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L’irresistibile discesa di matteo renzi

l'irresistibile discesa di matteo renzi

Alla deriva strisciante, quanto prevedibilmente inarrestabile, si sta condannando (e con lui noi tutti ndr) il giovane premier d’assalto, con cieca, determinata ostinazione, in un crescendo che ha trovato, al momento, il massimo punto d’approdo nella cosiddetta riforma “la buona scuola”, a fronte della quale siamo quasi portati a rimpiangere la disattenzione dedicata al sistema Istruzione da parte di altri precedenti governi. Né sono valse, a farlo arretrare, le reiterate proteste di piazza e sul web. Oggi la vistosa perdita di consensi tra i suoi, la manifesta insoddisfazione di larghe fasce di cittadini che avevano riposto nella sua anomala ascesa alla Presidenza del Consiglio convinte aspettative di esiti salvifici… Puntualmente smentiti da interventi di facciata spacciati per “significative innovazioni”; da dichiarazioni rocambolesche al limite dell’impudenza da presumibile sindrome da onnipotenza sotto il cielo made in Italy, controbilanciata da imbarazzanti balbettii al di fuori dei confini nazionali.

Ed ora che il dado è tratto, quale antidoto -purtroppo solo psicologico- a questi effetti per noi nefasti, ci sentiamo di intonare un bellicoso peana, di classica memoria, con sottese invocazioni agli Dei dell’Olimpo, perché espungano, sine die, dalle pagine del nostro vocabolario politico la lettera “R”. “Erre” come “riforme”
(e come renzi ndr).

Adriana Izzi

(Stralcio di un articolo apparso su “Il Bene Comune” di agosto – settembre 2015).

il signorotto provinciale

Video collegato: https://www.facebook.com/elio.lops/videos/vb.100003475058422/534323590026805/?type=2&theater

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Vita ed opere di Samarth Ramdas, il maestro di Shivaji

Ramdas e Rama

In un luogo chiamato Baadar, nel distretto del Maharashtra, nacque un bambino ad una coppia di sposi molto devota a Dio. Egli venne chiamato Narayana.

Questo bambino era piuttosto cattivo, litigava con tutti gli altri ed era negligente negli studi. Purtroppo all’età di otto anni il padre morì e la povera madre Ramaa Devi non riusciva più a tenere sotto controllo il temperamento dispettoso e difficile del figlio.

Parenti e vicini la consigliarono di sposare il ragazzo, pensando che una volta messo di fronte alle proprie responsabilità avrebbe migliorato il suo comportamento.

Così, sebbene il ragazzo avesse solamente 13 anni, Ramaa Devi si lasciò persuadere a combinare il suo matrimonio.

Il giorno delle nozze, secondo usanze comuni, venne posta una cortina di stoffa pesante tra lo sposo e la sposa. La tenda fu poi alzata per permettere alla sposa di avvolgere il filo sacro e beneaugurante intorno al collo dello sposo ma … sorpresa!

Lo sposo era sparito. Lo cercarono ovunque senza successo, di lui si perse ogni traccia, ed il matrimonio andò a monte.

Il ragazzo, sfuggito alla cerimonia nuziale, raggiunse Nasik, un posto vicino alla sorgente del sacro fiume Godavari. Si fermò per qualche tempo ed in seguito si spostò sulla montagna vicina chiamata ‘Chitrakoota’, questa montagna è considerata sacra perché Sri Rama visse qui per circa 12 anni.

Si scelse un piccolo luogo ameno, Panchavati, e vi si stabilì.

Narayana fu sopraffatto dalla bellezza e dalla grandiosità di quello scenario come pure dalla santità espressa dall’antico esilio di Rama in quei luoghi, tanto da passare il suo tempo costantemente immerso nella sua contemplazione.

Ma quale fu la causa che trasformò uno sprezzante ragazzetto in un giovane uomo devoto?

Per prima cosa si risvegliarono in lui le buone tendenze innate grazie allo shock prodotto dalla prospettiva di una vita matrimoniale gravosa di responsabilità, ma avvenne anche che, durante il suo soggiorno a Nasik, Narayana entrò in un famoso tempio di Hanuman dove pregò Dio con tutto il cuore per poter avere le stesse nobili qualità per le quali Hanuman era rinomato.

Egli seppe di essere stato ascoltato perché l’idolo incredibilmente si mosse con dolcezza trasmettendo al ragazzo delle vibrazioni spirituali.

Dopo 12 anni di dura penitenza a Panchavati, Narayana raggiunse la *Triplice Realizzazione* di Sri Rama, la stessa che ottenne Hanuman.

Si trattava di questo:

quando egli aveva la Consapevolezza del Corpo allora sapeva di essere il Servitore mentre Rama era il suo Maestro, quando era Cosciente del suo essere come Jiva, ossia come Anima Individuale, allora egli era una parte di Rama *(Visishtaadvaita)*

e quando era Cosciente di Essere l’Atma *, lui e Rama stesso divenivano Una Sola Cosa (Advaita)*.

Dopo aver ricevuto questa realizzazione, egli ritornò a Nasik, dove venne a sapere che il paese si trovava nella morsa della carestia.

Allora si rese conto quanto fosse estremamente egoista passare il tempo pensando solamente alla propria liberazione quando tutt’intorno la gente stava soffrendo la fame e fu allora che coniò il detto: “Rama nel Cuore e lavoro nelle mani”.

Entrò a far parte del servizio sociale con molto zelo e con tutte le sue energie, forgiando per se stesso ed il gruppo di lavoratori le massime: “Il servizio reso all’uomo è servizio reso a Dio” e ” il servizio ai villaggi è servizio a Rama”.

Egli riempì il serbatoio del suo Cuore con l’acqua sacra del Ramanam (Il Nome di Rama) che fluiva dal rubinetto delle sue mani per spegnere la sete di moltitudini di contadini.

Procedendo di villaggio in villaggio, adoperandosi nel lavoro sociale e cantando il Nome di Rama, arrivò fino alla punta della penisola Indiana.

Da qui si diresse ai centri di pellegrinaggio di Tirupati, dove ebbe il darshan del Signore Venkateswara ed a Hampi, dove adorò il Signore Viroopaaksha; infine ritornò a Nasik.

Sulla via del ritorno egli vide il santo Tukaram che cantava in modo così melodioso le glorie di Rama tanto da raccogliere intorno a lui un grande numero di persone, tra le quali Sivaji , il governatore del Maharashtra.

Ascoltando Tukaram, Sivaji fu preso dall’impulso di rinunciare al suo regno ed ai suoi beni per seguire il sentiero spirituale e comunicò questa sua decisione al santo. Tukaram però lo ammonì per la sua misera visione della spiritualità e lo esortò a considerare il dovere come Dio ed il lavoro come devozione.

In seguito a questo Sivaji pregò Tukaram di dargli l’iniziazione.

Ma Tukaram gli disse: “Il tuo Maestro non sono io, ma Ramdas e potrai ricevere l’iniziazione solamente da lui.”

Piuttosto indispettito Sivaji ritornò alla sua capitale.

Quando Sivaji venne a sapere che Narayana, ora conosciuto come Ramdas, si trovava a Nasik, mandò i suoi ministri, alti dignitari ed una banda di musicisti per invitarlo a corte, con tutte le tradizionali onorificenze che vengono attribuite ad un personaggio di grande levatura.

Quando Ramdas arrivò, il re lo ricevette con i dovuti onori, fece preparare per lui un alloggio nel palazzo stesso, e dopo avergli lavato i piedi spruzzando l’acqua sacra sul proprio capo, si sottomise a lui con tutta umiltà: “Riverito Maestro! Da questo momento il mio regno ti appartiene, ed io stesso sono vostro!”

Al che Ramadas rispose: “Figlio mio, io sono un asceta che ha rinunciato ad ogni cosa. Non ho né il diritto, né il desidero del tuo regno limitato. Il regno di Dio è illimitato e l’obiettivo di questa mia vita è aiutare chiunque a raggiungere questo regno illimitato. Per questo non voglio il tuo regno ma Io incorono te quale governatore del regno che mi hai offerto. D’ora in avanti sarai re con una differenza: dovrai considerare il fatto che questo regno non ti appartiene realmente ma appartiene a Dio e che tu sei solamente il Suo Strumento o l’amministratore di fiducia il quale farà ogni cosa per il Suo Interesse.”

Poiché Ramdas aveva capacità straordinarie di compiere grandi cose, venne conosciuto con il nome di Samarth Ramdas, l’appellativo ‘Samarth’ significa infatti ‘uomo dalle molteplici capacità’.

C’è un episodio della sua vita che descrive il contesto in cui gli è stato conferito questo titolo.

§

Era sua abitudine vestirsi e portare arco e frecce alla stessa guisa di Rama.

Un giorno, mentre passeggiava sulla riva del Godavari abbigliato in questo modo, alcuni Bramini gli chiesero se appartenesse alla tribù di cacciatori che si trovava sulla collina .

Ma quando egli rispose che era un devoto di Rama, gli domandarono come mai si vestiva e si equipaggiava allo stesso modo di Rama se era solamente il suo servitore.

Essi cercavano di metterlo in imbarazzo con domande come: “Perché imiti Rama solo con l’apparenza? Sei in grado di usare arco e frecce come fece lui?”

Proprio in quel momento un uccello sfrecciava molto alto nel cielo ed i Bramini gli chiesero se fosse capace di abbatterlo.

Con il nome di Rama sulle labbra, Ramadas puntò il suo arco e scoccò una freccia che colpì all’istante l’uccello facendolo precipitare proprio davanti ai Bramini.

Essi allora, vedendo l’uccello morto, incalzarono: “Non c’è armonia di pensiero, parola ed azione in te ed inoltre sei una persona malvagia perché, mentre canti il nome del Signore Rama, commetti il delitto di uccidere un’innocente creatura solo per mostrarci le tue capacità!”

Quando Ramdas replicò che questo era avvenuto solo su loro richiesta, essi obiettarono dicendo: “Se noi ti chiediamo di mangiare erba tu lo fai? Non sai pensare da solo? Non sai discriminare ?”

Allora Ramdas gentilmente replicò: “Signori, il passato è passato. Ditemi, per favore, cosa devo fare ora?”

Essi allora gli chiesero di pentirsi del suo peccato.

Allora Ramdas chiuse gli occhi e pregò Dio con tutto il suo cuore, pentendosi e chiedendo il Suo perdono. Poi aprì gli occhi e disse: “Nonostante il mio pentimento, però, questo uccello non è ritornato in vita!”

Con rimprovero i Bramini gli dissero: “Che zucca vuota che sei! Il pentimento non può disfare ciò che hai fatto, il suo scopo è solo quello di non ripetere lo stesso errore in futuro!”

“Secondo il mio umile punto di vista, questo non è pentimento” replicò Ramdas

“Dio ed il Suo Nome sono così potenti che se noi preghiamo sinceramente, la Sua grazia porterà di nuovo in vita l’uccellino.”

Così dicendo raccolse l’uccellino da terra, se lo strinse al petto e, con le lacrime che scendevano copiose dagli occhi, pregò intensamente: “O Rama! Io canto il tuo Nome con tutto il mio cuore, la mia anima e la mia mente, tu sai che non ho abbattuto questo uccello con l’intenzione di uccidere ma solo per ignoranza, possa la tua grazia far rivivere questo piccolo essere, oppure prenditi anche la mia vita insieme alla sua!”

Appena ebbe finito questa preghiera, l’uccello cominciò a battere le ali.

Ramdas allora aprì gli occhi e ,ringraziando l’Onnipotenza Divina, liberò l’uccello che volo subito nel cielo.

Attoniti e stupefatti alla vista di questo miracolo, i Bramini esclamarono: “O reverendissimo, perdonaci per non aver riconosciuto la tua grandezza. Poiché tu hai avuto l’abilità di uccidere un uccello in volo con un’unica freccia ed anche la capacità di farlo rivivere dopo la morte, da questo momento in poi sarai chiamato con il nome illustre di ” Samarth Ramdas!”

In seguito Ramdas visitò Pandaripuram dove fu un testimone del modo ideale in cui un uomo di nome Pundarika servì i suoi genitori, al punto da far attendere il Signore stesso (Panduranga) davanti alla sua casa finché egli non avesse terminato il servizio nei loro confronti.

Ramdas proseguì il suo viaggio e si recò a far visita a Sivaji.

A lui portò tre cose con lo scopo di aiutarlo e di guidarlo nei suoi doveri regali: la prima, era una noce di cocco per ricordargli che così come essa si acquista per gustarne la parte bianca interna, allo stesso modo, lo scopo per cui un re è l’amministratore di un regno è quello di condurre lui stesso una vita saggia assicurando in questo modo la saggezza in tutto il paese;

la seconda, era una manciata di terra, per ricordare al re, e per suo tramite a tutto il popolo, la santità di Bharat (India) loro madrepatria;

per terza cosa un paio di mattoni, perché così come i mattoni servono a costruire una casa e per salvaguardare la sicurezza dei suoi abitanti, il re deve usare i suoi poteri per proteggere e per promuove il benessere del suo popolo.

A quell’epoca Ramdas si ricordò del servizio devozionale che Pundarika faceva ai suoi genitori e sentì l’impulso di ritornare a casa per servire la sua anziana madre.

Al suo arrivo la madre non lo riconobbe sia per la sua lunga barba che per il suo strano abbigliamento. Egli le disse che era suo figlio Narayana che adesso era conosciuto con il nome di “Samartha Ramadas”; a questo punto la madre esclamò felice: “O mio caro figlio, ho sentito molto parlare di Ramadas ed ho desiderato per lungo tempo di vederlo, ma non sapevo che questo era il nome popolare che veniva dato a mio figlio! Sono molto orgogliosa di te e ringrazio il Signore che ha fatto di me la madre di una tale nobile anima. La mia vita ora si è realizzata.”

E così dicendo, esalò il suo ultimo respiro tra le braccia del figlio.

Dopo breve tempo che Ramdas ebbe adempiuto al rito della cerimonia funebre della madre, venne a sapere che anche Sivaji aveva lasciato il suo corpo (la sua morte avvenne nel 1680 dopo sei anni dalla sua incoronazione da parte di Ramadas). Ramadas allora si recò nella capitale dove investì il figlio quale nuovo re benedicendolo affinché potesse governare il regno, seguendo le orme del suo nobile padre.

“Chinna Katha II” – Sri Sathya Sai Baba

(Fonte: http://bababooks.org/chinnakatha2/ck2-1.html)

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Grecia – 2500 anni fa c’era democrazia

discorso di Pericle

Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.

Discorso agli Ateniesi di Pericle, 461 a.C.

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Terra Nuova Festival – Marina di Pietrasanta, 6 e 7 giugno 2015

Terra Nuova Festival 2015

Il 6 e 7 giugno 2015 al Parco della Versiliana (Marina di Pietrasanta, Lucca) torna il Terra Nuova Festival, due giorni di incontri, spettacoli e laboratori per raccontare e vivere le buone pratiche e la sostenibilità: terra bene comune, sovranità alimentare, infanzia e salute, alimentazione terapeutica, un programma ricchissimo vi aspetta. Siete tutti invitati.

Cos’è
Il Terra Nuova Festival è un’occasione unica di festa e di confronto con l’universo di Terra Nuova Edizioni, con i lettori, i collaboratori della rivista, gli autori dei libri, nella pineta della Versiliana a due passi dalla spiaggia, insieme agli esperti, agli abbonati, agli amici e a tutte le persone desiderose di cambiare prospettiva.
È un grande evento sugli stili di vita sostenibili aperto a tutti e ad ingresso gratuito, dove toccare con mano i temi del cambiamento per il benessere della persona, della società e del pianeta.
È previsto un programma denso di incontri, conferenze, proiezioni, laboratori di autoproduzione, mostre, sessioni olistiche, spettacoli e un’area dedicata alla creatività dei bambini. Le conferenze pubbliche vedranno, tra gli altri, nomi quali Franco Berrino, epidemiologo all’Istituto dei Tumori di Milano; le proiezioni partono con i due bellissimi documentari “Educazione affettiva” e“Unlearning”; si parlerà di cibo e democrazia, di terra come bene comune, di alimentazione terapeutica, di approcci alla cura e all’educazione dei bambini. L’evento prevede anche una mostra mercato di stand ecobio, gastronomia biovegetariana e vegan.
QUI il programma completo.

Chi siamo
Terra Nuova è la rivista di riferimento degli stili di vita sostenibili. Un mensile stampato in 23 mila copie, che conta circa 10 mila abbonati e viene distribuito in oltre 1200 vendita. Dal 1977propone temi portanti come l’alimentazione naturale, l’agricoltura biologica, il consumo critico, l’ecoturismo, la crescita personale e la medicina non convenzionale.
Terra Nuova è anche una casa editrice che conta oltre 200 titoli al suo attivo. Ma è soprattutto l’incontro di tante persone che condividono ogni giorno buone pratiche per prendersi cura di se stessi, degli altri e della salute del pianeta terra.
Terra Nuova è fatta di tante persone: chi lavora nella redazione e negli uffici, chi opera sul territorio, chi scrive, chi legge, chi si impegna, chi ci sostiene, chi ci ispira, chi ci scopre e si innamora dei nostri temi. Tante persone che desideriamo incontrare al nostro Terra Nuova Festival alla Versiliana!

Dove siamo
Il festival è al parco della Versiliana, viale Enrico Morin 10/12, Marina di Pietrasanta (Lucca). Qui le indicazioni su come arrivare.
Per chi sceglie di trascorrere qualche giorno sulle spiagge della Versilia, QUI tutte le convenzioni in occasione del Terra Nuova Festival.

Contatti
Per informazioni sul programma:
gabriele@terranuovaedizioni.it
Media:
ufficiostampa@aamterranuova.it

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Venerdì pesce…? E la verità dietro l’allevamento dei gamberi

Gamberi? Nemmeno di venerdì!

gambero

[...]Quarant’anni fa gamberi e gamberetti erano un cibo di lusso. Costavano molto, non erano sempre a disposizione.
Al massimo, quando andavi al ristorante e ordinavi un fritto misto, nei ristoranti più generosi ti ritrovavi tre o quattro gamberi nel “misto”, e te li dovevi sgusciare.

Adesso gamberi e gamberetti arrivano dagli allevamenti intensivi dei paesi schiavi del capitalismo occidentale. Li ritrovi dappertutto, al supermercato, al ristorante, dagli amici a cena, nei piatti pronti da mesi e rivitalizzati dal microonde del bar sotto l’ufficio, persino in qualche mensa.

Perché costano quattro palanche e sono anche già sgusciati.

Quando qualcosa costa troppo poco, dovremmo diffidare, almeno domandarci come mai. E dovremmo essere in grado di capire quando una cosa costa troppo poco.

[...]

Nel solo Bangladesh circa 200.000 ettari di foreste di mangrovie e di terre fertili sono state distrutte per far posto agli allevamenti di gamberi dei nostri supermercati. Cocktail di gamberetti! Quante ricette “a buon mercato”! A buon mercato per noi consumatori occidentali ma ad un prezzo altissimo per i contadini del Bangladesh e non solo: la stessa situazione la troviamo sulle coste di mezza Asia e dell’America latina.

Oltre alle foreste di mangrovie, scrigni di biodiversità, di ossigeno per il pianeta, di protezione delle coste dall’erosione e dalle tempeste e dai maremoti, gli allevamenti di gamberi hanno distrutto i terreni di migliaia di villaggi contadini. Gente che viveva liberamente e decorosamente dei frutti della terra, conservando antiche tradizioni e saperi, senza distruggere, senza inquinare: senza sfruttare né gli uomini né la natura ma in armonia con essa. Gente “arretrata” che ha dovuto soccombere al progresso.

Il progresso sono centinaia di migliaia di ettari di enormi vasche piene di acqua putrida, disinfettanti e antibiotici, in cui i disgraziati gamberi si trasformano da uova o larve in adulti. Non ci nascono, i gamberi, in quelle vasche; la riproduzione è impossibile in tali condizioni, ragion per cui vengono pescate in mare le femmine gravide o le larve, e poi buttate là dentro: nell’inferno dei gamberi innocenti, che produce altro inferno per altri innocenti. Quelle distese di acqua inquinata, realizzate dove prima c’erano i mangrovieti, avvelenano la terra circostante e il mare. Niente più agricoltura, niente più pesca locale. Così si incentivano e alimentano le bidonvilles del terzo mondo e la distruzione, oltre che del pianeta in cui viviamo, della società umana.

[...]

Cosa mangiano i gamberi-ergastolani nelle loro vasche di punizione? Di tutto, ma sopratutto altri pesci ridotti in poltiglia.

Ci sono ormai intere flottiglie di pescherecci che razziano tutto ciò che vive anche all’interno delle barriere coralline: quegli splendidi pesci colorati che vediamo nei documentari e che suscitano stupore, ammirazione, gratitudine verso una natura così ricca e colma di bellezza, quei pesci in molti casi preservati dalla distruzione perché “privi di valore alimentare” per gli umani, vengono adesso pescati a tonnellate senza alcun criterio, pressati da grandi benne come si fa con l’immondizia, ridotti in poltiglia e poi in farina per nutrire gli “economici” gamberetti.

[...]

E da chi viene finanziata tutta questa criminale distruzione? Per esempio da USAID, sigla che, tradotta in italiano, sta per Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale. Questa agenzia governativa USA dice nella presentazione di sé stessa (dopo qualche riga di blabla sui suoi buoni intenti) la verità: il suo proposito è aumentare la sicurezza e la prosperità degli Stati Uniti.

Si tratta infatti di una di quelle agenzie di sviluppo che aiutano il terzo mondo a diventare terra di rapina delle multinazionali. E infatti la famigerata USAID si occupa sempre di progetti finalizzati a sviluppare l’agricoltura e l’allevamento intensivi (oltre che geneticamente modificati) nei paesi in cui ancora non c’erano.

Non dimentichiamoci poi la FAO, che fin dagli anni ’70 promuoveva con tutte le sue forze questo tipo di allevamento. Sempre per “sviluppare” i paesi poveri, che allora erano meno poveri.

[...]

Padre Alex Zanotelli disse che si vota ogni volta che si va a fare la spesa. Dovremmo tenerlo sempre a mente. Ma forse potremmo aggiungere qualcosa: nella guerra che le grandi imprese multinazionali stanno facendo al pianeta, i nostri consumi possono essere le loro munizioni. Se consumiamo quello che ci propinano, partecipiamo attivamente alla guerra che sta distruggendo la trama della vita. E che ci sta distruggendo.

Sonia Savioli

(Fonte: http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=473:perche-e-peccato-mangiare-gamberi-anche-di-venerdi&catid=2:non-categorizzatohttp://)

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