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Passeggiata di metà maggio nella valle del Treja, in luna crescente – Ricordando sant’Isidoro l’agricoltore e raccattando rifiuti abbandonati…

category Eventi Paolo D'Arpini 4 maggio 2010

15 maggio 2010 – Passeggiata nella valle del Treja lungo i sentieri dei contadini… alla ricerca della “monnezza” perduta!

Prendiamo -com’é d’uopo- la “via di mezzo”, scegliendo per la nostra opera di pulizia campestre il 15 maggio 2010, giorno dedicato a sant’Isidoro l’agricoltore. Ed é giusto che sia così… poiché dobbiamo mantenere i piedi per terra con accortezza e giudizio. Infatti il 14 maggio è luna nuova, ottimo momento per la campagna  ed il 16 maggio ricorre l’ascensione in cielo di Gesù e siamo già in luna crescente. Siamo ancora nel pieno del Toro, il momento della pacificazione con la natura e con noi stessi e le giornate tendono ad allungarsi sempre più. Anticamente i contadini approfittavano di questi giorni luminosi per attardarsi nei campi, accudendo il bestiame o raccogliendo erbe commestibili che spontaneamente crescono in tutta la valle del Treja. 

Un gruppo di amici, da me invitati,  ha pensato di ripercorrere quei sentieri che giornalmente gli abitanti di Calcata risalivano, allontanandosi alcuni chilometri dall’abitato  approfittando al massimo della luce solare e contempraneamente ripristinando il passaggio, visto che i viottoli sono ormai invasi da cicuta, ortiche, arbusti e rovi.  

Infatti lo scopo della passeggiata  è quello di apprendere lo stile di vita dei vecchi abitanti del luogo, ripetendo un tragitto che da loro veniva quotidianamente seguito, magari accompagnando gli armenti al pascolo, in modo che i percorsi rimanessero puliti.  Avanti ed indietro in campagna, con i campi abbastanza lontani, a piedi e con ceste addosso per raccogliere lungo il tragitto erbe, legna, frutti ed altre cose utili alla sopravvivenza. Perciò il 15 maggio rimetteremo in scena quei movimenti  lungo un tracciato  comunque semplice, abbastanza lungo ma non lunghissimo, 3 kilometri o quattro, seguendo la via Narcense che va verso  Civita Castellana.

Invitiamo i partecipanti a venire “armati” di falcetto in modo da ripulire i bordi del sentiero dalle spine. Ognuno dei partecipanti è bene che venga munito anche  di cestino, cercheremo di capare erbe e foglie con le unghie. Forse incontreremo sul percorso qualche sorgentella perciò si può portare anche una borraccia da riempire, o comunque da portare già piena per  bere  durante la camminata.

Lo spirito della manifestazione è quello di rientrare in un contesto di  dare avere consapevole fra noi e la natura, perciò i partecipanti sono pregati di portare con sé anche un sacchetto di iuta  per raccattare  eventuali rifiuti abbandonati da altri viaggiatori meno accorti.

Programma di Sabato 15 maggio 2010:

h. 11.00 – Appuntamento al Circolo Vegetariano VV.TT. (Via del Fontanile)

h. 11.30 – Visita al Borgo antico di Calcata

h. 13.30 – Picnic nel giardino del Circolo con il cibo vegetariano da ognuno portato.

h. 15.30 – Partenza dal Circolo Vegetariano per la passeggiata post prandiale

h. 18.30 – Ritorno – Sosta al Tempio della Spiritualità della Natura per una meditazione collettiva.

Info e prenotazioni: Paolo D’Arpini

Tel. 0761/587200 – circolo.vegetariano@libero.it

Temi della meditazione: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2010/04/29/la-meditazione-del-mese-stagione-del-toro-e-del-serpente-dal-20-aprile-al-20-maggio/

Qui nella URL altri articoli sulla nostra attività di riscoperta di valori naturali: http://www.circolovegetarianocalcata.it/alimentazione-ed-ecologia/

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“Wesak Italia” – Luna Piena in Toro momento di benessere e pacificazione- Ricordiamo la nascita del Buddha e l’avvento di Beltane al Circolo Vegetariano VV.TT. di Calcata

category Lunario Paolo D'Arpini 27 aprile 2010

Luna Piena in Toro quest’anno viene in buona congiunzione infatti capita il 28 aprile ed il 30 aprile é il primo giorno di Beltane, la festa della Luce splendente dei Celti, festeggiata fra la fine di aprile ed i primi di maggio (corrisponde al nostro 1 maggio). Nella tradizione buddista la Luna Piena in Toro viene accettata come momento commemorativo della nascita e dell’illuminazione del Buddha storico. Questo per le buone qualità connesse al Toro, segno zodiacale che rappresenta il periodo della espansione luminosa e della pacificazione.

Nell’antico calendario romano il 28 aprile era dedicato a Flora, la dea tutelare di Roma, preposta alla crescita della vegetazione. 

Nel libro dei Mutamenti cinese l’esagramma connesso a questo momento é “La Risolutezza”: il luminoso rimuove deciso il tenebroso. Forte e sereno, cioè risoluto ed armonioso.

L’archetipo magico della stagione é quello del Serpente, antico simbolo di saggezza, che dice: “Io detengo la chiave dei misteri della vita. Inarrendevole, inesorabile e profondo, avanzo con andatura costante sulla solida terra”

Il Circolo Vegetariano VV.TT. di Calcata celebra l’evento auspicioso del plenilunio con una meditazione trascendentale,  guidata da Enrico Valbonesi, che si terrà nel Tempio della Spiritualità della Natura nel momento preciso della Luna Piena, alle h. 14.30…. 

Programma:

h. 12.30 – Appuntamento al Circolo, in via del Fontanile snc,  per la condivisione sacrale del cibo vegetariano da ognuno portato.

h. 14.30 – Meditazione sull’archetipo lunare e sul significato di “illuminazione” in termini fisici, mentali e spirituali. 

h. 16.00 – Passeggiata romantica nella Valle del Treja sino all’antica sorgente del Vignale, per dissetarci con la fresca acqua.

Info: Paolo D’Arpini – Tel. 0761/587200

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Alcune considerazioni esoteriche lunari:

La luna ci appare sotto diversi aspetti che si chiamano fasi lunari e che  dipendono dalle posizioni relative del sole e della luna, rispetto alla terra.  Il tempo impiegato dalla luna a compiere un giro completo intorno alla terra  equivale a circa ventisette giorni solari medi.

Una di queste fasi è il plenilunio e si ha quando la luna non è più tra la  terra e il sole, ma è la terra che si trova tra la luna e il sole. In questo  modo la faccia illuminata della luna ci è chiaramente visibile e non è più  celata verso il sole.

Il momento più fruttifero del plenilunio, è quello che va da due giorni  prima del plenilunio, abbraccia il giorno centrale in cui avviene, e prosegue nei due giorni dopo. Questi sono i cinque giorni magici nei quali è possibile  sfruttare al massimo l’energia positiva di questo periodo, preparandosi ad essi  dal momento in cui termina il novilunio, ovvero quindici giorni prima del  plenilunio (i giorni variano da mese a mese). Durante questi cinque giorni, la “Gerarchia Spirituale” attiva energie  Cosmiche, Solari e Planetarie specifiche, con le quali inonda l’umanità,  invitandola a salire verso l’alto.

Nei quindici giorni che vanno dal novilunio al plenilunio è propizio fare  una meditazione creativa, mentre, il periodo che va dal plenilunio al novilunio  dovrà essere adoperato per trasmutare i frutti della meditazione, in qualità  dell’animo.

La meditazione è un potente metodo di servizio all’umanità quando la mente  viene usata come un canale di ricezione delle energie di luce, amore e volontà  di bene, e per dirigerle nella coscienza umana. Il momento del plenilunio di  ogni mese offre la grande opportunità di meditare – meglio se in gruppo – come  mezzo di cooperare con il Piano divino o Intenzione per il nostro mondo.

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Festa mobile – “Beltane e la danza del fuoco luminoso e delle acque..”

category Lunario Paolo D'Arpini 27 aprile 2010

Ante Scriptum

Trattandosi di una festa “mobile” quest’anno vorremmo festeggiare Beltane  a Treia, il sacro luogo del centro Italia dedicato alla Dea Trea. Per noi del Circolo Vegetariano quella del 1° maggio è una data importante perché corrisponde al XXVI della  fondazione: “la Festa dei Precursori”.

Vedere sul sito il programma: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2010/04/03/1-maggio-2010-il-circolo-vegetariano-vv-tt-e-la-festa-dei-precursori-dalle-rive-del-treja-a-treia-distacco-e-identita-senza-paraocchi-cercasi-passaggio-in-cambio-ospitalita/

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Ed ora godetevi il bellissimo racconto di Simone Sutra

Arturo Donizetti e Luigi Mascagni erano amiconi.

Essendo entrambi di mezz’età – e anche un po’ oltre, per la verità – erano in quella fase della vita in cui tutto ciò che si vuole veramente è un po’ di tranquillità, di linearità; persino di prevedibilità per quel che concerne il resto dell’esistenza.

Era per questo che ogni giovedì, senza fallo, si davano appuntamento a un locale fuori città, la Taverna della Lucida Follia. Lì, tra saltimbanchi e artisti di circo, lestofanti e prestigiatori, cantanti liriche e  spogliarelliste, giovani fattucchiere e sciamani raggrinziti ritrovavano finalmente la normalità a cui tanto anelavano e che veniva loro duramente negata dalla civiltà industriale di cui erano costretti a condividere i destini per il resto della settimana.

Ma il giovedì…ah sì, il giovedì era un’altra musica! Approfittavano naturalmente innanzitutto della fantastica cucina di Madame Georgette, la titolare della taverna, che serviva loro a pranzo quei favolosi gnocchi di patate, le frittatine di spinaci, gli asparagi al gratin, i vols au vent farciti di  crema di tartufi e pasta di olive, capperi e acciughe, quiches con verdurine; frittelle di fiori di zucca, torta di ricotta, crostata di mirtilli e mousse ai frutti di bosco, nonchè innumerevoli altre delicatezze costellavano quel momento di squisita delizia, necessario preludio all’agognata partita di pesca del pomeriggio che li vedeva accaniti concorrenti su quello specchio limpido d’acqua verde annidato fra le colline indorate dal grano.

Quel particolare giovedì, però, tirava un’aria un po’ particolare: il mangiatore di fuoco aveva deglutito una benzina adulterata e quel che era fuoriuscito dalla sua bocca erano pezzetti di piombo fusi in tante palline, al posto del magnifico spettacolo pirotecnico a cui aveva abituato gli avventori. La veggente aveva subito un appannamento alla sfera di cristallo, su cui aveva apposto un cartello che diceva: “fuori servizio- le trasmissioni riprenderanno appena possibile”. La danzatrice coi pitoni aveva dovuto rinunciare al suo numero dopo che uno dei suoi due serpenti, Raniero I (l’altro si chiamava Fufù) aveva fatto indigestione di galline del vicino contadino, sgattaiolando via nottetempo eludendo la sua sorveglianza. Per non parlare poi della sonnambula cantante, che invece di intonare le consuete arie di Verdi ad occhi chiusi mentre dormiva, aveva dato un concerto di suoni gutturali, sfoderando un repertorio a base di grugniti di tutto rispetto: un capolavoro dell’arte di russare. E per colmo di cose, la strip-teaser di turno, certa Lola Voyeur, aveva inciampato nella guepière dopo essersela sfilata ed era volata giù dal palco, dovendo poi essere trasportata d’urgenza all’ospedale con sospetta commozione cerebrale.

“La commozione è tutta mia” aveva commentato amaramente uno dei più fedeli clienti della trattoria, l’immenso Monsieur  Grossier, affranto al pensiero di essersi dovuto perdere il momento clou dell’esibizione della grande artista. 

Insomma era un giovedì un po’ disastrato, quello in cui i due amici, dopo un pranzo in cui perfino l’operato di Madame Georgette era sembrato al di sotto del livello delle sue solite performances, si apprestavano ad affrontare le acque amiche del laghetto sperando di consolarsi pescando almeno qualche gigantesco Siluro, o perlomeno uno Storione, magari pieno di uova. 

Comunque sia, spinsero in acqua la barchetta di loro congiunta proprietà e presto si ritrovarono nel bel mezzo del laghetto, da cui la Taverna sembrava niente più che un vistoso porro sulla faccia di un gigante addormentato.

“Ohè, Luigi che mi peschi oggi? Guarda che di scarpe vecchie ne ho fin troppe a casa!”

“Mio vecchio Arturo, se non  altro saranno certo meglio dei barattoli di conserva del 1889 che di solito tiri su tu!”

Ovviamente gli sfottò reciproci facevano parte del loro rito settimanale, anche se entrambi sapevano di essere provetti pescatori.

Le cose andavano per le solite: storielle e aneddoti a non finire, qualche risata di cuore, ma  pesci pochi. In un momento un po’ stagnante del pomeriggio, quando ambedue i pescatori risentivano dell’obnubilamento post-prandiale e scivolavano a momenti in un leggero sonnecchiare, accadde ciò che nessuno si sarebbe sognato accadesse, specie in un giovedì altrimenti così poco memorabile. 

Dal lago spuntò  fuori una testa. Non era solo una testa di per sè, badate bene, era attaccata  a un corpo; ma a che pro puntualizzare questo particolare, se il corpo non si vedeva, essendo sott’acqua? In ogni caso questa testa, molto carina, appartenente a una giovane donna, o perlomeno a un essere di sesso femminile, guardava fisso il Mascagni, che lì per lì, sopraffatto dalla sonnolenza, credette a un’allucinazione da stato di dormiveglia, senza perciò farci molto caso. Donizetti era dall’altra parte della barca e perciò non la vide.

“Pssst!” disse la testa. “Ehi! Dico a lei!” insistè, accorgendosi che l’uomo la vedeva e non la vedeva, dato che le palpebre gli si abbassavano lentamente sugli occhi per poi innalzarsi di qualche frazione di millimetro.  Finalmente il Luigi si rese conto che la testa ce l’aveva proprio con lui e pose un po’ più di attenzione.

“Insomma! Non mi faccia alzare la voce!” disse la testa.

“Oh! va bene, va bene! Non c’è bisogno di prendersela tanto!” Commentò Mascagni, credendo di essere nel bel mezzo di un sogno.

“Così va meglio…non me la sono presa , in verità, è che voi umani siete…bè, lasciamo perdere.”

“In che posso servirla, signora?”

“Signorina, prego. In quanto a servire, forse sono io a poter servire lei, se mi permette l’ardire.”

“E sarebbe?” Mascagni cominciava a dubitare di trovarsi in un  sogno, ma non era del tutto sicuro di quale avrebbe dovuto essere l’atteggiamento da assumere. Intanto Donizetti aveva iniziato a russare sommessamente e non aveva captato lo scambio verbale fra il suo amico e la testa.

“Bè….io avrei qualcosa da comunicarle…ma non posso farlo qui, all’aria aperta.”

“Oh bella! E allora dove?”

“Bè,  dalle  mie parti, sott’acqua.”

“Signorina, io non sono un pesce e per quanto voglia accomodare i suoi desideri non vedo come…”

“Guardi, lei non si deve preoccupare di come: lasci fare a me”

“Se lo dice lei…cosa dovrei fare, dunque?”

“Si getti in acqua”

“Vestito o svestito?”

“Faccia lei. Però, per un naturale riguardo verso una signorina, sarebbe più opportuno che lo facesse  vestito”

“D’accordo” disse lui, e si tuffò.

Donizetti si svegliò al tonfo e si guardò intorno incredulo, non vedendo l’amico sulla barca.

“Luigi! O Luigi! Non fare scherzi da prete, bischero che e ‘un sei altro!”

Non ottenendo risposta e non vedendolo da nessuna parte, pensò bene di tuffarsi pure lui, per andare alla ricerca dell’amico.

Si trovarono insieme sotto la barca: la testa con il corpo ora perfettamente visibile – fin troppo, visto che era nudo – fece loro cenno di seguirla. La lunghissima chioma color rame, che le arrivava fino ai piedi, ondeggiava con grazia nell’acqua e faceva da irresistibile richiamo per i due, che vedendo la creatura in tutta la sua svelata bellezza si erano fulmineamente innamorati di lei.

Nuotando velocemente tra alghe e piante azzurrine, tra bocche di leone marino rosa e coralli verdognoli arrivarono infine sul fondo del lago, di fronte a un struttura rocciosa di forma circolare che ricordava un tempietto greco.

Allora lei si assise su di un trono posto di fronte alla costruzione subacquea, e immediatamente iniziò a pulsare di luce dalla testa ai piedi: era una visione radiosa.

“Allora , eccoci qui!” Disse lei con un sospiro di soddisfazione.

“Ma…chi è lei?” Azzardò Donizetti.

Senza una parola la donna, essendo sprovvista di tasche, estrasse dalla sua fluente chioma un biglietto da visita (plastificato) che diceva:

“La Dama del Lago” – srl

spostamenti dimensionali- incantesimi- soluzioni

Kerigwen Morrigan – presidente

 

“Mi scusi…ma noi che c’entriamo con lei? O meglio, che cosa vuole lei da noi?” Chiese Mascagni.

“Voglio esservi utile, naturalmente . Non lo sapete che giorno è oggi?”

“Giovedì” dissero a una voce; ormai, dopo questa esperienza, non erano più sicuri di niente, ma almeno di quello sì.

“Ovviamente Giovedì; ma la data?”

“Ci dia una mano lei”

“E’ il 30 Aprile. Fra poco sarà il tramonto nel mondo di lassù, e inizierà la notte di Valpurga, ossia la festa di Beltane: la più grande festa che c’è!”

“E allora?”

“Bè, è dato a noi, abitanti delle dimensioni sconosciute, in occasione di  questa festa venire in aiuto a qualche mortale, risolvere qualche suo problema, soddisfare qualche suo desiderio.”

“Sarebbe bello che noi sapessimo che cosa vogliamo, tanto per cominciare” disse Donizetti.

“Oh…ho sempre pensato che a voi due sarebbe piaciuta una vita….diciamo così tranquilla, sana…priva di tutti i sussulti della società moderna”.

“E’ così”

“Bene….eccovi accontentati: Potrete vivere qui con me… però sta a voi la scelta”

Vedendoli un po’ incerti li condusse in giro, a vedere questo e quello: sirenette che facevano le civette, ippocampi ammaestrati, pesci luna a rischiarare le notti romantiche, pesci palla per quando si aveva voglia di dare quattro calci, pesci pagliaccio per farsi qualche risata e quant’altro ci si può aspettare da un regno subacqueo incantato.

“Arturo….ho fatto un sogno bellissimo!” disse Luigi svegliandosi di soprassalto sulla barchetta.

“Ma dai!” rispose Arturo scuotendosi il sonno dalle palpebre. “Anch’io ho sognato….c’era una bellissima donna subacquea…e aveva un regno molto fornito, c’era un po’ di tutto!”

“Ma è lo stesso sogno che ho fatto io!”

“Di sicuro hai copiato”

“Ma va là! Come si fa a copiare un sogno?”

“Ah, tu saresti capace anche di questo pur di non darmi soddisfazione!”

“Vabbè, avrai ragione tu. Ma senti, è quasi il tramonto, conviene che ritorniamo a riva. Fra un po’ non ci si vede più e dobbiamo rincasare: le nostre signore ci aspettano per cena”

“E’ vero. Andiamo.”

Ritornati alla taverna stavano per andare alla macchina quando Madame Georgette li bloccò.

“Altolà, dove andate? Non sapete che notte è questa?”

“Un’altra volta!” pensarono all’unisono i due amici senza però aprire bocca.

“Ah, vedo che fate gli gnorri, eh? Ma io non vi lascerò andare a casa, nossignori, se non prima avrete acceso con noi i falò di Beltane e ballato un po’ attorno al fuoco! Forza!” E li trascinò con sè sullo spiazzo antistante la taverna.

Il mangiatore di fuoco, ripresosi, aveva fatto un falò che era una meraviglia, e c’erano tutti gli altri; persino Lola era stata dimessa in tempo record dall’ospedale e già iniziava a togliersi qualche indumento,  con somma delizia di Monsieur Grossier, che la occhieggiava adorante. Madame Georgette fece portare gnocco fritto e pecorino fresco a volontà.

Insomma, dai e dai, tira  e molla, fra un ginepro e un nocino, un cognac e un porto, finì che fra canti e balli i nostri due si erano del tutto dimenticati delle mogli in attesa ed alla mezzanotte brindavano alla luna con tutti gli altri ballando scompostamente attorno al fuoco.

Fu proprio allo scoccare della mezzanotte che la videro: era apparsa come dal nulla accanto al fuoco, tra tutti gli altri, ed era l’unica che non si agitava. Abbigliata con un vestitino di organza rosa da bambina, le mezze maniche a sbuffo, la gonna molto corta sopra le ginocchia, le calzette bianche alle caviglie e le scarpette nere di vernice, i lunghi capelli rossi raccolti in due trecce che le arrivavano fino ai piedi.

Sembrava che tutti l’aspettassero, perché d’improvviso vi fu silenzio; e lei cominciò a intonare una nenia che non aveva niente di umano, dolce e terribile al tempo stesso. Si aperse allora il cielo al di sopra del lago, rivelando un mondo nascosto al di là di esso, bello e invitante, grandioso e terrificante, dolce e colorato. Lei si mosse lentamente in quella direzione camminando sulle acque, e Arturo e Luigi la seguirono come agnellini, sorridendo alla notte, e scomparendo ben presto alla vista.

Simone Sutra – itdavol@tin.it

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Simona Weller espone sue opere antologiche al Palazzo Baronale di Calcata dal 1 maggio al 6 giugno 2010

Ante Scriptum

Sento di dire anch’io qualche parola sull’amica Simona Weller, che conobbi quando giunsi a Calcata a metà degli anni ‘70. A qual tempo lei, già artista conosciuta ed affermata, scriveva anche sulla rivista Noi Donne e fu lei che lanciò il nostro gruppo teatrale dei Vecchi Tufi, proprio da quelle pagine. Inoltre sempre lei inaugurò la prima  Galleria d’arte di Calcata, che fu da me fondata quasi per gioco ma con tutti i carismi della legalità, e che si chiamava Depend’Arp, non per omaggiare Arp, bensì per ricordare che quella era stata la Dependance D’Arpini, presso la quale accolsi numerosi nuovi venuti al borgo  (che poi vi si stabilirono definitivamente). Infatti quello stanzone, che ospita oggi il Forno di Carmen, fu la prima foresteria del paese ed ebbe la funzione di trasformare i forestieri in calcatesi. Sono oggi contento che finalmente il Comune ed il Parco del Treja vogliano riconoscere con questa mostra di gran pregio il valore e l’importanza che Simona Weller ha avuto nella storia del piccolo borgo… ora divenuto “grande” anche per merito suo.

Paolo D’Arpini    

………..

PAROLE D´AMOR DIPINTE

Dal 1° maggio al 6 giugno 2010 – Palazzo Baronale degli Anguillara, Calcata Vecchia (VT)

Il Comune di Calcata e l´Ente Parco del Treja hanno deliberato di rendere omaggio a Simona Weller che, nel 1975, è stata una dei primi artisti a stabilire il proprio studio nell´antico Borgo di Calcata. Con un´accurata e intensa presentazione, l´architetto Paolo Portoghesi ripercorre le tappe più salienti dell´itinerario della pittrice nell´ambito di una pittura scritta non figurativa. Portoghesi, che ha avuto modo di visitare spesso l´atelier della Weller, scrive tra l´altro: “Adesso che entrambi abbiamo scelto Calcata come stabile soggiorno, assai più spesso accedo alla sua officina per godere anch’io, amante della natura, della linea curva, delle foglie, del vento e del movimento delle acque e del fuoco, ma anche delle virgole, dei punti e dei punti e virgola disoccupati, di questa sua capacità di raccontarsi e di raccontare emozioni, sentimenti che al cospetto dei suoi quadri tornano a galla da dentro le proprie radici. Perché uno dei pregi dell’arte è proprio quello di nascere da una esasperata soggettività e privatezza per poi generare una magnifica intesa aperta a chi bussa alla porta dell’artista, con la volontà di ascoltare in silenzio”.

Aperta la pubblico dal prossimo 1° maggio, la mostra si snoda tra le sale di quella che fu la residenza degli Anguillara nel borgo medievale di Calcata. I quadri della Weller, che pur non essendo figurativi sono ispirati ai colori del trasmutare delle stagioni nel paesaggio della Valle del Treja, creano un felice contrasto con gli ambienti antichi, in cui ancora compaiono frammenti di affreschi, e il panorama che si può ammirare sia dalle finestre che dall´affaccio sugli spalti.

Le opere esposte, realizzate nello studio sulla Rupe Maggiore di Calcata negli ultimi cinque anni, sono tutte di grandi dimensioni (cm. 200×300, 200×200, 200×145) e testimoniano la fertilità e l´esuberanza artistica della Weller, una delle maggiori artiste italiane.

Altri articoli su Simona Weller:

http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=simona+weller

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“La creatività come risorsa economica e sociale” – Cerchio Sciamanico di Consapevolezza al Circolo Vegetariano VV.TT. di Calcata

category Eventi Paolo D'Arpini 20 aprile 2010

“Scompari a te stesso, giacché questo richiede l’unione! Perditi in Lui, giacché tutto il resto non è che delirio. Entra nell’Uno, da “due” trasformati in Uno! Sii un cuore, un volto, una direzione…” (Farid Ad-Din ‘Attar)

In coda alla Fiera Arti Creative di Calcata (2010), il Circolo Vegetariano VV.TT. di Calcata organizza, in collaborazione con ass. Futura ed ass. Apai, la  Tavola Rotonda “Creatività come risorsa economica e sociale, sabato 24 aprile 2010.  10.30 / 13 – 15.30 / 19.00 – Centro Visite del Parco Valle del Treja nel Borgo Antico di Calcata (Viterbo)

Argomenti: Arte, manualità, scienza, economia innovativa e progressiva, energia ed agricoltura pulita, spiritualità laica.

Introduce: Paolo D’Arpini, presidente Circolo Vegetariano VV.TT.

Moderatrice: Giovanna Canzano, giornalista

Relatori: Giorgio Vitali “Industria chimico-farmaceutica e salute”

Orazio Fergnani “Strumenti monetari misconosciuti”

Benito Castorina “Salvare il mondo con l’erba vetiver”

Enrico Bianchi “Superamento delle ideologie per il bene di tutti”

Ospiti: Savino Frigiola, Alberto Mondini, Laura Lucibello, Leonello Sestili, Patrizia Pellegrini.

Gli interventi saranno intercalati dai canti di Mette Kirkegaard.

Proiezione del video: “Grand’Amore” di Alberto Monti, tratto da un noto discorso del Santo Francesco di cui si riporta un frammento, che ci ha ispirati, da cui si potrà intuire la trama e il messaggio che cerchiamo di diffondere:  “Non guardate a la vita de fore, ka quella dello spirito è migliore.  Io ve ne prego, per grand’Amore”.  (S. Francesco d’Assisi, da Audite poverelle).

Alle pareti della sala esposizione di opere a cura dell’Ass. per la Promozione delle Arti in Italia.

Durante l’ora di pranzo è previsto un picnic nel giardinetto del Circolo Vegetariano, ognuno porta qualcosa da condividere fraternamente.

Si ringrazia il Parco valle del Treja per l’uso gratuito del Centro Visite.

Info e partecipazioni:  circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0761/587200

Altro articolo sul tema: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2010/03/29/22-e-24-aprile-2010-%E2%80%9Cgiornata-della-terra-e-cerchio-sciamanico-di-consapevolezza-al-circolo-vegetariano-vv-tt-di-calcata%E2%80%9D/

“…abbandonarsi alla volontà di Dio è l’unica azione consona alla sua volontà…” (Saul Arpino)

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