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Vegetarismo – La carne è alimento adatto ai predatori.. non agli esseri umani

“Finché gli uomini si nutriranno come le tigri in essi permarrà la natura della tigre” (A. Kingsford)

Come è possibile che l’essere umano anatomicamente privo di qualsiasi arma naturale, di artigli, zanne, zoccoli, corna, veleno, aculei ecc., pur essendo strutturato come la creatura più inerme e meno programmata ad esercitare violenza e ad uccidere, come è possibile sia divenuto il più crudele e spietato predatore anche nei confronti dei componenti la sua stessa specie?

Che cosa lo ha inclinato alla violenza, al crimine, alla guerra fino a portare all’estinzione intere etnie e intere specie di altri viventi? Che cosa ha estirpato dalla sua coscienza la compassione, la sensibilità, sola vera ricchezza che lo distingue dagli animali predatori e che lo apre al rispetto dell’altro e al vivere in pace e in armonia?

A mio avviso due sono state le principali cause che hanno tralignato la sua natura: l’abitudine ad uccidere gli animali suoi compagni di vita lo ha addestrato alla violenza, alla morte, lo ha abituato alla vista del sangue al deprezzamento della vita sia dell’animale sia del suo simile. Uccidendo gli animali l’uomo ha ucciso la sua parte migliore, la compassione che fin dai primordi andava emergendo nella sua natura; ha ucciso il rimorso, la capacità di condividere le necessità vitali dell’altro; lo ha inclinato alla legge del più forte e ad ogni delitto anche nei confronti degli umani. Il secondo aspetto, che ha pervertito la natura umana, scaturisce dal tradimento alimentare ai danni della morfologia del nostro organismo.

Ogni specie è strutturata per nutrirsi con alimenti adatti al suo organismo: il carnivoro è strutturato a mangiare la carne di altri animali, l’erbivoro a nutrirsi di erbe e il frugivoro dei frutti delle piante. L’essere umano, che appartiene all’ordine dei primati, alla classe dei mammiferi, alla famiglia degli ominidi, al genere homo, alla specie homo sapiens, dovrebbe nutrirsi con i frutti delle piante, di erbe, bacche, radici e semi. Alimentarsi con cibi diversi da quelli stabiliti dalla natura è come mettere gasolio nel serbatoio di un’automobile progettata a funzionare a benzina, il suo funzionamento resta inevitabilmente compromesso, e nell’uomo gli effetti non solo a livello fisico ma mentale ed emozionale.

La carne è un alimento adatto agli animali predatori, serve a dare la carica dell’aggressività necessaria ad uccidere le loro prede. Se i predatori avessero avuto compassione delle loro vittime la loro specie si sarebbe estinta sul nascere. Se il leone mangiasse come gli erbivori o i frugivori (a parte eventuali carenze nutrizionali) probabilmente la sua natura cambierebbe, si trasformerebbe per acquisire col tempo una natura più mite. Per contro se gli erbivori o i frugivori si nutrissero di carne sicuramente la loro indole si sposterebbe verso la natura aggressiva oppure ne pagherebbero le conseguenze con lo sviluppo di particolari patologie.

L’esempio più lampante viene dalla sindrome della mucca pazza che si è ammalata ed è impazzita perché alimentata con cibi inadatti alla sua natura di essere pacificamente erbivora. L’identica situazione è trasferibile nella specie umana: da quando l’essere umano ha introdotto nella sua dieta anche la carne non solo si sono sviluppate tutte le peggiori malattie (la specie umana è la sola flagellata da 4.000 diverse patologie) ma ha sviluppato l’indole tipica degli animali predatori. L’insensibilità verso la condizione degli altri, l’indifferenza verso la sofferenza altrui e la crudeltà umana è aumentata proporzionalmente al consumo di carne.

Da quando l’essere umano ha adottato la dieta degli animali predatori, la sua natura e la sua indole è diventata sempre più simile a quella degli animali carnivori. Da quando a causa del benessere economico raggiunto in Occidente nell’ultimo mezzo secolo, la popolazione consuma grandi quantità di alimenti carnei, non solo sono aumentate esponenzialmente le malattie ma abbondano i delitti in apparenza ingiustificabili, la diffidenza verso l’altro, l’aggressività per futili motivi.

Ecco perché il consumo di carne è sempre stato ed è la principale causa delle maggiori sventure umane.

Franco Libero Manco

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Vegetarismo e filosofia: “E’ l’abitudine a massacrare ed a mangiare animali ciò che causa i più gravi problemi al genere umano..”

In che modo si manifesta il male nel mondo e nella vita di una persona? Sicuramente attraverso l’ingiustizia, la violenza, le malattie, la fame, l’ignoranza, la guerra. Quale è la causa?

Sicuramente è l’egoismo, la sete di potere e di denaro, la mancanza di sensibilità umana, l’indifferenza verso chi soffre, l’incapacità di immedesimarsi nel dolore della vittima. E che cos’è che impedisce all’essere umano di sviluppare una coscienza giusta, sensibile, fraterna e solidale, una mentalità libera dal desiderio di prevaricare sugli altri? Sicuramente la mancanza di educazione della massa ai valori fondamentali della vita, al rispetto della diversità, al rifiuto della violenza, al senso critico costruttivo.

E che cos’è che genera questa cultura che inclina l’essere umano alla violenza, all’indifferenza vero la sofferenza dell’altro, alla mancanza di compassione? Sicuramente è la visione antropocentrica che da millenni inclina l’essere umano a considerare sacrificabile ogni forma di vita non umana e lo inclina al disprezzo delle diversità formali e sostanziali componenti la vita, abituandolo a convivere con la logica della supremazia del più forte sul più debole. Se l’essere umano viene abituato, legittimato a sfruttare, sottomettere, violentare, uccidere gli animali ed ogni forma di vita, sperare poi che non abbia la propensione alla violenza e all’ingiustizia anche verso i suoi simili è pura illusione.

Da quando per estreme necessità di sopravvivenza la specie umana si nutrì della carne degli animali abbattuti l’uomo è diventato il più insensibile e spietato dei predatori; continuare a mangiare la carne significa perdurare nello stato di primordiale perversione che si esprime anche nei confronti degli esseri umani.

E’ l’abitudine a massacrare e a mangiare animali ciò che causa i più gravi problemi al genere umano, ciò che impedisce non solo lo sviluppo della vitale valorizzazione delle diversità ma della sensibilità umana, del senso di giustizia e di quell’intelligenza positiva imprescindibili per la realizzazione di un mondo finalmente libero dall’abuso, dalla violenza, dalla malattia, dalla miseria, dall’ignoranza, dal dolore.

Se si educasse la popolazione al sacro rispetto della vita di ogni essere vivente, ad apprezzare la diversità biologica nel suo intrinseco valore, a percepire l’anelito all’esistenza di ogni creatura non umana, come potrebbe l’uomo non amare e rispettare il suo simile? Ma tre sono le cause che precludono l’evoluzione morale, la vera cultura e la vera democrazia: 1) i mezzi di informazione al servizio del potere economico; 2) l’antropocentrismo religioso e non solo; 3) la medicina convenzionale. Questi generano simultaneamente ignoranza, malattia ed ingiustizia, incentivano, avallando, promuovono lo sfruttamento degli animali ed il consumo di carne privando la popolazione umana del bene supremo della salute, del pensiero libero e della sensibilità del cuore.

I mezzi di informazione al servizio delle grandi lobby agroalimentari-zootecninche, petrolifere e chimico-farmaceutiche, in grado di condizionare i prezzi di mercato agricolo e di ridurre alla fame intere popolazioni, manipolano la cultura rendendo indispensabile ciò che nel corso dei millenni è sempre stato superfluo, spingendo la gente ad utilizzare prodotti propagandati come utili, necessari e benèfici mentre vanno solo a loro vantaggio.

I mezzi di informazione, che dovrebbero essere al servizio del progresso sociale, morale e spirituale della popolazione, danno al popolo (dopo averlo condizionato) quello che il popolo chiede non quello di cui ha realmente bisogno, favorendo in questo modo la società dell’apparenza, dell’esteriorità, dell’immagine, del cattivo gusto, della volgarità. Se il popolo, abbindolato, chiede violenza, sesso, lusso sfrenato, essi danno violenza, sesso, lusso sfrenato e questo porta a modelli negativi, alla competizione, all’arrivismo, alla mancanza di senso critico, all’ignoranza piedistallo di tutte le tirannie.

Gran parte dei prodotti sponsorizzati dai media generano malattie con tutto ciò che ne consegue: sofferenza, dispendio di sostanze economiche ed umane, interruzione della vita professionale, emarginazione fisica, ecc. Una malattia cambia il destino di un uomo. Quando una persona è ammalata tutto si annulla, ogni cosa perde di valore e tutte le sue energie e le sue sostanze vengono assorbite nel tentativo di recuperare la salute. Anche se una persona è socialmente arrivata, anche se ricca, anche se possiede tutte le qualità e le virtù dell’universo, se non ha la salute è una persona debole, inerme e bisognosa di aiuto. I prodotti carnei sponsorizzati dai media, adatti agli animali carnivori, oltre a malattie generano aggressività e violenza, perché la carne fa aumentare i livelli dell’aminoacido tirosina e l’accumulo nel cervello di due neurotrasmettitori, dopamina e adrenalina che favoriscono appunto la stessa aggressività degli animali predatori. Chi se non i mezzi di informazione di massa, legittimati dallo Stato, dovrebbero favorire lo sviluppo della conoscenza e responsabilizzare l’uomo delle sue scelte? La religione antropocentrica che pone al centro della creazione l’uomo con la facoltà di disporre a suo piacimento della natura e della vita di ogni essere non umano, abitua l’uomo a convivere con la legge della supremazia del più forte sul più debole, allo sfruttamento di chi si ritiene non conforme a determinati paradigmi di intelligenza, bellezza, stato sociale secondo il concetto aristotelico (ereditato appieno dalle religioni di derivazione ebraica e dalla cultura occidentale, e non solo) secondo il quale i deboli sono destinati a servire i forti, gli schiavi fatti per i padroni, le donne per gli uomini. Il disprezzo verso le diversità formali componenti il sistema biologico inclina l’uomo allo specismo che a sua volta sfocia nel razzismo, nel predominio e quindi nella violenza. Inoltre l’accettazione passiva dei dogmi sanciti dalle dottrine religiose preclude il senso critico, l’indagine analitica conoscitiva, la mancanza di senso critico e quindi l’ignoranza. La carenza di sensibilità umana (madre di tutte le sventure) generata dalla violenza perpetrata nei confronti di ogni forma di vita, (diffusa in ogni latitudine) preclude al genere umano quei valori di compassione e condivisione imprescindibili per una società umana giusta, civile e capace di condividere le necessità vitali anche dell’altro. Se ciò che predispone l’uomo alla violenza e ai delitti è la mancanza di giustizia è l’incapacità di immedesimarsi nella vittima e di condividerne il dolore, nulla come la strisciante mentalità antropocentrica abitua l’essere umano ad una condizione di violenza e predominio ostacolando il vero progresso integrale dell’uomo. Chi se non la religione dovrebbe favorire lo sviluppo della pietà e della sensibilità umana verso l’altrui sofferenza? La medicina convenzionale che interviene sui sintomi senza rimuovere le cause della malattia, implicitamente autorizza il malato a persistere nei suoi cattivi stili di vita, nei suoi errori alimentari, assoggettandolo alla cure mediche, all’intervento farmacologico che spesso si traduce a danno per la salute umana (naturalmente senza disconoscere il grande contributo dalla medicina in tutti i casi di urgenza). Un meccanismo che asseconda le aspettative del popolo inerte e bisognoso di avere buone notizie sulla sua cattiva condotta; un popolo che esige dal medico la pillola che gli consente di non rinunciare alle sue abitudini malsane e indotte, che tende a sottovalutare o a trascurare del tutto l’importanza dell’alimentazione nella vita dell’individuo mentre questa è in grado di condizionare non solo la salute del corpo ma della mente e della coscienza. La mancanza di autodeterminazione e di senso critico, che non responsabilizza l’individuo sugli effetti delle sue scelte, favorisce l’assoggettamento e il dominio dei forti sui deboli. Una medicina i cui meccanismi d’indagine sono prioritariamente concentrati sui sintomi diffondendo così il bisogno condizionato impedendo all’individuo la capacità di essere artefice e responsabile delle proprie azioni, della sua salute e del proprio destino. La ricerca farmacologica viene indirizzata a dare risposta alle spinte consumistiche più che alle reali esigenze sanitarie basate sulla prevenzione delle malattie. Un cattivo stile di vita ed una innaturale alimentazione, responsabile di 9 decessi su 10 nel mondo occidentale, favorisce la mancanza di senso critico che a sua volta è foriero di dolore, morte prematura, ignoranza, dipendenza dagli altri. Chi se non il medico dovrebbe insegnare alla gente le regole del buon vivere per conservare o recuperare la salute?

Franco Libero Manco

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Filosofia vegetariana – Franco Libero Manco: “… ma speranza di un giorno più giusto mi è dura a morire nel cuore…”

Saggezza, equilibrio, tolleranza, disponibilità, garbo, gentilezza, umiltà, generosità, lealtà, gratitudine, coerenza nei grandi ideali di giustizia ecc., tutte attitudini e termini bellissimi dei quali spesso l’umanità è carente, ma che sono i veri valori interiori che ognuno dovrebbe possedere se vuole realizzare se stesso, essere felice e soprattutto operare per un mondo migliore.

Ma questo è possibile solo se ognuno incarna in se stesso l’ideale che vorrebbe vedere nel sociale.

Cercare di essere oggi migliori di ieri dovrebbe essere l’impegno e l’obiettivo di chi vuole progredire nella via della sua realizzazione. Ma occorre “essere” per diventare motori di partecipazione, di coerenza etica, di sensibilità attiva ed operante: se l’essere umano non è realizzato non può dare nulla di buono al suo contesto. E’ necessario sentire profondamente le necessità vitali dell’altro, l’importanza del proprio agire, considerare come unico il suo operare.

Chi realmente lotta per un mondo migliore deve puntare soprattutto su se stesso: quanto più uno è “realizzato” tanto più darà il suo positivo contributo alla causa. Ogni albero dà i suoi frutti e se l’albero non è buono i frutti non saranno “digeribili”.

Ogni azione è preceduta da un pensiero e ogni pensiero è condizionato dalla coscienza, per cui ogni nostra azione è l’espressione della fusione e della nostra maturità esistenziale, morale e spirituale. L’arma più efficace e potente nella diffusione dei nostri ideali è la testimonianza nell’esempio personale. La scelta di essere vegani oltre ad essere il mezzo per realizzare se stessi (e quindi un mondo migliore) è il frutto del nostro cammino evolutivo.

La decisione di abbracciare la causa vegetariana-animalista dà all’individuo la possibilità di un rinnovamento integrale, di un nuovo modo di pensare e di sentire; mentre ciò che impedisce l’evoluzione individuale, e quindi collettiva, è la chiusura in se stessi, l’attaccamento ai propri punti di vista, ai piaceri che finiscono con l’avere il sopravvento sugli ideali e precludere il proprio sviluppo.

Se da una parte non è possibile “essere” senza operare dall’altra l’operare caratterizza l’essere. La decisione di operare per il bene dell’altro è già testimonianza della propria maturità esistenziale; tale maturità è fortemente condizionata dalle nostre scelte quotidiane e alimentari che sono in grado di influire sulla nostra natura mentale e morale; mentre una scelta sbagliata nata dall’egoismo e dall’indifferenza verso gli effetti di tali scelte preclude la realizzazione di se stessi.

Arrivare ad essere liberi artefici del proprio destino, padroni della propria mente, del proprio corpo, della propria coscienza, è il vero ed essenziale scopo dell’esistenza, fine primo ed ultimo dell’uomo. Essere liberi non significa avere il diritto di parola e di azione, non è avere ciò che si desidera ma la capacità di comandare a se stessi.

Ho visto l’indifferenza degli uomini infrangere le speranze più ardite e l’insolenza trionfare dove il ricordo dell’amore annega nell’oblio. Ho visto l’ambizione aver presa nell’animo umano più degli ideali e l’egoismo innalzato a legge di vita. Ho visto le bandiere della violenza marciare sulle macerie dei più derelitti e i giovani vendere il proprio cuore per un’ora di assurda illusione. Ho visto città e foreste in fiamme e la giustizia naufragare su laghi di sangue fratricida. Ho visto fiori bellissimi sbocciare lì dove più s’addensavano le ombree un grido di speranza innalzarsi verso Dio dal cuore di chi ancora crede nel domani. Ho visto montagne di corpi senza vita nei mattatoi dove gli uomini trasformano i loro fratelli minori in tetro pasto per il loro ventre vorace. Ho visto uomini in camice bianco aprire il cuore ad animali indifesi per scoprire il segreto della vita. Ho visto nelle arene di un paese crudele tormentare per gioco e poi uccidere migliaia di giovani tori. Ho visto i candidi ghiacci del nord rossi di sangue per le pelli che gli uomini strappano ai teneri cuccioli di foca. Ho visto i mitici figli della giungl aserrati in strettissime gabbie dove al tormento segue la pazzia e gli uomini ridere sul dolore degli innocenti. Tante cose ho visto in questo mondo splendido e crudele e mi sono vergognato dell’essere umano, ma speranza di un giorno più giusto mi è dura a morire nel cuore.

Franco Libero Manco

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Vegetarismo, religioni “carnali” e la pietà negata…

Non esiste crimine più imperdonabile della sopraffazione dell’uomo sull’animale.

L’uomo ha trasformato la terra in un luogo di terrore e di tormento per gli animali: ha disseminato stabulari, macellerie, concerie, istituti di sperimentazione; ha riempito i frigoriferi e le sue dispense di ossa e parti smembrate dei poveri animali uccisi senza pietà e senza alcuna colpa e senza che mai si levasse dal suo cuore un senso di ripulsa e di vergogna.

L’uomo è diventato un torturatore implacabile, un boia spietato di buoi, di cavalli, di maiali, di teneri agnelli, di incantevoli pennuti, di pesci bellissimi, di esseri miti e aggraziati, pacifici, inoffensivi e ha degradato se stesso simile a belva assetata di sangue e affamata di cadaveri. Da essere dotato di emotività, sensibilità e senso estetico si è trasformato in un malefico cannibale rozzo e spietato.

Abbiamo trasformato i miti e dolcissimi vitelli dalla struggente bellezza e innocenza, le orgogliose galline, gli spavaldi puledri, i risoluti ed intelligenti porcellini, i teneri conigli, in cose da smembrare, triturare, fare a pezzi, arrostire, bollire per scaricarli nella fogna dopo averli fatti passare attraverso il nostro stomaco insaziabile e vorace. Mai al mondo gli animali sono stati trattati dall’uomo in modo così disumano.

Urla di disperazione si levano ogni istante dai milioni di scannatoi sparsi in tutto il mondo e mai le vittime sono state così inascoltate; mai la depravazione umana raggiunge i suoi massimi livelli come in un mattatoio. Esseri che non hanno che gli occhi per piangere e il cuore per soffrire spaventati a morte per le pene incomprensibili a loro inflitte. Esseri che non hanno la capacità di farsi capire nel nostro linguaggio, che non hanno avvocati, sindacati che li difendano, non c’è amnesty international per gli animali, non ci sono angeli o santi che vengono in loro aiuto: l’animale è solo nel suo sconfinato universo di dolore, inermi, in balia di tiranni impietosi.

L’animale che ci guarda, con la trepida speranza di essere lasciato in pace, non sospetta che nella mente dell’uomo alberghino piani così diabolici e sconvolgenti. E i veleni della carne ostruiscono non solo le arterie del nostro corpo ma i canali della saggezza, della sensibilità, della spontanea compassione verso le vittime del suo stupido, insensato e spietato egoismo.

Ogni giorno, 365 giorni all’anno, 300 milioni di animali trovano la morte a causa dell’uomo: un coro planetario di urla disumane, imploranti, strazianti si levano inascoltate verso questo mostro sanguinario che tutto sa sacrificare per non rinunciare al piacere del palato. La carne urla e le peggiori malattie dell’uomo sono l’effetto della tremenda nemesi karmica che attira su di se e condanna se stesso ad un destino di dolore.

Lo schifo ed il ribrezzo che derivano da tali sue espressioni superano di gran lunga ogni sua possibile giustificazione. Per millenni abbiamo costretto gli animali a lavorare per noi come schiavi ed essi, nella loro sacrale ed inoffensiva docilità, hanno obbedito pazienti e rassegnati alla tirannide umana sopportando fatiche immani, fame, tormenti, il castigo del bastone della frusta; li abbiamo coinvolti nelle mille e sanguinarie guerre fratricide; li abbiamo tenuti in prigione, in posti orribili per tutta la loro breve e infausta esistenza; abbiamo immobilizzato i giocosi vitelli impedendo loro l’innato ed irrefrenabile desiderio di correre e di giocare; li abbiamo castrati, mutilati, tosati, li abbiamo alimentati con cibi schifosi, li abbiamo privati dell’erba, della luce del sole; abbiamo annullato la loro dignità; li abbiamo imbottiti di farmaci per impedire che muoiono prima che giungano al mattatoio; abbiamo tolto alle madri i loro piccoli mentre i loro occhi si riempivano di lacrime; li abbiamo caricati a forza sui camion blindati e li abbiamo portati nell’inferno dei mattatoi dove l’odore del sangue e la vista dei loro compagni di sventura uncinati, sventrati, fatti a pezzi, smembrati, spellati, spesso ancora vivi, li ha fatti schiantare dal terrore.

E ora abbiamo il coraggio di addentare quella maledetta, disgustosa, puzzolente, putrescente parte di cadavere che nessun condimento potrà mai rendere digeribile alla nostra coscienza. E abbiamo anche il coraggio di dare ai nostri bambini questo pasto mortifero. Siano fatte visitare ai bambini le stalle e poi i mattatoi; sia loro spiegato che le bistecche, il prosciutto o la coscia di pollo non crescono sui prati come le margherite. Il crimine della peggiore condizione umana è quello di dare ai bambini da mangiare gli animali che amano. E non c’è opera meritoria dell’uomo che possa neutralizzare gli effetti di questa immane, folle, insensata, sistematica, criminale carneficina di esseri indifesi, innocenti, miti, generosi, buoni, belli, pazienti.

Questo non trova alcun perdono sotto nessun cielo dell’universo. Ma chi mangia cadaveri si cadaverizza. E’ una regola implacabile. In un costante e dissennato suicidio collettivo ci si ciba di animali morti, di cadaverina, di masse virali, di tessuti in decomposizione. Mangiamo i loro reni, il loro fegato, il loro cuore, il loro cervello, i loro intestini, le loro gambe, la loro lingua, la loro coda, i loro testicoli. Ogni piatto di carne porta con se un messaggio di morte: è un crimine contro la Vita e contro l’integrità del nostro organismo di animali fruttariani. Ma anche gli animali hanno un Dio e prima o poi la loro sofferenza ricade sui massacratori e sui mandanti, cioè i mangiatori di carne e su coloro che ne fomentano l’utilizzo.

Ma ciò che mi sconvolge, che mi fa impazzire, che devasta il mio equilibrio e valica ogni mia possibile giustificazione è che tutto questo avviene con l’avallo, la giustificazione e la benedizione della maggior parte delle religioni specialmente di ceppo ebraico e di ogni educatore religioso che ne fa parte. Ed io ne provo vergogna e orrore ad essere della stessa specie di coloro giustificano questo stato di cose. L’uomo non ha ancora i titoli per essere considerato tale.

Franco Libero Manco

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Pasqua 2012 – Astenersi dalle carni morte… è l’imperativo vegetariano

Carissimi, più che in ogni altro periodo dell’anno l’essere umano ha trasformato la Pasqua ed il Natale in un macabro scannatoio di animali. In questi giorni milioni di animali innocenti stanno per essere uccisi per imbandire con le povere carni del loro corpo martoriato le tavole degli umani pagando con la sofferenza e con la morte il prezzo di assurde tradizioni. E ironia della sorte sono i miti agnellini a pagarne le più dure conseguenze per festeggiare la risurrezione di Gesù che nel simbolo dell’agnello si è identificato.

Il donno maggiore viene dai mezzi di informazione di massa al servizio delle multinazionali zootecniche e dai programmi televisivi che fanno a gara a illustrare nelle rubriche di cucina pranzi a base di carne, pesce e derivati da animali.

Vi invito caldamente a scrivere alle emittenti televisivi e chiedere di non trasmettere banchetti di sangue che oltre ad essere l’esaltazione di una plateale violenza verso vittime innocenti sono la causa di quelle patologie che stanno mietendo il genere umano e che oltre a causare inquinamento, sperpero di risorse economiche ed energetiche, contribuiscono ad aumentare la fame nel mondo.

Vi invito pertanto a trovare quanti più indirizzi di rubriche da cucina che potete e inviare una vostra breve lettera di disappunto chiedendo di rispettare non solo la vita degli animali ma la sensibilità dei diversi milioni di vegetariani offesi da simili cruenti scene culinarie. Noi vegetariani, essendo un decimo della popolazione italiana, affermiamo il nostro diritto ad essere ascoltati e rappresentati. Cosa molto importante è scrivere direttamente ai direttori delle emittenti.

Per la Rai: Al Direttore Generale della Rai Lorenza Lei: l.lei@rai.it
Al Direttore di Rai 1 Mauro Mazza: m.mazza@rai.it
Alla conduttrice de “La prova del cuoco” Clerici: laprovadelcuoco@rai.it

A questi bisognerebbe aggiungere gli indirizzi di Mediaset e di altre tv. Confido nella vostra partecipazione e vi saluto con affetto. Inoltre vi prego di attivarvi per il giorno delle Palme e fare volantinaggio nelle vicinanze delle chiese con materiale di sensibilizzazione adatto a convincere il popolo religioso ad astenersi dal mangiare animali.

Franco Libero Manco

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