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Treia – Resoconto della Festa dei Precursori, dal 23 al 25 aprile 2017

Molto lunga e intensa è stata questa edizione della Festa dei Precursori del Circolo vegetariano VV.TT., iniziata il 23 e conclusa il 25 aprile 2017.

Come al solito io comincio queste giornate con un po’ di batticuore: chi ci sarà? chi non ci sarà? filerà tutto liscio? E, come al solito, tutto è andato nel migliore dei modi, grazie al senso di presenza e di partecipazione degli intervenuti.

Tanto per cominciare, abbiamo la fortuna di avere due amici generosi e preziosi, Aurora e Rossano, di Staffolo. Paolo li aveva contattati già da diverso tempo. Lei è una donna estremamente appassionata di erbe spontanee (e non) e della natura in genere, e ci ha accompagnati al mattino in una bellissima passeggiata erboristica in una strada proprio qui vicino al circolo nei pressi del lavatoio, ricchissima di piante.
L’immagine può contenere: 1 persona, persona seduta, bambino, pianta e spazio all’aperto
Avremmo potuto passare due ore buone nel primo metro, tanta era la ricchezza in biodiversità del luogo. Speriamo che l’amministrazione, grazie alla presenza anche del suo rappresentante per l’ambiente, Adriano Spoletini, sia sensibile alla tutela di questo patrimonio alla portata di tutti e che questo possa essere apprezzato e conosciuto sempre più dagli abitanti del luogo.

Comunque sia, la giornata era bella e soleggiata anche se fresca, i partecipanti interessati (cerco di nominarli tutti: Rossano, Simonetta, Fernando, Adriano, Lauretta, Danizete, Donatello, figlia, genero e nipotino, Silvana, Stefano e Mariagrazia, Mara Labanga con Matteo e Riccardo) e Aurora ci ha incantato scoprendo anche erbette apparentemente insignificanti, nascoste fra le altre, ma di quelle meno conosciute e appariscenti ci ha decantato proprietà e ha raccontato aneddoti. Ne nomino solo alcune: caccialepre, alliaria, cardi di veri tipi tra cui quello mariano, malva, da tutti conosciuta, strigoli, papavero, crepis, tarassaco, attaccavesti, gigaro o pandiserpe, vitalba, centocchi, senape e altre che in questo momento mi sfuggono. Anche Aurora è rimasta stupita di tanta biodiversità. Alla fine abbiamo avuto anche un incontro ravvicinato con alcune capre che soggiornano lungo un tratto della scarpata che risente alquanto negativamente della loro presenza.

Tornati indietro, ultime due chiacchiere e poi ci siamo divisi per il pranzo. Siamo rimasti in 9 e ci siamo avvicinati a casa, dove Paolo era rimasto per farci trovare il desco pronto e alcune cosette. Ma anche lì Aurora ha avuto modo di stupirci con le sue belle e buone preparazioni culinarie, tutte a base di piante spontanee e frutta da lei raccolte e lavorate. Non mancavano un vino aromatizzato con bacche di rosa canina e una bevanda al sambuco, fresca fresca dell’annata.

Poi siamo scesi al Circolo e lì piano piano ci hanno raggiunto diverse persone: Mavi, Umberto Rocchi, fitoterapeuta, Alberto Meriggi, il nostro amico storico che ci arricchisce ogni anno con le sue dotte dissertazioni in tema, Petra, la scultrice e potatrice di ulivi ed altro, Fabrizia e suo marito, Francesco Orazi, Antonello Andreani, musicista, ed in più alcuni che erano presenti nella mattinata e che sono ritornati. Mavi ha presentato il libro “Quaderno vegetariano con Gianni Rodari, in cui sono descritte le ricette fantastiche dell’Era Ecozoica.

Meriggi ci ha parlato degli esperimenti dell’Accademia Georgica sulla rotazione delle colture, sulla conoscenza delle erbe spontanee da parte dei contadini che le usavano come integrativo e della lavorazione della canapa a Passo di Treia. A rotazione poi ognuno dei presenti ha detto qualcosa di sé aggiungendo proprie esperienze sul tema erboristico.

La seconda giornata, 24 aprile 2017, è stata più tranquilla. La mattinata era libera, infatti Stefano e Mariagrazia sono andati a fare un giro a Macerata a prendere alla stazione Uphahar Anand e Ferdinando Renzetti (Fiordifango), i quali arrivavano uno da Riccione e l’altro da Pescara. Poi al pomeriggio è arrivato Felice (Rosario Colaci) che era stato invitato a presentare il suo libro, Non ho tempo per la fretta, dove sono raccolti circa 100 componimenti poetici sulla natura e sulla vita.

Felice aveva portato anche un campione delle sue innumerevoli produzioni: erbe secche per la preparazione di tisane (tiglio, biancospino, finocchio selvatico, melissa, ecc.) frutta secca (mele, cachi), caffè di ghiande e i suoi libriccini del Seminasogni, oltre naturalmente al suo libro. Ci ha raccontato qualcosa della sua vita e di come è nata questa vera e propria sua esigenza di scrivere poesie in rima.

La poesia e la musica sono stati gli ingredienti principali, chi ha suonato (Stefano Panzarasa, Antonello Adreani e Upahar), chi ha letto poesie (Paolo), chi ha raccontato qualcosa di sé. Io ho letto molto emozionata un paio di brani dal libro “la Figlia del Sarto” di Lucilla Pavoni, che, purtroppo, da un paio di mesi non è più con noi. E’ stato un pomeriggio “leggero” ed emotivamente molto coinvolgente. Il tutto è terminato, per chi è rimasto, con una cenetta a casa nostra.

La terza giornata, il 25 aprile 2017, è stata, almeno per me, alquanto impegnativa. Già tutto questo movimento di situazioni e persone mi aveva creato una certa apprensione ed alla notte non avevo dormito troppo bene. Al mattino c’è stato il laboratorio di ceramica neolitica condotto da Stefano Panzarasa nei locali della sezione dell’Auser Treia.

L’immagine può contenere: una o più persone, persone sedute, tabella, cibo e spazio al chiuso
Grandi e piccini si sono radunati durante il corso della mattinata nella stanza producendo un bel numero di statuine e piccoli contenitori. I manufatti sono rimasti poi quasi tutti qui da noi che nei prossimi giorni li porteremo ad Appignano, il paese dei coccetti, dove abbiamo preso contatto con la proprietaria di un laboratorio dotato di forno, disponibile a cuocerli.

L’immagine può contenere: una o più persone, persone sedute, albero, erba, spazio all’aperto e natura
E’ seguito un bel pranzo allestito egregiamente da Paolo (che di esperienza in proposito ne ha), a base di riso integrale, lenticchie in umido speziate ed insalata e arricchito dal farro di Michele Meomartino (che nel frattempo ci aveva raggiunto da Pescara), il tutto consumato nell’orto, sotto gli ulivi o sul muretto, all’ombra o al sole, allietati dalle note romantiche dei nostri amici cantori.

Non ho ancora detto che il pomeriggio del 25 aprile comprendeva la presentazione da parte di Mariagrazia Pelaia di alcuni libri di Marija Gimbutas (“La Civiltà della Dea”, primo e secondo volume e “Le Dee e gli Dei dell’Antica Europa”). Mariagrazia ha curato la traduzione di questi testi. Il mio compito era di fare da moderatrice forse però sarebbe stato meglio lasciare il compito a chi di queste cose ha più esperienza… Comunque la Tavola Rotonda ha avuto inizio: la Gimbutas era una archeologa e linguista lituana che studiò le culture del neolitico e dell’età del bronzo nell’antica Europa. Trovando in varie parti d’Europa reperti attribuibili allo stesso periodo (Neolitico) che raffigurano figure femminili in varia forma si è ipotizzato che una “Grande Dea” venisse adorata. Ho fatto un po’ fatica a capire, dato che sono quasi completamente digiuna di questo argomento, quale sia stato il contributo di queste scoperte nell’elaborazione dell’ipotesi (visto che all’epoca non c’era ancora la scrittura e quindi documenti scritti) dell’esistenza di una civiltà matristica (o, per chi preferisce il termine, matriarcale), che pure è ben conosciuta e trattata in vari ambiti.

Dopo l’intervento di Mariagrazia, che ha parlato della Gimbutas come di una “Precursora”, tanto per rimanere in argomento, si sono succeduti vari contributi, tra cui quello più in tema forse è stato quello dell’archeologo (classico) Enzo Catani. Altri interventi sono stati sviluppati, ognuno secondo le proprie conoscenze e propensioni.

Voglio nominare, perché erano state invitate appositamente per la “tavola rotonda” del pomeriggio, Patrizia Cavallo, una naturopata di Jesi; Maria Gemma Massi, studiosa di rune celtiche e di sciamanesimo e responsabile del gruppo Erbasacra di Ancona; Simonetta Borgiani del Comitato Treia Comunità Ideale, che ha parlato delle antiche sibille marchigiane, e Michele Meomartino della Rete Olistica Italiana che ha espresso apprezzamenti per il lavoro svolto da Mariagrazia Pelaia nel tradurre l’opera della Gimbutas. Tra gli altri c’erano anche Orietta di Ancona e Mara Labanga di Loreto con Matteo, un giovane e simpatico amico.
Il tema era sì la produzione della Gimbutas, ma secondo me, ci stavano bene anche propri punti di vista e di esperienze personali sul femminile o informazioni sulle dee femminili di stampo più locale (come le Sibille di Simonetta). Per finire Stefano Panzarasa, compagno di Mariagrazia, col suo intervento, ha riportato il discorso sul tema della civiltà della Dea.

Si era fatto tardi, si era creata una certa confusione, con vari discorsi incrociati, per cui siamo passati alla merenda a base di un buon dolce e biscottini con vino e tisana, il tutto condito anche da chiacchiere e convenevoli in libertà. Abbiamo proseguito la serata davanti ad una buona pizza con i pochi rimasti.
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Per concludere, tornati a casa, si è tenuta una sessione dei bei canti proposti ed eseguiti da Upahar Ananad a cui ha partecipato anche un “ultimo arrivato”, Dimitri di Matelica.
Poi tutti a nanna, tutti più o meno toccati dall’intensità degli eventi!

Caterina Regazzi

Album fotografici:

23 aprile 2017: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10211906650172114&set=a.10211906661172389&type=3&theater

24 aprile 2017: https://www.facebook.com/caterina.regazzi/media_set?set=a.10211923183905447.1547250609&type=3

25 aprile 2017: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10211924853827194&set=a.10211927207806042&type=3&theater

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Articoli collegati:

https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2017/02/24/treia-festa-dei-precursori-cominciamo-dal-primo-evento-la-passeggiata-erboristica-del-23-aprile-2017-con-aurora-severini/

http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2017/03/treia-24-aprile-2017-non-ho-tempo-per.html

http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2017/04/treia-festa-dei-precursori-2107.html

http://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Mariagrazia-Pelaia-presenta-a-Treia-La-Civilta-della-Dea-dell-archeologa-Marija-Gimbutas

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Treia, 8 dicembre 2016 – Storia della Fierucola delle Eccellenze Bioregionali

Per raccontare questa storia debbo fare diversi passi all’indietro e partire da quando a Verona fondai la prima associazione di cultura “mista” d’Italia, Avvenne sulla scia del ‘68, a quel tempo le associazioni si “legalizzavano” depositando uno statuto e la lista dei fondatori alla Questura di appartenenza e così feci nel 1970 aprendo nei locali di una vecchia osteria dei poeti sita in Piazzetta San Marco in Foro quel che si chiamava “Club Ex”, composto non solo di ex sessantottini ma soprattutto di membri della cultura locale, scrittori, artisti, cantanti, etc. Dall’ Ex passarono gruppi come i Gatti di Vicolo Miracoli, artisti come Degani e persino cantautori di “fuori porta” come Francesco Guccini ed altri. A quel tempo io stesso mi fregiavo del titolo di “artista concettuale” ed essendo un alternativo lanciai una contro-biennale (in antitesi a quella borghese e finta di Venezia) definita “itinerante” che si svolgeva lungo le strade di Verona, una specie di “marcia”che al posto dei cartelli di protesta esibiva opere d’arte portate a mano (od in motoretta) in ostensione.

Dopo qualche anno, avendo cambiato genere ed essendomi dedicato alle attività spirituali ed essendo tornato nella mia città natale, Roma, aprii un centro di meditazione che si chiamava “Sri Gurudev Mandir” che ospitava ricercatori d’ogni risma, con cui compartecipai al primo Festival dello yoga italiano, che si tenne a Milano nel 1974.

Alfine nel 1977, dopo un periodo di “prova”, mi trasferii stabilmente nel villaggio abbandonato di Calcata, che doveva essere demolito per rischi sismici, lì fondai nel 1979 con altri amici “mezzo spiritualisti e mezzo artisti” l’associazione teatrale che si chiamava Vecchi Tufi, che operò per le vie di Calcata e dei paesi limitrofi con l’esecuzione di varie pieces dal sapore zen (articolo esemplificativo: https://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2013/04/il-circolo-vegetariano-vvtt-ed-il-parco.html?m=0). Giunse quindi il tempo in cui sentimmo il bisogno di avere una sede “meno mobile” e così, con buona parte dei soci dei Vecchi Tufi, fondai nel 1984 il Circolo VV.TT. per promuovere oltre alla cultura alternativa ed allo yoga anche la pratica vegetariana ed ecologista e la ricerca di un’armonia fra società e habitat.

Dal corpo del VV.TT. nacquero anche altri movimenti e sigle, come ad esempio il Comitato per la Spiritualità laica, il Punto Verde di formazione bioregionale, etc. , per dare una visibilità esterna alla nostra “cultura” organizzavamo incontri per la promozione del biologico, i primi in Italia, nonché eventi open air, in giardini, nel Parco del Treja, in vecchie strutture, nella nostra sede, ma anche in sedi istituzionali di Calcata, di Roma e di vari altri luoghi del Lazio. L’evento che mi sta più a cuore si svolse nel Palazzo Baronale di Calcata con il titolo evocativo di “Fiera delle Arti Creative” (articolo esemplificativo: http://www.parcotreja.it/public/it/news/2008/archivio_080325.asp) che poi si spostò anche a Viterbo con il titolo di “Biennale d’arte creativa” (Articolo esemplificativo: http://www.viviviterbo.it/node/38267).

Ma le cose non stanno mai ferme e ad un certo punto, nel 2010, da Calcata mi trasferii armi e bagagli (ovvero compreso il Circolo VV.TT. e tutto l’ambaradam) in quel di Treia, in provincia di Macerata, ospite della mia fedele compagna, Caterina Regazzi.

Disse l’amico Stefano Panzarasa: “Dal Treja a Treia c’è solo una linguetta di differenza..”. In verità trattasi di una linguetta molto lunga, composta da centinaia di aderenti che non mi seguirono affatto, salvo in occasioni particolari come durante le “feste comandate” del Circolo. Treia non avendo a fianco una città come Roma ed essendo poco “propensa” alla cultura alternativa non ha consentito al nostro Circolo di crearsi un entourage pari a quello del passato. Poco male, mi son detto, ripartiamo da dove siamo e vediamo cosa succede.

Non avendo la possibilità di cooptare un numero di affiliati in sintonia con la filosofia vegetariana ecologista e spiritualista laica mi adattai alle consuetudini locali, basate su un forte attaccamento alle tradizioni, e con pochi amici più o meno “convinti” fondai nel 2015 un comitato civico denominato “Treia Comunità Ideale” che organizzò con non poche difficoltà una prima “Fiera delle Eccellenze Bioregionali”, che si tenne sotto l’ex Mercato Coperto sottostante al Palazzo Comunale. Malgrado tutto la cosa ebbe successo, piacque sia agli amministratori, inizialmente un po’ scettici, ed anche al popolo treiese che partecipò con interesse (articolo esemplificativo: http://www.comune.treia.mc.it/eventi-cms/1-fiera-delle-eccellenze-bioregionali/).

Lo scopo della Fiera è quello di valorizzare le produzioni locali in ogni aspetto, dall’agricoltura, all’artigianato, all’arte, alla cultura, alle attività sociali e ricreative, etc.

Per l’edizione di quest’anno subentrò il problema del titolo che non può insignirsi del nome “Fiera” per via di certe limitazioni poste dalla Regione Marche, quindi abbiamo cambiato il nome in “Fierucola”, anche per dare una connotazione più idonea al luogo ed alla composizione dell’impianto. La manifestazione di quest’anno, chiamata perciò “Fierucola delle Eccellenze Bioregionali” si svolge l’8 dicembre 2016 a Passo di Treia, sotto i portici della Chiesa della Natività e nei locali della Torre Molino ma anche nelle strade ed in vari altri luoghi (vedi programma: http://treiacomunitaideale.blogspot.it/2016/11/passo-di-treia-fierucola-delle.html).

La peculiarità di questa nuova edizione sta nella forma condivisa, ovvero ci sono diverse associazioni che compartecipano all’evento: Ass. ACLI La Torre, Coop. La Talea, Protezione Civile di Treia, Fotocineclub Il Mulino, AVIS di Treia, Ente Disfida del Bracciale, etc. e confido anche nella partecipazione della Banda e della Truppa dei Tamburini e di altri gruppi locali.

Un particolare ringraziamento rivolgo alla Parrocchia di Treia per aver messo a disposizione i portici della Chiesa ed al Comune per aver concesso l’uso della Torre Molino e per l’aiuto logistico. Tutti i treiesi ed i vicini sono invitati a partecipare…

Paolo D’Arpini

Programma di massima:

8 Dicembre 2016 – Passo di Treia

Il Comitato Treia Comunità Ideale con: Ass. ACLI La Torre, Coop La Talea, AVIS di Treia, Cinefotoclub Il Mulino, Ente Disfida Bracciale organizza la II Edizione de

“La Fierucola delle Eccellenze Bioregionali”


Sotto i Portici della Chiesa della Natività

Esposizione di prodotti agricoli locali, trasformazioni agroalimentari, artigianato, bricolage, oggetti natalizi, cucito e merletti, cesti, attrezzi…

Apertura al pubblico dalle ore 10 alle ore 20

Ore 10.30 – Inaugurazione della Fierucola. Benedizione del Parroco e saluto del Sindaco. Svelamento dell’istallazione natalizia “Della Speranza”

Durante l’arco della giornata nella piazza e nella via principale di Passo Treia si tengono degustazioni di prodotti tipici locali, intrattenimenti ludici, giochi per bambini, giri sul cavallo, sfilate di tamburini e di babbi natale, concertino leggero e musica popolare deambulante, stands turistici ed apertura dei negozi


Nei locali della Torre Molino

Esposizione di opere d’arte e d’ingegno, libri, foto, attività olistiche…

Apertura al pubblico dalle ore 15 alle ore 20

Dalle ore 15 alle ore 18 si svolgono diversi eventi, canto sciamanico, poesie, esercizi di rilassamento, danza-terapia, concertini di hang drum e organetto…

Ore 18.30 – Tavola rotonda. Condivisione di saperi, arti e conoscenze, con interventi di rappresentanti della cultura e della produzione locale e brindisi finale

Info. 0733/216293 – 366.1519289 – 336.1552181 – 338.9387061
La manifestazione è libera e gratuita gli organizzatori declinano ogni responsabilità per eventuali danni causati a cose o persone in seguito agli eventi connessi

L’evento si svolge con il Patrocinio morale della Proloco e del Comune di Treia

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HALLOWEEN: CON MAGHI E SENSITIVI AL CIRCOLO VEGETARIANO CALCATA

Roma, 30 ott. (Adnkronos)- A chi voglia trascorrere la notte di Ognissanti in modo insolito, il Circolo vegetariano di Calcata da’ appuntamento per ”La scoperta di Hallooween/Calcata attraverso la magia”. L’incontro e’ per domani nella cittadina del viterbese, e offrira’, a quanto si propongono gli organizzatori di spiegare ”aspiranti maghe e stregoni” di apprendere -spiega una nota del Circolo- i rudimenti di divinazione. I partecipanti potranno studiare alcune tecniche ”per la comprensione del sistema astrologico, confrontato con la mitologia pagana dell’Agro Falisco”.

Alle 17 in punto, a Calcata, dara’ il benvenuto ai neofiti il veggente Hou (in cinese significa scimmia), definito il ”veggente dell’impossibile”. Hou sara’ affiancato da due pittrici sensitive che tracceranno il ”ritratto psicosomatico” dei partecipanti. Secondo gli organizzatori della manifestazione Calcata e’ stata ritrovo per questi riti sin dall’antichita’: ‘’sin dal tempo dei Falisci l’acrocoro di Calcata fu sempre un luogo di culto, pianoro sacro dal quale invocare gli dei”. E si racconta che la notte del 31 ottobre le streghe si dessero appuntamento sulla collina di Narce, il monte dirimpetto a Calcata per trasmettere le loro nenie con l’aiuto degli echi della valle, a tutti gli abitanti del borgo.

(Ata/As/Adnkronos)

30 ottobre 1995 – http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1995/10/30/Altro/HALLOWEEN-CON-MAGHI-E-SENSITIVI-AL-CIRCOLO-VEGETARIANO-CALCATA_093900.php

Tanto per mantenere una memoria di quanto fatto nel passato a Calcata, quando halloween non corrispondeva alla sagra della birra e delle musicacce.

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“Per campi e boschi cercando un po’ d’erba” – Memoria storica sul Circolo vegetariano VV.TT.

I poco conosciuti ma importanti benefici di uno «sport» che non costa nulla e neppure nuoce all’ambiente. Una grande quantità di erbe e piante selvatiche sono utilizzabili per l’alimentazione e per altri scopi utili – come si è fatto per secoli e come si ricomincia a fare in molte località

E’ facile, nei climi clementi, praticare il lavoro più antico del mondo: la raccolta di vegetali selvatici, venuti su da soli, senza cure né padroni. Ecologico e pacifico. Basta inoltrarsi in un bosco o anche solo imboccare una strada di campagna, posare l’attenzione sui suoi bordi verdi e staccare delicatamente foglie e bacche. Un centinaio di metri e il cesto si riempirà; almeno una quindicina di specie. In piena estate, se gli alberi danno refrigerio al terreno in certe ore della giornata, si possono trovare ortica, finocchiella, menta, melissa, malva, piantaggine, diversi tipi di cicoria, lattuga e carota selvatiche, gramigna, vitalba, tarassaco, e more e sambuco. C’è anche il gigantesco tasso barbasso (verbascum thapsus) ma serve a poco, perché è giusto un sostituto del tabacco. In primavera è un rigoglio di germogli da cura disintossicante, mangiando.

Res nullius, bene di tutti
Nei boschi che resistono, nei campi non avvelenati e intorno alle stradine sterrate, le piante spontanee che gli anglosassoni chiamano «volontarie» sono res nullius, cosa di nessuno e di tutti, bene comune gratuito e abbondante da quando le donne della preistoria portavano a «casa» molto più cibo dei maschi cacciatori, raccogliendo erbe, semi, frutti spontanei.
Si dice fitoalimurgia l’alimentazione con piante selvatiche; diversa dalla fitoterapia perché per prevenire o alleviare piccoli disturbi, disintossicarsi e fare il pieno di sali minerali e vitamine ricorre non a tisane o infusi ma a risotti, minestre arricchite di erbe, insalate e macedonie (crudo è meglio). L’antica pratica è stata ampiamente messa in pratica in Europa durante le guerre del Novecento ed è in uso tuttora in molte parti del pianeta, là dove sopravvivono foreste e aree verdi; integra l’alimentazione dei poveri sia in condizioni di normale miseria sia nelle emergenze; quante volte si è letto distrattamente dei coreani del Nord o dei sudanesi o degli afgani ridotti a «mangiare erbe selvatiche»? Da noi non è in gioco la sopravvivenza, ma avvicinarsi alle pratiche del Sud del mondo imparando a riconoscere, raccogliere e conservare le erbe e i frutti spontanei, ricollega alle radici (diremmo anzi alle foglie), fa bene alla salute e alle tasche e diventa in fretta una passione leggera, più rinfrescante che bruciante. Fra le informazioni che si scambiano i Bilanci di giustizia, seicento famiglie italiane impegnate a riformare il budget domestico secondo criteri eco-sociali, ci sono le modalità di raccolta e trasformazione delle erbe e dei frutti selvatici.

Il Circolo Vegetariano VV.TT. di Calcata e le sue erbe
L’unico ferro del mestiere è un buon manuale con le foto e indicazione delle parti commestibili. Ma le prime uscite sul campo vanno fatte con un insegnante: per imparare a conoscere e raccogliere senza danni – alla salute e alla vegetazione – almeno alcune decine di «erbe base nostrane» fra le 20.000 commestibili che spuntano sul pianeta, anzi che fioriscono… molti non sanno che si possono mangiare in insalata la primula, il fiore della malva, il nasturzio, la speronella, l’acacia.

In un pomeriggio di agosto, Paolo D’Arpini di Calcata (Viterbo), impedisce agli «allievi» di raccogliere le infiorescenze bianche al sapore di carota, perché gli sembra che ce ne siano poche; e raccomanda di prendere poche foglie per ogni piantina. Pastori, contadini e capre sono stati i maestri di botanica di Paolo, che da venti anni anima il Circolo vegetariano Vv.Tt in quel particolarissimo villaggio laziale su uno sperone altissimo di tufo. Nessuno ha mai saputo bene cosa significhino quelle quattro lettere nel nome del Circolo ma la sua storia è densa: sensibilizzazione vegetariana ed ecologica; difesa dei luoghi e delle tradizioni locali; petizioni sugli olocausti preventivi di vacche presunte pazze; pensionato di galline montoni conigli e capre sottratti al destino di finire inforchettati e colà invece mantenuti a mais ed erba con alcune «adozioni a distanza», insufficienti a inserire fra gli ospiti anche maiali e buoi.

Si mettono a memoria molte erbe in un minicorso pomeridiano con Paolo, anche se di molte non conosce i nomi latini: lezioni gratuite per chi ha faccia tosta, di una decina di euro cena compresa per chi pensa che la trasmissione della conoscenza vada ricompensata, anche quando l’insegnante è troppo timido. L’imbrunire conclude il corso; si sale un sentierino fra gli alberi (da uno pende da anni un bambolotto nudo e scolorito) per andare cucinare l’acquacotta nel «tempio della spiritualità laica», un boschetto con grotte un tempo rifugio di animali e forse uomini, ora gestito dal VvTt.

Paolo spiega: «Tornando dai campi, uomini e donne si attardavano ancora un po’ strada facendo, per raccogliere le diverse erbe che non di rado, insieme a un po’ di pane e a un filo d’olio, erano il pasto serale. Finché c’era un po’ di luce c’era da fare anche intorno a casa; intanto le erbe cuocevano. Bisogna aver pazienza…

22 agosto 2004 – Marinella Correggia
Fonte: www.ilmanifesto.it

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Il messaggio ecologista e spiritualista del Circolo Vegetariano VV.TT.

Usando un termine un po’ inflazionato potremmo dire che la nostra è un’azione sulla memoria degli elementi: acqua, aria, terra, fuoco ed etere aggiungendovi l’essere umano in quanto componente della natura. Se si perde il senso di appartenenza all’intera comunità dei viventi, infatti, si va verso l’annichilimento della nostra gloriosa specie umana.

Come dice l’amica Aurora Bussi: “Tutte le civiltà nascono e muoiono raggiungendo il limite di ciò che sfruttano”. In questo contesto occorre fare un parallelo fra elementi naturali e la presenza umana, nonché il rapporto fra i vari esseri.

Finché si continua a vedere l’uomo e la donna come separati dal resto del mondo non avviene quel processo alchemico trasmutativo della coscienza in termini di condivisione globale dell’uomo nella natura. Il nostro è un viaggio verso ciò in cui siamo sempre stati: la casa Terra. Ed una volta realizzato che siamo già a casa possiamo cominciare a prendere in considerazione un ritmo diverso, uno stile di vita diverso della nostra presenza sul pianeta. Possiamo definirlo Armonia?

“La flessibilità dell’ambiente ecologico e della civiltà umana, che risulta dalla combinazione di entrambi, è così un sistema ecologico che si definisce per ‘variabili interconnesse’ con soglie di tolleranza superiori ed inferiori. L’adattamento si consegue con la modificazione delle variabili”.

L’obiettivo sociale del circolo vegetariano VV.TT. è quello di creare una rete fra i vegetariani, gli ecologisti e gli spiritualisti laici e sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi trattati. Per questo realizza, nel corso dell’anno, numerose iniziative pubbliche.

Il Circolo edita un notiziario quotidiano chiamato “Il Giornaletto di Saul” che potrete leggere direttamente sul blog: http://saul-arpino.blogspot.it/

oppure su quello della Rete Bioregionale: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/

o su quello del Circolo VV.TT.: http://www.circolovegetarianocalcata.it/

o sul gruppo di Facebook: https://www.facebook.com/groups/171694546355215/

Paolo D’Arpini – Circolo Vegetariano VV.TT.
Vicolo Sacchette, 15/a – 62010 Treia (Mc)

Tel. 0733216293 – Email. circolovegetariano@gmail.com

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