Archivio della Categoria 'Alimentazione vegetariana'

Carnivori si nasce? Le giustificazioni di chi non vuole rinunciare alla carne

“Se mangerete il cibo giusto sarete stupefatti, entrerete in un altro ordine di vibrazioni, vi sentirete legati all’universo ed in armonia con esso, godrete di uno straordinario stato di pace, di pienezza e di felicità” (Omraam Mickael Aivanhov)

Le giustificazione di chi si arrampica sugli specchi per giustificare se stesso e non rinunciare al piacere della carne

Secondo alcuni la consapevolezza che la pianta sia in grado di soffrire giustifica la mancanza di pietà per gli animali. E’ il solito ritornello di chi ritiene inutile fare poco dal momento che non è possibile fare tutto, che è come dire: è inutile sfamare un singolo indigente dal momento che non si può abolire la fame nel mondo; oppure che dal momento che la città è sporca lascio pure la mia immondizia sul marciapiede; e ancora: siccome l’aria è inquinata allora fumo due pacchetti di sigarette al giorno.

Spesso chi non vuole fare il proprio dovere tira in ballo la violenza naturale. Tutto ciò che vive vuole vivere, non morire. Senza la capacità di accusare dolore ogni essere vivente si lascerebbe uccidere, senza reagire. Ma l’umanità non è pronta a considerare alla stessa stregua la vita della pianta con quella della mucca, il cavallo, la pecora il maiale ecc. che, probabilmente, a differenza dei vegetali hanno i nostri stessi meccanismi fisici, chimici e biologici, i nostri stessi ricettori del dolore.

La nostra filosofia di vita, la nostra etica vegan, ci porta gradualmente ad escludere anche la pianta nella nostra nutrizione e nutrirci dei frutti della stessa, e questo non è affatto difficile farlo: oltre tutti i frutti succosi e commestibili degli alberi, noi vegan cerchiamo di consumare pomodori, melanzane, zucchine, peperoni, carciofi ecc., tutti i semi, tutti i cereali e tutte le leguminose. Ma c’è chi ci accusa che anche mangiare i frutti si causa violenza alla pianta, che è come volere paragonare il taglio di capelli all’uccisione di un uomo, o le bombe alle parolacce.

Dicono: “Bisogna tornare a consumare la carne degli animali allevati allo stato naturale”.

Ci vorrebbero altri 5 pianeti come il nostro per dare ai miliardi di animali ora allevati lo spazio necessario a farli pascolare in modo naturale. Solo attraverso gli allevamenti intensivi è possibile disporre dell’ingente quantitativo di latte, formaggi e uova che ora vengono consumate dell’umanità.

Perché la carne fa male? La carne degli animali non fa male solo perché lo dicono gli istituti di ricerca più screditati nel mondo e dagli scienziati indipendenti, non perché quello che mangiano gli animali è già contaminato, non perché agli animali vengono somministrati vari farmaci, non perché gli animali macellati possono essere ammalati: la carne fa male soprattutto per le ptomaine che si sviluppano da ogni organismo animale in via di putrefazione, cioè putrescina, cadaverina, istolo, indolo, fenoli ecc. tutte sostanze altamente tossiche.

Ma mangiare la carne fa soprattutto male agli animali, alla nostra coscienza, alla nostra capacità di condividere le sofferenza dei più deboli; fa male perché ci abitua alla logica della supremazia del forte sul debole, all’indifferenza verso la sofferenza del prossimo; fa male all’ambiente, all’economia, alle popolazioni del terzo mondo costrette a coltivare monocolture, cioè mangimi per gli animali d’allevamento per i paesi abbienti.

Per contro i vegetali per il loro alto contenuto di amidi e fibra favoriscono la concentrazione di triptofano nel cervello consentendone la trasformazione in serotonina, neurotrasmettitore che favorisce uno stato di calma, di serenità, di socievolezza.

Franco Libero Manco

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Commento di Veggie Pride: “In un giorno ordinario di un paese in tempo di pace…
Uccelli infilzati arrostiscono nelle vetrine. Corpi smembrati guarniscono gli scaffali. Sui ponti delle barche mucchi di pesci si dimenano impotenti mentre muoiono lentamente di asfissia. Negli allevamenti fetidi si consumano delle povere vite. Si tagliano al vivo e senza anestesia becchi, denti, testicoli. Si ingozzano a viva forza oche per ricavarne foie gras. Ovunque circolano camion pieni di condannati a morte. Sono coloro che saranno sgozzati, sventrati e ridotti in pezzi. Durante questo giorno ordinario, coloro che patiscono paura e sofferenza si contano a milioni. In questo paese in pace, la tortura e la morte sono all’ordine del giorno….”

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Sensi di colpa alimentari….

E’ tendenza comune nutrire ottimismo guardando solo le cose positive della vita e soprattutto non accusare sensi di colpa per i propri eventuali errori. Certo non è possibile trattare in modo semplicistico il problema dei “sensi di colpa” che induce ad sentirsi responsabili del male compiuto e che può indurre angoscia, tristezza, sconforto, dolore, depressione. Per Freud la vera colpa è la conseguenza non la causa (che risiede nell’intenzione inconscia che può portare a commettere un delitto), la cui origine è nel complesso di Edipo in quanto da esso deriva la possibilità di distinguere tra bene e male.

Ma in fatto di alimentazione carnea il sistema è volutamente improntato a fare in modo che nessuno si senta colpevole degli effetti prodotti sulla salute umana, sugli animali vittime della nostra profonda imperdonabile ingiustizia e ingratitudine, sulla natura devastata dal nostro insano e irresponsabile stile di vita, sull’impatto delle monocolture degli animali d’allevamento e non per ultima la fame nel mondo.
L’allevatore alleva i suoi animali, che a visto nascere e crescere, e magari li tratta con un certo riguardo e ai quali a volte pure ci si affeziona. E magari con dispiacere li consegna ai camion dell’industria della macellazione, convinto di non essere responsabile di quello che succederà loro e poi si consola pensando che gli animali sono fatti per questo, perché così è sempre stato.

Il macellaio a sua volta non si sente in colpa per fare a pezzi l’animale perché gli è stato consegnato dall’allevatore che ha pagato e poi, soprattutto perché c’è richiesta da parte del pubblico che aspetta di consumare quei poveri resti. Allo stesso modo la massaia non si sente in colpa di cucinare l’animale ucciso perché lo ha semplicemente acquistato dal macellaio che deve pur guadagnarsi da vivere. E non si sente in colpa chi mangia la carne perché la trova pronta nel piatto e non ha né la voglia né la possibilità di ricondurre quella macabra pietanza all’animale che è stato allevato, macellato e cucinato. Allo stesso modo non si ente in colpa chi indossa pellicce o pelli di animali, chi assiste alle corride, chi si reca negli zoo o nei circhi equestri, chi tiene uccelli in gabbia o pesci nell’acquario, chi utilizza prodotti testati su animali ecc. ecc.

E’ così succede che nessuno si sente in colpa o responsabile se a causa del suo disinteresse, del suo egoismo, la sua mancanza di responsabilità e capacità di condivisione, nel mondo quasi un miliardo di persone soffrano la fame, se a 300 milioni di bambini viene negata la vita con l’aborto, se in ogni parte del globo vi sono focolai di guerre fratricide, se la natura viene devastata, se è l’aria irrespirabile, se i grandi valori morali vanno spegnendosi per far posto ad un’umanità sorda e cieca proiettata verso realtà inquietanti.

E così il ladro non si sentirà colpevole di rubare, l’assassino di uccidere, il pedofilo di violentare bambini, il camorrista di imporre tangenti, lo spacciatore di vendere droga, l’automobilista ubriaco di investire i pedoni ecc. ecc. L’importante è che nessuno si senta in colpa per non turbare il sonno della massa dormiente (funzionale al sistema) condizionata dalla cultura dominante propinata dai grandi centri di potere il cui solo interesse è il guadagno nel perpetuare questo stato di cose: tanto più una popolazione è ignorante tanto più è manovrabile; tanto più è malata e cattiva tanto più ha più bisogno dei dottori del corpo e dello spirito.

Credo che il senso di colpa sia l’effetto di una causa a monte; credo che sia una scossa dataci dalla natura a rivedere il nostro modo di vivere ed evitare errori dei quali poi ci potremmo pentire. Il dolore provocato dal senso di colpa, come effetto di un errore commesso, serve a non farci commettere lo stesso sbaglio e quindi favorire il nostro processo evolutivo. Sentirsi in colpa per cose che non è stato possibile evitare, o che delle quali non siamo diretti responsabili, è da autolesionisti. Ma privi di sensi di colpa finiamo col spegnere in noi ciò che ancora di differenzia dalla macchine. Per conto mio, guardando a come vanno le cose nel mondo sarebbe auspicabile quanto salutare un universale senso di colpa.

Franco Libero Manco

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La carne non è più necessaria… – Carnivorismo umano: il più perverso, deleterio e distruttivo sistema convenzionale

Quando si parla di carne si sta parlando delle parti anatomiche strappate ad un essere, capace di intelligenza e sentimenti, appositamente ucciso, e che come noi amava la vita e aveva paura di morire. Ma molta gente è convinta che la carne sia necessaria alla nostra salute. Se questo fosse vero sarebbe difficile spiegare l’eccellente salute di coloro che non la mangiano, quella di moltissimi personaggi recenti e della storia passata, oltre delle popolazioni che per tradizione sono vegetariane.

La domanda fondamentale da porsi è se l’alimentazione carnea genera benefici o danni. Quali sono i benefici del consumo di carne nella dieta umana per la nostra salute? Assolutamente nessuno. Non è possibile menzionare in alcun modo un solo beneficio apportato dalla carne, mentre i danni prodotti sono molteplici e dimostrabili da qualunque patologia ad essa correlati: danni alla salute, all’ambiente, all’economia, al Terzo Mondo, alla coscienza umana… non v’è malattia che non sia correlata al consumo di carne, come non v’è rimedio in cui si consigli l’eliminazione della stessa dalla dieta.
Mangi una bistecca ed hai tutti i nutrienti necessari? Nulla di più falso. Se mangiassi solo carne non arriveresti alla fine del mese, mentre se mangiassi solo vegetali otterresti una salute eccellente, questo perché la carne è l’alimento nutazionalmente più scompensato esistente in natura: è privo di carboidrati, amidi, fibra, vitamina A,C ed E.

La carne fa male (come il pesce) non solo perché agli animali d’allevamento vengono somministrati ormoni per accelerarne la crescita, oltre a vari farmaci, come antibiotici per immunizzarli alle malattie cui andrebbero incontro a causa di una vita disumana, ma perché è ricca di colesterolo, grassi saturi; perché acidifica il sangue, sottrae calcio alle ossa, ma soprattutto perché tutti gli organismi in putrefazione sviluppano ptomaine come indoli, fenoli, cadaverina, istamina sostanze altamente dannose, indipendentemente dal fatto che la carne provenga da animali d’allevamento o da animali che vivano allo stato brado.

Per certi nutrizionisti che in televisione ipocritamente giurano che gli animali italiani sono esenti da farmaci, significativa arriva in questi ultimi giorni la dichiarazione della Coop che ufficialmente dichiara“…si vuole impegnare a migliorare le condizioni degli animali d’allevamento per eliminare o ridurre l’uso degli antibiotici in modo da contrastare l’incremento dei batteri resistenti”. Il problema dell’antibiotico resistenza che va sviluppandosi negli ultimi tempi è di gravità enorme. Ma pare che all’essere umano non importa morire: l’importante farlo con la bocca piena.

Franco Libero Manco

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Sostenibilità ambientale ed alimentare

Il tema della sostenibilità ambientale collegato alla produzione di cibo per l’umanità è dibattuto ampiamente da decenni, e la stampa internazionale non fa che riportare annualmente le stime della F.A.O. che avvertono di pericoli ormai incombenti relativi alla scarsità di risorse, quali la terra e l’acqua, nonché all’aumento dell’inquinamento globale, derivante dallo sfruttamento degli animali, per la produzione dei principali nutrienti, in particolare delle proteine. Tuttavia queste sono ricavabili, ed ancor più i sali minerali, le vitamine, e quant’altro necessario ad una sana e corretta alimentazione, dai vegetali.

Tanto per fare alcuni esempi, mediamente la produzione di 1 kg. di carni (considerando un mix di manzo, pollo e suino), contenente circa 230 gr. di proteine, sufficienti al fabbisogno alimentare specifico per 4,6 persone (in media di 50 gr. pro-capite), richiede 6.700 litri di acqua, 152 m2 di terra, e genera 0,0063 kg. equivalenti di gas serra. La produzione di 1,2 kg. di vegetali (considerando un mix di cereali e legumi), contenenti un’identica quantità di proteine, oltre a molti altri nutrienti, richiede invece circa 1200 litri d’acqua, 6,7 m2 di terra, e genera 0,0025 kg. equivalenti di gas serra. In sintesi, la produzione di vegetali necessari al fabbisogno umano richiede, rispetto alle carni, solo il 18% dell’acqua, il 4,3% della terra, e genera circa il 60% in meno di gas serra!

Le terre coltivabili ancora disponibili (escluse quindi le foreste pluviali, necessarie al ricambio dell’atmosfera) sono oggi ridotte a meno di 4 Mio. di K2 (milioni di chilometri quadrati), rispetto ai 15 già coltivati. Continuando col sistema attuale, e considerando che entro il 2050 si prevede che la popolazione globale salirà dagli attuali 7 miliardi a circa 9, entro tale data saranno necessari altri 3,8 Km2 di terra. Parallelamente, a causa dell’effetto serra (che genera l’aumento della temperatura globale, lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello del mare), la terra coltivabile perduta sarà pari a quasi 1 Mio. di Km2. Già nel 2030, pertanto, non vi sarà più terra coltivabile disponibile, se non distruggendo le foreste pluviali (o ciò che ne resta), con un degrado pressoché irreversibile dell’ecosistema. Per non parlare dell’inquinamento prodotto dai liquami degli allevamenti intensivi e del relativo disastro ambientale.

Numerosi studi confermano che la sola via d’uscita per poter garantire alle future generazioni la disponibilità di cibo, senza distruggere l’ecosistema e provocare catastrofi umanitarie per l’accaparramento delle risorse e la riduzione dell’inquinamento, è rappresentata dal ricorso ad alimenti di origine vegetale. Tale scelta potrebbe infatti risolvere il problema della fame nel mondo, obiettivo delle Nazioni Unite per il 2030, grazie a un rapporto energetico di produzione enormemente più favorevole, a una trasportabilità e stoccaggio decisamente meno complessi, ad una riduzione a livelli sostenibili dell’inquinamento, e pertanto ad un costo globale decisamente inferiore, rendendo possibile un’alimentazione più sana ed etica.

Tuttavia, i governi dei principali Paesi non pare siano disposti a emanare normative per invertire tale tendenza, e le relative popolazioni pare non desiderino tenere conto di tali aspetti al momento di effettuare le opportune scelte politiche. E’ pertanto indispensabile rendersi conto il prima possibile di tali realtà, prendendo familiarità con i dati pubblici oggi disponibili e le relative proiezioni negli anni futuri, al fine di poter effettuare quelle scelte individuali e sociali necessarie a realizzare tale cambiamento.

Il vegetarismo, pertanto, non è una dieta: è uno stile di vita, un approccio etico, filosofico, esistenziale, economico, al mondo degli altri animali e degli stessi umani. E’ parte imprescindibile dell’antispecismo, inteso quale atteggiamento che pone sul confine fittizio uomo/animale quello tra lecito e illecito. Non mangiare gli animali e i loro prodotti è la naturale conseguenza del rispetto loro dovuto. Significa rifiutare alla radice l’atteggiamento predatorio, violento, crudele e ingiusto che è inscindibile dal fatto di sfruttarli e di ucciderli. E’ quindi nostro intento, nel richiamarci alla fallacia di tali assunti, richiamare l’attenzione sul peso insopportabile che la parte più povera del mondo e l’ambiente si trovano a dover oggi fronteggiare. Chiunque abbia a cuore i principi di giustizia e di solidarietà, senza confini di classe, di razza, di specie, non può mostrarsi disinteressato né distratto.

Considerando gli innegabili benefici per la salute umana del vegetarismo, seppur secondi rispetto a quelli che tale scelta alimentare può produrre a livello mondiale per la pace e la sicurezza internazionale, e per il rispetto degli animali non umani, e tenendo conto degli scopi che le Nazioni Unite si sono dati, i quali contemplano in primis il raggiungimento ed il mantenimento della pace, della giustizia e del progresso sociale nel mondo, si invitano pertanto i responsabili del progetto ‘Carta di Milano’ a prendere in considerazione che gli obiettivi individuati in tale documento potranno essere raggiunti più velocemente, e con certezza, se la scelta del vegetarismo potrà essere privilegiata in ogni possibile occasione.

Massimo Terrile

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Nutrizione etica ed ecologica – Gli interessi alimentari dell’uomo non sono quelli indicati dalla natura…

L’alimentazione è ormai un argomento dibattuto in ogni sede, e da questo nascono tendenze e teorie che spesso creano confusione al punto che la gente è portata a non credere in nessuna di queste (dal momento che l’una contraddice l’altra) e che induce molti alla convinzione che “tanto vale non crearsi problemi”.
Far riferimento alle leggi naturali è per noi un punto risolutivo nelle disquisizioni di ordine nutrizionale, consapevoli che il nostro organismo di animale fruttariano ci indica chiaramente quale deve essere l’alimentazione adatta a noi, alla nostra specie.

Ma il comportamento umano più appropriato in fatto alimentare non è solo quello di essere vegetariani e nutrirsi come i nostri cugini antropoidi; l’essere umano è proiettato a superare l’istinto nutrizionale dettato da necessità di sopravvivenza o del piacere fine a se stesso per approdare all’alimentazione che prevede nuove e più adatte diete alimentari, più confacenti all’evoluzione dell’organismo umano e alla nuova coscienza aperta ai valori dello spirito.

A buona ragione la generazione vegetariana vegana può essere considerata quella che traghetta l’umanità dallo stato di primordiale durezza e violenza (che ha caratterizzato la specie da 2-3 milioni di anni a questa parte) verso una condizione di gentilezza e compassione che coinvolge ed estende a tutti gli esseri senzienti. Cioè passare dall’alimentazione dell’homo sapiens sapiens all’alimentazione dell’”homo eticus”.

Quello di cui si nutre una specie alle sue origini, non è sempre il medesimo nei millenni successivi sia per le cambiate esigenze dovute alla modifica morfologica ed organica degli organismi e sia per le cambiate situazioni contestuali e naturali.

Sotto l’aspetto etico, a mano a mano che si sviluppa nell’uomo la conoscenza e la sfera emotiva muta anche la qualità del suo cibo. Indicativo in tal senso è il cibo preferito dai grandi illuminati, dagli asceti, santi, grandi filosofi del passato e della recente storia (probabilmente ad un passo più avanti verso l’evoluzione integrale dell’uomo).

Quindi, la specie umana è destinata a superare non solo l’attuale alimentazione convenzionale erroneamente onnivora ma anche quella che fa riferimento all’alimentazione dei nostri cugini primati per passare ad un’alimentazione etica ed ecologica più consona alle nuove esigenze della vera civiltà umana. Un’alimentazione incruenta caratterizzata dalla volontà di non nuocere sia all’animale che alla pianta: cioè frutta fresca e secca, semi oleaginosi, legumi e cereali integrali. Con questa alimentazione il nostro organismo non solo avrà tutto ciò che gli serve sotto l’aspetto nutrizionale ma favorirà lo sviluppo della sua sfera psichica e la sua dimensione civile e spirituale.

Franco Libero Manco

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