Sulla crudeltà del destino…. E sulla falsità delle forme… Bene-Male, chiaroscuri in un sogno chiamato vita: “AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO” non è una frase a vanvera! Significa letteralmente ciò che esprime!

Ho ricevuto un malinconico commento da Rossella Messina al proposito delle vie del karma, per come esse sono crudeli ed apparentemente ingiuste: “Se esiste il karma, individuale o collettivo, è un’altra legge crudele, in un mondo crudele voluto da un Dio, secondo me, crudele” scrive Rossella.

Succede che proprio per la strumentalizzazione di questa presunta crudeltà nascono tutte quelle forme di ideologia estremistica che si prefiggono di comprovare la “realtà” del sogno. Queste ideologie possono essere religiose od atee, non ha importanza, possono essere rivolte a modificare la qualità del sogno oppure tout court ad ignorarne gli aspetti rivolgendo la propria attenzione al un ipotetico “aldilà”. Insomma in un modo o nell’altro si da per scontato che quello che viviamo o “vivremo” (in questo mondo nell’altro) sia l’unica realtà possibile… ed è così che si perpetua il karma, il destino dell’uomo e di tutto ciò che lo circonda. “Il destino crudele” lo definisce Rossella e con lei chissà quanti altri…. Ma a veder bene chi è Rossella e chi sono quegli altri e chi quell’io che scrive e tu che leggi?

Il guaio del concetto di “Dio” è che lo riteniamo un ente alieno, separato da noi, per questo, guardando con gli occhi della spiritualità laica, non apprezzo molto le religioni teiste. Nel girare in tondo versò ciò che siamo, nel “percorso” del ritorno alla nostra pienezza, che non abbiamo mai perso ma solo dimenticato, ci sembra di toccare delle “tappe”. Talvolta ci piace sostare nel concetto dell’etica… ma il concetto di bene e di male è un contro-altare da saltare a piè pari. Yin e Yang son aspetti relativi alla manifestazione, come il polo positivo e negativo dell’energia elettrica che fa muovere il mondo.

Lasciamo da parte ogni spiegazione morale che non farebbe altro che creare ulteriore confusione poiché sta all’interno dell’illusione, nello specchio duale della mente, lasciamo da parte ogni concettualizzazione, vediamo se resta qualcosa… ?

Qualcosa resta di sicuro, è la Coscienza che consente ogni visualizzazione e percezione, che è la “percezione” stessa. In ognuno di noi è la sola presenza reale che illumina il senso dell’io e del tu. Senza detta coscienza non potrebbe esistere alcunché. Tu sei –io sono- quella coscienza e basta.

Scrivevo a Dulcinea: ….la coscienza non è ciò che appare nella coscienza, non è –per intenderci- sensazione, pensiero, emozione, intuizione, visione ma è quella luce che rende possibile ogni percepire. Perciò anche questa spiegazione fatta di parole non può qualificare o indicare la coscienza. Anche questo mio è un futile tentativo di definire l’indefinibile… ogni definizione è contenuto e mai può essere contenitore”

Ed ancora: Come vedi non possiamo seguire un tracciato solido ma possiamo almeno stabilire ciò che “non” è coscienza, neghiamo ogni costrutto, assioma, assunzione, pretesa di descrivere ed incarnare la coscienza. Ed è proprio in questi termini che si configura la mia opposizione nei confronti delle religioni ed ideologie. Ma non v’è alcun obbligo a restare impantanati in un “credo” (il momento che ne hai capito le conseguenze). Solo colui che insiste nel voler credere è compartecipe del bene e del male di quel credo. Eppure, non è il credere anch’esso un pensiero? E non dicevamo poco fa che la coscienza non può mai essere “rappresentata” da un pensiero, da una immagine?

Quindi perché restare avvinghiati ad un qualcosa che è mera illusione, un simbolo duale del “bene e male”? Ed inoltre non è forse detto persino nella bibbia che l’uomo fu allontanato dal paradiso terrestre per aver voluto tastare il frutto del bene e del male? E non è ancora detto, stavolta nel vangelo, beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli? Ed in questo caso non è forse lo spirito della caparbietà e dell’illusione di considerarsi separati che impedisce l’accesso a quel regno?

Dal tutto sorge il tutto, se dal tutto togli il tutto solo il tutto rimane!

Abbandona, mia cara, ti prego, la vanità e l’arroganza separativa e compi senza paura il ritorno a casa….

Paolo D’Arpini

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