Archivio della Categoria 'Poems and Reflections'

Ramana Maharshi: “Il gioco creativo della mente che proietta l’universo sullo schermo dello spazio tempo, che essa stessa é…” Commento alla strofa N° 6 dell’Arunachala Ashtaka

I saggi advaitins, non dualisti, che non considerano separati o diversi l’osservatore, l’osservato e l’osservazione,  od in altre parole l’io individuale, Dio ed il mondo, difficilmente perdono tempo a descrivere il  dispiegamento della creazione nello spazio tempo. Per tali saggi tutto è nell’eterno  “presente”,   nel qui ed ora, e l’illusione di una evolversi dal passato verso il futuro è considerata una semplice allucinazione, un’immagine mentale che non merita particolare spiegazione.  “Conoscenza aggiunta” è definita la conoscenza del processo manifestativo, una sorta di favola aneddotica che non ha alcun valore dal punto di vista della Verità ultima.

Eppure, per effetto di un parlato dialogativo, in cui vengono esaminati anche  aspetti “banali” della conoscenza, talvolta è accaduto che persino saggi della mole di Ramana Maharshi o Nisargadatta Maharaj “perdessero tempo” a descrivere il processo formativo dell’esistenza e del mondo manifesto.  Nel tempo più vicino a noi, quando era  ancora in vita Nisargadatta, cioè sino al 1981, esistevano già i magnetofoni a nastro e perciò la descrizione dei dialoghi informali o formali in cui il saggio, rispondendo  alle domande di alcuni ricercatori, spiegava i modi manifestativi della coscienza  come suoi aspetti  dispiegatisi  nelle varie forme,  era di facile raccolta e riepilogo… Le sue parole venivano registrate in nastri e poi traslitterate, un lavoro paziente ma con una base solida di riferimento. Al tempo di Ramana Maharshi, che lasciò il corpo nel 1950, invece non era possibile usare attrezzature tecniche, tutti i suoi detti erano trascritti da devoti che assistevano ai suoi discorsi, comunque tali trascrizioni sono affidabili poiché veniva sempre chiesta conferma al saggio  prima della stampa definitiva. In questo contesto dobbiamo essere particolarmente riconoscenti al devoto Telgu di nascita (originario dell’Andra Pradesh), Sri Munagala S. Venkataramiah, che nell’arco di 5 anni (1935-1939) raccolse parecchi detti  di Ramana Maharshi  pronunciati durante vari incontri tenuti nell’Ashram di Tiruvannamalai.    

In particolare, ai fini di una comprensione empirica del processo manifestativo,  ho rilevato una spiegazione tenuta il 7 gennaio del 1937 (Talks) che è particolarmente significativa, essa è riferita alla strofa n. 6 dell’Arunachala Ashtaka.

In questa strofa  si analizza il piccolo punto = ego; il piccolo punto composto da tenebre = l’ego che consiste di tendenze latenti; l’osservatore o soggetto o ego che sorge espande se stesso nella forma di ciò che è visto,  l’oggetto e  l’organo interno di percezione. La luce riflessa operante nella mente deve essere soffusa affinché tale ego possa sorgere. In pieno giorno una corda non può essere scambiata per un serpente. La corda stessa non può nemmeno essere vista se c’è tenebra fitta così ché  non c’è possibilità di scambiarla per un serpente. Solo in una luce  debole o soffusa può  accadere l’errore di scambiare una corda per un serpente.  La stessa cosa avviene per il Puro e Radiante Essere che emerge come ego, ciò è possibile solo in una luce circonfusa da tenebra. Questa tenebra è altrimenti conosciuta come  l’Ignoranza Primitiva (o Peccato Originale).  La luce che traspare attraverso questa ignoranza è chiamata “Luce Riflessa”. Tale  Luce Riflessa è conosciuta come Ishwara o Dio. Infatti è noto che la manifestazione di Ishwara avviene attraverso Maya (il suo potere di Illusione).  L’altro nome in cui tale Potere è chiamato è “Pura Mente”,  o qualità Satva, ciò implica che ci sia anche una “mente impura” e questa è rappresentata dall’ego, che  è  un passo successivo nella riflessione della Luce della Consapevolezza Suprema attraverso la qualità Rajas, od attiva,  della mente.

Infine sorge l’aspetto esteriore o materiale della manifestazione, attraverso la qualità Tamas, o inerzia, che  si manifesta in forma degli organi interni di percezione e dei loro oggetti esterni.

Dal punto di vista fisiologico può dirsi che questo processo di esternalizzazione procede attraverso il cervello. I diversi stati di veglia, sogno e sonno profondo hanno quindi origine da quella ignoranza originale, con la mente che si rivolge all’esterno (attraverso il processo proiettivo dell’apparato interiore) sperimentando la condizione di veglia e sogno e ritirandosi nel sonno profondo in  stato di latenza. Tutti questi ovviamente sono solo “fenomeni” che  appaiono attraverso la Luce Riflessa sul Substrato dell’Esistenza e Consapevolezza  Assoluta dell’auto-luminoso Sé.

Quindi il mondo non può essere “indipendente” dalla sua Sorgente, ed è così che l’Unico Essere diventa molti. Il Potere che manifesta questo Gioco dell’Esistenza è davvero grande! E la realizzazione della propria originale Natura è lo scopo gioioso della vita.

Paolo D’Arpini

Commenti disabilitati

“Neve, la neve a Roma… ed ecco un raggio di sole e della bianca coltre non rimane nemmeno un fiocco…” – Dipinto poetico di Laura Lucibello

“La mente crea l’abisso… l’amore lo supera!”

I soliti rumori della mattina in città oggi sono insolitamente ovattati: meraviglia, nevica!

Potrei decidere di rimanere in casa, ma quei fiocchi bianchi suscitano un senso di candore e gioia, sembrano scendere direttamente sul mio cuore pesante sciogliersi lievi.
I ragazzi spensierati davanti scuola stanno col naso in su e gridano alla meraviglia.
Una bimbetta, accorgendosi della preoccupazione del padre a lasciarla, chiede “non te li aspettavi così grandi?”
Il treno è lievemente in ritardo, la campagna oltre i binari è un turbinio di bianco, non si vedono neanche i palazzoni che ci stanno costruendo sopra.
Il pensiero mi va subito agli uccellini che avevo visto ad ottobre fare il nido dentro le travi di metallo della ferrovia. Un giorno ce ne erano due da una parte, vicini. Uno dei due stava fermo, apparentemente indifferente, l’altro con piccoli passetti gli si avvicinava cercando di farsi notare, un vero e proprio corteggiamento.
“L’altro”, nel trave accanto vede la sua uccellina importunata (?), ad un certo punto, arrabbiato, vola a beccare l’uccellino importuno, fino a che non lo fa scappare, e dopo, a sua volta, scappa anche lui. L’uccellina imperturbabile se ne vola dentro il nido.
O era forse  un uccellino imperturbabile maschio, insidiato da due uccelline?
Chissà, ma ora l’apprensione principale è di saperlo al freddo dentro quel suo nido di lamiera, invece che fra le fronde accoglienti di alberi sempre verdi.
Il tunnel della metro è affollato di topi che si scontrano e guardano l’un l’altro.
Mi accorgo che gli occhi dei passeggeri sono puntati sul mio vicino, mi volgo a guardarlo. E’ giovanissimo, faccina pulita, dorme, che c’è di strano?
E’ ben vestito e pulito. Lo sguardo scende, le sue gambe sono allungate in mezzo al corridoio, forse son quelle, che danno fastidio al passaggio? Guardo ancora,  vedo i piedi nudi, una ciabatta discosta, e lui dorme. Deve essere uscito presto e di corsa, da quale gabbia scappava? Proprio in una giornata particolare come questa?
Riemergo ……..  E ancora nevica, nevica forte ……….

(La sincerità è sempre il sentimento che apprezzo di più in tutte le
circostanze e che riesco a rispettare, anche  se può recarmi dolore).

Laura Lucibello

….……

Post scriptum ed interscambio

Grazie cara Laura per le bellissime emozioni-pensieri… oggi nevica, ha nevicato anche qui.… è  una bella soddisfazione sentire che puoi  e vuoi condividere apertamente i tuoi sentimenti…  quelli dell’osservazione e della descrizione… una sorta di quadro dell’evento vissuto… Sai che tutti gli artisti sentono lo stimolo a creare quando i loro sentimenti sono in ribollimento.. amore, odio, rimpianto, gloria, umiliazione, tenerezza, malinconia… quante poesie e quante opere d’arte sono state ispirate da questi “modi” dell’animo?

In fondo dobbiamo essere riconoscenti al destino per averci dato i nostri sentimenti, così abbiamo sentito la profondità della vita…
Ti sono riconoscente per aver condiviso  qualcosa di profondo che hai percepito dentro di te… magari non è proprio la verità… è solo una sensazione, un’osservazione soggettiva,  un’impressione! Non importa… in quella riconosciamo l’umano che è in noi e ciò basta.

Aah… è appena adesso uscito un raggio di sole!
Paolo D’Arpini

Commenti disabilitati

Albert Einstein ed il grande mistero dello spazio-tempo che non esiste

Ci voleva, in questa epoca materialista, un genio come Albert Einstein che fosse in grado di dimostrare “scientificamente” ciò che è nell’esperienza di ognuno: il tempo e lo spazio sono solo concetti della mente.

Eppure Einstein, che aveva avuto l’intuizione di questo fatto incontrovertibile, dovette attendere che una bella notte in sogno gli apparisse la formuletta che a livello matematico dimostrava la sua teoria della relatività.

Einstein era uno scienziato anomalo, mal accetto dall’accademia impecoronita degli studiosi induttivi, egli era un tipo distratto e poco interessato alle cose del mondo, basti pensare che –ad esempio- quando alla fine gli venne riconosciuto il premio Nobel per la fisica e gli fu consegnato l’assegno della somma corrispondente, dopo un po’ quando pensò che forse era il caso di incassare il denaro non riuscì più a ricordarsi dove avesse sistemato il famoso assegno, cerca e ricerca l’assegno non si trovava più… finché la moglie, evidentemente più accorta dello scienziato stesso, lo ritrovò che era stato posto a mo’ di segnalibro in uno dei numerosi volumi della biblioteca e lì dimenticato da Albert…

Ma dal punto di vista della “verità” la scoperta di Einstein è quella dell’acqua calda, infatti è nell’esperienza di ogni essere vivente che la coscienza è fissata nel presente.. Il passato è nella memoria ed il futuro nell’immaginazione. Il senso di presenza è solo nell’immediatezza del momento vissuto. Questa la prova sostanziale che il tempo e lo spazio sono solo “concetti”.  E questa “verità” fu affermata millenni addietro da alcuni saggi indiani che nel mantra della “perfezione” affermarono: “Questo è tutto, quello è tutto se dal tutto togli il tutto solo il tutto rimane”.

E cosa significa? Significa che nulla può essere astratto da ciò che è, quindi la ipotetica divisione in nome e forma, spazio e tempo,  etc. è solo un’ipotesi, una convenzione. Infatti, come affermava il saggio Ramana Maharshi: “Il passato ed il futuro esistono solo in relazione al presente. Anch’essi sono presente mentre si protraggono. Cercare di voler conoscere il passato ed il futuro, senza conoscere la verità del presente è come voler contare senza l’unità, uno”.

Nella descrizione convenzionale  del tempo abbiamo la triade passato, presente, futuro. Ma analizzando meglio scopriamo che queste divisioni sono in realtà prive di significato. La parte di tempo  di cui siamo immediatamente consapevoli è il presente, ma tale presente non è un “punto” bensì uno scorrere continuo. In esso si sciolgono sia il passato che il futuro e non è possibile stabilire ove termini l’uno ed inizi l’altro. Evidentemente passato, presente e futuro sono distinzioni temporali ma di fatto esse non possono venir distinte nell’esperienza. Poiché l’esperienza o consapevolezza è sempre presente. Essa è l’eternità del momento presente, laddove il passato ed il futuro sono solo concetti sovrimposti. Ed nel superamento di tali concetti  si scopre la realtà eterna. La stessa che Einstein cercò di dimostrare con le sue equazioni.

E allora dove sono questo tempo e questo spazio separati da noi, che siamo coscienza? L’essere è sostanza mentre il tempo e lo spazio sono immagini.

E’ proprio così, spazio e tempo vanno assieme come due compari imbroglioni, gatto e volpe che cercano di ingannare il credulo Pinocchio: “semina in noi i tuoi desideri e diverrai ricco…”.  Ma essi, non sono reali, sono prodotti dalla mente empirica che abbisogna di un intreccio per gestire le sue creazioni. Essi non hanno uno stato indipendente separato dalla consapevolezza del presente.

Avanti ed indietro, sopra e sotto, vicino e lontano non hanno valore se considerati fuori dal qui ed ora. E se noi indaghiamo sulla natura del qui ed ora scopriamo  che è inintelligibile, indivisibile, indecifrabile… è solo presente, è solo esperienza costante e continua. E questa esperienza è comune a tutti,  è il sottofondo di ogni coscienza individuale, quindi è la matrice che tutti ci accomuna.

Ma vediamo che la separazione ipotetica di spazio e tempo  è necessaria nella considerazione determinista dell’analisi empirica, in relazione ai nomi ed alle forme che noi riconosciamo nel mondo. Le posizioni spaziali sopra e sotto, destra e sinistra, etc. sono  accettate in riferimento ad un dato punto ed a un dato istante, come pure passato, presente, futuro sono mutamenti di  distinzione nel flusso mentale. Perciò quello che viene implicato nel concetto di spazio e tempo è solo il “punto” identificativo al quale ci riferiamo, dicasi il corpo o la mente. Quindi il corpo o la mente possono cangiare mentre lo stato di consapevolezza non muta mai.. è nell’essere eternamente presente nel qui ed ora.

“Io sono, tempo e spazio non sono!”

Forse ci sentiamo  un po’ snarriti in questo viaggio senza inizio né meta? Ecco che giunge in nostro aiuto, per sedare i dubbi che la mente ci pone, una bella lezione del saggio Nisargadatta Maharaj: “.…cosa rende il presente così pieno? Ovviamente la mia presenza, io sono reale perché sono sempre ora, nel presente, e ogni cosa che esperimento condivide  la mia realtà. L’evento corrente, ha una peculiarità che non può avere quello ricordato  o quello immaginato. Una cosa centrata  nell’ora e nel qui è totalmente con me, è la mia stessa realtà che impartisce realtà all’esperienza vissuta”

Scopriamo così che la cosiddetta “casuazione” è riposta nella mente, una sorta di riflesso o processo indotto dallo svolgimento osservato degli eventi nello spazio tempo, che non esiste…

E la teoria del Big Bang, della creazione, etc.? Beh, la mente ha pur bisogno di credere in qualcosa di solido per mantenere la sua integrità fittizia,  vi pare 

Paolo D’Arpini

Commenti disabilitati

“Ramana Maharshi and the anonymous devotee” – A devotional approach to the Knowledge of the Self – And a song dedicated to Ramana Sadguru

When a sage “without comparison”,  wise as Ramana Maharshi, appears on this earth, it is inevitable that around him there will be a formation of opposing issues of various nature. This happened also during the existence of other great men, like Buddha or Jesus, as they provoked feelings of different kind in the hearts of those that met them.

Some follow the masters slavishly, others oppose them strenuously, others imitate them or adore them like gods, some listen to their teachings to be able to reach their same status, others beatify themselves through their closeness and shine with reflected light, some identify themselves in their very being and keep quite or they sing with joy. In Buddha’s life, this last category is represented for example by Mahakashyapa, and also in Ramana’s life there were similar examples, one of whom is particularly meaningful…. Even if we don’t even know his name or who this “illuminated person” really was … we only have some of his beautiful devotional songs

The encounter with this  misterious “devout” occurred while Ramana was still living on the Arunchala mountain, in the Virupaksha cave, where the visitor, who stayed only for five days received  Bhagawan’s  Grace in an obvious way. There was joy and serenity in his look and Ramana’s eyes shone on him. Everyday he would write a song of praise to Bhagawan, which was so ecstatic, so full of devotion that of all the songs composed on him these are still being sung today.

Later, when researches were made on this mysterious devotee, none of the people in the city that he had mentioned was able to give any information. In other words just as he had appeared, he also disappeared… from nowhere. In his songs he refers to Ramana as a synonym of “Knowledge of the Self”, and particularly in one of them he calls him Ramana-Sadguru, which means “Ramana the Inner Master”. Once, while he was singing, Ramana Maharshi joined him in song and the devout exclaimed laughingly: “It is the first time I hear someone singing his own praise…” And Bhagawan replied: “Why limit Ramana to this body? Ramana is Universal!”

One of  the five songs is so pervaded of joy for the sunrise and by the sense of awakening, that it is easy to believe that he was describing the same sunrise that belonged to the one that was writing the song.

 

To Ramana Sadguru

 

The sun rises on the Mountain,

Sweet Ramana, come!

Lord Arunachala come!

 

The cuckoo sings in the scrub.

Dear Master, Ramana, come!

Lord of Knowledge, come!

 

The conchs resounds, the stars grow pale,

sweet Ramana, come!

Lord of Gods, come!

 

The cocks crow, the birds chirp,

time has come, come!

The night has gone, come!

 

The trumpets blow, the drums play,

Ramana of shining gold, come!

Awakener of Knowledge, come!

 

The crows caw, it’s morning,

Lord adorned with serpents, come!

Lord with the azure throat, come!

 

Ignorance has escaped, the lotus are open, ,

wise Lord Ramana, come!

Crown of the Veda, come!

 

Lord of Liberation, unstained by qualities,

kind Ramana, come!

Lord of peace, come!

 

Wise man and Lord,

in harmony with Being, Conscience, Bliss,

Lord that dances with joy, come!

 

Love on the peak of Knowledge,

above pleasure, above pain, come!

Blessed silence, come!

 

Note.  “Lord adorned with serpents and Lord with the azure throat” is an epithet of Shiva. Shiva is the one who destroys the walls of the prison of the dual mind in which man is imprisoned. He is the destroyer of the ego, of the difference between “I and God” and of every limitation. He is the only and absolute Being which is pure knowledge and pure bliss. That is why Shiva is the personification of the “Self”, which contains God,  the souls, the gods and the whole universe like a cosmic dream.

Paolo D’Arpini

(Translated from the original Italian by Ilaria Gaddini)

Commenti disabilitati

Amare in silenzio lasciando parlare il cuore… Frasi amorose raccolte da Angela Braghin

“Una buona dose di rassegnazione è di fondamentale importanza per affrontare il viaggio della vita” (Arthur Schopenhauer)

 

“Le parole sono piene di falsità o di arte; lo sguardo è il linguaggio del cuore” (William Shakespeare)

 

“In silenzio sto amando e il mio cuore non ha mai parlato così tanto. Non ti ho mai abbracciato e ti ho guardato negli occhi  solo per pochi istanti. E sto piangendo” (Angela Braghin)

 

“Un ironico sorriso sembra errare nei tuoi occhi, quando vengo da te per salutarti. Tu pensi che tornerò tra poco, come ho fatto tante volte. In verità, anch’io ho lo stesso dubbio. Perchè torna di anno in anno la primavera, e la luna piena ci dice addio, e poi di nuovo viene a visitarci e i fiori tornano a germogliare sugli alberi, così è probabile che mi allontani, solo per tornare poi da te. Conserva però l’illusione per un pò di tempo, non affrettarti a cacciarla via. Quando ti dico che ti lascio per sempre, accetta come vere le mie parole e versa qualche lacrima, che renderà più profondo il cerchio scuro dei tuoi occhi. Poi sorridi pure finchè vuoi, ironicamente, quando torno da te.” (Rabindranath Tagore)

 

“Essere amati profondamente da qualcuno ci rende forti. Amare profondamente ci rende coraggiosi” (Lao Tse)

 

“Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. E tuttavia, qualche cosa risplende nel deserto.” (Saint Exupéry)

 

” La vista del cielo stellato in una notte serena dona una specie di godimento che solo anime nobili provano. Nell’universale silenzio della natura e della pace dei sensi, il segreto potere conoscitivo dello spirito immortale, parla una lingua ineffabile e trasmette concetti inarticolati che si sentono e che non si possono descrivere” (Emmanuel Kant)

 

“Il silenzio è l’ultimo sforzo dell’anima ricolma, che non può più dire nulla” (Henri Lacordaire)

 

“Rimani fedele a te stesso e ne seguirà come la notte al giorno che non sarai mai falso con nessuno” (Agostino)

Commenti disabilitati