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Agricoltura contadina – Proposte e discorso critico sulla situazione dei contadini in Italia

Ai Referenti delle Associazioni co-promotrici della Campagna popolare per l’agricoltura contadina: Da: salerin@libero.it; A: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

4 dicembre 2011
Anche quest’anno è importante avere un momento di incontro collettivo per confrontarci e definire insieme azioni comuni, invitiamo tutti quindi ad incontrarci

DOMENICA 18 DICEMBRE con orario 14,30 – 18,30
presso l’ Agriturismo di Mezzano – via di Mezzano 36 – Strada in Chianti (FI)
www.firenzechianti.it – abbiamo proposto questo luogo e data cogliendo l’occasione di svolgerla subito dopo la conclusione dell’incontro annuale della Rete semi rurali , in cui sono presenti già una parte delle Associazioni (così come era avvenuto anche due anni fa).

I temi in discussione saranno:
- RESOCONTO AZIONI 2011
- iniziative e struttura organizzativa

-INIZIATIVE PER IL 2012
. sviluppo dei contatti istituzionali (Ministero,Parlamento e Regioni) e lavoro giuridico
. proposta d’azione nata nell’incontro di Genuino Clandestino a Bologna ottobre
. connessioni con le iniziative sull’Accesso alla terra
. altri temi che si vorranno proporre dalle Associazioni

Penso sia chiaro a tutti quanto sia fondamentale, per agire in modo collettivo e condiviso, partecipare a questo incontro, pur sapendo gli impegni in cui ognuno di noi è coinvolto. Chiediamo a tutti i Referenti delle Associazioni di DARE CONFERMA della partecipazione e segnalare eventuali altri punti da discutere.
Per il Coordinamento nazionale
Roberto Schellino

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Commento di Emilio: 13 dicembre 2011

Salve, spiace constatare che anche questo coordinamento, voglia rincorrere le velleitarie parole d’ordine del cosidetto Movimento Genuino Clandestino. I contadinicritici e non solo, chiunque vive di agricoltura lotta ogni giorno, per non scomparire, per non essere ridotto ad un clandestino, ad un fuorilegge, da plotoni di funzionari delle ASL, Repressione Frodi, Nas, ecc… I contadini (critici e non) certamente non credono di dover rivendicare la clandestinità, nè per sè, nè per le proprie produzioni. Rispetto alla genuinità chiedono che gli venga riconosciuta, ma in un ambito di norme certe e condivise. Per quanto riguarda, l’altro tema “forte”, l’accesso alla terra, chiedo a chi vive in campagna e di agricoltura; è questa l’emergenza primaria? Il tema più sentito tra i contadini? La lotta per la sopravvivenza, le azioni per contrastare la chiusura, la moria di migliaia di piccole e medie aziende agricole è la vera emergenza! Queste parole d’ordine, vuote di contenuti, dopo essere state riesumate da qualche scaffale polveroso, dove riposavano dagli anni ‘70, rimbalsano da tre anni tra i promotori ed hanno preso solo ora vigore e senso, a seguito del Decreto governativo relativo alla alienazione di terreni demaniali, pubblici. Si definiscono “movimento di resistenza contadina” ma i contadini li cacciano, come è successo recentemente all’interno dell’ass. Terraterra, dove il portavoce, Tonino Lepore, afferma “scardiniamo l’apologia del contadino, che è limitante”. L’assenza di iniziativa, di mobilitazione del Movimento Contadino, non può divenire l’alibi per dare credito a iniziative estemporanee, senza futuro, di un movimento che, nella migliore delle ipotesi è di “distrazione contadina”.
Emilio x i Contadinicritici

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Replica di Roberto: 13 dicembre 2011

In questo momento non ho titolo per parlare a nome di tutti, ma come uno dei coordinatori nazionali mi sento di risponderti in questo modo: -come Contadini Critici avete liberamente aderito alla Campagna per l’agricoltura contadina, però devo constatare che , fino ad oggi, a parte episodiche comunicazioni mail come questa, non avete mai dato alcun reale contributo concreto, anche solo propositivo, a questa iniziativa.
Quindi spetta a voi capire se vi interessa continuare questa esperienza, con coscienza e dimostrandolo con azioni concrete – allora per me avrà un senso rispondere nel merito alle vostre contestazioni. Ma finchè state alla finestra a pontificare e non vi sporcate le mani nel confronto con le differenze, allora credo non potrà esservi di fatto alcuna collaborazione. Ma, ripeto, questo è il mio parere personale.
Roberto S.

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Commento ulteriore di Emilio: 14 dicembre 2011

Non ho voglia ne tempo per polemizzare, quindi, la mia risposta:
Dal 2000 al 2010 hanno chiuso i battenti il 32,2 per cento delle aziende agricole italiane. Lo dicono i dati provvisori del 6° Censimento dell’Istat (http://censimentoagricoltura.istat.it/) pubblicati pochi mesi fa. Queste le cifre: alla data del 24 ottobre 2010 in Italia risultano attive 1.630.420 aziende agricole e zootecniche di cui 209.996 con allevamento di bestiame destinato alla vendita: il 32,3 per cento in meno, appunto, dell’anno 2000. E’ il risultato di un processo pluriennale di concentrazione dei terreni agricoli come effetto delle politiche comunitarie e, anche, dell’andamento del mercato. Comunque, se l’adesione a Genuino Clandestino, è già un fatto acquisito, vi chiedo di togliere l’adesione dei Contadinicritici alla Campagna. Vi auguro un buon proseguimento…
Emilio x i Contadinicritici

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Intervento di Caterina Regazzi: 14 dicembre 2011

Se posso rispondere in poche parole direi che il giusto sta nel mezzo e che bisogna considerare vari fattori: economici (purtroppo sono quelli che condizionano di più il tutto), ma anche sociali, politici, pratici e anche spirituali?
L’agricoltura perché é in crisi?
Perché i prodotti dell’agricoltura, nei paesi in cui vige il benessere materiale, hanno perso sempre più valore a scapito di altri beni, sempre materiali, che ne hanno acquistato uno sempre maggiore e penso prima di tutto, a quelli tecnologici, beni che richiedono un consumo di altri beni (territorio, energfia) sempre maggiori.
Da qui la diminuzione dei campi lasciati incolti, tenuti come pascoli, coltivati a cereali od orticole e frutta.
Del resto, la frutta e i pomodori, tanto per fare esempi eclatanti, ogni anno vengono distrutti o lasciati marcire sulle piante perché, per questo benedetto (maledetto) mercato il gioco non vale la candela, la raccolta e il trasporto non vengono ripagati dal ricavato.
Vengono invece impiegati terrreni ex agricoli, per impiantare pannelli fotovoltaici o coltivare colza.
Lasciamo perdere il discorso degli allevamenti intensivi.
Quando é iniziata la meccanizzazione del lavoro ed ora l’informatizzazione sarebbe diminuita la necessità di lavorare fisicamente (ed anche temporalmente) invece più o meno si lavora come prima e quindi é necessario produrre beni per far lavorare persone e quindi altre persone devono essere incentivate ad acquistare questi beni, poi c’é la globalizzazione, scarpe prodotte nel terzo mondo che costano meno di quelle prodotte in Italia e quindi altra sottrazione di lavoro per noi.. insomma é un casino.
Comunque ritorniamo al discorso iniziale: i prodotti agricoli, tranne qualche prodotto particolare costano sempre meno in proporzione, da cui l’abbandono del mestiere del contadino tradizionale.
Di contro si sta sviluppando una nuova figura di “contadino alternativo” che ha con la terra un rapporto di amicizia, di amore e complice il fatto di un desiderio di ritornare ad una vita in sintonia con la natura, vorrebbero vivere in semplicità, dei frutti del loro lavoro, svolto con cura, ma in quantità modeste, senza dover affrontare la moltitudine di balzelli burocratici e pseudo sanitari, quando questi produttori produrrebbero come si faceva in casa una volta o poco più e con la stessa cura che utilizzerebbero per produrre per sé.
Secondo me c’é lo spazio per l’uno e per l’altro e ce ne sarà sempre più, in questo momento di crisi e nella eventuale ulteriore crisi futura dovuta all’impoverimento delle riserve di combustibili fossili e di altre fonti energetiche non rinnovabili.
Il cibo diventerà un bene, ritornerà anzi, un bene IMPORTANTE, al quale dare il giusto valore, anche in funzione di un recupero di uno stato di benessere inteso proprio come salute del genere umano che per troppo tempo si é “accontentato” di cibarsi di prodotti ottenuti da terreni impoveriti e contaminati da prodotti tossici, da liquami, con un’aria e piogge piene di gas di scarico, di fumi di fabbriche e di riscaldamenti domestici, da animali allevati in condizioni stressanti, al limite della sopravvivenza, che non sopravvivono se non riempiti di antibiotici.
Se torniamo ad un’alimentazione naturale, basata principalmente sui prodotti della terra, avremmo tutti da mangiare e senza bisogno di ricorrere a tante sostanze di sintesi.
In questo mondo il mestiere del contadino, potrebbe diventare quello più importante e ben pagato o comunque tale da dare a tanti piccoli operatori da che vivere più che dignitosamente, senza bisogno da parte delle ausl di fare tanti controlli.

Caterina Regazzi, referente per agricoltura e zootecnia della Rete Bioregionale Italiana

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Vedi propste ed articoli sul tema: http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=agricoltura+contadina

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Il Segreto della Laguna… ed il Luogo sacro e inviolabile dei Veneti: VΕΝΕΤΗ ΕΣΤΙΑ

Ante scriptum

Ho ricevuto il testo che segue dal dr. Giuseppe Nacci, di cui alcuni scritti sono già presenti su questo sito, il testo è preceduto da questa annotazione: “Marsala, 1984. Il caldo sole di mezzogiorno batteva implacabile sul vecchio volante della mia vecchia auto, lungo la strada bianca e polverosa di quell’angolo della Sicilia su cui arrancavo, con il serbatoio della benzina ormai quasi vuoto, fra i campi di stoppie bruciate di un lontano giorno d’Agosto di molti anni fa… Poi, l’auto si fermò, in uno stridìo di freni consumati, e abbassai il finestrino con la vecchia manovella a mano. Accanto ad un bancone di frutta e verdura, una bella ragazza stava riordinando e accatastando pile di fogli per volantinaggio. Più in là, ritto sull’attenti nei suoi vecchi jeans, con una strana camicia rossa e uno strano berretto garibaldino dello stesso colore, un tizio batteva ritmicamente un vecchio tamburo di latta, quasi a voler chiamare a raccolta i fantasmi di un lontano passato , senza più Storia né Ricordo. La ragazza mi sorrise e mi porse un lungo foglio scritto a mano, in bella grafia, che riguardava l’antico segreto di una laguna… “MANDA IN GIRO, QUANDO SARA’ TRE VOLTE UNDICI…”. La guardai, e mi accorsi soltanto allora che i suoi occhi avevano la Stanchezza del Tempo, di un Tempo che non era più…
Sogno o Realtà ? Non lo seppi mai…”

Inutile dire che sono rimasto sorpreso dal tipo di approccio in cui questo saggio mi è stato presentato… Perchè proprio nel 1984 fondai il Circolo vegetariano VV.TT. e tra l’altro anch’io sono veneto, padovano, da parte di madre, nata a Bagnoli di Sopra, nei pressi della laguna. I miei ricordi di quella zona sono magici… anche perchè vissi in varie parti del Veneto durante l’arco della mia vita, prima a Trieste, poi a Verona, e visitai il Veneto in lungo ed in largo durante un periodo di quattro o cinque anni durante i quali svolgevo un’attività commerciale nelle Tre Venezie… E Venezia me la ricordo bene.. fu lì, al casinò, che vinsi i primi soldi raggranellati per il mio viaggio epico alle radici, verso l’Africa -prima- e poi l’India…

Beh, leggete ora…

(Paolo D’Arpini)

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Il Segreto della Laguna…

Può forse capitare, in una sera d’inverno, di fermarsi sui margini di una laguna salata, dove i canneti nascondono ancora le rovine di mura abbattute e di misteriose scritte in greco antico, incise sui muri di quelle rovine, come ad indicare il nome di una città misteriosa, posta laggiù, nel profondo dei canneti, quasi il nome perduto di un luogo antico, dove i secoli e i millenni sembrano ancora incontrarsi, scavalcando il muro inviolabile del Tempo….

E ti assale allora la strana sensazione di un ricordo antico, quasi come di una reminiscenza, dimenticata e sepolta nell’oblio, che porta alla memoria il ricordo di coloro che tentarono di ricostruire la loro civiltà perduta, in un mondo che non era più il loro, e che era stato ormai distrutto dalle guerre, dalle invasioni, dalle pestilenze, dalla fame e dalle carestie…

Dice la Storia, che da quei canneti passarono a decine di migliaia: uomini, donne e bambini, terrorizzati dalla furia devastatrice dei Barbari.

Dalla sponda di quella laguna, lungo strani e segreti passaggi, immersi fra isolotti di sabbia e lunghi canneti ancora esistenti, passarono intere popolazioni, a ondate successive, fin dall’anno del Signore del 401, per sfuggire ai Goti di Alarico, e ancora nell’anno 452 davanti agli Unni di Attila, che avevano appena distrutto Aquileia, la terza città più grande dell’Impero…

Dalla via Postumia vennero a decine di migliaia coloro che erano scampati agli eccidi e ai massacri perpetrati dai Barbari a Mediolanum, Ticinum, Placentia, Cremona, Brixia, Mantua, Verona, Vicetia, Opitergium…
Lungo l’Adige, da Bauzanum e Tridentum…
Dalla via Annia vennero i profughi di Patavium, Tarvisus, Sagittaria, Forum Iulii…
Da traverso il mare, giunsero persino da Pola…
In quella laguna salata cercarono scampo anche gli abitanti di Ancona, Fortunae Fanum, Pesaurum, Ariminum, Caesena, Forum Livii, Bononia, Mutina, Regium Lepidum, Parma, Ravenna e di tante altre località che la Storia ha ormai dimenticato.

E in quei canneti, tra le acque basse e paludose, cercarono la salvezza altre decine di migliaia di uomini, donne e bambini nell’anno del Signore del 568, davanti ai Longobardi di Alboino, che avevano già bruciato Tergeste, sterminando tutta la sua popolazione, e per poi dilagare in tutta l’Italia, dove avrebbero creato il loro dominio nei due secoli successivi, facendo di Pavia, o di ciò che ne restava, la loro capitale.

Ma i Longobardi non furono gli ultimi Barbari, perché vennero ancora gli Avari e gli Ungari a devastare e a distruggere ciò che ancora non era stato vinto.

Ma quei fuggiaschi, che ad ondate successive si riversavano fra i canneti della laguna, vi trovarono finalmente riparo dalla furia devastatrice dei Barbari.

Si dice che, dopo aver disceso il Padus (Po), il Mincio, l’Adige, il Brenta, il Bacchiglione, il Piave, il Tagliamento e l’Isonzo, remando in piedi sulle loro lunghe barche nere, ed essere così arrivati ai confini di quelle paludi e di quei canneti, usassero allora cercare di nascosto, ai margini della grande laguna salata, delle strane indicazioni scritte in greco, per trovare la cosiddetta “Casa Veneta”, dove la parola “Casa” in greco classico-ellenistico si diceva “Estia” e la parola “Veneta“, in greco-romano del Tardo Impero, si scriveva “Venete”, perché “Estia” era appunto una parola greca, e quindi sconosciuta ai Barbari, che sapevano a malapena il Latino, e il suo significato più profondo era anche quello di “Luogo sacro e inviolabile”.

E tale “Casa dei Veneti” era situata in un luogo segreto della laguna…

Vennero a decine di migliaia nelle loro lunghe barche: le donne, coperte di nero, portavano in grembo, sotto le vesti, la carne putrida di animali morti, quale loro ultimo mezzo di difesa se fossero cadute vive in mano ai Barbari….

Quelli che venivano da Nord fecero sosta lungo la costa dell’Adriatico. Poi, da Grado e dalla laguna di Marano si diressero verso Caorle, e poi da lì, attraverso le perdute isole di Ammiana e Costanziaca, fino a Torcello, Burano, Mazzorbo, Alba (Sant’ Erasmo) e Murano…

Coloro che vennero da Sud, lungo il Po, abbandonando il Polesine, si diressero a Loreo e Cavarzere, e così raggiunsero Clodea (Chioggia), giungendo fino a Malamocco, alle Fogolane, a Sant’Ilario e alle altre isole di Popilia (Poveglia) e di Biniola (Vignale)…

E su quei miserabili brandelli di isolotti, in una laguna salata e battuta dal vento gelido del Nord-Est che i Greci chiamavano “Borra”, seguendo le indicazioni scritte lungo i canali d’acqua e i sentieri che attraversavano le isole di canne della laguna, giunsero infine, stanchi e affamati, ad Olivolo, alle Gelmine, a Luprio e a Spinalunga. E sull’isola di Rivolto trovarono alla fine la “Casa Veneta”, il “Luogo sacro e inviolabile dei Veneti”.

E là, sull’isola di Rivolto, decisero di fondare la loro “Nova Aquileia”.

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Allora posero la prima pietra della loro prima chiesa, quella di San Giacometo, che ancora è rimasta, così com’era, con le sue colonne di Aquileia, già arse dal fuoco: simbolo estremo della Civiltà Romana che stava morendo in tutta l’Europa, e che pochi decenni più tardi, nell’anno 476, un capo tribù degli Eruli, di nome Odoacre, avrebbe definitivamente sepolto, facendo inviare le insegne imperiali di Ravenna, capitale dell’Impero Romano d’Occidente, a Bisanzio, capitale di un Impero Romano d’Oriente che non aveva più nulla di romano tranne il nome, e dove adoravano il proprio Imperatore come un Dio…

Ma coloro che in seguito si sarebbero definiti gli “Ultimi dei Romani”, perchè non contaminati da sangue barbarico, fecero di quelle isole, ultimo lembo di Roma non ancora calpestato dai Barbari, l’estremo baluardo di un mondo che ancora si sarebbe amministrato per altri Mille e Trecento anni con l’antica Legge del Diritto della Roma repubblicana, ai margini di un mondo che non era più il loro, ma che era diventato quello di una Europa feudale, quella dei Barbari invasori, che avrebbero oscurato per Mille anni la storia dell’Occidente nei secoli bui del Medio Evo che era appena nato.

Papa Gregorio VII, che a Canossa, nel 1077, avrebbe obbligato il capo supremo delle tribù barbare del Nord ad inginocchiarsi nella neve, nel 1073 non avrebbe esitato a definire i “Veneti delle Isole”, che avevano osato ergersi a baluardo della loro antica romanità contro l’intero mondo feudale dell’Europa medioevale, come “… l’unico Popolo e l’unico Stato in Europa rimasto fedele alla sua origine e alla sua secolare tradizione romana, perché gelosamente custodite e incontaminate dai Barbari invasori. Fieri di essere gli ultimi eredi di una Civiltà antica che ancora sopravviveva in loro, perché incontaminati dalle tirannidi e dalle corruzioni morali che imperversavano in tutte le corti d’Europa e d’Oriente. Le loro isole erano l’unico luogo al mondo dove ancora sopravviveva la Libertà politica e lo Spirito dell’antica Roma repubblicana… Quegli isolani ancora riuscivano a tenere vivo e ad onorare, con tenace fedeltà, il Culto della Libertà, di quella Libertà sana e vigorosa che fa grande e possente una Nazione e uno Stato, mantenendo perennemente vitale l’antico spirito della prima Roma della Repubblica…

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Gli “Ultimi dei Romani” avevano così fondato la loro “Nova Aquileia” sull’isola di Rivolto, la “Civitas Rivoalti”, quella che sarebbe divenuta poi la “Civitas Venetorum”…la città dei Veneti…

E su quelle isole di sabbia, per Tredici secoli di lì a venire, avrebbero scritto la Storia: Oriente e Occidente avrebbero infatti scatenato innumerevoli guerre contro quegli orgogliosi villaci, che non avevano nemmeno la terra per costruirci sopra le case della loro strana città costruita sull’acqua, e che sfidavano l’Ordine costituito dei Poteri imperiali del mondo intero, cristiano o mussulmano che fosse, con strane e assurde idee che affermavano l’assoluta eguaglianza di tutti davanti alle loro sacre Leggi, perché Popolo e Senato erano, per quei villaci, una unica cosa, e loro si sentivano quindi tutti uguali davanti alla Legge, fossero ricchi o poveri, cristiani o ebrei, guelfi o ghibellini, cattolici o protestanti, atei o credenti…

E per quanto possa sembrare strano, quei “Villaci delle Isole di Sabbia”, che avevano quale loro strano simbolo un Leone alato, e la cui bandiera aveva il colore del sangue, in ricordo degli spaventosi eventi da cui era nata la loro città, onorarono realmente, e fino in fondo, le loro sacre origini: in Tredici secoli di Storia non persero mai nemmeno una guerra. Le vinsero tutte.

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L’ultimo lembo di Roma cessò di esistere per sempre il 16 maggio del 1797, quando i Francesi di Napoleone, senza colpo ferire, sbarcarono sull’isola di Rialto, dando inizio al saccheggio della città, culminato con la profanazione della chiesa di San Giocometo, il luogo più sacro dei Veneti.

Ma, ormai, quei nuovi Barbari calpestavano soltanto il cadavere di una vecchia città che non aveva più nulla del suo Spirito antico, e quei Galli poterono impunemente trasformare la chiesa di San Gregorio in una fornace a cielo aperto per la Zecca di Stato di Napoleone, facendovi fondere in grandi lingotti tutto l’oro e tutto l’argento sottratto alla città. Comprese le tombe, che vennero aperte per essere anch’esse depredate.

Ma l’antico spirito non era morto, perché gli “Ultimi dei Romani” combatterono ancora, in quella che sarebbe stata la loro ultima guerra della loro Storia: ciò avvenne circa sessant’anni dopo la caduta della loro città, quando 194 Veneti, con le loro camicie tutte di un solo colore, e che erano dello stesso colore della loro antica bandiera, sbarcarono a Marsala, seguiti da 434 Lombardi, 156 Liguri, 78 Toscani, 71 Siciliani e 20 Sardi: tutto ciò per riunificare una Nazione, Mille e Quattrocento anni dopo la caduta dell’Impero.

E ciò che i Barbari avevano diviso, venne nuovamente riunificato.

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E oggi, fra quei canneti, sulle sponde di quella laguna, fra le vecchie mura in rovina di antichi porticcioli di piccole isole abbandonate, tra le paludi di canne, quando alla sera più nulla viene a disturbare il silenzio, e il tempo sembra assumere una dimensione antica, lontana dal nostro mondo di oggi, e lo sciacquordio del remo inizia a prendere la sapienza e il ritmo di un Tempo antico, si dice che sia ancora possibile leggere, durante la bassa marea, alla base di un’esile colonnina rupestre ricoperta dal muschio vecchio di secoli, nello strano gioco dell’incerto chiarore delle ultime luci del sole al tramonto, un’antica indicazione, risalente ai tempi dei Romani, e che porta incisa sulla pietra, sopra un segno che sembra una freccia, la parola in greco dell’antica “Casa Veneta”, “il Luogo sacro e inviolabile dei Veneti”:

VΕΝΕΤΗ ΕΣΤΙΑ

Tratto dal libro “Come affrontare il Diabete”, Editoriale Programma Padova.

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Francesco Boccia e Noemi Longo: “Di chi è la colpa se l’umanità si trova nella situazione in cui si trova?” – Corsi e ricorsi storici

Scrive Francesco Boccia, economista e politico PD:

“Altro che complotti: la Grecia è fallita perché ha il più alto tasso di corruzione e di evasione [e, aggiungerei, di fannullonismo dei suoi impiegati pubblici, che andavano in pensione a 50 anni circa] d’Europa, l’Italia è in grave crisi per l’inadeguatezza della sua intera classe politica”. Parole sante. Ma la gente, i famosi “cittadini”, non capiscono di aver sempre sbagliato. E’ più consolatorio attribuire le colpe agli altri, a entità onnipotenti e misteriose: i Poteri Forti. Ma in democrazia liberale, cioè la nostra, l’unico vero potere forte è il popolo che vota.

Certo, deve essere maturo, se no per lui è quasi meglio la … dittatura, cioè uno solo che pensa per tutti… Se infatti il popolo non vota, o vota male, o vota senza informarsi o senza essere intelligente, o si disinteressa della cosa pubblica, o non fa sentire la propria voce, o non protesta, o peggio si adatta a vivacchiare nella corruzione accontentandosi di qualche piccolo privilegio, non se la prenda con gli altri….”

……..

Commento di Noemi Longo:

“Ieri, in occasione della Notte dei Musei in musica,camminando verso il mio appuntamento ho incontrato Barba (un simpatico e colto uomo che vive per la strada proprio vicino casa mia) aveva lo stereo acceso con Cat stevens che cantava le sue canzoni, così passando come al solito accenno un saluto, ma questa volta con l’occasione ci siamo intrattenuti qualche minuto a discorrere di musica. Barba, mostrandomi il cd che gli avevano appena regalato, inizia a parlarmi di Leonard Cohen e Bob Dylan…

Gli chiedo: Barba che musica ti piace?
A me piace molto il jazz risponde.
- Io sto proprio andando ad assistere ad un concerto jazz, vuoi venire al concerto?
- Ma io non ho soldi!
- Ma non servono, è gratuito!
- e lui, voltandosi verso i suoi pochi averi esclama: E dove lascio tutte quest cose?
Sorrido all’evidenza dei fatti…
Lui: Sarà per la prossima volta, una buona serata e divertiti!]

Non so perché vi ho raccontato questo episodio, forse perché avrei voluto trasmettere la gioia che questo incontro mi ha reso… ma detto questo..

E’ possibile fare una domanda a Francesco Boccia?

Lei crede, Francesco Boccia che se le cose non stiano veramente come ha sopra descritto il signor Raffaele…

(intervento menzionato: “Tempo fa, conoscendo un senatore ero stato invitato a fargli visita al senato e, trovandomi a Roma avevo deciso di andarlo a trovare. Dopo le necessarie autorizzazione, mentre mi recavo il quell’ufficio notavo un sostenuto viavai nei corridoi. Alla domanda fatta al senatore se tutte quelle persone erano parlamentari, mi sono sentito dire: noo..!! quelli vengo qui per affari, non penserai mica che qui facciamo politica, la politica ve la facciamo vedere per televisione. Purtroppo i fatti le davano ragione, ecco, questa è la politica italiana e quando non sanno più come rubare spremono il popolino come un limone; altro che andare in parlamento o ad occupare posti di rilievo nelle istituzioni, all’Asinara devono andare e se vogliono mangiare devo piegare il groppone altrimenti a pane e acqua, questi affaristi di carriera non hanno una professione, una dignità, sono degli incapaci e incantatori di serpenti. Nell’arte di rubare sono dei campioni….”)

….il mondo, intendo dire, il popolo stagnerebbe ancora in questa fantomatica crisi economica?
Crede davvero che un voto consapevole, intelligente e giudizioso al giorno d’oggi possa cambiare qualcosa nella logica automatica del nostro vivere in cui, nella maggior parte dei casi il reddito è indirettamente proporzionale all’impegno lavorativo?
Ho una mamma che non vota da 20 anni circa, e cerco continuamente di spronarla e dirle che è un un suo diritto, un diritto che è stato conquistato con forza e determinazione da chi ci ha preceduti…
…Ma poi, mi guardo intorno, e vedo gente che lavora veramente per due soldi, giovani laureati fare la fame, sopravvivere di lavori in nero, impieghi precari e di contratti di lavoro a mio avviso assolutamente anticostituzionali… o quantomeno fortemente limitanti ad ogni prospettiva di vita futura.
E come faccio a darle torto? Mettere coscientemente una crocetta su una scheda elettorale è divenuta un atto assai difficile qualora l’individuo voglia rispettare la sua intima dignità.
Io personalmente non mi intendo molto di politica, o meglio diciamo pure che me ne disinteresso con più o meno difficoltà dal giorno in cui accadde che una mela di Newton mi cadde sulla testa…
…Ma certo non sarà la mia mela in testa a poter cambiare le logiche acquisite di una cittadinanza assonnata ormai abituata ad essere schiavizzata.
Però.. poi capita di sentire parlamentari porgere gli elogi al nuovo governo, sentire una leggera brezza di aria fresca… e credere veramente che qualcosa possa finalmente cambiare…
Mi auguro che le persone possano realmente tornare democraticamente a vivere come normali esseri umani, tutti dignitosamente…
Questo mio pensiero non vuole soltanto essere un auspicio ma una sorta di preghiera..
Auguro a tutti una buona domenica!”

………..

Mia riflessione:
… fino all’ultimo ero stato indeciso se pubblicare (http://saul-arpino.blogspot.com/2011/11/il-giornaletto-di-saul-del-20-novembre.html) quell’impertinente giudizio sugli italiani (e sui) greci espresso da quel Francesco Boccia (uomo politico del PD -sic-). Infine l’ho pubblicato pensando che in mezzo a tutte le critiche sul sistema ci poteva star bene una critica a chi il sistema lo sostiene con il suo voto (almeno apparentemente sembra sia così). Ora la lettera così lucida ed umana di Noemi riporta tutto nel suo giusto alveo… Che colpa ne ha il popolo, il singolo intendo, se nel V secolo d.C. la società europea crollò sotto la spinta delle invasioni barbariche e dell’incongruenza del potere costituito? Quel che deve succedere succede…

…………

Commento alla mia riflessione di Noemi Longo:

…Perché cosa accadde di così eclatante nel v secolo che non era accaduto già prima e prima di Cristo?
…Dalla tua posizione Paolo credo sia’ bene accettare tutto, anche quello che va un pò indigesto… dalla mia posizione però, concedimi di scagliare una lancia in favore del popolo lavoratore, sul quale la Repubblica Italiana si fonda. :-D
…Volevo, ci provo, ma al gioco del silenzio perdo sempre…

………….

Mia risposta:

E’ pur vero e giusto… infatti E fai bene a scagliare una lancia.. e spero colpisca il bersaglio.
Le energie mentali influiscono nella conduzione mentale della nostra società. D’altronde le energie mentali sono indipendenti da ogni influenza dei recettori/trasmettitori come un apparecchio radio non può influire sulla qualità del programma ascoltato. Ma in questo gioco della coscienza tutto è molto più complesso e sottile di quel che sembra.. Quindi—-

……..

Salutino finale di Noemi:

Sarà caduto l’impero romano d’occidente?
E che sarà mai…ci resta l’Oriente ancora per mille anni circa!
Però andando a ritroso, forse e per molti aspetti quasi preferivo la Grecia, anche loro attraverso opere pubbliche cercavano la coesione del popolo ed avevano costituito un vasto impero, combattevano anche loro contro i barbari e le forze del caos, e per alcuni aspetti ci riuscivano e vivevano assai meglio…quindi direi…che stando ai fatti, sono forse nata con qualche millennio di ritardo e in tutta onestà, un pò invidio la democrazia greca.. e aggiungo… il computer non mi sarebbe mancato a quei tempi!

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Vegetariani in allerta: “Douce France..? Macchè, è solo un paese hardcore!”

I vegetariani francesi difendono la loro libertà di opinione

In Francia è stato appena pubblicato un decreto che rende obbligatorie alcune regole di composizione dei pasti nell’insieme della ristorazione scolastica, pubblica e privata. Queste regole impongono a sei milioni di bambini in età scolare il consumo di carne, pesci, latticini e uova.

Decreti analoghi sono in preparazione per la quasi totalità della ristorazione collettiva francese, dalla scuola materna fino alle case di riposo per anziani, passando per i ristoranti universitari, gli ospedali e le prigioni.

La legge francese, con il pretesto di proteggere la salute pubblica, proibisce l’espressione concreta di una convinzione. I cittadini vegetariani si mobilitano per difendere il loro diritto alla scelta della propria alimentazione.

Buone notizie? Non per i vegetariani!

Un decreto e un’ordinanza pubblicati nel Journal officiel del 2 ottobre scorso(*) impongono alle mense scolastiche il rispetto di un insieme di norme ritenute garantire l’equilibrio nutrizionale dei pasti. Ogni pasto deve obbligatoriamente comprendere un «piatto proteico» le cui proteine sono esclusivamente di origine animale (carne, pesce, uova o formaggio), ignorando l’esistenza di fonti abbondanti di proteine vegetali, e anche un latticino, reputato costituire il solo mezzo di coprire il fabbrisogno di calcio, ignorando l’esistenza di alternative vegetali e minerali. È specificata una frequenza minima obbligatoria di alcuni tipi di carne (manzo, vitello, agnello o frattaglie) e di pesce.

D’ora in poi, per i frequentatori regolari delle mense sarà impossibile essere vegetariani, o meglio esserlo tutti i giorni. Quanto all’essere vegan, non sarà possibile neanche per un solo pasto.

Il bambino vegetariano che riuscisse, malgrado tutto, a lasciare la carne sul bordo del piatto, sarebbe costretto a consumare un pasto carente, visto che non sono proposte alternative equilibrate.

Un attacco contro la libertà di opinione

Numerose persone nel mondo sono profondamente convinte che il consumo di animali e dei prodotti del loro sfruttamento non sia legittimo. Il vegetarismo e il veganismo sono l’espressione inevitabile di questa convinzione.

Il decreto governativo minaccia le libertà individuali fondamentali limitando il libero esercizio delle convinzioni personali quale è affermato dall’ONU :

Ognuno ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Questo diritto implica la libertà di avere una religione o una qualunque convinzione di propria scelta, così come la libertà di manifestare la propria religione o convinzione, individualmente o in comune, in pubblico come in privato, attraverso il culto e lo svolgimento di riti, le pratiche e l’insegnamento.(**)

Il trattamento degli animali è al centro di un crescente dibattito di opinione in Francia, come testimonia la pubblicazione di diverse opere recenti che criticano, o difendono, la legittimità del consumo di carne.

In questo contesto, la volontà del governo di imporre le proprie scelte ideologiche ed economiche è ammessa apertamente :

Il ministro dell’Agricoltura, Bruno Le Maire, ha annunciato la messa in pratica di un programma nazionale per l’alimentazione che mira anche a frenare l’impatto di certi discorsi, come quello dell’ex-Beatle Paul McCartney che, in occasione del vertice di Copenaghen, ha invocato una giornata settimanale senza carne per lottare contro il riscaldamento climatico. Questo appello aveva suscitato una levata di scudi da parte degli allevatori…(***)

La persistenza di una menzogna istituzionale in materia di nutrizione

Da molti anni, in particolare attraverso le edizioni successive del Piano Nazionale Nutrizione e Salute (PNNS) e della sua interfaccia pubblica, il sito mangerbouger.fr, i poteri pubblici diffamano il vegetarismo e il vegetarismo.

Numerose autorità mediche e sanitarie nel mondo riconoscono invece che si può vivere bene senza consumare carne e altri prodotti animali. Per esempio:

È posizione dell’American Dietetic Association che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti.(****)

Il dibattito sulla legittimità dello sfruttamento degli animali è di ordine filosofico, etico e politico e deve poter proseguire. È inaccettabile che lo Stato francese, con il pretesto di una misura di salute pubblica fondata su menzogne nutrizionali, voglia vietare questo dibattito, mettendo nell’illegalità l’espressione concreta di una convinzione.

I vegetariani si mobilitano

Collettivi e associazioni vegetariane si organizzano ovunque in Francia per esprimere la loro indignazione di fronte a questo decreto, allertare l’opinione pubblica e contestare le affermazioni nutrizionali diffuse dai poteri pubblici.

Essi incoraggiano tutte le persone e organizzazioni interessate a difendere la libertà di convinzione, qualunque siano le loro posizioni rispetto allo sfruttamento degli animali, a unire le loro voci a queste proteste.

L’Iniziativa Cittadina per i Diritti dei Vegetariani (ICDV) ha già contattato l’ONU nel maggio scorso per segnalare episodi concreti di discriminazione verso persone vegetariane in Francia. Se il decreto non è ritirato, l’ICDV annuncia una nuova denuncia contro la Francia per violazione della libertà di convinzione.

*****

Contatto stampa : David OLIVIER, +33 6 42 06 07 47

Mail : contact@icdv.info

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Due quori e qualche capanna in Vita Senza Tempo (di Caterina Regazzi e Paolo D’Arpini)

(La kapanna non sta
in kanadà
né in città
circonfusa di lillà
ma sta quì
in Ytalì.)

La storia della letteratura amorosa concreta, basata sulle lettere d’amore, deve incominciare con la mancata trasmissione (orale) delle lettere fra Adamo ed Eva e fra Amore e Psiche. Prosegue con le mancate lettere fra Marcantonio e Kleopatràs, andate disperse ad opera dei manigoldi di Ottaviano, per arrivare ad un primo punto fermo: le lettere fra Eloisa e Abelardo. Abelardo ne scapitò dovendo, per ragioni di forza maggiore, cedere le “armi” anche senza un adeguato “consenso informato”. Quel che gli fecero subire, comunque, servì indubbiamente a sublimare il suo sentimento per la bella Eloisa, che non fu più compromesso da interferenze bassamente “carnali”, come il fatto che veniamo ad illustrare, ove la CARNE manca proprio per la PRESENZA COGENTE di una kultur e di una letteratura propriamente vegetariana.

Nel proseguire l’elencazione di lettere d’amore che potevano essere ma non furono (Ma.. la Divina Commedia è una maestosa lettera d’amore…) ricordiamo Dante e Beatrice, Petrarca e Laura… J.P. Sartre e Simone de Bauvoir, Fausto Coppi e la…. Dama Bianca, Hitler e Eva Braun… Kennedy e Marilyn… Aristotele Socrate Onassis e Maria Callas, eppoi, per rimanere nell’ambito letterario,CHE PER DEFINIZIONE è … STRANO… Paul Verlaine e Arthur Rimbaud nonché Oscar Wilde e Alfred Douglas (le lettere però sono state pubblicate nel 1962…)

Tale storiografia è stata di recente modificata da una grande storia d’amore, ( diciamo grande perché, al contrario dei precedenti, si tratta di due persone grandi, grandi in età). Un messaggio d’amore, amore autentiko perché nato fra le interferenze internettistiche, cioè attraverso lo strumento di comunicazione della contemporaneità, condito e sublimato (non corrosivo…) con il PENSIERO OLISTICO in tutte le sue infinite sfaccettature come ambiente, natura, ritologia pagana, paganitas autentica, spiriti dei boschi, cristianesimo mistico e materialistico, incontro e fusione col pensiero indiano, sincretismi vari, opzioni naturaliste fino ad arrivare alla cura e guarigione di vacche da allevamento uso parmigiano….

Ecco perché abbiamo potuto apprezzare la presentazione di questo nuovo libro, Vita Senza Tempo, durante un incontro nella piccola ma graziosa sede della “trattoria” bio-vegetariana Zuccallegra di Bracciano, domenica scorsa 2 ottobre 2011.

CONSIGLIAMO A TUTTI I NOSTRI AMICI, DESIDEROSI DI CONOSCERE I RISVOLTI dei quali si sostanzia UN AMORE CONTEMPORANEO, anche dal punto di vista dell’età, (che dimostra che l’amore NON MUORE MAI, e ciò può valere per TUTTI) di collegarsi col sito del CIRCOLO VEGETARIANO VV.TT. e chiederne una copia… NON in omaggio… per carità!

Giorgio Vitali.

Per richieste libri: caterinareg@gmail.com – circolo.vegetariano@libero.it
http://www.circolovegetarianocalcata.it/contatti/

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