L’idea bioregionale e l’ostello per animali erbivori… pecore, galline, papere e conigli salvati dalle fauci umane ma finiti nelle fauci di cani, volpi e faine – La forza del destino!

Ricorre domani, 13 dicembre 2009,  la festa di Santa Lucia, in cui organizziamo  una manifestazione intitolata “Le lampade sono diverse la  luce è la stessa”. Per una fortunata coincidenza è qui ospite, proveniente da Carrara, una  cercatrice spirituale, Lucia Castaldi, che sembra venuta apposta per santificare l’occasione. Lucia sta  trascorrendo un ritiro spirituale nella gelida foresteria del Tempio della Spiritualità della Natura. Con la compagnia degli animali residui che proteggono il luogo. Si tratta di una gatta, una cagna ed una maiala vietnamita. Alcuni di voi ricorderanno che un tempo qui al Tempio  c’era una  folta presenza animale, avevamo infatti istituito un Ostello per Animali Erbivori, per salvare la vita agli animali destinati al macello. Diverse bestie furono salvate dal forno: capre, pecore, oche, papere, galline, conigli…. Purtroppo non  poterono però essere sollevate dal loro destino ed infatti pur non finendo sulla tavola di crudeli gourmands finirono tra le fauci di cani, volpi e faine.

La forza del destino è più forte di ogni tentativo di cambiarne le spire. L’ultima vittima sacrificare fu la pecorella salvata per Pasqua di alcuni anni fa da Elke Colangelo, uccisa da  un cane pastore scappato dal suo dovere nel gregge, ed evidentemente frustrato ed in vena di vendicarsi di anni ed anni di guardia innaturale alle pecore, il quale riuscì ad intrufolarsi nel recinto ove era custodita la pecorella e la sgozzò… Vista la mala parata e stando di dover combattere contro il vile fato avverso lascia perdere l’idea dell’Ostello, diedi a mio figlio Felix le residue ultime due capre (anch’esse supersiti di un numeroso precedente branco)  e mi limitati a trattenere la maiala (che tanto non può essere disturbata dai cani), la canaccia Vespa (che avevo salvato da una triste  prigionia ma che poi dovetti rendere ancora prigioniera per via della sua natura selvaggia, odia i gatti che ha ucciso a iosa e scappava anche per andare a uccidere altri animali in giro per il paese, evidentemente una cagna adatta all’età della pietra) e la gatta Guardiana (una micia anziana che vive sul terreno del Tempio da 10 anni,  essendo riuscita a salvarsi ripetute volte dalle furie di Vespa).

Lucia, l’ospite che convive con queste tre bestie, dice che esse sono “custodi” del tempio… ed è vero.. in qualche modo questi tre archetipi corrispondono ad una protezione naturale del luogo.

Volevo però raccontarvi come accadde che una ventina d’anni fa iniziò l’avventura dell’Ostello epr animali erbivori… Successe in seguito al mio interesse per l’agricoltura e per l’allevamento verso l’inizio degli anni ’80 del secolo scorso. Contemporaneamente alla fondazione del Circolo stavo tentando un esperimento di auto-produzione agricola  corroborata da un rapporto simbiotico con animali vari: asini, capre, pecore, etc. Pensai allora che invece di andare in giro ad acquistare bestie  vecchie e malate (tali soltanto erano gli animali che i contadini mi vendevano) forse sarebbe stato meglio lanciare un appello per il salvataggio di alcuni animali giovani destinati al macello… fu così che lanciai l’idea dell’Ostello.  La cosa piacque ai giornali e ci fu una messe di articoli sul tema. In tal modo diversi animali poterono  essere  salvati 

Ma –come ripeto- tutto  cominciò quasi “per interesse privato”,  negli anni dal 1985 al 1990  in cui vissi vissuto un tentativo di sopravvivenza coltivando ceci, fave, piselli, verdura mista ed allevando galline, papere, capre e pecore (per ricavarne il latte). E da questa esperienza nacque l’idea della “pensione per animali erbivori”.  Tra l’altro proprio in seguito a questa bella pensata  iniziai  una costante collaborazione con la coreografia giornalistica.  Vi sottopongo qui sotto il primo articolo da me scritto sul tema  e ripreso dal Corriere della Sera.
……
Mini-hotel per capre e galline.
A Calcata un “ostello” per gli animali ripudiati dai villeggianti. Calcata non è soltanto un genuino paese del viterbese immerso in un parco suburbano è anche il paradiso di montoni, capre, pecore, asini, oche, papere e di tutti gli animali erbivori in generale. Qui ovini, caprini, bovini e gallinacei possono nutrire l’umana speranza di trascorrere una placida, lunga esistenza brucando erba e beccando mais senza la paura di essere trasformati in hamburger, prosciutti, hascè e petti di pollo farciti. Ad occuparsi di loro pensa da un paio d’anni (e pare con buoni risultati) l’associazione vegetariana naturista di Calcata, che non avendo alcun interesse culinario nei riguardi di ruminanti e bipedi piumati, ha organizzato una sorta di asilo per gli animali il cui naturale destino sarebbe quello di finire inforchettati.
“Cani e gatti hanno a disposizione alberghi, pensioni, organizzazioni amiche. A capre e simili chi pensa? Anche loro sono amici degli uomini, anche loro vengono adottati da certe famigli e poi ripudiati senza riconoscenza. Con l’aggravante che vengono pure mangiati”.   Non appena i vegetariani di Calcata ricevono notizia di animali in pericolo intervengono con rapidità per salvare le vittime predestinate. In genere l’opera di soccorso riguarda oche, papere, caprette, conigli di chi abita in campagna o in ville con giardino intende sbarazzarsi nel periodo estivo prima di partire per le vacanze.
Il primo ospite del centro viterbese fu due anni fa un montone che se non avesse trovato una sistemazione adeguata sarebbe stato venduto e poi trasformato in carne da macello. Uno degli ultimi esemplari ad aver evitato una triste fine è stata una simpatica asina di Magliano per la cui salvezza
l’associazione ha addirittura pagato un riscatto.  “Molto più difficile -testimonia Paolo D’Arpini- è soccorrere maiali, buoi e vacche. Fosse per noi saremmo felici di sottrarre alla morte anche quelli, saremmo pronti ad accogliere un gregge intero, ma finiremmo per sembrare ridicoli agli occhi della gente. Sappiamo che in Italia noi vegetariani siamo veramente pochi e finora la nostra opera di sensibilizzazione in questo senso non ha avuto molto successo”.  Presso l’ostello di Calcata i signori clienti erbivori vengono curati, nutriti gratuitamente (salvo un facoltativo contributo) ed utilizzati a scopo promozionale. “Li mostriamo alla gente -dicono quelli dell’associazione- ed insegniamo ad amarli come si amerebbe un cane od un gatto”.   Non è, quella dell’erbivorofilia, la primaria occupazione dei vegetariani calcatesi i quali, oltre a diffondere i propri principi alimentari, si occupano di erboristeria e delle attività ad essa collegate.
(Margherita De Bac – Il Corriere della Sera 11.08.1990)

Questa notizia dell’Ostello per animali erbivori  fu riportata anche da altri quotidiani come Il Messaggero (Anna Maria Caresta) e L’Unità (Fabio Luppino). Contemporaneamente avevo iniziato a riconsiderare il mio abitare il luogo e partendo da una visione bioregionale elaborai un’ipotesi di riassetto territoriale per l’alto Lazio. Con la proposta di una Regione che dovrebbe chiamarsi Etruria. 

Ma di questo progetto basato sul “bioregionalismo” antelitteram parleremo in un’altra occasione…

Cari Saluti, Paolo D’Arpini

I commenti sono disabilitati.