Archivio della Categoria 'Alimentazione vegetariana'

Filosofi dell’antica Grecia e alimentazione vegetariana

Il filosofo Teofrasto nacque a Ereso ( (Isola di Lesbo) il 372 a.C. e morì ad Atene 85 anni dopo. Frequentò l’Accademia di Atene dove ascoltò le lezioni di Platone. Dopo la morte di Aristotele fu a capo del Liceo di Atene i cui corsi erano frequentati da circa duemila alunni. Per 8 anni Teofrasto e Senocrate dirigono insieme l’Accademia e lo stesso Liceo.

Teofrasto, padre dell’ecologia moderna, elabora una grandiosa cosmo-biologia nel quale le forme sono strutturale tra loro in relazione armonica e in cui tutti i viventi entrano come parti di un solo grande organismo. Afferma il diritto primario alla vita di ogni vivente, la non discontinuità, a livello etico-giuridico, dei rapporti che intercorrono tra gli uomini e gli animali. Mostra l’illegittimità scientifica, storica, concettuale a trattare agli animali come ad esseri non pensanti, alla stregua di meri strumenti: le differenze degli uni con gli altri sono solo di grado. Il rifiuto di maltrattare ed uccidere animali è per Teofrasto l’inizio di una nuova civiltà.

Il pensiero di Teofrasto è agli antipodi di quello di Aristotele il quale sosteneva che non ci fosse nulla in comune tra il comandante e il comandato, come tra l’artista con il suo strumento, tra lo schiavo e il suo padrone. Aristotele riteneva che l’arte della guerra è arte d’acquisizione e si deve praticare contro le bestie e contro quegli uomini che, nati per obbedire, si rifiutano. Dello stesso parere era san Paolo, sant’Agosino, san Tommaso, Renè Descartes, Nicolas Malebranche, Viktor Catherin, ecc.

Senocrate (allievo e successore di Platone) per primo pone le fondamenta del divieto di uccidere il vivente e anticipa e rinforza il contesto culturale cui opera Teofrasto. Aveva compassione per gli animali ed affermava che tutte le specie sono dotate di intelligenza. Tale attenzione per la vita aveva i suoi precedenti in Pitagora, Empedocle, Anassagora, Democrito, Platone. Sulla stessa scia di pensiero erano molti altri grandi filosofi, come:

Il filosofo Decearco, nato in Sicilia nel 376 a.C. allievo di Aristotele, che mette in relazione la guerra con l’ingiustizia attuata nei confronti degli animali.

Pitagora: “Tutti gli esseri animati appartengono alla stessa natura e sono tra loro parenti: hanno gli stessi diritti e pene inespiabili gravano su quanti rechino loro offesa”.

Euripide: “Un sangue rosso scorre in tutti gli animali e tutti hanno in comune per padre il Cielo e per madre la Terra”.

Plutarco. “Quale furore, quale follia spinge oggi alla sete di sangue voi che avete in abbondanza tutto quanto è necessario? Non vi vergognate a mescolare i frutti coltivati con il sangue delle uccisioni? Non mangiate carne per necessità ma per dissolutezza, cibi inadatti e impuri uccidendo gli animali con maggior crudeltà delle bestie più selvagge. Il sangue, le carogne, le carni di animali uccisi, alimenti propri d’uno sparviero, d’un lupo, un serpente, sono per l’uomo prelibate pietanze. Le lordure di sangue e della carne sono diventate prelibatezze. Mentre la maggior parte degli egiziani tratta gli animali come se fossero dei. L’Egitto è la terra del popolo più sapiente del mondo”.

Platone afferma che “Nella città della giustizia, gli uomini del nuovo ordine si ciberanno di farine d’orzo e frumento, olive, formaggio, cipolle, legumi, pasticcini di fichi, ceci e fave e con moderazione ci berranno sopra del vino. Passeranno la vita in pace e in buona salute e moriranno in tarda età”.

Empedocle: “Tutte le cose hanno pensiero e propria intelligenza. Sventura su di me, che un giorno fatale non mi ha annientato prima che con i miei artigli avessi compiuto criminali azioni per nutrirmi”.

Sesto Empirico “Uccidendo e mangiando la carne degli animali commettiamo ingiustizia ed empietà, come facessimo morire nostri congiunti”.

Euripide: “Mi guardo dal mangiare cibi in cui vi è stata la vita”.

Orfeo: “Chiunque uccide un animale compie un omicidio”.

Erotodo dice che “Gli egiziani pagavano una tassa per l’edificazione delle tombe degli animali: falchi, gatti, cani, sciacalli, gazzelle, falconi e.. Gli egiziani ritenevano che il divino non era presente solo nell’uomo e che l’anima è diffusa anche agli animali”

Nell’antica Grecia il bove utilizzato nei lavori agricoli per trainare l’aratro o il carro era considerato un lavoratore della terra rispettato a tal punto che la sua uccisione veniva punita con la morte.

Tre delle leggi che Trittolemo diede agli ateniesi, ancora in vigore ad Eleusi: rispettare i genitori, onorare gli dei con frutti, non fare del male agli animali”. (Ermippo)

Franco Libero Manco

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Dieta vegetariana e lo spauracchio degli Omega 3 (del pesce)

Diversamente da quanto vanno profferendo i vari nutrizionisti televisivi, e cioè che è necessario consumare pesce almeno 2-3 volte a settimana per garantirsi gli Omega 3, la scienza indipendente dei più noti organismi in fatto di nutrizione, e di qualificati studiosi, conferma ogni giorno quello che noi igienisti vegani andiamo dicendo da decenni, e cioè che procurarsi l’Omega 3 dal pesce, invece che dai vegetali, non solo non è necessario ma spesso dannoso per la salute.

Il pesce per motivi di sicurezza e gusto deve essere cotto, e la cottura denàtura gli Omega 3, oltre ad inattivare gli enzimi digestivi. Inoltre, consumare pesce 2-3 volte a settimana non è sufficiente perchè solo alcuni tipi di pesce contengono modeste quantità di Omega 3 e solo se i pesci sono selvatici o da acquicoltura i cui pesci si nutrono di pesci che a loro volta mangiano alghe.

La paura diffusa è che nelle diete vegan mancano fonti dirette di EPA e DHA. Ma c’è chi è vegan da tutta la vita e non ha mai avuto carenze di questo tipo. La stragrande maggioranza del genere umano non consuma o non ha mai consumato pesce e vive in buona salute. La mia logica mi dice di far riferimento alle leggi naturali in cui ogni organismo vivente è progettato per funzionare con un determinato “carburante”, a far riferimento alla nostra conformazione fisiologica che è simile a quella dei primati antropoidi, che sono vegetariani i quali certo non mangiano pesce per garantirsi gli Omega 3. Sbagliare carburante significa inevitabilmente danneggiare la propria salute.

Sotto l’aspetto etico è molto più grave mangiare pesce che animali terricoli: una sardina non ha meno valore di un manzo; non è la mole fisica che da valore ad un essere vivente. Con la carne di un manzo mangiano mille persone, ma mille pesci non bastano a sfmare mille persone. Se potessimo udire il dolore delle creature del mare il loro grido squarcerebbe le fondamenta della terra.

Confrontando il contenuto di Omega 3 nei pesci con quello presente nei vegetali troviamo che:

i pesci che contengono modeste quantità di omega 3 (mg/100 gr) sono:

sardine fresche 1,73;

anguilla 1,30;

aringa fresca 1,09;

salmone fresco 0,89;

tonno fresco 0,80;

sgombro: 0,73;

spigola 0,48;

orata fresca 0,46

mentre i vegetali che contengono omega 3 (mg/100 gr) sono:

Olio di lino: 66

Semi di lino: 32

Olio di canapa: 18

Olio di noce: 14

Soia cotta: 11

Olio di soia: 7,60

Noce: 6,50

Germe di grano: 5,40

Semi di zucca: 5

Latte di soia: 4

Fagioli di soia secchi: 1,3

Olio ex. verg. d’oliva: 1

Mandorle: 0,3

Da questo se ne deduce che se l’assunzione di Omega 3 per una dieta (per esempio) di 2000 kcal è pari a 4,4 g/die, per raggiungere questo quantitativo è necessario consumare giornalmente: 1,1 etti di sardine fresche, oppure 1,3 etti di anguilla, oppure 1,5 etti di tonno, oppure 2,2 etti di aringhe, oppure 3,5 etti di spigole, oppure 4,4 etti di storione, oppure quantitativi enormi di altri pesci con un contenuto più basso di omega 3.

L’American Cancer Society ha valutato alcuni studi sulla correlazione tra omega 3 e cancro. “La famiglia degli acidi grassi omega 3 non riduce il rischio di cancro, anzi, elevati livelli di queste sostanze nel sangue possono aumentare il rischio di cancro della prostata negli uomini. Alcuni studi hanno collegato l’assunzione di omega 3 ad un maggior rischio di diabete di tipo 2. Dal 1980 al 1988 sono state seguite 34.000 donne che assumevano olio di pesce; quelle che consumavano una quantità maggiore di acidi grassi omega 3 non hanno mostrato un rischio minore di cancro del colon retto, anche se avevano meno tumori benigni e di dimensioni più ridotte. Un prolungato uso di integratori a base di olio di pesce può provocare carenze di vi.t E e tendenza all’anemia, e l’olio di fegato di merluzzo potrebbe portare a livelli tossici di vit. A e D. Nel 2006 sono stati riconsiderati gli studi condotti in 40 anni sugli effetti degli acidi grassi omega 3 e non è stato rilevato un effetto preventivo nei confronti del cancro. Tuttavia una ricerca condotta nel 2010 su 55 pazienti con poliposi adenomatosa familiare si è visto che dopo 6 mesi i polipi si erano ridotti di numero e di dimensione”.

Un articolo pubblicato su Journal of the American Medical Association dice: L’assunzione di integratori di omega 3 non è stato correlato ad una diminuzione del rischio della mortalità per attacco cardiaco, infarto del miocardio o ictus.

In un altro studio apparso nel 2013 su New England Journal of Medicine si legge: Nei pazienti con fattori multipli di rischio per malattie cardiovascolari, il trattamento quotidiano con questi acidi grassi non riduce la mortalità. (notizie tratte da Terra Nuova n.288 di novembre 2013)

Una recente ricerca medico-scientifica condotta su oltre 19.000 persone, alla fine dell’anno 2010 in Gran Bretagna, i cui risultati sono stati resi noti in un articolo apparso sull’American Journal of Clinical Nutrition, rileva che l’assunzione di omega 3 è più efficiente se questi provengono dai vegetali. Infatti vegetariani e vegani provvederebbero autonomamente alle proprie necessità di acidi grassi essenziali omega 3 a lunga catena (presenti nel pesce) ricavandoli dagli acidi grassi omega 3 vegetali, senza dover introdurre nella propria dieta la carne di pesce. Tali grassi sono importanti per il buon funzionamento dei meccanismi metabolici. È già noto da tempo come gli omega 3 si possano ricavare molto più facilmente da fonti vegetali, come noci, semi di lino e olio di semi di lino, piuttosto che dal pesce (che ne contiene decisamente meno di quanto si crede (gli omega 3 diminuiscono a seconda il tipo di cottura), ma questo nuovo studio rende ancora più evidente come la fonte privilegiata di questi acidi grassi essenziali sia proprio quella vegetale. (Dr.ssa Luciana Baroni)

Franco Libero Manco – francoliberomanco@fastwebnet.it

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Come votano gli animalisti… se e quando votano?

Il politico, aperto alla nuova realtà sociale, non può prescindere dalla componente morale e spirituale dell’essere umano; non può lottare per la giustizia, esigere le regole del rispetto, appellarsi alla libertà, al diritto, alla pace, se egli stesso, mangiando la carne degli animali crudelmente uccisi infrange i principi per cui dice di lottare.

Il politico insensibile alla sofferenza degli animali, vittime innocenti dell’egoismo umano; incapace di percepirne gli effetti devastanti sugli uomini e sull’intero pianeta, non può essere un capo, un buon amministratore dei beni altrui, un punto di riferimento della nuova società umana proiettata verso un futuro più giusto e migliore. Chiunque mangi la carne degli animali assassinati non è eticamente compatibile ad essere guida. Non c’è rettitudine d’intenti in chi è indifferente alla sofferenza degli altri, in chi accetta sia rubata la vita ad una essere innocente. Non c’è differenza tra il mangiar carne e i sacrifici di sangue che un tempo si offrivano agli dei.

Il politico della nuova era si opporrà apertamente alla cultura di sangue e di dolore, e si rifiuterà di mangiare la carne per non nuocere ad un essere senziente, consapevole che nel valore della compassione, nella saggezza del cuore e nella lungimiranza del pensiero umano sta il superamento della causa primordiale che portò gli uomini alla malattia, alla miseria e ad uccidersi tra loro.

Restare ancorati a tradizioni antropocentriche è ingiustificabile quanto lesivo per il progresso umano. La nuova civiltà richiede politici che sanno ascoltare la voce del cuore, capaci di non scendere a compromessi con la propria coscienza giustificando l’orrore della macellazione, dello sfruttamento dei deboli; capaci di farsi difensori del sacro valore della vita, del bene supremo della libertà cui anelano tutti gli esseri il cui valore è mutilato se circoscritto alla sola specie umana.

Il politico della nuova civiltà umana non lotta per le cose cui ambisce la parte più materiale dell’essere umano, ma per ciò di cui ha realmente bisogno la sua vera natura; avrà il coraggio di opporsi ai meccanismi del potere che precludono la civiltà della virtù e del merito: patrocina la cultura dell’interdipendenza di tutte le cose, il valore della vita e della compassione universale, delle diversità biologiche, della conoscenza delle cause, del senso critico costruttivo, del sincretismo delle grandi dottrine, della cultura della pace e del non predominio.

Nulla può impedire l’evoluzione delle cose. Ma chi è chiamato a governare il popolo, sappia che la nuova civiltà umana verrà e che le primizie avranno per sempre la gratitudine della Vita. Io invoco la compassione che è nel cuore degli uomini giusti; la pietà perduta, la ragione vera per un più alto e luminoso ordine del mondo.

Franco Libero Manco

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Agricoltura biologica… ultima speranza!

Nella rivista Principes de Santè, vengono riportati i risultati di una decina di studi inerenti i valori nutrizionali degli alimenti comunemente consumati dalla comunità occidentale: all’aumentare dei rendimenti agricoli si impoveriscono i terreni e di conseguenza gli alimenti coltivati al punto che la vitamina C contenuta in una mela nel 1950 equivale a 100 mele di oggi; la vitamina A di un’arancia di ieri vale quanto 21 arance di oggi; la patata, addirittura, ne è quasi del tutto priva, mentre il broccolo, che conteneva 13 mg nel 1950, oggi ne contiene solo 4mg.

Insomma oggi gran parte dell’umanità occidentale muore di opulenza e nello stesso tempo di denutrizione, perché si sazia ma non nutre il suo organismo delle sostanze necessarie; carenze che indeboliscono le sue difese immunitarie e lo predispongono ad ogni patologia.

La carne contiene anche le malattie dell’animale, i farmaci dati agli animali, il terrore dell’animale e tutte le cosiddette ptomaine, prodotti di derivazione degli organismi in via di decomposizione (putrescina, cadaverina, istamina, fenoli, ammoniaca ecc.), altamente tossici. Non v’è nutriente nella carne che non sia presente nel mondo vegetale, senza gli effetti spesso letali della carne.

Per svincolarsi dal potere affaristico delle grandi lobby chimiche, agro-alimentari- zootecniche la nostra sola speranza è l’agricoltura biologica.

F.L.M.

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Vecchi pregiudizi duri a morire e la paura di rinunciare alla carne…

E’ mentalità comune molto diffusa l’idea che la carne sia un alimento necessario, che dà sostanza, che dà forza, che sia ricco di proteine utili alla crescita e che specialmente in uno stato di malattia sia utile inserirla nella dieta. Chi sostiene questo probabilmente è condizionato da abitudini arcaiche, che è poco informato, che non ha mai letto un testo di nutrizione. In sostanza la carne risulta essere tra gli alimenti meno completi sotto l’aspetto nutrizionale e quindi non solo non necessaria ma oltremodo dannosa.

Anche le persone più sensibili alle tematiche vegetariane spesso hanno paura di rinunciare totalmente al consumo di prodotti animali o derivati per un’atavica quanto ingiustificata paura di incorrere a qualche carenza nutrizionale. Una paura difficile da superare, specialmente se sono coinvolti dei bambini.

Per superare questa paura abbastanza consolidata basterebbe considerare che un terzo della popolazione mondiale vive, per vari motivi, da vegetariana; che i vegani godono di una salute migliore rispetto gli umani onnivori; che nella carne, pesce, formaggi, uova e derivati vari non vi è alcun principio nutritivo che non sia presente nel mondo vegetale, senza gli inevitabili effetti dannosi di questi prodotti (perché incompatibili con la nostra natura); che la completezza nutrizionale dell’alimentazione vegetale è stata confermata non solo da una miriade di scienziati e ricercatori indipendenti ma da una delle più autorevoli organizzazioni del mondo in fatto nutrizionale, l’ American Dietitic Association, che fin del 2009 ha dichiarato: “Tutte le diete vegetariane, comprese quelle vegane, correttamente pianificate sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono apportare benefici nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Sono appropriate in tutte le fasi del ciclo vitale, incluse gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, nonché per gli atleti”.

Inoltre, è utile considerare che per le generazioni che ci hanno preceduto negli ultimi 10 mila anni l’alimento carneo era un’eccezione non la regola e la salute del popolo era migliore di quella delle classi abbienti che potevano permettersi alimenti a base di animali.

I grandi uomini di spirito, di genio, santi e filosofi da sempre hanno raccomandato di escludere dalla dieta l’alimento carneo: la loro genialità e la loro eccellente salute dimostra chiaramente la non necessità nell’alimentazione umana. Da ricordare che i due più grandi geni, vanto dell’umanità, Pitagora e Leonardo da Vinci erano vegan.

Infine, se nella carne, nel pesce o nei prodotti caseari vi fosse qualche principio nutritivo non presente nel mondo vegetale coloro che non consumano questi prodotti dovrebbero accusare carenze nutrizionali invece risulta che il popolo dei vegani gode di una salute migliore rispetto a coloro che ne fanno uso.

Franco Libero Manco

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