Archivio della Categoria 'Poems and Reflections'

Sri Ramana Maharshi: “…la percezione del mondo e dello spirito nell’unico vero Sé…”

In risposta ad alcune domande sulla Grazia del Maestro e su come realizzare il vero Sé,  Sri Ramana Maharshi rispose:

“La stessa Grazia è quel vero Sé. Quel che serve è sperimentare la sua costante presenza. Il sole è semplicemente una forma di luce, per il sole non esistono tenebre, ma quando c’è l’alba al mattino noi supponiamo che le tenebre siano scomparse con la luce del sole. Ma non è l’alba che rimuove le tenebre, è la terra che ruotando si sposta dalle tenebre alla luce. Allo stesso modo un discepolo ritiene che, in seguito alla Grazia del Maestro, il velo dell’ignoranza venga rimosso. In verità non è il Maestro che rimuove la tua ignoranza, sei tu che giri l’attenzione dalle tenebre alla luce. Anche se sei circondato dalla luce solare per riconoscerne la sorgente è necessario  girare la testa verso la giusta direzione. Ovvero significa dirigere l’attenzione verso il vero Sé. Un Maetro ti guiderà verso il raggiungimento del  Sé che è solo Uno. Esiste un unico  vero Sé soltanto. Siccome tu non lo sai  e ritieni che esiste un mondo materiale attorno a te  sentirai parimenti che c’é qualche altro mondo spirituale  nell’esistenza”

Testo in inglese:

Grace itself is that true self. What we need to know is, to experience that it is there.

The Sun is just a form of light only. There is no darkness to that Sun. But When Sunrises in the morning, we conclude that the darkness is gone with the Sunlight.

It is not Sunrise which removed the darkness; it is the rotation of earth from darkness to sunlight.

Similarly a disciple will conclude that, due to Guru’s Grace only, his veils of ignorance are removed. But it is not Guru who has removed your ignorance, it is You, who turned from darkness to sunlight.

Even though your surroundings are filled with sunlight, for experiencing that you need to turn towards it by going in right direction.

It means you need to turn towards that true self.

A Guru will guide you in reaching out to that true self.

What is existing is only ONE.

That is the true self only.

As you don’t know that, you are feeling that there a physical world around you.

You will also imagine that there is some other spiritual world is in existence.

Sri Ramana Maharshi

(Pensiero inoltrato da Datta Swamy, traduzione italiana di Paolo D’Arpini)

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Per te..!

..E lentamente,
anche l’ultima notte
a Calcata
diventa
eterna
attraverso
il solco
bagnato di pioggia
che
in silenzio
si spegne
tra la neve bianca
dei ricordi
antichi…..
Parlaci ancora
di te,
lascia
che il seme
nella terra umida
possa sempre
far fiorire
il tempo
del perdono;
possa la tua
anima
disegnare
la storia
di ogni luogo
che visiterai,
possa
la fragile
mano che ora scrive..
raccontare
Paolo D’Arpini
e la bellezza
di un canto
sciolto tra
le note
di una chitarra..
e un fiume
che ha mille anime
abbracciate
strette
al cuore
dell’amato.

Antonella Pedicelli

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Spiritualità laica: “Lao Tze, I Ching ed il ritorno all’Assoluto non-duale” – La verità é una cosa molto semplice….

“La verità non può essere perseguita, é sempre presente e manifesta, altrimenti non sarebbe verità ma semplice descrizione. E la descrizione non é mai la sostanza…” (Saul Arpino)

L’idea del “ritorno”, che costituisce uno degli elementi di primaria importanza nel Tao-te-king, affiora già nel Libro dei Mutamenti (I Ching).

Sotto l’esagramma Fu si legge: “Ritornare é pervenire al Tao..”.

Un commento attribuito a Confucio dice: “La ragione del Cielo é abbagliante e si abbassa sino alla terra. La ragione della Terra é umile e si eleva al Cielo. La ragione del Cielo diminuisce ciò che é elevato ed aumenta ciò che é basso. Gli spiriti nuocciono a ciò che é pieno e fanno del bene a ciò che è vuoto. La ragione del Cielo detesta ciò che é pieno di sé ed ama colui che é umile. L’umiltà é onorata e splendente: essa si abbassa e non può essere sormontata, essa é il fine del saggio!”

L’esaltazione della semplicità, descritta nel Tao-te-king preesisteva a Lao Tze. Un moderno filosofo cinese, Lang-si-ciao ritiene che il “non agire” taoista corrisponda alla “semplicità” dell’I Ching.

Se Lao Tze rielaborò alcuni pensieri già esistenti nella Cina antica e si valse di essi come pietre per edificare la montagna di Golconda del suo sistema filosofico, non é però detto -come alcuni studiosi sostengono- che tali concetti provenissero dall’antica India… E’ vero che la filosofia Vedica  sembrerebbe la più antica elaborata dall’uomo, e le sue implicazioni influenzarono il pensiero metafisico del mondo conosciuto. Ma questo é ciò che appare in quanto tale ricerca del vero risulta “codificata” nella memoria e quindi si fa riferimento ad essa come ad una “fonte”. Personalmente sono dell’opinione che sia il Taoismo che il Vedanta, entrambi di natura non-dualistica, fiorirono spontaneamente per logica propria.  Simili sistemi trovarono luce non solo in Cina ed in India ma pure in Europa, in Asia minore, in Africa e nelle Americhe. Tutto avvenne  a partire da quel periodo di “Fioritura Culturale” che potrebbe essere indicato nella fine del neolitico, con la scoperta dell’agricoltura e quindi dell’aumento delle risorse alimentari disponibili, che facilitarono lo sviluppo del pensiero  analitico concettuale ed artistico, ed è contemporaneo alla scoperta della scrittura. Alcune immagini non dualistiche sono riconoscibili, ad esempio,  nel pensiero ebraico  con “Io sono quell’Io sono” o nella filosofia presocratica…. con il concetto del “Tutto” che continuamente si svolge in se stesso.

Insomma inutile cercare ove il pensiero originale dell’Assoluto, “che tutto comprende e da cui tutto é originato ed a cui tutto ritorna” (inteso come superamento del teismo personale), sia apparso per la prima volta… si può invece supporre che tale filosofia sorga all’interno di varie famiglie umane, nel momento in cui la raffinatezza del pensiero raggiunge un culmine.

“Tutto é uno e perfetto in se stesso”, affermano le Upanishad dell’India ed il perseguire il “perfezionamento” é solo la proiezione di un  concetto basato su un altro concetto… la verità é qualcosa di molto semplice….

Ed ora una storiella Zen (come è stata ri-raccontata da Alberto Aliberth Mengoni):

Un’anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all’estremità di un palo che lei portava sulle spalle. Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro era perfetto, ed era sempre pieno d’acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto. Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d’acqua. Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto. Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino: “Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa”. La vecchia sorrise: ”Ti sei accorto che dalla tua parte del sentiero ci sono dei fiori, ma non ci sono dalla parte dell’altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi. Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa”. Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. Ma proprio la crepa e il difetto che ognuno ha, fa sì che la nostra convivenza sia interessante e gratificante. Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò che c’è di buono in lui.

E per finire un’invocazione di Chuang-tze:

“Mio Maestro, mio Maestro, tu che distruggi senza essere cattivo! Tu che edifichi senza essere buono! Tu che fosti prima dei tempi e che non sei vecchio! Tu che copri tutto come il Cielo, che porti tutto come la Terra, che sei autore di tutto senza essere abile.. Comprenderti così, ecco la gioia celeste. Sapere che io sono nato per la tua influenza, che alla mia dipartita rientrerò nella tua Via, che riposando comunico allo Yin la tua modalità passiva, che agendo comunico allo Yang la tua modalità attiva: ecco la felicità suprema… L’azione dell’Illuminato si confonde con l’azione del Cielo, il suo riposo col riposo della Terra. Il suo saldo Spirito domina il mondo!”

Paolo D’Arpini     

 …………………..

Altri articoli sulla spiritualità laica ed il non-dualismo:

http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=spiritualit%C3%A0+laica

Commento  all’articolo soprastante: “…per essere astratto è astratto… e non ho capito il concetto del “ritorno”, anzi, ho riletto il pensiero per la terza volta e forse ora ho capito, come, dopo la seconda volta, forse ho capito tutto il resto……

Ma perché se “La ragione del Cielo detesta ciò che é pieno di sé ed ama colui che é umile. L’umiltà é onorata e splendente: essa si abbassa e non può essere sormontata, essa é il fine del saggio!”……. voi filosofi non scrivete in modo tale che anche l’umile ed il semplice possano capirvi?” Caterina Regazzi

Mia rispostina: “..sapessi come dici bene …  sei completamente nel giusto… ma le parole non possono arrivare a tanto… solo il silenzio!”

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Emozioni e pensieri, ricordi e proposizioni in una vigilia d’estate vissuta fra Spilamberto ed Ospitaletto – Ed alcune frasi di Nisargadatta Maharaj

Il 19 giugno 2010, a casa di Marco e Valeria sono state pronunciate spesso, molto spesso, due parole: comunità e condivisione.

 

A me queste due parole ne fanno venire in mente altre due: famiglia e vita. Dopo alcune ore di tensione, nella giornata precedente, mi sono goduta la mia presenza in quel luogo, con quelle persone, in quel tempo, cronologico e metereologico, e non c’era niente che non fosse perfetto così com’era, niente di più e niente di meno era desiderabile. Anzi, niente, in assoluto, di diverso, era desiderabile.

Era perché c’eri tu? Era perché non è piovuto? Era perché le due dolcissime bambine sono state tranquille e non hanno pianto? Era perché il cibo era sufficiente e buono? O era semplicemente perché la vita è perfetta sempre e comunque, comunque si manifesti?

 

……..

 

Intervento letto pubblicamente all’incontro:

 

CONFESSIONI DI UNA DONNA CHE SI SENTE BAMBINA IN VISTA DI UN INCONTRO TRA AMICI VECCHI E NUOVI

 

Qualche giorno fa, una domenica mattina (il 13 giugno) mi domandavo e lo domandavo anche con Valeria il giorno precedente se avessi dovuto, in questa occasione, dire qualcosa. Parlo poco in privato, a meno che non abbia proprio qualcosa di preciso da dire, e ancora meno in pubblico, dove per pubblico intendo un gruppo di più di 4-5 persone.

 

Faccio fatica a “fare un discorso”, riesco solo a dire dei pensieri “puntiformi”, forse è una specie di dislessia la mia, ma io devo prima fare nascere il pensiero e poi dirlo, poi un altro e dirlo, ecc. sapete quando per ridere si dice che gli uomini hanno un neurone solo e non riescono a fare due cose contemporaneamente, mentre le donne riescono a farne tante tutte insieme? Forse sotto sotto sono un uomo, allora, perché io non riesco a fare due cose insieme. Per esempio, mentre  guido non mi piace parlare. Qualcuno mi dice: fai quel viaggio avanti e indietro da e per Calcata da sola, ma non è stancante? Quei viaggi per me (e forse fra un po’ mi mancheranno) non mi stancano affatto, anzi, sono dei viaggi col corpo, con la mente e con lo spirito , durante i quali, mentre sono TUTTA SOLA, la mente vaga altro che a 360 gradi, a 3600! E vorrei solo avere un registratore mentale, come in “Strange days” che registri quello che sto vedendo, pensando, immaginando, sognando.. E’ una specie di lettino dell’analista, in cui vengono alla superficie tante cose sommerse, tanto che , a volte, parto tutta felice e arrivo incazzata (vero Paolo?), altre volte partivo preoccupata e arrivavo tutta felice e serena, ecc.

 

Tutto questo cappello per dire, che, se volevo anch’io “dare il mio contributo” a questa giornata, forse era meglio che mi scrivessi qualcosa, a costo di apparire ridicola (e qui ci sta il discorso di come io mi giudico e per meglio dire che ora non mi giudico più – di tanto).

 

Perché siamo qui, oggi (per me)?

 

La storia, dal punto di vista della meccanica dell’idea dell’evento è semplice, ma non tanto. Mesi fa, dopo qualche tempo della mia frequentazione con Paolo e visto che lui non si decideva a “fare il salto” del viaggio incontro a me e io già mi vedevo fare la pendolare a vita o almeno fino a quando non mi fossi semplicemente stancata, Paolo stesso escogitò  questo escamotage di creare un motivo di giustificazione ulteriore, credo più nei confronti di se stesso che degli altri, o una spinta motivazionale aggiuntiva oltre alla mia semplice presenza qui. Devo dire che la cosa all’inizio mi seccò e non poco (ma viene per me o viene per fare, anche qui, un po’ la “scimmia”?, non è abbastanza la voglia di stare un po’ con me e di contraccambiare le visite che io gli faccio?). Poi le cose sono cambiate ad una velocità che  stento a mantenere (lui corre, dico io, da buon cavallo, scimmia e capra, anzi, galoppa e io, da buona cinghiala, arranco, sotto il mio stesso peso) e non ho più avuto questi “pensieri negativi”, ma il percorso non finisce mai ed il bello è proprio quello, altrimenti, che gusto c’è?

 

Quindi l’idea è stata sua, ma io l’ho fatta mia senza fatica, poi magari io ci vedo delle cose che possono anche non coincidere perfettamente con le sue e con le vostre, ma meglio così, no? E’ passato per me il tempo in cui guardavo con fastidio e sospetto quelli che non la pensavano esattamente come me ed infatti non andavo d’accordo o meglio non mi piacevano molte persone…… adesso mi piacciono quasi tutti, anche le  persone con cui sento di non poter condividere la vita.

 

Ecco, ho detto , anzi, l’ho scritta la parolina magica: “condividere”….. la vita.

 

La mia storia è semplice, quasi banale:

 

Sono nata a Roma il 24/9/59 in una piccola famiglia (io, mia madre, mio padre e mia nonna materna, che è morta  che io avevo 10 anni, ma ha avuto una parte importantissima nella mia formazione personale – dico io, negativa, ma tant’è, io sono quello che sono e nel male e nel bene, lo devo anche a lei, grazie nonna Annetta), ho frequentato a Roma una scuola privata di suore fino alla bella età di 15 anni (seconda superiore), poi, grazie alla mia amica Antonella, che non è qui presente ma è sempre nel mio cuore e che ringrazio, ho frequentato la quarta e la quinta liceo  in una scuola pubblica, dove ho vissuto i begli anni ’70, dopodiché mi sono trasferita, con i miei genitori, a Bologna, dove ho finito la scuola, ho conosciuto Andrea, il mio primo e spero non ultimo marito, ho fatto l’università, ho fatto i primi concorsi cominciando a lavorare nella provincia di Modena come veterinaria di Usl, ho avuto la mia meravigliosa figlia Viola, che, dati i due genitori che si ritrova non poteva venire meglio di così, ma per fortuna che c’è una legge di genetica (non ricordo come si chiama) per cui, da due individui, il prodotto è migliore, mi sono separata e mi sono trasferita a Spilamberto.

 

Già da qualche anno cominciavo a interrogarmi sulla vita (la crisi dei 40 anni, meglio tardi che mai!) e una molla è stato un libro che mi ha fatto leggere il mio collega Andrea, che per questo, ringrazio. Era un libro di Anthony De Mello, il seguito di Messaggio per un’Aquila che si crede un pollo…… mi ha aperto un mondo…….. ho cominciato a capire meglio quanto fosse importante essere sé stessi, capire chi siamo e vivere il presente, l’adesso, come dice Tolle.

 

Ecco, un altro libro che ha dato il suo contributo, ha aggiunto un piccolo tassello e di questo devo ringraziare Anna, che è qui presente, grazie, Anna. Ho cominciato a leggere un po’ di cose qua e là, poi, sapete com’è da cosa nasce cosa, ho cominciato a fare un po’ di meditazione ma niente di trascendentale, qualche lezione di yoga sparsa, da brava cinghiala sfruguglio qua e là senza portare a termine niente, senza impegnarmi di preciso su qualcosa. Tocco le cose con leggerezza e poi le lascio andare, cerco di non appesantire la mia vita che per me, comunque, in questi ultimi 10 anni è stata molto faticosa, più che altro mentalmente, i doveri, il lavoro, la conduzione della casa, la malattia di mia madre, la morte improvvisa di mio padre e poi quella di mia madre dopo esattamente 5 mesi, gli avanti e indietro con Bologna, il lavoro che comincia a non piacermi più (ma anche questa cosa, sono sicura, è e sarà motivo di crescita) e la voglia e la necessità di non essere più sola ad affrontare tutto questo .

 

Frequentavo un giovane e bel ragazzo, un cileno, si chiama Luis e lui ha aggiunto un altro tassello (e per questo lo ringrazio, lui non è qui, ma l’ho ringraziato tempo fa a voce): un giorno mi fa (era un po’ un approfittatore, ma io lo sapevo e mi faceva piacere che lui approfittasse di me): mi cerchi questo libro, si chiama “fecero appassire i nostri fiori”; io vado su internet e trovo questo libro, scritto da un missionario italiano in Nicaragua, edito da una piccolissima casa editrice, si chiama Qualevita, si occupa di nonviolenza e pace e…. pace…pace, viene fuori un sito “peacelink”, che è un sito molto ricco, con un sacco di liste interessanti ed io mi iscrivo alla lista “pace”, “latina (Luis è cileno) ed “ecologia” e leggo le mail che mi arrivano e dopo un po’ mi rendo conto, che, dato che non ho tempo e voglia di stare al computer tanto tempo, leggo solo quelle scritte da un certo Paolo D’Arpini e … ora siamo qui.

 

Paolo, tu parli spesso del “dharma”. Il tuo (forse lo dovresti dire tu) è agire da rompighiaccio e da seminatore. Il mio, e credo di averlo capito alcuni mesi fa, è quello, nel mio piccolo, di unire le persone, farle incontrare, dando loro l’opportunità, se lo vogliono e se io “ci ho azzeccato” di conoscersi, di scambiarsi idee, esperienze, affetto, aiuto, amore e chi più ne ha più ne metta. Credo proprio sia questo il mio compito in questa “esperienza” che è la vita. E’ come se io fossi una tessitrice, ma di quelle che fanno i tappeti persiani, o le reti da pesca (mi vengono queste due immagini) . Io faccio qualche nodo e a volte mi riesce, a volte vengono dei groppi oppure il nodo è troppo sottile e si lacera o semplicemente, non tiene. Io ci provo, ma è proprio una tendenza che non posso non considerare, anche a costo di “non farmi i fatti miei”. A me pare che viviamo in un’epoca in cui c’è molta solitudine oppure sono io che la sento così e non è facile fare da collante. Ma è questo che io mi sento di fare. Con ciò, è ovvio, vado incontro anche ad un mio bisogno, cerco di fare qualcosa di giusto e buono  prima di tutto per me stessa, mi sembra di dare un sia pur piccolo senso a questa vita, che ha senso già per il fatto di esserci e di darmi modo di respirare. 

 

Io non so come voi mi vedete (almeno quelli che mi conoscono), è da qualche tempo che non cerco più come nei miei primi 40 anni, di piacere a tutti i costi, ho fatto prima la brava bambina, poi la brava moglie, la brava veterinaria, l’ amica che non faceva mai una critica, ma tenendomi tutto dentro.

 

Oggi, non so perché, sarà che è l’anno della Tigre?, non mi tengo più niente o quasi, mi sento finalmente autorizzata a dire quello che penso e soprattutto che sento, specialmente alle persone che mi interessano e a cui voglio bene, che…… pensandoci, sono tutti. Stavo pensando a Viola, per prima, a cui non ho potuto non dire che amo Paolo e che prima o poi lo sposerò, a Paolo a cui ho dovuto dire che voglio continuare anche a fare le cose che mi piacciono e che si renda conto che io non sono una persona spirituale come i membri della sua famiglia di origine, che io sono una santa e basta, ma anche a voi, amici vecchi e nuovi, prometto che dirò sempre quello che penso, senza ferirvi inutilmente (almeno ci proverò) a costo di vederne qualcuno allontanarsi, ma per il bene mio e anche il vostro. Perché se è facile rilevare le caratteristiche anche quelle negative negli altri è più difficile vederle in sé stessi. E spero che anche voi facciate lo stesso con me. Poi da qui si può partire per fare qualunque progetto, meglio se insieme.

Caterina Regazzi

Post Scriptum

Non sono ugualmente felice adesso, a “bocce ferme”, con te lontano, con tante cose da fare e un po’ di stanchezza ancora che non riesco a scrollarmi di dosso?

Sono ancora felice nello stesso, sereno modo, ma mi porto dentro la sensazione di “famiglia” e di “vita piena” e l’auspicio di allargare la spirale in cui sono entrate persone, sentimenti, emozioni e… basta perché di queste cose non se ne può parlare troppo, meglio viverle. (Caterina)

Ti trascrivo anche quel pezzo di Nisargadatta Maharaj che ho letto:

Parlando di guerre ed altri orrori e di dolore:

V.: c’è un modo di porre fine a questi orrori?

M.: quando sempre più persone riusciranno a riconoscere la loro vera natura, la loro influenza, per quanto sottile, prevarrà e l’atmosfera emotiva del mondo si addolcirà. La gente segue i suoi capi, e quando tra questi ne appariranno alcuni con un grande cuore ed una grande mente, assolutamente indifferenti al loro tornaconto, il loro esempio sarà sufficiente ad impedire le brutalità ed i crimini dell’epoca attuale. Verrà una nuova età dell’ora che durerà il tempo che dovrà e poi soccomberà alla sua stessa perfezione…

………

Sii libero da predilezioni e preferenze e non ci sarà più la mente con il suo fardello di dolore.

V.: ma io non sono il solo a soffrire, ci sono gli altri.

M.: Quando vai da loro con i tuoi desideri e le tue paure, non fai che accrescere il loro dolore. Innanzitutto liberati tu dalla sofferenza e solo in seguito potrai sperare di aiutare gli altri. Non hai neppure bisogno di sperare: la tua stessa esistenza sarà il più grande aiuto che un essere umano può dare ai suoi simili.

……….

Ed ora… i pensierini degli altri partecipanti:

PENSIERINI DEL SOLSTIZIO D’ESTATE 
 

MI SENTO FORTUNATO

LA FORTUNA E’ QUALCOSA

CHE VAGA NELL’ARIA

E A VOLTE SI POSA IN

QUALCHE LUOGO OGGI

LA SENTO QUI IN QUESTO

MOMENTO IN QUESTO

POSTO

MARCO 
 

GRANDE MARCO CHE FRENA LA FRANA E SALVA IL LUOGO CON LE SOLE SUE FORZE! SPERIAMO CHE STO POSTO E IL LAVORO DI MARCO CI ENTRI DENTRO A TUTTI NOI, COSI’ CHE POSSIAMO CONTAGIARE TUTTI QUANTI ABITANO IL PIANETA E, CON LA SEMPLICE FORZA NATURALE, POSSIAMO FERMARE QUESTO MONDO CHE FRANA E RITROVARE L’EQUILIBRIO SU QUESTO PIANETA.

LORENZO 

DOPO I PRIMI MOMENTI IN CUI CI SI TROVA IN UN GRUPPO DI PERSONE ANCORA SCONOSCIUTE E CI SI CHIEDE:”MA CHE AVRO’ IN COMUNE CON LORO?”ECCO!E’ LA VOGLIA DI STAR BENE INSIEME, IN SEMPLICITA’. QUESTO E’ GRANDE!

BARBARA 

“LA CONDIVISIONE APRE LA MENTE…. ED E’ FANTASTICO TROVARE UN GRUPPO DI PERSONE CON COSì TANTA VOGLIA DI CONDIVIDERE!”GRAZIE!

Diana 

Mi voglio bene (da poco tempo) e vorrei, con la complicità della natura, far circolare e far aumentare l’amore da trasmettere tra tutti gli esseri viventi.

Anna 

CONDIVISIONE à DIVIDERE àCON

La condivisione è spontanea se lo è diventa vera….. Non siamo tutti uguali nei tempi e nei modi come una pianta matura e condivide i suoi frutti con la terra in momenti diversi a seconda delle stagioni. Quindi ad ognuno il suo modo e ad ognuno il suo tempo!

Gabriel 

Questa è ciò che si chiama CONDIVISIONE!

Sabine 

Dare l’esempio in ciò  che si crede serve a sé/noi stessi per stare bene

Fuzzi D. 

UN INCONTRO ALL’INSEGNA DELL’AUTENTICITA’  E DI RISCOPERTA DI UNA DIMENSIONE TRIBALE. IN UN POSTO MERAVIGLIOSO CON GENTE MERAVIGLIOSA

MANUEL 

Avevo bisogno di una giornata come questa, con gente come questa,tante persone diverse che creano insieme un mosaico perfetto e bellissimo; persone che amano la natura, la gente, la bellezza, l’amore, la condivisione, la semplicità, il buon cibo, gli scambi. E’ bellissimo, mi sento bene, grazie.

Valeria 

Dalla mia postazione osservo la collina con bosco, due case, erbacce e calanchi, cioè tristezza. Come è triste l’incontro che partecipo e vivo. Credo che la condivisione debba essere un momento allegro e creativo e di vita comune scusate.

Panini 
 

Terra….Spazio………Essere umani…………. E poi si vedrà!

Ciao……..

Ajad 

Vivo gran parte delle mie giornate in solitudine quindi oggi sono felice anche se un po’ in imbarazzo di essere qui in imbarazzo perché non sono molto abituata a vedermi in un cerchio e a parlare di me.

Margherita 

Sono felice di aver trascorso del tempo in un posto bellissimo tra persone speciali.

Luisa 

Sono felice di poter partecipare a questi incontri e conoscere delle nuove persone.

Abigail 

Sono appena arrivata…………. Ma attraverso Paolo ho sempre conosciuto persone e luoghi speciali.

Ilaria 

La via è lunga e non sempre agevole ma il bello è poter andare avanti, pur facendo due passi avanti e uno indietro…….insieme!

Caterina 

MI PIACE CHE QUESTO “MIO” PENSIERO SEGUA IL “TUO”

Paolo 

Nuvole colline

Luce filtrata

Dallo spazio del cuore

Occhi e mani

Pensieri e voci

Un insieme?

Simon

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Artaud, la bellezza del pensiero ed il teatro del grottesco: “UBU ROI” – di Milena Auretta Rosso

Lo spunto per descrivere grandi giochi di potere, in maniera estremamente semplificata, non semplice, ed estremamente incisiva nel pubblico.

Viene in mente di descrivere i grandi del nostro tempo, ambientandoli in un teatro di burattini, senza nemmeno farsi la domanda:” ma chi li manovra?”

Artaud sa benissimo che sono loro che manovrano.

Non vi vorrei, comunque, parlare di Artaud, anche se la sua famiglia sempre mi fece un po’ ridere, o per lo meno vidi in essa, il seme del teatro del grottesco.

Il padre, mi sembra un notaio, o qualcosa di simile, uomo di legge, decise di sacrificare tutto per la sua carriera, e ,nella provincia francese, sposò una donna ricchissima e bruttissima.

Tale donna, non solo era molto brutta, ma anche lesbica e le sue avventure con le dame, costrinsero il povero notaio a migrare da un piccolo centro all’altro della provincia francese.

Ad un certo punto nacque Artaud, il nostro Artaud, completamente omosessuale, così il padre era diviso tra gli scandali della moglie e gli scandali del figlio, da una migrazione all’altra.

Da un tale esordio nacque un modo particolare di vedere le cose , dove lo scandalo del potere si unisce nell’intimo di noi ad una profonda risata.

Poi, cominciai a viaggiare: la meditazione, in Asia, per anni.

In Nepal, mi capitò tra le mani, un libriccino di Artaud.

Artaud impazzì:  e là, in Asia mi fu chiaro tutto.

Se voi leggete Artaud, noterete che lui non si interessa al contenuto del pensiero, ma al pensiero stesso.

L’Europa ha sempre definito il pensiero con il contenuto del pensiero stesso: non vi è nessuna consapevolezza su questo argomento.

Artaud fu il primo.

L’Asia ha una cultura completamente differente da quella europea.

Base del pensiero asiatico è la meditazione: essa nasce in Asia, da ricordare.

Quindi si studia la mente, non già i suoi prodotti, non già i suoi pensieri.

Per l’Asia vi è una netta differenza tra il pensiero ed il suo contenuto, laddove noi vediamo solo quest’ultimo.

IL pensiero è il contenente dell’argomento, ed è quest’ultimo,l’argomento, che viene da noi europei definito pensiero.

Tutto questo parte dalla meditazione.

Dagli anni ‘settanta in poi, l’Europa , attraverso gli hippy, venne invasa dalla cultura asiatica.

Oggi giorno, moltissimi, tra noi ,europei, si sono dedicati alla meditazione, moltissimi alle arti marziali.

Quindi, ormai, sappiamo , in Europa, che la meditazione tende a crearti il vuoto nella mente, il non pensiero.

In questo troviamo la prima definizione tra mente e pensiero, dove la mente è il mare ed il pensiero sono le onde, increspature sulla mente create dal vento delle emozioni.

E questo è molto semplice ormai da capire.

La differenza tra pensiero e oggetto di pensiero, venne indagata da Artaud.

IL pensiero come il contenente, ecco l’oggetto di interesse; non il suo contenuto che per la cultura europea, assurge a unico, unica espressione della mente.

Il pensiero, cioè il modo di fabbricare il pensiero, che avrebbe contenuto l’oggetto, l’unico , quest’ultimo, di cui l’Europa parlava.

Il contenente, che non determina l’oggetto che esso contiene; potremmo pensare che il contenente possa essere determinato,esso stesso, dalle emozioni e dal momento.

Non ritengo che esso sia individuale: varia molto, da momento a momento e può essere lo stesso per pensieri differenti o diverso per pensieri simili.

Comunque Artaud impazzì.

Ero nell’Asia, questo problema, la mente, il pensiero, l’oggetto del pensiero, erano i miei problemi, vi dedicavo molto tempo.

Ed in quella, mi arrivò  Artaud, un autore, che già avevo amato molto, in Europa.

E lì, tra le mie mani, quel libricino, pensai alle vette.

Qualsiasi vetta, per quanto alta, si sgretola, se non ha un’ampia base. Così sono le montagne, così è l’Himalaya .

Artaud era una grande vetta, ma quale base aveva nell’Europa, nello studiare il pensiero, non il contenuto.

Quale base gli forniva la cultura europea, la mentalità europea,il modo di essere europeo, per avventurarsi , sù, in alto, a studiare il pensiero?

Nessuna: una vetta Artaud, senza la base. L’Europa non poteva essere la base della sua ricerca, dei suoi studi, e Artaud si sgretolò, impazzì.

Ed io lì, in un bar del Nepal, con un libriccino tra le mani, il mio fissare il vetro , davanti, io che avevo avuto le basi:l’Asia , per studiare il pensiero.

Artaud: Artaud mi ha parlato dell’Europa, della stretta connessione che esiste tra il singolo, tra colui che cerca, e tutti gli altri; di come essi formino il tetto, sul quale erigerò il mio sapere.

Senza di loro, esso è  sospeso in aria , ed io impazzisco, non posso nemmeno dire la mia mente.

La medicina naturale mi insegna che tutti gli organi vengono convogliati nel gioco della mente.

Non ho più voglia di scrivere; sto un momento con Artaud.  

 Milena Auretta  Rosso,  medico iridologo,  socia Avi

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