“Cantata degli invisibili”, di Benito D’Ippolito

Lo so che frequento le persone sbagliate
quelle che quando non stanno morendo di malattia
stanno morendo di schiavitù e di fame

Come A. che non riesce neppure a farsi ascoltare
da nessun ufficio pubblico
da nessuna istituzione assistenziale
e che ha deciso di restare chiuso nella sua baracca
e lasciarsi morire che tanto
vivere cosi’ e morire non vede piu’ la differenza

Come B. che ha ripreso a farsi che tanto
erano tutte chiacchiere e gli dispiace per me
che se ero riuscito a fare il comunismo
lui ci stava e ci starebbe ancora
invece hanno vinto i fascisti
e allora chi se ne frega

Come C. che tira avanti a psicofarmaci
e ogni volta si chiede se non e’ arrivato il momento
di smetterla di gonfiarsi come un pallone
e di non riuscire a pensare i suoi pensieri
e magari e’ arrivato il momento
di vendicarsi una volta per tutte

Come D. che regge l’anima coi denti
quei pochi che gli restano e che per fortuna
che non ci ha la televisione
che se li vedesse tutti quelli che si vedono in televisione
andrebbe a riprendere il mitra che sotterro’ nel ‘45
e stavolta la giustizia la fa lui

Come E. che e’ venuto da tanto lontano
che ha attraverso il deserto e il mare
che e’ stato nel lager in Libia
e che adesso fa lo schiavo a cinque chilometri da qui
e se non fosse l’uomo piu’ buono del mondo
avrebbe gia’ preso il marraccio e avrebbe
cominciato a colpire a casaccio chiunque incontra per strada

Come F. che non ci ha piu’ un amico
neppure a pagarlo e che continua a cercarmi
sperando che io possa dargli
due baiocchi o un po’ di pane e cacio
per cenare stasera la dritta buona
accompagnarlo al Comune
alla Asl all’Inps da un avvocato
all’Arci alla Caritas alla Comune di Parigi
che proprio non ce la fa piu’
ed era forte come un toro
che ha lavorato al mattatoio e ai cantieri

Come G. che lavava le scale
e non gliele fanno lavare piu’ perche’ ci ha il velo
e ci ha due figli piccoli e il marito chissa’ dove

Come H. che ha fatto l’operaio il bracciante il cavallo il mulo
che e’ stato piu’ dentro che fuori e adesso e’ tutto bianco
e prima mi chiama e poi non si presenta
che si vergogna di farsi vedere ridotto cosi’
che era un compagno pure lui
e aveva un cuore grande come il mare oceano

Come I. che m’incontra per strada e mi chiede ancora se ci ho cento lire
che gli dico che adesso c’e’ l’euro e lui mi risponde
che la fame pero’ e’ la stessa di prima e’ la stessa di sempre
e si ricorda di quando eravamo in piazza per il Cile
che adesso quel Cile li’ e’ pure qui e’ dappertutto

Come L. che mi dice M. che l’ha visto davanti al supermercato
che chiedeva la carita’
e quando ha visto che M. l’ha visto e’ scappato

Come M. che ieri e’ venuta a trovarmi
solo per piangere solo per piangere scusa

Come N. che era riuscita a tirarsi su dalla strada
che ci aveva creduto che ci aveva provato
e adesso ci ha un brutto male e dice che aveva fatto meglio
a farla finita quella volta tanti anni fa ti ricordi

Come O. che un po’ chiede e un po’ ruba
e nessuno lo puo’ piu’ vedere che e’ ladro e insieme spia
ma io lo vidi tanti anni fa
essere benigno e generoso e adesso
neppure se lo ricorda piu’

Come P. che ha chiuso il negozio e adesso spaccia
e la domenica mattina va alla prima messa
che a quella piu’ tardi d’incontrare chi lo conosce non se la sente

Come Q. che ha pagato il fatto di essere onesta e coraggiosa
con la miseria con la miseria nera
e adesso e’ sola come un cane in una grotta

Come R. che andavamo a scuola insieme
e quando c’incontriamo contiamo gli amici di allora
che sono quasi tutti morti e morti male
e pure noi non stiamo messi tanto bene

Come S. che mi telefona a tutte le ore
e non mi deve dire niente

Come T. che litigavamo sempre
e adesso sappiamo di essere uguali

Come U. che ha venduto ogni suo bene
per aiutare gli altri e adesso e’ solo
e nessuno lo aiuta nessuno

Come V. che faceva l’infermiera
e militava nel partito il sindacato il collettivo femminista
e adesso e’ vecchia ha l’alzheimer senza parenti e senza un soldo

Come Z. che faceva un lavoro che se lo scrivo non ci credete
e stanotte s’e’ impiccato.

Lo so che frequento le persone sbagliate
quelle che solo la liberazione di tutte e di tutti
salvera’ e liberera’ pure loro

Ed e’ perche’ frequento le persone sbagliate
che vedo quello che i privilegiati non vedono
che so quello che i sapienti non sanno
che voglio quello che i potenti aborrono

Solo la lotta delle oppresse e degli oppressi
puo’ salvare l’umanita’ che e’ una
solo la condivisione del bene e dei beni
puo’ sconfiggere l’orrore presente
solo la nonviolenza
puo’ abolire l’ingiustizia
solo la misericordia che lotta e che a tutti gli abusi si oppone
puo’ contrastare la morte
puo’ far cessare l’epidemia

Salvare le vite e’ il primo dovere
soccorrere accogliere assistere ogni persona bisognosa d’aiuto
opporsi al male facendo il bene
combattere il fascismo con la nonviolenza
sii tu l’umanita’ come dovrebbe essere

Benito D’Ippolito

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