L’essenza del vegetarismo – Ovvero come agricoltura ed allevamento naturale si trovano d’accordo con la dieta vegetariana

Carne viva o carne morta?

“Quando ero piccola, nelle Marche (la zona dove io allora potevo rendermi più o meno conto di come era strutturata l’agricoltura) c’era l’agricoltore che coltivava le sue cose e aveva in più una piccola stalla di una decina di animali da cui traeva il latte, allevava qualche vitello per la carne (i famosi maschietti) ma soprattutto il bestiame era importante per il letame che è comunque sempre e ancora considerato il miglior concime. La stalla e il numero degli animali erano proporzionati all’estensione del terreno. inoltre il consumo di carne era moderato. Poi è subentrato un aumento della richiesta di carne e quel tipo di produzione non era più adeguato, da cui la nascita dell’allevamento intensivo. Adesso, quando mi ritrovo a parlare anche con colleghi con cui dico che tutta questa carne che viene prodotta non è necessaria (anche se noi italiani siamo forti importatori, quasi mi si mettono a ridere in faccia perchè l’idea che chi vive in campagna possa allevare “bene” e per bene intendo con la tutela reale del benessere dell’animale finchè vive (alcuni animali per sé e qualcosa da vendere), sembra impossibile da realizzare. Ovvio, se tutti continuiamo ad andare al supermercato a comprare carne tutti i giorni è vero, ma se moderiamo questo consumo, visto che i nutrienti che la carne ci da ce li possono dare tanti altri alimenti……. forse fra qualche decennio, quello che io penso potrebbe essere ragionevolmente realizzabile….” (Stralcio di una lettera ricevuta da C.R., membro della lista “Ecologia di Peacelink”)

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Mi è piaciuta molto la descrizione della vita in campagna nelle Marche, fatta da Caterina, una veterinaria ecologista, che lì visse alcuni momenti d’infanzia. Ho anch’io dei ricordi bellissimi molto simili ai suoi di quando da bambino trascorrevo le vacanze a Falerone (in provincia di Ascoli Piceno) dove abitavano dei parenti di una mia zia acquisita, che lì vivevano proprio come nel paradiso terrestre, infatti il racconto di Caterina mi è sembrato un tuffo nel passato… La ringrazio per aver risvegliato una memoria di vita contadina in condizioni naturali e con un sano rapporto con gli animali.

Ricordo anche il momento in cui le cose cambiarono, fu allorché subentrò il concetto, nelle famiglie italiane, di dover consumare più carne per stare in buona salute…. Questo è un processo che appunto si è formato a partire dagli anni ‘60 ed è collegato anche al “famoso” boom economico ed all’accettazione delle mode consumiste provenienti dall’America. Questa intromissione meriterebbe un approfondimento ulteriore per capire come la cultura alimentare “vincente” abbia potuto modificare e trasformare una precedente cultura millenaria, quella mediterranea… Le conseguenze le possiamo riscontrare dallo stato generale di malessere sociale e dai continui allarmi sulle “febbri” suine, bovine, polline, etc. etc.

Paolo D’Arpini

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Altra lettera ricevuta su questo tema:

Mucca pazza ai prioni, vitelli agli estrogeni, pesce al mercurio, tacchini agli ormoni, uova alla salmonella, polli alla diossina, poi l’influenza aviaria dei volatili ed ora quella dei suini. Ogni pericolo per la salute viene incontestabilmente dall’uso innaturale per l’uomo di mangiare animali. La carne è sempre e comunque imputata nelle peggiori patologie che flagellano il genere umano. Per contro non si è mai sentito che la dieta a base di vegetali abbia la purché minima controindicazione: anzi ogni potere disintossicante, ogni capacità depurativa e di guarigione viene esclusivamente dal mondo vegetale. Chi al primo posto vuole mettere la gola e non la salute deve essere anche disposto a pagarne le inevitabili conseguenze.

Qualcuno, per sostenere ad oltranza la sua bistecca dirà che anche i vegetali coltivati in modo convenzionale sono inquinati. E’ vero ma la differenza è abissale. A parte che questi per il loro alto contenuto di fibra e acqua non permettono agli inquinanti di stazionare a lungo nel nostro organismo (cosa che succede con i prodotti carnei dal momento che questi per essere digeriti sono necessarie dalle 50 alle 70 ore a differenza della frutta che si digerisce in mezz’ora e delle verdure in 2 ore) è utile ricordare che la carne in genere contiene circa 2700 diverse sostanze chimiche proibite composte da: farmaci, pesticidi, ormoni, antibiotici, tossine metaboliche, acido lattico da sforzo e da stress, adrenalina accumulatasi nei fluidi dell’animale ecc. Si trovano nella carne mediamente 2-3 volte più pesticidi che nei formaggi, 13 volte più che nei cereali, 17 volte più che nei vegetali a foglia, 50 volte più che nella frutta, 72 volte più che nelle patate.

L’attuale influenza suina è solo la punta dell’iceberg di una potenziale situazione patologica generalizzata a cui va incontro la salute umana. La stragrande maggioranza delle malattie che colpiscono il genere umano, e che non si manifestano in modo così letale, ma che debilitano e accorciano la vita dell’uomo, sono imputabili per il 75% alla cattiva alimentazione, cioè all’uso di carne, pesce, derivati animali (resi ammalati e pazzi dal dolore) nonché dal cibo “spazzatura”. Ma si sa, come diceva Seneca “Ne uccide più la gola della spada”. Infatti mangiare carne è solo una questione di gola, non di necessità nutrizionali come conferma non solo l’eccellente salute dei vegetariani ma gli scienziati e i ricercatori indipendenti, nonché gli Istituti di ricerca più accreditati del mondo come L’American Institute for Cancer Research, il World Cancer Research Fund, L’American Cancer Society , L’American Heart Association, L’Heart and Stroke Foundation of Canada, Le Unified Dietary Guidelines elaborate dalla American Cancer Society, l’American Heart Association, il National Institutes of Health, e la American Academy of Pediatrics che hanno pubblicamente preso posizione a favore di diete a base di cibi vegetali e contro il consumo di carne.

Avete visto in che condizioni disumane vengono allevati gli animali da macello, in genere, e i suini in particolare? Tutta la loro breve esistenza in strettissime gabbie metalliche, senza mai vedere la luce del sole, ingozzati di cereali e soia: alimenti innaturali per questi animali che nello stato naturale brucherebbero l’erba verde e fresca dei prati. A causa di tale condizione le difese si abbassano e per scongiurare epidemie si è costretti a somministrare loro farmaci di ogni tipo, compresi gli estrogeni, antibiotici, sulfamidici, betabloccanti ecc. che entrano nel metabolismo di chi mangia quelle carni intrise di veleni e di dolore.

Saggezza vorrebbe eliminare la causa del problema, cioè smettere definitivamente di cannibalizzarsi e diventare vegetariani, invece di cercare soluzioni sintomatiche tramite vaccini e farmaci vari pur di non rinunciare alla bistecca. Se anche questa volta la faremo franca, forse la prossima epidemia potrebbe essere fatale per l’intero genere umano. Ma che importa se andremo al Creatore prima del tempo stabilito? L’importante è arrivare contenti e con lo stomaco pieno, anche se questa sarà stata la causa della nostra rovina fisica e morale.

Franco Libero Manco

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Saggezza estemporanea.

Un giorno in un tempio buddista c’era stata una solenne cerimonia che aveva visti impegnati tutti i monaci. Terminati i riti il monaco che fungeva da cuoco si precipitò nell’orto e tagliata un po’ di verdura cucinò una veloce zuppa. Malgrado l’estemporaneità della preparazione tutti la trovarono particolarmente saporita ma ad un tratto il capo del monastero chiamò il cuoco e mostrandogli la sua ciotola, con dentro la testa di un serpente, gli chiese irato: “Cos’è questa..?” Al che il monaco senza perdersi d’animo prontamente rispose “Oh, grazie maestro..” e se la mangiò con gusto…

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