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Calcata – Pulci, zecche, cani, gatti, cristiani, cinesi, musulmani… approcci diversi per gli stessi animali ed umani.. e due grappoletti di uva fragola

Canossa, chi la conosce la evita…

Ma come posso fare a meno di avventurarmi ogni mattina verso la stessa meta? Il supplizio di Tantalo,  che comprendeva il rotolamento di pietre in salita ed in discesa ab aeternum, assomiglia molto alla mia quotidiana salita a Canossa, verso il paese nuovo di Calcata e ritorno.

Sempre il “pellegrinaggio/supplizio” inizia dai secchioni dei rifiuti urbani, per via della mia necessità di procurarmi qualche avanzo per nutrire la maiala che mi hanno affidato tanti anni fa. La maiala campa a lungo, ormai da anni,  ed io debbo rovistare al suo posto per trovare quei chili di cibo necessario al suo sostentamento. I secchioni sono sempre pieni di rimasugli, ma praticamente nessuno fa la selezione organica, le immondizie sono tutte mescolate, i paesani se ne fregano della  mia maiala come se ne fregano di tutto il resto. Basta che la domenica ci siano quei due o trecento turisti che contribuiscono a creare ricchezza aggiunta (leggasi rifiuti) e che portano denaro sufficiente al mantenimento del “teatrino Calcata”.

Vengono da Roma, operatori e fruitori: i ristoratori festeggiano, i baretti giubilano, gli affittacamere gioiscono, i bottegai si fregano le mani, i bancarellari ridono e ghignano, le associazioni “culturali” culturano, i turisti sognano di aver trovato il paese di Bengodi mentre le immondizie a spese dei cittadini residenti  aumentano…

Ma nessuno pensa di selezionare un sacchetto di cibo per la mia maiala che tutti qui sanno esistere ma a  chi importa….? D’Altronde è colpa mia, che tengo a fare una maiala? Meglio farne salsicce ed unirsi al coro dei mungitori delle vacche grasse….

Da qualche saccone di plastica gettato per terra, vicino ai contenitori RSU, vedo occhieggiare qualche capatura di melanzana ed un tozzo di pane, i cani ed i gatti randagi ed i topi queste cose le disdegnano, mangiano solo “delicattessen“.  Con nonchalance raccolgo qualcosa, poi salendo su Via Cadorna, implemento con qualche fico, un po’ d’erba e 2 mele cotogne trovate per terra, il che aggiunto al piccolo sacchettino dei resti della mia cucina fanno sempre un pranzetto decente per la mia maialina…

Stamattina al baretto sotto al comune  c’è gran fermento, capannelli di donne e di amministratori sciolti che girano, vigili urbani vigilanti, avventori dell’ultima ora ed operatori sociali part time. Ma non mi sembra che la giornata sia diversa dalle solite, in effetti è solo un po’ più tardi del solito ed evidentemente tutta questa gente a quest’ora sta sempre lì… La signora del baretto appena mi vede ammicca al marito e dice… “eccolo..!” e subito dopo mi fa  segno che deve dirmi qualcosa e di appartarmi di lato. Lì per lì penso che mi deve rimproverare per qualcosa… sapete come è, come nella storia cinese “quando torni a casa picchia tua moglie, tu non  sai il perché ma lei sì…”.

Invece mi fa sottovoce “…è venuto un tuo amico, un certo Luigi di Barbarano” (nomi di fantasia) e mostrandomi un foglietto di carta mi dice “ecco ti ha lasciato 10 cappuccini pagati, che vuoi fare, vuoi i soldi o li consumi pian piano?” – “no, no -faccio io-  me li bevo tutti pian piano, tu tieni i conti…”. E così stamattina ho fatto la prima colazione aggratise e mi sono un po’ riconciliato con la vita….

Già che ieri mi ero ripromesso di scrivere un articolo sulla situazione igienica di Calcata, igienica in tutti i sensi, sia morale che fisica, ma ora mi sento più leggero… in fondo che importanza ha? Non possiamo farci nulla. Gli sderenati imperversano con il favore amministrativo, le pulci e le zecche vivono la loro stagione, i cani randagi figliano -a proposito ho letto sullo stesso giornale che i cani hanno azzannato l’ennesima vittima, contemporaneamente a due pagine sane  con foto di cani da adottare-  i gatti si fanno più arditi, i cinghiali caucasici avanzano fino alle prime case… Beh… a loro ci avrebbe pensato il buon assessore Mario Trapè di Viterbo che ha anticipato la caccia ma questi cinghiali sono salvi in quanto prolificano impunemente nell’area protetta della valle del Treja, facendosi largo fra orti e forre… chi li ammazza?

Ricordo… quando ero in Africa… i cinghiali ed i maiali avevano la funzione di spazzini, lì c’erano delle toilettes sopraelevate con accesso aperto dal sotto e mentre si defecava spesso si sentiva il grugnire contento dei facoceri al pasto… Per questo è proibito dalla religione musulmana ed ebrea cibarsi di questi animali “impuri”, ma  simili all’uomo.  In India anche i cani hanno più o meno la stessa funzione e i fuori casta vengono chiamati “mleccha”, che è un termine molto dispregiativo, che sta a significare “mangiatore di cani e di maiali”. Invece in Cina, che è  più a nord, si mangiano con gusto gli uni e gli altri e pure i gatti ed i topi… tanto che differenza fa? Ed è pure giusto, infatti, che differenza fa?

Solo in occidente  si è creata una sperequazione fra cani e capre fra gatti e mucche. Cani e gatti vengono  coccolati e nutriti con l’uccisione di capre, polli, mucche, conigli, etc.   In Italia si calcola che vi siano almeno 30 milioni di cani (più quelli randagi che saranno altrettanti).. il momento che non verranno più nutriti dall’uomo diventeranno il primo nemico naturale della nostra specie, che non temono, ed infatti già lo vediamo con le continue aggressioni giornaliere subite qui e lì da vari umani. Ma andiamo avanti, la civiltà dei consumi e dell’ipocrisia lo impone, l’Italia è una nazione che ama gli animali (ovvero i cani) è una nazione “cinofila” che chissà perché assomiglia molto a “pedofila”…

Mentre rientravo da Canossa verso Sodoma e Gomorra, ho incontrato mio figlio Felix, aveva una insalatiera piena di succosa uva fragola nera… “l’ho trovata qui nell’orto dove prima stava la vecchia sede del Circolo… avevano tagliato la pianta perché dava fastidio.. ma è ricresciuta per conto suo strisciando per terra… guarda che bei grappoletti ha fatto?”

E me ne ha dati un paio.            

Paolo D’Arpini

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Calcata – Il Ciclo della Vita – Dal 31 ottobre all’8 novembre 2009 – Centro Visite del Parco del Treja e Circolo Vegetariano VV.TT.

L’iniziativa promossa dal Circolo Vegetariano di Calcata in collaborazione con Ass. per la Promozione delle Arti in Italia è uno di quegli appuntamenti che hanno fatto e fanno la storia di Calcata. Infatti questa manifestazione si svolge da circa 20 anni ed iniziò in tutta semplicità come un incontro per rivalutare le tradizioni antiche locali.

Nella Valle del Treja da tempo immemorabile e sino agli anni ‘60 del secolo scorso c’era la tradizione contadina di festeggiare il 31 ottobre ed i primi giorni di novembre come momento magico dell’anno. La leggenda narra che la notte fra il 31 ottobre ed il primo novembre sulla collina di Narce si svolgesse un sabba in cui tutte le streghe ed i maghi del circondario si riunivano e danzavano alla luce di fuochi e della luna.

Di queste storie magiche di Calcata anni fa raccogliemmo memoria con una mostra di Andrea e Luca Nemiz, denominata appunto “Sabbat”.

Il Parco del Treja esplicita al suo interno grandi potenzialità di sviluppo culturale, sia per la storia antichissima correlata ai Falisci, sia per la bellezza ambientale ed architettonica dei due centri storici di Calcata e Mazzano, sia per la presenza di numerose realtà culturali che variamente illustrano modelli di sviluppo ecologico, sociale, umano. Anche stavolta le energie vengono fuse in una azione collettiva sul tema della trasformazione – Ovvero: il Ciclo della Vita. La manifestazione si tiene al Centro Visite del Parco del Treja e nella sede del Circolo Vegetariano VV.TT.  dal 31.10 all’8.11.09 ed al suo interno prevede vari momenti clou, per intuire e capire il significato del mutamento.

Questo è il momento in cui la vita esprime la sua magia. Il frutto cade sulla terra e inizia pian piano a marcire finché il seme non si è creato un letto di foglie e terriccio sul suolo umido. In questo “sfaldamento” è racchiuso tutto il senso della morte e della rinascita. Ma si dice anche che l’ultimo frutto non mangiato della pianta, quello che rimane sul ramo più alto, che resta maturo sotto i raggi dell’ultimo sole autunnale, è il vero figlio dell’albero che viene offerto al cielo. Fra questi due modelli, il ritorno alla Terra ed il ritorno al Cielo, si svolge il significato della nostra stessa esistenza.

Programma generale:

31 Ottobre 2009 – h. 17.00 – Inaugurazione della mostra sul “Ciclo della Vita” e discorso interattivo con gli artisti. Distacco ed estasi diapositive.

1 Novembre 2009 – h. 17.00 – Cerimonia – Spettacolo: “Suggestioni in trasformazione” – Interventi, diapositive e musica in tema con poesie.

7 Novembre 2009 – h 11.00 – Passeggiata conoscitiva nel Parco e raccolta strumenti musicali naturali. Partenza da Via del Fontanile, Circolo Vegetariano.

8 Novembre 2009 h. 17.00 – Viaggio all’Origine: diapositive e tavola rotonda. Conclusioni e progetti futuri e rinfresco con bevande e dolci da ognuno portati.

Infoline Programmi: 0761-587200 – circolo.vegetariano@libero.it

Per partecipare alla Mostra d’Arte: 333.5994451 –  info.apai@virgilio.it

Viene richiesto il patrocinio di: Comune di Calcata, Parco Valle del Treja, Provincia di Viterbo.

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Dal circolo vegetariano di Calcata ecco a voi l’ennesimo comunicato… – Articoli su articoli… ma chi li legge ed in cosa risultano? Analisi sulla comunicazione mistificata nell’era di internet

Il 27 settembre 2009 è arrivata al Circolo la ragazza Diana, giunta apposta da Milano per conoscere me e la realtà del Circolo e di Calcata. La “colpa” di tanto interesse è ancora una volta la mole di leggende sorte sul luogo  e raccontate  sui vari siti  e su alcuni libri (non ultimo quello di Malatempora sulle Comuni, Comunità, Ecovillaggi d’Italia).  “Gutta cavat lapidem” dice l’adagio antico ed è verissimo…  giorno dopo giorno, anno dopo anno, a forza di scrivere su e da Calcata ormai la fama del luogo è insopprimibile… e che fama!  La prima cosa che Diana mi ha detto appena arrivata è stata: “Ma lo sai che l’autista dell’autobus appena ha saputo che venivo qui mi ha detto  -Ah vai a farti le canne a Calcata…-“. Insomma la diceria del paese alternativo colpisce ancora, le masse metropolitane credono che questo sia il luogo dell’amore libero e delle canne…

Com’è stato travisato e fuorviato il messaggio trascritto in migliaia di articoli… Che in essi  si parli di amore libero e di libertà espressiva  ed antiproibizionista è anche vero… ma andate un po’ a leggere il reale significato di queste parole nei numerosi testi da me inseriti  nel sito del Circolo, oppure riscoprite tutte le storie raccontate sui giornali dal 1978 ad  oggi sulla “verità” di questa libertà espressiva.  Si tratta di esperimenti in cui la licenza è totalmente assente… ma ciò non ostante diversi sderenati sono venuti qui, hanno occupato lo spazio e si sono esibiti nei loro vizi approfittando della discrezione a loro concessa….  Ed alla fine cosa resta… invece del messaggio  liberatorio dai condizionamenti  ecco che l’immaginifico su Calcata è macchiato da indesiderati condizionamenti.

La società della licenza e della stupidità cerca un suo sfogo e dove trova spazio libero fa diventare  la cultura “pettegolezzo” e il costume “pornografia”… e non solo  a Calcata… mi pare che  questo avvenga in tutto il mondo, tanto è il vuoto intellettuale lasciato dopo vent’anni di televisione e di internet…..  Eppure  continuo a scrivere e pure ad usare internet, che posso farci… sono malato di comunicazione.

Sicuramente la vecchia penna procurava meno guai, l’unico inconveniente essendo la fine  dell’inchiostro. Ricordo ancora come da bambino scrivessi con una penna di legno, intingendo il pennino dentro un calamaio, le dita sempre sporche d’inchiostro e spesso anche il foglio.

Poi cominciò il momento della penna stilografica anche questa però perdeva inchiostro da vari punti (dal pennino e dalle giunture), giunse la bic, la biro, ma anche con questa bisognava stare attenti al defluire dell’ inchiostro dal fondo e  dalla punta. Quando le penne iniziarono a scrivere senza perdere inchiostro avevo già finito di andare a scuola. Insomma pare che in ogni epoca la comunicazione abbia avuto i suoi problemi e questa corrente ha  le disinformazioni telematiche, lo spam ed i virus…

 Sembra che tutto sia lì lì in procinto di concludersi eppure manca sempre uno per far trentuno…. Manca sempre 1 o lo zero per arrivare a dieci….
Il mio numero d’ordine è il 9, l’ho scoperto nel 1950/51 in prima elementare allorché avendo imparato a memoria la lezione di religione, chiedevo di essere interrogato per prendere un bel 10, la cosa non funzionò giacché mi impappinai su una parola e presi 9. Ritornai al banco e  ripassai la lezione bene bene, ripetei a mente tutto e chiesi ancora di essere interrogato. Che disdetta, ancora una volta  mi impappinai e mi fu confermato il 9 di prima. Volli ancora riprovarci dopo aver ulteriormente ripassato il testo, sicuro stavolta di farcela, ma la maestra mi disse che non mi avrebbe più interrogato e mi lasciò il 9, con mio grande disappunto e frustrazione. 

Poi ancora sempre verso quegli anni venne a trovarci un giorno  mio zio Fausto, che distribuì a ciascun bambino, le mie sorelle e cuginetti ebbero 10 caramelle. Purtroppo quando venne il mio turno erano rimaste solo 9 caramelle e quelle ebbi da mio zio. le mie proteste servirono a poco egli  mi disse “le caramelle rimaste son queste e queste ti toccano”. Ricordo che quella volta ero proprio arrabbiato, scesi giù nel giardino condominiale e regalai tutte  le caramelle (meno una che mangiai subito…) ai bambini che  stavano lì, con loro grande gioia 

Ed ancora accadde qualcosa di simile quando andai per la prima volta in India, mi trovavo all’ashram di Muktananda, in uno stato di pieno zelo, in quei mesi sentivo la
forte presenza della Grazia del Guru, stavo vivendo momenti di grande enfasi spirituale. Avevo messo ‘in naftalina’ ogni altro desiderio dedicando tutte le mie attenzioni alla pratica spirituale. Un giorno fui preso da un ‘raptus’ di golosità ed acquistai al ‘chaishop’ (negozietto del tè) 10 monete di menta bianca, ne misi in bocca  subito una, con grande avidità, poi mi diressi verso la porta dell’ashram, appena entrato vidi Baba seduto lì all’ingresso ed improvvisamente mi ricordai della mia lotta per il 10. Una mentina era nella mia bocca, le altre 9 nella mia mano. Mi avvicinai al Guru pensando “fammi vedere tu che son 10”  e tesi la mano verso di lui, Baba aprì la sua e prese nel palmo le mentine, sorrideva, io mi girai di scatto e mi allontanai senza più voltarmi indietro né aspettare un’ipotetica risposta….

Insomma pare proprio che il 9 sia il mio numero, tra l’altro è anche il numero d’ordine  della Scimmia che dice: “Io sono l’esperta viaggiatrice del labirinto, il genio dell’alacrità, la maga dell’impossibile. Il mio cuore è colmo di potenti magie e sa gettare cento incantesimi. Io esisto per il mio piacere. Io sono la scimmia”.  Muktananda era nato scimmia di terra del 1908 ed io son nato scimmia di legno del 1944. 
Intanto nella memoria continuo a sfogliare pagine e pagine sulle iniziative del Circolo, come la festa del grande cocomero o l’ostello per animali erbivori o l’ampliamento del parco del Treja o l’istituzione dell’anagrafe canina o proposte sull’energia rinnovabile o gli scavi archeologici dell’agro falisco o l’alimentazione vegetariana o l’arte e la cultura locale ed internazionale o problemi d’inquinamento da traffico od analisi sociologiche su Calcata o storie sulla montagna sacra del Soratte o sul come dipingere annusando o sulla salvaguardia degli antichi mestieri o sulla
filosofia dell’uomo e sulla spiritualità laica…. Insomma su tutti quegli argomenti che sono riuscito a trasmettere, con fantasia e caparbietà su quasi tutti i giornali d’Italia, sulle agenzie di stampa, sulle reti televisive e radiofoniche… e qui su internet. Eppure cosa è rimasto? “Ah, Calcata… quel posto dell’amore libero e delle canne…

Paolo D’Arpini

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“In Vista del Soratte” – I nomi del calendario pagano da recitare durante la passeggiata del 18 settembre 2009 da Calcata vecchia a Calcata nuova e ritorno – I giorni degli Dei: Dies Lunae, Dies Martis, Dies Mercurii, Dies Iovis, Dies Veneris, Dies Saturni, Dies Solis….

Nomi degli artisti e delle opere in mostra “In Vista del Soratte” a Palazzo Canali Caccia di Sant’Oreste dal 19 al 27 settembre 2009

Giuseppe Canali “IF Sottotitolo: SE SI DOVESSE SCIOGLIERE IL GHIACCIO DAI POLI”
Materiale: Fotografia digitale stampata su carta

Lucilla Frangini Ballerini “VIDES UT ALTA STET NIVE CANDIDUM SORACTE”
Materiale: Filo metallico dorato e carta

Michela Mezzomo Stucchi “Monte Soratte” – olio 30×100

Eleonora Trombetti “Treja” – acrilico 40 x 60 – “Cascate Monte Gelato – acrilico 35×50

Emanuela Trombetti “Papaveri” – acrilico 40×30 – e “Girasoli” -acrilico 50×55

Maria Teresa Serra

Riccardo Fumagalli “Calcata borgo” – fotografia

Laura Lucibello “Fiori del Parco Valle del Treja” – fotografia

Vincenzo Illiano “Il fontanile” – acquerello

……….

La seguente nota sui nomi dei giorni della settimana l’ho ricevuta da Alba Montori,  è ottima   da recitare durante la passeggiata “In Vista del Soratte”:

Venerdì 18 settembre 2009- h. 16.00 – A Calcata (Viterbo) – Nel Parco Valle del Treja, si svolge una passeggiata “In Vista del Soratte”. Partenza dal Circolo vegetariano VV.TT. percorso dal borgo antico al nuovo centro di Calcata e ritorno nel Tempio della Spiritualità della Natura, dove si terrà una meditazione propedeutica ad affrontare i temi dei giorni successivi.

Programma completo: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/07/22/in-vista-del-soratte-riedizione-in-chiave-moderna-dei-riti-fescennini-dal-18-al-27-settembre-2009-agro-falisco-agro-romano-tuscia-e-sabina/

DIES LUNAE (latino) LUNEDÌ (it.), monday (ingl.), montag (ted.), lundi (fr.), lunes (sp.), luni (romeno)
Giorno dedicato alla Luna, ovvero alle seguenti dee o ipostasi di dee: Selene (greca), Diana Artemide, (lat e gr.), Zirna (etrusca). [Ulteriori notizie su Diana alla voce del mese di Novembre che le era parimenti dedicato.]

E’ considerato il primo giorno delle nostre settimane.
La divisione del tempo in periodi di sette giorni o settimane è di origine ebraica e di scelta cristiana.
Gli antichi romani avevano invece periodi di nove giorni, detti nundinae.
Il calendario rivoluzionario repubblicano (francese ed italiano), invece divideva il mese in 3 decadi i cui giorni in francese si chiamavano: 1 primidi, 2 duodi, 3 tridi, 4 quartidi, 5 quintidi, 6 sextidi, 7 septidi, 8 octidi, 9 nonidi, 10 décadi.

DIES MARTIS (latino) MARTEDÌ (it.), tuesday (ingl.), dienstag (ted.), mardi (fr.), martes (sp.), marti (romeno)
Giorno dedicato al dio Marte (it.), il latino arcaico Marmar, Marmor, Mermer, Mars latino, Mavors umbro, Mamers osco, Maris etrusco, tutti dei italici arcaici protettori delle attività agricole, dei campi, del raccolto, della rinascita della natura, ma anche della difesa dei campi e dunque dei guerrieri, corrispondenti al dio Olimpico greco Ares (che però ha caratteristiche più violente, crude e deleterie). Animali sacri: lupo, toro, picchio- Antichi epiteti: M. Rusticus, M. Gravidus, M. Silvanus.- Epiteti più recenti Mars Ultor (M. il castigatore) e Marspiter (M. Padre). Come dio Olimpico era figlio di Giove e amante di Venere, padre dei gemelli Remo e Romolo Quirino, avuti da Rhea Silvia, e dunque padre del popolo romano.
A Marte erano dedicate le feste: Agonium, Armilustrium, Equirria, Equus October, poi i collegi di sacerdoti Salii, (istituito da Re Numa Pompilio) ed i Flamen Martialis, i Fratres Arvali poi gli scudi sacri Ancilia, infine il primo mese dell’antico anno romano, (fino alla riforma di Cesare) cioè Marzo.

DIES MERCURII (latino) MERCOLEDÌ (it.) , wednesday(ingl. ), mittwoch (ted.), mercredi (fr.), miercoles (sp.), miercuri, (romeno) ,
giorno dedicato a Mercurio, messaggero degli dei e dio del commercio, l’Hermes dei greci.
Il suo nome latino Mercur, viene da merx, merce ed era infatti il dio del commercio,
In Italia sembra che il suo culto si sia formato dal sincretismo di varie divinità italiche minori chiamte dai romani dei lucrii, da lucrum, il guadagno.
Come simboli aveva i calzari aurei alati, il cappello a falde larghe, anch’esso alato ed il cadduceo, o bastone dell’araldo. Il tipo più arcaico di cadduceo era fatto da due rami di olivo intrecciati. Quello che Hermes ricevette da Apollo (in cambio della lira che Mercurio gli aveva donato) aveva anche due serpenti avviluppati ad esso.
Lo Hermes greco era nato in una grotta dell’Arcadia sul monte Kylene e da patrono delle greggi (pecus, da cui pecunia, tipico capitale circolante) divenne patrono del commercio, messaggero di Giove (e dio “psicopompo” , ovvero guida delle ombre dei morti verso “gli inferi” il regno di Ade-Plutone (gr.) .
Hermes era un dio Olimpico, ovvero uno dei 12 dei maggiori, quelli che risiedevano sul monte Olimpo (anche se era sempre in viaggio, e in connessione logica considerato dio anche del vento).
Poi, in continua estensione logica da dio del commercio divenne patrono delle invenzioni, delle arti, dell’artigianato.
Diventa infine Hermes Trimegisto, cioè un dio tipicamente sapienziale della conoscenza dei segreti divini, perfino delle scienze: scrittura astrologia, geografia medicina ecc. (corrispondente perfetto dell’egizio Toth di cui Hermes in ambiente egiziano diventa una specie di nome onorifico).
Ermes avrebbe scoperto l’utilità dell’olivo ed inventato il linguaggio parlato, l’arte oratoria e la scrittura, i rituali sacrificali e gli strumenti musicali a corda come la lira a 3 corde.
Ma Hermes era anche il dio delle “Erme” un simbolo fallico (da ermes in greco pietra fallica), e pertanto faceva coppia amorosa con Afrodite andando a simbolizzare con lei i due principi maschile e femminile. Le ‘Ermaia” feste di Ermes avevano accento intellettuale, vedendolo soprattutto come dio sapienziale.

DIES IOVIS (lat.) GIOVEDÌ (it.), thursday (ingl.), donnerstag (ted.), jeudi (fr.), jueves (sp.), joi (romeno) è giorno dedicato al dio padre, dio del cielo, della pioggia, degli alberi (quercia), della luce e della folgore.
Giove o Iovis o Iuppiter in latino (da Iovis pater, ovvero Giove padre) corrispondeva allo Zeus dei greci, ed al nome sancrito Diyaus Pitar dio padre degli indiani. Era raffigurato con uno scettro ed un globo con dei fulmini e vicino ad un’aquila. Un Iuppiter Indiges era venerato a Lavinium in un tempio eretto sul fiume Numicus, (si diceva) da Ascanio in memoria del padre Enea, scomparso in quella zona. Altri appellativi: I. Lucetius (splendente) , I. Elicius (donatore di pioggia, facitore di miracoli) I. Pluvius (piovoso), I.Vernus (portatore delle piogge di primavera), I.Fulgur o Fulgurator lanciatore di fulmini, I. Tonans (tonante), Altri epiteti gli derivavano dalla incorporazione di altri dei: Summanus (incorporando un antico dio Sabino Summanus, sorgente dei fulmini notturni), Fidius (garante della buona fede nei giuramenti e nei trattati) e Terminus (garante dei confini delle proprietà ). I. Feretrius (protettore dell’albero sul quale si appoggiavano esponevano i trofei di guerra, portandoli colà con una barella il feretrum appunto). Altri appellativi gli derivavano dall’antica dendrolatria italica (adorazione degli alberi): I. Frugifer (fruttifero) , I. Fagutal (dal santuario Fagutal sull’Esquilino costruito vicino ad un faggio), I. Viminius (protettore dei vimini, con santuario sul Viminale). Ma l’albero specificatamente consacrato a giove era la quercia (quercus Iovis) l’albero più frequentemente colpito dai fulmini di Giove anche per comunicare simbolicamente con gli Auguri. Come Iuppiter Lapis era anche il resto di una antica litolatria neolitica (adorazione delle pietre). Iuppiter Latiaris era venerato nel Lazio tremila anni fa. I. Propugnator (difensore tramite lotta), I. Stator (guardiano), I. Depulsor (che respinge i nemici), I. Victor (vittorioso) , I. Supinalis (colui che abbatte), I. Pistor (fornaio), I. Acraeus (dei picchi montani), I.
Capitolinus: con Giunone regina e Minerva (moglie e figlia) formava la sacra Triade capitolina, ovvero gruppo di tre dei del Campidoglio Romano. (Gli dei del politeismo erano spessissimo riuniti in triadi. Come si vede dunque anche il concetto di trinità dei cristiani è stato scopiazzato dal paganesimo). Iuppiter Optimus Maximus era il nome più diffuso come padre e re degli Dei dell’Olimpo.

DIES VENERIS (latino) VENERDÌ (it.) , fryday (ingl.), freitag (ted.), vendredi (fr.), viernes (sp.), vineri (romeno)
Giorno dedicato alla dea Venere o Venus (lat.) Afrodite (greco) Turan o Aphru (etrusco).
Dall’isola della sua nascita veniva chiamata anche Kipris (gr.) e Ciprea (lat).
Epiteti: Verdicordia (che prende il cuore), Cloacina (purificatrice, da cloaca canale per la pulizia della citta’).
Dea autoctona italica della bellezza e della femminilita’ , in epoca arcaica protettrice della vegetazione e della fertilità (giardini e frutteti, fiori ed abbondanza). La sua pianta era il mirto ed il suo animale il cigno.
Secondo il mito era la madre dell’eroe Enea antenato di Romolo e Remo fondatori di Roma, e pertanto protettrice diretta dell’Urbe. In Latino Venus è radice di venustas, in italiano venustà ovvero bellezza.
In greco Afrodite deriva da aphru, spuma del mare. Aphrodites era la dea dell’amore, nata dall’unione di Zeus con Dione e sorta dalla spuma del mare di Cipro (oppure letteralmente figlia della spuma del mare creatasi intorno ad un pezzo del corpo smembrato di Urano, dio del cielo). Era moglie del dio del fuoco e della lavorazione dei metalli Efesto (Vulcano).
Dea di tutte le forme dell’amore, e dell’erotismo, amò gli dei AresMarte, HermesMercurio, DionisioBacco, PoseidoneNettuno, ed il mortale Anchise (da cui ebbe Enea), ed ancora il mortale Adone per il quale discese all’Inferno (regno di Ade) per riprenderlo da Persefone. In Attica aveva un tempio dove era venerata come Ahrodites Pandemos (Venere popolare, di tutto il popolo) costruito con le tasse sulle case di tolleranza istituite da Solone nel 594 prima dell’era volgare.
A Corinto il suo tempio era su una roccia di 575 metri, ed era servito da 1000 etere sacre.
Fra le sue statue più famose sono quella dell’isola di Melos, la venere di Milo del Louvre, e quella dell’isola di Knidos, realizzata da Prassitele di cui una copia è in Vaticano ed una a Monaco di Baviera.
Dee corrispondenti a Venere Afrodite: a Creta Antheia, la dea fiore. In Fenicia ed oriente: Isthar, Esthar o Esther, Astarte, Atirgatis, Innin, Irnini, Inanna, Anche Isthar era scesa all’inferno per il suo amato Dumuzi, giovane dio pastorale. Dee corrispondenti in Egitto: Hathor, e successivamente Isis (Iside). Da Isthar proviene Esther (nome della dea eppoi nome comune (f) ebraico) ed anche Easter, il nome in inglese della Pasqua cristiana !

DIES SATURNI (lat.) sabato (it.), samedi (fr.), sabado (sp.), sambata (romeno), samstag (ted.), saturday (ingl.). Giorno dedicato a Saturno, antichissimo dio agrario Italico.
Etimologia da sator, seminatore. (satus= semina, saturo = pieno, ricco).
Provenienza probabilmente da dio Etrusco della semina, presso i romani assunse attributi ctonici, come dio delle profondità nascoste della terra, e dei suoi segreti
Secondo il mito all’inizio Saturno regnava sopra la terra, ed il suo regno costituì l’età dell’oro per l’umanita’. Sarebbe stato il primo a nutrire gli antenati dei romani.
Poi, detronizzato da Giove, si ritrasse nelle profondità della terra, da dove usciva solo per portare i suoi doni, i frutti della natura. Fu poi identificato col Titano greco Cronos (il Tempo),
Era il marito della dea Rhea (lat.) ovvero Ops (gr.) corrispondente anche a Cibele (frigia) dea della fertilità e dell’ opulenza, identificata anche con la Provvidenza Divina.
Il suo regno dell’età dell’oro era riferimento comune di nostalgia verso una mitica felice infanzia dell’umanità ed era celebrato con le feste Saturnali in cui si invocava Saturnus Rex e Pater Deorum. I Saturnalia diventarono la più grande festa romana, simbolo di libertà e di pace in cui erano proibiti gli spettacoli cruenti e le dichiarazioni di guerra, e come nei mitici inizi, tutti gli uomini (padroni o schiavi) ridivenivano temporaneamente uguali in società , dato che si sospendevano tutte le ordinarie attività pubbliche e private. Pertanto era il tempo scelto anche per le liberazioni definitive degli schiavi.
Secondo Lucrezio (De rerum Natura V, versi 925 e seguenti), Saturno scese dal cielo in un Lazio ancora primitivo e dette agli uomini leggi ed organizzo la prima forma di civilta’.
Nel tempio di Saturno venivano conservati il tesoro di stato Romano e, in tempo di pace, le insegne di guerra Romane.

Il sesto giorno della settimana nelle lingue neolatine non porta più il riferimento a Saturno che ha invece mantenuto nelle lingue inglese, tedesca ed altre germaniche. Il nome di sabato viene invece dal giorno di festa ebraico, a sua volta proveniente, dall’ebraico Shebaoth: armata, esercito, nome di un dio semita della guerra diventato (col passare degli ebrei al monoteismo) un attributo di Yahweh come dio degli eserciti.

La divisione del tempo in sette giorni è di origine ebraica (i romani ripartivano il mese piuttosto in nundinae, periodi di 9 gg) ed anche i cristiani adottarono tale ripartizione e la festa religiosa settimanale ebraica del Sabbath, ovvero il Sabato, ma nel frattempo i politeisti avevano dato nomi di loro dei ai sette giorni, quelli che ancora usiamo sono infatti dedicati alla Luna-Diana, Marte, Mercurio, Giove, Saturno, e Sole Invitto-Apollo- Mithra.

Lo spostamento della festa dal Sabato dei primi cristiani alla Domenica attuale è dovuto al sincretismo dell’imperatore Costantino stesso, colui che trasformò il cristianesimo in religione di stato, e che prima di essere cristiano era stato a lungo seguace del Sol invictus e che per favorire l’assorbimento da parte del cristianesimo di altri culti deliberatamente cercò una sovrapposizione di simbolismi mitraici e solari.

Domenica DIES SOLIS (latino), domenica (it.), dimanche (fr.), domingo (sp.), duminica (romeno), sunday (ingl.), sonntag (ted.).
Giorno dedicato al sole, l’astro dal quale come fornitore di energia dipende tutta la vita sulla superficie della terra, ed agli dei che lo rappresentavano, HYPERION, HELIOS, FEBO APOLLO, MITHRA, SOL, SOL INVICTUS.
HYPERION (gr. Uper-ion=sopra si muove=colui che si muove sopra) Uno dei 6 titani nati da Gaia, la terra e da Urano, il cielo) secondo un mito pragmatico di Diodoro Siculo fu lo scopritore del moto solare, lunare e degli altri astri e condivise queste conoscenze ed osservazioni con gli umani. Secondo altre interpretazioni era egli stesso il sole, o era il padre di Helios (oltre che delle dee Eos, la mattina e Selene, la luna), avuti dalla moglie la dea Theia. Altri lo dicevano padre di tutti gli astri. HELIOS conduceva la quadriga dei cavalli del sole dall’oriente verso l’occidente. Era un Titano, ovvero una delle divinità arcaiche personificazioni delle forze della natura (come attributi positivi ma anche come attributi portatori di catastrofi) divinità preolimpica. Da notare che i miti narrano che i Titani, divinita’-energie erano molto più amici degli umani che non i posteriori dei dell’Olimpo. In fatto di religioni, dunque anche al tempo del tollerante politeismo si passò sempre di male in peggio: dai titani amici degli uomini alla più autoritaria corte di Zeus, al monoteismo ebraico, al cristianesimo, eppoi all’Islam, alle sette, e sempre peggio alle religioni millenariste (senza un dio antropomorfo) , ma non per questo meno liberticide. La figura di Helios si confuse piano piano con quella del dio olimpico Apollo. Il colosso di Rodi, un faro ed una delle 7 meraviglie del mondo era una sua rappresentazione e l’isola di Rodi era chiamata l’isola del sole.
FEBO APOLLO (Phoibos Apollon) All’inizio dio della luce solare, assunse aspetti sapienziali di protettore delle delle arti e degli oracoli in quanto illuminava gli uomini anche con profezie e bellezza artistica, si identificò poi col sole stesso. Era figlio di Zeus e della titanide Leto, e fratello di Artemide (Diana). Era rappresentato come un bellisssimo giovane, con arco e con lira (anche in Omero) in quanto arciere, poeta e protettore di tutte le muse e dunque di tutte le arti. A Delfi uccise il serpente Pitone e fondò l’oracolo affidato alle profetesse Pizie. Istituì anche i giochi Pizii. Adorato anche come Apollon Likios, Apollo lupo in base ad una tradizione che voleva sua madre Leto una donna lupa. Arcaicamente era anche dio pastorale delle greggi.
MITHRAS Dio solare ellenistico romano d’origine iraniana (dio mithra iraniano) e indiana (dio mitra vedico). Il suo nome significava fedeltà nella lingua iraniana zend. Simboli crisantemi e rose, inoltre una mazza con cui allontanava i demoni (simbolizzando il sole che disperde le nubi). Era dio solare, di fedeltà e giustizia e dio salvatore. Era nato (da una roccia) in una grotta, il 25 dicembre ed i pastori vennero ad adorarlo. Dopo un certo tempo passato fra gli uomini, si innalzò al cielo dopo una ultima cena coi suoi discepoli. Suona familiare? L’iraniano Mithra non era dio supremo, ma dio mediatore di Ahura Mazda, praticamente quasi come il dio figlio Gesù in rapporto al dio padre. L’introduzione di Mithras nel mondo romano data dal ritorno delle legioni di Pompeo dall’Oriente nel primo secolo dell’era volgare. La religione era misterica e di salvezza con diversi gradi per gli adepti, e si diffuse molto facendo concorrenza al cristianesimo specie in ambiente militare, ma la diffusione fu limitata dal fatto che il culto era per soli uomini. Il dio Mithras era rappresentato nell’ atto di sacrificare un toro. Gli adepti venivano “battezzati” sacrificando un toro il cui sangue gli colava sopra. I templi di Mithras o mitrei erano caverne naturali o artificiali, e ne sono stati ritrovati oltre 500 dall’ Africa alla Britannia, dalla Lusitania alla Dacia, l’ultimo datato al 408 e.v..
Ma chi potrà mai contare i mitrei distrutti da folle di cristiani inferociti, specialmente intolleranti di un culto troppo simile al loro ed aizzati dai vescovi invidiosi del suo successo e timorosi di una teologia concorrente dalla quale avevano tratto troppi elementi.

SOL (il sole), vecchia divinità solare autoctona romana, adorata come disco visibile del dio sole. Plinio il Vecchio che negava gli dei tradizionali considerava il sole come il dio centrale dell’universo. Sotto influenza mitraica e siriaca Il sole divenne SOL INVICTUS e divinità centrale con gli imperatori Eliogabalo (Vario Avito Bassiano) ed Aureliano. Festa il dies natalis, il 25 dicembre. Iconograficamente il dio era rappresentato di solito come auriga della quadriga solare su bassorilievi e monete. I busti scolpiti invece suggerivano una testa contornata da raggi. Anche la croce fu usata per simbolizzare il sole e Mithra (ben prima che fosse usata como simbolo cristiano varii secoli dopo Gesu’.) Il settimo giorno della settimana nelle lingue neolatine non porta più il riferimento al Sole che ha invece mantenuto nelle lingue inglese, tedesca ed altre germaniche. Il nome domenica significa invece giorno dedicato al signore (dominus in latino).

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Sabato 12 settembre 2009 – 57° anniversario dell’AVI – al Circolo vegetariano VV.TT. di Calcata

Se li porta bene, come è giusto per una vegetariana, ed il 12 settembre in occasione del cinquantasettenario della fondazione  (voluta  da Aldo Capitini nel 1952) dell’Associazione Vegetariana Italiana, si organizza a Calcata una bella passeggiata nei boschi della Valle del Treja, appuntamento alle ore 17, al Circolo. Cercheremo di ripercorrere quei sentieri e quelle sensazioni vissute nella natura settembrina dai nostri padri.

Nell’antica Roma questo giorno, antecedente le idi di settembre, era dedicato ai giochi ed anche noi compiremo un gioco, accompagnati dal canto degli uccellini, vagheremo nel supermercato della natura che in questo periodo ha moltissimo da offrire: nocciole, noci, nocelle ed uva, castagne, rosa canina, ultime more, nespole, prugnoli… tutte cose gratuite,  buone e …. vegetariane.
Vorremmo intanto ricordare alcune valide ragioni per il nostro essere vegetariani. L’industria legata alla produzione di carne e suoi derivati è la più potente del mondo e provoca il maggior danno ambientale: pascoli ottenuti da disboscamento, inquinamento di aria, acqua e terra (le deiezioni animali portano ad un accumulo nel suolo di nitrati che si trasformano in nitrosammine cancerogene). Con il nostro no alla carne mettiamo in atto la rivoluzione più pacifica ed efficace. Rinunciare alla carne morta porta benefici alla salute e ci da il conforto di non essere complici di questa insensata violenza contro gli altri esseri viventi e la Terra.  

Perciò il nome della nostra scelta di vita è: vegetarismo.

Paolo D’Arpini – Prenotazioni 0761/587200

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