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Eh daje co’ la Velina… D’Arpina e pure un po’ saurina: “Menica Menica oggi è domenica…”

Le consuetudini cambiano, almeno così pare, ed io non me ne sono  accorto… La mia è una memoria “saurina” da dinosauro antidiluviano  quasi estinto. Oppure no? Magari sono io che cambio ed il mondo rimane tale e quale, chissà?

Stamattina non sapevo nemmeno che giorno fosse, ho perso il senso del trascorrere del tempo, i giorni mi sembrano tutti uguali…. Qui a Calcata è un’eterna domenica, ed in più con le feste che si susseguono a raffica la differenza fra le giornate feriali e festive è pressocché svanita. Natale e poi Sant’Antonio e poi Carnevale e poi Pasqua e poi… tutte le altre ricorrenze inframmezzate, ogni scusa è buona per addobbare il paese a festa, si fa per dire, in quanto gli addobbi non sono altro che bancarelli di cianfrusaglie.  Insomma mi sono accorto che è domenica avendo notato  la maggior4e invadenza automobilistica nella piazza Roma, che avrebbe dovuto essere un’isola pedonale, con restauri  milionari pagati dalla Regione Lazio,   ed è invece un parcheggio libero e giocondo. Poi ho notato anche la mole di rifiuti all’angolo dei secchioni, un’altra caratteristica “festiva” di Calcata vecchia. Poi ho ascoltato le musicacce dei baretti e negozietti che aprivano e richiamavano l’attenzione di passanti  inebetiti. Per fortuna salendo verso Canossa, in via della Lira, ci sono solo cani che abbaiano, ogni casa un cane, ogni cane una casa… non si sa bene di chi è il cane o di chi è la casa.

Finalmente giunto al baretto sotto al comune, con la luce spenta per il risparmio energetico, ecco che noto alla bacheca un avviso “Smarrito cane spinoncino a Monte Gelato, munito di collare, tatuaggio e microchip elettronico, ricompensa di mille euro a chi fornisce sue notizie”. 

“Eh che d’è –faccio io al barista- lo pagano a peso d’oro, e da mangiare che gli davano  a sto barboncino?”   E lui rapido “Si vede che hanno i soldi..” –  Ed io di rimando “Certo che non gli è servito a  niente il collare, il tatuaggio e pure il microchip elettronico e satellitare…  se lo sono perso lo stesso..  si vede che s’era stufato di fare il soprammobile ed è scappato nei boschi” . 

Finiti i commenti salaci sul plusvalore canino mi siedo per il consueto cappuccino. La televisione è accesa, quella è sempre accesa, mica come le lampadine che le spengono per risparmiare… Allo schermo un monsignore che fa una lunga predica… e questo mi  conferma  che è domenica… parla di Isaia, dell’esilio del popolo eletto… delle armate feroci di Nabucodonosor, del ritorno alla terra promessa, a Gerusalemme che era stata distrutta e che verrà ricostruita (per essere nuovamente distrutta non si sa quante altre volte ancora), delle preghiere aggiunte ai libri sacri, delle migliaia di anni di cerimonie etc. etc. e del rito previsto a Roma, proprio oggi, per ricordare tutte quelle vicende… Il tempo passa, la predica è durata tutto il tempo della colazione. Di solito  gli altri giorni capito con il telegiornale, che viene spesso interrotto per la pubblicità…  30 secondi pubblicitari 30.000 euro… Ma la predica del prete non la interrompe nessuno, lui prosegue imperterrito a raccontare favole di 5 mila anni fa… e c’è pure chi gli da retta?   

Ma non è finita… stufatomi del sermone mi sbrigo con la colazione ed esco sbuffando… alla bacheca noto allora altri foglietti. Uno è la denuncia di Mimmo Malarbi, consocio del Granarone (un’associazione culturale di Calcata vecchia) che ce l’ha con  “alcuni” che si sono permessi di rompere la tradizione… Quale tradizione? Quella di andare a bere la cioccolata calda la notte di Natale “nell’antico granaio”, per il dopo messa solenne… A fianco dell’accorata accusa di menefreghismo “culturale” una poesia di ignoto “..e noi suoneremo le nostre campane”. Insomma c’è maretta… istituzionale.

Meditabondo torno a Sodoma  Gomorra, non compro nemmeno il giornale, tanto ho già fatto il pieno di notizie!  Di nuovo nella piazza Roma, noto alfine un cartello appeso che prima non avevo visto. Riguarda le feste della Befana 2010… ma è stato attaccato  dopo la Befana. Dice che al Comune danno le calze ai bambini, che ci sarà la banda che suona, che il pomeriggio ci saranno le befane al centro storico e che verranno date le calze  ai bambini anche  qui. Veramente le calze erano già finite al Comune ed il maestro Leonello mi aveva portato solo una saccocciata di caramelle,  e di befane nemmeno l’ombra… salvo Laura Lucibello che si è improvvisata distributrice di caramelle al Centro Visite del Parco del Treja, mentre si concludeva la nostra manifestazione del Sole Invitto, contemporaneamente  nella piazza del borgo si udiva la voce rimbombante di Don Henry che annunciava i numeri della tombolata all’aperto.

Improvvisamente ho capito tutto… la cioccolata calda, le calze… il patrocinio della Provincia, le befane, i programmi… rientra tutto in un piano diabolico! Indovinate un po’….

Vostro affezionatissimo Paolo D’Arpini

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17 gennaio 2010 Sant’Antonio Abate – Rapporto Uomo Natura Animali – Una manifestazione, due luoghi…. Nella valle del Treja

category Eventi Paolo D'Arpini 6 gennaio 2010

In occasione dei festeggiamenti per Sant’Antonio Abate, tradizionale protettore degli animali, si tengono nei due comuni della Valle del Treja, Calcata e Mazzano Romano,  due manifestazioni simboliche per  riconoscere il valore del rapporto fra uomo, natura ed animali.

Si comincia a Calcata, il 17 gennaio alle  11.30, presso la sede del  Circolo Vegetariano VV.TT. per una visita nel Tempio della Spiritualità della Natura, dove è ospite la nostra maialina Vetty, simbolo di pacificazione e amicizia fra uomini ed animali. Di solito il maiale è preso  a simbolo di Sant’Antonio ma solo perché con il suo grasso si poteva curare il “fuoco di Sant’Antonio” una malattia della pelle. Per noi invece la maialina  viva significa che possiamo convivere con gli altri animali senza doverli necessariamente sfruttare. I visitatori sono invitati a portare cibo di vario genere per la bestiola che gradirà il dono mangiandoselo lì seduta stante  davanti a loro. La cerimonia continua con la divisione del cibo anche per noi umani, e pure in questo caso i visitatori sono pregati di portare pietanze vegetariane, a dimostrazione del loro rispetto verso gli altri animali, che verranno fraternamente condivise fra i presenti. Durante il convivio  verranno fatte delle ricerche e raccontati aneddoti sullo stretto contatto con la natura e gli animali che ha sempre contraddistinto la vita semplice e felice degli abitanti originari della valle del Treja.

Una parte religiosa della manifestazione si svolge al Centro Storico di Calcata, dove Don Henry  alle 16.00 celebra  la messa ed alle 16.30  guida la processione per le vie del borgo e benedice degli anima

Nel frattempo  a Mazzano  Romano, sin dal 14 e sino al 17 gennaio, sono organizzati vari incontri, in particolare il pomeriggio di venerdi 15 gennaio  presso la sede del Parco del Treja, è stato organizzato, da varie associazioni,  un pomeriggio di poesie, immagini e canzoni sugli animali e sul vivere naturale.   Il tema specifico  dell’incontro, proposto dalla bibliotecaria Patrizia Peron, è quello della conoscenza e valore delle api per l’ecosistema e la riproduzione botanica in generale. Le api sono le migliori impollinatici e quindi meritano tutto il nostro rispetto…. Purtroppo ormai tutti sanno che a causa dell’inquinamento atmosferico la moria di api sta falcidiando questa specie benedetta. Un saggio affermò: “Quando non vi saranno più api.. morirà anche l’uomo”… prendiamo coscienza di ciò e tentiamo nei limiti del nostro possibile di evitare ulteriori inquinamenti, acquisendo nuove abitudini ecologiche per la nostra vita quotidiana.

Tornati a Calcata,  nel tardo pomeriggio del 17 gennaio,  sostiamo    davanti al Fuoco Sacrale nella piazza Risorgimento di Calcata nuova ed ai festeggiamenti per il santo, con “panemolle co’ a ricotta” specialità calcatese tradizionale. Organizzazione a cura di Leonello Sestili del Centro Diurno Polivalente Calcata.

Durante questi incontri vorremmo ricreare l’armonia fra  noi ed il resto della natura  vivendola nei suoi aspetti quotidiani ed immediati, riconoscendoci l’un l’altro parte di un tutto inscindibile, senza discriminazione di razza o specie 

Diceva Lieh-tze: “L’aspetto umano non implica intelligenza umana e viceversa l’intelligenza umana non implica che si debba necessariamente avere un corpo umano”.

Paolo D’Arpini – Infoline: tel. 0761-587200

circolo.vegetariano@libero.itinfo.apai@virgilio.it

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Dal Treja a Treia oppure da Treia al Treja… un viaggio nel sé

Non sono per nulla facilitato a scrivere un resoconto di un viaggio di cui non si sa quale sia l’inizio e la fine. Inizia nello stesso modo in cui finisce: da Treja a Treia, oppure da Treia a Treja, cambia solo una lettera, il suono è lo stesso ed anche la sensazione di casa, di presenza costante dell’io.

Un viaggio che è un sogno?   Certamente come tutto il resto della vita.

Da diversi anni non mi spostavo da Calcata se non nel raggio di cento chilometri. Stavolta ne ho percorsi trecento all’andata e trecento al ritorno, senza però cambiare di molto la sensazione di essere sempre e comunque nel luogo che io sono, che mi appartiene ed al quale io appartengo.

“Un viaggio così si compie anche in un metro quadro!” Dice Marinella Correggia nella sua presentazione della mia persona e di Calcata.

Ed eccomi qui, nel mio metro quadro, giusto lo spazio per allungare le mani, le braccia e spingere una gamba dietro l’altra, senza mai uscire fuori da qual “centro del mondo”.

Un viaggio virtuale? No è un viaggio nella coscienza della coscienza…

Attraversare gli Appennini con il sole e ritornare per la stessa strada con la neve ha stabilito il senso del passaggio del tempo. Passare da un ambiente ruvido, scheletrico, profondo come la morte, l’ambiente del Treja, per arrivare sul corpo dolce e sinuoso di una terra molto femminile e viva, quella di Treia… è come una rinascita.

La mia anima ha ritrovato la giovinezza di Otello, che viveva in uno scantinato scolpendo lapidi mortuario e ricevendo cibo amoroso dalla padrona di casa. In quella stessa stanza, che oggi è una calda alcova, piena di luce, colori calori… ho rivisto un me stesso prima dell’esilio.

Ma dov’è il luogo dell’esilio – Treja o Treia?!

Il fuoco scoppiettante di un camino è lo stesso, l’aria è la stessa, il gustoso cibo è lo stesso, l’abbraccio di chi mi ama è l stesso, le carezze, le parole di conforto, il buio, il vento, l’acqua che bagna…

Insomma sono partito, sono arrivato, sono tornato… non lo so, non posso dirlo, ho provato a raccontarlo, a trasmettere delle immagini… ma forse tutto è rimasto così… sono nella mia mente.

La mente universale racconta in silenzio!

Paolo D’Arpini

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Breve commento aggiunto.

“Tara che significa Liberatrice, Salvatrice,  fu il primo essere che ottenne l’illuminazione in forma femminile. Tara è un principio illuminato e, anche se a noi mancano le realizzazioni per poterla vedere, è presente ovunque;  non dovete pensare che Tara sia solo un simbolo dipinto sulle tanghe  od una divinità che vive in una Terra Pura, lontano da noi. Essa rappresenta il potenziale pienamente realizzato della nostra mente. Pregare Tara e meditare su di lei ci procura solo dei vantaggi, anche materiali, aumentano le ricchezze, la lunghezza della vita, la fama ed i meriti…”  (Cintamani Chakra)

Ho voluto inserire questa postilla sul significato di Tara per  far capire che essa si è manifestata come la  mia accompagnatrice in questo viaggio nel sé. Essa mi ha sorretto ed ha reso possibile ogni mia esperienza e meditazione, ogni sentimento ed ogni pentimento. Tanto l’ho sentita presente e tanto l’ho riconosciuta al mio interno che quasi  mi sembrava superfluo dare alla forma fisica che essa ha incarnato per me un nome, una specifica forma… ma questo nome e questa forma vanno menzionati e identificati in  Caterina Regazzi, in lei ho riconosciuto la controparte femminile del mio essere e con  lei ho compiuto il viaggio  dal Treja a Treia e ritorno.    (Paolo D’Arpini)

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Calcata: 6 gennaio 2010 – Befana degli animali ed epifania per i bambini – Celebrazioni al Circolo Vegetariano VV.TT.

category Eventi Paolo D'Arpini 28 dicembre 2009

 In questo freddo inverno anche gli animali selvatici hanno bisogno di un aiuto per sopravvivere.. per questa ragione da diversi anni abbiamo iniziato una tradizione chiamata  “Befana degli animali” che si svolge il 6 gennaio di ogni anno. Chiediamo a tutti i nostri amici e conoscenti di portare gli avanzi alimentari delle feste natalizie qui da noi  in modo da utilizzarle come doni per le bestiole selvatiche.  Nella tarda  mattinata scendiamo giù nella valle del Treja, muniti di saccocce piene di pan secco ed altre vettovaglie, e depositiamo questi alimenti in vari angoli del bosco ed anche nel fiume per nutrire i pesci.

Compiuto questo semplice rito  ritorniamo al Circolo dove mangiamo anche noi quelle pietanze vegetariane da ognuno portate e stiamo in allegria con canti e musica acustica.

Anche quest’anno è previsto anche un incontro pomeridiano al Centro Visite del  Parco del Treja per parlare del significato dell’Epifania, ascoltare  poesie,  fare discorsi ecologisti, ovviamente è prevista anche una distribuzione di “calze”  con dolciumi per i bambini che partecipano… 

Programma: Calcata, 6 gennaio 2010 – Befana degli animali ed Epifania  per i bambini

h. 11.00 – Appuntamento al Circolo Vegetariano VV.TT. in via del Fontanile snc. Partenza per la passeggiata nella valle e distribuzione del cibo  per gli animali.

h. 13.00 – Pic-nic al Circolo con il cibo vegetariano da ognuno portato.

h. 15.00 -  Incontro al centro Visite Parco del Treja:

*Stefano Panzarasa, autore di canzoni eco-pacifiste, tratte da poesie e  filastrocche di Gianni Rodari, canterà e reciterà per le bambine e i bambini  di Calcata.

*Michele Trimarchi, psicologo, parlerà della tradizione e del significato dell’Epifania.

*Fulvio Di Dio, delegato dell’Assessorato Ambiente della Regione Lazio, parlerà di solidarietà umana, di ecologia e di simbiosi fra uomo-natura-animali.

*Laura Lucibello, presidente dell’Ass. APAI, descriverà le opere artistiche presenti alle pareti della mostra dedicata al Sole Invitto,  che oggi chiude i battenti.

*Angela Proietti, maestra della Scuola Elementare di Calcata descriverà i disegni dei bambini.

*Luciano Sestili, sindaco di Calcata, porgerà il saluto dell’Ente.

*Gianni Di Giovanni, presidente del Parco del Treja, porgerà il saluto dell’Ente.

*Sandra Pandolfi, delegata della Provincia di Viterbo, porgerà il saluto dell’Ente.

*Leonello Sestili del Centro Diurno Polivalente di Calcata consegnerà le calze ai bambini presenti.

*Paolo D’Arpini del Circolo Vegetariano VV.TT.  concluderà la manifestazione con gli auguri e buoni auspici per una nuova stagione  di nobiltà umana.

Info:  circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0761/587200 – Info.apai@virgilio.it – Tel. 3335994451

Con il patrocinio morale di: Provincia di Viterbo, Parco Valle del Treja,  Comune  e Centro Diurno Polivalente di Calcata

Si ringrazia il Parco Valle del Treja per l’uso gratuito del Centro Visite di Calcata

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Ed ora alcune note esplicative sul significato della Befana:

L’Epifania della natura!

Conosciamo tutti il significato che la religione cattolica ha dato alla festività dell’Epifania, ma forse non tutti sappiamo che dietro la presunta storpiatura che ha trasformato il termine Epifania in “Befana”, c’è una serie di tradizioni antiche che sono riuscite, faticosamente, a sfidare i millenni ed a giungere fino a noi.

L’origine della Befana è nel mondo agricolo e pastorale. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura di Madre Natura. In questa notte Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova.

Per meglio capire questa figura dobbiamo andare fino al periodo dell’antica Roma. Già gli antichi Romani celebravano l’inizio d’anno con feste in onore al dio Giano (e di qui il nome Januarius al primo mese dell’anno) e alla dea Strenia (e di qui la parola strenna come sinonimo di regalo). Queste feste erano chiamate Sigillaria; ci si scambiavano auguri e doni in forma di statuette d’argilla, o di bronzo e perfino d’oro e d’argento. Queste statuette erano dette “sigilla”, dal latino “sigillum”, diminutivo di “signum”, statua. Le Sigillaria erano attese soprattutto dai bambini che ricevevano in dono i loro sigilla (di solito di pasta dolce) in forma di bamboline e animaletti. Questa tradizione di doni e auguri si radicò così profondamente nella gente, che la Chiesa dovette tollerarla e adattarla alla sua dottrina.

In molte regioni italiane per l’Epifania si preparano torte a base di miele, proprio come facevano gli antichi Romani con la loro focaccia votiva dedicata a Giano nei primi giorni dell’anno 

Giano Bifronte.

Usanza antichissima e caratteristica è l’accensione del ceppo, grosso tronco che dovrà bruciare per dodici notti. E’ una tradizione risalente a forme di culto pagano di origine nordica: essa sopravvive l’antico rito del fuoco del solstizio d’inverno, con il quale si invocavano la luce e il calore del sole, e si propiziava la fertilità dei campi. E non è un caso se il carbone che rimane dopo la lenta combustione, che verrà utilizzato l’anno successivo per accendere il nuovo fuoco, è proprio tra i doni che la Befana distribuisce (trasformato chissà perché in un simbolo punitivo).

La tradizione è ancora conservata in alcune regioni d’Italia, con diverse varianti: a Genova viene acceso in alcune piazze, e l’usanza vuole che tutti vadano a prendere un tizzone di brace per il loro camino; in Puglia il ceppo viene circondato da 12 pezzi di legno diversi.

In molte famiglie, il ceppo, acceso la sera la sera della Vigilia, deve ardere per tutta la notte, e al mattino le ceneri vengono sparse sui campi per garantirsi buoni raccolti.

In epoca medioevale si dà molta importanza al periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio, un periodo di dodici notti dove la notte dell’Epifania è anche chiamata la “Dodicesima notte”. È un periodo molto delicato e critico per il calendario popolare, è il periodo che viene subito dopo la seminagione; è un periodo, quindi, pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno. In quelle dodici notti il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati Diana con un gruppo più o meno numeroso di donne, per rendere appunto fertili le campagne.

Caccia di Diana – Domenichino (Domenico Zampieri) Roma – Galleria Borghese.

Nell’antica Roma Diana era non solo la dea della luna, ma anche la dea della fertilità e nelle credenze popolari del Medioevo Diana, nonostante la cristianizzazione, continuava ad essere venerata come tale. All’inizio Diana e queste figure femminili non avevano nulla di maligno, ma la Chiesa cristiana le condannò in quanto pagane e per rendere più credibile e più temuta questa condanna le dichiarò figlie di Satana! Diana, da buona dea della fecondità diventa così una divinità infernale, che con le sue cavalcate notturne alla testa delle anime di molte donne stimola la fantasia dei popoli contadini. Diana, Dea della Caccia, della Luna, delle partorienti. La Befana è spesso ritratta con la Luna sullo sfondo.

Di qui nascono i racconti di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Nasce anche da qui la tradizione diffusa in tutta Europa che il tempo tra Natale ed Epifania sia da ritenersi propizio alle streghe. E così presso i tedeschi del nord Diana diventa Frau Holle mentre nella Germania del sud, diventa Frau Berchta. Entrambe queste “Signore” portano in sé il bene e il male: sono gentili, benevole, sono le dee della vegetazione e della fertilità, le protettrici delle filatrici, ma nello stesso tempo si dimostrano cattive e spietate contro chi fa del male o è prepotente e violento. Si spostano volando o su una scopa o su un carro, seguite dalle “signore della notte”, le maghe e le streghe e le anime dei non battezzati.

La Festa della Dodicesima Notte ispirò tra gli altri William Shakespeare che scrisse la omonima commedia che ebbe la prima rappresentazione il 6 Gennaio del 1601 al Globe Theatre di Londra.

Daniel Maclise: La Dodicesima Notte, Malvolio e la Contessa.

Strenia, Diana, Holle, Berchta,… da tutto questo complesso stregonesco, ecco che finalmente prende il volo sulla sua scopa una strega di buon cuore: la Befana. Valicate le Alpi, la Diana-Berchta presso gli italiani muta il suo nome e diventa la benefica Vecchia del 6 gennaio, la Befana, rappresentata come una strega a cavallo della scopa, che, volando nella dodicesima notte, lascia ai bambini dolci o carbone. Come Frau Holle e Frau Berchta, la Befana è spesso raffigurata con la rocca in mano e come loro protegge e aiuta le filatrici.

Nella Befana si fondono tutti gli elementi della vecchia tradizione: la generosità della dea Strenia e lo spirito delle feste dell’antica Roma; i concetti di fertilità e fecondità della mite Diana; il truce aspetto esteriore avuto in eredità da certe streghe da tregenda (spostamento); una punta di crudeltà ereditata da Frau Berchta. Ancora oggi un po’ ovunque per l’Italia  si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso: il 6 gennaio si accendono i falò, e, come una vera strega, anche la Befana viene qualche volta bruciata…

Lettera aggiunta:

“Frau Holle e le sue compagne…”  Ecco le Belle che mi piacerebbe  incontrare la dodicesima notte….

Cara, dolce Dulcinea, è già parecchio che non ti scrivo ed un po’ mi vergogno per averti trascurata tu che sei per me il simbolo dell’amore e della bellezza.

La notte della fine anno, da quando son tornato al mio castello, ho riscoperto la tradizione della bruciatura della “Pupazza”, come simbolo di un qualcosa di vecchio che viene distrutto per lasciar posto al nuovo.  Questa Pupazza doveva essere vestita con pezzi di abiti provenienti da tutti gli abitanti del castello.  Ma sinceramente non ero molto contento di questa immagine, mi sembrava troppo  legata al rogo delle nostre donne sciamane e sante, bruciate come streghe nel medioevo cristiano. Decisi perciò di festeggiare l’ultimo giorno dell’anno con una passeggiata notturna nella natura che finisce poi in un Tempio, che è una grotta, con il fuoco acceso e con canti magici… Tutto ciò assomiglia enormemente ad un viaggio iniziatico di ritorno alle origini naturali ed alla comunione orgiastica con le forze primordiali della vita.

Altrettanto feci con la ricorrenza dell’Epifania. Invece di immaginare una vecchiaccia che scende dal camino a portare carbonella e fuliggine, pensai ad una “sfilata delle befane”, tutte  belle e sane!   Così per diversi anni a Calcata-Mancia abbiamo festeggiato con  queste  tradizioni. Da quando venni ad abitare in questa valle che mi venne l’ispirazione di ripristinare la festa pagana chiamata “Befana”.  La feci rivivere come una processione di donne in costume, tutte bellissime, sia pur mascherate e vestite di stracci per non farsi riconoscere dal volgo ignorante. Queste belle donne scendevano dal piano del paese nuovo sino al vallone del paese vecchio, dove anticamente c’era la tradizione del Sabbat, e qui in un orgiastico raduno offrivano i loro doni ai maschietti, anziani o bambini che fossero. Poi una delle Befane, la più bella e dolce, veniva scelta dal popolo ed era incoronata “Regina delle Befane”.

Conservo ancora delle immagini fotografiche di questa festa, che di religioso nel senso cristiano del termine aveva ben poco,  alcune befane giungevano in calesse, altre seguivano a piedi  ancheggiando.

Ma le cose belle durano sempre poco e  questa consuetudine della processione delle belle Befane rivisse solo per alcuni anni e poi ritornò nel limbo dei ricordi ancestrali. L’anno scorso di tutte le befane attese solo due sono giunte ad evocare quelle fate: Laura Lucibello che impersonava la Befana degli animali, che ha distribuito cibo alle bestie  della valle del Treja e Bianca Dones, dolce fatina befanina con le calze, la sciarpa ed il berretto rosso ed il sorriso felino da donna intrigante, che ha rallegrato il cuore dei bimbi e dei più grandicelli, come me, che vedevano in lei la dispensatrice dell’amore….

Ti ho raccontato questo piccolo segreto, mia Dulcinea, affinché tu sappia quanto mi manchi 

Tuo,  Don Chisciotte (alias Paolo D’Arpini)

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Calcata 2010 – Si ricomincia con la storia di un granchio sotto i raggi dell’archetipo lunare, festeggiando il capodanno nella “Notte Senza Tempo” al Circolo Vegetariano VV.TT.

category Eventi Paolo D'Arpini 20 dicembre 2009

“La misteriosa natura della Coscienza non lascia adito a scelte… La scelta si forma nella mente a nostra insaputa  e non possiamo far altro che riconoscerla,  dicendo: ecco ho deciso così… “  (Saul Arpino)

“La notte senza tempo”
L’archetipo della Luna  è il tema della passeggiata notturna del 31 dicembre 2009. Nella fredda e brumosa valle del Treja  si passeggia, in qualsiasi condizione atmosferica,  alla scoperta del momento presente. Ci sarà la Luna Piena (forse visibile forse nascosta ma i suoi influssi si faranno sentire di sicuro…). 
Appuntamento alle h. 19.30  Circolo Vegetariano VV.TT. Via del Fontanile snc.  Prima della partenza condivisione del cibo vegetariano da ognuno portato, scrittura di proponimenti per il nuovo anno. La notte si conclude in una grotta sacrale, davanti al camino acceso, per una meditazione liberatoria.

La manifestazione è gratuita e non è coperta da assicurazione infortunistica, chi partecipa lo fa volontariamente ed a proprio rischio e pericolo. Al termine chi vorrà potrà lasciare un contributo volontario per le spese generali.  Pernottamento possibile  nel Tempio della Spiritualità Laica con sacco a pelo. Venire muniti di torcia elettrica a dinamo, candele, ombrello, acciarino, abiti caldi e scarponi… non portare botti e fuochi d’artificio, radioline, telefonini, attrezzi tecnologici e simili.

Attenzione – Chi desidera aiutare nella raccolta arbusti per il fuoco, sistemazione del percorso, cucinatura della polenta e lenticchie, preparazione del percorso, etc. può venire nel primo pomeriggio al Circolo.

Prenotazione obbligatoria ed  informazioni: Paolo D’Arpini Tel. 0761/587200

Email: circolo.vegetariano@libero.it

http://www.circolovegetarianocalcata.it/paolo-darpini/ 

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Racconto sull’inconscio  ispirato alla Luna dei Tarocchi:
Un granchio percorreva di traverso il fondo di uno stagno.
Obiezione:i granchi sono animali di acqua salata o acqua dolce corrente e non sono presenti negli stagni, dove l’acqua è ferma.
Avete ragione anche voi. Però devo dirvi una cosa: se volete stare a sentire questa storia e vedere come va a finire, vi do un consiglio: considerate che la vita a volte è…come dire, un po’ strana, un po’ imprevedibile…dispettosa quasi nel riuscire a cogliere di sorpresa la nostra mente sicura di sé con dei fatti che non riusciamo a spiegare. Come a dire: “Ciccio, non t’allargare”.
A posto? Posso continuare? Grazie.
Dunque, dicevo: un granchio percorreva il fondo di uno stagno camminando di traverso, come fanno loro.Il perché, non sono mai riuscito a capirlo.In ogni caso il granchio, non essendo molto razionale,si pregia di avere uno stile tutto suo, e continua a camminare così; e lo fa anche con una certa determinazione, come se volesse lanciare una moda, sebbene a noi razionali possa sembrare un gran spreco di energie.
Il granchio era un po’ sentimentale, come molti suoi compagni crostacei, che cercano di darcela a bere con il loro aspetto un po’ carente dal lato estetico e l’atteggiamento scostante. Tutto un bluff, poiché hanno un cuore tenero.

Comunque sia, questo granchio in particolare era molto ma molto sentimentale, e gli piaceva la luna. Una bella notte si era affacciato come sua consuetudine sulla superficie dello stagno ad ammirare l’astro d’argento, e vide due nuovi inquilini sulla scena di questa storia: due cani, uno celeste e l’altro normale. Normale….si fa per dire, perché cosa c’è di normale in una storia assurda come questa?
In ogni caso lui, un po’ scontroso da vero crostaceo, e anche un po’urtato dal fatto di non essere l’unico a condividere un rapporto con la luna, disse loro: “E voi che ci fate qua?”
I due si guardarono in cagnesco (in effetti è l’unico modo che i cani hanno di guardare, poveretti) e per poco non sbottano in una risata. Ma quello color carne, il più pragmatico dei due, disse:
“Tu, piuttosto, che ci fai qua! Non sarà mica solo tua questa carta dei Tarocchi, no?”
“Ma io sono qui per ammirare la Luna!”
“Aridàie! E che, è solo tua la luna?”
Il granchio restò interdetto. Non si aspettava una dialettica così serrata da dei cani. Immusonito, si immerse per meditare una risposta come si doveva.
Intanto i cani si divertivano un sacco a leccare tutte le goccioline di saggezza che la luna lasciava cadere, birichina e tentatrice: forse era per questo che erano così preparati dal punto di vista del confronto delle idee.     Ma ci siamo dimenticati un particolare, che forse ha la sua importanza: sullo sfondo, una a destra e una a sinistra, stavano due torri di guardia. Una a destra con i merli serrati, quella di sinistra con i merli aperti. Che cosa custodivano, a cosa facevano la guardia?  A tesori nascosti nella profondità dell’io,a fiori che a volte aprono la corolla per respirare un po’ di luce e a volte invece si richiudono a riccio, proprio come quel famoso granchio, per difendere gelosamente l’ultimo baluardo del sé.

E la Luna?
Beh,  lei…se ne stava lì a guardare tutta questa scena complessa,e non se la capisse veramente…o faceva finta di non capire. Ma sono certo che se la godeva, perché continuava  a risplendere sorniona.
E ad accarezzare maternamente, con sguardo dolce e compassionevole, tutte le bizzarre manifestazioni dell’io.

Simone Sutra –   Info sui testi di  Simone Sutra:  itdavol@tin.it

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