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Smettiamola di vivere come schiavi dei capitalisti e dei loro agenti! La rivoluzione non aspetta….

category Lunario Paolo D'Arpini 18 giugno 2018

Con le elezioni del 4 marzo 2018 le masse popolari del nostro paese hanno aperto una breccia nel sistema politico delle Larghe Intese capeggiato dal PD di Renzi-Gentiloni e dall’alleanza Forza Italia di Berlusconi, Lega di Salvini, Fratelli d’Italia di Meloni. Il colpo di Stato tentato il 27 maggio da Sergio Mattarella è fallito e il 1° giugno i vertici della Repubblica hanno insediato il governo Di Maio-Salvini (M5S-Lega) con a capo Giuseppe Conte.

Quelli che denigrano il “governo del cambiamento” sbagliano: si tratta non di richiudere ma di allargare la breccia aperta nel sistema politico delle Larghe Intese, con ogni mezzo! La stessa insofferenza che ha portato le masse popolari al risultato del 4 marzo, potenziata dalla mobilitazione e dall’organizzazione che sta a noi creare, andrà oltre il “governo del cambiamento” ancora succube dei vertici della Repubblica Pontificia, porterà al governo di emergenza delle masse popolari organizzate e porterà all’instaurazione del socialismo!

Oggi i vertici della Repubblica Pontificia sono costretti a “fare di necessità virtù”. Un tempo il defunto Gianni Agnelli diceva che in Italia per prendere misure favorevoli ai padroni ci voleva un governo di sinistra (cioè, allora, legato sottobanco al PCI dominato prima dai revisionisti moderni e poi dalla sinistra borghese). Ora i vertici della RP contano di far fare al “governo del cambiamento” M5S-Lega, frutto dell’insofferenza popolare contro le Larghe Intese, più e meglio di quello che facevano i governi delle Larghe Intese.

Anche la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti (NATO, UE, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e tutta l’oligarchia finanziaria mondiale) ha accettato il governo Di Maio-Salvini: sono convinti di averlo sotto controllo, di riuscire a fargli continuare le politiche del governo Gentiloni, anzi di fargli fare di più e meglio, per i loro interessi.

Gli esponenti del sistema politico delle Larghe Intese sono indeboliti dalla posizione ambigua della Lega: questa continua a governare Regioni e Comuni con Forza Italia e Fratelli d’Italia, ma è anche parte decisiva del “governo del cambiamento” Di Maio-Salvini. Tuttavia Renzi, Berlusconi e i loro associati fanno a gara a denunciare il governo Di Maio-Salvini: gli rimproverano di fare la stesse cose che hanno fatto Gentiloni, Renzi, Letta, Monti, Berlusconi, Prodi succedendo l’uno all’altro, di fare con arroganza e con dichiarazioni pubbliche di indipendenza quello che loro facevano osservando anche le forme della sudditanza alla UE e alla NATO. In particolare gareggiano tra loro nel cercare di manipolare le masse popolari: si associano a Papa Bergoglio e rimproverano al governo Di Maio-Salvini di proseguire contro gli immigrati (per ora solo escludendo i privati dalle operazioni di soccorso in mare: ha iniziato nel caso concreto con l’Aquarius, la nave di una ONG, la SOS Méditerranée) la stessa politica che Napolitano ha inaugurato (1997) con ben maggiore ferocia facendo affondare dalla Marina Militare italiana la Kater i Rades carica di immigrati albanesi, la stessa politica proseguita con le leggi Turco-Napolitano, Bossi-Fini fino alla Orlando-Minniti. Proprio i gruppi e gli esponenti delle Larghe Intese sono stati i principali (sebbene ipocriti) promotori della mobilitazione reazionaria delle masse popolari in particolare contro gli immigrati, cioè sono stati e sono i promotori principali della trasformazione del contrasto tra masse popolari e borghesia in contrasti tra parti delle masse popolari. È la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti che costringe milioni di persone a emigrare destabilizzando gli Stati che si oppongono alla libera circolazione dei capitali e devastando i paesi aperti alle scorrerie internazionali dei capitalisti. Sono i capitalisti che nei paesi imperialisti sfruttano gli immigrati costringendoli a salari e a condizioni di vita peggiori di quelli che sono finora riusciti a imporre al grosso dei lavoratori d’origine italiana. I governi delle Larghe Intese hanno costantemente operato al servizio degli interessi dei capitalisti. I gruppi e gli esponenti del sistema politico delle Larghe Intese si ricandidano per dirigere ancora in futuro il governo italiano della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti, ma si illudono quando pensano di risalire la china del loro declino elettorale.

Gran parte degli esponenti della vecchia sinistra borghese (quella erede dei revisionisti moderni) condivide e riecheggia le denunce dei politicanti delle Larghe Intese. Anziché allargare la breccia aperta nel sistema politico delle Larghe Intese, organizzazioni e personaggi della vecchia sinistra borghese cercano di trascinare dalla loro parte le masse popolari e di conquistare il loro favore in vista delle prossime elezioni. Ma anche essi si illudono. Dal punto di vista degli interessi delle masse popolari, in particolare dei proletari, non hanno alcuna buona ragione e quindi non riusciranno a far apprezzare la minestra riscaldata di buoni propositi e di illusioni che propongono. Le loro aspirazioni si scontrano con la realtà. Non osano affrontarla per quello che è: proprio in questi giorni sul “sacco di Roma” stanno facendo un gran chiasso per nascondere un fatto semplice, cioè che la politica urbanistica a Roma è dettata dal Vaticano e dalle congregazioni religiose che sono direttamente o indirettamente proprietarie dei terreni e degli immobili (neanche a pensarci di nazionalizzarli!) e di una parte decisiva dell’economia della Capitale.

Venendo agli interessi delle masse popolari, in particolare degli operai e dei proletari, è un fatto che il governo Di Maio-Salvini non ha la forza di attuare le misure favorevoli ai lavoratori e alle masse popolari contenute nei programmi elettorali del M5S e della Lega, neanche quelle indicate nel Contratto di governo Di Maio-Salvini, né si sta dando i mezzi per farlo. Questo è un fatto, indipendentemente dalle intenzioni, dalle idee e dalle parole dei suoi capi, fautori ed elettori.

Cosa significa darsi i mezzi per farlo?

Finché l’economia del nostro paese è nelle mani dei capitalisti, questi faranno quello che ritengono utile per valorizzare il proprio capitale (i loro propagandisti le chiamano “leggi dell’economia”): riduzione di personale compensato nel migliore dei casi con ammortizzatori sociali, delocalizzazione di aziende, esternalizzazione di lavorazioni con in più appalti e subappalti, precarizzazione dei lavoratori, riduzione di diritti e di salari. I gruppi finanziari italiani ed esteri ricatteranno il governo con il Debito Pubblico e gli interessi (spread, compatibilità finanziaria, pareggio di bilancio, ecc.). I loro propagandisti faranno di tutto per intossicare l’opinione pubblica come i vertici della Repubblica Pontificia (finanzieri, cardinali, speculatori, esponenti della criminalità organizzata e associati) crederanno meglio. Tutte le politiche seguite dall’inizio della crisi negli anni ’70 e accentuate dopo l’ingresso nel 2008 nella fase acuta e terminale della crisi, corrispondono a queste esigenze dei capitalisti, in ogni campo: l’istruzione pubblica, le pensioni, la sicurezza sociale, i servizi pubblici, la manutenzione del territorio, l’inquinamento dell’ambiente, la sicurezza personale, ecc. Non c’è campo che non è stato trasformato per fare gli interessi dei capitalisti, eliminando o riducendo le conquiste di civiltà e di benessere che la borghesia aveva dovuto concedere quando il movimento comunista era forte e la rivoluzione proletaria avanzava nel mondo minacciando il loro potere e i loro privilegi.

L’attuale catastrofico corso delle cose non è casuale, non è dovuto a cattiveria di individui o a errori di valutazione: è quello che i capitalisti devono fare stante la crisi economica del loro sistema e la crisi generale che ne deriva. “Siamo in guerra!”, così Marchionne ha descritto, per una volta esattamente, lo stato delle cose che regna tra i capitalisti. Ogni capitalista deve valorizzare il suo capitale: deve produrre quello che riesce a vendere (non importa che sia veleno o pornografia), lo deve produrre a prezzi minori dei suoi concorrenti (essere competitivi, sottrarre mercato ai suoi concorrenti), lo deve vendere a ogni costo imbrogliando quanto necessario (da qui le grandi spese in pubblicità, imballaggio, promozione). I capitalisti coinvolgono popoli e paesi nella guerra che loro devono condurre l’uno contro l’altro a causa del sistema storicamente sorpassato di cui sono esponenti e feroci fautori come ossessi.

Chi vuole davvero prendere misure favorevoli alle masse popolari e quindi contrastanti con gli interessi dei capitalisti, deve darsi i mezzi per farlo, per far fronte ai loro ricatti e alle loro aggressioni, all’interno e dall’estero.

Un governo per fare gli interessi delle masse popolari deve appellarsi alle masse popolari, ai lavoratori delle aziende produttrici, a quelli delle banche e delle istituzioni finanziarie perché denuncino e prevengano le manovre dei loro padroni: basta con i segreti commerciali, finanziari e fiscali. Deve favorire in ogni modo la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari per far funzionare la società secondo gli interessi delle masse popolari stesse. Deve bloccare il servizio del Debito Pubblico (il pagamento dei titoli in scadenza e degli interessi) e trasformare i titoli proprietà di membri delle masse popolari in depositi bancari disponibili per le loro spese.

Per questo noi comunisti ci appelliamo anche ai fautori, ai sostenitori e agli elettori che hanno votato M5S o Lega contro i governi delle Larghe Intese e contro la sottomissione di questi governi alla NATO e all’UE. Se appartengono alle masse popolari, devono farsi promotori in ogni azienda privata e pubblica e in ogni istituzione dell’organizzazione dei lavoratori per prendere in mano e promuovere da subito nel loro luogo di lavoro e nella zona circostante misure conformi agli interessi delle masse popolari ed esigere che il governo M5S-Lega li sostenga. Se sono esponenti delle organizzazioni o delle strutture della società civile, dell’amministrazione degli enti locali o dei sindacati, devono costituire organismi che promuovono e sostengono la mobilitazione e l’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari e le loro iniziative.

Bisogna opporsi in ogni azienda e in ogni istituzione alla riduzione di personale, alle delocalizzazioni e alle esternalizzazioni. Ogni progresso tecnologico è benvenuto e deve andare a favore della riduzione del tempo di lavoro e della fatica, al miglioramento della produzione e delle condizioni di lavoro e alla riduzione dell’inquinamento. Tutti i miglioramenti tecnologici devono essere generalizzati: basta con il segreto industriale.

Tutti quelli che svolgono attività stabili in un’azienda, devono essere integrati nell’organico dell’azienda: basta con appalti, subappalti, esternalizzazioni e precariato. Le lavorazioni saltuarie devono essere affidate per tutte le aziende di una zona ad agenzie territoriali che le svolgano per tutte le aziende della zona. Le aziende devono produrre tutto e solo quello che le istituzioni sociali a questo deputate stabiliscono e ricevere quello che loro occorre per produrre. Ogni azienda deve essere valutata in base alla quantità e qualità della sua produzione, alle materie prime e all’energia che consuma, alle condizioni di lavoro in cui funziona e all’inquinamento e ai rifiuti che produce. Agenzie territoriali possono svolgere per tutta la popolazione e per aziende e istituzioni tutte le attività oggi svolte da lavoratori precari. Ogni azienda deve diventare un centro di vita sociale e culturale per la zona dove è insediata. Basta con aziende che producono veleni e porcherie pur che si vendano e che consumano quello che vogliono pur che costi poco: basta con aziende che esistono per far fare soldi ai capitalisti loro proprietari.

La cura e la formazione delle nuove generazioni deve essere compito, dovere e opera di tutta la società, senza restrizioni di alcun genere. La regola generale deve essere: elevare il livello culturale e insegnare a pensare, senza limiti alle risorse necessarie. Oggi esistono le risorse per assicurare a ogni persona in ogni campo tutta l’assistenza di cui ha bisogno. In una società in cui ogni individuo svolge un lavoro socialmente utile e riconosciuto, la sicurezza si riduce a reprimere e prevenire i comportamenti asociali di singoli individui, la repressione e la prevenzione possono essere svolte localmente e senza difficoltà dalla popolazione stessa, previa una formazione universale adeguata.

I grandi traffici della criminalità organizzata, del traffico di droghe, esseri e organi umani e armi sono strutturalmente connessi ai traffici industriali e finanziari dei capitalisti. Si combattono efficacemente solo se si pone fine alla libertà d’azione dei capitalisti, se si attua quello che già prescrive (articoli 41 e 42) la Costituzione del 1948, confermata dal referendum del 4 dicembre 2016 contro il governo Renzi: la proprietà privata dei mezzi di produzione vale solo finché serve al benessere generale della società.

Oggi abbiamo i mezzi materiali e le conoscenze necessari per eliminare l’inquinamento e le calamità naturali o prevenirle e proteggerci adeguatamente.

Ogni popolo può stabilire rapporti di solidarietà, collaborazione e scambio con gli altri popoli, solo se è padrone in casa propria: la lotta per la sovranità nazionale contro l’oppressione e l’invadenza dei gruppi e degli Stati del sistema imperialista mondiale, contro la NATO e l’UE è un passaggio indispensabile. Oggi è il capitalismo che mette un paese contro l’altro, una nazione contro l’altra, un individuo contro l’altro.

Questi sono i cambiamenti che occorrono alle masse popolari. Quindi questo è il cambiamento che dobbiamo esigere dal “governo del cambiamento”. Se non è in grado di farlo o non vuole farlo, bisogna fargli fare la fine dei governi delle Larghe Intese e sostituirlo con un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate, con un governo delle organizzazioni operaie e popolari. Dobbiamo fare della costituzione del “governo del cambiamento” l’inizio di un periodo di lotte per porre fine al catastrofico corso delle cose imposto dalla borghesia imperialista, anzitutto nel nostro paese. È possibile. È necessario. Noi dobbiamo farlo in Italia e la nostra azione farà scuola alle masse popolari degli altri paesi imperialisti e dei paesi oppressi. È bastato impedire alla nave di una ONG (nel caso concreto l’Aquarius) di attraccare nei porti italiani per mettere in subbuglio i governi degli altri paesi europei. Facile immaginare cosa succederà con un’azione sistematica e coerente del governo di un paese come l’Italia. Il “governo del cambiamento” deve mobilitare le navi della Marina e della Guardia costiera italiane a soccorrere i migranti nel Mediterraneo. Ma deve anche porre fine all’uso della basi NATO e sioniste stazionate del nostro paese per destabilizzare altri paesi e devastarli. Basta con la partecipazione delle Forze Armate italiane alle missioni militari all’estero, ma invece piena e leale applicazione dell’art. 11 della Costituzione del 1948. L’accordo per la Tregua fatto tra il governo di Kabul e i Talebani per la festa del Aïd el-Fitr (giovedì 14 e venerdì 15 giugno) è l’indizio di quello che succederà nel paesi oppressi man mano che cesserà l’intervento della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti a cui i governi delle Larghe Intese hanno contribuito direttamente, con le basi e le installazioni NATO e sioniste e con la produzione e la vendita di armi. Il “governo del cambiamento” deve mettere effettivamente sotto controllo pubblico l’industria militare, come già prescrivono leggi che non sono osservate, salvaguardando rigorosamente gli interessi dei lavoratori diretti e dell’indotto. Tutto questo è possibile e necessario per porre fine al catastrofico corso delle cose. La base per realizzarlo è la mobilitazione e l’organizzazione dei lavoratori, nelle aziende private e pubbliche, nelle istituzioni e nelle zone di abitazione. Promuovere la mobilitazione e l’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari è compito e dovere immediato di ogni persona di buona volontà. Da iniziare subito e dovunque.

Il nostro principale ostacolo e freno è il disfattismo, è la demoralizzazione, la rassegnazione e la sfiducia che oggi ancora sono largamente diffuse tra le masse popolari.

Bando al disfattismo, a tutti quelli che predicano che “le cose vanno male, ma non c’è niente da fare”, che “il vecchio muore, ma il nuovo non può nascere”, che “il socialismo è roba d’altri tempi”, che gli uomini sono egoisti per natura (non è che la vecchia solfa del peccato originale: in realtà ogni individuo è formato dalle condizioni in cui cresce e vive e dall’educazione che riceve). Denunciare i mali del presente è necessario, ma non basta: più importante ancora è indicare cosa fare e da dove incominciare oggi, da subito.

Nel nostro paese le masse popolari non hanno instaurato il socialismo nel secolo scorso solo perché, nonostante l’eroica dedizione alla causa di migliaia e migliaia di comunisti, il partito comunista decapitato di Gramsci non è stato all’altezza del suo compito. Oggi abbiamo raggiunto una più avanzata comprensione delle condizioni e delle forme della lotta di classe espressa nel Manifesto Programma del Partito e siamo in grado di guidare gli operai e il resto delle masse popolari a instaurarlo. I disfattisti hanno completamente torto. Per colti che siano, sono pieni di pregiudizi borghesi e non usano il materialismo dialettico come metodo di conoscenza: quindi non vedono quello che occorre vedere per cambiare il mondo, come un raccoglitore di frutti che non vede nell’albero quello che invece vede il falegname.

Siamo capaci di cambiare il mondo! Cambiare il corso delle cose è possibile! Instaurare il socialismo è necessario!

NPCI – nuovopci@riseup.net

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“Your Face My Ass” – PD, sinistre e Berlusconi all’opposizione (a priori) del governo Lega + M5S, che ancora non c’è…

Non siamo ancora al corrente se il governo Lega + M5S passerà l’esame del prof. Mattarella e Compagni esaminatori dell’università NWO. Intanto si sta facendo di tutto per screditare a priori questo governo. Le accuse sempre le stesse: “sono populisti e fasssisti”… (anche se non si capisce, a questo punto, perché Renzi abbia impedito l’alleanza di governo con i 5 stelli, solo per vedere la fine che fa il Paese? https://www.youtube.com/watch?v=H2us8VUySWA)

Ma sembra che la puntina di questi signori stia saltando sul disco rotto. Usano insistentemente un solo semi-concetto: “destra razzista e bellicista”. Per quanto riguarda il “bellicista” questa è proprio un’idiozia. Sia Lega che M5S sono state le uniche (ripeto: uniche) voci in parlamento a prendere posizioni decenti contro le guerre imperialiste in atto.

Per quanto riguarda l’epiteto “razzisti” affibbiato loro c’è da intenderci: si fa riferimento ai toni populisti dei dirigenti della Lega o ai dati di fatto? Nei Comuni dove c’è la Lega, di razzismo pratico da parte delle istituzioni ce n’è poco, a quanto ho potuto constatare.

Certi signori “sinistri e non violenti” evidentemente preferivano la ministra Kienge, perché per loro l’apparenza è tutto, mentre le decine di immigrati che sotto il ministero delle “braccia aperte” della Kienge si cucivano la bocca con ago e filo, non significano nulla, perché per loro la realtà non può andare in conflitto coi loro desideri e i loro desideri hanno la meglio sulla cruda realtà. Per essere pacati, sono, se va bene, dei “ragazzetti immaturi e dediti all’onanismo”.

Che gli immigrati vengano “accolti” in lager, poi in ghetti-pattumiere per poter essere super-sfruttati e, se occorre, essere usati per disarticolare quanto ancora regge di società civile da vaporizzare, questo per loro significa poco. L’importante è parlare a vanvera di “accoglienza”.

Il “diritto dei neri ad emigrare” sostenuto da questi signori è esattamente lo stesso di quello proclamato da Napoleone III per camuffare la sua tratta degli schiavi, come allora aveva denunciato Marx. E se sono in buonafede allora è anche peggio, vuol dire che mancano di comprendonio.

In quanto al M5S, ha fatto l’unica legge pro immigrati degli ultimi decenni, quella per la depenalizzazione del reato di “immigrazione clandestina”. La sinistra buonista fece invece la Turco-Napolitano. In compenso ha appoggiato ogni singola guerra imperiale e di sterminio (perché l’importante, per questi signori, è che, ad esempio, i siriani e gli yemeniti vengano massacrati a casa loro, ma accolti con buonismo peloso a casa nostra).

Diciamola tutta, e nello slang che a loro tanto piace: Your Face My Ass.

Poi occorrerà discutere seriamente del “contratto di governo” perché contiene diversi punti molto importanti. Non ci vuole comunque molto a capire che, se nascerà, il governo M5S-Lega avrà contro tutto il cucuzzaro.

Già sono partiti i missili balistici finanziari, cioè spread e speculazioni borsistiche al ribasso. Gli stessi che furono lanciati contro il Berlusca per convincerlo prima a sparare missili veri contro la Libia, poi a farsi da parte per lasciar spazio al supertecnico Mario Monti che massacrò la classe media in nome dello spread per poi far impennare il debito pubblico e la disoccupazione e deprimere l’economia nazionale (però, guarda caso, con lui al governo lo spread stava quieto :-) ).

E non ci vuole molto a capire che il cucuzzaro userà questi “sinistri e simili” decerebrati come massa di manovra contro il governo, se solo si azzarderà a fare alcune delle cose che ha promesso, come ad esempio il punto riguardante Monte dei Paschi-Cassa Depositi e Prestiti, che da solo è più rivoluzionario di tutte le cose che sono state pensate a sinistra nell’ultimo quarto di secolo e che sta facendo imbestialire i padroni del vapore.


(P.)

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Articolo di cronaca collegato: http://www.today.it/politica/governo-lega-m5s-ultime-notizie.html

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Commento di Giorgio Mauri: “SALVINI AVVERTE: BERLUSCONI È PRONTO A METTERCI CONTRO TV E GIORNALI.
Verissimo. Come mai corre questo rischio ?
Ci sono due motivi.
Il primo è perché userà l’arma preferita da Berlusconi: fare la vittima.
La scommessa è: sarà maggiore il consenso che acquisisco perché la gente, indispettita dalla propaganda delle TV, mi vota, o saranno superiori i convinti a non votarmi dalla macchina televisiva del consenso ?
Il secondo motivo è che anche internamente a Forza Italia il “partito” dei pro lega è solido, ha molto seguito (Giovanni Toti), e Berlusconi invecchierà sempre di più.
Personalmente sono pronto a scommettere che se Berlusconi dovesse scatenare una guerra contro Salvini ne uscirebbe a pezzi, nonostante il forte controllo che è in grado di esercitare anche su FdI.
Salvini ha un vantaggio fortissimo: ha un partito organizzato in maniera democratica, con i suoi esponenti autonomi, liberi, in grado di motivare la gente. E una persona viva che ti parla è molto più potente rispetto a migliaia di salotti televisivi!”

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Post elezioni – Poteva andar peggio? Sì…. ma al peggio può porsi fine!

1. Credo che i commenti a caldo e quelli a freddo dei risultati elettorali stavolta non saranno troppo dissimili. Anzi, quelli “a botta calda”, all’impronta, forse possono oggi essere quelli che scavano più a fondo.

Perché? Cosa ha detto l’elettorato? Ha detto che la famosa Seconda Repubblica, quella nata dal golpe extrapolitico di Mani Pulite, è morta e quindi deve essere seppellita.

I due partiti che hanno trainato quella oscenità su sponde ideologicamente opposte da esibire nei teatrini della politica, ma materialmente simili, PDS-PD e FI, sono stati battuti, castigati.

E cosa hanno trainato? Nulla, perché l’Italia è invece stata spinta sempre più violentemente verso un baratro materiale e ideale. Quello materiale è sotto gli occhi di tutti: disoccupazione al 30%, quella giovanile quasi al 50%, un terzo degli Italiani che si avviano o hanno già raggiunto la soglia della povertà, ricerca e istruzione (quindi futuro) massacrati, welfare e sistema sanitario nazionale in apnea, cultura ridotta a uno straccio, imbiancato da proclami altisonanti e da un cosmopolitismo con le pezze al culo. Per contro banche e speculazioni finanziarie che devono essere salvate e sostenute costi quel che costi e guai a pronunciare la parola “nazionalizzazione” (perché lo spettro di Ciampi, uno degli artefici della catastrofe, farebbe risuonare irritato le catene: i soldi devono rimanere – privatamente – ai banchieri e ai finanzieri). La manovra “profitti ai privati e perdite alla collettività” di cui era famosa la FIAT di Agnelli e che – allora – scandalizzava la sinistra, oggi sarebbe un giochino da quattro soldi.

Un bilancio che non poteva non essere sanzionato.

2- Come è stato sanzionato? Nell’unico modo possibile dal momento che la sinistra era parte del problema. Anzi la maggior causa del problema. Inutilmente la (cosiddetta) sinistra ha fatto leva sulla nostalgia identitaria, per ultimo strillando all’antifascismo (dimenticandosi che loro esponenti non di secondo piano come Concita De Gregorio – all’epoca direttrice dell’Unità – e Roberto Saviano erano stati tra i primi a sdoganare Casa Pound!). Dimenticandosi, peggio ancora, che la loro ministra della Difesa, Roberta Pinotti aveva proclamato di voler inviare i nostri soldati in Ucraina a combattere a fianco di gentaglia come il Battaglione Azov che marcia sotto insegne naziste o che aveva mentito al Parlamento sostenendo che l’aggressione saudita nello Yemen aveva l’avallo dell’ONU, così poteva continuare a inviare bombe dalla Sardegna ai principi di Riad per permettergli di massacrare donne e bambini yemeniti (cosa, questa sì, denunciata dall’ONU).

E come dimenticarsi della molto di sinistra presidentessa della Camera che per dare soldi ai banchieri aveva applicato al dibattito, per prima, una norma liberticida inventata da Fini (quello di “Fascismo 2000” ma poi amato da tanta sinistra demente quando gli USA lo scagliarono contro Berlusconi), quella che santificava le due Vanesse, ausiliarie di al-Qaida in Siria, quella che su suggerimento USA ha iniziato la battaglia per mettere il bavaglio alla Rete e instaurare il Ministero della Verità?

E, infine, come dimenticarsi di Napolitano, il peggior Presidente che la nostra Repubblica abbia mai avuto, che dava incarichi di governo incurante della prassi democratica (basti pensare a Monti) e che dava ordini ai governi, persino quello di fare la guerra alla Libia a 100 anni di distanza da “Tripoli bel suol d’amore”! Un fanatico delle invasioni, da quella nazista all’URSS, a quella dell’URSS all’Ungheria, a tutte quelle degli USA dopo la caduta del muro di Berlino.

E mentre noi tiravamo bombe e missili “per la democrazia”, mentre i soldi fluivano a maggior gloria della finanza “perché se no lo spread”, mentre gli investimenti collassavano “perché se no l’Euro”, gli Italiani perdevano il lavoro e i loro figli non lo trovavano.

Posso fermarmi, perché basta anche solo questo per capire sotto che mare di merda si è autoseppellita la sinistra con la colpa, che non gli sarà mai più perdonata, di aver coperto di merda anche tutti gli ideali in cui noi ci riconoscevamo. Un disastro epocale!

Se non altro ha fatto capire che gli ideali senza una politica coerente con essi sono peggio che parole al vento: sono la loro condanna a morte.

3. Con i migliori ideali sputtanati, usati per coprire affari sempre più loschi e politiche interne pesantemente antipopolari e politiche estere parafasciste, con questo disastro davanti, con la prospettiva di rivedersi proposto questo immondezzaio sotto forma magari di Grosse Koalition, come potevano reagire gli Italiani alle urne?

Qualche amico ha riciclato per il dopo elezioni una vecchia battuta di Altan: “Poteva andare peggio, dice uno. No, gli risponde l’altro”.

E’ un commento che viene oggi fatto proprio da quella massa di miei coetanei, ormai in via di irrilevanza e di estinzione (in questo d’altronde simili a me), che ha un difetto gravissimo: non pensa mai a ciò che succede oggi, ma a ciò che succedeva ieri, quando eravamo la “meglio gioventù”. Persone che non votano una politica ma solo parole, anche se si danno l’aria di essere informate. Che se corresse voce che credere che gli asini volano è di sinistra lo ripeterebbero a squarciagola, così come hanno pappagallescamente ripetuto che Obama era un bravo presidente di sinistra quando invece è stato un recordman assoluto – anche più di Bush jr – di bombe gettate sulla testa di Paesi poveri e di fatto senza difese e, paradossalmente, anche un recordman di neri fucilati nelle strade americane da una polizia militarizzata. Già, dimenticavo: gli asini volano.

Persone che quando votano, non votano per un candidato o un partito, ma per la loro foto al liceo o all’università.

Non è vero, quindi: poteva andare molto peggio. Poteva stravincere l’estrema destra destra. In circostanze simili negli anni ‘20 e ‘30 del secolo scorso successe. Poteva stravincere la Lega. Ma ha stravinto, invece – e sottolineo “invece” – il Movimento 5 Stelle, che per altro ha già preparato una squadra di governo non male. Confesso che diverse cose di Di Maio mi lasciano perplesso. Ma Di Maio non è Salvini (anzi, l’unica legge a favore degli immigrati dell’ultimo decennio l’ha fatta il Movimento 5 Stelle), non è la Meloni, non ha il culto delle croci celtiche.

Di Maio non ha appoggiato tagli alla sicurezza sociale, soldi ai banchieri, missioni di guerra (anche se starò particolarmente attento alle sue mosse in politica estera, perché lì si gioca molto e lì si capisce di che caratura uno è fatto).

4. Staremo quindi a vedere. Staremo a vedere che farà Mattarella. Staremo a vedere gli incarichi e, soprattutto, non dobbiamo dimenticarci che dietro a tutto ciò che succede c’è un enorme potere, transnazionale nelle diramazioni ma con sede principale a Washington e New York, un potere che ha già imposto il recalcitrante Martin Schulz di suicidarsi gettando il suo partito, l’SPD, di nuovo nelle mani della Merkel. Un grandissimo potere che però è in grandissima crisi e quindi ha una grande paura ed è disposto alle mosse più oscene (e le più atroci sono le guerre, i conflitti, e a seguire i tentativi di regime change che questo potere fa scoppiare a ritmo sempre più forsennato).

Un potere disposto a tutto pur di perpetuarsi. E il grande guaio è, paradossalmente, che non ce la può fare. E’ un grosso guaio perché questo potere lo vuole comunque fare, non intende adeguarsi alla realtà, così che i disastri sono matematicamente certi.

Poteva andare peggio? Sì: potevano rimanere in sella i guardiani putrescenti della putrebonda Seconda Repubblica. I prossimi anni non saranno per nulla di relax, anzi, ma qualcosa si è messo in movimento, si aprono delle possibilità, la pietra tombale è stata in parte scostata. Possiamo piangerci addosso guardando come eravamo carini al liceo o all’università coi nostri eskimo o le nostre gonne a fiori, oppure pensare al futuro (per lo meno dei nostri figli) e cercare di capire dove incanalare questo movimento, come sfruttare questo spiraglio.

Piotr

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Commento di Arrigo Colombo: “A livello di PD, Renzi deve dimettersi da Segretario; doveva già farlo subito dopo il referendum in cui il 60% degl’italiani lo rifiutava; ora urge che lo faccia al più presto. Liberi e uguali, dopo aver considerato con saggezza il risultato meschino della scissione, che noi e altri avevamo previsto, e li avevamo anche ammoniti; avevamo previsto che la scissione avrebbe portato a risultati elettorali miseri, come già in passato; devono rifondersi col PD e contribuire ad animarlo e rafforzarlo coi principi dell’autentica Sinistra, l’autentico vero partito del popolo. Infine, ed è un passo importante per il futuro della Sinistra, devono allearsi col Movimento Cinque Stelle e costituire così la maggioranza che governerà la Nazione. E’ questa la decisione più importante e insieme la più saggia. Il M5S si muove su posizioni di comune saggezza e l’alleanza potrà essere feconda…”

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Immigrazione indiscriminata e ibridazione culturale e genetica

L’immigrazione di massa dall’Africa verso l’Europa non è un fenomeno
dalle radici profonde ma, al contrario, è storia recente, il cui
inizio può essere ricondotto alla fine della Guerra Fredda ed
all’avvento del “nuovo ordine mondiale” propugnato dalle élite
euro-atlantiche. Come il fondamentalismo islamico e le varie
organizzazioni terroristiche sunnite erano sostanzialmente estranei al
mondo bipolare (dall’Algeria al Pakistan, dalla Libia alla Somalia
vigevano regimi più o meno limpidi, ma rigorosamente laici e spesso
d’ispirazione socialista), così l’immigrazione non era alimentata da
ondate di profughi o da flussi superiori alle esigenze del mercato del
lavoro, tranne nei paesi europei, Francia e Gran Bretagna in testa,
che sul solco dell’esperienza coloniale scelgono fin dagli anni ’80 di
adottare la politica, rivelatasi poi fallimentare, dell’accoglienza
indiscriminata.

La nascita e lo sviluppo del fondamentalismo islamico risponde sia
alla volontà delle monarchie del Golfo, che professano l’islam sunnita
più retrogrado ed intollerante (il wahhabismo), di espandere il
proprio credo all’intero mondo mussulmano che alla necessità di
Washington, Londra e Tel Aviv di plasmare un nemico contro cui
intervenire militarmente in Medio Oriente.

I flussi immigratori dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa
sono analogamente il prodotto delle politiche adottate dagli
angloamericani, che aborriscono l’idea dello sviluppo ordinato della
regione (che rimpicciolirebbe Israele data la propria minuscola
economia) ma preferiscono piuttosto fomentare tensioni e caos fedeli
al “divide et impera”. Le ondate migratorie si inseriscono poi nel
progetto massonico/mondialista di lungo periodo di annacquare le
nazionalità europee con l’iniezione di popolazioni allogene, per
facilitarne la fusione in organismi sovranazionali.

L’Italia, promotrice sin nel XX secolo di un colonialismo
“meridionalista” che cerca nei territori africani occasioni di lavoro
piuttosto che lo sfruttamento delle risorse naturali, è su posizioni
diametralmente opposte agli USA ed al Regno Unito, anche in virtù
della sua posizione al centro del Mediterraneo che le espone alle
turbolenze di tutta l’Africa a nord del Sahara: dove gli italiani
hanno interesse a costruire, gli angloamericani hanno interesse a
bombardare, dove gli italiani tessono i rapporti diplomatici, gli
angloamericani esacerbano le tensioni, dove gli italiani prediligono
il commercio, gli angloamericani optano per la soluzione militare.
Tanto la nostra politica arginerebbe i flussi d’immigrazione, quanto
quella di Washington e Londra alimenta i dissesti economici e politici
che sono all’origine delle migrazioni di massa.

Basti dire che in cima alle nazionalità degli immigrati che sbarcano
ogni anno in Italia figurano ancora i somali, il cui Paese sprofonda
nel 1991 in un’instabilità da cui non si è mai più ripreso (il che
dovrebbe preoccupare non poco per la Libia). Il caos in cui precipita
la Somalia è naturale o indotto? E se è artificialmente generato, chi
concorre a destabilizzare il fragile paese del Corno d’Africa?

Ebbene, la Somalia è il primo caso di disgregazione di uno Stato
africano condotto dagli angloamericani ai danni dell’Italia. Assegnata
a Roma in amministrazione fiduciaria dalla Nazioni Unite, dal 1950 al
1960 il povero ma strategico Paese è un’estensione dell’Italia, con
cui condivide bandiera, lingua ufficiale ed inno nazionale. Ottenuta
l’indipendenza nel luglio del 1960, ai vertici dello Stato siede il
filo-britannico Abdirashid Ali Shermarke, primo ministro dal 1960 al
1964 e poi presidente.

Nell’autunno del 1969, lo stesso anno in cui Muammur Gheddafi rovescia
con il determinante sostegno dei servizi italiani il re Idris messo in
trono dagli inglesi, l’ex-carabiniere Mohammed Siad Barre (1919-1995)
è artefice di un golpe che lo eleva a Presidente della Repubblica
Democratica Somala. Proprio come la Libia del Colonnello, sebbene la
nuova Somalia si inspiri ad ideali socialisti ed apra alla
collaborazione con l’URSS, gravita però nell’orbita italiana per
quanto concerne l’economia: i rapporti tra la Somalia di Barre e
l’Italia di Bettino Craxi sono così buoni che nel 1985 si celebra la
storica visita del premier socialista a Mogadiscio, accolto con calore
e sfarzo.

La dissoluzione dell’URSS nel 1991 sancisce l’inizio del “nuovo ordine
mondiale” a guida angloamericana, dove a saltare sono innanzitutto le
conquiste italiane in politica estera, ottenute strizzando l’occhio a
Mosca ed ai movimenti terzomondisti: la Libia del Colonnello è
immediatamente oggetto delle sanzioni dell’ONU che le impediscono di
esportare il petrolio1, mentre per la Somalia è adottata una strategia
più aggressiva che punta allo smembramento del Paese.

Già indebolita dalla guerra dell’Ogaden contro l’Etiopia (1977-1978),
la Somalia patisce duramente gli effetti della Prima Guerra del Golfo
(1990-1991) che azzera le fondamentali rimesse dei somali che lavorano
nella regione e blocca le esportazioni di bestiame. Siad Barre è ora
stanco ed anziano, il suo clan gestisce in maniera opaca lo Stato ed
il Paese è minato dalle faide tra etnie e dalle velleità
secessionistiche dell’ex-Somaliland britannico.

Il ministro degli esteri Gianni De Michelis e le autorità egiziane si
adoperano per una transizione morbida verso la democrazia, progettando
un iter che passa dalla redazione della costituzione a nuove elezioni.
A sabotare gli sforzi italo-egiziani intervengono gli inglesi che
danno ospitalità a Londra, foraggiandoli anche con cospicui
finanziamenti2, ai partiti ostili a Siad Barre: il Somali National
Movement che si batte per l’indipendenza dell’ex-Somaliland
britannico, l’United Somali Congress del generale Mohammed Farah Aidid
ed il Somali Popular Movement boicottano gli sforzi italiani fino a
farli deragliare. Sono in particolare la BBC inglese ed il Foreign
Office che si prodigano per alimentare le spinte secessionistiche
dell’ex-Somaliland, denigrano il governo centrale di Mogadiscio e
discreditano la politica somala dell’Italia.

Neutralizzate le iniziative italo-egiziane, una serie di misteriosi
attentati scuote la capitale, ricalcando il classico schema della
strategia della tensione: bombe all’ambasciata cinese ed irachena,
attentati contro la rappresentanza della CEE e l’ufficio centrale
delle poste. Per assestare il colpo di grazia allo stato somalo, gli
USA ritirano il loro sostegno all’esercito che, demoralizzato e
malpagato, si sfalda rapidamente: è l’inizio della guerra civile tra
le etnie, fondamentalisti islamici, separatisti dell’ex-Somaliland
britannico e signori della guerra vari che trasformano la Somalia in
una terra di nessuno. Lo Stato fallito diventa in cambio un’agevole
base per Al Qaida-ISIS-Al Shabab, offrendo così costanti pretesti a
Washington per bombardare, con l’unico concreto risultato di tenere il
Paese in un perenne stato di prostrazione ed instabilità.

Sono infatti essenzialmente somali i profughi che nei primi anni 2000
si riversano sulle coste italiane in un breve momento di bonaccia
internazionale, prima che inizi “la guerra al terrore” e la lunga
destabilizzazione del Medio Oriente, utile anche ad Israele.

Il Colonnello Gheddafi scampa nel 1996 all’ennesimo tentativo dell‘MI6
inglese di assassinarlo ricorrendo agli islamisti del Libyan Islamic
Fighting Group3 e l’Italia, grazie ad un certosino lavoro diplomatico,
ottiene il reinserimento di Tripoli nella comunità internazionale. Nel
1999 sono revocate le sanzioni ONU e sotto il governo Berlusconi II
(2001-2005) i legami economici tra i due Paesi si irrobustiscono,
consentendo alle aziende italiane di conquistare la preminenza nei
settori energia, infrastrutture e difesa.

Nel febbraio del 2009 il Parlamento italiano ratifica il “Trattato di
amicizia, partenariato e cooperazione” tra Italia e Libia che, oltre a
porre fine ai contenziosi dell’epoca coloniale, vieta ai contraenti il
reciproco ricorso della forza (art. 3) e l’ingerenza degli affari
interni (art.4). L’Italia si impegna a dotare la Libia, ricorrendo ad
imprese italiane, di infrastrutture per in valore di 5 $mld ed è messa
a punto una soluzione per risolvere l’annosa questione
dell’immigrazione clandestina. L’art 19 del trattato recita infatti4:

1. Le due Parti intensificano la collaborazione in atto nella
lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di
stupefacenti e all’immigrazione clandestina, in conformità a quanto
previsto dall’Accordo firmato a Roma il 13/12/2000 e dalle successive
intese tecniche, tra cui, in particolare, per quanto concerne la lotta
all’immigrazione clandestina, i Protocolli di cooperazione firmati a
Tripoli il 29 dicembre 2007.

È l’inizio dei respingimenti che, sebbene denigrati dalla
organizzazioni sovranazionali e Caritas varie (la Corte europea dei
diritti dell’uomo, in spregio all’emergenza sbarchi che l’Italia
affronta in solitudine e su pressione dell’establishmet atlantico, ne
chiede la sospensione nel 2012), producono un calo del 90% degli
sbarchi nel 20105 rispetto all’anno precedente. In termini assoluti
l’afflusso di immigrati crolla nel biennio 2009/2010 a 14.000 unità
dalle 38.000 del 20086: determinante, per l’attuazione della strategia
anti-sbarchi, è la fornitura da parte italiana di sei motovedette alla
marina libica che, affiancandosi alle nostre unità, fermano nelle
acque libiche le imbarcazioni cariche di immigrati7.

È proprio contro queste motovedette che nel 2011 si accanisce la NATO,
annichilendo la sparuta flotta libica e le capacità di contenere i
flussi migratori.

2011, il crollo

L’Italia, considerata nei consessi internazionali ancora un paese
uscito sconfitto dall’ultima guerra e come tale trattata, è nel 2011
oggetto di un attacco in grande stile che nell’arco di dieci mesi
(febbraio – novembre) scardina la democrazia, l’economia e le alleanze
internazionali.

Con il concorso delle agenzie di rating americane Standard & Poor’s e
Moody’s e la manipolazione dei credit default swap ad opera di Goldman
Sachs, Silvio Berlusconi, già dimezzato dallo scandalo Ruby, è
costretto alle dimissioni sull’onda dell’emergenza spread. Al suo
posto è installato a Palazzo Chigi il mondialista Mario Monti, futuro
artefice dell’austerità che nel volgere di pochi mesi devasta il
sistema produttivo italiano.

Sfruttando l’estrema debolezza italiana e giocando sempre di sponda
con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, gli
angloamericani ed i francesi coronano finalmente il sogno di
rovesciare Muammur Gheddafi: la totale perdita di sovranità monetaria,
politica e militare dell’Italia consente così a Washington, Londra e
Parigi di riuscire dove avevano fallito per 42 anni (il primo
esperimento anglo-francese per spodestare il Colonnello – l’operazione
Hilton Assignment8 – è sventato dal Sid guidato dal generale Vito
Miceli già nel 1970).

I bombardamenti della NATO radono al suolo lo Stato libico,
travolgendo sotto le macerie anche gli strumenti per la lotta
all’immigrazione: il 70% della flotta libica9 è affondato o gravemente
danneggiato dai raid aerei e, fatto ancora più grave, è inferto un
colpo letale al regime che, con tutti i suoi limiti, garantisce un
livello minimo di organizzazione burocratica, indispensabile per
controllare i flussi migratori.

Le cifre degli sbarchi sono sufficientemente eloquenti: nell’intero
2011, mentre i droni americani ed i corpi speciali anglo-francesi sono
impegnati nella snervante caccia al Colonnello, sulle coste italiane
si riversano 62.000 immigrati, rispetto ai 13.900 dei due anni
precedenti10.

Il 2012 è un anno relativamente tranquillo per la vita politica
libica, incentrata sulla nascita del Congresso Generale
Nazionaleincaricato di scrivere la nuova costituzione. È il periodo in
cui l’ambasciatore americano Christopher Stevens, usando come base
operativa il consolato americano di Bengasi condiviso con la CIA11,
supervisiona il traffico d’armi dalla Libia verso i porti turchi, dove
gli arsenali del defunto Colonnello equipaggiano gli islamisti
impegnati nella lotta contro Bashar Assad12. Qualcosa deve però
guastarsi nei rapporti tra Stevens ed i ribelli libici, freschi della
recente collaborazione per rovesciare Gheddafi: l’11 settembre 2012 il
consolato di Bengasi è preso d’assalto dai miliziani di Ansar
al-Sharia e l’ambasciatore americano soccombe nell’incendio appiccato
all’edificio dove si è rifugiato.

Ciononostante, l’emergenza sbarchi cala per tutto il 2012 e
nell’intero anno si registrano “solo” 13.000 nuovi arrivi.

La sostituzione del defunto Christopher Stevens con l’ambasciatrice
Deborah Jones, prudentemente installata a Malta, avvia però nel 2013
una nuova prepotente destabilizzazione del Paese nord-africano: a
gennaio il console italiano Giuseppe De Santis esce illeso da
un’imboscata tesagli a Bengasi ed il ministro degli esteri Giulio
Terzi denuncia il tentativo di rigettare il paese nel caos13; ad
aprile è la volta di un attentato dinamitardo all’ambasciata francese;
a maggio un’autobomba sventra parte dell’ospedale centrale di Bengasi
e la popolazione esasperata protesta contro il governo incapace di
garantire la sicurezza; a giugno una carica è piazzata sotto l’auto
del corpo diplomatico italiano a Tripoli ed i servizi segreti
ipotizzano il coinvolgimento di un terrorista vicino agliinglesi14; a
ottobre, a dimostrare l’impotenza del governo, il premier alb è
vittima di un sequestro lampo nell’albero in cui alloggia; a dicembre
il primo attentato suicida dell’era post-Gheddafi uccide otto persone
ad un posto di blocco nei pressi di Bengasi.

L’intero 2013 è poi costellato da misteriosi omicidi eccellenti che
eliminano, una dopo l’altra, figure di spicco dell’establishement
libico con ovvie ripercussioni sulla stabilità del Paese: muoiono
50-60 persone, tra cui si annoverano funzionari della polizia,
giudici, attivisti, generali delle forze armate ed alti ufficiali dei
servizi d’informazione15.

Gli sforzi angloamericani per bloccare la normalizzazione del Paese
sortiscono gli effetti sperati ed il 2013 è un anno record per gli
sbarchi: 43.000 immigrati approdano sulle coste italiane, di cui il
65% parte dalla Libia.

Nel 2014 gli angloamericani raccolgo i frutti della loro strategia di
destabilizzazione: le fragili istituzioni libiche collassano sotto il
peso di faide tra tribù, attentati dinamitardi ed intolleranze
religiose, provocando un parallelo aumento vertiginoso degli sbarchi
che totalizzano il record di 170.000 persone.

Basta analizzare le rotte dei barconi per avere conferma che dietro
l’ondata di sbarchi che investe l’Italia ci siano Washington e Londra:
la quasi totalità dei barconi salpa dalla Tripolitania (la regione
libica più vicina alla Sicilia) ed è proprio qui che nell’agosto del
2014, in netta opposizione alla tradizione che vuole la Tripolitania
“laica” e la Cirenaica “islamica”, si installa la formazione islamista
Alba della Libia.

Disconoscendo l’esito delle elezioni del 25 giugno, Alba della Libia
conquista manu militari la capitale, obbligando il legittimo governo
del premier Abdullah al-Thani a riparare a Tobruk. Le fortune degli
islamisti di Alba della Libia sono legate al sostegno economico e
militare elargito da Turchia, Qatar, USA e Regno Unito, uniti anche
sul fronte siriano contro il regime laico di Bashar Assad. Come
abbiamo più volte evidenziato nelle nostre analisi, la vicinanza degli
angloamericani agli islamisti di Tripoli e la parallela ostilità verso
il governo di Tobruk e l’esercito nazionale libico del generale
Khalifa Haftar, spinge quest’ultimi a cercare a Mosca le forniture
militari per la riconquista del Paese, negate loro da Washington che
persegue la “somalizzazione” della Libia.

Fa sorridere il tentativo della stampa filo-americana italiana di
scaricare sul generale nazionalista Haftar, impegnato da mesi nella
riconquista di Bengasi, le colpe dell’immigrazione clandestina: si
cimenta nell’impresa il giornalista de Il Manifesto Giuseppe Acconcia
(collaboratore dell’OpenDemocracy di George Soros e docente presso
l’Università americana del Cairo): anziché notare la lapalissiana
responsibilità del governo islamista di Tripoli nel traffico degli
immigrati, Acconcia accusa il governo di Tobruk ed il generale
egiziano Al-Sisi di alimentare i flussi migratori con oscure finalità
ricattatorie16.

Nel 2015 compare anche in Libia l’ISIS, i cui miliziani sono
trasbordati con il placet americano dalla coste turche alla Libia per
mezzo di navi, di tanto in tanto bersagliate dall’aviazione libica. Il
governo di Tobruk non desiste dal chiedere alla comunità
internazionale, ed all’Italia in particolare, di essere debitamente
equipaggiato per combattere l’immigrazione clandestina, ammonendo
anche di possibili infiltrazioni di miliziani dell’ISIS : Roma ignora
le richieste del legittimo governo libico e preferisce allertare le
prefetture e le regioni per ricevere la cifra record di 400.000 nuovi
immigrati17.

L’Italia, dopo l’avvallo alla scellerata operazione NATO contro
Muammur Gheddafi, si dimostra infatti ancora completamente succube ai
diktat di Washington: anziché arginare un fenomeno destabilizzante e
socialmente esplosivo come l’arrivo in massa di centinaia di migliaia
di persone, lo Stato italiano, già gravemente debilitato, si adopera
in ogni modo per facilitare l’invasione di clandestini.

Roma rifiuta l’assistenza al governo di Tobruk nella lotta
all’immigrazione, perché finora la volontà è stata quella di assistere
e persino incrementare degli sbarchi in ossequio alla direttive di
Washington: ampi spezzoni dello Stato assecondano questa politica.

Dalla Marina Militare alle coop, passando per i servizi: i fiancheggiatori

Nel febbraio del 2012 la Corte europea dei diritti dell’uomo fornisce
un assist decisivo per l’attuazione dell’invasione programmata
dell’Italia, condannando la politica dei respingimenti attuata
dall’Italia che nel biennio 2009-2010 dimezza quasi gli sbarchi: il
mondialista Mario Monti, installato a Palazzo Chigi sull’onda
dell’emergenza spread, si dice pronto a recepire la sentenza della
Corte18.

È in questi mesi che si perfeziona il business dell’immigrazione
clandestina, attivo a scala nazionale ma sviscerato solo a Roma
nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale: l’indagine del procuratore
Giuseppe Pignatone ci interessa non tanto per i risvolti politici ma
perché rivela la partecipazione di larghi ed importanti spezzoni dello
Stato al fenomeno dell’immigrazione di massa, intesa non come una
minaccia da contrastare, ma al contrario come un avvenimento da
sfruttare.

L’emergenza clandestini si trasforma a Roma, ma è così in tutta
l’Italia, in un’opportunità per macinare utili a spese dello Stato,
che prima asseconda ed alimenta gli affari ruotanti attorno alla
gestione degli immigrati e poi, con l’avvio di Mare Nostrum, si
preoccupa di incrementare esponenzialmente gli arrivi di profughi e
clandestini.

A Roma il business dell’immigrazione fa capo a Salvatore Buzzi (“Tu
c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga
rende di meno” recita una sua telefonata) e Massimo Carminati, capo di
un clan mafioso abile nell’intercettare gli appalti del Comune di
Roma, da ultimo quelli legati all’accoglienza dei clandestini.

Chi sono questi due loschi figuri? Due pesci piccoli del mondo
criminale romano, che hanno scalato per caso i vertici della cupola
mafiosa che fa il bello ed il cattivo tempo nella capitale?
Decisamente no.

Salvatore Buzzi, condannato nel 1980 a venti anni di carcere per aver
ucciso con 34 coltellate il complice con cui froda la banca dove è
impiegato19, ha il raro privilegio nel 1994 di essere graziato dal
Capo dello Stato, allora Oscar Luigi Scalfaro. Intuisce da subito le
allettanti potenzialità del terzo settore se sviluppato gomito a
gomito con la politica e divenuto sodale di Luca Odevaine, già
vice-capo Gabinetto ai tempi della giunta di Walter Veltroni, si
infiltra così a fondo nel mondo politico romano da essere in grado di
accaparrarsi la metà degli appalti legati all’emergenza immigrazione
(l’altro 50% è dirottato sulle coop cattoliche dell’Arciconfraternita
del Santissimo Sacramento e di San Trifone). Il consorzio di
cooperative Eriches da Buzzi, chiude il bilancio del 2013 con 53
milioni di fatturato e, come ammette da lui stesso, tutti gli utili
provengono dalla gestione di profughi e clandestini20.

Massimo Carminati, il re di Roma alle cui dipendenze soggiace anche
Buzzi, è invece l’ultimo epigono della Banda Magliana,
l’organizzazione malavitosa che imperversa nella capitale tra gli anni
’70 e ’90, così vicina ai servizi segreti da nascondere il proprio
arsenale nei depositi del Ministero della Sanità. La longevità di
Carminati nel crimine romano, oltre ad un vita piuttosto discreta ed
appartata, è riconducibile alla passata esperienza nei Nuclei Armati
Rivoluzionari che, sul solco del terrorismo nero degli anni ’70,
collaborano alla strategia delle tensione con efferati stragi (la
bomba alla stazione di Bologna del 1980) ed omicidi eccellenti
(l’assassinio di Piersanti Matterella sempre nel 1980).

La contiguità dei servizi segreti, eufemisticamente definiti
“deviati”, alle attività criminali di Buzzi e Carminati è brevemente
pubblicizzata appena esplode lo scandalo21: poliziotti che avvertono
il “re di Roma” di essere sotto indagine, 007 che forniscono
consulenze e apparecchi per non essere intercettati, carabinieri del
nucleo operativo della compagnia di Trastevere che si mettono a
disposizione dell’organizzazione criminale, etc etc.

Buzzi e Carminati sono a conoscenza già nel novembre 2013, un anno
prima che scattino i gli arresti di Mafia Capitale, di essere sotto
indagine, ma il loro senso di impunità è tale che i loro affari
proseguono imperterriti: a turbarli è solo la nomina nel 2012 a
procuratore della Repubblica di Roma di Giuseppe Pignatone che, dopo
la sua attività a Reggio Calabria, è considerato un mina vagante,
fuori dai giochi romani22.

Un altro ramo dell’inchiesta Mafia Capitale prontamente insabbiato
dalla stampa è quello che coinvolge la Marina Militare: nel dicembre
del 2014 sono tratti in arresto tre ufficiali con l’accusa di aver
organizzato una truffa ai danni dello stato per 7 €mln, appropriandosi
del gasolio formalmente destinato ad una nave cisterna affondata
nell’Atlantico un anno prima.

La Marina Militare, la forza armata storicamente più vicina degli
angloamericani, è tra i maggiori fiancheggiatori dell’immigrazione
selvaggia e nell’ottobre del 2013 esercita forti pressioni sul governo
italiano per il lancio di Mare Nostrum, l’operazione di salvataggio a
largo delle coste siciliane che, anziché arginare il fenomeno degli
sbarchi, in poco più di un anno (ottobre 2013- novembre 2014) fa
lievitare il numero di immigrati in arrivo all’incredibile cifra di
170.000 unità.

Invece di farsi carico dei barconi quando entrano in acque italiane,
la Marina Militare e la Guardia Costiera estendono il loro raggio
d’azione alle acque libiche, cosicché agli scafisti è sufficiente
affacciarsi sul mare, chiamare i soccorsi ed attendere di essere
rimorchiati fino ai porti italiani.

La Marina Militare è entusiasta di Mare Nostrum, che finalmente le
offre un ampio spazio mediatico sui cinegiornali della RAI, carta
stampata e siti di Amnesty International e Ong varie, dove è celebrato
l’impegno della Marina a “salvare il maggior numero possibile di vite
umane”23. Poco importa se alcuni immigrati ammettano di essere stati
costretti ad imbarcarsi sotto la minaccia della armi, salpando dalle
spiagge di Tripoli controllate dalle milizie islamiste di Alba della
Libia.

Quando in Parlamento qualcuno fa notare come sia proprio Mare Nostrum
la causa dell’aumento esponenziale di sbarchi, il capo di stato
maggiore della Marina Giuseppe De Giorgi ha la sfacciataggine di
sostenere che non sia l’operazione italiana ad alimentare il flusso di
clandestini, bensì “fattori di forza globali”, come “il disfacimento
di Eritrea, Siria e Libia”24: l’ammiraglio dimentica che la
dissoluzione di questi stati non è frutto di cause naturali, ma della
precisa azione di Stati Uniti, Regno Unito ed Israele, coadiuvatati da
alcuni paesi mussulmani.

Arriviamo all’interrogativo finale: a cosa servono gli sbarchi di
massa, accuratamente apparecchiati dalla NATO?

Emergenza sbarchi, l’altra Ucraina dell’Europa

Nei nostri articoli abbiamo evidenziato fin da subito come il
principale obbiettivo del golpe in Ucraina fosse sedare le forze
centrifughe in seno all’UE generate dall’eurocrisi: provocando la
scontata reazione di Mosca minacciata nei suoi interessi vitali, gli
angloamericani elevano la Russia a nuovo pericolo per l’Europa,
rispolverando la funzione originale della UE/NATO, nate per il
contenimento dei russi.

Abbiamo inoltre dato risalto alla perfetta correlazione tra crisi
greca e crisi ucraina, sottolineando come l’aumento delle probabilità
che Atene lasci l’euro sia accompagnate a distanza di giorni, se non
di ore, dalla recrudescenza del conflitto ucraino.

Ebbene, la funzione degli sbarchi di massa, è la stessa assolta dal
conflitto ucraino: creare instabilità e tensioni,presentando la
UE/NATO come la soluzione ai problemie minacciando foschi scenari
qualora gli Stati affrontassero singolarmente queste sfide. “Fortunati
che ci sono la NATO e l’Unione Europea a fronteggiare la Russia e
l’immigrazione!” dicono gli alfieri dell’establishment euro-atlantico.
“Senza la UE e la NATO verreste inghiottiti dall’Africa e schiacciati
dalla Russia! Guai a cambiare lo status quo!” continuano.

Finora le personalità italiane che abbiano meglio esplicitato il
concetto sono i massoni Mario Monti e Giorgio Napolitano.

Dice infatti l’ ex-Goldman Sachs Mario Monti, tanto nefasto all’Italia
quanto esplicito nel descrivere le strategie del potere25:

“Se si crea un’Europa del Sud, magari con qualche paese che esce
dall’euro o con un euro un po’ più debole rispetto a quello adottato
dai Paesi del nord, può darsi che l’Europa a quel punto deleghi
all’Europa del sud la funzione di frangiflutti rispetto ai flussi
migratori, trasformandolo in un avamposto non integrato nell’Europa”.

Incalza l’ex-presidente della Repubblica, ora senatore a vita Giorgio
Napolitano:

“Questo è il momento dopo il 1989 in cui si impone la costruzione
di un nuovo ordine mondiale. Siamo giunti al dunque, bisogna
riflettere su come sia giusto e sostenibile un ordine mondiale.
Dobbiamo guardare al domani, ai prossimi mesi e riflettere e operare
sul futuro. (…) Non siamo di fronte solo a un’emergenza, siamo dinanzi
a movimenti e rimescolamenti di popolazioni nel Mediterraneo (chiaro
riferimento al piano Kalergi, NDR). Fino a ieri la questione
Mediterraneo-Medio Oriente è stata ai margini dell’azione europea. (…)
Oggi è tempo di un’azione non più procrastinabile”.

La strategia angloamericana di compattare la UE con l’emergenza
emigrazione ha finora sortito esiti positivi? A differenza della crisi
ucraina, dove perlomeno Washington ha ottenuto da Bruxelles
l’imposizione delle sanzioni economiche contro la Russia, l’emergenza
sbarchi si è rivelata un clamoroso fallimento, alimentando anziché
sedando i nazionalismi che stanno sgretolando la UE.

Su pressione dei conservatori inglesi alle prese con le elezioni
politiche e della CDU/CSU di Angela Merkel, l’operazione Mare Nostrum
che termina il primo novembre 2014 è sostituita dall’operazione
europea Triton, che archivia il soccorso nelle acque internazionali e
restringe il raggio d’azione dei soccorsi a 30 miglia dalle coste
italiane.

Fallisce poi miseramente poi il tentativo di spalmare la fiumana di
immigrati in arrivo sulle coste italiane sui diversi membri della UE:
è in primis la Francia ad opporsi all’ipotesi che i clandestini siano
spartiti per quote proporzionali e le trattative in corso prevedono
una modestissima ricollocazione di 40.000 immigrati dalla Grecia e
dall’Italia verso gli altri paesi, esclusi Regno Unito, Irlanda e
Danimarca26. Nel frattempo sia in Austria che in Francia riprendono i
controlli alle frontiere per respingere i clandestini che cercano di
superare il confine.

Quali sono dunque le prospettive per l’Italia in vista dell’estate,
stagione “calda” per eccellenza per quanto concerne gli sbarchi? Come
per l’Ucraina, c’è da aspettarsi anche in Libia una nuova ondata di
destabilizzazione ad opera degli angloamericani, sempre più
preoccupati dalla velocità con cui si sta disintegrando la UE. I
segnali in questo senso purtroppo non mancano: i tagliagole dell’ISIS
si rafforzano giorno per giorno in Libia27 ed il governo islamista di
Tripoli, molto sensibile agli interessi americani, ha già minacciato
di reagire qualora gli europei intervenissero militarmente contro le
basi degli scafisti28.

L’Italia, priva di qualsiasi forma di sovranità, rischia così di
essere travolta dalla sempre più vasta opera di destabilizzazione
condotta dall’establishment euro-atlantico, che dall’Ucraina alla
Libia, passando per i Balcani, sta infiammando tutto il nostro estero
vicino: comprendere che l’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica sono
l’origine e non la soluzione dei nostri mali, è il primo passo per
fermare la dissoluzione sociale ed economica del Paese.

Federico Dezzani

Fonte: http://federicodezzani.altervista.org

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Risultato della ricerca:

Dopo Casaleggio… il diluvio!? E la trappola mortale che ci aspetta… Crudele analisi sulla situazione in Italia, vista come “sponda” USA nel Mediterraneo

Il fenomeno “sovranisti”, nato all’ombra di noti economisti del terzo millennio che spopolano sul web da alcuni anni (Bagnai, Borghi, Rinaldi, BarraC), con il solito corteo di giuristi, costituzionalisti e filosofi al seguito, è cresciuto come un cenacolo di sapienti eruditi, che sono soliti elaborare teoremi precostituiti, di cui si servono come clave nei confronti dei dissidenti e per sostenere i loro dogmi assolutamente inconfutabili … abili comunicatori di dottrine economiche, hanno pilotato anche le scelte politiche di molti frequentatori di blog e social network verso quel partito che secondo loro sarebbe risolutivo per l’uscita dall’euro e darebbe ottime garanzie per il ripristino della sovranità monetaria nel paese: la Lega.

Alcuni di questi salviniani (Bagnai in primis) non si sono fermati nemmeno sulla soglia del cordoglio nei confronti della morte di Gianroberto Casaleggio, definito dai tanti altri detrattori della cloaca maxima dell’informazione con vari epiteti, che nemmeno i più grandi criminali della storia hanno meritato: lobbista, fondatore di “una setta”, anzi di “un’associazione violenta e antidemocratica” segnata dal “fanatismo”, “lato oscuro della forza”, autore di una autentica “dittatura”, “Casaleggio avrebbe fatto fucilare Churchill” perché era stato prima conservatore e poi liberale … massone, autistico, coreografo-nazi, bifronte, esoso e fantascientifico, aristocratico aggressivo, autoreferenziale, cazzone, cimiteriale, conservatore, decapitato, distruttore e … via cazzeggiando.

Dunque i sovranisti salviniani sostengono un partito, la Lega, riesumato alle ultime europee dai suddetti economisti, un piccolo partito del 15%, che in caso di vittoria, necessariamente subordinata all’alleanza storica con Berlusconi, subirà inevitabilmente l’autoritarismo del capo, che l’ha sempre comandato a bacchetta. Per recuperare la propria sovranità infatti non basterà uscire dall’euro, come sostengono inesorabilmente i sovranisti, perché il problema è molto più ampio … se poi pensiamo che i nostri “maestri di economia” nel famoso Manifesto di solidarietà europea si sono alleati con esponenti di banche, emissari di finanziarie e di enti di chiara matrice neoliberista … beh la cosa risulta piuttosto imbarazzante… E’ anche vero che cercano poi di girare la frittata sostenendo che ci vorrebbero altre misure correttive, però il loro chiodo fisso è sempre l’uscita dall’euro, come istanza necessaria per provocare eventualmente il crollo dell’Eurozona.

Ma sottovalutano dinamiche storiche ben note … l’Italia infatti è uscita dall’ultimo conflitto mondiale clamorosamente sconfitta, di conseguenza ha subito aiuti atlantici (Piano Marshall), per rimediare all’inevitabile declino politico, economico e sociale dell’immediato dopoguerra. L’allora Segretario di Stato statunitense George Marshall il 5 giugno 1947 annunciò al mondo la volontà di avviare l’elaborazione di un piano di aiuti economico-finanziari per l’Europa, augurandosi che da esso sarebbe potuta emergere una nuova e più proficua collaborazione tra le due sponde dell’Atlantico, ed anche una prima realizzazione di quei progetti europeisti fino a quel momento ancora piuttosto vaghi.

Da allora l’Italia è una colonia degli Usa … un feudo economico militare, divenuto un mercato di scambio dei prodotti statunitensi (Coca Cola, Kellogg, Pepsico …), ma anche un membro della Nato per la “difesa della pace” nel mondo, e una portaerei protesa verso Africa e Medio Oriente, con le sue 110 basi missilistiche disseminate sul proprio territorio. Quindi i vincoli tra Italia e Usa sono vitali e strategici, e considerando che l’euro e l’Europa sono creature degli Stati Uniti, il modo per sganciarsi dal loro dispotismo imperialistico dovrebbe essere perseguito come una sorta di “omicidio del padre”, o superamento del complesso di Edipo … insomma il “delitto perfetto”.

Ma tutto ciò richiede coraggio, forza, potere e determinazione … invece gli economisti del terzo millennio delle 4 B (Bagnai, Borghi, BarraC + Berlusconi) sono fermamente convinti che la Lega, un piccolo partitino del 15% (colluso da sempre con i poteri neoliberisti), ci possa riuscire.

Per di più il governo Renzi sembra essere arrivato al capolinea, sotto i colpi degli scandali petroliferi (Guidi), bancari (Boschi) e mafiosi (Del Rio)… In poco più di due anni l’esecutivo ha approvato parecchie disposizioni molto vicine agli interessi delle grandi lobby: assicurazioni, armi, banche, navi, autostrade, tabacchi … e quando inizia il conflitto con la magistratura il significato è chiaro … il governo comincia a puzzare, e come il pesce dopo tre giorni va buttato.

Il caso Guidi arriva puntuale, in un momento di massima debolezza dell’esecutivo, dopo il bail-in di gennaio, il fallimento delle banche (Etruriopoli), il conflitto d’interessi della ministra Boschi, e l’attuale coinvolgimento di Del Rio in oscure relazioni pericolose.

Come dice appunto Walter Pastena, intercettato nell’inchiesta sul petrolio in Basilicata, quando rivolgendosi al solito Gianluca Gemelliafferma: “Finito sto casino usciranno le foto di Delrio a Cutro con i mafiosi“… “così ti puoi togliere qualche sfizio”. Il riferimento è all’inchiesta “Aemilia”, che ha scovato intrallazzi tra ‘Ndrangheta, imprenditorie e politica nelle città di Reggio Emilia – città di cui Delrio è stato sindaco – e Modena. Solo ora quindi si denunciano degli scandali evidenti da tempo, e tutto questo non può non suscitare dubbi e quesiti sulla tempistica e sulle motivazioni di questa improvvisa attenzione.

Nel mentre sta avanzando a marce forzate il consenso sempre più crescente per il M5S, secondo l’Economist il MoV con Virginia Raggi si normalizza e può vincere, e lei ha uno stile che evoca quello di «un’aspirante parlamentare democratica in America o di un politico tory in Gran Bretagna» … Dopo il gradimento di Silvio Berlusconi, che l’ha definita «telegenica» e anche «un bravo avvocato», Virginia Raggi incassa le attenzioni del quotidiano d’Oltremanica, che titola «Smartening up» (mettersi in ghingheri) è il titolo dell’articolo, che sostiene appunto che la candidata «ha una chiara chance di vittoria» alle elezioni comunali di Roma.

Quindi la Raggi sembra piacere non solo all’Economist, ma anche al Guardian, agli industriali romani, al Vaticano, a Vespa, all’Espresso, a Unindustria, a Confcommercio … insomma a tutti i poteri che contano e soprattutto alla Roma padrona … questo vorrebbe dire che la probabile futura sindaca sarebbe disposta ad elargire favori a destra e a manca, come la dea Flora che sparge sulla terra le infiorescenze che tiene in grembo … proprio a primavera ?

Ma la partita che si sta giocando è solo all’inizio … l’agone politico è lo spazio degli inganni e delle insidie sfuggenti di quei poteri che sanno perfettamente come muoversi … quindi tifano per spedire la Raggi al Campidoglio, sapendo benissimo che Roma è una città ingestibile, un feudo del PD, della Casta padrona, della Mafia e del Vaticano, quindi il fallimento della Raggi equivarrebbe alla vittoria di Pirro … perché una sconfitta nella gestione della Capitale pregiudicherebbe la vittoria alle politiche del 2017/18.

Francesco Storace, vecchia volpe tiberina infatti commenta: “Un’aula Giulio Cesare con 29 consiglieri grillini, sarebbe meglio che andare al cinema”.

Intanto anche Luigi Di Maio, la figura più istituzionale del MoV, ha iniziato una serie di colloqui con gli ambasciatori dei 28 paesi UE, sulle posizioni del Movimento sull’Europa e sull’Unione Monetaria. Colloqui che serviranno a tastare il terreno programmatico della nuova forza politica che si candida a governare Roma ed anche il Paese. Comunque la sua moderazione riguardo posizioni eventualmente euroscettiche sembrano aver rassicurato le grandi cancellerie europee. Quindi se il governo Renzi soccomberà, sotto i colpi della Troika che sta preparando il ricambio politico, il M5S sembra già pronto per raccoglierne il testimone.

Però se l’esito delle elezioni romane pare abbastanza scontato … quello delle prossime politiche non lo è altrettanto. Infatti poiché la missione della Raggi appare piuttosto ardua, per non dire “mission impossible”, nel caso dovesse fallire nella conduzione politica della città eterna (per gloria terrena e nefandezze schifose), i poteri che ruotano attorno all’asse trilaterale Washington – Bruxelles – Berlino hanno già predisposto le tessere del loro puzzle, dato che i sondaggi prevedono fin d’ora il PD in calo di oltre due punti percentuali ad aprile 2016, in confronto con i dati del febbraio.

Intanto anche Matteo Salvini si è recato in Israele per ricevere l’investitura di “cavaliere del tempio” a difesa del sistema … dal valico di Kerem Shalom, tra Gaza e Israele, attacca Hamas e rilancia, candidando la Lega al governo del paese «con chi ci sta»: obiettivo prendere il posto del governo Renzi e correggere le politiche della sinistra che «creano muri e filo spinato» e non invece «regole certe e trasparenti». Camicia, giacca e cravatta, il leader felpato si presenta in Israele, nella sua prima visita ufficiale. Ha incontrato alcuni esponenti del Knessett, il Parlamento israeliano, postando con frequenza sui social network immagini di strette di mano e incontri. Ma in Italia dopo la sconfitta alle comunali a Roma, rilancerà la palla al centro per agganciare Berlusconi.

Intanto il Financial Times distrugge Renzi … e secondo l’analista tedesco Wolfgang Munchau “La sostenibilità a lungo termine del paese nella zona euro è allo stesso modo incerta, a meno che non si creda che la sua performance economica possa miracolosamente migliorare quando non c’è nessun motivo per farlo”. Molto dannosa infatti è l’incapacità del premier di non aver saputo affrontare l’emergenza immigrazione e la crisi del sistema bancario.

“L’Italia è stata sopraffatta dalla crescita di profughi provenienti dal Nord Africa lo scorso anno – spiega Manchau – oltre a questo, l’Italia si trova ad affrontare problemi economici irrisolti: la crescita della produttività ferma per 15 anni; un grande debito pubblico che lascia il governo praticamente senza margine di manovra; e un sistema bancario con 200 miliardi di crediti deteriorati, più altri 150 miliardi di debito classificato come problematico”.

E non si ferma qui: “Bisogna poi prendere in considerazione che i tre principali partiti di opposizione hanno, in vari momenti, messo in discussione l’appartenenza del paese all’Eurozona. Anche se nessuna di queste forze politiche sembra avere possibilità di arrivare al governo nel prossimo futuro, è chiaro che l’Italia ha un tempo limitato per risolvere i suoi molteplici problemi”.

Dunque chi arriverà al traguardo della presa del potere nazionale ? Grillini o salviniani ? per ora si fanno la guerra sul web … però nella terra del gattopardo difficilmente qualcosa cambierà … tutto dovrà apparentemente muoversi … per restare inesorabilmente immobile. Tanto che la vittoria a Roma di Virginia Raggi appare più come un incubo che una chance spendibile per le politiche. Ma il percorso è obbligato e la trappola è semplicemente … mortale.

Rosanna Spadini – 14.04.2016

Fonte: comedonchisciotte.org

Riferimenti

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/11/riforme-costituzionali-alla-camera-parla-renzi-le-opposizioni-escono-dallaula-il-premier-dispiace-per-loro/2627083/

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ma-quanto-piace-raggi-pigliatutto-poteri-forti-dall-economist-121286.htm

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/07/petrolio-basilicata-il-consulente-della-guidi-e-il-regalo-dei-carabinieri-usciranno-foto-di-delrio-con-i-mafiosi/2615719/

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/financial-times-caccia-renzi-litalia-non-pu-stare-nellue-1218996.html

http://www.corriere.it/politica/16_marzo_21/maxi-summit-diplomatici-di-maio-m5s-vaticano-usa-raggi-d273a0e6-eed9-11e5-a851-4eb96ea5fe45.shtml?cmpid=SF020103COR

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Articolo collegato: http://paolodarpini.blogspot.it/2016/04/per-aspera-ad-astra-e-genesi-di-un.html

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Articolo collegato:

Si è spento a 61 anni, vittima di un tumore, Gianroberto Casaleggio, guru del Movimento 5 Stelle. Definirlo “guida spirituale” o “cofondatore” è riduttivo, perché senza il suo determinante apporto il M5s, vicino secondo un numero crescente di osservatori e sondaggisti alla conquista di Palazzo Chigi, non avrebbe mai visto la luce. Ma chi era Gianroberto Casaleggio? Se al momento della fondazione della Casaleggio Associati srl, incubatrice del M5S, Enrico Sassoon era il rappresentante di Washington, il “guru” era senza dubbio “l’agente inglese” che risponde a Sua Maestà la Regina. La sua maniacale riservatezza nasceva probabilmente dalla volontà di tacere sui 25 anni intercorsi tra l’ingresso in Olivetti e la nomina ad amministratore delegato della Webbegg spa: poco o nulla si sa sul suo ruolo di responsabile italiano della multinazionale britannica Logica plc.

Addio a Gianroberto, interprete del gattopardismo atlantico
Si è spento all’istituto Scientifico Auxologico di Milano Gianroberto Casaleggio: la notizia non cade come un fulmine a ciel sereno perché, sin dalla sua operazione d’urgenza per un endema nell’aprile 2014, erano circolate indiscrezioni sul suo stato di salute, intensificatesi in quest’ultimo periodo e culminate con l’articolo “Casaleggio pensa di abdicare, gli succederà il figlio Davide”, pubblicato da La Stampa il 7 aprile 2016. Alla famiglia, per quel che vale, porgiamo le condoglianze.

Sul Movimento 5 Stelle e sulla sua natura di strumento creato ad hoc per catalizzare ed addomesticare il dissenso, già scrivemmo a suo tempo: si tratta della classico principio “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” magistralmente riassunto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel romanzo “Il Gattopardo” (1958). Il Potere, quello con la “p” maiuscola (la City di Londra, Wall Street, il Dipartimento di Stato americano), coadiuvato dai potentati locali sulla via del tramonto (Mediobanca, la periclitante Telecom, il gruppo l’Espresso, etc.) concepisce, finanzia e sponsorizza un movimento di protesta che funga da “valvola di sfogo” per la società italiana, vittima di un pluridecennale impoverimento sociale, politico ed economico, impedendo così che il malessere sfoci in soluzioni che mettano in discussione la permanenza dell’Italia nell’orbita euro-atlantica.

Si tratta di gattopardismo allo stato puro; “ uno sfogo” tanto liberatorio quanto sterile, perché non può neppure sfiorare quei sistemi di potere (la NATO, la UE, il crimine organizzato, il connubio mafia-massoneria-finanza benedetto da Mediobanca) che reggono la disgraziata Italia dal 1945: si offre un catartico “vaffanculo!”, un boccaccesco epiteto al presidente della Repubblica, un graffiante nomignolo al premier, uno spettacolo gratuito in Piazza del Popolo, mai poi tutto finisce lì. Si torna, magari momentaneamente appagati, al solito trantran quotidiano, quello di un Paese che è passato dall’essere la quinta economia del mondo nel 1992 a poco più che un relitto in balia della destabilizzazione mediorientale della NATO, della finanza selvaggia che si nasconde dietro l’euro, delle grandi multinazionali estere che fanno incetta della poca argenteria rimasta. Nessun episodio mostra meglio il gattopardismo del M5S, ossia la difesa dei poteri costituiti passando una semplice mano di vernice, che il caso di Quarto: è il comune campano, conquistato ricorrendo ai voti della camorra, dove il crimine organizzato può minacciare il sindaco per questioni di appalti senza che “il Direttorio”, il vertice del movimento, muova un dito1.

C’è stato, certo, un momento“rivoluzionario” del M5S, quello coinciso grossomodo col periodo che intercorre tra la nascita ufficiale nell’ottobre 2009 e le elezioni europee del maggio 2014, ma a questa fase è presto subentrata quella “borghese” ed accomodante, coincisa con l’amara constatazione dell’establishment euro-atlantico che la situazione italiana è così critica che neppure l’enfant prodige Matteo Renzi si è dimostrato all’altezza, spalancando così le porte ad un esecutivo pentastellato, ultimo colpo in canna. Non è una parabola affatto originale, considerato che anche il fascimo-movimento del 1919 (quello di Piazza San Sepolcro, degli ex-arditi, dei fiumani, dei futuristi, dei sindacalisti, “la manovalanza” usata dal Potere per ristabilire l’ordine nelle fabbriche e nelle campagne) è tutt’altra cosa rispetto al fascismo-partito che vince le elezioni politiche del 1924: dismessa la retorica più accesa, espulsi gli estremisti, cancellate buona parte delle rivendicazioni sociali, il fascismo diventa per Londra, l’Alta Finanza e la grande industria, lo strumento per garantire lo status quo in Italia.

La breve parantesi rivoluzionaria del M5S si apre col governo Berlusconi IV (quando i grillini sono una delle tante frecce all’arco degli angloamericani per rovesciare il Cavaliere, tanto che chiedono “profeticamente” a Napolitano di cacciare il premier nell’estate 20112), prosegue con l’insediamento del governo Monti (quando i grillini si agitano per un referendum sulla moneta unica, poi archiviato, mentre il governo tecnico applica indisturbato le ricette di svalutazione interna che piegano l’Italia3), raggiunge l’acme con le consultazioni politiche del febbraio 2013 (quando il M5S deve intercettare, per poi neutralizzarla, la montante marea anti-europeista) e si chiude con le elezioni europee del maggio 2014 (con il minaccioso “Stiamo arrivando!” ed i compiacenti sondaggi che pronostico un testa a testa tra PD e M5S4, così da produrre “l’inaspettato” 40% raccolto da Renzi). Il M5S è in questa fase impiegato solo come opposizione addomesticata, senza che ci sia alcuna intenzione di installarlo a Palazzo Chigi, appena conquistato dal “rottamatore” Matteo Renzi (per le sue benemerenze eletto da Foreign Policy tra i 100 pensatori più influenti al mondo5).

Non trascorrono nemmeno 24 mesi dalla nomina di Renzi a presidente del Consiglio che, man mano che la stella dell’ex-sindaco di Firenze si affievolisce, il M5S cambia pelle: archiviato lo spirito da rivoluzione colorata e le pulsioni blanquiste/poujadiste delle origini, si fa sempre più concreto lo scenario di traghettare i pentastellati a Palazzo Chigi. Obbiettivo della manovra è, ovviamente, la conservazione dello status quo. La prima, aperta, benedizione della finanza anglosassone, è impartita dal Financial Times (“uno dei quotidiani più autorevoli e letti al mondo” come si legge su beppegrillo.it6) con l’articolo del 29 dicembre 2015 “Italy’s Five Star Movement wants to be taken seriously” che già analizzammo a suo tempo: il 29enne Luigi Di Maio, elegante e compito, è indicato dalla voce della City come il probabile erede di Beppe Grillo, nuovo volto di una forza pronta alla guida del Paese.

Per Di Maio un simile biglietto da visita è allo stesso tempo galvanizzante ed impegnativo: l’alta finanza l’ha eletto a premier in pectore purché, ovviamente, non tradisca le aspettative dei suoi potenti mentori. Il 24 marzo il rampante Di Maio accetta così l’invito dell’ambasciata olandese per una riservatissima colazione di lavoro, in compagnia dei 28 rappresentati della UE: per Di Maio è il ballo delle debuttanti, dove “l’erede” di Grillo deve sfoggiare le buone maniere, i vestiti di buon taglio ed il pensiero politicamente corretto. “Di Maio fa autocritica sull’Ue: Forse siamo stati troppo duri”7, titola la Stampa, evidenziando come gli attacchi alla UE e le idee balzane di uscire dall’euro appartengano al vecchio M5S, non alla nuova, fiammante, versione “governativa”. Si noti un particolare: secondo la ricostruzione sempre de la Stampa, Di Maio, l’aspirante primo ministro, è considerato poco più che un “dipendente” da Davide Casaleggio8, il 39enne figlio di Gianroberto nominato a sua volta erede della Casaleggio Associati srl e, per traslazione, del Movimento 5 Stelle.

Al vecchio binomio Casaleggio Senior-Grillo subentrerebbe così quello Casaleggio Junior-Di Maio: puparo e burattino, imprenditore occulto e prestanome.

Si ha conferma delle impressioni che la Casaleggio Associati srl gestisca il M5S quasi come una filiale e, in effetti, gli ultimi episodi non fanno che corroborare questa tesi: le mail dei parlamentari pentastellati vagliate e controllate dalla ditta milanese9, il ruolo determinante della srl nello scegliere Virginia Raggi come candidata sindaco a Roma, la volontà decisiva della Casaleggio Associati di sostituire in corsa10 Patrizia Bedori, ritenuta troppo scialba, e così via. È tale il controllo esercitato da Gianroberto Casaleggio che il professor Paolo Becchi, ex-ideologo e filosofo dei grillini, afferma11:

“Quanto potere ha nel M5S Beppe Grillo? Nessuno, Grillo non c’è più. Ora c’è un nuovo partito, ibrido, che ha sostituito il M5S e che si chiama partito a Cinquestelle diretto da Casaleggio e Associati. Avete presente le pulizie etniche che ci sono in altri paesi? Ecco, questo è avvenuto anche nel M5S. Stalin avrebbe avuto da imparare da Casaleggio da questo punto di vista. Al momento il M5S, quello nato sulla rete, è morto. Se poi rinascerà attraverso una srl va bene, tanto siamo abituati a tutto”.

Un’autocrazia, quella esercitata da Gianroberto Casaleggio, assoluta ed incontrata, resa ancora più evidente dal progressivo eclissarsi di Beppe Grillo. Sorge quindi l’interrogativo: chi era Gianroberto Casaleggio, “misterioso” per definizione e così schivo da fuggire più di una volta dinnanzi a telecamere e giornalisti?

Gianroberto Casaleggio, a servizio di Sua Maestà la Regina
A molti può sembrare strano ma, trascorsi oltre 70 dalla conferenza di Jalta, l’Italia è tuttora un protettorato angloamericano, e con “angloamericano” si intende l’ingerenza di Londra e quella di Washington: al termine dell’ultimo conflitto gli inglesi, che ancora ambivano ad esercitare un ruolo da potenza globale, si erano addirittura aggiudicati la fetta più corposa dell’Italia in termini di influenza. Il progressivo sfaldamento dell’impero, l’acutissima crisi economica vissuta tra gli anni ’70 e ’80 e le risorse sempre più esigue da destinare alla difesa, hanno progressivamente ridimensionato il ruolo di Londra a vantaggio di Washington: ciò non toglie che l’Inghilterra giochi tuttora un ruolo determinante negli affari italiani, come dimostrano le manovre della City per cacciare Silvio Berlusconi nel 2011 ed il più recente caso Regeni, con cui gli inglesi hanno scientemente sabotato i rapporti italo-egiziani.

Analizzando il Movimento 5 Stelle dovremmo quindi imbatterci sia nella componente americana che in quella inglese: dopotutto i grillini non sono nient’altro che uno strumento per perpetuare il controllo atlantico sulla penisola nei drammatici frangenti dell’eurocrisi, della destabilizzazione del Mediterraneo e dell’apparentemente inarrestabile declino della penisola (Beppe Grillo è, non a caso, cantore della decrescita felice, utile a quelle potenze che sognano un’Italia deindustrializzata, “pizza e mandolino”).

Ricicliamo ora lo schema della genesi del M5S che elaborammo a suo tempo e concentriamoci sulla Casaleggio Associati srl.

m5sschema
Nella società a responsabilità limita nata nel 2004, quella che secondo Paolo Becchi “dirige il partito Cinquestelle”, la componente statunitense è incarnata da Enrico Sassoon, per diciotto anni membro, e per sei anni direttore, della American Chamber of Commerce in Italy12: il suo curriculum vitae è piuttosto lacunoso a riguardo13, ma la collaborazione di Sassoon con il “guru” del M5S, risale perlomeno alla Webbegg Spa, la società di cui Casaleggio è per un periodo amministratore delegato e da cui è allontanato, secondo le versione ufficiale, a cause di scarse prestazioni economiche. Più elementi inducono però a pensare che i due lavorassero insieme ancora prima: la Webbegg Spa è infatti la nuova ragione sociale con cui è rinominata Logicasiel, controllata da Telecom Italia e dalla britannica Logica plc, quando nel 2000 l’Olivetti acquista la quota in mano agli inglesi. Toccando la Logica plc, arriviamo così a Gianroberto Casaleggio, la componente “british”del Movimento 5 Stelle.

Casaleggio entra in Olivetti nel 1975: allora il gruppo, pur avendo perso il primato mondiale dell’informatica raggiunto nei primi anni ’60 con i calcolatori Elea, era ancora tra i pesi massimi del panorama tecnologico mondiale, dominato ora come allora dagli angloamericani. Un particolare connotato filo-britannico era stato poi impresso all’azienda eporediese da Adriano Olivetti (1901-1960) che durante la guerra era stato agente del Special Operations Executive e tra i tanti ad aver chiesto nella caotica estate del 1943 il sostegno inglese per attuare un golpe contro il regime fascista14.

Si hanno poche informazioni sull’attività di Casaleggio nella ditta di Ivrea. Lì, ad ogni modo, conosce la prima moglie, l’inglese Elizabeth Clare Birks che si occupa ufficialmente della traduzione di manuali: dal matrimonio nasce Davide Casaleggio, cittadino italiano e britannico, nonché “erede” del guru del M5S. La biografia di Casaleggio, a questo punto, salta a piè pari alla carica di amministratore delegato della Webbegg spa, lasciando un buco di quasi 25 anni di cui non sa quasi niente.

Leggendo una delle rarissime interviste rilasciate da Casaleggio ai media, pubblicata il 3 gennaio 2013 da The Guardian col titolo“Italy’s web guru tastes power as new political movement goes viral”15, si fa però una scoperta molto interessante: il quotidiano inglese definisce Casaleggio come “former head of the Italian operations of the British firm Logica”. Logica plc, nata nel 1969, è stata tra i pionieri dell’informatica inglese, introducendo i calcolatori nella gestione della rete elettrica, creando il famoso codice “SWIFT” per le comunicazioni infra-banche e portando Arpanet sul Vecchio Continente. Sorge quindi l’interrogativo: quando e come Casaleggio è diventato responsabile per l’Italia delle attività della Logica plc? Non lavorava all’Olivetti? C’è un nesso col fatto che l’Olivetti compra dalla britannica Logica plc la quota in Logicasiel e Casaleggio diventa amministratore della nuova società rinominata Webbegg Spa?

Chi potrebbe rispondere a questi quesiti è senza dubbio Franco Bernabé, amministratore delegato di Telecom Italia in quel periodo: il pupillo della finanza anglofona, intervistato nel 2013 da Lilli Gruber, sostiene di aver conosciuto Gianroberto Casaleggio, definito come “persona schiva” e niente affatto come “l’influenzatore occulto” del M5S tratteggiato dai “complottisti”16. Può chiarire Bernabè l’ambigua coincidenza per cui dalla società in cui siedono il responsabile italiano dell’inglese Logica plc ed il direttore dalla camera di commercio statunitense nasce il M5S?

La sensibilità di Londra alla causa grillina è evidenziata da più fattori: la BBC, storicamente specializzata nel fomentare disordini e rivoluzioni colorate a casa altrui, segue sin dalle origini il Movimento 5 Stelle, quando è ancora impiegato in chiave anti-Berlusconi17; la BBC è a suo fianco nei primi successi (“People power takes political control in Parma, Italy. A new force has exploded onto the Italian political scene.”18); la BBC lo gratifica con un profilo internazionale dopo le elezioni del 2013 (Grillo alla Bbc: ”Il M5S cambierà il mondo’‘19) e così via. L’amore è peraltro corrisposto: Casaleggio e Grillo pranzano nel primavera del 2013 all’ambasciata inglese per discutere sulla nomina di Enrico Letta alla presidenza del Consiglio e la riconferma al Quirinale di Giorgio Napolitano20; nel parlamento europeo il M5S convola a nozze con l’inglese UKIP nel gruppo “Europa della Libertà e della Democrazia Diretta”; conforme agli interessi britannici è infine la reazione dei grillini al recente omicidio di Giulio Regeni (“Regeni, Subito inchiesta Onu. Stop relazioni diplomatiche con Egitto”21, “Regeni: M5S, 5 aprile verità o ritiro immediato ambasciatore”22).

Con la morte di Gianroberto Casaleggio se ne va quindi l’agente di Sua Maestà la Regina che, oltre a plasmare la politica del M5S secondo i criteri atlantici, ne garantiva anche la coesione e l’operatività: censurando, espellendo, spiando, manipolando, Gianroberto Casaleggio rendeva manovrabile e gestibile un movimento fluido, intrinsecamente anarchico e tendenzialmente imprevedibile costruito attorno ad un blog. E lo faceva ricorrendo sia ai “metodi staliniani” descritti da Paolo Becchi ma anche, e forse soprattutto, a quell’aura di mistero, impenetrabilità e misticismo (il lato profetico e apocalittico è ben visibile nel video Gaia23) che doveva esercitare un forte ascendente su deputati e politici grillini.

Certo, l’erede ha già occupato il trono: è il 39nne Davide Casaleggio, cittadino inglese ed italiano, a capo della srl di famiglia. Ma sarà in grado il figlio gestire gli altrettanto giovani ed ambiziosi onorevoli del M5S, in buona parte convinti di essere artefici delle proprie fortune? Oppure prevarranno le faide e le spinte centrifughe? Qualsiasi sfida attenda il M5S, i grillini si ricordino di comportarsi da gentleman: agiscono pur sempre in Her Majesty’s name…

http://federicodezzani.altervista.org/addio-a-gianroberto-casaleggio-lanima-british-del-movimento-5-stelle/

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