Archivio della Categoria 'Alimentazione vegetariana'

Mangiar carne fa male, non solo agli animali… anche all’ambiente

La nostra è una società che divora senza necessità, per noia e abitudine, senza elaborazione di senso.
Secondo dati ufficiali ogni anno, in occasione delle festività pasquali, in Italia vengono macellati
3 milioni di agnellini di pochi mesi di età. In questo periodo dai macelli si levano i belati di
migliaia di agnelli terrorizzati in cerca della protezione della loro madre. Semmai ve ne fosse
stato bisogno, l’etologia ha confermato che gli animali percepiscono il pericolo attraverso gli
odori, i suoni circostanti, le modificazioni repentine negli assetti del branco. Ciò è quanto gli
agnelli avvertono sin dal momento in cui sono sottratti alle madri, trasportati verso i macelli,
dove l’odore del sangue e i lamenti dei loro compagni di sventura, svelano loro l’inferno che li
attende.

L’occultamento dell’uccisione fra le mura dei macelli cancella il senso di colpa, confessato ed
espiato in passato attraverso riti anch’essi abbandonati. L’allontanamento dell’allevamento e
della mattazione degli animali dai nuclei abitati, avvenuta intorno al Cinquecento, ha
determinato una “anestetizzazione delle coscienze “. L’allevamento, sino agli inizi del XX° secolo
attività di completamento della coltivazione della terra, con il boom economico del secondo
dopoguerra assurge ad attività industriale.

Viene stimato che il 38% della deforestazione della selva del Brasile sia imputabile
all’espansione degli allevamenti di bovini destinati al mercato degli hamburger. Dagli anni
Sessanta oltre i due terzi delle terre coltivabili sudamericane sono state destinate al pascolo. Lo
stesso è avvenuto nelle aree centrali d’Italia, dove sin dai tempi antichi l’eccesso di ovini ne ha
sancito il disboscamento.

Si calcola che la dieta prevalentemente carnea di Europa ed America settentrionale sottragga le
risorse alimentari di Nigeria, Colombia e India.

Nonostante buona parte del mondo soffra di una cronica fame d’acqua, la produzione
industriale di un chilo di carne ne richiede sino a quattromila litri, considerando quella
utilizzata per la coltivazione dei cereali destinati al bestiame, quella necessaria all’abbeverata o
all’allevamento ittico degli animali, quella utilizzata durante la macellazione, nei processi di
lavorazione delle carni e nella manutenzione delle zoopoli.

Le deiezioni, i residui di macellazione di miliardi di animali all’anno e con essi gli agenti
patogeni, i farmaci ed i pesticidi sono causa integrante della generale eutrofizzazione delle
acque, dell’assottigliamento dello strato protettivo di ozono e di quel fenomeno che va sotto il
nome di ‘fecalizzazione della società’.

Il dibattito sulla liceità degli esseri umani ad uccidere gli altri animali ha radici profonde: da
Zarathustra, Pitagora e Platone, Porfirio, attraverso i secoli bui del medioevo, Leonardo da
Vinci, Erasmo da Rotterdam, Thomas More, Giordano Bruno, passando indenne attraverso
Descartes e arrivando all’età dei lumi di Voltaire e Diderot, sino a Kant, Bentham,
Schopenhauer, Stuart Mill, Nietzsche, Bergson, Horkheimer, Adorno, Marcuse. Fra i recenti
teorici ad affrontare dal punto di vista morale la relazione fra umano e non umano troviamo
Salt, Singer, Regan, Rachels.

Le moderne pratiche d’allevamento e l’abitudine a mangiar carne anziché una razionale e giusta
scelta alimentare sono sempre più messi sotto accusa dalla bioetica e ritenute disdicevoli poiché
ledono il principio di libertà, equivalente al principio di rispetto, che ogni essere vivente detiene.
L’abitudine, la comodità o l’economicità non rendono lecita o moralmente accettabile un’azione
se questa procura danni ad altri. Questo principio condanna discriminazioni come il razzismo, lo
specismo o il classismo.

E’ il principio di responsabilità che ogni individuo deve assumere come fondante delle proprie
azioni e verso gli altri.

E siccome, per di più, è il consumatore che determina il mercato, suggeriamo l’imposizione,
certo sopportabile, di ricorrere per la prossima Pasqua ad un agnellino di marzapane, degno
simbolo incruento di una celebrazione ragionata e senza sangue.

(Fonte: Accademia Kronos)

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Liti in famiglia, a causa della carne….

Quando uno dei due genitori decide di essere vegan per motivi etici la relazione tra i due spesso diventa insostenibile. Le due nature, prima in sintonia, spesso divergono, specialmente se di mezzo c’è un bambino che la madre vuole allevare con alimentazione incruenta, ma anche perché consapevole dei danni che può arrecare il cibo convenzionale.

Una realtà di difficile soluzione a meno che uno dei due non retrocede dalla propria posizione: il marito, onnivoro, non si apre alla nuova realtà che richiede rinuncia ai piaceri cui è abituato, oppure che la moglie, vegan, per quieto vivere, accetta che il bambino sia nutrito con prodotti di derivazione animale.

Ma per un vegan ritornare all’onnivorismo significa scendere a compromessi con la propria coscienza, accettare la sofferenza e la morte degli animali, subire gli effetti di un’alimentazione incompatibile con la natura umana, non curarsi dell’inquinamento e dei danni agli ecosistemi e all’economia familiare.

Quando il marito ritiene necessario che il bimbo si nutra anche di carne e accusa la moglie di imporre la sua visione delle cose, non impone forse egli stesso il tipo di alimentazione per il bambino? Cercare un accordo tra le parti rispettando le scelte altrui e fare in modo che prevalga il bene dei bambini sembra la via più ragionevole. Ma occorre domandarsi se è meglio per il bambino essere vegan oppure onnivoro. Certo tra la vita e la morte, come tra il dolore e la gioia, c’è sempre una via di mezzo, ma accettare che dieci e non cento animali possano soffrire e morire è una soluzione insopportabile per un vegan e soprattutto convivere con l’idea che nel frigo ci siano animali da cucinare.

Per valutare gli effetti dei due stili di vita occorre mettere sui due piatti di una bilancia gli aspetti positivi o negativi della scelta vegan. E’ indubbio che la carne e tutti i prodotti di derivazione animale non solo non sono necessari alla salute né ai bambino, né agli adulti, ma che sono sicuramente dannosi per entrambi, come scientificamente dimostrato negli ultimi decenni dai più accreditati istituti di ricerca a livello mondiale in fatto di nutrizione, che tra l’altro hanno dichiarato ufficialmente che l’alimentazione vegan è compatibile in tutti gli stadi dell’esistenza, dalla nascita alla morte.

Se il genitore onnivoro è consapevole dei danni che può produrre la carne, per il bene del bambino non può sostenere questo tipo di alimentazione nella volontà di scongiurare la paventata probabilità dell’isolamento del bambino dai suoi compagni. Mentre sarebbe quanto mai opportuno approfondire queste tematiche, informarsi e poi decidere se aderire a questa nuova visione della vita, sicuramente più giusta e salutare, oltre a favorire nell’animo del bambino una maggiore sensibilità verso la sofferenza degli altri esseri viventi e a renderlo sempre più responsabile dell’importanza degli alimenti nella propria vita.

Quando si esce dal “seminato” è fisiologico trovarsi in una posizione non condivisa da tutti; sta alla capacità dei genitori dare le giuste motivazioni al bambino affinché sia in grado di giustificare la scelta voluta dai genitori. Ma l’essere “diversi” è caratteristica qualificante non una depauperazione: è indice di personalità, coerenza, forza e fiducia nelle proprie idee, ma è anche motivo di testimonianza di una scelta che contribuisce al benessere della persona e a rendere migliore questo mondo.

La filosofia vegan si distacca da ogni altra innovazione esistenziale. In qualunque visione religiosa, spirituale, politica, culturale, filosofica è possibile integrare i diversi punti di vista: nella filosofia vegan questo non è possibile: significherebbe convivere con chi genera la causa della quale non vogliamo essere complici: o si è il problema o la soluzione del problema.

L’etica vegan è granata prorompente: la sua essenza mette in crisi la morale comune, va oltre gli stereotipi, i paradigmi, ogni consolidata visione antropocentrica; non consente di chiudere gli occhi per non vedere e le orecchie per non sentire, né di restare ancorati a tradizioni arcaiche che oggi più che mai rivelano tutti i loro effetti negativi sul piano fisico, mentale, morale e spirituale dell’uomo.

La persona vegan reagisce alla paura indotta dalla cultura dominante che propina l’alimentazione carnea come necessaria alla nostra salute, soprattutto dei bambini: ci vuole complici e responsabili dei danni cui condanniamo noi stessi e i nostri figli quando li abituiamo a mangiare prodotti animali, convinti di agire per il loro bene. Per contro spesso succede che la persona onnivora, come diceva Seneca, vede ciò che è bene ma segue ciò che è sbagliato.

Franco Libero Manco

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Vegetarismo – L’utopia alimentare e la dieta nonviolenta

Alcuni anni fa mi colpì una detto attribuito al grande Leonardo da Vinci. E’ una frase molto illuminante che recita: “Verrà il giorno in cui si conoscerà l’intimo animo delle bestie ed allora uccidere un animale sarà considerato un delitto come uccidere un uomo”…

Gli aspiranti nonviolenti cercando di mettere in pratica gli insegnamenti di Gandhi e di Capitini hanno appreso che la pace si costruisce anche nel piatto! Il cibo che compriamo, i nostri acquisti, ciò che mettiamo nel carrello della spesa non sono azioni ininfluenti. Francuccio Gesualdi, “padre” del consumo critico, paragona l’acquisto al voto!

Nel bene e nel male possiamo cambiare la nostra vita e il futuro del Pianeta perché i nostri stili di vita possono favorire un processo verso una nuova civiltà che abbracci anche il mondo animale e vegetale, oppure, al contrario, accelerare l’attuale deriva catastrofica che sta mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza del pianeta.

Sia Gandhi che Capitini adottarono una dieta vegetariana come regime alimentare. Secondo autorevoli storici, le due grandi novità del secolo scorso furono la scoperta dell’atomica, con tutte le ben note conseguenze che conosciamo, e la nonviolenza che ha indicato un’altra strada per la risoluzione dei conflitti e per vivere in pace e in armonia.

Ricchi sono i documenti sul pensiero e l’azione del Mahatma, meno nota è l’influenza, che avuto nella diffusione di una cultura della pace, del pensiero di Aldo Capitini, ma l’opera del filosofo umbro è di fondamentale importanza per comprendere la modernità. A riguardo qualche informazione è doverosa.

Il 12 Settembre 1952, a Perugia, Capitini, con altre persone, fondò la prima associazione vegetariana (Società vegetariana italiana). Fu la naturale conseguenza della sua scelta nonviolenta che lo portò qualche anno dopo ( 24 Settembre 1961) ad organizzare la marcia della pace Perugia – Assisi. Il professore perugino riteneva che nella costruzione di una società nonviolenta, la scelta vegetariana e l’antimilitarismo erano i primi due gradini da percorrere. Fu anche il fondatore del Movimento Nonviolento (10 Gennaio 1962). Ma ritorniamo alla scelta vegetariana in relazione alla pace e in particolare alla mia piccola testimonianza che porgo a tutti nella speranza che si generi una maggiore e più matura consapevolezza.

Inizia tanti anni fa dal ricordo, ancora vivido, della solitudine dei maiali, e dalla depressione che si abbatteva su queste bestiole, quando, proprio in prossimità delle feste di fine anno, iniziava la loro terribile mattanza.

La mia ipersensibilità di bambino fu sconvolta nel constatare che, dopo l’assassinio del primo con il suo carico di strilla e di angoscia, il resto della “comunità dei porci” viveva nel terrore della morte imminente.

Le povere bestiole cadevano in depressione e rifiutavano di cibarsi; il pastone che fino a qualche giorno prima mangiavano avidamente li lasciava indifferenti, tant’è che il macellaio di turno si affrettava a compiere il triste rito per timore che perdessero troppo peso. Aveva fatto tanto per ingrassarli!

Per me fu impossibile dimenticare gli occhi di quelle creature e la loro sofferenza, che emanavano tanta tristezza, tutte le volte che li vedevo trasformati in succulenti anelli di salciccia e cosce di prosciutto!

Ancora oggi, tutte le volte che vedo qualche animale schiacciato ai bordi delle nostre strade mi sento male. Ma ognuno ha la sua sensibilità, e lungi da me qualsiasi giudizio su scelte diverse dalla mia, perché non vorrei mai mancare di rispetto per eccesso di zelo, specie in certi ambiti dove nessuno si può sostituire alla propria coscienza, e ognuno, si sa, ha i suoi tempi, i quali, come si sa, sono ignoti, sconosciuti ad ognuno. E quindi, non potendo e volendo violentare la coscienza altrui, non ci rimane che instaurare con tutti una sana, sincera e proficua dialettica.

Alcuni anni fa mi colpì una detto attribuito al grande Leonardo da Vinci. E’ una frase molto illuminante che recita: “Verrà il giorno in cui si conoscerà l’intimo animo delle bestie ed allora uccidere un animale sarà considerato un delitto come uccidere un uomo”.

Siamo ancora lontani dalla realizzazione di questa umanità: le culture, le abitudini, la pigrizia, la golosità, l’insensibilità, ci fanno accettare la violenza come un dato di fatto ineluttabile. Un gesto normale che tutt’al più provoca in noi qualche reazione emotività, ma incapace di produrre un cambiamento sostanziale. Tuttavia una crescente coscienza animalista ci lascia qualche ragionevole speranza che il sogno di Leonardo non fu un vaneggiamento.

Come non fu una chimera il sogno del profeta Isaia, che osò profetizzare la pace, quasi 2700 anni fa. Con uno sguardo d’aquila, il figlio di Amoz, narrò la sua visione con una tenerezza struggente: ”Allora il lupo pascolerà con l’agnello, la pantera s’accovaccerà con il capretto e il vitello e il leone pascoleranno assieme…”

Ma che cosa ha spinto Leonardo ed Isaia a fare queste preconizzazioni, mentre intorno a loro emergeva e si imponeva ben altro?
Che cosa ha spinto i due uomini ad immaginare l’inimmaginabile?
Cosa poteva significare il semplice parlare di un’ era di pace in una Gerusalemme assediata dalle truppe del re d’Assiria Sennacherib, quando l’unica legge che si stava affermando con prepotente evidenza, era quella del più forte e del più violento e si faceva la conta delle teste mozzate!

Quale peso potevano avere le parole di Leonardo nella Firenze di Lorenzo il Magnifico, mentre si accatastavano fascine per il rogo del domenicano fra Girolamo Savonarola e in tutta Europa l’inquisizione decretava lo sterminio di alcune specie di animali, tra cui i gatti perché ricettacoli privilegiati dell’incarnazione del maligno.

Isaia e Leonardo, due profeti disarmati, non due profeti di sventure, non due Cassandre. La profezia non è solo preveggenza, ma è anche uno sguardo senza sconti sulla nuda realtà che viviamo.

Ma che cosa avrebbe ispirato il genio e il profeta? Qual è sarebbe stato il varco che ha permesso loro di uscire dal vicolo cieco fatalista della violenza? Potevano arrendersi alla presunta ineluttabilità dei fatti, ai disegni misteriosi ed imperscrutabili della Vita, ma non l’hanno fatto.

Non si sono lasciati annichilire dal presente, ma hanno sognato ed espresso con nitore desideri elevati, si sono sforzati di immaginare il tempo nel suo farsi e nel suo eterno divenire. Hanno semplicemente disegnato quello che avevano nel loro cuore e immaginato una dimensione e un piano oltre il contingente, nella lenta e crescente consapevolezza dell’umano verso la sua meta.

Al di là della loro grandezza, a me piace ricordare Isaia e Leonardo anche per questa dilatazione percettiva temporale, oltre ogni apparenza. Un aspetto non secondario.

Mai ammazzare l’utopia, mai tarpare le ali ai sognatori perché quello che oggi fatichiamo ad immaginare, un giorno potrebbe diventare realtà. Un sano pragmatismo è indispensabile per vivere, ma senza il respiro della speranza saremmo condannati al fatalismo. Saremmo prigionieri di un mortale immobilismo.

E l’utopia?
Essa delinea un orizzonte di riferimento comune verso cui tendere, consapevoli che questa linea non è un punto di arrivo, ma un continuo approdo verso altri lidi. Per quanto possa essere immaginaria, l’utopia ha il pregio di spingerci all’azione. Il bisogno di infinito insito nel cuore dell’uomo non si cheta facilmente e ha bisogno continuamente di espandersi.

Ma i sogni, la possibilità di modificare la realtà in meglio, devono essere condivisi, altrimenti rischiano di essere confinati nell’irrilevanza e infine s’ insteriliscono.

La società è obbligata ad organizzarsi se vuole essere protagonista del proprio destino. Deve creare momenti di unità e di sintesi per non rimanere divisa e frammentata in tanti piccoli aggregati sociali che non comunicano tra di loro.

Quindi, occorre un grande sogno collettivo, una visione alta, unita ad una profonda capacità politica di governare, non senza fatica, le situazioni, a partire dal contingente. Solo così, forse, scorgeremo, finalmente, il volto di una nuova umanità e il sogno di Isaia e Leonardo non sarà più tale.

Michele Meomartino

(Fonte: http://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Nonviolenti-anche-nel-piatto)

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Alimentazione, finanza e distruzione delle risorse – Finché si mangerà carne questo pianeta non ha più un futuro…

Il genere umano è paragonabile ad una cittadella impossibilitata a rifornirsi all’esterno, che non si cura della crescita esponenziale dei suoi abitanti e delle scorte che stanno per finire

2.000 anni fa, la popolazione mondiale era di 250 milioni di persone. Nel 1950 il mondo contava circa 2 miliardi e mezzo di abitanti; nel 2000 quasi 6 miliardi e 7 miliardi nel 2011. Con l’attuale progressivo aumento si prevede che nel 2030 gli abitanti della terra saranno almeno 8 miliardi.

Questa umanità, che già oggi consuma il 30% di risorse in più di quelle che la terra è in grado di produrre, s’incammina verso una realtà incerta e preoccupante. E il tempo rimasto per invertire la rotta è breve. Se non nullo. Vittime della tecnologia, della cultura consumistica dominante e del guadagno finanziario da raggiungere ad ogni costo, non si accorge di correre verso un futuro impossibile. In una tendenza irresponsabile quanto fuori controllo, si cercano soluzioni contingenti ai problemi che questa società crea di continuo, senza curarsi che con queste prospettive è improbabile avere un domani.

A mano a mano che aumenta il numero dei componenti umani si riduce non solo lo spazio vitale di ognuno ma il quantitativo giornaliero di alimenti necessari al sostentamento, ed è facile capire che quando questi saranno al limite della sussistenza vitale le conseguenze saranno drammatiche. Quando le popolazioni indigenti adotteranno lo stile di vita occidentale (che è nell’ordine naturale delle cose) e di conseguenza diminuiranno le risorse naturali, inevitabilmente aumenterà l’inquinamento generale: la cementificazione ridurrà ulteriormente la superficie di terra coltivabile; la natura sarà maggiormente depredata; i mari, i fiumi, i lagni, l’acqua saranno sempre più inquinati; sarà sempre più difficile smaltire l’immensa mole di rifiuti prodotti; le malattie, già a livello epidemico, si moltiplicheranno; molte altre specie animali si estingueranno, per sempre, ecc. Se non ci sarà un’immediata un’inversione di tendenza è improbabile che l’umanità arrivi incolume alla fine del secolo.

La tendenza a vivere il quotidiano senza curarsi del domani non può durare. L’incremento demografico è una bomba ad orologeria e se il numero degli umani continua ad aumentare la terra non potrà sfamare le popolazioni future.

Con la miope percezione di chi propone soluzioni sintomatiche inerenti l’economia, l’inquinamento, le tasse, la mancanza di lavoro, la violenza (tutte cose sacrosante ma figlie di una causa a monte), non si va al motivo principale che determina questa inquietante situazione sociale: il consumo di prodotti animali, cioè la madre di tutte le cause, la massima imputata generatrice dei problemi più scottanti che affliggono il genere umano che non solo determina inquinamento generale e la progressiva distruzione dell’ambiente ma la gran parte delle malattie moderne che sottraggono immense risorse umane e finanziare.

In un mondo in cui le risorse naturali diventano sempre più rare consumare carne in futuro probabilmente sarà considerato un delitto. In futuro non sarà consentito produrre carne sacrificando ingenti risorse alimentare indispensabili per l’uomo. Non sarà tollerato sacrificare 15 kg di derrate, 50 mila litri di acqua potabile, 12 metri quadrati di foresta e consumare 7 litri di petrolio per produrre un solo kg di carne di manzo, e che questo produca non solo 36 kg di anidrite carbonica e gas serra che causa piogge acide, ma che le malattie dovute alla cattiva alimentazione dei prodotti carnei e all’inquinamento ricada sull’economia di ciascuno.

L’alimentazione carnea, come espressione di benessere economico, che ora si attesta a circa 80 kg circa pro capite in Europa e oltre 100 kg negli Stati Uniti, determinerà l’ulteriore distruzione delle foreste per adibirle a pascolo; le poche terre fertili rimaste saranno trasformate in monoculture per animali d’allevamento; la desertificazione si espanderà riducendo il territorio; i ghiacciai tenderanno sempre di più a sciogliersi invadendo le coste; le mutazioni climatiche, causate dall’inquinamento generale, renderanno proibitivi i prezzi degli alimenti; l’estate sarà sempre più rovente e l’inverno sempre più freddo e questo richiederà maggiore consumi di energia e ci sarà la corsa dei paesi per appropriarsi delle poche fonti ancora disponibili.

La triste considerazione che i nostri governanti trovano difficoltà a riparare le buche delle strade lascia presagire che saremo inermi di fronte a problemi ben più gravi. Sta ad ognuno di noi sentirsi parte in causa, responsabilizzarsi a far capire quanto sia sconsiderato e dannoso per tutti anteporre il piacere del palato ad un probabile, speriamo non tanto prossimo, collasso dei sistemi.

Nel Carmide Platone spiega perché avesse escluso la carne nella dieta della Città ideale: “Nutrire gli animali richiede sempre nuovi spazi da adibire a pascolo e questo porterebbe i popoli ad invadere i paesi vicini”.

Franco Libero Manco

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L’alimentazione vegetariana-vegana come passo verso l’ecologia

Esiste un filo molto sottile che lega l’uno all’altro ogni essere del nostro “uni-verso”. E’ proprio quel filo, tanto sottile e misterioso che permette di incontrare “l’altro” e di creare, nello scambio di vedute, l’arricchimento “materiale” e “spirituale”! Credo che tale “principio”, abbia guidato, in modo fortemente inconsapevole, la lettura casuale di un titolo, in libreria: “Figli Vegan” di Stefano Momentè. Mi ha colpito molto l’attenzione, volutamente indirizzata alla consapevolezza che è necessario rivolgere all’alimentazione vegetariana-vegana, soprattutto se, tale alimentazione, viene rivolta ai nostri “figli”: bambini e adolescenti, per i quali un primo e corretto “approccio” verso qualunque situazione, è fondamentale, per la vita stessa… Stefano ha saputo cogliere, attraverso la sua analisi, aspetti pedagogici molto importanti e attuali. Per questo mi riempie di infinita gioia, la possibilità di potergli rivolgere alcune domande sul suo percorso e sulla “scelta” che lo vede impegnato in tanta “consapevolezza vegana”.

Alcune brevi informazioni su Stefano Momentè:

Giornalista, scrittore, editore, grafico e consulente pubblicitario. Nel mondo della comunicazione dal 1985. Giornalista dal 1988.Nel 2001 ha fondato Vegan Italia (associazione nazionale per una corretta informazione sul veganismo/vegetarismo), in seguito sito informativo, ora nuovamente associazione. Ha lanciato il circuito Ristoranti Verdi ed è stato per anni membro di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana. Promuove la scelta vegana con conferenze, corsi, seminari, articoli, libri. Veganitalia Cooking School è la sua scuola di cucina itinerante per la diffusione della cultura vegan e crudista.

INTERVISTA:

1 ) Buongiorno Stefano, vuole raccontarci, brevemente quale è stato il momento della sua vita, in cui ha scelto, con forte determinazione, di approfondire l’alimentazione vegana e perché?

E’ una scelta che ho fatto ormai 30 anni fa, a causa di un malessere interiore che avevo da un po’ di tempo e non riuscivo a spiegarmi. E ad un’illuminazione. Era il febbraio 1985. Rientrando a casa un giorno mi resi conto, guardandoli entrambi, che la mia amata cagnolina era esattamente uguale al coniglio spellato sul tavolo della cucina. Che senza peli e pelle sarebbero stati davvero identici. Così siamo tutti nell’essenza. Non ci sono categorie. L’etica è stata perciò la molla che mi ha obbligato a decidere e mi ha convinto sempre più, nel tempo, di aver fatto la scelta giusta.

2) Come è cambiata la sua vita, dopo questa determinante scelta?

Io dico sempre che è stata la scelta più importante della mia vita.

3) Ci sono stati, in passato, “personaggi chiave” che l’hanno spinta a cambiare radicalmente le sue scelte alimentari?

No, ma questo vale per tutti. Nessuno può decidere per te, le motivazioni possono arrivare solo dall’interno.

4) Ha trovato subito un ambiente favorevole al suo cambiamento, o, come immagino, ci sono stati iniziali momenti di disagio? Ci racconti qualcosa..

Bè, 30 anni fa non c’era l’informazione che c’è oggi. Chi solo si dichiarava vegetariano era visto come un alieno. Pochissimi libri, non c’era la rete, l’approccio dei più verso il mondo veg era di diffidenza e derisione. Anche da parte di chi si occupava di ristorazione e quindi avrebbe dovuto gestire ogni situazione con lo stesso criterio. Non mi va di ricordarle, ma le umiliazioni, le assicuro, sono state moltissime.

5) “Figli Vegan”, il libro che ha colpito la mia attenzione, come potrebbe aiutare i ragazzi a cambiare scelte di vita, legate all’alimentazione?

Le diete vegetariane e vegane soddisfano pienamente le esigenze nutrizionali di bambini e ragazzi. Non lo dico io, ma l’Associazione dei Dietisti Americani (ADA) che lo ripete nelle sue posizioni biennali dal 1987. Ovviamente ci vuole attenzione. Per questo ho deciso di raccogliere le mie esperienze ed i miei studi in un libro, agile ma completo. In cui ci fosse tutto.

Recenti ricerche rivelano addirittura, ad esempio, che le diete vegane per bambini superano addirittura le dosi raccomandate per molti nutrienti e come i bambini vegani abbiano un introito più elevato di fibre e ridotto di grassi totali, grassi saturi e colesterolo rispetto ai bambini onnivori. Le accuse di provocare carenze proteiche, vitaminiche (B12 e D) e di sali minerali (Calcio, Ferro e Zinco) mosse a tali diete da alcuni medici sono dovute a casi sporadici, segnalati nella letteratura medica, di bambini malnutriti per ignoranza o per fanatismo ideologico dei genitori.

Al contrario un’alimentazione vegetariana equilibrata, anche se differisce dai canoni dietetici più seguiti, non è affatto contraria alle indicazioni dietetiche espresse da organismi nazionali, quale l’Istituto Nazionale della Nutrizione, attraverso i Larn (Livelli di assunzione raccomandati dei nutrienti) e internazionali quali l’Organizzazione Mondiale per la sanità, attraverso il Codice Europeo contro il Cancro. Tali indicazioni si riferiscono, in particolare, all’opportunità di una riduzione percentuale di grassi di origine animale, in particolare, all’opportunità di una riduzione percentuale di grassi di origine animale, di un contenimento nell’assunzione di proteine animali e di una corretta assunzione di oligoelementi, di un contenimento nell’assunzione di proteine animali e di una corretta assunzione di oligoelementi, fibre vegetali e polisaccaridi complessi.

6) Quali consigli offre a coloro che hanno desiderio di approcciarsi al veganesimo, ma non riescono a trovare validi punti di riferimento?

Io preferisco chiamarlo veganismo. Sa meno di setta, di religione. Ovviamente consiglio loro di non fermarsi al primo che parla, ma di ascoltare tutto, leggere tutto. Cercare i loro punti di riferimento in chi da molti anni si batte per fornire una corretta informazione. Non su chi si improvvisa oggi.

7 ) E per concludere: ci consiglia altri suoi testi, di medesima ispirazione?

Ho cercato e cerco di affrontare in maniera ampia il tema. Da molti punti di vista. Quindi ognuno potrebbe trovare ciò che cerca, dal significato profondo dell’essere vegan, alle ricette, alla nutrizione, alla salute, all’igienismo e al crudismo.

Antonella Pedicelli

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