USA: “Excusatio non petita, accusatio manifesta…” – Pronti a sparare contro Russia e Cina, per primi!

Ci viene detto che il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (INF), firmato nel 1987 tra Stati Uniti e Unione Sovietica, si basava su affermazioni secondo cui la Russia l’avrebbe violato. Mentre continuiamo ad aspettare che Washington fornisca prove di tali affermazioni, gli Stati Uniti ammettevano di aver già iniziato a sviluppare missili che violavano il trattato. Un articolo di Defense One del febbraio 2018, intitolato “Il Pentagono conferma che sviluppa un missile da crociera nucleare per contrastare quello russo”, ammise che: “L’esercito nordamericano sviluppa un missile da crociera a raggio intermedio lanciato da terra per contrastare un’arma russa simile il cui dispiegamento viola il trattato di controllo degli armamenti tra Mosca e Washington, secondo funzionari statunitensi.

I funzionari riconoscevano che il missile nordamericano ancora in fase di sviluppo, se dispiegato, violerà il Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio”. Proprio come fecero gli Stati Uniti quando abbandonarono unilateralmente il Trattato sui missili antibalistici del 1972 nel 2002, l’obiettivo è accusare la Russia con provocazioni, altrimenti indifendibili, contro Mosca. Ad esempio, dopo che gli Stati Uniti abbandonarono il Trattato ABM nel 2002, gli Stati Uniti schierarono sistemi antimissile in Europa. Ma se la Russia è il problema, perché gli Stati Uniti iniziavano a schierare missili simili in Asia? L’obiettivo di Washington di bloccare i concorrenti ovunque è al centro di queste violazioni di trattato seriali, non di qualche “violazione” da parte di Mosca.

Che gli Stati Uniti abbiano sviluppato missili che avrebbero senza dubbio violato il Trattato INF prima di accusare la Russia di tali violazioni, è un indicazione delle vere intenzioni di Washington. Un altro è il fatto che Washington si affretta a circondare la Cina con sistemi missilistici difensivi e offensivi. La Cina non firmò né il Trattato ABM né il Trattato INF. I suoi missili sono schierati rigorosamente nel proprio territorio senza che Pechino abbia in programma di dispiegarli altrove. L’unica minaccia che pongono è a qualsiasi nazione decida di entrare in guerra con la Cina, nel o presso il territorio cinese. Il comportamento di Washington col Trattato INF indica che sua intenzione era violarlo, creando la stessa precaria crisi in Asia che il trattato cercava di impedire in Europa. Il New York Times nel suo articolo, “Gli Stati Uniti pongono fine al trattato sui missili della guerra fredda coll’obiettivo di contrastare la Cina”, spiegava: “Gli Stati Uniti hanno posto fine a un importante trattato della guerra fredda, l’accordo sulle forze nucleari intermedie, e già programmano di testare una nuova classe di missili entro la fine dell’estate. Ma è improbabile che i nuovi missili vengano schierati per contrastare l’altra potenza nucleare del trattato, la Russia, che gli Stati Uniti accusavano da anni in violazione dell’accordo.

Invece, i primi schieramenti saranno probabilmente destinati a contrastare la Cina, che ha un imponente arsenale missilistico ed è ora vista come rivale strategico a lungo termine e molto più formidabile della Russia. Le mosse di Washington suscitano preoccupazione per il fatto che potrebbero precipitare una nuova corsa agli armamenti, soprattutto perché l’unico importante trattato di controllo degli armamenti con la Russia, molto più grande chiamato New START, appare estinguersi, difficilmente rinnovato quando scadrà tra meno di due anni”. Qui, il NYT ammetteva che, nonostante Washington affermi che Mosca violasse il Trattato INF, le stesse azioni indicavano che era Washington ben intenzionata a violarlo, non solo per minacciare la Russia, ma anche la Cina. Dopo mesi di accusa alla Russia di aver minato il Trattato INF, lo stesso NYT rivelava che fu Washington a trarne vantaggio, e in particolare contro la Cina: “… l’amministrazione ha sostenuto che la Cina è uno dei motivi per cui Trump ha deciso di uscire dal trattato INF. La maggior parte degli esperti ora valuta che la Cina abbia l’arsenale missilistico convenzionale più avanzato al mondo, basato nel continente. Quando il trattato entrò in vigore nel 1987, la flotta missilistica cinese fu giudicata talmente rudimentale da non essere nemmeno considerata”. La prospettiva che gli Stati Uniti firmino un nuovo trattato con Russia o Cina (o entrambi) è inesistente. L’articolo di NYT riportava che: “Funzionari cinesi hanno anche ostacolato qualsiasi tentativo di limitare i missili con un nuovo trattato, sostenendo che gli arsenali nucleari di Stati Uniti e Russia sono molto più grandi e letali”. Il NYT non menzionava l’altro, e forse fattore più importante che impedisce a Pechino di firmare qualsiasi trattato con Washington, che ha già dimostrato categoricamente di essere inaffidabile. Ha appena abbandonato il Trattato INF con la scusa di bugie deliberate contro la Russia mentre Washington da sempre sviluppava missili che prevedeva di dispiegare in tutto il mondo contro Russia e Cina.

Mentre la Guerra Fredda è ricordata come periodo precario, era un momento in cui accordi come i trattati ABM e INF non erano solo possibili, ma erano firmati e per la maggior parte seguiti dalle due potenze globali che potevano concordare un equilibrio inquieto globale preferibile alla guerra (nucleare o no) tra i due. Durante la Guerra Fredda, Washington credeva non solo di mantenere quell’equilibrio di potere, ma infine di rovesciarlo a suo favore, risultando nell’egemonia globale. Il crollo dell’Unione Sovietica e l’invasione nordamericana dell’Iraq sembravano certamente provare che tale mentalità fosse giusta. Ma la finestra si stava già chiudendo sulla creazione di un ordine internazionale indiscusso guidato dagli Stati Uniti. Oggi Russia, Cina e numerose altre potenze regionali e globali emergenti hanno quasi assicurato che l’egemonia degli Stati Uniti non sia più un obiettivo geopolitico praticabile. La fiducia che ha permesso agli Stati Uniti di firmare trattati precedenti e di rispettarli insieme ai sovietici non esiste più. Oggi viviamo in un mondo in cui gli Stati Uniti sono un enorme pericolo per la pace e la sicurezza globali. L’incapacità dei trattati di resistere, possibili durante i tempi tesi della guerra fredda, ci porta in un territorio inesplorato e pericoloso.

Solo il tempo dirà se Mosca e Pechino troveranno altri meccanismi per evitare una corsa agli armamenti pericolosa e dispendiosa poiché gli Stati Uniti testardi non solo si rifiutano di andarsene, ma insistono nel portare armi incredibilmente pericolose che distruggeranno non gli Stati Uniti ma le nazioni di Europa ed Asia orientale, se la disperazione di Washington dovesse progredire ulteriormente, nonostante il suo potere globale in via di estinzione.

Gunnar Ulson, analista e autore geopolitico di New York.

Fonte: http://landdestroyer.blogspot.com/2019/08/us-leaves-inf-because-russia-but-points.html
Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Scrive Marco Bracci a commento dell’articolo: “Trattati, violazione di trattati, ripensamenti, modifiche, nuovi trattati…. secondo me è tutta una manfrina, in attesa che tutto sia pronto per il grande botto. A proposito, proprio ieri ho utilizzato il grande svincolo sulla Livorno-Genova appena aperto a pro di Campo Derby, la base americana, a 500 metri dal suo ingresso. A cosa serve, visto che è a 5 km dall’inizio dell’autostrada e a 5 dallo svincolo di Pisa Aeroporto? Solo a una cosa, a rendere più agevoli e veloci i movimenti di forze armate dal campo al porto di Livorno e all’aeroporto di Pisa, in vista di possibili utilizzi anche oltre frontiera. Quindi, tornando all’inizio, questi trattati servono solo a tenere la gente tranquilla, mentre altrove si trama, più o meno sottobanco, per raggiungere lo scopo: la 3a guerra mondiale, e, quando tutto sarà pronto, provocare il “casus belli”. Fra più o meno 10 anni, dopo che sarà avvenuta la ripresa economica mondiale come non se ne è mai viste nella storia umana. Ripresa che è alle porte, infatti il suo inizio sarà nelle prossime settimane o, al massimo, entro l’anno. Cordiali saluti, Marco Bracci”

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