Armata Brancaleone, Ugo Fangareggi e Calcata – Scenografie residue di un mondo irrimediabilmente perduto: “It is only a paper moon..”

Spesso ho paragonato Calcata e la valle del Treja ad una scenografia in cui è possibile rappresentare storie e leggende del passato oppure di un ipotetico futuro post-tecnologico. Ciò è sicuramente vero in termini lati ancor oggi in cui Calcata viene utilizzata per svolgervi gli ultimi riti di una società decadente che ha bisogno di un teatrino finto che sembri vero.Ricordate il divertente articolo del corrispondente embedded Sauro Arpino “Il padiglione delle carabattole”? Potete ancora leggerlo sul nostro sito ( http://www.circolovegetarianocalcata.it/2008/08/06/il-corrispondente-sauro-arpino-presenta-il-padiglione-delle-carabattole/  ).

Ma nel periodo a cavallo fra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso il “villaggio del sabato” era ancora un paesino in via di abbandono, gli abitanti originari stavano tutti trasferendosi nel nuovo centro a monte, la sensazione generale era che a vecchia Calcata stesse per crollare da un momento all’altro, tutti (meno gli anziani che non sapevano rassegnarsi… ricordate “Furore”?) pensavano solo ad abbandonare il borgo, che non stava più in linea con i tempi moderni (alla Charlot), per un ipotetico nuovo e più comodo vivere (sic). Fu proprio in quel periodo in cui il forte collante sociale, che aveva tenuto Calcata difesa da ogni intrusione esterna per migliaia di anni, si stava sciogliendo lasciando il posto al senso di “utilizzazione” delle vestigia del passato, un valore in vendita (la stessa cosa che successe con i reperti storici che venivano scavati e rivenduti ai commercianti di antichità). Quella svendita dei valori antichi significava che –siccome il paese ormai stava per crollare- poteva essere ceduto (come fanno i pataccari) al miglior offerente, oppure usato per scenografie cinematografiche ed i suoi abitanti utilizzati come comparse di un mondo trascorso ed obsoleto.

Si pensava che i “gonzi” fossero gli acquirenti che acquistavano case evacuate oppure che le scenografie il rimborso di un nulla che non valeva nulla ma veniva “pagato” dai cinematografari….(che pagavano la gente non per lavorare ma solo per fotografarla). Le storie ed i film girati in quel periodo fanno parte della gloriosa cinematografia italiana, a cominciare dall’epico film di Monicelli: “L’armata Brancaleone”.

Chi ha visto la pellicola ricorderà la scena dell’ingresso truculento nel paese appestato di Gassman (Brancaleone) che poi viene irretito dalla bella dama ultima superstite dell’intera comunità. L’atmosfera irreale e lontana da ogni oggettività poteva essere resa solo nello scenario lunare di Calcata. Ed è per questo motivo che oggi avendo letto la memoria di Ugo Fangareggi, uno degli attori: “L’armata Brancaleone ’65 – Appunti per una autobiografia d’autore” mi sono tornate in mente tutte le considerazioni sulla Calcata scenografica e sull’atmosfera di quegli anni e non solo di Calcata ma anche del resto d’Italia. Il racconto di Fangareggi, infatti, ci fa intravedere un mondo non troppo distante da noi ma irrimediabilmente corrotto e deteriorato che non possiamo quasi più riconoscere come veramente esistito.

Paolo D’Arpini

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“Dopo due mesi e mezzo dal provino che feci con Monicelli per questo film, alle h. 14 del 7 agosto 1965, mentre consumavo il pasto quotidiano nella cucina anni ’50 con la vecchia zia Dircea e cinque dei suoi gatti che aveva adottato assieme a me, in quella calda giornata nell’altura di Monte Mario squilla quel telefono nero attaccato al muro dell’ingresso che attendevo da mesi che facesse rumore: “Pronto” … e lui da via Mario dei Fiori, dove aveva casa e ufficio vicino alla bella casa chiusa, ormai chiusa davvero, il mio agente Flirt, napoletano doc, assomigliante ad un bel vecchio gangster del cinema muto americano: “….è fatta! Devi correre in produzione perché lunedì cominci il film!”. Lasciare la zietta a terminare il pranzo, correre a prendere l’autobus, scendere e montare sul tram, arrivare in via Donizzetti 1, alla Fair Film di M.C. Gori, firmare ilcontraratto, scambiare due parole con l’aiuto Renzo Marignano, col truccatore Otello Sissi, misurare il costume col grande Piero Ghepardi, farsi dare il copione, tornare a casa, leggerlo e rileggerlo e commovendomi, passare la domenica per attendere il lunedì mattina per attendere il lunedì la macchina di produzione che ti preleva e riporta alla base del Monte Soratte per girare la prima scena con Monicelli, Carlo De Palma, Vittorio Gassman, Gianmaria Volontà, Folco Lulli, Carlo Pisacane, il ragazzino Luigi Sangiorgi, è stato un tutt’uno; un susseguirsi di rapide emozioni che durante la pausa, nel consumare il cestino del pasto, cominciavo a rendermi conto, dopo mesi di attesa, che partecipavo a quel film importante e che pranzavo con quei popò di commensali… lasciando la zietta a farlo da sola con i suoi gatti….” (Ugo Fangareggi, Mondo Sabino, n° 3, anno XXIV; continua…)

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