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Prepariamoci al Natale… di un Gesù mai nato!

Il Natale. Storia e fede. Gesù, lo sanno tutti, è nato alla mezzanotte tra il 24 e il 25 di 2016 anni fa. Appunto, lo sanno tutti. Ed è invece, storicamente parlando, indimostrabile: e comunque in parte sbagliato, in parte insicuro. Per quanto ciò possa apparire strano e magari sconvolgente, magari scandaloso, mancano prove storiche sicure che Gesù sia davvero mai nato, che cioè sia un personaggio storico al pari di Mozart, o di Napoleone, o di Gino Bartali: insomma di un qualunque essere umano la vita e l’identità del quale siano supportate da una documentazione obiettiva e sicura. Le stesse prove storiche non “primarie” � vale a dire appoggiate a documenti certi � ma almeno “secondarie”, cioè sorrette da testimonianze narrative, sono tutte più recenti di almeno alcuni decenni rispetto alla sua morte. E i racconti che ne costituiscono le basi sono quelli evangelici: al di fuori id essi, ce ne mancano riscontri. Saggiamente, difatti, i Padri del Concilio di Nicea del 325 troncarono le discussioni che già da allora violentissime si addensavano sulla questione Cristo “storico” versus Cristo “mitico” e stabilirono nel loro Synbolon (perpetuato come preghiera del “Credo”) che la nascita, la passione, la morte e la resurrezione di Gesù, nato da Maria Vergine, fossero articolo di fede. Ciò sottrae il credente dalla necessità d’invilupparsi in complesse questioni storico-filologico-esegetiche. Il fatto che poi sia del tutto legittimo indagare sulla personalità del Cristo come problema storico va da sé. Nella storia, quella seria, non esistono tabù o argomenti trattando i quali si rischia di venir considerati “revisionisti”.

E’ quindi legittimo trattare i Vangeli anche come fonti storiche di carattere narrativo e studiarli sotto questo aspetto, con tutti i metodi e gli strumenti del caso.
Fondandosi quindi sulle narrazioni evangeliche, e segnatamente su Luca, 2, 1-26, è stato possibile risalire all’anno della Sua nascita, quello del censimento indetto da Ottaviano Augusto; e quindi a quello approssimativo della morte, avvenuta durante il governo proconsolare di Ponzio Pilato della provincia imperiale di Siria. Ma quanto alla nascita, il còmputo messo a punto nel VI secolo dal monaco siriano Dioniso detto “il Piccolo”, residente in Roma, sembra contenere un errore per difetto di circa 6-8 anni: Gesù sarebbe nato quindi non già nel 753-754 di Roma (ab Urbe condita), bensì prima, verso il 746 e il 750 circa ; e morto trenta-trentatreenne più o meno fra il 776 e il 782 (poiché morì sotto Tiberio, a sua volta appunto morto in quell’anno).

Già nel IV secolo, quando la fede cristiana divenne per volontà di Costantino e di Licinio nel 313 (ma sulla base di un editto di Galerio di due anni prima) religio licita, erano in molti a pensare � in analogia con i culti pagani: il che non stupirà, dal momento che la stragrande maggioranza dei cristiani era ormai costituita da ebrei convertiti � che il Cristo fosse in realtà una figura mitica: e quel suo morire e risorgere veniva posto in effetti in rapporto analogico con il mito dionisiaco o con il ciclo apparente del sole che ogni notte si nasconde e rinasce ogni mattino. Per questo appunto i Padri riuniti nel 325 nel Concilio di Nicea stabilirono nel loro documento conclusivo � il Synbolon – che l’indubitabile realtà della vita del Cristo costituiva verità di fede alla quale il cristiano era tenuto a credere, non un dato storico suscettibile di dimostrazione e bisognoso di prove.

Una volta stabilito d’altronde che l’anno preciso della nascita del redentore era ignoto, e ricavatolo sulla base di un opinabile còmputo, il giorno e il mese restavano avvolti nel mistero: il che era d’altronde paradossale in una cultura che tanto spazio dava all’importanza delle costellazioni e degli oroscopi. Il racconto evangelico forniva al riguardo una sia pur imprecisa e generica traccia: parlava della presenza vicino al luogo della nascita del Bambino di alcuni pastori che passavano la notte all’addiaccio. Dato il regime di transumanza dei pastori della Giudea e la posizione altimetrica di Betlemme, a circa 700 metri sul livello del mare, si doveva evidentemente essere in periodo primaverile-estivo, quando le greggi vengono trasferite in altura per scendere poi verso il mare con l’autunno (“Settembre: andiamo, è tempo di migrare”, canta l’abruzzese Gabriele D’Annunzio).

Viceversa, nella nostra sensibilità e nella nostra tradizione, il Natale è una festa d’inverno. Il presepe � una tradizione avviata a quel che pare nel 1223 da Francesco d’Assisi � associa inestricabilmente la nascita del Signore a un paesaggio montano innevato, per quanto il gusto orientalistico ottocentesco (incoraggiato dalla presenza di personaggi obbligatoriamente abbigliati “all’orientale”, i magi) lo abbia arricchito di palme e di fondali dove sono rappresentati oasi e deserti: a dire il vero, poco palestinesi. Nei paesi protestanti, una tradizione che si vuol far risalire a Martin Lutero ha imposto la variante invernale dell’albero scintillante di ornamenti e di neve ghiacciata. Ma in realtà le scelte di Francesco e di Lutero sono state tutt’altro che arbitrarie, per quel che attiene al radicamento della nascita di Gesù in inverno. Tale era già, ai loro rispettivi tempi, una tradizione radicata e irreversibile.

Tradizione e acculturazione. Prima, però, non era stato così. Per quanto è dato sapere, già fino dal tempo del primitivo sviluppo del cristianesimo venivano proposte diverse date per la nascita del Cristo: il 6 gennaio, il 28 marzo, il 19 aprile, il 29 maggio. Ma il cristianesimo orientale, in particolare egiziano, aveva imposto piuttosto presto la consuetudine di celebrare insieme, in una sola festa, la Natività e l’Epifania (cioè il riconoscimento della divinità e della regalità del Bambino): ciò avveniva il 6 gennaio, data in cui tuttora si celebra il natale nelle Chiese cristiane ortodosse e orientali. Tale giorno era stato scelto, secondo un tipico schema acculturativo, in quanto coincidente con una festa dedicata alla dea Iside durante la quale si adorava la sua divina maternità e si celebrava la consacrazione in suo onore delle acque. Difatti, da allora, la data del 6 gennaio venne strettamente legata, anche nel calendario liturgico cristiano, a due altre ricorrenze in cui all’elemento acqueo spettava un ruolo fondamentale: il battesimo del Cristo nel Giordano e il miracolo del mutamento dell’acqua in vino in Cana di Galilea.

Tale celebrazione non parve tuttavia adatta al mondo cristiano latino, per quanto il culto isiaco fosse, nel IV secolo, impiantato nell’intero bacino mediterraneo e anche a Roma: o forse proprio in quanto la festa isiaca delle acque vaniva certo celebrata anche lì, ma non aveva mai perduto quel tanto di esotico, di remoto rispetto alle tradizioni locali, che la faceva apparire estranea.
Nell’Urbe, c’era tuttavia un’altra festa molto popolare che si celebrava a sua volta all’inizio dell’inverno: in tale data gli imperatori usavano concedere al popolo romano generose elargizioni di grano e di vino. Si trattava del 25 dicembre, giorno centrale del periodo di due settimane durante il quale (dal 18 dicembre fino alle Calende di gennaio, giorno di apertura dell’anno nuovo secondo il calendario giuliano) in tutta Roma veniva celebrato il solstizio d’inverno, festa dedicata al dio d’origine indo-persiana Mithra.

La nascita di Mithra ha, nel mito che lo riguarda, singolari somiglianze con quella di Gesù nel racconto evangelico: vi figurano la grotta, la stella annunziante, gli animali sacri al dio che sono il toro e l’onagro, cioè l’asino selvatico: insomma, tutti gli elementi del presepio cristiano, secondo un’immagine che già figura in un’opera scultorea presente a Roma nella chiesa di Santa Maria Maggiore.
Nel Vicino Oriente vi erano altre divinità che avevano dato origine a culti misterici che si erano andati fondendo con il mithraismo: ad esempio quelle di Attis o di Adone (dal semitico Adonai: il Signore). Un luogo cultuale sacro a Adone si trovava difatti proprio a Betlemme, e probabilmente � come sembra di capire da una testimonianza di san Gerolamo � la grotta nella quale si disse nato Gesù, e sulla quale sorse in età costantiniana la basilica della Natività, era in precedenza consacrata a Adone.

Mithra, la divinità misterica adorata in Roma, si era affermata come dio parallelo a una divinità solare d’origine siriana che talvolta con lui addirittura s’identifica: il Sol Comes Invictus. Si trattava soprattutto di culti militari, e fra III e IV secolo gli imperatori avevano cercato di farne il centro di una sorta di monoteismo incentrato sulla sacralità della loro persona, che con il Sol Comes s’identificava. Un tempio al Sol Comes – adorato durante le feste del solstizio d’inverno, quando il corso del sole comincia a rafforzarsi e le giornate si allungano – sorgeva nell’Urbe sul luogo dove oggi esiste la basilica di San Silvestro, al quale difatti la Chiesa dedica la festa liturgica dell’ultimo giorno dell’anno, quando alla vigilia delle Calende di gennaio i festeggiamenti solstiziali avevano termine.

Nella tradizione romana, il periodo delle celebrazioni solstiziali s’intrecciava con il tempo sacro a una tradizione ancora più antica: quella delle celebri Libertates decembris, durante le quali si celebrava ritualmente il periodico ritorno del cosmo al caos dal quale avrebbe dovuto uscire rinnovato in un ordine garantito dal calendario dell’anno nuovo; e durante il quale pertanto le abituali regole civili venivano ritualmente violate e sconvolte, gli uomini portavano vesti muliebri, i padroni servivano a mensa gli schiavi e s’incoronava pubblicamente un bambino, o uno schiavo, o un miserabile, facendolo Rex unius diei, “Re per un Giorno”. Si trattava di una tradizione ben nota al livello antropologico, quella del “rovesciamento dell’ordine”, tendente non già a cancellarlo bensì a rinnovarlo rafforzandolo. Tali usi, per molti versi affini alle feste dionisiache come i baccanali e con essi in parte confusi, si sarebbero trasferite in età cristiana a un altro momento nel quale si celebrava la fine dell’anno vecchio, cioè al periodo terminale dell’inverno, con il Carnevale.

Queste Libertates a Roma coincidevano con la settimana dei Saturnalia, dal 17 al 23 dicembre, in ricordo dell’età d’oro che vi sarebbe stata ai tempi del dio Saturno, quando non esistevano né schiavi né padroni. In realtà, il significato della festa era più profondo. Saturno s’identificava con l’ellenico Chronos, il dio ellenico signore e ordinatore del tempo (funzione in Roma ereditata poi dal dio Giano, il “Signore della Porta” � Ianua � che presiedeva al chiudersi dell’anno vecchio e all’aprirsi dell’anno nuovo). Il “ritorno al caos” alla fine dell’anno era un rito mimetico del disordine imperante in ogni era al suo tramontare: e preludeva alla restaurazione dell’ordine. Era quindi logico che, al chiudersi dei disordini saturnali di dicembre, il sole fin lì indebolito riprendesse col solstizio d’inverno il suo corso più vigoroso: e si celebrasse la nascita del Sole Bambino e dell’Anno Bambino, entrambi riassunti nella divinità imperiale del Sol
Comes�Mithra: che in quanto nuovo Sole era Kosmokrator, Signore del Cosmo, e in quanto nuovo Anno era Chronokrator, Signore del Tempo.
Celebrando il 25 dicembre la nascita del Cristo, Lo si associava all’imperatore che, convertito al cristianesimo, sarebbe stato suo vicario e sua figura in terra. In tal modo il Natale s’impiantò, nell’impero romano ormai guadagnato al cristianesimo, come festa romana, imperiale e solare.

Ma la lettura del Vangelo e il suo uso liturgico imponevano nella Chiesa latina un forte divario tra il Natale e l’Epifania. La data “solstiziale” del 25 dicembre era dotata di una sua forza cosmica e tradizionale irrinunziabile, che obliterava � ancora una volta secondo un procedimento obiettivamente acculturativa � la festa solare e imperiale conferendole al tempo stesso però una nuova, più forte legittimità cristica. D’altronde quella del 6 gennaio non faceva che spostare di alcuni giorni lo spazio sacrale delle due settimane già dedicate alle festività del solstizio e della fine dell’anno: tra 24 dicembre, la vigilia � nella tradizione liturgica cristiana, ispirata a quella ebraica, il giorno cominciava con i vespri � e il 6 gennaio v’erano appunto 14 giorni, calcolando quello d’inizio e quello di fine del còmputo. Ma più importanti dei 14 giorni erano le 13 notti comprese tra quella precedente il Dies Natalis � la notte appunto della Natività � e quella dell’Epifania, quella nella quale i magi venuti dall’Oriente guidati dalla stella avevano con la loro adorazione e la loro offerta dei doni riconosciuto esplicitamente il Bambino come Vero Dio (l’incenso), Vero Re (l’oro) e Vero Uomo (la mirra). Nella notte dell’Epifania, appunto, la Chiesa usa proclamare solennemente l’ordine dell’anno che si sta aprendo sancendo il calendario delle solennità liturgiche deputate a scandirlo. Il fatidico numero 13 rappresenta, per i cristiani, i dodici mesi dell’anno ma al tempo stesso anche le costellazioni dello zodiaco � che è lo “spazio ciclico” del tempo” � successivamente visitate dal sole secondo il sistema tolemaico (per quanto l’immagine del sole al centro del cerchio zodiacale già anticipasse simbolicamente, su una base a quel che sembra pitagorica, il sistema eliocentrico che si sarebbe affermato solo con Copernico). Ma il sole, signore del tempo (l’anno, le costellazioni) come dello spazio (la terra che esso percorre durante le 24 ore del giorno) è a sua volta figura del Cristo, Signore appunto dello spazio cosmico (Kosmokrator) e al tempo stesso del tempo (Kronokrator). Il sole e le costellazioni, unite, formano appunto il numero 13 (12+1).

La tradizione cristiana, appoggiata alla liturgia e alla consuetudine secondo al quale ogni giorno ha un suo patrono, ha conferito quindi alle dodici notti precedenti l’Epifania (la notte della pienezza del potere divino) un valore intenso e compendioso: in ognuna di esse noi attraversiamo sinteticamente un mese dell’anno e dal suo decorso possiamo trarne perfino i relativi auspici. Ogni regione cristiana ha al riguardo le sue credenze speciali, le sue consuetudini, magari anche i suoi colori e i suoi sapori

Il calendario e il folklore. Le “Tredici Notti”. La notte della vigilia, tra il 24 e il 25, è quella che rinvia al futuro mese di gennaio: è la notte di apertura, dell’inizio di tutto: notte santa, di digiuno e di preghiera, notte di astensione dalle pratiche sessuali e dal cibo carneo, notte di rovesciamento delle regole cosmiche in cui si dice che gli animali parlino nelle stalle (essi, i servitori, si appropriano saturnalisticamente dei poteri umani) e possano anche profetare; quella tra il 25 e il 26, la notte dedicata al protomartire Stefano, è la notte del febbraio, la notte del mese delle febbri e della fine dell’inverno in cui si accendono i roghi di purificazione degli animali minacciati dalle epidemie; quella tra il 26 e il 27 era la notte del marzo nel quale comincia la primavera, la notte sacra a Giovanni Evangelista, una delle due Ianuae del cerchio zodiacale divino in quanto patrono del solstizio d’inverno come Giovanni Battista lo era di quello d’estate (che all’alba del 24 giugno il disco solare rilucesse come un piatto d’oro sul quale era adagiata la testa del Battista fatto decapitare da Erodiade era tradizione diffusa: per l’Abruzzo la ricorda splendidamente il D’Annunzio nel primo atto de La figlia di Iorio); la notte successiva, quella dell’aprile tra 27 e 28, era quella degli Innocenti e veniva considerata preludente a un giorno di pietà (secondo una diffusa superstizione, il giorno della settimana nel quale è caduta la solennità degli Innocenti � che quest’anno, cadendo nell’ultima domenica dell’anno, sarà però consacrata alla Sacra Famiglia � è considerato dies nigro signanda lapillo, durante il quale è sconsigliabile avviare qualunque attività); segue la notte tra il 28 e il 29, la notte di maggio dedicata al profeta, re e poeta David; quella durante al quale si antivede il giugno è la notte del 29-30, sacra a san Savino; infine, il solare luglio � il mese della costellazione del Leone � coincide con la notte fra il 31 e il primo di gennaio, la notte di fine d’anno dedicata a san Silvestro papa, colui che secondo la tradizione battezzò Costantino avviando così una nuova era, quella della Cristianità; tra il primo e il 2 si pensa all’agosto, fra il 2 e il 3 a settembre, fra il 3 e il 4 a ottobre, fra il 4 e il 5 a novembre; tra il 6 e il 6 infine a dicembre.

Ed è quella dell’Epifania, quella magica e mirabile in cui tutto può accadere, la notte dei regali ma anche delle creature arcane che solcano il cielo (le Bonae Res, la “Compagnia di Diana”, le presenze consacrate alla femminilità e alla vecchiaia � come le moire, le Parche, poi le streghe � che il folklore cristiano ha trasformato nella vecchia bonaria ma ambigua dal nome volgarizzato della festa stessa, la “Befana”, la quale torna tra Carnevale e Quaresima come Vecchia-Anno Trascorso-Albero Secco-Penuria di Cibo da ritualmente “segare” o, secondo altre tradizioni, “bruciare”).

Ricchezza, ambiguità, contraddizione, paradosso accompagnano sempre queste solennità che disegnano un universo mentale collettivo festoso eppure selvaggio, allegro e al tempo stesso demonico, divino eppure costantemente accompagnato e talora minacciato dall’ombra dell’infero. Peccato che di queste usanze quel che non si è salvato in quanto funzionalmente connesso al consumismo e all’industria del regalo e dello sfruttamento delle feste dedicate ai bambini sia quasi scomparso. Peccato che quel che sopravvive sia ancora una volta connesso con la società dei consumi e con una tradizione dimenticata e rivissuta in termini horror-kitch, la vecchia solennità celtica degli antenati che si celebrava in autunno, che i monaci cluniacensi tra X e XI secolo trasformarono in solennità dei Santi e dei defunti e che ci è ritornata, paganizzata e ridicolizzata dall’America degli agricoltori protestanti che avevano rinnegato i santi ma continuavano a temere diavoli, fantasmi e streghe, nella macabra inconsapevolezza esorcistica dello Halloween. E’ tutto quel che ci rimane, nell’ immiserito linguaggio simbolico della morente Modernità. E’ tutto quel che passeremo ai nostri figli, ai quali non siamo stati capaci di trasmettere né la religiosità né la tradizione, ai quali non abbiamo insegnato né la preghiera, né le fiabe. Buon Natale al colesterolo, buon Capodanno all’insegna delle violenze notturne. E’ tutto quel che ci resta e che ci meritiamo.

Tra senso tradizionale della festa e consumismo moderno: le usanze natalizie a tavola “Nun vedo l’ora che vène Natale � pe’ famme ‘ma magnata de torone; – pe’ famme na’ magnata de torone � pe’ famme ‘na bevuta dar boccale”. E’ uno stornello dei bulli di Trastevere del tempo della miseria, quello di Belli ma ancora di quello di Trilussa. Il Natale come occasione di mangiare finalmente a sazietà qualcosa di buono, per una bella bevuta in libertà. Alla quartina romanesca rispondeva, anni più tardi, una canzone di Renato Carosone e Gegè di Giacomo dedicata, in pieni Anni Cinquanta, a un’altra miseria: quella della Napoli di un dopoguerra non ancor del tutto trascorso, la Napoli ch’era ancora per tanti versi quella della Pelle di Malaparte: “mo’ vène Natale � nun tengo dinare: – me leggo o’ giornale � e me vad’a’ccuccà”. Alla tristezza un po’ spaccona del trasteverino costretto ad aspettar Natale per mangiare e per bere un po’ meglio del solito rispondeva la disperazione allegra del miserabile napoletano che, senza un soldo, nel giorno di festa poteva solo ingannare la fame andandosene a letto.
In entrambe le situazioni, la povertà e magari la fame si misurano con la coscienza del tempo festivo. Questi due esempi potrebbero sembrare privi di qualunque aggancio con il carattere spirituale della grande festa, ma non è così. Presupposto di entrambi è che per Natale bisogna far festa, e che se ciò non è possibile tanto vale non vivere nemmeno un giorno come quello, andarsene a dormire. In due occasioni, Francesco d’Assisi associa a sua volta il Natale alla necessità di far festa, e festa espressa anzitutto attraverso il cibo: quando dice che, se gli capiterà d’incontrare l’imperatore, gli chiederà un editto che ordini a tutti di spargere per Natale granaglie per strada in modo che gli uccelli dell’aria possano aver di che mangiare quel giorno in abbondanza; e quando dichiara che sia intenzione sarebbe, per Natale, di strofinare pezzi di carne sui muri affinché perfino pietre e mattoni potessero godere di quell’abbondanza.

Che la festa si celebri e si onori anzitutto per mezzo di banchetti, conviti e simposi è una realtà comune si può dire a qualunque civiltà tra le molte che il genere umano è stato capace nei millenni di concepire; non meno comune è, d’altra parte, il rapporto tra penitenza, dolore, e astensione dal cibo. La festa si onora con quella che gli antropologi definiscono l’”orgia”: che non ha nulla del significato che volgarmente in italiano le si attribuisce, ma che significa semplicemente occasione durante la quale il cibo e le bevande, di qualità e in abbondanza, vengono consumati oltre il bisogno, talvolta fino alla totale distruzione delle scorte. Il valore di ciò è essenzialmente rituale: si consuma oltre il bisogno in certe occasioni con lo stesso atteggiamento devozionale con il quale ci si astiene da certi cibi o da certe bevande oppure si digiuna totalmente in altre. Alla base di tale comportamento, nelle società tradizionali, c’è la coscienza di una profonda differenza tra giorni “festivi” e giorni “feriali”: la Modernità occidentale ha sistematicamente reagito ad essa sostituendole la distinzione tra giorni “di riposo” e giorni “di lavoro”, quindi azzerando il concetto sacrale e comunitario di festa per imporre al suo posto un diverso modello antropologico fondato sulla primarietà dell’uomo come produttore di ricchezza.

Da un malinteso apprezzamento di tale realtà dipende la reazione di chi vorrebbe eliminare quel che resta, magari al livello inconscio, di “senso della festa” nel Natale, appiattendo tutto il desiderio e il bisogno di mangiare, bere e vivere convivialmente meglio sulla misura del consumismo. Una sia pure graduale riconquista del senso del Sacro dovrebbe, al contrario, proprio partire da un’accentuazione conferita di nuovo alla festa, da un rinnovato e più profondo senso della sacralità che ai giorni festivi è propria e quindi da una distinzione profonda, anche esistenziale, rispetto alle consuetudine dei giorni feriali. Non è di domenica, o a Natale, che si dovrebbe mangiare “come tutti i giorni” per reagire al consumismo; è, al contrario, giorno per giorno che sarebbe opportuno limitare qualitativamente e quantitativamente i consumi per sottolineare quel che il cristianesimo, religione del pane e del vino, fondamentalmente ripete, cioè che anche il cibo e il vino sono di per sé suscettibili di essere investiti di sacralità.

Da qui gli usi natalizi incentrati non solo sul consumo, ma anche sulla preparazione comunitaria della tavola e del cibo della festa. L’avvento serve anche a questo: nella società tradizionale europea era il tempo nel quale si uccideva il porco e se ne destinava gran parte al consumo differito per mezzo di vari sistemi di conservazione; immediatamente prima, nelle ultime settimane del tempo liturgico ordinario (“per san Martino”), si procedeva alla svinatura; quindi ci si dava alle preparazioni che richiedevano un certo tempo, come la preparazione di conserve, marmellate e confetture.

Alla festa, non si arrivava senza la vigilia: almeno 24 ore di digiuno e/o d’astinenza. Sulla tavola della vigilia, necessariamente � e ritualmente: l’economia non c’entra � povera e spoglia, comparivano cibi frugali e non carnei: minestre o zuppe a base di cereali, di verdura (le cime di rapa stufate con i panzerotti della cucina pugliese) o di frutti “poveri” (la minestra di castagne secche bollite diffusa in tutto l’arco alpino e appenninico con molte variabili: talora in semplice acqua priva di sale cui si aggiungeva devozionalmente un cucchiaino di cenere); o naturalmente il pesce, guardato peraltro con qualche sospetto in quanto si trattava di un cibo spesso ricercato e costoso. Il principe della tavola natalizia della vigilia, che in qualche regione specie del su arriva fino al pranzo stesso di Natale, è il capitone: la grossa anguilla, consumata in ricordo della lotta e della vittoria contro “l’Antico Serpente”, e quindi immolata nella notte nella quale Gesù, nascendo, ha ucciso il Male; ma anche ricordo forse d’un’antica tradizione cristiana orientale, quella della celebrazione del Natale coincidente con l’Epifania, il 6 gennaio, antica festività di Iside signora delle acque cui i pesci erano graditi.

Se la vigilia è giorno “di magro”, nel Natale invece il grasso trionfa: ed è sovente – non necessariamente � grasso della carne di porco o di grossi bipedi da cortile, come il cappone (meno comune l’oca, che arrostita e ripiena di carne di maiale e di frutta troneggia oltralpe sulle tavole), ma comunque associato di solito, tra noi, alla cottura nell’acqua, la bollitura. Il Natale è la festa del bollito come la Pasqua è quella dell’arrosto: i due tipi di bollitura rinviano a due tipi diversi di socialità, quella contadina del focolare su cui si dispongono i recipienti per la cottura indiretta e quella pastorale del forno o dello spiedo o della griglia “sacrificatorii”, per la cottura diretta. Per devozione al bambino, che come tutti i bambini del mondo ha bisogno di cibi teneri e più facili da digerirsi, il Natale è la festa della pasta ripiena servita in minestra (i vari tortellini, ravioli, cappelletti in brodo).

I dolci sono un altro elemento tipico della mensa natalizia: e debbono richiamare il pane quotidiano arricchito di zucchero, canditi, frutta secca. E’ un pane speciale, la buccella dei romani (a Lucca si fa ancora il “buccellato”: ciambella di pane soffice e dolce condito con uvetta e semi di anice). I vari Christstollen tedeschi, il panettone milanese, il pandolce genovese, i “pani dei pescatori” veneziani, sono pani di farina di grano variamente arricchiti; e al pane si richiamano anche i dolci nei quali si fa ampio uso anche di conserva di frutta secca o, adesso di cioccolato, come il “panforte” senese e volterrano e il “panpepato” ferrarese (originariamente, entrambi dovrebbero contenere anche semi di pepe nel loro impasto). Talora ai pani si sostituiscono biscotti o ciambelle (come le “cartellate” pugliesi, frittelle al mosto cotto o al miele). Il torrone cremonese è a sua volta un pane speciale, nel quale alla farina si sostituisce integralmente lo zucchero condito miele, albume d’uovo, frutta secca.

Ma il Natale, che nella tradizione latina si è andato costruendo per acculturazione attorno alla festa pagane del solstizio d’inverno (divenuta festa della regalità sacra dell’imperatore) e alle libertates decembris, è in realtà una “festa lunga”. La tradizione cristiana delle “Tredici Notti” (quella rammentata da Shakespeare in

La Notte dell’Epifania) attribuisce un significato speciale a ciascuno dei dodici giorni tra Natale ed Epifania). Il cenone di Capodanno è una specie di “secondo cenone di natale” in cui però trionfa il maiale bollito (zamponi, cotechini ecc,) accompagnato da legumi o seguito da frutta che debbono ricordare in qualche modo la forma del danaro (quello metallico, naturalmente), come auspicio di prosperità per l’anno nuovo: quindi lenticchie o chicchi d’uva).

Una volta, per ricordarsi che anche il cibo è preghiera, i Pater, le Ave e le poste del rosario servivano ottimamente come timer: mia nonna non usava mai l’orologio per cuocere i tortellini natalizi nel brodo, ma sapeva perfettamente quante Ave Maria erano necessarie per cuocere a puntino i vari tipi di pasta. Di recente, nell’Atlante marocchino, ho visto fare lo stesso: recitare alcune sure del Corano (che sono 114, di differente lunghezza) a seconda del punto di cottura della semola del cuscus che si voleva ottenere. “Tu usi le preghiere come scusa per far bollire le pentole”, rimproveravo mia nonna. “Nemmeno per idea � mi rispondeva lei -: faccio bollire le pentole come scusa per pregare”. Perché � commenterebbe un musulmano � se Dio non volesse, nemmeno le pentole bollirebbero. Il che è una bella variabile del nostro panem nostrum cotidianum da nobis hodie.

Franco Cardini

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Sant’Antonio abate a Treia, amore per la vita, in cerca di un Gesù, caleidoscopici mondi, la tecnologia piace al sistema, salvare i valori naturali…

Il Giornaletto di Saul del 7 gennaio 2017 – Sant’Antonio abate a Treia, amore per la vita, in cerca di un Gesù, caleidoscopici mondi, la tecnologia piace al sistema, salvare i valori naturali…

Care, cari, il 17 gennaio 2017 ricorre la festa di Sant’Antonio Abate, visto come un amico degli animali. Anche a Treia c’è la consuetudine di onorarlo. In seguito al recente sisma quasi tutte le chiese di Treia sono risultate lesionate ed inagibili al culto la sola che ci è salvata è proprio quella di San Filippo. Prendendo la cosa come un segno di buona fortuna, legato anche alla preesistente presenza di Sant’Antonio Abate, invitiamo i treiesi a compiere una visita davanti alla sua cappella per ringraziarlo…” – Continua: http://treiacomunitaideale.blogspot.it/2017/01/treia-17-gennaio-2017-festa-di.html

Integrazione: “La specie umana pur essendo sprovvista di armi naturali all’offesa (artigli, zanne, becco, corna, zoccoli) è divenuta la specie più aggressiva e crudele da quando, per estreme necessità di sopravvivenza, ha iniziato ad uccidere gli animali, abituandosi alla violenza, alla vista del sangue, alla soppressione della vittima, e soprattutto ha ucciso la sensibilità della sua coscienza. Ecco dunque che la violenza tra gli  uomini è la conseguenza della violenza al mondo animale. E Montaignemostra come si passi facilmente dalla crudeltà nei confronti degli animali a quella degli esseri umani…”

Amore per le piante ed amore per la vita – Scrive Stefano Bellotti: “L’uomo ha bisogno di cielo, di vento, di neve, di sole, di profumi, terra e piante. Ha bisogno di rapportarsi con la pianta. La pianta è grande maestra al cui insegnamento l’uomo accede con la sua volontà. Sulla terra è la pianta che sa raccogliere la luce. L’animo umano anela alla luce racchiusa in un involucro di tenebra. Il corpo animale non è ricettivo nei confronti della luce. L’anima e il corpo accedono alla luce grazie alla pianta e questa è la vera essenza del nutrimento…” – Continua: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2016/01/le-piante-fonte-di-vita-sul-pianeta.html

La Palestina diventa israeliana per volere divino – Scrive G. Bonconte Montefeltro: “AMBASCIATORE ISRAELE RIVENDICA PRESSO ONU LEGITTIMITA’ POSSESSO TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI INVOCANDO QUALE GIUSTIFICAZIONE DIRITTO DIVINO DERIVANTE SACRE SCRITTURE (EBRAICHE)”

Non tutti i Trump vengono per nuocere – Scrive Alice dagli States: “As terrible as Trump is please don’t forget that Obama is shamelessly planning to spend $1 trillion for two new nuclear bomb factories and for new missiles planes,submarines and new models of nuclear weapons. Nothing has changed as far as nuclear policy goes except that Trump wants to make a deal with Putin as well as with  North Korea…” – Continua: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2017/01/06/non-tutti-i-trump-vengono-per-nuocere-as-terrible-as-trump-is/

Commento di Giulietto Chiesa: “I fully agree with Alice’s considerations and with those who are not in agreement with the so called “Sotp Trump’s arm race”…” – Continua al link segnalato

Alla ricerca di un Gesù… – La storia -si sa- è solo convenzione ma quando una religione pretende di essere detentrice di una verità salvifica incontrovertibile occorre una certa cautela ed un’analisi approfondita sulla veridicità di questo messaggio… – Continua: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2015/01/alla-ricerca-di-un-gesu-mai-nato.html

Commento di Marco Bracci: “Ai tempi in cui furono scritti la bibbia ed il vangelo c’erano gli scribi e i farisei, che altro non erano che i giornalisti e i teologi di oggi. Quando una cosa funziona, perché cambiarla? Quegli scribi e quei farisei hanno perpetuato la loro tattica reincarnandosi attraverso le varie epoche storiche e oggi, grazie ai computer e alla TV, hanno raggiunto il massimo della loro efficacia. Ma è proprio grazie a quelle stesse tecniche che essi sfruttano per il loro potere, che le persone sveglie riusciranno a distruggere la loro arroganza.”

Caleidoscopici mondi – Scrive Ferdinando Renzetti: “Il caleidoscopio è un oggetto che attraverso il gioco di luci e colori permette di osservare il movimento e la conseguente trasformazione delle forme partendo da semplici elementi comuni, forme individui diversi uguali nell essenza. Etimologicamente le parole che compongono il nome hanno un significato simbolico che richiama gli obiettivi del percorso conoscitivo calos: bello eidos: figura, forma. skopeo: guardo. caleidoscopici mondi…” – Continua: http://retedellereti.blogspot.it/2017/01/i-caleidoscopici-mondi-di-ferdinando.html

Medio Oriente. Quel che c’è da sapere – Scrive Paola a commento dell’articolo https://paolodarpini.blogspot.it/2017/01/tutto-quel-che-ce-da-sapere-su-siria.html?showComment=1483701705102#c8270318676873724764 -: “Riguardo all’analisi dell’articolo è importante l’attenzione che dà alla situazione economica in Siria allo scoppio della rivolta che, come sappiamo, è stata sì completamente eterodiretta ma ha trovato un terreno favorevole a causa della politica di riforme in senso liberista fatte negli anni precedenti il 2011, come giustamente scrive Moro. E certamente il problema dei profughi dell’Iraq e della crescita demografica aggiunta alla crisi dell’agricoltura…” – Continua in calce al link segnalato

La tecnologia che piace al sistema – Scrive Andrea Bizzocchi: “…Quando si parla di tecnica/tecnologia, il pensiero comune è che questa non è, di per sé, né buona né cattiva, ma che dipende dall’uso che se ne fa. Storicamente, la tecnica/tecnologia, ha sempre diviso. Apologeti osannanti da un lato, detrattori/denigratori feroci dall’altro. Io faccio parte della seconda categoria (perché a mio modo di vedere per un apparente vantaggio che essa porta seguono inevitabilmente dieci svantaggi)…” – Continua: http://paolodarpini.blogspot.it/2017/01/la-tecnologia-che-piace-al-sistema.html

Roma. Cibo, intestino e salute – Scrive AVA: “Conferenza del dr. Giuseppe Cocca in piazza Asti 5/a Roma, 12 gennaio 2017, ore 17,30: Il nostro benessere o la nostra malattia dipende dalle condizioni del nostro intestino. Info. 3339633050″

Salvare i valori naturali per salvare l’uomo – Scrive F.L.M.: “…la natura cade sotto la scure degli interessi economici, l’inquinamento ci impedisce di respirare, gli alimenti denaturati uccidono più delle guerre, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. La crisi che si sta vivendo, e che crea incertezza nel domani, inquietudine e paura, non è politica, sociale, economica, o culturale: è crisi dei valori naturali, quella che mette sotto accusa la coscienza umana, la mancanza di punti di riferimento, della giustizia sociale, dell’onestà individuale, dell’apertura alla collaborazione, della responsabilità personale verso la collettività:  valori che non si improvvisano…” – Continua: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2017/01/salvare-i-valori-naturali-per-salvare.html

Integrazione: “L’aspetto umano non implica intelligenza umana e, viceversa, l’intelligenza umana non implica necessariamente che si debba avere un corpo umano. Ai sapienti importa solo l’intelligenza, poco essi si curano dell’apparenza, mentre al contrario gli uomini del volgo badano solo all’aspetto esteriore e non si danno pensiero dell’intelligenza. (Lìeh Tze)”

Spilamberto. Resoconto della Befana degli animali – Scrive Caterina Regazzi: “…il 6 gennaio 2017 la passeggiata a Spilamberto, lungo il Panaro, è stata ancora più gradita per via del sole che ci ha accompagnato. Avevamo dato appuntamento agli amici alle 14 e 30, il tempo di un pranzetto veloce e di un riposino e già il campanello di casa cominciava a suonare ripetutamente, preannunciando l’arrivo di Giuseppe, Grazia, Daniela e Marco, Peppino e, avvisato all’ultimo momento da una telefonata di Grazia, Renzo. Ci siamo subito incamminati, con la cagnetta Magò al seguito, passando per il maneggio dei cavalli e raggiungendo il fiume…” – Continua: https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2017/01/06/spilamberto-6-gennaio-2017-resoconto-della-befana-degli-animali/

Ciao ed alla prossima, Paolo/Saul

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Pensieri poetici del dopo Giornaletto:

“Se vuoi tracciare un solco dritto, attacca il tuo aratro ad una stella” (Giordano Bruno)

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“Sappi che, con la pratica dello yoga, la mente trattiene la gioia  entro se stessa, e il sé percependo il Sé, si delizia nel Sé.” (Bhagavad Gita)

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Risultato della ricerca:

Befana degli animali, martirio ebraico e cristiano, latte vaccino, le verità del Buddha, situazione geopolitica, bioregionalismo alla portata di tutti…

Il Giornaletto di Saul del 6 gennaio 2017 – Befana degli animali, martirio ebraico e cristiano, latte vaccino, le verità del Buddha, situazione geopolitica, bioregionalismo alla portata di tutti…

Care, cari, i giorni passano veloci ed ecco giungere l’Epifania, giorno in cui è nostra usanza festeggiare andando a donare cibo, come pane secco e granaglie, agli animali selvatici. In alcune occasioni la distribuzione si è tenuta a Treia, nel giro attorno alle mura; quest’anno saremo a Spilamberto e ci recheremo alla pozza lungo il percorso natura sul Panaro. Appositamente abbiamo conservato del pane secco ed altri rimasugli delle feste appena trascorse… (Caterina Regazzi) … – Continua: https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2017/01/05/spilamberto-6-gennaio-2017-anche-gli-animali-aspettano-la-befana/

La Spezia. Salesiani – Scrive Giuuseppe Benelli – Siete invitati  presso l’Accademia “Giovanni Capellini” di La Spezia, venerdì 20 gennaio 2017, alle ore 17, Storia dei Salesiani alla Spezia. Interverranno. Egidio Di Spigna, Andrea Marmori, Don Gianni D’Alessandro. Info. invitinew@accademiacapellini.it”

Martirio ebraico e cristiano – Scrive David Donnini: “I tratti di somiglianza del martirio ebraico col martirio cristiano sono due: uno è relativo alla determinazione eroica con cui viene affrontata la morte piuttosto che sottoporsi all’autorità romana, e l’altro è la motivazione teologica da cui scaturisce tale fermezza, ovverosia la fede nella distinzione fra anima eterna e incorruttibile e corpo temporaneo e deperibile…” -
Continua: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2017/01/05/fondamentalismo-messianismo-e-martirio-ebraico-e-cristiano/

Ipnosi collettiva – Scrive Paolo Sensini: “Se è potuta prosperare una Casta burocratica così incapace e putrescente è perché ha sempre avuto come megafono una stampa (pubblica e privata) sostanzialmente complice e solidale. Vi è forse stata qualche rara eccezione alla regola, ma nel complesso la situazione è questa. Finché non salterà questo connubio incestuoso, non potrà mai esservi alcuna possibile inversione di tendenza all’ipnosi collettiva…”

Il latte vaccino è un lento veleno – Scrive Franco Libero Manco: “Il latte vaccino non è un cibo per gli uomini, se lo consumi preparati alle seguenti malattie o disturbi: catarro, febbre da fieno, asma, bronchite, raffreddore, rinorrea, vista debole, cataratta, obesità, otite, mal di testa, dispepsia, allergia, dissenteria, palpitazioni, malattie, cardiache, angina, calcoli renali, artrite, spondiliti, tumori e soprattutto cancro, rinorrea, otite, tosse, raffreddore, adenoidi del naso, acne, foruncoli, tonsilliti, febbri occasionali, stitichezza, debolezza, anemia, obesità e molte altre….” – Continua: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2017/01/05/latte-un-veleno-al-rallentatore/

La politica di Trump – Scrive Vincenzo Zamboni: “Ford ha dovuto cedere a Trump, rinunciando a delocalizzare la produzione in Messico. Questo significa che se Trump procederà con la linea annunciata e già inizialmente avviata gli U$A si ristruttureranno tramite una economia protezionista ed antiglobalista, effetto che inevitabilmente si ripercuoterà in Europa e Italia. Mentre tanta gente spreca il proprio tempo nel gossip polemico insorto tra mentana e grillo, si annunciano cambiamenti postbrexit e postrump che modificheranno l’impianto delle nostre economie e politiche, alla faccia degli euroinomani che di fronte a ciò conteranno semplicemente zero. Il liberismo globalista è in parabola discendente, avremo un capitalismo di tipo più nazionalista e produttivo. Per il socialismo, naturalmente, è inutile guardare alla Casa Bianca, ma inutile è sempre stato, si tratta di un altro discorso…”

La verità del Buddha: “La vita è dolore” – Scrive Gino Taddei: “Ecco, …con il suo primo gesto da uomo libero il Buddha ha messo in discussione proprio la verità e il valore della vita, così come comunemente intesa dagli uomini. Di fronte alla domanda: perché ci siamo? diventa secondaria l’altra domanda: come ci siamo? Ma dal punto di vista di un uomo libero anche questa domanda diventa primaria perché è quella che dà svolgimento alla nostra realtà di uomini liberi…” – Continua: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2017/01/la-prima-nobile-verita-del-buddha-la.html

Mio commentino: “Sarà vero? Oppure è l’esatto contrario, cioè che la vita è l’espressione della Gioia”

Siria, Turchia, Russia, Cina… quel che sta avvenendo – Scrive Domenico Moro: “È evidente che in Medio Oriente senza la sconfitta militare del jihadismo e delle componenti del radicalismo islamico fanaticamente avverse a qualsiasi accordo con le forze laiche non si può parlare di ricostruzione di un movimento popolare o di rinascita della sinistra. Inoltre, la sconfitta del jihadismo passa per la sconfitta dei suoi sponsor internazionali più o meno diretti. La lotta, però, non può essere svolta solamente sul piano militare, in quanto per le ragioni suddette, la riuscita della battaglia contro il jihadismo e l’imperialismo richiede la capacità di offrire soluzioni economiche, politiche e sociali accettabili alle masse impoverite del Medio-Oriente alle prese con le conseguenze della globalizzazione capitalistica…” – Continua: http://paolodarpini.blogspot.it/2017/01/tutto-quel-che-ce-da-sapere-su-siria.html

Commento di Piotr: “Domenico Moro ha scritto non molti anni fa una nota esegesi di Marx. Io però eviterei molto accuratamente di parlare di “guerra civile”. In Siria c’è stata un’aggressione dall’estero pianificata da tempo ed eseguita a freddo…”

Commento di Giorgio Mauri: “…comunque ritengo che il problema vero con l’Islam sia il rifiuto ad accettare costumi che prevedano la riduzione demografica – Non possiamo vivere su questo pianeta procreando 10 figli a coppia come fanno loro. Anche il Kosovo ha sofferto questi problemi, che sono, in ultima analisi, culturali !”

Sicilia. Arance biologiche e disavventure di viaggio – Scrive Caterina: “Telecronaca di una consegna avventurosa ma molto umana di prodotti ad un gas. Mi pare meritevole di divulgazione questa quasi avventura. Fa capire che dietro a fatti per noi scontati ci possa essere un mondo: “ciao a tutti e davvero dei cari auguri per una bella annata, solo poche parole per dire come è andata la squadra la scorsa volta…” – Continua: https://retedellereti.blogspot.it/2017/01/sicilia-arance-biologiche-e.html?showComment=1483636832755#c1822866811824445690

Commento di Tommaso: “In questi anni di declino della società, una delle poche note positive è questa forma di economia alternativa dei prodotti alimentari, con effetti sul territorio tangibili e reali anche nel breve periodo. Il fermento tra noi produttori è notevole, si recuperano aree agricole abbandonate, si piantano alberi, si avviano piccoli agriturismi, si fanno sistemazioni idrogeologiche del territorio, si aumenta la biodiversità, e quasi tutto questo lavoro è frutto di questa vendita diretta che esporta in giro una produzione primaria di qualità…” – Continua in calce al link segnalato

Bioregionalismo alla portata di tutti – Chiunque può essere bioregionalista indipendentemente dalla provenienza di origine se segue la pratica dell’ecologia profonda, del vivere cercando di essere in sintonia il più possibile col mondo che ci circonda, in un modo in cui, pur sentendosi liberi di manifestare se stessi nelle proprie caratteristiche peculiari, non si ha bisogno di provocare danni all’ambiente od alla società in funzione di un personale esclusivo vantaggio. Nel bioregionalismo si cerca quindi di riportare un equilibrio fra l’uomo, l’ambiente e gli altri esseri viventi.” – Continua: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2017/01/il-bioregionalismo-e-alla-portata-di.html

A risentirci domani, ciao, Paolo/Saul

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Pensiero poetico del dopo Giornaletto:

“Due amici si incontrano per caso per strada.
Uno ha il volto coperto di graffi ed ecchimosi.
L’altro gli chiede:
“Ma che ti è successo?”
“Ho lottato per l’onore di una signora”
“Ah! E come è andata a finire?”
“Ha vinto lei”
(A. Jodorowsky)

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Risultato della ricerca:

Programma per la Befana degli Animali, io sono l’Io Sono, “pissy pissy bau bau”, il M5S dove sta?, comunicazione sensoriale, vangeli canonici concordati…

Il Giornaletto di Saul del 4 gennaio 2017 – Programma per la Befana degli Animali, io sono l’Io Sono, “pissy pissy bau bau”, il M5S dove sta?, comunicazione sensoriale, vangeli canonici concordati…

Care, cari, sono ormai diversi anni che portiamo avanti  la tradizione della Befana degli Animali, sin da quando il Circolo era ubicato nella valle del Treja. L’idea mi venne considerando la quantità di cibo che durante le feste natalizie viene gettata nei cassonetti. Ho pensato che sarebbe stato buono non mandare sprecato quel ben di Dio così iniziai ad invitare gli amici di buon cuore a portare gli avanzi ancora commestibili da noi per poi assieme recarci a fare una passeggiata nella natura e lasciare qui e lì delle offerte alimentari per gli animali selvatici. Questa distribuzione l’abbiamo continuata anche durante i miei trasferimenti, talvolta si è tenuta a Treia, nelle Marche, tal altra in Emilia, come quest’anno: appuntamento a Spilamberto… – Continua: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2017/01/03/spilamberto-6-gennaio-2017-befana-degli-animali/

Mia integrazione: “Non so qual’è il confine fra l’uomo e gli animali, quali sono i loro reciproci diritti e doveri, qual’è il punto d’incontro della sopravvivenza reciproca, senza causare sconvolgimenti ecologici, non so nulla di questo, mi limito io stesso a sopravvivere come posso, a volte combatto a volte recedo, non mi pongo modelli, sono anch’io un animale che ha bisogno della natura, sono una espressione della natura.”

Io sono l’Io sono – Scrive Nereo Villa: “Ogni confessione religiosa, capace di rapportarsi consapevolmente oltre la sfera materiale delle cose, non può che chiamare la parola “Io” il “Nome dei nomi” o il “Nome impronunziabile di Dio”. Nessuno infatti può pronunciare quella parola come si fa con le altre, richiamando cioè un oggetto. Infatti la controparte oggettiva del concetto “Io” è in realtà un soggetto e ognuno lo può pronunciare solo per sé. E’ il santuario nascosto dell’anima, in cui riesce ad entrare solo chi è fatto della medesima natura di questa. Il Dio che abita nell’uomo – il cui nome, trasmesso a Mosè con le parole “Eié ascèr Eié”: “Io sono l’Io sono”, parla quando l’anima riconosce se stessa come Io….” – Continua: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2014/04/jahwe-prete-gianni-giano-bifronte.html

Giano a Treia – Scrive Simonetta Borgiani “Ho scoperto che il primo gennaio ancor prima, ma forse anche durante, la venerazione del prepuzio di Gesù, era la festa del Dio Giano… e noi treiesi pure quello ce l’avevamo, fu individuato da scavi nel 1700, indovinate dove? Il punto preciso non lo so, i reperti sono ormai dispersi, ma mi piace pensare che da qualche parte ci sia ancora un busto di Giano bifronte…”

“Pissy pissy bau bau” – L’uomo in questo ultimo secolo è divenuto il peso più grande per il pianeta Terra, siamo troppi ed inquiniamo tremendamente e rubiamo spazio al selvatico. Tutto ciò è innegabilmente vero, non posso però proporre soluzioni finali e sperare nell’armageddon, come molti illusi fanno, per risolvere il problema del mantenimento di una civiltà umana degna di questo nome. Nell’ecologia profonda si indica sempre la condizione presente come base di partenza per il successivo cambiamento o riparazione…. considero però che questa società non potrà durare a lungo ed è bene che vi siano delle “nicchie” di sopravvivenza, dalle quali ripartire con nuovi paradigmi di civiltà in cui mantenere un equilibrio fra uomo-natura-animali… – Continua: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2017/01/la-comunicazione-occulta-su-internet-e.html

Commento di Giuseppe Finamore: “A volte il silenzio serve per riorientarci poiché il vivere quotidiano ci investe di preoccupazioni e ci si smarrisce… Ma è un momento poi si riparte. Credo però che svolgere le proprie “sane” incombenze quando si è soli sia il modo migliore per condividerle quando si sta insieme e ricevere cosi forza e suggerimenti che possono aiutarci….”

Ed il M5S dove sta? – Scrive Giorgio Mauri: “Non sono affatto d’accordo con il dividere gli schieramenti in sinistra, centro, destra. Oggi la distinzione va fatta tra allineati all’establishment mondiale, ai dictat del neoliberismo, contrapposti a quelli che vi si oppongono (detti populisti). In questa visione il M5S dove va collocato, visti gli incontri avuti da Di Maio con i poteri forti e la dichiarazione della Lezzi a Cernobbio “Noi forza di governo. E’ giusto parlare con le lobby e i poteri forti”? – Continua: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2017/01/03/la-rappresentanza-democratica-non-puo-essere-piu-suddivisa-in-centro-destra-sinistra-ed-il-m5s-dove-sta/

Integrazione di Vincenzo Zamboni: “Bisogna riappropriarsi della politica e ricostruire la democrazia, attualmente in stallo partitocraticobancario. “Governo di programma” è una recente dizione che rasenta il pleonastico, dal momento che ogni governo dovrebbe essere “di programma”. Ma, si badi bene, NON “di programma governativo”, bensì “di programma parlamentare”…” – Continua in calce al link soprastante

Renzi. La fine delle fini – Avete notato il silenzio cupo che si è accentrato sul rottamatore? Poco o nulla si sente dire sulle sue mosse, le tv ed i giornaloni parlano d’altro. I casi sono due o il “rottamatore” di Rignano sull’Arno, si avvia verso un’indecorosa uscita di scena sommerso dal cumulo dei suoi stessi vaniloqui oppure sta tramando nell’ombra per resuscitarsi alla prima occasione propizia. Il mariuolo ha dimostrato indubbiamente di aver stoffa in quanto ad uso di escamotages e colpi di scena. Forse però gli stessi padrini che l’hanno generato si apprestano all’aborto post nascita, quello che voleva legalizzare la “democratica” Clinton. Nella Repubblica delle banane tutto può accadere (ancorché faccia comodo al sistema)…”

Comunicazione sensoriale – Parlando un giorno a Treia con Caterina Regazzi, mia compagna di vita, delle capacità comunicative sensoriali e telepatiche mi sono ritrovato a spiegare come i 5 elementi ci aiutano a comunicare attraverso le loro energie, in forma sicuramente “ecologica” e naturale. Ognuno dei 5 elementi rappresenta uno dei 5 sensi e noi sappiamo che i cinque sensi sono diversi canali e modi comunicativi fra la mente interna e quella esterna… – Continua: https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2017/01/03/comunicazione-ecologica-sensoriale-e-telepatica/

Signoraggio, debito pubblico e tasse – Scrive Giorgio Mauri a commento dell’articolo http://paolodarpini.blogspot.it/2017/01/signoraggio-debito-pubblico-tasse.html -: “La Napoleoni è persona seria e preparata. Ma la gente viene alimentata solo con le voci del potere: ieri sera a LA7 Gruber, Floris, Da Milano, Servegnini. Persone preparatissime nel rigirare la frittata, nel gestire il grande pubblico. I tre uomini sono tra i migliori in assoluto. Ma è un momento storico in cui serve loro una cosa: la verità…”

Vangeli canonici “concordati” – Scrive Alberto Sordi: “Epifanio, vescovo di Salamina in Cipro (IV sec.D.C.), sostiene che i primi Cristiani erano chiamati Iessaei (da Iesse, padre di Re Davide, supposto antenato di Gesù) o Nazorei e produssero un “Evangelo secondo gli Ebrei” molto diverso dai Sinottici del Canone: il perduto Protomatteo o “Fonte Q”. L´apologista Giustino Martire (circa 140-160 D.C.) scrisse il “Syntagma” contro le eresie, purtroppo scomparso. Dalle opere di Giustino che ci rimangono sembra che le Memorie Degli Apostoli cui fa riferimento non fossero identiche ai nostri quattro Vangeli canonici. I Vangeli sono il frutto di un lungo lavoro redazionale, svolto più con un intento catetetico che storico…” – Continua: http://paolodarpini.blogspot.it/2017/01/giudei-cristiani-delle-origini-e.html

Missioni di guerra costose – Scrive Ermete Tilocca: “Nel 2016 il governo italiano ha investito 826 milioni di euro per le missioni delle forze armate all’estero, 58 in più rispetto al 2015. Oggi l’Italia è impegnata in 29 missioni in 20 Paesi. In testa, per numero di soldati e risorse economiche impiegati, c’è l’Iraq dove nostri contingenti sono operativi per l’addestramento delle truppe irachene e del Kurdistan iracheno impegnate nella guerra contro le milizie dello Stato Islamico e per la difesa della grande diga di Mosul, i cui lavori di ristrutturazione sono appaltati alla ditta Trevi di Cesena. L’esercito italiano è inoltre impegnato in Afghanistan, Libano, Kosovo, nel Mediterraneo, e in Libia con la nuova missione sanitaria Ippocrate. Operazioni Onu, oppure Nato o UE…”

ISIS. La paura fa 90… ma è gonfiata artatamente – Scrive Uberto Tommasi: “I mass media internazionali, ben concertati cercano di demonizzare l’Isis descrivendola come la manifestazione della parte diabolica di un dio. Invece la nascita dell’Isis è la conseguenza dell’orrenda applicazione del peggior imperialismo. Prima gli Stati Uniti decisi a distruggere il comunismo usarono la religione islamica per la guerra in Afganistan e poi giocarono agli apprendisti stregoni in Jugoslavia, Algeria, Egitto, Iraq, l’intera Africa, l’elenco sarebbe troppo lungo per cui è più facile osservare i disastri di questo comportamento. In Iraq massacrarono e perseguitarono i sunniti laici fino a che questi confluirono nell’Isis per disperazione…” – Continua: http://altracalcata-altromondo.blogspot.it/2017/01/isis-la-paura-fa-90-ma-e-gonfiata.html

Italia. Lasciate ogni speranza… – Scrive Rossella Rod: “Avete mai pensato che Renzi e Angelino Alfano dovrebbero essere espulsi dall’Italia come traditori del popolo italiano? Sono certa che molti risponderanno che tanti altri dovrebbero essere espulsi ma quei due per il ruolo che hanno indebitamente occupato sono i maggiori colpevoli. Il primo ha bloccato l’Italia con riforme e leggi che sono state interamente bocciate o da rifare e trovo fatto gravissimo, forse il più grave di tutti è quando affermò che il Monte Paschi di Siena era una banca solida sui cui si doveva investire . Con questa affermazione ha tradito i cittadini in quanto risparmiatori. Poi ha “tirato” dentro al Paese masse di clandestini che continuamente minacciano la nostra vita. Ha fatto dell ‘Italia la base di lancio del terrorismo europeo (per questi motivi finora non abbiamo avuto attentati). Il 2017 sarà un anno horribilis, al momento non esiste nessuno a cui dare fiducia. Mah speriamo che il messia arrivi…”

Ciao, Paolo/Saul (http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/11/2020-il-nuovo-messia-arriva-giusto-in.html)
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Pensiero poetico del dopo Giornaletto:

“Io non predico la rivoluzione. Sono profondamente contrario alle rivoluzioni. Vi dico che la mia parola per il futuro, e per quelli che sono sufficientemente intelligenti ora nel presente per capirlo, è ribellione. Ma allora qual è la differenza? La ribellione è essenzialmente un’azione individuale. Non ha assolutamente niente a che fare con la folla. La ribellione di cui parlo riguarda un cambiamento di coscienza, è il silenzio, è l’essere. E’ una metamorfosi spirituale. Ed ogni individuo che stia attraversando una ribellione non sta combattendo contro nessun altro, se non con la sua stessa oscurità interiore. Non servono spade, non servono bombe. Ciò che realmente serve è maggiore attenzione, maggiore meditazione, più amore, più devozione, più gratitudine. Circondato da tutte queste qualità sperimenterai la rinascita.” (Osho)

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Spilamberto, 6 gennaio 2017 – Befana degli animali

category Eventi Paolo D'Arpini 3 gennaio 2017

Sono ormai diversi anni che portiamo avanti  la tradizione della Befana degli animali, sin da quando il Circolo era ubicato nella valle del Treja.  L’idea mi venne considerando la quantità di cibo che durante le feste natalizie viene gettata nei cassonetti. Ho pensato che sarebbe stato buono non mandare sprecato quel ben di Dio così iniziai ad invitare gli amici di buon cuore  a portare gli avanzi ancora commestibili da noi per poi assieme recarci a fare una passeggiata nella natura e lasciare qui e lì delle offerte alimentari per gli animali selvatici. Credo che destinare  una parte del cibo che andrebbe gettato nella pattumiera ai  selvatici  sia una buona azione che non può fare alcun male alla natura od a noi stessi.

Questa distribuzione l’abbiamo continuata anche durante i miei trasferimenti, talvolta si è tenuta a Treia, nelle Marche, tal altra in Emilia, come avverrà quest’anno. Appuntamento a Spilaberto all’ingresso del Sentiero Natura di Via Gibellini, alle ore 14.30, venire muniti di pan secco e granaglie.

Paolo D’Arpini
Info. 333.6023090

Integrazione:
“Non so qual’è il confine fra l’uomo e gli animali, quali sono i loro reciproci diritti e doveri, qual’è il punto d’incontro della sopravvivenza reciproca, senza causare sconvolgimenti ecologici, non so nulla di questo, mi limito io stesso a sopravvivere come posso, a volte combatto a volte recedo, non mi pongo modelli, sono anch’io un animale che ha bisogno della natura, sono una espressione della natura.”

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