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Vegetarian Week a Calcata e Treia – Il Circolo vegetariano VV.TT. aderisce alla settimana mondiale del vegetarismo – Gli eventi previsti dall’1 al 7 ottobre 2010

category Eventi Paolo D'Arpini 18 agosto 2010

Come è già avvenuto lo scorso anno, in cui abbiamo organizzato una bella manifestazione all’Arancera di San Sisto a  Roma (http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=arancera+san+sisto), anche per l’edizione di quest’anno il Circolo vegetariano VV.TT. aderisce alla settimana mondiale del vegetarismo, prevista dall’1 al 7 ottobre 2010.

Ancora una volta parleremo e dimostreremo esempi  di Ecologia Profonda,  Alimentazione naturale e Spiritualità Laica e per il periodo fissato stiamo prevedendo una serie di appuntamenti su questi temi. Tanto per cominciare il 2 ottobre ricorre la nascita di Mohandas Karamchand Gandhi, nato in quel giorno del 1869. Qui vorrei ricordare che Gandhi fu preso a modello della Nonviolenza da Aldo Capitini che fondò sia il Movimento Nonviolento Italiano che l’Associazione Vegetariana Italiana, di cui il Circolo VV.TT. è un membro storico.  Durante l’intera  settimana vegetariana  è  prevista una narrazione di esempi di vita  semplice fatta a più voci.  Le  sessioni  sono previste nella sede storica del Circolo Vegetariano, a Calcata in via del Fontanile snc., e saranno curate (il sottoscritto assente) da Sofia Minkova e  Felix D’Arpini, nel mezzo di galline, capre, conigli ed altri animali. La santa coppia, assieme ai loro tre figli ed agli amici che vorranno partecipare, illustrerà anche un metodo di vita naturale ed anticonsumista, riconducibile al  Mahatma.

Per aderire e proporre iniziative: sofiaminkova@gmail.com – Tel. 0761/587200.

Nel frattempo il  3 ottobre 2010,   si terrà a Treia, nelle Marche, (il sottoscritto presente),  il secondo incontro dello stage gratuito sull’I Ching e sugli archetipi dello zodiaco cinese. L’appunatamento   è alle 10 di matttina  e la sessione si protrae ininterrotta sino alla sera. Il pranzo  conviviale sarà composto dal cibo vegetariano da ognuno portato. L’archetipo del mese corrente è quello del Cane e l’esagramma dell’I Ching  è  la Contemplazione.  Questo rappresernta   il  momento più sacro, quello del supremo raccoglimento interiore.  Così nella natura si osserva una sacra solennità nel ritmo con cui tutti gli eventi naturali procedono.  La contemplazione del senso divino del divenire cosmico conferisce a colui che è chiamato a influire sugli uomini i mezzi per esercitare gli stessi effetti.  Per farlo, è necessario un intenso raccoglimento, quale lo produce la contemplazione religiosa in uomini grandi e saldi nella fede.

Particolarmente cara mi è la celebrazione di San Francesco, patrono d’Italia e vegetariano antesignano, che ricorre il 4  ottobre, in cui sempre a Treia, si terrà  una recita di brani edificanti  tratti dai Fioretti di San Francesco. La recitazione sarà seguita da una condivisione del cibo vegetariano da ognuno portato.

Un esempio di narrazione: “Il devotissimo Francesco per il tanto pregare era divenuto quasi cieco e  sentì il bisogno di confidarsi con il frate Bernardo, suo primo discepolo,  così egli si recò nel suo eremitaggio. Ma il frate era raccolto in meditazione nella boscaglia e non udì il richiamo di Francesco che per tre volte consecutive l’aveva chiamato: “Vieni e parla a questo cieco!”. Visto che non otteneva risposta alcuna Francesco se ne partì alquanto sconsolato e dubbioso e si rivolse a Dio per sapere la ragione del silenzio con cui era stato accolto. Merntre così contemplava   ecco che udì la voce dell’Altissimo: “Oh omicciolo, di cosa sei turbato? Deve l’uomo lasciare Dio per la creatura? Frate Bernardo quando tu lo chiamasti era congiunto meco e non poteva  rispondere né venire a te”.

Avuta questa rivelazione immediatamente Francesco tornò all’eremo di Bernardo e trovatolo per strada gli raccontò i fatti e poi gli disse: “Io ti ordino per santa obbedienza che tu faccia querl che io ti comanderò”. Al che Bernardo, che conosceva l’umiltà di Francesco temendo che troppo si sottomettesse a sua volta gli disse.”Io sono pronto a rispettare la  tua obbedienza se  mi prometti di fare altrettanto”.

Così averndo entrambi promesso ecco che Francesco  si gettò a terra ed ordinò a Bernardo:  “Poggia un piede sulla mia testa ed uno sul mio collo ed apostrofami in questo modo ‘giaci, villano, figlio di Pietro Bernardone,  da dove viene a te tanta superbia che sei una vilissima creatura…”. Bernardo soddisfece la richiesta con la maggiore gentilezza possibile e poi a sua volta chiese a Francesco: “Ed  ora per santa obbedienza domando che tu ogni volta che stiamo insieme mi riprenda per tutti miei difetti…” (continua)….

Gli aspiranti partecipanti sono pregati di contattare: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293

Paolo D’Arpini

 

 

Altro articolo sulla Settimana Vegetariana:

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2010/08/04/settimana-vegetariana-mondiale-dal-1-al-7-ottobre-2010-%e2%80%93-modalita-di-partecipazione-ed-adesioni/

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Rete Bioregionale Italiana: “Come uscire dall’empasse.. con la buona volontà… e con l’amore” di Teodoro Margarita e Antonella Pedicelli

Cari amici,

preso dai lavori nell’orto, dalla sistemazione di questo piccolo appezzamento di terra che ho acquistato, non ho capito subito di che cosa si stesse parlando. Si tratta di persone che mi sono care e che lasciano un contesto più ampio , di cui anch’io sento intimamente di far parte, quante volte Giuseppe è stato ospite delle nostre manifestazioni e spesso, da anni, miei interventi vengono pubblicati sul bollettino della Rete.

Mi pare di muovermi come un elefante in una cristalleria: come mi muovo ho paura di urtare qualcuno. Si parla di madre Terra, di Gaia, di ecologia profonda, di chi ha capito o non capito, di chi ha letto o non letto o letto male cosa…

Quest’inverno, qui in Vallassina, nel Comasco, noi, quattro gatti, salvatori di semi di Civiltà Contadina, abbiamo fatto il gran salto e deciso di uscire da noi stessi: era minacciata la costruzione di un supermercato in un’area meravigliosa accanto ad una cascata bellissima, uno degli ultimi luoghi puliti lungo il Lambro.

Abbiamo scelto di allearci con chi ci stava: ecologisti, gruppo consiliare di minoranza, per inciso : Lega Nord, ed è successo che con le nostre idee, il nostro spirito di ricerca ed aggregazione, beh, abbiamo vinto. Se fossimo rimasti da soli, belli e puri, incontaminati, avremmo visto sorgere non uno ma due supermercati.

In Germania ho appreso che nel movimento si può e si deve convivere ciascuno con la propria anima: a Gorleben ho visto autonomi fracassare recinzione del nuovo, previsto deposito di scorie nucleari ed anziani del posto che non battevano ciglio, i Gruenen che trattenevano i poliziotti in conciliaboli intanto che i militanti duri smantellavano tutto. Chiaramente erano d’accordo, Cappucci neri e Girasoli, unico il fine: NO alla centrale.

Ora, vengo a noi, la Rete. Qualcuno si offenderà, e me ne spiace e mi scuso, ma mi sembra che si discuta sul sesso degli angeli mentre, esattamente così a Costantinopoli, i Turchi davano la scalata alle mura.

Tutti morti, i combattenti ed i filosofi: possibile che si trovi il modo di litigare anche nelle aggregazioni più piccole? Darei non so che per avere come vicini di casa sia gli uni, Giuseppe, che gli altri, Stefano: sono convinto che darebbero una mano nell’orto ed io la darei a loro, convinto che sarebbero stati al nostro fianco contro gli speculatori ed arraffatori edili.

Non riesco ad entusiasmarmi per “i libri” in quanto tali, mia madre era analfabeta e poteva dare punti a parecchi in quanto a rispetto per l’acqua, per la terra: le persone, prima di tutto.

Vi abbraccio tutti quanti e spero si riesca a ricomporre questa frattura. Sto lavorando affinché questo luogo antico che abito possa, in futuro, anche ospitare incontri della Rete, sperando essa esista ancora. Esisteranno sempre persone che vogliono bene alla Terra, che amano lo scorrere dei fiumi e non disdegnano di utilizzarne l’acqua , piccole pompe idrauliche a mano, per irrigare campi, per pomodori d’estate e bei cavoli d’inverno.

Teodoro Margarita

Da Cranno, Asso (CO)  Buona estate a tutti.

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Ho avuto un sogno… caro Paolo..

A questo punto sono io che scrivo a te, per raccontarti il sogno di questa notte, che, forse, più che un “sogno” potrei classificare come “incubo”..tutto ha inizio con la lettura nel Giornaletto dei recenti interventi, tuoi e di altre persone, ben note ai lettori di “Saul”, in merito alla questione del bioregionalismo! Ho sognato me stessa nei panni di una bambina che piangeva in modo disperato a causa della tua polemica nei confronti di Giuseppe Moretti e di  Etain Addey, per la loro fuoriuscita “ideologica” dalla Rete del bioregionalismo…..

Tu urlavi tantissimo e inveivi contro queste persone in modo forte e determinato, direi quasi spietato. Io ti guardavo e, non potendo fermarti, piangevo, perché mi faceva star male questo tuo atteggiamento. In effetti, leggendo i vostri “botta e risposta”, mi sono detta francamente “non sono affari miei”, ma ti confesso che mi ha scocciato tantissimo leggere le vostre personali e “colorite”considerazioni..vuoi la verità (senza però “volermene”?), mi siete sembrati dei bambini che si attaccano al “capello”..ma insomma, possibile che, dopo fiumi e fiumi di parole, belle iniziative, meditazioni, canti, lodi e chissà quanto altro..  possibile che ancora si possa covare dentro tanta “rabbia”? Tanto veleno??

Io mi sento una povera e piccola ignorante davanti a voi..so di non sapere nulla di bioregionalismo e di tutte le vostre meravigliose battaglie in questo ambito, ma proprio per questo…la mia risposta istintiva è stata così “dolorosa”.

E’ l’atteggiamento che mi ha colpita Paolo, il vostro “ferirvi” reciprocamente a suon di “belle” parole.

Ti ho raccontato le mie sensazioni, perché il sogno di questa notte è stato forte e perché percepisco una rabbia altrettanto intensa nei vostri rapporti. Non è questo che vi si chiede, in qualunque contesto voi vi troviate ad operare!

Vi  chiedo, anche contro ogni volontà, di far trasparire all’esterno quella pace vera che andate “predicando” ..altrimenti è tutto “perso” e le nuove generazioni si troveranno ancora una volta a pagare il conto di “situazioni non risolte”.

La bambina del mio sogno non aveva schemi e sovrastrutture…….

Grazie per avermi ascoltata…. volevo, ripeto, mantenermi estranea a tutto ciò, ma poi, in un modo o nell’altro, qualcosa mi spinge a “parlare”..e questo è quanto! Un caro saluto a te, ad Etain (di cui mi hai sempre parlato benissimo e bada bene che ho un’ottima memoria) ed a Giuseppe Moretti, che non conosco!

Vi voglio bene Paolo.. l’amore “scioglie” tutto. Puoi pubblicare la letterina e spero che il cuore di tutti sia, ora e sempre, …sereno!

Un forte abbraccio e grazie per “l’accogliere”. 

Antonella Pedicelli

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Mio commento: “Concordo!” (Paolo D’Arpini)

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Rete Bioregionale Italiana: Il vero senso dell’Ecologia Profonda e la fuoriuscita ideologica di alcuni membri rinunciatari… Etain Addey, Giuseppe Moretti, ….

Ante scriptum

Prendo atto con rammarico che Giuseppe Moretti, uno dei fondatori storici della Rete Bioregionale Italiana, accompagnato da Etain Addey in questa sua decisione, ha optato per l’uscita dal contesto della Rete.

L’ideologia è una brutta malattia dello spirito, pensare che si possa entrare od uscire dal contesto della vita e dell’ecologia profonda,  solo per alcune differenze ideologiche,  è fuorviante e fallace… Stabilire in anticipo le linee guida di un percorso  inconoscibile e sorprendente  –com’è la vita stessa- e ritenere che le indicazioni contenute in qualche libretto siamo più utili  che l’esperienza  è un’assunzione che denota chiusura mentale e incapacità di adattamento…

Non ho mai apprezzato, da vero laico, né i “libricini di Mao..”, né i vangeli, le bibbie od i corani e nemmeno le scritture “filosofiche” di chi “presuppone” di aver compreso… La vita è un mistero indescrivibile che può essere solo vissuta –e questa secondo me è la chiave dell’ecologia profonda, non certo un’etichetta… ma un coraggio per affrontare le contingenze armonizzandosi ad esse e rispondendo di volta in volta con l’opportuna soluzione in sintonia con la continuità dell’esistenza.   Persino Gary Snyder ebbe il coraggio di chiamarlo “il grande flusso”… Ma a quanto pare per Giuseppe Moretti ed Etain Addey si tratta di un “semplice rigagnolo…”.

Bonne chance a tout le monde! Paolo D’Arpini

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Scambio di corrispondenza:

Cari tutti, ho apprezzato la generosità con cui molti di voi stanno cercando di rendere il prossimo incontro della Rete ricco di spunti di discussione e di iniziative, indubbiamente un segno di partecipazione e di vitalità, di cui c’è indubbiamente da rallegrarsi. Detto questo però, non posso fare a meno di constatare come da parte di Stefano (spalleggiato da Paolo) si continui indefessamente a proporre i temi che di fatto hanno portato a questo momento di crisi. Temi di tutto rispetto, e ci mancherebbe!

Non siamo forse noi che abbiamo rilanciato l’idea bioregionale in Italia, dopo che quelli di AAM l’avevano abbandonata? Non siamo forse noi che abbiamo insistentemente proposto che l’ecologia deve essere profonda, fino ad assurgerla come linea guida per il Manifesto della Rete? Tutto questo è ironico e mi si permetta deprimente.

Abbiamo avuto il grande piacere di aver avuto tra noi i massimi esponenti di queste correnti di pensiero. Li avete mai sentiti dire che per essere buoni bioregionalisti o perfetti ecologisti profondi bisogna convertire il mondo al vegetarianesimo o che dobbiamo disseppelire il culto della Grande Dea dell’antica Europa? Io stesso sono stato ospite da loro e ho partecipato ai loro incontri, seduto ai loro tavoli e ringraziato le mani che avevano preparato il cibo che stavamo per mangiare e ringraziato il mondo non-umano che si era donato, animale o vegetale che fosse.

Non è negli obiettivi del bioregionalismo e dell’ecologia profonda recuperare noi stessi nell’ampio cerchio della vita? E ancora, che “cerchio” di eguali sarebbe se una specie dice che una è meglio dell’altra?

E dico ancora di più, il Movimento bioregionale è come una grande famiglia che abbraccia tutti: contadini, ecologisti sociali, raccoglitori di semi antichi, artisti, poeti, vegetariani, vegani, femministe, movimenti per i diritti civili, terzo mondo, quarto mondo, animalisti, politeisti, buddhisti, cattolici, scienziati, operai, insegnanti, casalinghe, artigiani…e poi tutti gli altri. Nessuno escluso, che in questo mondo si battono per un mondo migliore per le generazioni future e per tutte le creature della Terra, nessuna esclusa.

Vorrei chiedere a Stefano e Paolo – visto che parlate in continuazione di ecologia profonda – ma l’aveto mai letto il libro “Ecologia Profonda” di Bill Devall e George Sessions (il libro che in pratica ha lanciato, in sintonia con Arne Neass, questa filosofia nel mondo, Ed. Gruppo Abele, 1989)? Orbene, se l’aveste letto, a pag. 63 e seguenti, si annoverano proprio (tra gli altri) il movimento vegetariano e quello per i diritti degli animali tra le “risposte riformiste” e quindi antropocentriche, ai problemi ecologici del pianeta. Attenzione, non si sta dicendo che le scelte e il lavoro di tutte queste persone non sia valido, tutt’altro, ma, l’ecologia profonda è un’altra cosa!

Bene, non mi dilungo oltre perché oramai mi sono convinto: siete un caso senza speranza! Ed è proprio per essere giunto a questa conclusione che ho maturato la decisione di uscire dalla Rete Bioregionale. Sì, esco perché non vedo altro modo per risolvere la situazione e, ancor di più, perché non posso assistere a questo impantanamento in diatribe bambinesche che non fanno altro che svilire il messaggio bioregionale e distogliere energia dal “vero lavoro che c’è da fare”.

Ora, mi rivolgo agli altri perché vi voglio abbracciare tutti e ringraziarvi per i bei momenti passati insieme, i tanti chilometri fatti per raggiungere i luoghi degli incontri (ho sempre in mente Gigi e Elena sulla strada per Avalon, a piedi,  sacco in spalla e la loro contentezza e sollievo quando ci hanno visti arrivare) e per l’impegno che ognuno di voi ha dato per diffondere la consapevolezza bioregionale nel nostro paese.

Grazie…. e forse arrivederci. Comunque sia io vado avanti.

Giuseppe Moretti

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Cari amici.

Esco dalla Rete con grande rammarico: spero di collaborare in futuro con chi sento in sintonia con la visione dell’ecologia profonda. Un abbraccio, Etain Addey

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Caro Giuseppe Moretti, come ho scritto ad Etain… non capisco tutto questo uscire dalla rete..in questi mesi il gruppo originario della rete è quasi completamente uscito.. ed oggi tocca a te ed Etain… non capisco.

La rete è composta da noi… noi siamo ciò che siamo e la rete è ciò che siamo noi…se la rete accoglie include tutti.. perché voi andate via… e dove andate se la rete include tutti? Perché questo contrasto con Stefano e Paolo?   I loro contenuti sono giusti ma la loro personalità è esaltata, stravolta … e me ne dispiace tanto… ma non credo che l’ecologia profonda sia una religione dogmatica  ed il libro che tu citi ne sia la bibbia tanto da dire che a pag 63 etc… io dissento su queste osservazioni sul vegetarismo….

la realtà è ben oltre l’ecologia profonda..è quella realtà che ha manifesto il mondo selvatico naturale primievo in cui tutti gli esseri si nutrivano unicamente dei frutti e semi delle piante (vedi genesi, vedi i veda, vedi gli hopi, etc..).. il decadimento della coscienza umana  ha prodotto lo sconquasso in cui viviamo e ce lo raccontano i miti di tutti i popoli.

Tutti gli esseri sono della stessa essenza spirituale,ma ogni forma vivente ha un compito diverso per il risveglio spirituale dell’universo.  la specie umana è il ponte arcobaleno (pontefice massimo)tra il cielo e la terra,tra le speci minerali-vegetali-animali e le specie sottili energie cosmiche- angeli (o dei-dee) -divinità…ignorare questo è ignorare gli insegnamenti dei saggi di tutte le tradizioni.il cantico di messer lo frate sole di san Francesco o l’inno vedico “purusha shukta” sono i veri manifesti dell’ecologia profonda e del bioregionalismo!..vegetarismo:ogni specie ha il suo alimento specifico.. gli esseri umani sono frugrivori o frugivori

(vedi Angela Cattro, natura nutrice universale e tanti altri) e non onnivori… Snyder interpreta lo zen a modo suo…nel chan e zen il vegetarismo è tra i precetti e le pratiche basilari dell’amorevole compassione verso tutti gli esseri viventi…anche gli amerindiani lo sanno e nei miti dicono che sono diventati cacciatori dopo le glaciazioni,ma che l’uomo nasce vegetariano!

Ho scritto ieri una lettera a Jackeline chiedendole di girarla a tutti…ti chiedo se gentilmente puoi far girare la presente perché non lo so fare e credo sia importante che gli altri conoscano la mia visione.

Mi dispiace che state andando via dalla rete,mi dispiace che Paolo e Stefano siano così autoesaltati da non vedere le assurdità  dei loro discorsi…. ma mi chiedo: e se tutto questo è la volontà del bioregionalismo di cambiare forma e modalità espressive?

All’inizio la visione bioregionalista prese la forma di aamterranuova..poi la lasciò…dopo riapparve nella forma della retebioregionaleitaliana…ed ora-avendo esaurito il compito-la visione bioregionale lascia rete per manifestarsi in una nuova forma..

La visione è sempre la stessa ma le forme mutano affinché la visione possa esprimersi sempre meglio….

quindi invece di lasciare, perché non sintonizzarsi con la visione ed ascoltare quale forma vuole manifestare e così collaborare con lei per il beneficio di tutti gli esseri? Invece di rimanere cristallizzate nelle vecchie forme?

Abbiamo fatto un ottimo lavoro… tutti fratelli e sorelle meravigliose..non insozziamo con il litigio le belle immagini..abbiamo il coraggio di lasciarle sfumare come nubi nel cielo e nudi tessere insieme nuovi vesti di manifestazioni

Caro Giuseppe sai quanto ti stimo e ti amo e per questo sono schietto e vero con te…vi saluto tutti con queste parole del maestro Morya: L’alba di un nuovo giorno si leva sulla terra/quest’ora non è una corrente ma un vortice/ogni mondo personale riflette il cielo in fiamme per il fuoco che divora le vecchie forme/la saggezza del creatore è profezia di un nuovo mondo/distruggendo egli crea!

                                          con PACE GIOIA FORZA AMORE

                                                             nella Madre TERRA  vostro fratellino gino-cavallo-di-vento-acquadimedicina

                                                                         MITAKUE OYASIN   OM TAT SAT

……………………….

Cari amici e amiche della Rete,

una precisazione con le parole di Arne Naess e una citazione dal famoso libro (anche per Gino di cui ho comunque apprezzato l’intervento, non mi sento ovviamente un esaltato…) per chiarire il mio impegno:

(Intervista ad Arne Naess)

“Quello che l’Ecologia Profonda propone è dunque un mutamento di mentalità e un cambiamento radicale dello stile di vita: il mutamento di mentalità consiste nella transizione a un atteggiamento più egualitario verso la vita e le forme di vita sulla terra.”

Gli otto punti dell’ecologia del profondo

(Tratto da Bill Devall, George Sessions, Ecologia Profonda. Vivere come se la natura fosse importante, Edizioni Gruppo Abele, 1989)

1. Il benessere e la prosperità della vita umana e non umana sulla Terra hanno valore per se stesse. Questi valori sono indipendenti dall’utilità che il mondo non umano può avere per l’uomo.

2. La ricchezza e la diversità delle forme di vita contribuiscono alla realizzazione di questi valori e sono inoltre valori in sé.

3. Gli uomini non hanno alcun diritto di impoverire questa ricchezza e diversità a meno che non debbano soddisfare esigenze vitali.

4. La prosperità della vita e delle culture umane è compatibile con una sostanziale diminuzione della popolazione umana: la prosperità della vita non umana esige tale diminuzione.

5. L’attuale interferenza dell’uomo nel mondo non umano è eccessiva e la situazione sta peggiorando progressivamente.

6. Di conseguenza le scelte collettive devono essere cambiate. Queste scelte influenzano le strutture ideologiche, tecnologiche ed economiche fondamentali. Lo stato delle cose che ne risulterà sarà profondamente diverso da quello attuale.

7. Il mutamento ideologico consiste principalmente nell’apprezzamento della qualità della vita come valore intrinseco piuttosto che nell’adesione a un tenore di vita sempre più alto. Dovrà essere chiara la differenza tra ciò che è grande qualitativamente e ciò che lo è quantitativamente.

8. Chi condivide i punti precedenti è obbligato, direttamente o indirettamente, a tentare di attuare i cambiamenti necessari.

Stefano Panzarasa

………………………

Cari amiche – amici, direi menomale! Menomale che un’esperienza giunge alla sua conclusione  permettendo ad altre di progettarsi. Al punto morto ci si era arrivati da tempo, e la Rete si trascinava tra personalismi, ego grandi come montagne, ripetizione di esperienze. Non mi dilungo e preferisco pensare a intelligenze, sensibilità e pratiche condivise. Il Bioregionalismo non è e non può essere una coperta che ciascuno tira dalla sua parte, neanche un marchio personale di copyrait… io sono per il creative commons.
Dato che sono “molto felice” perchè oggi finalmente abbiamo concluso il trasloco e viviamo(tutta la nostra grande famiglia) in un posto stupendo,  mi sento pervaso da energie polifoniche…il mio personalissimo “bioregionalismo” ricomincia da oggi con entusiasmo e umiltà. Ma il periodo delle “tabelline” per mio conto è conclluso ed è ora di affrontare i logaritmi della vita.Non cito nulla ma consiglio vivamente la lettura di “La vita segreta delle piante” di Peter Tompkins e Cristopher Bird … il dolore del mondo vegetale.
Spero che chi ha deciso di concludere il proprio percorso nella Rete Bioregionale Italiana ( pure io lascio) abbia voglia ed energie per una nuova utopia collettiva.
Buon cammino ovunque ci porti!
Pontiroli Renato

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Caro Paolo…

Mi viene in mente un’altra cosa: non è GIUSTO e non è UTILE discutere di queste cose per mail, senza guardarsi in faccia…. finché si è tutti d’accordo e si “chiacchiera” va bene, ma quando c’è di mezzo la sopravvivenza di un ideale comune con mille sfaccettature, no.

Si sia nel torto o nella ragione, se un torto o una ragione ci fossero.

E’ come lasciare un fidanzato/a per un’incomprensione per sms!

Ma ognuno ha il suo modo di essere e la sua testa e la usa come può. Mi viene in mente il discorso che mi facevi ieri e stanotte sui pazzi….

Caterina Regazzi

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“Nella Tuscia… a piedi, in bicicletta, a cavallo….” – Il turismo ecosostenibile secondo Paolo D’Arpini

Rimane celebre nella storia del turismo lento la calata a Calcata di Etain Addey che nel  2005 da Gubbio se ne venne a piedi  al Circolo vegetariano VV.TT.  impiegando appena quattro giorni di viaggio.. (http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/07/05/racconto-di-quando-fui-bacchettato-dalla-sciamana-etain-addey-e-come-appresi-ad-amarla-luglio-2009-il-25-vado-a-pratale-il-26-torno-a-calcata/).

Certo non tutti avrebbero quella forza e quel coraggio, c’è inoltre da dire che Etain si lamentò di non aver trovato nessuna locanda aperta nei paesini visitati, essendo ormai  gli alberghi  posti  solo  in  centri grandi  prettamente raggiungibili in macchina (ivi compresi gli eventuali agriturismi che son tutti fuori mano). In verità le vecchie locande ed alberghetti  nei vari centri della Tuscia sono stati chiusi proprio con l’avvento del turismo veloce e di massa…

Tempo fa lanciai comunque l’dea di poter almeno visitare Viterbo, partendo a dorso d’asino e percorrendo stradine periferiche. Avvenne in occasione della visita di Ratzinger nella Città dei papi (http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/04/21/d%e2%80%99arpini-ri-visita-viterbo-il-4-settembre-2009-%e2%80%93-comunicato-stampa ).  Lo stesso percorso è agibile anche in bicicletta e, perché no, anche a piedi. Vorrei qui ri-proporre una passeggiata per la festa di Santa Rosa a settembre:  “Da Roma a Viterbo, tutto a piedi?…” Magari… e la chiamerei anche “…ricordo della Tuscia antica”, ma non volendo  sembrare  proprio un oltranzista si può pensare anche ad un turismo con mezzi condivisi..

Tempo fa, ad esempio,  l’esperimento del turismo lento e sostenibile fu anche tentato in Sabina. Si chiamava  “Discovering Sabina” proposta avanzata da una serie di comuni in vista di un finanziamento europeo destinato al turismo a basso impatto sui loro territori. Qui da noi, in Tuscia, possiamo pensare  all´albergo diffuso, ai sentieri a piedi e in bici, alle visite archeologiche, alla navigazione del Tevere, alla riscoperta dei prodotti locali, al ruolo multifunzionale del´agricoltura e del turismo rurale.

Insomma un turismo ad impatto zero e persino  “a basso costo”, non il low cost  mortifero dell’aeroporto che si vorrebbe costruire a Viterbo.  

Perché andare a cercare turisti  all´altro capo del mondo quando c´è un bacino di turisti italiani (in questo caso romani) da coinvolgere? Turisti che magari se ne vanno a vedere colline, laghi, mari, bellezze archeologiche all´altro capo del mondo  e non conoscono le bellezze di casa nostra.

Ed il  viaggio eco-sostenibile può anche essere eco-solidale, per la condivisione dei mezzi sia privati che pubblici. Un viaggio che localmente potrà  essere comunitario e poco impattante.. Non è il  danno eco-sociale del “low cost” aereo superiore ai vantaggi visto che gli effetti del riscaldamento climatico ricadono sui più poveri? Non è meglio che si sviluppi anche da noi un turismo sostenibile senza aerei fatto dagli autoctoni, che potranno scoprire migliaia di luoghi d´incanto raggiungibili facilmente  in treno o pulman o traghetto (penso a Civitavecchia ovviamente)?

In Inghilterra esiste un sito apposito che suggerisce agli inglesi come arrivare in diversi luoghi senza aereo né auto, “anche se pensavate che non fosse possibile”. E poi fermarsi di più in un luogo, invece di saltellare qui e là. .

In sintonia con  il bioregionalismo si pone quindi il consiglio  del viaggio lento,  e spero  che all’incontro organizzato da Simonetta Badini sul turismo eco-sotenibile, previsto in settembre a Viterbo,  si  possa parlare di ecologia profonda e bioregionalismo. Anticipando così il discorso che si terrà a Monte Rufeno (Acquapendente) alla fine di ottobre 2010,  in occasione del prossimo appuntamento della Rete Bioregionale Italiana, al quale siete tutti invitati. Sarà un incontro conviviale, in cui esprimere  anche varie forme di spiritualità naturale: la poesia, la musica arcaica, le storie di vita…

Paolo D’Arpini

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Spilamberto: “Osservando lo scorrere dell’acqua…. aspettando l’anima gemella” – Incontro sulle rive del fiume Panaro, martedì 6 luglio 2010

“Stretto é il sentiero dell’amore…  due non ci stanno!” (Sant Kabir)

“L’amore non può essere violenza..” (Saul Arpino)

Festa dell’incontro fra l’uomo e l’ambiente, fra il femminile ed il maschile.  Un progetto semplice  per  vivere  valori umani ricreando un tessuto sociale. L’iniziativa per contrastare ed allontanare lo spettro dell’indifferenza  viene presa  da alcune  donne ed uomini che si riconoscono nell’Umano. Madri e padri, ragazze e giovanotti, sagge donne ed uomini di mezz’età. L’idea  è quella del “incontrarsi” nella natura  per scambiarsi doni di propria creazione: disegni e sculturine, cestini con frutta selvatica, sassi tondi e colorati, vino e panini con formaggio, poesie d’amore e solidarietà spicciola. Tutto questo ed altro ancora potremo offrire e ricevere durante la manifestazione in cui non mancheranno momenti giocosi. Insomma, andiamo alla ricerca dell’anima gemella…. 

Ma l’aprirsi all’altro è solo il riflesso di quello che accettiamo in noi stessi. Questo rito  si svolge a Spilamberto in una calda serata feriale, il 6 luglio 2010, giorno in cui si commemora Santa Maria Goretti.

Sarà un “rispecchiarsi in movimento” per trovare sinergie e humus per una vivibilità sociale ed ecologica, durante un  picnic serale al Fiume Panaro che termina con una meditazione collettiva. Un momento per riflettere sull’esposizione che noi facciamo di noi stessi.  Corrisponde veramente alla verità interna, possiamo veramente ritenerci pronti di incontrare l’anima gemella, che a questo punto corrisponde esattamente al proprio Sé?  In questo interrogarsi ci sono gli elementi della spiritualità laica e dell’ecologia profonda.

……….

Programma:

Martedì 6 luglio 2010 – Spilamberto (Modena)

h. 18.30 – Appuntamento alle chiuse del fiume Panaro. Discesa al greto sulla spiaggetta degli innamorati. Semplicità di approccio, per ritrovare noi stessi nell’altro. Per capire che l’amore non può mai essere violenza.

h. 19.00 – Giro di condivisione archetipale e delle congiunzioni elementali di ognuno dei partecipanti e condivisione del cibo vegetariano da ognuno portato

h. 20.00 – Meditazione davanti al fuoco.

La manifestazione é gratuita, la prenotazione necessaria.

Informazioni e prenotazioni:

Paolo D’Arpini: circolovegetariano@gmail.com

Caterina Regazzi – caterinareg@gmail.com

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