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Jorge Luis Borges: “Le rovine circolari…”

Lunario Paolo D'Arpini 7 aprile 2012

Le rovine circolari

And if he left off dreaming about you
Through the looking-glass, IV

Nessuno lo vide sbarcare nella notte unanime, nessuno vide la canoa di bambù incagliarsi nel fango sacro; ma pochi giorni dopo, nessuno ignorava che l’uomo taciturno veniva dal Sud e che la sua patria era uno degli infiniti villaggi che sono a monte del fiume, nel fianco violento della montagna, dove l’idioma zend non è contaminato dal greco e dove la lebbra è infrequente. L’uomo grigio bacio il fango, montò sulla riva senza sostare(probabilmente senza sentire) i rovi che gli laceravano le carni, e si trasse melmoso e insanguinato fino al recinto circolare che corona una tigre o cavallo di pietra, che fu una volta del colore del fuoco ed è ora di quello della cenere. Questa rotonda è ciò che resta d’un tempio che antichi incendi divorarono, cui profanò la vegetazione delle paludi, e il cui dio non riceve più onori dagli uomini. Lo straniero si stese ai piedi della statua. Si svegliò a giorno fatto. Constatò senza stupore che le ferite s’erano cicatrizzate; chiuse, gli occhi pallidi e dormì, non per stanchezza della carne ma per determinazione della volontà. Sapeva che questo tempio era il luogo che conveniva al suo invincibile proposito; sapeva che gli alberi incessanti non erano riusciti a soffocare, più a valle, le rovine d’un altro tempio propizio, anch’esso di dei incendiati e morti; sapeva che il suo obbligo immediato era il sonno. Verso la mezzanotte lo svegliò il grido inconsolabile d’un uccello. Orme di piedi nudi, alcune frutta e un bacile l’informarono che la gente del luogo aveva spiato con rispetto il suo sonno e sollecitava la sua protezione, o temeva la sua magia. Sentì il freddo della paura e cercò nella muraglia dilapidata una nicchia sepolcrale, si coprì con le foglie sconosciute.
Il proposito che lo guidava non era impossibile, anche se soprannaturale. Voleva sognare un uomo: voleva sognarlo con minuziosa interezza e imporlo alla realtà. Questo progetto magico aveva esaurito l’intero spazio della sua anima; se qualcuno gli avesse chiesto il suo nome, o un tratto qualunque della sua vita anteriore, non avrebbe saputo rispondere. Gli conveniva il tempio disabitato e rotto, perché era un minimo di mondo visibile; anche gli conveniva la vicinanza dei contadini, perché s’incaricavano di sovvenire ai suoi bisogni frugali. Il riso e la frutta del loro tributo erano pascolo sufficiente al suo corpo, consacrato all’unico compito di dormire e di sognare.
Al principio i sogni furono caotici, poco dopo, di natura dialettica. Lo straniero si sognava al centro d’un anfiteatro circolare che era in qualche modo il tempio incendiato; nubi di alunni taciturni ne appesantivano i gradini; i volti degli ultimi si perdevano a molti secoli di distanza e ad un’altezza stellare, ma erano del tutto precisi. L’uomo dettava lezioni d’anatomia, di cosmografia, di magia: quei volti ascoltavano con ansietà e procuravano di rispondere con senno, come se indovinassero l’importanza di quell’esame, che avrebbe riscattato uno di loro dalla condizione di vana apparenza, e l’avrebbe interpolato nel mondo reale. Nel sogno, o più tardi, da sveglio, l’uomo considerava le risposte dei suoi fantasmi, non si lasciava ingannare dagli impostori, indovinava in certe perplessità un’intelligenza crescente. Cercava un’anima che meritasse di partecipare all’universo.
Dopo nove o dieci notti comprese che non poteva sperare in quegli alunni che accettavano passivamente la sua dottrina, ma bensì in quelli che arrischiavano, a volte, una contraddizione ragionevole. I primi, sebbene degni di amore e di buon affetto, non potevano aspirare alla condizione di individuo; gli altri preesistevano un poco di più. Un pomeriggio (ormai anche i pomeriggi erano tributari del sonno, ormai non vegliava che un paio d’ore al mattino) congedò per sempre il vasto collegio illusorio e restò con un solo alunno. Era un ragazzo taciturno, melanconico, discolo qualche volta, dai tratti affilati che ripetevano quelli del suo sognatore. La brusca eliminazione dei suoi condiscepoli non lo sconcertò troppo a lungo; dopo poche lezioni, i suoi progressi già meravigliavano il maestro. Ma ecco sopravvenne la catastrofe. Un giorno l’uomo emerse dal sonno come da un deserto viscoso, guardò la luce vana d’un tramonto che prese per un’aurora, comprese di non aver sognato. Tutta quella notte e tutto il giorno seguente la lucidità intollerabile dell’insonnia s’abbatté su di lui. Volle esplorare la selva, estenuarsi; ma poté appena, tra la cicuta, dormire pochi frammenti di sonno debole, fugacemente traversati da visioni di tipo rudimentale: inservibili. Volle convocare il collegio, ma aveva appena articolato poche parole d’esortazione che quello si deformò, si cancellò. Nella veglia quasi perpetua, lagrime di rabbia bruciavano i suoi vecchi occhi.
Comprese che l’impegno di modellare la materia incoerente dei sogni è il più arduo che possa assumere un uomo, anche se penetri tutti gli enigmi dell’ordine superiore e inferiore: molto più arduo che tessere una corda di sabbia o monetare il vento senza volto. Giurò di dimenticare l’enorme allucinazione che l’aveva sviato al principio, e cercò un altro metodo di lavoro. Prima di applicarlo, dedicò un mese al recupero delle forze che aveva sprecato nel delirio. Non premeditò più di sognare, e quasi immediatamente gli riuscì di dormire per un tratto ragionevole del giorno. Le rare volte che sognò durante questo periodo, non fece attenzione ai suoi sogni. Per riprendere l’impresa, aspettò che il disco della luna fosse perfetto. Allora di sera, si purificò nelle acque del fiume, adorò gli dei planetari, pronunciò le sillabe lecite d’un nome poderoso e dormì. Quasi subito, sognò un cuore che palpitava.
Lo sognò attivo, caldo, segreto, della grandezza di un pugno serrato, color granata nella penombra d’un corpo umano ancor senza volto né sesso; con minuzioso amore lo sognò, durante quattordici lucide notti. Ogni notte lo percepiva con maggiore evidenza. Non lo toccava: si limitava ad esserne testimone, a osservarlo, talvolta correggerlo con lo sguardo. Lo percepiva, lo viveva, da molte distanze e sotto molti angoli. La quattordicesima notte sfiorò con l’indice l’arteria polmonare e poi tutto il cuore, di fuori e di dentro. L’esame lo soddisfece. Deliberatamente non sognò durante tutta la notte; poi riprese il cuore, invocò il nome di un pianeta e passò alla visione d’un altro degli organi principali. In meno d’un anno giunse allo scheletro, alle palpebre.
La capigliatura innumerevole fu forse il compito più difficile. Sognò un uomo intero, un giovane, che però non si levava, né parlava, né poteva aprire gli occhi. Per notti e notti continuò a sognarlo addormentato.
Nelle cosmogonie gnostiche, i demiurghi impastano un rosso Adamo che non riesce ad alzarsi in piedi; così inabile, rozzo ed elementare come quest’Adamo di polvere, era l’Adamo di sogno che le notti del mago avevano fabbricato. Una sera, l’uomo fu quasi per distruggere tutta l’opera, ma si pentì. (Più gli sarebbe valso distruggerla). Fatto ogni voto ai numi della terra e del fiume, si gettò ai piedi dell’effigie che era forse una tigre, o forse un cavallo, e implorò il suo sconosciuto soccorso. Sul crepuscolo dello stesso giorno, sognò questa statua. La sognò viva, tremula: non era un atroce bastardo di cavallo e di tigre, ma queste due veementi creature ad un tempo, e anche un toro, un rosa, una tempesta. Questo molteplice Iddio gli rivelò che il suo nome era Fuoco, che in quel tempio circolare (in altri eguali) gli erano stati offerti i sacrifici e reso il culto, e che magicamente avrebbe animato il fantasma sognato, in modo che tutte le creature, eccetto il Fuoco stesso e il sognatore, l’avrebbero creduto un uomo di carne e di ossa. Gli ordinò di inviarlo, una volta istruitolo nei riti, nell’altro tempio in rovina le cui torri sussistevano più a valle, affinché una voce tornasse a glorificare il fuoco in quell’edificio deserto. Nel sonno dell’uomo che lo sognava, il sognato si svegliò.
Il mago eseguì gli ordini. Dedicò qualche tempo (e furono finalmente due anni) a scoprirgli gli arcani dell’universo e del culto del fuoco. Nell’intimo, gli doleva di separarsi da lui. Col pretesto della necessità pedagogica, allungava ogni giorno le ore dedicate al sonno. Rifece anche l’omero destro, forse mal riuscito. A volte, l’inquietava un’impressione che tutto quello fosse già avvenuto… In complesso i suoi giorni erano felici; chiudendo gli occhi pensava: “Ora starò con mio figlio”. O più di rado: “Il figlio che ho generato m’aspettava, e non esisterà se non vado”.
Gradualmente, lo venne avvezzando alla realtà. Una volta gli comandò di imbandierare una cima lontana. Il giorno dopo, sul monte, fiammeggiava la bandiera. Tentò altri esperimenti di questo genere, ogni volta più audaci. Comprese con una certa amarezza che suo figlio era pronto per nascere. Quella stessa notte, per la prima volta, lo baciò, e lo inviò all’altro tempio, le cui vestigia biancheggiavano a valle, a molte leghe di selva inestricabile e di acquitrini. Prima (perché non sapesse mai che era un fantasma, perché si credesse un uomo come gli altri) gl’infuse l’oblivio totale dei suoi anni di apprendistato.
La sua vittoria e la sua pace non furono senza melanconia. All’alba e al tramonto si prosternava dinanzi alla figura di pietra, pensando forse che il suo figlio irreale stesse eseguendo riti identici, in altre rovine circolari, più a valle; la notte non sognava, o sognava come gli altri uomini. Percepiva un poco impalliditi i suoni e le forme dell’universo: il figlio assente si nutriva di queste diminuzioni della sua anima. Lo scopo della sua vita era raggiunto: continuava a vivere in una specie di estasi. Dopo un certo tempo che alcuni narratori della sua storia preferirono di computare in anni, altri in lustri, lo svegliarono a mezzanotte due rematori; non ne vide i volti, ma gli parlarono di un uomo magico, in un tempio del Nord, capace di camminare nel fuoco senza bruciarsi. Il mago ricordò bruscamente le parole del dio. Ricordò che di tutte le creature che compongono l’orbe, il fuoco era l’unico a sapere che suo figlio era un fantasma. Questo ricordo, tranquillamente al principio, fini per tormentarlo. Temette che suo figlio meditasse su questo strano privilegio e scoprisse in qualche modo la sua condizione di simulacro. Non essere un uomo, essere la proiezione del sogno di un altr’uomo: che umiliazione incomparabile, che vertigine! A ogni padre interessano i figli che ha procreato (che ha permesso) in una mera confusione o felicità; è naturale che il mago temesse per l’avvenire di quel figlio, pensato viscere per viscere e lineamento per lineamento, in mille e una notte segrete.
Il termine del suo rimuginare fu brusco, ma lo precedettero alcuni segni. Primo(dopo una lunga siccità) una remota nube sopra un colle, leggera come un uccello; poi, verso sud, un cielo rosa come la gengiva del leopardo; poi le fumate, che arrugginirono il metallo delle notti; infine la fuga impazzita delle bestie.
Poiché si ripeté ciò che era già accaduto nei secoli. Le rovine del santuario del dio del fuoco furono distrutte dal fuoco. In un’alba senza uccelli il mago vide avventarsi contro le mura l’incendio concentrico. Pensò un istante, di rifugiarsi nell’acqua; ma comprese che la morte veniva a coronare la sua vecchiezza e ad assolverlo dalle sue fatiche. Andò incontro ai gironi di fuoco: che non morsero la sua carne, che lo carezzarono e inondarono senza calore e senza combustione. Con sollievo, con umiliazione, con terrore, comprese che era anche lui una parvenza, che un altro stava sognandolo.

Jorge Luis Borges

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Rete Bioregionale Italiana ed il Bioregionalismo nella visione di Peter Berg

Lunario Paolo D'Arpini 27 marzo 2012

Rete Bioregionale Italiana

Il concetto di “Bioregione” è stato formulato negli anni ’70 nell’ambito di una ricerca, volta all’individuazione di un approccio sostenibile alle risorse naturali, condotta da Peter Berg, esponente delle avanguardie culturali nord-americane, e dall’ecologista statunitense Raymond Dasmann. Il lavoro prodotto da queste due personalità singolari venne pubblicato, nel dicembre del 1977, in un articolo della rivista americana The Ecologist in cui, per la prima volta, vennero impiegati i termini “Bioregione” e “Bioregionalismo”.

Negli stessi anni, Peter Berg fondò il movimento noto come Plunet Drum (Il tamburo planetario), allo scopo di diffondere nel mondo il concetto di bioregione come punto di partenza per la sostenibilità, nonché le implicazioni culturali, ideologiche e di vita quotidiana che da esso derivano.

Da allora la teoria bioregionale ha destato l’interesse di scienziati, ecologisti, agronomi, ed economisti di tutto il mondo, è stata oggetto di critiche e confutazioni, dovute soprattutto “alla difficoltà di identificare dei criteri univoci per la delimitazione delle bioregioni”, ha ottenuto consensi e pareri favorevoli e, in tutti i casi, ha collezionato innumerevoli pagine nella letteratura specializzata di tutto il mondo.

Ad oggi, è possibile attingere a numerose definizioni di “Bioregione” e “Bioregionalismo”, fornite dalle più varie personalità mondiali e sulla base di approcci eterogenei. Nel complesso, si può affermare che tutti concordano nel sostenere che per “bioregione” si intende “un territorio non delimitato da confini politici o amministrativi ma da confini ‘oggettivi’ (ecosistemi naturali) e ‘soggettivi’ (identità sociali); quindi un’area geografica circoscritta da limiti fisici (bacino fluviale, catena montuosa) e da un’omogeneità ambientale e naturale degli ecosistemi (clima, suolo, flora, fauna) e delle caratteristiche sociali delle comunità locali (costumi,tradizioni, identità collettiva, senso di appartenenza al territorio)”.

Per quanto riguarda la definizione di “bioregionalismo”, la questione è più complessa: nelle intenzioni dei suoi fondatori, il bioregionalismo è una scelta di vita prettamente ideologica e radicale che comporta, in primo luogo, l’esperienza dell’ecologia profonda, dell’auto sostentamento e dell’autosufficienza, è la capacità degli abitanti di una bioregione di organizzarsi autonomamente e di reperire tutte le risorse di cui necessitano entro i confini della propria regione, annullando la pratica del trasferimento di risorse nello spazio e nel tempo ed estendendo, dunque, il concetto di sostenibilità all’intero ecosistema e non soltanto in riferimento all’ambiente naturale e alle sue risorse.

Un simile approccio appare, per certi versi, estremamente utopico e poco realizzabile in un mondo ormai globalizzato, ciò ha condotto alcuni studiosi a riformulare la definizione di bioregionalismo per mezzo di un approccio più pragmatico e meno radicale che vede “la sostenibilità globale del sistema planetario come sommatoria di una gestione sostenibile delle risorse naturali di un territorio da parte delle comunità locali”. Nell’ambito di una simile idea di sostenibilità, la scelta bioregionale non nega la prospettiva di uno sviluppo, purché sostenibile e che parta dalle scelte delle popolazioni locali, né preclude la possibilità di interazione con operatori economici esterni alla bioregione, purché avvenga secondo criteri di “buonsenso ecologico” fissati dalle popolazioni locali.

In entrambi i casi, comunque, il bioregionalismo prevede una scelta di vita che evita l’inquinamento e lo speco, che promuove la conservazione e il riciclaggio, che valorizza i prodotti tipici della regione, che adatta i sistemi produttivi ai caratteri ambientali del luogo e che, soprattutto, implica un ridimensionamento al livello locale della gestione delle risorse naturali, come punto di partenza imprescindibile per un qualsivoglia tentativo di sostenibilità ambientale.

In Italia il “movimento bioregionale” si è andato affermando agli inizi degli anni ’80 coordinato da un gruppo di attivisti riconducibili al giornale AAM Terra Nuova. Dopo un primo periodo di entusiasmo e di attività febbrile, l’interesse verso l’argomento cominciò a scemare per tornare alla ribalta dopo circa 10 anni grazie al lavoro di divulgazione operato da un’altra rivista, Lato selvatico, particolarmente devota alla filosofia del bioregionalismo.

Nel 1996 nasce la Rete Bioregionale Italiana, “un insieme di gruppi, associazioni, comunità e singole persone che condividono l’idea bioregionale e in prima persona, nel proprio luogo, si danno da fare per praticarla”. In breve tempo, la Rete, attraverso incontri periodici, diffusione di newsletter, pubblicazioni a vario titolo e contributi all’interno di riviste specializzate, diventerà il principale punto di riferimento nazionale per tutti coloro che, in un modo o nell’altro, intendono intraprendere una scelta di vita bioregionalista.

Coerentemente con il carattere prettamente locale della pratica bioregionalista e, considerando che “l’idea bioregionale è ispirata dai sistemi naturali selvatici”, anche la struttura organizzativa interna della rete mira al decentramento della “gestione” eliminando figure che rivestano ruoli di coordinamento nazionale, ritenute poco utili, e limitandosi a costituire un Consiglio di referenti tematici formato da soggetti con qualifiche diverse, ognuno dei quali, secondo le proprie competenze, porta avanti le specifiche attuazioni del bioregionalismo.

(Fonte: http://common-way.jimdo.com/2012/02/29/rete-bioregionale-italiana/)

Altri articoli su Peter Berg e Bioregionalismo:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/09/05/ecologia-profonda-la-visione-bioregionale-e-sociale-di-peter-berg-pulvis-in-pulvis-e-spirito-nello-spirito-della-terra-dipartita-di-un-ecologista-antesignano-americano/

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Barack Obama (se viene rieletto): “Controllo con microchip obbligatori per ogni cittadino americano, tanto per cominciare..”

Ante scriptum

Da qualche tempo circola sul web la notizia che negli Usa si prepara una legge per rendere obbligatoria l’implantologia sottocutanea RFID come nuovo sistema di identità evoluto.

L’obiettivo “ufficiale” è di creare un registro nazionale di identificazione che permetterà di “seguire meglio i pazienti avendo a disposizione tutte le informazioni relative alla loro salute”. L’impianto di un microchip per i pazienti, che contenga tali informazioni, effettivamente, viene perrseguito da un po’ di tempo … (in attesa che la proposta diventi legge, in vista del nuovo piano sanitario di Obama), ma già oggi, negli ospedali americani sono adottate tecnologie RFID e hanno già iniziato ad impiantare i chip RFID nei pazienti per scopi sanitari… a quelli ad esempio che hanno la malattia di Alzheimer. Così come in Italia li stanno impiantando per monitorare la curva glicemica dei diabetici.

Certo, ancora non è obbligatorio ma sia negli USA che in vari stati occidentali ci sono diversi gruppi politici che sostengono e spingono in questa direzione. E possiamo prevedere che, visti i lauti guadagni possibili per le ditte che procucono questa tecnologia, diventi non solo legale ma presto anche obbligatorio. C’è, senza dubbio, una spinta da parte dell’industria privata, degli investitori, e dei governi a stimolare e promuovere presso l’opinione pubblica questa tecnologia per scopi di “sicurezza” sia nel campo medico che in altri …

Ed anche in Italia si sta lavorando per introdurre l’implantologia RFID come metodo di controllo psicofico. Già Berlusconi l’aveva anticipato sul Giornale parlando di una sperimentazione sull’ impianto del chip ’salvasalute’ proprio al San Raffaele: ‘Con questo chip vivremo tutti fino a 120 anni, Italiani!’ (magari è un chip pensato anche per allungare ulteriormente l’età pensionabile…).

Dobbiamo vigilare costantemente ed impedire che i dittatori “democratici” schedino tutti i cittadini rendendoli docili marionette nelle loro mani.. con la scusa della prevenzione sanitaria..
Ricordate che anni fa ci provarono pure con la proposta del braccialetto “antiviolenza” per le donne?

Intanto nel programma ufficiale per la rielezione di Barack Obama (su suggerimento di chi sappiamo) si propone il controllo “sanitario” obbligatorio e totale sulla popolazione americana, a mezzo microchip….

Paolo D’Arpini

………

Se verrà confermato alla Casa Bianca nelle presidenziali del prossimo 6 novembre, Obama ha chiarito che renderà obbligatorio nel corso del 2013 l’inserimento del microchip sottocutaneo in tutta la popolazione americana. L’obiettivo dichiarato è di creare un registro nazionale di identificazione che permetterà di “seguire meglio i pazienti avendo a disposizione tutte le informazioni relative alla loro salute”. Il nuovo progetto relativo alla salute (HR 3200) è stato adottato recentemente dal Congresso e alla pagina 1001, contiene l’indispensabile necessità per tutti i cittadini che usufruiscono del sistema sanitario di essere identificati con un microchip, il cui prototipo definitivo è allo studio della FDA (Food and Drug Administration) dal 2004.

Un passo indietro
Né George Orwell, né Aldous Huxley nelle loro distopie si erano spinti così lontano da poter prevedere l’avvento di una popolazione controllata da microchip sottocutanei. 1984 e Il Mondo Nuovo ci hanno tramandato due sistemi totalitari che hanno preceduto sulla carta, con inquietante forza visionaria, innovazioni politiche che ci hanno reso progressivamente sempre più “trasparenti” e schiavi di fronte all’ingerenza statale.

Già nel 1932 Huxley era arrivato a prevedere addirittura un sistema in cui gli abitanti sono concepiti e prodotti industrialmente in provetta. Sotto il mito del progresso i cittadini vengono condizionati fin dall’infanzia con tecnologia e droghe e da adulti si ritrovano ad occupare ruoli sociali prestabiliti dalla nascita. La rinuncia a ogni emozione, privacy, libero arbitrio che contraddistingue il Grande Fratello di Orwell e lo stato totalitario di Huxley offrono però ancora in minima parte una via di fuga, di reazione anarchica alla violenza livellatrice dello Stato. In 1984 il protagonista Winston Smith può ancora provare almeno a ribellarsi, allontanandosi dai centri abitati e tramando con l’amante lontano dall’occhio onnipresente del Grande Fratello. Questo perché nel mondo immaginato da Orwell i cittadini non sono ancora totalmente “trasparenti”. Essi sono sottomessi a un controllo quasi totale ma non del tutto globale.

La transizione sta per essere attuata ora sotto l’amministrazione democratica di Barack Obama che si avvia alla riconferma nelle Presidenziali del 2012. A dimostrazione che il Presidente americano più che un outsider della politica si è rivelato in linea con gli interessi delle lobby, che non distinguono tra democratici o repubblicani. È la Casta americana che macina provvedimenti per il proprio tornaconto e che sulla propria agenda politica ha l’ennesimo chiodo da piantare nella bara della nostra privacy.

Microchip per tutti
“Se posso mettere un microchip al mio cane per ritrovarlo quando scappa, perché dovrebbe essere illegale fare lo stesso con un messicano?”. La provocazione a dir poco delirante è stata lanciata dal candidato repubblicano al Congresso USA Pat Bertroche. In attesa che la proposta di siglare gli stranieri irregolari o non regolari sul territorio sbarchi anche in terra Padana, l’argomentazione ha suscitato un putiferio in America. Il pensiero è corso subito ai tatuaggi dei deportati nei campi di concentramento nazisti.

Si sbaglierebbe chi ritenesse questo genere di proposta soltanto una provocazione estrema in materia di sicurezza. Il ricorso a microchip sottocutanei per “mappare”, controllare e, chissà, manipolare a distanza gli individui non interessa soltanto gli stranieri. Le iniziative da stato fascista globale si stanno infatti insinuando in campo medico grazie anche ai democratici. Quale metodo migliore per controllare la popolazione che dotarla di microchip come le bestie dietro motivazioni sanitarie? Violare i diritti civili di stranieri per quanto illegale desterà sempre reazioni contrastanti, anche violente perché i detrattori della proposta faranno appello a concetti quali razzismo, violenza sui più deboli, etc. Ma se si convincesse invece la popolazione della necessità dell’inserimento di chip sottocutanei in ogni membro del Paese per il proprio bene – come nel caso di vaccini forzati per contrastare fantomatiche pandemie – allora si raccoglierebbero minori resistenze. Ci verrà detto che è per il nostro Bene e molti di noi cadranno nella trappola facendosi impiantare i dispositivi sottocutanei, senza riflettere prima sulle conseguenze.

La paura come metodo
Per la costituzione di uno stato totalitario che ceda progressivamente il passo un nuovo ordine mondiale, il primo passo è manipolare il pensiero, le credenze delle persone, inserendo emozioni di terrore, destabilizzazione, rabbia, ansia, per poi proporre una soluzione alle paure collettive. È il sistema di azione-reazione descritto ampiamente da David Icke nei suoi saggi. Creare un sistema di paura pubblica con l’identificazione di un nemico visibile o invisibile che sia – terroristi, epidemie, crisi finanziarie – alimentare costantemente queste paure fino al parossismo bombardando le persone con immagini o notizie quotidiane di violenza, scardinando ogni sicurezza per poi costringere i cittadini ad accettare delle limitazioni alla propria privacy come ovvie misure di sicurezza. Una limitazione delle proprie libertà civili. Da qui le ben note norme contenute nel Patriot Act, l’introduzione di telecamere, bodyscanner negli aeroporti o nei luoghi ad alto rischio attacco, satelliti, intercettazioni di conversazioni telefoniche o mail private etc. Un graduale allentamento delle libertà individuali per garantire la sicurezza dal nemico che si aggira tra noi. Un insieme di limitazioni che Obama, lungi dal sopprimere come promesso in campagna elettorale, sta portando avanti seguendo le orme di George W. Bush: con la notizia della “morte” di Osama bin Laden – vera o falsa che sia – gli USA si sono visti “costretti” a incrementare gli investimenti sul fronte Sicurezza. Dal 2001 a oggi la Difesa americana ha stanziato 2 mila miliardi di dollari in programmi di antiterrorismo. Ma anche in Europa siamo mappati, marchiati, monitorati e neanche ce ne rendiamo conto. O forse ci fa comodo non rendercene conto per aggrapparci a quell’idea di sicurezza effimera che ci propinano i governanti. Alle norme di controllo globale per garantire la sicurezza – attraverso l’accrescimento delle paure collettive – si affianca un processo più strisciante che affonda i propri tentacoli in quell’apparato che dovrebbe invece garantire la salute delle persone: la sanità. L’introduzione dei microchip passerà in primis dal campo psichiatrico, dove le vittime sono da sempre le più deboli…

I Verichip per salvarvi la vita
La FDA (Food and Drug Administration) ha infatti concesso il permesso alla vendita dei Verichip, prodotti in Florida dalla Applied Digital Solution, e al loro impiego in campo medico. Il dispositivo, della grandezza ormai di un granello di sabbia, verrebbe inserito sotto la pelle del braccio o della mano con una siringa. Contiene un numero per l’identificazione del paziente. Il portatore del dispositivo, una volta arrivato in ospedale anche in stato incosciente, se dotato di Verichip, sarebbe in grado di trasmettere una cifra legata alla cartella personale. In questo caso il beneficio promesso sarebbe la possibilità di effettuare diagnosi più veloci e la riduzione di rischi legati a somministrazione di farmaci sbagliati qualora vi siano delle intolleranze o allergie. Per favorire l’utilizzo del Verichip negli USA la Applied Digital ha gentilmente promesso gratuitamente a più di 200 ospedali e istituti privati gli scanner per leggere i dispositivi sottocutanei. Lo scenario di orwelliana memoria assume contorni più chiari in vista della Riforma Sanitaria di Obama: se tutti possono accedere alle cure, tutti possono essere altresì curati e sottoposti a trattamenti obbligatori quali vaccini o impianti…

I VeriChip sono già realtà
Vi sembrano teorie fantascientifiche?

Sappiate invece che il VeriChip è già approdato in Messico, dove la società distributrice Solusat ha già impiantato diverse migliaia di pazienti. Il dispositivo è arrivato anche in Europa. In Italia è ancora al vaglio.

Che cosa c’entra Obama con tutto questo?
Dietro l’estensione della riforma sanitaria a tutti i cittadini americani – che come spiego nel mio libro L’altra faccia di Obama avrà come conseguenza primaria l’arricchimento delle società di Assicurazione, non il benessere dei contribuenti – potrebbe esserci una ragione occulta, meno umanitaria del previsto.

La legge di riforma sanitaria introdotta da Obama fa infatti riferimento all’introduzione di un dispositivo di “registro di sistema” di classe 2 che viene descritto come “un dispositivo impiantabile di transponder a radiofrequenza che sia in grado di registrare i crediti, i dati di anamnesi del paziente – standardizzati e con immagini analitiche che permettano la condivisione degli stessi in diversi ambiti – oltre a qualsiasi altro dato ritenuto opportuno dal Segretario”. Insomma, per poter avere un’anamnesi immediata di un paziente, per poter monitorare i senzatetto e i pazienti psichiatrici – e magari gli stranieri – per razionalizzare la sanità, Obama ha pensato bene di inserirlo, anche se per ora non in via obbligatoria, all’interno della riforma. All’approvazione della Food and Drug Administration la percentuale della popolazione favorevole all’impianto del dispositivo, nel 2004, salì dal 9 al 19%. E se il chip venisse promosso, consigliato o addirittura obbligatorio per accedere alle cure statali a quanto salirebbe il consenso?

Se il Verimed nasce sul mercato civile per le sue applicazioni mediche, il Verichip più in generale può essere usato in vari campi della società, sicurezza, finanza, identificazione di emergenza, etc. Il chipping avviene in una ventina di minuti in anestesia locale. Una volta inserito sottopelle, il chip rimane invisibile a occhio nudo. Intanto una piccola quantità di energia in radiofrequenza parte dallo scanner e stimola il dispositivo inattivo che emette il numero di verifica tramite segnali in radiofrequenza. In questo modo il portatore del chip può essere sempre rintracciato, da qui l’idea di inserirlo tra i senzatetto e gli stranieri…

Il sistema di introduzione del chip tra la popolazione di una nazione avverrà infatti con la sua applicazione medica in forma di VeriMed; una volta raccolto il consenso della maggior parte dell’opinione pubblica potrà essere reso obbligatorio come certi vaccini ed esteso ad altre applicazioni: nel caso della riconferma di Obama alla casa Bianca, sembra infatti che il chippaggio dell’intera popolazione americana avverrà obbligatoriamente nel 2013.

Non occorre molta immaginazione per prevedere le conseguenze di tale progetto: una volta marchiati saremmo controllati da uno stato fascista globale, ben oltre l’Occhio elettronico del Grande Fratello, che poteva almeno sfuggire ad alcune zone out della società… Non bastava il controllo attraverso dispositivo GPS dei cellulari o dei navigatori satellitari, delle etichette nei vestiti, delle tracce lasciate da carte di credito, tessere fedeltà, bancomat etc. Con l’introduzione dei chip saremo sempre raggiungibili, controllati. Insomma, trasparenti.

Verso una popolazione di “vetro”
Se in 1984 l’azione sovversiva contro il totalitarismo era ancora possibile anche se ardua, una volta impiantato il chip il controllo sarà globale. Chi è davvero disposto a rinunciare alla propria libertà pur di vivere in una società – forse più ordinata – ma controllata in tutto e per tutto fin nell’intimità, senza possibilità di autodeterminazione, di scelta? La distopia orwelliana è forse vicina più di quanto non si pensi? Il controllo capillare e pervasivo sarebbe completo in caso di chipping di tutta la popolazione: nessuno sfuggirebbe ai Sorveglianti. Ognuno di noi sarebbe un “uomo di vetro”, trasparente, sotto costante controllo, addomesticato. Lo sguardo del Governo ci seguirebbe in ogni attimo della nostra esistenza. L’occhio elettronico del Grande Fratello accompagnerebbe costantemente ogni nostra azione grazie alle frequenze emesse dal chip. E non si può escludere che le sperimentazioni di impulsi a distanza nel campo della guerra – che vedremo più avanti – per modificare il comportamento dei soldati non vengano adottate anche nella vita quotidiana.

La degenerazione della democrazia in totalitarismo sarebbe completa con la realizzazione di un sistema di ingerenza totale nella vita quotidiana dei cittadini: il rischio di una “gogna elettronica” avanzato dal giurista Stefano Rodotà, già presidente della Commissione scientifica dell’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione Europea, pende davvero sulle nostre teste? Stiamo rinunciando alle nostre libertà individuali per l’illusione di più sicurezza e controllo sulle nostre strade? Dalla videosorveglianza sulle strade, negozi, luoghi pubblici alle banche date che da carte di credito, abbonamenti tv e web registrano ogni nostro consumo, tendenza, interesse. Siamo già controllati, schedati. La ricerca e l’attuazione di un sistema di trasparenza e controllo globale sono valori o rischiano di degenerare in un incubo collettivo? Fino a che punto siamo disposti a sacrificare il diritto alla privacy per l’illusione di sentirci più sicuri?

Una popolazione di ibridi
Con l’aumento degli attentati veri o presunti, del terrore, di stragi o sparizioni di bambini la popolazione mondiale si sentirà obbligata ad accettare l’inserimento dei chip sottocutanei per tutelarsi dalle “atrocità” che ogni giorno si sentono in televisione o ci raccontano i giornali. Con spontaneità l’obbligo ai microchip diventerà globale e la popolazione diventerà infine simile a un gregge schedato di pecore. Chi si rifiuterà di divenire un “ibrido di intelligenza elettronica e anima” – citando il dottor Peter Zhou, creatore del microchip Angelo Digitale – verrà bollato come probabile criminale, avendo sicuramente qualcosa da nascondere. Verrà segnalato alle autorità, costretto a piegarsi o a vivere fuori dalla società.

I VeriChip non sono gli unici dispositivi per ora sul mercato. La Motorola ha prodotto per la Mondex Smartcard dei dispositivi dotati di GPS che i Paesi dell’Unione Europea stanno pensando di adottare per la semplificazione dell’unificazione monetaria. Dall’anamnesi del paziente passiamo così alla giustificazione dell’impianto per i pagamenti! Così come il VeriChip misura 7 mm di lunghezza e 0,0775 di larghezza, contiene un transponder e una batteria a litio ricaricabile tramite la temperatura corporea. La Mondex, che ha acquisito il 51% del pacchetto azionario della Mastercard, ha speso 1,5 milioni di dollari per effettuare studi sul Biochip.

Da queste ricerche sarebbe emerso che i posti più adatti per inserire il dispositivo sarebbero il capo sotto la fronte e nella mano destra. In questo caso la ragione ufficiale per l’impianto sarà la facilitazione del pagamento in sostituzione di denaro corrente o carta di credito, a cui si andrà ad affiancare la procedura di riconoscimento della persona e il ritrovamento di persone scomparse, siano essi bambini oppure criminali… Insomma una carta d’identità elettronica munita di GPS per essere rintracciati ovunque. Ed ecco che il Grande Fratello è realtà! Inoltre per evitare la clonazione dell’impianto o meglio l’estrazione individuale del chip, il dispositivo contiene litio che nell’ipotetico tentativo di estrazione si romperebbe creando una vescica sottocutanea e la dispersione di sostanze chimiche dannose. Oltre, ovviamente, a essere rintracciati immediatamente dai Sorveglianti…

Manipolazione a distanza
Tra i teorici del complotto a insistere sull’ipotesi di un progetto segreto di ricerca sul controllo mentale mediante microchip, a fianco di David Icke si schiera la meno nota dottoressa Rauni-Leena Luukanen-Kilde, ex medico finlandese nota tra gli appassionati di ufologia per i suoi saggi nel campo UFO. La Rauni Kilde sostiene che sia possibile controllare il comportamento delle persone e influenzarne a distanza le azioni medianti l’impianti di microchip nel cervello, simili a quelli che le entità aliene impianterebbero nell’encefalo degli addotti nella zona ipofisaria. Sul giornale Spekula la Rauni Kilde pubblicò un lungo articolo sugli impianti sottocutanei mettendo in guardia gli americani dal pericolo di controllo di massa imminente. Ecco alcuni stralci: “È tecnicamente possibile inserire ad ogni neonato un microchip che potrebbe servire per identificare una persona per il resto della sua vita. Simili piani sono stati discussi segretamente negli Stati Uniti, senza nessuna esposizione delle questioni relative alla privacy […] Gli esseri umani con impianti possono essere seguiti ovunque: le funzioni cerebrali possono essere monitorate a distanza da supercomputers e persino alterare mediante il cambiamento delle frequenza. Cavie di esperimenti segreti sono stati detenuti, soldati, malati di mente, bambini portatori di handicap, audiolesi, ciechi, omosessuali, donne single, anziani, scolari e qualsiasi gruppo di persone considerato marginale dalle elites di sperimentatori”. La Rauni Kilde cita come esempi di primi esperimenti i dispositivi cerebrali impiantati chirurgicamente nel 1974 nello stato dell’Ohio, ma anche in Svezia a Stoccolma: “Elettrodi cerebrali furono inseriti nei crani di bambini, nel 1946, senza che i genitori ne fossero a conoscenza. Negli anni ’50 e ’60, impianti elettrici furono usati nel tentativo di cambiare il comportamento umano e i suoi atteggiamenti. Influenzare il funzionamento del cervello umano divenne un obiettivo importante dei servizi segreti e militari”. E ancora: “Il sistema elettronico di sorveglianza della NSA può simultaneamente seguire e gestire milioni di persone. Ognuno di noi ha un’unica frequenza di risonanza bioelettrica nel cervello, proprio come abbiamo impronte digitali uniche. Con stimoli cerebrali completamente decodificati dalle frequenze elettromagnetiche, segnali elettromagnetici pulsanti possono essere inviati al cervello creando la voce desiderata ed effetti visivi, perché vengano percepiti dal soggetto prescelto. È una forma di guerra elettronica”. Stando alla teoria della Rauni Kilde sarebbe possibile non solo la costituzione di un esercito composto da cyber soldati da controllare a distanza, ma anche la manipolazione di individui normalissimi che potrebbero essere “accesi” in qualsiasi momento e indotti a credere alla realtà di impulsi elettromagnetici quali allucinazioni visive o uditive creati ad hoc. Allo stesso modo si potrebbe torturare una persona dotata di microchip causandole dolore insopportabile e piegandola alla propria volontà.

Retroingegneria: chi copia chi?
La persona dotata di chip può esser manipolata in molti modi. Usando frequenze diverse, si può modificare la vita emotiva di una persona creando una specie di realtà virtuale – come sembra accada anche nelle abductions – attraverso la stimolazione dell’encefalo: “La si può rendere aggressiva o letargica. La sessualità può venire influenzata artificialmente. I segnali del pensiero e le riflessioni del subconscio possono essere letti, i sogni influenzati e persino indotti, tutto senza che la persona con l’impianto lo sappia o acconsenta”. La somiglianza con i rapimenti alieni pone alcuni quesiti che approfondisco in L’altra faccia di Obama: chi copia chi? I militari terrestri hanno adottato la retroingegneria aliena piegandola ai propri obiettivi, oppure le abductions si riducono per lo più a MILABS, ovvero rapimenti da parte di militari che ricostruiscono scenari virtuali in cui sarebbero entità extraterrestri ad agire sugli addotti? Come se questo scenario non fosse abbastanza agghiacciante, ecco aggiungersi in parallelo all’irradiamento tramite impulsi elettromagnetici, i metodi chimici di controllo delle masse. E qua il pensiero corre alle misteriose scie chimiche di più recente comparsa e agli esperimenti che ufficialmente dovrebbero modificare il clima. Droghe, sostanze chimiche tossiche e gas da inalazione potrebbero essere diffusi nell’aria o negli acquedotti. Se negli USA il metodo per influenzare la popolazione a scegliere di farsi impiantare un microchip passerà molto probabilmente per la via della riforma sanitaria, in Europa i governi sembrano aver scelto la strada della moneta unica: sostituire il denaro corrente, carte di credito e bancomat con un chip. La crisi, il caos economico non sarebbero altro che scorciatoie per condurre la popolazione il più velocemente possibile verso il controllo globale. “Quando le nostre funzioni cerebrali saranno ormai connesse ai supercomputers, tramite impianti radio e microchips, sarà ormai troppo tardi per protestare. Questa minaccia può essere sconfitta solo istruendo il pubblico” ha avvisato la Rauni Kilde. E con uno scenario del genere meglio essere pronti e passare per pazzi che farsi trovare impreparati, o come diceva Karl Popper, “il prezzo della libertà è la costante vigilanza”.

A cura della d.ssa Enrica Perucchietti

…………

Ed ecco la prova di quanto affermato, direttamente dallo staff di Obama:

Oggetto: I like Obamacare
Da: info@barackobama.com
A: “Paolo D’Arpini”
Data: 23/03/2012 20:36

Paolo –

It’s been exactly two years since President Obama signed health reform into law.

For me, this is very personal.

Thirty years ago, we found our 7-month-old daughter, Lauren, blue and limp in her crib. She’d had a seizure, the first of what would be thousands. Her insurance didn’t cover the expensive drugs she needed to subdue the seizures, and her epilepsy made it impossible to qualify for another plan. We almost went broke.

Today, children with pre-existing conditions can no longer be denied coverage.

That is Obamacare. Because of it, other families won’t face the same pressures mine did.

You better believe I’m proud to be standing alongside the President who got it done.

Today, stand up and say it: “I like Obamacare.”

President Obama never lost sight of the fact that this reform is about people. His own mother spent the last years of her life fighting cancer — and fighting with insurance companies, too. That shouldn’t happen. And because of Obamacare, it can’t.

So next time you hear someone railing against this law, remember what they’re actually saying they want to take away.

Stand with me in saying, “Hell yeah, I’m for Obamacare”:

http://my.barackobama.com/I-Like-Obamacare

Thanks,

David

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Si avvicina la fine del Kali Yuga, il cambiamento epocale è previsto per il 2.030…. Da quella data ricomincia l’Età dell’Oro e della Verità (Satya Yuga)

Lunario Paolo D'Arpini 20 marzo 2012

“OGNI TANTO GIOCHIAMO UN POCO (MA NON TROPPO). METTIAMO QUINDI DA PARTE LA GEOPOLITICA, LA POLITICA E ALTRO.
HO QUI RIASSUNTO CERTE RELAZIONI CHE RIGUARDANO L’ETA’ OSCURA (KALI’ YUGA), ALLE QUALI HO MODESTAMENTE AGGIUNTO ALCUNE MIE IMPRESSIONI. ESSENDO IL SOTTOSCRITTO, UN PROFANO IN QUESTA MATERIA, PRENDETE IL TUTTO CON UN CERTO DISINCANTO. SE POI TRA VOI C’E’ CHI E’ MOLTO PIU’ PREPARATO DI ME, INTERVENGA, SPECIFICHI E SE IL CASO CORREGGA”

Un saluto Maurizio Barozzi
…..

Ebbe magnificamente a riassumere J. Evola:

“…mentre l’uomo moderno ha creduto e, in parte tuttora crede al mito dell’evoluzione, le civiltà antiche quasi senza eccezione e perfino le popolazioni selvagge riconobbero invece l’involuzione, il graduale decadere dell’uomo da uno stato primordiale concepito non come un passato semiscimmiesco ma come quello di un’alta spiritualità.

La forma più nota di tale insegnamento è il mito di Esiodo circa le quattro età del mondo – dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro – le quali corrispondono a gradi successivi dell’accennata discesa o decadenza.

Del tutto analogo è l’insegnamento indù circa gli yuga, cicli complessivi e successivi che sono ugualmente in numero di quattro e che da una “età dell’essere” o “della verità” – satya yuga – vanno fino ad una “età oscura” – kali yuga.

Secondo tali tradizioni, i tempi attuali corrispondono all’epicentro proprio di quest’ultimo periodo: noi ci troveremmo nel bel mezzo della “età oscura”.

Benché la formulazione di tali teorie sia antichissima, di fatto i caratteri previsti per “l’età oscura” corrispondono in modo abbastanza sconcertante alle caratteristiche generale dei tempi nostri>>.

Dopodiché Evola riportò alcuni passi tratti <<dal Vishnu-purana, testo che ci ha conservato gran parte del tesoro delle antiche tradizioni e degli antichi miti dell’India".

Nei paragrafi qui riportati Evola intese aggiungere, fra parentesi, alcune delucidazioni per sottolineare le corrispondenze più evidenti.

Riproduciamo il tutto, aggiungendo anche, tra parentesi quadre, qualche modesta nostra (N.d.A.) breve osservazione di carattere storico:

“Razze di servi, di fuori casta e di barbari si renderanno padroni delle rive dell’Indo, del Darvika, del Candrabhaga e del Kashmir. I capi che regneranno sulla terra, come nature violente. Si impadroniranno dei beni e dei loro soggetti.

[Esattamente quello che sta accadendo attraverso la potenza militare dell’occidente, in particolare USA, Gran Bretagna, Israele, e l’usura bancaria estesa oramai a livello planetario N.d.A.]

Limitati nella loro potenza, i più sorgeranno e precipiteranno rapidamente. Breve sarà la loro vita, insaziabili i loro desideri ed essi quasi ignoreranno cosa sia la pietà. I popoli dei vari paesi, ad essi mescolandosi ne seguiranno l’esempio.”

(Si tratta di quelle nuove invasioni barbariche con conseguente immissione del virus del materialismo e della selvaggia volontà di potenza propria all’Occidente moderno in civiltà ancora fedeli e millenarie, sacre tradizioni. Tale processo, come si sa, in Asia è in pieno sviluppo. Evola).

“La casta prevalente sarà quella dei servi”.

(epoca proletario-socialista: comunismo Evola). [In realtà, la fase del comunismo, oltretutto irrealizzato e irrealizzabile, è oramai superata da un disfacimento esistenziale collettivo e la casta prevalente, se si intende come dominante, è quella plutocratica. Se si intende come prevalenza numerica nel mondo, allora possiamo dire che non prevale il proletariato, quanto, una plebaglia umana informe, povera o ricca che sia. N.d.A.]

“Coloro che posseggono diserteranno agricoltura e commercio e trarranno da vivere facendo servi o esercitando professioni meccaniche”

(proletarizzazione e industrializzazione. Evola).

“I capi invece di proteggere i loro sudditi, li spoglieranno e sotto pretesti fiscali ruberanno le proprietà alla casta dei mercanti”

(crisi della proprietà privata e del capitalismo, statizzazione comunista della società. Evola).

[Anche qui l’analisi storica di Evola, pecca di anticomunismo a prescindere, perché non è la statizzazione comunista della società che ha finito per affermarsi, ma un sistema mondialista controllato da poche stirpi di famiglie dell’Alta finanza e del resto non poteva essere che così in quanto, alla cosiddetta casta proletaria, mancano i “mezzi” intellettuali e materiali per gestire il potere mondiale. Quindi abbiamo ai vertici del potere mondiale, sempre dei paria, ma sortiti dal mondo della speculazione].

“La sanità (interiore) e la legge (conforme alla propria natura) diminuiranno di giorno in giorno finché il mondo sarà completamente pervertito. Solo gli averi conferiranno il rango. Solo movente della devozione sarà la preoccupazione per la salute fisica, solo legame fra i sessi sarà il piacere, sola via al successo nelle competizioni sarà la frode. La terra sarà venerata solo per i suoi tesori minerali”

(industrializzazione ad oltranza, morte della religione della terra. Evola). [Niente di più vero N.d.A.].

“Le vesti sacerdotali terranno il luogo della dignità del sacerdote. La debolezza sarà la sola causa dell’obbedire

(fine degli antichi rapporti di lealismo e di onore. Evola).

[Vediamo benissimo come oggi ogni rapporto umano, di lavoro, di servizio, ecc., è regolato esclusivamente da una mercede. N.d.A.]

“La razza sarà incapace di produrre nascite divine.

Deviati da miscredenti, gli uomini si chiederanno insolentemente: “Che autorità hanno i testi tradizionali? Che sono questi Dei, che è la casta detentrice dell’autorità spirituale? (Brahmana)”.

“Il rispetto per le caste, per l’ordine sociale e per le istituzioni (tradizionali) verrà meno nell’età oscura. I matrimoni in questa età cesseranno di essere un rito e le norme connettenti un discepolo ad un maestro spirituale non avranno più forza. Si penserà che chiunque per qualunque via possa raggiungere lo stato di rigenerati (è il livello democratizzante delle pretese moderne della spiritualità. Evola)

e gli atti di devozione che potranno ancora esser eseguiti non produrranno più alcun risultato. Ogni ordine di vita sarà uguale promiscuamente per tutti”

(conformismo, standardizzazione. Evola).

“Colui che distribuirà più danaro sarà signore degli uomini e la discendenza familiare cesserà di essere un titolo di preminenza”

(superamento della nobiltà tradizionale. Evola).

“Gli uomini concentreranno i loro interessi sull’acquisizione, anche se disonesta, della ricchezza. Ogni specie di uomo si immaginerà di essere pari ad un brahmana” . (pretese prevaricatrici della libera cultura accademica; arroganza dell’ignoranza. Evola).

“La gente quanto mai avrà terrore della morte e paventerà l’indigenza: solo per questo conserverà forma (un’apparenza) di culto.

Le donne non seguiranno il volere dei mariti o dei genitori. Saranno egoiste, abiette, discentrate e mentitrici e sarà a dei dissoluti che si attaccheranno.

Esse diventeranno semplici oggetti di soddisfacimento sessuale”.

E concludeva Evola: "Se l’attualità di tale profezia del Vishnu-purana ha tratti difficilmente contestabili, per il significato complessivo di esso bisognerebbe aver un senso del punto di riferimento, ossia di ciò che sarebbero state le origini, lo stato da cui via via l’umanità sarebbe decaduta .Ma che significato oggi potrebbero avere, per i più, termini come “età dell’essere” e “età dell’oro”? Purtroppo si ridurranno a semplici, vuote reminiscenze mitologico-letterarie.

Nel testo in questione varrebbe la pena di notare due motivi ulteriori che mitigano alquanto le tetre prospettive dell’età oscura. Vi accenneremo soltanto.

Il primo è l’idea che chi, essendo nato nel Kali-yuga, malgrado tutto sa riconoscere i veri valori e la vera legge, raccoglierà frutti sovrannaturali difficilmente raggiungibili in tempi più facili. “Pessimismo eroico” direbbe un Nietzsche e questa idea non è estranea allo stesso cristianesimo.

Il secondo punto è che lo stesso Kali-yuga, per rientrare in uno sviluppo ciclico cosmico più vasto, avrà esso stesso una fine. Per via di un fatto non semplicemente umano si produrrà un mutamento generale. Ne seguirà una specie di rigenerazione, un nuovo principio.

Speriamo che sia così e soprattutto che, prima, non si debba giungere proprio sino in fondo alla china, con le delizie che “l’era atomica” ci riserva".

E qui terminiamo il nostro riassunto da Julius Evola.

Ora è indubbio che se i caratteri indiscutibili dell’età oscura sono facilmente individuabili attorno a noi, si “sentono” e si “avvertono” a senso, anche se bisognerebbe vedere a quale grado di degenerazioni ci troviamo, molto più difficile è stabilire inizio e fine di queste quattro “età” dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro.

Varie scuole Tradizionali si sono interessate a questo problema. Alcune sostengono che non è possibile stabilire, neppure approssimativamente, inizio e fine di ogni “età”, così come non è possibile individuare inizio e fine dei cicli cosmici.

Altre scuole invece ritengono che sia possibile, sia pure con una certa approssimazione individuare queste date.

In entrambi i casi varie e diverse considerazioni si fanno poi per stabilire se ci sono, e in questo caso se sia anche possibile determinarle, oppure se non sia possibile stabilire queste analogie tra il tempo lineare, cronologico, e quello ciclico che caratterizza invece i cicli cosmici.

A mio avviso è forse la prima scuola, quella della indeterminatezza, che mi sembra più realistica, ma io non sono di certo un profondo conoscitore di questa materia ed in ogni caso, se così fosse, il discorso sarebbe chiuso, cerco invece di riassumere quello che asserisce la seconda scuola, quella “determinista” (alquanto diffusa in Francia tra una parte di coloro che si rifanno al pensiero di Renè Guenon) che consente di individuare, approssimativamente, verso il terzo decennio del 2000 (circa il 2030) la fine dell’età oscura o kali yuga e quindi di una intera manifestazione delle quattro età all’interno di un ciclo cosmico.

IL KALPA

Cominciamo con il dire che la Manifestazione cosmica, di cui anche noi facciamo parte e di cui la nostra esperienza sensibile e intellettiva ci consente di viverne e di osservarne tutti i fenomeni del mondo sensibile, regolato da leggi fisiche e biologiche e dalle leggi dello spazio e del tempo, occorre immaginarla come la corona di un rosario, una manifestazione completa o Kalpa, composto da 14 palline, ognuna delle quali chiameremo Manvantara, le quali ultime, a loro volta si compongono di quattro età dell’umanità. E così via.

E’ bene premettere che tra un Manvantara ed il successivo, come con il precedente, vi è uno iato, che non consente, con i mezzi della scienza e ricerca profana, di conservarne il ricordo o la possibilità di individuarne “residui” storici di alcun genere. Anzi sembrerebbe che il passaggio da un Manvantara ad un altro sia caratterizzato da un evento traumatico, di proporzioni apocalittiche, come potrebbe per esempio esserlo lo spostamento dell’asse terreste con tutto quello che questo fenomeno comporta.

Ricordando che tempo rettilineo e tempo ciclico non sono la stessa cosa, vediamo, nonostante questo, di quantificare tutta la manifestazione di un Kalpa, tralasciando di riportare analogie e simbologie, miti e leggende che consentono di individuarlo compiutamente.

Un Kalpa avrebbe la durata cronologica di 910.000 anni durante la quale, al suo interno, si realizzano 14 Manvantara di 64.800 anni ciascuno.

In generale si ritiene, anche in base a certe tradizioni, simbologie, miti e sapienza antica, che noi contemporanei dovremmo essere alla fine del settimo Manvantara, ovvero saremmo alla metà del Kalpa.

Più nello specifico, come abbiamo visto, Evola ha interpretato il mito di Esiodo e le tradizioni Indù, per i quali noi ci troveremmo, più o meno a metà dell’età oscura, mentre secondo la scuola determinista francese saremmo alla fine di quest’ultima (kali yuga) delle quattro età del nostro Manvantara. Le due diverse valutazioni temporali però potrebbero anche coincidere se pensiamo che quelle sapienze si riferivano a situazioni di tempo e di spazio di molti anni addietro.

Andando avanti con la scuola determinista quindi, si ritiene che l’inizio di questo Kalpa (quando ovviamente iniziò il primo Manvantara) sia avvenuto, computando con il tempo cronologico, nel 453.000 A.C., in modo che, di conseguenza, dopo altri sette Manvantara si avrebbe un ciclo cosmico completo di 910.000, ovvero tra 455.000 anni.

Prendiamo ora il nostro Manvantara, quello che ci riguarda. Come detto dovrebbe avere una durata cronologica di 64.800 anni, nella quale si manifestano le sue quattro età, nella proporzione 4 + 3 + 2 + 1, per cui potremmo dire che la prima età, quella dell’oro avrebbe una durata di 25.920 anni, la seconda età, quella dell’argento 19.440 anni, la terza età quella del bronzo altri 12.960 anni ed infine la nostra, l’ultima, quella del ferro, o età oscura, 6.480 anni.

Evola considera anche, all’interno dell’età oscura la possibilità di un raddrizzamento, forse sia pure temporalmente limitato, per così dire “eroico”, che ristabilirebbe almeno i valori e i parametri esistenziali tipici della manifestazione trascendentale. Ma questo è un altro discorso che sconfina anche con aspetti politici.

Il Manvatara dunque, è composto da quattro età, tutte a loro volta caratterizzate da una “caduta” progressiva dell’uomo sempre più verso una condizione “umana” dove anche tutta la natura che lo circonda va a perdere la sua componente “magica”, come se certe “forze” spirituali si siano ritirate del tutto.

Con queste proporzioni, e premettendo che nello spazio (regioni geografiche della terra), i processi di decadenza possono avere sensibili diversità temporali e caratteriali, possiamo dire che il nostro Manvatara (il settimo del Kalpa) ebbe inizio 63.000 anni A.C. datazione che caratterizzava quindi:

l’età dell’oro o krita yuga. E’ l’età che indica la “civiltà solare” dove, nonostante una certa perdita della “natura divina” e la comparsa della dualità umana (mito di Adamo – Eva e cacciata dall’Eden), questa è armoniosa. E’ caratterizzata anche dall’inizio della grande Glaciazione. Dovrebbe avere avuto termine, dopo una durata complessiva di circa 25.920 anni, nel 37.000 A.C. Si scende quindi:

nell’ età dell’argento o treta yuga, che avrebbe avuto inizio nel 37.000 A.C. appunto, e dopo una durata complessiva di 19.440 anni, dovrebbe aver avuto termine nel 17.500 A.C.

Questa seconda età dovrebbe essere stata caratterizzata da una totale perdita dello “stato divino” per natura, per il quale si determina anche la necessità della “scoperta” di arti e mestieri per far fronte agli elementi della natura, sopperendovi con i “lavori”. Società di tipo lunare (sacerdotale) Un riferimento preistorico può genericamente riferirsi al periodo Masteriano ed Aurinacciano, mentre un riferimento biblico è forse il diluvio universale ed uno leggendario potrebbe essere il mito di Atlantide. Arriviamo ora:

all’età del bronzo o dvpara yuga, che dovrebbe essere iniziata nel 17.500 A.C. circa e dopo una durata di complessiva di 12.960 anni circa, avrebbe avuto termine nel 4.500 A.C. circa, Questa età è caratterizzata da una evidente corruzione del genere umano e dalla diffusione di arti e mestieri. Riferimento preistorico Sulutreano e Magdaleniano. Fine del periodo glaciale. Leggende dei Titani e perdita della Tradizione Unica. Riferimento biblico: torre di Babele.

Finiamo quindi con:
l’età del ferro o kali yuga (età oscura). Come precedentemente indicato inizierebbe nel 4.450 A. C. e dopo una durata complessiva di 6.480 anni andrebbe a terminare nel 2.030 D.C., praticamente tra circa 18 anni. L’età oscura è caratterizzata da tutte le manifestazioni degenerative dell’uomo e della società precedentemente descritte. Alla perdita dei valori e del rapporto spirituale con la dimensione divina, vi possiamo però anche aggiungere, una accellerazione del ciclo verso la sua parte finale ed una inversione, come allo specchio, della simbologia tradizionale.

Miti, leggende, favole? In parte, ma non del tutto, perchè molte cose stanno a indicare che le cose stanno proprio così.

Maurizio Barozzi

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Articoli collegati:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/06/26/spiritualita-laica-o-della-natura-e-ritorno-alleta-delloro/

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Vivisezione: gli ultimi fuochi di un paradigma morente … che esercita ancora il suo dominio monopolizzando l’informazione..

Lunario Paolo D'Arpini 16 marzo 2012

Risposta al direttore dell’Istituto Mario Negri, prof. SILVIO GARATTINI

Alcuni dati statistici
92 per cento Sono i farmaci che risultano innocui sugli animali e vengono poi scartati durante le prove cliniche sul’uomo (dato di “Pubmed”, Inghilterra)
5-25 per cento E’, secondo Ralph Heywood, ex direttore del centro di ricerca inglese Huntington Life Sciences, la coincidenza tra la reazione dell’animale e quella dell’uomo
82 per cento E’ la quota dei medici inglesi preoccupati per i danni prodotti dalla sperimentazione su animali (Studio di Tns Healthcare)
60 per cento E’ di quanto differiscono le risposte dei test fatti sui topi in laboratorio da quelle fornite dai ratti, loro stretti parenti
4° posto è la posizione delle malattie iatrogene (cioè provocate dai farmaci) nella classifica delle cause di morte dei paesi industrializzati.

Premessa:
Nel luglio del 2007 il NRC (Consiglio Nazionale delle Ricerche USA) presentò un Rapporto di aggiornamento sulla tossicologia, richiesto dall’EPA (agenzia per l’ambiente) intitolato “Tossicologia del XXI secolo: una visione e una strategia”. In esso veniva annunciata una Rivoluzione, all’epoca già iniziata: le valutazioni di tossicità (che coprono il 75% dei test su animali effettuati nel mondo) avrebbero abbandonato il “modello animale”, da tempo contestato in quanto inaffidabile e privo di predittività per la specie umana (vari articoli in merito a ciò erano già stati pubblicati su Nature, BMJ, New Scientist, Scientific American, Spere, Biologi italiani, the Scientist, ecc.) per fare ricorso al grande potenziale di una moderna ricerca, perlopiù in vitro e su cellule umane, ispirata alle straordinarie nuove conquiste della scienza (specie nella genetica e nella biologia).Tale rivoluzione, secondo il Rapporto, costituisce “un avvenimento epocale, di quelli che danno un nuovo corso alla storia della scienza, come è avvenuto con la scoperta della penicillina, quella del DNA, con la nascita del primo computer… “

Il Comitato Scientifico EQUIVITA dette massimo risalto alla notizia. Jeremy Rifkin pubblicò un articolo su l’Espresso (15.11.07) dal titolo “La grande notizia scientifica dell’anno 2007 di cui non avete mai sentito parlare” in cui egli osservava: “Da anni leghe anti-vivisezione e associazioni animaliste sostengono questa tesi e da anni esse vengono schernite da enti scientifici, associazioni mediche e lobby industriali che le accusano di essere contro il progresso e di tenere più agli animali che alle persone. Ora però è l’establishment scientifico a essere arrivato alle stesse conclusioni. Le prove di tossicità eseguite sugli animali sono da considerarsi scienza di cattiva qualità.”

Cosa è successo da allora:
Negli USA: le indicazione del CNR sono state ampiamente applicate da tutti gli organi di ricerca statale: un piano quinquennale di tossicologia cellulare è stato subito sottoscritto nel corso di un’assemblea della AAAS, Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza, da tutte le maggiori agenzie di controllo statali (FDA, EPA, NIEHS, ecc.), per la valutazione di numerose decine di migliaia di sostanze chimiche che minacciano la salute dei cittadini americani e di cui nessuna valutazione critica era mai stata fatta. Sul progetto, ancora in corso, si legge un interessante aggiornamento in un articolo del Scientific American del 13.10.11. (http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=robot-allows-high-speed-chemical-testing).
Nella UE: nel 2007 viene varato il regolamento REACH, anch’esso per la valutazione di tossicità delle nuove sostanze da introdurre nell’ambiente. Ma il progetto REACH, che inizia con lo studio di 30.000 sostanze già presenti, prevede l’obbligo dei test su animali (con le poche eccezioni dei rari metodi approvati dall’ECVAM) e fallisce dunque in partenza nel suo presunto intento di tutelare la salute e l’ambiente.
Nel 2010 viene votata la nuova direttiva sulla sperimentazione animale, che non solo non muove alcun passo verso i nuovi metodi, ma rende l’uso del modello animale ancora più stringente di prima.

Cosa succede oggi:
L’appello che viene dal mondo della scienza (ed è sempre più diffuso) ribadisce che il “modello animale” non ha valore scientifico (ogni specie animale può essere modello soltanto di se stessa) e che di conseguenza la sperimentazione animale rappresenta:
· un pericolo per la salute umana e per l’ambiente,
· un freno allo sviluppo dei nuovi metodi di ricerca biomedica fondati sulle straordinarie acquisizioni scientifiche del nostro tempo,
· un ostacolo alla possibilità di attingere a risposte ben più affidabili, esaurienti, veloci ed economiche, forniteci dalle nuove tecnologie pertinenti per l’uomo.
- uno spreco inaccettabile di risorse: qualsiasi cosa venga verificata studiando una cavia dovrà essere di nuovo verificata studiando l’essere umano.

Risposta al Prof. Silvio Garattini per quanto riguarda lo studio dei primati:
· Nelle analisi comportamentali le informazioni ottenute con le ricerche di etologia, fatte nell’ambiente naturale in cui vivono i primati, forniscono risposte assai migliori di quelle che si ottengono nell’ambiente artificiale del laboratorio.
· Le analisi delle cellule (neuroni) attraverso metodiche invasive forniscono risposte assai meno complete di quelle che si ottengono con metodiche del tutto non-invasive di nuova generazione. Queste ultime hanno inoltre il grande vantaggio di poter essere effettuate direttamente sull’uomo (ad esempio con il neuroimaging funzionale, la magnetoencefalografia, la risonanza magnetica funzionale, ecc.)
· La sperimentazione sulle scimmie si è rivelata fallimentare anche per la ricerca
farmacologica. Infatti, dei circa 100 vaccini elaborati per curare la malattia delle scimmie simile all’Aids, non uno solo ha potuto essere applicato all’uomo, nonostante gli effetti riscontrati sulle scimmie. L’indice di successo è stato uguale a zero: un risultato che in nessun altro campo della scienza sarebbe tollerato, specie se si considera che queste ricerche comportano investimenti di molti milioni di dollari (senza contabilizzare l’investimento in sofferenza).

Va anche ricordata l’eterna lotta ai tumori e la sconfitta nella guerra alle “malattie del secolo”. Ci limitiamo ad alcune citazioni:
· “Il tumore che insorge spontaneamente nell’uomo nulla ha a che vedere con il tumore indotto artificialmente nel topo” (”Un male curabile”, prof.Umberto Veronesi)
· “Ogni specie può essere modello soltanto di se stessa. Investire ancora in un metodo di ricerca fallace, non predittivo per noi, e definito ‘cattiva scienza’ in organi ufficiali (vedi la rivista Nature,10/11/05) significa sprecare risorse incalcolabili”. (prof.Gianni Tamino, presidente del Comitato Scientifico Equivita)
· “Ogni anno le industrie farmaceutiche sprecano migliaia di milioni di dollari usando come modelli i roditori nella ricerca oncologica” (prof.Robert Weinberg di MIT)
· “Se considerate i milioni e milioni di topi che siamo riusciti a curare e poi li confrontate con ciò che siamo riusciti, o meglio non siamo riusciti a fare nella cura delle metastasi umane, vi renderete conto che in quei modelli qualcosa è sbagliato” (“Perchè stiamo perdendo la guerra contro il cancro”, Fortune 2004).

Infine:
L’86% dei cittadini europei (in un sondaggio del 2006 della Commissione europea) così come lo stesso 86% dei cittadini italiani, (secondo un’indagine Eurispes), che hanno detto essere contrari alla sperimentazione animale, chiedono che venga rispettato l’art.13 del trattato di Lisbona, che sancisce il rispetto degli animali quali esseri senzienti.
Con le manifestazioni indette a Greenhill e a Correzzana contro l’importazione e l’allevamento degli animali da laboratorio, i cittadini italiani intendono esprimere un dissenso che va ben oltre tali attività commerciali.

I cittadini italiani ed europei sono contrari alla sperimentazione animale e useranno ogni metodo pacifico e lecito per accelerare l’abolizione, ormai da tutti attesa e frequentemente annunciata, della fuorviante e crudele pratica di sperimentazione animale, o vivisezione (1).

(1): Per quanto riguarda la parola “vivisezione”, in tutti i dizionari italiani vivisezione e sperimentazione animale vengono considerati sinonimi.
Enciclopedia americana: Vivisection: “il termine si applica d ogni tipo di sperimentazione sugli animali, che questi vengano sezionati o no”.
Webster dictionary: “ogni forma di sperimentazione animale, specialmente se provoca sofferenze al soggetto”.

Per informazioni:

Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel. + 39. 06.3220720, + 39. 335.8444949
E-mail: equivita@equivita.it <equivita@equivita.it >
Sito internet: www.equivita.it

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