Iraq – Considerazioni sulla battaglia di Mosul e dintorni e sulle reazioni blande di Putin

C’e’ un filone nella cultura americana, che ho osservato gia’ dagli inizi della mia avventura nel paese eccezionale. Consiste nel giudicare la gentilezza e l’urbanita’ come segni di debolezza. Chiaro, ci sono molte persone gentili, e del resto la varieta’ di caratteri e’ universale e non limitata a un solo paese.

Ma in America, il contrasto, direi, e’ piu’ evidente che altrove. La gentilezza e’ tollerata e quasi incoraggiata, ma solo se si prospetta come mezzo per convincere, quando non irretire, l’avversario. L’inimitabile George Carlin lo dimostra nel suo sketch sulla pubblicita’ commerciale. (https://www.youtube.com/watch?v=AtK_YsVInw8).

E la gente si aspetta quasi istintivamente di essere maltrattata, o almeno di non ricevere alcuna considerazione, quando si tratta del profitto di chi la maltratta. Ho collezionato molti esempi del fenomeno. Peraltro, il bullismo a livello aziendale e governativo, specialmente nell’ambiente militare, ma non solo, e’ di prammatica – vedi le dichiarazioni dei vari ‘generali’ e accoliti.

Per quanto a tentoni e con le solite riserve, ritengo il fenomeno dovuto a varie cause, ma ne scelgo due. Per quanto non abbia mai guardato una partita di football americano, l’associato habitus mentis sfocia ed esonda in altre sfere della cultura e coscienza collettiva. Nella fattispecie un famoso ‘coach’, venerato come indisputabile generatore di verita’, e’ passato alla storia per il suo motto, “The only thing that counts is winning.” L’unica cosa che conta e’ vincere.

Con la conseguenza logica che chi perde non conta. E da ‘non contare’ a contar niente il passo e’ breve. Nel football, nonostante le infinite agiografie a proposito, a contare sono esclusivamente la forza e la violenza. Molti dei professionisti finiscono presto dementi, grazie alle continue concussioni e al loro effetto cumulativo sul cervello.

Qualche anno fa, la NFL (national football league) ha distributo un miliardo di dollari tra le migliaia di vedove di giocatori morti o a familiari di giocatori diventati dementi. A condizione, tuttavia, che firmassero un documento affermante che la demenza o la morte dei familiari NON era causata dal loro passato footballistico.

Nel caso la NFL ha ‘vinto’, perche’ senza quella dichiarazione, c’era il rischio che lo sport venisse proibito, almeno nelle forme professionali, fonte di profitti immensi. E i familiari avrebbero potuto iniziare altre cause legali con indennizzi molto maggiori.

Le conseguenze di “The only thing that counts is winning” sono evidenti anche quando il paese, palesemente, ha perso. Sono andati a un passo dal lanciare altre atomiche ai tempi della guerra in Corea. Per fortuna l’USSR aveva appena sviluppato la sua atomica e il rischio era troppo grande.

In Vietnam c’e’ stato il bombardamento a tappeto con le bombe alla dioxina, ma ognuno puo’ ricordare altri numerosi esempi.

Quando la famosa talmudista Victoria Nuland e’ stata intercettata a dire “Fuck the Europeans”, anche per lei la vittoria era tutto – nella fattispecie la pratica assoggettazionde dell’Ukraina all’impero.

Altre cause storiche sono la schiavitu’ – mezzo abbastanza spicciativo per la ‘vittoria’ assoluta’, meglio della morte, perche’ si trattava di ottenere assoluto profitto con costi irrisori dalla vita di un individuo.

Un’altra causa e’ il disprezzo della nobilta’, associato alla guerra d’indipendenza. Pur con le solite riserve, la classe governante inglese era formata in scuole dove si insegnavano i canoni della nobilta’ come stile di vita. Certo tra teoria e pratica puo’ esserci un abisso. Ma l’insegnamento inculcato in gioventu’ lascia tracce profonde, spesso inconsce. Per reazione all’Inghilterra, ogni traccia di nobilta’, in America, andava elimitata, meno l’ostentazione della ricchezza.

Infine, l’atteggiamento dell’ “The only thing that counts is winning” e’ implicito nelle produzioni di Hollywood. Dove il filone storico che induce tale modo di pensare combacia perfettamente con l’intento di quelli che hanno interesse a propalare e promulgare le loro balorde e nefarie ideologie.

Infatti, l’idea del “paese eccezionale”, va a braccetto perfettamente con l’idea del “popolo eletto.” E il paese eccezionale ha diritto a vincere con ogni metodo perche’ “The only thing that counts is winning”

La madre del noto romanziere dell’ ‘800 Anthony Trollope, viaggio’ per due anni nel 1830 negli Stati Uniti e scrisse un libro a mio avviso affascinante, “The domestic manners of the Americans,” dove si possono rintracciare le sorgenti di certi filoni culturali odierni.

Piu’ recentemente, chi e’ interessato puo’ leggere il blog ‘Heroism’ and Heroism – dove si osservano in un film molto recente, la filosofia e il messaggio che Hollywood martella senza pausa nelle menti delle ‘pecorelle’, anzi pecorone “che non sanno e tornan dal pasco pasciute di vento.” http://wp.me/p2e0kb-1IA

Quindi… e’ naturale giudicare Putin quasi un imbelle o un codardo, perche’ non risponde a tono. Personalmente, anch’io preferirei qualche dichiarazione piu’ ‘aggressiva’, considerando che, finora, chi ha cercato di adeguarsi alle richieste del mostro e’ stato accoppato o eliminato. E quando i Russi si ostinano a chiamare gli Americani ‘partners’, mi viene da vomitare.

Jimmie Moglia

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Integrazione di Fulvio Grimaldi:

“Tutta la storia recente a me pare che lo metta in forte dubbio. Dalla Libia a tutte le tregue siriane, servite solo a frenare l ‘avanzata di Damasco, fino al non aver saputo, nonostante la forte presenza dell’alleato iraniano, affermarsi in Iraq e contrastare la ripresa di controllo Usa.
Tra Turchia e Russia, finora è la Turchia che ha menato il gioco (e il golpe era un burletta poi autogestita, altro che intelligence russa), assicurandosi incontrastata, una fetta di Siria, entrando in Iraq, occupando pezzi di ex-impero ottomano, alleandosi con gli israelo-curdi e quindi ostacolando la riconquista da parte di Baghdad, anzi ponendo le basi per una nuova cosiddetta “guerra civile” in Niniveh e Mosul, non impedendo militarmente (con i bombardamenti come ai tempi dei trasporti petroliferi) il corridoio di fuga Mosul-Raqqa inteso a una nuova offensiva anti-Assad. Potrei continuare.
Temo che Putin soffre della sindrome di voler apparire a tutti i costi ragionevole, trattativista, disponibile, non intransigente, illudendosi di rabbonire l’avversario, ma anche puntando su una crescita di un’opinione pubblica occidentale favorevole alla Russia. Ma alle fine le opinioni maggioritarie vanno con i vincitori. E quando Hillary avrà vinto con i brogli come Bush non ce ne sarà più per nessuno.”
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Integrazione di Piotr:

“Non penso proprio che da parte della Russia ci sia alcun tipo di ingenuità. Erdogan deve la sua pelle e la sconfitta del golpe ai servizi di intelligence russi ( e iraniani). Ha inoltre capito che il vento volge a Oriente. Tra l’altro l’isteria antirussa e in subordine anticinese dell’ Occidente lo sta solo confermando. Putin e Assad devono liberare tutta Aleppo prima che nella regione di Raqqa si riversi l’Isis iracheno. Per far ciò ha bisogno quanto meno che Ankara se ne stia ferma. Cosa che faciliterebbe anche la liberazione di Idlib e un potente assestamento della posizione di Damasco. Ed è quello che mi sembra Putin stia riuscendo a fare. Lo confermerebbe anche il crescendo di accuse democraticistiche e dirittumaniste contro la repressione antigolpe in Turchia. La Turchia oggi gioca su più tavoli. Una cosa normale in una fase così avanzata di caos sistemico. Diventa allora difficile mantenere oggi una posizione univoca contro la Turchia come succedeva prima. In questa fase molto avanzata di caos sistemico i fronti e le alleanze possono cambiare repentinamente. Addirittura possono frantumarsi in varie tessere incoerenti. O che tali sembrano se si applica una logica che prevede che si contrappongano grandi giocatori con strategie coerenti. Una logica a cui però sfuggirebbe ad esempio il perché delle manovre congiunte prima Russia-Pakistan e subito dopo Russia-India proprio mentre tra Pakistan e India risoffiano venti di guerra e dopo che l’India ha firmato con gli Usa un trattato di logistica militare. Attenzione quindi a giudizi che presuppongono una fase meno accentuata di caos sistemico. E quattro anni di differenza nell’attuale dinamica della crisi sono un’altra epoca storica. E poi occorre anche ricordarsi cosa era la Russia nel 2011 e che governo aveva. Da parte sua gli Usa scontano questa fase di caos sistemico con il caos sui suoi ponti di comando. Oltre alle recenti insubordinazioni del Pentagono alle decisioni dell’ Amministrazione Obama, io non mi ricordo che mai negli Stati Uniti sia stata prima d’ora accusata una potenza straniera di manipolare le elezioni presidenziali con tanto di ipotesi di poter eventualmente invalidare le elezioni se il risultato non sarà gradito (ma non gradito a chi, dato che le èlite americane sembrano suddivise?) Una involontaria ammissione che si sentono (pericolosamente) alla frutta.”

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Articolo collegato: http://paolodarpini.blogspot.it/2016/10/iraq-considerazioni-sulla-battaglia-di.html

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