Archivio della Categoria 'Testimonianze sul Circolo'

Molta voglia di stare insieme.. – Resoconto dell’Incontro Collettivo Ecologista del 20 e 21 giugno 2015 a Montecorone di Zocca

Montecorone di Zocca

Molta voglia di stare insieme, di ritrovare quello che c’è di comune tra di noi e che se ci pensiamo bene, è comune a tutti gli esseri viventi: l’amore per la Vita. Questo per me, è stato il leit-motiv dell’Incontro Collettivo Ecologista di quest’anno, a Montecorone di Zocca, a Ca’ Lamari per la precisione, casa di Pietro R. e di Monica C..

Pietro è stato un perfetto “padrone di casa” , anche se so che questa definizione non gli piacerà ed, in effetti, lui ha messo a disposizione i suoi spazi nella massima libertà, a partire dal terreno, alla casa, alle piante ed erbe, al forno davanti al quale abbiamo finito in bellezza con una pizzata in cui quasi tutti coloro che erano rimasti, abbiamo messo le mani, chi ad impastare, chi a stendere, chi ad affettare zucchine e cipolle appena raccolte, chi a versare l’olio, chi ad infornare e sfornare e chi semplicemente ad accompagnare il tutto con la sua presenza o con chiacchiere e canti e musica. Tutti a gustare l’ottimo risultato.

Mi viene da pensare a quel che Paolo aveva detto in macchina a Nelly (mentre salivamo verso Guiglia, Rocca Malatina e Montecorone) a proposito dei nostri resoconti e cioè che io butto giù qualcosa poi lui integra perché ad ognuno di noi saranno rimaste impresse cose, momenti, sensazioni, suoni, sapori, saperi diversi. Ed io ora mi ritrovo a cominciare a scrivere dalla fine, dal momento più intimo (per me): tutti attorno al forno e ad un tavolo a prepararci e a gustarci della buona pizza.

Ma a proposito di cibo non posso non sottolineare la bravura di Monica C. che in questi due giorni ci ha preparato delle vere e proprie prelibatezze. Utilizzando ingredienti semplici e freschi ha deliziato i nostri palati e riempito i nostri stomaci con generosità: dal pane integrale ai formaggini freschi fatti da lei, al tzaziki con lo yogurth autoprodotto, ai cipollotti con la curcuma, risotti, zuppe di lenticchie e di piselli e tanto altro, dolce compreso…

Ma non voglio sembrare troppo materiale… il contatto stretto con la Natura e con i 5 elementi è stato sempre presente e arrivava nel profondo; le sensazioni provate passavano, almeno per me, dalla meraviglia, allo stupore per l’abbondanza dei colori e dei profumi dei fiori e delle piante del luogo, alla sensazione di caldo durante il giorno e al freddo della sera, alla energia sprigionata dal fuoco alla quale andavamo ad attingere a piene mani, guidati da Pietro di Tolé, al fastidio per il fumo in gola che mi sono presa per voler stare vicino all’amato, al silenzio che regnava sotto le poche voci che cantavano il canto della sera, lo Shiva Manasa Puja e alcuni mantra, tra cui spiccava la voce profonda e calda di Paolo e la mia stentata e stridula (a causa del fumo in gola)…

Nei tre giri di condivisione (tenuti la sera del 20 e durante il 21 giugno) tutti abbiamo detto qualcosa, chi solo poche parole, chi fiumi di parole per trasmettere agli altri conoscenze, informazioni -anche crude- e che, come nel caso dell’esperienze in carcere di Karl non avremmo mai voluto sentire.

Prevaleva comunque la voglia di fare qualcosa assieme, condividere un sogno, un progetto, un’esperienza già in piedi o in divenire, ascoltando Pietro, Maurizia, Massimo, Monica F., Katia ed Ermanno, Mario e Cristina, Sergio e Silvana, Giorgio, Vittorio, Giuseppe, Vincenzo, Elena, Manuela, Nelly ecc. ecc. (mi scusino coloro che non sono stati nominati ma non posso fare una lista di 40 persone).

Ed io? Cosa ho trasmesso, se ho trasmesso qualcosa? Non lo so, so solo che dopo una prima giornata in cui sentivo quasi un po’ di disagio, alla domenica mi sono sciolta, sarà stato il racconto poco comprensibile ma che sorgeva dal cuore di Karl, sarà stato il sole, sarà stato l’esercizio fisico, la camminata nella natura, il mio cuore si è aperto.

Osservavo le persone attorno a me: sembravamo tutti bambini. Sembravamo tutti aver ritrovato la spontaneità e la gioia di vivere. Certo, molti di noi non l’avevano mai persa, ma a volte è necessario, per togliersi i tormenti dell’esistenza quotidiana (per cui siamo o almeno appariamo un po’ “bui”), poter vivere dei momenti così luminosi…

Caterina Regazzi

Vice-presidente del Circolo vegetariano VV.TT. e Referente del rapporto Uomo/Natura/Animali della Rete Bioregionale Italiana.

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Materiale aggiunto – Pensieri di ecopsicologia. Questo che segue è uno scritto prodotto da una dei partecipanti all’esperienza di eco-psicologia condotta da Monica Ferrari durante l’Incontro Collettivo Ecologista 2015

Prima parte: “La passiflora è bella perché è particolare. Il fico è bello perché è esuberante. Il luogo è bello perché è selvaggio. La lavanda è bella perché è profumata. La calendula è bella perché è gioiosa. Il legno è bello perché è naturale. Nelly è bella perché è delicata. I sassi sono belli perché sono uguali. Il muro è bello perché è grezzo. Il cielo è bello perché è trasparente. Le nuvole sono belle perché sono vaporose. Giulietta è bella perché è piena di colori. Lo scacciafantasmi è bello perché autoprodotto. Il papavero è bello perché ha un bel frutto.”

Seconda parte: “Io sono bella perché sono particolare. Io sono bella perché sono esuberante. Io sono bella perché sono selvaggia. Io sono bella perché sono profumata. Io sono bella perché sono gioiosa. Io sono bella perché sono naturale. Io sono bella perché sono delicata. Io sono bella perché sono uguale. Io sono bella perché sono grezza. Io sono bella perché sono trasparente. Io sono bella perché sono vaporosa. Io sono bella perché sono piena di colori. Io sono bella perché sono autoprodotta. Io sono bella perché ho un bel frutto.”

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Nota esplicativa: Dal 2011 l’Incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana ha preso il nome di “Incontro Collettivo Ecologista”, considerando che vi partecipano esponenti di varie realtà ecologiste e spirituali: ecovillaggi, agricoltori contadini, spiritualisti laici, economisti alternativi, associazioni in difesa dei consumatori, vegetariani, etc… (P.D’A.)

Servizio fotografico completo: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10206489877316178&set=a.10206490902221800&type=3&theater

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Treia – L’ultima giornata della Festa dei Precursori 2015 e presentazione del libro “Treia: storie di vita bioregionale”

Treia: storie di vita bioregionale

Eccomi qui con un certo ritardo a completare il resoconto della Festa dei Precursori, nonostante la sintesi il primo resoconto (vedi: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2015/04/27/i-primi-giorni-della-festa-dei-precursori-2015-24-e-25-aprile-raccontati-da-caterina-regazzi/) non è stata sufficiente.

La mattina del 26 aprile 2015 è cominciata per noi con la colazione al baretto di Treia e all’attesa di altri amici vecchi e nuovi che ci dovevano raggiungere: Mara Labanga, Aurora e Rossano, Orietta e Maria Gemma (Erbasacra Ancona). Sono belle queste situazioni perché c’è sempre qualcuno che non si conosce personalmente ma che vorrebbe conoscersi e qualcun’altro che già si conosce e si incontra qui per caso.

Era in programma la visita alla Casa di Terra di Treia, un edificio dell”800 restaurato non molti anni fa,ma che io e Paolo non avevamo mai avuto occasione di vedere. La venuta da noi di Ferdinando Renzetti, esperto nelle case di terra era stata la molla per mettere nel programma della Festa questa visita. Paolo si doveva essere accordato alcuni giorni prima con la Proloco di Treia che doveva mandare qualcuno, come è scritto anche in un cartello lì nei pressi (visite a richiesta chiamando il n……….) ad aprircela per poter vedere e anche l’interno.

Lungo lo stradello che abbiamo percorso per arrivarci dopo aver lasciato le auto abbiamo incontrato anche Lauretta e Adriano. Per fortuna, infatti arrivati alla casa non abbiamo trovato nessuno ad accoglierci. Dopo alcune telefonate Adriano, che è anche assessore comunale, ha preso in mano la situazione, è andato a recuperare le chiavi, assieme ad un “turista” di passaggio da un paese vicino, mentre gli altri, me compresa, approfittavamo per girare nel prato/bosco circostante, di una bellezza strepitosa.

La vegetazione è rigogliosa, piena di orchidee selvatiche e di centinaia di erbe spontanee di tutti i tipi, che tutti noi ci siamo divertiti a scoprire e a cercare di riconoscere, aiutati dalla bravissima Aurora.

La casa di terra è una struttura piccola ma ben curata ricca di una energia naturale, arredata con pochi oggetti semplici e dell’epoca. Ferdinando ci ha raccontato alcune cose delle modalità di utilizzo della terra e paglia per la costruzione e un po’ tutti noi siamo tornati indietro nel tempo ad antiche usanze mai dimenticate: il tavolo e il lavabo della cucina col piano di marmo, le stoviglie e brocche di terracotta, il centrotavola all’uncinetto e il cesto per il pane. L’immagine di una madonna “barocca” campeggiava sopra al letto.

Paolo ci aspettava a casa per il pranzo che, tra quello che aveva preparato lui e quel che avevano portato Maria Gemma, Orietta e -soprattutto- Aurora è stato ottimo e abbondante e pieno di gioia.

Dopo pranzo un un momento di riposo ristoratore e poi partenza per la Cooperativa Sociale La Talea, a Santa Maria in Selva, pochi chilometri da Treia.

Lì abbiamo trovato persone che come noi volevano partecipare alla passeggiata erboristica guidata da Aurora che è bravissima a trovare anche in un prato che all’apparenza sembrerebbe spoglio, tante erbe che ora stiamo imparando a conoscere e rispettare. In pochi metri quadri ne abbiamo trovate decine: piantaggine, crepis, cicoria (grugno), sonchus (crespigno), menta, barba dei frati ed altre ancora.

Ma il tempo stringeva ed era ormai ora di presentare il libro di Paolo “Treia, storia/e di vita bioregionale”. Era arrivato già il Sindaco, Franco Capponi, graditissimo ospite, ed erano arrivati altri amici, Alberto Meriggi, Enzo Catani, Simonetta Borgiani, gli altri “relatori”, persone che avevano partecipato all’arricchimento del libro stesso, e Daniela Spurio, che aveva elaborato l’immagine di copertina, con il marito Maurizio.
Era arrivata anche Gigliola con il suo carico di viveri prelibati per l’ allestimento del buffet vegetariano, arricchito dai dolci di Aurora e dal vino proveniente dall’Emilia, mia terra di adozione.

Gigliola ci aveva anche messo in contatto con una brava e bella ragazza, Donatella, suonatrice di organetto, che ha allietato il pomeriggio con musiche tradizionali francesi e marchigiane.

Ci siamo accomodati nell’accogliente sala circolare della Talea e subito sono cominciati gli interventi, preceduti da un pezzo musicale suonato da Donatella, un po’emozionata. Io avevo avuto l’incarico di moderare l’incontro, chiamando via via gli interventi e così ho fatto alcuni ringraziamenti ed ho invitato il Sindaco Capponi, che ha fatto un vero e proprio discorso su quello che l’amministrazione di Treia sta facendo per l’agricoltura e l’alimentazione.

A proposito di emozione ne ho provata una fortissima nella lettura della prefazione del libro scritta da me, in cui racconto in breve la mia storia di gioia e tristezza in questo amato paese. Mi sono dovuta fermare più volte per trattenere le lacrime e sciogliere il groppo alla gola.
Un applauso spontaneo d’incoraggiamento mi ha rincuorato consentendomi di continuare.

Poi Adriano Spoletini ha raccontato la sua esperienza di educatore alla Talea, Alberto Meriggi la storia del rapporto tra lui e Paolo e la sua partecipazione, da anni, alla Festa dei precursori, in veste di storico degli usi del paese, Enzo Catani ha parlato di una sua ricerca, sulle possibili origini antiche del nome di Treia, Simonetta Borgiani dell’orgoglio di essere treiese e dell’importanza di riscoprire le nostre bellezze e la nostra storia, infine Paolo ha spiegato la nascita di questo libro, che è un po’ una dichiarazione di amore per questo paese in cui si è subito sentito a casa, ma dove forse, per certuni, è ancora visto e percepito come un po’ “estraneo”, sperando di farsi “voler bene”.

Un allegro finale a base di organetto ci ha accompagnati fino al buffet ed anche fuori sul prato dove alcuni si sono lasciati andare a qualche passo di danza.

Anche due amici di Macerata anche se in ritardo ci hanno infine raggiunto (Daniela e suo marito). Dopo tutto ciò sono incominciate le partenze, con un po’ di dispiacere ma con la certezza di aver rinsaldato legami, di aver intrecciato e scambiato amicizia affetto e idee. In pochi ci siamo ritrovati a casa per l’ultimo spuntino e gli ultimi canti devozionali con Aria di Stelle.
Stanchi ma felici ci siamo salutati con un arrivederci a presto a tutti!

Caterina Regazzi

Album fotografico della giornata del 26 aprile 2015 – Festa dei Precursori a Treia:
https://www.facebook.com/caterina.regazzi/media_set?set=a.10206090841700537.1547250609&type=3

…………………..

Mio commentino: “Debbo ringraziare tutti coloro che hanno arricchito la Festa dei Precursori di quest’anno con la loro presenza. La dedizione e l’amore dimostratemi sono eccessive ed immeritate. In effetti sono un ingrato poiché non ho provveduto adeguatamente a ringraziare ogni singolo partecipante. Vogliate perdonarmi, succede sempre così quando si fa festa in famiglia, nel godere della compagnia ci si dimentica, lì per lì, del contributo che ognuno ha dato ma poi rivedendo le scene vissute ci si ricorda. Vi voglio bene amici miei che siete venuti a Treia per farmi contento e voglio bene anche a tutti coloro che ci hanno seguito con il pensiero…” (paolo d’arpini)

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I primi giorni della Festa dei Precursori 2015 (24 e 25 aprile) raccontati da Caterina Regazzi

Treia Vicolo Sacchette

Negli ultimi anni spesso mi affiorano alla memoria episodi o emozioni della mia infanzia, e stamattina mi è venuto in mente che quando da bambina andavo a scuola le insegnanti dicevano a mia madre, in quelle rare occasioni in cui lei andava ai ricevimenti:” E’ brava, studiosa e volenterosa, solo un po’ troppo sintetica…”.

In alcune circostanze questa può anche essere una dote utile e ed esempio, oggi, cercherò di applicarla nel redigere il doveroso resoconto della Festa dei Precursori 2015, lasciando volutamente alcuni vuoti ed accennando solo alle “cento” esperienze di incontro, ascolto, condivisione di cibo e conoscenze, visite e confronto sulla sperimentazione di un sistema di vita basato su un ritorno alle cose semplici (ma difficili), come l’autoproduzione di cibo, sapone, tessuti, edifici e manufatti, e ad una attenzione all’ascolto di sé e degli altri, esseri animati, parlanti o meno, e inanimati.

Posso iniziare dall’arrivo, nella serata del 24 aprile 2015, di Ferdinando, accompagnato da Gigliola, dalla cena in cui abbiamo incominciato a conoscerci. Ferdinando è l’”esperto” in terra cruda e come amante della Terra e della terra, poeta, che già da tempo arricchisce con i suoi scritti il Giornaletto di Saul. Un’anima libera, molto, forse troppo, in cerca di un’anima gemella? Chi vivrà vedrà! Oltre al racconto delle sue esperienze di educatore ambientale consulente di architetti e muratori per la lavorazione della terra cruda basata come prima cosa sulla conoscenza del terreno che insiste in un certo luogo, ci ha allietato anche durante le altre due giornate con le sue parlate strampalate e le sue facce stralunate ed una poesia su Treia lasciata a Paolo in pegno di fratellanza… (?)

IL CIELO E BASTA
SOLO PER LIMITARE
IL VUOTO
IL RESTO PIETRA
SLANCIO LUCE
VISIONE COSTRUZIONE
TUTTA LA TERRA
TUTTO IL CIELO
FINO AL LORO CONGIUNGIMENTO
NEL CENTRO DELLA VITA
DOVE STA IL SOLE
DEL CORPO
TERRA DEL CUORE
E DEL SOGNO
NEL MEZZO DELLA LINEA RIEMPITO DA UN ORIZZONTE:
IL MARE

Il 24 sera sono arrivati anche Fabiola e Michele Meomartino, ormai fratello e sorella per noi, sempre vicini, collaborativi e con i quali condividiamo già da tempo un bel percorso. Michele ci aveva portato alcuni pacchi contenenti le copie del libro di Paolo “Treia: storie (a) di vita bioregionale”, fresco di stampa la cui presentazione “in anteprima” era prevista per il 26 alla Talea.

Ma altri ospiti erano attesi in serata: Adele Caprio, una piccola grande donna, coraggiosa, intelligente e sensibile, che si dedica anima e corpo negli ultimi anni alla Nuova Pedagogia con il frutto del suo lavoro e della sua attenzione: un testo didattico e una figlia di 15 anni, deliziosa, solare, dal nome significativo: Anna Libera. Assieme a loro è arrivata anche Angela, una nuova amica, proveniente pure lei dall’alto Lazio, “saponificatrice” e amante della natura e della convivialità, che ci ha fatto dono di alcune sue produzioni.

Il 25 mattina ci hanno raggiunto Ettore, che già era stato dei nostri il 31 ottobre scorso, per vivere assieme la presentazione del libro di Paolo “Riciclaggio della Memoria”, e Luca, woofer, scrittore ed amante dei libri e amico di Franca Oberti, una ormai vecchia conoscenza del Giornaletto di Saul, che per impegni elettorali (è candidata sindaco del suo paese per una lista civica) non ha potuto intervenire come invece aveva intenzione di fare. Le facciamo un bell’”In bocca al lupo” e speriamo di incontrarla in una prossima occasione.

Altro arrivo graditissimo Mara e Tina di Aria di Stelle, il gruppo di persone che si ritrova ogni lunedì sera a Vignola a praticare il canto di mantra e che volentieri anche io e Paolo occasionalmente frequentiamo. Tra l’altro abbiamo già in programma di festeggiare assieme a loro, il Wesak il 4 maggio, appena rientrati a Spilamberto.

La mattina alle 10.30, arrivati alcuni marchigiani doc (per fortuna, altrimenti saremmo stati tutti “stranieri”!), Simonetta, Daniela e Sandro, siamo partiti per la passeggiata per Treia, in cui ho raccontato diverse cosette sulla mia infanzia trascorsa qui, da cui forse si è capito che io con questo paese ho un rapporto emozionale speciale, che me lo fa vedere con occhi diversi, solo miei, anche se anche per un forestiero è pur sempre un paese splendido.

Ammirata la Piazza (quella di Dolores Prato – Giù la Piazza non c’è nessuno – e spesso è ancora tristemente così) alla Proloco una ragazza deliziosa, Camilla, con gli occhi da gatto, ci aspettava per accompagnarci a visitare la Chiesa di San Filippo e il Teatro Comunale che sono veramente due gioielli che non smettono mai di stupirmi. Tanta bellezza e così poche persone a goderne…. che peccato! Ma verrà piano piano il momento della riscoperta di queste meraviglie (e ci sarà da fare attenzione alla loro salvaguardia). Nel percorso dalla piazza al teatro siamo passati davanti all’ufficio dell’Associazione della Disfida del Bracciale, dove siamo stati tutti catturati dalla vetrina con un’esposizione di bracciali e foto sull’argomento. Un “operatore”, vigile in pensione, appassionato di Archeologia e antiche tradizioni paesane ha cominciato a raccontare la storia del gioco, lo stato attuale delle cose e a mostrare, facendolo provare a chi aveva la mano di dimensioni adeguate, un bell’esemplare dello strumento. Ma purtroppo il tempo stringeva, ho dovuto troncare la conversazione, perché nel frattempo avevo preso accordi con un socio dell’Accademia Georgica, altro edificio/museo storico, tra i più belli e significativi della piazza, per una breve ma particolareggiata visita. Lì libri, oggetti, dipinti, fotografie, pergamene fanno bella mostra di sé.

Dopo tutta questa cultura, ed il canto dell’Arati nella sala di meditazione, ci attendeva un ottimo pranzetto preparato dall’amico Michele che ci presentava sul tavolo ogni ben di Dio.

Durante le giornate della Festa, prima di ogni pasto, abbiamo ringraziato per il cibo Dio o la Natura per la sua produzione, il cuoco e i suoi aiutanti per la preparazione. Speriamo che la fame nel mondo prima possibile sia solo un ricordo. Dal canto nostro cerchiamo di evitare gli sprechi, consumando solo o prevalentemente cibi semplici e prodotti sul luogo e che necessitano per la loro produzione di quantità modeste di energia.

Nel frattempo, mentre eravamo a tavola, sono arrivati anche Renato e Milena.

Nel pomeriggio ci siamo riuniti nella sala del Circolo, in vicolo Sacchette, e altri ci hanno raggiunto: Gabriele e Roberta, Alberto, Maria Giovanna e diversi altri ed è iniziata la “tavola rotonda” (o “cerchio di condivisione”).

Michele Meomartino ha moderato con grande savoir faire e simpatia, Mara e Tina ci hanno aiutato a riportare l’attenzione dentro di noi e sul luogo con i loro canti, Paolo ha dato alcune spiegazioni sui motivi dell’evento (31° anniversario della fondazione del Circolo Vegetariano VV.TT.), io ho manifestato per l’ennesima volta la mia gratitudine nei suoi confronti.

Adele ci ha parlato del sistema pedagogico corrente che più che aiutare a far crescere i giovani virgulti che sono i bambini, consentendo il manifestarsi delle loro singole peculiarità, in pace ed armonia con se stessi e col mondo che li ospita, ha creato dei piccoli robot che vivono nell’omologazione e senza gioia e della Nuova Pedagogia, per la quale si batte da anni. Lauretta ci ha raccontato della sua esperienza di rilegatrice, professione artigianale importantissima per la tutela di quel bene prezioso che guai se scomparisse, il libro.
Angela ci ha parlato delle sue esperienze nell’autoproduzione (pane col lievito madre e saponi) e della sua scelta di vita ecologista. Alberto della tradizione della trasmissione orale della ottava rima (?) forma poetica tipica del popolo (e molti dei maggiori poeti in questo campo erano addirittura analfabeti) a differenza di quella di Dante , la terzina (ma queste cose sarebbe meglio se prossimamente ce le raccontasse, per iscritto, lui stesso), Adriano, educatore prestato alla politica locale, ex presidente, ma fondatore di una cooperativa sociale (La Talea) che accoglie persone con disagi e abilità diverse, Renato della sua esperienza come operatore olistico da decenni (ed anche a lui magari chiederemo una trattazione anche semplice, ma scritta), Gabriele, agricoltore biodinamico, giramondo, che raccoglie informazioni e sperimenta sul campo un modo diverso di fare agricoltura, ascoltando la Natura e la terra, Maria Giovanna, neotreiese di Macerata, tessitrice, creatrice di un vero e proprio museo sull’argomento, che io e Paolo abbiamo avuto il piacere di visitare lo scorso ottobre, dove quell’arte viene conservata e tramandata con corsi che vanno da quello di filatura a quello di tintura con colori naturali ai metodi di tessitura più raffinati. Ha fatto un bellissimo parallelismo tra i termini usati nella lavorazione dei tessuti e il parlato: “dipanare la matassa”, “rete”, “tessuto”, “trama”, “ordito”, ecc.

La tavola rotonda è continuata con l’intervento di tutti gli altri convenuti (che qui non sto a menzionare altrimenti la farei troppo lunga) ed un veloce rinfresco a base di pandispagna e vino e poi una cenetta vegetariana con chi si è fermato con noi nella grande cucina di casa. Conclusione con canti mantra con la bella voce di Tina a guidare: Om Namah Shivaya, Om Tare Tutare Ture Soha ed altri. Mara ha spiegato l’intento che unisce e guida questo gruppo: la ricerca spirituale ed il servizio per gli altri.

Infine tutti a nanna, ma, nonostante la sintesi mi si è fatto tardi, non ce la faccio più a scrivere…. il resoconto della seconda giornata a domani!

Caterina Regazzi

L’album fotografico dei primi due giorni (24 e 25 aprile 2015) è visibile qui:
https://www.facebook.com/saul.arpino/media_set?set=a.10206086635155376.100006633156967&type=3&notif_t=shared_album_add_photo

Commenti e considerazioni sulla Festa dei Precursori 2015 (ricevuti per email): http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2015/04/treia-considerazioni-sulla-festa-dei.html

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“SOPRAVVISSUTI AL GELO E AL NEMICO. MEMORIE DI REDUCI DI RUSSIA” di Fiorenzo Carsi

Sopravvissuti al gelo

“SOPRAVVISSUTI AL GELO E AL NEMICO. MEMORIE DI REDUCI DI RUSSIA” di Fiorenzo Carsi

Si consiglia di leggere queste testimonianze nel contesto della storia militare fascista, targata da volontà imperialista. Si invita il lettore a valutare la solidarietà dei contadini russi e la violenza dei soldati tedeschi in fuga durante la ritirata. Esempio: tagliavano le mani ai nostri soldati che si aggrappavano ai camion; da ricordare peraltro che erano nostri alleati. Riguardo a Mussolini, se non vi fossero altri delitti tra i quali la limitazione della libertà in Italia, bastano queste testimonianze per dimostrare la sua nullità come statista per averci trascinato i questa guerra.

Mio commentino: “Io sono nato da uno di quei reduci… anzi diciamo uno che era rimasto invalido e che fece in tempo a tornare prima della disfatta finale. Ma questa storia merita un piccolo chiarimento. Mio padre durante la ritirata restò indietro con le gambe congelate, i suoi lo abbandonarono. Sarebbe stato fatto prigioniero se alcuni russi “benevoli” non l’avessero preso, caricato su un carro e -a loro rischio- riconsegnato entro le linee italiane. Poi fu rimandato in Italia dove essendo invalido non continuò a svolgere servizio militare. Io nacqui poco dopo la liberazione di Roma, il 23 giugno del 1944. Quindi debbo la vita ad un russo…. oltre che a mio padre ed ovviamente a mia madre. Anzi soprattutto a lei che scelse di tenermi malgrado i tempi…” (Paolo D’Arpini)

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Resoconto dell’incontro collettivo ecologista – Montesilvano 21 e 22 giugno 2014

I due giorni del solstizio estivo 2014 a Montesilvano

Comincio con le parole di Paolo indirizzate come ringraziamento a Michele Meomartino: “Reduci dall’incontro collettivo ecologista tenuto ad Olis il 21 e 22 giugno diamo testimonianza della ottima riuscita dell’incontro. In un momento in cui centinaia di migliaia di persone “perdono” tempo a parlare di calcio, o ad andare ai concerti rock o peggio ancora, abbiamo riscontrato come l’intelligenza sia ancora viva in Italia.. presente in quella cinquantina di persone capaci di emettere speranza e proporre soluzioni per il futuro proprio e del pianeta. Grazie Michele per aver ospitato e contribuito a d organizzare questo evento, la Terra ed i suoi abitanti, tutti, ti sono riconoscenti. (Paolo D’Arpini)”.

In queste parole, effettivamente, Paolo ha sintetizzato il succo dell’incontro. Eravamo in un luogo che è magico per la sua atmosfera: un anfiteatro naturale, circondato da alti alberi spontanei che danno sempre una frescura favolosa, in lontananza e solo nei momenti di assoluto silenzio si ode un sottofondo leggero che proviene dal cosiddetto “mondo civilizzato”, auto in transito sulla vicina autostrada per intenderci, che ci ricordano il mondo in cui viviamo; anche alcune lucciole sono venute ad allietare la serata del 21 giugno, modestamente, forse qualcuno non le ha neanche notate, la loro luce era mescolata ai bagliori del fuoco che per un paio d’ore è arso a ricordarci di mantenere viva la nostra intelligenza. Così creando un clima di comunione e di condivisione soprattutto fra le donne presenti che hanno riscoperto la loro essenza di femmine innamorate della vita, della danza, dell’Amore. Questo la sera.

Tornando al pomeriggio, ed iniziando il vero e proprio resoconto, dirò che l’incontro era cominciato facendo una passeggiata intorno alla sede dell’associazione per raccogliere erbe officinali e aromatiche e fiori per preparare l’acqua di San Giovanni, con Adriana Gandolfi. Lì abbiamo realizzato quanto il periodo solstiziale rappresenti l’apice della realizzazione, della manifestazione della natura, ancora in fieri, perché molti frutti sono ancora di là da venire, ma tutti sono già in embrione. Il frumento che è alla base della nostra alimentazione, invece, era già praticamente pronto per il raccolto. Ritornati alla base e messe a bagno le erbe nell’acqua che avremmo poi utilizzato per la benedizione del giorno successivo, ci siamo seduti in cerchio e abbiamo ascoltato diversi giovani e meno giovani raccontare le loro esperienze di “lavoratori e cultori dell’ecologia e dell’ambiente, della solidarietà, del riciclo e riuso”.

Adriana e Giuseppe dell’Associazione “Le Radici”, Tiziana e Fabrizio di Sinergi Natura, con le loro produzioni (oggetti creati con carta riciclata, marmellate, succhi, altro), Cristiano Del Toro, architetto paesaggista e Donato Silveri, agronomo. E’ stato molto bello vedere e ascoltare dell’entusiasmo con cui si cerca di fare un’opera che non solo è destinata ad un sostentamento personale e collettivo, ma anche ad un cambiamento di un’impostazione della società, che ormai dovrebbe aver inteso che il consumismo e l’apparire non “pagano” e che l’unica possibilità è un ritorno a valori quali l’amicizia, la solidarietà, la collaborazione, la condivisione delle esperienze e della vita, e che il sintonizzarsi con la natura e l’ambiente in cui viviamo crea uno stato di benessere che nessuna medicina, nessuna vacanza esotica ci possono dare.

A seguire hanno portato la loro esperienza personaggi di un calibro notevole: prima Giovanni Damiani, biologo, ed esperto in ecologia ambientale, che è stato tra l’altro direttore generale dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (oggi Ispra) e componente della Commissione Nazionale per le Valutazioni dell’Impatto Ambientale presso il Ministero dell’Ambiente, il quale ha fatto un’interessantissima relazione parlando, tra l’altro, dell’impossibilità di “scoprire” le modificazioni genetiche artificiali degli organismi e della prossima scarsità di fosforo nell’ambiente per cui sarà indispensabile a breve prevedere il recupero delle deiezioni animali e umane da utilizzare, dopo maturazione, in agricoltura…. e quindi della necessità di attrezzarsi con le “compost toilet”, che del resto sono già ampiamente state studiate, sperimentate e vengono utilizzate con profitto in varie parti del mondo.

Di seguito è intervenuto Antonio Onorati, arrivato appositamente da Roma, Presidente del Centro Internazionale Crocevia, che ha parlato della necessità della rivalutazione dell’agricoltura contadina e del percorso che sta facendo a livello parlamentare la relativa proposta di legge. Ha riferito di aver avuto recentemente un incontro col Ministro dell’Agricoltura col quale hanno ribadito la necessità di mantenere il divieto della coltivazione degli OGM in Italia.

La domenica del 22 giugno abbiamo cominciato con alcuni esercizi di Makko-Ho sotto la guida della dolce Antonella che ci ha raccontato della sua esperienza: da persona debole e con tanti problemi di salute, superati facendo un percorso fisico e mentale-spirituale basato anche su questi semplici ma efficaci esercizi, ora è diventata una bella e forte giovane donna che esprime energia e benessere.

Abbiamo poi rifatto un cerchio di condivisione in cui sono state raccolte le esperienze di Francesco dell’Emporio Primo Vere di Pescara, un negozio di prodotti biologici ed equosolidali, ma anche luogo di ritrovo e centro culturale, dove il “profitto” è una parola sconosciuta. I produttori, locali o lontani ed il rivenditore stesso hanno tutti un giusto reddito. Poi Massimo Pamio, della casa editrice Noubs, ci ha raccontato del Museo della Lettera D’Amore di Torrevecchia Teatina. Importante anche l’intervento di Nancy, una prof americana, trasferitasi in Abruzzo, che ha parlato dell’importanza del vegetarismo per la presa di coscienza ecologista e per l’evoluzione umana.

Da Roma era venuto anche il fedele Vittorio Marinelli, Presidente di European Consumers, che ci ha raccontato 3000 cose, tra cui della predisposizione, in alcuni ristoranti degli States, di una “sedia elettrica per aragoste”, resasi necessaria per l’aumentata sensibilità di alcuni umani non vegetariani che però si sono resi conto della gran sofferenza a cui sono sottoposti questi animali che abitualmente vengono cotti mettendoli vivi nella pentola di acqua bollente. Purtroppo non abbiamo potuto neanche salutarlo quando se n’è andato, la domenica pomeriggio: noi eravamo andati a fare un riposino, mentre lui avendo un impegno per la sera a Roma (il concertone dei Rolling Stones al Circo Massimo) non poteva attardarsi. Nel frattempo, a compensazione, ci aveva raggiunti anche Sonia Baldoni, reduce da uno dei suoi percorsi erboristici in un luogo tra il Lazio, l’Abruzzo e la Campania.

Durante le conclusioni espresse in un cerchio nel pomeriggio è stata sottolineata la gioia nella scoperta di condividere un percorso comune, nella diversità, ognuno secondo i propri mezzi e le proprie attitudini, con la speranza che la nostra visione possa contaminare sempre più persone fino ad un cambio di mentalità della società umana nel suo complesso.

Noi probabilmente non vedremo questo cambio, ma come diceva Gandhi, non è importante raggiungere la meta, ma la strada che percorri.

Fortunatamente, Paolo ed io, non eravamo ancora partiti per tornare a Treia, quando al crepuscolo si è unito a noi Amerigo Costantini, scultore, coltivatore e tanto altro che ci ha fatto sognare con i suoi racconti sul suo rapporto e i suoi esperimenti con le piante, che fa crescere di più o di meno, solo col programma da lui “immaginato”, senza carezze o musica. Fantastico.

Grazie Michele (anche per gli ottimi pranzetti vegetariani), Fabiola e Ciro (il gatto). Grazie Paolo, grazie a tutti i 60 partecipanti che non sono qui nominati, Grazie anche a Montesilvano!

Caterina Regazzi

Post scriptum di Paolo D’Arpini: “Confermo l’avvenuta santa presenza di Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers, all’incontro. Le sofferenza da lui patite dormendo sul duro e adattandosi a cibo scarno gli garantiscono la futura entrata in Paradiso (anche per l’opera meritoria di aver sporto denuncia penale contro la giunta Friuli Venezia Giulia per la coltivazione fraudolenta di OGM).. Questa è una certificazione.

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