Archivio della Categoria 'Alimentazione vegetariana'

L’utopia di un mondo vegetariano… potrà mai divenire realtà?

Molte volte i giovani che vivono in famiglia sono ostacolati dai genitori, parenti o anche amici, nella loro scelta vegetariana e spesso l’armonia familiare viene turbata da questa scelta che oltre ad essere considerata pericolosa per la salute del ragazzo mette in crisi la madre abituata a servire a tavola prodotti convenzionali. Quando mi parlano di tale situazione mi viene in mente la frase di Gesù: “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare pace ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa” (Mtt 10,34). La rivoluzione vegetariana non è facile da digerire per chi non è ancora è informato sugli effetti in grado di produrre un’errata alimentazione sulla propria vita e sul contesto sociale e così da avere la capacità di fare il passo decisivo. Le grandi innovazioni conoscono sempre tre fasi: la prima è la derisione, la seconda la considerazione e la terza l’accettazione. Cambiare abitudini alimentari non è cosa facile se tale scelta non è sostenuta da una forte motivazione etica o salutistica, specialmente quando la gente è condizionata da tradizioni consolidate. Nulla, a mio avviso, impedisce il progresso mentale e morale come l’ostinato riferimento alle tradizioni. Se l’umanità si è in parte evoluta è grazie al superamento di certe concezioni che in altri periodi storici erano ritenute giuste e utili. Ma nonostante la paura che a volte suscita il cambiamento molte cose sono mutate. Oggi non si accetta più il concetto che la donna sia nata per servire l’uomo, il negro per servire i bianchi, i poveri per servire i ricchi, i deboli per servire i forti. La nostra è una vera e propria rivoluzione esistenziale: noi non chiediamo una povertà più dignitosa, ma la sua totale abolizione; non chiediamo guerre meno cruenti, ma la loro cancellazione dalla storia futura; non chiediamo giustizia per gli uomini, ma per tutte le creature in grado di soffrire, non chiediamo gabbie più grandi per gli animali, più pulite, ma vuote; non chiediamo la regolamentazione della caccia o della pesca, ma la loro totale eliminazione; non chiediamo la riduzione del consumo della carne degli animali martoriati, ma l’abbattimento, la demolizione fino alle fondamenta dei mattatoi; noi non chiediamo la chiusura degli stabulari dei vivisettori, ma la loro irrevocabile e perenne chiusura. Utopia era considerare al tempo dei romani la eliminazioni dei combattimenti al Colosseo; era utopia pensare di scoprire nuove terre oltre le colonne d’Ercole; era considerare l’unificazione dell’Italia al tempo dei Borboni; era pensare di approdare sulla luna, parlare e vedere in diretta l’immagine di qualcuno che si trova all’altro capo del pianeta. Ma un’utopia non si attua in un giorno: è sempre il frutto sofferto e macerato di un processo evoluivo. Ogni filosofia, ogni dottrina nasce da un seme gettato che col tempo diventa albero e da i suoi frutti. Non tutte le utopie sono destinate a diventare realtà: solo se nella loro essenza vive il seme per il bene di tutte le cose: così sarà per l’utopia vegetariana. Ma affinché le utopie diventino realtà c’è bisogno di gente folle da credere realizzabile un progetto mai realizzato. Procedere con calma senza infastidire i macellatori di animali ed i guerrafondai? Non è nella nostra visione delle cose. Ma chiedere tutto e subito è una follia. Occorre procedere pere gradi dando alla gente il tempo di capire, di informarsi, di sensibilizzarsi perché è l’ignoranza la madre di tutte le sventure, è l’indifferenza verso chi soffre ciò che ha fatto di questo mondo un luogo di dolore. Molto dipende da noi, dalla nostra volontà, dalla passione e dall’amore con cui conduciamo questa luminosa missione. La nostra causa procederà inevitabilmente, è nell’ordine evolutivo delle cose, nonostante la deludente realtà che a volte anche i migliori, dopo un primo entusiastico approccio, dimenticano la causa e si eclissano per motivi forse non sempre sono giustificabili. Questo significa non aver capito l’importanza della nostra missione che a mio avviso è più grande dei nostri interessi personali, di ogni progetto, di ogni affetto. La nostra è opera di civiltà, è opera di giustizia da portare ovunque, in famiglia, nei gruppi, nelle scuole, nelle chiese, e che importa se il nostro messaggio genera fastidio o irritazione; Gesù diceva che non si accende una lampada per metterla sotto il moggio. Dobbiamo far capire che è meglio e più giusto smettere di magiare gli animali, che si può godere di una salute migliore, che l’umanità può essere migliore, che tutto può essere migliore e che tutto dipende da cosa si decide di portare a tavola, perché è sempre la nostra coscienza e la nostra intelligenza positiva a fare la storia.

Franco Libero Manco

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Zucchero…? Vade retro satana! Critica al saccarosio, origine di ogni male alimentare, secondo il vegetariano Franco Libero Manco

Lo zucchero bianco, o saccarosio, (considerato uno dei cibi killer) viene depurato con latte di calce e per eliminare la calce in eccesso viene trattato con anidride carbonica, poi con l’acido solforoso per eliminare il colore scuro; poi viene filtrato e decolorato con carbone animale e infine trattato con il blu oltremare (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno).

Rimane una sostanza bianca cristallina senza vitamine, sali minerali, enzimi e oligoelimenti che può causare stress pancreatico, fermentazioni intestinali, gas, alterazione della flora batterica, picchi glicemici, aggressività nei bambini, diabete, obesità, debolezza, problemi visivi, carie, osteoporosi, perdita di capelli, alterazione del sistema endocrino; inoltre può paralizzare i moti peristaltici intestinali, generare acidità gastrica, obesità e alterazione del sistema endocrino , sottrarre calcio alle ossa e può essere causa di cancro allo stomaco. Il saccarosio non viene consumato dall’organismo perché si “caramella” sulle mucose intestinali rallentando le funzioni digestive e bloccando la funzione degli enzimi.

Di conseguenza lo stomaco è obbligato a fabbricare quantità sempre maggiori di acido cloridrico e il pancreas si atrofizza nell’assorbire l’eccesso di acido prodotto ed il fegato s’incrosta fino all’asfissia perché non può eliminare questa sostanza. Per essere assimilato il saccarosio preleva dal nostro organismo vitamine e sali minerali al fine di bilanciare il pH del sangue a causa del suo forte potere acidificante, causando indebolimento delle ossa, carie, artrosi, osteoporosi, caduta di capelli, cuscinetti adiposi, cellulite, ritenzione idrica, alterazione della flora batterica, coliti, diarrea, oltre naturalmente il diabete.

Inoltre, un eccessivo consumo di zucchero può causare irritabilità, depressione, candidosi, picchi glicemici che compromettono il pancreas costringendolo a produrre insulina rischiando crisi ipoglicemiche. Lo zucchero, essendo una sostanza altamente acidificante, oltre a creare un ambiente adatto allo sviluppo di batteri, lieviti, muffe, funghi all’interno dell’organismo, è in grado di produrre acetaldeide (una tossina cancerogena) ed alcol. Più zucchero riceve l’organismo più microrganismi nocivi si sviluppano. Inoltre lo zucchero può danneggiare il nostro corredo genetico: una singola dose di zucchero può compromettere le cellule per una decina di giorni. Lo zucchero è un prodotto senza vita: mancando di sostanze vitali e di minerali sottrae gli uni e gli altri all’organismo, in particolare le vitamine del complesso B necessarie al corretto funzionamento delle cellule cerebrali la cui carenza può essere causa di aggressività e comportamento violento dell’uomo. Quando il cervello non è alimentato di glucosio si genera difficoltà di attenzione e minore resistenza intellettuale e fisica.

Una ricerca clinica condotta su minorenni particolarmente rissosi, reclusi in 14 istituti di pena statunitensi, ha dimostrato che eliminando lo zucchero industriale dalla loro dieta le risse diminuivano del 40%.

Analogo esperimento fu condotto in Inghilterra su 50 detenuti, con risultati pressoché analoghi. Un’altra ricerca condotta in Virginia su 276 giovani delinquenti detenuti, ha dimostrato la riduzione del 50% del comportamento violento a seguito della soppressione dello zucchero industriale. Questo, annullando l’efficacia delle vitamine del complesso B, danneggia il corretto funzionamento delle cellule cerebrali rendendo l’individuo più irritabile, più soggetto allo stress e più violento. Quando si consumano troppi farinacei raffinati o zuccheri industriali viene secreta l’insulina che alla fine causa infiammazioni e, col tempo, come abbiamo detto, obesità, diabete ed alcune forme di tumore. Questo perché l’insulina essendo un ormone della crescita può portare ad una proliferazione incontrollata delle cellule tumorali.

Gli obesi ed i sedentari necessitano di molta insulina, per questo sono più degli altri soggetti al cancro del pancreas. Lo zucchero ruba calcio e cromo perla sua digestione. Dà falsa euforia, eccitazione cui segue depressione, irritabilità, bisogno di altro zucchero.

Viene velocemente assimilato nel sangue perché privo degli altri componenti nutrizionali: enzimi, minerali, vitamine, proteine, acqua. Il pancreas deve riequilibrare l’innalzamento repentino di zucchero nel sangue e questo causa stress ormonale e abbassamento delle difese immunitarie.

Lo zucchero di canna integrale biologico, il malto d’orzo o il succo di acero, sono meno dannosi dello zucchero bianco. Ma meglio ancora sarebbe non utilizzare mai zucchero industriale: lo zucchero di cui ha bisogno il nostro organismo è solo quello della frutta fresca ed essiccata. Il fruttosio è il vero, solo carburante della macchina umana. Quando si sente la necessità di qualcosa di dolce la cosa migliore è consumare datteri, prugne o albicocche secche, fichi secchi, uva passa… Le bevande che necessitano di essere addolcite (caffè, tè ecc.) non dovrebbero essere consumate.

Franco Libero Manco

Alternative allo zucchero bianco 1) Zucchero di canna integrale, possibilmente biologico; 2) Melassa (deriva dallo zucchero di canna o da barbabietola); 3) Sciroppo d’acero (liquido zuccherino); 4) La Stevia (ha zero calorie); 5) Lo sciroppo di mele; 6) Il succo d’agave; 7) Il succo d’uva; 8) Lo sciroppo di mais; 9) Il malto d’orzo; 10) Lo sciroppo di riso; 11) L’amasake (ottenuto dalla fermentazione del riso)

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Vegetarismo, violenza della natura e fede in Dio… Libera deduzione su alcuni enigmi della vita di Franco Libero Manco

Non è facile conciliare la fede in Dio con l’essere vegetariani
nella volontà di non nuocere agli animali. Le leggi della natura sono
crudeli: la scena di un predatore che sbrana un altro animale è sicuramente raccapricciante. Tutti gli esseri viventi, dal microbo alla balena, per sopravvivere sono costretti a nutrirsi uccidendo altri esseri al punto che senza la sopraffazione del più forte sul più debole nulla potrebbe esistere e la stessa vita non potrebbe manifestarsi nell’universo. Sembra che il “male” della violenza, del dolore e della morte sia indispensabile affinché la vita trionfi. La vita sulla terra è la sintesi dell’equilibrio degli opposti, come positivo e negativo, notte e giorno, freddo e caldo, yin e yang ecc. Ciascun opposto non potrebbe esistere senza l’altro. L’universo stesso vive sull’equilibrio degli opposti, e l’universo contenuto nel nostro corpo non fa eccezioni.

Dunque la vita nasce grazie alla simbiosi armonica tra due opposti
(seme e terra, terra e acqua, idrogeno e ossigeno ecc.) e si sviluppa per mezzo della lotta alla sopravvivenza attuata per mezzo della sopraffazione dell’uno sull’altro organismo. Le due condizioni sono imprescindibili ai fine del progresso lungo la via dell’evoluzione di ogni essere.

Ma questo assunto si scontra con la legge dell’amore enunciata da
tutti i grandi mistici e santi (cioè da coloro che per antonomasia sono
considerati portatori della volontà del Creatore) e da tutti noi che
lottiamo per un mondo senza violenza tra gli esseri umani e tra questi e il resto del creato. Applicare la legge dell’amore, della compassione, della misericordia, del “non fare ad altri ciò che non vorresti per te stesso” e del “non ammazzare”, al mondo naturale contraddice e vanifica la legge che tutto governa. In sostanza se nella natura fosse regolata dalla legge dell’amore e della compassione, invece della reciproca violenza, la vita sulla terra cesserebbe.

Ogni essere vivente cerca disperatamente di fuggire il dolore, la
sofferenza, la morte. Ma la sofferenza è il solo meccanismo che consente alle creature di evolvere, di acquisire esperienza: nel tentativo di sfuggire al predatore, al dolore e alla morte, ogni essere sviluppa il suo istinto, la sua arguzia, la sua intelligenza e quindi si evolve. Abolire la violenza sarebbe come impedire l’evoluzione delle cose. Ma questo è in contraddizione con la legge dell’amore, della bontà e della misericordia invocata dai grandi mistici e da Dio.

Ma se la violenza è componente necessaria per il manifestarsi della
vita, se sono sempre i più indifesi a pagarne le conseguenze, come
giustificare il messaggio di tutti i grandi illuminati che si sono schierati
sempre in difesa dei più deboli? Non è forse porsi in contrasto con le leggi naturali che consentono alla creazione di perpetuare se stessa?
Di fronte all’eterno dilemma del perché della violenza naturale a mio avviso si possono azzardare 4 ipotesi:

1) Tutto è frutto del caso; ma a mio avviso la stupefacente realtà della
vita, la perfezione di ogni essere vivente e leggi che governano l’intero
universo fanno nutrire grossi dubbi in tal senso: è difficile credere che
non vi sia il disegno, il progetto o la volontà di Qualcosa o di Qualcuno.

2) Le violenti leggi naturali non sono meccanismi voluti dal Creatore in
quanto Dio non può che essere buono e giusto per il fatto di consentire alla vita di manifestarsi e alle creature di progredire nel piano evolutivo. Se la creazione esiste è solo a vantaggio di questa non dell’Essere la cui potenza è in grado di creare il tutto dal nulla.

3) Il Creatore è indifferente alla sofferenza degli esseri viventi non
umani; non si da cura del singolo componente ma dell’intero Sistema. Però questa ipotesi non è suffragata dal pensiero dei grandi iniziati, dei grandi teologi o dei grandi filosofi perché inclinerebbe l’essere umano a reprimere il sentimento di pietà e compassione (sempre invocata dai giusti) che l’uomo spontaneamente nutre nei confronti di chi soffre e porterebbe inevitabilmente all’indifferenza verso gli stessi esseri umani. Se è per volontà di Dio che la tigre è strutturata fin dalle origini ad uccidere per nutrirsi allora Dio non può che essere ingiusto nei confronti delle vittime e indifferente al loro dolore. Non solo. L’agnello avrebbe da che obiettare ad essere stato progettato totalmente privo di difese, il rospo obiettare la sua poca eleganza o lo scorpione di essere stato creato tale.

4) Siccome è la forma fisica (frutto dell’evoluzione) a predisporre i
carnivori a nutrirsi di altri animali, gli erbivori di erbe ed i frugivori
di frutti, io credo che questa sia la concretizzazione materiale del loro
contenuto energetico e spirituale. Cioè, la natura del leone non potrebbe vivere in una gazzella, come l’essenza spirituale della mucca vivere in un’aquila. Ma il problema fondamentale a mio avviso sta in questo: se chiunque di noi obiettasse la sua stessa esistenza dimostrerebbe che la vita è un imposizione (anche se la vita secondo il pensiero religioso è un dono il ricevente dovrebbe avere la libertà di rifiutare o accettare il dono che gli viene offerto), e siccome Dio per definizione non può che essere giusto non impone nemmeno l’esistenza. Questa ipotesi porta alla logica conseguenza che le cose esistono non per volontà di Dio ma di se stesse, che esistono da sempre in un piano ed in una dimensione spirituale antecedente la stessa creazione e che mediante la vita tendono ad attuare il loro piano evolutivo, resosi necessario a causa di un allontanamento dall’Armonia primigenia che precede lo stesso Big Bang.

Cioè gli esseri allontanatisi dal Tutto Armonico iniziale, dalla
dimensione spirituale precipitano materializzandosi nel livello che
corrisponde al loro grado di pesantezza energetica da dove riprendono la risalita attraverso i vari regni, e di vita in vita, in un processo di
evoluzione e di smaterializzazione progressiva, riprendono il loro cammino a ritroso per tornare alla condizione antecedente la disarmonia generatasi nel Tutto Armonico iniziale (come una specie di onda anomala nell’immensità dell’oceano) che li ha precipitati nella dimensione terrestre. Cioè gli esseri sono da sempre in Dio e parte stessa di Dio, anche se questo porterebbe alla logica che in Dio si possa manifestare qualcosa di disarmonico. Una sorta di disarmonia in accordo con se stessa ma in antitesi al tutto armonico che ha generato la “caduta”. Ma questa è solo una mia ipotesi, alla quale però credo.
In che modo si manifesta la bontà di Dio verso le sue creature? Le
“scintille divine” o energetiche precipitate nella dimensione materiale
potrebbero non avere la possibilità di risalita e ristagnare per sempre
nella loro condizione: in questo Dio io credo manifesta il suo amore verso gli esseri viventi.

Quindi se le leggi della natura portano gli animali a divorarsi a
vicenda non è per volontà di Dio. Ed anche se la violenza impèri nella
natura e il debole soccombe sempre al più forte l’armonia, che consente il manifestarsi della vita e agli esseri di procedere nel paino
dell’evoluzione, trionfa sempre.

Altra considerazione. Se lo scopo della creazione è dare la
possibilità alle creature di esistere e attuare la loro stessa evoluzione,
l’adesione alla legge della procreazione dovrebbe essere un principio
imperativo specialmente per coloro che, spiritualmente, sono i “portavoce” di Dio, ma quasi tutti i grandi iniziati, mistici e santi, hanno rinunciato a procreare (almeno dopo la loro conversione).

Ma come conciliare la fede in Dio con il vegetarismo? Contrariamente alla inesorabile e crudele legge naturale tutti i grandi iniziati, santi, profeti ed uomini illuminati hanno sempre affermato e ribadito, e ribadiscono, la bontà di Dio verso le sue creature. L’essere umano è la sola specie che può sottrarsi deliberatamente alla legge della violenza naturale, a non causare sofferenza e morte ad altri esseri viventi: la nostra conformazione fisica dimostra che non siamo strutturati per vivere uccidendo perché privi di artigli, di zanne, becco ecc., né abbiamo lo stomaco o gli intestini adatti a nutrirci di altri animali come i carnivori. In sostanza l’uomo è un essere disarmato, privo di armi di attacco e di difesa naturali, quindi un essere strutturato per essere pacifico e vegano: in questo la mia fede trova sintonia con la scelta vegetariana e nella possibilità di progredire nel piano evolutivo (possibilità che potrei non avere).

Se un giorno la violenza tra gli umani dovesse cessare resterebbe la violenza inaccettabile tra gli animali in natura. Ma a quel punto l’uomo
avrebbe diritto ad impedire al leone ad uccidere la gazzella per nutrirsi?
Io credo che il compito dell’uomo non sia solo quello di instaurare la non
violenza tra i suoi simili ma di estenderla nella creazione. Cioè, un giorno
lontanissimo l’evoluzione morale e spirituale umana potrebbe spingere l’uomo a fare in modo che almeno i grandi carnivori, con i quali può interagire, evitare che uccidano per nutrirsi, magari dando loro da mangiare gli animali che muoiono di morte naturale. Ma questa forse e solo un’utopia. Ma chissà, a volte le utopie…

Franco Libero Manco

…………….

Vegetarismo e buon Dio – Commento di Marco Bracci all’articolo soprastante di F.L. Manco: “E’ vero, credere alla Bontà di Dio dopo aver osservato la violenza che c’è nella Natura è molto difficile. Per quanto mi riguarda, credo in questo: che Dio 1-ci ha dato il libero arbitrio, 2-ci ha detto “sottomettete la terra”. Per me, sottomettete la terra significa “elevatevi spiritualmente al di sopra degli altri regni della natura, cosiccchè essi siano sotto di voi, cioè più in basso nella scala evolutiva”. Invece il punto 2 è stato interpretato come un consenso a perpetrare ogni sorta di sopruso nei confronti della Natura, della Terra e degli Animali, arrivando addirittura a mangiarli, segregarli e violentarli nei laboratori. Essendo stato eletto da Dio a esempio per il resto della Creazione, animali e piante, appunto, operano esattamente come l’uomo fa e prevaricano i più deboli. Quindi l’uomo è colpevole non solo per quello che fa personalmente, ma anche per quello che fanno gli altri Regni, per emulazione, a causa del suo errato comportamento. E questa è la ragione per cui la Terra ogni tanto, ed ora sempre più spesso, si ribella e combina disastri. Li chiamiamo catastrofi naturali, ma altro non sono che le conseguenze del nostro, di uomini, errato modo di comportarci…. Come i mistici insegnano, prima che si reincarni ogni anima viene istruita sulla sua vita futura. Le vengono mostrati tutti i vantaggi per la sua evoluzione e le sofferenze che dovrà patire ogni volta che abbandonerà il sentiero tracciato (avendo il libero arbitrio). Non si interpreti questo come un’imposizione, semmai è un consiglio, tale e quale quelli che un buon genitore dà ai figli. Solo dopo l’istruzione, l’anima decide se affrontare l’avventura o no, ma siccome la sofferenza nell’aldilà è molto più grande che nell’aldiquà (perché di là non abbiamo l’ego che trova un sacco di scuse ai nostri errori e ce li fa buttare dietro le spalle), difficilmente rifiuta, perché vuole scontare più velocemente possibile per alleviare, appunto, tale sofferenza. A tal proposito consiglio la lettura della poesia di Hermann Hesse “La vita che ho scelto”

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Curzio Nitoglia: ” Cristo è venuto sulla terra per far finire i banchetti di carne…”

Nel Vangelo della Vita Perfetta, Gesu’ il Cristo, afferma di essere venuto sulla terra per far finire i banchetti di carne e riportare i templi al loro uso iniziale e non per essere usati dai mercanti come luogo di commercio e dai farisei come luogo di macello degli animali.

Egli afferma di essere Lui stesso “La Legge” e la Legge da seguire e’ quella di una vita spirituale, accompagnata da un’alimentazione puramente vegetale. In pratica la “Prima Legge”, quella inizialmente data da Dio a Mose’, e’ quella che tutti gli esseri viventi (animali compresi) devono seguire, e non la legge che Mose’ ha dato al suo popolo perche’ duro di cuore e consentendo il sacrificio di animali. Per Regno di Dio, Gesu’ il Cristo intende il tempio spirituale che si cela all’interno di ogni essere vivente ed in pratica dice che bisogna essere puliti dentro (sia spiritualmente sia fisicamente- alimentazione puramente vegetale) e non solo fuori (sepolcri imbiancati) per poter entrare in questo regno. E per poterci entrare bisogna seguire “La Legge”:
- amare Dio piu’ di se stessi;
- amare il prossimo tuo come te stesso;
- fare agli altri quello che vorresti che gli altri facessero a te;
- non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facessero a te;
- non uccidere; (qualsiasi forma di vita, non solo umani)
- seguire le regole alimentari (i semi e le piante che danno semi ed i semi ed i frutti che danno seme) ed igieniche (battesimo interno dell’acqua ed incontro giornaliero con l’angelo dell’aria, l’angelo dell’acqua, l’angelo del sole e l’angelo del sonno).

Nel Vangelo della Vita Perfetta, Gesu’ il Cristo afferma che la vita non e’ una ma bensi’ e’ molteplice (reincarnazione) e la Legge aiuta a staccarsi dalla vita terrena (sconfiggere la reincarnazione) ed entrare a far parte della sua schiera di anime perfette ricordandoci che c’e’ un numero chiuso (forse e’ vero o forse lo dice per spronarci, ma in qualsiasi caso io non rischierei)

Per scribi e farisei, Gesu’ il Cristo intende tutti quegli uomini di chiesa e non, che invece di fare il bene per ogni uomo ed insegnare loro la Legge (cosi’ come l’ha insegnata Lui predicandola nel Tempio) la distorcono e la interpretano a loro piacimento inserendo 100, 1000 e 10000 cavilli (aumentano il fardello da sopportare).

Capiamoci bene, quando Dio disse agli uomini che il loro cibo sarebbero stati i semi e le erbe che danno seme ed i frutti che danno seme intendeva letteralmente questa cosa e non disse “potete mangiare la carne” ma disse “non potete uccidere”: in effetti l’uomo inizialmente si cibava dei frutti del giardino dell’Eden che Dio aveva creato per l’uomo, segno questo distintivo della natura dell’uomo.

Se l’uomo fosse stato un carnivoro Dio gli avrebbe sicuramente costruito una fattoria con tutti gli animali e gli avrebbe insegnato Lui stesso ad uccidere gli animali ed a cibarsene. Ma Dio sapendo che l’uomo e’ vegetariano se ne e’ guardato bene dal farlo, conoscendo bene quali sono i cattivi e maliziosi pensieri che vengono generati dall’ingurgitare la carne dei nostri stessi fratelli.(Gesu’ dice chiaramente che l’uomo non avra’ agevolazioni dal fatto che e’ un animale evoluto e che sia l’uomo e sia l’animale sono nati dallo stesso spirito ed hanno lo stesso respiro)Inoltre in altri paragrafi del Vangelo della Vita Perfetta,

Gesu’ il Cristo dice che le cattive azioni commesse in questa vita si pagheranno nella prossima vita,dice che la vita non e’ unica ma e’ molteplice in quanto un’anima per diventare perfetta deve vivere tutte le esperienze e fare tesoro di queste e non ricadere negli errori precedenti nelle vite successive.

In pratica ho capito questo, la vera Chiesa non e’ la chiesa fatta dagli uomini, la vera chiesa e’ la Chiesa fatta da Dio e celata all’interno di ciascun essere vivente: perseguendo la Legge si entra in Chiesa (Regno di Dio) non osservandola si diventa modernisti e per cui peccatori, farisei e scribi.

Don Curzio Nitoglia

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Commento di Joe Fallisi
Scusi, non conosco il “Vangelo della Vita Perfetta” (con cui, tanto per chiarire, sarei perfettamente d’accordo). E temo anche non lo conoscano né l’ebraismo-giudaismo-talmudismo, né il cristianesimo di Stato in tutte le sue varianti. Terribile e DEFINITIVO come una condanna a morte, vi è un passo della Genesi (IX, 1-5) che elimina ogni dubbio: “Iddio benedì Noè e i suoi figli e disse loro: ‘Siate fecondi, moltiplicatevi e riempite la terra, e incutete paura e terrore a tutti gli animali della terra e a tutti gli uccelli del cielo. Essi sono dati in vostro potere con tutto ciò che striscia sulla terra e con tutti i pesci del mare. Tutto ciò che si muove e che ha vita vi sarà di cibo: Io vi dò tutto questo come vi detti l’erba verde; solo non mangiate carne che abbia ancora la vita sua, cioè il suo sangue.” L’animale annichilito, dissanguato, la sua spoglia (presto) putrefatta, ecco il cibo orrido che spetta al rappresentante in terra di Dio. L’”erba verde” potrebbe far ipotizzare che l’alimentazione del “Paradiso Terrestre”, prima della “caduta”, fosse per tutti gli esseri animati frutto-vegetaliana (è scritto in effetti, sempre in Genesi – I, 20-30 -, che dopo aver creato l’uomo e la donna “Iddio disse…: ‘Ecco, io vi dò ogni pianta che fa seme, su tutta la superficie della terra e ogni albero fruttifero, che fa seme: questi vi serviranno per cibo. E a tutti gli animali della terra e a tutti gli uccelli del cielo e a tutto ciò che sulla terra si muove, e che ha in sé anima vivente, io dò l’erba verde per cibo.’ E così fu.”). Tuttavia, già in quella condizione primordiale, la potestà dell’uomo sugli altri esseri è stabilita una volta per sempre. Subito prima, infatti, si legge: “Iddio disse: ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sopra i pesci del mare e su gli uccelli del cielo, su gli animali domestici, su tutte le fiere della terra e sopra tutti i rettili che strisciano sopra la sua superficie.’ Iddio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; tali creò l’uomo e la donna. E Dio li benedì e disse loro: ‘Prolificate, moltiplicatevi e riempite il mondo, assoggettatelo e dominate sopra i pesci del mare e su tutti gli uccelli del cielo e sopra tutti gli animali che si muovono sopra la terra.’” “Cacciati” da quel giardino di delizie, piombati nella storia, ad Adamo e a Eva e ai loro figli spetterà poi l’alimentazione cadaverica e la tirannia sulla natura, per omnia saecula saeculorum. Allevamenti, macelli, vivisezione, distruzione ecologica, reificazione infinita dei corpi (e delle anime) – il destino specista dell’Homo sapiens è già compreso in nuce in quelle prime pagine di pietra. D’altra parte, tutto il pensiero all’origine della nostra civiltà è intessuto, lastricato dell’idea-coscienza del “minor valore delle altre vite”, opinione sostenuta, secondo Montaigne, da “miserabili”(1) e, ciò nonostante, vittoriosa nei secoli. Si ascolti il sepolcrale vescovo di Milano, Ambrogio: “L’anima è la parte per merito della quale tu eserciti il dominio su tutti gli altri animali, bestie ed uccelli, è la parte fatta ad immagine di Dio, mentre il corpo è conforme all’aspetto delle bestie. Nell’una appare il venerabile distintivo della somiglianza con Dio, nell’altro la spregevole comunanza con le bestie feroci.” O il suo allievo Agostino: “Quando leggiamo di ‘Non uccidere’, dobbiamo intendere che il comando non è (…) per gli animali bruti, perché essi non hanno nessuna affinità di ordine razionale con noi. Perciò il precetto di ‘Non uccidere’ va inteso esclusivamente per l’uomo”. E, di conseguenza, Tommaso d’Aquino: “Gli animali (…) non hanno la vita razionale, per governarsi da se stessi, ma sono sempre come governati da altri mediante un istinto naturale. E in questo abbiamo il segno che essi sono subordinati per natura, e ordinati all’uso di altri esseri. Chi uccide il bove di un altro non pecca perché uccide un bove, ma perché danneggia un uomo nei suoi averi. Ecco perché questo fatto non è elencato tra i peccati di omicidio, ma tra quelli di furto o di rapina. (…) Sembra che si debbano amare con amore di carità anche le creature irragionevoli [quel che, per esempio, sostenevano i Catari, anche perciò sterminati fino all'ultimo uomo]. (…) Rispondo: (…) la carità è un’amicizia. Ebbene, con l’amicizia si ama in due modi: primo, si ama l’amico di cui godiamo l’amicizia; secondo, i beni che desideriamo all’amico. Nel primo modo non si può amare nessuna creatura irragionevole. E questo per tre ragioni, di cui due dovute all’amicizia in generale, che verso le creature irragionevoli non è possibile. Primo, perché l’amicizia si ha verso qualcuno cui vogliamo del bene. Ora non è possibile volere propriamente del bene a una creatura irragionevole: perché le manca la capacità di possedere propriamente il bene, che appartiene in modo esclusivo alla creatura ragionevole, la quale è padrona di usare il bene mediante il libero arbitrio. Ecco perché il Filosofo scrive che solo in senso metaforico noi diciamo che a codesti esseri capita del bene o del male. Secondo, perché qualsiasi amicizia è fondata su una comunanza di vita: infatti, come dice Aristotele, ‘niente è così proprio dell’amicizia quanto il vivere insieme’. Ora, le creature irragionevoli non possono avere una partecipazione alla vita umana, che è fondata sulla ragione. Perciò non si può avere nessuna amicizia con le creature irragionevoli, se non in senso metaforico. La terza ragione è propria della carità; perché la carità si fonda sulla compartecipazione della beatitudine eterna, di cui la creatura irragionevole è incapace. Dunque l’amicizia della carità non è possibile verso le creature prive di ragione.”(2)
Questo lucidissimo delirio, lo si ritrova, ancora più marmoreo e implacabile, nei filosofi laici, dal Rinascimento sino alla modernità, sino ai giorni nostri – salvo eccezioni, ultrarare, che brillano come stelle di liberazione (Giordano Bruno, Pierre Bayle, Jean Meslier, Voltaire, De La Mettrie, Rousseau, Diderot, D’Holbach, Jeremy Bentham, Arthur Schopenhauer, John Stuart Mill, Darwin, Adorno, Horkheimer, Marcuse, Regan, Warren Taylor(3)). Fra i tanti esempi possibili, sulla scia funesta di Cartesio(4), ecco la parola senza ritorno di Baruch Spinoza, razionalista per antonomasia, sostenitore della libertà di coscienza e d’espressione, del principio di laicità dello Stato: “Appare manifesto che [la] legge di non sacrificare i bruti è fondata più su una vana superstizione e una muliebre misericordia che sulla sana ragione. In verità, la ragione insegna, al fine di ricercare il nostro utile, di stringere rapporti con gli uomini, ma non con i bruti; o con le cose la cui natura è del tutto diversa dalla natura umana; e (…) poiché il diritto di ciascuno è definito dalla virtù, ossia dalla potenza di ciascuno, il diritto che gli uomini hanno sui bruti è di gran lunga maggiore di quello che i bruti hanno sugli uomini. Non nego, tuttavia, che i bruti sentano; ma nego che per questo non sia lecito provvedere alla nostra utilità e servirci di essi a piacere e trattarli come più ci conviene; poiché essi non si accordano con noi per natura, e i loro affetti sono per natura diversi dagli affetti umani.”(5) Tale pretesa diversità incolmabile è la stessa che oggi riempie all’infinito, con furioso automatismo industriale, la necrocatena dei moderni lager d’allevamento, dei macelli abominevoli, dei laboratori di guerra e di tortura che ormai ricoprono, come lebbra, il globo intero. La “volontà di potenza” specifica dell’uomo, il suo arco teso verso l’infinito, o saprà reinventarsi alla radice, o seppellirà la sua stessa vana gloria insieme con il mondo.

Joe Fallisi

(1) I filosofi e gli animali, a cura di Gino Ditadi, Isonomia, Este 1994, vol. I, p. 101.
(2) Ibid., pp. 416, 426-429
(3) Cfr. ibid., vol. II, pp. 515-529, 601-648, 657-661, 679-691, 704-717, 745-749, 763-764, 784-808, 817-824, 905-936; Paul W. Taylor, Respect for Nature:
A Theory of Environmental Ethics, Princeton University Press, Princeton 1986.
(4) Cfr. ibid., pp. 542-551.
(5) Ibid., p. 571.
(…)

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Perchè siam vegetariani? Perchè vogliam viver belli e sani!

Quale è il messaggio che vogliamo trasmettere?

Siamo vegetariani perché riteniamo sia il mezzo più semplice e potente per rendere migliore questo mondo.

Siamo vegetariani perché riteniamo sia lo strumento che consente all’essere umano di vivere in buona salute fisica, di ritrovare la propria intelligenza positiva, ampliare la sensibilità della coscienza umana, favorire lo sviluppo della nostra dimensione spirituale.Riteniamo che solo attraverso i principi che animano la filosofia universalista è possibile risolvere i grandi problemi della società attuale; infatti se una persona rifiuta la violenza su una specie diversa dalla sua non può essere incline all’ingiustizia verso il suo simile; se una persona si alimenta secondo la sua natura di essere fruttariano ritrova la salute, allunga la sua vita, risparmia sofferenza e risorse finanziarie; se una persona sceglie di non sostenere l’esistenza degli allevamenti di animali e dei mattatoi non contribuisce all’inquinamento dell’ambiente, alla distruzione del patrimonio boschivo, allo sfruttamento delle terre fertili adibite a pascolo, dello spreco di risorse alimentari ed energetiche e non si rende complice della fame nel mondo.L’adesione alla filosofia universalista risiede nella volontà di non causare violenza e morte ad esseri viventi e quindi richiede il rinnovamento del proprio modo di relazionarsi con gli esseri umani e non umani e con nostro contesto naturale.Riteniamo che l’etica debba uscire dai confini antropocentrici ed estendere i codici del diritto al rispetto, alla libertà e alla vita a tutti gli esseri senzienti. Riteniamo l’antropocentrismo, che autorizza l’essere umano a disporre della vita e della libertà degli esseri non umani e che inclina a convivere con la logica della supremazia del più forte sul più debole, debba essere superato dalla cultura del biocentrismo in cui è la Vita e non l’uomo al centro di ogni interesse e della stessa Creazione.

Riteniamo che l’alimentazione vegana sia quella più conforme alle esigenze chimico-biologiche-nutrizionali degli esseri umani, ciò che consente di conservare la salute e ricuperare il benessere della persona, mentre l’alimentazione a base di carne e prodotti di derivazione animale riteniamo siano incompatibili con la nostra natura di esseri fruttariani e portatrici di molte delle molte gravi patologie moderne.Riteniamo che l’alimentazione sia in grado di influenzare non solo la salute del corpo delle persone ma il loro pensiero, la loro coscienza e può precludere o favorire lo sviluppo dei valori spirituali e dei grandi ideali.

Riteniamo che l’individuo debba svincolarsi da condizionamenti mentali e da anacronistiche tradizioni, acquisire il giusto senso critico dei personaggi e della storia in modo da essere artefice del proprio desino e favorire la propria evoluzione morale e spirituale, attraverso il superamento della cultura sintomatologica che crea dipendenza fisica, mentale ed emozionale per attuare la cultura delle cause prime che generano il problema.

Riteniamo che il cibo cotto sia scarso o privo del tutto di nutrienti fondamentali e che la tossiemia e l’acidificazione del sangue siano le cause di quasi tutte le patologie umane.Riteniamo che il digiuno, come la stessa malattia, sia il mezzo più potente per riconquistare la salute.

Riteniamo che la violenza umana scaturisca dalla mancanza di sensibilità, di compassione, empatia e capacità di condivisione delle esigenze vitali dell’altro e che l’abitudine a disprezzare il valore della Vita e del dolore degli animali inclini l’essere umano alla violenza anche verso il suo stesso simile.

Riteniamo che la cultura dell’etica e della non violenza universale dell’universalismo (come eredità del pensiero dei più grandi illuminati della terra) sia l’anello mancante alla realizzazione di una società giusta e solidale, libera dalla malattia, dalla violenza e dal dolore.

Riteniamo fondamentale lo sviluppo di una cultura intesa a valorizzare le diversità fondamentali e formali componenti il micro e macro sistema bilogico in modo da superare gli antagonismi culturali, politici e religiosi per giungere all’attuazione di una visione sincretista delle grandi dottrine, scienze e filosofie.

Riteniamo che l’individuo debba responsabilizzare se stesso verso il destino collettivo mediante l’attenta osservazione delle sue scelte personali.

Riteniamo che l’individuo possa realizzare il suo benessere integrale e l’armonia collettiva solo nella misura in cui sarà consapevole che le 4 componenti fondamentali di cui è composta l’entità umana (fisica, mentale, emozionale e spirituale) saranno coltivate con il medesimo impegno in modo da essere tra loro armoniche e positive.

In sostanza riteniamo che il vegetarismo (componente fondamentale dell’Universalismo) sia: – atto di giustizia verso gli animali incapaci di rivendicare il loro diritto al rispetto, alla libertà e alla vita;- rifiuto della violenza in senso lato e sviluppo di una mentalità di pace e di non predominio.- strumento per mantenere o recuperare la salute e ridare all’essere umano la gioia del benessere integrale;- valorizzazione delle diversità formali e sostanziali componenti la Vita;- mezzo per debellare la fame nel mondo.All’interno della nostra visione universalista la componente vegetariana/animalista si manifesta come condizione imprescindibile del modo di essere e di interagire nel contesto sociale.

Noi non siamo igienisti, vegetariani, animalisti, ambientalisti, cristiani, buddisti, induisti o pacifisti, perché siamo tutto questo, e più ancora: la nostra visione etica del mondo e della vita si estende dall’uomo ad ogni essere vivente. Per questo il vero igienista, vegetariano o animalista è colui che vede nella nostra filosofia di vita la possibilità di ritrovare il suo benessere integrale e la sua felicità derivante da un sentimento che sia apre all’amore verso l’uomo ma verso tutto ciò che vive.

Noi non diamo diete per la salute fisica o mentale, ma indichiamo la strada per eliminare le cause che generano le malattie. Il nostro intento è dare all’essere umano gli strumenti per comprendere i meccanismi chimico-bilogici naturali, liberi da condizionamenti mentali, da errati abitudini, da anacronistiche tradizioni. La nostra filosofia di vita può rendere l’uomo libero, artefice del proprio destino, in grado di trovare benessere psico-fisico, dargli una coscienza in grado di ripudiare ogni forma di prevaricazione, di sopruso o di violenza nei confronti del suo simile e di ogni altra creatura; di contribuire a salvare la natura, di ridurre considerevolmente le sue spese economiche; di limitare gli sprechi energetici e contribuire in modo determinate alla risoluzione dei conflitti armati, delle malattie e della fame nel mondo.

Ma ogni grande rivoluzione passa necessariamente attraverso il mutamento del proprio essere, dalle proprie abitudini, del proprio stile di vita: richiede la volontà di uniformarsi a ciò che è buono, giusto, positivo, armonico…

Franco Libero Manco

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