Spilamberto, 2 marzo 2014, primarie PD… e come fu che imparai ad amare Daniela Barozzi

Il 2 marzo 2014, Primarie PD a Spilamberto. si sceglie fra Daniela Barozzi e Umberto Costantini, candidati sindaco della coalizione di Centro-sinistra.

Ormai alcuni mesi fa mi sono avvicinata a queste primarie all’interno della coalizione di centro-sinistra per l’elezione del Sindaco, nel paese dove vivo ormai dal 2000 (e lavoro dal 1989), ma con una certa titubanza. Infatti, da tempo, sia alle amministrative che alle politiche avevo sempre votato per “altri” , pur rimanendo sempre, secondo me, nella sinistra.

Ebbi un approccio indiretto anni fa con Daniela Barozzi, quando io ed il mio compagno, Paolo D’Arpini, andammo a proporre all’ufficio cultura di cui Daniela è assessore, di organizzare nella biblioteca di Spilamberto alcune serate di presentazione della cultura cinese classica (Confucianesimo, Taoismo e Buddhismo), e sul Libro dei Mutamenti. Un tema questo da Paolo approfondito in anni di studio e di riscontri esperienziali. Inoltre proponemmo una recita, da farsi nel cortile della biblioteca, ispirata al libro “101 storie zen”. Entrambe le proposte non furono prese in considerazione: non c’era tempo, era troppo presto per fare la richiesta o era troppo tardi. La cosa non ci fece piacere, certo, ma neanche ci sconvolse. Le motivazioni potevano essere semplici: non siamo (o non eravamo) conosciuti in paese, non facciamo parte di nessuna associazione locale, gli argomenti erano troppo “strani”, troppo “diversi” da quelli che vengono trattati comunemente nelle manifestazioni culturali locali.

Personalmente, come tutti credo, sono sempre interessata a sapere come vanno le cose in paese ma sono anche alquanto pigra e discontinua nella presenza. Saltuariamente presenzio ai consigli comunali (sempre o quasi deserti – mi stupisce tutta questa partecipazione a queste primarie – quasi fossero uno spettacolo di cui non si sa neanche quante siano le puntate previste) ed ho avuto così occasione di sentir parlare varie volte sia Daniela che Umberto.

Daniela a volte l’ho trovata un po’ dura con l’opposizione e forse troppo “orgogliosa” di essere spilambertese. Vengo da due città belle e importanti, Roma e Bologna e da un paesino meraviglioso delle Marche, Treia, e trovo Spilamberto un paese in cui tutto sommato si vive bene, per tanti motivi, ma non è certo uno “splendore” (dal punto di vista architettonico o paesaggistico).

Ho avuto modo di apprezzare almeno una volta un intervento di Umberto in consiglio comunale (e gliel’ho anche scritto su FB), quando votò contro la proposta di spostamento dell’edificabilità da una zona vicino alla nuova rotonda alla COOP a un tratto di via Cervarola, via tra le mie preferite. Quel suo senso di autostima e conseguente affermazione delle proprie idee sempre e comunque, anche a costo di andare “contro”, mi era in fondo piaciuto. Un’impressione positiva non tanto sul merito della questione, ma su questa ricerca di pulizia.

Quando ho saputo delle primarie sono rimasta un po’ nel dilemma. Tra l’altro non ero neanche sicura se avrei votato per la coalizione…. Poi ho cominciato a leggere le cose che scrivevano e ad ascoltare quello che dicevano i due candidati. Per quanto riguarda i programmi di massima presentati li ho trovati abbastanza simili.

Lo confesso: non sono andata alle riunioni della Fabbrica del Programma di Umberto perché non mi piaceva il metodo: 4,5,6 tavoli ogni volta per parlare contemporaneamente in ogni tavolo di una particella dell’argomento. Ho preferito il metodo di Daniela: un’unica assemblea in cui ognuno poteva dire a tutti la sua sull’argomento trattato. Tre serate su tre argomenti, io ho partecipato alla prima, sull’ambiente, un po’ per questioni di tempo, ma anche perché quello è l’argomento che mi sta più a cuore e nel quale penso che l’amministrazione possa e debba fare molto. Ho trovato i ragazzi che l’affiancavano seri, motivati e preparati, in una parola, degni di fiducia. Poi sono ancora intervenuta ad una successiva assemblea sui problemi delle periferie, trovando che i problemi esposti erano molto azzeccati e chiaramente descritti.

Dall’altra parte, sul fronte di Umberto, ho letto proprio recentemente e con dispiacere una frase di uno dei suoi sostenitori che avrebbe detto durante la serata conclusiva qualcosa a proposito del programma di Umberto che sarebbe stato “creato dagli spilambertesi per gli spilambertesi e non da persone che l’hanno fatto per un lavoro, per un assessorato, per la carriera”. Ho trovato questo discorso poco corretto e non vedo su quali fatti si sia basato. Se Daniela sarà, come spero, eletta sindaco a maggio, nominerà gli assessori che riterrà capaci di ricoprire quel ruolo, ne sono certa. Ed Umberto, nel caso venisse nominato e poi eletto a maggio, di chi si circonderà? Forse degli esperti di cui si è circondato nella Fabbrica del Programma?

Comunque, polemiche a parte, leggendo e ascoltando mi sono fatta delle idee: trovo Daniela molto preparata, a conoscenza delle problematiche che riguardano il paese, ora anche disponibile all’ascolto dei cittadini e capace di affrontare e risolvere le situazioni, per quel che è possibile. Non dimentichiamo che bisogna fare bene con le risorse economiche a disposizione che, per i Comuni, sono sempre più ridotte. La dote della competenza non le si può negare.

Certo, viene da una passata amministrazione in cui non è stato tutto rose e fiori, ma anche Umberto ne faceva parte. Pochi giorni fa Umberto ha fatto la proposta di rinviare alla nuova amministrazione le trattative con i cavatori per le compensazioni, ecc. Ma in questi 5 anni cosa ha fatto per riaprire il discorso sulle cave? Doveva tirarlo fuori nell’ultimo mese prima delle primarie? Forse sono poco e male informata, ma questa presa di posizione, dell’ultima ora, la vedo strumentale…

Mentre la concretezza mi pare una dote molto presente in Daniela, anche troppo. A volte è importante anche farsi carico dei sogni dei cittadini; alla popolazione, soprattutto in questi tempi, poter coltivare qualche sogno fa piacere. Ma come ha detto proprio lei, nel confronto a due di mercoledì 26 febbraio, i sogni sono belli, ma bisogna avere la consapevolezza di poterli realizzare, in un’amministrazione comunale. A casa propria e nel proprio intimo ognuno può sognare quanto e come vuole. La parsimoniosità e la discrezione poi, per me, sono altri valori.

Ho trovato la campagna di Umberto troppo ricca di presenzialismo e spettacolarizzazione. Il suo appello finale di mercoledì scorso l’ho trovato molto demagogico: “Noi giovani vogliamo riprendere in mano il nostro futuro!” Certo, come proposito è legittimo e sacrosanto, ma in questo, credo che l’amministrazione comunale possa fare ben poco. Il futuro i giovani lo riprendono in mano se sono svegli, capaci, disposti anche a qualche sacrificio e ad impegnarsi.

Comunque vada -da semplice cittadina- mi auguro che chi sarà eletto sindaco faccia il bene di Spilamberto e di tutti i suoi abitanti.

Caterina Regazzi

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Intervento di Franca Oberti:

“Carissima Caterina, ho letto tutto il tuo articolo sulle primarie di Spilamberto. Ti ho percepita proprio come una persona tenera, obiettiva e pronta a “dare una mano”, cosa che anch’io ho fatto tanti anni fa. Non ero nella posizione di Daniela, ero in quella dei suoi sostenitori e ho creduto che, una volta saliti sugli scranni, avremmo avuto ognuno qualcosa da fare. Si parte sempre con l’idea che in un piccolo comune (Calco ha 5000 abitanti), non ci sia bisogno di grandi competenze, ma è proprio la tendenza tipica degli uomini di questi ultimi vent’anni, quella di cercare i “tecnici” e non le persone empatiche. In fondo un amministratore comunale ha ben poco da decidere, di solito propone e poi, prima il sindaco poi i responsabili delle aree, possono eseguire, se lo ritengono opportuno!
E’ demoralizzante, ma allora mi gettai a capofitto. Ora sarei più prudente, anzi, ho appena rifiutato il mio coinvolgimento nelle prossime elezioni del 2015.
Daniela è donna e qui non avrei dubbi. Un bel cambio di approccio non fa mai male. Ricorda che nel primo mandato va tutto bene, nel secondo si comincia a cercare nuovi incarichi per il futuro e tutto va a ramengo, anche i rapporti personali.
A mio avviso un’amministrazione comunale dovrebbe durare 7 o 8 anni, sarebbero sufficienti per completare un programma serio. Purtroppo la burocrazia trancia le gambe e non ce la fai mai nei 5 anni a disposizione.
Nel tuo caso non avrei dubbi, ma non ti dico cosa farei, credo che tu lo abbia già capito.
Ti mando, però, una mia poesia che ti farà capire quanta amarezza subentra quando scopri di essere stata l’agnello tra i lupi.

ILLUSIONE/LEGA/DELUSIONE

Lasciate lontane le radici
stavo per affrontare
la nuova vita
e gli ho creduto,
pur se parlava
con l’esse sibilante.
Era momento
di cambiamento
e di ribaltamento
delle sicurezze
e l’ho ascoltato,
pur non avendo
la sensazione
delle certezze.
Mi collocavo
alla sinistra
di cotanta destra
e offrivo l’equilibrio
per la credibilità;
e li seguivo,
pur ragionando
sulle tante parole
che sentivo stonate.
Io puntavo disarmata
sulla gente,
mentre loro
sparavano bordate
e cannonate.
Credevo, talvolta,
di non capire niente,
per comprendere, poi,
che parlavano
boria ed arroganza
e la militanza
era un pretesto
per aggirare
la buona fede.
Finché negli anni,
tra matrimoni
e separazioni,
la farsa, la commedia,
si è trasformata,
diventando
l’itala tragedia.

Composta nel 2011, è stata inserita nell’antologia di Gianmario Lucini “della rabbia e della collera”, una serie di poesie per scaricare le frustrazioni dei poeti italiani…
Mi piace come scrivi. Un abbraccio, Franca

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Risposta di Caterina Regazzi:

Grazie, cara Franca…. ma a volte sei un po’ ermetica, devo capire che non devo farmi illusioni? Se è così tranquilla, non mi illudo di certo, io stessa mi impegno a sbalzelloni e non in prima persona, osservo e cerco, dico cerco di farmi un’opinione, ma le componenti sono tali e tante….! Un abbraccio e grazie!

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Mio commentino: “…non mi sembra molto strana l’opinione di Franca. Lei dice quel che già disse in passato, ovvero che non si fida della politica. C’è una differenza fra il non avere e l’avere aspettative, anche solo a breve o lungo termine, sui meccanismi della politica e sulle persone che l’incarnano. Di solito anch’io mi butto a capofitto nelle situazioni e faccio la mia parte, perfettamente consapevole che domani le cose possono cambiare e quello che era l’alleato di oggi diventa l’avversario di domani, insomma mi limito a parteggiare volta per volta per quelli che dimostrano una certa sintonia con le mie idee del momento… Tutto lì.. Le cose si sa sono in continua mutazione…” (Paolo D’Arpini)

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