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Per la conservazione della dignità del Senato – Manifesto “Pro Senatus Dignitate”

Manifesto “Pro Senatus Dignitate”
“… Non c’è infatti cosa in cui la virtù umana
non avvicini tanto alla potenza degli Dei
quanto il creare nuove costituzioni
o conservare le già create”
(Cicerone, De republica, I, VII)
E’ stato affermato, a ragione, che “Uno dei rivolgimenti più nefasti, dietro a cui sta spesso l’azione oculata delle forze della sovversione mondiale, è quel processo mentale onde in certi periodi di crisi si è portati ad estendere ad un principio (o ad una istituzione) l’attacco contro certi rappresentanti di esso, che circostanze speciali, abnormi, possono aver propiziato. Di ciò la storia degli ultimi secoli è purtroppo ricca di esempi: dovunque si palesa un’occasione per colpire coloro che incarnavano una data funzione, essa è stata subito trasformata in pretesto prezioso per far demagogicamente un processo contro quella funzione e istituzione in se stessa e per soppiantarla con un’altra, quasi sempre di livello più basso, confondendo dunque a ragion veduta il principio con le persone, le quali del primo rappresentano sempre solo una manifestazione contingente” (Evola, Trascendenza della monarchia, 1950).
Scritte più di sessant’anni fa, nel contesto di scenari storici e politici differenti, queste penetranti considerazioni evoliane mantengono inalterata la loro validità e sono, quindi, autorevole premessa al tema del presente Manifesto.
Come è noto a tutti, è ormai prossimo l’appuntamento con il Referendum confermativosulle riforme costituzionali, fortemente volute dall’attuale governo, e sul merito delle quali non è nostra intenzione pronunciarci. Ma, tra queste riforme, ce n’è una, che assume per noi un valore ed un significato, per così dire, “metapolitico”, e che ci ha offerto l’occasione per sviluppare le seguenti considerazioni. Si tratta degli interventi legislativi che dovrebbero trasformare radicalmente il Senato della Repubblica.
Da quanto ci è dato capire, nelle sue linee essenziali, l’intenzione del governo è quella di ridimensionare notevolmente la composizione ed il ruolo dell’attuale Senato, che subirebbe una drastica riduzione del numero dei suoi membri, da 315 a 100. Inoltre, questi senatori, non più eletti direttamente ma ripartiti tra le varie regioni sulla base del numero degli abitanti, sarebbero poi designati all’interno dei Consigli Regionali.
Dei 100 senatori almeno 21 dovranno essere scelti tra i Sindaci dei capoluoghi e 5 resterebbero di esclusivo appannaggio del Presidente della Repubblica. Ma, a differenza dei precedenti “senatori a vita”, il loro mandato sarebbe di soli 7 anni.
Gravissima, all’interno di questa riforma in atto, sarebbe l’abolizione del sistema meritocratico (tipico del mondo Romano) a favore di quello clientelare (tipico della partitocrazia moderna).
Ben più importante e, dal nostro punto di vista, ben più grave della sua riduzione numerica è il previsto ridimensionamento del suo ruolo. Con la nuova riforma, la Camera dei Deputati rimarrà l’unico organo legislativo dello Stato. I senatori potranno votare soltanto per riforme costituzionali, leggi elettorali degli enti locali e ratifiche dei trattati internazionali. Il Senato non potrà più votare la fiducia al governo, mentre continuerà ad intervenire per l’elezione del Capo dello Stato. Tralasciamo di soffermarci su altri aspetti di questa riforma, poiché non è su questo che vogliamo ragionare.
Tali modifiche, in teoria, dovrebbero tradursi, secondo i fautori della riforma, in un consistente risparmio economico e, soprattutto, in una più rapida approvazione delle leggi, superando così il cosiddetto “bicameralismo perfetto”. In realtà, noi pensiamo che l’obiettivo vero, anche se per adesso rinviato, sia quello di giungere alla soppressione definitiva del Senato.
Se ci siamo attardati sugli aspetti principali di questa riforma, non è perché ci stiano a cuore le sorti dei 215 senatori cui verrà a mancare il “posto di lavoro”, né ci appassionano le ragioni demagogiche sul “risparmio” che tale riduzione dei senatori apporterebbe alle peraltro faraoniche spese dello Stato. Anzi, diciamolo ancor più nettamente: nei confronti di questo Senato, ormai soltanto grottesca parodia di quella che fu una delle più antiche e venerabili istituzioni di Roma Antica, nutriamo soltanto motivate riserve. Contrariamente alle tante critiche mosse nei confronti di questa riforma, che provengono dagli ambienti politici, giuridici e culturali più vari, il cui vero fine non è la difesa del Senato e della suaDignità, ma, semmai, una sua conservazione priva di superiori contenuti, la nostra presa di posizione ed il nostro fermo dissenso, discendono da punti di vista radicalmente differenti.
Per far comprendere compiutamente e senza equivoci il nostro particolare punto di vista, si rende necessario riassumere sinteticamente quali furono le origini ed il ruolo dell’antico Senato di Roma e, successivamente, quale significato attuale dovrebbe essere attribuito a tale istituzione. Innanzitutto è opportuno ricordare che, per discutere e trattare di ciò che concerne la civiltà romana e le sue istituzioni, occorre porsi da una prospettiva tradizionale e spirituale, perché le istituzioni antiche, e non solo quelle romane, erano inseparabilmente connesse con la sfera del Sacro.
Ciò vuol dire che queste istituzioni traevano il loro “potere” e la loro legittimità dal rapporto diretto, concreto, che le legava alla dimensione divina. Questo legame formativo originario, nel caso della tradizione romana, viene esemplarmente rievocato in quel celebre passo dell’Eneide virgiliana, dove è Giove stesso, il Dio Supremo, a fissare i destini di Roma, la sua Aeternitas: ”Romolo accoglierà la gente e fonderà marziali mura, e dal suo proprio nome li chiamerà Romani. Ad essi non pongo limiti né durata di potenza; ho assegnato dominio infinito” (“…Hic ego nec metas rerum nec tempora pono, imperium sine fine dedi”, Virgilio, Eneide, I, 276 – 279).
“Imperium sine fine…”, ecco il termine distintivo, giuridico-sacrale, con il quale a Roma veniva designato il potere sovrano. L’imperium, viene definito come “il potere carismatico del rex agente tra gli uomini, potere che non viene conferito da mano umana, né da umane istituzioni, in quanto l’origine dell’imperium risiede nell’auctoritas che discende direttamente da Giove, confermata dagli auspicia d’investitura e riconosciuta dalsuffragium del popolo in armi” (M. Polia, Imperium, p. 11).
Secondo la più rigorosa formulazione tradizionale, il supremo potere di comando, l’imperium, appunto, in quanto khàrisma, ovvero “dono sovrannaturale”, proviene soltanto dalla volontà di Giove Ottimo Massimo. L’imperium si rivela spontaneamente in chi è re, e viene suggellato dall’alto mediante i segni celesti (gli auspicia). Per queste sue speciali caratteristiche l’imperium regale non è trasmissibile da una persona all’altra e la monarchia romana, da Romolo in poi, non fu ereditaria. Il rex designa soltanto il successore, rimettendo la conferma del suo riconoscimento al responso degli auspicia.
La nostra tradizione attribuisce a Romolo, l’ultimo re di ascendenza divina, l’istituzione di un Senato di 100 membri, anche se il più antico numero accertato è di 300, connesso quest’ultimo, evidentemente, con le tre tribù primitive (Ramnes, Luceres e Titienses) e con le rispettive 30 curie. Il re era assistito da un Senato, che rappresentava un Consiglio di anziani (chiamati patres), esponenti dei gruppi gentilizi principali (gentes).
A proposito del termine “patres”, da cui deriva il latino “patricius”, il patrizio, occorre ricordare che esso discende dalla radice indoeuropea pà-, che allude all’idea diproteggere (sscr. pàti) ed è anche quella di nutrire (cfr. il greco patèomai = mi nutro). E ancora, sempre la stessa radice, si ritrova nei termini sancriti patis=signore e pa-yu=custode.
Il pater è dunque, letteralmente, colui che custodisce, che protegge, che nutre, non solo in senso fisico ma anche in senso spirituale. Presso i Latini fu anche il titolo per indicare gli anziani, i senex, ed anche i Senatori (Patres conscripti). Ma con il titolo di “pater” si designa innanzitutto il Padre degli Dei e degli uomini, Giove (Iovis – Pater).
In origine il Senato dei Patres svolgeva fondamentalmente la funzione di consiglio del re e, durante la Repubblica, continuò ad assistere i due Consoli che ne ereditarono il compito. Il Senato si pronunciava nelle questioni di politica interna ed estera, in quelle finanziarie ed in quelle di carattere religioso. Tra i membri del Senato vi erano, infatti, anche i rappresentanti dei più eminenti Collegi Sacerdotali. Questo perché l’uomo romano acquisiva, con l’assunzione della cittadinanza, diritti e doveri sia civili che religiosi. Ciò implicava che ogni cittadino era sacerdote di se stesso e, nel momento in cui divenivapater familias assumeva non solo i doveri di tutela civile e morale di moglie e figli ma anche quelli spirituali divenendo sacerdote della famiglia stessa, con la funzione di preservare in casa il culto del Fuoco Sacro, di Lari e Penati, distribuendo ad ogni familiare i diversi compiti rituali (custodia del fuoco alla moglie, assistenza di rito ai figli ed altro ancora). I padri che decidevano di affrontare il cursus honorum, ovvero l’impegno politico al servizio della patria, dovevano gradualmente assumere sia cariche amministrative civili, sia militari, sia religiose, come ad esempio l’assunzione di specifici sacerdozi. E’ chiaro che chi non avesse le prerogative per assumere un determinato sacerdozio vedeva bloccato e terminato il proprio cursus. Conseguentemente a ciò i senatori romani incarnavano valori formanti uomini di profonda dignità fondata sulla forza interiore, la vis, che faceva d’ognuno di loro un vir incorruttibile sviluppante virtutes che lo contraddistinguevano dall’homo comune; quest’ultimo invece fondato sull’humus delle passioni.
Nel periodo imperiale, nonostante momenti di tensione e di crisi, mai venne meno il prestigio del Senato, i cui decreti, i Senatus consulta, vennero sempre riconosciuti come vere e proprie leggi dello Stato. Dopo l’affermazione del Cristianesimo, Costantino contrappose al Senato di Roma un altro Senato insediato a Costantinopoli che, dal 359 d.C., venne equiparato di fatto al primo. Ciò contribuirà non poco ad accelerare il declino del Senato romano, declino che non potè essere arrestato nemmeno dall’eroica, tenace resistenza degli ultimi autorevoli senatori “pagani”. Il Senato di Roma continua a funzionare anche dopo il crollo dell’impero d’occidente, fungendo da intermediario tra i nuovi sovrani barbarici (quali Odoacre e Teodorico) ed il patriziato romano. Mano a mano esso conclude la sua esistenza con l’affermazione definitiva dei poteri assoluti che caratterizzeranno il medioevo e viene menzionato per l’ultima volta nel 603 d. C. Questa, in estrema sintesi, l’origine, la funzione e la vicenda storica del Senato romano.
Ovviamente, la rievocazione dei caratteri sacrali che un tempo sostanziavano il Senato di Roma potrebbe sollevare comprensibili perplessità e facili ironie. Ed è proprio lo scontro con tali reazioni diffuse che ci fornisce la misura di quanto sia divenuto difficile, per la gran parte dei nostri contemporanei, concepire una società ed un mondo nel quale imperavano altri principi ed altri valori rispetto a quelli oggi dominanti. Principi e valori che a Roma si riassumevano nelle norme antichissime del Mos Maiorum. Tradotto solitamente e riduttivamente come “costume degli antenati”, in realtà il termine mos, che non possiamo approfondire in questa sede, è molto più ricco semanticamente, ed ha valore, ad un tempo, sacrale e pragmatico, in quando rimanda al concetto stesso di Tradizione. E se, come è facile arguire, “antenati” è quasi sinonimo di “padri”, ne consegue che una delle funzioni principali del Senato, fosse proprio quella di custodire e trasmettere (tradere) questa tradizione.
Ecco in cosa consiste quella che, per noi, potrebbe essere definita la “metafisica del Senato”, indipendentemente da ogni contingenza storica e dalla decadenza attuale. Non sembri vana retorica o patetica nostalgia per istituzioni e simboli obliati dai secoli. Per quanti, come noi, comprendono bene e sino in fondo il vero significato e la natura “più che umana ed interna” dei simboli tradizionali, la difesa della dignità del Senato non può esaurirsi in dotte diatribe giuridico- costituzionali o, peggio, in miserabili questioni di “risparmio”.
Siamo perfettamente consapevoli che il Senato attuale e la maggior parte dei suoi membri siano ben lontani da quel modello esemplare prima ricordato. E’ necessario richiamare le parole con le quali Tito Livio (V, 41) descriveva quell’antico e nobile consesso: “Quasi uguali ad altrettante divinità … non solo per l’abbigliamento e per l’aspetto, superiore per imponenza a quello umano, ma anche per la loro maestà”.
Nei riguardi di chi, oggi, potrebbero essere indirizzate simili espressioni?
Ciononostante, il Senato deve essere custodito, non come morta reliquia del passato, bensì perché la sua dignitas coincide con quella stessa del nostro popolo ed anche perché la difesa della sua simbolica presenza, sfidando il trascorrere del tempo (perpetua firmitas), è uno dei modi possibili per testimoniare dell’esistenza di una tradizione che, come vena sotterranea, risulta essere sempre viva, sempre pronta a riemergere, avendo ancora oggi i suoi tenaci, fedeli cultores.
Per tutte le ragioni sin qui addotte, i promotori ed i firmatari di questo Manifesto, pur nella diversità dei singoli profili e percorsi culturali, invitano quanti hanno a cuore la tutela della dignità del Senato a pronunciare un NO deciso al quesito referendario.

Estensore e primo firmatario, Roberto Incardona
con apporti del presidente di Pietas, Giuseppe Barbera
e della Redazione di EreticaMente, nella persona di Luca Valentini

Con l’adesione del Comitato per la Spiritualità Laica e del Circolo vegetariano VV.TT., nella persona di Paolo D’Arpini

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Richiesta di norme etiche e salutistiche per l’allevamento e la mattazione di animali da macello

PETIZIONE PER L’UMANIZZAZIONE DEI SISTEMI DI ALLEVAMENTO, TRASPORTO E MATTAZIONE DI ANIMALI:

Premesso
- che gli animali non umani sono esseri senzienti (art. 13 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea);
- che non bisognerebbe abbatterli se non in caso di estrema necessità;
- che i cittadini hanno il diritto di veder rispettati i propri sentimenti per gli animali secondo le proprie convinzioni morali e religiose come riconosce la ‘Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea’ (Trattato dell’Unione) art. 10: Libertà di pensiero, di coscienza, di religione e diritto all’obiezione di coscienza;
- che nei sistemi di allevamento, di trasporto e di abbattimento degli animali il controllo dell’osservanza delle normative comunitarie è di difficile attuazione;
- che dalla nascita alla morte spesso gli animali sono contenuti in box poco più grandi del loro corpo, privati della libertà, della luce del sole e del loro ambiente naturale, vivendo in uno stato innaturale e di angoscia perenne;
- che gli animali vengono spesso maltrattati, brutalmente spinti sui mezzi di trasporto, colpiti nelle parti più sensibili, costretti a viaggi estenuanti, senza acqua, cibo, esposti al caldo e al freddo e molti muoiono di angoscia o sfinimento;
- che l’abbattimento avviene molto spesso senza previo stordimento tramite proiettile captivo che assicura l’incoscienza dell’animale: i più delle volte gli animali vengono gasati o sottoposti a elettrocuzione, o altri procedimenti che causano sofferenza;
- che spesso l’animale assiste all’uccisione e allo smembramento dei compagni che lo precedono, percependone l’odore del sangue e le grida di terrore;
consapevoli che gli animali sono esseri senzienti con capacità di provare ansia, paura, dolore e tristezza, considerato che il rispetto degli animali caratterizza il livello di civiltà e senso di giustizia di un popolo,

CHIEDIAMO
alle Istituzioni Comunitarie e Nazionali
l’umanizzazione dei sistemi di allevamento, trasporto e abbattimento
di animali e il rafforzamento dei sistemi di controllo,
ed in particolare che siano garantiti dalle normative europee e nazionali i seguenti principi
- negli allevamenti: divieto di strumenti di immobilizzazione, disponibilità di adeguati spazi per la mobilità, disponibilità di luce naturale, nei capannoni interruzione di illuminazione elettrica dal tramonto all’alba, alimentazione integrata con foraggio fresco nel periodo estivo, divieto di mutilazioni, di ingozzamento forzato e qualsiasi altra pratica violenta, monitoraggio delle condizioni dell’aria e del cibo a seconda delle esigenze etologiche delle specie;
- nel trasporto: assenza di traumi e di sofferenze dovute al caldo, al freddo, alla fame, alla sete o all’angoscia;
- nell’abbattimento: obbligo di stordimento non violento, senza eccezioni di specie, non in presenza o vicinanza di altri animali, non si proceda alla dissezione dell’animale se non previa verifica del suo stato di incoscienza;
- che gli allevamenti, i trasporti e l’abbattimento degli animali siano monitorati costantemente da medici veterinari e guardie zoofile giurate delle associazioni di volontariato autorizzate;
- che i suddetti controlli siano integrati da sistemi di registrazione e controllo a distanza collegati con le unità operative sanitarie locali e le associazioni di volontariato autorizzate;
- che siano previste severissime sanzioni per la violazione delle relative norme.

Questa petizione sarà consegnata a:
Matteo Renzi (Presidente del Consiglio)
SERGIO MATTARELLA (Presidente della Repubblica)
Pietro Grasso (Presidente del Senato)
Laura Boldrini (Presidente della Camera)
JEAN-CLAUDE JUNKER (Presidente Commissione Europea)
Beatrice Lorenzin
DIRETTORE GENERALE PREVENZIONE E SANITA’
DIRETTORE GENERALE PER LA SICUREZZA E L’IGIENE DEGLI ALIMENTI E DELLA NUTRIZIONE
DARIO FRANCESCHINI (Ministro alla Cultura)
BEATRICE LORENZIN (Ministro alla Salute)

Potete firmare qui: https://www.change.org/p/matteo-renzi-presidente-del-consiglio-umanizzazione-dei-sistemi-di-allevamento-trasporto-e-abbattimento-di-animali

Petizione promossa da ASSOCIAZIONE VEGETARIANA ANIMALISTA onlus (www.vegetariani-roma.it)
con l’adesione del Circolo Vegetariano VV.TT.

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Treia – Forum del lavoro bioregionale sostenibile, 23 aprile 2016

Il Comitato Treia Comunità Ideale, in collaborazione con l’Onlus A Sud di Roma, la CGIL di Macerata, l’Onlus La Talea ed il Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia, con il patrocinio morale del Comune e della Proloco di Treia della Regione Marche e della Provincia di Macerata, organizza un “Forum del lavoro bioregionale sostenibile” che si svolge il 23 aprile 2016 nel Comune di Treia.

Si comincia la mattina del 23 aprile 2016, per i visitatori che vengono da fuori, ci sarà una visita storico-archeologica dei monumenti e musei di Treia, con accompagnamento dell’archeologo Enzo Catani e della Proloco di Treia. Il pomeriggio, con inizio alle ore 16, si tiene la Tavola Rotonda sul lavoro bioregionale alternativo e sostenibile, nella Sala Consiliare del Comune. Lo spunto per iniziare il discorso è la presentazione del libro, curato da Marica Di Pierri: “Riconversione un’utopia concreta” con idee proposte e prospettive per una conversione ecologica e sociale dell’economia, in chiave locale. Seguiranno diversi interventi di approfondimento: Simona De Introna (Segretaria FP CGIL Macerata), Stefano Panzarasa (Educazione ambientale del Parco dei Monti Lucretili), Caterina Regazzi (Rete Bioregionale Italiana), Adriano Spoletini (La Talea Onlus), Marinella Correggia (Ecologia domestica e prevenzione), Luigino Quarchioni (Legambiente Marche), Claudio Cagnolato (Microorganismi effettivi). La discussione, moderata dalla poetessa Lucia Nardi, sarà arricchita da esibizioni di musica popolare (Luciano Carletti), poesie ed immagini storiche delle varie attività lavorative svolte a Treia negli anni passati (FotoCineClub). E si concluderà con una visita alla Pinacoteca Comunale ed un piccolo rinfresco di specialità bioregionali.

Più tardi, verso le ore 21, si tiene al Circolo vegetariano di Treia la celebrazione della Luna Piena di aprile (Wesak Acquariano) con il gruppo bhajan “Aria di Stelle” ed il solista anglo-indiano Upahar Anand.

La manifestazione è libera ed aperta a tutti. Per info e prenotazioni: Paolo D’Arpini treiacomunitaideale@gmail.com – Tel. 0733/216293

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Soccombere al degrado sociale ed umano o prepararsi ad affrontarlo?

Le varie nazioni europee hanno dimostrato, dopo i recenti attentati, la loro totale incapacità di affrontare l’emergenza terroristica che si profila all’orizzonte, mancando completamente di “intelligence” e di forze idonee a contrastare le violenze ed i rovesciamenti delle strutture democratiche istituzionali.

Mentre l’immigrazione illegale di giovani e robusti e ben nutriti profughi “economici” (o religiosi), soprattutto provenienti dalla Libia, o dal nord-Africa in generale, verso l’Italia, prosegue seguendo una escalation matematica che ormai si dimostra una invasione vera e propria, i vertici politici e soprattutto le forze interne di pubblica sicurezza risultano inidonee ad affrontare una qualsiasi “emergenza”.

Tempo fa predissi che l’Italia è destinata alla frammentazione, né più né meno come all’inizio del basso medio evo. Piccoli poteri regionali sostituiranno lo Stato. Poteri che non sempre saranno rappresentativi del popolo italiano. A macchia di leopardo si costituiranno piccoli “ducati” indipendenti come sta già avvenendo, ad esempio, per quelle regioni dominate da mafia, ndrangheta, camorra ed altre associazioni. Alcune città saranno islamizzate, altre si circonderanno di nuove mura difensive per ostacolare l’islamizzazione, le basi NATO si attrezzeranno a proteggere i proprio territori, etc. etc. insomma l’Italia scomparirà in quanto tale divenendo una sorta di terra di nessuno a fare da cuscinetto fra l’Europa del nord e il mondo islamico.

Certo anche i paesi nordici avranno di che pentirsi della loro politica aggressiva, da un lato, nei confronti dei paesi islamici sconvolti da guerre finalizzate alla rapina coloniale, e dall’altro dalla totale impossibilità di attuare politiche “integrative” (non accette da chi dovrebbe essere integrato). Ma già vediamo che alcuni stati europei si stanno attrezzando a chiudere le frontiere all’immigrazione forzata in modo tale che la principale “vittima” dei flussi migratori sarà l’Italia.

Eppure non è detto che sia impossibile creare una “integrazione” ed una collaborazione anche fra membri di culture e razze diverse. Siamo tutti esseri umani e non c’è alcuna differenza fra un nero, un bianco ed un giallo. Il problema subentra quando una certa comunità vuole far prevalere la sua “cultura” o “religione” o “idea politica” e cerca di imporla in un modo o nell’altro agli altri. Ricordo, durante i miei viaggi in Africa od in vari paesi dell’Asia, che se ci si relaziona su un piano esclusivamente umano con gli altri non c’è nessuna difficoltà a dialogare e condividere emozioni e bisogni. L’amore è possibile quando ci si apre, se ci si chiude vince l’egoismo e l’ignoranza. Può definirsi egoismo o ignoranza “cristiana” o “maomettana”, della squadra di calcio o del colore della pelle…

Ma cosa possiamo fare se l’opponente che manifesta quell’egoismo, che sia un banchiere ricchissimo, un industriale, un re, un papa, un mullah, od un “poveretto” che cerca di farsi largo nella società, arraffando quel che può, pur di ottenere almeno i galloni da “caporale”? Possiamo difenderci o dobbiamo semplicemente soccombere, dobbiamo porgere l’altra guancia o dobbiamo armarci ad armi pari? Sinceramente non lo so, non ho una ricetta precisa, forse dipende dalle situazioni e dalle condizioni in cui ci si trova.

Parlavo oggi con Caterina, la mia compagna, della necessità di mantenere una rete di relazioni simbiotiche con i nostri affini, con le persone con le quali condividiamo valori e intelligenza. Di fatto è esattamente quel che sta avvenendo in tutti gli ambiti della nostra comunità umana: i delinquenti e gli arroganti si uniscono per fini di potere e prevaricazione e gli umili ed i consapevoli incontrano i loro simili, al fine di non disperdersi e di mantenere una civiltà “bioregionale e spirituale” (una civiltà della Vita in generale).

Paolo D’Arpini

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Presentazione del Forum del Lavoro Bioregionale Sostenibile – Treia, 23 aprile 2016

Il Comitato civico “Treia Comunità Ideale” organizza a Treia il “Forum del lavoro bioregionale sostenibile – Laboratorio sociale, economico e culturale”, che si tiene il 23 aprile 2016, dalle ore 16 alle 19.30, nella Sala Consiliare del Comune. Alla manifestazione, libera ed aperta a tutti, collaborano: CGIL di Macerata, Talea Onlus, A Sud Onlus, Legambiente Marche, Rete Bioregionale Italiana e Circolo Vegetariano VV.TT.

L’evento, preceduto dal saluto del sindaco Franco Capponi, inizia con la presentazione del libro “Riconversione un’utopia concreta. Idee proposte e prospettive per una conversione ecologica e sociale dell’economia” di Marica di Pierri, che sarà presente.

Seguirà un dibattito per approfondire il discorso ed inserirlo nel contesto locale, fornendo una chiave di attuazione per un progetto di ecologizzazione del lavoro e dell’economia. Il dibattito si svolge con la moderazione di Lucia Nardi. Intervengono: Simona De Introna, Stefano Panzarasa, Caterina Regazzi, Adriano Spoletini, Marinella Correggia, Luigino Quarchioni, Claudio Cagnolato. Il discorso sarà allietato da poesie recitate da Maurizio Angeletti, musiche all’organetto di Luciano Carletti, esposizione di immagini a cura del Fotocineclub Il Mulino e termina con una visita alla adiacente Pinacoteca Comunale ed un piccolo rinfresco bioregionale.

La giornata comprende la visita ai monumenti di Treia, condotta dall’archeologo Enzo Catani, appuntamento alle ore 10.00, nella Chiesa di San Filippo, in Piazza della Repubblica.
La sera alle ore 21.00 si terrà una sessione di canti, a cura di Aria di Stelle, per festeggiare la Luna Piena in Toro, presso il Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia.

Info. Paolo D’Arpini – Tel. 0733/216293 treiacomunitaideale@gmail.com

Il Forum del Lavoro Bioregionale Sostenibile ha ottenuto il Patrocinio Morale di: Regione Marche, Provincia di Macerata, Comune e Proloco di Treia.

Link: http://www.comune.treia.mc.it/eventi-cms/forum-del-lavoro-bioregionale-sostenibile/

…………………..

I giorni successivi, il 24 e 25 aprile 2016, il discorso continua in forma di “Festa dei Precursori” che si tiene sempre a Treia a cura del Circolo Vegetariano VV.TT. – Programma: http://www.comune.treia.mc.it/eventi-cms/festa-dei-precursori-2016/

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