Archivio della Categoria 'Testimonianze sul Circolo'

Lorenzo Merlo: “Vivere parlare pensare senza dire Io”

Vivere parlare pensare senza dire Io, di Lorenzo Merlo, significa che l’orgoglio, o importanza personale, nonostante siano valori nella nostra egocentrica cultura, sono una delle origini di sofferenze e malattie. Esse sottintendono un’identificazione di noi stessi con il ruolo che stiamo sostenendo momento per momento. Emanciparsi dal loro dominio, ovvero dal culto dell’io, tende a liberare la nostra autentica natura e creatività, a fare di noi persone compiute.

Incontri con uomini come noi significa che tutti possiamo evolvere, ovvero trovare la nostra via al nostro centro, indipendentemente da quanto penalizzante sia il punto di partenza della risalita verso noi stessi.

Il libro si compone di due interviste e una postfazione. Tre espressioni del pensiero di altrettanti ricercatori umanistici di differente estrazione culturale, rispettivamente: induista-taoista-orientale per Paolo D’Arpini; mesoamericana-tolteca-castanedica per Marco Baston; scientifico-cristica per Paolo Lissoni. Al di là di ognuna, liberandosi dalle differenze formali, rilevandone il valore simbolico, si coglie tanto la comune esigenza di fondo che sospinge la loro ricerca, quanto il fine dedicato al recupero e alla valorizzazione delle doti estetiche, dei sensi tralasciate, quando non denigrate, dalla cultura razionalista, materialista, positivista. La particolare Introduz­ione (in tre parti) è dedicata ad orientare la lettura con una doppia mira: una, senza alcun intento proselitico, è dedicata agli scettici, coloro i quali, oltre la dimensione della cosiddetta oggettività dei fatti e della materia, vedono solo ciarlatani. Nonostante le apparenze, l’esperienza non è trasmissibile, dunque ognuno dovrà compiere da sé la propria via; il secondo intento è quello di narrare in cosa consista l’incarnazione e perciò la ricreazione di quanto emerge dalle Interviste e dalla Postfazione. Di andare oltre lo sterile mito del semplice Capire, dimensione intellettuale frivola, volatile e sopravvalutata.

Senza dire io è anche un crogiuolo nel quale sono stati mescolati elementi provenienti da differenti stirpi evolutive. Vi si può riconoscere come differenti Tradizioni sapienziali d’Oriente e d’Occidente – quasi avessero operato insieme in una squadra mondiale composta da tutte le generazioni – abbiano le doti per proporre agli uomini e alla storia una via di salute e bellezza.

IN USCITA IL 19 MARZO 2021 - http://www.primicerieditore.it/prodotto/vivere-parlare-pensare-senza-dire-io-lorenzo-merlo/

Lorenzo Merlo

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Disse Ramana Maharshi: ““La sostanza primordiale la cui essenza è il silenzio, quello io sono. Perché prendersi il disturbo di pensare “quello sono io”? La meditazione è quiete; è l’estinzione dell’io; quando l’io è andato, dov’è il posto per il pensiero?”

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Calcata Calcutta Kolkota… Anzi no, Treia!

Recentemente un caro amico di Treia, Giampaolo Damiani, ha postato su facebook un album di foto su Calcata (*) con la nota “questo è il paesello natio di Saul”. Sono rimasto meravigliato perché nemmeno sapevo che egli ci fosse andato. Beh, debbo precisare che Calcata non è il mio paese natio ma uno dei luoghi in cui ho vissuto più a lungo, per circa 33 anni, e che ha marchiato la mia vita in modo indelebile. Nella Home del sito del Circolo Vegetariano di Calcata potete leggere qualcosa su questa combinazione “Paolo-Calcata” (**)

In verità, come dissi a Giampaolo, se avessi saputo del suo viaggio gli avrei chiesto un passaggio. Ormai visito molto raramente la mia ex patria anche se tutto sommato ho ancora dei legami con il posto, un figlio, alcuni amici e tanti ricordi. A dire il vero allorché nel 2010 lasciai Calcata per venire ad abitare a Treia, grazie alla mia compagna Caterina Regazzi, me ne andai senza un rimpianto, come quando ci si separa da una moglie tradita o traditrice.

Il mio “sogno” di poter vivere in una comunità ideale, che avevo cercato di realizzare a Calcata si era praticamente trasformato in un brusco risveglio. Certo l’idealità stessa è una illusione figurarsi poi quando l’illusione si tramuta di delusione. Ma il sognare fa parte della nostra natura, diciamo che è una caratteristica umana, per cui abbandonata Calcata reimpostai il mio sogno idealistico su Treia.

Dopo la lezione appresa non proietto più le mie speranze sul luogo in se stesso o sulla comunità che ci vive, l’idealità è diventata un’aspirazione a perfezionarmi ed a vivere nel modo più consono in questo luogo in cui mi trovo. Insomma dall’esternalizzazione sono passato all’interiorizzazione e dal voler cambiare il mondo all’adattarmi alle condizioni in cui sono, senza pretese senza aspettarmi risultati, rispondendo alle situazioni nel modo più sincero e spontaneo possibile, come la mia natura mi indica volta per volta. Questo è il regalo che Treia accogliendomi mi ha fatto!

Ma visto che siamo in tema di “memorie” riporto qui di seguito un articolo di qualche anno fa in cui spiegavo il mio rapporto con Calcata. Il mio “famolo strano” durato 33 anni.

Calcata Calcutta Kolkota…

Molte volte ho evidenziato la somiglianza glottologica fra la nostra Calcata e la Calcutta del Bengala. Infatti cercando su Google alla voce Calcata appare anche Calcutta, dato che entrambe si pronunciano allo stesso modo. Ma la differenza è chiaramente etimologica, infatti nel 1800 allorché gli inglesi si insediarono nel golfo del Bengala costruirono una città che potesse rappresentare l’impero in quelle lande.

La città fu edificata sulle rive del fiume Gange nei pressi di un villaggio consacrato alla Dea Kali, “Kali Kat” (luogo di Kali), perciò la nuova città prese il nome da quel luogo
preesistente ma siccome gli inglesi non sapevano (o non volevano) pronunciare chiaramente quella parola, per loro ostica, traslitterarono il nome in Calcutta (pronunciando Calcata).

Passarono gli anni e siccome una lingua è in perenne mutazione gli indiani che mal pronunciavano l’inglese ulteriormente storpiarono la dizione facendo diventare la città Kolkota (che presentemente è stata ufficializzata anche nelle carte geografiche).

Diversa è la storia della denominazione della nostra Calcata, che significa “schiacciata”, essendo un acrocoro più basso di tutto il pianoro circostante ed invisibile alla vista, infatti chi visita Calcata vedrà che da qui non si osserva alcun orizzonte se non il cerchio delle piane che circondano il paese. In dialetto locale il posto veniva chiamato “Corgata” ma evidentemente la pronuncia fu italianizzata nella oggi familiare Calcata. Ma i suoi vecchi abitanti continuarono a chiamarsi corgotesi o cargatesi.

L’orografia di un territorio contribuisce a creare anche la sua storia, perciò il fatto che Calcata (in questo caso la nostra Calcata) fosse nascosta ed isolata per secoli e secoli contribuì alla conservazione di una mentalità e di un sistema di vita. Sino agli anni’60 del secolo scorso il paese era chiuso in se stesso, non avendo vie di comunicazione che lo congiungessero al resto della Tuscia, ed i suoi abitanti erano un clan circoscritto (una “tribù perduta”direbbero gli ebrei..) con propri costumi e regole, insomma la piccola comunità era doppiamente “cargata” (calcata) sia in senso metaforico che geografico….

Ed ecco che, a partire dai primi anni ’80 del secolo scorso, per mia “colpa”, e di alcuni altri, improvvisamente il paesino si vide proiettato nei media e divenne pian piano un “villaggio di culto”, un culto alternativo e stranamente a metà strada fra il vecchio ed il nuovo, anzi il nuovissimo…. Giacché Calcata è divenuta il simbolo di un modello alternativo di vita in continua fase sperimentale….. il motto che avevo lanciato per significare il valore di tale sperimentazione sociale era: “Una, cento, mille Calcata!”

Mi sovviene ora di un detto di T.A. Edison, l’inventore della lampadina elettrica, il quale dopo aver compiuto innumerevoli esperimenti, tutti falliti,giunse al millesimo tentativo e disse al suo gruppo di lavoro, a mo’ d’incoraggiamento: “stavolta è la volta buona, questo esperimento riuscirà, ne sono sicuro…” (ricordo un altro evento che accadde prima di una difficile battaglia in Giappone in cui il principe, sfavorito dal numero, lanciò in alto una moneta dicendo ai suoi soldati “se viene testa vinceremo se viene croce saremo sconfitti” uscì testa ed i guerrieri entusiasti vinsero facilmente la battaglia, subito dopo l’ufficiale di campo si recò dal condottiero e gli annunciò “non ci si può opporre al destino, abbiamo vinto!” al che il duce esclamò “davvero…?” e gli mostrò la moneta con due teste…!), scusate la divagazione, stavo parlando della lampadina… ah, sì, quel millesimo esperimento riuscì e nacque la prima lampadina elettrica…

Ma per la creazione della società ideale di Calcata non si è mai arrivati a quel punto “critico”, in cui la va o la spacca, siamo anzi ben lungi, e la sperimentazione è ancora molto imperfetta…

Paolo D’Arpini

*) Album fotografico di Giampaolo Damiani – https://www.facebook.com/photo.php?fbid=153162082540573&set=pcb.153173222539459&type=3&theater

**) Home del sito: http://www.circolovegetarianocalcata.it/


Ed ora vivo qui, a Treia!

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Treia. Resoconto della Festa dei Precursori tenutasi dal 25 al 28 aprile 2019

Quest’anno, dal 25 al 28 aprile 2019, la Festa dei Precursori del Circolo vegetariano VV.TT., è stata “condita ” da una novità: dopo un periodo di molto travagliata amministrazione del Comune di Treia, che è stato anche commissariato (e ringraziamo il Commissario, Salvatore Angieri, che si è dimostrato degna persona), ci saranno a breve (il 26 maggio 2019) le elezioni comunali, oltre a quelle europee e il mio caro Paolo ha deciso di candidarsi nella Lista Civica “Democratici per Treia”. Per cui ci sono state riunioni, raccolta adesioni alla lista, etc., insomma tanta attività che, per me che andrei a Treia per rilassarmi non è il massimo, ma si sa, io vado dalla necessità di riposo a quella di rendermi utile in qualche modo, per cui, è stato un bel darsi da fare! Anch’io ho fatto la mia parte, se non altro di connessione tra Paolo (che è tutt’ora privo di cellulare) e gli altri del team.

La Festa è stata una riunione familiare; avevo già scritto e detto che mi sento parte della faamiglia del Circolo Vegetariano e così è stato. Certo, la nostra è una famiglia “allargata” e chiunque, volendo, può entrare ed entra a farne parte, ed è una situazione fluida, c’è che viene e c’è chi va. C’è anche chi c’è ma non fisicamente: alcune persone amiche non sempre possono essere presenti ma noi li abbiamo nel cuore e ci sono persone che se ne sono andate magari sbattendo la pora, ma noi le teniamo comunque nel cuore e speriamo che un dì quella porta possano riaprirla. Ecco queste cose difficilmente mi viene da dirle a parole, mentre scrivo,, non so com’è, escono da sole.

E allora via con una piccola descrizione degli eventi: il 25 aprile una bella passeggiata-escursione in una meravigliosa giornata di sole, a Pitino, dopo la riunione all’Auser per la modifica dello statuto, con Giampaolo (Piero) che ci ha ospitato nella sua auto ed ha fatto tante bellissime foto, Orietta, la sua amica Giusy, sua sorella Margherita, Mara, l’immancabile (evviva Mara!), Silvana, Liana (le due attrici), Simonetta e Fernando.

Il 26 non avevamo alcun programma particolare, solo aspettare l’arrivo di alcuni amici da Vignola: Maria, Peppino e Grazia – che poi ha dato forfait, e che dovevano passare a prendere a Riccione, Upahar e Venu, con i loro mille strumenti, e Kamin ed Ettore da Follonica. Amici che ormai sono come fratelli. La sera siamo andati al centro Adesso Yoga per la prova finale della recita zen “Il teatro delle Immagini Parlanti”, spettacolo previsto per il 28 aprile.

Il 27, al mattino, una micropasseggiata per Treia, io e pochi coraggiosi. Intanto che eravamo in piazza, vedevamo vari gruppi di candidati delle varie liste che si muovevano. Era l’ultimo giorno per la presentazione delle liste, comprese le firme. Ho così avuto modo di chiacchierare un po’ con Mozzoni e con Patassini (che non conoscevo), sostenitori di una delle due liste avversarie. Al pomeriggio ci siamo riuniti al Circolo, con alcuni altri partecipanti, tra cui il fedele prof. Meriggi, che ci ha edotto delle storie di alcuni santi e beati treiesi. Infatti l’argomento principale di questa edizione era la Spiritualità. Ha fatto seguito Peppino Moscatello con una dissertazione su Ramana Maharshi, avendo appena tradotto e pubblicato un testo su di questo grande maestro indiano, che viveva sull’Arunachala, la montagna sacra, a Tiruvannamalai, dove io, nel mese di febbraio u.s. mi sono recata ed ho soggiornato per circa due settimane, con le amiche e sorelle Mara e Tina. E così ho anch’io raccontato la mia vita spirituale, che è culminata proprio con questo mio soggiorno in India. Upa e Venu hanno condito il tutto con i loro bellissimi canti anche durante il dopo cena ed Upa a sua volta ha parlato della sue esperienza spirituale. Upa, speriamo di averti presto ancora con noi!

Al mattino del 28, domenica, alcuni amici venuti da fuori hanno cominciato a ripartire, prima Maria, Peppino, Upa, Venu e Mara, poi, dopo una lunga chiacchierata durante la quale Paolo ha fatto un riassunto delle sue esperienze spirituali del suo incontro con Muktananda, molto forti, e sempre molto interessanti per me da ascoltare, anche Ettore e Kamin ci hanno salutato con abbracci, baci e promesse di rivederci presto. Dopo pranzo e riposino necessario, verso le 16 io e Paolo siamo andati a piedi, ma per fortuna abbiamo incontrato Nunzio che andava in auto nella stessa direzione (aveva iniziato a piovere) al Centro Adesso Yoga, dove era stata programma la piece teatrale zen, pensata e coordinata da Paolo, basandosi su alcune storielle tratte dal libro “101 Storie zen” ed altri racconti inventati. Storie di monache cristiane e zen, e un aneddoto su un maestro zen e di come era avvenuta la sua conversione, da ubriacone a santo. Gli attori erano tutti amici treiesi o dei dintorni: Liana, Maurizio Angeletti, Nunzio, Morena Oro, Orietta, Silvana, e Paolo stesso. La performance è stata molto molto carina, penso che tutti gli spettatori ed anche gli attori stessi abbiamo apprezzato ed anche recepito i messaggi di determinazione, modestia, semplicità, verità, che le storie volevano trasmettere e che sono insegnamenti validi per tutti, di qualsiasi religione si sia, o anche per chi non segue nessuna religione, ma tutti accomunati da una spiritualità “laica” che va al di là delle credenze per le quali ci sentiamo più in sintonia.

Piccola postilla: mentre ero a Treia, in attesa dell’edizione 2019 (mi pare la 34esima) della Festa dei Precursori ho ricevuto inaspettatamente e graditamente una richiesta di amicizia su Fb da parte di un vecchio amico di Roma di quando avevo 14 anni col quale abbiamo iniziato una piccola corrispondenza. L’ultima mail che gli ho inviato dice così (e non so se dopo questa penserà di lasciar perdere): “Ciao, G.. Non sapevo neanche che quel sito (Politicamentecorretto) aveva pubblicato quell’ articolo che tu hai letto, a mia firma, grazie al quale ti è venuta la curiosità di cercarmi su FB. Era un semplice resoconto di un evento che facciamo tutti gli anni a Treia, intorno al 25 aprile, quello dell’anno scorso (la Festa ei Precursori), condito di qualche semplice considerazione, anche un po’ intima. E’ stata, l’anno scorso, l’ultima volta che la mia cagnetta Magò è venuta a Treia con me, fra un po’ sarà un anno che non c’è più .

Anche quest’anno lo abbiamo fatto (l’evento), ero a Treia proprio quando tu mi hai scritto! Nonostante non sia una brillante scrittrice, spinta da Paolo,mi sono un po’ lanciata: serve anche a guardare meglio dentro se stessi e poi ad esprimere meglio anche con gli altri (intendo anche a parole) i propri pensieri, i propri sentimenti, che a volte ci fanno un po’ paura, o vergogna. Serve, a me è servito, ad accettarmi un po’ di più. Non mi sono mai piaciuta molto, avevo esempi attorno a me che mi parevano molto più interessanti (Raffaella, Denise, Miriam, Tiziana, ecc.ecc.) dal punto di vista estetico e soprattutto perché le trovavo molto più spregiudicate di me. Chissà esattamente cosa significa la parola “spregiudicata”… a naso direi “che se ne infischia del giudizio”, mentre invece io sono sempre stata molto succube del giudizio che pensavo che gli altri potessero avere di me (i miei genitori in primis, poi gli amici, l’eventuale “moroso”, ecc.).

Ora lo sono molto meno, anche se fatico ancora un po’ ad accettarmi completamente, ma queste “autoanalisi”, più che i due anni e mezzo di psicoterapia, mi pare mi facciano bene. Almeno provo la soddisfazione, il “gusto” di conoscermi meglio. Si dice “fino alla bara sempre si impara” ed io questo detto lo applico a me stessa. Come leggi (se sei arrivato fino a qui) forse sono un po’ cambiata, ma neanche tanto. Sono andata a riguardarmi, a Treia, dei quaderni che scrivevo intorno a quegli anni, dei diari, che in parte ho distrutto, in parte ho tenuto e mi sono vergognata da quanto ero sciocca… e forse un po’ lo sono ancora!…”

E la vita continua!

Caterina Regazzi

Album fotografici:

https://www.facebook.com/caterina.regazzi/media_set?set=a.10217751350685974&type=3

https://www.facebook.com/giampaolo.damiani.142/media_set?set=a.118625682660880&type=3

https://www.facebook.com/giampaolo.damiani.142/media_set?set=a.119566222566826&type=3

https://www.facebook.com/giampaolo.damiani.142/media_set?set=a.120055382517910&type=3

………………………

Una memoria del 24 agosto 2009 su come ebbi l’ispirazione di visitare Treia e poi di trasferirmici. Scrivevo a Caterina: “Cara caterina, oggi mentre stavo al Tempio a fare un po’ di siesta nella grotticella e poi mentre tagliavo qualche ramaglia sul sentiero mi è venuta in mente la descrizione della tua casa di Treia. Ho rivisto nella fantasia i particolari di questa casa su più piani simile ad una torre, ma c’è una porta anche nel piano più basso o si entra solo da quello alto? Non credo che potrò mai spostarmi da Calcata ma intanto mi è venuta la curiosità di conoscere meglio quel tuo posto. Magari una volta che hai una settimana libera puoi venire qui, stare uno o due giorni e poi anche andare assieme uno o due giorni a Treia. Che ne dici?…” – Il 2 gennaio del 2010 in effetti andammo a Treia. E vista la città e la casa di Caterina sentii che questo è il mio posto!”

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Scrisse il Circolo Vegetariano VV.TT.: “C’era una volta Calcata”

“…. La necessità di inventarsi Calcata, da parte di chi la “utilizza” come valvola di sfogo all’alienazione del mondo moderno o come mezzo di sussistenza alternativa, avviene a causa della frantumazione sociale che contraddistingue la nostra società. Viviamo in un contesto sociale suddiviso, apparentemente unito da una sembianza di comune appartenenza. Le persone che abitano o visitano Calcata comunicano attraverso l’immaginato, sono abitanti di un mondo alla Matrix per intenderci, fantasmi nell’antro Platonico. Ma questo “luogo” non può essere vero, mancando la condivisione reale, il senso di necessità e fatica comune, l’incontro fisico, il contatto… è un mondo in cui tutto si riduce ad una rappresentazione, uno spettacolo mediato, filtrato, manomesso….. un teatrino o castello degli specchi. A Calcata viviamo come dentro al “Facebook” nel quale l’interagire è demandato al pulsante di un terminal. Allo stesso tempo siccome capiamo che questo “sogno” -che definiamo “concreta realtà”- è fallace, per sfuggirgli siamo pronti ad inventarci e dare per genuino un luogo ideale in cui rifugiarci, un paese folkloristico del weekend, con suoi propri valori (basati sul vuoto)…. Calcata, la bella, la fulgida, per trascorrervi vacanze da artisti, per compiervi ritiri spirituali ed estetici o notti di follia rave – per godere almeno l’illusione di un incontro con noi stessi e con i nostri simili….”

Paolo D’Arpini

Articoli collegati:

http://www.encanthe.com/2013/10/calcata-cera-una-volta-un-paesino-che.html

http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2014/03/calcata-horror-il-padiglione-delle.html

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Treia – Resoconto della Festa dei Precursori, dal 23 al 25 aprile 2017

Molto lunga e intensa è stata questa edizione della Festa dei Precursori del Circolo vegetariano VV.TT., iniziata il 23 e conclusa il 25 aprile 2017.

Come al solito io comincio queste giornate con un po’ di batticuore: chi ci sarà? chi non ci sarà? filerà tutto liscio? E, come al solito, tutto è andato nel migliore dei modi, grazie al senso di presenza e di partecipazione degli intervenuti.

Tanto per cominciare, abbiamo la fortuna di avere due amici generosi e preziosi, Aurora e Rossano, di Staffolo. Paolo li aveva contattati già da diverso tempo. Lei è una donna estremamente appassionata di erbe spontanee (e non) e della natura in genere, e ci ha accompagnati al mattino in una bellissima passeggiata erboristica in una strada proprio qui vicino al circolo nei pressi del lavatoio, ricchissima di piante.
L’immagine può contenere: 1 persona, persona seduta, bambino, pianta e spazio all’aperto
Avremmo potuto passare due ore buone nel primo metro, tanta era la ricchezza in biodiversità del luogo. Speriamo che l’amministrazione, grazie alla presenza anche del suo rappresentante per l’ambiente, Adriano Spoletini, sia sensibile alla tutela di questo patrimonio alla portata di tutti e che questo possa essere apprezzato e conosciuto sempre più dagli abitanti del luogo.

Comunque sia, la giornata era bella e soleggiata anche se fresca, i partecipanti interessati (cerco di nominarli tutti: Rossano, Simonetta, Fernando, Adriano, Lauretta, Danizete, Donatello, figlia, genero e nipotino, Silvana, Stefano e Mariagrazia, Mara Labanga con Matteo e Riccardo) e Aurora ci ha incantato scoprendo anche erbette apparentemente insignificanti, nascoste fra le altre, ma di quelle meno conosciute e appariscenti ci ha decantato proprietà e ha raccontato aneddoti. Ne nomino solo alcune: caccialepre, alliaria, cardi di veri tipi tra cui quello mariano, malva, da tutti conosciuta, strigoli, papavero, crepis, tarassaco, attaccavesti, gigaro o pandiserpe, vitalba, centocchi, senape e altre che in questo momento mi sfuggono. Anche Aurora è rimasta stupita di tanta biodiversità. Alla fine abbiamo avuto anche un incontro ravvicinato con alcune capre che soggiornano lungo un tratto della scarpata che risente alquanto negativamente della loro presenza.

Tornati indietro, ultime due chiacchiere e poi ci siamo divisi per il pranzo. Siamo rimasti in 9 e ci siamo avvicinati a casa, dove Paolo era rimasto per farci trovare il desco pronto e alcune cosette. Ma anche lì Aurora ha avuto modo di stupirci con le sue belle e buone preparazioni culinarie, tutte a base di piante spontanee e frutta da lei raccolte e lavorate. Non mancavano un vino aromatizzato con bacche di rosa canina e una bevanda al sambuco, fresca fresca dell’annata.

Poi siamo scesi al Circolo e lì piano piano ci hanno raggiunto diverse persone: Mavi, Umberto Rocchi, fitoterapeuta, Alberto Meriggi, il nostro amico storico che ci arricchisce ogni anno con le sue dotte dissertazioni in tema, Petra, la scultrice e potatrice di ulivi ed altro, Fabrizia e suo marito, Francesco Orazi, Antonello Andreani, musicista, ed in più alcuni che erano presenti nella mattinata e che sono ritornati. Mavi ha presentato il libro “Quaderno vegetariano con Gianni Rodari, in cui sono descritte le ricette fantastiche dell’Era Ecozoica.

Meriggi ci ha parlato degli esperimenti dell’Accademia Georgica sulla rotazione delle colture, sulla conoscenza delle erbe spontanee da parte dei contadini che le usavano come integrativo e della lavorazione della canapa a Passo di Treia. A rotazione poi ognuno dei presenti ha detto qualcosa di sé aggiungendo proprie esperienze sul tema erboristico.

La seconda giornata, 24 aprile 2017, è stata più tranquilla. La mattinata era libera, infatti Stefano e Mariagrazia sono andati a fare un giro a Macerata a prendere alla stazione Uphahar Anand e Ferdinando Renzetti (Fiordifango), i quali arrivavano uno da Riccione e l’altro da Pescara. Poi al pomeriggio è arrivato Felice (Rosario Colaci) che era stato invitato a presentare il suo libro, Non ho tempo per la fretta, dove sono raccolti circa 100 componimenti poetici sulla natura e sulla vita.

Felice aveva portato anche un campione delle sue innumerevoli produzioni: erbe secche per la preparazione di tisane (tiglio, biancospino, finocchio selvatico, melissa, ecc.) frutta secca (mele, cachi), caffè di ghiande e i suoi libriccini del Seminasogni, oltre naturalmente al suo libro. Ci ha raccontato qualcosa della sua vita e di come è nata questa vera e propria sua esigenza di scrivere poesie in rima.

La poesia e la musica sono stati gli ingredienti principali, chi ha suonato (Stefano Panzarasa, Antonello Adreani e Upahar), chi ha letto poesie (Paolo), chi ha raccontato qualcosa di sé. Io ho letto molto emozionata un paio di brani dal libro “la Figlia del Sarto” di Lucilla Pavoni, che, purtroppo, da un paio di mesi non è più con noi. E’ stato un pomeriggio “leggero” ed emotivamente molto coinvolgente. Il tutto è terminato, per chi è rimasto, con una cenetta a casa nostra.

La terza giornata, il 25 aprile 2017, è stata, almeno per me, alquanto impegnativa. Già tutto questo movimento di situazioni e persone mi aveva creato una certa apprensione ed alla notte non avevo dormito troppo bene. Al mattino c’è stato il laboratorio di ceramica neolitica condotto da Stefano Panzarasa nei locali della sezione dell’Auser Treia.

L’immagine può contenere: una o più persone, persone sedute, tabella, cibo e spazio al chiuso
Grandi e piccini si sono radunati durante il corso della mattinata nella stanza producendo un bel numero di statuine e piccoli contenitori. I manufatti sono rimasti poi quasi tutti qui da noi che nei prossimi giorni li porteremo ad Appignano, il paese dei coccetti, dove abbiamo preso contatto con la proprietaria di un laboratorio dotato di forno, disponibile a cuocerli.

L’immagine può contenere: una o più persone, persone sedute, albero, erba, spazio all’aperto e natura
E’ seguito un bel pranzo allestito egregiamente da Paolo (che di esperienza in proposito ne ha), a base di riso integrale, lenticchie in umido speziate ed insalata e arricchito dal farro di Michele Meomartino (che nel frattempo ci aveva raggiunto da Pescara), il tutto consumato nell’orto, sotto gli ulivi o sul muretto, all’ombra o al sole, allietati dalle note romantiche dei nostri amici cantori.

Non ho ancora detto che il pomeriggio del 25 aprile comprendeva la presentazione da parte di Mariagrazia Pelaia di alcuni libri di Marija Gimbutas (“La Civiltà della Dea”, primo e secondo volume e “Le Dee e gli Dei dell’Antica Europa”). Mariagrazia ha curato la traduzione di questi testi. Il mio compito era di fare da moderatrice forse però sarebbe stato meglio lasciare il compito a chi di queste cose ha più esperienza… Comunque la Tavola Rotonda ha avuto inizio: la Gimbutas era una archeologa e linguista lituana che studiò le culture del neolitico e dell’età del bronzo nell’antica Europa. Trovando in varie parti d’Europa reperti attribuibili allo stesso periodo (Neolitico) che raffigurano figure femminili in varia forma si è ipotizzato che una “Grande Dea” venisse adorata. Ho fatto un po’ fatica a capire, dato che sono quasi completamente digiuna di questo argomento, quale sia stato il contributo di queste scoperte nell’elaborazione dell’ipotesi (visto che all’epoca non c’era ancora la scrittura e quindi documenti scritti) dell’esistenza di una civiltà matristica (o, per chi preferisce il termine, matriarcale), che pure è ben conosciuta e trattata in vari ambiti.

Dopo l’intervento di Mariagrazia, che ha parlato della Gimbutas come di una “Precursora”, tanto per rimanere in argomento, si sono succeduti vari contributi, tra cui quello più in tema forse è stato quello dell’archeologo (classico) Enzo Catani. Altri interventi sono stati sviluppati, ognuno secondo le proprie conoscenze e propensioni.

Voglio nominare, perché erano state invitate appositamente per la “tavola rotonda” del pomeriggio, Patrizia Cavallo, una naturopata di Jesi; Maria Gemma Massi, studiosa di rune celtiche e di sciamanesimo e responsabile del gruppo Erbasacra di Ancona; Simonetta Borgiani del Comitato Treia Comunità Ideale, che ha parlato delle antiche sibille marchigiane, e Michele Meomartino della Rete Olistica Italiana che ha espresso apprezzamenti per il lavoro svolto da Mariagrazia Pelaia nel tradurre l’opera della Gimbutas. Tra gli altri c’erano anche Orietta di Ancona e Mara Labanga di Loreto con Matteo, un giovane e simpatico amico.
Il tema era sì la produzione della Gimbutas, ma secondo me, ci stavano bene anche propri punti di vista e di esperienze personali sul femminile o informazioni sulle dee femminili di stampo più locale (come le Sibille di Simonetta). Per finire Stefano Panzarasa, compagno di Mariagrazia, col suo intervento, ha riportato il discorso sul tema della civiltà della Dea.

Si era fatto tardi, si era creata una certa confusione, con vari discorsi incrociati, per cui siamo passati alla merenda a base di un buon dolce e biscottini con vino e tisana, il tutto condito anche da chiacchiere e convenevoli in libertà. Abbiamo proseguito la serata davanti ad una buona pizza con i pochi rimasti.
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Per concludere, tornati a casa, si è tenuta una sessione dei bei canti proposti ed eseguiti da Upahar Ananad a cui ha partecipato anche un “ultimo arrivato”, Dimitri di Matelica.
Poi tutti a nanna, tutti più o meno toccati dall’intensità degli eventi!

Caterina Regazzi

Album fotografici:

23 aprile 2017: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10211906650172114&set=a.10211906661172389&type=3&theater

24 aprile 2017: https://www.facebook.com/caterina.regazzi/media_set?set=a.10211923183905447.1547250609&type=3

25 aprile 2017: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10211924853827194&set=a.10211927207806042&type=3&theater

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Articoli collegati:

https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2017/02/24/treia-festa-dei-precursori-cominciamo-dal-primo-evento-la-passeggiata-erboristica-del-23-aprile-2017-con-aurora-severini/

http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2017/03/treia-24-aprile-2017-non-ho-tempo-per.html

http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2017/04/treia-festa-dei-precursori-2107.html

http://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Mariagrazia-Pelaia-presenta-a-Treia-La-Civilta-della-Dea-dell-archeologa-Marija-Gimbutas

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Nota critica (via Email) di Stefano Panzarasa: “Cari Paolo e Caterina, premesso che i primi due giorni dell’incontro e il laboratorio sono stati molto belli e vi ringrazio, ora è inutile che cancellate commenti e altro…
Volete che tutto sembri bello anche quando una persona così brava come Mariagrazia che si era tanto impegnata per voi si è sentita trattata male (la sciamana l’ha platealmente ignorata)?
Io ho parlato di quello che è successo (proporre la vendita di un libro su Gesù… una dell perle…) con più di dieci persone e tutti erano venuti per Mariagrazia e erano d’accordo con me (chiedete pure all’archeologo, al francese, a Mara, al ragazzo che era seduto di fronte a me e che ha anche comprato il libro).
Siete persino riusciti ad andare via senza salutare Mariagrazia… (commentate da voi questo comportamento) che era a casa quando siete usciti… Comunque il mio resoconto è già su FB con il mio commento e sta girando in rete tra le persone presenti e vi assicuro che se rintraccio la sciamana le dirò che è stata una grande maleducata ad ignorare Mariagrazia e ad approfittare dell’incontro sulla Grande Dea per provare a vendere un libro sul dio patriarcale… Insomma inutile scappare, quando bastava o basterebbe solo scusarsi con Mariagrazia. Io comunque non ho fretta e tanta creatività e allegria, la metterò al servizio di un riscontro positivo su quanto è accaduto…”

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Risposta di Caterina: “Non ritengo di avere nulla di cui scusarmi con Mariagrazia (e tanto meno con Stefano). Ho fatto quello che era nelle mie possibilità e credo di essermi data da fare al massimo per la riuscita della festa. Ho dato a Stefano e Mariagrazia la più bella stanza della casa per mettere a loro agio la coppia con tanto di gatto che addirittura si metteva a detta loro sotto le coperte (speriamo che non abbia le pulci).
Non ho salutato Mariagrazia prima di uscire, ma lei non è venuta la sera prima a fare i canti con Upahar e tutti noi; al mattino, fino alle 11 e passa, orario in cui noi dovevamo uscire per accompagnare Upa e Ferdinando a Macerata, lei non si è vista. Dovevo forse andare a riverirla in camera da letto?
Le persone che secondo Stefano hanno fatto interventi non in sintonia, hanno espresso il loro sentire sul femminile e le loro esperienze, cosa che mi è sembrata perfettamente in sintonia con il tema trattato e con il nostro sistema di fare le condivisioni, che sono appunto delle condivisioni aperte. Altrimenti dovevamo fare un tavolo con la relatrice e i relatori e infine, si chiedeva al pubblico presente di fare le sue domande. Cosa che non abbiamo mai fatto per nessuna presentazione di libri. Non abbiamo bisogno del “vate” che ci viene ad impartire un verbo, ma di uno spazio in cui tutti si possano sentire a loro agio (atteggiamento matristico) ed esprimersi senza paura di essere redarguiti per una scarsa attinenza al tema (atteggiamento patriarcale). Da lungo tempo ho sempre cercato di giustificare l’atteggiamento di Stefano, prepotente e desideroso non di scambiare con gli altri le proprie esperienze e idee, ma di imporre le proprie con la convinzione che la sua sia l’UNICA VERITA’, quando nella vita ha passato tante fasi, completamente diverse da quelle che sta vivendo adesso. Immagino che anche allora, quando mangiava la carne e quando forse con le donne non era così “matrista” credesse di avere la verità in pugno ed allora forse un po’ più di modestia non guasterebbe. Inoltre personalmente sono stata trattata da loro con disprezzo e dileggio, pertanto eventuali scuse sono da loro dovute e con ciò chiudo. Buona presa di coscienza…” (C.R.)

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Commento di Michele Meomartino: “Un sincero ringraziamento a Paolo e Caterina per aver organizzato quest’ennesima Festa dei Precursori. Come sempre siete stati molto bravi e ospitali ed io sono onorato di aver partecipato. Grazie anche a tutti gli altri operatori che hanno voluto condividere questa bella esperienza.”

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Commento di E.S.: “Ho visto le polemiche di S. per la Festa dei Precursori appena trascorsa, ed ora sento di poterlo dire. La prima volta che venni a Treia, dormii insieme a lui, e rimasi allibito da come parlava male di te. Non ti ho mai detto niente, non mi sembrava opportuno. Al di là delle vostre vicissitudini mi colpì molto questa cosa, mi dicevo “a quale scopo quest’uomo viene qui con apparenti motivi di comunanza, interessi, condivisione, empatia e poi parla male di Paolo?” Oggi posso comprendere meglio questi atteggiamenti, e senza giudicare Stefano, ammiro il tuo osservare stando in silenzio, è questa la lezione che tu mi regali, una lezione d’amore. Con gratitudine, ti abbraccio.”

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Commento di S.M.: “In risposta alla lamentela di Stefano su FB, mi sento coinvolta in quanto ho fatto uno degli interventi dopo la presentazione di Mariagrazia, che ringrazio di aver partecipato, ma al pari degli altri, che abbiano parlato o meno. Non avevo capito che fosse protagonista assoluta dell’evento, ma anche Stefano, avendo collaborato alla stesura del programma poteva opporsi da prima, senza trattare poi come maleducati e ignoranti tutti quanti, cosa che sinceramente non condivido. Se la Gimbutas fosse stata perfettamente nota a tutti, sarebbe stato inutile parlarne. E poi ognuno di noi ha qualcosa da dire: il modo di pensare, di vivere, è piuttosto soggettivo e a casa di Paolo e Caterina si è liberi di esprimere il proprio sentire, in un clima tradizionalmente informale. Potrei averne da dire anche io su ciò che ho sentito, ma non mi permetto. Nonostante la simpatia che comunque ho nei suoi confronti, visto il sasso lanciato, qualcosa lo sottolineo: nessuno ha mai contestato – come fa lui – il notevole spazio che gli è sempre stato dato, propinandoci all’infinito le sue canzoni ispirate da Rodari – che scriveva per bambini – tanto che neanche Magò (il cane) le sopporta più…”

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Commento di Luigi Caroli: “Milano, 28 aprile – Caro Paolo, mi è molto piaciuto il racconto della FESTA DEI PRECURSORI.
L’autrice vale le cinque ministre messe assieme.
Ipotizzavo un numero più alto di partecipanti.
Sbaglio di molto se ipotizzo che la media dei tuoi contatti
giornalieri sia 240?
Naturalmente…. di alto livello culturale.
Ciao, Luigi”

Mia rispostina: “Caro Luigi. grazie per l’apprezzamento, la mia compagna Caterina è una scrittrice vera che non sa di esserlo. I partecipanti alla Festa dei Precursori difficilmente superano un paio di dozzine. E di queste due dozzine qualcuno rema anche contro… Trattasi di processo alchemico. Per superare il livello di coscienza corrente occorre sempre mettere insieme elementi contrastanti in modo che possano amalgamarsi al meglio. Non sempre l’esperimento riesce al 100%, magari riesce al 70% od anche meno ma siamo sempre sopra la linea del 50%, quindi va bene. Insomma se non è oro è argento…
I seguaci virtuali del Circolo variano in numero secondo le onde pensiero e lo spazio tempo. Possono essere 3 o 240 o qualche migliaio. Alti e bassi… culmini ed abissi di un gioco della Coscienza. Ciao, Paolo”

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Mia annotazione: “Disse Eckart Tolle: Quando comprendete la natura transitoria di tutte le esperienze, e capite che il mondo non vi può dare nulla che abbia un valore duraturo, l’arrendersi diventa molto molto più facile. Continuate comunque lo stesso ad essere coinvolti in esperienze ed attività, ma senza le paure e le pretese del “sé” egoico. Questo per dire che non richiedete più che una situazione, una persona, un luogo o un evento, debbano soddisfare le vostre esigenze o farvi contenti. Lasciate essere la loro natura transitoria ed imperfetta…”

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