Benjamin Netanyahu aveva bisogno di fare la guerra a Gaza per restare al potere ed evitare la galera per corruzione

Dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu arrivò al parlamento israeliano, il partito fascista Jewish Power scatenava pogrom anti-palestinesi, dandogli il pretesto per attaccare Gaza. Il giorno dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, che pose fine a 11 giorni di bombardamenti che provocarono la morte di 250 palestinesi, 10 israeliani e tre lavoratori asiatici, i commentatori israeliani accusavano il primo ministro Benjamin Netanyahu di lanciare la guerra a proprio vantaggio personale.

Gli esperti notavano che l’assalto polverizzante di Israele alla Striscia di Gaza iniziò dopo che il leader del maggiore partito in parlamento aveva ricevuto il mandato di formare un nuovo governo, che avrebbe posto fine alla carriera di Netanyahu a premier e lo avrebbe privato del immunità di cui ha bisogno per evitare il carcere, se alla fine viene condannato per le accuse di corruzione per cui è attualmente sotto processo. Per tutto il tempo, Netanyahu ebbe gli strumenti di cui aveva bisogno per scatenare la guerra che avrebbe preservato il controllo sul governo. Nella settimana che portava alle atroci ostilità delle ultime due settimane, scoppiava un intenso conflitto tra palestinesi ed ebrei nella Gerusalemme est occupata in due località: il quartiere di Shayq Jarah, dove famiglie palestinesi vengono sfrattate da case, per essere sostituite dai coloni ebrei, e sul Noble Sanctuary, la spianata dei luoghi santi islamici nel cuore della Città Vecchia. In entrambi i casi, i gruppi ebraici che acuivano le tensioni nella guerra erano partner politici di Netanyahu appena eletto in parlamento per la prima volta in trentatré anni: i kahanisti, il movimento politico più razzista e letale d’Israele, responsabile dell’omicidio di oltre cinquanta palestinesi in attentati terroristici negli ultimi cinquant’anni.

Quando le tensioni etniche raggiunsero il punto di ebollizione, i capi kahanisti alimentarono la furia dei suprematisti ebrei nel Paese, spingendoli a sfogare la rabbia contro i cittadini palestinesi d’Israele, che ora protestavano contro le espulsioni a Gerusalemme est. Il 13 maggio, poche ore dopo che feroci folle di estremisti ebrei avevano assaltato le città arabo-ebraiche in Israele, innescando le peggiori rivolte razziali nella storia israeliana, il commissario di polizia Kobi Shabtai avvertiva Netanyahu che Itamar Ben Gvir, il capo del partito kahanista Jewish Power che aveva appena fatto eleggere in parlamento, “provocava un’intifada ebraica “.

Il colono panzone dal video virale celebra la strage terroristica
Le ingiustizie ed assurdità regolarmente inflitte ai residenti palestinesi di Shayq Jarah furono brevemente riprese da un video diventato virale a maggio. Mostrò lo scambio tra una palestinese e un colono israeliano nato negli Stati Uniti che occupava abusivamente la casa della sua famiglia negli ultimi dieci anni col pieno sostegno delle autorità israeliane. Il colono, Yaakov Fauci, 41 anni, può essere sentito dall’altra parte del cortile negare qualsiasi crimine. “Perché mi urli? Non l’ho fatto io”, esclamava. Quando la residente palestinese, Muna al-Qurd, rispose gridando: “Mi stai rubando la casa!” Fauci risposto timidamente: “Se non la rubo io, la ruberà qualcun altro”. In una successiva intervista con Vice News chiaramente volta ad edulcorare la situazione, Fauci definiva placido l’espropriazione dei palestinesi come “male necessario”. Ma Fauci non è ingenuo, e la sua occupazione della casa degli al-Qurd non è casuale; Fauci è un fermo sostenitore dei kahanisti da decenni e partecipa al movimento messianico che mira apertamente a trasformare Israele in una teocrazia ebraica dopo aver ripulito etnicamente la popolazione palestinese. Il governo israeliano e il dipartimento di Stato degli Stati Uniti designarono i gruppi kahanisti come organizzazioni terroristiche un quarto di secolo fa, dopo che uno degli ex-candidati parlamentari del movimento, Baruch Goldstein, commise la peggiore strage mai compiuta da un civile israeliano, massacrando ventinove uomini e ragazzi che pregano nella moschea Ibrahimi di Hebron nel 1994. Dopo che un altro sostenitore dei kahanisti uccise quattro cittadini palestinesi di Israele (due cristiani e due musulmani) nella città di Shefa Amr nel 2005, Fauci e altri due kahanisti nordamericani si recarono sulla scena nel primo mese dal massacro, attaccando manifesti in onore dell’assassino per la città. Il poster mostrava una fotografia dell’assassino, Eden Natan-Zada, in posa con un libro scritto dalla figura messianica che fondò il movimento, l’arcirazzista rabbino nordamericano-israeliano Meir Kahane. Era accompagnato da un versetto dei Salmi 58:11: “Il giusto si rallegrerà quando vedrà la vendetta; si laverà i piedi nel sangue degli empi”.

Fauci e gli altri furono arrestati dalla polizia e accusati di incitamento alla ribellione. Tre anni dopo, tuttavia, un giudice israeliano fece cadere le accuse, decretando che le loro azioni erano protette in Israele dalla libertà di espressione, aggiungendo: “Non siamo un Paese del terzo mondo”. I notiziari e i post sui social media di Fauci mostrano che il suo fervido sostegno al movimento kahanista non è diminuito negli anni. Una foto vecchia di dieci anni di Fauci lo mostra in piedi accanto a un sorridente Itamar Ben Gvir, ora capo del partito Jewish Power, e indossa una maglietta che chiede il rilascio di Yigal Amir, l’israeliano che fu ispirato dal movimento Kahane nell’assassinare il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin nel 1995, perché aveva firmato un provvisorio accordo di pace coi palestinesi. Finora, Fauci, indicato dai suoi amici come il rabbino Kalashnikover, porta un adesivo col famigerato slogan kahanista “Khane aveva ragione ” sul frigorifero nella casa di Shayq Jarah che occupa. Non sorprende che i post su facebook di Fauci mostrino che sosteneva le liste kahaniste nelle ultime elezioni israeliane, sia a livello nazionale che municipale. Arieh King e Yonatan Yosef, consiglieri comunali kahanisti di Gerusalemme, membri chiave della coalizione di governo del sindaco, guidarono per anni gli sforzi dei coloni per allontanare i palestinesi da Shayq Jarah. Yosef appare in un altro video virale delle ultime settimane, spiegando con sicurezza che mira a rendere non solo Shayq Jarah, ma tutta Gerusalemme senza ebrei, una politica sostenuta dal rabbino Kahane quando era nel parlamento israeliano a metà degli anni ’80: “Prendiamo casa dopo casa. Tutta questa zona sarà un quartiere ebraico. Non abbiamo finito il lavoro. Andiamo nel prossimo quartiere. E dopo, andremo oltre”. Due decenni fa, Yosef fu arrestato nel seminario religioso kahanista di Gerusalemme, dove allora risiedeva, col sospetto che accumulasse fucili automatici e munizioni e che pensasse di usarli per commettere attentati contro i palestinesi. Yosef, nipote di un ex-rabbino capo di Israele e dell’attuale rabbino capo, è riuscito a evitare una lunga pena detentiva dopo che un ministro del governo israeliano l’avvertì dei piani per arrestarlo, con una finestra temporale abbastanza lunga da poter disporre di qualsiasi prova incriminante.

Nel luglio 2014, il vicepresidente di Yosef, Arieh King, incitò la folla di ebrei religiosi a mutilare e uccidere i palestinesi, usando il gergo religioso per incitare al razzismo omicida. Ore dopo, un gruppo di ebrei religiosi rapì l’adolescente palestinese Muhamad Abu Quday davanti casa nel quartiere di Shuafat, Gerusalemme est, gli fecero ingoiare un liquido infiammabile e lo bruciarono vivo. Il raccapricciante omicidio portò le tensioni al punto di ebollizione e contribuì a innescare un’escalation militare di 51 giorni tra le fazioni armate e militari israeliani a Gaza. In risposta a una domanda di The Grayzone, King affermò di non avere alcun legame col movimento Kahane. Tuttavia, ammise di aver tenuto un discorso in occasione di una commemorazione di Kahane. King affermò che le sue ripetute chiamate a compiere gli atti di Phineas non equivalgono a nient’altro che invitare gli ebrei a visitare Gerusalemme; non spiegò come la semplice visita a Gerusalemme fosse paragonabile all’atto di Fineas a cui si riferiva: affondare laa lancia nel pene di un uomo israelita e di una donna non israelita mentre erano nel bel mezzo di un rapporto sessuale, uccidendoli entrambi.

Il moderno movimento templare ebraico non cerca di pregare ad al.Aqsa, ma di distruggerlo
Dopo settimane di restrizioni contro il movimento palestinese nella Città Vecchia di Gerusalemme in coincidenza col mese sacro del Ramadan, le tensioni infine raggiunsero il punto di ebollizione. Durante la festa musulmana di Laylat al-Qadr il 9 maggio, le famiglie palestinesi che celebravano a Gerusalemme furono con violenza disperse dalla Porta di Damasco all’ingresso della Città Vecchia. Il giorno seguente vi era la moderna festa israeliana del giorno di Gerusalemme, che commemorava la conquista israeliana della metà orientale della città nella Guerra dei sei giorni del 1967. Per anni, migliaia di coloni della Cisgiordania ed ebrei religiosi nazionalisti da Israele segnarono la giornata marciando nei quartieri palestinesi e gridando slogan razzisti, tra cui “Morte agli arabi!” Indignati per le continue provocazioni, i palestinesi si riunirono il giorno seguente al Noble Sanctuary, complesso di Haram al-Sharif, nel cuore della città vecchia, per riaffermare la pretesa sul luogo sacro. La polizia israeliana non permise agli ultranazionalisti ebrei di entrare nel complesso come inizialmente previsto, ma l’assaltarono assieme alla moschea di al-Aqsa, usando granate assordanti per allontanare i fedeli, ferendone oltre duecento. La profanazione del terzo luogo più sacro del mondo musulmano non poteva restare senza risposta. Il giorno dopo, Hamas rispose alla provocazione lanciando oltre un centinaio di razzi contro Israele. Da lì, Israele reagì con i suoi missili, e nei giorni seguenti, la devastazione di Gaza crebbe iu proporzioni spaventose. Ma la cronologia suggerisce chiaramente che lo spargimento di sangue iniziò dopo che le forze israeliane attaccarono i santuari musulmani, mentre nella sottostante piazza del Muro Occidentale, migliaia di ebrei religiosi che aspirano a demolire i santuari e a costruire un tempio ebraico sulle loro rovine ballavano e cantavano canzoni che invocavano l’omicidio dei palestinesi.

Secondo la narrativa israeliana, tuttavia, i timori dei musulmani sulle intenzioni dei gruppi ebraici sull’Haram al-Sharif sono esagerati. Dal loro punto di vista, il Waqf islamico è paranoico sulle visite al sito degli ebrei religiosi che desiderano solo sperimentare la vicinanza al sito dei loro ex-templi, distrutti migliaia di anni fa, e alla Pietra di fondazione che ritengono l’epicentro del pianeta, se non dell’universo. E allora, della moltitudine di gruppi ebraici la cui agenda è incentrata sul cambiamento dello status del sito, trasformandolo da luogo sacro musulmano a luogo ebraico? Tali gruppi sono assai seri sul desiderio di costruire un tempio ebraico al posto della Cupola della Roccia e della Cupola della Catena, e sono sempre più attivi negli ultimi anni. Gli esperti israeliani minimizzavano il pericolo rappresentato da tali gruppi, sostenendo che sono una minoranza inefficace e politicamente emarginata che abbaiano e non mordono. Il licenziamento degli attivisti che si battono per un tempio ebraico sull’Haram a-Sharif sarebbe più convincente, tuttavia, se i capi di tale moderno movimento templare ebraico, rispettivamente il suo massimo avvocato, architetto visionario e capo rabbino, non fossero proprio le stesse persone che hanno già scontato una pena detentiva per i tentativi d’impadronirsi del luogo sacro con la forza.

Baruch Ben Yosef, avvocato di spicco dei Templari e sospettato di omicidio
Nel 1980, il capo della Jewish Defense League Baruch Ben Yosef complottò col suo mentore, l’arcirazzista rabbi Meir Kahane, per far saltare in aria la Cupola della Roccia usando un lanciarazzi LAW. I due furono arrestati prima che potessero mettere in pratica il piano e imprigionati senza accuse per sei mesi. Fu la prima volta che il protocollo antiterrorismo draconiano noto come detenzione amministrativa veniva usato contro ebrei dalla nascita dello Stato. Ben Yosef trascorse la metà degli anni ’80 negli Stati Uniti, dove nacque. Secondo l’FBI, uccise due cittadini statunitensi in quel periodo. Quando il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti iniziò a indagare, Ben Yosef fuggì in Israele e riprese la sua campagna per conquistare l’Haram al-Sharif. Nel 1993, Ben Yosef fondaò il Monte del Tempio Yeshiva; le sue attività consistevano nel portare gruppi di studenti all’Haram a-Sharif e tenere lezioni religiose in loco. Come spiegò al Jerusalem Post, la scelta del luogo non fu né casuale né accidentale. “Abbiamo versi nella Torah che dicono che ogni posto in cui mettiamo i piedi è nostro”, disse Ben Yosef. “Camminare costituisce una conquista”. Le forze di sicurezza israeliane arrestarono di nuovo Ben Yosef nel dicembre di quell’anno, insieme a molti suoi studenti e altri seguaci di Meir Kahane, quando emerse che contrabbandavano armi nel Paese e complottando per usarle attaccando i palestinesi. Dopo aver conseguito una laurea in legge alla Bar Ilan University insieme all’assassino del primo ministro Yitzhak Rabin Yigal Amir, che in seguito rappresentò in tribunale, negli anni ’90 Ben Yosef sfidò continuamente il governo israeliano presso la Corte Suprema, chiedendo che ai templari fosse permesso di pregare e sgozzare un capra ad Haram al-Sharif, per rinnovare il sacrificio pasquale. Al tempo, l’Alta Corte accettò la posizione dei governi laburista e del Likud, secondo cui consentire tali cerimonie costituirebbe una provocazione incredibile e va impedita al fine di mantenere l’ordine pubblico.

Dinanzi ai giudici, Ben Yosef sostenne che vietare la preghiera e i rituali ebraici nel sito costituiva discriminazione religiosa, violazione dei diritti civili dei suoi clienti. Ma fuori dall’aula, Ben Yosef non fu timido sulla sua agenda apocalittica. “Pensa a cosa affrontiamo quando scarichiamo quegli arabi dal Monte del Tempio. Siamo di fronte a una jihad coll’intero mondo musulmano”, disse Ben Yosef nel 1993. “Sono disposto a farlo, perché so che questo è ciò che Dio vuole”. Per i successivi due decenni, Ben Yosef continuò a guidare i templari ebrei come presidente del TNU’AH L’KINUN HaMIKDASH, Movimento per preparare il tempio. Oggi fa ancora visite regolari all’Haram al-Sharif e provvede la difesa giudiziaria cruciale a una nuova generazione di giovani piantagrane templari.

Yehuda Etsion, pianificatore visionario divenuto terrorista templare
Mentre Ben Yosef e altri seguaci nordamericani di Meir Kahane attaccavano i palestinesi e tramavano per far saltare in aria la Cupola della Roccia, un gruppo di nativi israeliani, figli di alcune delle famiglie più importanti del movimento degli insediamenti, iniziò una campagna di assassini nella Cisgiordania occupata. In una serie coordinata di autobombe, membri metropolitani ebraici mutilarono il sindaco di Nablus Basam Shaqa e il sindaco di Ramallah Qarim Qalaf; una terza bomba fu scoperta prima che potesse mutilare il sindaco di al-Birah, un’altra città della Cisgiordania. Più tardi, i membri del gruppo attaccarono un campus universitario a Hebron, lanciando una granata nell’edificio e sparando agli studenti con una mitragliatrice, uccidendo tre persone e ferendone trentatré. Un altro attacco programmato del gruppo, fermato appena in tempo, avrebbe causato morti in cinque autobus carichi di fedeli palestinesi di ritorno dalle preghiere natalizie alla moschea di al-Aqsa. Sulla scia del tentato massacro, gli interrogatori dello Shin Bet scoprirono il complotto più oltraggioso del gruppo: un piano per piazzare bombe intorno a Cupola della Roccia e farla crollare. L’uomo che l’ideò e raccolse gli esplosivi fu uno dei fondatori dell’insediamento di Ofra: Yehuda Etsion. Nonostante i crimini, o forse a causa di esse, Etsion e il resto della rete clandestina ebraica ebbero deciso sostegno dal movimento degli insediamenti. L’allora primo ministro Yitzhak Shamir votò il disegno di legge che avrebbe scagionato gli stragisti Alla fine, furono condannati a pene detentive brevi, che furono abbreviate per ordine degli allora presidenti israeliani Ezer Weizman e Chaim Herzog. Etsion non espresse mai rammarico e non appena fu liberato, tornò alla sua passione, chiedere agli ebrei di giudaificare l’Haram al-Sharif.
Oggi Etsion lavora con un architetto israeliano accreditato, delineando la grande visione dei templari per il sacro monte, la città di Gerusalemme, Israele e i territori altrove. Secondo il piano generale di Etsion, non solo le cupole sacre saranno demolite e i residenti musulmani sfrattati dalla Città Vecchia insieme alla moschea di al-Aqsa, ma il monte del Tempio sarà ampliato, per fare spazio a tutte le funzioni del governo trasferito nel sito.

Rabbino capo templare e aspirante genocida Yisrael Ariel
Il rabbino Yisrael Ariel è ossessionato dal Monte del Tempio da quando gli fu ordinato di proteggerlo da soldato dell’esercito israeliano, poche ore dopo che fu tolto alla Legione giordana nella Guerra dei sei giorni del 1967. Negli anni che seguirono, fu rabbino capo di Yamit, il più grande insediamento israeliano nella penisola del Sinai in Egitto. Quando l’esercito evacuò la colonia nell’accordo di pace coll’Egitto, Ariel fu arrestato per aver esortato i soldati israeliani a rifiutare gli ordini. I militari evitarono per un pelo un bagno di sangue quando i resistenti accettarono a malincuore di lasciare l’ultimo bunker dove si erano barricati, seguendo il consiglio dell’unico rabbino che tenevano in maggiore considerazione di Ariel, il suo camerata nelle elezioni per il parlamento israeliano, Meir Kahane. Una volta che Yamit scomparve, Ariel rivolse l’attenzione al Monte del Tempio. Nel 1983, era l’autorità religiosa dietro un tentativo armato di decine di soldati israeliani di impadronirsi dell’Haram al-Sharif e trasformarlo in insediamento ebraico. Mentre una piccola cellula di soldati usava vanghe scavando un tunnel nella parete meridionale del Monte del Tempio, sperando di arrivare alle porte di Hulda ell’Haram a-Sharif, decine di altri soldati erano in agguato col rabbino Ariel nella sua casa nel quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme. Ma prima che venisse dato il segnale per radunare le truppe sul Monte del Tempio, le forze di sicurezza israeliane irruppero nella casa di Ariel arrestando i cospiratori. Il primo giudice che ne ordinò la loro detenzione era convinto che avessero intenzione di scatenare la guerra santa. Tuttavia, il caso fu presto consegnato a un altro giudice disposto ad accettare le loro incredibile scuse. Ariel e i soldati, catturati con armi sufficienti per effettuare un attacco terroristico, furono liberati con un buffetto.

L’anno successivo, il governo israeliano ripulì Ariel e l’approvò, concedendo una posizione ufficiale alla sua nuova organizzazione, The Temple Institute. Da allora, l’Istituto paga per produrre quasi tutti i vasi necessari per riavviare il servizio sacrificale a Yahweh, se solo il nuovo tempio si materializzasse magicamente sul monte. Riconoscendo che attualmente non c’è consenso nel radere al suolo le cupole e la de-musulmanizzazione del monte, l’Istituto tenta di convincere gli ebrei israeliani che affinché il popolo ebraico possa tornare alle grazie di Dio, ricostruisca il tempio. presumibilmente l’unico posto possibile sul pianeta adatto alle esigenze di tale divinità onnipresente. A tal fine, l’istituto riceve finanziamenti da più ministeri per educare i giovani israeliani sui meriti del tempio. Se i loro genitori non disprezzano la presenza musulmana sul monte con sufficiente zelo, forse la prossima generazione di ebrei sarà disposta a spazzarne via i loro santuari.
Questi tre uomini, Ben Yosef, Etsion e Ariel, sono tutt’altro che i soli ad aver pianificato attentati ad al-Aqsa negli ultimi decenni. Sono anche lungi dall’essere gli unici eliminazionisti; quasi l’intera casta di sacerdoti formati dall’Istituto di Ariel per officiare i rituali dei templari sono devoti di Kahane o membri della sua famiglia.

La lobby dei Templari della Knesset espande la base nella società israeliana tradizionale
Per anni, i templari ebrei non furono altro che una curiosità, una minoranza nella minoranza, una setta marginale che poteva solo sperare di vedere la sua fantasia realizzarsi con la forza. Quando Israele ritirò gli insediamenti e i soldati dalla Striscia di Gaza nel 2005, i fanatici religiosi capirono che non sarebbero mai stati in grado di attuare la loro visione del Grande Israele senza il sostegno dei nazionalisti laici, la stragrande maggioranza dell’elettorato israeliano che detengono la maggior parte delle posizioni chiave nei media, nel mondo accademico e nelle sfere culturali israeliane. Negli ultimi quindici anni, il movimento dei templari affinava i suoi messaggi, consentendogli di espandere la base di supporto ben oltre il nucleo elettorale messianico. Sebbene gli obiettivi del movimento siano la trasformazione di Israele in monarchia assoluta, dove le leggi della Torah e del Talmud siano applicate tramite la pena capitale, i capi del movimento del Tempio ammettono tali obiettivi solo nelle loro riunioni interne. Nelle conversazioni con ebrei non religiosi, insistono sul percepito insulto all’orgoglio ebraico rappresentato dall’esistenza di un waqf islamico sul Monte del Tempio, o come credono, nel cuore pulsante del popolo ebraico. E i loro sforzi dedero i loro frutti. Oggi, è molto più probabile che gli israeliani considerino irrispettaso la vista di ragazzi musulmani giocare a calcio intorno all’unico spazio verde a loro disposizione nella Città Vecchia di Gerusalemme, o di musulmani che guardano dalla Cupola della Roccia mentre si inginocchiano in preghiera in direzione della Mecca. In qualche modo, vasti gruppi di ebrei laici si sono convinti che sia molto più spirituale macellare gli animali in massa, come intendevano gli autori della Torah. La carneficina giornaliera ammonterebbe a oltre diecimila animali alla volta nelle festività ebraiche, afferma l’Istituto del Tempio, osservando che al tempo del Secondo Tempio, il sangue delle bestie schizzava sulla sacra spianata, arrivando al livello delle ginocchia.

Nell’ultimo decennio, sotto la guida di Benjamin Netanyahu, attivisti strettamente legati al movimento kahanista come Moshe Feiglin e Yehudah Glick convinsero un numero crescente di colleghi legislatori del Likud a sostenere la causa dei Templari. Combinando controintuitivamente le loro richieste di sovranità ebraica sul monte coil sostegno alle politiche libertarie, come la legalizzazione della marijuana, una volta probabilmente bruciata come incenso nel tempio, e oggi liberamente assorbita dai giovani coloni, i più decisi sostenitori del movimento templare, Feiglin e Glick convinsero anche i parlamentari laici sensibili al fumo come il loro partito a visite provocatorie nel sito. Ora, la società israeliana è testimone dell’assurda situazione di un ministro della sicurezza interna apertamente gay, Amir Ohana, che compie un pellegrinaggio religioso all’Haram a-Sharif e incoraggia altri ultranazionalisti a fare lo stesso. Se i messianisti del movimento del tempio riuscissero a fare a modo loro, Ohana verrebbe messo a morte per lapidazione per la sua bestemmia davanti a dio. Il mandato di Donald Trump fu anche una manna per gli annessionisti ebrei, che ora possono proclamare con orgoglio che anche se l’occupazione israeliana di Gerusalemme Est e delle alture del Golan non è riconosciuta da alcun altro Paese alle Nazioni Unite, sono supportati dalla più potente nazione del mondo. E mentre le clausole più commentate nel piano Peace to Prosperity di Trump benedicono la proposta di annessione israeliana di gran parte della Cisgiordania, anche il suo cosiddetto “Accordo del secolo” ruppe col consenso internazionale sul Monte del Tempio, esprimendo sostegno alla preghiera ebraica sul sito. Col patrocinio dell’amministrazione Trump e sotto l’egida di Amir Ohana, la polizia israeliana non impedisce più agli ebrei religiosi di pronunciare preghiere nel sito, anche violando lo status quo che durava da mezzo secolo. Ciò che Baruch Ben Yosef, Yehuda Etsion e Yisrael Ariel, le figure più famigerate e influenti del movimento templare, non sono riusciti a fare con bombe e razzi, gradualmente lo realizzano passo dopo passo, con la loro strategia del salame.

Il Monte del Tempio nelle loro mani?
Una cosa sarebbe per gli ebrei israeliani liberali esprimere piena fiducia nei servizi di sicurezza israeliani e nella loro capacità di impedire eventuali disordini pianificati all’Haram a-Sharif dai gruppi templari ebrei. Un’altra sarebbe respingere le dichiarazioni dei legislatori di secondo piano e presumere che prevarranno le menti fredde nel governo, fiduciosi che il primo ministro agirà pragmaticamente sul monte. Ma respingere le preoccupazioni dei musulmani che temono la crescente influenza dei gruppi ebraici che mirano apertamente a distruggere i loro santuari sacri significa ignorare le prove che appaiono davanti alla società israeliana. In effetti, il Waqf potrà benissimo minimizzare il pericolo rappresentato dai templari. Oltre al loro ruolo di capi del movimento dei templari, Baruch Ben Yosef e Yisrael Ariel svolgono il doppio compito di dirigenti del nascente Sinedrio, nuova reincarnazione dell’antica assemblea di rabbini che fu la suprema autorità religiosa del popolo ebraico in Terra d’Israele nell’epoca della dominazione romana. Il 9 settembre 2015, il giornalista statunitense Dan Cohen e io registrammo Yisrael Ariel mentre parlava con Ben Yosef e il segretariato del Sinedrio riunito presso la Diaspora Yeshiva sulle pendici meridionali del Monte Sion. In tale incontro pubblico, a cui i media furono invitati, ma non seguirono, Ariel delineò la sua dottrina massimalista, che va ben oltre l’Haram al-Sharif. Definivano il futuro tempio ebraico come “casa di preghiera per tutte le nazioni”. Con frasi misurate e pause occasionali dall’effetto drammatico, Ariel si lanciò in una filippica genocida chiedendo l’assassinio dell’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama, esortò gli eserciti ebraici a conquistare il resto del Medio Oriente e invocò l’omicidio di che si rifiutava di rigettare Islam e Cristianesimo e abbracciare la religione vassalla dell’Ebraismo, chiamata contratto di Noè: “Questo è ciò che la Torah ci ha comandato… ‘Quando ti avvicini a una città per combatterla, allora proclamale la pace’. Cosa si intende per ‘pace’? Maimonide dice che devono accettare di seguire le Sette Leggi di Noè… Significa che chiedi: ‘Seguite le Sette Leggi? Se è così, ti lasceremo vivere». Altrimenti, uccidi tutti i loro maschi, con la spada. Lasci solo le donne. Come le lasci? Devono essere tutti d’accordo nel seguire le Sette Leggi. Ed è così che imponi le Sette Leggi a quella città. Conquisteremo l’Iraq, la Turchia. Arriveremo anche in Iran. Imporremo le Sette Leggi di Noè a tutti questi luoghi… Tu dici: ‘Ti invoco in pace.’ Se alzano la bandiera [della resa] e dicono: “D’ora in poi non c’è più cristianesimo, non c’è più islam”, le moschee e le guglie cristiane e le loro croci cadono, d’ora in poi seguiamo le Sette Leggi di Noè’.”

L’anno successivo, ministri e membri della Knesset premiarono Ariel con una standing ovation mentre entrava nell’aula del parlamento dove MK Glick organizzò una conferenza per onorare i principali attivisti del movimento del tempio. Salendo sul podio, Ariel premiò il suo giovane protetto Raphael Morris, astro nascente dei templari. Morris, che espone una fotografia incorniciata di Meir Kahane all’ingresso di casa sua, ringraziò Ariel per la leadership e tenne un breve discorso in cui fece eco alle ambizioni espansionistiche del suo rabbino: “Possiamo conquistare non solo il Monte del Tempio, ma anche la Giordania e anche la Siria”. Nessuno tra i funzionari governativi in prima fila batté ciglio. Yaakov Fauci, Yonatan Yosef e Yisrael Ariel non risposero alle richieste di commento da The Grayzone.

David Sheen – Giornalista investigativo canadese, che da oltre un decennio scrive da Israele-Palestina. Il suo lavoro per un’ampia gamma di pubblicazioni locali, regionali e internazionali si concentra sulle tensioni razziali e sull’estremismo religioso

Fonte: https://thegrayzone.com/2021/05/26/fascist-party-netanyahu-israels-parliament-war/

Traduzione di Alessandro Lattanzio di Aurora Sito http://aurorasito.altervista.org/?p=17595

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