Archivio della Categoria 'Compagni di viaggio'

Venerdì pesce…? E la verità dietro l’allevamento dei gamberi

Gamberi? Nemmeno di venerdì!

gambero

[...]Quarant’anni fa gamberi e gamberetti erano un cibo di lusso. Costavano molto, non erano sempre a disposizione.
Al massimo, quando andavi al ristorante e ordinavi un fritto misto, nei ristoranti più generosi ti ritrovavi tre o quattro gamberi nel “misto”, e te li dovevi sgusciare.

Adesso gamberi e gamberetti arrivano dagli allevamenti intensivi dei paesi schiavi del capitalismo occidentale. Li ritrovi dappertutto, al supermercato, al ristorante, dagli amici a cena, nei piatti pronti da mesi e rivitalizzati dal microonde del bar sotto l’ufficio, persino in qualche mensa.

Perché costano quattro palanche e sono anche già sgusciati.

Quando qualcosa costa troppo poco, dovremmo diffidare, almeno domandarci come mai. E dovremmo essere in grado di capire quando una cosa costa troppo poco.

[...]

Nel solo Bangladesh circa 200.000 ettari di foreste di mangrovie e di terre fertili sono state distrutte per far posto agli allevamenti di gamberi dei nostri supermercati. Cocktail di gamberetti! Quante ricette “a buon mercato”! A buon mercato per noi consumatori occidentali ma ad un prezzo altissimo per i contadini del Bangladesh e non solo: la stessa situazione la troviamo sulle coste di mezza Asia e dell’America latina.

Oltre alle foreste di mangrovie, scrigni di biodiversità, di ossigeno per il pianeta, di protezione delle coste dall’erosione e dalle tempeste e dai maremoti, gli allevamenti di gamberi hanno distrutto i terreni di migliaia di villaggi contadini. Gente che viveva liberamente e decorosamente dei frutti della terra, conservando antiche tradizioni e saperi, senza distruggere, senza inquinare: senza sfruttare né gli uomini né la natura ma in armonia con essa. Gente “arretrata” che ha dovuto soccombere al progresso.

Il progresso sono centinaia di migliaia di ettari di enormi vasche piene di acqua putrida, disinfettanti e antibiotici, in cui i disgraziati gamberi si trasformano da uova o larve in adulti. Non ci nascono, i gamberi, in quelle vasche; la riproduzione è impossibile in tali condizioni, ragion per cui vengono pescate in mare le femmine gravide o le larve, e poi buttate là dentro: nell’inferno dei gamberi innocenti, che produce altro inferno per altri innocenti. Quelle distese di acqua inquinata, realizzate dove prima c’erano i mangrovieti, avvelenano la terra circostante e il mare. Niente più agricoltura, niente più pesca locale. Così si incentivano e alimentano le bidonvilles del terzo mondo e la distruzione, oltre che del pianeta in cui viviamo, della società umana.

[...]

Cosa mangiano i gamberi-ergastolani nelle loro vasche di punizione? Di tutto, ma sopratutto altri pesci ridotti in poltiglia.

Ci sono ormai intere flottiglie di pescherecci che razziano tutto ciò che vive anche all’interno delle barriere coralline: quegli splendidi pesci colorati che vediamo nei documentari e che suscitano stupore, ammirazione, gratitudine verso una natura così ricca e colma di bellezza, quei pesci in molti casi preservati dalla distruzione perché “privi di valore alimentare” per gli umani, vengono adesso pescati a tonnellate senza alcun criterio, pressati da grandi benne come si fa con l’immondizia, ridotti in poltiglia e poi in farina per nutrire gli “economici” gamberetti.

[...]

E da chi viene finanziata tutta questa criminale distruzione? Per esempio da USAID, sigla che, tradotta in italiano, sta per Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale. Questa agenzia governativa USA dice nella presentazione di sé stessa (dopo qualche riga di blabla sui suoi buoni intenti) la verità: il suo proposito è aumentare la sicurezza e la prosperità degli Stati Uniti.

Si tratta infatti di una di quelle agenzie di sviluppo che aiutano il terzo mondo a diventare terra di rapina delle multinazionali. E infatti la famigerata USAID si occupa sempre di progetti finalizzati a sviluppare l’agricoltura e l’allevamento intensivi (oltre che geneticamente modificati) nei paesi in cui ancora non c’erano.

Non dimentichiamoci poi la FAO, che fin dagli anni ’70 promuoveva con tutte le sue forze questo tipo di allevamento. Sempre per “sviluppare” i paesi poveri, che allora erano meno poveri.

[...]

Padre Alex Zanotelli disse che si vota ogni volta che si va a fare la spesa. Dovremmo tenerlo sempre a mente. Ma forse potremmo aggiungere qualcosa: nella guerra che le grandi imprese multinazionali stanno facendo al pianeta, i nostri consumi possono essere le loro munizioni. Se consumiamo quello che ci propinano, partecipiamo attivamente alla guerra che sta distruggendo la trama della vita. E che ci sta distruggendo.

Sonia Savioli

(Fonte: http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=473:perche-e-peccato-mangiare-gamberi-anche-di-venerdi&catid=2:non-categorizzatohttp://)

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Penelope Cruz e Javier Bardem accusati di “antisemitismo” perché sostengono Gaza assediata – Ma il vero obiettivo da colpire è la Russia!


Hollywood attacca Penelope Cruz e Javier Bardem per sostenere Gaza assediata

Penelope Cruz e suo marito Javier Bardem, due famosi attori spagnoli di Hollywood, hanno ricevuto molte critiche negli ultimi giorni dagli alti dirigenti dell’industria cinematografica statunitense per aver criticato apertamente le atrocità commesse da Israele nella Striscia di Gaza assediata e per aver lanciato l’appello per fermare l’offensiva israeliana contro i palestinesi.

Stando alla PressTV, c’è perfino il rischio di perdere il loro lavoro.
Di recente Cruz e Bardem in una lettera aperta, sottoscritta da un gruppo di artisti spagnoli – tra cui il regista Pedro Almodovar, hanno condannato l’incursione israeliana su Gaza chiedendo che venga posto fine a quello che definiscono “un genocidio”.
Nella lettera si legge anche che è necessario “sollevare l’assedio, per il quale la Striscia di Gaza ha sofferto per più di dieci anni” e “aprire le frontiere per facilitare l’attraversamento e la mobilità della popolazione, e l’entrata di assistenza medica, medicine e cibo.”
John Voight, l’attore americano, ha accusato Penelope Cruz e Javier Bardem di incitare al cosidetto “l’antisemitismo”, riferendosi all’appello firmato dai due attori per fermare i raid israeliani nella Striscia di Gaza.

A causa della forte influenza della lobby israeliana sui media e governo americano qualsiasi critica nei confronti di questo regime negli Stati Uniti viene definita come “ l’antisemitismo” e non viene tollerata.

Fonte Irib

……………………….

Commento di Yure Ellero: “Bene le notizie alternative dal fronte palestinese. Ma il vero fronte mondiale, la disputa cruciale ora è il fronte orientale euroasiatico, nell’immediato l’Ukrajna orientale, Donetsk e Lugansk, collegato ai dispiegameti Nato dalla Finlandia ai Baltici alla Polonia, e giù in Bulgaria e Turchia a chiudere alla Russia il Mar Nero e il Mediterraneo (Siria). E vedo quindi come successivo obiettivo Crimea e Belarussia. Kaliningrad e Crimea come Danzica 1939? Tutte le altre crisi ‘regionali’ sembrano fomentate, riaccese, coltivate, in modo tale da far guardare altrove la pubblica opinione mondiale – palestinesi, libici, irakeni, sono usati come carne da cannone per celare sui media, o diluire, il reale punto di scontro mondiale: obiettivo Russia, con tutto ciò che ne consegue. Ad accorgersene tardi faremmo un grave errore, e lo pagheremo molto caro, noi ‘europei’ per nascita e non per scelta, lasciando fare se non appoggiando i collaborazionisti europeisti’….”

………………………………

Commento di M.B.: “Obama ha telefonato a Renzi riguardo al fatto che la Russia si è permessa di inviare un convoglio di aiuti umanitari nel sud est dell’Ucraina. Obama ha richiesto all’Italia di creare un nuovo pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia. Renzi eseguirà gli ordini e nuove sanzioni italiane verranno emesse contro il Cremlino. Bene questo vorrà dire che presto Putin risponderà con altre sanzioni contro l’Italia, immagino che chiuderà il gas, vieterà l’import del vino che prima non era stato toccato e molto congelerà ogni cooperazione e contratto con società italiane e se l’Italia continua con la sua politica suicida molto probabilmente tutti gli italiani sul territorio russo con visto di lavoro verranno deportati fuori dal paese verranno fatti entrare solo i turisti….”

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Festa democratica a Spilamberto … e l’Inverno di Diego di Roberto Baldazzini

L'Inverno di Diego presentato a Spilamberto

Già da diversi giorni avevo visto sul volantino della Festa
democratica di Spilamberto, che il 9 agosto 2014 ci sarebbe stato un
incontro con l’artista Roberto Baldazzini, una delle “eccellenze del
territorio” (così è stato definito da Angelo Fregni che lo
presentava), assieme ad aceto balsamico, lambrusco e parmigiano
reggiano ed avevo pensato di essere presente. Ci sono andata anche più
volentieri, assieme a Paolo, dopo che lui, con la sua dolce compagna
Monica, avevano partecipato al nostro picnic sul Panaro, la sera
precedente. Abbiamo avuto occasione quindi di ascoltare, assaporando
un buon lambrusco rosato come aperitivo accompagnato da parmigiano con
aceto balsamico, il suo percorso artistico, che per anni si è
dipanato nell’ambito del fumetto erotico, dopo essere partito dallo
studio appassionato del nudo e dell’universo femminile, esprimendosi
anche in altre forme d’arte quali la pittura e la fotografia.
Da 7 anni non si dedica più a questo genere, che rappresentava per lui
(e non solo, credo), un mezzo di evasione, quasi a volersi distaccare
dall’ambiente provinciale in cui è sempre vissuto, ma, anzi, avendo
riscoperto l’importanza del collegamento con il territorio, ha deciso
di dedicarsi a storie, ambientate in un tempo lontano ma vicino e
ancora vivo nella memoria di molti, storie del periodo della
Resistenza. Il primo episodio (”L’inverno di Diego”) è già stato
pubblicato (e noi ce ne siamo “accaparrata” una delle ultime copie),
racconta la storia di un giovane che, anche a costo di mettersi contro
suo padre, scappa in montagna pur di non doversi arruolare nella
Repubblica Sociale. Il secondo è in lavorazione e riguarderà la sua
famiglia di origine, ponendo l’accento sulla forza delle donne,
personaggi che sono e saranno sempre in primo piano nelle storie da
lui raccontate.
Dopo l’aperitivo con Baldazzini, io e Paolo abbiamo cenato alla festa:
il cibo era buono, l’ambiente cordiale. Faceva piacere vedere tutta
questa gente che si dava da fare, persone di tutte le età e
fortunatamente anche diversi giovani volenterosi.
All’uscita c’era un banchetto per la raccolta di firme per i quattro
referendum che hanno per oggetto alcune disposizioni della legge 243
del 2012 che da attuazione al principio del pareggio del bilancio
pubblico (”fiscal compact”). Io ho firmato, Paolo, non essendo
residente qui, non ha potuto. Era presente Daniele Stefani con cui
abbiamo scambiato qualche battuta: “Chissà se a Treia il Comune avrà
attivato la raccolta di firme?” , “Dovremo procurarci i moduli da
portare in Comune, quando scendiamo”, ecc.
Abbiamo anche accennato con lui al nostro desiderio di proporre il
gemellaggio fra Treia e Spilamberto…. chissà se sarà possibile!

Caterina Regazzi

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Approccio per l’incontro collettivo ecologista 2015 a Montecorone

Montecorone da una distanza

Caro Pietro, come dettoti mercoledì 6 agosto 2014 al mercatino di Maria a Vignola, si potrebbe organizzare un pre-incontro lì da te, a Montecorone, per creare un gruppo di lavoro e raccogliere adesioni per il prossimo Incontro Collettivo Ecologista del 2015.

Questo pre-incontro potrebbe tenersi a casa tua l’8 novembre che è un sabato, il pomeriggio, e si potrebbe invitarvi quegli amici vicini all’idea bioregionale. L’idea biorergionale, come avrai visto nei Quaderni di Vita Bioregionale che ti ho dato, è basata sul “ritorno a casa”, ovvero sul riabitare la terra in modo gentile, recuperando un rapporto con essa, e con la comunità dei viventi, basato su solidarietà e rispetto e riconoscendoci tutti parte di un grande tessuto di interconnessioni vitali. Questa scelta di vita mi sembra molto ben esemplificata anche dal tuo modo di condurre l’esistenza lì a Montecorone.

Puoi anche vedere, in tal senso, il Manifesto della Rete Bioregionale Italiana pubblicato qui:
http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856.
Ed anche gli articoli pubblicati sul Blog di AAM Terra Nuova, Riconoscersi in ciò che è:
http://www.aamterranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e

L’incontro Collettivo Ecologista di solito si tiene in corrispondenza del solstizio estivo, facendolo combaciare con il fine settimana, quindi è della durata di due giorni. Alcune persone verranno da lontano per raccontare le loro esperienze e fare proposte utili allo sviluppo della pratica bioregionale, e si fermeranno anche a dormire lì da te, in tenda o nella tua casa per gli ospiti, il cibo viene condiviso, ognuno porta cioè qualcosa dal suo luogo di origine, la cucina ed il riordino si fanno a turno, in forma volontaria, e così pure il servizio di pulizia della casa che ci ospita. Infine i partecipanti lasciano un’offerta volontaria per le spese generali per la conduzione dell’incontro stesso (a cappello).

Come avrai visto dal programma dell’incontro precedentemente tenuto a Vignola, nel 2013, ci sono momenti di festa e momenti di condivisione di esperienze, momenti di celebrazione e momenti di lavoro. Tutto è compreso nello spirito bioregionale.

Durante l’incontro collettivo ecologista solitamente vengono discussi i modi per continuare a mantenere vivo l’esempio fornito attraverso la pratica del bioregionalismo. Durante l’incontro si sviluppa l’esigenza di un approfondimento sui temi specifici dell’ecologia: quello sociale, quello alimentare, quello agricolo, quello tecnologico, etc. senza trascurare i risvolti spirituali connessi alla pratica ecologica soprattutto quelli relativi alla “spiritualità della natura”. L’Incontro può anche essere una occasione per mostrare i propri manufatti, conserve e oggetti artigianali autoprodotti, opere d’arte, libri, etc. o per cantare, danzare, mostrare proprie capacità artistiche, meditare insieme, etc. e solitamente il sabato sera si accende un fuoco al quale sostare dinanzi in raccoglimento.

E’ importante che durante l’incontro si interrompa il contatto con il mondo iper-tecnologico, quindi telefonini il più possibile spenti, niente radioline o musiche elettroniche e simili. Si potrà prevedere invece una passeggiata nei boschi, la domenica mattina presto, per raccogliere erbe commestibili, funghi, bacche od altro. Ognuno dei partecipanti mette a disposizione degli altri le sue conoscenze e capacità.

Insomma lo scopo dell’incontro è quello di sentirsi tutti “a casa”, qualsiasi sia il luogo che ci ospita in quel momento, e questo cercando di viverlo durante i due giorni del convivio, riconoscendo il luogo che ci accoglie come il nostro, dal punto di vista naturale, ambientale, umano, sociale.

Ecco mi sembra di averti detto abbastanza… resto pertanto in attesa di una tua risposta… e delle particolari indicazioni relative al raggiungimento dello scopo prefisso: ivi compreso il percorso da Vignola per arrivare a casa tua.

Ah, tieni presente che durante l’Incontro si formano dei cerchi di condivisione (con il sistema del bastone della parola) è quindi importante reperire uno spiazzo esterno ove potersi radunare.

Ciao, Paolo e Caterina

P.S. Forse avrai già letto questo articolo che abbiamo scritto dopo la prima visita a casa tua: http://retedellereti.blogspot.it/2014/07/montecorone-aspettaci-primi-approcci.html

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Bioregionalismo poetico – Riapprendere il proprio luogo e la propria cultura

“Immagine poliedrica del mondo
dove ogni tuo scoop sia un beat
si fa con un flash
uno scoop
che faccia beat”

Reintegrazione bioregionale

Italo Calvino nel suo romanzo il “Visconte dimezzato” raccontava di un visconte che fu colpito in battaglia da una cannonata in due parti uguali una buona e una cattiva. Le due parti si aggiravano per le campagne facendo danni allo stesso modo, una volendo fare il bene e l’altra il male. i contadini disperati con uno stratagemma riuscirono a catturare le due parti e a ricucirle assieme così tornò la pace nelle contrade. Questo per dire che come può esistere un tipo di comunicazione manipolata così può esistere una contro comunicazione o comunicazione alternativa che può essere anch’essa manipolata e sono convinto che tutte e due fanno danni allo stesso modo.

Quando ero giovane assorbivo a piene mani dalla contro cultura americana espressionismo astratto, beat generation, free jazz, sapevo tutto di Bob Dylan di Che Guevara, di un gruppo di femministe morte in un incendio in fabbrica, poi ho scoperto che non sapevo niente di Ninno Nanco, famoso brigante, di Matteo Salvatore famoso poeta cantastorie di Aprirena, scomparso pochi anni fa, non sapevo della rivolta delle tabacchine negli anni 30, nel Salento, in cui morirono diverse donne.

Conoscevo Frank Lyod Wright e non conoscevo l’architettura rurale dei luoghi in cui vivevo, non conoscevo la musica di tradizione della mia regione. Poi ho scoperto pian piano che le grandi coltivazioni di canapa e lino nel meridione sono state spazzate via dal nylon e dal cotone degli americani, che le osterie e le trattorie sono state soppiantate da american bar con tutti i materiali per realizzarli provenienti da oltre oceano, che dopo la guerra alcune lobbies di allevatori americani hanno deciso che tutti dovevano mangiare più carne.

Mio nonno aveva una dieta quasi vegetariana, è stato calcolato che un tempo il consumo pro-capite di legumi era di 25 kg a persona e la carne 2-3 kg a persona e che oggi il rapporto è esattamente l’opposto con un consumo pro capite di carne di circa 25-30 kg e il consumo di legumi 3-5 kg.

Non ho niente contro la cultura americana ma per un sacco di anni come hanno fatto le generazioni precedenti tutto quello che veniva dea fuori e da lontano sembrava più bello, poi non c’era nessun tipo di filtro o resistenza da parte delle istituzioni o anche dagli intellettuali e associazioni, sto scrivendo di getto non so dove voglio arrivare, per ora mi fermo!

Ferdinando Renzetti – f.renzetti@casediterra.it

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