Il buco nero nella descrizione quantistica dell’inferenza e la realtà del “possibile”. Dove tutto é Uno.

Poems and Reflections ilaria 19 agosto 2008

Ricordate il film Rashomon di Kurosawa in cui la realtà viene descritta in vari modi ed in ogni caso la narrazione appare credibile, anzi “vera” ?   Ciò avviene perché ognuno di noi sa che la descrizione della realtà è un fatto puramente soggettivo e la sua accettazione o meno dipende dal livello o dalla capacità,  nel  rappresentare  il percepito, di avvicinarsi al modello condiviso e ritenuto reale.  Questa capacità non è obbligata  dalla sequenza fattuale, pur se ne tiene conto  per un riferimento… 

Ma non è come raccontare le bugie in cui c’è una volontaria distorsione dei fatti è piuttosto come l’evocazione di immagini tratte dal comune riconoscimento  e significato dato alle esperienze comuni,  nel senso di accettabile condivisione di un assioma  collettivo.  E’ in questo modo che si formano i credo, le filosofie e persino le teorie scientifiche e che la gente può riconoscersi “logicamente” in esse.

Pensate ad esempio alle fantasie speculative di Socrate che per essere accettate e divenire un sistema di pensiero hanno avuto bisogno della descrizione di Platone, senza di lui le storie raccontate da Socrate alla gente che passava per strada non sarebbero state più che fantasticherie di un mezzo pazzo e visionario (e infatti fu persino condannato a morte per quanto lo era). L’insensatezza del pensiero di Socrate, l’incongruenza da lui dipinta,  aveva bisogno dell’esposizione credibile di Platone per divenire un modello attinente la realtà…

Si può dire che la stessa cosa avvenne in tempi recenti con il “pensiero distratto” di Einstein, divenuto in seguito oggetto di profonda analisi scientifica  ed oggi descritto in forma di incontrovertibile verità, ma la sua teoria della relatività dello spazio tempo è ritenuta vera solo  per una capacità descrittiva formalistica, attraverso la quale  egli poté  dimostrare la sua intuizione e renderla circostanzialmente accettabile. La sua formula è stata -in questo caso- come la  spiegazione  per il filosofo.

Guardate ora l’enunciazione  nelle Upanishad della teoria del “Tutto è Uno” -già conosciuta diecimila anni fa-  ma non  ancora accettata  come descrizione fattuale, essa dice: “Dal tutto sorge il tutto, se dal tutto togli il tutto solo il tutto rimane” e sarebbe pure esprimibile in termini matematici (se questi termini non urtassero la sensibilità della logica matematica stessa), e cioè   1 – 1 = 1   oppure  coerentemente anche il suo contrario

1 + 1 = 1   giacché il tutto non è sommabile  e diverso dal tutto,  e nemmeno è detraibile dal tutto che esso stesso è….  Chiaro no?

Eppure questa semplice verità non è rappresentabile in termini di credibilità oggettiva e la teoria del “Tutto è Uno” continua ad essere considerata un’astrazione…. (ed è un vero peccato che sia così !).

Sorte diversa ha avuto invece la teoria dei “buchi neri” che almeno si basa su prove indirette, dimostrabili per indotto. Questo miracolo del mistero descrittivo è stato compiuto da una persona che trovo affascinante ed unica, il fisico Stephen Awaking, che malgrado il suo grave handicap fisico con un solo dito indice, che  fa muovere un computer di sua invenzione, è riuscito a “descrivere” la realtà dei buchi neri, pur essendo tali buchi neri aldilà di ogni condivisione  possibile nel livello fisico.  Il risultato ottenuto da Awaking (il re falco) è “fantastico” ed elevante. Rispetto ad ogni altro “inventore” di realtà egli è riuscito a descrivere in termini scientifici quello che è  pura magia inventiva della mente.  

Nei confini della narrazione  psico-storica anche io mi considero -nel mio piccolo-  un descrittore operativo della realtà possibile. La mia “verità” prende lo spunto da fatti inespressibili logicamente o addirittura “inesistenti”  (dal punto di vista cronologico o delle citazioni).  Compio questo trucco illusionistico in ogni mio scritto… ma difficilmente qualcuno se ne accorge e sapete perché…?

Paolo D’Arpini

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Perditi

Perditi ai piedi del Glorioso.

Quando ti perdi

Davanti all’Uno

Diventerai l’Uno.

Perditi, perditi.

Scappa dalla nera nube

Che ti circonda.

Allora vedrai la tua stessa luce

Radiosa come la luna piena.

Ora entra in quel silenzio.

E’ il modo più sicuro

Di perderti…

Che cos’è la tua vita, d’altronde?

Nient’altro che un lottare per essere qualcuno,

nient’altro che uno scappare via dal tuo stesso silenzio.

Rumi

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