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La memoria del 27 gennaio e l’olocausto quotidiano

Il 27 gennaio di ogni anno, a partire dal 1945, si ricordano le vittime della shoà: ebrei, omosessuali, zingari e avversari politici che furono imprigionati nei campi di concentramento nazisti. Parecchi di loro perirono di stenti e di angherie, di esperimenti medici disumani, di fame, etc.

Ma è tuttora in atto uno sterminio quotidiano, ai danni di milioni di esseri innocenti, consumato sui fornelli a gas delle nostre cucine: l’olocausto animale.

L’umana ipocrisia e noncuranza verso la vita ignora questo continuo eccidio perpetrato con stolida determinazione dalla stragrande maggioranza di una razza che si considera superiore alle altre, la razza umana. Una razza che sistematicamente con metodi perlopiù artificiali fa nascere, imprigiona e mette all’ingrasso povere creature colpevoli di non avere la parola per esprimere la propria sofferenza e disperazione. Con metodi meccanici queste anime sante, considerate semplice carne, vengono infine sgozzate e passate al forno. Ecco l’olocausto del giorno per giorno. Ignorato e dimenticato per ignavia e per convenienza venale.

Per un senso universale di giustizia occorre ricordare, con la ricorrenza del 27 gennaio, tutte le vittime cadute per mano dell’uomo, in seguito all’accecamento dovuto ad una ideologia, ad una religione, ad una golosità… Vittime sempre innocenti, sempre mutilate e vilipese in nome di un “interesse superiore” o della ragion di stato o…. della culinaria….

Nel mondo, secondo gli ultimi dati disponibili, si allevano circa 1 miliardo e 300 milioni di bovini, 2 miliardi e 700 milioni di ovini e caprini, 1 miliardo di suini, 12 miliardi di polli e galline e altro pollame. Solo di bovini, ogni anno in Italia si macellano circa 4.700.000 animali. Ci troviamo in un mondo dove nessun politico parla degli animali massacrati tutti i giorni a milioni, dove i segnali di madre natura non vengono ascoltati nonostante i suoi continui avvertimenti…

Il menefreghismo e l’ignoranza penso siano i nostri veri nemici ma sono convinto che dovremmo aprire gli occhi a più persone possibile, dobbiamo smetterla con l’olocausto continuato. Cominciando dal rifiuto personale all’essere compartecipi dello sterminio a cui vengono sottoposti i nostri “fratelli minori” e delle sue conseguenze sul nostro modo di vivere e sul nostro pianeta. Forse solo allora potremo sperare in un vero cambiamento per una società che possa vivere in armonia con animali e natura senza odio, guerre, razzismo… un razzismo che comincia a tavola!

Alcuni potranno scandalizzarsi del mio paragone sugli stermini compiuti contro l’umanità rispetto a quelli verso il mondo animale… ma, pensiamoci bene, non è anch’esso un animale l’uomo? Non siamo noi tutti umani animali, definiti evoluti, che in seguito alla nostra presunta “intelligenza” siamo stati in grado di dominare tutte le altre e la nostra stessa specie? Non siamo noi animali che assoggettano tutto ciò che è vivo, che usano con mercimonio altri esseri umani e non umani, che distruggono l’habitat e gli elementi, che cancellano dalla loro coscienza l’appartenenza comune alla vita? Sì, siamo animali…. che hanno cancellato la memoria!

Paolo D’Arpini

Circolo Vegetariano VV.TT.

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Roma, 2 settembre 2016 – Sit-In di “pacifisti” che hanno sostenuto i “ribelli” ed ora manifestano per la pace in Siria

Non sono siriani, quei tagliagole chiamati “ribelli democratici” che combattono contro il governo legittimo siriano e che si fanno notare in continuazione per i loro atti schizofrenici di gratuita violenza. Sono mercenari reclutati ovunque e foraggiati da USA, NATO, Turchia e paesi del Golfo.

Eppure i media main stream continuano a elogiarli ed a incensarli per le loro “opere meritorie”. E persino delle ONG pseudo pacifiste aggiungono i loro lai per tesserne le lodi e chiedere la loro “protezione” (vedi l’ultima boutade di Amnesty International: http://paolodarpini.blogspot.it/2016/08/siria-quel-che-i-giornali-non-dicono.html) ed ora che i tagliagole -come sembra dalle ultime notizie sul campo- stanno per essere sconfitti, finalmente, e sradicati dal territorio siriano le pseudo associazioni pacifiste inneggiano alla tregua, alla pace, alla cessazione delle ostilità. Roma, Piazza Santi Apostoli, il posto migliore per scendere in piazza e versare lacrime di coccodrillo: venerdì 2 settembre 2016 si terrà un Sit-In di “pacifisti”, che hanno sostenuto i “ribelli” ed ora manifestano per la pace in Siria e chiedono “Stop bombe in Siria”.

Comunicato Stampa:
IL 2 SETTEMBRE LE “SOLITE” ORGANIZZAZIONI CHE FIN DALL’INIZIO HANNO SOSTENUTO LA CAUSA DEI COSIDDETTI “RIBELLI” CHE DA 5 ANNI CERCANO DI DESTABILIZZARE UN PAESE CIVILE, LAICO E SOVRANO, COME LA SIRIA, CONTRIBUENDO AD INSANGUINARLO E A RIDURLO ALLO STREMO, ORA MANIFESTANO PER LA “PACE”.
C’E’ UNA SOLA STRADA PER RIPORTARE LA PACE IN QUEL MARTORIATO PAESE:
-PORRE FINE ALLE DURISSIME SANZIONI CON CUI L’ITALIA E ALTRI PAESI OCCIDENTALI STANNO AFFAMANDO LA SIRIA PER RENDERE IMPOSSIBILE LA VITA ALLA POPOLAZIONE; CHE INFATTI E’ COSTRETTA AD EMIGRARE IN MASSA.
-PORRE FINE AL CONTINUO AFFLUSSO DI FINANZIAMENTI, ARMI E MERCENARI CHE ALIMENTANO LE BANDE TERRORISTE E JIHADISTE CHE OPPRIMONO IL PAESE CON LA COMPLICITA’ DI MOLTI PAESI OCCIDENTALI, E DEI LORO ALLEATI, COME LA TURCHIA, L’ARABIA SAUDITA ED IL QATAR.
-PORRE FINE ALLA CONTINUA CAMPAGNA MEDIATICA DI FALSITA’ AMMANTATE DA FINTE MOTIVAZIONI UMANITARIE NEI CONFRONTI DELLA SIRIA.
-LASCIARE CHE I SIRIANI DECIDANO DA SOLI IL LORO DESTINO E DA CHI VOGLIONO ESSERE GOVERNATI.
(Vincenzo Brandi della lista Comitato No Nato e lista NO WAR)

Chi ha sostenuto (e forse sostiene ancora?) la guerra in Siria, può chiedere la pace senza ammettere l’errore?
Chi non si oppone alle sanzioni economiche ai siriani può chiedere l’ assistenza umanitaria ai siriani ?
L’ Italia con l’alleanza USA, Arabia saudita, Turchia, Egitto, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania, ha sostenuto la guerra dell’opposizione armata al governo siriano, l’Unione Europea e gli USA da 5 anni fanno un embargo economico alla Siria e ai siriani. Si può essere per la pace in Siria senza essersi opposti (opporsi) alle attività belliche degli autodefinitisi “Amici della Siria”?
Si può essere per l’assistenza umanitaria ai siriani, senza essere contro le sanzioni economiche ai siriani?
(Marco Palombo, Lista No Nato)

Noi vegetariani del Circolo VV.TT. siamo dubbiosi sulle ragioni del Sit-In del 2 settembre 2016 a Roma, ma questa iniziativa avrà una grossa copertura da parte dell’informazione, quindi dobbiamo intervenire anche noi che abbiamo condiviso una lettura diversa della guerra siriana, perciò se qualcuno dei nostri volesse esserci lo invitiamo a farsi portatore del nostro dissenso per la politica estera dissennata ed ipocrita che l’Italia persegue in Medio Oriente.

Paolo D’Arpini – Circolo vegetariano VV.TT.

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Integrazione – commento ricevuto via Email:

Il 2 settembre si terrà un sit-in “umanitarista” per la pace in Siria. Questa manifestazione è stata indetta da organizzazioni che in tutti questi anni, apertamente o obliquamente, hanno sostenuto gli attacchi dei tagliagole alla Siria laica e indipendente, con continue accuse sostenute da patenti e spudorate menzogne contro Assad e l’Esercito Arabo Siriano, come Amnesty, Tavola della Pace, Amici di Padre Paolo Dall’Oglio, o con immotivati silenzi, come Un Ponte per … .

Stupisce però l’adesione della rivista “Confronti” che finora era stata una notevole voce fuori da questo coro ipocrita.

Nel propagandare questa iniziativa, ancora si fa ricorso all’immagine del piccolo Omran fotografato sporco di polvere sul seggiolino di un’ambulanza. Un’immagine che ha fatto il giro del mondo grazie all’informazione mainstream.

E’ stato ormai stabilito che quell’immagine è stata una messa in scena organizzata da un gruppo di tagliagole affiliati ad al-Nusra/al-Qaida (filiale “Zenki”) e specializzati, quelli sì, nell’uccisione di bambini, tra cui un dodicenne palestinese da loro decapitato. Una messa in scena subito utilizzata dai propagandisti di guerra occidentali nell’ambito di una campagna orchestrata internazionalmente.

A stabilirlo non sono stati organismi governativi siriani, né i servizi di intelligence russi ma, state bene a sentire, l’Associated Press. Nonostante cotanta fonte d’informazione, i media occidentali non hanno riportato la notizia: ovviamente non potevano auto-smerdarsi e venir meno alla consegna propagandistica dei loro “azionisti di riferimento”, cioè dei centri di potere occidentali e mediorientali che foraggiano e armano i tagliagole (in senso letterale).

Meno che meno potevano far girare la foto che ho allegato, perché in questo caso si tratta di una piccola vera vittima dei bombardamenti dei “ribelli” asserragliati in alcuni quartieri di Aleppo:
Ecco la storia di Mahmoud riassunta dal dottor Nabil Antaki, medico di Aleppo Ovest, in francese, inglese e arabo (https://it-it.facebook.com/nabil.antaki.14/posts/692872734198237): «Mahmoud, 6 anni, è nato senza braccia. Otto mesi fa un colpo di mortaio tirato dai “ribelli” ha centrato l’appartamento della sua famiglia e lo ha colpito alle gambe. All’ospedale al Razi hanno dovuto amputargliele. Le ferite non si stavano rimarginando bene ed è stato trasferito da noi.Speriamo che un giorno potrà avere delle protesi e camminare. Lo curiamo nel programma “Civili feriti di guerra”. La storia vera di Mahmoud va raccontata a tutti. Lui dovrebbe essere l’icona delle sofferenze dei bambini siriani. Ne ho visti tanti, feriti da proiettili e mortai, alla testa, al petto…».
(Ringrazio Marinella Correggia, coraggiosa giornalista, per aver condiviso questa straziante testimonianza: https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2016/08/29/aleppo-se-e-lecito-mostrare-il-dolore-infantile-per-sensibilizzare-contro-una-guerra/ -).

Aleppo è stata assediata per anni dai tagliagole foraggiatti da USA, Qatar, Arabia Saudita e Turchia senza che nessuna organizzazione umanitarista abbia sentito il dovere di mobilitarsi, nonostante i ripetuti appelli dei più prestigiosi esponenti di tutte le confessioni cristiane presenti nella città. Ora che le sorti stanno cambiando ed è l’Esercito Arabo Siriano che assedia i pochissimi quartieri che erano caduti in mano ai tagliagole, si parla di “nuova Sarajevo”. Prima, evidentemente, quando era la lealista Aleppo ad essere assediata e martoriata con accanimento, il nome “Sarajevo” non poteva essere speso (e le vittime dei tagliagole assedianti venivano imputate ai difensori della città, con ripetute menzogne sostenute dalle organizzazioni “umanitariste”).

Ma in realtà, Aleppo non è una “nuova Sarajevo”, bensì una nuova Stalingrado.
Le scelte sono allora ineludibili. E sono per forza chiare anche se si cerca di mascherarle in ogni modo.

Chi come me è stato in Siria poco prima che venisse attaccata, ha il cuore spezzato a vedere come una nazione civilissima che stava progredendo, che stava risolvendo i suoi problemi, anche politici, coi propri tempi e viveva in pace da decenni (anche con Israele, nonostante tutto), sia stata deliberatamente e di punto in bianco cacciata in un incubo il cui orrore è sopra ogni immaginazione, per un semplice motivo: contenere la Russia e la Cina (e, in the process, venire incontro alle mene neocoloniali di Francia e Inghilterra, in affanno per la crisi sistemica).
Gli Dei della “nazione eccezionale” dalla loro dimora lungo il fiume Potomac a 9.434 km di distanza avevano deciso che o la Siria si faceva inglobare nel sistema imperiale di potere, oppure doveva grondare sangue dalla testa ai piedi. Questo è quanto. Questo è il punto. Questo è tutto l’essenziale.

Mi dispiace, ma il 2 settembre a Roma me ne starò ben alla larga da quel sit-in.

Piotr

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Commento ricevuto:

“Ho ascoltato la sera del 2 settembre il TG2 delle 8,30. Come previsto, la squallida manifestazione dei SS. Apostoli (organizzata dai finti “pacifisti” dell’ARCI, Amnesty, Un Ponte Per, FNSI, Tavola della Pace, ed – ahimè – anche S.Egidio) ha avuto vasta eco alla RAI con tanto di accuse al “regime” di Assad di bombardamenti indiscriminati sui civili e sparizione di decine di migliaia di persone. Ha concluso degnamente l’orribile Gentiloni che ha ribadito la necessità di un “governo di transizione” che mandi via Assad.
Benché fosse tutto previsto e scontato (l’ipocrita manifestazione serviva proprio a questo), ho sentito ugualmente un senso di disgusto e di vomito” (Vincenzo Brandi)

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Commento di Francesco: “Finora l’unica documentazione sulla consistenza della manifestazione di oggi l’ho trovata su Radio Radicale. https://www.radioradicale.it/scheda/485113/articolo-21-sit-in-per-sostenere-lappello-alla-tregua-e-il-rispetto-dei-corridoi
Mi sembrava ci fossero quattro gatti”

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Integrazione commento di Marinella Correggia:

Come spiega benissimo e sinteticamente Francesco qui
http://pecorarossa.tumblr.com/post/149888601289/un-consiglio-ai-ribelli-siriani-moderati
c’erano 18 persone in piazza “per la pace in Siria”, il 2 settembre, in realtà funzionale a quei gruppi di “ribelli moderati” che lo Shadi Hamadi relatore finale sostiene da sempre. Credo che i 18 fossero tutti dipendenti salariati – ben salariati – delle rispettive organizzazioni (quanto all’Hamadi, grazie alla tragedia siriana ha trovato Dio nell’orto – per dire di una fortuna insperata).
Insomma: zero militanti; un lavoro come un altro, nelle ore d’ufficio. “Una media di 0,72 persone per associazione”.

Siccome queste associazioni sanno anche fare benissimo la lobby (sempre in ore ufficio), la manif era perfettamenbte inutile: sono già ricevuti da governo e parlamento tutti i giorni. Del resto, come mi pare qualcuno degli impiegati abbia spiegato, “è una conferenza stampa non una manifestazione” (excusatio non petita…).

Le 18 persone sono state riprese infatti da tivù e media.

Allora, a rigor di logica politica, è molto più “manifestazione” una delle tante con magari otto persone che su Siria, Libia, Yemen, negli scorsi 5 anni abbiamo fatto a Roma, Napoli, Milano e altrove. Perché quelle persone non erano in piazza per lavoro ma per militanza. Per non parlare di quando si sono organizzate manif contro la guerra con alcune centinaia o migliaia…a partire da Napoli sulla Libia il 16 aprile 2011, per poi ricordare le manif a Roma e, il 12 marzo, in tutta Italia quest’ultimo anno.

INVECE NIENTE nel nostro caso. ZERO COPERTURA MEDIATICA, ZERO INTERESSE (o meglio: molte ingiurie) DA PARTE DELLE ASSOCIAZIONI TANTO INTERESSATE ALLA SIRIA; e ZERO OVVIAMENTE INTERESSE DA PARTE DEL GOVERNO.

Voi mi direte: ma lì’Arci ha milioni di iscritti (ai suoi bar), Amnesty decine di milioni…

Già. Allora vuol dire che LE MANIFESTAZIONI NON SERVONO A NULLA SE CHI LE FA NON HA ALLE SPALLE MILIONI DI ISCRITTI AL PROPRIO GRUPPO. E SERVONO SEMPRE ANCHE SE CHI LE FA PORTA IN PIAZZA SOLO L’IMPIEGATO.
QUALI CONCLUSIONI DOBBIAMO TRARNE IN TERMINI DI METODI DI AZIONE?

Marinella

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Integrazione di Fulvio Grimaldi:

Manifestazione sporca. Manifestazione pulita (Marinella Correggia). Vermi contro Stalingrado

Poco da scherzare c’è sui quattro gatti spelacchiati che si sono radunati il 2 settembre ai Santi Apostoli di Roma per celebrare Siria delenda est, obiettivo fatto passare per manifestazione per la pace. Erano più numerose le sigle dei rispettivi attivisti, ma quel che conta è che nell’Istituto di formazione di infiltrati, spie, provocatori e inquinatori, qualche credito in vista del diploma se lo sono guadagnati. Nomino solo le sigle più collaudate, quelle in cima al registro dei buoni: Amnesty, Arci, Tavola della Pace, Un ponte per, Amici di Padre Paolo Dall’Oglio…. Tutta gente che da anni si fa valere sui banchi della Buona Scuola Imperiale. L’oggetto sociale di questo florilegio di amici del giaguaro essendo la riproposizione della guerra d’aggressione e del colonialismo genocida che vi prospera, in termini di diritti umani, pacifismo, nonviolenza e democrazia, svolto tale compito nei confronti dell’Egitto delendum est con l’operazione Giulio Regeni, la convocazione successiva è stata per “Aleppo, la nuova Sarajevo”.

Come nel caso della Sarajevo dei pellegrini Nato, preti, tutine bianche, traffichini Ong, cianfrusaglia nonviolenta varia, dove, per la gioia di Madeleine Albright e del Clinton maschio, un assedio e una cacciata della popolazione serba diventavano il martirio dei bosniaci (armati e addestrati per conto Cia da Osama bin Laden), pianti e lamentazioni occultavano le metaforiche pugnalate che, nel contempo, si infilavano nella schiena del popolo siriano. Ovviamente, nella chiassata si sono osservati rigorosamente tutti i punti dell’ordine di servizio Nato. Una cifra a cazzo di cane, ma terrorizzante, sulle vittime dei quasi 6 anni di conflitto; la riproposizione, a dispetto dello sputtanamento consolidato, dell’immagine del bambino Omran, provata costruita e oscenamente falsa; le tonnellate di cenere sulla testa (di Assad) per l’infanticidio di massa in corso e sul quale si strappano con particolare foga i capelli la lobby nazisionista e quella dell’accoglienza UE (entrambi corresponsabili di quei bambini morti o in fuga); tortura, sparizioni forzate, bombe sugli ospedali (implicitamente attribuiti ad Assad); e, immancabile, l’invocazione di corridoi umanitari (esistenti, ma gestiti da russi e siriani) e della tregua (per consentire agli invasori di riprendersi dalle mazzate), mai di una fine all’aggressione.Tutti temi in cima alle priorità delle veline Nato-Golfo-Israele-curdi-jihadisti distribuite ai collaborazionisti italioti. Insomma, il mandato è stato eseguito, magari con ridicola consistenza numerica, ma con formidabile spirito di servizio.

Potrebbe apparire incongrua, sul piano della deontologia giornalistica come su quello della pura logica la presenza di certi partecpanti. Aleppo è difesa dalle truppe patriottiche e assediata, per un terzo, da terroristi mercenari. E’ libera e colpita dai mortai e dall’artiglieria di al Nusra per gli altri due terzi. Gli unici corridoi umanitari sono quelli garantiti dai russi e gli unici soccorsi arrivano grazie a questi corridoi. Aleppo è la Stalingrado della Siria, altro che Sarajevo, come intesa a suo tempo dalle spie pellegrine. Avrebbe poco senso, anzi nessuno, la partecipazione a una manifestazione di chiaro segno di parte – e di quale parte poi! – di organismi deputati alla nostra informazione: Articolo 21 e Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Il primo, associazione che si pone come custode del sacro principio “Stampa cane da guardia del potere”, la seconda, sindacato, cui spetta garantire ai giornalisti la libertà da condizionamenti ed asservimenti. Come questi due istituti intendano la loro missione statutaria, a Piazza Santi Apostoli l’abbiamo visto ribadito e perfezionato.

A proposito, questi due dioscuri del giornalismo libero e onesto stavano anche alle caciare per l’adepto di John Negroponte, Giulio Regeni. Noblesse oblige. – Fulvio Grimaldi

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Non tutto l’Islam è cattivo, se vissuto come legante sociale e di rispetto umano

Osserviamo che l’islamismo, non il fondamentalismo bombarolo, ma quello popolare e soprattutto quello di matrice sciita sta diventando simbolo di un ritorno all’umano. Infatti anche in occidente non son pochi coloro che si convertono. Il fatto è che la nostra società sta perdendo ogni valore umano, una società dell’immagine in cui le donne son solo carne da esibizione, gli uomini debbono arrancare sulla scala sociale senza remore morali o spirituali, i vecchi possono e debbono marcire in silenzio negli ospizi, i bambini sono istruiti nelle scuole a diventare servi del sistema, etc. In tutto questo marciume, in cui si cancella l’umanità a favore del consumismo, l’islam si propone come alternativa al degrado, riportando l’attenzione alle cose essenziali.

Spesso mi son posto criticamente verso alcune posizioni assunte nei paesi islamici, che non tengono conto dei diritti delle donne e della libertà individuale. Ma a dire il vero forse lì la condizione femminile gode di maggiore stima, sia pur nelle ristrettezze dell’espressione formale, altrettanto dicasi per le dignità personali godute nella vita sociale, ove è più sentita la regola del rispetto reciproco e dei valori condivisi.

Insomma l’Islam è sicuramente poco  “libertario” ma l’uomo comune vive in un ambito comunitario più rispettoso dei rapporti umani. Per queste ragioni l’islamismo si è ben inserito nelle pieghe della società occidentale e non solo per il continuo afflusso di emigranti di religione maomettana ma anche per il crescente numero di europei “convertiti”, soprattutto per i valori umani e le norme sociali manifestate in questa cultura.

La gente si converte all’Islam perché si sente socialmente più protetta e sviluppa nelle comunità una maggiore solidarietà interna, un po’ come succedeva ai cristiani della prima ora. Questo dovrebbe far meditare i nostri preti cattolici ed i nostri sociologi che ormai si interessano solo degli aspetti “economici” del benessere…

Ovviamente per persone laiche, come me, la considerazione verso ogni aspetto della comunità e della natura può essere sperimentata attraverso altre modalità, come ad esempio la spiritualità laica e l’ecologia profonda, ma dobbiamo comunque tener presente che non tutte le menti sono uguali, le disposizione sono diverse, l’importante è che -nei fatti- si proceda verso una crescita in intelligenza. D’altronde in quale altro modo possiamo conservare l’umanità…?

Paolo D’Arpini

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In dissociazione dell’attacco USA contro la Libia – Comunicato Stampa

Condanniamo nel modo più deciso la nuova avventura militare scatenata dagli USA in Libia con l’appoggio diretto o indiretto del governo italiano e di altri governi occidentali aderenti alla NATO.

Questa operazione guerresca viola nuovamente l’articolo 11 della costituzione italiana, già violato pesantemente con la precedente aggressione alla Libia del 2011 che ha distrutto il paese più ricco e sviluppato dell’Africa.

La nuova avventura bellica, scatenata con la motivazione ufficiale della lotta all’ISIS, è in realtà una nuova operazione neocoloniale che si propone due obiettivi concreti:

1) Una nuova spartizione delle ingenti risorse libiche: gas, petrolio, acqua sotterranea, grandi risorse finanziarie;
2) il sostegno al cosiddetto governo fantoccio SerraJ, imposto dall’esterno da un gruppo di potenze occidentali, mai eletto dai Libici e non riconosciuto dal Parlamento Libico regolarmente eletto.

Il ricorso a bombe straniere su Sirte non farà altro che favorire il reclutamento di nuovi jihadisti e un conflitto senza fine. Questo intervento a sorpresa USA, prontamente approvato dal governo Renzi, non è necessario, serve solo a cercare di rimescolare le carte in tavola. Creerà nuovo caos e basta.

Gli italiani sensibili al tema della pace sono invitati a organizzare forme di protesta – insieme a forme di controinformazione su questi gravi fatti – per dire al governo Renzi: L’Italia si dissoci dai bombardamenti, NO all’uso delle basi italiane e dello spazio aereo italiano.

Vincenzo Brandi – LIsta Comitato NoNato
Patrick Boylan – Rete Nowar-Roma
Paolo D’Arpini – Circolo Vegetariano VV.TT.

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Commento integrazione a cura di Adriano Colafrancesco:

“Occorre informarsi, per capire ciò che sta avvenendo. È bene sforzarsi di capire, per non essere manipolati dai sacerdoti del politicamente corretto e del pensiero unico legittimante il nuovo ordine mondiale classista monopolare. Bisogna, ancora, diffidare sempre della versione ufficiale, vuoi per corroborarla criticamente, vuoi per opporre a essa un’altra versione, corrispondente al vero. E, allora, proviamo a ragionare anche solo per cenni su quanto sta accadendo in questi primi giorni di agosto. L’Italia – è bene saperlo – sta mettendo al servizio della Nato e della monarchia del dollaro la base di Sigonella in Sicilia per bombardare imperialisticamente la Libia” (Diego Fusaro – il Fatto Quotidiano on line, 4 agosto 2016
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/04/attacco-in-libia-perche-favorire-il-terrorismo-appoggiando-gli-usa/2956341/)

Allora vale la pena di ricordare bene a tutti

quello che la tv non ci fa vedere
http://www.arcoiris.tv/scheda/it/2532/

“Ogni aereo, elicottero o mezzo corazzato dell’esercito americano dispone di uno o più registratori digitali, che memorizzano tutte le immagini esterne e tutti i dialoghi intercorsi fra i membri dell’equipaggio nelle varie operazioni. Quello che pubblichiamo, con sottotitoli in italiano, è un filmato che non doveva certo essere reso pubblico. Proviene da un AC-130, in missione notturna in Iraq. E’ il vero volto della guerra, ed è anche il vero volto del nostro alleato. I morti passano, la Storia rimane. E noi stiamo passando alla storia, ancora una volta, da una parte che molto probabilmente in futuro non ci piacerà riconoscere, e che cercheremo in tutti i modi di “rivisitare” ad uso e consumo delle nostre coscienze. Ma certe immagini non si cancellano. Il filmato dura sei minuti, e mostra in realtà due diverse azioni, delle quali abbiamo sottotitolato tutto quello che siamo riusciti a capire. Ma il resto non è difficile immaginarlo. Nella prima azione, che si svolge di notte, la telecamera è a raggi infrarossi, per cui gli esseri umani appaiono completamente bianchi. L’illusione di potersi nascondere nell’oscurità è, come vedrete, completamente fasulla. Se c’è qualcosa che turba profondamente, è questa schiacciante superiorità tecnologica unita al tono distaccato con cui si decide della vita e della morte altrui”
Per gentile concessione di www.luogocomune.net”

Mio commentino: “E tutto ciò al solo scopo di fare un dispetto alla Russia di Putin per l’ovvia conseguenza che il bombardamento sull’ISIS in Libia avrà sulla campagna di liberazione dall’ISIS in Siria…” (paolo d’arpini)

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Fedeli di fedi diverse in chiesa… ma non in moschea…

Non sono un “fedele” cristiano, anzi sono perfettamente laico, pur che da quando a Treia la Curia ha deciso di tenere aperta la chiesa di San Francesco, dove si respira una bella atmosfera di pace, non manco di soffermarmici quasi ogni sera per diversi minuti in raccoglimento e meditazione. Nessun altro entra in chiesa perciò posso starmene tranquillo in attesa quasi rituale dell’anziano custode che verso le ore 19.45 giunge a spegnere le luci ed a chiudere le porte. La chiesa è un luogo sacro dedicato alla divinità ed è giusto che resti aperto a tutti.

Teoricamente -da questo punto di vista- sembrerebbe corretto che le alte cariche ecclesiastiche abbiano invitato a preghiere comuni i praticanti di fedi diverse, in particolare musulmani, come segno di pace, di fratellanza e di rispetto per le reciproche religioni. Ma è veramente così?

Prima di andare avanti con questo discorso debbo fare un passo indietro a quando ancora giovane e desideroso di girare il mondo mi trovai in diversi paesi islamici e non mi fu mai impedito di entrare nelle moschee, anche se mi veniva chiesto di accedervi senza scarpe e di lavarmi i piedi in apposite vasche prima di entrare, ma questo avveniva solo durante le ore di “riposo” ovvero non quando si celebravano cerimonie religiose. In certi casi si poteva andare incontro ad estremi rifiuti, come avviene a La Mecca dove la visita alla Kaaba è strettamente consentita ai soli maomettani certificati (alieni di altri credo se scoperti sono sottoposti a minacce e scacciati in malo modo se non picchiati).

Ma torniamo all’Italia, anzi torniamo a Roma, ove fino all’avvento del cristianesimo vigeva una grande libertà di culto. A Roma, ed in tutte le grandi città romane, esistevano basiliche aperte ai devoti di qualsiasi dio (vedasi ad esempio il celebre Panteon) e fu in seguito a questa apertura sincretica che pian piano i cristiani, che appartenevano alle classi più derelitte e quindi più numerosi e determinati, riuscirono a prendere il sopravvento occupando pian piano questi templi collettivi e rendendoli loro sede esclusiva. Questa abitudine si ampliò sino ad occupare tutti i templi della paganità che furono riconvertiti in chiese cristiane (è un fatto storico riconosciuto che le antiche chiese siano state tutte edificate su mura e fondamenta di precedenti templi romani).

Ed ora vediamo cosa sta succedendo in Italia in seguito alle richieste vaticane di aprire le chiese agli islamici, per svolgervi funzioni comuni, con lettura di brani del vangelo e del corano e con diverse testimonianze di fede. Se questo atteggiamento sembra una apertura ed una mano tesa per pacificare gli animi, soprattutto in seguito agli eccidi di cristiani nel mondo (parecchie migliaia in tutta l’Africa ed in Oriente, ivi comprese donne e bambini) e di vari attentati terroristici compiuti in questi recenti anni, mesi e giorni da parte di “fondamentalisti” (definiti per quieto vivere “squilibrati), in realtà questo gesto di apertura e perdono cattolico, basato sul detto “porgi l’altra guancia”, è una sorta di sdoganamento dell’invasione islamica in corso.

A mali estremi estremi rimedi e l’abbiamo visto attraverso tutti i gesti compiuti dal papa nei confronti dei fedeli di Maometto (lavacro di piedi, accoglienza nelle parrocchie, gestione dei profughi, etc.). Bisogna però capire come vedono i musulmani questa apertura e chi sono realmente i musulmani che hanno accettato l’invito a presenziare alle funzioni comuni in chiesa.

I maomettani più tradizionalisti riconoscono in questa apertura cattolica un segno dei tempi che verranno. In primis la concessione di liberalizzare il loro culto nelle chiese è un chiaro segnale di apostasia da parte dei cristiani e di riconoscimento implicito della superiorità coranica, tutto ciò in attesa del Giudizio Universale, in cui verrà il Madhì che proclamerà una guerra santa per stabilire l’islam su tutta la terra, dopo aver sterminato o soggiogato tutti i non-musulmani.

C’è poi la posizione dei cosiddetti musulmani “liberali”, che sono quei fedeli di convenienza, tra cui parecchi italiani convertiti, che hanno tutto da guadagnare dal “sincretismo” papalino, anche per tamponare un’incipiente islamofobia che metterebbe a rischio gli affari milionari in corso legati allo spaccio di prodotti halal, alla costruzione di nuove moschee e di centri culturali di promozione islamica, etc. Dove ci sono affari da portare avanti è sempre meglio assumere il sorriso invece del ghigno (eventualmente il ghigno seguirà più tardi quando il potere sarà consolidato).

Stranamente ho notato che queste mie riflessioni “laiche” sono anche state fatte da cristiani senza paraocchi, persino da preti e vescovi che hanno avuto il coraggio di criticare le posizioni dei “vertici”, affermando che “nella chiesa vige la libertà di pensiero”. Questa frase mi sembra molto significativa… visto che per la “libertà di pensiero” in passato molti martiri furono messi al rogo. Ma evidentemente i tempi sono cambiati e non mi stupirei se il blocco monolitico cattolico si frantumasse, confermando così la profezia che questo sia l’ultimo papa…

Paolo D’Arpini

Comitato per la Spiritualità Laica, Via Mazzini, 27 – Treia (Mc) – Tel. 0733/216293

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