Italia change – Gli italiani se ne vanno, gli stranieri vengono…

L’emigrazione dal nostro paese è un fatto ormai assodato e continuativo, se ne vanno sia i giovani perché non hanno valide prospettive di vita professionale e sociale, sia gli anziani per godersi le loro modeste pensioni in paesi meno onerosi e fiscalmente esosi. Nel giro di qualche anno se ne saranno andate le migliori potenzialità e detentori di know how di cui disponeva il paese e rimarranno perlopiù pensionati in qualche modo vincolati al loro territorio e immigrati autorizzati o clandestini, e il paese perderà sempre più la sua identità e cultura. Oltre che un dormitorio e un centro di accoglienza, il paese diverrà la destinazione del ceto benestante mondiale che verrà a insediarsi comprando tutto quello che sarà accessibile, dalla residenza di lusso, alla casa vacanze, alle aziende, ai terreni, alle opere d’arte, alle infrastrutture, ecc.

Sarà solo l’ennesima invasione che la penisola ha subito nel corso degli ultimi secoli. Ma sul fatto che sia meglio restare o emigrare preferirei non pronunciarmi, dipende dalla situazione contingente individuale, ognuno deve valutare per sè. Anche perché, nei circa 40 anni da ché mi interesso di località estere dove eventualmente varrebbe la pena emigrare, ho rilevato che rispetto a 30 anni fa, ma anche solo a 10 anni fa, le cose sono molto cambiate anche all’Estero, soprattutto a livello climatico, di criminalità e politico sociale. Luoghi che erano appetibili ora sono da evitare perché degradati e/o soggetti a sconvolgimenti meteorologici, anche se nell’immaginario collettivo vengono ancora citati come mete ambite e migliori del nostro paese, ma le cose sono cambiate e si rischia di rimanere delusi.

Come ho già detto altrove ci sono stati paradossali cambiamenti climatici, per cui in luoghi dove il clima era mite adesso ci sono escursioni termiche impressionanti ed eventi meteo pericolosi (trombe d’aria, uragani, tempeste, venti impetuosi, siccità, ecc.) e luoghi che erano freddi ora hanno estati simili alle nostre. Senza contare che l’immigrazione ha sconvolto ormai molte di queste località che sono divenute irriconoscibili e quasi invivibili. Prima di prendere una decisione in merito a dove trasferirsi è molto meglio aggiornarsi da vivo, cioé contattare chi ci vive veramente e da alcuni anni e non solo chi si è recato qualche giorno in vacanza o per fare sopralluoghi esplorativi.

Claudio Martinotti Doria

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I Paesi dove emigrano gli italiani, vediamo quali sono

Sembrava un fenomeno destinato a riempire le pagine dei giornali, uno dei tanti luoghi comuni per sottolineare l’inefficienza delle politiche lavorative e delle tasse troppo alte inflitte dal nostro governo.

E invece, la fuga degli italiani all’estero è ormai una realtà consolidata da cui è impossibile tornare indietro. Un esodo che ha origini da lontano, ma che oggi – dopo diversi decenni di stasi – è aumentato investendo tutti: uomini e donne, giovani e adulti, pensionati e nuclei familiari. I motivi? Desiderio di cambiare vita e voglia di riscatto.

Ma anche la possibilità di lavorare all’estero, crescere professionalmente e umanamente, vivere in un posto fiscalmente vantaggioso sia per investire in qualche impresa che per trascorrere gli anni della pensione.

Dall’800 al ‘900: storia dell’emigrazione italiana nel mondo
A tracciare la storia del fenomeno migratorio italiano ci ha pensato l’Istat, l’Istituto nazionale di Statistica, che nel Rapporto 2018 ha analizzato le nuove migrazioni alla luce del passato migratorio del nostro Paese. Secondo l’Istituto dal 1861 al 1985 circa 30 milioni di italiani hanno cercato fortuna all’estero originando quello che è stato definito “The largest exodus of people ever recorded from a single nation“. Insomma come se l’intera popolazione italiana di inizio Novecento se ne fosse andata in blocco.

La maggioranza degli emigranti italiani, oltre 14 milioni, partì nei decenni successivi all’Unità di Italia, durante la cosiddetta “grande emigrazione” (1876-1915). A fare le valigie non erano solo braccianti. Gli strati più poveri della popolazione in realtà non avevano di che pagarsi il viaggio, per questo tra gli emigranti prevalevano i piccoli proprietari terrieri che con le loro rimesse compravano casa o terreno in patria.

New York e gli USA erano le destinazioni più gettonate. Ma non le uniche. Si andava in Argentina, Brasile e Uruguay. Così come non si partiva solo dal Sud Italia. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale si aprirono poi per gli italiani nuove rotte di migrazione verso l’Europa del Nord: Francia, Germania e Belgio su tutte.

Nel corso degli anni Settanta del secolo scorso, vi è stata un’inversione di tendenza: da Paese di emigranti, anche l’Italia è diventata lentamente terra di immigrazione, avendo raggiunto un livello di benessere economico diffuso che ha reso il Bel Paese una meta attraente per l’altra sponda del Mediterraneo, al punto che il saldo del movimento migratorio con l’estero, nell’ultimo quarantennio, risulta costantemente positivo.

Tuttavia – sottolinea l’Istat – l’avvio della crisi economica ha avuto un impatto negativo sia sull’immigrazione che si è manifestato in una riduzione del saldo migratorio degli stranieri dovuto al calo di iscrizioni dall’estero; sia sull’emigrazione peggiorando un saldo migratorio degli italiani già negativo, a causa dell’aumento delle cancellazioni verso l’estero.

Ed è così che arriviamo ai giorni nostri.

I motivi dell’emigrazione
In generale, sottolinea l’Istat, l’individuazione delle cause dell’emigrazione, cioè dei fattori di espulsione (push factor) e di attrazione (pull factor) che provocano o incidono sul fenomeno migratorio e la misura del loro peso, si collega strutturalmente con la lettura e l’interpretazione dei fenomeni sociali.

I motivi che spingono l’emigrato a lasciare il Paese sono da ricercarsi:

nella scarsità di risorse
nelle diverse opportunità offerte dal mercato del lavoro
nella mancanza di innovazioni tecnologiche nei settori primario, secondario e terziario
nella necessità di ottenere i mezzi indispensabili per la sopravvivenza
nella volontà di seguire le proprie ambizioni
nella ricerca di migliori condizioni di vita, abitative, di istruzione e di salute.
Situazione attuale
Oggi, proprio come nel passato, sono più o meno gli stessi i motivi che hanno portato oltre 5 milioni di italiani a trasferirsi oltre confine. Secondo l’Aire, l’Anagrafe Italiani residenti all’estero, ammonta a tale cifra il numero di italiani residenti all’estero. In tutto il 2017 c’è stato un incremento del 2,38% rispetto all’anno precedente (4.973.940) di quanti si sono trasferiti in un altro Paese: più di spagnoli e tedeschi, mai successo prima. L’emigrazione italiana si concentra in prevalenza tra l’Europa (2.767.926) e l’America (2.059.422).

Il Paese dove si registra la più alta presenza di italiani è l’Argentina con 819.910 iscritti, segue la Germania (743.622) e la Svizzera (614.996). Inoltre la regione dove si evidenzia il numero più elevato di iscritti all’Aire è la Sicilia (755.947), seguita dalla Campania (495.890), dalla Lombardia (473.022) e dal Lazio (450.847).

Per quanto riguarda l’età, si evidenza un maggior numero di iscritti nella fascia di età compresa tra 41 e 60 anni che è di 1.457.507, di cui 797.078 maschi e 660.429 femmine, seguita dalla fascia di età compresa dai 21 a 40 anni che è di 1.454.232, di cui 766.373 maschi e 867.859 femmine.

Inoltre gli iscritti all’estero di sesso maschile sono in totale 2.655.147 (52%) mentre quelli di sesso femminile sono 2.459.322 (48%). Molti italiani con alto livello di istruzione lasciano il Paese, pochi vi fanno ritorno.

Oltre all’Istat a fare luce sul fenomeno migratorio è ogni anno il “Rapporto Italiani nel mondo”, giunto ormai alla sua tredicesima edizione (2018) della Fondazione Migrantes che raccoglie i dati più importanti e le analisi statistiche delle fonti ufficiali più accreditate, nazionali ed internazionali, sugli italiani all’estero. Dall’ultimo rapporto emerge che a cambiare vita e partire sono sempre più giovani – ben 50 mila – di età compresa tra i 18 e i 34 anni.

Spesso sono accompagnati dai genitori, persone ormai in pensione che diventano accompagnatori e sostenitori dei progetti dei loro figli. In totale, secondo il rapporto Il dal 2006 al 2018 la mobilità italiana è aumentata del 64,7% passando da poco più di 3,1 milioni di iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) a più di 5,1 milioni. Al 1° gennaio 2018 gli italiani residenti all’estero e iscritti all’Aire sono 5.114.469, l’8,5% dei quasi 60,5 milioni di residenti totali in Italia alla stessa data.

La crescita nell’ultimo anno corrisponde a +2,8%, a +6,3% nell’ultimo triennio e al +14,1% negli ultimi cinque anni. Da gennaio a dicembre 2017 si sono iscritti all’Aire quasi 243mila italiani di cui il 52,8% per espatrio ovvero 128.193 persone.

Segno evidente di quanto il nostro Paese si stia di anno in anno spopolando, lasciando città e regioni. La Lombardia, con quasi 23mila partenze, si conferma la prima regione da cui gli italiani hanno lasciato l’Italia alla volta dell’estero, seguita dal Veneto (11.611), dalla Sicilia (11.501), dal Lazio (11.114) e dal Piemonte (9.022).

A partire però è soprattutto la meglio gioventù, i cosiddetti “millennials” ragazzi che erano appena nati o adolescenti allo scoccare del Duemila. Oggi che hanno tra i 18 e i 32 anni si trovano protagonisti dei nuovi flussi migratori. Ma a differenza della generazione precedente rivendicano che la loro non è una fuga bensì «una scelta per coltivare ambizioni e nutrire curiosità».

Un modo insomma per fare esperienze diverse e magari ritornare a casa con accresciute competenze e professionalità, per scoprire nuove culture e curiosità dal mondo.

Una mobilità “in itinere”, che – come osserva il rapporto – può modificarsi continuamente perché non si basa su un progetto migratorio già determinato, ma su continue e sempre nuove opportunità incontrate.

I 14 Paesi di maggiore emigrazione italiana nel mondo
Ma dove vanno gli italiani all’estero? Le mete di destinazione sono prevalentemente i Paesi dell’Europa occidentale: Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia e Spagna. Negli ultimi anni di grande tendenza anche il Portogallo, preferito dai pensionati che qui possono per dieci anni ricevere la pensione senza pagare tasse.

Molto bene anche i paesi dell’America Latina, dove però l’emigrazione italiana ha avuto luogo soprattutto nel Novecento.

Ma vediamo nel dettaglio l’elenco dei Paesi di maggiore emigrazione italiana nel mondo, quelli cioè che ospitano il numero più elevato di expat di casa nostra. I dati sono aggiornati al 31 dicembre 2017 e sono contenuti nell’Annuario delle Statistiche ufficiali del Ministero dell’Interno.

ANAGRAFE DEGLI ITALIANI RESIDENTI ALL’ESTERO al 31 dicembre 2017
1. Argentina. La comunità italiana all’estero più grande si trova in Argentina, dove vivono oltre 800mila cittadini italiani, pari al 16.03% del totale. Sebbene non si tratti di immigrazione recente, l’Argentina rimane un paese in cui gli italiani si sentono ancora facilmente a casa, magari per trascorrere gli anni della pensione affrontando il futuro con ottimismo in una nazione ricca di tradizioni, natura e buoni sapori. Il tutto a costi contenuti. In Argentina un italiano con mille euro di pensione al mese può vivere davvero bene, concedersi qualche sfizio e rilassarsi su una spiaggia bianca, godendosi finalmente il meritato riposo. Le nostre 500 euro, infatti, corrispondono più o meno a 4500 pesos e con una cifra così le cose da fare sono davvero molte. Una casa con vista sull’oceano viene a costare circa 2000 pesos (220 euro) e l’energia elettrica totale di un mese non supera i 100 pesos, per non parlare del gas (12 pesos).

2. Germania. Nella vicina Repubblica tedesca vivono ben 743mila italiani. Anche in questo caso si tratta di una migrazione che affonda le sue radici nel passato. In Germania l’immigrazione italiana è iniziata decenni fa e non si è mai fermata. Negli ultimi anni è tornata ad intensificarsi, anche se il paese non offre più ai migranti il benessere concesso in passato. Ma per chi emigra da situazioni di disoccupazione e assenza assoluta di prospettive, è tutt’oggi la terra promessa.

3. Svizzera. In terza posizione la vicina ma piccola Svizzera, dove gli italiani sono 614mila. La vita qui è molto cara, ma in compenso gli stipendi sono davvero altissimi. Possibilità di trovare un lavoro e stile di vita tra i migliori al mondo fanno della Repubblica Elvetica, ancora oggi, una delle mete preferite dagli expat italiani.

4. Brasile. Se andate a Rio de Janeiro in vacanza non sarà difficile trovare qualche nostro connazionale. Oggi il Paese sudamericano conta ben 415mila italiani espatriati. In particolare è San Paolo, lo stato più popoloso del Brasile, ad avere la più grande popolazione di origini italiane. Qui gli oriundi italiani sono il 38% della popolazione.

5. Francia. La Repubblica francese si piazza al quinto posto, con 411mila italiani residenti. Vicinissimo all’Italia, da sempre il Paese attira molti dei nostri connazionali che vi si trasferiscono per lavoro, studio, per investire o per trascorrere gli anni della pensione in una delle tante località della Provenza o della bellissima costa francese. Oltre a Parigi, infatti, sono molti coloro che hanno deciso di trasferirsi in Bretagna piuttosto che a Montecarlo, a Bordeaux e in Corsica.

6. Regno Unito. Con 300mila italiani registrati all’Aire il regno di Elisabetta II piace soprattutto ai giovani. Al di là dei dati ufficiali, sembra però, che siano molti di più i connazionali presenti in Inghilterra. Si parla di quasi mezzo milione tanto che la nostra immigrazione sparsa per il Regno Unito è stata paragonata alla quinta città italiana dopo Roma, Milano, Napoli e Torino: una Little Italy per niente piccola. Nonostante la Brexit, il Regno Unito continua dunque a essere meta privilegiata di giovani e adulti in cerca di lavoro e di una vita migliore. Tra i motivi principali troviamo lo studio, il lavoro, la possibilità di crescita professionale e un Paese che offre tutto: dai servizi alle infrastrutture fino ai divertimenti. E poi è vicino all’Italia, aspetto non da poco.

7. Belgio. Il piccolo Belgio vanta una comunità italiana di 268mila persone. Ogni anno attira tantissimi connazionali che qui decidono di trasferirsi per motivi di studio e di lavoro. Giovani e adulti, soprattutto, che a un certo punto della loro vita mollano tutto e puntano sul Paese dell’Europa occidentale e sede delle Commissioni Europee. Il Belgio piace per il suo essere multiculturale grazie a una mentalità aperta, un maggior pragmatismo nel lavoro, minori complessità anche nella vita di tutti i giorni.

8. Stati Uniti. Ottava posizione della classifica per gli USA, che ospitano 265mila cittadini italiani. Meta di emigrazione italiana soprattutto nel corso del Novecento, gli Stati Uniti sono ancora oggi scelti da migliaia di nostri connazionali che decidono di trasferirsi negli States alla ricerca di nuove opportunità di carriera, occasioni e meritocrazia. Non mancano quelli che investono in nuove imprese, realizzando così il loro sogno americano.

9. Spagna. È stato da poco incoronato come il Paese dove si vive più a lungo e più sano al mondo. Sarà per questo che oltre 164mila italiani hanno spostato la residenza nella Penisola Iberica. Vicina, mediterranea e molto simile all’Italia, la Spagna piace a tutti: a studenti che voglio proseguire gli studi universitari, ai laureati e adulti in cerca di opportunità occupazionali, ai pensionati che scelgono una delle sue meravigliose isole come buen retiro.

10. Australia. Con 147mila italiani residenti la comunità italiana in Australia è molto numerosa. La qualità della vita è ottima, ma viverci è costoso e soprattutto inizialmente, mentre si cerca lavoro, occorre avere da parte una discreta somma di denaro che permetta di far fronte alle spese di vitto e alloggio. Gli stipendi in compenso sono alti e il tasso di disoccupazione molto basso. Economia in crescita e mercato del lavoro flessibile permettono di trovare un impiego facilmente. Esiste, in più, un’elevata possibilità di far carriera. Non stupisce, insomma, perché molti italiani abbiano deciso – in passato ma anche adesso – di stabilirsi in Australia.

11. Canada. Sono 140mila gli italiani in Canada, di cui 65mila pensionati. In generale si calcola che ogni anno arrivino qui circa 25 mila persone. D’altronde il Paese dell’America del Nord offre diverse possibilità anche ai giovani che lo scelgono per studiare, per trovare lavoro e cambiare vita. Si tratta di una destinazione trasversale per chi decide di rimettersi in gioco, di godersi gli anni della pensione, di cercare lavoro e fare quel cambiamento che ha sempre sognato ma non ha mai avuto il coraggio di rendere reale.

12. Venezuela. Qui si trovano 118mila expat italiani. Si tratta soprattutto di connazionali arrivati in Venezuela nel ‘900 e di figli di emigrati.

13 Uruguay. Più sicuro rispetto ad altri stati dell’America Latina, l’Uruguay vanta un livello di criminalità basso e una qualità della vita buona. Abitare a Montevideo, la capitale, è paragonabile a vivere in una bella città europea tanto che l’Uruguay è spesso paragonato a una piccola Svizzera del Sudamerica. Sono 98mila gli italiani che hanno scelto questo piccolo paese come nuova patria.

14. Cile. Presenti fin dal XIX secolo, gli italiani in Cile sono circa 58 mila. Numero che è stato raggiunto soprattutto nel secolo scorso.

Volendo sintetizzare i dati, possiamo dire che su 10 italiani sparsi nel mondo, all’incirca 6 si trovano in Europa, 3 in America Latina e 1 nei paesi anglosassoni d’oltreoceano (Stati Uniti, Canada e Australia). In Asia e in Africa abbiamo insediamenti quanto mai ridotti di italiani: l’eccezione più vistosa è costituita dal Sud Africa con 38mila italiani.

A cura di Enza Petruzziello per https://www.voglioviverecosi.com/

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