Il San Valentino dei lunghi coltelli… Renzie e la strage di Letta

Nel 30° anniversario del San Valentino di Bettino Craxi… il San Valentino di Matteo Renzi …

Con l’investitura di Matteo Renzi la crisi politica della Repubblica Pontificia fa un altro passo avanti, nonostante l’accordo che Renzi ha stipulato con Berlusconi e la sua banda. I paramenti parlamentari della democrazia borghese sono sempre più logori. Enrico Letta non ha superato l’anno, è durato persino meno di Mario Monti che di poco ma l’anno era riuscito a superarlo. I vertici della Repubblica Pontificia si affidano a un personaggio nuovo per il teatrino della politica borghese, ancora più esterno al Parlamento di quanto lo fosse Monti nominato senatore da Giorgio Napolitano.
Tra circa tre mesi le elezioni europee del 25 maggio con molta probabilità lasceranno senza copertura parlamentare anche le istituzioni dell’Unione Europea. La crisi investe in pieno le classi dominanti. Il loro dominio sempre meno può avvalersi delle apparenze dell’investitura popolare. Il tentativo della sinistra borghese di ritornare a galla e dare nuovo lustro alle istituzioni della Unione Europea candidando Alexis Tsipras finirà con tutta probabilità nel pantano e l’astensione e le liste antiUE marchieranno alla grande il nuovo Parlamento europeo come l’astensione e il M5S hanno marchiato il Parlamento della RP eletto nel febbraio del 2013.
Né in Italia né in Europa la borghesia e il clero riescono più a governare con le apparenze del consenso popolare. Quindi devono buttare a mare la democrazia borghese: infatti questa implica che i portavoce politici della classi dominanti riescano in un modo o nell’altro a catturare il consenso della massa della popolazione.

L’unica via d’uscita dalla crisi generale del capitalismo è la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari per costituire un proprio governo d’emergenza. Il primo paese imperialista dove questo avverrà, aprirà la via e mostrerà la strada anche agli altri paesi. Per questo l’avvenire del nostro paese dipende da noi comunisti, da quanto noi siamo efficaci promotori della mobilitazione e dell’organizzazione delle masse popolari e quindi del consolidamento e del rafforzamento del nuovo Partito comunista fondato sul marxismo-leninismo-maoismo che è la forza motrice e la struttura portante della mobilitazione e organizzazione degli operai e del resto delle masse popolari.
Se noi lo siamo, anche il lavoro svolto nelle istituzioni della RP dal M5S di Beppe Grillo tornerà a vantaggio della nostra causa. Il sovvertimento che essi portano nelle istituzioni darà da mille lati forza al movimento che noi promuoviamo.
Se noi lo siamo, anche il lavoro svolto dai promotori di rivendicazioni e di proteste tornerà a vantaggio della nostra causa. Per questo sosteniamo e dobbiamo sostenere contro le autorità della Repubblica Pontificia Luca Faggiano, Paolo Di Vetta e gli altri esponenti e promotori dei movimenti di lotta, anche se il loro orizzonte è fermo alle rivendicazioni e alle proteste.
Le misure repressive lanciate dalle autorità della RP in questo periodo in ogni angolo del paese: a Roma, a Napoli, in Val di Susa, contro i militanti NO MUOS e contro esponenti del M9D, le condanne dei compagni incriminati per gli scontri dell’11 ottobre 2011 a Roma, i procedimenti contro Beppe Grillo: tutte queste misure repressive si ritorceranno contro i vertici della RP con forza tanto maggiore quanto più gli individui e gli organismi colpiti resisteranno e quanta maggiore sarà la solidarietà che riceveranno. Dobbiamo sostenere la loro resistenza, la loro disobbedienza alle restrizioni che le autorità impongono: Luca Faggiano e Paolo Di Vetta subiranno le imposizioni degli arresti domiciliari comminati dalle autorità della Repubblica Pontificia o disobbedendo le sfideranno a fare arresti veri o per sfuggire agli arresti domiciliari si rifugeranno in Santa Maria Maggiore, o in qualche altro pezzo del territorio dello Stato del Vaticano interdetto ai gendarmi della RP, come hanno fatto i Forconi martedì 11 febbraio, nell’85° anniversario della Conciliazione tra Pio XI e Benito Mussolini?
La resistenza alla repressione diviene una componente sempre più importante degli sforzi per mobilitare e organizzare le masse popolari.

Il fattore decisivo della forza e dei tempi di tutto questo vasto movimento di resistenza popolare è il consolidamento e il rafforzamento del Partito comunista. Il Partito comunista dà una prospettiva di nuovo ordinamento sociale, quindi un obiettivo positivo, a quello che altrimenti resta solo resistenza (quindi solo movimento di negazione senza alternativa del dominio della borghesia e del clero) e quindi movimento che non è in grado di svilupparsi su grande scala.
Certamente la nostra è un’impresa difficile. Bisogna avanzare in un terreno inesplorato: la rivoluzione socialista in un paese imperialista, la guerra popolare rivoluzionaria in un paese imperialista fino a instaurare il socialismo, traendo insegnamenti dall’esperienza passata, flessibili nella tattica e fermi sulla strategia.
Per dare materia di riflessione ai compagni che hanno la forza e l’intelligenza per misurarsi oggi in questa impresa, proponiamo al loro studio il bilancio che Antonio Gramsci fece del 1926 della vita e dello sviluppo del Partito comunista di allora, subito dopo il suo III Congresso.
Già il solo esame di cosa è ancora oggi valido delle tesi esposte da Gramsci in questo bilancio, di cosa è oramai sorpassato dagli avvenimenti e di cosa era già sbagliato allora, permetterà a molti compagni di approfondire la loro comprensione della formazione economico-sociale che dobbiamo trasformare.
Antonio Gramsci non ebbe la possibilità di sviluppare nella pratica il programma che delinea nel suo bilancio, perché venne arrestato pochi mesi dopo (nel novembre 1926) dai fascisti che lo tennero in carcere fino alla morte. Ma anche nel carcere egli riuscì a continuare la riflessione che aveva iniziato, per dare al Partito la concezione comunista del mondo di cui il Partito aveva bisogno per rompere effettivamente sia con il riformismo elettoralista sia con il riformismo sindacalista e rivendicativo (che allora si chiamava massimalismo) e tracciare una vera strategia rivoluzionaria per gli operai e il resto delle masse popolari. Questa riflessione di Gramsci è esposta nei suoi Quaderni del carcere che la carovana del (n)PCI sta in vari modi portando all’attenzione dei compagni impegnati oggi nell’opera del consolidamento e rafforzamento del Partito.

npci nuovopci@autistici.org

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