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Faenza (Ra): “Omsa sposta la produzione in Serbia e le lavoratrici restano a spasso…” – Per non soccombere in silenzio..

Amiche e amici,

vi porto via un po’ di tempo raccontandovi quello che sta succedendo in questi giorni a Faenza, più o meno nell’indifferenza generale.

 Lo stabilimento OMSA di Faenza (RA) sta per essere chiuso, non per mancanza di lavoro, ma per mettere in pratica una politica di delocalizzazione all’estero della produzione. Il proprietario dell’OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di spostare questo ramo di produzione in Serbia, dove ovviamente la manodopera, l’energia e il carico fiscale sono notevolmente più bassi.

Questa decisione porterà oltre 300 dipendenti, in maggior parte donne e non più giovanissime, a rimanere senza lavoro. Le prospettive di impiego nel faentino sono scarse e le autorità hanno fatto poco e niente per incentivare Grassi a rimanere in Italia o per trovare soluzioni occupazionali alternative per i dipendenti, salvo poi spendere fiumi di parole di solidarietà adesso che non c’è più niente da fare.

Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli dell’azienda, al freddo, notte e giorno, in un tentativo disperato di impedire il trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche da Striscia la Notizia sabato scorso, ma ad onor del vero il servizio è stato brevissimo e piuttosto superficiale).

Personalmente, non sono coinvolta nel problema, ma trovo sempre più allucinante che in Italia non esistano leggi che possano proteggere i lavoratori dall’essere trattati come mere fonti di reddito da lasciare in mezzo a una strada non appena si profili all’orizzonte l’eventualità di un guadagno più facile.

 Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali, boicottando i marchi Philippe Matignon – Sisi – Omsa – Golden Lady – Hue Donna – Hue Uomo – Saltallegro – Saltallegro Bebè – Serenella. (l’oggetto dei marchi sono calze e biancheria intima vi ricordo..)

Vi sarei grata se voleste dare il vostro contributo alla campagna, girando questa informazione a quante più persone potete.

Grazie mille per l’aiuto e il supporto che vorrete dare a queste lavoratrici, ennesime vittime di una legislazione che protegge più gli imprenditori dei dipendenti.

Lettera Firmata

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“Vegetarismo per l’infanzia e insegnamento vegetariano di Gesù” – di Marco Bracci

Caro Paolo,

ho letto l’interessantissimo articolo di F. L. Manco su bambini e alimentazione vegetariana: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2010/03/09/vegetarismo-leducazione-verso-lalimentazione-vegetariana-inizia-dalla-prima-infanzia/

Mi permetto di segnalare tre cose:

- Gesù era vegetariano (vedi anche il libro specifico http://www.universelles-leben.org/cms/it/gli-animali-ci-implorano-lasciateci-vivere/lamore-di-gesu-per-gli-animali-finora-tenuto-nascosto.html)

- Quando Gesù moltiplicò i pesci, moltiplicò degli esseri privi di vita e di energia, come da Lui stesso spiegato nel Suo vangelo (http://das-wort.com/italiano/libri/profezia/questa-e-la-mia-parola—alfa-e-omega.php) e non degli esseri viventi che avrebbero dovuto poi essere uccisi

- Quando l’angelo annunciò a Maria che da lei sarebbe nato il figlio di Dio, le disse anche che non avrebbe dovuto mangiare né carne né pesce e nemmeno bere bevande forti; non credo che Maria, degna di diventare la madre di Gesù, abbia disubbidito alla volontà di Dio Padre-Madre né tanto meno che, da grande, l’abbia fatto Gesù stesso.

Morale: quello che le caste sacerdotali ci vogliono far credere, a proposito di Gesù che mangiava pesce e carne, è solo per giustificare il loro disprezzo per la creazione e le creature divine ritenute inferiori all’uomo e per distanziare gli uomini dal vero Dio. Senza contare che i profeti e gli apostoli erano vegetariani, contrariamente a quanto riportato nella bibbia, ad es., che Giovanni Battista mangiava “miele e locuste” (La versione esatta è: “miele e piselli del deserto”)

E infine, se i bambini hanno difficoltà a mangiare frutta e verdura crude e integre, esistono delle “gummies”, molto gradite dai bambini, contenenti appunto frutta e verdura crude e integre liofilizzate a freddo (sperimentate personalmente con successo), che aiutano poi, con l’uso, anche a far gradire ai bambini la frutta e la verdura “al naturale” (www.juiceplus.it/+mb30617)

Marco Bracci

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Emanuele Russo e Kiriosomega: Riflessioni virtuali sulla realtà… nel linguaggio di un giovane cybernauta e di un antico scrivano..

Quella che segue è una  lettera sulla saggezza e sulla “realtà”  di Emanuele Russo un ragazzo ventenne che naviga su internet e visita spesso i nostri siti…   E’ bene conoscere nuovi linguaggi e pubblico la sua lettera per la vostra edificazione.

Subito dopo  c’è una riflessione reminescenziale del nostro conoscente “classico”, Kiriosomega, che riflette su simile tema. Il confronto delle due scritture e dei due metodi è interessante…

Paolo D’Arpini

……….

Intuisco una verità: ai morti le faccende, le storie, le idee, i sentimenti, tutto ciò che noi vivi facciamo, soffriamo, crediamo appare loro come qualcosa di assurdamente illogico, incomprensibile, astrazione pura, follia di indecifrabili fantasmi. (Federico Fellini)

La bellezza intrinseca di Star Wars sta nella concezione particolare in cui le emozioni sono il male e la mancanza di attaccamento il bene da me a te con serenità e soffio invisibile, colorato, presente, terreno, cosmico.

Una lettura che si reduce a un silenzio, un semplice attimo lasciato qua.

Con molta allegrezza e alcun interesse particolare, ma è meglio dire, con amore:

Siamo niente.

 ”un BEL niente”.

ciò non ha nulla a che vedere con lo svilire o il deprezzare. TUTTO il contrario.

Riconoscendo questa nullità, operando costantemente nell’apertura(attraverso cuore ovviamente), espandiamo L’Ascolto a un più ampio raggio e soprattutto con sempre più raffinata qualità, non esisterà quindi alcuna possibilità di scalfirsi, o pre-occuparsi(semmai occuparsi con la più grande serenità) Tutto al massimo può essere cosa momentanea, istantanea, richiamarsi costantemente a non esagerare.

Quando non si è (in quanto isolotto), chi si è? SEI.. e vai.. sapendo che.. la Storia Infinita.. si è infinitamente, incessantemente, continuativamente protratti verso l’Harmonia e perennemente nel Centro inesauribilmente rinnovabile. Avanti tutta diciamo..

Quando il vuoto, il NI-ENTE (non entità) può finalmente farsi recipiente e ricettacolo del meraviglioso, lasciando che sia, come può più esistere il concetto di FRENO o LIMITE??

Quando il vuoto, il NI-ENTE(non entità) può finalmente farsi recipiente e ricettacolo del meraviglioso, lasciando che sia, come può più esistere il concetto di FRENO o LIMITE??

non conservare immagini frutto possibili distorsioni significa camminare liberi e sgravati da ogni pesantezza: i panni bagnati, non puliti, non permettono di passeggiare serenamente, allora si può ininterrottamente lasciare… per svelarsi e svegliarsi…

Affinché la Visione Harmonicale si apra ad ogni “passo” e si manifesti sempre più, sempre meglio, quella sensibilità e capacità di tradurre ad ogni momento quella ricchezza (da) sempre presente, insita, ingenita. Coltivare l’intuizione profonda, strettamente legata al vivere nel e dal Cuore. E’ respirare al battito impercettibile e lento dell’Opera in movimento.

La mia saggezza consiste nel percepire che la mia esistenza è un continuo ammirare e salutare, riconoscere, ascoltare, come fusione in un continuo Incontro/Saluto prima del saluto Supremo, che sarà a Suo tempo. che fare di questo Saluto è mia totale responsabilità, e che bella dico io. tutto a me essere disposto a Salutare con riconoscenza e gratitudine, oppure rinviare e rinviare..

Che il mio Saluto Sia Sempre e Solo Salute Sostenuto Serenamente Senza Se.. e ma. Coltivare il proprio Incontro/Saluto è la pratica più bella che l’Uomo possa fare per ricordare costantemente chi è, ed esserlo Naturalmente. Saper dire ciao ad ogni momento nella misura più bella e aperta è il via-libera alla Via.

Evvai..via…E vviva l’Eterna e inesauribile (e generosa aggiungo) Via. Aes Dhammo Sanantano.

Un Ciao carico d’Amore esaurito in sè senza scorie.. chi è privo di scorie non può che scorrere. Chi è privo di gratitudine non è colmo di meraviglia. Salute!

Emanuele Russo,  virtuale.. al Momento..

………….

Sulla saggezza da tutti ammirata, e sulla sagacia spesso inopportuna! Ovvero: Della verità di cenci spesso vestita!

Già da molti secoli, ed anche oggi, Socrate è tenuto in conto d’uomo di gran talento e senno.

Ma si sa, saggezza e sagacia non sempre s’equivalgono.

Ancora in vita, avvenne che il Maestro incontrasse un conoscente che apostrofandolo gli disse:

“Sai, Socrate, ne ho appena saputo delle belle sul tuo più caro amico!”.

Il Saggio, subito divenuto ancor più riflessivo e pensoso, immediatamente bloccò l’interlocutore chiedendogli di rispondere a tre domande che la sua sapienza già aveva inventato, e ciò prima che il conoscente gli narrasse la vicenda.

“Per prima cosa mi devi assicurare”, così esordì, “che ciò che mi riferirai sul mio migliore amico corrisponde a verità”.

“Beh”, rispose il conoscente, “ciò che voglio raccontarti l’ho saputo per indiscrezione, non ho certezza che è il vero!”.

“Ciò vuol dire”, continuò il filosofo, “che quanto vuoi riferirmi su di lui non sai se è vero o falso!”.

Bene, continuiamo! “Con il secondo quesito ti chiedo di rassicurarmi sul fatto che, ciò che mi racconterai, è una bela cosa”.

“No”, rispose il malcapitato stringendosi nelle spalle. “Ciò che ti racconterò non è una bella cosa!”.

Allora, con gran logica il Precettore s’illuminò e disse: ” Concludo, che vuoi raccontarmi qualcosa di negativo su di lui!”.

“Ma, ti prego”, proseguì il Pedagogo, “dimmi se ciò che vuoi narrarmi sarà utile per me”.

“No! Sono convinto che non ti sarà utile e che ti amareggerà!” ribatté il malcapitato.

A questo punto del breve dialogo lo Scienziato tuonò: “Vuoi raccontarmi qualcosa che non sai se è vera, che non è buona e che non mi è utile. Taci e vai!”.

L’aneddoto dimostra la grande statura filosofica di Socrate, ma non narra che fu questa sua alta scienza ad impedirgli d’apprendere che il suo migliore amico gli trombava la moglie!

Kiriosomega

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“Stonehenge, visita ancestrale del 21 giugno…” – Racconto magico di Simone Sutra

Lunario Paolo D'Arpini 10 marzo 2010

Sulla porta di casa 
 

“Chiamami , ti prego”.

Per Loretta Pigozzi, segretaria d’azienda, impiegata alle dipendenze della premiata ditta MCC (Manlio Cesari Commutatori), divorziata con due figli ormai grandi, quei messaggi lasciati nella segreteria telefonica con una frequenza e regolarità sconcertante da qualche giorno a quella parte, erano un mistero.

Tanto per cominciare, chiamare chi? La voce le era sconosciuta, il numero del telefono non appariva, e non veniva detto null’altro.

Uno scherzo? Un molestatore? No, perché la voce era femminile. E quanto allo scherzo…chi mai avrebbe potuto volerle fare uno scherzo, chi mai ci teneva abbastanza a lei perfino per prenderla in giro? E poi…c’era qualcosa di insolito in quella voce: dolce e suadente, percorsa da un’emozione,  un inquieto pulsare di trepidazione. Come se qualcuno, chissà chi, una donna la cui voce risuonava lontanissima, si preoccupasse per lei.

Lei? Donna insignificante di 43 anni, dall’aspetto dimesso e dalle speranze tramontate? Donna  che non aveva amicizie se non quelle dell’ambiente di lavoro – che poi amicizie non si potevano nemmeno propriamente definire – che non usciva quasi mai se non per recarsi al lavoro e al supermercato. I suoi figli si facevano sentire ogni tanto, e non erano certi i tipi da organizzare uno scherzo del genere, a parte il fatto  che erano entrambi maschi. 

E poi, da qualche giorno, cioè più o meno da quando erano iniziati i messaggi lasciati in segreteria telefonica, ogni tanto sentiva bussare alla porta. Andava  a vedere e non c’era nessuno. Aveva persino lasciato, registrato nella risposta della segreteria, il numero di telefono del lavoro, non si sa mai la chiamassero là l’avrebbero trovata più facilmente. Ma niente. Però al telefono di casa i messaggi continuavano a venir registrati.

Le venne il dubbio che qualcosa non le funzionasse nella testa  il giorno che al supermercato le sembrò che una figura di donna, abbigliata in modo sommario, dopo aver attraversato proprio davanti a lei la corsia che stava percorrendo con il carrello della spesa, si fosse come vaporizzata nello scaffale dei prodotti. Non prima di averle lanciato un’occhiata enigmatica che le aveva scavato fin nel profondo, lasciandola, le era parso, nuda dentro.

Decise di consultare uno specialista, uno psichiatra.

Il dottor William Betz l’accolse amabilmente nel suo studio che sembrava quasi una capanna di pesca  più che un ambiente medico; si sentì subito a suo agio anche per l’aspetto gioviale del medico, che irradiava fiducia.

“Vede, signora Pigozzi” disse lui dopo che lei gli aveva esposto il caso, “a volte accadimenti come questi sono solo…come dire…un interruttore”.

“Prego?”

“Ma sì. C’è una parte di noi che è ansiosa di venire allo scoperto, di essere riconosciuta, realizzata. Magari consciamente non ce ne si rende nemmeno conto, ma questo non vuol dire che qualcosa, persino a nostra insaputa, prema dentro per venire alla luce”.

“Qualcosa di…male?”

“Oh! Signora mia, c’è davvero qualcuno al mondo che sia in grado di stabilire cos’è male e cos’è bene? Io no di certo! E poi, se ciò di cui stiamo parlando è parte di lei, come fa a essere “male?” A volte questo cosiddetto male è un vestito che gli altri ci gettano addosso, a volte siamo noi ad indossarlo più che volentieri: in fondo ci copre e ci esime dal mostrarci per quel che siamo. La verità è che noi siamo esseri dalle molte sfaccettature, e ciò che è bene per qualcuno può essere male per altri. Ma questo non deve preoccuparla: piuttosto, dovrebbe riconoscere che è la sua stessa energia interiore che ha messo in moto un processo che non può che portare ad un suo sentirsi più …integra, più… completa, se mi è concesso utilizzare un termine che molti miei colleghi stigmatizzerebbero. Insomma, la sua “anima” la sua psiche o inconscio che dir si voglia, le sta chiedendo spazio per realizzare in lei compiutamente un suo fine. Ecco, questo è un altro ragionamento che i miei colleghi disapproverebbero in pieno. Ma chi se ne importa?”

E, dette queste parole, un ampio sorriso gli si disegnò in volto, mentre lui stesso sembrò come assentarsi.

Fu allora che lei la vide. Era proprio là, alle spalle del dottore (che era diventato trasparente), al centro di un quadro che ritraeva una scena bucolica in qualche contesto nordico: ma era proprio lei, e la fissava con lo stesso sguardo indagatore della donna del supermercato. Lei sbiancò, e il dottore se ne accorse. Si girò, vide ciò che lei stava guardando e sembrò capire.

“E’ proprio vero, Loretta: qualcuno la sta chiamando. Le dia retta”

“Ma come faccio? Come potrei contattarla se non so chi è, non so dove sta, non ho nemmeno il suo numero di telefono?? Non so nemmeno se è di carne ed ossa o se, come dice lei, è solo una mia creazione !”

“Nulla si crea, e nulla si distrugge, questo ce lo dice la scienza: tutto semplicemente si trasforma. Se qualche dinamica sconosciuta è già presente in noi, nel momento in cui siamo pronti ad accoglierla nella nostra vita assume delle sembianze che noi possiamo riconoscere, magari non razionalmente, come le dicevo prima. Io non ho mai detto che è lei che ha creato tutto questo. Ho solo detto che una parte di lei si sta facendo riconoscere: tutto qua.”

“In ogni caso, sono sempre in alto mare”

“Lei dice? Mmmmhhh…vediamo un po’: la donna nel dipinto è davanti a un cerchio di menhir, di strutture megalitiche…le dice niente il nome di Stonehenge?”

“Ahh…mi sembra di aver letto qualcosa in proposito, qualche tempo fa”

“Molto tempo fa?”

“No, non direi…è una rivista che mi è capitata sotto gli occhi mentre ero dal dentista. Ma ..adesso che ci penso, credo che sia stato più o meno il giorno del primo messaggio telefonico”

Il dottore, o meglio, William Betz, le sorrise senza dir niente.

Un mese dopo Loretta era all’aeroporto, diretta in Inghilterra. Si era presa due settimane di ferie, incorrendo nelle ire del capufficio perché si era in un periodo di intenso lavoro, correndo anche il rischio di rendersi malvista dalla dirigenza. Però si era detta: “No more Mr. nice guy” parafrasando la famosa canzone. Basta con la grigia esistenza  da sorcetto di campagna: era ora di mollare gli ormeggi e di lottare  per prendersi responsabilità della sua vita, o meglio di quella parte della sua vita che adesso reclamava la sua attenzione. C’era qualcosa dentro di lei che la incoraggiava in quella direzione, dandole una sicurezza di sé che non credeva di aver mai provato prima.

Fu sorpresa quando vide arrivare William Betz con un grande sorriso stampato in volto e un mazzo di fiori in una mano.

“Oh! Dottore…si è ricordato che oggi partivo…che pensiero gentile!”

“Però non è un pensiero da “dottore” ma da William…”

“Già, già….ma devo scappare, stanno chiamando per l’imbarco”

Lui la guardò  con intensità.

“Le auguro…anzi lo so che troverà quel che cerca…perché ce l’ha già dentro di sé”.

Il viaggio in aereo fu disturbato da forti turbolenze. Ma lei in fondo si sentiva tranquilla.

Arrivarono a Stonehenge poco prima dell’aurora. Era il 21 Giugno, l’alba del solstizio d’estate: la gita era stata programmata nei minimi particolari dagli organizzatori, di modo che si potesse vedere il primo raggio di sole solstiziale penetrare nel cerchio dal varco posto a nordest fra i megaliti e raggiungere, sul lato opposto della struttura, la cosiddetta “pietra del calcagno”, a circa ottanta metri di distanza dal cerchio costituito dai menhir.

Come sempre, ci si doveva accontentare di assistere allo spettacolo a una certa distanza dalle pietre, delimitate da transenne e guardate a vista dai custodi perché nessuno si avvicinasse troppo e soprattutto non le toccasse; però proprio allora si udì un enorme boato provenire dal parcheggio. Tutti, visitatori e custodi, si precipitarono d’istinto  in quella direzione.

Tutti tranne Loretta .

Lei, che aveva seguito l’avvicinamento a Stonehenge con delle pulsazioni interiori che rimbombavano nel cuore quasi assordandola.  Lei, solitamente così poco emotiva, che si sentiva inondare il petto di lacrime ingiustificate, scuotere il petto da singhiozzi incontrollabili. Lei, usualmente così posata e poco loquace, che si  sentiva sfuggire dalle labbra una dolce cantilena che non aveva mai sentito in vita sua, che  non riusciva a controllare il sorriso che le si ingigantiva sulla bocca. Lei, sempre così presente, così con i piedi per terra, che sentiva sfuggirle la ragione intenta a inseguire visioni leggere che le affollavano la mente. Lei, che non era più lei, ma un’altra lei.

Lei che adesso, in perfetta solitudine, si avvicinava raccolta nella veste della sacralità  alle antiche pietre che riconosceva come casa sua da sempre, baciate dal sole di una nuova stagione. Non fu sorpresa di rivederla là, appena al di là del cerchio di pietre, posizionata esattamente sul tracciato del raggio di sole dell’estate appena nata, vestita di quei pochi stracci, com’era quando le era apparsa nel supermercato. La guardava  e sorrideva, senza dire niente. Si avvicinò alla prima gigantesca pietra, sembrò esitare per un attimo; le rivolse un cenno d’invito, e disparve dentro di essa. Loretta si avvicinò, toccò con mano d’amore l’enorme lastrone, percependo tutte le scene di cui esso era stato testimone, tutto l’amore, il dolore; le vittorie, le sconfitte. L’eterna storia di un popolo vinto e scomparso che vive un po’ in tutti noi, perché non si è piegato all’indifferenza, né all’oblìo. Comprese che la non-esistenza non è assenza di vita, ma un’altra forma di vita.

Lei che decise di celebrare il suo ritorno al sempre con un folle girotondo solitario attorno al grande cerchio di pietre, come tante volte aveva già  fatto, molti e molti anni prima.

Sapeva che non avrebbe più smesso di danzare intorno alla vita.    

Simone Sutra – itdavol@tin.it

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Calcata: come produrre energia da fonti rinnovabili senza distruggere l’habitat? – Cappello introduttivo per il convegno del 13 marzo 2010 su “Energia pulita in chiave sostenibile”

Voglio iniziare questa breve analisi ricordando l’avvio, il 30 luglio 2008  a Torre Valdaliga nord (Civitavecchia), della riconversione della centrale ad olio combustibile sostituito dal cosiddetto “carbone pulito” (scusate l’eufemismo). Da notare che quest’impianto, ora crudamente contestato,  fu voluto dal governo Prodi e votato dalle stesse forze (verdi, comunisti, etc) che ora montano la protesta.

Ma qui debbo dire che capisco perfettamente i cittadini dell’alto Lazio che si vedono inquinare (senza vantaggi di ritorno) per scelte non loro, come capisco le proteste degli abitanti dell’arco alpino che  vivono a ridosso delle centrali nucleari Francesi. Noi compriamo energia elettrica dalla Francia ma le loro centrali sono  ai confini con l’Italia (che al presente è ancora un paese denuclearizzato). Queste incongruenze della povera Italia hanno una storia lunga   dietro….  La storia inizia con il “boom” economico del dopoguerra, con la creazione dell’Eni e con la scomparsa  (uccisione?) di Mattei il suo presidente battagliero che si era messo in testa di rendere il nostro paese “autonomo” dal punto di vista energetico. L’autonomia dello Stivale non è mai piaciuta  alle Grandi Potenze, l’Italia poteva anche sviluppare una sua economia industriale purché restasse succube e ricattabile. Vedi ad esempio, una cosa che può sembrare banale, la sostituzione della canapa (che per legge fu proibita dal trattato di pace con gli USA) per poter introdurre il nylon e le fibre sintetiche.  Ma andiamo per ordine. 

Il nostro Paese sino alla fine degli agli anni ’50 ed in parte ‘60 del secolo scorso ricavava la massima parte di energia elettrica  attraverso centraline idroelettriche poste lungo i fiumi che scorrono nel mezzo di  tutte le città italiane (infatti le città una volta nascevano proprio lungo i fiumi per  ovvia ragione  approvigionativa).

Sino ad un certo punto questa produzione energetica localizzata funzionò,  il problema di ampliarne la quantità  venne solo con l’avvento del modello consumista, per  produrre utensileria perlopiù di plastica, quali: suppellettili, mobili, giocattoli, stoviglie, etc. Da quel momento l’Italia si dovette piegare al sistema della produzione elettrica concentrandola in grossi impianti che  funzionavano (e funzionano) ad olio combustibile.  Sappiamo quali erano gli interessi delle case produttrici del petrolio e così andò a finire che diventammo sempre più schiavi di scelte economico-politiche “atlantiche” che non erano per nulla negli interessi nazionali.   Poi ci provammo con il nucleare, anche questo non per nostro interesse, ma fu abbandonato in seguito ad un referendum nazionale. Ci  abbiamo infine riprovato con il metano ma anche questo (lungi dalla ricerca di fonti nostrane) arriva da paesi  che possono chiuderci i rubinetti -Russia ed Algeria- anche perché le condotte italiane sono “terminali”  ovvero non “transitano” sul nostro territorio nazionale ma finiscono qui…

Ma torniamo a parlare di come si potrebbe risolvere il problema energetico nella penisola. Certo il “carbone pulito” non è la soluzione, come non lo è il nucleare… il petrolio è in fase di esaurimento ed anch’esso  viene importato come il metano e  come lo sarebbe l’uranio (se si vorrà tornare al nucleare). Di cosa è ricca l’Italia? Per antonomasia canora si dice “chisto è ‘o paese do sole..” quindi si potrebbe ricorrere al solare, ma attualmente i pannelli solari anch’essi inquinano, soprattutto nella fase produttiva del silicio necessario al loro funzionamento,  ma si potrebbe (sviluppando la sperimentazione in tal senso) allungarne la capacità di raccolta e la  durata (che oggi arriva a circa vent’anni).

Ciò non sarebbe però sufficiente per soddisfare le esigenze della grande industria del futile. Si potrebbero allora  realizzare impianti ad idrogeno, in effetti i motori ad idrogeno  esistono da anni (basti pensare ai razzi che vanno a questo propellente) e tra l’altro la scissione dell’acqua in idrogeno ed ossigeno sarebbe facilmente ottenuta con pannelli solari, ma l’idrogeno non piace ai potentati economici che campano sul petrolio. Si potrebbe ricorrere  alla geotermia e persino ai famigerati  “termovalorizzatori”  ma anche questi inquinano (la cosa da ridere è  che inviamo la plastica  differenziata delle nostre immondizie in Germania, pagando per lo smaltimento, e poi la Germania con essa ci produce corrente elettrica che rivende all’Italia…. e noi  paghiamo 2 volte….). 

Una soluzione intelligente potrebbe derivare dalla riconversione dei rifiuti organici e dei liquami in biogas, un ciclo concluso come si dice in gergo, ad esempio in certi paesi dell’Asia nei villaggi si produce elettricità dal gas ottenuto con la cacca degli umani e degli animali.   Insomma tutte queste opzioni potrebbero andar bene… l’importante -per ora- sarebbe diversificare al massimo e cercare di rendere la produzione energetica il più possibile “autonoma” e non soggetta a ricatti esterni.  Ma per far questo serve una chiara volontà e coraggio politico e soprattutto un reale decentramento  produttivo. Teoricamente anche forze come la Lega, attualmente al governo,  dovrebbero essere interessate a tale decentramento ma questa scelta non piace alla grande industria ed alle multinazionali e (come abbiamo visto in altri casi)…. i conflitti di interessi  sono troppo forti.

Da non trascurare nel contesto generale di una riorganizzazione nella produzione energetica  l’aspetto del risparmio energetico derivato dalla coibentazione degli edifici.  E poi perché non considerare il riciclaggio totale dei rifiuti solidi urbani? Carta che ritorna carta, metallo che ritorna metallo, vetro che ritorna vetro, etc. Ma soprattutto occorre tornare alla produzione energetica locale.  Ogni comune od al massimo provincia può tranquillamente produrre energia senza ricorrere né al poli-combustibile, né al carbon fossile, né al nucleare. Basta utilizzare in modo intelligente le fonti naturali presenti sul luogo: sole, vento,  geotermia,  biogas, corsi d’acqua,  etc.

E  faccio degli esempi concreti. Se invece di essere concentrata in grossi impianti industriali la produzione energetica fosse diffusa sull’intero territorio nazionale  è vero che a Civitavecchia e Montalto scomparirebbe qualche inutile e dannoso  posto lavoro ma ne sorgerebbero a migliaia in altri contesti. Nella produzione e montaggio di pannelli solari ad esempio nel ripristino di chiuse idriche e ventole, nel recupero di materie organiche di scarto per il biogas, nell’utilizzo di fonti termali…. d’impianti per biomasse, etc.   Ed in tutti quei  modi in cui si può produrre energia elettrica pulita…. E così  si può anche incentivare l’occupazione.  Il sovrappiù energetico che non servisse al comune od alla provincia potrà essere “venduto” all’Enel e ritrasmesso a città come Roma che forse non ce la fanno ad auto-sostenersi. Dico “forse” ma son convinto che con un po’ d’inventiva ed intelligenza persino Roma potrebbe diventare autosufficiente, basterebbe cominciare ad utilizzare in toto l’organico che ora finisce al macero in discarica. Ed inoltre vediamo quanta dell’energia assorbita da Roma è veramente necessaria al suo funzionamento sociale, magari si scopre che tantissima energia va sprecata inutilmente

Il metodo “eolico” merita un capitolo a parte nell’analisi. In effetti l’eolico potrebbe funzionare benissimo, purché non sia una scusa per aggredire territori vergini che, in seguito all’installazione di mega impianti pesantissimi, vedono trasformare la denominazione d’uso da “agricola, boschiva e pastorale” a “industriale”…. Tra l’altro la maggior parte degli impianti così realizzati sono rimasti cadaveri inusati,  poiché non sono nemmeno collegati all’Enel. In effetti il sistema eolico pesante è spinto da poteri mafiosi che aggrediscono le ultime zone verdi d’Italia. C’è poi la concentrazione di emissioni elettromagnetiche ed il rumore che diversi studi scientifici americani dimostrano causa di malattie per gli umani e gli animali che vi sono soggetti. Senza contare la distruzione ambientale e la deturpazione sul  paesaggio, altrimenti usabile anche come risorsa turistica e culturale. Forse gli unici punti in cui si potrebbe prevedere l’installazione di piloni pesanti sono alcune aree già fortemente degradate, come lungo le autostrade o le zone industriali, dove tra l’altro l’energia prodotta potrebbe essere direttamente usata in loco. Diverso il discorso sul mini eolico e sul piccolo solare, per consumo immediato e diretto, che sarebbe indicato soprattutto per portare all’autonomia energetica tutte le abitazioni periferiche.

In verità per rendere  l’Italia libera da ricatti energetici occorrerebbe che il modello consumista venisse rivisto, la produzione industriale oggi è tutta tesa al superfluo (imballi, ciarpami ed  involucri usa e getta) ed andrebbe riordinato tutto il sistema  di produzione e riciclo rispettando la  “sostenibilità ecologica ” e le reali necessità  sociali.

Paolo D’Arpini – Coordinatore della  Rete Bioregionale Italiana,  Bioregione Tuscia. 

Programma del Convegno: Sabato 13 marzo 2010 – Presso Il Granarone – Calcata Vecchia – “Energia pulita in chiave sostenibile” -  Introduzioni di Enrico Bianchi e Paolo D’Arpini – Moderatrice alla   tavola rotonda,  Dott.ssa Giovanna Canzano.

Interventi di: Prof. Benito Castorina, Avv. Vittorio Marinelli, Avv. Giancarlo Castiglia, Dr. Giorgio Vitali, Dott.ssa Simonetta Badini, Dr.  Franco Proietti.  Gli interventi saranno intercalati da poesie e canzoni curate da Patrizia Pellegrini.

Info ed adesioni:

Enrico Bianchi -  Tel. 389.1955880  – bianchistudio@gmail.com

Paolo D’Arpini, Tel. 0761/587200 – circolo.vegetariano@libero.it

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