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Per dire No alla riduzione del numero dei parlamentari… – Assemblea Nazionale del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale il 14 marzo 2020 a Roma

Il 14 marzo 2020 a Roma, dalle ore 10 alle 14, presso il Centro Congressi Frentani, Via dei Frentani, 4 si terrà l’assemblea nazionale dei Comitati per il NO al Referendum costituzionale del 29 marzo 2020

E’ un appuntamento importante per dare valore, di fronte alla limitazione della possibilità di fare iniziative e propaganda pubbliche in diverse Regioni, alla totalizzante predominanza delle notizie sugli aspetti sanitari ed alla pigrizia delle fonti di informazione, alle nostre posizioni in difesa del Parlamento, della rappresentanza politica e territoriale e della democrazia costituzionale.

L’iniziativa è promossa dal Comitato per il NO del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, dal Comitato NoiNO, dal Comitato per il NO dei Popolari e da quello dei giovani di Nostra.

La partecipazione è aperta a tutti coloro che intendono condividere questa battaglia.

Mauro Beschi

Libro Referendum 29 marzo.doc

P.S. – E’ di prossima uscita l’Istant book di A. Grandi “LA DEMOCRAZIA NON È SCONTATA”. Desidero precisare che il volume sarà in edicola con Left dal 6 marzo 2020…

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Articolo collegato: http://paolodarpini.blogspot.com/2020/02/diminuzione-del-numero-dei-parlamentari.html

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Bioregionalismo, ecologia profonda, spiritualità laica – Intervista di Lorenzo Merlo con Paolo D’Arpini


Intervista di Lorenzo Merlo con Paolo D’Arpini

LM: Paolo, come sei definito dalle persone?

P D’A: Sderenato. Anzi mezzo sderenato, perché sono anche una persona abbastanza equilibrata e anche un po’ impegnata.

Ma mezzo sderenato penso sia una tua definizione di te stesso, le persone, come ti definiscono?

Se potessero conoscere il significato del termine mezzo sderenato credo che lo userebbero volentieri perché mi rappresenta.

Ma non conoscendolo?

Non conoscendolo forse potranno dire che sono un tipo particolare molto strano, un po’ mezzo sciroccato in sostanza, anche perché il mio modo espressivo si manifesta in questa forma.

In occasione della tua presentazione tenuta a Treia a una mia pubblicazione, ho scritto di te: “Uno dei referenti della ricerca umanistica, per non dire spiritualistica italiana”. In che termini ti calza? O non ti calza?

Ci sta perché nella ricerca spirituale non è importante ricoprire una carica autorevole anzi, è esattamente il contrario. Se noi andiamo a vedere la funzione che svolsero gli insegnanti, o santi, o maestri che furono, erano sempre sotto traccia. Poi dopo, successivamente magari, venivano portati in auge e descritti come chissà che, ma nel momento in cui vivevano la loro normale esistenza terrena, erano persone normalissime, probabilmente anche abbastanza emarginate. È un aspetto da tenere in considerazione.

C’è una sorta di piccola vanità – senza accezione negativa – nel ricordare questa similitudine?

Certo, senza accezione negativa. Perché effettivamente non ci si può vantare di essere un maestro. E se non c’ è il vanto, non c’è neanche l’esposizione di se stessi nel mondo; ne è una conseguenza. O perché si è magari incapaci di esprimere sentimenti, pensieri o, scusa la parola, insegnamenti. Non si può fare come se fosse un insegnamento cattedratico dove uno si erge a maestro. Il compito o la missione deve essere, o può essere, compiuto senza pretese, in una forma del tutto semplice e conviviale.

Quanto hai appena detto, ha dei legami con la tua educazione, la tua famiglia, la tua biografia diciamo giovanile?

Può darsi. Nel senso che devi sapere che la mia famiglia (dal lato paterno) era di origine ebraica. Durante il periodo fascista, per evitare i problemi che tutti possiamo immaginare, mio nonno decise di cambiare il cognome e di convertirsi al cristianesimo e così evitò di essere perseguito. In seguito a ciò, non è che la nostra famiglia fosse diventata cristiana, però era diventata laica. Nel senso che non seguiva più nessuna forma religiosa. Questo imprinting in qualche modo mi è rimasto, nonostante a quel tempo non è che fossi particolarmente consapevole di ciò che era avvenuto. In seguito ne venni a conoscenza e compresi il motivo per cui non c’erano particolari convenzioni religiose nella mia famiglia e ci si limitava nel perseguimento di un’etica umana. Tutto ciò è stato importante per me, perché non sono stato impregnato di una particolare religione. In seguito alla morte di mia madre fui invece mandato in collegio dai salesiani e lì cominciai ad apprendere anche qualcosa della religione cattolica. La novità mi prese però per breve tempo, nel senso che appena capii che il cattolicesimo non era altro che una sequela di dogmi e favole, capii che tutto sommato non faceva per me e quindi proseguii sulla strada della laicità. Nella prima parte della vita tutti i bambini vivono in una dimensione dove ciò che sognano si realizza, perciò se sognano di cavalcare nel cielo, prendono una scopa e la cosa si compie. E non possono che riferire di aver cavalcato nel cielo.

Quell’incanto quando si è interrotto per te? Ti ricordi il momento, o la circostanza o l’episodio che ha provocato l’infrazione?

L’interruzione avvenne per un fatto fortuito che improvvisamente mi rese consapevole della vacuità di ciò che appare. Avvenne tantissimi anni fa quando i miei si erano trasferiti a Trieste a causa di mio padre che lavorava nelle ferrovie. Ero un bambino piccolissimo, avrò avuto forse tre anni, o qualcosa di più. Una sera, voci sotto casa annunciavano lo spettacolo di un circo. La promessa dei miei genitori, che mi avrebbero portato a vedere lo spettacolo, accese – come sarebbe accaduto ad ogni bimbo – la mia eccitazione.
Mi ero piazzato sotto al tavolo e mi agitavo come fa un bambino che cerca di attirare la attenzione. Improvvisamente, alzandomi in piedi sbattei la testa e persi i sensi. O forse no, perché ricordo che ero perfettamente consapevole di ciò che stava accadendo. Tuttavia caddi a terra senza più riuscire a muovermi. Intanto però vedevo che i miei genitori mi prendevano, mi portavano a letto, cercavano di rianimarmi. Ero completamente cosciente e allo stesso tempo non compivo alcun gesto, alcun movimento.
Fu da quell’esperienza che mi resi conto, che ciò che consideriamo reale, non è la realtà come se fosse un oggetto, ma è soltanto uno stato interiore della consapevolezza. Quello stato permaneva nonostante l’apparente o effettivo svenimento. Quando riaprii gli occhi mi ritrovai in mezzo al mondo con questa consapevolezza. Per la prima nella mia vita mi accorsi di non essere nel mondo pur essendo del mondo, almeno in qualche forma.

Lungo il tuo percorso ti sei avvicinato alla dimensione altra, alla dimensione che la cultura non ci passa, chiamiamola genericamente spirituale. Pur condividendo la tua critica al concetto di insegnamento, hai avuto un maestro?

Da un punto di vista formale intendi?

Volevo arrivare a chiederti, da cosa è scaturita la tua ricerca spirituale?

È scaturita soltanto da esperienze vissute, non da trasmissioni consapevoli, di conoscenza se così vogliamo chiamarla. A parte l’apprendimento attraverso libri in cui magari venivo a conoscenza di una certa forma di spiritualità “altra” basata sull’autoconsapevolezza e sulla ricerca di sé. Ma quello era un accrescimento se vogliamo intellettuale. Dal punto di vista invece spirituale vero e proprio, quella conoscenza non può essere trasmessa sul piano intellettuale. Può essere invece assorbita soltanto attraverso una trasmissione diretta, attraverso un riconoscimento diretto. Potremmo chiamarlo energetico, vibratorio o estetico. Ed è esattamente il tipo di rapporto che ebbi in primis con il mio maestro spirituale. Con il quale scambiai pochissime parole, ma tutto quanto passò attraverso una trasmissione energetica, diretta, immediata. Non c’era assolutamente bisogno di spiegazioni perché la consapevolezza avveniva da sé. Usare il termine telepatia è limitante. Avveniva perché c’era un’osmosi totale, una totale condivisione. E quindi quello che passava era semplicemente ciò che veniva risvegliato. Non poteva proprio essere definito un insegnamento.

Da allora, dalla giovinezza ad oggi, sono passati diversi decenni. Puoi puntualizzare i passaggi della tua evoluzione, della tua ricerca?

Corrispondono alle fasi della vita. Nei periodi in cui la giovinezza ci rende più baldi, più fieri e più dediti all’agire, le forme di esperienza si manifestavano anche in modi concreti come attraverso ad esempio dei viaggi. Intrapresi infatti un lungo viaggio in Africa con mezzi di fortuna, spesso a piedi. Tutta l’Africa nera mi insegnò il ritorno alla presenza nella natura, mi sentii vicinissimo agli animali. Incontrai anche animali che consideriamo pericolosi come leoni, elefanti, scimmie soprattutto. Sono una forma di riconoscimento della nostra origine che ci fa capire quanto siamo loro affini.

Il momento in cui sei inserito ora, sul quale sei concentrato, si chiama spiritualità laica, ecologia profonda e bioregionalismo?

In questa fase è come quando si va avanti con l’età. A un certo punto si fa una sintesi di tutto quello che si è vissuto e che si è appreso attraverso l’esperienza. In qualche modo si chiama elaborazione e rielaborazione, memoria, visione all’interno e proiezione. Accade anche in forma di dialogo, come stiamo facendo in questo momento.
Magari, come negli anni trascorsi, quando non ero così propenso a un dialogo di questo tipo, che in qualche modo comporta anche una concettualizzazione se vogliamo così chiamarla, avevo uno spirito più poetico, scrivevo poesie o raccontini. Adesso invece per poter condividere non disdegno l’uso anche di terminologie che forse potrebbero essere definite intellettualismi, perché comunque è un modo per precisare il significato.
Mi viene in mente un amico, Massimo Angelini. Un giornalista anche lui, che ha scritto (e che abbiamo presentato qui a Treia) un libro dal titolo Ecologia della parola. In cui, attraverso il percorso etimologico, si scoprono i cambiamenti dei significati. Si da un valore alla parola attraverso la sua vera accezione. È uno studio sui significati reali che le parole hanno assunto nel tempo, senza mai trascurare l’accezione originale. Quindi, quando si parla di spiritualità laica – un tema sul quale scrivo da diversi anni per la rivista NonCredo – Il primato laico del dubbio, tengo presente che il primo punto della spiritualità laica è quello di non identificarsi con qualsiasi credo, con qualsiasi fede religiosa, perché la spiritualità laica non è soltanto una forma di laicità o di laicismo, è la spiritualità naturale dell’uomo. Quella che in forma di ecologia profonda possiamo definire l’intelligenza-coscienza, che ci consente di poter testimoniare la vita.
Tuttavia, nella spiritualità laica c’è una predilezione della relazione con la natura o addirittura un annullamento della relazione con la natura, a causa di un’identificazione di noi stessi come parte della natura.

Questo non è in qualche modo legato al paganesimo o all’animismo e perciò con un contenuto di fede?

Ci sono delle affinità. La differenza sostanziale è che nel paganesimo si faceva riferimento ad enti, ad entità reali rappresentative della natura. Quindi Genius Loci o, Spiritus Loci. Mentre invece nella spiritualità laica si tiene conto della valenza di tutti gli elementi viventi, o anche non viventi che però rappresentano una sostanzialità nella natura, ma non come forme di dignità altre, sono solo espressioni diverse della totale manifestazione naturalistica. Allora potremmo definire l’ecologia profonda una forma di naturalismo, ma nell’accezione in cui tutto è, non nell’accezione di una parcellizzazione delle forme.
Questa differenza delle forme è chiaro che esiste come esiste la differenza tra tutti gli esseri umani o fra tutto ciò che è vivente. Non c’è una foglia dello stesso albero che sia uguale all’altra. Non c’è un granello di sabbia su migliaia e migliaia di granelli che sia uguale all’altro. Ciò non toglie che tutti rappresentino la medesima sostanza, origine, madre. Questo è importante.
Per cui la spiritualità laica, è laica perfino nei confronti della spiritualità laica.

Proviamo a descrivere la natura o l’identità del Bioregionalismo e dell’Ecologia profonda.

Inizialmente il bioregionalismo aveva un carattere prevalentemente geografico. Adottava gli habitat naturali per suddividere le regioni della natura. Dava all’area considerata il titolo di entità organica. In quanto i suoi differenti abitatori, minerali, vegetali e animali si erano aggregati a mo’ di organismo unico.
Peter Berg è stato colui che s’è inventato la parola. Di lui ricordiamo Alza la posta. Saggi storici sul bioregionalismo. La sua scia è stata seguita da altri, tra cui Gary Snyder con La pratica del selvatico. Buono, selvatico, sacro e altri titoli.
Nel frattempo – la questione era iniziata negli anni ’60 del secolo scorso, negli Stati Uniti, connessa alla Cultura Beat – il bioregionalismo ha evoluto il suo contenuto andando praticamente a condividere il principio base dell’Ecologia Profonda, ovvero che c’è una sola vita, che tutto è sua espressione.
Ma il tuo stesso libro Sul fondo del Barile – Crisi sociale e recupero del sé o quello di Guido della Casa, Ecologia Profonda, sebbene, appunto, in chiave di ecologia profonda fanno riferimento alle espressioni della natura come differenze formali, tutte interdipendenti, di una sola vita. Come è per i vari organi di un organismo vivente. Solo successivamente interviene la descrizione degli organi specifici, ma sempre tenendo presente che esso, come tutti gli altri sono terminali della stessa natura. Una montagna, un fiume, un deserto, una pianura, cioè ogni cosa, ha la sua specificità, in cui la vita si manifesta in un certo modo, con forme differenti e con aggregazioni funzionali. Un’eventuale pan-ingegneria sarebbe disastrosa.

Siamo espressioni di un grande corpo dunque?

Questo grande corpo non è soltanto la terra. Di solito nell’ecologia profonda ci occupiamo del pianeta Terra, Gaia, come una forma vivente in se stessa no? Allo stesso tempo l’ecologia profonda compie un passo verso quello che potremmo definire anche panteismo, secondo la visione di Giordano Bruno, dove tutto quanto ciò che è Uno si manifesta in ciò che è in tutte le forme.

Rispetto a questi tre temi Spiritualità Laica, Ecologia Profonda e Bioregionalismo, e coniugando la tua ricerca e contemporaneamente la conduzione di un blog e di diversi siti dedicati a questi argomenti, pensi di avere il polso della diffusione di questi concetti e della cultura che implicano? Oppure, qual è la maggiore difficoltà o il più frequente equivoco in cui le persone rischiano di incappare nei confronti di questi temi che interessano lo Spirito e il Tutto? Il Tutto in che cosa viene colto, in che cosa viene equivocato?

L’equivoco si manifesta a tutti i livelli, ad esempio nell’ambito bioregionale, ricordo che tanti anni fa partimmo con La Rete Bioregionale Italiana (ufficialmente nata ad Acquapendente nella primavera del 1996) e con l’idea di diffondere il bioregionalismo. Se ne appropriò la Lega Nord per definire le bioregioni come ambiti etnici, dove la vita delle persone era praticamente condizionata dalla cultura locale e quindi dall’etnia che viveva in quel luogo. Questo è stato un fraintendimento, perché tutti noi bioregionalisti ci riconosciamo nel luogo in cui siamo nati o viviamo.
Quindi bioregionalista può essere anche una persona che non è nata nel luogo, ma che vivendolo lo riconosce come un’espressione di sé. A quel punto si integra completamente nel luogo. Ma non solo nel luogo, anche nella comunità con cui vive. E non solo quella umana, ma di tutti gli esseri viventi che vi partecipano. Per questo chiunque può essere bioregionalista in qualsiasi luogo, perché è soltanto un’apertura verso la presenza nel luogo. Questo è stato il primo fraintendimento.
Il secondo fraintendimento riguarda l’ecologia profonda. Come dicevi prima si fa quasi menzione a una sorta di New-age, dove tutto quanto è legato alla natura e i riti Wicca e questo e quell’altro.
Anche noi bioregionalisti organizziamo le celebrazioni dei vari equinozi e solstizi… ci sono determinati momenti dell’anno che vanno riconosciuti come importanti. Però non gli diamo un’importanza assoluta in quanto riconoscimento di una qualche divinità naturalistica. È soltanto un percorso da celebrare per essere felici di poter vivere nel momento in cui siamo. Un modo per riconoscere che altri, più belli o più brutti, hanno un loro significato e valore.
La maggior parte della gente, soprattutto quelli che fanno riti un po’, diciamo così, pagani, magari preferisce festeggiare il solstizio d’estate, ricordare i Celti, Stone Age e tutte le cose di quel genere, per contemplare la bellezza del sole nella sua pienezza. Ma altrettanto importante, chiaramente, è il solstizio invernale perché dopo la vita che si è richiusa ad approfondire le radici, risorge e pian piano ritorna ad esprimersi. Oppure l’equinozio di primavera, dove la vita ci riporta ad una bellezza. O quello d’autunno, come in questa occasione, dove condividiamo la consapevolezza che questa bellezza ha un grande valore.
Se in primavera di questo valore non ce ne rendiamo conto perché tutto quanto fiorisce, in autunno le cose che cominciano pian piano a scemare, hanno un significato più forte. Non a caso si dice che proprio l’autunno è il momento per la raccolta dei frutti migliori dell’uomo, per l’uomo. Come ad esempio la vite e l’ulivo. L’ulivo è simbolo di vita in assoluto, non soltanto in termini cristiani. La vite perché è quello spirito, il senso dello spirito e non a caso anche nella religione cristiana viene utilizzato il vino per la comunione.

Il mio pensiero è che il messaggio di Cristo abbia un grande valore, che i contenuti del cristianesimo abbiano un grande valore, mi riferisco per esempio non solo all’amore ma al perdono, soprattutto rispetto a quanto succede in altre religioni, dove il perdono è sostituito dalla legge del taglione. Il vero messaggio cristico più che cristiano, nella vulgata è andato perduto e sono rimasti quelli i dogmi, gli schemi, le gerarchie. Sei d’accordo con questa lettura? Sei d’accordo con il fatto che il cristianesimo abbia un grande annuncio da fare e l’ha fatto a suo tempo, del tutto frainteso, del tutto dimenticato?

Certamente sono d’accordo per quanto riguarda l’insegnamento del Cristo di cui noi abbiamo ricevuto soltanto briciole e anche travisate e manipolate. Sarebbe bella una ricerca, soprattutto per quanto riguarda dei messaggi più genuini di quelli che sono chiamati i Vangeli Apocrifi e anche dei famosi Rotoli di Qumran, dove c’è l’insegnamento esseno che corrisponde a quello cristico ma a lui antecedente. Comunque possiamo riscontrare che questa filosofia, continuiamo a chiamarla cristica, è sicuramente un messaggio innovativo all’interno di tutta una serie di impostazioni religiose che in quel periodo erano dominanti nel Medio Oriente mediterraneo.
Il senso del perdono che non è come viene inteso, un calcolo per sottrarci alle nostre responsabilità, come molti fanno nei confronti della confessione. Come stavo leggendo in un testo scritto da Franco Berrino, Daniel Lumera, David Mariani – Ventuno giorni per rinascere – Mondadori, dove il perdono è un reggente della guarigione se autentico amore.
Poi c’è il perdono razionale che calcola, che si considera valido per cancellare dalla nostra mente la tendenza alla recriminazione. E poi c’è quello emozionale, che è invece rivolto ad un perdono verso se stessi e quindi alla cancellazione anche del senso dell’offesa, perché si rivede nella trasposizione della posizione come: “è successo” e basta. E quindi non c’è neanche più bisogno del perdono.

Il perdono perciò corrisponde o è sovrapponibile a quello che la tradizione orientale ci tramanda come accettazione?

Io direi che è molto simile al concetto della compassione buddista. In quel caso la compassione equivale al perdono.

Quindi il perdono, la compassione, hanno un valore terapeutico nei confronti dell’individuo che riesce ad arrivare a quel livello per non ritenersi più offeso nell’orgoglio?

Certo non solo quello, ma è anche la porta di ingresso per poter accedere all’autoconoscenza. Perché poi essendo in grado di poterci identificare nell’altro attraverso il perdono, automaticamente siamo anche più propensi ad accettare noi stessi per quel che siamo e quindi siamo in grado di poterci vedere sempre più in profondità, fino a superare quel velo dell’illusione che ci fa identificare con un nome e una forma. Quel vedersi sempre più in profondità è ulteriormente terapeutico. Beh a quel punto direi che la terapia scompare. Fino ad un certo punto ci può essere, fino alla psicologia transpersonale noi possiamo intuire che c’è un percorso attraverso l’approfondimento, ma poi c’è una fase successiva che non può essere più razionalmente analizzata e quindi non ci può essere più neanche una terapia. Se vogliamo intraprendere un percorso in cui piano piano ci liberiamo della zavorra e dalle sovrastrutture è comunque corretto interpretarlo come perdono-terapia. Le vie spirituali, se sono sincere ed oneste tutto sommato danno questo indirizzo. Nel Taoismo, c’è l’abbandono. Pian piano impariamo a rilasciare ciò che ci aveva fatto assumere una posizione, che ci faceva considerare particolarmente benedetti, fino al punto di pensare di essere in grado di poter decidere, per la natura, per la vita, per gli altri esseri senzienti. Quindi fino a farci credere nel nostro egoismo.

Intervista rilasciata a Treia il 21 settembre 2019

Fonte:
http://www.victoryproject.net/articolo.php?id=712

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Erbe, alberi e magia… con Sonia Baldoni

La parola ecologia deriva dal greco oikos che significa casa, ha cioè la stessa radice di economia, e questa filiazione etimologica mi ha sempre affascinato. Infatti attraverso l’ecologia, soprattutto quella profonda, ho appreso a considerare la natura come la mia vera casa cercando inoltre di trarre da essa il mio sostentamento.

Finché un bel dì conobbi Sonia Baldoni di Jesi ed appresi attraverso le passeggiate fatte assieme a lei, o per mezzo di semplici cerimonie, a collegare l’ecologia e l’economia con la magia. Infatti quello che apprezzai maggiormente, dell’esempio fornito da Sonia, è stata la sua spontanea passione per la riscoperta e per la trasmissione dei misteri naturali, quelli che solo le piante sanno conservare. Le piante indubbiamente sono gli esseri viventi più vicini allo spirito primordiale e sono le depositarie del potere magico della vita.

Ma andiamo per ordine. Il mio primo maestro in erbe fu un pastore conosciuto a Calcata nei primi anni ‘70 del secolo scorso. Si chiamava Irmo, era diventato orbo in seguito ad un incidente di percorso nelle sue continue esplorazioni nei boschi. Irmo era originario di Amelia (in Umbria) e finché gli fu possibile era solito continuare la tradizione della transumanza. Con le sue bestie ogni anno, in primavera inoltrata, se ne partiva lungo la via Amerina sino a raggiungere le colline umbre. Gli ultimi anni, non potendo più percorrere le strade di campagna, si spostava con tutti gli armenti su un camion preso a nolo. Infine, avendo ormai messo su famiglia e non potendo più spostarsi per l’età e gli acciacchi si limitò a pascere le greggi nella valle del Treja.

Quando lo conobbi mi parlava spesso delle piante della valle e mi spiegava di aver appreso a conoscerle osservando le capre e le pecore al pascolo. Dal loro comportamento, dai gusti stagionali, dalla qualità del latte prodotto, etc. aveva imparato quali fossero le loro proprietà.

Ovvio che restai molto intrigato da questi suoi racconti e volli anch’io seguire il suo esempio e comprai qualche pecora e qualche capra per vedere se avessero avuto qualcosa da insegnarmi. Ed in verità molto mi insegnarono… Imparai da loro a riconoscere quasi tutte le erbe commestibili della valle. Tra l’altro scoprii come anche gli ovini ed i caprini fossero dediti allo sballo.. Non so se era l’aria di Calcata, che induceva un po’ tutti ad eccedere con sostanze alteranti, ma scoprii come in primavera anche gli armenti si dilettassero con i germogli freschi di cicuta, una pianta psicotropa famosa sin dall’antichità, persino dedicandosi allo stramonio ed altre pianticelle “psichiche”..

Ricordo addirittura una pecora che era talmente assuefatta allo sballo che addirittura morì di overdose, con gli occhi strabuzzanti e la bava alla bocca. Ma in questo non seguii mai quel cattivo esempio e mi limitai a raccogliere le piante selvatiche buone in cucina, cotte e crude. Non conoscevo nemmeno il loro nome, le chiamavo con nomi di fantasia. In seguito li conobbi attraverso le lezioni ricevute sul campo dal mio secondo maestro, Giuseppe Roveri, che era un erborista diplomato all’Università di Camerino e socio co-fondatore del Circolo vegetariano VV.TT..

Egli accompagnava spesso me ed altri appassionati in giro per la valle e ci raccontava tante storielle popolari sulle varie piante e sul significato dei loro nomi. Infine, trascorsi diversi anni, verso i primi di questo nuovo millennio, cominciai anch’io ad accompagnare neofiti alla ricerca di erbe e scrissi diversi articoli sulle proprietà e sul significato della forma, del colore, dell’odore di erbe e fiori e frutti.

Infine giunse la mia terza istruttrice, Sonia Baldoni e lei mi insegnò i significati magici delle piante e degli alberi, che sino a quel punto avevo trascurato. Ontano, lauro, agrifoglio, quercia… e le costellazioni collegate e gli spiriti benigni incarnati.

Il mio primo incontro con Sonia avvenne a Calcata, forse nel 2009, ad una festa di luna piena di luglio. Dopo la consueta passeggiata nella valle del Treja, avevamo predisposto una cerimonia sotto la luna, attorno al fuoco, e lì essa apparve, introdotta dall’amico psicologo Ciro Aurigemma. Dopo aver mangiato le erbe da noi raccolte, e avendo iniziato il giro di condivisione sulle esperienze karmiche con la luna piena, ecco che Sonia propose di fare un’offerta rituale al fuoco.. e diede ad ognuno di noi una manciatella di erbe e fiori da lei precedentemente mescolati affinché li offrissimo alla fiamma girando intorno al falò. E fu così che iniziai a conoscere anche le virtù magiche delle piante.

Fatalità, dopo qualche anno, mi ritrovai a Treia (in provincia di Macerata) in visita alla casa della mia compagna Caterina, era il 2010, e pensai subito di organizzarvi un primo evento, un’altra festa della luna piena ma stavolta di agosto, e chiamai Sonia a partecipare. Dall’anno seguente mi trasferii stabilmente a Treia e lì iniziò una collaborazione più fitta ed intensa fra lei e me.

Organizzammo la prima cerimonia della vigilia di Ognissanti (Samhain) in occasione dell’incontro annuale della Rete Bioregionale del 2010, che si tenne nel podere di Lucilla Pavoni (a San Severino Marche), la cerimonia fu ripetuta anche nel 2011… Nel frattempo c’era stata anche la Festa dei Precursori del maggio 2011, con riti dedicati al mondo femminile ed alla raccolta di rose e bacche di rosa canina, con preparazione di fiori di Bach, che si ripeterà anche quest’anno (2012).

Insomma sembra che con Sonia si siano ormai stabiliti due importanti appuntamenti marchigiani, uno in primavera ed uno in autunno.. I momenti migliori della natura, quelli in cui la natura prorompe in bellezza di fioriture e frutti.

Paolo D’Arpini

Articoli sulla presenza di Sonia Baldoni agli eventi del Circolo Vegetariano VV.TT.: http://www.circolovegetarianocalcata.it/page/2/?s=sonia+baldoni

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INTEGRITY INITIATIVE, ESPAÑOLES TRABAJANDO PARA EL M-15 Y M-16

Ante scriptum di Ireo Bono: “Ringrazio J.E. per questo articolo, a mio parere molto interessante, di Tita Barahona del ‘Canarias Semanal’ che porta una conferma a ciò che già sappiamo, con una denuncia molto precisa, con nomi e cognomi, su un servizio segreto di propaganda antirussa (Integraty Initiative)che comprende giornalisti, accademici, politici, militari, per la promozione di una nuova guerra fredda con la Russia. E’ lecito pensare che una tale rete sia diffusa in tutta l’Europa e , vista la narrazione dei principali giornali italiani su quanto accade in Europa e nel mondo, questa rete esiste certamente in Italia.” (Ireo Bono) 

Ojos para la Paz – Dicen que hay mal vendidos, que hay mala gente a patadas por este mundo. Es el caso del llamado “Integrity Initiative”, un apéndice de loe servicios secretos británicos, M-15 y M-16, que se creó en España bajo la paranoia ….¡de combatir a Rusia!. Y aquí los tenemos: NICOLÁS DE PEDRO, BORJA LAS HERAS, Y QUIQUE BADÍA MASSONI, tres perlas que deben cobrar demasiado dinero para dedicarse a trabajar para un mafioso gobierno extranjero.

¿QUÉ ES EL “INTEGRITY INITIATIVE”?
http://canarias-semanal.org/art/25792/integrity-initiative-un-servicio-secreto-de-propaganda-antirusa-para-la-promocion-de-una-nueva-guerra-fria?fbclid=IwAR2auH0j3-4U08bZPQZ8U_Hn_Zsl6vBXn6FZcKyRtl1sQ3YQi4gqDasc1vE
UN SERVICIO SECRETO DE PROPAGANDA ANTIRUSA PARA LA PROMOCIÓN DE UNA NUEVA GUERRA FRÍA.
INTERFIRIÓ EN EL GOBIERNO ESPAÑOL PARA IMPEDIR EL NOMBRAMIENTO DE PEDRO BAÑOS COMO RESPONSABLE DEL DEPARTAMENTO DE SEGURIDAD NACIONAL DE LA PRESIDENCIA DEL GOBIERNO. DE “INTEGRITY” NADA DE NADA.
HAY QUE DESENMASCARARLOS
(Canarias Semanal)
Este servicio secreto internacional, con sede en el Reino Unido, posee plena capacidad para interferir en la política española
Gracias a la filtración de sus documentos internos, conocemos los objetivos, los integrantes, las operaciones encubiertas y las fuentes de financiación de este instrumento de propaganda anti-Rusia llamado Integrity Initiative, que funciona bajo el paraguas del think tank británico Institute for Statecraft. Los mismos documentos han revelado cómo influyó este servicio secreto en el nombramiento del director del Departamento de Seguridad Nacional de la Presidencia del Gobierno de España. Pero nada de esto fue noticia en los grandes medios.
Por TITA BARAHONA(*) PARA CANARIAS SEMANAL
Hace siglo y medio, Marx y Engels señalaban que el Estado es el consejo de administración que rige los intereses colectivos de la clase burguesa. Esto es hoy quizás más evidente que nunca, como lo es que la concentración de capital y la amplitud de la miseria han alcanzado niveles sin precedentes. Las grandes corporaciones financieras y empresariales mantienen estrechos lazos con los gobiernos de los Estados, que las protegen, subvencionan y les facilitan importantes mercados. Una de las manifestaciones de esta alianza es lo que en Estados Unidos es denominado “complejo militar-industrial”, en el que confluyen compañías privadas – de armamento, entre otras -, fuerzas armadas y policiales, servicios de inteligencia y una densa nube de burocracia. Este complejo opera dentro y fuera de las fronteras nacionales, y ahora también en el ciber-espacio, lo que se llama “guerra híbrida”. La propia reproducción y el crecimiento de esta gigantesca maquinaria exige el mantenimiento de un mundo bi-polar en permanente enfrentamiento.
Después de la II Guerra Mundial, fue la Guerra Fría entre los países del centro capitalista (liderados por Estados Unidos) y la URSS lo que justificó la carrera de armamentos. Desaparecida ésta, se buscó un nuevo enemigo en el terrorismo islamista. Al mismo tiempo avanzaban a paso veloz y firme las llamadas potencias emergentes, especialmente China y Rusia. Estos dos países, con economías capitalistas que también cuentan con un importante complejo militar-industrial, son los que “Occidente” (léase sobre todo la OTAN) señala ahora como principales amenazas justificativas del aumento del gasto en Defensa. Pese a la indudable mayor importancia de China como competidor económico, es la más cercana Rusia la elegida para presidir el podio de la rivalidad, no sólo por su apoyo a los Estados que figuran en la lista negra de la Casa Blanca, sino también porque, desde el punto de vista político-ideológico, su reciente pasado soviético facilita la reconstrucción de una nueva atmósfera de Guerra Fría, en la que armar, a la vez, un eficaz instrumento de control social.
Las “fuerzas del mal” habitan en el Kremlin
En los últimos años y sobre todo en los países anglófonos, se viene esparciendo en todas direcciones el eslogan de que Rusia es una amenaza a la seguridad de Occidente y a sus “valores” democráticos (más falsos que moneda de madera). En Estados Unidos, este eslogan ha dado pie a una histérica campaña anti-rusa aliñada con teorías conspirativas de todo tipo, en las que participan tanto republicanos como demócratas. Ya la derrota de Hillary Clinton frente a Donald Trump lo atribuyó la oligarquía demócrata a la “interferencia” del presidente ruso, Vladimir Putin. A partir de ahí, los medios corporativos se dedicaron a señalar a Moscú como responsable de un sinnúmero de desgracias nacionales, como informamos en otro lugar. 1 Hasta el reciente, alegado suicidio del millonario pedófilo Jeffrey Epstein, algunos locutores de la cadena “progre” MSNBC lo han atribuido a la injerencia de Putin -que no es, dicho sea de paso, santo de nuestra devoción, ni lo creemos en posesión de dones sobrenaturales-. Según la versión oficial, para operar estas maldades, el Kremlin se vale de la “desinformación” o “noticias falsas” que difunde en las redes sociales y otros sitios de Internet, aparte de sus cadenas RT y Sputnik.
La rusofobia creó su opuesto, la rusofilia; porque ya el asunto se ponía en términos de esas polarizaciones o dicotomías planas características de la ideología dominante. Así, toda persona, grupo o institución que cuestione cualquier aspecto de la política económica, social o exterior del Imperio occidental, es sistemáticamente etiquetado de pro-ruso. Posee el mismo carácter y finalidad que la etiqueta anti-semita, que automáticamente recae sobre quienes critican al Estado de Israel. En Reino Unido, el establishment conservador acusa al líder laborista Jeremy Corbyn de ser anti-semita además de un “tonto útil de Putin”. Al parlamentario escocés, Neil Findlay, por protestar la visita oficial del político de extrema derecha ucraniano, Andriy Prubiy, -fundador de dos partidos neo-nazis- se le dijo que estaba transmitiendo “el mensaje del Kremlin”.2 El Washington Post llegó a publicar una lista negra de medios (todos críticos con la política exterior estadounidense) acusados de trabajar para el Kremlin. Y los gigantes tecnológicos como Facebook, que junto a Google y Amazon ya forman parte del complejo militar-industrial de Occidente, aplicaron algoritmos para arrinconar a estos medios en los buscadores. 3
Integrity Initiative: desinformación para combatir la desinformación
En toda esta propaganda anti-Rusia tiene mucho que ver el complejo militar-industrial británico, incluidos sus servicios secretos M-15 y M-16. Lo prueban los documentos de uno de sus órganos, el llamado Integrity Initiative, que fueron filtrados en 2018, supuestamente por Anonymous Europa. 4 Este órgano funciona como un servicio secreto que tiene en nómina a periodistas, académicos, políticos y militares en cada uno de los Estados donde tiene instaladas sus células (“clusters”). Estos son, aparte del Reino Unido, España, Francia, Alemania, Italia, Grecia, Países Bajos, Lituania, Noruega, Serbia, Montenegro, y se están formando otras en EEUU, Canadá y más países de la Europa del Este.
Según sus documentos, Integrity Initiative tiene por finalidad “ofrecer una respuesta coordinada de Occidente a la desinformación de Rusia y otros elementos de la guerra híbrida”. Pone, además, especial interés en influir la opinión pública dentro de Rusia y otros espacios ruso-parlantes. En realidad, se trata de presentar al gobierno ruso como una amenaza a la seguridad mundial, especialmente a la europea, con el fin de crear un ambiente de neo-guerra fría que genere aceptación social al incremento del gasto de Defensa y la permanencia/integración en la OTAN.
Integrity Initiative se creó en 2015. Su fundador fue Chris Donnelly, ex-consejo de Margaret Thatcher entre otros políticos británicos, asistido por funcionarios de la OTAN. Se financia en gran medida con dinero público, ya que recibe fondos del British Foreign and Commonwealth Office, la propia OTAN, el Ministerio de Defensa de Lituania, el Departamento de Estado de EEUU, Facebook y la Fundación Smith Richardson, relacionada con think tanks militaristas como el American Enterprise Institute y el Institute for the Study of War, e implicada en el diseño de la “guerra contra el terror” tras los antentados del 11-S. Las células que se están creando en Estados Unidos son promocionadas por conocidas figuras de extrema derecha como Gorka Sebastian, declarado admirador de la orden proto-fascista húngara, Vitezi Rend, que colaboró con la Alemania nazi durante la ocupación de Hungría.5
Integrity Initiative funciona bajo el paraguas de un think tank con sede en Inglaterra pero registrado en Escocia, llamado Institute for Statecraft, hasta ahora totalmente desconocido. Se dedica a buscar -y si no la encuentra, a fabricar- para su publicación “evidencia” de la interferencia rusa en los asuntos europeos. Para ello tiene un departamento de investigación en el que se estudia cómo llevar a cabo de forma efectiva campañas de desinformación online. Otra de sus tácticas es organizar eventos públicos, como la conferencia celebrada recientemente en EEUU bajo el título “Cold War Then and Now?” (¿Guerra Fría Entonces y Ahora?), que contó con la asistencia de militares británicos, oficiales de la OTAN y nacionalistas urcranianos. Una tercera táctica es coordinar campañas de desinformación online para impedir que se nombre a personas etiquetadas como “pro-Kremlin” para cargos importantes, como han logrado hacer recientemente en España.
La célula española de Integrity Initiative interfiere en nombramientos de alto nivel. Interferir para combatir la interferencia. Cuando Pedro Sánchez se estrenaba como presidente del gobierno español, el 7 de junio de 2018, pensó en el coronel Pedro Baños para dirigir el Departamento de Seguridad Nacional del Gabinete de la Presidencia del Gobierno. Baños es parte de esa minoría de militares y políticos que se opone a la provocación militar y las sanciones contra Rusia, postura que comparte con sectores de las clases dirigentes de Alemania y Francia. Esto encendió las alarmas en Integrity Initiative, que vio en el coronel español una amenaza a los intereses del Reino Unido y un obstáculo a la campaña anti-Rusia.
Siempre según los documentos filtrados, a medio día del referido 7 de junio, la célula española de Integrity Initiative se entera -por soplos procedentes del PSOE- de que “una conocida voz pro-Kremlin, Pedro Baños, va a ser oficialmente nombrado el día 9 director del Departamento de Seguridad Nacional.” Entonces se pone en marcha un operativo coordinado entre las células española y británica, que incluye “[preparar] un dossier para llevarlo a los principales medios. El grupo mientras tanto inicia una campaña en Twitter (…) intentando impedir el nombramiento”. 6

LA CÉLULA ESPAÑOLA está liderada por NICOLÁS DE PEDRO, miembro del Institute for Statecraft y otros think tanks como la Organización para la Seguridad y la Cooperación en Europa (OSCE), para la que hizo misiones de observación electoral en Rusia, Kirguistán, Ucrania y Tayikistán, y de la Fundación Elcano. De Pedro escribe en El País y otros medios españoles sobre temas de Asia. Junto a él está BORJA LASHERAS, que también trabajó para la OSCE, pero en Bosnia-Herzegovina y Albania, y ha sido director de la sede madrileña del Consejo Europeo de Relaciones Exteriores. El tercero es QUIQUE BADÍA MASSONI, periodista catalán, ex-redactor de Vice News y asociado a la revista El Temps. 9 Los tres son escritores conocidos por sus posturas anti-rusas.
El 7 de junio a las 15:45, según los papeles filtrados, “El jefe del grupo español contacta con el británico, que activa la red para generar apoyo internacional a la campaña por Twitter. El grupo británico crea un grupo de WhatsApp (…) para coordinar la reacción en Twitter, obtiene contactos en esta red para extender la preocupación y alentar a la gente a que retuitee este material. Se publica material escrito por el director del grupo español Niko de Pedro en la versión española de StopFake, que también es retuiteado por figuras influyentes”. StopFake es la página web asociada a Integrity Initiative, traducida a varios idiomas, cuya responsable para España es Alina Mosendz, integrante de la célula serbia. 10
Este grupo envía asimismo su “dossier” a El País, uno de los incluidos en la lista de los “medios amigos”, y a El Mundo. Ambos publican artículos acusando al coronel Baños de “simpatía con Rusia”. El País da como prueba de ello su “presencia regular” en RT y Sputnik, medios financiados por la administración Putin -como la BBC lo está por la de Boris Johnson. Los documentos continúan registrando que, hacia las 19:45, apenas ocho horas después del inicio de la operación, “la campaña había hecho bastante ruido en Twitter (…) Los contactos en el Partido Socialista confirmaron que esta información llegó al Primer Ministro. Algunos diplomáticos españoles también expresaron su preocupación. Al final, tanto el Partido Popular como Ciudadanos pidieron a Sánchez que parara el nombramiento”. Se había logrado el objetivo: al día siguiente Sánchez nombraba a Miguel Ángel Ballesteros director general del Departamento de Seguridad Nacional. 11
La campaña contra Baños es un claro ejemplo de las maniobras internas de los servicios de Inteligencia en colaboración con periodistas y académicos “independientes”, a los que benévolamente podemos calificar como liberales pro-OTAN. Los mismos que acusan a Rusia de interferir en los asuntos internos de las naciones europeas están interfiriendo para impedir que los gobiernos electos nombren a determinados cargos cuando ello entra en conflicto con sus intereses. Y usan las redes sociales de la misma manera que acusan al Kremlin de hacerlo.
En este contexto se entiende que, el año pasado, El País emprendiera una campaña paranoica sobre el conflicto de Cataluña, que según sus periodistas “independientes” no fue provocada por la respuesta represiva del gobierno del Partido Popular, sino por Moscú y sus “noticias falsas”. Citaba como fuentes, nada casualmente, a “especialistas” del Instituto Elcano y el Consejo Europeo de Relaciones Exteriores. Como hemos visto, los papeles filtrados demuestran que algunos integrantes de estos organismos pertenecen a su vez a la célula de Integrity Intiative en España. El Instituto Elcano tuvo, además, a una de las figuras más destacadas, Mira Milosevich-Juaristi, declarando en el Parlamento que Rusia estaba promoviendo noticias falsas en relación a Cataluña, aunque no aportó ninguna prueba. 12
Integrity Initiative tenía una página web, cuyo contenido borró cuando se enteró de la filtración de sus documentos internos, y cerró su cuenta de Twitter. Ahora en la web sólo hay una nota en la que se avisa de que están “pendientes de una investigación en el robo de datos del Institute for Statecraft y su programa, the Integrity Initiative. Los hallazgos iniciales indican que el robo fue parte de una campaña para socavar el trabajo de Integrity Initiative en investigar, publicar y contrarrestar la amenaza a las democracias europeas de la desinformación y la guerra híbrida. La página será relanzada en breve (…) Estamos ocupados en rastrear tanto la fuente del hackeo como el uso que se ha dado a nuestros datos -algunos genuinos, algunos falsos-”. 13 Les han destapado, pero seguirán operando.
A las clases trabajadoras no nos conviene tomar partido en estos enfrentamientos entre oligarquías capitalistas. Esté quien esté de huésped en la Moncloa, la Casa Blanca, Downing Street o el Kremlin, sólo podemos esperar más miseria. Pero es importante estar informados y alertas de cómo se nos intenta manipular alimentando el miedo a supuestas amenazas interiores y exteriores. Mientras siguen destruyendo nuestros derechos sociales y laborales, pretenden convencernos de que es mejor derivar el grueso de las plusvalías y los impuestos que nos extraen al complejo militar-industrial (como se hace ya en Estados Unidos), que no sólo mata a seres inocentes afuera, sino también reprime, cada vez con más saña, adentro, a quienes luchamos contra la explotación y la injusticia.

Tita Barahona – http://www.ojosparalapaz.com/

(*) Tita Barahona es miembo de la redacción de Canarias Semanal

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“Tribù indiane. Capitale e proletari nella storia del Nord America” di Giorgio Stern – Recensione

Qualche tempo addietro, verso la metà di luglio del 2019, ricevetti una email da Giorgio Stern in cui mi chiedeva un indirizzo postale per farmi pervenire il suo libro “Tribù indiane. Capitale e proletari nella storia del Nord America” (Zambon Editore), in quel periodo mi trovavo in Emilia, a casa di Caterina, e nel giro di pochi giorni ricevetti il volume. Conoscevo solo di nome Giorgio Stern e la sorpresa nel ricevere questo dono inaspettato fu tanta. Ma in fondo non c’era poi da meravigliarsi, poiché sia lui che io facciamo parte della lista No-Nato e quindi dal punto di vista “politico” già condividiamo diverse opinioni.

La curiosità solleticata dal come ero venuto in possesso del libro mi spinse immediatamente alla lettura, anche perché delle vicissitudini e delle sofferenze degli indiani d’America avevo iniziato ad interessarmi dai tempi di “Soldato blu” un film epico e drammatico che per primo modificava l’approccio verso l’epopea del “selvaggio West” (pellicola del 1970, diretto da Ralph Nelson e ispirato al romanzo storico di Theodore V. Olsen, Arrow in the Sun, a sua volta ispirato ai reali eventi del massacro di Sand Creek del 1864. Si tratta di uno dei primi film western a schierarsi dalla parte degli Indiani d’America).

L’epopea e la tragedia del popolo dalla pellerossa sono descritte in dettaglio nel libro “Tribù indiane” di Stern ed è subito chiaro sin dalla prefazione dell’autore, in cui è detto: “Quanto qui brevemente esposto riassume un capitolo di storia determinante nei suoi sviluppi successivi, facilmente documentabile per l’accesso alle fonti e per i numerosi studi editi negli stessi Stati Uniti, spesso disatteso o snaturato dai mezzi di diffusione di massa e dagli storici di professione”.

Insomma si tratta, come diremmo oggi, di un “libro verità” in cui i vari aspetti ed eventi che portarono allo sterminio, da parte dei “civili yankee” di una popolazione indiana stimata attorno ai 14 milioni di persone ed oggi ridotta a poche centinaia di migliaia. Un olocausto tremendo perpetrato non tanto per motivi “ideologici” quanto per motivi di rapina.

Il “selvaggio west” del popolo dalla pelle rossa è stato così descritto da un esponente Sioux, Standing Bear, nel 1890: “Noi non abbiamo mai considerato le grandi pianure, la distesa delle colline e i tumultuosi torrenti fiancheggiati da folti cespugli, come qualcosa di “selvaggio”. Solo per l’uomo bianco la natura era un “mondo selvaggio”, e solo per lui la terra era “infestata” da animali selvaggi e da gente “selvaggia”: Per noi tutto era famigliare e domestico. La terra ci ricopriva di doni ed eravamo circondati dalle benedizioni del Grande Mistero. Solo quando l’uomo peloso venuto dall’est con la sua brutale frenesia rovesciò ingiustizie, su di noi e sulle cose che amavamo, questo mondo divenne “selvaggio”. Quando gli stessi animali della foresta cominciarono a fuggire davanti ai suoi passi, ebbe inizio per noi l’epoca del “Selvaggio West”.

Già da queste parole potei capire e dare una giusta collocazione agli eventi storici contenuti e particolareggiatamente descritti nel libro di Stern. Gli imbrogli, le nequizie, le stragi, la diffusione volontaria del vaiolo e dell’acqua di fuoco, lo sterminio gratuito dei bisonti, il continuo restringimento entro piccole riserve desertiche, l’espropriazione delle stesse ove facesse comodo alla costruzione di reti ferroviarie o allo sfruttamento di risorse minerarie. Insomma la riduzione in schiavitù e la quasi estinzione di un popolo nobile e generoso. Questo fecero i fautori della democrazia e della religione cristiana e giudea che ancora osano mettere sulla loro monete e sui loro simboli: “In God we trust”.
Quale Dio?, mi chiedo, forse trattasi di Mammona, se non peggio. E ciò viene evidenziato anche nel capitolo relativo all’affermarsi del primo capitalismo bancario, finanziario e industriale e conseguente sfruttamento delle masse popolari di immigrati affamati ed oppressi.

Leggendo le tristi vicende occorse ai lavoratori bianchi “di serie b” trucidati durante gli scioperi e costretti ad orari sfibranti per soddisfare la sete di denaro dei padroni, nonché alle mistificazioni portate a scusante dell’eccidio del popolo pellerossa, libero e pulito, è più facile oggi comprendere la frenesia di dominio e di sfruttamento dimostrato da questi “uomini bianchi pelosi” nei confronti di ogni altra nazione del mondo. Gli sterminatori “religiosi e democratici” che affermano “In God we trust” ma solo per giustificare ruberie e distruzioni, allora come ora!

L’emozione provata scorrendo i vari nitidi capitoli del libro mi ha impedito una lettura continuata, ho dovuto riporre il volume più volte, per non soccombere alla rabbia ed alla frustrazione. Insomma ho impiegato quasi un mese a completare la lettura di un testo di appena 160 pagine.

“Tribù indiane” si conclude con le vicende attuali di un ultimo eroe indiano perseguitato dai “democratici e religiosi”, Leonard Peltier, tutt’ora imprigionato senza giusta causa ma solo per punirlo del suo amore e rispetto verso la sua gente e verso le tradizioni ancestrali.

Che dire di più? Termino con le parole della mia compagna, Caterina Regazzi, che a sua volta avendo preso in mano il libro di Giorgio Stern gli scrisse: “Gentile Sig. Stern, sto anch’io leggendo il suo libro su “Tribù indiane…” e lo sto trovando veramente esaustivo , interessante e illuminante su tanti aspetti non certo edificanti della storia degli Stati Uniti d’America. Credo che meriti di essere diffuso e conosciuto…. Cordiali saluti!”

Paolo D’Arpini

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