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	<title>Circolo Vegetariano VV.TT. Calcata &#187; Poems and Reflections</title>
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	<description>Il blog del Circolo Vegetariano di Calcata</description>
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		<title>Il crocifisso come patibolo di Gesù non è mai esistito.. Allora perché attaccarlo ai muri delle scuole?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 09:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo D'Arpini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poems and Reflections]]></category>

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Ancora una volta debbo tornare sul tema del crocifisso nei luoghi pubblici.. Lo scorso anno, con la sentenza di II grado del 18 marzo 2011,  l&#8217;Europa ha dato ragione al governo italiano (ed implicitamente alla chiesa cattolica), quando la Grand Chambre  ha assolto l&#8217;Italia accettando la tesi in base alla quale non sussistono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Ancora una volta debbo tornare sul tema del crocifisso nei luoghi pubblici.. Lo scorso anno, con la sentenza di II grado del 18 marzo 2011,  l&#8217;Europa ha dato ragione al governo italiano (ed implicitamente alla chiesa cattolica), quando la Grand Chambre  ha assolto l&#8217;Italia accettando la tesi in base alla quale non sussistono elementi che provino l&#8217;eventuale influenza sugli alunni dell&#8217;esposizione del crocifisso nella aule scolastiche (caso Lautsi).</p>
<p>Quindi il crocifisso continuerà a restare affisso nei luoghi pubblici, in rappresentanza di Gesù Cristo e del vaticano,  pur che -in verità-  la croce non è mai stata usata come patibolo, soprattutto non lo è stata ai tempi in cui si presume Gesù sia vissuto e morto.   Eventualmente fu usata  per esecuzioni successive, impartite dagli stessi cristiani a &#8220;infedeli&#8221;, &#8220;eretici&#8221;, &#8220;oppositori&#8221; del regime papalino, e puniti pubblicamente con questa speciale sevizia.  </p>
<p>Sulla esistenza fisica di Gesù  ormai  un sempre  maggior  numero di studiosi esprime dubbi -se non certezze contrarie. Tutti d&#8217;accordo invece sul fatto che la croce è un emblema inventato dai cristiani stessi, diversi secoli dopo la presunta morte del Cristo. </p>
<p>Nei vangeli si parla dello &#8220;stauros&#8221;, volendo indicare il patibolo ove morì Gesù, che è un semplice palo conficcato nel terreno  usato a quel tempo per giustiziare i criminali. Pertanto se Gesù fosse stato giustiziato, miticamente o storicamente che sia, non sarebbe mai stato affisso ad una struttura a forma di croce, a braccia aperte. </p>
<p>Gli studiosi della bibbia sono consapevoli dell&#8217;errore pacchiano di traduzione del termine &#8220;stauros&#8221; ma non sono riusciti a rimediare a questo errore, ad esempio  nel  XVIII secolo diversi vescovi anglicani raccomandarono di eliminare tutti i simboli a forma di croce, ma non furono ascoltati. </p>
<p>Nell&#8217;iconografia cristiana non appaiono croci sino al tardo settimo secolo,  sino ad allora Gesù era simboleggiato in forma di pesce, o rappresentato come un pastore, e mai raffigurato su una croce. La presunta visione della croce avuta da Costantino nel cielo, il momento della sua battaglia contro Massenzio, avvenuta nel quarto secolo, non si riferisce ad uno strumento di esecuzione capitale, si trattava bensì della lettera greca &#8220;X&#8221;,  proveniente dall&#8217;iniziale della parola Xpicrtoa. E a dirla tutta l&#8217;idea della morte di Gesù sulla croce, in quanto vittima sacrificale per salvare l&#8217;umanità, è ripresa para para dalla simbologia Mitraica, e fu cooptata dal cristianesimo primitivo, come metodo di integrazione culturale, allo stesso modo in cui furono cooptate altre simbologie ed immagini del mondo pagano, ivi compreso il giorno di natale, che era il &#8220;natalis sol invictus&#8221; dei Romani&#8230;. </p>
<p>Ma non voglio qui affrontare un discorso troppo ampio sulle origini, miti e furbizie del cristianesimo. Mi limito a constatare ed a evidenziare che il simbolo della croce non può essere collegato alla figura di Gesù.. al massimo potrebbe essere collegato all&#8217;uso improprio di questo strumento utilizzato dai cristiani stessi per tormentare i loro nemici&#8230; </p>
<p>Per cui consentire il crocifisso nelle scuole equivale a trasmettere un&#8217;immagine di morte e persecuzione praticata in nome del &#8220;salvatore&#8221;&#8230;.  ed i cristiani che ostentano la croce stanno facendo pubblicità alla religione dell&#8217;inquisizione e della tortura.</p>
<p>Paolo D&#8217;Arpini</p>
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		<title>Venerdì, 27 gennaio 2012 &#8211; Memoria a tutto campo&#8230; la vita è una sola ed i genocidi sono tanti!</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 09:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo D'Arpini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poems and Reflections]]></category>

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		<description><![CDATA[Il  27 gennaio  ricorre il giorno della “memoria”&#8230;
E  vorrei affermare che le catastrofi umanitarie, gli eccidi e le tribolazioni dell&#8217;umanità intera vanno qui ricordate. Quando nel 1945 il mondo scoprì (ma gli alleati  lo sapevano già) la tortura e le persecuzioni a cui erano stati sottoposti milioni di individui colpevoli di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il  27 gennaio  ricorre il giorno della “memoria”&#8230;<br />
E  vorrei affermare che le catastrofi umanitarie, gli eccidi e le tribolazioni dell&#8217;umanità intera vanno qui ricordate. Quando nel 1945 il mondo scoprì (ma gli alleati  lo sapevano già) la tortura e le persecuzioni a cui erano stati sottoposti milioni di individui colpevoli di essere “altri” e “diversi” dalla comunità dominante un velo si squarciò.. Ma subito dopo fu risistemato per lasciar trapelare solo ciò che i vincitori ritenevano utile&#8230;. Delle centinaia di migliaia di morti “bianche” in Ucraina ed in Polonia, degli stermini attuati in vari scenari di guerra da diversi belligeranti, a danno delle minoranze,  si preferì tacere&#8230; Si preferì additare gli sconfitti, pur tremendamente colpevoli, di ogni nequizia avvenuta durante il conflitto. </p>
<p>La storia forse non può ancora essere riveduta e corretta.. forse dovranno trascorrere ancora cento anni.. o forse mille o forse duemila&#8230; Come avvenne per le presunte persecuzioni patite dai cristiani che solo oggi la storia conferma essere non corrispondenti a quanto la chiesa tramanda&#8230; Come ad esempio la storia di Nerone  ammazza cristiani ed incendiario di Roma, che oggi fa sorridere persino i bambini.</p>
<p>Non fanno affatto sorridere, invece, gli stermini compiuti dalla cristianità contro intere popolazioni inermi, in varie parti del mondo, con la scusa della  propagazione della “fede”. </p>
<p>Ed anche  per quanto riguarda i supplizi di ebrei, omosessuali, slavi, zingari, oppositori dei regimi, etc. che durante l&#8217;ultimo conflitto furono sistematicamente perseguitati, in varie e diverse situazioni, in gulag ed in campi di concentramento, non possiamo -né dobbiamo- negare l&#8217;evidenza&#8230; i morti ci sono stati, i supplizi ci sono stati. Lo testimoniano le foto e le narrazioni dei sopravvissuti all&#8217;olocausto.</p>
<p>In se stessa la parola “olocausto” non ha propriamente un&#8217;accezione così negativa come oggi viene attribuita al termine. Olocausto è anche il “sacrificio” compiuto in omaggio a un dio. Certo è un sacrificio cruento, con spargimento di sangue, e con bruciatura delle carni della vittima sull&#8217;ara&#8230; ma non è esattamente quel che faceva Abele per santificare il signore?  </p>
<p>Per un senso universale di giustizia occorre ricordare,  con la ricorrenza del 27 gennaio, tutte le vittime cadute per mano dell&#8217;uomo, in seguito all&#8217;accecamento dovuto ad una ideologia, ad una religione, ad una golosità&#8230; Vittime sempre innocenti, sempre mutilate e vilipese in nome di un “interesse superiore” o della ragion di stato o della culinaria&#8230;.  </p>
<p>Alcuni potranno scandalizzarsi al mio paragone  sugli stermini compiuti contro l&#8217;umanità rispetto a quelli verso il mondo animale&#8230; ma,  pensiamoci bene, non è anch&#8217;esso un animale uomo? Non siamo noi tutti umani animali, definiti evoluti, che in seguito alla nostra presunta “intelligenza” siamo stati in grado di dominare tutte le altre  e la nostra stessa specie? Non siamo noi animali che assoggettano tutto ciò che è vivo, che usano con mercimonio altri esseri umani e non umani, che distruggono l&#8217;habitat e gli elementi, che cancellano dalla loro coscienza l&#8217;appartenenza comune alla vita? Sì, siamo animali&#8230;. che hanno cancellato la memoria!</p>
<p>Cosa posso aggiungere, ora, oltre all&#8217;invito a riportare  nella coscienza la nostra memoria? </p>
<p>Paolo D&#8217;Arpini<br />
Circolo Vegetariano VV.TT. </p>
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		<title>I separatismi, lo scollamento sociale, l’alienazione e la comune matrice spirituale&#8230;. nella casa Terra&#8230;.</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 17:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo D'Arpini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poems and Reflections]]></category>

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In questi giorni in cui gli italiani sono scossi e senza parole per la crisi economica stanno ritornando in auge discorsi corrosivi sulla unità nazionale. Nord contro sud, est contro ovest&#8230; Mentre l&#8217;Europa stenta ad affermare l&#8217;unità politica anche nel piccolo la separazione e lo scollamento sociale divengono più evidenti&#8230; Un ritorno al campanilismo mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
In questi giorni in cui gli italiani sono scossi e senza parole per la crisi economica stanno ritornando in auge discorsi corrosivi sulla unità nazionale. Nord contro sud, est contro ovest&#8230; Mentre l&#8217;Europa stenta ad affermare l&#8217;unità politica anche nel piccolo la separazione e lo scollamento sociale divengono più evidenti&#8230; Un ritorno al campanilismo mentre la comunità sembra aver  perso la capacità di esprimere solidarietà  e collaborazione.  Ciò avviene persino fra compaesani.. tutti sono oggi inequivocabilmente percepiti alieni  da ognuno di noi. Perciò è evidente che lo &#8220;straniero&#8221; è addirittura visto come un invasore e questo comporta uno scontro continuo fra le parti. Extracomunitari che si coalizzano contro gli italiani ed il contrario. Come si può in tal modo costruire una società umana decente? Mentre non si riconosce più nemmeno un membro della famiglia come nostro proprio come possiamo accettare ed accogliere chi non conosciamo, o pensiamo di non conoscere?  </p>
<p>Viviamo in un mondo di stranieri e noi stessi siamo stranieri in questo mondo. Eppure con la globalizzazione si presupponeva che la “razza globale”, il concetto di comune appartenenza alla Terra, divenisse un dato acquisito, una realtà. Purtroppo non è andata così, la mancanza di coesione nella società urbana e consumista è ormai evidente.</p>
<p>Mi raccontava un amico di Veroli,  che in varie parti della Ciociaria è in corso  l’avanzata dell’infiltrazione mafiosa e -secondo lui- la colpa è solo della mancanza di solidarietà interna nella collettività. Dove non vi sono valori comuni  e si perde  il senso di appartenenza al luogo immediatamente subentrano gli interessi speculativi che cancellano ogni umanità e fratellanza. Ancora mi portava l’esempio di una piccola città come Frosinone, che ha cambiato completamente aspetto e vivibilità, lì -come a Roma-  la gente vive nello stesso palazzo e  non si conosce,  nemmeno si saluta né si interessa dei propri vicini, ognuno è  estraneo all’altro. Ecco il “contesto civile” nel quale ci siamo smarriti ed ora dobbiamo ritrovare la strada verso “casa”. La Casa di Tutti.  </p>
<p>Ma andiamo avanti con l’analisi. Questo sembra il tempo dello spezzettamento. In ogni parte d’Europa (e del mondo) si assiste ad un processo di frantumazione degli stati ed a forme esacerbate di separatismo, non solo per motivi religiosi, ideologici o di status, e nemmeno per ragioni di concorrenza commerciale od altro. Qual’è la motivazione di questo sgretolamento?  Blocchi monolitici di potere   economico e politico si stanno sbriciolando (vedi i recenti scossoni bancari in USa ed ora anche in Europa). La società umana si dibatte  nella forsennata ricerca di una nuova identità e modus vivendi, tempo addietro persino Bill Gates sul Time inneggiava a un nuovo capitalismo “umano”.</p>
<p>Il separatismo sta facendo  la sua parte e, con il regionalismo fiscale e la lotta alla scuola pubblica  ed al pubblico impiego, sembra acquistare impeto una nuova spinta centrifuga. Nuove entità  economiche, basate sulla produttività amorfa (precariato, call center, veline, prostituzione in tutte le forme, corruzione, etc),  sono in cerca di affermazione riconosciuta, mentre le forze sociali sane cercano di scalfire il monolite dello Stato e percuotono le mura (senza porte) di una apparente legalità democratica che più non  regge le sorti della nazione. </p>
<p>Vediamo inoltre che in oriente come in occidente i vecchi equilibri basati su una appartenenza etnica o culturale non sono più sufficienti a tenere incollati i vari popoli. Gli umani nel tentativo di uniformasi alla globalità hanno perso il senso della dignità e del rispetto per la diversità. Ancora ed ancora si distingue e si  giudica.  Non però nella pianificazione economica e sociale saldamente in mano a pochi &#8220;esperti&#8221;…</p>
<p>Ritengo comunque che per una opposta tendenza compensativa  succederà che questa &#8220;separazione&#8221; sfocerà necessariamente al  ri-accostamento interiore e  dell’uomo  verso l’uomo. In fondo quanto possiamo separarci da noi stessi senza perire? Ecco che l’allontanamento diviene  avvicinamento… la vita è  elastica e non può andare in una sola direzione. Ora  sorge la necessità di nuove forme di equilibrio, più radicate nella coscienza della comune appartenenza alla vita. Un avvicinamento alla coscienza universale. Infatti il senso di comune appartenenza porta alla condivisione del criterio di vita,  ad atteggiamenti simbiotici e ad uno  stato di coscienza comunitario. L’evoluzione spirituale richiede  che le persone non si riconoscano più nelle mode, negli sport, nel glamour, nel colore della pelle, nelle religioni o ideologie, etc. Separazione  è solo un concetto per giustificare  degli “indirizzi” personalistici ed egoici,   è una frattura radicale che spacca il mondo e l&#8217;essere in due. Il diritto di abitare nel “condominio terra”,   non può  essere codificato  dalla nascita, dall’etnia, dalla nazionalità o dalla condizione economica, etc. bensì dalla capacità di rapportarsi al luogo in cui si vive in  sintonia con l’esistente. L’uomo, la specie umana nella sua totalità, e l’ambiente vitale sono un’entità indivisibile. </p>
<p>Perciò il passo primo da compiere, per il &#8220;Ritorno a Casa&#8221;,  è  l’accettazione delle differenze, viste come fatti caratteriali che al massimo (in caso di persistente negligenza morale) possono essere ‘curate’ allo stesso modo di una idiosincrasia/malattia interna. L’uomo ha bisogno di riconoscersi ‘unico’  nella sua individualità, che assomiglia ad un cristallo di neve nella massa di neve,  ma nella coscienza di appartenere all’unica specie umana.  Non passerà molto tempo -mi auguro- che le divisioni artificiali operate dalla mente speculativa scompariranno completamente ed al loro posto subentrerà un nuovo spirito di fratellanza, partendo dal presupposto delle reali somiglianze e della coesistenza pacifica. Queste somiglianze, in una società sempre più vicina,  renderanno l’uomo capace di capire il suo prossimo, in piena libertà, e di amarlo come realmente merita. Tutti abitanti dello stesso pianeta, tutti a casa!</p>
<p>Paolo D’Arpini</p>
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		<title>Spiritualità Laica &#8211; Evoluzione della specie, attraverso le due forme di intelligenza quella analogica e quella logica</title>
		<link>http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/12/03/spiritualita-laica-evoluzione-della-specie-attaverso-le-due-forme-di-intelligenza-quella-analogica-e-quella-logica/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 19:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo D'Arpini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poems and Reflections]]></category>

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		<description><![CDATA[In approfondimento al discorso contenuto nel precedente articolo:http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/12/biospiritualita-evoluzionismo-relazione.html
Parità di coscienza nella differenza di genere  
Scrive Caterina Regazzi:
Mi chiedo in base a quello che dice Paolo e non solo, come mai se le donne all&#8217;epoca del matriarcato sceglievano i maschi in base alle qualità positive di questi, come la solidarietà, la cura verso la prole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In approfondimento al discorso contenuto nel precedente articolo:http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/12/biospiritualita-evoluzionismo-relazione.html</p>
<p><strong>Parità di coscienza nella differenza di genere </strong> </p>
<p>Scrive Caterina Regazzi:</p>
<p>Mi chiedo in base a quello che dice Paolo e non solo, come mai se le donne all&#8217;epoca del matriarcato sceglievano i maschi in base alle qualità positive di questi, come la solidarietà, la cura verso la prole (?), la disponibilità (in che senso?), il senso di appartenenza alla comunità, e io ci metterei la capacità di proteggere la comunità e la capacità di procacciare il cibo (o anche questo era appannaggio delle donne visto che all&#8217;epoca saranno stati vegetariani o per meglio dire, frugivori?) allora come mai poi c&#8217;è stata questo cambiamento di rotta verso il patriarcato? </p>
<p>Forse la scelta dei maschi non era stata così attenta? la scelta del compagno forse é ancora oggi appannaggio della donna, quando c&#8217;è a disposizione una popolazione maschile entro cui scegliere, e così l&#8217;accudimento della prole durante l&#8217;infanzia, tranne casi isolati&#8230; siamo ancora noi responsabili dello sviluppo emotivo dei giovani uomini e delle giovani donne, ma essendo isolate l&#8217;una dalle altre non abbiamo più quella che Sabine chiama &#8220;la forza dello sciame&#8221; e siamo noi e solo noi che possiamo riscoprire il valore di questa comunità femminile, non dobbiamo aspettare che siano gli uomini a concedercela, no?</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;.. </p>
<p>Risposta di Paolo D&#8217;Arpini:  </p>
<p>La domanda di Caterina è molto significativa&#8230; e merita un&#8217;accurata risposta. Ma allo stesso tempo non può essere una risposta esaustiva e definitiva perchè nel rispondere su questo tema si mettono in gioco energie che sono ancora in movimento. </p>
<p>L&#8217;evoluzione mentale della nostra specie, come diceva lo stesso Ramana Maharshi, non ha mai fine.. Attenzione si parla di &#8220;mente&#8221; non di &#8221; pura consapevolezza&#8221;. La mente individuale ed anche quella   collettiva sono  costantemente in un processo di conoscenza -in divenire-, quindi il  percorso è illimitato e perfettibile, mentre la &#8220;pura consapevolezza&#8221; (il Sè) è al di là dello spazio tempo e non può essere misurata in alcun modo.  In Cina viene definita Tao, in India la chiamano Atman, noi  spiritualisti laici la conosciamo come lo Spirito Universale o Forza Vitale.  </p>
<p>Tornando alla mente, diciamo  che ad un certo punto della nostra storia  il processo di maturazione intellettiva aveva consentito alla donna di assumere l&#8217;autoconsapevolezza psicofisica e quindi di prendere coscienza dell&#8217;io, uno stadio che tutti gli zoologi conoscono bene quando analizzano i comportamenti degli animali, per vedere se essi sono in grado di riconoscersi allo specchio, ad esempio, o in altre forme.  </p>
<p>Ovviamente non si tratta dell&#8217;autoconsapevolezza del Sé (nel senso superiore) ma della coscienza di rappresentare uno specifico nome forma, ovvero la mente ed il corpo&#8230; insomma si tratta dell&#8217;ego. </p>
<p>Ma l&#8217;ego è una pietra miliare importante per lo sviluppo della coscienza. In ogni caso la crescita intellettuale deve partire dall&#8217;ego. Quindi allorchè questo stadio venne raggiunto da un&#8217;ipotetica &#8220;prima donna&#8221; (quella Eva che gli scienziati definiscono la madre di tutte le madri, sulla base del  messaggio DNA mitocondriale contenuto nel midollo spinale femminile), sorse il problema di come elevare nell&#8217;uomo (s&#8217;intende il maschio) lo stato di autocoscienza e giudizio. </p>
<p>Per far ciò era possibile la sola via genetica, quella della trasmissione di certe caratteristiche ritenute evolute. Però nelle società matriarcali antiche l&#8217;uomo non poteva esercitare (perchè non in grado) ruoli di responsabilità sociale, o poteva farlo molto limitatamente, per cui si rese necessario nel gioco dell&#8217;evoluzione della specie che l&#8217;uomo assumesse su di sè la conduzione della società umana. Da qui la nascita del patriarcato, con il bene ed il male che ne consegue. Il bene è la ragione portata alle sue vette, il pensiero astratto, la filosofia, etc. il male è la dominanza e lo sfruttamento &#8220;utilitaristico&#8221; non solo delle donne ma anche delle altre specie e delle risorse naturali. </p>
<p>Oggi siamo arrivati al punto in cui l&#8217;uomo (il maschio) ha compiuto i passi necessari per pareggiare il suo livello di autocoscienza ed intelligenza a quello della donna. Pertanto non è più necessario il mantenimento del patriarcato, che è stato comunque utile nel  piano di sviluppo globale della specie umana -come lo fu il matriarcato precedentememente.  </p>
<p>Ora il maschile ed il femminile  possono camminare fianco a fianco utilizzando entrambe le  capacità mentali all&#8217;unisono. La capacità analogica (femminile) e quella logica (maschile). L&#8217;integrazione di queste due forme d&#8217;intelligenza consentirà -come anche afferma lo psicologo Michele Trimarchi- alla specie umana di compiere  il successivo passo evolitivo.. verso una più matura &#8220;coscienza spirituale&#8221; (laica).</p>
<p>Se non si autodistrugge prima&#8230;</p>
<p>Fonte: http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/12/evoluzione-della-specie-attaverso-le.html</p>
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		<title>Discorso matristico per l&#8217;incontro “Vita senza Tempo” &#8211; Treia dal 8 al 10 dicembre 2011 &#8211; Verso il riconoscimento dell&#8217;unitarietà biospirituale e verso la nuova era ecozoica</title>
		<link>http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/26/discorso-matristico-per-lincontro-%e2%80%9cvita-senza-tempo%e2%80%9d-treia-dal-8-al-10-dicembre-2011-verso-il-riconoscimento-dellunitarieta-biospirituale-e-verso-la-nuova-era-ecozoica/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 18:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo D'Arpini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poems and Reflections]]></category>

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		<description><![CDATA[“L&#8217;era ecozoica é un tempo a cui noi tutti aspiriamo e che cerchiamo, con la pratica e con la teoria, di rappresentare” (Caterina Regazzi)
Volendo abbracciare in un unico contesto il concetto di spirito e di vita, come presumibilmente avveniva durante il periodo gilanico, un tempo in cui c&#8217;era solidarietà, impegno civile, coscienza dell&#8217;ambiente, della fatica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“L&#8217;era ecozoica é un tempo a cui noi tutti aspiriamo e che cerchiamo, con la pratica e con la teoria, di rappresentare” (Caterina Regazzi)</p>
<p>Volendo abbracciare in un unico contesto il concetto di spirito e di vita, come presumibilmente avveniva durante il periodo gilanico, un tempo in cui c&#8217;era solidarietà, impegno civile, coscienza dell&#8217;ambiente, della fatica e dei pericoli ma allo stesso tempo spensieratezza, e desiderando riportare quella esperienza unitaria nella nostra vita quotidiana mi sono ritrovato a dover decidere quale parola potesse maggiormente indicare quel pensiero. Durante uno scambio epistolare con l&#8217;amico bioregionalista Stefano Panzarasa, matrista convinto, lui ha suggerito di usare il termine “religiosità della natura”, come proposto dal filosofo Thomas Berry. La parola in se stessa è molto evocativa di un ri-congiungimento con l&#8217;anima naturale.</p>
<p>Allo stesso tempo il significato di religione (dal latino religio) è “ri-unire” ma non si può affermare che la vita abbia mai avuto separazioni in se stessa.. Se avesse subito una separazione non sarebbe più vita.. Infatti nel periodo matristico anche la morte era considerata una fase nel processo vitale. Quindi parlare di religione della natura può essere fuorviante. Poiché in natura è già un tutto unito, un unicum.</p>
<p>Preferirei magari usare la parola “biospiritualità”, neologismo antico e nuovo per descrivere ciò che è sempre stato e sempre sarà&#8230;. </p>
<p>&#8220;Ho imparato il silenzio dalle persone loquaci, la tolleranza dagli intolleranti e la gentilezza dagli uomini scortesi. Non dovrei provare gratitudine verso questi insegnanti?&#8221; (Khalil Gibran) </p>
<p>A volte, sembra che le parole nascono per creare discordia fra gli uomini&#8230;.. L&#8217;incomprensione sorta con la diversità dei linguaggi, volendo comprendere l&#8217;altro attraverso il linguaggio, è alla base delle antipatie che gli esseri umani percepiscono gli uni verso gli altri&#8230; Prova ne sia il negro che ci parla in bantu viene visto con sospetto e timore.. mettete che lo stesso negro si mette a parlare in italiano, o addirittura nel nostro dialetto familiare, ecco che improvvisamente diviene uno di noi.. un fratello di colore diverso. Questa verità l&#8217;ho potuta sperimentare svariate volte a Calcata dove la comunità etnica è molto variegata però siccome parlavamo tutti allo stesso modo, al massimo con un leggero accento straniero (tra l&#8217;altro ognuno di noi aveva un leggero accento d&#8217;origine), ecco che eravamo tutti calcatesi.. indipendentemente se siculi, romani, veneti, europei est ovest, americani nord sud, africani, etc. etc. </p>
<p>Il linguaggio comune unisce&#8230; ed all&#8217;inizio tutti gli umani parlavano la stessa lingua, il “nostratico” viene chiamato in glottologia, poi da quella radice, nella diaspora umana planetaria, sono sorti rami e ramoscelli sempre più diversi&#8230; La mitologia della torre di Babele è simbolica ma veritiera&#8230; Gli uomini appena salvatisi dal diluvio universale invece che andare a ri-abitare il pianeta, ridiventato fertile dopo il cataclisma, si concentrarono tutti in un luogo e cominciarono ad erigere un monumento di ringraziamento a Dio (forse però a quel tempo era la Dea), simbolicamente questa torre zigurratica saliva sempre più in altezza (per arrivare in cielo) ma l&#8217;uomo è fatto per la terra e così Dio (o la Dea) confuse i linguaggi.. e gli uomini che non potevano più comprendersi si allontanarono in gruppi omogenei alla conquista del mondo.. chi qua chi là, chi su e chi giù, finché tutto il pianeta fu abitato&#8230;</p>
<p>Certo questa è una favola.. ma fa pensare come la differenza delle lingue allontani l&#8217;uomo dall&#8217;uomo. Sarà per questo che in ogni epoca un potere emergente cerca di stabilirsi attraverso una lingua? Sicuramente è avvenuto così.. il sanscrito, il greco, il latino&#8230; ed ora l&#8217;inglese, come lingue veicolari temporali, ne sono riprova.</p>
<p>Ma aspetta aspetta.. non intendevo fare un discorso semantico linguistico.. anzi.. volevo parlare dell&#8217;unico elemento che è in grado di unire e di far riconoscere l&#8217;uomo in se stesso e agli altri come manifestazione della stessa matrice vitale. Questo elemento è la “coscienza-intelligenza”, che unisce tutti i viventi e -in latenza- anche il mondo inorganico.</p>
<p>Questa coscienza/intelligenza è stata definita da tempo immemorabile &#8220;spirito&#8221; (diverso da anima che sottintende una personalità individuale). Lo spirito tutti ci accomuna e la &#8220;spiritualità laica&#8221; è la comprensione sincretica che ognuno compartecipa allo spirito. Spirito e vita sono consequenziali ed inseparabili. Perciò lo spirito non può divenire mai appannaggio di alcuna religione, poiché le religioni sono create da e per le anime, per le persone che si considerano separate. Per tale ragione spesso definisco la vera spiritualità come &#8220;laica&#8221; (dall&#8217;antico significato del greco &#8220;laikos&#8221; al di fuori di ogni contesto sociale e religioso).</p>
<p>Ma questo termine, spiritualità laica, non piace a molti.. oppure alcuni cercano di spiegarla a modo loro, come una forma di credo para-religioso, si professano &#8220;spiritualisti laici&#8221; i massoni, i cristiani che conducono vita secolare, gli aderente alle nuove religioni new-age, etc. Mentre altri, completamente contrari al concetto di &#8220;spirito&#8221; negano che possa esistere una qualsiasi spiritualità in qualsivoglia forma.</p>
<p>Insomma, per fare chiarezza e definitivamente sancire l&#8217;indissolubilità tra spirito e materia, mi è venuto in mente di spiegare questa spiritualità laica come &#8220;biospiritualità&#8221;.. in modo che così siano tutti felici e contenti, sapendo che vita e spirito sono la stessa cosa. </p>
<p>E cosa si intende per biospiritualità? Vuol dire che il più alto ottenimento si ottiene qui ed ora, non in qualche altro luogo od in qualche altro tempo. Non siamo in in esso ogni momento dell&#8217;esistenza. La Realtà Suprema non è in un altrove ed a parte da questa esistenza. La Terra, l&#8217;Universo ne sono impregnati. Biospiritualità è l&#8217;espressione, l&#8217;odore sottile, il messaggio intrinseco, che traspira dalla materia tutta. Il sentimento di costante presenza indivisa.. la consapevolezza dell&#8217;inscindibilità della vita, riconoscibile in ogni sua forma e componente, partendo dal &#8220;soggetto&#8221; percepiente, questa è la pratica stabile dell&#8217;essere biospirituale. La conoscenza suprema significa sapere che tutto quel che &#8220;è&#8221; lo è in quanto tale. Perché l&#8217;esistente è uno, non può esserci &#8220;altro&#8221;&#8230;</p>
<p>Ed infatti l&#8217;ostacolo posto dalle religioni è proprio quello di immaginare uno stato &#8220;altro&#8221; da ottenere, superiore od inferiore che sia, diverso da quello presente. Ma allorché l&#8217;ignorante oscuramento viene rimosso dal cuore dell&#8217;uomo, improvvisamente ci troviamo a Casa. Possiamo definire questo stato &#8220;liberazione&#8221; dall&#8217;illusorio senso di separazione&#8230; poiché la biospiritualità non può ammettere separazione.. ma solo diversità nei modi espressivi e nelle forme esteriori.. E qui ritorno all&#8217;esempio della comunità calcatese in cui tutti eravamo calcatesi, nessuno escluso (me compreso che non abito più a Calcata&#8230;&#8230;).</p>
<p>Al momento opportuno ognuno di noi sentirà l&#8217;impulso a riconoscersi in quel che è ed è sempre stato.. e questo è lo scopo della biospiritualità. Ed è un modo per andare verso la nuova era ecozoica auspicata da Thomas Berry.</p>
<p>Paolo D&#8217;Arpini</p>
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		<title>Corrispondenza a tre su: ecologia profonda, bioregionalismo e spiritualità laica (o naturale)&#8230; Stefano Panzarasa, Paolo D&#8217;Arpini, Caterina Regazzi</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 09:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo D'Arpini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere inviate e ricevute]]></category>
		<category><![CDATA[Poems and Reflections]]></category>

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		<description><![CDATA[Corrispondenza a tre su: ecologia profonda, bioregionalismo e spiritualità laica (o naturale)&#8230; Stefano Panzarasa, Paolo D&#8217;Arpini, Caterina Regazzi
Ecologia e spiritualità &#8211; In seguito alla discussione per trovare un titolo idoneo per l&#8217;assemblea collettiva degli ecologisti profondi, da tenersi in corrispondenza con il solstizio estivo 2012 a Roma o viciniori (http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/23/bioregionalismo-ecologia-profonda-e-spiritualita-laica-tre-modi-descrittivi-della-stessa-realta-%e2%80%93-proposta-per-unassemblea-comunitaria-%e2%80%9cstati-generali-dellecologia-profonda/), ecco che sono giunti vari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Corrispondenza a tre su: ecologia profonda, bioregionalismo e spiritualità laica (o naturale)&#8230; Stefano Panzarasa, Paolo D&#8217;Arpini, Caterina Regazzi</p>
<p>Ecologia e spiritualità &#8211; In seguito alla discussione per trovare un titolo idoneo per l&#8217;assemblea collettiva degli ecologisti profondi, da tenersi in corrispondenza con il solstizio estivo 2012 a Roma o viciniori (http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/23/bioregionalismo-ecologia-profonda-e-spiritualita-laica-tre-modi-descrittivi-della-stessa-realta-%e2%80%93-proposta-per-unassemblea-comunitaria-%e2%80%9cstati-generali-dellecologia-profonda/), ecco che sono giunti vari commenti.<br />
Uno è quello di Stefano Panzarasa, bioregionalista storico, che scrive: </p>
<p>Caro Paolo,<br />
ho inserito Giorgio Vitali tra i referenti della Rete Bioregionale con qualche difficoltà tecnica (il programma non funziona bene&#8230;).<br />
Grazie per la bella foto nel blog, io comunque ho letto quello che hai scritto e sono contento per tutto l&#8217;impegno che ci metti &#8211; spiritualità laica, spiritualità della natura &#8211; termini però che non mi trovano molto d&#8217;accordo forse solo perché mi rimandano ad una divisione fra corpo e spirito che è proprio all&#8217;opposto dell&#8217;ecologia profonda&#8230;<br />
Aggiungo anche che un po&#8217; mi intristisce il fatto che non si riconosca un lato religioso nell&#8217;ecologia profonda e nel bioregionalismo (non uso quindi apposta la parola &#8220;spirituale&#8221; ma tu potresti farlo) mentre invece appare del tutto dimenticata l&#8217;idea di Era Ecozoica che invece aggiungeva qualcosa di nuovo al dibattito (e anche a tutti i movimenti ambientalisti ed ecologisti), sono pure due parole nuove e cariche di speranza&#8230;<br />
Ma tant&#8217;è, hai deciso di dimenticare e avrai anche le tue ragioni&#8230;<br />
Però così ad un futuro convegno non è che si aggiunge molto di nuovo&#8230; (se mai ce ne era bisogno&#8230;)<br />
Un abbraccio,<br />
Stefano  </p>
<p>…&#8230;&#8230;</p>
<p>Risposta di Paolo D&#8217;Arpini:</p>
<p>Caro Stefano, vorrei solo confortarti e confermarti che io uso il termine spiritualità&#8230; non essendocene altri disponibili.. nel senso più antico del nome, quello anche usato nell&#8217;antichità matristica per individuare la &#8220;presenza viva&#8221; nella materia, in forma di Coscienza. Gli stessi pagani usavano il termine &#8220;spiritus loci&#8221; per definire l&#8217;anima del luogo e non solo del luogo ma pure dei boschi, dei fiumi, degli animali, etc.  Tu stesso non sapresti che altro nome dare a quella &#8220;presenza&#8221;.. e siccome il vero nome  originario è &#8220;spirito&#8221; credo sia più che giusto recuperare la parola vera ed antica piuttosto che cercarne una nuova, come purtroppo hanno fatto i &#8220;bioregionalisti&#8221; americani rispetto al più antico &#8220;panteismo&#8221; (tutto è Dio/Dea). Il maluso del termine &#8220;spirito&#8221; accreditabile alle religioni patriarcali (giudaismo, cristianesimo, islam) non è ragione sufficiente per rinunciarvi, anzi dobbiamo denunciare l&#8217;ipocrisia religiosa che addirittura ed inoltre  definisce &#8220;laico&#8221; un credente di una religione che non è &#8220;ordinato&#8221; nel sacerdozio, mentre tu sai benissimo che il significato originario  di &#8220;laico&#8221; è &#8220;al di fuori di ogni contesto e struttura politica e religiosa&#8221;. Ne abbiamo già parlato&#8230; ricordi?<br />
Questo discorso potrebbe proseguire all&#8217;infinito, inseguendo possibili  dettagli, ma vale la pena? Non è meglio ed &#8220;ecologicalmente&#8221; preferibile vivere in comunione con la &#8220;presenza&#8221; piuttosto che fare discussioni di lana caprina o sul sesso degli angeli?<br />
Ripetutamente ti ho spiegato che il significato che io do alla parola &#8220;spirito&#8221; è quella più remota e genuina di &#8220;intelligenza/coscienza&#8221;, la stessa definita Es nella psicologia transpersonale. Chiamalo se vuoi &#8220;essenza sottile&#8221; della materia.. per cui come può esserci separazione fra la materia e lo spirito? Come può esserci separazione fra la rosa ed il suo profumo? Fra l&#8217;umidità e l&#8217;acqua? Tra il fuoco e la sua capacità di emettere luce e calore?<br />
Per favore, intuisci questa verità e facciamola finita con queste inutili distinzioni fra materia e spirito.<br />
Ti ringrazio, fratello,  per la tua pazienza e per la tua costante presenza..  Paolo </p>
<p>…&#8230;&#8230;..</p>
<p>Intervento di Caterina Regazzi:</p>
<p>Ognuno vive la Vita con la sua sensibilità e seguendo quelle che, in quel momento sono le sue proprie tendenze, propensioni, affinità (si cambia nella vita, soprattutto a livello manifestativo, il Sé è sempre lo stesso in ogni tempo e in ogni luogo).<br />
Le esperienze di ognuno, se condivise, arricchiscono il genere umano nel suo complesso.<br />
Ognuno è tenuto, volendo, ad esprimere queste attitudini e propensioni, rispettando le propensioni altrui, anche se non condivise.<br />
Come scrivevo l&#8217;altro giorno alla lista di ecologia profonda (ma mi pare che il messaggio non sia passato): &#8220;l&#8217;esempio e non le parole, per quanto profonde esse siano, é fondamentale per mostrare a chi ancora non se n&#8217;è accorto, che si può vivere bene (anzi, sicuramente meglio) rispettando la Natura, di cui noi siamo, ancora, una parte, che ci da tutto quel che ci necessita per vivere, a noi e ai nostri discendenti, purché la amiamo e la rispettiamo come desidereremmo essere amati noi.<br />
Questa per me è l&#8217;ecologia profonda: amore per la vita, per la natura, per gli esseri viventi, solidarietà umana, ognuno secondo la propria natura e le proprie possibilità: una tendenza a&#8230;. nei limiti del possibile&#8221;.<br />
In mezzo a queste tendenze ci possiamo mettere quello che, per ognuno di noi, é in sintonia con l&#8217;evoluzione della specie umana quale tutti noi che ci riteniamo &#8220;ecologisti&#8221; o &#8220;amanti della vita&#8221; ci auguriamo: ritrovare quell&#8217;armonia con la Natura (Dio, Dea Madre, Natura) che ci ha dato la vita. Siamo 6 miliardi di esseri umani, viviamo in situazioni ambientali le più disparate sia dal punto di vista ambientale, sociale, economico, civile, storico, ma cos&#8217;è che ci accomuna? Non ci accomuna forse quella cosa che c&#8217;è quando siamo vivi e non c&#8217;é più quando siamo morti? Come la/lo vogliamo chiamare questa &#8220;cosa&#8221;? Io posso anche non chiamarla in nessun modo, ma so che c&#8217;è e quando sono da sola con me stessa, la sento dentro di me.<br />
C&#8217;è chi la chiama spirito, chi la chiama anima, chi la chiama coscienza, chi la chiama Dio.<br />
Chi segue qualche religione la può chiamare col nome che quella religione le attribuisce, chi non segue nessuna religione in particolare, ma accetta tutte le forme di spiritualità, la può chiamare &#8220;spiritualità laica&#8221;.<br />
Io nel discorso dell&#8217;ecologia profonda ci vedo, per chi la sente, anche questo discorso.<br />
Rifiutarlo vuol dire un po&#8217; come rifiutare che si parli dei problemi economici del mondo (e non parlo solo della crisi dell&#8217;euro, del dollaro e della finanza, ma anche dello sfruttamento dei paesi ricchi nei confronti di quelli del terzo mondo) o rifiutare di parlare della possibilità di seguire un&#8217;alimentazione naturale (sempre secondo le proprie tendenze e possibilità) fino ad arrivare al vegetarismo, al veganesimo, al crudismo, ecc. ecc.<br />
L&#8217;era ecozoica ééun&#8217;era a cui noi tutti aspiriamo e che cerchiamo con la pratica e con la teoria, di rappresentare.<br />
 <br />
Caterina Regazzi </p>
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		<title>Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica&#8230;  trinità indissolubile nella nuova filosofia della natura&#8230;.</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 08:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo D'Arpini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poems and Reflections]]></category>

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		<description><![CDATA[Erik Guido Petrangeli mi ha scritto: “Caro Paolo, come sai sto &#8220;tentando&#8221; di scrivere un libro sull&#8217;agricoltura biologica. All&#8217;interno di questa pubblicazione avevo pensato di metterci una sorta di glossario per spiegare alcune voci legate all&#8217;agricoltura biologica e tra queste c&#8217;è ovviamente il Bioregionalismo. Visto che tu sei uno dei massimi esperti su questo tema, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Erik Guido Petrangeli mi ha scritto: “Caro Paolo, come sai sto &#8220;tentando&#8221; di scrivere un libro sull&#8217;agricoltura biologica. All&#8217;interno di questa pubblicazione avevo pensato di metterci una sorta di glossario per spiegare alcune voci legate all&#8217;agricoltura biologica e tra queste c&#8217;è ovviamente il Bioregionalismo. Visto che tu sei uno dei massimi esperti su questo tema, mi farebbe piacere se potessi scrivere una articolo (max 3mila battute) sul Bioregionalismo in modo da inserirlo nel libro”</p>
<p>Gli ho risposto: &#8220;va bene scriverò&#8230; anche perchè il sunto sarà utile come promemoria per la prossima assemblea generale su ecologia profonda, bioregionalismo e spiritualità laica, prevista a Roma (o dintorni) per il solstizio estivo del 2012,  però le battute contale tu..&#8221;</p>
<p>Parlare del Bioregionalismo in tremila battute equivale a raccontare la propria vita in tre minuti sono costretto ad usare  frasi lapidarie e sentenze sparpagliate.  Bioregionalismo è un un neologismo per descrivere un processo vitale lungo come la vita. </p>
<p>Però una breve premessa occorre farla. Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica sono la trinità della nuova filosofia o religione della natura.  </p>
<p>L’ecologia profonda analizza  l&#8217;organismo, le componenti vitali e geomorfologiche, le loro  correlazioni  e  funzionamento organico  ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali (bioregioni) in cui tali processi si manifestano in forma qualificata  di “organi” territoriali e culturali.  Come terzo elemento componente c&#8217;è  “l’osservatore”, cioè l’Intelligenza Coscienza che anima il processo conoscitivo, da me definita “spiritualità laica”. Ovvero la capacità e lo stimolo di ricerca e comprensione della vita che analizza se stessa. E soprattutto la sua messa in pratica. </p>
<p>Secondo me non vale la pena di risalire all&#8217;inventore del termine “bioregionalismo” poiché, come in effetti è per l&#8217;ecologia e per la spiritualità, è qualcosa che è sempre esistita, in quanto espressione della vita, perciò nelle diverse epoche storiche questi processi hanno ricevuto nomi diversi: panteismo, spiritus loci, animismo, etc. Ed in ogni caso questi tre modi descrittivi sono indivisibili l&#8217;uno dall&#8217;altro, come è indivisibile l&#8217;esistenza. Diceva un grande saggio: “Noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati&#8221; (Nisargadatta Maharaj).</p>
<p>Ed ora alcune espressioni al vento:</p>
<p>&#8220;E’ buona norma, nell’approccio bioregionale, prima di tutto tentare di conoscere l’ambito in cui si vive, delimitandolo attraverso lo studio geomorfologico del territorio, della flora e della fauna. La bioregione è un&#8217;area omogenea definita dall’interconnessione dei sistemi naturali e dai viventi che le abitano. Una bioregione è un insieme di relazioni in cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita&#8221;</p>
<p>&#8220;L’idea bioregionale consiste essenzialmente nel riprendere il proprio ruolo all’interno della più ampia comunità di viventi e nell’agire come parte e non a parte di essa, corregendo i comportamenti indotti dall’affermarsi di un sistema economico e politico globale, che si è posto al di fuori delle leggi della natura e sta devastando, ad un tempo, la natura stessa e l’essere umano&#8221;</p>
<p>&#8220;La limitazione e separazione nella coscienza non è reale, allo stesso modo in cui la luce del sole non risulta compromessa o menomata dallo specchio, parimenti la pura consapevolezza è intonsa e non divisa dall’operato immaginario della mente individuale. Dove sono interno ed esterno per la coscienza suprema che entrambi li compenetra e li supera? In realtà la sola idea di una tale separazione è impensabile nella sorgente di luce che unicamente è..&#8221;</p>
<p>&#8220;….la necessità di “ridurre e dare delle spiegazioni” sta proprio nel distacco che la lo spirito intelligente ha nel momento del concepimento una parte del tutto si contestualizza un un modulo storico. La singola parte ancestralmente sa di appartenere al tutto e quindi nelle condizioni ristrette dello spazio tempo tende in continuazione (ascesi) a ricongiungersi con lo spirito intelligente infinito di cui fa parte  e cui inevitabilmente tende..&#8221;</p>
<p>&#8220;Che cosa sarebbe la vita senza memoria?… Mi sono posta questa domanda osservando alcune persone ammalate di Altzeimer. Questi esseri, che pure hanno vissuto una intensa vita, di lavoro, di relazioni, di affetti, oggi per qualche strano meccanismo, sono “uscite” dalla realtà con cui non condividono più nulla…. Chi erano prima?…dove e come hanno vissuto? … appartenevano ad una cultura, ad un territorio, avevano un carattere, delle abitudini, celebravano dei riti, rispettavano delle tradizioni, parlavano una lingua o più d’una!…tutto questo è cancellato nella loro memoria…. Essi non ricordano più nulla… sono semplicemente dei corpi ancora in vita che vivono senza relazioni: respirano, mangiano, osservano ciò che gli sta’ intorno…..ma non sono collegati a niente… le relazioni originano identità….&#8221;</p>
<p>&#8220;L&#8217;attuazione bioregionale in chiave politica. Il Bioregionalismo ha due obiettivi: recuperare e tutelare al massimo l’ambiente naturale; ridisegnare nuovi confini delle regioni, tenendo finalmente conto delle loro caratteristiche etniche, ambientali, linguistiche, sociali e produttive. Il tutto in una visione della Stato che ”invece di amministrare se stesso, attraverso la sola tutela della burocrazia, (tra le più arretrate del mondo), si occupi finalmente e seriamente dei grandi problemi nazionali e della tutela dei cittadini”</p>
<p>&#8220;..l’immagine che si vuole evocare con la parola “bioregionalismo” un neologismo usato dallo stesso Peter Berg. Diciamo che il “bioregionalismo” contraddistingue un modo di pensare che muove dall’esigenza profonda di riallacciare un rapporto sacrale con la terra. Questo rapporto si conquista partendo dalla volontà di capire -riabitandolo- il luogo in cui viviamo. Una bioregione infatti non è un recinto di cui si stabiliscono definitivamente i confini ma una sorta di campo magnetico (aura – spiritus loci) distinguibile dai campi vicini solo per l’intensità delle caratteristiche che formano la sua identità, alla stessa stregua degli esseri umani, contemporaneamente diversi e simili l’uno all’altro&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Riconoscendo l’esistenza delle diverse realtà delle nostre quotidianità siamo in grado di coglierne la ricchezza e l’unicità, conservandone la memoria quale eredità culturale. Possiamo in tal modo cogliere l’anima del luogo dove abitiamo, ove mente e corpo si fondono in un atto profondo d’amore e di gratitudine verso questa terra che ci ha donato la vita, la quale racchiude le leggi cosmiche. Difenderla implica tutto questo, nella piena consapevolezza che esiste un’altra realtà molto insidiosa, quella della perdita delle identità, della distruzione delle culture con i loro paesaggi uniformi, prossimi ai deserti..&#8221;</p>
<p>&#8220;L’esperienza degli orti e dell’agricoltura urbana, seppur con qualche anno di ritardo, si sta diffondendo molto velocemente anche in Italia. Se esistesse una mappatura, vedremmo migliaia di puntini disegnati sulla cartina dell’Italia: gruppi auto-organizzati, orti didattici, orti sul balcone, aiuole coltivati a lattuga, orti sinergici. Tra tangenziali, cavalcavia, ponti, semafori, autostrade, ecco apparire qua e là un orto in tutta la sua bellezza&#8221;</p>
<p>&#8220;&#8230;non si può fare a meno della biodiversità, ovvero i sistemi naturali che sostengono la sopravvivenza di noi tutti. Osserviamo che ovunque avanza la desertificazione (non soltanto siccità bensì perdita dell’humus in seguito al dilavamento dei terreni di superficie), la deforestazione, l’utilizzo improprio dei terreni per produzione elettrica, l’impoverimento dei suoli dovuti a monoculture, la modifica dell’ambiente e, in generale, la dispersione del patrimonio biologico delle specie animali e vegetali, tutti aspetti che dederminano una perdita economica considerevole anche nell´economia&#8230;.&#8221;</p>
<p>&#8220;L’unico “sviluppo” che consente la vita della biosfera è un processo completamente non-materiale, qualcosa che significhi l’evolversi di cultura, arte, spiritualità&#8221;</p>
<p>&#8220;Il nostro è un lavoro di chi ama osservare l’inverno che finisce e la primavera che avanza, sentire tamburrellare il picchio, sentire l’improvviso fruscìo degli stormi di fringuelli sopra la testa come l’ala di un angelo. Quale calcolo economico possiamo fare di questo lavoro, che faccia rientrare anche la sensazione di essere lambiti da un’ala di angelo? Ho cercato di dare un esempio piccolo e concreto di un modo di lavorare che abbia cura della terra e degli altri esseri perché vorrei fare una domanda. E’ concepibile un’amministrazione politica -di qualunque livello organizzativo- che legifera attorno a questa modo di lavorare slow?&#8221;</p>
<p>&#8220;&#8230;continuo a dedicarmi, in teoria ed in pratica, a questa ricerca, occupandomi magari di agricoltura biologica, alimentazione bioregionale, cure naturali, spiritualità e arte della natura.. Io personalmente sono giunto, per mezzo di esperienze vissute e di considerazioni e riflessioni sugli eventi, a condividere pienamente il pensiero ecologista profondo, il vegetarismo e la spiritualità laica&#8221;</p>
<p>&#8220;Il mondo è un grande laboratorio bioregionale. Forse non abbiamo bisogno di ricorrere alla Storia che con le interpretazioni di chi riporta, narra, commenta, fatti e comportamenti umani, non ci fa vivere o rivivere esperienze aderenti alla realtà dei tempi. Forse ci dobbiamo rivolgere a quel grande laboratorio che è il mondo oggi. Di fatto, in questo momento possiamo entrare nella storia, possiamo guardare a tutte quelle popolazioni presenti oggi nel mondo, che sono rappresentative di realtà che vanno da uno stato che non si discosta molto da quello primordiale a quello che rappresenta lo stato più avanzato della tecnologia. Questo gioco della natura ci consente un’osservazione diretta di sistemi di aggregazione sociale, culturale ed economica, di interpretarli e di cercare di capire che fare per superare le vecchie e le nuove miserie e di essere attori entusiasti nel progetto di costruzione di un mondo equo, solidale, felice, e quindi con un futuro&#8221;</p>
<p>“&#8230;per me ecologia profonda vuol dire: amore per la vita, per la natura, per gli esseri viventi, solidarietà umana, ognuno secondo la propria natura e le proprie possibilità: una tendenza a&#8230;.  nei limiti del possibile. I cambiamenti non avvengono in un giorno, ma ognuno di noi può fare la sua parte”</p>
<p>Paolo D&#8217;Arpini </p>
<p>Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana<br />
Via Mazzini, 23 – Treia (Macerata)<br />
Tel. 0733/216293</p>
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		<title>Riccardo Oliva &#8211; Non un confronto ma un incontro, non un&#8217;esposizione ma una proposizione, non un ragionamento ma una espressione&#8230; e se anche fosse il contrario che importanza ha? &#8211;  Ecologia Profonda e  Spiritualità Laica</title>
		<link>http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/16/riccardo-oliva-non-un-confronto-ma-un-incontro-non-unesposizione-ma-una-proposizione-non-un-ragionamento-ma-una-espressione-e-se-anche-fosse-il-contrario-che-importanza-ha-ecologia-profon/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 11:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo D'Arpini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poems and Reflections]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie come al solito per la tua bella ed esaustiva risposta&#8230;
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/15/ogni-pensiero-ed-ogni-azione-si-confa-allo-spirito-laico-%e2%80%93-dialogo-fra-riccardo-oliva-e-paolo-darpini/
Si è vero sono per la propositività anziche la logica ad essere anti-qualcosa a prescindere; preferisco il confronto leale mantenendo ovviamente fede alla mia identità e alla mia visione dell&#8217;esistenza che si è costruita nel tempo e che poggia su principi &#8220;per adesso&#8221; ancora molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie come al solito per la tua bella ed esaustiva risposta&#8230;<br />
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/15/ogni-pensiero-ed-ogni-azione-si-confa-allo-spirito-laico-%e2%80%93-dialogo-fra-riccardo-oliva-e-paolo-darpini/</p>
<p>Si è vero sono per la propositività anziche la logica ad essere anti-qualcosa a prescindere; preferisco il confronto leale mantenendo ovviamente fede alla mia identità e alla mia visione dell&#8217;esistenza che si è costruita nel tempo e che poggia su principi &#8220;per adesso&#8221; ancora molto stabili; amo sopratutto cimentarmi con un eventuale avversario (fuori ma sopratutto dentro di me)che non la pensa assolutamente<br />
alla mia maniera perchè, al di là delle credenze che ognuno può avere in materia politica, religiosa o altro, ciò che conta è forse l&#8217;atteggiamento interiore, iltentativo di essere esempio con l&#8217;azione e con la parola.</p>
<p>Ricordo un episodio della storia romana che diceva che un emissario di Pirro andò a Roma e tornato disse di essere stato in un luogo dove ogni singolo cittadino della città era paragonabile ad un re importante. </p>
<p>Ecco il mio paragone può essere con un Cincinnato di turno, un semplice contadino che &#8220;chiamato&#8221; per una causa si metteva la corazza<br />
per combattere o la toga per parlare, ma rimaneva pur sempre un uomo della Terra. Questo è un po il mio spirito cercare di scoprire umilmente quella che è la mia vera natura fuori dal contesto contingente con cui mi trovo a confrontarmi. Quindi trovare una persona come te che invita sicuramente alla riflessione la considero un&#8217;ottima scuola di vita perchè mi stimola sempre più a ricercare<br />
seriamente quella consapevolezza interiore.</p>
<p>Possiamo prendere qualcosa da Tutto: da una semplice foglia, osservando un animale, parlando con una persona saggia, guardando il cielo o ascoltando il suono dell&#8217;acqua. E&#8217; questa la sintonia a cui aspiro ad arrivare; una totale armonia con gli elementi che mi circondano. Se sono nato a Roma, se frequento determinati ambienti, se ho avuto precise esperienze o amicizie che ho fatto e continuerò a fare nel<br />
corso della mia vita, tutto ciò non è mai un caso.</p>
<p>Significa che il mio compito e qui e non altrove? Forse ho il dovere di compiere qui quello che mi è stato chiesto per questa prova terrestre?</p>
<p>Ti metto gli interrogativi (che per me ovviamente non esistono perchè ne sono assolutamente convinto) e ti invito a virgolettare sempre e quando vuoi tutti i concetti che ti scrivo e a criticarmi quando vuoi.</p>
<p>A mio modesto parere (ma puoi smentirmi figurati) la Vita non è MAI un Caso, ha un suo significato intrinseco che, proprio per la bellezza del vivere e del cercare in se, è giusto che sia coperto da un velo, che mantenga un suo mistero esistenziale e che possa essere anche non conosciuto prima del nostro passaggio alla porta. </p>
<p>Il bello della vitaè la varietà e la molteplicità degli aspetti che poi<br />
si scambiano, diventano interdipendenti, giocano ad essere contrari, ma poi ritornano, quando si è maturati, ad essere in noi dei messaggi invisibili per trovare il Centro, la Misura e l&#8217;Equilibrio nel Tutto. C&#8217;è un detto in India che recita &#8220;Prima di puntare l&#8217;indice su qualcuno ricorda<br />
sempre che hai tre dita puntate contro di te&#8221; questo è un motto che ho fatto mio e che mi permette di non cercare più come prima, di criticare (e di conseguenza trovare una scusa con me stesso) gli altri che sono lo specchio percettivo che io desidero avere,  ma essere inflessibile con me stesso questo si invece, creandomi una autodisciplina quasi spartana, cercando di essere giudice della mie azioni anzichè avvocato per difendermi anche quando non lo merito affatto; questi sono diciamo linee guide che mi permettano di avere dei piccoli e quasi impercettibili miglioramenti nel corso degli anni. Io<br />
sono un elemento Fuoco e non mi posso quindi esimere da questi compiti. </p>
<p>Tu invece sai sicuramente &#8220;raccontare&#8221; meglio di me e con citazioni e passi che sono da brividi per chi li sa ascoltare, perchè hai una sensibilità più predisposta a questa particolare funzione di &#8220;accordare&#8221; (musicalmente parlando visto che la musica e il suono magicamente fanno proprio questo in tutti i campi) le prsone con cui entri in<br />
contatto (chissà magari in un&#8217;altra vita eri un Pontifex?:-) )</p>
<p>Ti mando un abbraccio e mi auguro col tempo di poter organizzare qualcosa insieme tra Ecologia Profonda e Memento Naturae (guardandosi negli occhi anziche scrivere da una tastiera è sicuramente più stimolante) per far conoscere meglio queste due realtà rispettando le loro specificità e differenze. Magari se ti va, anche tra un paio di mesi, potremmo organizzare una cena bio-vegetariana (a Zenzero abbiamo mangiato benissimo e te lo consiglierei senza dubbio) come quella che abbiamo fatto la scorsa settimana<br />
contro la vivisezione e per sostenere la ricerca senza animali di I-Care.</p>
<p>Un caro saluto Paolo e grazie ancora per tutto quello che fai  instancabilmente e tutti i giorni.</p>
<p>Riccardo Oliva<br />
Presidente Associazione Memento Naturae</p>
<p>Volontari a Difesa di Ciò che è Vita!!! </p>
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		<title>Ogni pensiero ed ogni azione si confà allo spirito laico – Dialogo fra Riccardo Oliva e Paolo D&#8217;Arpini</title>
		<link>http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/15/ogni-pensiero-ed-ogni-azione-si-confa-allo-spirito-laico-%e2%80%93-dialogo-fra-riccardo-oliva-e-paolo-darpini/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 20:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo D'Arpini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere inviate e ricevute]]></category>
		<category><![CDATA[Poems and Reflections]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciao Paolo, intanto ti faccio veramente i complimenti per quello che scrivi rimango molto affascinato dai tuoi pensieri sulle Civiltà del passato come l&#8217;India dei Veda e il Taoismo, mondi lontani che il mio “Sé” (quindi non l&#8217;Io cioè la mia maschera) ama profondamente forse perché rappresentano ricordi ancestrali che la sua memoria ha conosciuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Paolo, intanto ti faccio veramente i complimenti per quello che scrivi rimango molto affascinato dai tuoi pensieri sulle Civiltà del passato come l&#8217;India dei Veda e il Taoismo, mondi lontani che il mio “Sé” (quindi non l&#8217;Io cioè la mia maschera) ama profondamente forse perché rappresentano ricordi ancestrali che la sua memoria ha conosciuto chissà!</p>
<p>Volevo sottoporti due miei pensieri che con grande umiltà ti voglio dire senza pretese o arroganze di voler primeggiare o ostentare termini difficili, visto che la tua cultura supera immensamente la mia (e non lo dico per adulazione ma perché lo vedo dalla profondità dei pensieri che scrivi che sono frutto di una consapevolezza interiore non da tutti, sopratutto non da letterati, dottori o titolati della nostra epoca che è figlia di un becero materialismo che non può arrivare a questo).</p>
<p>Uno è ironico visto che tu non comprendi il motivo delle ascensioni sulle vette.. (riferito all&#8217;articolo: http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/11/mario-monti-lacrime-e-sangue-macche.html)..<br />
 &#8230;siccome io amo invece andare su per le vette (sia ascese che arrampicate) ti posso assicurare che la percezione interiore di quando stai lassù è molto viva perché si respirano e si possono anche percepire quelle forze ancora vive e direi spartane (o secche per fare un esempio alchemico)di quella Natura che io e te sappiamo molto bene che è Vita e non materia inerte come qualcuno erroneamente pensa.</p>
<p>Non solo, se ci si avventura con un certo modo di essere, un certo spirito, cioè una ricerca più dell&#8217;essenziale che dell&#8217;apparente si può comprendere che la scalata di una montagna esteriore non è altro che una scalata all&#8217;interno di se stessi visto che ciò che in alto è come ciò che è in basso come affermava qualcuno! Nel senso che c&#8217;è una possibilità intrinseca di ottenere una spersonalizzazione attiva cioè perdere il proprio. Io a favore di una Volontà (Sé) che è l&#8217;unica che può permettere di raggiungere una determinata vetta.</p>
<p>Ecco perché il mondo antico ha sempre visto la montagna con questa funzione quella di asse verticale di collegamento tra il Cielo (Padre) e la Terra (Madre) il maschio e la femmina cioè i due elementi primari che in diverse combinazioni sono presenti dentro di noi. Ecco perché anche una semplice scalata che sia sul Velino o sul Gran Sasso si può trasformare in certe condizione in un sacrificio (inteso etimologicamente come fare del sacro) che se quasi ritualizzato (cioè in determinate condizioni) ci può portare in una dimensione archetipica come se si fosse al cospetto non per forza fisico, di una vetta sacrale come potrebbe essere un Kailash (o monte Meru se volessimo citare Rg Veda, Srimad Baghavatam o le Upanishad).</p>
<p>Lo stare in arrampicata, lo stare appesi su una corda, ho scoperto personalmente che ha il valore di essere più un monito per la vita che altro; è quell&#8217;essere sospesi, inteso forse come un essere in bilico e senza appoggi tra la vita materiale effimera e la vita spirituale (religiosa o laica come tu la intendi ha poca importanza dal mio punto di vista se si ottiene lo scopo)quella condizione precisa serve a farci comprendere che noi siamo solo una semplice goccia nell&#8217;universo, rispetto alla maestosità di ciò che ci circonda e che a volte vogliamo arrogantemente dominare senza avere la comprensione che non si può dominare fisicamente ciò che non è dominabile per sua natura.</p>
<p>Quando mi arrampico, forse ti sembrerà strano ma cerco addirittura di essere leggero quando tocco una roccia con i piedi: è come se non volessi svegliare la divinità che<br />
è presente in quel mondo che voglio interamente rispettare.</p>
<p>L&#8217;altro pensiero è legato più agli aspetti se vogliamo chiamarli politici se ancora ha un briciolo di senso usare questa parola (per me la Politica è quella intesa da Platone e Plutarco per intenderci e non certo la buffonata attuale, maschera di un potere sovranazionale che usa la parola democrazia per tutelare le proprie lobbie di potere)</p>
<p>Concordo in molti punti dei tuoi articoli sul debito pubblico e l&#8217;Alta Finanza visto che da tempo sto provando a studiare anche io alle radici del problema, da Ezra Pound e la scuola auritiana ai meccanismi perversi delle logiche bancarie e sono arrivato alla conclusione che la visione attuale del Dio Denaro è ancora vincente perché non sta sul piano della materia ma su un piano più sottile quasi metafisico che ha permesso di trasformare il miraggio della moneta in una realtà per la vita di tutti i giorni. Una società banco-centrica in cui questa illusione ha preso il sopravvento. Quindi se non si cambia il piano della discussione non si esce dallo spread dalle azioni o derivati termini che possono attecchire solo in quel mondo non in un mondo che ha delle priorità troppo diverse da questi meccanismi astratti e perversi</p>
<p>Su Berlusconi invece solo un punto: al di la del giudizio che si può nutrire nei suoi confronti, positivo o negativo poco importa per questa discussione, sta di fatto che una differenza molto importante va però detta: Berlusconi fa  parte di una lobbie di potere ma sicuramente non è la più forte è non è quella che detta le regole del gioco, allo stesso modo di come tutti i politici (destra, sinistra, centro, ecc.) sono i semplici venditori marketing al servizio di quella potenza bancaria che gli ha fornito un semplice listino prezzi a cui loro potranno solo decidere di investire o risparmiare (quasi sempre per loro mai per la comunità) è una tattica di comunicazione che i media ci fanno: è come se ti dicessi preferisci incontrarmi lunedì alle 17 o mercoledì mattina alle 10? tu credi di scegliere perché hai due possibilità ma sono io che ho deciso e ti illudo di poter decidere una strada in cui ho già tracciato io il cammino (tipica tattica del marketing o delle PNL Programmazioni Neuro Linguistiche a cui ho partecipato).</p>
<p>Ho seguito l&#8217;appello che Giuseppe Turrisi di Alba Mediterranea ha fatto invitando Berlusconi ha denunciare il signoraggio pur sapendo che non POTREBBE  MAI FARLO visto ciò che lui a differenza di noi va a perdere e visto con chi si va a scontrare (forse non è casuale che Italia Grecia Portogallo ecc. hanno visto un passaggio così interessato da parte delle elite di Goldman Sachs).</p>
<p>In sintesi Berlusconi ma anche Tremonti sono IMPRENDITORI: cioè persone che nel bene o nel male non sono identici a PARASSITI come i banchieri che vogliono TUTTO senza dare NULLA in cambio o meglio senza sacrificarsi in niente. Non credo sia una differenza da poco anche perché se il primo Berlusconi nel 94 osò attaccare le banche e fu per questo scacciato per far posto a Prodi (uomo di fiducia della Goldman nonché membro commissione Trilateral) era molto diverso da quello che poi è stato il secondo Berlusconi che abbiamo visto e che ha deluso i molti che lo vedevano come un qualcuno che poteva provare a cambiar le cose.<br />
Un caro saluto Paolo,  Riccardo Oliva<br />
Presidente Associazione Memento Naturae<br />
Volontari a Difesa di Ciò che è Vita!!! </p>
<p>…&#8230;&#8230;..</p>
<p>Mia rispostina: </p>
<p>Caro Riccardo, il tuo intervento mi rallegra molto, soprattutto perché esprime concetti integrativi e propositivi, rispetto a quanto da me espresso. Questo, secondo me è il vero atteggiamento in sintonia con l&#8217;Ecologia Profonda.. Ovvero  mai porsi in antagonismo bensì cercare di cucire e collegare i vari modi di pensiero, le varie esperienze ed azioni, affinché esse rientrino in un contesto unitario ed universale.. Come di fatto è. </p>
<p>Devi sapere che solitamente quando scrivo non sento mai, o quasi mai, l&#8217;impulso ad affermare qualcosa di definitivo, di realmente corrispondente ad un mio sentire.. sono semplicemente espressioni libere, pescate nell&#8217;umore del momento e valide al solo fine di poter raccontare una storia “sensata”. Insomma quel che dico è un raccontino, una descrizione di un sogno.. e tu sai bene che i sogni sono imponderabili e fantasiosi.. Salvo che non ci si metta Freud, la Smorfia o l&#8217;I Ching a dare una spiegazione&#8230;  Comunque sappi che una parte di me è completamente favorevole a quello che tu esprimi nella tua lettera. Adoro l&#8217;idea della scalata come simbolo verso la conoscenza.. e questa è l&#8217;immagine che solitamente si da alla scalata, in tutte le tradizioni spirituali. Ma nella mia natura umana (e di conseguenza anche in quella spirituale)  permane  una fondamentale “pigrizia” (intesa in senso zen) verso l&#8217;agire verso l&#8217;ottenimento verso la conoscenza acquisita. Mi piace molto il detto Chan: “Seduto senza far nulla, viene la primavera e l&#8217;erba cresce da sé&#8230;”.</p>
<p>In  verità il Sé  è indescrivibile a parole, è aldilà dei sentimenti e delle emozioni, pur  comprendendo sino al più piccolo movimento della coscienza.. Tutto comprende ma di nessuna cosa assume la forma.  Il sé è il substrato perennemente presente che consente alle forme di manifestarsi. Ed in questo senso in “esso” non c&#8217;è preferenza non esiste scala di valori per cui il sé possa prediligere un discorso rispetto ad un altro. Non vi sono argomenti nobili e metafisici da preferire rispetto alla materialità ed alla contingenza empirica. Ogni cosa ha il suo valore ed il suo significato nella manifestazione che le è propria e confacente alla condizione vissuta. Perciò l&#8217;intensità e il senso di presenza che tu sperimenti salendo su una vetta equivale al mio riposo contemplativo. Ad ognuno secondo le congeniali caratteristiche di ognuno. </p>
<p>Pertanto, perdonami per l&#8217;impertinenza, mi sono permesso di virgolettare la parola “Sé”  da te usata all&#8217;inizio del tuo intervento, intendendolo come un ipotetico “sé – superiore” rispetto all&#8217;io convenzionale&#8230;. </p>
<p>Stasera stavo rileggendo una poesia sul Sé, lasciatemi in amoroso pegno dall’amico fraterno Upahar , ed intanto mi chiedo: c’è mai stato un momento in cui io non sia stato me stesso? Cos’è questo io che così fortemente sento e percepisco, questo io è la sola realtà che conosco, è coscienza assoluta e indivisibile. Tutto ciò che appare in questa coscienza, le immagini che io osservo, tutto ciò che si manifesta davanti all’io è un oggetto, questo corpo è un oggetto, questa mente è un oggetto, le forme variopinte del mondo sono solo oggetti.. dell’io. Le qualità, le sensazioni, le attrazioni e repulsioni che appaiono nel campo della coscienza, che io sono, sono solo proiezioni come lo sono i sogni che appaiono al sognatore. Se io non sono chi è? Ma poi… come posso lontanamente immaginare separazione fra l’io e le proiezioni dell’io, tutto si risolve nella stessa realtà, unica ed indivisibile, inspiegabile perché non vi è nessuno a cui poterla spiegare…. Questo io sono in cui anche l’ipotetico altro riconosce come io sono….</p>
<p>“Mi vedi? Chi sono io? Sono l’albeggiare della luce divina. Sono l’amore, l’amante e l’amato. Radiando in ogni luogo. Io solo esisto. Il mio posto è l’assenza di ogni posto. Mi sono nascosto sotto un velo… per meglio godere dello spettacolo.<br />
Dimmi fratello, chi dovrei cercare? Chi potrei trovare?<br />
Io solo esisto. Io sono quell’assoluta essenza priva di limiti, dinnanzi alla quale l’intelletto ammutolisce, come un bambino.  Certi mi chiamano Allah… altri Signore. Accetto ogni attributo ed ogni nome. Per me il tempio, la moschea o la chiesa sono uguali.   Né dualità né non-dualità si associano a me. Oltre me nulla era, è o sarà.<br />
Tutte le rose e tutte le spine del mondo non sono altro che me. Sono l’amico ed anche il nemico.  Se c’è una riva da questa parte, sono io. Se c’è una riva da quella parte, sono io. Sono il legame del legato e la libertà del libero…. È la mia bellezza che tocca il cuore del mondo, sono io che do fragranza alla rosa, brillantezza ai gioielli, i belli debbono a me il loro potere d’attrarre.<br />
Do l’oro al sole e l’argento alla luna, e loro danzano in ubbidienza, e le stelle della Via Lattea brillano chiamandomi, ma dove potrei andare? Sono già presente nei loro occhi!  Niente esiste a parte me, nessun mondo, nessun Dio, nessun devoto.<br />
Quando l’uccello del cuore è preso nella trappola degli attaccamenti, tutto questo accade in me solo. Il bene il male che significato hanno per me? Sono colui che si inchina e colui al quale l’inchino viene offerto. Sono il maestro ed il discepolo, dentro ogni cosa trascendo ogni cosa. Io solo esisto” (Swami Ramatirtha)</p>
<p>Ti abbraccio fraternamente, Paolo D&#8217;Arpini</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Mario Monti, lacrime e sangue&#8230;? Macché, macché solo un salutare digiuno con esposizione alle intemperie&#8230;</title>
		<link>http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/15/mario-monti-lacrime-e-sangue-macche-macche-solo-un-salutare-digiuno-con-esposizione-alle-intemperie/</link>
		<comments>http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/15/mario-monti-lacrime-e-sangue-macche-macche-solo-un-salutare-digiuno-con-esposizione-alle-intemperie/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 09:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo D'Arpini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poems and Reflections]]></category>

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		<description><![CDATA[“Mario Monti è un professore e vuole insegnare agli italiani a diventare austeri, non è vero che promette lacrime e sangue, fino al 2013, vuole solo far fare -a gratis- quello che gli italiani fanno a pagamento.. Una bella cura dimagrante e tanto jogging all&#8217;aperto!” (Saul Arpino)
Stamattina alle cinque ero già sveglio, da alcuni giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Mario Monti è un professore e vuole insegnare agli italiani a diventare austeri, non è vero che promette lacrime e sangue, fino al 2013, vuole solo far fare -a gratis- quello che gli italiani fanno a pagamento.. Una bella cura dimagrante e tanto jogging all&#8217;aperto!” (Saul Arpino)</p>
<p>Stamattina alle cinque ero già sveglio, da alcuni giorni i miei sogni vengono interrotti da pensieri strani.. mi appare la faccia seria del professor Monti, che mi indica un monte innevato e mi dice “..eccola qui la tua nuova casa&#8230; tutta in salita”!</p>
<p>Non ho mai amato l&#8217;alpinismo, anzi ho sempre considerato un po&#8217; matti quelli che senza costrutto vanno sulle montagne a scalare cime. A che servirà poi non lo capisco. Mi sembra più logico partir per mare ed andare in cerca di nuove terre abitabili, di nuove dimore per l&#8217;uomo, magari andare nello spazio  su Venere e Marte per crearsi una nuova casa.. Ma andare sul cucuzzolo puntuto e ghiacciato di un monte, che senso ha? Eppure Monti -nomen omen- nel sogno mi indica la via e mi butta giù dal caldo letto. “Dobbiamo pagare la BCE, dobbiamo pagare il FMI, dobbiamo pagare.. Alzati e cammina o Tantalo” Così dice Monti,  sì.. mi chiama pure Tantalo..       </p>
<p>Ed ha ragione, perché  il supplizio è cominciato. Veramente io Mario Monti non l&#8217;ho votato e mi pare che nessuno in Italia l&#8217;abbia votato eppure ecco lì che destri sinistri e centristi lo portano in trionfo e lo acclamano.  Tanto sanno che è meglio dar la colpa a Monti piuttosto che prendersi direttamente la responsabilità di obbedire alle leggi del “mercato”, come le chiama eufemisticamente  lo stesso Berlusconi.</p>
<p>Ah ecco, ora ricordo, c&#8217;era Berlusconi, prima! Berlusconi Silvio, cavaliere arconetano, lui vinse le elezioni.. era lui al governo. </p>
<p>E Berlusconi Silvio è un uomo d&#8217;onore, si è fatto da parte per il bene d&#8217;Italia.  </p>
<p>A proposito, com&#8217;è che  tal benefattore vinse le elezioni? Ah, sì.. aveva promesso di diminuire le tasse. Lui sì che aveva compreso il sentimento degli italiani, il loro desiderio più segreto&#8230;. quello di non doversi svenare per far ingrassare i vampiri al governo. Ed almeno una tassa, almeno una, il Berlusconi l&#8217;aveva cancellata, quella più iniqua e sordida,  quella che va contro ogni morale umana.  </p>
<p>L&#8217;istinto umano è sempre rivolto alla sopravvivenza, nel freddo inverno e nella calda estate, quel che realmente serve per sopravvivere è avere un posto in cui ripararsi. Il desiderio degli italiani -e di tutti gli esseri umani- è  di possedere quel bene minimo che consente la vita. Un  riparo, un buon ritiro, un posto sacro, un focolare con una piccola scorta di provviste,  nella consapevolezza che esso ci appartiene,  e questo luogo è la propria casa. </p>
<p>E per sentire che la casa è veramente nostra, che è inalienabile, facciamo sacrifici per acquistarla,  ci  indebitiamo magari all&#8217;osso per poter sentire che nessuno potrà sottrarcela, e che sarà dimora per noi ed i nostri figli. Casa mia casa mia per piccina che tu sia tu sei sempre una badia. Forse  sarà una bicocca in campagna  od un miniappartamento in città, ma vogliamo essere certi che nessuno può portarcela via (salvo il Padreterno o destino ovviamente).</p>
<p>Infatti la differenza fra una casa di proprietà e quella tenuta in affitto è che per quella in affitto dobbiamo pagare un canone per poterla occupare, sempre nel dubbio che se non paghiamo (o subentrano altri fattori) ecco che  arriva lo sfratto, mentre una casa di nostra proprietà, pensiamo, resterà nostra, salvo che non decidessimo di venderla.</p>
<p>Perciò siamo disposti a sacrificarci in tutto e per tutto pur di poter ottenere una casetta nostra, che soddisfi le nostre esigenze vitali. E una volta ottenutala pensiamo che da lì nessuno potrà scacciarci e che non dobbiamo pagare nulla per tenerla in uso. Così almeno dovrebbe essere. </p>
<p>E Berlusconi, che viene dal popolo, conosceva questo bisogno di sicurezza del popolo, ed infatti vinse le elezioni promettendo agli italiani che avrebbe cassato l&#8217;iniqua sanzione sulla casa, la prima casa. Cos&#8217;è questa ICI se non un&#8217;ipoteca, da parte dell&#8217;amministrazione pubblica, per dimostrarci che in verità  la casa non ci appartiene?  Poiché se c&#8217;è da pagare una “tassa” per poterla abitare non è forse la stessa cosa che dover pagare  un affitto? E se non paghiamo questa tassa ecco che interviene prontamente il gendarme Equitalia e la sequestra&#8230;. Non è forse la stessa cosa che avviene allorché giunge l&#8217;ufficiale giudiziario, per morosità od altro, e ci ingiunge lo sfratto dall&#8217;abitazione in locazione?</p>
<p>Ecco quindi che l&#8217;imposizione dell&#8217;ICI sulla prima casa equivale a dire che quella casa non è nostra, che è dello stato, e che noi dobbiamo pagare (quel che lo stato ha deciso) per  abitarci dentro. </p>
<p>Berlusconi è un ipocrita ed uno strumentalizzatore ed è pure un Masaniello, che ha conosciuto nel passato la povertà, che sa il significato di bisogno, ma che una volta giunto al potere ed alla ricchezza ha usato questa sua conoscenza al solo fine di imbrogliare i semplici (magari togliendo l&#8217;ICI ed aumentando l&#8217;IVA). Il suo scopo come capo del governo era essenzialmente  quello di fare leggi “ad personam” che gli consentissero di tenersi a galla, che gli consentissero di continuare l&#8217;imbroglio.  </p>
<p>Mario Monti è diverso, egli è un professore di economia ed un umo che appartiene alla finanza. Conosce le esigenze del “mercato” e sa far di conto. La cosa che gli sta più a cuore è soddisfare le richieste del potere  finanziario mondiale. E questo potere -si sa- sta sempre dalla parte dei ricchi, e perciò Berlusconi potrà star tranquillo che i suoi interessi non verranno lesi. Inoltre l&#8217;economia di mercato si interessa di aspetti aridi, pareggi di bilancio, dare avere, passivi da saldare&#8230; i sentimenti hanno pochissimo spazio.. anzi sono un disturbo al buon funzionamento della finanza, quel che conta non è l&#8217;aspirazione del cuore ma il soddisfacimento dei numeri. </p>
<p>Ed ecco allora che il professor Mario Monti, si appresta, con il beneplacito delle forze politiche, destre sinistre e di centro, a studiare modi per  restituire credibilità all&#8217;Italia, per abbassare lo spread, per far sì che le banche siano contente&#8230; E per ottenere ciò si appresta (complici i rappresentanti parlamentari che non sono stati eletti con questo programma), a espropriare l&#8217;Italia di ogni suo residuo bene. Le ultime proprietà demaniali, le ultime spiagge, palazzi e monumenti, enti pubblici e garanzie  sociali e.. -così affermano i giornali- anche le case degli italiani, che vengono gabellate ed ipotecate con il ripristino dell&#8217;ICI sulla prima casa. </p>
<p>Il presidente Napolitano, che è di Napoli, dovrebbe conoscere il cuore del popolo, ma evidentemente preferisce anch&#8217;egli fare un favore alla grande finanza&#8230;</p>
<p>Ricordo, tanti anni fa, quando stavo in India, di essermi addormentato per terra in una capanna presa in affitto.. e nel dormiveglia sentivo parlare napoletano, capivo tutto quel che veniva detto e mi meravigliavo che ci fossero dei napoletani in quel luogo.. poi aprii gli occhi e mi avvidi che erano  i padroni di casa indiani che parlavano in  tamil e da quel momento non compresi più nulla di quel che stavano dicendo&#8230;.</p>
<p>Paolo D&#8217;Arpini</p>
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