“Talebani, brava gente”, dopo aver contrastato la russificazione sono ancora buoni per contrastare la cinesizzazione

Come attori politico-militari, i Talebani sono in non poca parte una creazione americana; un progetto congiunto degli Usa e delle forze armate pakistane con l’appoggio degli arabi del Golfo. L’intento era quello di estromettere dall’Afghanistan i Sovietici che, all’epoca (1979-1989), occupavano il Paese. Da allora i Taleb—gli ‘studenti coranici’—hanno fatto strada, arrivando a cacciare i loro sponsor iniziali dall’Afghanistan in quella disastrosa ‘fuga di mezzanotte’ delle truppe americane da Kabul che nel 2021 segnò l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca.

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Ora, l’opinione ufficiale americana sembrerebbe star cambiando nei confronti di questi ‘mostri’. Negli ultimi tempi il Washington Post—molto vicino all’attuale Governo Usa—ha trovato spazio per illustrare in toni ammirati la politica dei Talebani. L’importante rivista Usa di politica estera Foreign Policy—sempre vicina al Governo—ha da poco pubblicato un autorevole intervento dal titolo “The World Has No Choice But to Work With the Taliban”, che in sostanza suggerisce di trovare la maniera di convivere con i Taleb; tanto, ormai sono lì e cosa ci vuoi fare?
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Forse ne verrà fuori una politica estera americana del tipo “vai avanti tu, che mi vien da ridere”. Potrebbe essere conveniente avere con i Talebani un rapporto capace di rendere più costosa possibile l’eventuale ‘cinesizzazione’ del paese. La storia insegna che gli afghani ci penseranno loro al resto…

Stralcio di una lettera di James Hansen

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