Caterina Regazzi: “Ratti, topi, cristiani e norme sulla sperimentazione animale…”

Guarda, guarda, mi era venuta voglia di scrivere qualcosa anche per
chiarire a me stessa il mio pensiero, sulla vivisezione o, secondo me,
per meglio dire “sperimentazione” sugli animali, dopo la serata a
Sassuolo e la conferenza di Riccardo Oliva,
(vedi http://retedellereti.blogspot.com/2011/12/agricoltura-contadina-e-incontro.html)

e trovo, tra le notizie di una newsletter che l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza
Alimentare, organismo europeo, appunto, che ha sede a Parma) pubblica
linee guida generali per studi di alimentazione di 90 giorni con
alimenti e mangimi interi

Notizia del 7 dicembre 2011

“L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha pubblicato
le sue prime linee guida generali per condurre studi di alimentazione
di 90 giorni su roditori utilizzando alimenti e mangimi interi. Le
linee guida forniranno supporto ai richiedenti che intendano condurre
esperimenti di alimentazione connessi a richieste relative ai nuovi
prodotti alimentari e agli alimenti e ai mangimi derivanti da
organismi geneticamente modificati. Le linee guida, elaborate dal
comitato scientifico dell’EFSA, propongono una progettazione del
saggio secondo blocchi casuali che mira a ottimizzare l’efficienza
della sperimentazione, evitando nello stesso tempo i test sugli
animali non necessari. Relativamente al benessere degli animali, le
linee guida consigliano di collocare i roditori in coppia, al fine di
ridurre fenomeni di stress negli animali.”

Come al solito, cioé come per tanti altri argomenti, la gente comune,
come me del resto (pur che io sono veterinaria), sa poco o nulla per
quel che riguarda l’utilizzo degli animali a fini scientifici, come si
suol dire.

Si può immaginare che gli animali vengano (e vengono) utilizzati nella
sperimentazione di nuovi farmaci. Si sa che le nuove molecole, allo
studio da parte dell’industria farmaceutica, richiedono, tra le altre
prove che devono essere effettuate e inserite nel dossier che deve
essere presentato al Ministero della Salute, prove di tossicità acuta
e cronica, prove di teratogenicità ecc. e si ha un bel da dire che gli
animali sono diversi dall’uomo ed hanno reazioni diverse alle diverse
molecole. A volte ciò é vero, ma spesso no, ed io non mi sentirei di
assumere un nuovo farmaco (se proprio lo dovessi assumere),
sperimentandolo su me stessa, se non sapessi che prima é stato
autorizzato dopo essere stato testato sugli animali. L’incidente, tipo
quello della talidomide di 40 anni fa, può essere preso ad esempio
negativo, ma quello é uno, quante sono invece sono le sostanze che
vengono utilizzate, con un buon margine di sicurezza?

E’ ovvio che tutto é relativo: se vivessimo in un ambiente sano e
conducessimo una vita in armonia con la natura e vigesse ancora una
certa selezione naturale (non sono né spartana, né nazista, faccio
solo per dire), di sicuro avremmo meno o nulla necessità delle
tonnellate di farmaci che vengono studiati, prodotti,
commercializzati, propagandati (e ciò vale tanto per l’uomo che per
gli animali). Come é ovvio che dietro a tutto questo ci sono dei
fortissimi interessi economici, che le multinazionali del farmaco e
della chimica sono una potenza ecc. ecc.

Per quanto riguarda altri tipi di sperimentazioni sugli animali,
secondo me ormai la fisiologia umana ed animale non hanno più grossi
misteri e quindi ritengo che certe foto che vengono mostrate
suscitando nel pubblico sentimenti vari come orrore, ribrezzo, pena,
tipo quelle degli elettrodi piantati nella testa di animali di varia
specie, siano alquanto datate (o almeno lo voglio sperare). Ricordo
infatti che quelle immagini giravano già in opuscoletti della LAV (e
che personalmente ho anche distribuito) quando io avevo la tenera età
di 15 anni circa (ora ne ho 52). Mi rifiuto di credere che ci siano
ancora dei pazzi che si divertono a studiare la trasmissione degli
impulsi nervosi o altre problematiche con tali sistemi. Del resto il
Galvani faceva esperimenti simili sulle rane già alla fine del ‘700.

C’é, é vero, il settore della ricerca sul cancro e sulle malattie
genetiche e a questo punto alzo le mani… non mi sento di poter dire
se questo tipo di sperimentazione sugli animali sia inutile o utile,
ma faccio fatica a credere che dei ricercatori possano utilizzare
animali inutilmente, solo per un utile materiale o motivazioni di
carriera.

I problemi secondo me, sono due: la normativa non prevede ancora, per
quel che ne so, l’uso di tecniche alternative alla sperimentazione
sugli animali, per la registrazione dei farmaci, ma anche di altre
sostenze (additivi, enzimi e quant’altro), che sarebbero comunque
sicuramente da sviluppare ulteriormente e la pletora di sostanze che
sono in studio nel nostro mondo sempre più artificiale e consumista e
di cui si dovrebbe-potrebbe sicuramente fare a meno.

La soluzione, almeno in parte, al problema della sperimentazione
quindi, secondo me, sta nel ritornare ad un sistema di vita
“ecologico”, in sintonia con la Natura esterna ed interna a noi
stessi, rispettando i tempi e i modi del fare e non-fare e continuando
con un’ alimentazione e un consumo di prodotti locali e naturali,
bandendo, gradualmente, é ovvio, l’uso di pesticidi, farmaci, ormoni,
cercando di tornare a quell’equilibrio naturale che abbiamo così
incoscientemente alterato.

Si farebbe il bene nostro e di tutta la Natura nel suo insieme (ratti
e topi compresi).

Caterina Regazzi, medico veterinario

Nota aggiunta di Caterina Regazzi: Parere dell’ EFSA sulla necessità di utilizzare alternative alla sperimentazione animale: http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/sc090608.htm

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