Il capitale è il problema, non la soluzione del problema!

Ursula von der Leyen ha promesso 750 miliardi di €, Donald Trump 1.500 miliardi di $, Boris Johnson annuncerà miliardi di sterline e Shinzo Abe migliaia di miliardi di yen.

Dotti economisti della sinistra borghese (cioè portavoce di quelli che sono malcontenti di come vanno le cose, ma non vogliono sentir parlare di socialismo e il comunismo: roba vecchia, loro sono per il nuovo, per il postmoderno… per il capitalismo!) dimostreranno a chi li ascolta o li legge che di soldi ce ne vogliono di più o che chi li annuncia non li darà o non ha il potere e la sincera intenzione di metterceli, non è in grado di metterceli. E avranno ragione: loro di merda se ne intendono perché di merda da decenni si occupano. Berlusconi vi dirà che se i soldi arrivano sono benvenuti. Matteo Salvini vi dirà che non arriveranno se non diamo a lui i pieni poteri. Giuseppe Conte ha già annunciato i sette campi in cui il suo governo li impiegherà.

Ma il nostro principale problema non è se ce li metteranno o no tutti quei soldi, se sono sinceri o no a prometterli, se quei soldi bastano o no. La soluzione dei nostri mali non è il capitale. La soluzione dei nostri mali è imparare a fare a meno dei capitalisti e del capitale, perché il modo di produzione capitalista è la sorgente dei nostri mali. Ci siamo nati e cresciuti e viene da lì la puzza che ci obbliga a portare le mascherine!

La principale questione che dobbiamo affrontare non è quanta merda tirarci addosso, anche se individualmente, ogni famiglia o persona che non ne ha, ha bisogni di soldi per fare la spesa e uno dei compiti di noi comunisti è concretamente mobilitare le masse popolari a costringere banche e autorità a scucire i soldi che non danno anche se le autorità per legge hanno stabilito che sarebbero arrivati (svaligiare direttamente i supermercati serve solo per una volta e la carità sfama, ma non è una gran soluzione). La principale questione è come liberarci dal capitalismo.

È un’impresa entrata nel vivo poco più di cento anni fa, a partire dalla vittoria della Rivoluzione d’Ottobre in Russia nel 1917, grazie alla rivolta generale contro la grande carneficina della Prima Guerra Mondiale. Stalin ci ha lasciato un’illustrazione sintetica ma efficace del ruolo internazionale della Rivoluzione d’Ottobre. Quello che è successo negli ultimi quaranta anni ha pienamente confermato le sue parole. Qualche mese prima di scrivere l’articolo citato (pubblicato sulla Pravda il 7 novembre 1926 in occasione del decimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre), in una riunione del Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista (7 dicembre 1926) aveva anche detto:

“Cosa avverrebbe se i capitalisti riuscissero ad annientare la Repubblica dei Soviet? Subentrerebbe l’epoca della più nera reazione in tutti i paesi capitalisti e coloniali [ed è quello che vediamo, se ne salvano in qualche misura solo i paesi che in qualche misura sono rimasti ancorati alle conquiste del socialismo: Cuba, la Repubblica Popolare Cinese, il Venezuela Bolivariano (non conosciamo abbastanza per parlarne la risposta alla pandemia da Covid-19 data dalla Repubblica Popolare Democratica di Corea, che ha fatto fronte con efficacia alla prepotenza dei gruppi imperialisti USA e loro servi e complici)], verrebbero soffocati la classe operaia e i popoli oppressi, sarebbero perdute le posizioni del comunismo internazionale.”

Non dobbiamo scoraggiarci perché questa impresa è ancora incompiuta. L’interesse della borghesia e del clero è che noi ci perdiamo di coraggio, che non abbiamo fiducia che possiamo compiere l’impresa e non ce ne occupiamo. Le sconfitte che abbiamo subito non ci devono scoraggiare, ma farci raddoppiare le forze e l’ingegno. È un’impresa difficile e immane, che deve porre fine a millenni di divisione dell’umanità in classi di sfruttati e sfruttatori, di oppressi e oppressori, ma vi deve porre fine sulla base del dominio sulla natura e su noi stessi con cui l’umanità si è liberata dalla necessità di lottare contro la natura per strapparle quanto necessario per nutrirci e difenderci dalle intemperie. L’impresa è però del tutto possibile: la scienza marxista (che oggi è il marxismo-leninismo-maoismo) lo ha scoperto e gli eventi hanno confermato le sue scoperte.

Il nuovo Partito comunista italiano è nato per promuovere questa impresa che i revisionisti moderni (Togliatti, Berlinguer & C) impadronitisi del PCI avevano lasciato cadere. Cosa occorre fare oggi nell’immediato lo abbiamo indicato anche nel Comunicato diffuso dal Comitato Centrale del Partito il 3 maggio scorso e ad esso rinviamo. Gli annunci della Commissione Europea non hanno cambiato la situazione.

Noi chiamiamo tutti quelli che sono decisi a impegnarsi per porre fine al catastrofico corso delle cose a consolidare e rafforzare il Partito, promotore indispensabile della mobilitazione degli operai e delle altre classi delle masse popolari a compiere l’impresa di cui l’umanità ha bisogno.

Nuovo Partito comunista italiano – nuovopci@riseup.net

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