Calcata: 6 gennaio 2010 – Befana degli animali ed epifania per i bambini – Celebrazioni al Circolo Vegetariano VV.TT.

Eventi Paolo D'Arpini 28 dicembre 2009

 In questo freddo inverno anche gli animali selvatici hanno bisogno di un aiuto per sopravvivere.. per questa ragione da diversi anni abbiamo iniziato una tradizione chiamata  “Befana degli animali” che si svolge il 6 gennaio di ogni anno. Chiediamo a tutti i nostri amici e conoscenti di portare gli avanzi alimentari delle feste natalizie qui da noi  in modo da utilizzarle come doni per le bestiole selvatiche.  Nella tarda  mattinata scendiamo giù nella valle del Treja, muniti di saccocce piene di pan secco ed altre vettovaglie, e depositiamo questi alimenti in vari angoli del bosco ed anche nel fiume per nutrire i pesci.

Compiuto questo semplice rito  ritorniamo al Circolo dove mangiamo anche noi quelle pietanze vegetariane da ognuno portate e stiamo in allegria con canti e musica acustica.

Anche quest’anno è previsto anche un incontro pomeridiano al Centro Visite del  Parco del Treja per parlare del significato dell’Epifania, ascoltare  poesie,  fare discorsi ecologisti, ovviamente è prevista anche una distribuzione di “calze”  con dolciumi per i bambini che partecipano… 

Programma: Calcata, 6 gennaio 2010 – Befana degli animali ed Epifania  per i bambini

h. 11.00 – Appuntamento al Circolo Vegetariano VV.TT. in via del Fontanile snc. Partenza per la passeggiata nella valle e distribuzione del cibo  per gli animali.

h. 13.00 – Pic-nic al Circolo con il cibo vegetariano da ognuno portato.

h. 15.00 -  Incontro al centro Visite Parco del Treja:

*Stefano Panzarasa, autore di canzoni eco-pacifiste, tratte da poesie e  filastrocche di Gianni Rodari, canterà e reciterà per le bambine e i bambini  di Calcata.

*Michele Trimarchi, psicologo, parlerà della tradizione e del significato dell’Epifania.

*Fulvio Di Dio, delegato dell’Assessorato Ambiente della Regione Lazio, parlerà di solidarietà umana, di ecologia e di simbiosi fra uomo-natura-animali.

*Laura Lucibello, presidente dell’Ass. APAI, descriverà le opere artistiche presenti alle pareti della mostra dedicata al Sole Invitto,  che oggi chiude i battenti.

*Angela Proietti, maestra della Scuola Elementare di Calcata descriverà i disegni dei bambini.

*Luciano Sestili, sindaco di Calcata, porgerà il saluto dell’Ente.

*Gianni Di Giovanni, presidente del Parco del Treja, porgerà il saluto dell’Ente.

*Sandra Pandolfi, delegata della Provincia di Viterbo, porgerà il saluto dell’Ente.

*Leonello Sestili del Centro Diurno Polivalente di Calcata consegnerà le calze ai bambini presenti.

*Paolo D’Arpini del Circolo Vegetariano VV.TT.  concluderà la manifestazione con gli auguri e buoni auspici per una nuova stagione  di nobiltà umana.

Info:  circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0761/587200 – Info.apai@virgilio.it – Tel. 3335994451

Con il patrocinio morale di: Provincia di Viterbo, Parco Valle del Treja,  Comune  e Centro Diurno Polivalente di Calcata

Si ringrazia il Parco Valle del Treja per l’uso gratuito del Centro Visite di Calcata

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Ed ora alcune note esplicative sul significato della Befana:

L’Epifania della natura!

Conosciamo tutti il significato che la religione cattolica ha dato alla festività dell’Epifania, ma forse non tutti sappiamo che dietro la presunta storpiatura che ha trasformato il termine Epifania in “Befana”, c’è una serie di tradizioni antiche che sono riuscite, faticosamente, a sfidare i millenni ed a giungere fino a noi.

L’origine della Befana è nel mondo agricolo e pastorale. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura di Madre Natura. In questa notte Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova.

Per meglio capire questa figura dobbiamo andare fino al periodo dell’antica Roma. Già gli antichi Romani celebravano l’inizio d’anno con feste in onore al dio Giano (e di qui il nome Januarius al primo mese dell’anno) e alla dea Strenia (e di qui la parola strenna come sinonimo di regalo). Queste feste erano chiamate Sigillaria; ci si scambiavano auguri e doni in forma di statuette d’argilla, o di bronzo e perfino d’oro e d’argento. Queste statuette erano dette “sigilla”, dal latino “sigillum”, diminutivo di “signum”, statua. Le Sigillaria erano attese soprattutto dai bambini che ricevevano in dono i loro sigilla (di solito di pasta dolce) in forma di bamboline e animaletti. Questa tradizione di doni e auguri si radicò così profondamente nella gente, che la Chiesa dovette tollerarla e adattarla alla sua dottrina.

In molte regioni italiane per l’Epifania si preparano torte a base di miele, proprio come facevano gli antichi Romani con la loro focaccia votiva dedicata a Giano nei primi giorni dell’anno 

Giano Bifronte.

Usanza antichissima e caratteristica è l’accensione del ceppo, grosso tronco che dovrà bruciare per dodici notti. E’ una tradizione risalente a forme di culto pagano di origine nordica: essa sopravvive l’antico rito del fuoco del solstizio d’inverno, con il quale si invocavano la luce e il calore del sole, e si propiziava la fertilità dei campi. E non è un caso se il carbone che rimane dopo la lenta combustione, che verrà utilizzato l’anno successivo per accendere il nuovo fuoco, è proprio tra i doni che la Befana distribuisce (trasformato chissà perché in un simbolo punitivo).

La tradizione è ancora conservata in alcune regioni d’Italia, con diverse varianti: a Genova viene acceso in alcune piazze, e l’usanza vuole che tutti vadano a prendere un tizzone di brace per il loro camino; in Puglia il ceppo viene circondato da 12 pezzi di legno diversi.

In molte famiglie, il ceppo, acceso la sera la sera della Vigilia, deve ardere per tutta la notte, e al mattino le ceneri vengono sparse sui campi per garantirsi buoni raccolti.

In epoca medioevale si dà molta importanza al periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio, un periodo di dodici notti dove la notte dell’Epifania è anche chiamata la “Dodicesima notte”. È un periodo molto delicato e critico per il calendario popolare, è il periodo che viene subito dopo la seminagione; è un periodo, quindi, pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno. In quelle dodici notti il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati Diana con un gruppo più o meno numeroso di donne, per rendere appunto fertili le campagne.

Caccia di Diana – Domenichino (Domenico Zampieri) Roma – Galleria Borghese.

Nell’antica Roma Diana era non solo la dea della luna, ma anche la dea della fertilità e nelle credenze popolari del Medioevo Diana, nonostante la cristianizzazione, continuava ad essere venerata come tale. All’inizio Diana e queste figure femminili non avevano nulla di maligno, ma la Chiesa cristiana le condannò in quanto pagane e per rendere più credibile e più temuta questa condanna le dichiarò figlie di Satana! Diana, da buona dea della fecondità diventa così una divinità infernale, che con le sue cavalcate notturne alla testa delle anime di molte donne stimola la fantasia dei popoli contadini. Diana, Dea della Caccia, della Luna, delle partorienti. La Befana è spesso ritratta con la Luna sullo sfondo.

Di qui nascono i racconti di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Nasce anche da qui la tradizione diffusa in tutta Europa che il tempo tra Natale ed Epifania sia da ritenersi propizio alle streghe. E così presso i tedeschi del nord Diana diventa Frau Holle mentre nella Germania del sud, diventa Frau Berchta. Entrambe queste “Signore” portano in sé il bene e il male: sono gentili, benevole, sono le dee della vegetazione e della fertilità, le protettrici delle filatrici, ma nello stesso tempo si dimostrano cattive e spietate contro chi fa del male o è prepotente e violento. Si spostano volando o su una scopa o su un carro, seguite dalle “signore della notte”, le maghe e le streghe e le anime dei non battezzati.

La Festa della Dodicesima Notte ispirò tra gli altri William Shakespeare che scrisse la omonima commedia che ebbe la prima rappresentazione il 6 Gennaio del 1601 al Globe Theatre di Londra.

Daniel Maclise: La Dodicesima Notte, Malvolio e la Contessa.

Strenia, Diana, Holle, Berchta,… da tutto questo complesso stregonesco, ecco che finalmente prende il volo sulla sua scopa una strega di buon cuore: la Befana. Valicate le Alpi, la Diana-Berchta presso gli italiani muta il suo nome e diventa la benefica Vecchia del 6 gennaio, la Befana, rappresentata come una strega a cavallo della scopa, che, volando nella dodicesima notte, lascia ai bambini dolci o carbone. Come Frau Holle e Frau Berchta, la Befana è spesso raffigurata con la rocca in mano e come loro protegge e aiuta le filatrici.

Nella Befana si fondono tutti gli elementi della vecchia tradizione: la generosità della dea Strenia e lo spirito delle feste dell’antica Roma; i concetti di fertilità e fecondità della mite Diana; il truce aspetto esteriore avuto in eredità da certe streghe da tregenda (spostamento); una punta di crudeltà ereditata da Frau Berchta. Ancora oggi un po’ ovunque per l’Italia  si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso: il 6 gennaio si accendono i falò, e, come una vera strega, anche la Befana viene qualche volta bruciata…

Lettera aggiunta:

“Frau Holle e le sue compagne…”  Ecco le Belle che mi piacerebbe  incontrare la dodicesima notte….

Cara, dolce Dulcinea, è già parecchio che non ti scrivo ed un po’ mi vergogno per averti trascurata tu che sei per me il simbolo dell’amore e della bellezza.

La notte della fine anno, da quando son tornato al mio castello, ho riscoperto la tradizione della bruciatura della “Pupazza”, come simbolo di un qualcosa di vecchio che viene distrutto per lasciar posto al nuovo.  Questa Pupazza doveva essere vestita con pezzi di abiti provenienti da tutti gli abitanti del castello.  Ma sinceramente non ero molto contento di questa immagine, mi sembrava troppo  legata al rogo delle nostre donne sciamane e sante, bruciate come streghe nel medioevo cristiano. Decisi perciò di festeggiare l’ultimo giorno dell’anno con una passeggiata notturna nella natura che finisce poi in un Tempio, che è una grotta, con il fuoco acceso e con canti magici… Tutto ciò assomiglia enormemente ad un viaggio iniziatico di ritorno alle origini naturali ed alla comunione orgiastica con le forze primordiali della vita.

Altrettanto feci con la ricorrenza dell’Epifania. Invece di immaginare una vecchiaccia che scende dal camino a portare carbonella e fuliggine, pensai ad una “sfilata delle befane”, tutte  belle e sane!   Così per diversi anni a Calcata-Mancia abbiamo festeggiato con  queste  tradizioni. Da quando venni ad abitare in questa valle che mi venne l’ispirazione di ripristinare la festa pagana chiamata “Befana”.  La feci rivivere come una processione di donne in costume, tutte bellissime, sia pur mascherate e vestite di stracci per non farsi riconoscere dal volgo ignorante. Queste belle donne scendevano dal piano del paese nuovo sino al vallone del paese vecchio, dove anticamente c’era la tradizione del Sabbat, e qui in un orgiastico raduno offrivano i loro doni ai maschietti, anziani o bambini che fossero. Poi una delle Befane, la più bella e dolce, veniva scelta dal popolo ed era incoronata “Regina delle Befane”.

Conservo ancora delle immagini fotografiche di questa festa, che di religioso nel senso cristiano del termine aveva ben poco,  alcune befane giungevano in calesse, altre seguivano a piedi  ancheggiando.

Ma le cose belle durano sempre poco e  questa consuetudine della processione delle belle Befane rivisse solo per alcuni anni e poi ritornò nel limbo dei ricordi ancestrali. L’anno scorso di tutte le befane attese solo due sono giunte ad evocare quelle fate: Laura Lucibello che impersonava la Befana degli animali, che ha distribuito cibo alle bestie  della valle del Treja e Bianca Dones, dolce fatina befanina con le calze, la sciarpa ed il berretto rosso ed il sorriso felino da donna intrigante, che ha rallegrato il cuore dei bimbi e dei più grandicelli, come me, che vedevano in lei la dispensatrice dell’amore….

Ti ho raccontato questo piccolo segreto, mia Dulcinea, affinché tu sappia quanto mi manchi 

Tuo,  Don Chisciotte (alias Paolo D’Arpini)

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