hanno affermato Luis de Guindos, vicepresidente della Banca Centrale Europea, e Jean-Paul Fitoussi, economista francese molto attivo sia in ambito accademico che politico. Il primo ha espresso in un’intervista parole di stima e di incoraggiamento: nell’economia italiana ci sono pro e contro. I contro sono una crescita lenta, il debito pubblico, una mancanza di riforme strutturali e dunque una bassa crescita della produttività. Ma l’Italia ha anche dei vantaggi che dobbiamo riconoscere. Il primo è che ha un surplus di partite correnti, nel complesso degli scambi con il resto del mondo. La posizione finanziaria netta sull’estero è buona e questo riduce la vulnerabilità dell’economia. E quando si guarda alla situazione di bilancio nel tempo, non è stata male: quasi tutti gli anni l’Italia ha avuto un avanzo prima di pagare gli interessi sul debito. Non è molto facile riuscirci, dunque è un precedente molto buono, soprattutto in confronto ad altri Paesi.

Il secondo, a sua volta, condanna il rigido rapporto del 3% tra deficit e Pil imposto dall’Unione europea e accenna il perché: è assurdo, inutile. Non serve né all’Italia né all’Europa. Questo parametro che fissa il rapporto fra deficit pubblico e Pil risale al 1997: le condizioni all’epoca erano ben diverse. Inoltre il professore transalpino boccia senza appello le sanzioni all’Italia ventilate dalla Commissione, perché metterebbero l’Italia in ginocchio, e questo non lo vuole nessuno. Costituirebbe un esempio supplementare di stupidità da parte dell’Europa.

Si tratta di dichiarazioni esplicite e argomentate da parte di figure di alto profilo; tuttavia non ricevono dai media l’eco che meritano perché sono positive per il Belpaese. Perciò vengono sommerse dalla massa di esternazioni anti-italiane che vengono diffuse e citate indipendentemente dalla loro rilevanza. A completare il quadro di oscurità che viene quotidianamente mostrato agli italiani ci pensano i soliti noti. Moscovici fa contemporaneamente sia il poliziotto buono che quello cattivo: da un lato la sua porta resta sempre aperte per discutere con le autorità italiane, mentre dall’altro preme per vedere un percorso credibile sia per il 2019 sia per il 2020, siamo pronti a prendere in considerazioni qualsiasi nuovo elemento ma, ripeto, non perdiamo tempo.

Juncker infine, con la sobrietà che lo contraddistingue, afferma che quello dell’Italia è problema serio. (…) L’Italia rischia di rimanere intrappolata per anni in una procedura per deficit eccessivo. Ma, bontà sua, aggiunge: vorrei evitarlo. Anche l’Italia vorrebbe evitare un conflitto aperto e irreversibile con l’Unione Europea, invece di cedere all’unica alternativa che Bruxelles ci propone: quella di lasciar morire la nostra economia o di suicidarci grazie alle amorevoli cure finanziarie in stile greco.

Marco Fontana

Fonte: https://it.sputniknews.com/opinioni/201906187785508-il-grande-ricatto-europeo-allitalia-lasciarsi-morire-o-suicidarsi/

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Più MAD di così si muore…

La fine del mondo MAD

(…) Il nuovo gioco “equilibrio geopolitico del terrore” sotto la MAD, e in molti modi il potere che offriva all’oligarchia, era più grande di qualsiasi cosa la società pre-atomica avesse da offrire. Mentre le guerre importanti non erano più desiderabili (sebbene sempre un rischio in questo poker psicotico dalle puntate alte), la guerra asimmetrica e il cambio di regime divennero le nuove “grandi cose” nei successivi 70 anni. Una popolazione in costante terrore di annientamento creò terreno fertile per la diffusione della nuova inquisizione guidata da un megalomane travestito che gestiva l’FBI. L’inquisizione purgò l’occidente dei leader qualificati impegnati nella pace tra est e ovest e grandi scienziati, artisti, professori e politici che videro la distruzione delle loro carriere mentre lo Stato profondo diventava sempre più potente e le bombe atomiche sempre di più. Mentre molti stupidamente celebravano il successo della MAD col crollo dell’Unione Sovietica e l’ascesa del mondo unipolare che avrebbe dovuto inaugurare la pacifica “fine alla storia”, altri riconobbero il grande gioco di prestigio mentre la NATO continuava ad espandersi anche se la sua ragion d’essere globale era scomparsa. Evgenij Primakov e una cerchia di patrioti russi (comprendente un Vladimir Putin in ascesa) videro tale frode. Questa rete lavorò diligentemente con le controparti asiatiche per creare la base della sopravvivenza manifestatasi come G20 nel 1999 e Shanghai Cooperation Organization nel 2001.

All’inizio del 2007, le guerre in Medio Oriente scatenate coll’11 settembre non avevano fine, e intenzioni molto più oscure di quanto molti mai immaginavano emergeva in mezzo a tale caos. Lo scudo anti-missile balistico della NATO iniziò la costruzione sul perimetro meridionale della Russia su iniziativa di Dick Cheney e fu presto raggiunto dall’accerchiamento “verso l’Asia” della Cina con Obama nel 2011. Solo gli sciocchi più ingenui credevano che Iran o Corea democratica fossero la vera ragione per cui tale potere hobbesiano pretendeva il monopolio del primo attacco. Il fantasma di Lord Russell potrebbe essere sentito nel mondo minacciando la guerra nucleare se la sovranità nazionale non sia abbandonata a favore di un governo mondiale gestito da una “dittatura scientifica”,

Russia e Cina invitano a controllare il feroce serpente
Il Presidente Putin insieme a Sergei Lavrov e al Presidente Xi Jinping segnalavano la fine dell’era della MAD con un importante appello a una nuova dottrina sulla sicurezza internazionale basata su un “nuovo sistema operativo”. Uscendo dal vertice economico di San Pietroburgo il 6 giugno, Putin disse “se non teniamo sotto controllo questo serpente feroce, se lo lasciamo uscire dalla bottiglia, ci mancherebbe, questo porterebbe a una catastrofe globale.

Tutti fingono di essere sordi, ciechi o dislessici. Dobbiamo reagire in qualche modo, no? Chiaramente sì”. Le parole di Putin furono riprese da Sergej Lavrov l’11 giugno parlando alla conferenza Primakov Readings 2019 a Mosca che riuniva diplomatici, esperti e politici di 30 Paesi, sul tema “Ritorno al confronto: ci sono alternative?”, dove Lavrov disse: “È di fondamentale importanza che Russia e Stati Uniti calmino il resto del mondo e facciano una dichiarazione congiunta ad alto livello che non può esserci vittoria in una guerra nucleare e che quindi sia inaccettabile e inammissibile. Non capiamo perché non possano riconfermare questa posizione ora. La nostra proposta viene presa in considerazione dagli Stati Uniti”. Da quando si è messo tra il plotone d’esecuzione anglo-nordamericano e le nazioni Siria e Venezuela, in tandem con la sorprendente rivelazione di una serie di nuove tecnologie militari nel marzo 2018, Putin mutò le “regole del gioco” geopolitiche in modo che la proposta di Lavrov fosse ora una possibilità reale. Le nuove tecnologie svelate dalla Russia nel 2018 includono missili supersonici, droni sottomarini e altri missili a propulsione nucleare che garantiscono la capacità di rappresaglia della Russia se qualcuno sia abbastanza stupido da lanciare un primo attacco contro la Russia. Il vertice economico di San Pietroburgo, dal 5 al 6 giugno, vide non solo 19000 partecipanti provenienti da 145 Paesi a firmare contratti per 47,8 miliardi di dollari, ma partecipò anche ad un incontro importante tra Xi Jinping e Putin, descrivendo il loro rapporto come da migliori amici e avvicinando le i loro nazioni sempre più nel nuovo quadro operativo della Belt and Road Initiative (BRI) che rapidamente si estende sull’Artico.

Questo incontro sarà ancora più elevato al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai del 13-14 giugno a Bishkek, in Kirghizistan, integrando sempre più nel BRI le nazioni eurasiatiche. Putin e Xi non solo s’incontravano nuovamente a questo summit, ma erano anche raggiunti da Narendra Modi, recentemente rieletto in India, la cui partecipazione è vitale per la riorganizzazione del sistema mondiale.

Dopo il vertice SCO, il mondo attenderà il potenziale vertice del G20 del 28-29 giugno a Osaka, in Giappone, dove il presidente degli Stati Uniti Donald Trump indicava il desiderio d’incontrare i tre leader per i negoziati bilaterali. Molti spettatori criticavano l’idea che Trump potesse davvero desiderare un incontro onesto, ma Lavrov indicava maggiore comprensione della complessità strategica negli USA, facendo notare in un’intervista del 6 giugno che i fallimenti del presidente Trump nel costruire relazioni costruttive con la Russia erano dovuti a sabotaggio dalle forze nel governo quando disse: “Alcuni politici statunitensi, compresi quelli che hanno legato le mani del presidente Trump, non permettendogli di mantenere le promesse di normalizzare e migliorare i rapporti con la Russia, non possono ancora accettare questo fatto”.

Infatti, in una conferenza stampa del 12 giugno 2019 al fianco del presidente della Polonia, Trump fu sollecitato da un giornalista a prendere una linea dura contro la Russia che sembrava “minacciare la Polonia”. Pur attaccando a parole la Russia, con narrativa da bulla, Trump concluse dicendo “Spero che la Polonia abbia grandi relazioni con la Russia. Spero che avremo un ottimo rapporto con la Russia e, a proposito, la Cina e molti altri Paesi”. In precedenza Trump chiese a Russia, Cina e USA di convertire le spese militari in progetti nell’interesse comune di tutti. Durante il discorso programmatico al Forum Economico, Putin indicò l’elefante nella stanza notando il crollo del sistema finanziario globale: “la degenerazione del modello universalistico della globalizzazione e la sua trasformazione in una parodia, caricatura di se stessa, insieme alle regole internazionali sostituite dalle leggi… di un Paese”, Putin metteva in guardia da una “frammentazione dello spazio economico globale con una politica di egoismo economico completamente illimitato e crollo imposto. Ma questa è la strada al conflitto infinito, guerre commerciali e forse non solo commerciali.

In senso figurato, questa è la via per la lotta finale di tutti contro tutti”. Il discorso concluse che alla fine senza un nuovo sistema economico, il pericolo dell’annientamento globale e dell’ingiustizia incomberà sempre sull’umanità. Facendo eco alla filosofia di Xi Jinping della cooperazione vantaggiosa per entrambe le parti, Putin affermò che alla fine è necessario “un modello di sviluppo stabile ed equo. Questi accordi non dovrebbero essere solo scritti in modo chiaro, ma dovrebbero essere osservati da tutti i partecipanti. Tuttavia, sono convinto che parlare di un ordine economico mondiale come questo rimarrà un pio desiderio, a meno che non torniamo al centro della discussione, cioè a nozioni come sovranità, diritto incondizionato di ogni Paese alla propria via allo sviluppo e, lasciami aggiungere, responsabilità dello sviluppo sostenibile universale, non solo del proprio”.

Stralcio di un articolo di Matthew Ehret

Fonte originale: https://www.strategic-culture.org/news/2019/06/16/putin-lavrov-and-xi-call-for-an-end-to-mad-lord-russells-spectre-frowns/

Traduzione di Alessandro Lattanzio – http://aurorasito.altervista.org/?p=7561&fbclid=IwAR35I3dvo_wtqKI7hBz1XKeNc82-q31-V9ac2Z8B4-lq7s6FjtA-agwTYb0

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