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Dal mare ai Monti… E la barca va! – Comunicato stampa dal Monte Euro e dintorni

“L’uomo Dal (Sachs) Monti… ha detto: sì…” (Saul Arpino)

Care, cari, e la barca va… Non si sa dove, ma va!

Intanto, pugnale fra i denti, anche le opposizioni (si fa per dire) si preparano all’arrembaggio, alla conquista dei posti liberi, tutti assieme appassionatamente verso il Governissimo. Quel che è sempre piaciuto a D’Alema, dove finalmente anche lui potrà comandare un po’ direttamente e non solo indirettamente (tramite il Bersano). Casini Fini transfughi vari anche essi, dopo il digiuno sabbatico, saltano sul barcone piratesco, battente bandiera BCE FMI. Il Berlusca, tapino, sotto coperta, medita come salvarsi le chiappe per il dopo Berlusconi. Il neo-nominato capo ciurma, Monti detto Mario il bancario, si appresta ad occupare lo scranno di tolda, sotto lo sguardo benedicente ed ammiccante del Capo dello Stato (quale terzo, quarto…?). Mancano i viveri? Niente paura il neocon.. scusate il neo-capo… guiderà la ciurma a terra per la conquista del Monte Euro. Spade alla mano e pugnale fra i denti, dicevamo, la ciurma arranca, ed arranca: “Quanto manca alla cima?” – “Avanti miei Prodi (lapsus froidiano), avanti miei prodi…” – Finalmente, dopo ardui sforzi, raggiunta la cima del monte… il Monti, con un ghigno, rivolto alla banda stanca: “Avete con voi le spade ed i pugnali?” – “Si, capitano, e pure ben affilati…” – Ed allora tagliate la cicoria… che c’è rimasta solo quella da mangiare!”.

Il Monte Euro non offre nulla di più….

Paolo D’Arpini

…………….

Commento di Danilo Perolio: “Ci sarebbe Goldman Sachs dietro all’ondata di speculazioni che ha in pochissimo tempo innalzato artificialmente lo spread tra i buoni del tesoro poliennali italiani e suoi cugini tedeschi. Uomini Goldman Sachs innescano la crisi, uomini Goldman Sachs si propongono per risolverla, salendo a Palazzo Chigi per realizzare misure che non sono state dibattute né sottoscritte attraverso un mandato elettorale da nessun cittadino italiano. La terza guerra mondiale non usa carri armati: le nazioni oggi si conquistano rendendo in pochi giorni i loro debiti insostenibili….”

………

Commnento di Fabrizio Belloni: “Monti, Amato, Dini, Bini Smaghi…. Neppure il pudore di nascondere o defilare la sconcia realtà: la Goldman Sachs schiera i suoi capitani, i suoi tenenti, i sergenti e (forse) un colonnello. La democrazia parlamentare ha svolto con diligenza il suo compito: portare l’occidente allo stato di alzhaimer conclamato. Stiamo portando strisciando tutto l’oro dei regni del mondo ai piedi dl popolo eletto…”

……….

Comunicato stampa aggiunto di Antonio Borghesi:

Vergogna Pdl-Lega-P​d-Udc – Nel maxiemendamento alla legge di stabilità, quella che saremo costretti a far passare sabato, c’è la solita polpetta avvelenata. Il rifinanziamento della legge “mancia” per 150 milioni di euro. Se vuoi saperne di più clicca qui sotto:

http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=452&Itemid=1

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Estremo appello a Silvio Berlusconi: “Prima di andartene in pensione, fai qualcosa di bello, rivela al popolo italiano la verità sul signoraggio bancario e sul debito pubblico…”

Estremo appello a Silvio Berlusconi: “Prima di andartene in pensione, fai qualcosa di bello, rivela al popolo italiano la verità sul signoraggio bancario e sul debito pubblico…”

“Muoia Sansone con tutti i filistei…” (Saul Arpino)

Di professione faccio il “pensionato” ho quindi parecchio tempo a disposizione per occuparmi degli argomenti che più mi stanno a cuore: la spiritualità laica, l’ecologia profonda e pure l’economia, due termini con il medesimo prefisso (“eco” = ambiente). La prima si interessa allo studio dell’habitat e la seconda all’ordinamento dello stesso.

Inizio a parlare del primo aspetto, quello ecologico, che conosco per esperienza diretta essendo vissuto per lunghissimi anni in un contesto semi-naturale, a contatto diretto con la natura e con gli animali.
E proprio osservando gli animali ho potuto constatare come spontaneamente essi soddisfano le loro esigenze primarie, come mangiano, come organizzano le loro comunità, come risparmiano sapientemente le risorse disponibili, in sintesi come essi siano in grado di sopravvivere mantenendo integra la capacità rigeneratrice delle risorse necessarie alla vita, in modo che possano fornire alimento per se stessi e per la loro progenie. Ed ho visto come negli animali tutta la loro espansione o regressione viene regolata in funzione di ciò.

Ricordo le osservazioni compiute nei confronti di varie specie, sia addomesticate che selvatiche.. e dove non sono potuto arrivare con la conoscenza diretta mi sono avvalso di ricerche di bravi etologi e naturalisti. Ho notato in tal modo che esiste un sistema integrato di relazioni nel vivente, vi sono interconnessioni a tutti i livelli, dall’inorganico all’organico. I rapporti fra le varie specie sono sempre in armonia, seguendo una complessa catena alimentare, tali rapporti sono utili al mantenimento dell’habitat e della sua vivibilità. Certo, la preservazione della vivibilità richiede di tanto in tanto un aggiustamento, in modo tale che l’ambiente e le diverse specie possano sostenersi vicendevolmente senza ledere al tessuto generale della vita.

La situazione nella società umana è diversa, almeno per quel che riguarda il suo ordinamento. E qui inizio a parlare di economia. Poiché l’astrazione dal contesto vitale e soprattutto per le differenti considerazioni sull’uso e sulla conservazione delle risorse. L’approccio umano al mantenimento della vita è secondario al meccanismo economico. Questo è iniziato sin dalla fine del neolitico, con l’affermarsi dell’agricoltura, dell’artigianato e di tutte le arti e scienze tecnologiche.. ma la spinta maggiore verso l’astrazione è subentrata con l’industrializzazione massiccia degli ultimi secoli e -recentemente. con il ”consumismo”.

In seguito a ciò l’economia è divenuta sempre più funzionale all’asservimento (in primis) dell’uomo al sistema e conseguentemente anche delle altre specie e delle altre forme di vita. Questo approccio è stato incrementato anche dalla “necessità” di promuovere una società in cui economia e crescita divenissero sinonimi. La spinta in avanti, il fertilizzante “chimico” per continuare a crescere è sostanzialmente la spinta a soddisfare esigenze prevedibili ed imprevedibili future, attraverso una produzione di beni innecessari e l’accumulo degli stessi, nonché attraverso una ragione emozionale tesa a soddisfare tali esigenze di “accrescimento” con foga e tensione.

Da qui l’immagine della costrizione psicologica a produrre e guadagnare, non per le esigenze reali ma per “pagare” (figurativamente) un debito. Infatti quando si sente di dover pagare un debito la mente è protesa in avanti e spinge ad operare “forsennatamente”. Forse è per questa ragione che nell’economia è nata la tendenza alla rateizzazione, alla formazione di debiti ed alla proiezione verso un ipotetico benessere “futuro” dimenticando però il presente.

Ciò avviene “all’esterno” con la continua costruzione di nuovi inutili aggeggi, di case in sovrappiù, di trasformazione degli elementi e consumo forsennato di prodotti usa e getta, coinvolgendo in questo processo ogni altra specie e risorsa. Ed “all’interno” con l’alienazione ulteriore dell’uomo dall’insieme ed una strutturazione vieppiù “regolata” e contorta della società, con sempre nuove leggi, norme di comportamento, manipolazione e repressione degli stimoli naturali, organizzazione del lavoro in senso utilitaristico, etc. Tutto questo sistema organizzativo sociale ha trovato un codice ed una attuazione ottimale per mezzo del sistema economico definito “moneta debito”.

Mentre sino a due secoli fa’ si manteneva in piedi l’economia per mezzo di una “moneta” di valore riconosciuto e garantito dalla solvibilità e traducibilità della stessa, in forma convenzionale di oro e argento, od in beni reali. Oggi siamo passati al sistema di una “carta moneta” dal valore nominale emessa non più dagli stati ma da banche private. Tale “carta moneta” viene prestata (da qui moneta debito) allo Stato e viene ripagata in forma di Debito Pubblico.

A questo punto avrete compreso che quando tale sistema economico e monetario viene accettato dall’intera comunità umana comporta che coloro che sono in grado di controllarlo e gestirlo in realtà controllano e gestiscono il potere sul mondo.

Ed quel che sta avvenendo a partire dalla fine del secolo scorso. Il giro di boa è stato prima gli accordi di Bretton Wood e poi l’inconvertibilità delle banconote in oro.
In tal modo le banche, cosiddette nazionali, possono stampare “carta moneta” senza copertura alcuna ed allo stesso tempo ricattando gli stati con un debito posto sul loro groppone. I grandi gruppi finanziari, le grandi banche, le multinazionali, detengono oggi la quasi totalità della ricchezza mondiale mentre le nazioni, democratiche e non, sono libere solo apparentemente…

Siamo tutti “in ostaggio” di un potere economico che non teme rivali.. e pertanto i cittadini, gli esseri umani nella loro globalità, sono esattamente come i polli in batteria.. vengono nutriti quel che serve per produrre uova, nelle loro gabbiette (a norma di legge) per essere poi gettati negli inceneritori una volta ottemperata e conclusa la loro funzione. E’ evidente che in questo modo, anche le persone più “abbienti”, e qui penso anche a Silvio Berlusconi, sono come polli leggermente più fortunati degli altri, che possono disporre di una gabbia più ampia e di cibo più abbondante.. ma nulla di più.. Per loro non c’è libertà né felicità né naturalezza di comportamento.

Ed andiamo avanti con le dolenti note…

Già da alcuni anni mi sto occupando dei temi predetti e di come poter risolvere il problema di questa nostra società. Per quel che riguarda l’aspetto ambientale e spirituale -come sopra detto- mi sono indirizzato verso l’ecologia profonda e la spiritualità laica e per quanto riguarda l’aspetto sociale ed “economico” ho partecipato a gruppi di sperimentazione e discussione su possibili metodi alternativi al lavoro industriale stile lager ed alla “moneta debito”.

Così io stesso ho tentato in vari modi cambiare il sistema, partendo da me stesso, ed ho pubblicato diversi articoli sulle mie esperienze.

Recentemente, avendo letto un articolo in cui si denuncia la responsabilità, da parte dello stato, della cessione del signoraggio monetario alle banche private (pubblicato qui: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/08/sovranita-monetaria-ceduta-alle-banche-e-truffa-del-debito-pubblico-svelate-con-parole-semplici/) ecco che (data la complessità dell’argomento) -nel tentativo di comprendere i meccanismi del funzionamento economico e soprattutto di come è avvenuto che le nazioni abbiano delegato le banche alla funzione primaria di battere moneta, conseguentemente amplificando la formazione del Debito Pubblico- una persona semplice una sera mi scrisse:

“Caro Paolo D’Arpini… Ho iniziato a leggere l’articolo (summenzionato) ma mi sono fermata dopo poco, scusa, sarà semplice (che non è)… Comunque mi faccio delle domande semplici, queste si e te le faccio a te: va bene, il sistema monetario mondiale é assurdo, ingiusto e inevitabilmente porta ad un accumulo del debito da parte degli stati. Ma se questo sistema vige da (…. dal 1971? non ho capito bene questo), come mai che in questo periodo c’è questa crisi, pure questa mondiale ma che stringe al collo in particolare certi paesi più di altri? In cosa hanno “peccato” questi paesi? E’ perché in Italia, ad esempio, il bilancio fra gli introiti (tasse) e le spese (pubblico) è sempre in deficit e quindi per colmarlo il paese deve chiedere sempre più moneta a debito? Ma se in Europa abbiamo scelto di stare e di starci con la moneta unica, non era il caso di pareggiarsi in quanto alle spese ed alle entrate? In Germania si parla di abbassare le tasse, anche se l’economia tedesca pare sia in difficoltà. Il debito pubblico italiano aumenta sempre, è per questo che si parla sempre del PIL che deve aumentare? Perché così, con le tasse in più che si pagherebbero, si può cercare di coprire il debito?”

Queste sono le domande che la “massaia” -alias Caterina Regazzi- mi ha rivolto ed io ho passato la palla ai “tecnici” per avere risposte concrete su quello che è signoraggio bancario e sul come si forma il “Debito Pubblico”

Ed avendo letto le varie risposte (pubblicate qui: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/09/come-si-forma-il-debito-pubblico-risposta-non-ce-o-forse-chi-lo-sa-racchiusa-nel-vento-sara/)

Caterina ne ha ricavato questa sintesi:

Sulla base delle domande rivolte ho cercato di sottolineare i punti più chiari e più utili per capire un po’ di più la questione monetaria.

Un punto fondamentale è questo espresso da Giovanni Passali:

“Una vera moneta NON DEVE ESSERE SOLO DEBITO per due motivi fondamentali:

1. è immorale, è un furto nei confronti dell’intera popolazione
costretta ad utilizzare quella moneta dalle leggi sul corso forzoso
(in questo senso è corretto dire che il popolo viene ridotto in
schiavitù); di fatto, la moneta viene sottratta al popolo (allo
stato), e poi “rivenduta” allo stesso, creando un debito che non
dovrebbe esistere;

2. il sistema è inefficiente per definizione, da un punto di vista
matematico e finanziario; il sistema non è sostenibile: riesce ad
andare avanti solo per un certo tempo, gonfiando i debiti del sistema
fino a livelli insostenibili.

Pensare di pareggiare il debito (o soltanto contenerlo) aumentando il Pil è una balla colossale. Non esiste nella storia dell’economia un solo caso serio nel quale un paese abbia contenuto il debito, aumentando il Pil.

Per aumentare il Pil occorre aumentare non solo la produzione, ma anche la quantità di moneta in mano ai consumatori, necessaria per acquistare la maggiore produzione. Ma in un sistema in cui la moneta è solo moneta-debito, una maggiore quantità di moneta farà aumentare il debito del sistema stesso.

Così, il primo vagito di un aumento del Pil è un aumento del debito.
Al contrario di quanto viene detto da tutti i commentatori sui media.

Anche Casimiro Corsi dice: una nazione più produce beni e servizi e più si indebita questo perché ciò che rende possibile gli scambi fra i cittadini è lo strumento moneta la cui creazione è detenuta in regime di monopolio dalle banche, centrali e commerciali.

Invece Giuseppe Turrisi scrive: finché la produzione tirava (crescita- PIL) la macchina economica dello stato girava e si potevano parzialmente pagare gli interessi che la moneta debito faceva maturare, quando la crescita è scesa allo 0,5 il debito si è fatto più presente (1980 miliardi).

Ancora Turrisi: il fatto che alcuni stati piuttosto che altri sentano la crisi dipende da molti fattori tra cui: la quantità di azioni che si posseggono della BCE, Germania, Francia ed Inghilterra sono i maggiori azionisti, avendo più azioni hanno, più interessi e quindi più guadagni ossia più liquidità e potere di acquisto quindi possono comprarsi i titoli di stato dei paesi più deboli, poi ci sono le mosse speculative che sono un altro danno. Questi paesi (quelli più in crisi) hanno peccato nell’aver delegato alla classe politica ignorante venduta di aderire ai trattati Maastrich e Lisbona a cuor leggero senza il consulto popolare

(ma il consulto popolare a cosa avrebbe portato visto che il popolo italiano, invece di informarsi su queste cose, preferisce guardare il grande fratello?),

di contro il popolo è per natura deresponsabilizzato e non gli va di studiare e conoscere ma solo di guardare il grande fratello

(e quindi sarà meglio che chi cerca di capire, anche con tutte le difficoltà che comporta essere arrivate a 52 anni senza aver masticato niente di economia, finanza, ecc. possa accedere a delle facili informazioni o sul web o con corsi, conferenze, ecc. e non che venga zittito con un “basta che sappia che la moneta deve essere ben amministrata… anche io nel mio piccolo, devo amministrare la mia di moneta, non vorrei più dover andare in banca a dire: faccia lei perché io non ne capisco niente. Mi sono chiesta in questi giorni anche una cosa: come mai nei programmi scolastici, a parte quelli di ragioneria – e non so in che modo- non vengono trattati temi economici? Basterebbero un paio d’ore alla settimana, per tutto il corso delle superiori – qualsiasi ) forse, per essere un po’ più attrezzati…., ma evidentemente é meglio che restiamo ignoranti. I vostri articoli sono tutti molto interessanti e alcuni anche molto chiari e comprensibili, ma, come ha detto giustamente qualcuno, bisognerebbe partire dall’ABC e penso a tante persone del mio ceto e del mio livello scolastico (laurea anche se “solo” in veterinaria), che non sanno niente di queste cose, anche se non vedono il grande fratello. Ho fatto girare alcuni vostri articoli, che mi parevano interessanti ad un certo numero di amici…. sconsolatamente devo dire che non ho avuto neanche un cenno di risposta. Probabilmente questo senso di fretta, impegno continuo e costante e sfinimento generale che aleggiano, non lasciano la voglia e il tempo per informarsi, credendo che forse qualcuno (berlusconi? casini? di pietro? bersani? vendola? ci pensino e provvedano per tutto IL POPOLO? Ma dove? Altra considerazione: questo stato generalizzato di cui accennavo (chi é disoccupato é disoccupato, ma chi lavora lavora più del solito…. sarà anche questo un sistema per tenerci soggiogati? e pur di non perdere il posto… si sta zitti e muti. Insomma mi pare un circolo vizioso: aumenta il debito pubblico, lo stato chiede ai cittadini di fare sacrifici e cioè pagare più tasse, andare in pensione sempre più tardi, non vedersi aumentare lo stipendio, dover lavorare di più – nel pubblico i posti che si rendono vacanti raramente vengono ricoperti, aumento delle varie “gabelle” – accise sulla benzina, tariffe delle utenze, ecc.

La vera alternativa è la moneta di stato, come nel North Dakota: non a caso l’unico stato degli Usa che, senza particolari risorse naturali, non ha debiti.

Passali: ……Se anche, per ipotesi fantastica, tutto il denaro circolante fosse consegnato per pagare il debito, dal giorno dopo dovremmo tornare a indebitarci sulla moneta per far ripartire l’economia (l’alternativa è il baratto, vuol dire la distruzione dell’economia).

Ma appurata questa verità….. facciamo proprio questo: smettiamola con questa faccenda della moneta debito. Lo Stato si mette a stampare la moneta senza più contrarre debito (è questo che sta facendo l’Islanda?)

Le parti in corsivo ovviamente le ha scritte Caterina Regazzi.

Ed in aggiunta, oggi mi scrive Daniela Carcea:

Provo a rispondere alle domande…

Domanda – Ma se questo sistema vige da (…. dal 1971? non ho capito bene questo), come mai che in questo periodo c’è questa crisi, pure questa mondiale ma che stringe al collo in particolare certi paesi più di altri?

Risposta – Dal 1971 si dà il via alla stampa di moneta fiat, non coperta da nessun controvalore e di conseguenza aumenta a dismisura la possibilità per le banche private di fare prestiti in leva a causa della bassa riserva frazionaria, ho 100 in cassa e arrivo a prestare per 1.000, grazie all’accesso a bassi tassi alla liquidità fornito dalle Banche Centrali. Nel 2008 scoppia tutto perché il mondo è pieno di prodotti finanziari creati grazie a questo sistema. Vengono colpiti i Paesi europei perché Usa, Giappone e UK pur avendo organizzato anche loro il sistema con la Banca Centrale detentrice della sovranità monetaria, stampano continuamente moneta per comprare i titoli del debito invenduti alle aste primarie. Negli ultimi anni la Fed è arrivata a detenere quasi 3 miliardi di dollari di titoli a stelle e strisce, grazie anche alle operazioni definite di quantitative easing (facilitazione quantitativa). Lo stesso il Giappone che si è comprato un bel po’ del suo debito e inoltre quello collocato sul mercato e tutto in mano di investitori e banche giapponesi. Lo Statuto europeo invece ha impedito alla BCE di intervenire sul mercato primario per comprare titoli dei Paesi europei, lo ha fatto solo sul mercato secondario e su quantità parecchi limitate. Quindi è stato facile per la speculazione finanziaria guidata da quella anglosassone con la complicità delle agenzie di rating, innescare un attacco pilotato ai debiti sovrani dei Paesi europei e nello specifico a quelli considerati più deboli i Piigs. Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna. Piigs fra cui all’inizio l’Italia non c’era, ma che ora è vi presente in maniera drammatica. la realtà è che i conti pubblici di questi Paesi non sono peggiori di quelli ad esempio di alcuni Stati degli Stati Uniti come California, Arizona o Minnesota. Ma per questi garantisce (per ora) la stampatrice federale.

Domanda – E perché in Italia, ad esempio, il bilancio fra gli introiti (tasse) e le spese (pubblico) è sempre in deficit e quindi per colmarlo il paese deve chiedere sempre più moneta a debito?

Risposta – Per colmare un deficit non si deve necessariamente chiedere moneta a debito, si possono anche tagliare le spese o aumentare le tasse.
L’Italia è in deficit ininterrotto dal 1964, perché il pareggio di bilancio di per se stesso è difficile, nei sistemi consociativi come quello italiano, dove con la spesa pubblica si compra il consenso questa degenerazione favorisce bilanci in negativo.

Domanda – Ma se in Europa abbiamo scelto di stare e di starci con la moneta unica, non era il caso di pareggiarsi in quanto alle spese ed alle entrate?

Risposta – L’Europa ha cercato di darsi delle regole, fra cui quella tendente al pareggio del bilancio, ma lo scoppio della crisi dei subprime e dei derivati ha fatto crollare tutto il sistema finanziario e questa botta poi ha condizionato l’economia, cioè la produzione e il consumo dei Paesi ricchi, pertanto il rapporto debito pubblico/pil di tutti i Paesi è peggiorato. Ed è peggiorato anche perché gli Stati hanno dovuto indebitarsi ulteriormente per salvare le banche colpevoli dello scoppio di questa crisi.

Domanda – In Germania si parla di abbassare le tasse, anche se l’economia tedesca pare sia in difficoltà. Il debito pubblico italiano aumenta sempre, é per questo che si parla sempre del PIL che deve aumentare? Perché così, con le tasse in più che si pagherebbero, si può cercare di coprire il debito?”

Risposta – Si, bisogna crescere per abbassare quel rapporto di cui parlavo prima, che è l’indice dello stato di salute di un Paese più importante.
C’è da dire che la crescita necessaria per poter ripagare questi debiti è una crescita impossibile, per vari motivi e quindi la soluzione dei problemi va cercata da un’altra parte, ad esempio nel default pilotato dei debiti pubblici, la nazionalizzazione per alcuni anni del sistema bancario e il cambio di sistema monetario.

E qui continuo il mio discorso…

Spero, con quanto sinora detto, che questo tema sia stato chiarito una volta per tutte… Sostanzialmente i tecnici, provenienti da varie estrazioni politiche, hanno consigliato “il recupero da parte dello Stato (degli Stati), della facoltà di stamparsi cartamoneta in proprio senza più ricorrere alle banche centrali (private). Insomma restituendo nelle mani della Nazione il diritto di amministrare la propria economia e di battere la propria moneta, chiudendo così il rovinoso capitolo della “moneta debito”.

Voglio concludere con un appello, suggerito da Giuseppe Turrisi, rivolto personalmente a Silvio Berlusconi…..

Il Cavaliere ha annunciato l’intenzione di dimettersi… afferma che vuole far passare alle Camere un decreto legge ad hoc per le norme richieste dalla BCE e dal FMI (ovvero i nostri affamatori) e poi si ritirerà “anche lui, in pensione”?… Non sappiamo ancora se ciò realmente avverrà.. e se si andrà alle elezioni o se come sembra quasi certo, al posto di Berlusconi il presidente della Repubblica Napolitano chiamerà Monti, da lui appena nominato senatore a vita (Mario Monti, gradito a Francia e Germania, è presidente europeo della Commissione Trilaterale, il gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, entrambi accusati di essere il vero governo occulto del mondo. Dal 2005 è anche International Advisor per Goldman Sachs, la prima banca mondiale…).

Però…. forse -in extremis- Silvio Berlusconi qualcosa di buono per l’Italia potrebbe farla… con tutte le sue televisioni e tutti i suoi giornali ed i suoi mezzi può far sapere agli italiani la verità sul Signoraggio bancario… e sul debito pubblico e promuovere un referendum per il recupero della “sovranità” nazionale e popolare…

Dico questo perché -purtroppo. Non si può sperare che le opposizioni, Casini, Fini, D’Alema, Bersani e compagni, compiano una mossa simile, avendo già dichiarato che sono “più liberisti” (tradotto: più filo banchieri) del PDL (e tra l’altro sono decisamente filo-Montiani….).

Sursum Corda. Italiani ed abitanti della Terra, forza e coraggio e -come dicevano i nostri padri bergamaschi- “…Alegher, che il bus l’è semper negher…”

Paolo D’Arpini

Presidente del Circolo vegetariano VV.TT.
Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana

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Berlusconi? Sarkozy? Merkel? Obama?… Ecco i veri detentori del potere decisionale in Italia, in Europa e nel mondo

Berlusconi? Sarkozy? Merkel? Obama?… Ecco i veri detentori del potere decisionale in Italia, in Europa e nel mondo

Quel che più spaventa e preoccupa negli atteggiamenti del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non è tanto la sua dipendenza “sessuale”, il suo gusto per l’esagerazione e la pacchianeria espressiva. Questi aspetti sono stati e sono tuttora presenti in molti potenti della Terra, avvezzi a comandare ed a non curarsi minimamente delle convenzioni sociali e della modestia umana.

Ciò avviene poiché sentono di aver raggiunto una posizione incensurabile. Basti vedere i comportamenti poco controllati di alcuni governanti assoluti del passato, le debolezze di Mussolini che si faceva le sveltine in un lettuccio di Palazzo Venezia, le squallide orge sado-maso di Stalin o Hitler con i gerarchi, il grande Mao che cambiava ogni giorno ragazzina…

No, non è la devianza morale che colpisce in Berlusconi bensì la sua sudditanza ai voleri del “mercato”. La sua lasciva acquiescenza a svendere i beni e lo stato sociale della sua stessa Nazione per soddisfare le richieste di un potere economico finanziario “liberista”.

Tale condizione di sudditanza e stata recentemente dimostrata dal comportamento di Silvio Berlusconi di fronte ai diktat di Bruxelles. In verità non è la CE a chiedere l’impegno ma i “mercati”. Come se i mercati possono distruggere un Stato! Probabilmente uomini altrettanto moralmente deboli, come Hitler, Stalin, Mussolini. MaoTse Tung, ecc. non avrebbero mai permesso che ” i mercati” ricattassero un popolo e/o una intera Nazione per soddisfare le esigenze di commerci liberisti e di appropriazioni finanziarie e bancarie.

Salviamo le banche, salviamo il potere finanziario… è l’imperativo ululato dai politicanti. Cani da guardia al soldo di padroni occulti. Infatti non sono Obama, Putin o Merkel e Sarkozy.. o altri.. i veri detentori del potere decisionale… A decidere per tutti ci sono i manovratori della ricchezza mondiale, in grado di determinare le scelte politiche ed economiche sul pianeta Terra, sono una cinquantina di “finanzieri”. Sono loro che stabiliscono se dobbiamo bere mangiare respirare o tirare le cuoia…

Repetita iuvant. Un recente ed accurato studio statistico ed analitico, compiuto nella sana Svizzera, ci rivela quali sono le 50 “firme” che dominano il mondo..

1 BARCLAYS PLC GB 6512 SCC 4.052 CAPITAL GROUP COMPANIES INC, THE US 6713 IN 6.663 FMR CORP US 6713 IN 8.944 AXA FR 6712 SCC 11.215 STATE STREET CORPORATION US 6713 SCC 13.026 JP MORGAN CHASE & CO. US 6512 SCC 14.557 LEGAL & GENERAL GROUP PLC GB 6603 SCC 16.028 VANGUARD GROUP, INC., THE US 7415 IN 17.259 UBS AG CH 6512 SCC 18.4610 MERRILL LYNCH & CO., INC. US 6712 SCC 19.4511 WELLINGTON MANAGEMENT CO. L.L.P. US 6713 IN 20.3312 DEUTSCHE BANK AG DE 6512 SCC 21.1713 FRANKLIN RESOURCES, INC. US 6512 SCC 21.9914 CREDIT SUISSE GROUP CH 6512 SCC 22.8115 WALTON ENTERPRISES LLC US 2923 T&T 23.5616 BANK OF NEWYORKMELLON CORP. US 6512 IN 24.2817 NATIXIS FR 6512 SCC 24.9818 GOLDMAN SACHS GROUP, INC., THE US 6712 SCC 25.6419 T. ROWEPRICE GROUP, INC. US 6713 SCC 26.2920 LEGG MASON, INC. US 6712 SCC 26.9221 MORGAN STANLEY US 6712 SCC 27.5622 MITSUBISHI UFJ FINANCIAL GROUP, INC. JP 6512 SCC 28.1623 NORTHERN TRUST CORPORATION US 6512 SCC 28.7224 SOCIÉTÉ GÉNÉRALE FR 6512 SCC 29.2625 BANK OF AMERICA CORPORATION US 6512 SCC 29.7926 LLOYDS TSB GROUPPLCGB 6512 SCC 30.3027 INVESCOPLCGB 6523 SCC 30.8228 ALLIANZSE DE 7415 SCC 31.3229 TIAA US 6601 IN 32.2430 OLD MUTUAL PUBLIC LIMITED COMPANY GB 6601 SCC 32.6931 AVIVAPLC GB 6601 SCC 33.1432 SCHRODERSPLC GB 6712 SCC 33.5733 DODGE & COX US 7415 IN 34.0034 LEHMAN BROTHERS HOLDINGS, INC. US 6712 SCC 34.4335 SUN LIFE FINANCIAL, INC. CA 6601 SCC 34.8236 STANDARDLIFEPLCGB 6601 SCC 35.237 CNCE FR 6512 SCC 35.5738 NOMURA HOLDINGS, INC. JP 6512 SCC 35.9239 THE DEPOSITORY TRUST COMPANY US 6512 IN 36.2840 MASSACHUSETTS MUTUAL LIFE INSUR. US 6601 IN 36.6341 INGGROEP N.V. NL 6603 SCC 36.9642 BRANDES INVESTMENT PARTNERS, L.P. US 6713 IN 37.2943 UNICREDITO ITALIANO SPA IT 6512 SCC 37.6144 DEPOSIT INSURANCE CORPORATION OF JP JP 6511 IN 37.9345 VERENIGING AEGON NL 6512 IN 38.2546 BNPPARIBAS FR 6512 SCC 38.5647 AFFILIATED MANAGERS GROUP, INC. US 6713 SCC 38.8848 RESONA HOLDINGS, INC. JP 6512 SCC 39.1849 CAPITAL GROUP INTERNATIONAL, INC. US 7414 IN 39.4850 CHINA PETROCHEMICAL GROUP CO. CN 6511 T&T 39.78
(Source: Planetsave – http://s.tt/138oe)

Paolo D’Arpini

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Articolo collegato:

Who Runs the World ? – Network Analysis Reveals ‘Super Entity’ of Global Corporate Control

In the first such analysis ever conducted, Swiss economic researchers have conducted a global network analysis of the most powerful transnational corporations (TNCs).Their results have revealed a core of 787 firms with control of 80% of this network, and a “super entity” comprised of 147 corporations that have a controlling interest in 40% of the network’s TNCs. Strongly Connected Component (SCC); layout of the SCC (1318 nodes and 12,191 links). Node size scales logarithmically with operation revenue, node color with network control (from yellow to red). Link color scales with weight.[Note to the reader: see the very end of this article for a ranking of the top 50 'control holders']When we hear conspiracy theorist talk about this or that powerful group (or alliance of said groups) “pulling strings” behind the scenes, we tend to dismiss or minimize such claims, even though, deep down, we may suspect that there’s some degree of truth to it, however distorted by the theorists’ slightly paranoid perception of the world. But perhaps our tendency to dismiss such claims as exaggerations (at best) comes from our inability to get even a slight grip on the complexity of global corporate ownership; it’s all too vast and complicated to get any clear sense of the reality.But now we have the results of a global network analysis (Vitali, Glattfelder, Battiston) that, for the first time, lays bare the “architecture” of the global ownership network. In the paper abstract, the authors state:“We present the first investigation of the architecture of the international ownership network, along with the computation of the control held by each global player. We find that transnational corporations form a giant bow-tie structure* and that a large portion of control flows to a small tightly-knit core of financial institutions. This core can be seen as an economic “super-entity” that raises new important issues both for researchers and policy makers.” [emphasis added]* This “bow tie” structure is similar to the structure of the WWW (analyzing for most influential/most trafficked websites); see diagram below. A bow-tie consists of in-section (IN), out-section (OUT), strongly connected component or core (SCC), and tubes and tendrils (T&T).Data from previous studies neither fully supported nor completely disproved the idea that a small handful of powerful corporations dominate much or most of the world’s commerce. The researchers acknowledge previous attempts to analyze such networks, but note that these were limited in scope to national networks which “neglected the structure of control at a global level.”What was needed, assert the researchers, was a complex network analysis.“A quantitative investigation is not a trivial task because firms may exert control over other firms via a web of direct and indirect ownership relations which extends over many countries. Therefore, a complex network analysis is needed in order to uncover the structure of control and its implications. “To start their analysis, the researchers began with a list of 43,060 TNCs which were taken from a sample of 30 million “economic actors” contained in the Orbis 2007 database [see end note]. TNCs were identified according to the Organization of Economic Co-operation and Development (OECD) definition of a transnational corporation [see end note]. They next applied a recursive search algorithm which singled out the “network of all the ownership pathways originating from and pointing to these TNCs.”The resulting TNC network includes 600,508 nodes and 1,006,987 ownership ties. Bow-tie structure of the largest connected component (LCC) and other connected components (OCC). Each section volume scales logarithmically with the share of its TNCs operating revenue. In parenthesis, percentage of operating revenue and number of TNCsIn terms of the connectivity of the network, the researchers found that it consists of many small connected components, but the largest one (encompassing 3/4 of all nodes) “contains all the top TNCs by economic value, accounting for 94.2% of the total TNC operating revenue.”Two generalized characteristics were identified:1] A strongly connected component (SCC), that is, a set of firms in which every member owns directly and/or indirectly shares in every other member. The emergence of such a structure can be explained as a means of preventing take-overs, reducing transaction costs, risk sharing and increasing trust between “groups of interest.”and2] The largest connect[ed] component contains only one dominant, strongly connected component (comprised of 1347 nodes). This network, like the WWW, has a bow tie structure. What’s more, they found that this component, or core, is also very densely connected; on average, members of this core have ties to 20 other members. “Top actors” occupy the center of the bow tie. In fact, a randomly chosen TNC in the core has about 50% chance of also being among the top holders, as compared to, for example, 6% for the in-section. [emphasis added]“As a result, about 3/4 of the ownership of firms in the core remains in the hands of firms of the core itself. In other words, this is a tightly-knit group of corporations that cumulatively hold the majority share of each other.”In examining the details of this core, the analysis also showed that only 737 top holders accumulate 80% of the control over the value of all TNCs (in the analyzed network). Further,“despite its small size, the core holds collectively a large fraction of the total network control. In detail, nearly 4/10 of the control over the economic value of TNCs in the world is held, via a complicated web of ownership relations, by a group of 147 TNCs in the core, which has almost full control over itself. The top holders within the core can thus be thought of as an economic “super-entity” in the global network of corporations.” [emphasis added]Concerning the implications of this super entity, the researchers asked two fundamental questions: First, what are the implications for market competition, and, second, what are the implications for economic stability?Regarding the first question, the authors assert that no matter the origin of the SCC, due to its high degree of TNC network control, “it weakens market competition”. It is clear just from the history of anti-trust laws in this country (the U.S.) that concentrated ownership stifles free market competition and innovation, reduces over-all employment, and leads to excessive pricing. Zoom on some major TNCs in the financial sector. Some cycles are highlighted. Note: data for this analysis comes from the 2007 Orbis database — prior to the 2008 financial crisis, thus, firms such as Bear Stearns and Lehman Bros. are included.In regards to the second question, the researchers note that “the existence of such a core in the global market was never documented before and thus, so far, no scientific study demonstrates or excludes that this international ‘super-entity’ has ever acted as a bloc.“However, there is historical data — such as within the airline, auto and steel industries — supporting this possibility.“…top holders are at least in the position to exert considerable control, either formally (e.g., voting in shareholder and board meetings) or via informal negotiations.”Additionally, recent studies (Stiglitz J.E., 2010, Battiston S. et al, 2009) have shown that densely connected financial networks are highly susceptible to systemic risk. Despite the fact that such networks may seem robust in good economic times, in times of crisis however, member firms tend to enter ‘distress mode’ simultaneously. This was seen recently in the 2008 (“near”) financial collapse (note: 3/4 of the network core in this analysis are financial intermediaries).Calling their findings “remarkable”, they suggest that because “international data sets as well as methods to handle large networks became available only very recently, [this] may explain how this finding could go unnoticed for so long.”While the researchers acknowledge that verifying whether the implications of their findings “hold true for the global economy” is beyond the scope of their current research, they assert that their unprecedented attempt to uncover the structure of corporate control is “a necessary precondition for future investigations.”The paper, The network of global corporate control (Vitali, Glattfelder, Battiston) was published July 26, 2011, on arXiv.orgEnd Notes:The Orbis 2007 marketing database comprises about 37 million economic actors, both physical persons and firms located in 194 countries, and roughly 13 million directed and weighted ownership links (equity relations). This data set is intended to track control relationships rather than patrimonial relationships. Whenever available, the percentage of ownership refers to shares associated with voting rights. Accordingly, we select those companies which hold at least 10% of shares in companies located in more than one country. Overall we obtain a list of 43,060 TNCs located in 116 different countries, with 5675 TNCs quoted in stock markets.The definition of TNCs given by the OECD states that they “…comprise companies and other entities established in more than one country and so linked that they may coordinate their operations in various ways…”Diagrams: (source) The network of global corporate control (Vitali, Glattfelder, Battiston) = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = Top 50 Control-Holders Ranking:{source: the following is quoted directly from the research paper]This is the first time a ranking of economic actors by global control is presented. Notice that many actors belong to the financial sector (NACE codes starting with 65,66,67) and many of the names are well-known global players.The interest of this ranking is not that it exposes unsuspected powerful players. Instead, it shows that many of the top actors belong to the core. This means that they do not carry out their business in isolation but, on the contrary, they are tied together in an extremely entangled web of control. This finding is extremely important since there was no prior economic theory or empirical evidence regarding whether and how top players are connected.Shareholders are ranked by network control (according to the threshold model, TM). Columns indicate country, NACE industrial sector code, actor’s position in the bow-tie sections, cumulative network control. Notice that NACE codes starting with 65,66, or 67 belong to the financial sector.

Fonte: http://planetsave.com/2011/08/28/who-runs-the-world-network-analysis-reveals-super-entity-of-global-corporate-control/

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Alberto Meriggi e Treia – Storia, cultura locale e bioregionalismo nella “Lectio Magistralis” tenuta il 15 ottobre 2011 nella Sala Consiliare del Comune di Treia…

E’ buona norma, nell’approccio bioregionale, prima di tutto tentare di conoscere l’ambito che si vuole individuare, delimitandolo attraverso lo studio geomorfologico del territorio, della flora e della fauna. Questo ho cercato di farlo compiendo varie perlustrazioni attorno Treia, visitando le colline circostanti e le adiacenze dell’abitato, e osservando fiori, arbusti, alberi da frutto, piante selvatiche, insetti, uccelli ed animali vaganti, ed ascoltando le grida ed i rumori dei piccoli allevamenti rurali, con maiali, papere, galline, mucche, etc. Una volta compiuta questa opera, ed avendo anche preso visione e studiato le varie componenti urbanistiche che contraddistinguono l’antico borgo di Treia, ho tentato di riconoscere il contesto sociale e comunitario di Treia, sia quello antico e storico che quello presente, per come si è manifestato in questa piccola bioregione, composta di un monticello con le piane circostanti.

Per quanto riguarda il presente non ho avuto molti problemi, la conoscenza fortuita di vari personaggi treiesi e l’incontro e la immediata familiarità creatasi con la gente del posto mi ha consentito di apprendere lo spirito della comunità, la sua caratteristica peculiare e le sue note culturali. Mi sono sentito a mio agio in mezzo a questa comunità che sembra molto affezionata al luogo ed alle sue tradizioni popolari. Mi mancava quindi la conoscenza degli eventi storici che hanno configurato questo tipo di società…. Questa lacuna è stata ampiamente colmata, con un colpo di fortuna che mi ha consentito, nell’arco di alcune ore, di apprendere i minuti particolari della storia di Treia, partendo dai primordi sino all’unificazione d’Italia ed al periodo attuale. L’occasione è stata la manifestazione occorsa il 15 ottobre di quest’anno, presso la splendida sala consiliare del Comune in cui si è svolta una tavola rotonda, sugli eventi e sui contributi di Treia e dei suoi abitanti alla storia patria.

L’incontro, un “talk show” com’è stato definito dal suo ideatore e conduttore Alberto Meriggi, si è svolto con sapiente mescolamento di colori e di sapori… Foto, esibizione di cimeli, canti popolari, poesie, rimembranze romantiche, etc. Ma prima di continuare nella descrizione vorrei dire alcune parole sulla persona di Alberto Meriggi. Un docente universitario ad Urbino, nativo di Treia e qui residente, che conobbi in occasione di una battaglia -da lui sostenuta e portata avanti con determinazione- per la salvaguardia del paesaggio treiese, imbrattato da lucidi e neri pannelli di silicio posizionati a migliaia nei campi del circondario. Un vero scempio paesistico.

Durante un paio di incontri avuti con lui per strada mi colpì la sua modestia e semplicità di eloquio, pur nella profondità dei temi trattati nella difesa bioregionale.

Così il pomeriggio del 15 ottobre, mentre a Roma si svolgeva la fatidica marcia contro la corruzione del sistema, purtroppo degenerata in tafferugli non voluti dagli organizzatori, qui a Treia si cantava e descriveva il vantaggio ricevuto dalla comunità locale nel ricongiungersi pienamente alla patria. Ed anche Treia ha svolto la sua parte per la ricongiunzione… Questo ha comunicato Alberto Meriggi, corroborando le sue parole con numerose testimonianze. Durante la manifestazione comunale ho notato il religioso silenzio della folla numerosa e attenta. Io stesso sono rimasto avvinto ed immobile per tutto il tempo della narrazione e delle varie performances. Potrei meglio definire questo “talk show” con il titolo di “lectio magistralis”.

Ed ora, per contestualizzare l’evento e dare un senso di presenza diretta .. ecco una cronaca rapida su quel che è avvenuto durante l’incontro.

“Anche Treia ha fatto l’Italia” il titolo scelto da Alberto Meriggi ha ben rispecchiato gli obiettivi dell’evento che, da quanto annunciato in precedenza, erano solo quelli di dimostrare la presenza, finora sconosciuta, di personaggi, avvenimenti, aneddoti e situazioni particolari, nella vicenda storica treiese e marchigiano, particolarmente nel periodo rinascimentale. La conoscenza e l’amicizia personale di Meriggi ha fatto si che intervenissero a Treia per l’occasione, innanzitutto la prof. Annita Garibaldi Jallet, come ospite d’onore, il prof. Gilberto Piccinini, il prof. Leone Cungi e alcuni discendenti di patrioti treiesi.

La manifestazione ha avuto inizio con il saluto del sindaco Luigi Santalucia e dell’assessore provinciale maceratese Bianchini. Meriggi ha dato il via all’evento vero e proprio dando la parola ad Annita Garibaldi Jallet, pronipote dell’eroe dei due mondi perché figlia di Sante, a sua volta figlio di Ricciotti Garibaldi. Il primo intervento della Garibaldi è stato brillante e alla mano. Lei che ha detto di aver girato tutto il mondo per queste celebrazioni, si è mostrata meravigliata, ma con soddisfazione, della partecipazione di tante persone in una piccola comunità come quella di Treia. Subito dopo ha seguito la lettura da parte di Renato Pagliari di un brano presente in un giornale del 1932, pubblicato in occasione dell’inaugurazione del Monumento ai Caduti di Treia. Poi due giovani musicisti, Matteo Ortenzi e Davide Pucci, hanno suonato e cantato la famosa Ballata del Bellente, scritta da Giuseppe Gasparrini per ricordare le gesta del brigante appignanese Pietro Masi, detto Bellente, un renitente alla leva che diventò brigante e che fu ucciso in territorio di Treia. La tragedia chiuse a Treia il periodo dell’occupazione napoleonica. Da quella vicenda, puntualizzata da una conversazione con il prof. Mario Buldorini, Meriggi ha cominciato a raccontare, utilizzando immagini inerenti al parlato, lo sviluppo del patriottismo treiese, attraverso lo svolgersi dei fatti e la vita dei vari personaggi.

E’ emerso subito che le radici del Risorgimento locale hanno visto come protagonisti il conte Andrea Massimiliano Broglio d’Ajano, che, dopo aver combattuto in zona e anche con Gioacchino Murat, andò a morire nel 1828 in Grecia per la libertà di quei popoli, il poeta Giacomo Leopardi che scrisse la canzone “A un vincitore nel pallone” dedicandola al giocatore di bracciale treiese Carlo Didimi, e lo stesso giocatore Carlo Didimi. Quest’ultimo fu il primo organizzatore a Treia di attività di cospirazione contro il governo dello Stato pontificio. Il Didimi, insieme ai suoi compagni giocatori locali Luigi Butironi (di cui Meriggi ha mostrato per la prima volta la foto inedita) e Pacifico Fortunati, approfittava delle trasferte per le partite per avvicinare altri patrioti e le associazioni carbonare. Partecipò anche ad azioni militari a causa delle quali venne anche perseguitato col rischio dell’arresto. La signora Maria Teresa Fuscà, discendente di Didimi, ha puntualizzato aspetti della vita del campione e riferito alcuni aneddoti sul personaggio e la sua famiglia. Meriggi ha mostrato per la prima volta il certificato di morte di Didimi dal quale ha ricavato diverse informazioni. Poi è stata data la parola al prof. Leone Cungi di Monte S. Savino, studioso del gioco del pallone col bracciale, il quale ha presentato una breve relazione, con immagini, sui rapporti di Didimi con altri giocatori italiani patrioti. Carlo Didimi fece a Treia molti proseliti tra i giovani, tanto che diversi di loro abbracciarono le sue idee politiche e partirono per le guerre di indipendenza per arruolarsi nell’esercito regolare o come volontari nelle file garibaldine. Il conduttore ha iniziato a parlare dell’epopea garibaldina e dei treiesi che combatterono con Garibaldi.

A questo punto sono emerse alcune novità e sorprese. Contrariamente a quanto ritenuto finora, Meriggi ha dimostrato che numerosi sono stati i patrioti treiesi che hanno combattuto nelle file garibaldine come volontari e non solo i due ricordati in una iscrizione marmorea nel palazzo comunale. Sono stati fatti i nomi di tutti, attraverso la testimonianza di fonti d’archivio, e sono stati indicati i luoghi in cui hanno combattuto. Altra sorpresa interessante è stata la presentazione della foto di Luigi Bonvecchi, assolutamente sconosciuta a Treia, il garibaldino treiese che partecipò alla spedizione dei Mille. Di lui e del garibaldino locale Giovanni Sacchi, morto a Bezzecca, sono stati presentati documenti riguardanti la loro vita, la famiglia e il mestiere che svolgevano. Garibaldini treiesi furono presenti in tutte le battaglie condotte da Garibaldi, come Filippo Pierucci che nel 1849 prese parte alla difesa della Repubblica romana e del quale il pronipote Silvano ha presentato dei curiosi documenti, come i Comandamenti del garibaldino, e la camicia rossa con cappello del suo avo, del quale Meriggi ha mostrato anche la foto finora sconosciuta. Altri treiesi furono presenti in Trentino, alla difesa di Venezia, nella battaglia di Lissa e in quella di Castelfidardo, a Mentana e alla Breccia di Porta Pia. Meriggi ha fatto i nomi di tutti e ha voluto che l’elenco completo venisse allegato nella cartella di sala distribuita a tutti gli intervenuti. Interessante è stato anche il riferimento ad intellettuali e politici treiesi che hanno contribuito all’Unità d’Italia, come il dantista Giulio Acquaticci, del quale ha parlato la discendente Stefania Acquaticci, e il deputato e senatore del primo parlamento Carlo Luzi, il cui discendente marchese Gianfranco Luzi era presente in sala.

L’exursus storico è stato alleggerito, come detto all’inizio, da brani cantati dai due musicisti, riguardanti canti contadini marchigiani dell’epoca e canzoni popolari sull’emigrazione. Il lettore ha più volte letto brani di sonetti riguardanti i costumi dell’epoca del poeta-sarto treiese Raffaele Lausdei. Alla fine Annita Garibaldi ha chiuso l’evento con un intervento interessante nel quale ha ripreso i temi trattati da Meriggi e li ha puntualizzati e sottolineati. Ha anche elogiato il lavoro svolto a Treia dicendo che la manifestazione è stata ben organizzata e condotta. Alla fine Meriggi ha letto una poesia, scritta negli anni Cinquanta del Novecento dal poeta locale Rolando Sensini, avente per tema il pianto di una madre davanti al ritratto del figlio morto in guerra e, salutando i presenti, ha auspicato un futuro migliore per l’Italia unita, riferendo parole del Presidente della Repubblica.

Per concludere, una breve considerazione… Il senso di appartenenza e l’amore per il luogo in cui si vive è una condizione essenziale per il riconoscersi ri-abitanti bioregionali. Infatti nella adesione al bioregionalismo non si chiede l’appartenenza stretta all’etnia originaria di una data bioregione ma si sottintende la piena compartecipazione all’habitat ed alla cultura che vi si manifesta, nell’agire in sintonia con i viventi e confondendosi nella storia e tradizione locale. Perciò è importante conoscere il substrato culturale in cui una società bioregionale ha trovato il suo humus. Per questa trasmissione ringrazio vivamente Alberto Meriggi.

Paolo D’Arpini

Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana
Presidente del Circolo vegetariano VV.TT.

Carta degli intenti della R.B.I.: http://retebioregionale.go.ilcannocchiale.it/?r=28856

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Facebook impicciona e troglodita, taglia i ponti con Paolo D’Arpini – Analisi sulla natura della mente in chiave di spiritualità laica…

Me ne stavo tranquillo a completare il Giornaletto di Saul, quando mi si è piazzata davanti agli occhi l’invadente pagina di facebook che si auto-referenzia e si auto-propone qualsiasi altra pagina web si abbia sul desk. Un po’ sono rimasto scocciato.. anche perché ho visto che si trattava di una chiamata chat ed io non amo chattare, anzi mi repelle… la richiesta di contatto era di Giovanna L., appena iscritta al gruppo della spiritualità laica ed a quello del bioregionalismo ed ecologia profonda. Va beh, ho risposto con un saluto, pensando che fosse un’amica di Caterina.. ma questa Giovanna mi ha detto di non conoscere personalmente né me né Caterina, di abitare a Milano e di aver letto un paio di anni fa un mio articolo sulla natura della mente in chiave di spiritualità laica su non so più quale rivista… Dico non so più quale rivista poiché non solo ho dimenticato il nome.. ma non posso nemmeno andarlo a cercare sulla posta di facebook dato che subito dopo aver chattato mi è apparsa una pagina in cui facebook, in buona sostanza, mi ha cancellato dal social network. Appare all’inizio questa scritta: “Completa il controllo di sicurezza. I controlli di sicurezza aiutano a mantenere Facebook un sito affidabile e privo di spam. 1) Identifica le foto dei tuoi amici 2) Verify my account with a phone.
Insomma si fanno gli affari miei e vogliono che io comunichi il mio numero di telefono obbligatoriamente, per un controllo su non so che.. e siccome non ho telefono e comunque non intenderei consegnarlo al centro dati di facebook… ecco qua che non mi consentono più l’accesso. Infatti non avendo completato il controllo richiesto appare questa scritta: “Questo contenuto non è al momento disponibile. Impossibile visualizzare la pagina richiesta al momento. La pagina potrebbe essere temporaneamente non disponibile, il link su cui hai cliccato potrebbe essere scaduto o potresti non disporre dell’autorizzazione a visualizzare questa pagina…”

Ma non importa, prima o poi lo sapevo che avrei dovuto interrompere questo rapporto contro-natura con il demone facebucco…

In ogni caso sono riuscito almeno a ritrovare l’articolo per cui Giovanna L. mi ha cercato, è del 8 giugno 2009, e lo scrissi quando, ancora abitando a Calcata, sbarcavo il lunario alla Stanzetta del Pastore, facendo la lettura della mano et similia…

Eccolo qui di seguito:

“Luce e luce riflessa condividono la stessa natura fondamentale, come esistenza e coscienza, spirito e materia, sono un’unica cosa”.La mente è uno specchio che riflette la luce interiore per dirigerla verso gli oggetti esterni, questi oggetti vengono identificati tramite la capacità di emissione ed intensità dello specchio. Da bambino adoravo giocare con uno specchietto rubato a mia madre, con esso catturavo la luce solare e la dirigevo, attraverso una finestrella, dentro una cantina buia. Solo ciò che era illuminato dal fascio luminoso era visibile mentre il resto delle pareti e delle cose accatastate sul pavimento restava oscuro. Esattamente allo stesso modo funziona la mente, che illumina il mondo esterno.

Per analogia vediamo che la sorgente di luce, il sole, è come la consapevolezza suprema mentre lo specchietto è la mente. Ma la mente stessa, in effetti, è cosciente, essa è l’aspetto riflettente della coscienza. Dico “riflettente” per indicare la sua propensione a rivolgersi verso l’esterno. La mente non è altro che la capacità della coscienza di esteriorizzare se stessa.

Questo processo proiettivo lo possiamo osservare durante il sogno, in cui la mente da se stessa ed in se stessa crea un intero mondo, con varie entità in rapporto fra loro incluso un personaggio identificato dal sognatore come se stesso. Questo è il gioco della mente che fa apparire la forma dell’io e dell’altro. A questo punto il dubbio sorge “com’è possibile che la consapevolezza possa venire intrappolata e limitata dalla mente?”. In verità la limitazione della coscienza non è reale, allo stesso modo in cui la luce del sole non risulta compromessa o menomata dallo specchio, parimenti la pura consapevolezza è intonsa e non divisa dall’operato immaginario della mente individuale.

Dove sono interno ed esterno per la coscienza suprema che entrambi li compenetra e li supera? In realtà la sola idea di una tale separazione è impensabile nella sorgente di luce che unicamente è. Prendiamo ad esempio il sognatore che non viene menomato o compromesso dal suo sogno, essendo lui stesso ogni cosa proiettata nel sogno ed allo stesso tempo non essendone alcuna, parimenti la coscienza individuale e la pura consapevolezza si pongono negli stessi termini di relazione.

Una volta, in risposata alla domanda “cosa impedisce all’indifferenziata luce della coscienza di rivelarsi direttamente all’individuo che l’ignora”, il saggio Ramana Maharshi rispose “come l’acqua in una pentola riflette il sole nei limiti ristretti del contenitore, così le tendenze latenti (predisposizioni mentali), che agiscono da mezzo riflettente, catturano l’onnipervadente ed infinita luce della coscienza presentandosi nella forma del fenomeno chiamato mente”. Questa risposta del saggio ci fa percepire come la mente non sia altro che un agglomerato di pensieri, in cui primeggia il pensiero “io” dal quale sorge la falsa nozione di un individuo separato, che in realtà è illusorio tanto quanto la presunta separazione di un personaggio sognato rispetto al sognatore.

Attenzione, consideriamo però che il tentativo di comprendere intellettualmente questo processo è solo uno degli aspetti del “sogno” e non la verità. Infatti i saggi indicano la verità come ineffabile ed incomprensibile alla mente (intendendo la mente separativa ed esteriorizzata), tanto quanto l’immagine riflessa nello specchio non può capire o sostituirsi alla persona che vi si riflette. Un riflesso è solo riflesso non è sostanza.

E dunque com’è possibile giungere alla “sostanza” che noi siamo?

Colui che osserva, essendo in se stesso coscienza, non può mai divenire un “oggetto”. L’oggettivazione è una componente del dualismo esternalizzato: “conoscitore, conosciuto”. Ma questa dualità può essere ricomposta in un “unicum” in cui, scomparendo la diversificazione (ovvero l’elemento riflettente rivolto all’esteriorizzazione) permane la semplice “conoscenza”. Questa è la consapevolezza indifferenziata per ottenere la quale Ramana Maharshi consiglia: “Quando l’io (ego o mente) rivolge la propria attenzione alla sua sorgente, le tendenze o predisposizioni mentali accumulate si estinguono ed in assenza di queste (che sono il mezzo riflettente) anche il fenomeno originato dalla “riflessione”, ossia la mente, scompare e viene assorbito nella Luce della sola Realtà (il Cuore)”.

Eppure malgrado sia in fondo semplice e diretta l’auto-conoscenza resta un esame alieno ai più. La gente rifiuta di conoscersi, preferisce il mistero e l’ignoranza, evidentemente a causa di quelle famose tendenze mentali accumulate dalla mente, stipate nella memoria e nell’immaginazione.

Oggi a Calcata ne ho avuto ancora una volta conferma osservando il comportamento delle persone che si avvicinavano alla Stanzetta del Pastore, il luogo in cui metto a disposizione la mia esperienza in forma di “lettura della mano, archetipi e divinazione, psicologia transpersonale e conoscenza di sé “. Già il posto è molto nascosto e radi son coloro che arrivano in quel nascosto spiazzo di Via Cavour, inoltre quasi tutti si fermano davanti alla porta, leggono i messaggi ed esclamano fra loro “no, no… andiamo via, io non voglio sapere certe cose..”. Questo non impedisce ad alcuni di fotografare l’ingresso in legno molto “caratteristico”, commentando il recondito significato dei messaggi, andandosene per poi forse ritornare e poi ancora riandarsene senza aver avuto il coraggio di metter il naso dentro.

Di quei pochissimi che entrano una parte resta delusa “perché volevano sapere gli amori e gli affari”, si sentono defraudati “dalla lunga spiegazione inutile”, pensano che “gli ho fatto perdere un sacco di tempo, mentre potevano andarsene in giro per Calcata a divertirsi..” Quelli che pazientemente mi hanno sopportato fino all’ultimo, forse solo per buona educazione, se ne vanno lasciando pochi spicci, qualche monetina a mo’ di elemosina, perché in fondo “cosa avrà detto mai questo, che già non conoscessi? Solo chiacchiere e perborini”. Limitatissimo il numero di coloro che apprezzano il discorso e che se ne ricorderanno, forse.. saranno un paio, e forse verranno ancora a cercarmi, e di questi uno solo magari mi troverà… negli anni.

Paolo D’Arpini

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