Vegetarismo naturale e disinformazioni pediatriche sull’utilità della carne

Considero un delitto contro la loro integrità fisica imporre ai bambini la dieta carnea. Come è un delitto contro la loro sensibilità costringerli a mangiare la carne degli animali che spontaneamente dimostrano di amare.

I bambini non mangerebbero mai la carne se avessero consapevolezza che questa richiede l’uccisione del vitello, del pollo o del coniglio. Se assistessero all’uccisione dell’animale ne resterebbero terrorizzati e traumatizzati.

Il terrore instaurato dalla medicina ufficiale riguardo l’alimentazione dei bambini vegan, ritenuta a rischio di carenze nutrizionali, spinge i genitori, convinti di operare per il bene dei loro figli, a credere che i bambini abbiano bisogno dei prodotti carnei per la loro crescita. Ma questo è falso quanto fuorviante: basterebbe chiedersi se nei prodotti animali vi è qualche sostanza nutrizionale assente nel mondo vegetale e se gli eventuali benefici sono maggiori dei danni che la carne produce.

Questo assunto parte dal presupposto che le proteine della carne siano di qualità superiore alle proteine dei vegetali, che nei prodotti animali vi siano sostanze necessarie allo sviluppo dei bambini e degli adolescenti.

In realtà i bambini hanno ancor meno degli adulti bisogno delle proteine animali come confermato dall’American Dietitic Association, una delle più autorevoli organizzazione di esperti di nutrizione nel mondo che nel 2009 ha pubblicato la propria posizione ufficiale rispetto all’adeguatezza, dal punto di vista sanitario, delle diete vegetariane, la quale afferma che la carne, compresa quella di pesce, nonché gli stessi derivati (latte, formaggi e uova) non siano necessari né utili alla nostra buona salute: “Tutte le diete vegetariane, comprese quelle vegane, correttamente pianificate sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono apportare benefici nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate in tutte le fasi del ciclo vitale, incluse gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, nonché per gli atleti”.

La paura della carenza di nutrienti nella dieta umana, inculcata dai mezzi di informazione, dai nutrizionisti televisivi, dai pediatri e dai medici di base, è talmente cronica e incuneata nella mentalità comune da richiedere una catarsi integrale per debellarne gli effetti.

Come è possibile credere che un pezzo di cadavere in via di putrefazione sia necessario alla buona salute dei bambini? Come è possibile credere che il latte di una mucca, intriso di veleni chimici, di farmaci, di malattie e disperazione sia utile al bambino? Per quale assurdo motivo dovrei dare a mio figlio prodotti animali sapendo che la carne può generare: radicali liberi, leucocitosi, crisi enzimatica, carenza di vitamine, aumento di colesterolo, aumento del battito cardiaco, acidificazione del sangue, prelazione di calcio, uricemia, ipertensione, reumatismo, gotta, cancro ecc.? Solo una terribile degenerazione mentale e morale permette all’essere umano di non essere sgomento, inorridito e non vomitare solo all’idea di mangiare salme di animali assassinati.

Ma il terrore di cui sono vittime i genitori è dovuto principalmente alla presunta quanto falsa convinzione che le proteine animali siano necessarie allo sviluppo dei bambini. Proviamo a chiarire la questione.

Vi sono milioni di tipi di proteine, suddivise in 8 gruppi semplici e 4 coniugate. Le proteine sono composte da circa 20 aminoacidi, 8 di questi sono ritenuti essenziali perché il nostro organismo non è in grado di produrli e quindi devono essere assunti con gli alimenti. Ma da qualunque alimento derivino le proteine l’organismo le scinderà in aminoacidi per costruire le proteine specifiche e necessarie alle singole esigenze degli organi (nel corpo umano si contano circa 10.000 diversi tipi di proteine).

Alla fine le nuove proteine formate, sia che vengano dalla frutta, dalla verdura, dai legumi, dalla carne, dal pesce, dai latticini o dalle uova non hanno più alcuna attinenza con le proteine iniziali. L’isovalenza delle proteine fu dimostrata fin dal 1728 dal professore di chimica di Bologna Bartolomeo Beccari.

Dunque le proteine per essere tali devono contenere necessariamente i 20 suddetti aminoacidi. Ogni proteina è composta da un determinato numero di aminoacidi. L’organismo riesce a produrre proteine finché è presente la quota più scarsa considerata aminoacido limitante. Ma questo si verifica sia che le proteine siano di origine animale sia che derivino dal mondo vegetale perché anche le proteine della carne sono sempre condizionate dal loro aminoacido più scarso; cioè anche in una proteina completa gli aminoacidi essenziali sono presenti in percentuali diverse e l’aminoacido più scarso diventa inevitabilmente limitante e la nuova proteina viene prodotta finché è presente la scorta dell’aminoacido essenziale più scarso.

Se, per esempio, mangio un etto di lattuga, carente di un determinato aminoacido, le proteine vengono prodotte ugualmente finché è presente l’aminoacido limitante e se non ho accumulato il giusto quantitativo di proteine che mi occorre mi è sufficiente consumare un quantitativo maggiore della stessa sostanza.

Il concetto che le proteine dei cereali, povere di Lisina, sia sufficiente combinarle con le proteine dei legumi contenenti questo aminoacido, è valido non solo per i cereali ed i legumi ma per qualunque tipo di alimento; diversamente come farebbero le mucche (e tutti gli animali erbivori, toro, bisonte, elefante, cavallo ecc.) a formare le loro possenti masse muscolari e produrre (mangiando solo erba) 20-30 litri di latte al giorno? Vale la pena ricordare che gli aminoacidi della carne pur essendo completi non sempre sono disponibili sul piano fisiologico perché i legami che li tengono uniti alla molecola sono così forti da resistere agli enzimi digestivi.

Mettiamo il caso che al mercato siano disponibili solo confezioni di verdure con un quantitativo numerico di ortaggi e che io, per fare un bel minestrone, ho bisogno (per ipotesi) di 5 peperoni, due melanzane, 4 patate, 6 pomodori, 2 zucchine e 7 carote. Se nel cesto preconfezionato invece di 7 carote ne trovo 4 mi basterà prendere due confezioni e della seconda prelevare le 3 carote mancanti. Il resto del cesto non sarà buttato, tutt’altro, mi servirà a preparare altre ottime pietanze che daranno al mio organismo il corredo di vitamine, minerali, enzimi, antiossidanti ecc, indispensabile per la mia buona salute.

Non solo. Le componenti alimentari del cesto preconfezionato contengono, come gruppo (e quindi senza bisogno di prendere un secondo cesto), tutti gli aminoacidi essenziali necessari, cioè se un aminoacido essenziale è carente, per esempio nelle melanzane, lo trovo nei peperoni e se non è sufficiente nei peperoni lo trovo nei pomodori e così via. Nessuno sarà così sprovveduto da consumare solo zucchine.

Non solo. Il corpo può recuperare qualsiasi aminoacido carente o assente attingendo alle proprie riserve. Quindi, si evince che le cosiddette proteine animali considerate nobili perché complete di tutti gli aminoacidi necessari a formare le proteine è solo fumo negli occhi, una gigantesca farsa, una balla, un vergognoso meccanismo inventato dai nutrizionisti per assoggettare la popolazione ai loro servigi e quindi alle loro parcelle. Tutte le proteine che servono allo sviluppo del nostro organismo, e nella fattispecie ai bambini, le ricaviamo dal mondo vegetale senza incorrere ai micidiali effetti delle proteine di origine animale. E’ dal mondo vegetale infatti che gli animali traggono tutti gli aminoacidi, compresi quelli essenziali.

I rarissimi casi di carenza proteica devono essere attribuiti a scarsità digestive o deficiente assorbimento.

Nessun cucciolo di animale dopo lo svezzamento ha bisogno di una particolare dieta per crescere sano e robusto, semplicemente inizia a consumare gli stessi alimenti degli adulti. La dentatura indica chiaramente l’alimento adatto nelle diverse fasi della vita. Se il bambino è privo dei molari vuol dire che la natura non ha previsto che nella prima infanzia consumi semi duri e tantomeno di carne, durissima se cruda. I denti incisivi e i premolari fanno capire che l’alimento ideale dopo lo svezzamento è tutta la frutta e i teneri germogli del mondo vegetale, i più vicini per composizione chimica-biologica al latte materno, umano.

Franco Libero Manco

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