Archivio della Categoria 'Compagni di viaggio'

8 marzo 415 (d.C): “Dedicato a Donna Ipazia, prima donna vittima di una lunga serie di donne uccise dalla barbarie maschilista cristiana”

Paolo,

ho mandato a tutte le donne che mi sono care questo scritto che ho trovato… lo mando anche a te, pensando sopratutto al tuo femminile… (S)

……..

Quando la specie umana ebbe inizio tre milioni di anni fa, la prima creatura fu donna. E d’allora in poi, ogni volta che scocca la scintilla d’una nuova vita – e per quasi tre mesi dal concepimento -, secondo il programma scritto nel DNA, è una donna che deve nascere. Ma spesso avviene un incidente di percorso. E nasce un uomo (che continuerò a chiamare proprio con l’appellativo datogli da uno degli scienziati inglesi autori della stupefacente scoperta).

Ai primordi c’era un mondo senza armi né eserciti: un mondo in pace in cui arti, tecnologie, l’esperienza religiosa e la medicina erano patrimonio della donna, incarnazione dello spirito del mondo: la Grande Madre Terra. Millenni fa le donne partorivano nei templi.

Ma ci fu l’avvento delle società guerriere: i maschi presero a cavalcare la storia, a fare guerre. E nel V secolo a.C. i Greci emanarono una legge: le donne erano inferiori agli uomini ed era loro proibito studiare e praticare farmacologia e medicina, pena la morte. I Romani introdussero invece l’uso di esporre i neonati: quando nasceva una bambina, la madre doveva “esporla” ai piedi del letto del padre… il quale spesso decideva che il numero delle donne nella sua famiglia stava diventando preoccupante, destabilizzante… ed allora dava l’ordine. La madre doveva subito immergere la bambina in una vasca piena d’acqua ed annegarla, oppure – in mancanza del prezioso liquido – soffocarla. Per questo il numero delle donne nell’antica Roma fu sempre molto minore di quello degli uomini.

Con l’avvento del cristianesimo, alla donna è stato definitivamente impedito l’accesso alla religione, alla scuola, all’arte, alla scienza. Quando nella biblioteca d’Alessandria d’Egitto riuscì a studiare ed insegnare una delle più grandi figure del genere umano, Ipazia – filosofa, matematica, astronoma, medico, musicologa – dietro istigazione di San Cirillo da una turba di monaci-assassini le vennero cavati gli occhi quand’era ancora viva, il suo corpo scarnificato, fatto a pezzi e poi gettato a bruciare in un inceneritore per la spazzatura. Era l’otto marzo dell’anno 415 d.C. Vennero distrutte tutte le sue opere filosofiche e scientifiche. Era una creatura bella come il sole. Il suo compagno di studi nonché padre della Chiesa Sant’Agostino definiva il corpo della donna una immondizia.

Lungo la breve storia umana, l’uomo-incidente di percorso è riuscito, poi, a scardinare e lacerare l’equilibrio e l’armonia del pianeta: nulla ha potuto la donna, sottomessa alla forza bruta dell’uomo. Spesso, per sopravvivere, lei – la creatura che porta dentro, ancora integre, briciole di natura selvaggia – è stata costretta a prostituire il proprio corpo; se ha tentato di opporsi al mondo delle regole dell’uomo, è stata scacciata, lapidata, bruciata viva come strega. Quando la fortuna le ha arriso, è stata beffeggiata col millenario appellativo che tronca ogni discorso razionale: puttana… mentre il suo compagno di viaggio – solo per sete di potere e di dominio – prostituiva la propria mente, l’anima.

L’uomo ha depredato ed ucciso non solo per sopravvivere, ma per il piacere di dominare tutte le creature. E questo pianeta – ove la vita pulsa da cinque miliardi di anni – oggi è agonizzante grazie alla sua follia suicida. Questo nefasto incidente di percorso, proprio grazie alla sua irrefrenabile sete di potere e di dominio, ha inventato la macchina… ma questa invenzione non sembra costituire una premessa di libertà: con queste macchine i maschi continuano a vivisezionare il mondo e le donne, rendendoci tutte e tutti schiavi della tecnologia, di fronte alla quale siamo tutte e tutti prostrati. Per fortuna le donne nella solitudine della loro reclusione mantengono vivo il legame con la tradizione e la fisicità: il parto, il mestruo, la cura fatta di gesti quotidiani, la preparazione del cibo, l’igiene corporeo… L’incidente di percorso ha affinato la macchina per completare la sua opera di distruzione e di dominio su tutte le specie viventi di questo pianeta. La donna accenna a servirsene per liberarsi dalla forza bruta… ma, contemporaneamente, la macchina – la rivoluzione industriale – sta favorendo il trionfo del sistema suicida più perverso: quello capitalistico, preferito, accettato e idolatrato dai feroci ipocriti popoli che osano addirittura fregiarsi dell’appellativo di cristiani.

Alle pochissime donne che oggi vengono concessi alti incarichi di governo, viene richiesta la spietatezza e la ferocia degli uomini: vengono esaminate, selezionate e promosse solo quelle che posseggono queste caratteristiche. In ogni settore del mondo capitalistico comandano uomini. Le donne che vogliono accedere a posti di comando, sono costrette a rispettare le regole dell’uomo, ad essere più spietate e disumane dell’incidente di percorso.

L’uomo spalanca la porta degli eserciti affinché la donna sia complice nelle guerre di aggressione e di sterminio… ma fa di tutto affinché essa non metta piede nel mondo della scienza. L’UNESCO, dietro la richiesta di 190 stati membri, ha dovuto creare il progetto internazionale IPAZIA (www.womensciencenet.org e www.arpnet.it/unesco ) che intende favorire piani scientifici al femminile nati dall’unione delle donne di tutte le nazionalità, perché se si vuole che la Scienza sia davvero al servizio dei reali bisogni dell’Umanità è necessaria l’urgente realizzazione di un migliore equilibrio nella partecipazione di entrambi i sessi alla scienza ed al suo progresso. Attualmente nell’ambito della scienza solo il 5% delle donne sono ai vertici.

È così che vorrei che si celebrasse questo 8 marzo: la donna che intima all’incidente di percorso di scendere dal cavallo, di scrollarsi di dosso dèmoni, dèi, cieli piccini e meccanismi barbarici, la donna che monta in sella cavalcando la storia del mondo affinché essa liberamente e senza altri compromessi riporti il genere umano sul sentiero giusto, quello dell’evoluzione. Quanto ai maschi, che ritrovino il contatto con la terra, che il loro piede affondi nel fango e nella sabbia, che tendano la mano alle bambine e ai bambini del mondo, che apprendano ad asciugare il loro nasino moccioloso quando cadono sui loro primi passi incerti… solo così i maschi potranno recuperare il tempo perso sui fucili, solo con la cura del più debole e il lavoro di dedizione quotidiana alla vita propria e altrui, potranno permettere al loro cervello di affinarsi e ramificarsi, solo così potranno raggiungere le donne nel processo evolutivo.

È così che vorrei che si celebrasse questo 8 marzo… per tentare di riaccendere la brezza della speranza su questo pianeta dove ancora oggi si continua a stuprare la donna fra le mura domestiche, a mutilarle i genitali, a sgozzarla, a lapidarla, ad acidificarla.

A perseguitarla per il solo fatto di essere donna.

(dal romanzo “La sinfonia maledetta” di Adriano Petta)

Commenti disabilitati

Calcata 13 marzo 2010: “Energia pulita in chiave sostenibile” – Convegno sulla produzione alternativa da fonti rinnovabili

L’associazione Futura, coordinata da Enrico Bianchi, e la Rete Bioregionale Italiana, Bioregione Tuscia, coordinata da Paolo D’Arpini, promuovono ed organizzano a Calcata Vecchia la manifestazione “Energia pulita in chiave sostenibile”. L’incontro si svolge sabato 13 marzo 2010 dalle h. 14.00 sino alle h. 18.00, presso Il Granarone, in via Porta Segreta al Centro Storico di Calcata. Incontro libero.

Interverranno al dibattito moderato dalla Dott.ssa Giovanna Canzano i seguenti relatori:  Prof. Benito Castorina, Avv. Giancarlo Castiglia, Avv. Vittorio Marinelli, Dott.ssa Simonetta Badini, Dott. Giorgio Vitali.

Di seguito un estratto dell’intervento del Prof. Castorina dell’università di Cassino.

Parlare di Energia prodotta da fonti rinnovabili richiama subito l’attenzione sui principali motivi che hanno rese necessarie, se non indispensabili, soluzioni che potessero sopperire all’uso di combustibili fossili sia in vista dell’esaurimento di queste materie prime sia per i danni diretti ed indiretti causati all’ambiente. 

Appare chiaro, che nella pianificazione di un intervento per la produzione di energia si debba ampliare il concetto di impatto ambientale estendendolo alle ripercussioni sulle attività umane e calcolando non quanto inquina, ma se e quanto contribuisce alla soluzione di problemi quali, la difesa della biodiversità, la desertificazione, la carenza di acqua, l’inquinamento di aria, terra e acqua, l’occupazione, le prospettive sociali, economiche e culturali. Appare altrettanto chiaro che si rende necessario, ove possibile riconvertire i sistemi che producono energia e rendere quelli attuali più efficienti mettendoli in rete o integrandoli con sistemi innovativi

Dobbiamo tenere conto che il progressivo esaurimento dei pozzi di petrolio, non rappresenta in prospettiva la scomparsa di un carburante, ma la scomparsa di una materia prima necessaria per la produzione di medicinali, concimi, pesticidi, tessuti, filtri, mobili, parti di automobili, suppellettili, un’infinità di materiali plastici, un’infinità di prodotti che non possono essere generati dai pannelli solari, dalle turbine eoliche, centrali turbogas, nucleari e quant’altro. L’ambiente e l’umanità hanno bisogno delle piante, sia per il riequilibrio degli ecosistemi (inclusa la graduale eliminazione dei gas serra), sia per superare una criticità socio-economica altrimenti non risolvibile, che sarà certamente aggravata se tutte le nostre attenzioni saranno prevalentemente indirizzate a fonti energetiche che per produrre energia squilibrano gli ecosistemi nei quali si inseriscono, e in aggiunta producono scorie e nanopolveri per la loro qualità o quantità devastanti, producono black out e problemi per lo smaltimento dei rifiuti, mentre le biomasse provenienti da piante dedicate e dal sistema agroalimentare non producono scorie e inquinamento, ma energia essendo la CO2 prodotta compresa nei cicli naturali.  

L’Italia Paese del sole, della cultura e della creatività, nonché del biologico e dei prodotti tipici e di nicchia, deve mettere a frutto i propri tesori, come fanno i Paesi che detengono i brevetti delle nuove attività industriali. L’Italia deve cogliere l’occasione dell’attuale crisi per sviluppare quel piano strategico che consenta di sostituire, in maniera più ampia possibile il petrolio nei suoi impieghi, per precorrere ed indicare una strada verso uno sviluppo equo e sostenibile.  

Info ed adesioni:

Enrico Bianchi -  Tel. 389.1955880  – bianchistudio@gmail.com

Paolo D’Arpini, Tel. 0761/587200 – circolo.vegetariano@libero.it

Commenti disabilitati

Marco Bracci: “Il ritorno del falco… che emozione!” – La comune appartenenza Uomo Natura Animali

Caro Paolo,

come sai, la scorsa settimana ero in Toscana e, come sempre, la sera andavo su una collina a godermi il tramonto, con il sole calante fra l’isola d’Elba da una parte, la Gorgona e la Capraia dall’altra e la Corsica in lontananza sullo sfondo.

Mentre, macchina fotografica puntata verso l’orizzonte, stavo scattando fotografie, ho avuto un’esperienza bellissima che voglio raccontarti. Ma andiamo per ordine.

Quando ero adolescente, aspettavo in gloria i lunedì perché mio zio (era parrucchiere) veniva da noi al mare e poi andava a caccia e mi portava con sé.

Un giorno non riuscimmo a cacciare nulla (meno male, direi oggi) e ce ne stavamo tornando a casa mogi mogi, quando un falchetto ignaro volò sopra di noi e mio zio, presa la mira, lo uccise. Poiché i falchi non si mangiano, decise di farlo imbalsamare.

Dopo averlo tenuto lui per qualche tempo, mi regalò il falco imbalsamato, che mia madre mise in salotto su un mobile. Ogni volta che lo vedevo mi veniva una profonda tristezza perché era così morto e stecchito, con le piume appiccicate e opache. Fu così che cominciai a chiedergli perdono, finché finalmente un giorno mia madre lo buttò via. Ma io non smisi di rattristarmi pensandolo, soprattutto dopo che ero divenuto vegetariano.

Ed ecco l’emozione. Seduto alla guida della mia auto perché c’era molto vento, con la macchina fotografica puntata sul tramonto, ho sentito un movimento strano al mio fianco. Ho girato gli occhi e, a 50 cm da me, appollaiato sullo specchietto esterno, ho visto un falchetto identico a quello imbalsamato anni e anni prima. Vivo, con le piumette morbide e arruffate dal vento, in contrasto stridente con quelle del falchetto imbalsamato. 

Per paura che un mio anche piccolo movimento lo facesse fuggire, lo guardavo con la coda dell’occhio, rigido come un sasso. Finché, dato che il falchetto non scappava, ho girato la testa e ci siamo guardati dritto negli occhi. Non ho mai visto uno sguardo così tenero, luminoso e pieno di amore come quello del falchetto. E c’era scritta una frase: “Marco, non tormentarti più, ti ho perdonato”. Appena letta la frase, il falchetto se ne è volato via, strappandomi dagli occhi due lacrime di gioia.

Marco Bracci

 

Pensieri aggiunti sulla  comune appartenenza Uomo-Natura-Animali:

“Gli animali sono provvisti di penne, di corna, di zanne per fendere, o di artigli, volano negli spazi celesti o s’accovacciano o corrono; e non è escluso che abbiano intelligenza umana”.

“Quando Huang-ti combatté contro Yen-ti nelle campagne di Pan-ts’uan schierò in fronte orsi, lupi, leopardi, tigri, avvoltoi, fagiani, falchi, sparvieri erano suoi vessilli”.

“Yao ordinò a K’uei di regolare la musica. Quando gli strumenti di giada erano percossi gli animali accorrevano e danzavano e la fenice veniva ad ascoltare i nove canti di Shao. Ciò dimostra che con il suono si può ammansire gli animali”.

“Dunque l’intelligenza è comune agli animali ed agli uomini. Certo per aspetto e per i suoni che emettono, gli animali differiscono dall’uomo, ma non esistono altresì dei mezzi per poter intendersi con loro? Non v’è cosa che i saggi non conoscano od a cui non giungano: perciò essi riuscirono ad attirare a sé e ammansire gli animali
“Che l’intelligenza degli animali sia uguale a quella degli uomini, che essi egualmente desiderino vivere è cosa da tutti conosciuta”
“Nella più remota antichità gli animali vissero insieme agli uomini. Quando questi si crearono imperatori e re, quelli cominciarono ad impaurirsi e si allontanarono”.

(Lieh-tze tradotto da Giuseppe Tucci)

Commenti disabilitati

Valter Vecellio: “Da Gandhi a Capitini sino a Marco Pannella, la storia a volte controversa e strana dei non violenti…”

Segnalo questo articolo “pacifista” di Valter Vecellio, Alba Montori

Quando, prima o poi, si farà la storia della nonviolenza e dei nonviolenti in Italia – al momento ne esiste una pregevole, sia pure con qualche lacuna, di Amoreno Martellini, “Fiori nei cannoni”, pubblicata da Donzelli – credo che non si potrà e non si dovrà prescindere da una parte dalla teoria e dalla prassi dei radicali e di Marco Pannella in particolare, questo straordinario attualizzare e contestualizzare il metodo e l´insegnamento che viene da Gandhi, ma anche da David Herbert Thoreau, Bertrand Russell, Jean-Marie Muller, Martin Luther King, Aldo Capitini per dirne di alcuni tra i più noti. Ma si dovrà anche tener conto di come la nonviolenza, pur mortificata e sfregiata tutti i giorni dai comportamenti di chi detiene il Potere, ci sta sempre più permeando; e assume visive manifestazioni, che a volte possono sembrare ingenue o pittoresche, ma che sono comunque la prova di come non ci si rassegna all’esistente anche se tutto congiura perché ci si ritiri nel proprio particolare.

Penso alle manifestazioni di lavoratori, che di volta in volta letteralmente si inventano iniziative che appaiono fuori dagli schemi tradizionali, appunto per colpire, fare notizia, e ci si pone il problema di un´informazione che è più nome che di fatto, e della necessità e dell’importanza di comunicare e di far sapere. E si tratta di manifestazioni, iniziative cui forse noi per primi dovremmo prestare maggiore attenzione.

Ci sono poi le manifestazioni come quelle che sono in corso in queste ore, un qualcosa di straordinario, e tanto più lo è in quanto viene silenziato, oscurato: centinaia di cittadini, radicali e non solo, che si associano a sostegno di quella molto più gravosa di Emma Bonino in sciopero della sete; centinaia di cittadini che formano di fatto una comunità, politica e umana, che cresce e si mobilita a dispetto della mancata informazione, riuscendo a recuperare conoscenza e trovando in se stessa la forza per reagire a una situazione di palese violenza e illegalità. Questa specie di nuovo fascismo che chiamiamo “peste italiana”. E definire la situazione dell´oggi “nuovo fascismo” non è una esagerazione, una boutade di chi vuole stupire a tutti i costi.

Leonardo Sciascia, che molto spesso aveva la capacità di vedere le cose, laddove molti si limitavano a guardare, intervistato dal quotidiano francese “Le Monde”, a un certo punto dell´intervista disse:

“Il fascismo che ho conosciuto, il fascismo italiano degli anni `20 e `30 aveva qualcosa di più umano di quello che si annuncia oggi. Era, come posso dire? Più suscettibile di opposizione. Un´idolatria dello Stato dittatoriale, vecchia dittatura autorizza una precisa avversione, essa la riconosce, l´indica e nel momento stessa in cui l´annienta, la mette in evidenza. Un´idolatria dello Stato democratico tende invece ad annientarla in modo silenzioso e indolore; insomma non si può lottare contro il nuovo fascismo come si lottava contro quello vecchi. Bisogna essere più numerosi, e gridare più forte. Strappare al nemico la maschera dell´amicizia”.

Cose dette – pensate – nel 1979, più di trent´anni fa.

E´ questa maschera che ancora oggi stiamo cercando di strappare, e certo: dovremmo essere più numerosi di quanti si sia, e poter e saper gridare assai più forte di quanto si faccia. A quanti, ancora oggi e nonostante quello che accade, restano inerti si può ricordare la poesia scritta da un pastore evangelico, Martin Niemoeller:

“Prima vennero per gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo.

Poi vennero per i comunisti, e io non dissi nulla perché non ero comunista.

Poi vennero per i sindacalisti e io non dissi nulla perché non ero sindacalista.

Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa”.

Di questa poesia ci sono varie versioni.

Una è di Bertold Brecht (ci sono però dubbi sulla autenticità, N.d.R.):

“Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendermi e non c´era rimasto nessuno a protestare…”.

Una terza, infine, è di Henrich Boll, lo scrittore premio Nobel per la letteratura:

«Quando Hitler andò al potere, i primi che andò a prendere furono sindacalisti, comunisti e socialisti. Ma io non ero né sindacalista, né comunista, né socialista e quindi dissi: “Che me ne frega?”. Poi mandò a prendere i cristiani, protestanti e cattolici e io non ero né protestante né cattolico e dissi: “Che me ne frega?”. Quando andarono a prendere gli ebrei dissi: “Ma io non sono mica ebreo e quindi perché mai mi dovrebbero detestare?”. Il risultato fu che quando vennero a prendere me non c´era più nessuno che potesse protestare per la mia cattura».

Scegliete la versione che più vi piace, non cambia.

Oggi tocca ai radicali, ebrei e rom della politica italiana. Poi verrà il turno degli altri. La campana dell’illegalità e degli abusi del Potere suona per tutti.

Questa la situazione, questi i fatti.

Valter Vecellio -  Notizie Radicali

Commenti disabilitati

Rospi amici dell’uomo…. altro che pesticidi chimici ed OGM… – “Aiutiamoli a uscire indenni dal letargo!” – Appello LAC – Veneto

Ante scriptum

Ricordate quella bellissima poesia, di cui non rammento l’autore, in cui si descrive l’umanità di un cavallo che traina un pesante carretto, e pur oberato dal peso e dalla fatica, quando scorge un rospo ferito da ragazzini crudeli sulla strada, si scansa con difficoltà per salvargli la vita?

Ebbene la natura aiuta se stessa… Ed in verità i rospi sono fra i migliori amici dell’uomo. Altro che pesticidi chimici ed OGM, i veri protettori dell’agricoltura sono i rospi che si nutrono di larve ed insetti nocivi.

Ricordo quando da bambino i miei nonni materni, di Bagnoli di Sopra,  mi portavano a spasso nella campagna della Bassa Padana, e mi mostravano un corpulento rospo all’opera fra le foglie verdi, essi mi dicevano “Guarda fratel Rospo che ci aiuta a lavorare i campi… mi raccomando non infastidirlo mai…”.

Ed in verità è rimasto in me un amore spontaneo ed un rispetto verso fratel rospo… anche qui a Calcata quando scorgo qualche rospetto che si trascina lentamente lungo la strada che unisce Sodoma-Gomorra  a Canossa (Via della Lira che sale al paese nuovo) lo invito a farsi da parte… poiché troppi ne ho trovati spiaccicati sull’asfalto da malaccorti e spediti automobilisti  che non si peritano di scansare di pochi centimetri l’autovettura in corsa e sfracellano i poveri anfibi, senza pietà alcuna per la vita…

E’ perciò  con grande soddisfazione che ricevo e pubblico il comunicato della LAC del Veneto, la mia patria materna avita, in cerca di volontari per aiutare i rospi ad uscire indenni dal letargo invernale.

Paolo D’Arpini

…….

SOS – CERCASI ROSPISTI URGENTEMENTE

Le intense piogge danno il via al risveglio ed alla migrazione dei rospi e di molti altri anfibi, partite anche le operazioni di salvataggio.  La LAC invita tutti i cittadini di ogni provincia d´Italia a monitorare gli eventuali siti di migrazione dei rospi.

Le intense piogge di questi giorni e l´aumento delle temperature hanno dato il via, con un modesto anticipo rispetto allo scorso anno,  al risveglio dal letargo e alla migrazione dei rospi e di molte altre specie di anfibi.

Migliaia di questi piccoli animaletti, preziosi indicatori di un ambiente non ancora compromesso, effettuano degli spostamenti per raggiungere gli stagni dove riprodursi deponendo le uova.

Ogni anno i volontari della LAC, dell’ENPA e molti volenterosi cittadini partecipano al salvataggio dei rospi comuni (Bufo bufo) in provincia di Treviso, nel comprensorio del Montello (Comuni di Crocetta, Montebelluna, Volpago e Nervesa), dei Laghi di Revine (Comune di Revine, Cison di Valmarino) e  Segusino, in seguito alla loro migrazione che di norma avviene a marzo, per sottrarli alle stragi causate dalle automobili mentre attraversano le strade.

I rospi comuni (Bufo bufo) di norma agli inizi della primavera nel raggiungere gli stagni e i corsi d´acqua attraversano le strade rimanendo spesso vittime delle automobili; infatti questi anfibi migratori, si muovono in particolari periodi dell’anno e in particolari fasce orarie, quando i valori della temperatura e dell’umidità si alzano con le prime piogge, uscendo dal letargo invernale alla ricerca di stagni e pozze dove deporre le uova; ciò accade di norma nei mesi di marzo ed aprile e nella fascia oraria che va dalle 18.00 alle 23.00.

Svolte le loro funzioni riproduttive ritornano nelle aree di origine seguiti, quattro mesi dopo, dai piccoli, che per la prima volta raggiungono un luogo adatto per rimanervi fino al raggiungimento dell’età adulta pari a 5 anni: solo allora cominceranno a loro volta le annuali migrazioni che possono arrivare a distanze di 2-3 chilometri.

I rospi sono gli anfibi che maggiormente diventano vittime del traffico, ciò a causa del loro attaccamento al luogo d´origine, ai percorsi di migrazione, alla lentezza dei movimenti e soprattutto al fatto che attraversando la strada, al contatto con l´asfalto ancora caldo, si fermano quasi inebriati.

In questi ultimi giorni i volontari hanno installato nei vari siti centinaia di reti di protezione utili per fermare i rospi prima di attraversare la strada.

Solo nella serata del 19 febbraio sulla strada panoramica del Montello i volontari hanno salvato dalle ruote delle auto 360 rospi e 270 rane.

Gli interessati e aspiranti salva rospi possono telefonare ai coordinatori del Progetto Rospi: Alessandra  cell. 349 6641147 per l’area del Montello; Adriano 347.5931683 per Revine, Michelangelo, 348.2207051, per Segusino.Oppure scrivere alle sedi trevigiane di Enpa treviso@enpa.org e Lac lacveneto@ecorete.it.

Andrea Zanoni presidente della Lega abolizione caccia del Veneto ha dichiarato: “Invitiamo tutti i cittadini che amano la natura e l´ambiente ad attivarsi munendosi di guanti in lattice, secchi, torce elettriche e giubbini rifrangenti per intervenire nei luoghi di migrazione di questi animaletti, si tratta di una esperienza unica che può riservare sorprese e dare molte soddisfazioni. Invito poi le associazioni ed i cittadini a monitorare questo fenomeno che molto probabilmente sarà comune a moltissime province italiane al fine di organizzare ovunque quanto facciamo da anni qui in provincia di Treviso”.

Sul sito www.lacveneto.it  possono essere scaricate fotografie del salvataggio dei rospi consultando le voci: “VARIE”, “ALBUM”, “ROSPI”; inoltre si può approfondire il fenomeno della migrazione naturale dei rospi e la nostra attività di salvataggio consultando la voce “ATTIVITA”, “PROGETTO ROSPI”.

Nella homepage sono pubblicati i resoconti delle serate di salvataggio ed i calendari dei turni.

LAC Lega Abolizione Caccia – Sezione del Veneto – Via Cadore, 15/C int.1 – 31100 Treviso

Info: 347 9385856 – email lacveneto@ecorete.it

Commenti disabilitati