“Il futuro del mondo sta nei nostri figli…” – Osservazioni su madri e figli da parte di una madre di Spilamberto

Bambini: il futuro

 

Caro Paolo, sono qui alla Usl e, per andare nel bagno, si attraversa la sala d’aspetto dell’ambulatorio vaccinazioni del Servizio Materno-infantile. A prescindere dal fatto se siano opportune e utili tutte queste vaccinazioni, mi sono trovata in mezzo a tutti questi bambini e a queste donne (pochi uomini, per la verità, e tu, Paolo, quando avevi Felix piccolo, lo portavi a fare le vaccinazioni? Ricordi?).

 

E’ bello guardarli, a me piace osservare, poi mi piacciono le cose belle, e mamme e figli, insieme, fanno un bello spettacolo.

 

Esseri umani di tante razze. Eh si, perché Spilamberto è veramente un paese multietnico, ma oggi, qui, non erano rappresentate neanche tutte le razze presenti.

Identifico: italiani, cingalesi e arabi (di quale paese non so, suppongo, prevalentemente del Marocco).

Le cingalesi -sono tutte donne- sono le più allegre: stanno in circolo, tutte assieme, a chiacchierare e ridere (ma senza fare troppa confusione), tengono in braccio i loro bambini, li fanno volare, li baciano, e loro sorridono. Sono piccole, brune, vestite in maniera modesta. Hanno bei capelli neri, folti e lucidi.

Le arabe sono le più belle: hanno bei lineamenti, molto femminili, arabi, appunto, con begli occhi scuri e profondi dalle lunghe ciglia, nasi regolari e labbra carnose. Hanno uno sguardo serio, fiero. Mi sono “affacciata” alla carrozzina di una di loro e ho guardato la bimba sorridendo, ma lei (la mamma) non ha ricambiato il mio sorriso. Hanno tutte il velo in testa, appuntato in maniera “vezzosa”, di diversi tessuti e colori: uno è bianco con fiori bianchi ricamati, uno violetto di tulle, uno di seta blu elettrico, uno, più modesto, marrone.

 

Un cellulare suona di fianco a me emettendo note tipiche orientali.

 

Le italiane sono le più apprensive: tengono i bambini sotto controllo e stanno super attente a che non si facciano male. Un bambino si esercita a spingere un carrellino, ma la mamma è lì pronta a interferire in ogni momento. Lui muove i suoi primi passi normalmente insicuro, la mamma, con le mani sui fianchi lo osserva un po’ tesa.

Ed ancora noto che le italiane appaiono le più “innaturali”, ma cosa c’è di naturale ormai nel nostro modo di vivere? Siamo disabituate ad avere a che fare con i bambini e con i figli, dobbiamo fare corsi di preparazione al parto, corsi di massaggio del bambino (imparando le “tecniche” spontaneamente messe in atto dalle indiane), fare incontri con psicologi, leggere libri di pedagogia e di psicologia infantile, per non parlare del “panico” e “smarrimento” che si prova al momento dell’adolescenza. I dubbi sull’atteggiamento da avere nei confronti di un figlio che esce dai binari sono il pensiero più grande per tante madri. Ma come facevano una volta quando non c’era tutta questa teoria?

 

Insomma ti ho raccontato un piccolo spaccato del nostro bel mondo.

 

Caterina Regazzi

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